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imo xxi.

Capodistria, 16 Settembre 1887.

N. 18.

LA PROVINCIA

DELL'ISTRIA

Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese.

ASSOCIAZIONE per un anno fior. 8; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso

la Redazione.

Articoli comunicati d'interesse generale ei stampano grettamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati.

DOCUMENTI

relativi al processo di P. Paolo Vergerlo vescovo di Capodistria

V.

(Ibidem).

Ill.mo et R.mo Mous. S.or osser.mo

Securamente affermo che molti anni sono cbe io noli ho havuto la maggior contentezza d' animo che quando ho ultimamente ricevuto una di mano di V. S. 111.ma etR.ma; prima, perchè io ho veduta l'amorevole et paterna riprensione che mi fa, credendo che io babbi errato nella mjìtma del Cipata ; poi, perchè ho veduto che con tutto ciò la" prometteva pure di continuar ad amarmi, se bene io non havessi scritto ; infine, perchè la mi ha mostrato da vero signore in che la si tiene offesa, quasi volendo dire: dì su le tue ragioni, perchè hai fatto questa tauto gran leggierezza?

Le bascio le mani di queste tre gran gratie cbe la mi ha fatto, et dico che cosi farò come quella mi comanda, rimarrò di scrivere et a lei et alli suoi preti et tutto insomma farro ciò che la mi accenerà! Et fo professione che non sia persona al mondo che più mi possa regular di Lei. et confesso le imperfettioni mie et d'imprudenza et d' altro, massimamente quando V. S. R.ma me lo dice, et prego Dio che mi governi.

Or quanto alla lettera del Cipata, S.ore, la sta così. Nel mese di Gennaro io mi partì da Trento per intertenermi sul laco fin che venesse risposta di Roma di ciò che s' havesse a fare di me: per la qual mia partita nacque fama che io me ne era andato in Alamagna, et parlandone anche in Muutoa fu uno scempio che intese male et per Vescovo di Capodistria disse Vescovo di Fano, et credeva che quello fosse il fuggito. Il Cipata adunque allhora scrivendomi disse: qui, certi, che non sanno, han creduto et detto che il Vescovo di Fano è passato di là; et soggionse : sarria ben da dire, se queste pezze grosse faceno di questi salti. Mio nipote havendo questa lettera ricevuto, perchè andando io al laco li havea lasciata commissione di aprirle tutte, mostrò quel passo al Vescovo di Fano solo, come per dire vedete che romore et scandalo partorisse lo haver fatto partire dal concilio mio zio, che le persone pigliano le

cose alla roverscia, et ne ragionano. Tanto fu fatto et dall' hora in qua, che liora ne sono pur sette mesi, non se ue è mai più per me parlato nè scritto, nè mandato la lettera altrove, uè pur ricordato. Et non ue veglio altro testimonio cbe M.or di Fauo medesimo: io iure-iurando per Jesù Christo dico che egli è così. Et se è così, io in ciò non barrò errato nè molto nè poco, et anche il povero Cipata, ancbora che poteva far di meno di toccar quel passo non barra però peccato tanto che non possa meritar perdono.

.S.ore ill.mo io non scriverei una cosa tale, quando io ria fossi consapevole d' haver da gennaro in qua scritto, parlato, mandato quella lettera in luoco alcuno : veramente la sta "così. Et molto riugratiando V. S. 111.ma che mi ha fatto grafia di aprirmi la via onde io habbi potuto far questa questa purgatione fo fine et humil-mente mi racc.do a lei. Et farò la obedieutia se anche la mi comandasse che io non toccasse più penna in vita mia fino che la mi restituirà in pristino. Replico che nella causa mia si fa poco più che nulla, non mi vogliono espedir, non vi è cosa alcuna contro di me. pur sopporterò un pezzo, poi farò come m'iuspirarà Dio. Il qual sia sempre vostra guida et vostra consolatione. Di Venetia alli XXIX di Agosto 1546.

S.tor Verg. Vesc.

VI.

(Ardi, di Venezia S. Uffizio, filza n. 2).

Molto Reverendo Signore.

Le Signorie vostre sieuo le ben venute, solo (1) harrei voluto haver un poco più di tempo et non stru-piar me et altri sul fare le diffensioni et le interrogatorie. — Ma sopportarò ogni cosa pur che sia comodo di Quelle. Se qui io havessi nodaro harrei fatto li procuratori più solenni, ma non lo havendo perchè sono in un luogo solitàrissimo li fo hora di mia mano, et poi per un nodaro che mi farò qui (2) venire ratificherò gesta per ipsos constituendo di novo. Procuratori miei adunque fo il m.co m. Zuaabattista Vittorio mio cognato, il R.mo m. Zuane Vittorio suo fiol, il quale de

(1) Nella stampa di E. Comba (1. c.) manca il solo, ed è stampato sono per sieno.

(2) Manca pure il qui.

bora in bora deve venire da Venetia et il Sp.le ni. Zulian del Bello per le cui mani voglio che sieno presentate le difese mie et le interrogatorie. Et alle S. V. R.e di core mi raccomando, et confidandomi molto nella loro iustitia et prudentia non dico altro. Sospettissimi mi sono i frati dove Quelle sono alloggiate, ma ho da fare con savii che gli squadraranno tosto. — Da uu luogo chiamato Zucole a li XVI di Settembre 1546.

S.or Vebgerio vescovo di Capodistria.

a tergo: Alli molto R.i S.i l'Auditor del R.o Legato et Vicario del R.o Patriarca in Capodistria.

VII.

Testimoni richiesti da Pier Paolo Vergerio per la sua difesa, e non uditi in questo suo primo processo per voloutà del Nunzio.

