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Anno V. Capodistria, Luglio-Settembre 1907. N /S. N \ L- v PAGINE ISTRIANE . 7-9 — v> PERIODICO MENSILE Vaglia, rnanoscritti e cose attinenti tanto ali' amministrazione quarto alla redazione del giornale vanno indirizzati al Dottor NAZARIO DE MORI - Capodistria. Nicolo Del Bello Per i direttori delle »Pagine istriane* la morte del com-pianto Doli. Nicolo Del Bello fu uno strappo dolorosissimo. Amieo nostro, da clue anni direttore e apprezzatissimo collahoratore, particolarmente per la parte storico-artistica, compenetrato degli intendimenti generosi, dai quali furono mossi g! ispiratori di questa pubblicazione, che doveva sosti-tuire «La Provincia», la segui tin dal suo principio con fervore ed affezione veramente ammirabili. Avendo egli un esatto con-cetto dei nostri bisogni intellettuali, egli sentiva la necessita di sorreggerla come maniiestazione storico-letteraria* cittadina e provinciale, e stimolava spesso i giovani a portare ad essa il contributo dei loro studi, onde accrescere il patrimonio delle nostre memorie, de' nostri ricordi, in piccolissima parte finora esumati. Le «Pagine istriane», egli ci diceva spesso incoraggiandoci nell' opera nostra, devono vivere, prosperare, fa cluopo che in esse rifulga 1'animo nostro, 1' intelletto nostro italiano, e per tener rlesto il nostro sentimento ne' tigli e ne' fratelli di questa terra, e per ammaestramento e monito a chi ci miseonosce ; esse sono una necessM per gli stucli nostri e un dovere per una citta c-ome Capodistria, che ha tradizioni gloriose nella vita intellettuale della provincia e niolto piu in la. Figho cli antica e illustre famiglia nostrana, che si ricorda con onore negli annali della storia cittadina, egli ne seguiva le orme nell' intelligeuza, nel earattere, nella laboriosita.' Compiti gli studi ginnasiali in patria, passava dapprima ali' Universita di Padova, che per una lunga serie di secoli fu centro ininterrotto di cultura per gli studiosi delle nostre contrade, e poscia a quella di G raz, dove si laureava in legge. Pili tardi, dedicatosi al notariato, assumeva lo studio del padre suo, nobile e austero gentiluomo, che s' era adoperato in quell' ufficio con tanto zelo ed onesta, che ancor oggi il suo nome e ricordato con gratitudine, continuando egli pure fino alla sua morte nelle tradizioni paterne. Prima cli assumere lo studio del padre, appena compiuti gli studi universitari, il Del Bello s' addimostro appassionato e studioso agronomo; la tenuta di S. Canziano, podere della famiglia, pošto sulla strada cli Trieste, era divenuta sotto l'abile sua direzione un campo modello, nel quale 1' intelligente agronomo metteva in pratica i migliori sistemi cli coltura di quel-1'epoca *). Fornito com'era cli naturale intelligeuza e senso pra-tico, lo studio deli' economia agricola gli suggeri 1' idea cli coni-pilare un vohune dal titolo »La provincia deli' Istria* che vide la luce nel 1*90 e fu degnamente apprezzato per i criteri larghi ed assennati coi quali trattava tutte le questioni cli earattere agricolo-economico che possono interessare la nostra provincia, Si dedico anche alla vita pubblica, fu rappresentante comunale, membro della Deputazione cittadina ed ebbe non piccola parte in altre istituzioni di earattere lilantropico, nelle quali porto il contributo deli' opera sua e del suo ingegno. Assieme a Giorgio Cobol, a Leonardo Venuti, a Giov. D'Andri, a Pietro Madonizza, a Pietro Mamolo, a Giacomo Utel ed altri fondo la »Societa operaia di Capodistria*. Questi furono i crea- *) II Marchese Giannandrea Gravisi cosi ne parlava nelle lettere pubblicate dal flglio Anteo per nozze del fratello Giuseppe: «Desidero vedere il tine dello seritto di Nicolo del Bello, per giudicare del suo in-trinseco valore. (^uello che fin d' ora par,ni di seorgere in tutti i lavori di lui e aniore persevorante per 1' agricoltura e lodevole costanza di pro-porre razionali riforine. I nobili suoi propositi potranno giovare assai, purche trovi molti giovani generosi ebe lo assecondino ed imitino«. Lettere su argomenti di bachicoltura del Marchese Giavnandrea Gravisi da Capodistria. Venezia, Tip. deli' Istituto Coletti 1878. tori c per lunghi anni i sostenitori di un organismo, che porto tanti benefici frutti nella vita sociale della nostra citta, e che ora, ravvivato e riiivigorito dalle sorgenti vive della forza giovanile, potrebbe, dirctto con criteri corrispondenti alle esi-genze moderne e al raaggior sviluppo degli studi economici, non solo continuare nelle antiehe iradizioni di floridezza ed operosita, ma allargarsi ed iugrandirsi a sempre maggior van- taggio del popolo nostro. II Del Bello fu poscia per un sessennio assessore dietale, ma per gli obblighi professionali e anche per curare gl'interessi propri dovette ritirarsi nella sua citta natale, che gli stava sempre nel cuore. Ma sebbene occupato nella sua professione e nelle cure della ta m i gli a, egli non dimenticava gli studi prediletti e pub-b lica v a spesso nell'«Unione», diretta da D. Manzoni, e nella «Provincia» numerosi articoli di storia, di economia, d'arte ecc. tirmati con varie sigle e dei quali ora sarebbe difflcile di tare un elenco esatto. Ultimamente scrisse per le nostre «Pagine* notevoli articoli tra i quali »Capodistria. La piazza del Coniune nel seco!oXV», e quelli su Vettor Carpaocio, nei quali cerco di spezzare una lancia per salvare questo grande a Capodistria, ritenendo che nemmeno (lopo gli studi di Ludwig e Molmenti si potesse dire definitivamente chiarita e stabilita la questione della patria di lui. Ora stava raccogliendo memorie sul Teatro di Capodistria, che dovevano essere preziose s'egli spesso mi ripeteva : «Vedrai, vedrai, ci saranno cose nuove, cose fino ad ora non dette; ho scovato un disegno delVantico teatro, che nessuno conosee»; e me lo mostrava, chiedendomi quale sarebbe il niiglior modo di riprodurlo. Ma purtroppo il male che lo affiiggeva da parecchio tempo doveva rubarlo troppo presto ali' affetto de' suoi, della sua citta e de' direttori delle »Pagine istriaue» che apprezzando il suo ingegno, la sua modestia, 1' a mor suo per le patrie cose c le altre sue belle virtu, con amarezza e dolore lo piangono. Nicold (oboi. Per la poesia di Luigi Pinelli e per il nostro giornalismo letterario LETTERA APERTA AL DOTT. NAZARlo DE MOKI, D1RETTORE D15LLE «PAGINE ISTRIANE*. Caro Doflore. Non Le eliiedo venia allo stipare in una lettera molte cose per sdebitarmi in qualche modo e a un sol iiato di molte promesse. Ben e vero ehe siamo ben lontani dalle canscries dei salotti aristocratici deli' antico regime, e che 1' arte dei carteggi, che qualche volta era arte bella, tanto piu si sperde, secondo un' arguta osservazione moderna, quanto piu le poste lavorano. Pure, anche una scrittura come questa, nel concetto vago che ora, a forza di parlarne, abbiamo deli'arte, soprat-tutto quando non esiste, puo assumer 1'ari.i d'un artificio letterario e, niagari esser presa per tale. Tant'e: per fingere 11011 cresce il ver, ne seeina». Oggi. dunque, insieme con questa, Le saranno ricapitati i due sonetti di Luigi Pinelli in memoria di Graziadio Ascoli. II Pinelli, con la bonta che lo distingue, ha voluto farne un omaggio alle Pagine istria ne quale testimonianza del suo con-sentimento alla commemorazione nostra. Gosi fece avanti, pub-blicando alcune lettere inedite di lui4). E, certo, tra le molte inattese manifestazioni di assenso che ebbe quello scritto % e le parole di eordiale simpatia venute da ogni parte alle Pagine istriane che ne procurarono 1'edizione 3), un segno di ricono- *) Lettere inedite di Graziadio Ascoli e Giosue Carducci a Luigi Pinelli. Treviso, Istit. Turazza 1907. 2) Graziadio Ascoli, coininemoraz. seritta per le «Pagine istriane» da Arturo Pasdera, 2" tiratlira a parte del fase. 2", annata Va, febbraio 1907, Capodistria, Priora 1907. 3) Notiamo in attestato di grato animo : il dono di F. L. Pulle dei suoi Ricordi Ascoliani (Rologna .1907) e (juelli delle sne eommemorazioni ne L'Idea Sionnista (Modena, VII, 1, 1907); della commemorazione di P. E. Goidanich, nel lic s to del Carlino (Bologna 23/24 genn. 1907) e di Cat-lo Salvioni, nei Rendiconti del r. Istit. lomb. di scienze e lett. (II, 40, 1907, estr.); iuoltre di Vigilio Inama, G. A, Gravisi. Salomone Morpurgo, Carlo scenza speciale illumina auguralmente 1' atto eortese del poeta ehe fu gia discepolo, poi amieo earissimo del grande uomo. Quod bornim, fausium, feli.r fortmiatumque siet, ripe-tiamo anehe noi con il carme solenne di nostra madre Roma : sia il dono d' oggi insieme auspicio e promessa. E colui che canto del nostro mare, con 1'onda deli'armonia che si devolve nella libera canzone dal verso fluente, di lividi riflessi scintillanti .....coinmosse 1' onde, mentre lontan lontano come ale di smergbi ad ora ad ora fippaiono, dispaiono, salg'ono, scendono sn 1' inijiiieto piano candide vele di navigii erranti, bacehe di tjuereia in grembo all'oceano; e, come cavalle in tuga si rincorrono e incalzaiio i marosi preeipitosi; nrlano, fremono: e chi vide i fantasmi di Montecanino a guardia del Friuli ermo, solenne, bianco come ara; o interrogo il murmure che giii per 1' alpi giulie mandano i venti «grave d'epici sdegni, fiero di canti eroici*, e il «pianto d'Aquileia su per le solitudini* ; ascolti ancora la «nenia tra '1 roco piangere de' fiutti» che «vien da la trista punta di Salvore*; evochi ancora a la vita della poesia, con 1' estro deli' aniina eternamente giovine, le leggende delle nostro mon-tagne e le larve gloriose dei castellieri istriani che il sacr/s-siuitcs Attila ha distrutti. Quale parola di storico potrebbe rianimare certe memorieV Pietro Kandler sollecitato un giorno a scrivere la storia del- Pascal. Silvio Pieri, E. Pinelli, G. Q®arantotto, C. Rosati altri opuscoli e libri ; lettere di Vittorio Cian, Ettoro Ciccotti, Enrico Coccbia, A'. Inama, S. Pieri, e, in particolar modo, del Goidanich, del Morpurgo, di Guido Mazzoni, di Pio Rajna, G. E. Parodi, e degli amici Ettore Tolomei e Albino Zenatti carissime; cartoline e biglietti e cenni sn giornali di O. Bacci, Benedetto Croee, E. Callegari, Cesare de Lollis, F. Donati, G. Melli, Er-nesto Monaei, Vittorio Pnntoni, Rodolfo Renier, F. Ramorino, G. Lom-bardo-Radice, T. Sanesi, Tullio Tentori. 1'Istria, rispose: «La sloria deli'Istria e scritta sopra il suo suolo dai monti al raare; ma e libro di ardua lettura, perche molte pagine furono cancellate e falsate e akutne perfino strap-pate» '). Soltanto la voee del poeta, in cui 1' arditezza del pensiero supera e rompe i silenzi del tempo e nel buio lonta.no riconosce i segni de 1'antica fiamma, puo ravviarla e puo par-lare ai cuori. E la Musa di Luigi Pinelli, nella felicissima va-rieta di argomenti e di forme che le e propria, comunque parli e dove che parli, parla al cuore. Questa Musa vive ora solitaria con il solitario poeta nel nativo abituro, dove, come dinanzi alla časa tebana di Pindaro, tramezzo a 1' esuberaute vegetazione deli' umidore aereo, scro-scian le acque del torrente che si affretta a congiungersi con la veneta laguna. Ma vi fu un giorno della sua vita, che egli, con il suo primo libro di Satire, la condusse alla presenza degli uomini; vi fu un giorno in cui, nel flore degli anni la ebbe compagna tra i nembi della guerra, quando guerra e morte eran la poesia della pa tri a; vi fu un giorno, nella n ostra giovinezza piu bella, che, tra le prime, s' affretto a salutar 1'alba d'Ausonia. Ora vive solinga, con il poeta vecchio, lontana dallo stre-pito del mondo, nell' avita Tebaide del Sile che lo vide nascere, .....mezzo aseosa da '1 salice piangente, .......ignota, fuor che a to sguardo lido de la roiidin ehe torna da riuiota piaggia a '1 matenio nido. Tuttavia male črede chi črede questa lontananza, questa solitudine una esclusione dal mondo e dalla vita e quasi un riparo contro gli infiussi e le impressioni di fuori, o questa vecchiezza di anni vecchiezza di spirito. L' uomo cdlto non e mai solo e non e mai vecchio spiritualmente, perche egli non rinunzia mai a essere partecipe con lo spirito di quanto si succede e si agita e vive nella vita della natura e degli uomini. Sofocle a ottanfanni compose il suo capolavoro, e ') R. Bn rt on. Note .sopra i rustellieri della pevisola ilell'Istria, tiadnz. dali' inglese di \ieolina Madonizza. Capodistria, Apollonio 1877. pag. 1 . Goethe 11011 t'u mai vecchio. Soltanto 1' uomo privo di cultura easca miseramente in quella, non veechiezza, ma vecehiaia deli'anima, tutta unghie, come dice Mantegazza, la qnale si manifesta appunto nella mancanza di ogni amore e di ogni interessamento a cosa alcuna, e nell' unica costante egoistica preoccupazione di se. Arturo Graf in uno scritto tra i suoi piu belli e veramente pensati clr io conosca — bellissimo, se non s' alienasse 1' animo del lettore italiano con 1' insistente pessimismo nazionale, che šara verace, come čredo vero tutto il suo pessimismo, e avra forse un motivo, ma che e motivo e mezzo agli stranieri che studiano il nostro paese sui nostri libri, a snocciolare i loro compianti e a sbarbazzarci gratuitamente 4) —, discorrendo di cio con efficacia e ampiezza che qui non accade, conclude a un punto con queste parole: «Fu chi disse 1' uomo allora essere piu forte, quando e piu solitario; ma, se pure e solitario ma-terialmente, l'uomo non e mai tale spiritualmente; ne traendosi fuori dalla immediata compagnia de' suoi simili puo egli diven tare piu forte, se non mettendosi in una compagnia piu univer-sale e piu alta, dove idee e sentimenti e propositi piu generali primeggino sui particolari. Disse il Montaigne: Le sage doi I retirei• son dme de la presse et la tenir en lihe rte et puissance de juger librement des choses. Giustissimo; ma uscir dalla calca non vuol dire raccorsi in solitudine. L'uomo che toltosi ai rumori e alle brighe del comune consorzio medita nel silenzio e nella quiete i piu alti fini umani, e eerca le vie di raggiungerli, 6 un tinto solitario, e anzi per eccellenza un uomo pubblico. Soltanto nella solitudine in cui il Nietzsche fa riparar Zarathustra muore la cultura, muore 1' uomo, muore il superuomo» 2). l) Va la cenciata al nuovn libro rti Jnlien Lncliaire, Note.s sur les posi.tions intellectuelles de 1'Italie contemporaine. Grenoblc, Allier 1907, che altri con ugnale sentimento chiamo un libro santo ; forse in grazia del suo Kssai, del resto parecchio fantastico. Cosi i nostri giudizii su noi espatriano volentieri, e, fuori, i nostri libri non tanno altre abitudini italiane ; ma i libri degli stranieri, i quali sanno che non parlar male di se e prima regola per farsi stimare dagli altri, vengono da noi, e faimo abitudini straniere, oh, quante!, meno questa. II sentimento della dignita nazionale consigliava ai nostii padri romani di proibire le pubblicazioni dei malanni che loro toc-cavano: grande ]>olitica anche questa, fra le tante che abbiamo disimparate. '-) A. Graf, Per la nostra cultura. Milano, Treves 1907, pag. o(J. Ma il poeta che, pur loutano dal mondo e appartato da tutti, si sofferma, nel suo pareo, a eontemplare il cipresso caduto, .....prostrato come vin to eroe con 1' ardue spoglie, con la cliioma sparsa, e prorompe in versi di vero cordoglio, e maledice alla stolida forza del male che ci sopraffa eon la prepotenza e con la vio-lenza, e nondimeno attinge al pensiero ehe in se si eonsuma la fede nel genio costante e sicuro del bene; non e un freddo romito ehe mormora rui bonof, e si ehiude in se; ma di lontano comunica con lo spirito universale e di questo si nutre nel si-lenzio del libro aperto: in lui non parla la voce sua soltanto, ma parlano insieme le voei di tutto un popolo, di tutti. Scrisse, 116 e molto tempo passato, Edinondo D'Aiuicis: ♦Non conoseevo, lo confesso vergognandomene, Je poesie del Pinelli ...» E, davvero — se la confessione non avesse tutta 1' aria d' una delle solite pose - per lui. via, era il easo di doversi vergognare. Nulladimeno ancli'io non čredo che molti le conoscano. Počili forse hanno letto qualeosa di piu delle composizioni che andarono per le riviste o vennero accolte in alcuna antologia di letture seolastiche: Pensiero, Sulla marin«, Nos exaequaf rietoria caelo, il Čredo, ehe sofferse pure 1'onore d' un travestimento in latino, Ricordi di Pisa, La mia eilleg-giatura, i' elego latino a Guido Mazzoni Turcenti laudes, Mon-tecanino nella Vision e d' un monte arieggiante «Baldo paterno monte... co '1 sopraceiglio torbido* di Strmin, c nella saftica, dal sapore parimenti carduceiano, Come fantasma rigido s' eleva giganteggiando sovra P alpe giulia ne I' aer terso, splendido di neve, Montecanino '). Che dire del poeta? 