(Aree, di Venezia, S. Uffizio, busta n. 2)

CI.us Dom, Io. Matheus Bembo qui fuit Potestà» et

Cap.us Iustinopolis. Spectabilis vir Dom. Vinc.us Buccina eius Canc.us CI.us Dom. Donatus Maripetro qui fuit similiter Potestas

et Capitaueus tempore quo coepit persecutio. Spect.is D.us Pranciscus Colonna eius Canc.us Mag.cus D. Gabriel Gradouico qui fui Potestas Grisi-gnanae.

Mag.cus D. Daniel Quirino qui fuit coraes Polae. Mag.cus D. Hier. Priulus qui fuit potestas Pirani. CI.us D. M. Antouius de Mulla. Spect.is D. Bernardus Tristanus qui fuit cane. Pirani. Sp.is D.us J. Baptista Pitiauus qui fuit canc. Iustinopolis. R.us D. Io Baptista de Moncalvo ordinis s.i Prancisci. R.dus D. Marianus de Verona ord. Servorum. R.dus 1). Matheus de Schio capucinus. Eximius artium et Med. doctor Dominus llelius capna-

nus. phisicus lustinopolitanus. Ex.us art. med. doct. loannes Secnndus qui fuit phisicus Muglae.

Eximius art et med. doc. D. Io. Baptista Goineus phisicus Pirani.

Sp.is D. loannes lustinianus qui fuit magister ludi Iustinopolis.

Spe.is Dom. Io Dominicus de Tharsia qui fuit magister

ludi Montis falconi. Spe.is Dom. Paulus Pinlius qui fuit magister ludi Muglae. Ord.is S.i Benedecti. Dom.us Sigismundus de Perusia.

Dom.us Andrea de Mediolauo. Dom.us Thomas de Asula. Canonici Polae. R.us I). Io. Andrea Panthera parenti nu s. R.us D. Ludovicus Rasorius. R.us D. Marinus de Marinis. R.us Dom. Michaelinus Turpinus. Ex.us doct. dom. loannes Rosa de Jadra.

Ex.us doct. dom. Frauciscus Fu-

masa de Jadra. Ex.us D. loannes de Jadra.

Sp.is Dom.us Andreas de lonotha' siis de Pola.

Sp.is dom.us Paulus Barbo de Montona.

Sp.is dom.us loannes Pigotius de Opitergio.

Sp.is dom.us loannes Paulus de Bertuciis de Montona.

Mac.us Dom.us loannes Maria Secr.us ili.mi D. Fernandi Gonzaga.

(Continua)

Spettabile direzione,

Spigolo ancora qualche notizietta che potrebbe interessare la storia della piccola mia patria, libero a cotesta direzione di pubblicarla o no. Avendo parlato altra volta di pittori e delle loro opere eseguite per Cittanova, ricordo ora un certo pittore di nome Alvise (il cognome mi è ignoto) di cui lessi la polizza che per haver rinfresca la palla di San Fiero Martire s'ebbe in pagamento lire 84; e per haver indora nella chiesa (duomo) alcuni quadri gli furono contate lire 14. Questo Alvise fu dunque pittore e indoratore, probabilmente di capacità. La data è del 27 novembre 1591. In epoca anteriore, cioè nel 1575, un Alvise religioso, vicario di Santa Maria del Popolo, riceveva per suonare 1' organo nel duomo lire 31 ali' anno. Che cotesto frate sia stato pittore, indoratore e anche musico ? Nel Libro Sacrestia dell'anno 1599 trovai un Alvise Pantera sagrestan. Che questo terzo Alvise sia sempre uno solo ? Si noti che nel 1550 visse in Cittanova un Giovanni Antonio Pantera, autore dell' opera Oe monarchia celeste, la quale dedicò ad Arrigo li re di Francia ; non potrebbe quindi essere stato Alvise Pantera l'artista della cattedrale, siccome quello che appartenne ad una famiglia agiata di Cittanova, ragguardevole per avere sempre coperto cariche municipali, e quindi in relazione con Venezia, sede insigne delle arti belle? .... 11 quadro del San Pietro Martire più non esiste a Cittanova, come più non esistono i quadri dorati ed altri oggetti di merito, quali, per esempio, alcune argenterie, messali miniati su cartapecora, e do ricchi damaschi per i do pulpiti che erano notati così nell'inventario dell'anno 1576.

Trovai ancora che nel 1588 fu ristorata la Chiesa di San Giovanni Battista, in cui si radunava il Consiglio nel secolo XV ; nella nota del ristauro si parla anche di riparazioni dell' atrio. Di questo e della chiesa ci ha lasciato il disegno l'illustre Kandler. La vasca della chiesa conteneva some nove di aqua, che venivano pagate a due soldi la soma e qualche volta due soldi 1' orna. Questo costume di pagare l'acqua risale a tempi remoti e va tino all'anno 1630, che è quello della celebre pestilenza. Non so quando abbia cessato di servire la predetta chiesa ad uso battistero. Nei libri battesimali la trovo ricordata in questo modo : Enrico Bastiano figlio del spett. Sigr. Zuanne Busino e di sua consorte madonna Isabetta, fu batezzato p.mi P. Stefano Bertuzzi, Can. della Cattedrale di questa Magnifica Città nel Battistero di S. Giovanni Battista appressso la Cattedrale,

li 30 Geiiuajo 1600. Fu compare m. Giacomo Viola t comare Iacotna Ferro ; — fumo presenti m. Antonio Pantera ecc.

Trovo ancora nei succitati libri che dal 1030 mese di aprile-al dicembre 1631 soltanto cinque ricevettero il battesimo e sono :

Catina Pollizana

Francesca Beltrame - Modesto

Marco Motiea

Herinacora Marchesaui

Domenica Scaraponi

Tutti cognomi di non dubbia provenienza.

Dò principio adesso ai documenti promessi ancora nel numero scorso, che vi prego di porre sotto il titolo Per la storia di Cittanova in Istria. Intanto vi saluto e perdonatemi se non seppi inviarvi qualcosa di più interessante, ma ad impossibilia nemo tenetur, almeno per ora.

Cittanova nel settembre 1887.

D. V.

PER LA STORIA DI CITTANOVA IN ISTRIA

I

Xos Melchior Trevisani^ prò S.mo Due. Do. \ Veri et. etc. Cap.s Generalis Mar is : tenore presentirmi concedeino a la fedelissima com.tà n.ra de Citanoua de poter condur da Quarnero et de Friuli tavole cinquecento de Albedo p. uso et necessità sua senza impedimento ne molestia de alchuno.

In quo tìdem etc.

Dat. ex Triremi in porta Pareutij die Il.a m.s Ortob. 1498.

Marinus li.

| not. m.to

II

Nos Melchior Trevisanns prò S.mo Ducali D.no Tenetiar. etc. Cap.s Generalis Maris : tenore presen-tium : —- Concederne a la fedelissima comunità nostra de Citanova ecc. per uso di essa città et populo pos-sino con loro Nuncij, et messi trasere da la parte de la Marella, et de la Puglia stara cinquecento for.to, et quali coudur al dicto logo de Citanova per uso in necessità sua come è dicto senza alchuna molestia ouer impedimento. Et valeant prftes somel. et prò una vult. tantum. In quo fidem et.

Dat. ex Triremi in portu Pareutij, die II.a Octob.

j 1499.

Marinus B. not. m.o

(Continua)

2ST o tizi O 11 settembre 1884-

Da tre anni questa data appartiene di diritto ad una pagina gloriosa della storia dell' Istria.

Ella rammenta e rammenterà sempre la scomparsa di una individualità, che è la più grande, la

più schietta, la più pura di quante sorsero mai nella nostra provincia: la scomparsa di CARLO COMBI

Tre anni sono passati come folgore, ina la gratitudine degli istriani per Carlo Coinbi sopravviverà eterna ; avvegnacchè Egli sia stato 1' integerrimo cittadino, che tutto sacrificò sull' altare della Patria, senza ombra di egoismo, d' interesse, di ambizione personale.

E i giorni terribili dei cimenti per la difesa della nostra lingua e della nostra nazionalità, sono pur troppo giunti. Facciamo voti, che ispirata ai magnanimi esempi di Carlo Combi, il solo rimpianto affligga l'Istria di non averlo più a duce e compagno nelle ardue vittorie del pensiero e dell' opera.

Pace all' anima elettissima!

È morto il conte Giovanni Gozzadini di Bologna nell'età d'anni 77, caldo patriotta, forbito scrittore ed archeologo di straordinaria dottrina. In quale stima fosse tenuto il suo sapere, governi, corpi morali e scientifici, compagni di studi, glielo ebbero splendidamente dimostrato col chiamarlo alle cariche più elevate, coli' affidargli gl1 incarichi più importanti.

La festa patriottica data il 4 settembre da Pirano agli ospiti fratelli riuscì, coni' era da attendersi, veramente bene, favorita anche da una giornata di paradiso.

Il podestà onor. Avvocato Fragiaconio salutò gl' intervenuti con nobilissime espressioni. Disse loro che da quella visita trarrà lieti auspici per P avvenire, perchè con essa si alimenteranno sempre più i patti di concordia tra le città sorelle, le quali combatteranno fino „all' ultimo sangue" per tutelare gl' interessi morali dell' Istria e le sue avite tradizioni. Parlarono pure i podestà di Buje e di Capodistria, accentuando anch' essi sul dovere della concordia, che saldamente ed in perpetuo terrà avvinte tutte le nostre città, ed aggiunsero altre parole improntate al più fervido patriottismo. — Durante tutta la festa l'armonia fu ammirabile e perfetta. Applaudite le quattro bande, e l'inno all'Istria fu suonato tra battimani così fragorosi che non finivano mai. In fine fu accolto da segni di ammirazione e da un subisso di evviva un colossale trasparente — „1' astro simbolo di fede" — tinto

di un dolce color rosato e comparso quasi per incanto davanti migliaja e migliaia di persone. Rallegrarono vieppiù la festa e furono molto encomiati i fuochi d' artificio di un bravo artista istriano.

Un atto notarile stilizzato all' antica e colle firme di tredici istriani, tra cui quattro podestà, ricorderà ai posteri il lieto avvenimento; come pure due epigrafi distribuite alla partenza ricorderanno che „solo con incondizionate concordie e saggi reggimenti municipali possono gì' Istriani sperare neir avvenire," il quale sorgerà più lieto ,dalie-glorie inclite del passato e dalle amaritudini dol presente".

Il siguor maestro L. G. ci scrive:

Io sono nel novero di coloro, e sono molti, cbe leggono attentamente gli scritti d1 arte, di storia, e di letteratura, che va pubblicando nella .Provincia" il chiarissimo professore P. T. ili onoro anzi di considerarlo mio maestro ; perciò la critica ch'egli si è degnato di fare sul couto della mia Storia istriana in dialoghi famigliari ha lusingato il mio amor proprio, e io di vero cuore lo ringrazio. Ciò per altro non mi esime dal significargli, — nei modi più umili e rispettosi, — il mio pensiero in quella parte ch'egli non lo ha rilevato, almeno come ho creduto io di manifestarlo.