4) L' opera poetica di Luigi Pinelli flnora raccolta in volumi com-prende : le Poesie mivime, ripubblieate nell' «2 dalla Ditta. edit. Zanichelli di Bologna; le Poesie varie, nuovamente ordinate, presso lo stesso editore, nel 1888; le Satire, sotto il pseudonimo di Riccardo Corleoni, pubblicate in un volumetto (Venezia, Visentini) nel '95; j;li Epigram/mi e Satire, Treviso, editore Zoppelli 189« ; le Religuie, 2" ediz., presso lo stesso editore, 189« ; la traduzione poetica degli Epimei di Harchilide, della (piale ho gia diseorso nella Rivista di Storia antiea, IV, 1-2. Kil •_ La spiegazione del fatto — sigillata in massima con la menzogna delle convenienze e con le trasi vuote della critica giizzettiera — sta tutta qui: Luigi Pinelli e un artista che vive nel raondo deli' arte e non nel mondo delle formule: non si proclama signifero ne gregario del verismo o del misticismo o del siinbolismo, non si dice psicologo o imperialista o inter-prete dei dolori del popOlo che trionfa, e ne classico ne ales-sandrino o catulliano; ispiralo evidentemente alla poesia dello Shellev e a quella di Carducci, piii alla prima che a questa, non e in veri ta ne uno shellevano ne un cardueciano e nep-pure 1111 eclettico. Grede alla poesia per se; e l;i filosofia e in lui istinto come 1' arte in Omero. Pero, mentre nel culto del bello e del vero che armonizza materia e spirito, paganesimo e cristianesimo nell'accordo che e la base della vera poesia, e che lo Shelley ravvisava in Dante stesso e nel Milton, si rivela idealista di quel nuovo idealismo che a Benedetto Croce non pare male che si chiami critico o anclie realUtico ed an-timetafhico, e che oggi dai filosoti b detto ideatirhmo, viene considerato in generale come un poeta materialista, cioe a dire naturalista e verista, che in verita non e 1). Oltre di eio il Pinelli non conosce una cosa importante, 1' arte della farna. Le gazzette non registrano nei loro manifesti, fra le intellet hmlitd italiane del seco/o, il nome di lui; non ha ambizioni di allori e di nicchie in Parnaso; e neppure tra-scina attorno, moderno rapsodo errante, su pei teatri e per i Circoli filologici i suoi parti apollinei. j\Ia, reduce da Montesuello e d.i Bezzecea, al pari deli'asereo vegliarclo reduee dalle gare divine, «questo», dice, ........(ispito amico, h questo il lnogo clovc pasturai faneiullo il grcgge c (love, appresi il canto, e (love cantai la rissa tra la Terra e il Cielo. Ora il iavoro cantero, ne euro eh'io seinbri ai Re 1'Aedo degli seliiavi«*). Giovanni Marradi, «il poeta mero», che non mortifica 1' ingegno nella vil prosa della critica, do ve pur dire: «Ma il «) Ved. P. Rizzi, Digressmri siril'idealismo. CittfV di Castello 1906; d. s. Dalla poesia d' oc/f/i a r/vella di domani. Roma 1906. 21 Pascoli, II poeta degli i loti, in Poemi rovririali. Ct'. Pinelli, It čredo, in Poesie varie. Pinelli, cantore di fiuida e limpida vena, 11011 o. un poeta prc-sioso, e cio spiega forse 1' indegna dimenticanza in eni oggi e eaduta ia nobile opera sua». Lasciando stare, se oesia non e fine n se stessa, ossia arte per 1'arte, im-pensienta soltanto dei suoi niczzi, neanche, a dire proprio, nel Rinasei-mento. Ved. Sping-arn, La critica lett. vel Rivasc. ed. ital. Bari 1905, pag. 54, e ef. con lo strano discorso aeeademieo di F, I)' Ovidio, 7/ Arte per l'Arte. Roma, Lincei 1905. Hgli scritti, pure mirando, com'e ben naturale, a eostituire un' an/ologia nel senso etimologico della parola, deve guar-darsi specialmente di non tralignare e imbastardire in un' an-tologia nel senso che 1' uso accoraoda a quest,a parola, eioe d'un faseio d'ogni erba, come aecade in inassima parte. Perche, se non e possibile che gli scritti che una rivista raccoglie in-sieme siano tutti fiori tinissinii, ma anehe modesti tiori di prato; questo puo tare che non vengano colti oziosamente, ma con un line prestabilito, con una norma direttiva, sicche insieme formino un mazzo di qualita emogenee. La rnancanza di un principio termo negli scritti d' una rivista e il difetto d' un comune obiettivo, ne fanno presto un centone, che puo parere bello ed essere ingegnoso, come pare bella ed e ingegnosa la veste di Arlecchino, ma che non e un tut o organico, un sistema di idee diretto ad un fine; e gli articoli vanno a spasso ciascun per suo coiito, senza lasciare (cio che importa) una traccia de-terminata negli animi dei lettori. Dopo questo, e neeessario ehe non si fossilizzi nelle con-suetudini dei vecchi tempi e in certe rusticita e sostenutezze tra bambinesehe c codine, ma si m nova con le idee e con i senlimcnti dei tempi nuovi, ne secondi il genio; cerchi e non fugga la societa e le comunicazioni intellettuali. La vita ca m mina, dice il noto personaggio di Picroli Borghesi, e chi non s' aftretta dietro di lei, resta solo.' E rnai, come oggi, fu piii vera questa verita; «mai tra vecchi e giovani fu maggiore contrasto, ne mai fu piu fastidiosa 1' autocrazia dei vecchi e piu nociva alla cosa pubblica e piu nemica del meglio*, osserva il Graf nel sullodato libro. E in un suo diseorso di parecchi anni fa, che mi pare momento opportuno di rammentare: «11 pubblico», dice, «in una certa misura, segna la via, impone i suoi gusti, da il tono alle lettere.... L' insigne economista inglese Gualtiero Bagehot mostro in un suo libro pieuo di osservazioni e di giudizii profondi, ancorche non scevro di errori gravi, che la demo-erazia e in somino grado favorevole al principio di variabilita, come il dispotismo e, per contro, in sommo grado favorevole al principio di stabilita. II dispotismo si sforza di serbare im-mutato 1'ambiente intellettuale e morale; la democrazia tende coutinuamente a nmtarlo. Da questa sua tendenza procede di necessita un effetto. Variando sempre la corrente dei sentimenti e delle idee; alterandosi senza posa, in virtu di mille azioni e di mille infiussi complicatissimi, la disposizione e starei per dire il temperamento del pubblico, la letteratura, la quale del gradimento e del favore del pubblico vive, deve anch' essa farsi essenzialmente variabile e acconciarsi ad una condizione di pressoche ininterrotto rivolgimento. Democrazia vuol dire libera discussione, vuol dire emancipazione dalla tirannia del costume e della usanza, vuol dire ril'orma» ')• E oggi, tornando a eonsiderare sotto altro aspetto le cose medesime, e dispo-nendosi a «pi-rsidcr d la rcfoul grnrralr rle not rt' sgsteme d' edncation*, come a' suoi tempi Auguste Comie, mentre con serafico platonismo invoca e aspetta epifanie messianiche della scuola e della eultura, voige in vece la r i forma ai eontini della distruzione, e črede tuttavia che, nel monopolio seientifieo della futura Cnircrsitd «dove tanta seienza tosse insegnata» (e da tante cattedre!) «potrebbe essere di non piccolo giovamento anche una cattedra di ignoranza, una cattedra dalla quale un maestro piu sapiente degli altri ricordasse le molte cose che non sappiamo e troppo spesso presumiam di sapere». Adam Sinit,h, penso, cosa direbbe oggi di tutto cotesto trionfo universitario italiano, in erba?; cosa ne dice 1'ombra di Raoul Frarv, F autore del Manael da demagogu? e de La (/iies/iov da lat in L il quale, non piu tardi di venti anni fa a veva condotta la Francia quasi a togliere 1' esistenza giuridica a tutti gli istituti universitari, dimostrandone con ragioni e con cifre 1' inutilita morale e 1' immenso danno economico ehe da essi ne viene allo Sta to, e suggerendo al ministro Edouard Lockrov i I famoso discorso del :»0 luglio 1888. In quanto a cio che ne dicono i redattori fiorentini del Leonardo, i quali, nella dotta dissiinulazione, pur avevano fatta breccia, e (;lie un tempo parevano assai persuasi che le sole ofticine del sapere e della eultura sono in vece le riviste, i libri, la lettura senza stanehezza e la discussione senza fine; si legge chiaro, quasi come prima, nell' ultimo fasc-icolo del loro periodico ii A. Graf, La erisi Mteraria, Torino, Loescher 18S8, pag'. H seg.; Discorso del prof. A. Graf in La r. Universita di Torino nel I*" cent. della sua fonda z. Torino, Paravia 1906, pag. 23 (L' Univ. futura, in Per la ii. eultura. Milano, Treves 1907;; L' Arte di ri form are, in La Cultura, 15 giugno 1907. Leonardo, rivista di idee. Firenze, aprile-giugno 1907, pagg. 244; 247 ; 261. [Apprendiamo aH'ultimo momento ehe, per uno seisma nella tilosotiea famiglia, il Leonardo annunziera rud prossimo numero la sua morte. Male ! N. d. »•.] In fine, anche la questione del regionalismo e del campa-nilismo nella nostra letteratura giornalistica vuole essere por-tata ed agitata con criteri piu sereni e piu.... elastici; .non fosse altro, per non finire con dar di cozzo anche noi in conclusioni vane, e in utopie arieggianti la utopia dei moderni senza patria. Scipio Sighele in un suo articolo apparito di poco su L' Indipendente di Trieste scriveva fra altro: «Noi abbiamo, e vero, un orgoglio di nazionalita; ma e un orgoglio rettorico e verbale che serve soltanto nelle grandi oceasioni per empirci la bocca e per rintronare le orecchie agli altri. 11 solo orgoglio sincero, intimo e saldo che domina il nostro sentimento e il nostro cervello, che ispira la nostra vita di ogni giorno, che guida i nostri interessi e determina 1' indirizzo dei nostri affari e T orgoglio regionale e campanilistico.... Questo nostro regio-nalismo chiude, anche alle intelligenze migliori, gli orizzonti di un patriottismo illuminato e gagliardo. L'inglese, il francese, il tedesco sono anzi tutto e sopra tutto inglesi, francesi, tedeschi: 1' italiano e anzi tutto e sopra tutto un milanese o un napole-tano, un veneto o un calabrese, e poi, quando ha ben chiara-mente affermato la sua origine e ha ben esaltata la sua regione in contVonto delle altre, ]ioi... si ricorda di essere italiano». Ecco una prova confermativa di quel che si dice, che cioe la rettorica stordisce talora 1'autore e gli fa scrivere cosc non esatte e iugiuste. Perche, lasciando le testimonianze di fatto che abbiamo in contrario, quale, fra altre, la evoluzione dei nostri dialetti e delle letterature dialettali; e un aforismo di padre Dante che in ogni generazioue di cose quella e otlhna che e massime una. E 1' unita che sinoicizza e concentra le citta nella regione e le regioni nello Stato nazionale, e vera unita. Dire, un italiano deve non ricordarsi di essere veneziano, mi pare lo stesso che dire, egli non deve ricordarsi di essere italiano perche e europeo, ne europeo perche e cittadino del mondo. E siamo li, o giu di li. Ma, tutto e in ciascuna cosa, e 1' universo si compendia nel numero di Pitagora. D' altra parte, anche cotesti paragoni eterni, quanta rettorica anche qui, quanta fallacia, e quanto sno/jismo! Non certo e il Sighele uonio da credere che un buon bavarese non sappia a časa sua di essere bavarese prima che tedesco, o uno scoz-zese scozzese, o un brettone brettone. E cosi, ecconii alle Pagine iatriane. Le qaali ora s' av-viano verso il sesto anno di eta, e hanno sortito naturalraente al nascere 1'aspetto organico che su per giu si vuole; hanno avuta assegnata una inissione, un fine etico, e intirae aspira-zioni, a soddisfare le quali sono punture di spillo che non giungono al cuore le eontrarieta di fuori. Bisogna, pertanto, che a questa stregua vogliano coordinato anche il nativo ca-rattere regionale; quello deli'opera, io dieo, che va conservato integro; non quello deli'idea che deve spaziare liberamente su tutta la vita nazionale; e neppure, per conseguenza, quello della mano d'opera. In altre parole, se a un organo giornalistico come questo, per mille ragioni che non fa bisogno di clire, e consentita e si impone con il nome l'impronta regionale, e nulla pu6 fare di in egli o che non accogliere in se cosa veruna che con la regione non abbia vital rapporto; tale suo carattere vuol essere essenzialmente oggettivo. Viceversa non deve dura re nel soggettivismo regionale in cui si mantiene; ma tenere, ]>er dir cosi, un piede in časa e uno fuori; non chiudersi in un atteggiamento di archivio locale proclive a isterilire come de-naro inerte, o a disperdere utili forze in questioni micrologiche e bizantine. Cosi penso io. Importa prima indagare e conoscere, affermare o correggere le opinioni e i sentimenti del tempo presente a liostro riguardo; provocare a questo fine la coope-razione di fuori; togliere una volta quella barriera intellettuale e morale che la necessitA delle condizioni politiche frappose fra noi e gli altri italiani nel rinnovamento della cultura delle varie regioni chiamate ad unita di nazione. E poi potra dire, per mo'di esempio, anche 1'ultima parola nella questione della patria istriana di san Girolamo, o in quella della patria vene-ziana di Vittor Carpaecio, o della pata vina del Muzio giustino-politano. Dove, tra parentesi, mi torna in mente, a proposito delle recenti discussioni su la patria di messer Franceseo Pe-trarca, 1' arguta clausola del critico del Fanfnlla della dorne-nica. «Visto», egli diee, «che il cantore di Laura alla fin dei con ti e nostro, proprio nostro, tutto nostro, noi saremmo del parere di considerare quale sua patria il Bel Paese «ch'Apennin parte, c il mar circ.oiida e l'Alpe». Ci par di vedere il bel viso del canonico di Valchiusa sorriderci di compiacenza al suono di questo suo verso cosi armonioso». Con questo scopo dunque, e puramente per questo, io sarei d'avviso di disciplinare anzi tutto la rassegna bibliogratiea a un metodo piu determinato, e di assegnarle quella parte maggiore che e possibiie acciocche nessun fenomeno letterario che diret-tamente o in altro modo riguardi le regioni venete orientali, la loro storia, la letteratura, 1' arte, čada inosservato. Poi vorrei raccolta sotto una stabile rubrica una serie non interrotta di studi su gli scrittori deli' ultimo cinquantennio, ehe di queste regioni, della loro storia, letteratura, arte, hanno trattato, o in un modo o nell' altro alluso, fatte oggetto di poetiche impres-sioni o di indagini erudite: in una parola, una rubrica di fondo ehe rispondesse a un dipresso a questo tema: «La Venezia giulia nella letteratura eontemporanea artistiea e scientifica*. E 1'una e 1'altra cosa nel precipuo intento di rilevare a tempo le nostre oniissioni e ingiustizie, e di parte-cipare per časa nostra e pro vata