Taccio delle lievi mende vedute dall'occhio maestro del prof. P. T., abbenchè sieno ìli parte originate da ingannevoli esempi, in parte da sviste, (anche il De Franceschi, per esempio, lascia apparire dal contesto che Sant' Elio sia stato martire), ma circa al giudizio dato sulla forma del libro debbo fare alcune riserve.

Anzitutto non volli premeditatamente calcare le orme del Cantù, nè riparare la nostra storia all' ombra del tiglio villeresco ; e ciò, sia per la tema di diventare uno scadente imitatore, sia per la ragione che le città murate furono, sono e saranno sempre i più sicuri baluardi della nostra nazionalità e coltura.

Ritenni adunque la famiglia essere il sacrario del patriottismo, P altare sopra cui deve mantenersi vivo il fuoco della moderna Vesta. Il signor Arcolani nel .Corriere di Gorizia" (n. 96) ha proprio indovinato il mio pensiero, scrivendo che i cinque personaggi della mia Storia istriana rappresentano tutte le forze della società : „il senno dei vecchi : la maschia virilità del pa- j drefamiglia; la donna maestra prima della lingua nazionale, che da lei, con soave ed espressivo significato, si chiamò appunto Lingua materna; e due figliuoli, rappresentanti le nuove generazioni, alle quali avoli e genitori commettono la cura di custodire e tramandare intatto il sacro retaggio della propria nazionalità." Nè il chiarissimo prof. P. T. può affermare che le donne «assumono un'aria di saccentelle," e .dimostrano di saper così bene la nostra storia," perchè la mia Madre e la mia Zelinda non hanno, in fatto di geografia e di storia, aperto bocca, se non in quanto ogni persona che abbia ricevuto una buona istruzione popolare possa ve-

rosimilmeute farlo. La Madre non ha aggiunto di su che la breve descrizione della grotta di San ServòTò, Zelinda si è ingegnata di ripetere le sue limitate cogni zioni di geografia dell' Istria e di storia romana d( primi tempi, — cose tutte comprese nei programn delle scuole popolari e civiche. Io ritengo perciò che miei dialoghi stiano nei limiti della verisimiglianza, m di quella verisimiglianza che intesero il succitato Canta il Galileo, il Tasso, il Rosmini : non di quella dei ro manzieri e dei commediografi.

Nella storia poi di una provincia io non sapre quali .ameni aneddoti" poter intrecciare: ho procurati soltanto di renderla meno nojosa che sia possibile. S< che quando la materia è grave, anche i dialoghi dei classici sono poco dilettevoli. Quanto .al difetto artistica dell' invenzione e della condotta del componimento" mi! permetta l'illustre critico l'attenuante che io non conosco un buon modello di storia dialogata.

Questa è la mia umile difesa : ciò che non mi toglie di conservarmi sempre il sincero ammiratore del chiarissimo prof. P. T.

Cose locali

L' albo destinato dal nostro Municipio a Edmondo De Amicis è finito e già a quest' ora sarà giunto all' illustre scrittore, che osiamo sperare gli farà buon accetto. Una solida legatura in pelle con eleganti decorazioni in metallo ; un finissimo acquerello sulla prima pagina, fattura dell'egregio segretario comunale Elio Longo, con entro una semplice e succosa, dedica del Municipio donatore'; quindi mn' ricca serie di fotografie eseguite dal bravo sig.r Pietro I)' Andri, le quali rappresentano i punti più notevoli della nostra caratteristica cittadella, — formano un complesso assai bene riuscito, e tale da non essere indegno dell'illustre ospite, che si piacque onorare Capodistria nella sera del 3 febbrajo di quest' anno.

Un nostro egregio concittadino ci invia la seguente domanda :

Nel Catalogo dei Musici (Libro VII), compilato da Ortensio Laudo (Venezia 1552), si trovi un D. Daniello di Capo d'Istria del secolo XVI

Chi ne saprebbe dire di più ?

Bollettino statistico municipale

di Agosto 1887.

Anagrafe. — Nati (battezzati) 21; fanciulli 11, fanciull 10; — morti 37; maschi 11 (dei quali 4 carcerati), femmine 1 fanciulli 11, fanciulle 13 al di sotto di sette anni, nonché 1 maschi nato morto. — Trapassati. 2. F. N. (carcerato) da Spilimbergt d'anni 33 — 13. Furlatich Giov. Batta fu Pietro d'anni 60 — 14 Vascotto Nicolò di Andrea d'anni 10 — 18. P. M. (carcerato) d Store, d'anni 52 : Recht Maria fu Giovanni, d'anni 40 — 20. N. G

(carcerato) da Trieste, d'anni 30 — 21. Michelich Antonio fu Luigi, d'anni 38 — "22 B. 0 (carcerato) da Spalato, d'anni 25

— 27. Camuffo Felice fu Clemente, d'anni 60 — 30. Gerardis "Santo fu Giovanni, d'anni (il ; Giovannini Giovanni fu Francesco, d'anni 78 — 31. Depangher l'aolo fu Giovanni, d'anni 81. Più fanciulli 11, fanciulle 13 al di sotto di sette anni, nonché 1 maschio nato morto. — Nlatrimonii : 7. Antonio Riceobon di Antonio — Luigia Voltolina di Antonio — 9. Luigi Rebek di Francesco — Adele Friessneg di Giuseppe — 11. Colombin Giovanni di Lorenzo — Yattovaz Domenica di Antonio; Hofmann Giovanni di Leopoldo — Carolina Crisman di Francesco — '28. Delconto Nazario di Francesco — Antonia Nezich di Giammaria. — Polizia. Denunzie per furto campestre 1 ; per contravvenzione al regolamento sul possesso de' cani 1 ; per contravvenzione al regolamento sul nuoto 1 ; per pesca abusiva 2; arresti pei .eccessi e schiamazzi notturni 1 ; per maltrattamenti e percosse 1. — Sfrattati 4. Usciti dall'i, r. carcere 9. dei quali fi dalmati^ 1 istriano, '2 triestini.