parte alla contribuzione e ali'allestimento di tutti questi materiali che si van preparando per una tutura sintesi espositiva di cio che ha lavorato 1'Italia intellettuale nel campo letterario e scientitico dopo ia sua le-denzione. E con quesfo e simile augurio tiniseo, e La saluto affettuosissiniamente. Širna, l(i luglio 1907. A rturo Pasilera. IN MEMORIA DI GRAZIADIO DUE SONETTI DI LUIGI PINELLI i Sempre mi stai dinanzi eccelso e grave Iudagator de' piu riposti arcani Delle ninane favelle, e ognor soave Giungemi il suon de' tuoi delti sovrnni, Quando d' alto il suggesto i tristi e i vani Folgoravi, e le menti ottuse iguave Spazianti in deserti aridi e strani Vineevi eol vigor ehe nulla pave. Ove fuggisti, o spirto luminoso V Qual mai cielo ti aecoglie? o Giove o il Sole Sen' contrastan 1'un 1'alt.ro la gloria V Ma, dovunque tu -tii, guarda pietoso Le piagge ove naseesti afflitte e sole Finche serbin d' Italia la memoria. II Poi ehe il vedico dio Agni eonsunse Con 1' anrea fiamma il nobil suo (Vale, II peregrino spirto alto in su 1' ale Alla vita uuiversa si eongiunse. Qual forma mai, qual novo aspetto assnnseV Nullo ; se non che ei spira aura immortale, E ali' altezza del Genio, alla qual giunse, Si gode eternalmente gloria ugnale. O vigoroso spirto, o infaticato Rividator de' piu riposti arcani Delle umane favelle, a te mi prostro : A te, padre e maestro intemerato, Dittatore di veri alti ed umani, A te, vivo splendor del secol nostro. (16 liif/lio, nalalizio di Graziadio A.troli) Una festa nuziale ad Aquilonia* Mio pa rlre era stato invitato por coni pare da una vedova di Aquilonia, ehe doveva rimaritarsi; essendo la stagione rigida, egli cedette 1' inearico a me, ed io accettai di buon grado. La, sera precedente alle nozze, mio padre mi chiamo a se e mi diede una lezioncina d' un' ora per insegnarmi tutte le regole deli'etichetta contadinesca; ed io mi annotai tutto, perche sape vo benissimo che trascurando una sola di quelle regole o «usanzie>, come essi le chiamano, sarei passato per un grande ignorante. E la mattina per tempo, con la testa piena degli inse-gnamenti paterni, mi misi in cammino. Fischiava la bora: a stento procedevo per 1' erta strada ricoperta di neve. Presso la villa di Chersina incontrai due contadini che mi tecero fretta, dicendomi che mi si attendeva. M' affrettai e, scalmanato come una bestia, giunsi al villaggio; domandai della časa dello sposo e vi fui condotto. Vi trova i la ta vol a gia imbandita e un' allegra brigata, che mangiava e beveva facendo un chiasso indiavolato. Quando mi videro tutti mi corsero incontro, e io, grave del mio compito, stesi a tutti la mano augurando, se-co)ido il costume, felici e prospere le nozze. Quindi mi tecero sedere e mi offersero da mangiare: intanto attorno a me s'era formata una corona di bimbi che mi guardavano sorridendo. Cornpresi subito, e cavati di tasca alcuni soldini li distribuii loro; essi corsero giulivi alle loro niamme, che mi ringraziarono con cenni del capo. Da Ha časa dello sposo mi portai a, quella della sposa, dove pure si inangiava e si faceva allegro chiasso. Bisogna notare, che il giorno delle nozze la časa degli sposi e aperta a tutti e chiunque v'entra trova accoglienza e ospitalita; per cui gli scrocconi ne approtittano. Anche qui,.naturalmente, do-vetti fare la cerimonia di prima. Intanto s' avvicinava 1'ora d'avviarsi alla chiesa e il corteo si andava fonnando: una vispa contadinotta dispensava ai eonvitati dei gran mazzi di fiori tinti, che tutti s'affrettavano a inalberare sul loro cappello. A me, come compare, toccb un mazzo piu grosso; volevo in- *) Villaggio sull' isola di Cherso, detto dagli slavi Orlez. filzarlo nell' ocehiello del cappotto, ma non mi si permise e, quantunque a malincuore, dovetti eedere e assistere allo stražio del mio povero cappello a ceneio. Udii di sotto, sulla strada, dne note di zampogna e poi delle voci che altercavano; corsi al ballatoio. Era sorta una disputa: alcuni volevano seguire le «uaanzie» che non permet-tevano la zampogna a una vedova, altri volevano romperla con la tradizioue. Prevalsero questi ultimi, e, al suono della zampogna, il corteo, disordinato, mosse verso la cliiesa. La sposa, in coda al corteo, vestiva 1' abito di lutto. Si entra in chiesa: gli uomini prendono pošto sulle panche e le donne si schierano di dietro, in piedi; ai due compari tocca il pošto d'onore. Davanti ali'altare c'e una pancbettina per gli sposi: la messa ihcomincia, ma alla panchettina non c' e che lo sposo. E qui viene il bello. Tocca a me di rintracciare la sposa nascosta fra le donne: scen do e la scorgo rincantucciata dietro il battistero. l\li avvicino e cerc.o di persuadeila a venire al-1'altare: ma ella vi si rifiuta. Non mi resta altro che allet-tarla coi doni. Le mostro allora un involtino, lo svolgo lenta-mente e vi appare una bellissima forchetta luccicante. E d' ar-gento, le dico, prendetela. Ma la sposa ricusa. Gavo di tasca un altro involto: son due pannocchie di grano turco. Gliele porgo, ma invano. Levo un altro involto: c'e dentro un pezzetto di rete; ma la sposa lo rifiuta sdegnata, men tre le altre donne ridono di cuore. Estraggo allora di tasca un fazzoletto tinissimo di seta: essa tosto lo adocchia e, pigliatolo per una eocca, tenta di strapparmelo. Sla io lo tengo bene per 1' altra eocca e in questo modo traseino la sposa ali'altare, ove le laseio il fazzoletto. Compiuta la funzione religiosa, la sposa non vuole uscire di chiesa: e questa volta tocca ali'altro compare di persua-derla a seguirlo. Dopo una cerimonia uguale alla mia di prima, la sposa abbocca al fazzoletto di seta e allora il corteo, pre-ceduto dal suonatore di zampogna, si dirige alla časa della sposa, che i compari trascinano per le cocche dei fazzoletti. En trati in časa, men tre ero occupato a stringermi il le-gaccino della calza ehe mi s'era slegato, improvvisamente mi sento scoccare sulla guancia un sonoro bacione. Mi volgo e vedo la sposa che va in giro baciando tutti i convitati. Manco a dirlo cli'io restai di princisbecco: lasciarmi sorprendere in quella posizione! Ma piu che mia la colpa fu di mio padre, che '•hi sa per qual ragione, m' a veva sottaciuta quest'interessante particolarita. In tanto il pranzo e pronto e si sale al secondo piano dove la tavola e imbandita. S' incomincia a portar il cibo; prima naturalmente (poiche anche la culinaria contadinesca s'e in-ci vili ta !?!) il brodo, ch'io devo servire alla sposa. E costume che la sposa non tocchi cibo se prima non le venga offerto dal coni pare, e talvolta bisogna metterle persino il cucchiaio in bocca. Seconda pietanza: castrato allesso, la cui coda devo offrire alla sposa, che, fra le risate dei convitati, sdegnosamente la rifiuta e la getta in pasto ai cani. Al castrato succedono i maccheroni col guazzetto e in chiusa vi portano dei piatti di prosciutto. Durante il pranzo la mia principale occupazione si e quella di offrire le pietanze alla sposa, poichč i convitati tutti mi vi sollecitano e il suocero di lei non fa che ripetermi continuamente: Badate di non lasciarla venire affamata a časa mia. Mi dimenticavo il piii bello: durante il pranzo, quando la sposa meno se 1' aspetta, con una cortesia insolita, le getto nel piatto, dove mangia, 1'anello, ch'e il mio regalo nuziale, ed essa, appena lo vede luccicare, lo piglia con ambo le mani. Dopo il pranzo si va in un ampio locale terreno, che serve da sala da ballo: apre il ballo la sposa, che danza prima con lo sposo, poi con i compari e quindi per turno con tutti i convitati. Tntanto tutta la popolazione del villaggio vi si ra-duna: l'aria inibevuta di forti e aeri miasmi, diventa irrespi-rabile, per cui io eseo e lascio il ballo, che continua fino al-1'ora di cena. A cena la sposa e servitadall' altro compare: si mangiano maccheroni col guazzetto di castrato e prosciutto. La sera i compari donano alla sposa un fazzoletto di lana. Dopo la cena si va nuovamente al ballo, che dura fino al mattino; e cosi si chiude la festa nuziale, le cui principali attrattive sono una buona scorpacciata e una buona ballata. fctiovanni Fornitri. Saggio di commento ai copomi istriani Col lavoro che sta qui sotto io non 6 1' intenzione (lo dice gia il titolo) di offrire ai lettori uno studio completo sui cognomi istriani, cosa certamente di non facile attuazione; voglio soltanto raettere in rilievo alcune caratteristiche dei nostri norai gentilizi. Forse la lettura di queste mie righe varra ad invogliare qualche studioso piu esperto cli me a ritor-nare sull' argomento per darci alcunche di completo ed armo-nieo. Ma, avverto subito, le difticolta in tal caso non sarebbero punto trascurabili. Anzitutto sarebbe necessaria una buona conoscenza delle linguc del paese, conditio sine qua non per ricerclie di tal genere. Ed indispensabili sarebbero anehe sode nozioni glottologiehe e di storia provinciale e locale. Se a cio poi si aggiunga la difticolta di passar in rassegna tutti i cognomi di una provincia abbastanza vasta e popolata, si coniprendera di leggeri che un lavoro completo su tale argomento presenta delle serie difticolta, Noi consiglieremmo invece agli studiosi nostrani di pren-dere in disamina anziche 1' intera provincia, parti della mede-sima, singole cittA o comuni o distretti soltanto. In tal caso, specie se gli autori avessero a scegliere i territori a loro mag-giormente conosciuti, le ricerclie riescirebbero molto piu perfette e coniplete. Si troverebbero argomenti interessantissinii, p e.: i cognomi ilaliuni fra gli sloveni delV Istria alta, oppnre i cognomi Halinni neI territorio di Porlole, oppure i cognomi rumeni nella Vat d' Arsa snperi.ore, oppure i cognomi rori-gnesi spursi per f Istria, oppure nomi tacati derivati da nomi gentilizi italiani eee. ecc. Invogliare i comprovinciali a ricerclie di tal genere, ecco lo scopo precipuo del preselite lavoretto! Oltre alle gentili comunicazioni di amici e conoscenti, ai quali rendo qui publiche grazie, mi furono preziosa guida nelle mie ricerclie alcuni lavori storici su singoli paesi della provincia; due di questi posseggono interi capitoli dedieati ai cognomi: «La storia cloc. di Rovigno* del Benussi e «Isola e i suoi statuti* del Morteani. Per Rovigno mi servii inoltre di uu altro scritto clel Benussi '), per Capodistria dei noti opust-oli di Gedeone Pusterla. Anclie da altre opere di storia patria o spi-golato qua e la importanti notizie '-). Čredo opportuno di far precedere alle serie dei co-gnomi alcunni eenni storico-etnograflci sulla nostra provincia, s' intende sempre tenendo d'oceliio 1' argomento principale. GV ltaliani deli' Istria sono i diretti discendenti degli antiehi Istri, romanizzati completamente dai coloni che, dopo la gloriosa caduta di Nesazio (177 a. C.), da Roma e dallTtalia affluirono nel paese e gli impressero quel carattere nazionale che nessuna prepotenza di avversart potra mai cancellare; la loro lingna e nata dalla mescolanza deli' antico traco-celtico col latino rustico. Da tale mescolanza si sviluppo con 1' andar de' secoli il dialetto istriano, che vivacchia ancora nell'Istria bassa, a Rovigno, Dignano, Valle, Fasana, Gallesano e Sissano; nel rimanente della penisola esso fu soppiantato dal r ene to. Nulla quindi piu ridicolo che 1'asserire essere stati gli ltaliani trasportati in Istria da Venezia: anzi 6 vero proprio il con-trario. Quando i barbari ebbero saccheggiata la parte orientale deli'alta Italia e distrutta Aquileja, fra le genti che spaventate da tali incursioni si rifugiarono sulle isolette della laguna, dando origine a Venezia, vi furono anche molti Istriani; le cronache venete ci rammentano che 553 famiglie delle primarie deli'Istria (senza pari ar delle altre) passarono cola, e furono tribunizie, cioe delle primitive. Di seguito se ne accrebbe il numero, ed arrivo fino a quello di 91 e cio prima che VI ■tria si fosse asso(/c/effata al reneto (lomimo. Delle 074 famiglie patrizie venete adunque ben 91 (un settimo!) erano originalne dal nostro paese; queste ultime sono citate, a seconda delle citta di lor provenienza, nello Stancovich 3). Importazioni su vasta scala d'ltaliani da noi ebbero luogo solo di rado: essi vennero per lo piu alla spicciolata, ad eser- 4) »Abitanti, aniniali o pascoli in Rovigno e, suo territorio noi sccolo XVI., Atti e Mcmorio della Soe. istr. ece. ecc. II, 1« e 2", Parenzo 188(i. 2 p. c. Camillo De Francesehi, La popolazione di Pola nel secolo XV e seguenti. Trieste, Caprin, 1907. :1) «Biografia degli uomini (listinti deli' Istria*, Capodistria 1888. Pgg. 456-460. citar arti e raestieri o attratti clai coramerci; vennero anehe alcnni ghibellini tiorentini (Bianchi), scacciati dal partito guelfo dei Neri'). Abbastanza eonsiderevole fu 1'immigrazione dei montanari del Friuli (Cargneli), che d uro fino ai giorni nostri ed era diretta nei villaggi deli' interno. Nelle eitta costiere invece, speeie fra 1' elemento marinaro, sono numerose le famiglie origiuarie da Chioggia. Ora accenneremo ad alcune importazioni d' Italiani di raaggior entita. Nel 1561, essendo le campague istriane quasi spopolate in seguito a guerre e pestilenze, il comune di Pola concesse ai bolognesi Leonardo Fioravanti, Sabini de Francetclii e I in-cenzo dali'Acqua estesi tratti di terreno incolto e insalubre, con 1' obbligo di ripopolarlo e coltivarlo. Essi introdussero in paese 124 famiglie di loro concittadini, i quali pero in gran parte abbandonarono piu tardi il territorio loro assegnato, spe-cialmente, come dice lo Schiavuzzi, in seguito alle persecuzioni a lic quali aiulavano soggetti da parte degli abitanti di Pola'2;. Nel 1627 la nobile famiglia veneziana Capello, possedi-trice di Geroldia al Leme, vi trasporto le seguenti otto famiglie di contadini trevisani: Farchini, Zaninel, Pisalfo, Fasiuu/o, Senu ioni, Frauche/lo, liasato e Far h i ne/to. Esistevano cola da ])rima le famiglie d'Klia, de Seja, V Man'*). Nel 1628 venne ripopolato il territorio di Sanvincenti dai Grimani di Venezia con coloni tratti dalla Dalmazia e dalla Trevisaua; avanzi di questi ultimi sarebbero le odierne famiglie Follo, Feritni, Morosini e Salambatti, sparse per la campagna4). Nella seconda meta del secolo XVII furono tra-sportati dai Benedettini deli' allora esistente monastero di Nicolo d' Oltra coloni trevisani e friulani, i cui discendenti costituiscono tutt' ora la parte maggiore degli abitanti di quella r, Vedi li. Schiavuzzi, Čermi storici sull'etnogratia deli'Istria, Atti e Memorie eec. XVIII, 1° e pg. 75 e segg. - P. Tornadu, Die Volks-stiiinine im Gebiete von Triest luid Istrien, Trieste 1890; in questo lavoro si trovano citate le priucipali famiglie istriane provenienti da Venezia, dal Friuli, dal resto dTtalia e (jiielle d'origine locale; quest'ultime sono di gran lunga le piu numerose. s) Schiavuzzi, op. cit. pgg. 100 e 101. 31 Carlo De Fravce.schi, L'Istria — Note storiche, Parenzo, 1879, a pg. 3(>6. 