— Insinuazioni di possidenti per vendere al minuto vino delle proprie campagne 5; per ettolitri 66, litri 47, prezzo al litro da soldi 36 a 40. — Certificati per spedizione di vino 1, per ettolitri 2, litri 54; per condotta d'animali 4 per 6 capi; per spedizione di viti 1; certificati di morale condotta 3; d'indigenato 1; di stabile dimora 1 ; di possidenza in oggetto militare 1 ; per spedizione di uva fresca 3 per chil. 16: rilascio di nullaosta per l'estradazione di passaporto per l'estero 1; per permesso di viaggio marittimo 2; per carta di legittimazione 1; per licenza di porto d'armi 7; estradazione di libretti di lavoro 2 ; permessi di ballo 1. — Animali macellati: buoi 64 del peso di chil. 13023, con chil. 908 di sego; vacche 7 del peso di chil. 950, con chil. 61 di sego; vitelli 61, castrati 205, agnelli 5. — Licenze di fabbrica 0; industriali 0. —

Bollettino mensile delle malattie zimotiche

Capodistria — Angina difterica : rimasti dal mese precedente 0, colpiti in agosto 4, de'quali morti 2, rimasti in cura 2. —Oftalmia granulosa: rimasti dal mese precedente 64; colpiti in agosto nessuno, guariti 13, rimasti in cura 51 — Varicella: rimasti dal mese precedente 1, colpiti in agosto nessuno, guariti 1. — Lazzaretto — angina difterica: rimasti dal mese precedente colpiti in agosto 2, assieme 3; dei quali guariti 1, morti 2.

Appunti bibliografici

Atti e Memorie della Società istriana di Archeologia e Storia patria. Volume III. Fascicolo 1 e 2. Parenzo, Coana 1887.

Il fascicolo contiene : Commissioni dei Dogi ai Podestà veneti nelV Istria con introduzione del Prof. Dr. Bernardo Benussi. Seguono le Memorie della citta e diocesi di Parenzo, raccolte da Mons. Gasparo Negri, vescovo della medesima, ad uso e comodo de' diletti suoi diocesani (continuazione e fine). Viene terzo Giovanni Vesnaver con le sue Notizie storiche su Grisignana d' Istria. Chiude il volume la Bibliografia di L. M. con recensione del libro- — Pola — Seine Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft.. Fine Studìe. Mit vier Tafeln ent-haltend Ausichten und Piane (Pola — Il suo passato, presente ed avvenire. Studio con quattro tavole contenenti vedute e piante). Vienna. Gerald 1886.

Importantissime, come sempre, le Commissioni dei Dogi ai Podestà veneti nell'Istria; e precisamente al Podestà e Capitano di Capodistria, al Conte di Pola, al Podestà d'Isola, al capitano

di San Lorenzo del Paysinatico, ai Podestà di Pirano, Umago, Cittanova, Parenzo, Bovigno, Valle, Diguano, Montona, Grisignana; al Capitano di Raspo, ai podestà di Muggia, di Albona e Fianona, di Bnje, nello spazio di tempo tra il 1312 e il 1521. Eccellente la prefazione del Prof. Benussi, che getta da pari suo uno sguardo sicuro sulla storia. Gioverà al lettore rilevare qua e là alcune osservazioni dell' erudito docente. Le città istriane, rimosso l'ultimo avanzo del feudalismo si ordinarono a comune autonomo ... e intente sopra tutto a mantenere le acquistate franchigie, o ad acquistarne di nuove, trovarono aiuto nei Patriarchi, quando si ribellarono a Venezia, vennero aiutate dai Veneti, quando insorgevano contro il governo patriarchino (pag. 3). Con questa circospetta politica Venezia estese la sua influenza sulle città istriane, poi mutò l'influenza in protezione, da ultimo in dominio. Così la storia, finito il periodo delle vedute parziali, dà ad ognuno il suo, ed è fatta una buona volta la luce. Così si spiega la ribellione di Capodistria nel 1348. Non fu già promossa dal partito patriarchino, ma avvenne per insurrezione di popolo, appoggiato dal Patriarca. Perciò fu punita con eccezionali limitazioni nell'autogoverno ; e il timore di Venezia dovette essere ben grave e fondato, perchè quelle limitazioni durarono dal 1348 al 1394. (In nota pagina 7). Il Capitaneus Istriae dimorava col grosso delle sue truppe a Capodistria nel secolo XIII, sia per la guerra con Trieste, sia perchè il governo non era ben sicuro dell'animo dei Capodistriani (pag. 11).

Altra notizia importante. Sappiamo che i Po-lesi, prima della dedizione a Venezia, cioè sino al 1331, possedevano il diritto di ricorrere in appello dalla sentenza dei loro magistrati alla Curia arcivescovile di Ravenna. Probabilmente gli archivi di Ravenna potranno spargere un po' di luce su questo punto oscuro ma importante della nostra storia, (pag. 8). Come rilevasi da queste commissioni, ottime leggi frenavano gli abusi dei Podestà nei secoli XIII e XIV. Proibito era di accettare servigi, doni, strenne da qualsivoglia abitante (pag, 16), vietato l'esercizio della mercatura (pag. 21). Come queste leggi siano state poi osservate più tardi ai tempi del decadimento della Repubblica, lo sanno anche i muricciuoli. Rimane però intera la gloria di aver quelle leggi stabilite nel buon tempo ; perchè quando in un governo queste ci sono, tornano sempre di qualche freno ai cattivi, e se non altro mantengono vivo il sentimento morale nel popolo, e gli danno un' arma a servirsene legalmente ne' suoi reclami. Ed in base a queste leggi di quando in quando il

popolo otteneva giustizia, come si è veduto nel breve cenno — Sui disordini di Capodistria (Vedi Provincia N. 10, 11, 1887). E così si spiega l'affetto degl'Istriani a San Marco al cadere della Repubblica. E per vero gl'intendimenti di Venezia verso l'Istria furono ottimi fino dal primo tempo del suo dominio. — „Appena venuta in possesso della costa istriana, uvea dato opera ad estendere e a rendere più proficua 1' agricoltura, anticipando alle città le somme di denaro occorrenti per comperare gli animali di cui difettavano. Pensava per tal modo di formare dell'Istria la dispensa della Camera veneta, come, molti secoli prima, era stata la dispensa della Camera imperiale di Ravenna." (Pag. 15).

L' autore della Bibliografia di Pola il quale secco secco sentenzia „il dominio della repubblica aver avuto la politica di non promuovere mai Vinteresse delle città soggette (pag. 199)" farà bene a studiare un pochino la storia nostra. Se poi Venezia non potè mantenere le promesse, se l'Istria decadde sempre più, come ho già dimostrato, se fu fatalmente necessaria più tardi la politica del sospetto, e del dimagrare la stia per non invogliare troppo i vicini, a far man bassa sui polli, San Marco non ne ha tutta la colpa. Ho già dato prove d'imparzialità storica ne' miei poveri studi sull'Istria; posso quindi permettermi il lusso di questa semplice osservazione. E grazie al Benussi che mi ha dato occasione di farla.

Dando una scorsa alle memorie di Monsignor Negri, e trovandovi cose utilissime a sapersi, invano vi ho cercato una qualche memoria sul!' approdo dell' armata navale a Parenzo dopo la sconfitta del Zonchio, e sulla presunta colpa dell'ammiraglio Gri-mani. Questa parte di storia rimane sempre al bujo. (Vedi il mio articolo nella Provincia 1 Maggio 1884) ').

Ed ora delle Notizie storiche di Grisignana del bravo Vesnaver. Strane da vero le condizioni dell'Istria! Mentre in altre provincie italiane tutta la storia si concentra nelle grandi città, e in qualche castello feudale, da noi ogui cittaduzza, con una popolazione inferiore ad un semplice villaggio altrove, ha le sue memorie storiche ; e che memorie ! Così la piccola, ma tanto simpatica Grisignana, posta su su a guardia della valle del Quieto, in mezzo ad uno stupendo anfiteatro di monti e di colli. Questo frazionamento rende sempre più difficile la storia istriana, e nessuno potrà mai vantarsi di conoscerla, se prima non avrà fatto tesoro di tutte le notizie,

') Trovo un po' di luce nell'articolo di D. V. nell'ultimo numero della Provincia. Ne parlerò quanto prima.

anche de' più piccoli luoghi, perchè non di rado queste mettono sulla via lo studioso per fare delle scoperte d'interesse generale. Ben vengano adunque queste storie di Grisignana.

Spigoliamo. Anno 1315. Dietalmo de Reifeu-berg vende a Cozio da Firenze, dimorante a Grisignana una parte del bosco di Grisignana posto fra Visinada e il monte Fomento, presenti Vicario di Pietrapelosa e Lazaro di Capodistria, testimoni. (Codice diplomatico istriano), (pag. 185).

Ed ecco altro fiorentino di parte bianca rifugiatosi a Trieste e nell' Istria dopo la vittoria dei Neri nella proscrizione del 1302. Troppo è noto come cinquanta famiglie fiorentine di parte bianca si rifugiarono a Trieste, si diedero alla mercatura, ed entrarono ben presto nelle magistrature del comune. Tra questi i Coppa dal cui nome anche oggi s'intitola in città vecchia una via dove aprirono fondaco. Alcuni poi, per ragioni di commercio, e per proprietà acquistate, da Trieste si diramarono nelle cittadelle dell'Istria; così il Cozio a Grisignana. I nomi di questi fuorusciti, divenuti cittadini nostri, non appariscono nell' Indice delle famiglie ricordate nella cronaca di Dino Compagni, fatta eccezione degli Ubaldini; ma ciò nulla prova, perchè Dino parla solo dei principali cittadini chiamati più volte a rappresentare la parte bianca: l'illustre Del Lungo ne saprà forse qualche cosa, o troverà facilmente anche i Coppa e i Cozio ricordati nelle antiche carte. Qui però mi sia lecito manifestare un dubbio.. Cozio panni una pedanteria dell'amanuense; forse deve leggersi Cozzi, cognome di terminazione più comune ed italiana. Ma Cozio o Cozzi, non è breve gloria per la piccola Grisignana di aver ospitato un ricco fiorentino, il quale, proprietario di un bosco tra Visinada e il Monte Fonnento, certo non ebbe aspra la via dell'esilio dolce mangiò il pane, e comodamente scese e salì le proprie scale. Così gli altri mercanti e feneratori, gente pratica, non soggetta alle profonde malinconie, non tormentata dai sublimi ideali del grande poeta. Ma se il possesso di un nostro bosco, avrà consolato il Cozzi delle perdute vigne alla Lastra ed a Signa, certo, uomo del trecento non avrà dimenticato del tutto la patria; e spesso in mezzo all'anfiteatro dei monti e dei colli, che incoronano la malinconica valle del Quieto, con la commossa fantasia sarà tornato alla gran valle dell'Arno, ai monti, ed ai colli „popolati di case e d'oliveti" mandando di là dalle lontane acque dell'Adria, tremolanti in fondo in fondo sopra a Cittanova e a Parenzo, un caldo saluto alla patria. I cittadini poi della piccola Grisignana,

italiani tutti, come in ogni terriccinola dell' Istria, trovano consolazioni, affetti, speranze anche nelle carte ammuffite del codice diplomatico: e più che con disprezzo, guardano compassionando ai pochi illusi, i quali si credono di poter incivilire con altre storie il rozzo contadino slavo che ronca su pei monti, e non avrà mai, mai, in Istria, nè memorie, nè patria, finché non avrà accolto per sua la storia della terra che lo ha ospitato.