4i Carlo De. Francenchi, op. cit. pg. ■%<>. distesa cli ridenti colli fra Muggia e Capodistria, cliiamala la Val d' Oltra; vi predominano i seguenti cognomi: Colornbin, Filippi, Fontanbf, Mariimch '), Maitro, Milne-), Nbrbedo, Norello e Petruszi. Gli nltimi italiani venuti in niassa da noi sono i friulani trasportati dal eonte Bernardo Borisi nel torritorio cli Capodistria alla fine del seeolo XVIII. Qnesti. che salvo rare ecce-zioni si sono conservati italiani, coltivano i terreni dei maggiori possidenti della nostra citta, Ecco i loro nomi di famiglia3): Angelini, Anfoninlti, A/m/Ionio, Argen/i, Hemedetli, Cheber, Cicnt/i, Forradin, Cnre/, Danielntfi, Fnnlini. (landnsio, (litt-eomin, Lenardon, Loredan, Mellon, Xorel, 1'eliis, Petrhs, h'osse/fi, Viola e Zor zel. Lasciamo stare le poche migliaia di Rameni e di Tedeschi che costituiscono da noi minoranze insignificanti, e veniamo agli S/ari, che abitano la parte maggiore delle campagne istriane. Le popolazioni slave deli' Istria sono o propaggini del blocco etnico che a il suo oejit.ro al di la dei con fin i na-turali del paese o pur colonie trasportate da terre lontane; ai primi appartengono gli S/oreni ed i Croati, ai secondi i Morhtcchi. Gli Sloveni penetrarono stabilmente in paese verso la fine del secolo VIII, provenienti dalla Carniola; occuparono prima la Carsia e s'estesero un po' alla volta nelle sot.tostanti coliine, fin circa al Dragogna. La ])rima protesta degl'Isf riani conlro la venuta degli Slavi, favoriti dai governatori franchi, lit fatta solennemente al placito del Risano (804). Nell' Istria orienfale ritiensi che verso il 1000 abbiano preso stabile ilimora i Croati, provenienti clalle isole del Quarnero e dalla Croazia : si estesero nell'Albonese, Barbanese e 1'isinotto; nel secolo XII troviamo i primi nomi slavi dati a localita istriane '). I feuda-tari tedeschi della Contea di Pisino favorirono molf o 1' immi-grazione di genti slave. 'i La slavizzazione di questo lionie fVinlano k recente; i Marassich, detti Barisoni, c.onservano eouie gli altri Valdoltrani, assieme alla lingua, il tipo prettaiiiente italiano. 2) 11 nome Miloc o Milocco e eoniunissinio nelle Basse friulane, a Palinanova e a Udine. :t, Li ti-ascrivo dal lavoro di Gedeone Ptmterla (A. Toriiasich), «Ea-miglie eapodistriane esistenti nel seeolo XVI», Capodistria, 18S(i, pg. 21 e 22. 4) Varlo De Francenchi, op. eit., pg. 351. Nel 1449 incominciano i trasporti di Morlacchi nelle cam-pagne dellTstria occidentale, spopolate in seguito alle pestilenze, alle guerre ed alla malaria. Erano essi un miscuglio.di Dalinati, Bosnesi, Montenegrini, Valacchi, Greei ed Albanesi, fuggiti alle coste adriatiche ali' avanzarsi del Turco. Venezia favoriva i trasporti di questa gente nelle deserte campagne deli' agro parentino e polese l_). Tali trasporti durarono lino alla seconda meta del secolo XVII: i Croat.i ed i Morlaechi presi assieme forma 110 i cosi detti Serbo-croati. Per i cognomi slavi vedi i copiosi elenchi del Tomasin (op. cit. a pag. 181). Numerosi sono poi fra gli Slavi i cognomi italiani; molti di questi coll' andar del tempo vennero risibil-mente slavizzati: Bartolich, Benedettich, 1ianinich, Bonifncirh, Calegarich, Demoitich, For/iasaric/t, Furlanich, Galantich, Marchcaich, RohtcuiicJt, Rossic/t, Soldalich ecc. E numerosi son pur d'altro canto gli Italiani con norae slavo; trattasi il piu delle volte di famiglie che sono gia italia ne da secoli e che di slavo non anno piu che il nome solo; non poche di queste vantano soggetti ch'ebbero a disfinguersi nelle leltere c nelle 1 Camillo De Frcntceschi, nel suo ultiino lavoro, citato a pg. 180, ci da una chiara i de a della slavizzazione della Polesana. Ancor alla meta del sec. XV Medolino era quasi eschisivainente abitata da indigeni, cioe da italiani; dei 1!'7 cognomi di persone vissnte cola fra il 1141 e il 1527. gli slavi saranno al massimo una decina; vi predominano i seguenti cognomi : AmbrVKi, Aneda, Heltrame, Bertoli, Jierilmj-ua, Del Caro, Corrolini, Draxeli, Detla Vecchia, Ferro, Hermani, Gvameri, Lucida, del Mata na, 1'aladini, de Vida L Piccolissima fu 1' iutiltrazione slava per tutto il sec. XV fra gli abitanti di Momavano, Castagno, Arano, Orzevano e Marana : nessuna o ijuasi a Gallesano, Lisignauo, Pasana, Peroi, Sissano e Pomer. A Peroi 1' antica Pedrolo) ripopolata nel 1(158 da coloni montenegrini, esistevano, #el secolo XV le seguenti famiglie: de Avti/piana, Hatifara, iiertaldon, Bisca, Biverim, Cosso, Danucoli, de Daria, Della Pergola, Fv-Kculini, Gignata, Gorlato, de Livdar, Pa»/uini, Sani, Scincha, Schinellu, Sereri, Toti, Tridla e Zurloto. Soltanto Lavarigo e ^tignano, due villette di pocbi fuocbi per ciascuna, appaiono ripopolate gia al principio del Quattrocento da Schiavoni e Morlaechi di Dalmazia. La terribile pestilenza del 1527, che decinio la popolazione di Pola, fu probabilinente la eausa della distruzione di Arano, Urzevano, Castagno e Marana, ehe piu non risorsero dalle rovine. L' ultimo importante trasporto di slavi avvenne nel 1658, come gia accennato, a Peroi; eosicche nel corso di un secolo o poco piu si muto in gran parte il carattere nazionale della polesana : soltanto in tre ville perduro e perdura aneora 1'elemento indigeno italiano, cioe a Fasana, Sissano e Gallesano, scienze 11 ostre p. e. gli Stancovieh. i Marsich, i Bencich, i De-clencich ecc. Come e naturale, non tutti i luoghi deli'Istria sono nelle medesime eondizioni riguardo a purezza di cognomi italiani. In generale si pno dire ehe i paesi alla costa sono in migliori eondizioni ehe qnelli deli' interno, quelli del continenle in migliori che quelli delle isole del Quarnero. Le citta o borgate, che per la loro posizione geogratica sono chiamale gia dalla natura ad essere il centro politico e commerciale di una zona molto estesa di campagna, anno maggior copia di notni gen-tilizi slavi di quelle orograficatnente piu protette. Rarissimi sono quindi i cognomi non italiani ad Isola, a Pirano e a Rovigno, [iiu spessi a Capodistria, a Parenzo e a Pola '); nel-rinterno danno prova della loro purezza nazionale anche coi cognomi Bitje, Grisignana, Portole, Dignano e Valle. In vece Montona, Pinguente, Pisino e Albona. circondale come sono da vastissimo territorio preponderanleniente slavo, anno maggior copia di cognomi non italiani. La stessa regola vale anche per i luoghi di niinor importanza. Delle citta al Qiiarnero, Veglia e la piu pura in lat to di cognomi. Ad onta di tutto cio la purezza dei cognomi non e aneora un indice sicuro per stabilire, in 1111 paese etnieamente misto, la nazionalita di un dato luogo; quantunque contino maggior copia di cognomi slavi, Parenzo e altrettanto italiana quanto Isola, .Montona ed Albona quant.o Huje e Dignano e cosi via. Ma se da soli i cognomi non bastano a formar un giudizio esatto sulle atluali eondizioni etnografiehe di 1111 paese, essi (e qui nessuno vorra negarcelo), sono in grado di direi quale sia il substrato etnico di una data popolazione, quali schiatte e in quale misura contribuirono a formarla; essi sanno anche indicarci dove esistette 1111' oasi linguistic-a e possono con ab-bastanza precisione segnarne i contini. Da questo punto di vista ])reso, lo studio dei cognomi pno assumere, secondo noi, 1111 carattere altamente seientifieo. Esaminando i nostri nomi di famiglia, noi vediamo che 1'immigrazione di slavi su territorio linguistico italiano fu di differente intensita a seconda de' tempi ') L' aceentrainento di tante autorita militari a causato xxn po' di coiifusionismo nei cognomi di (jiiesta citta. c a seconda de' luoghi; talvolta nulla, talvolta piccola, talvolta abbastanza in terma; ei 6 dato anehe di imbatterci in paesi italiani, dove gli abitanti anno in maggioranza cognomi slavi: ehe in tal caso trattisi di una popolazione slava italianizzata sarebbe ben ridicolo il negarlo! La presenza di numerosi nomi loeali derivanti da nomi gentilizi italiani l) in territorio lin-guistieo preponderanteinente slavo, si avverte d' altro canto trattarsi cola di nostri connazionali ora in parte o completa-mente slavizzati. Arreiiiinento. Nei seguenti capitoli prenderemo in disamina solo i cognomi. italiani; 1' oceuparci anehe di ijuelli slavi oltre ehe essere supe-riore alle nostre forze ei condurrebbe troppo lontano ; esehisi sono pure ([uelli di famiglie delle altre province taliane deli'Austria e del regno d' Italia, dinioranti in Istria. Come e 1'acile a comprendersi, non abbiamo elencato tutti i cognomi degli Italiani deli' Istria, bensi i piu eomuni e piu caratteristici. Fu fatta eccezione solo per (juelli derivanti da nomi od aggettivi geografiei, che sono, ahneno per quanto stava in uoi, al eom-plet.o ; trattandosi di questi, abbiamo accennato (nelle note) anehe a ta-miglie estinte. Per maggior intelligenza del lettore i cognomi sono suddi-visi, a seconda deli' argomento, in 3 gruppi niaggiori, che assieme ad alcune considerazioni formano tre dittcrenti capitoli. Capilolo priiiio: / suffissi. Rispetto ai suflissi o desinenze, i cognomi italiani del-1" Istria appartengono al gruppo reneto - friulano; 1' affinita etnica del nostro popolo con quello deli' Italia settentrionale-orientale, i molti secoli del dominio della gloriosa Regina del-1'Adria sulle nostre terre, le molteplici relazioni che noi ab- 11 Ecco alcune di (pieste localita a seconda dei rispettivi cOinuni : .1 Umna: Cargnelli, Cicuti, Cuinini, Mattiuzzi, Spagnoli ; Antignana : Da-nieli, Fattori, Griinani, Lizzardi; liarbana: Batelli, Borini, Fumetti, Quaranti; Huje: Contarini, Musolini; Canfanuro: Morosini, Morgani, Pu-tini; Dignano : Bonassini, Brusini, Maruzzi, Zucconi ; Gimino : Battistini, Carnevali, Festi. Galanti, Luciani, Milanesi ; Grisignana: Altini, Armani, Burri, Calcini, Cortinari, Mengotti, Pisoni, Reganzini, Vigiui, Visintini ; Montona : Caligari, Fedeli, Ferri, Fiorini, Paladini, Ziganti ; Orsera : Pe-rini, Pertinazzi; Piiigutnte: Carli, Corelli, Lucchini ; Pisino: Ballarini, Baroni, Cesari, Deltini, Facchini, Fattori, Fornasari, Franzini, Lanzi, Marcozzi, Marzari, Parisi, Pilati, Segari, Sergi, Ziganti; Por tole : Ballini, Beniniei, Bonazzi, Boschini, Castellani, Freschici, Foschici, Grimaldi, Iacuzzi, Mocenighi, Passini, Pighini, Visintini, Zubini ; Sanvincenti: Mar-chetti, Tofolini; Umago: Cipriani, Gezzi ; Vittignano; Farini, Gasparini, Mainenti, Milanesi, Raffaelli. biamo avuto sempre col Friuli, con Venezia e con tutto il Veneto, contribuirono a d are tale carattere ai nostri cognomi. Prevalgono quindi i sutfissi ini, ctti, etto, din, uiti, ussi, usso, oni, uro, ani, i quali, eccetto i due ultimi, sono altret-tanti diminutivi, vezzeggiativi ed aunientativi; numerosissimi sono anche i cognomi tronchi (in, on, ati) e quelli terminanti in is, pretti friulani. Mancano invece quasi del tutto i cognomi che tradiscono 1' origine longobarda o germanica in generale, pur abbastanza numerosi n©11' alta Italia e nella Toscana1); inaneanza quasi assoluta delle forme predominanti nell' Italia centrale 4), nella meridionale e in Sicilia :i). Confrontando le varie parti deli' Istria fra di loro o tro-vato che nel sud i sutfissi uzzo ed icchio sono piii numerosi che nel centro e nel nord; altre differenze importanti čredo non ne siano. 1. Suffissi ini: Baszarini, Beltramini, Boecasini, (Itun-Itini, (rorza/ini, Man: ini, Manzo/ini, Migliorini, Peri ni, t~r-lin/i, Vergottini, Ventint, Venturini4) ecc. e poi moltissimi diminutivi di nomi propri, che sono citati nel prossimo capitolo. E aneor maggiore e il numero dei cognomi tronchi, cioe con 1' apocope della i finale; e la forma piu in voga in tutta 1'Istria: Baic/tin, Ballarin, Bonassin, Bon in, Boschin, Bran-(lolin, Budiein, Burlin, Carvin, Cherin (Querin), Delfin, Der in, Drioliu, Fa.nt.in, Fiarnin, Fiorin, (ierin, Giacliin, Man sin, Maraspin, Marin, Morin, Museardin, Nirjrisin, Pa/in, Passin, Per eni in, Pontin, Pulin, Rabusin, Regansin, Sahbadin, Santin, Serraschin, Talatin, Tosoli.n, Turrin, Variti, Zeccliin, Zettin, Zubin. 2. In is, pure numerosissimi: Bollis, Clapis, Colombis, Dar is, Fabris, Fioreneis, Goffardis, Laganis, Lueis, Meniš, ') Eccone silcuiii: Beroaldo, Berti, Birtoldi, Broccardi, Ellero, Ep-plero, Ghiskui, Girardi, Graighero, GropU-ro, Longobardi, Martiiienghi, Prainpero, Rodighiero, Solinibci-go, Tibaldi ecc. ecc. 2 p. e. : Antoniucci, Angelucci, Bartoccini, Bartolucci, Cartocci, Cocconcelli, Fautucci, Lancelotti, Maicucci, Santueci ecc. ecc. :i ji. e. : Cappuccilli, Cifariello, Di Cag-no, Di Nicolo, La Macchia, Laruffa, Lapiceirella, Loffreddo, Loperfido, Lorecchio, Lorusso, Pasulli, Petrilli ecc. ecc. ') Significa anche soldati di ventura ; vedi in proposito D. Venturini, La guerra di Gradišča, Capodistria, 1905, pg. 53. M i sil rt ris, Miliš, Niclis, Pergolis, Pclris, Prencis, Punis, Rainis, Rodinis, Roris, Soliš, Trolis, Vidonis. 3. In etti, etto, anehe numerosi: Bonetti, Garpenelti, Cassett i, Danijeli i, Fiorctli, Moschetti, Orsetti, Salretfi, Tof-fetti, To/fo le tli; Basello, Cocchietto, DapreUo, Nichetto, Pa-chietlo, Paludello eec. pochissimi tronehi: Curet, Postel, Ver-chiel. Zor se t. 4. In elli, ella, ello, anehe numerosi: Baselli, Dinelli, Ma:.zarelli, Palelli, Raste/H; Bagatelta, Venlrella, Verginella, Zanghirella; Gesarello, Maruello, Norello, Piz zarello, Sor-g ar ello ecc. 5. Poehi In one, oni: Šansone; Buttignoni, Calioni, Ca-redoni, Fureijoni. Man zoni, Marinoni; moltissimi inveee i tronehi: Bordon, Bulfon, Danelon, Del/on, Grison, Maraston, Mifion, Siisna, Tribnsson, i arefon, Zuccon. (5. I cognomi terminanti in ano, ani, an sono raccolti in buon numero, nel capitolo terzo; qui ne citeremo alcuni altri: Bigliani, Canciani, Cruriani, Darniani, Lngnani, Morteani, Predonzani; Corsano, Gonano, I 'orano; Broredan, Busan, Circian, Cirran, Clean, Dean, Fnrian, Ga Iran, Marzan, Pagan, Rnssian, Rnssignan. 7. Abbastanza numerosi quelli in nssi, nizi, nzzo: Be-nnssi, Candnssi, Calnssi (anehe Calucci e Lalazzi), Lirussi; Cnzzi, lacnzzi, Schiarazzi; Cornnzzo, Gropazzo, Marinvzzo, Pernzzo, 1 enernzzo ecc. Tronehi poehi: Petras, Pizzamas. H. Numerosi quelli in aro, ari, ar, er, ori, dr, riferentisi quasi sempre ad a rti e mestieri (vedi Cap. seg.). 9. Non molto frequenti quelli in azzi, azzo, assi, as: Co-radazzi, Popazzi, Tolazzi: Antoniazzo, Caenazzo, Maserazzo; Baldassi; Dapds, Godds, Monds, Misrnas, Moirnds. 10. Lo stesso dicasi di quelli in otti e otto: Berlotti, Marolli, Ponfoffi, Zarot H; Massarotto, Pirirotto, Vascotto; alcuni tronehi: Ganilo/, Disibf, Fontanbt, Meot, Pertbl, Picbt. 11. In atti, utto, oltre ad alcuni che citeremo nel pros-simo capitolo, abbiamo notato: Cantarutti, Franzutli, Mazzala/ti, Minutti, Piu t ti; Manzutto. 12. Non poehi in nt i, ato: Boecati, Preriati; Bregato, ('tnnpana/o, Gora z zato. 13. Numerosi, speeie nell'Istria inferiore, riseontransi i cognomi terminanti in iccliio: Barcaricrkio, Carbucicchio, Castellicehio, Capolicchio, Draghiechio, Matticchio, Pastro-ricehio, Scampirchio, Tarliceliio, Zadaricchio e qualche altro. 14. Abbiamo alcuni suffissi ier: Ruzzier (Ruggero), Ve-nier, Verdier, Vernier, Verzier (Vergerio), Zamer. 15. Pochissimi atti, atto: Bo/salti, Iiratti; Barzellatto, Bigatto. 16. Ch'io mi sappia, nessuno otli e pochissimi bi, iol: B ta slo l, Mazzarol, Mengaziol, Zantpriol. 17. Pure pochissimi ante e anti: Aqnilante, Bellante, Bradama/de, Fioraati, Morgan le, Rerelante. 18. Pochissimi /si. forse i soli Borisi c Gravisi. 19. Alcuni cognomi terminano con voea?e accentuata: Abba, Barnabo, Berne, Malusa, Salo, Sbisa, Sle/Je. 20. Poco frequenti sono pure i suffissi a Ida, aldi. aldo, ardi, ardo ecc. (vedi pg. 186): Bonaldo, Gariboldi, Gavardo, Giraldi, Grimalda, Rinaldi, Sgagliardi. Cupitolo secondo: II significato. In questo capitolo seguiro, con alcune modificazioni, il metodo adottato dallo Scarlatti1); prendero cioe per base le etimologie e disporro i cognomi a seconda della loro comu-nanza d' origine c di significato. E facile a comprendersi che, trattandosi di una sola ])ro-vincia e per di piu non abitata solo da italiani, i singoli gruppi non offriranno quella copia di materiali che otfrirebbe uno studio p. e. su tutto il regno d' Italia. Fra noi predominano i cognomi derivati da nomi personali, da arti e mestieri, da qualita morali e fisiche e quelli derivati da nomi od aggettivi geografici; numerosi sono pure i cognomi d'etimologia incerta od ignota •). Scarlatti, I cognomi, in »Minerva, Rivista delle riviste» Roma, A. XIII, 1903, X i 37 c 39. Vedi anche G. Flechici, Di alcuni criteri per 1'originazione dei cognomi italiani. Roma. Reale Accademia dei Lincei, 1S7S. 2) A Capodistria in fatto di cognomi si osservano alcuni strani fenomeni: certe famiglie anno assunto, con 1'andar degli anni, un altro co-gnome che, spesso corrisponde ali' antico sopranorne ; gli Utel (utello, forse da otricello, e parola usata in Toscana ad indicare un piccolo vasetto di terra cotta erano un tempo Bertuzsi, i Filippi Musella, i Sandrin Garella, i Visentini Pozzo; alcuni nomi di famiglie estinte sorvivono ancora quali sopranomi; p. e.: Bassir/, Crota; certi sopranoini, p. e. Casson, Burlin sono contemporaneamente anche cognomi, Una prima funte aduiique dei cognomi sono i nomi per-sonali ehe, trasmettendosi di padre in figlio, faeilmente si cambiarono in gentilizi; eceone alcuni: Agostini; Albeviini: Angeli, Angelini, To/to1); Almevigotti; Antoni ni, An/onelli, Antoniazzo, Dettoni, Tonetti; Bartoli; Baffistella, Batlistin; Benedelti, De Bel/o•); Bernardi*, Revna rdeli i, Bernardon, Debernardi, Dellabevnavdiua; Biagini; Cavlini, Decavli; Cov-radini; IT Ambvosi; Danelon, Danielutli; De/ura ; Filippi, Fi-lippini, Filipu/ti; Fvauresrhi, Francesciiini, Defvancesclii, Cecco, Cecconi; Gabrielli; Gasperini, Gasperutti; Giacomin, Giacopelli; Giovgini, Giovgis, Degiorgio, Dezorzi, Zavzet; Giorauuini, Gianelli, Gianalla, Zanetti, Zanettin, Zanelli, Zanel, Zanella, Zuanelli, Delti znani; Gvegovetti; Lazzavini ; Lorenzini, Lorenzetto, Lovenzutli; Leonardis, Leonardelli, Lenardon, Linarduzzi; Maddalena; Muvchetti, Mavcon, De-i nareki; Mart.inu.zzi; Mauvo; Marin, De marin; Paolini, Pau-luzzi; Pieri, Pieruzzi, Delpievo; Riga (Arrigo); Rinaldi; Rocco, Devocchi; Ruzzier; Salomon; Sandvi, Sandrin; Simone/ti; Štefani, Štefanu Iti; Tomasi; Vbaldini, Baldini; 17/-lori; Zaccaria; Zuliani. A questo gruppo parmi opportuno aggiungere alcuni cognomi formati da due nomi personali o da un nome personale unito ad altra parola qualunque, p. e.: Depieolzuane, Fracjia-como, Pierobon, Valdemavin, Zandegiacorno, Zamarin, Zan-fabbro, Zangrando. 2. Un seeondo gruppo di cognomi si puo formare con quelli derivati da professioni, arti e mestieri: Ralestviev, Bot-tegaro, Calegavi, Caueellier, Carbonaio, Cvirellavi, Del Mi sir o, De U 'Os te, Dell' Oslo, Del Fabbvo, Fabbro, Fabretto, Far re t to, Facehin, Facchinetti, Fattov, Ferrari, Formi vi, Fornasavo, Fornasavi, Fornasav, Marangon, Mavzavi, Pagliavo, Peliz-zavo, Pelizzev, PeUenev, Sartovi, Savtoretto, Segdr, Segliev, 4) Totto sta per Lotto da Angelotto. Nelle forme bisillabe a luogo non di rado un prineipio d'assimilazione per cui la consonante iniziale s'assi-mila alla seguente ; p. e. Momo per Giomo da Girolamo, Nanni per Gianni da Giovanni, Nenzo per Rertzo da Lormzo. Vedi Flecliia. op. cit., pg. 11. s) Questo accorciamento per cui il nome parossitono perde per sincope quanto e tra la consonante iniziale e la vocale tonica, e fenomeno abba-stanza comune in Italia ; p. a. llarc deri v a da Hvcmapace, Gialdo da Gi-rctldo, Dafo da Donato, Tono da Tignoso ecc. Vedi Fleehia, o. c., pg. 10. Strolego, Tagliapiet.ru, Tesser, Tessenn, Tessaris, Temtrblo, Žuga. Zappador. ?>. Affine al gruppo precedente e quello che si potrebbe formare dai cognomi derivati da gradi e dignita ecclesiastiche, celesti, feudali e militari; p. e.: Chierego, Chierighin, Abbd. Vescoro, Derescori, Apostoli, Angeli, Angelini, Cherubini, Dessanti, Divo; Signori, Signorelto, Signorelli, Custellani, Paladin, Barone, Delconte, Marchesi; Caporaiin, So/dd, Tam-burin. 4. Utensili ed oggetti d'ogni sorta: Butan zu, Butan zin, Balestra, Bandiera, Brovzin, <■(tenazzo, Corazza, Corda, Della Picca, Deponte, Lera, Lmhetto, Piane/ta, Bode/ta, Scarpa, Spagnoletto, Spongia, S/ton za, Tarolato, T romba, Zattera. 5. Piante, flori e frutti: Caslagna, Cicuta, Cipolla. Fiori, Fioretti, Fiorido, Fioranti, De blora, Foglia, Formenton, Palma, Rorere, Salata, Sorbota, Sorgo, Viola. Zneea. 6. Ricco pure il gruppo composto da noini di bestie'): Basilisco, Capon, Cicogna, ('otombin, Cotombis, Gallo, drio (Grilto), Moscon, Pahnnbclla, Pulta, Polesini, Su uro, Volpi. 7. Ricco e il gruppo di cognomi derivati da qualita morali: Amoroso, Bon, Contento, Cortese, Detearo, Delta Sariu, D' Onord, Fedele, Galanle, Gentili, Modesto, Nabite. 8. Colori: Bianchi, Biuuchini, Biondi, Bruni, Brunelti, Brunetti, Candido, Del moro. De Mori, Moretti, Negri, Neri, Rosso, Rossi, Rossetli, De Kossi. 9. Qualita fisiche: Bussa, Bussi, Basso, Belli, Det Bello, Curto, Longo, Detzotto, Gobbo, Degobbis, Grassi, Degrassi, Pelbs, Pesante, Piccoli, Rizzi, Rizzo, Vecchi. Zigaute. 10. Časa e aceessori: (lasu, Corte, Cortiro, Piuzza. Scala, Solaro, Sol ur i. 11. Oro-idrografia, geologia e mineralogia: Dccolle, Del-lamarina. Morite, Motiti, Vatle, 1 al/on, Delluralte; Argenti, Calcina, D' oro, Ferro, Della Murnu, Deltupietru, Depiera. «1 nobili veneti, e i nobili munieipali esposero sulle čase il proprio stennna, composto con figure che per lo piu ne simboleggiavano il nome. I Brancaleorii avevano assunto nello seudo una branea leonina, i Dctino un daino, i Grilli dne g'rilli, i I.epori nna lepre, i Polesini dne pulcini, gli Orso un orso . . . . » Vedi G. Capriv. Istria nobilissima, I, Trieste 1905, pg. "252. 12. Fenomeni atmosferiei: Bonazza, Bon tempo, Faren to, Garbin, Tramontana. 13. Mesi e numeri: Gennaro, Zennaro. Agosto; Deotto, Ouaranta, Quarantotto '). 14. Nomi di cose astratte: Fortuna, Forza, Spe rama. 15. Numerosissimi sono i cognomi composti (vedi anche gruppo 1): Accptarilu, Barbarossa, Basadonna, Bel/rame, Ben-nati, Benrenuti, Benregnu, Be.ritacqua, Bonafin, Bonatuce, Bonano, Bonifacio, Boniusegna, Bonirento, Buoncornpagno, Fiordelmondo, Mulam, Nassiguerra, Peltorosso, Pettaros, Ponteriro, Riccobon, Seccadanari, Vardabasso. 16. A questo capitolo aggiungeremo alcuni cognomi che ricordano la storia romana ed italiana e 1'epopea carolingia: A po! torno, Bruti2), Cassio, Cesare, Costanoo, Latin, Petrom o, Pilato, Romano, Valente; Bembo Dandoto, D" Este, Loredan. Medici, Morosin, Tiepolo, Venier; Bradamante, Orlando, Morgante. E abbastanza grande e il numero di quei cognomi che non sapremmo a qual gruppo aggiungere; ne citeremo alcuni di comunissimi: Ar/ust, Baseggio, Borri, Bubba, Candussio, Castro, Cliicco, Cirnador, Clera, Declera, Comisso, Corrente, Corva, D' Agri, D' Andri, Belise, Depase, Deprato, Drioli, Ferranda, Fesi i. Fonda, Franza, Frezza, Gandusio, Genzo, GJtira, Marnolo, Marchio, Martissa, Mecchia, Miani, Mi staro, Mondo, Moscurda, Moro, M/trio, Nbrbedo, Nordio, Papo, Parata, Pase, Penso, Radiro, Raralico, Rismondo, Riosa, Robba, Rossanda, Rota, Salvagno. Sambo, Sansa, S/radi, Tamaro, Triscoti, Zaro, Zefto ecc, Capitolo teras« : Cognomi derivati da nomi ed uggeltivi geografa',i. Poche province italiane (forse nessuna) contano tanta copia di cognomi derivati a questo modo quanto F Istria; tale l) Questo norne, frequente a Rovigno e ad Orsera, deriva, secondo il prof. De Gubernatis, dal numero dei membri di qualclie confraternita medievale d' arti e mestieri. Secondo una tradizione i Bruti discenderebbero dai Bruti, romani. Vedi anche. D. VeiitiirivL Ka famiglia albanese dei conti Bruti. Parenzo, 1905, pg. 3. —-- ' ~ fenomen o e in stretta eonnessione con le vicende storiche del paese. Deeimata la popolazione nostra dalle guerre, dalle pesti e dalla malaria, Venezia e gli Arciduchi introdueevano in grandi masse coloni tbrestieri; dei neovenuti, specialmente quelli che si stabilivano nelle citta venivano dagli indigeni denominati seeondo il luogo di loro provenienza. Panra delle incursioni delle genti della Contea su territorio veneto, ma piu aneora la sgradita vicinanza dei nuovi coloni (gente per lo piu barbara e feroce) iuducevano gli abitanti delle borgate interne a rifugiarsi nelle citta meglio fortificate della costa. Fra quest' ultime primeggia Rovigno, la quale, perche isola 1) e ben marata, offriva sicuro ostello ai fuggiaschi istriani, che parimenti venivano designati a seconda del loro luogo natio. E a dirittura sorprendente il numero di tali cognomi esistenti nel secolo XVI a Rovigno. II Dr. Renussi in una sua pregevole publicazione da noi gia, citata a pg. 180 li riporta tutti e la serie e veramente interessante 2). Naturalmente non poehe di queste famiglie sono estinte o anno assunto un altro cognome. Capodistria3) e Isola1) anno pur esse gran copia di si tatti ') II eanale che la di videva dalla to.rraferma, ridntto a bassofondo limaccioso, venne interrato nel 1763. Vedi in proposito 11. lienussi, Storia docuuientata di Rovigno, Trieste 1888, pgg\ (i-8. *) «Abitanti, animali e paseoli ecc.» pgg. 121-123. Nel 1595 delle 543 famiglie di Rovigno ne troviamo non mf'no di 14(1 elie avevano approtittato deli'ospitalita di qneila terra. Eeeo alcuni nomi: liri(v)ovese, Da Hriovi, Varno, Da Dignan, D'Albona, Da Canfavaro, Da Cherso, Da Ossero, Da Pedena, Da Pinguente, Da P/siv, Da Veggia, Da Zuviin (Giminoi, Da Barbana, Da Cosiaco, Del Car so, De UaUignava, De San Martin, De San-vincenti, liozzo, GaUignana, Lnssin, Da Monfateon, Da Piran, Da Pola, Da Cavo d'Istria, Fasana, Fasanin, Medelin, Vattese, Veggian, Vrana; Bergamasro, Ihr/avello, Da Caorle, Da Ferrara, Ferrarese, Furlan, Dalla Motta, Da Venezia; Albanese, Ciprioto, Clissa, Crorata, Dy Arbe, Du Cur-zola, Da Finme, Da Stagno, Da Za v te, Da Žara, Dalla lirazza, Da Sebe-nieo, Grego, Malvasia, Narenta, Perasto, Ilaguseo, Zaratin, Srizzera. 3) II loro numero era qui per lo passato molto maggiore ; v'esistevano le seguenti famiglie: Albanese, Antivari, Hergamasco, Bergaino, Cargnel, Castelfranco, Crema, Cremona, Iv dri, Isola, Lendinara, Lvgo, Maviago, Marchesan, Navarrino, Ossana, Pinguente, Pinguentini, Sedemo, Salo, Sehiavon, Siena, Tedeschini, Todi, Torre, Trerisan, Verona, Veronese. 4) In L. Morteani, «Isola e i suoi statuti« Atti e Memorie eee. Vol. III, 3° e 4', 1888, pgg. 172-175 troviamo interes-anti notizie sni cognomi isolani. cognomi, pero in stragrande maggioranza derivati da citta d'Italia ; numerosi sono essi pure a Pirano1), a Parenzo, a Portole e si puo dire dovunque nell'Istria; ne abbiamo raeeolti 89 ma ne saranno probabilmente degli altri In maggioranza sono nomi di citta i ta liane *), specie del Friuli e del Vcneto; ') Per i eognoiiri di questa citta «che vanta una serie di famiglie che risalgono ad epoche Iontanissime« vedi L. Morteani, Notizie storiche della citta di Pirano, Atti o Memorie ecc. Vol. XII,, 1885-1886, fasc l°-4». Pola, che presentemente in fatto di cognomi desta poco interesse, con-stando la quasi totalita della sua popolazione di elementi inunigrati da tutta P Istria, Pola, diciamo, e il suo territorio contavano fino al secolo XVI. cioe prima del loro totale deeadimento, gran copia di cognomi derivati da nomi ed aggettivi geografici. Eceo quelli ehe registra Cam. De Francesclii, op. cit. : Albcinesi, de Albova, de Arezio, de Antivari, de An-tignana, de Arbe, Arbisav, de Bassavo, Battaia, de Bergamo, de Bugtia, de Cargna, de Custelmvschio, de Ca/aro, de Chermo, de Cor/u, de Cremona, Detla Braza, Della Mirandula, resso Belluno. 111 Questo nome, molto diffuso in Friuli, deriva dal Canal di Gorto, nella Carnia. IS) Lion e frazione di Albignasego (Padova i. 17. Lughi'), a Portole. 18. Mestre, a Parenzo. 19. Monfalcon, a Parenzo. 20. Morgan -); nel oomune di Corte d' Isola e di Canfa-naro vi sono due ville abitate da tamiglie di tal nome. 21. Padoran, a Capodistria e Cittanova. 22. Puran (abbreviazione di Padoran), a Pirano e Rovigno. 23. Piu san :l), a Parenzo e nella villa Pinzani di Montreo (Montona). 24. Trerhan, a Dignano, Buie ed altri luoghi. 25. ToreeUo i), a Grisignana. 26. Ver/a '"), a Dignano. 27. Veronese, a Pirano. 28. Visintin(i), a Portole e dintorni. E nonie eomunissimo nel Friuli orientale. b Da altre p&rti del regrno d'Italia 1. Bergamaseo, a Dignano. 2. Bergaato, a Sanvincenti. 3. Bologna, ad Isola. 4. Cologain, a Cherso. 5. Casmnn6), a Montona 6. Fioreniin, a Veglia. 7. Ferrura, a Dignano, Rovigno e Sanvincenti. 8. Ferrarese, a Dignano. 9. Gavardo1), a Capodistria. 10. Marchesttn iMarehigiano), ad Isola. E nome eomunissimo a G rado. 1) Lugo e cittadetta in provineia di Vieenza ; anche altri luoghi nel regno d' Italia anno tal nonie. 2) Morgan e notne di un paesello presso Belluno e di un cninune presso Treviso. 3J Pinzano e borgata nel distretto di Spilinibergo (Udine). 4) E frazione del conutne di Burano, nell' Estnario veneto. Fu citta ragguardevole e sede veseovile. 5) Verla e paesello presso la Val d'Adige nel Trentino ; Villa Verla e comune in prov. di Vieenza. Cassano d'Adda e citta di 7500 ab. in prov. di Milnim : ve ne sono anche d' altri specie in Lomhardia. 71 Gavardo e grossa borgata di 2200 ali., in prov. di Brescia. 11. Man/oran, in piu luoghi deli'interno (Pedena, So-vignaco). 12. Parma, ad Isola. 13. Pernsino, a Parenzo. 14. Pesaro, a Capodistria ed Isola. 15. Piacenlini, a Capodistria. 16. Piemonte, a Rovigno. 17. Pisani, a Valle. 18. Pugliese, ad Isola. 19. Romano, a Capodistria. 20. Rarenna, a Rovigno. 21. Salo '), a Pirano. 22. Toscdn, a Villa Decani presso Capodistria. 23. T ran i % a Pirano. c) Dali' Istria 1. Boglinn(o), a Sissano. 2. Bri(r)ones<>, a Rovigno. 3. Gliersan, nei dintorni di Dignano. 4. C/irrsin, a Pola e Fasana. 5. I)apiran, a Rovigno. 6. Dapingaeute, detto. 7. Da piši n, detto. 8. Dareggia (Daveglia), detto. 9. G rima/da, a Po i to le, Grisignana, Maresego ed altri luoghi deli' interno. 10. Medel in (Medolino), a Rovigno e a Gallesano. 11. Mnggia, a Rovigno. 12. Mujesan (Muggesano), a Pirano. 13. Noracro, ad Umago. 14. Paren/in, a Cittanova. 15. Parenzan, a Pirano. 16. Torre, detto. 17. V al lese, a Rovigno. d) Dalla Dalmazia, Albania e Grecia 1. Albanese, a Rovigno e a Parenzo. 2. Alessio :i), a Capodistria. ') Salo k borgata sui lag-o di Garda (Brescia . Trani e citta di 27.000 ab. nella Pug-lia. 3j Alessio e citta d'Albania, che con ta 5000 ab. o. Cattaro, a Pisino e Albona. 4. Ciprian, a Rovigno. 5. Cipriotti, a Dignano. (j. Dali no ') (da Lemno), a Rovigno. 7. Dazzara, detto. 8. Decandia, a Veglia. 9. Melada 2), nella campagna di Cherso. 10. Pre.muda*), a Lussinpiceolo. 11. Pagusin, detto. 12. Zaralin, a Rovigno (v. anehe Zadririrr/iin a pg. 188). c) Da paesi diversi 1. Castiglia, ad Uinago. 2. Crerato, a Huje. 3. Creratin, cognome molto t'requente in Istria, speeie fra gli Hloveni. 4. Grego, a Rovigno e Orsera. 5. Lubiana '), a Visinada e Verteneglio. 6. Tedeschi, ad Orsera. 7. Tedeseo, nel eomune di Lazzaretto prefeo Capodistria. 8. Tarčo, nel eomune di Villa Decani ed altri dei din-torni di Capodistria. 9. Zagabria, a Fianona. Dott. Giannainlrea Gravisi. Aneora del poeta Verita a Cherso Chiarissimo Signor Jacopo Cella, leggo nell' ultimo numero di questa Rivista il suo interes-santissimo studio Un poeta Verita a Cherso (l.Ht.jJ, e vi trovo Letimo e isola nel mar Egvo, appartenente alla Turehia. 