Ma ve' come il nome di un fiorentino ci ha fatto mutare stile; torniamo adunque a bomba. Le storie di Grisignana danno al Vesnaver occasione di parlare d'un altro fatto molto importante per la storia generale della provincia. Durante la guerra così detta Ungarica a' 26 Giugno del 1357 giunse a Venezia la nuova che a Capodistria, approfittando dell'occasione si tramava contro la repubblica sempre in favore dell' autonomia. „Perciò molti cittadini furono fatti morire, e molti furono relegati ; onde per la sicurezza di quella Provincia fu fatto Governatore delle genti dell' Istria il Conte Angelo di Montefeltro con provvisione di 50 ducati al mese e per assoldar gente da cavalli e da piedi." — Che cosa era accaduto mai ? — domanda il Vesnaver — forse una nuova rivolta? (pag. 195) Ecco in ogni modo giustificate come sopra le misure di rigore Aurate fino al 13 91.

11 Vesnaver ci promette il continua, e noi l'attendiamo con desiderio, dando per ora una stretta vigorosa di mano a lui e a tutti gli amici nella simpatica Grisignana.

Ancor due parole della Bibliografia. Già di sopra si è detto della pretesa dell'anonimo senten-ziante sulla politica della repubblica; due appunti ancora. È in errore 1' anonimo asserendo (pagina 198) che „i Bizantini diedero alla città l'impronta del loro carattere coli' erezione di chiese, specialmente del Duomo fabbricato nel VI secolo per opera del polesano Massimiano, arcivescovo di Ravenna." Troppo è noto invece aver Massimiano eretto la basilica di Santa Maria Formosa o di Canneto, da non confondersi col Duomo, eretto sì nello stesso secolo, ma nel 524 circa, quando cioè si istituirono i vescovati istriani. E dove era un vescovo, certo ci dovea essere anche il duomo. S. Maria è invece del 546.

Si lasci pure al bibliografo in queste recensioni la massima oggettività; quando però l'errore è manifesto sarà opportuno che la Direzione ci apponga in calce una nota di rettifica.

Così dicasi di quell' altro pio desiderio dello scrittore tedesco. — Stabilire Pola capitale del-

l'Istria «perchè è la città più popolata, colle migliori comunicazioni per terra e per mare e coll'in-terno della monarchia, ed ha in sè gli elementi per impedire la formazione di qualsiasi centro nazionale." Una semplice osservazione. Prima di Carlo VI e di Maria Teresa, Trieste contava poche migliaia di a-bitanti ; la città fu ampliata, si eresse la città nova; vennero pei subiti guadagni da ogni parte mercanti, tedeschi specialmente ; Giuseppe II tentò germanizzarla, e Trieste restò Trieste. Sangue italiano, Eccellenza, diceva il vecchio Kandler al governatore. Eistoria magistra vìtae, con quel che segue.

Lucrezio Gravisi istriano da Capodistria (1558-

1613). Notizie raccolte da Gianfilippo Squinziani.

Capodistria, Priora, 1887.

Ricordare le glorie di famiglia, quando queste sono glorie cittadine, non è misero orgoglio, è un dovere. Il dimenticarle, poi, o peggio porle iu ridicolo, affettando popolarità può credersi una bella cosa da qualche pedante dell' 89 ; ma in fondo è grettezza od invidia : grettezza nel nobile che dispregia i suoi vecchi, sapendo di non li potere e-inulare giammai; invidia nel contadino o nell'usurajo rifatto. Bravissimo adunque lo scrittore, che lepidamente s'intitola Squinziani, e raccolse in un opuscolo quanto fu scritto di Lucrezio Gravisi, glòria capodistriana, e per la trafila di Venezia, italiana. Come si ha dalla prefazione, 1' opuscolo è dedicato a un discendente del Gravisi stesso, cioè al Marchese Girolamo fu Giov. Andrea, già milite dell' esercito italiano, ed ora domiciliato a Roma, al quale il sullodato Squinziani è legato con vincolo d'amicizia, che ben si può dire fraterna. E l'uno e 1' altro poi tanto mi tornano nella memoria carissimi discepoli, che d'ogni buona e presente ventura della nobilissima loro famiglia, quasi quasi ne meno vanto come di cosa mia.

A parte i complimenti, 1' opuscolo contiene i vari scritti degli autori che toccarono della tragica fine dell' illustre personaggio, alcuni cenni dello Squinziani stesso, più vari documenti importanti, tra i quali la supplica di Lucrezio Gravisi al Doge Marin Grimani per aumento di stipendio, il diploma di cavalier aurato conferito al Gravisi dal re di Polonia Sigismondo III, e la genealogia di Lucrezio Gravisi.

Per ora ci accontentiamo di questo. Meglio farà il compilatore assimilando i vari racconti, dando unità al lavoro, e regalandoci così una biografia del Gravisi, citato solo a piè pagina le fonti. E a ciò fare potrà studiare a suo beli' agio nell' archivio della

cassi. Di quanto lia eseguito finora, grazie, di nuovo grazio. E glielo dico duo volte, perchè certa gente mi par di sentirla e vederla (li conosco io i miei polli) ridere sotto i baffi per questa pubblicazione. Pur tròppo è vecchi.» vizio i! nostro, ereditato dalla sguiijataggifie dei fannulloni : di ridere di tutto, specie delle glorie passate; è il color locale, è difetto veneziano. Benissimo! con quegli altri amici che abbiamo alle porte, e si vantano discendenti di Marcò Craglievich ! Lo Squinziani anche sotto questo aspetto ha pubblicato opportunemente il suo opuscolo. Giovi il ricordarlo.