2) Melada č isoletta nella Dalinazia sett. :i) Premuda e un' isoletta nella Dalmazia settentrionale. *) Oltre ehe la capitale della Carniola, Lubiana e anehe frazione di Caprino prov. di Verona. Non sarebbe improbabile ehe i Lubiana istriani fossero d' origine italiana. citato il prof. Stefano Petris, che primo scovo ne' documenti quel nome, e me, che qucil' accenno del Petris riportai in una recensione ch'Ella dichiara essere stata la »spinta a raccogliere le sue note e dar fuori i documenti* sul Verita. Noi tre pero, il Petris, lei ed io, siamo stati Padre, figliuolo e Spirito Santo nel creare un poeta che non e mai esistito. Proprio cosi. Dopo citato il passo deli' egregio protessore, al quale io prestal fede cieca, coin' era dovere verso un erudito tanto coseienzioso, m'affrettai anehe a cercar notizie del Verita, e m' imbattei suhi to in una famiglia veronese Verita Poeta '), che mi eaccio in corpo il sospetto non fosse un ahbaglio quello deli'egregio prof. Petris. Maneandomi la possibilita di prender visione delle carte chersine, piantai li ogni ulteriore rieerea, rimettendola ad altro tempo. Or ecco che Ella coi documenti puhblicati eambia, in certezza i miei sospetti. Di fatto in tutti i documenti si parla di «Verita Poeta*, mai del »poeta Verita* ne di »Verita* solamente. La verita e clunque ehe non fu poeta. Vano sara pertanto il eercarne le opere, e se 1'egregio dott. Pilot s' e messo a questa irnpresa — come parni i di poter leggere nel suo lavoro — sara tatica sprecata. Della sua pero Ella non si penta, che con quei documenti ad ogni modo ha proiettato un lascio di luce sulla vita cher-sina deli'estremo einquecento. 01 tre che, se noi ci incoccias-simo a mantenere in vita la nostra creazione, ci riuscirebhe bellamente con 1' autorita del Manzoni, il quale nel XIV del roinanzo avverte: »Bisogna sapere ehe, presso il volgo di Milano, e del contado aneora piu, poeta non signiflca gia, come per tutti i galantuomini, un saero ingegno, un abitator di Pindo, un allievo delle Muse; vuol dire un cervello bizzarro e un po' balzano...* Ora, che il Verita fosse per 1' appunto tale, non si puo negare; ma e altrettanto vero che noi siamo dei galantuomini.... Salutandola devotamente, sono tutto suo Trieste. Baccio Zlliotto. ') Cfr. fainiglie gia aseritte al no bi le Consiglio di Verona, ecc. (di Ant. Cartolari), parte I, Verona 1854, pagg. 269 sgg. Ril E RITI DEL POPOLO ISTRMO. 213. L' ago e la pezzeta lnantion la povareta ; P ago c lc azze mantien le strazze. 211. San M i cel el porta la inarenda in eiel; San Marco la porta abasso ; San Lnca la niagna tlita. 215. Da Santa Luzia a Nadal ghe xe un passo de gal; (ovc. cressi el giorno un pas de gal) da Nadal a Pasijueta ghe xe un' oreta ; de Pasqueta a la Caudelora ghe vol un' altra ora. 216. Febraio — col cul pien de aio ; Maržo — per la coa te alzo ; Aprile — dolce dormire, ma non ti scovrire ; Maio — va adaio ; Zugno — buta pur zo el codigugno. 217. El rovero no ga lato mai naranza, e '1 s'ciavou no ga fato mai creanza. 218. Recia zauca, parola Iranca ; recia drita, parola mai dita. Ocio zanco, amigo franco : ocio dreto, amigo maladeto'). 219. Dai vinti ai treut.a — torza che spaventa, dai trenta ai quaranta — forza che. se incanta, dai quaranta ai se.ssanta — forza che za manca, 'j Cio vale di quando ci tischiauo gli orecchi o ci battono gli occlii. dni sessanta in poi ogni testa una pala de tera su la testa M. 220. La Madona candelora se la xe scurora, de 1' inverno semo fora : se la xe eiarora, mezi drento e mezi fora. 221. Siroco eiaro, tramontana scura butite in mare e no gaver paura. 222. Ai no r, ni.... e liiemole xe le tre robe piu tenere ; ma Baeo, tabaco e Venere le mauda 1' oino in zenere. 22.'i. Aspetar e no vegnir, servir e 110 gradil', andar in leto e 110 dormir, xe robe de inorir ; dormir e 110 sognar, xe robe de crepar. 224. La sopa nel vin la fa alti e grossi, bianehi e rossi ; la fa digerir, la calma la bile, la fa bon dormir. 225." Co '1 Molite Maggior se meti el eapuzzo, el molite d'Ossero se diseoverze ; aviso al mariner che naviga el Qnaruer. (ad Albona1 22(1. La prima se perdona, la seconda se avisa, la terza se bastona. 227. La salpa e la dona in ogni stagion la xe bona. Fava e boba tuta una roba. 22N. San t,1 Ana e Santa Susana una che svegia e 1' altra che c.iama. ') Cio vale delle singole eta deli' uonio. 229. Vivere et benefazere c lassar eantar le passere. 230 El pessolin xe fato per nuar, P oseleto xe fato per volar, e P 01110 per far el ben e lavorar. 231. Trenta giorni ga novembre con april, zugno e settembre ; de vintioto ghe ne xe lino ; i altri sete ga trentauuo. 232. Santa Catarina el giazzo per marina; e xe meio una canocia che una galina. 233. Kalzan de uno no darlo a gnissuno : balza.n de do caval da bo ; balzau de tre caval da Re ; balzan de quatro caval de niato. 231. Testa de orada, coa de barbon, chi 110 la magna xe un bel tnincion ; coa de branzin, testa de, barbon no xe. per un servo, ma xe pe 1 paron. Di un disgraziato, a cui la sorte o mafrigna si dice 235. Chi la ga de oro, cbi la ga de argento, e chi ghe spuda drento. (a Parenzo). 23(i. Pan co P ocio, forinaio senza ocio, vin ehe schizza de ocio. 237. El piu bel raspa el piatel, el piu bruto magna su tuto. 239. Un legno no fa fogo. due ghe ne fa poeo, tre fa un fogarel, e ijuatro Io fa bel. 2-10. Feme podesta per un ano, se me eogionaro sara lnio dano. 211. Se no te ga cossa far, ciolte un prete in časa de governar, che ti gavara sempre de tribiar. 212. El povaro diavolo no sta mai ben, se crepa la vaca, ghe, manca el fien, se la vaca ghe campa, el tien ghe manca, Oinetto poi centinaia e centinaia di dctti e di proverbi formati da due soli versi rimati, come quei due (un. 229 e 240) che ho riportato. Se li scrivessi tutti, non finirei mai. Non si dica dunque che la mia raccolta e incompleta. A chi ne sa piu di me, diro semplicemente: Bravo! La tine burlesca d'un testamento sarebbe: 243. Lasso 1'anima a Dio, el corpo a la tera, el bus del c.. al diavolo, che '1 se fazzi una tabachiera. (a Capodistria, Pirano, Pola). Per pigliarsi giuoco dei bambini, che vogliono sempre saper tutto e vogliono sempre udir narrare storielle e liabe, si narra la notissima e omai famosissima: 244. Fiaba de sior Intento che la dura molto tempo, che mai no la se destriga vole che ve la conto o che ve la diga '? Ovvero si domanda loro: me pramefe, se re ennto una palm, de darme tre //.ose? — I bimbi, per la gola di udir la fiaba dicono di si; ed allora si narra: 245. Una volta gera un re, che '1 magnava pan de tre, che '1 zigava ad alta vose : «M.... in boca a chi m'a promesso le tre nose!» Ovvero si rlice: 21(i. Fiaba in cuna, questa xe una; iialta iti malta, ijuesta xe un' altra : fiaba un bail, m.... in boca a chi me 1' a lata dir. (a Parenzo). II Boccaceio fa quasi sempre finire le sue novelle con una speeie di ritornello: «...Molte liate goderono del loio amore. Iddio faccia noi goder del nostro*, o soinigliantemen te, speeie nelle quattro prime giornate del Decamerone. Anehe 1' Istriano ha diversi modi di terminar le tiabe, p. e.: 217. E ste. no/.ze i 1' A celebrae con sorzi rosti e gate scortegae. Longa la vostra, curta la ima, c on te la vostra, che la mia se tiuia. (a Fasana, Albona, Orsera, Cittauova). 248. Ho tinio e me digo tal dei tali, stropabusi e inipiantapali. (a Parenzo). 24!). E mi ehe gero 1A con un pinin i m' a buta fin qua. K de sto deo e de sta ongia la. tiaba 110 la xe piu longa. Se la vole piu longa, taieve el naso e sonc la troinba. (a Pirano). 250. E sti sposi i ga fato le nozze con corte bandia e con gran carozze, con galine e paste, e vovi, e i ga vivesto in pase come i lovi. (a Pirano e Umago). 251. E sti do sposi i ga vivesto in bona compagnia, e cussi la mia tiaba la xe finia. ad Albona e Fasana). 252. E sti do zoveni i s' A sposa e i ga fato le nozze do bacala, de ravani in composta e impeverai, de sorzi pelai, de gati scortegai, de simesi col pan ; e i ga magna aneuo — e ghe xe vanza anca par diman, e in ultiino de tuto — gera una rama de osmarin, e no i in' a dito gnanca — «ciapa un goto de vin*. (a Parenzo e Albona). Ci sono anehe degli scioglilingua istriani'). I Toscani chiamano scioglilingua tptei bisticci ed accozzaglie di parole A merico Scarlotti nel suo delizioso libro Et ah tiic et ab hoc, edito dalla Societa Editrice Lazlale, e formante il vol. IV della Biblioteca della Rivista »Minerva«, ha un eapitolo sugli scioglilingua italiani. messe insieme per ridere delle difficolta che presentano nel pronunciarle e che si propongono anche ai fanciulli, per av-vezzarli a seiogliere la lingua. In Istria pure se nt; usano. Abbiamo il cape l pa ga, paga cape/, come a Milano. E poi: 25,-3. Sora la banca — la cavra eainpa, •šoto la banca — la cavra crepa, che si dice anche in Toseana. 154. Tre lissi lissi c 1111 lasso, tre chissi chissi e un caro. forma un caro e caroza. 255. Pignatela picola, poca papa gh' e. 256. Cossa galo el pazzo cane V Deghe pane al pazzo, cane. 257. El pievan de Catran xe anda a Catropoli a zercar brocoli: no ghe xe brocoli a Catran che ande a Catropoli a zercar brocoli ? Quest' ultimo si usa anche a Venezia. 258. Su le liiuru de Piran (orr. de san Nicolo gera una i|uanqiiantricola con (juaranta([Uatro quanquantricoloti; co' cantava la quanquantricola cantava duti quanti i <|uarantaquatro (]iianquantricoloti. (a Pirano, Isola e Muggia . * * * Bon vengano ora le filaafrocche, le quali sono vere lun-gagnate di parole, il cui scopo molte volte e lo scherzo, e talora servono per cacciar la noia. Quando piove, specie d' estate, oppure quando c' e pioggia e sole ad un tempo, per cui si usa dire: piova e sol le strighe va in amor, si canticchia: 259. Piovi piovisina, la gata va in cusiua la va soto el leto la trova un confeto, la va sui baleon la trova un macaron, la va su la seala la trova una zanzala, la va su la porta la trova una dona niorta. (in tut.a 1' Istria). 260. orr. Piovi piovisina, la g'ata va in cusina, la salta su la napa la ronipi una pignata, la salta sul sgabel la ronipi el pignatel, la va soto el leto la trova un confeto, el confeto el gera tluro, la bati la testa in tel nmro. 261. ovv. Piovi, piovisina, la mama va in cusina, la cio '1 cortelo, la uiazza 1' oselo, la dise che '1 xe bon, la va su 1' altana, la lila la lana, la lila la stopa, (d gato la copa. 202. Moniga moniga Santa Ciara, inipresteine la vostra seala, per andar in pfiradiso a veder quel bel viso. Quel bel viso gera morto i anzoli cantava, la Madona sospirava, (d Signor in zenoeion, ob che bela orazion : orazion dei Capucini, boiia note, i mi bei bambini. (in tutta 1' Istria i. 263. Bela note de Nadal bela messa voi cantar ; canta canta rose e flor che. xe nato el nostro Signor ; el xe nato zo in Betleme fra el 1)6 c 1' asenel; san Giuseppe veciarel xe vignu a scaldar la fassa con tuto el panisel per infassare Gesu bel; Gesu bel, Gesu d' amor per infassar el nostro Signor. (ad Albona, Portole, Parenzo, Orsera e Pirano). \ 264. Nona bignona, i anzoli ve sona, i preti ve eanta, el Signor eo' 1' aqua santa. Una man de oro, una man de arzento, doman sara bel tempo. Bel tempo passara, la Madona vegnarjt ; la vegnara dal campo, la portara un bel santo ; la portara una bela candeleta, viva, viva la Madona benedeta. (a Isola e Capodistria). 26"). San Giovanni Battista, Apostolo Evangelista, protetor de le vedovele, ]>adron de le donzele, vu ehe seniene per tuti, seniene anea per mi, ehe dninam savani ehi che sara el mio mari. E questa la strana preghiera delle faneiulle istriane, la notte di s. Giovanni Bat ti.s ta, quando si gettano il pionibo li-quefatto sulla padella, per eonoseere ehi sara il loro futuro sposo, il loro futuro nioroso. 266. Siora mare granda la me compri un s'cioppjin per andar in Eranza a mazar <(uel uselin. Tuta la note el eanta, no posso piii dormiv iorv. sofrir); eanta de galo, rispondi la galina ; Comare Catarina la va sni baleon la vedi sil' mari eol eolo a pieolon e eo' la erose eterna. (a Capodistria). Una variante e' e dopo il verso settiuio: 267. . . . rispondi de eapon, salta la veeia del mistro Salomon ; dove xe sta veeia V la xe soto i banehi ; dove xe sti banehi V el fog'o P a brusai; dove xe sto fogo V P aqua 1' ;'i distudndo ; dove xe sta aqua V i lupi 1' a bevua ; dove xe sti lupi ? i lupi a fato strada ; dove xe sta strada'? la nove 1' a eoverta ; dove xe sta nove V el sol P a discolada ; dove xe sto sol ? in easa de 1' imperator, i a Parenzo). Questa filastrocca rararaenta il bel dialogo pošto dal d'Annunzio in bocca a Teodula di Cinzio, a Ornella e Favetta nella scena IV, atto I, della Fif/lia d i Iorio. Francesco Kuliuriri. L' ARCHIVIO ANTICO DEL MUNICIPIO DI CAPODISTRIA (Cont.; vedi i numori preeedonti) N. 118;; a) Documenti fra cartoni. 1) Copia e traduzione deli'istrumento deli' assegnazione e dona-zione dei Boni del Veseovato di Capodistria estratta d' istanza o riehiesta fatta per lo R. in Cristo Patre et R. Nob. Francesco Quirini per grazia di Dio o della Santa Sede Apostolica Re.gn. Vescovo di Capodistria alla presenza delPEgregio e potonte dom.o Gio. Quirino per il Ducal Doininio di Venezia honorando Podesta e. Capitanio della Citta e Distretto di Capodistria. 1360. 2) Inci-sione spettante al libro «Symbolum Theosophieum qtiod prospi-ciendum proponit Fortunatus Monach. Patavinus in Academia S. Iustinae 1617». 3) Istrumento di livello della B. V. di Semedella. 1639. 4' Incisione spettante al libro «Pascasii Iusti de Alea. Amsterdam apud Ludovic. Elzevirium 1642». B) Mandato di Francesco Minotto, Podesta di Capodistria. 1745. 6 i Mandato di Pietro Do-nado. Podesta di Capodistria. 174(>. 7' Attestazione di antenticita di reliquia della S. Caterina de Ricijs, fatta dal vescovo di Ra-venna Alessandro. 1748. 8) Ducale Francesco Loredano al Podesta di Capodistria Vincenzo Gritti. 1761. 9) Attestazione di antenticitil di reliquia del B. Lorenzo da Brindisi, fatta dal patriarca di Venezia Federico M. Giovanelli. 1783. IOi Detta di reliquia del B. Elio Confessore, fatta dal vescovo di Capodistria Bonifacio da Ponte, 1789. 11) Mappa dei possessi del March. Manzini sul Canal deli'Ar sa iu Istria. 1 <94. 12) Attestazioue d'autenticitA di reliijuia del B. Giuseppe da Cupertino, fatta dal veseovo Bonifaeio da Ponte. 179(i. N. 1184. Medea in Istria, Tragedia del cavalier Oratio Fini Pola fu. Consultor della Serenissima Reppubliea di Venezia. Fascicolo nianoscritto in carta bombacina, legato in pelle, di carte 56. Nella prima carta c' e il titolo e nelle prossime due una pre-fazione alla tragedia, intitolata «Fondamenti historici« *). N. 1184 a) Pergamena contenente: Disposizioni per le vendite ed alienazioni da parte dei coiitadini di Popecchio, del Pode,sta Gabriel Venier(1688) in segnito a gra-vame del Sig.r Gio. Battista Zarbtti. N. 1185. Blasone giustinopolitano. Arme ovvero insegne delle, fainiglie nobili deli' lllnstrissinia Citta di Giustinopoli. Copiato da disegno a petina, a mani del Sig. F. Percolt, che copio il detto blasone da altro antico, fornitogli dal March. Pio Dott. Gravisi ** i. N. 1185 a) Monumenti del nobile Consiglio di Capodistria e Raccolta di Decreti sovrani a favore de' coneittadini del Consiglio. Stampa del 1770, di pagg. 63. N. 1185 b) Forza ed appostamenti delle truppe, disposizione delle ordinanze, e paesani per armo generale della Provincia d'Istria, regolato nel mese d'aprile 1740, tla S. E]. (liacomo Boldii Proveditore alla Sanita. Carta su tela in rotolo, gift posseduta dal Capitauo Bon Vittore Vittori 1'anuo 1776. N. 11 HO. Faseio contenente: 1) Raccolta di Teriniuazioni e Decreti rignardanti la Provincia deli' Istria, a stampa. a) Autorita del Podesta e Cajiitanio di Ca-distria, pagg. 55. b) Istituzione del Alagistrato di Capodistria, pagg. 9«. o ln niateria ile Fontici, comnuita, scuole, monte, eol-letraria, ogli šali, pag'g. 184. d) ln materin di cause civili e eri-tninali, pagg. 124. 2) Capitoli per li puhlici dazj della Camera liscal di Capodistria formati dai magistrate Eccelleutissiino de' deputati, ed aggionti sopra la provision del dinaro ed approvati dali' eccel-lentissimo Senato con li Decreti 10 febbraio 1790 e 18 gennaio 1795. Venezia 1795. Pagg. 164. 3) Capitoli nuovi del pa rti to de' Šali della citta di Capodistria ecc. Stampa. Venezia 1780 pagg. 29. 4) Capitoli nuovi del partito de' Sali della ComunitA ed Universita *) Questo manoRcritto lu d ona to al .Municipio dal Dott. Piet.ro de Madonizza. **) Fu regaiato al Municipio dal Prof. St-iVtno Petris. ili Muggia. Stampa di pagg. 30. 5) Terminazione degli ill.ini ed eccel.nii Sig.ri Revisori e regolatori alla scrittura de di 23 gennaro 1785 regolativa le Carnere tutte delle Provineie ecc. Stainpa di pagg. 39. (J i Capitoli deli'impresa generale de' Sali di tutta la terra fenna di qua dal Mincio Stainpa del 177H, di pagg. 36. 7) Capitoli per il monte di Rovigno eon una Terminazione del magistrata eccellentissirno degli seansadori per la maggior economia e piu cauta direzione dei Šaliti Monti di Pieta, 8) Terminazione del N. H. E. r/j. Giaeomo Zambelli proveditor general nella patria del Friuli per il sistema del feudo di Orsara. Stampa del 1787. pagg. 21. 9) Nota ossia eatalogo delle cariche di Rialto, 28 luglio 1770. 10: Per D. Francesco Vallon contro D. Giuseppe Rizzi. Stampa di pagg. 28 (1718-1783). 11) Per la ledelissima Communita di Rovigno contro li Signori An t. Valerio e fratelli Costantini qu. Sig.r Dot. Iseppo. Stampa di pagg. 216 (1531-1793). 12) Stampa madre e ligli Rizzoti di Palma contro Angelo Rossi detto Rossini di Capodistria. Al Laudo. Pagg. 95 (1656-1771). 13) Per la Pupilla de Meniš Porentin. Al Laudo. Stampa di pagg. 110 (1352-17851. 14) Codice cartaceo senza liumerazione di pagine, intitolato: De locis theologieis Tomus I. De Saera Scriptura Tractatus I, in tres sectiones divisus, in quarum prima disseritur de avte.te Sacrae Scripturae, in secunda de numero et integritate Sacrae Scripturae, 111 te rti a dei nuni de usu sacrorum bibliorum. Opus inseriptum anno D.ni 1771. 151 Codice cartaceo senza data ne autore, contenente : De sono et auditu disputatio LXXIX. De luce ut illuminante disputatio §§. XV. De globo terraqueo capita V. IX. Monasteri, Confraternite, Scuole. Fabbriceria. AT. 118(5 a) Oonvento di S. Biagio di Capodistria. Cansa Maria Romano. Fascicolo di carte seritte 60 con doeumenti e liotizie dal 1595-1733. Unite al fascicolo vi sono 27 carte sciolte. 1733-1755. N. 1187. Monastero di S. Biagio Istruinenti. Libro lega to in pergamejia, segnato B, di carte seritte 84. Le uitime due contengono i' indice. 16(i4-1682. N. 1188. S. Biasio Istruinenti. Libro di formato grande, legato in cuoio, segnato C, di carte 219. 1682-1732. Un istruinento del 1697 si trova scritto a tergo della prima carta non limnerata, nelle uitime sei carte non numerate si trova 1' indice alfabetato dei rispettivi istruinenti. N. 1189. Obblighi di Messe quotidiane, annuali e perpetue dol Venerando Monastero di S. Biasio. Fascicolo di c. s. 14, legato in cartoncino. I(i92-1797. N. 1190. S. Biasio. Istruinenti. Libro come sopra, segnato D, di carte 389. Mancano le. carte 364-372. Le prime .sei carte contengono P indice alfabetato degli istruinenti. 1720-1795. N. 1191. S. Biasio. Istnimenti. Parte di libro come sopra, ehe va dalla carta 1 alla 43. Tutte le altre carte del libro, che ne doveva avere circa 200, furono strap-pate, probabilmente perche in bianco. 1794-1 s0.">. N. 1192. Istnimenti, proeessi, ricorsi ecl altri atti riferentisi al M. di S. Biagio. Pezzi 201. Notizie e documenti dal 1500-1806. N. 1193. Eicevnte Tacco al M. di S. Biagio. Libretto in forma di taccuino, legato in pergamena, di carte scritte 22. 1727-1797. N. 1194. Registro di livelli del M. di S. Biagio. Libretto come sopra, di carte scritte 73. 1730-1742. N. 1195. Diverse dite livellarie verso il M. di rt. Biagio. Libretto di carte scritte 28. 1730-1781. N. 1196. Diverse dite livellarie verso il M. di S. Biagio, pro-venienti dali' eredita Salomon. Librettino di c. s. 21. deli'anno 1734. N. 1197. Diverse dite livellarie deli'anno 1760. C. s. 17. N. 1198. Livello dei fratelli Vatovaz deli'anno 1779. N. 1199. Stato attivo e passivo delle rendite c pesi del Mona-stero di monache agostiniane di S. Biasio in Capodistria, rilevato ali' atto della concentrazione seguita il giorno 28 maggio 1806. Fascicoli sette di carte scritte 56, 47, 59, 15, 5, 6, 25. N. 1200. Fascio eontenente: a) Prospetto delle rendite annuali e spese del Monastero di S. Biagio. 1783. bi Ruolo delle monache dal 1784 al 1806. Pezzi 3. Carte scritte 7. e) Credito per messe persolte d' oblighi perpetni usijue 1'anno 1808. Pezzi 16. Carte scritte 19. N. 1201. S. Biagio. Livelli fondati dal 1547 al 1739. Libro legato in cartoncino segnato A con n.i 25. N. 1202. Lii.ro come sopra. N.i 31. Dal 1500 al 1779. N. 1203. Libro come sopra, segnato E, con n.i 32. Dal 1530 al 1734. N. 1204. Libro come sopra, segnato E, con n.i 33. Dal 1560 al 1777. N. 1205. Libro come sopra, segnato F, con n.i 33. Dai 1534 al 1744. N. 1206. Libro come sopra, segnato G, con n.i 29 (manca il 6). Dal 1691 al 1743. N. 1207. Libro come sopra, segnato I, con n.i 30. Dal 1700 al 1768. . N. 1208. Libro come sopra, segnato L, con n.i 80. Dal 1681 al 1764. N. 1209. Libro come sopra, segnato M, con n.i 80. Dal 1T15 al 1765. N. 1210. Libro come sopra, segnato N, con n.i 30. Dal 1669 al 1765. N. 1211. Libro come sopra, segnato P, con n.i 80. Dal 1669 al 1763. N. 1212. Libro come sopra, segnato Q, con n.i 30. Dal 1623 al 1744. N. 1213. Libro come sopra, segnato E, con n.i 30. Dal 1624 al 1766. N. 1214. Libro come sopra, segnato S, con n.i 80. Dal 1548 al 1763. N. 1215. Libro come sopra, segnato T, con n.i 30. Dal 1662 al 1765. N. 1216. Libro come sopra, segnato V, con n.i 80. Dal 1662 al 1780. N. 1217. Catastico delle mansionerie del JI. di S. Biagio. Parte I. ITii vohune legato in cartoneino. Dal 1631 al 1758. N.i 30. N. 1218. Come sopra, parte II. Libro eome sopra. Dal 1038 al 1767. N.i 15. N. 1219. M. >S. Biagio. Registro pagamenti livelli in Isola, Mug-gia e Pirano. Libro legato in cuoio, eon etichetta dorata, di earte scritte 200. In line del libro vi sono quattro carte sciolte contenenti 1' indice clei debitori verso il Monastern del libro dei livelli di Isola, Muggia e Pirano, segnato A. N. 1220. M. S. Biagio. Registro pagamenti livelli in Capodistria e territorio. Parte I. Libro come sopra, di carte scritte 150. N. 1221. M. 8. Biagio. Registro come sopra. Parte II. Libro come sopra, di carte scritte 150. Nella prima carta di questo libro e dei due antecedenti sta seritto: Anno 1781. Ri porta te liel-1' anno preselite le seguenti partite, estratte da libri antecedenti, sotto il governo della R.ma M.re M.a Teresa Loredan attuale Ab-badessa di questo Venerando Monastero di S. Biagio. Dal 1781 al 1806. N. 1222. M. S. Biagio. Livelli perpetui, praude et affitti. Libro come sopra di carte scritte 57. Dal 1781 al 1806. N. 1228. Registro pagamenti livelli delle mansionerie di S. Biagio. Libro legato in cartoneino di carte scritte 59. Vi sono anuesse parecehie carte sciolte. Dal 1782 al 1806. Armadio n. N. 1224. M. di S. Biagio. Cassa. Libro legato in euoio, di carte 254. Dal 1584 al 1600. N. 122;">. M. di 8. Biagio, come sopra. Libro di formato grande, legato in cnoio, segnato F., di carte 212. Dal 1654 al 1665. N. 122(3. M. di 8. Biagio, come sopra. Libro nt supra, segnato G., di carte 241. Dal 1665 al 1775. N. 1227. M. di S. Biagio, come sopra. Libro segnato I., di carte 354. Dal 1694 al 1760. N. 1228. Libro esazioni del M. di S. Biagio in Capodistria. Libro in forma di vacchetta, rivestito in pergainena, di carte 231. segnato A., con indice alfabetato. Dal 1747 al 1763. N. 1229. Libro esazioni, come sopra. Libro nt supra, segnato 1!., di carte 335, con indice alfabetato. Dal 1763 al 1780. N. 1230. M. di S. Biagio. Esazioni in Isola, Pirano e Muggia. Libro come sopra, con indice alfabetato, di carte scritte 163. Dal 1781 al 1805. N. 1231. M. di S. Biagio. Esazioni in Capodistria e territorio. Libro come sopra, con indice alfabetato, di carte scritte 199. Dal 1781 al 1805. N. 1232. M. di S. Biagio. Alfabeto. Libro di formato grande, legato in eartone, di earte 60. N. 1233. M. di S. Biagio. Repertorio. Libro come sopra, di carte 41. N. 1234. M. di 8. Biagio. Giornale d'introito della Rev.ma Madre Jlaria Agostina Colomban, Abbadessa eletta li 7 maggio 1804 sino ai 7 maržo 1807. C. s. 72. N. 123."). Carte relative ai monasteri di S. Biagio e 8. Cliiara. Dal 1806 al 1809. C. s. 80. K. 1236. Con vento di 8. Gregorio. Processeti 2. 1) Contro Iacobo Davanzo. Fascicolo di carte scritte 35, con notizie e documenti dal 1678 al 1735. 2) Contro Domenico Sauro, detto Candia. Fascicolo di c. s. 30. Notizie e documenti dal 1689 al 1776. N. 1237. Convento di 8. Gregorio. Atti vari. Fascicolo di carte 31. Le prime due sono stampate e contengono: Le covcexxioni faite cdli frati riiendieaiiti di poter cercare in ogni luogo dove //iit li piace. Privilegia ordinum mendicantium quo ad petitionein Elemosjrnarum et poenae inllic.tae impedientibus eorum quaestus. Copie di Bolle ed altri atti dal 1444 al 1724. N. 1238. Con v. di S. Gregorio. Istrumenti. Fascicolo di carte 12. Dal 1588 al 1798. N. 1239. Conv. di H. Gregorio. Processo. Contro Matteo Cociancich qd. Giacomo. Fascicolo di carte seritte 13 con notizie e documenti dal 1696 al 1770. N. 1240. Libro di testamenti ed istrumenti d'oblighi delle Messe perpetue del Convento di S. Gregorio in Capodistria. Fascicolo di carte 9 con notizie e doc. dal 1545 al 1725. Aggiunte vi sono 15 carte volanti, che riguardano atti diversi del Conveiito. Pezzi nuinerati 10, che vanno lino ali' anno 1775. N. 1241. Conv. di 8. Gregorio. Processetto contro Andrea Sar ga s. 1759. Carte seritte 10. N. 1242. Detto. Processetto contro gli eredi di Pietro Brandolin. 1711. Fascicolo di c. s. 13, con copie di documenti del 1540 e del 1661. N. 1243. Detto. Processetto contro il convento di S. Chiara della stessa eitta. Fascicolo di c. s. 21 con doc. e notizie dal 1594 al 1694. N. 1244. Detto. Processetto della decisiou d' una Messa al rnese perpetua nella Chiesa di S. Andrea in S. Anna di 1'. P. Osservanti lasciata dal Sig.r Francesco Spellati nell'aiino-1467. Fascicolo di e. s. 15. Notizie e doc. dal 1467 al 1744. N. 1245. Detto. Processetto Cristoforo Vittori, di c. s. 8. Notizie e documenti, dal 1548 al 1719. N. 1246. Detto. Processetto contro Matteo Chermaz qd. Zuanne di Maresego. Fascicolo di e. s. 26. Notizie e doc. dal 1724 al 1745. N. 1247. Detto. Processetto contro' Domenico e Mattio fratclli Pechiarich da Po-beghi. Farcicolo di c. s. 32. Notizie e doc. dal 1636 al 1743. N. 1248. Detto. Processetto contro Nicolo del Bello. Fascicolo di c. s. 63, con documenti rilevati dal 1528 al 1711. E unito al fascicolo un istru-niento di livello del 1782 ad Iseppo Ricobon. N. 1249. Detto. Processetti 2. 1) Contro Zuanne Zurina della villa di Verteneglio. Fascicolo di c. s. 5. Notizie e doc. dal 1730 al 1733. 2) Contro Moeor Grison della villa Ue Canni. Fascicolo di c. s. 16 dal 1707 al 1728. N. 1250. Detto. Carte Sereni. Fascicolo di c. s. 19, con notizie e copie di documenti dal 1543 al 1778. Conlinua i Prof. F. Majer. BIBLIOGRAFIA Vittore Vitturi, Poema umano. Bologna, Nicola Zanichelli, 1!H)7. i pp. IX-239). t-iuel giovane, sol tli častita vestito, bollo t1 torte come, un s. Giorgio tlel Quattrocento, ritto, colla spada fra le mani, sul mostro, che ha atter-rato, con una selva, che šara atspra e /'orle, e i I inare, ehe splende tremulo suh lamine, dietro le spalle, e un' aquila lihrata a rolo xu eou j/icia rajiacc dice gia qualche cosa di cio che vuoi essere il cantore del 1'oema i/mano. Ed il fiero simholo egli commenta in modo da non lasciar dubbi alla line del suo quarto iuno : ... uua frusta ho meco, giusta per i rospi cd i somari. Ch' io li tenti fra le nari ! ch' io h calchi sotto i pie 1 Bella e santa opera davvero e (juesta di premiere a piattouaje od a pedate, secondo i časi, i furfanti alti e bassi, professanti Parte apertamonte, o di sotto banco, per amore della gloria o della trippa, ma senza coscienza e senza cuore sempre. Ma, ahime ! anche pericolosa e, difticile assai ; na-turalmente io intendo sotto P aspetto letterario. Un areade fuor di stagione, che declama ali' accademia contro la corruziono del tempo, non e, no il Vittori. E neppuro un decadente, che eol gesto da esteta segni la plohe stereoraria. Ma d' altra parte, per non esser preso per libellista sfacciato, egli ha dovuto foggiarsi un linguaggio, che spesso e un vero gergo por chi non e iniziato alle socrete cose. E tjiiando anche chi non e degli iniziati arriva a ve,dere su che groppo. catle lo staftile, e si riconoscono i visi che buffamente si contorcono al sarcasmo del poeta e un desidorio acuto che si p rova di sape.ro chi sieno anche tutte que!le bestio, piccole e grandi, che ci slilano dinanzi facendo loro atti sconci e matti. Ma era dato al poeta suporaro (juesta difficolta intioramento 'i lo penso che P oscurita qui b una conseguenza deli' argomento proso a tral-tare. L' anima del poeta, fatta sdegnosa e schiva per la nequizia umaua, disse : mettiamola alla gogna, e 111' intenda chi ha oreechi da intendenni. II pericolo di far della ]>oesia soggettiva, e ijuindi sovente ingiusta, esiste. in modo speciale pel poeta satirico ; e nejipure il Vittori sempre e riuscito a schivarlo. Ma le legnate non si danno a patti ; e se P odio ha dettato molti versi del Poema umano, anche P amore ci ha in esso la sua parte. Non puo aver 1' anima intrisa d' odio il poeta, che ad una sto.lla del cielo affida la custodia d' ogni fede, d' ogni tlolore, d' ogni magnanimo sacrilicio di i]uaggiu, che con superba nota esalta il palpito poderoso della inontagna; egli che, mentre promette alla sua Cici il raeconto della tiaba di Farfallino e, Marmottino, esclama : «Io voglio amare e lavorare nel tuo riso e nel tuo canto» ed afferma che «... confini il cor non ha». Ma se piu ehe di imele, lunino navor di forte agrume i versi del 1'oema umano, anche qui la eolpa e di questo nostro mondo, o ve piu che le rose abbondano le ortiche, o meglio in queste piu che in quelle ci s' imbatte. La materia nuova, o eertamente in modo nuovo pensata, richiedeva una forma adatta. E tale essa e veramente Intanto nulla di D'Aununzio ne di Pascoli — che si spoltrisca finalmente la poesia italiana V — Lo spi-rito di Enrico Heine, carduceianamente interpretato, colorato alquanto dai suchi dei Fiori del male di Carlo Baudelaire, costretto nel tetrastico d'ot-tonari, quale uso il Chiarini nella sua versione deli' Heine, traduee iu modo originale il pensiero e il sentimcnto del poeta. Passiamo sopra a certi ar-diri, a certe bizzarrie, che diremo d' artista, non infrequoiiti, ed ammiriamo la quartina d'ottouari, cbe cosi luelensa presso gli areadi ed i roniantici, qui per 1' alternarsi irregolare di versi sdruccioli, piani e tronehi, per la loro sapiente spezzatura, e la novita delle rime e le assonanze capriccio-samente disposte segue gli avvolgimenti del pensiero e gli conferisce piu volte efticacia particolare. Ecco 1111 esempio, ehe servira non soltanto per la forma della poesia del Vittori, ma anche per lo spirito della medesiina. E il diseorso, che un fantasma nero, somigliaute allo scheletro d' un fra c «che s' asciuga a un palo in vetta». tiene a un popolo di roditori. E il frac le braccia dondola, poi le stinge su le pronc lepri timidette, a esprimere la sua immensa protezione. «Ma sicuro ! Pur che aspetlino, si vedra, si studiera ! se non proprio rape e cavoli, qualelie cosa ci sara ; che se non si accontentassero del possibil, de 1' onesto ; se le lepri digrignassero i dentuzzi troppo presto, oh ma allora io nulla posso, col])a vostra, ahime, sicuro ! Sc sapeste come e duro <]uesto palo, e come č grosso ! Oh, da 1' alto solo io vedo quanto c' e da fare ! che fatica e doiulolare sempre, senza un scivolio ! Ahi m' abbatte il vento ! E il pošto a un altio frac io cedo. Ei sapra (ma non ci ho fede* dondolar con piti bel gesto. Si provveda intanto al mio, purclie troppo non iiiveccbi. Addio cari ! negli orecclii sen to un certo brontolio ! Quanto al palo, sempre siamo di servizio. Front' indietro ! E si chiede seusa, andiamo, quando voltasi il di dietro,» Io per me, giunto jn fond o al volnme, rinunziai, a malincuore ,si, alle molte domande, ehe avevo pronte pel giovane guerriero, e lo salutai inveee: oh segui, ardito, a purgare il giardino della terra a eolpi di spada o di granata, non importa. L' opera tua e bella e santa, ma santa lin lavoro che assolutainente maneava e che sara aecolto con vivo piacere non solo dagli alpinisti, ma pur aneo dagli scienziati. II Cohol, profondo conoscitore della eatena alpina che diede il notne alla nostra regione, ne fa anzitutto una chiara e dettagliata delimitazione e suddivi-sione e poi descrive le varie catene e i vari gruppi dal punto di vista turistko, geogratico, geologico e botanico. Molte a pošto le uoiizie biblio-gratiche che precedono ogni capitolo importante. 