P. T.

PUBBLICAZIONI

Tra i bravi ed operosi giovani che fanno, onore alla nostra provincia, si distingue il Dr. Domenico Tamaro, direttore della regia scuola di Grumello del Monte.

Abbiamo avuto altra volta il piacere di far cenno delle sue pubblicazioni : annunziamo oggi due nuovi pregevoli suoi lavori, testé pubblicati. Una traduzione dal tedesco di un'opera assai stimata, con uua prefazione nella quale l'egregio traduttore dimostra i generosi in-tendimeuti che lo hannp mosso a far conoscere gli studi del prof. Kramer agli allevatori italiani, e le sue' larghe vedute sullo sviluppo dell'industria del bestiame in Italia, lu prima pagina si legge: Agli alunni delle scuole pratiche di agricoltura elementare■ — eleninito futuro deWi-talico risorgimento agricolo — questo lavoro il traduttore dedica.

L'altro lavoro intitolato Frutticoltura razionale, parte prima e seconda, è una raccolta di articoli pubblicati nel pregiato periodico II coltivatore di Casale. In queste due prime parti il Dr. Tamàro tratta della moltiplicazione e potatura delle piante da frutto. Entro l'anno prossimo pubblicherà le altre parti a completamento dell' opera Frutticoltura razionale. Raccomandiamo vivamente ai nostri agricoltori che possono sperare una risorsa nella produzione delle frutta, lo studio di questo libro, del quale avremo occasione di scrivere ancora.

Adolfo Krcimer, professore d'agricoltura politecnico-federale di Zurigo. Il più bello degli animali bovini breve e popolare istruzione per rilevare le qualità corporali degli animali bovini, prima versione dal tedesco del prof. Domenico Dr. Tamaro; opera illustrata con 28 incisioni — Bergamo, stabilimento tipografico fratelli Bolis, .1887.

Frutticoltura razionale del prof. Domenico Tamaro direttore della regia scuola di agricoltura pratica di Grumello del Monte. Parte I e II — Moltiplicazione e potatura delle piante da frutto. Estratto dal giornale il ..Coltivatore* di Casalmonferrato. Casale, tipografia di Cassone 1837.

~~CAPVDISTB1A, Tipografia di Carlo Priora.

In corso di stampa: Frutticoltura raziomde-. parte HI delle forme, — IV il fruttetto. — V scelta delle varietà, pomologia. — VI, raccolta e conservazione delle frutta. — VII nemici delle piante da frutto.

Chi manda un vaglia di L. 4 al I)r. Tamaro e Grumello, s'iuteude associato al resto dell' opera che uscirà entro il 1888.,— '

Abbiamo ricevuto un esemplare dello Strolic Furiati di C. Plain per 1' anno 1888 (bisestile). Il lunarietto. uscito come si vede assai per tempo, è vendibile iu Udine presso i principali librai al prezzo di cent 10. La tipografia editrice del Patronato ne spedisce dodici copie franco all'interno ed all'estero a chi manda una lira, anche in francobolli.

La Penna rende edotto il pubblico cbe il primo numero della seconda annata soffrirà un ritardo, il quale si ridurrà a pochi giorni soltanto, e ciò a cagione delle molteplici e notevoli migliorie che si stannò introducendo nella Rivista, del mutamento di tipografìa, dell'attesa di nuovi tipi espressamente fusi, della cessione della proprietà ad altro editore, nonché del cambiamento di Amministrazione, in vista al quale per tutto ciò che concerne detta Amministrazione (abbouameuti. inserzioni ecc.) farà d' uopo rivolgersi a Trieste Tipografia Toma-sicli--Via della Sanità, 11, mentre per tutto cièche riguarda la Redazione si continuerà a rivolgersi come di solito a Roviguo.

11 Petrarca e i Carraresi studio di Antonio Zardo nella Biblioteca scientifico-letteraria edita dal Hoepli di Milano. Si leggono notizie interessanti specialmente "sulle relazioni che il grande poeta ebbe con Iacopo II e Francesco II dei Carraresi, principi di Padova, di questa celebre famiglia eh' ebbe dimestichezza anche coi nostri istriani P. P. Vergerio il seniore, Nicolò Verri ed altri.

Materialismo e dolore del maestro Matteo Gia-nelli è in corso di stampa nella tipografia di L. Bon-tempo in Pola.

Ija Penna in parecchi de' suoi numeri pubblicò uno studio assai importante del Dr. Ermanno Nacinovich d'Albona, intitolato: Un tantino di Rumeno Divagazioni etnografiche.

RINGRAZIAMENTO

Commosso dalle innumerevoli dimostrazioni di sentito cordoglio direttogli da ogni dove iu questi giorni, e dalla affettuosa compartecipazione al lutto che Io colpì per la perdita della sua diletta consorte, il sottoscritto, nell'impossibilità di corrispondere a tante prove di condoglianza, esterna la sua viva riconoscenza alla Spettabile Deputazione Comunale, alle Rappresentanze Ecclesiastiche, Provinciali e Municipali, a' suoi amici ed a tutti quei pietosi concittadini che con delicato sentire lenirono il suo immenso dolore.

Capodistria 16 Settembre 1887.

Avv. Pier' Antonio Gambini

Pietro Jlladonizza — Anteo Grarisi edit. • redat. responsabili

 
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