1/ opera e corredata di un gran numero di belle incisioni e carte to po grafi che. Un «bravo» di cuore ali' egregio autore. (<• Baceio Ziliotto. Scilotti e convermri capodfatriam del xettevento. Ar-cheografo triestiuo. Vol. III della terza serie. Fasc. 2. XXXI della raccolta. Trieste. Stab. art. tip. G. Capriu 1907. Fra le pregevoli monografie contenute in questo fascicolo interessan-tissima e questa del Prof. Ziliotto, che, indefesso lavoratore e paziente ricercatore della nostra storia, ci ha onnai abituati ai suoi importanti studi, che ci innamorano sempre piu della nostra ling-ua e della nostra coltura, utilissimi sopratutto ai giovani, che amorosi del bello trovano in questi un iucentivo al lavoro intellettuale, che, aftina le men ti, anehe se esse in-dulgono agli studi nuovi, che saranno i benvennti qualora siano corredati da soda coltura ed ispirati al bene deli' unianita. Qnesto suo nuovo lavoro, che e una lettura fatta alla Societa di Minerva la sera del 9 novembre 190(i, notabile per la soda erudizione che vi palesa 1' autore, e per la sua forma e per il suo soggetto piacevolissimo. U'A. ci introduce nei salotti capodistriani del settecento prendendo le niosse dali' autica Accademia dei Risorti, fondata nel . Kiiireiii« Panlin, Giuochi r/iuna.sfici per le neuole femminUi. Libreria editriee F. H. Sehimpflf, Trieste 1907. Nell' intento di sopperire alla mancanza di un coinpleto nianuale di giuochi ginnici femminili, l'A. publica questo suo utile lavoro che viene bene a proposito in aiuto a que' niaestri e quelle niaestre che vogliono, partendo da un principio di sana pedagogia, venir incontro ai bisogni lisici ricreativi degli scolari e delle scolare che ainmaestrano. L"A. descrive ben 50 giuochi in modo chiaro, facile. e intuitivo o ne sono per tutte 1' eta e pe/ due sessi. II giuoco della palla a corda < la\vn-tennis) e trattato in modo esauriente e costituisce una delle parti piu interessanti del lavoro. Anche le norme generali sui soccorsi d' urgenza sono trattato con chiarezza e possono essere utili, che per quanto atteuti e oculati si sia, tal ora non si possono evitare dei leggeri sinistri. II libretto bello, nitido in forma elegante, si raccomanda da se e trovera certo 1' appoggio delle autorita e, de' niaestri che studiano con ainore il progresso nell' educazione in generale. II bravo prof. K. Paulin s' abbia le nostre congratulazioni por questa seconda publicazione d' interesa© scolastico. " C. I)r. ('aiiiillo Depiera, Per le vi.e dello svevtramento. (Confereuza). — Trieste, Tipogratia della Societa dei Tipografi, 1906. Auspice la Societa degli Ingegneri e degli Architelti in Trieste 1' egregio Dr, C. Depiera, mio de' piu intelligenti e laboriosi consiglieri comunali di Trieste, svolgeva in una confereuza 1' aspro e arduo problema dello sventramento della citta. L' argoniento trattato dal lato giuridico e da quello e.conoinicc, sia in rapporto all'espropriazione per cui ci vorrebbe un istituto sjieciale con propria amministrazione, sia iti rapporto a' provvediinenti finanziari e alle (iualitA, deli' impresa, inostra nell'A. non coinuiie talento giuridico e ain-ministrativo. Accennato a'vantaggi del provvedimento, l'A. esamina la possibilita della sua attuazione sot-to molteplici aspetti e precisamente : sulla conipe-tenza de' fattori chiamati ad attuarlo •, sulla costituzione del Consorzio e della formazione delle quote ; sulla procedura da osservarsi; sulla amministrazione e, sulla finanziazione e, sul conseguimento delle finalita del-1' impresa. L' argoniento, come si vede, e complesso, ma 1' A. lo tratta con competenza e chiarezza e spera in line cli' esso suscitera la scintilla che provoca 1' incendio che divampa e divampando purifica. C. Ferdinaiiilo 1'asini. Noterelle lionminiane. Estratto dali' »Archeografo triestino« III serie, vol. III, fasc. 2, XXXI della raccolta. L' A. in questo opuscolo giustitica un suo giudizio su Rosmini e . Francesco Paoli, espresso nel suo lavoro «Un' amicizia giovanile di Niecolo Tommaseo» pubblicato nell'Archoografo triestino S. III v. II (v. 30 della raccolta), discusso in forma tutt' altro che cortese, in una memoria firinata (;. B. P. degli «Atti della i. r. Accademia degli Agiati» Rovereto, Grandi e C., 1906, XII 3 sgg. Senza entrare nel merito della questione ei piaee citare il g-iudizio ehe sni lavoro snceitato deli'A. e sulla succitata memoria di G. B. P., ei da il prof. univ. e seg-retario deli' Accademia di Torino Dott. Kodolfo Ilenier nel Giornale xtori.ro della Letteratura italiana. Egli chiama «giu-diziose« le osservazioni del Pasini sni carattere del Rosmini e del Tom-maseo» e dichiara di «deplorare l'asprezza» della rettifica comparsa negli Atti degli Agiati. M. Carlo Salvioni, G. t. Ascoli e il dialelto friulano. In Meni. stor. fo-rogiuliesi», A. 1907, fasc. ITI, pp. 5. In un'ampia nota l'A. riporta dei cenni e studi sni grande glottologo estinto solo «quelli che il lettore potra consultare con maggior frutto® ; ci piace notare fra qiiesti la eommemorazione scritta per il nostro giornale dali' ill.mo prof. Pasdera. II primo scritto deli'Ascoli si intitola Sidl' idioma friulano e sulla sua affinita colla lingua valacca • 1846 pp. ilo), scritto che fu piu tardi giudicato molto sfavorevohnente. dallo stesso suo autore. «L' assunto di una speciale comparazione tra friulano e rumeno«, dice il Salvioni, «6, data soprattutto la giacitura topografiea de' due territori, tutt' altro che disperato. E io čredo anzi che in tali paragoni, tra friulano eioe e balca-nico, poteva forse maggiormente ahbondare il Bartoli nella sua recente e Uellissima opera sul dalmatico.» L' opera capitale deli'Ascoli sono i Saggi ladini «essi che rappresen-tano il grande nionumento dei linguaggi alpini di origine romana in quella zona delle Alpi che va dal Gottardo al Quarnero». Questi appar-ve.ro nel 1873, come primo vohune, de 11'-4 ir A/jho glottologico italiano. Linguisticamente, frinlani erano, per il passato, anehe Trieste e Muggia ; e. il dialetto tergestino da non confondersi coll'odierno triestino, che e dialetto veneto) gia avea oecupato i'Ascoli nei Saggi ladini: vi rito rn6 poi ne' Cimelj tergestini. «Grande sprazzo di tergestinita giungeva forse nelle parti piu setten-trionali deli' Istria. E sempre il vigile Ascoli che \ i accenna e. cerca e t rova di quelli sprazzi analizzando It testo istria.no del Salviati (Arch. glott. III 468-71)». Le reliijuie ladine a Muggia furono dilig-entemente raccolte. e studiate dal prof. Cavalli ; *) noi crediamo che qualche glottologo dovrebbe intra-prendere alcunche di c.onsimile anehe a Capodistria, dove non poehe sono le, reminiscenze friulane; un ipiartiere p. e. della citta, abitato quasi esclu-sivamente da agricoltori, viene chiamato dal popolo San Pieri; sono molto usate, le parole agudr (fr. cigar, torrente), muss (tale e quale anehe in fr., soinaro), tulugno (fr. tulugn, molinello del carro da fieno); sjiesso ci ac-cadde di udire anehe queste parole lusdr (come in fr., luee i, patdf (come in fr., schiaffo), rordn (fr. ruan, rosso livido), sgardufdr (fr. sgardufd, sea-piffliare), sMadde (come in fr., sputo grasso), truss (come, in fr., caparbio;. zarita (fr. zulte, civetta), ierbci (fr. iarbe, erba), rumegdr (fr. rumid, rosic-chiarej; e non sono certo venete nella desinenza le parole asendss (asi- *) Arch. Triestino, Vol. XIX, fasc. I, 1893. liaceio), boldss (fontana orizzontale), goss (gozzo), forcdss (forconei; inoltre alcuni nomi locali del nostro territorio si riseontrano anehe in Friuli : Flabdn {Flctibano p. S. Daniele e Flaipavo p. Geniona), Pademo [V. cl'Or-saria p. Udine), P rade (Pradis p. S. Daniele e p. Mogg'io) e Risano (R. di Pavia ]>. Udine). Lo studioso ehe avesse ad intraprendere eonsimili ricerche non dovrebbe poi dimenticare ehe al nord e al sud della nostra eitta vi sono estesi territori abitati da coloni venuti dal Friuli : intendiamo parlare della Val d' Oltra e del Lazzaretto. Ma e ora di ritornare al lavoro del Salvioni. «NeIl' articolo su Di un dialetto veneto importante ed ignora to (Arch. glott. XIV, 325-335) T Ascoli viene ad esaminare, snlla scorta degli scritti di Sebastialio Sea-ramuzza, il dialetto di Grado, del quale rieerca i earatteri pecuiiari, e le attinenze da una parte col friulano dali' altra col veneto, e che egli grudica essere un dialetto veneto rappresentante piuttosto 1' antico veneto di terraferma ed anehe deli' estuario che non il veneziano vero e proprio«. Brevi accenni agli studi deli' Ascoli sugli Slavi ed i Tedeschi del Friuli chiudono 1' importante articolo. (s. Relazione sugli sc.avi paletnologici eseguiti nel 1904 dal Dr. Marelie-setti. Estratto dal «Bollettino della Soeieta Adriatica di Scienze Naturali« 1906. Volume XXIII. Di partieolare interesse riesce questa relazione per 1' importaanti scoperte fatte in una grotta j) res s o Aurisina, «inquantoehe esse vengono a provarci per la prima volta con tutta eertezza, 1' esistenza deli' uomo nel nostro paese durante F epoca paleolitica, allorche per i liostri antri e per le nostre sel ve eeheggiavano ancora le urla selvagge delle fiere quaternarie». F. A. Nacelietti, Corrado III tloiani ped e.sta di Mnggia nell' Istria, in »Meni. stor. forogiuliesi« A. 1907, lase. I -11. E un importante eontributo alla storia delle relazioni 1'ra 1' Istria ed il Friuli. Corrado III Boiani, d' illustre easato eividalese, fu pode.sta di Mnggia 1'anno 1402; egli deve essere, stalo molto aniato da qnei eittadini, se la corvispondenza fra lui e il coniune di Mnggia continuo anehe dopo l'anno di suo podestariato. Lo importanti notizie contenute nell' articolo sono desunle da lettere del Codiee diplomaiieo Boiani, ehe viene conservato nel 1!. Museo di Civi-dale; anzi una di queste ('. stampata per intero ed e notevole non tanto come documento storico, quanlo come interessante saggio del dialetto friulano dei seeolo XV». Nell' appendice troviauio gli Statuti da osserrarsi da! Pode.sta di Mnggia, tolti dal citato codiee. . « II N.o di Aprile della pregiata rivista <-La Vedetta* di Fiume e tutta dedicata alla memoria del Carducti; v i notianio un articolo del prof*, (j. (Juarautotto intitolato «G. C. e g-li študenti universitari italiani dell'Austria» (con un viglietto inedito del C.). * Ha incominciate le sue publicazioni la rivista trimestvale «Ma-donna Verona«, stampata a cura del museo civico di Verona. Direttore na e 1'illustre dott. (.iuseppe fclerola, trentino. II valoroso periodico II Bibliografo di Manduria (Leece) nel lase. I, Anno V, si esprime molto favtirevolmente sul con to del nostro giornale. Un grazie di cuore ali' e.gregio confratello. & In una breve nota coniparsa sul N.o di Marzo-Maggio 1907 del »Mondo sotterraneo« di Udine, il dott. (i. Feruglio parla di una nuova suddivisione delle «doline» 'carsiche proposta dal prof. Kncbol su base genetica contro quella del prof. Cvijic che era stata fatta dal punto di vista morfologico. * Nel N.o di Maggio, A. II, 1907 de «La Vedetta« di Fiume, il nostro e.gregio collaboratore O. Vassilich publica un importante articolo su «11 passaggio di Fiume dai Duinati ai Walsee. * E uscito a Cividale il fasc. I II della rivista- triniostrale Memorie Storiche Forogiuliesi, succeduta alle Memorie Storiche Cividcdesi; gii editori, tutti bei notni di studiosi friulani, si sentirono indotti »a spaziar con lo sguardo in piit vasto canipo« anche. perche «adesso con la cessazione delle Pagine Friulane« la terra nostra (il Friuli cioe) viene a mancare di un organo inteso a investigarne come che sia il passato«. & Addi 31 luglio nella roinantica chiesetta di Semedella presso Capodistria furono celebrati gli sponsali della gentil signorina Fidcs /listrihe Gambini eol nostro egregio amico Prof. Giocaruii Quaruntotto. 5 In una notevole relazione sullo stato preselite degli studi riguar-danti le cinte murali circolari (Ed. Anthes in «Bericht iiber die Fortschritte der rdiniseh-germanisehen Forschung im Jahre 1905», Francoforte s. M. 190(11 si danno anche alcune notizie sni castellieri deli'Istria, comunicate alPA. dal prof. Gnirs di Pola, e come tipo si deserive con una pianta e una sezione a pg. 34, il castelliere di Vintian nell' insenatura di Verudella p. Pola. Nella letteratura pero, accanto ai Javori del Gutscher, del Puschi, dello Sticotti e del Gnirs, e dimenticata completainente proprio 1' opera capitale del nostro Marchesetti : i castellieri di Trieste e della Rogione Giulia, Trieste 1903! (DalPArcheografo Triest.«, Vol. III, fasc. II, pg. 387\ 6 Recenti publicazioni geogratiche : R. Aliuagia, I porti delle isole adriatiche. Estr. da Monografia storica dei porti deli' antichita nell' Italia instilare«. pp 44. Roma 1906. R. Alinagia, Sni nomi antichi clelle isole dalinatine. Estr. da «Rivista di storia antica«. pp. 8. Padova 190(i. (». I)i Vita, Dizionario geogratico dei Cornnni della Sicilia e delle frazioni comunali, con brevi notizie storiche. Palermo 1906. F. Pravata. pp. XXVIlI-395. »e Štefani e Martelli, La serie eoeenica doli' isola di Arbe e del (Juarnero. Repa Aee. dei Lineei; Classe di scienze fisiche ecc. lin. 5-6. Roma 1907. ^ Rečen ti publicazioiti artistiche : C. Lanckoronski, l)er Dom von Atjuileia, sein Bau nnd seine Ge-schichte, Vienna 1906. — P. Lugano, Fra Giovanni da Verona, in »Buli. so.nese di storia patria« XII (p. 135-289'i. H cap. V e dedicato a Fra Se-bastiano da h'ori
 
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