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Lefonti poetiche delle mascherate di Gabriello Puliti
Avtor(ji): Merizzi, Gianmario (avtor)
Vir: Muzikološki zbornik, 2000, letnik 36
Izvor: Univerza v Ljubljani, Filozofska fakulteta
(oddelek za muzikologijo)

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

UDK 782.91 Puliti:821.131.1-1 Gianmario Merizzi

Mestni glasbenobibliografski muzej, Bologna Civico Museo Bibliografico Musicale, Bologna

Le fonti poetiche delle mascherate di Gabriello Puliti*

Sommario

Rimasta fino ad ora ampiamente lacunosa, la ricerca delle fonti poetiche della Ghirlanda odorifera di Gabriello Puliti (1612), sirivela invece particolarmente fruttuosa dal momento che la quasi totalitä dei testi risulta appartenere ad una produzione d'autore, le Mascherate del poeta popolare bolognese Giulio Cesare Croce (1603), oppure preesistere nelle fonti a stampa di musica vocale prof ana pubblicate a Venezia nei primi anni del secolo XVII. Abbiamo cosi da un lato la possibilitä di illustrare un caso, dawero raro per il repertorio musicale minore (non madrigalistico), di utilizzo intensivo di una raccolta poetica d'autore; dalPaltro possiamo identificare musicisti e fonti musicali che funsero da modello per Puliti al momento della scelta dei testi da intonare, scoprendo per esempio, accanto ai nomi giä noti di Orazio Vecchi e Adriano Banchieri, quello di Filippo Nicoletti con le sue Villanelle del 1604. L'articolo indaga il lavoro di selezione e di intervento sui testi operato, si presume, dal musicista stesso, e rileva accanto agli emendamenti intenzionali anche errori o fraintendimenti nella trascrizione dei testi originali.

Infine le date di edizione delle fonti inducono a ipotizzare una datazione della composizione della Ghirlandapiü vicina all'inizio del secolo mentre l'evidenza della non originalitä dei testi poetici e della loro provenienza da autori e fonti padane (perlo piü emiliane) esclude la

* E necessario che denunci e giustifichi preventivamente i limiti di questo articolo. La ricerca che mi vede attualmente impegnato riguarda i rapporti di Giulio Cesare Croce con la musica. Nel corso di quell'indagine e emerso il dato, di indubbio interesse sia per chi si occupi del poeta sia per chi si occupi del compositore, riguardante le intonazioni dei testi di alcune mascherate del bolognese da parte di Gabriello Puliti. Avrei comunicato tale scoperta nell'ambito dello studio sul Croce, di cui conto di pubblicare prossimamente i risultati, se, nel corso di un incontro del tutto fortuito, la dottoressa Metoda Kokole del Muzikološki Inštitut di Ljubljana non mi avesse messo al corrente del progetto di edizione delle opere di Puliti, chiedendomi di comu-nicare tempestivamente le informazioni in mio possesso e prodigandosi per ottenere lo spazio di questa pubblicazione. Il poco tempo a disposizione non ha consentito che io approfondissi le mie conoscenze su Puliti ne che mi occupassi degli aspetti piü strettamente musicali dell'argomento, che qui si troveranno deliberatamente tralasciati. Ho invece preferito cercare di completare la panoramica delle fonti letterarie utilizzate da Puliti scoprendo alcuni legami interessanti che andran-no approfonditi anche dal punto di vista musicale. Mi auguro che, nonostante tali limiti, questo contributo possa risultare utile ai curatori dell'edizione delle opere di Puliti e alia conoscenza di questo interessante compositore. Ringrazio infine la dottoressa Kokole per Poccasione offertami e per il prezioso aiuto fornito.

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possibilitä di leggere questa raccolta di mascherate come testimone, seppur indiretto, di espressioni culturali istriane.

L'articolo si occupa in modo pressoche esclusivo della componente letteraria tralasciando 1'indagine dei rapporti tra i modelli e le realizzazioni musicali di Puliti. In appendice Pedizione dei testi di Giulio Cesare Croce intonati da Puliti.

Nei primi anni del Seicento il bolognese Giulio Cesare Croce da alle stampe una raccolta poetica di ventisette mascherate «dalle quali - cosi recita il frontespizio, - pigliandosi 1'inventioni si possono fare concerti dilettevoli, et gratiosi, per passa tempo il Carnevale». Quasi un decennio piü tardi Gabriello Puliti dara prova di avere accolto tale invito pubblicando 1'intonazione musicale di otto di quei testi nella sua Ghirlanda odorifera di varijfiortessuta, doe mascherate a tre vod, libroprimo, Venezia, Giacomo Vincenti 1612 e dedicandola a Tranquillo Negri da Venezia il 10 gennaio, agli esordi del periodo carnevalesco.

Per quanto riguarda il repertorio vocale profano minore (non madrigalistico) il fatto riveste carattere di eccezionalitä sia per l'utilizzo cosi intensivo di un repertorio letterario d'autore (sia pure autore popolaresco), sia perche ci offre la rara opportunitä di documentare, con sufficiente probabilitä, il passaggio dei testi poetici dalla stampa letteraria all'edizione musicale.1 Nemmeno nell'ambito poetico e musicale piü aulico e raffinato del madrigale, in cui il ricorso a componimenti poetici d'autore e assai piü consueto, Puliti moströ mai di prediligere un poeta in maniera tanto consistente.2 L'attenzione e Pabilitä del musicista nella selezione di testi poetici 'a tema' erano giä emerse in occasione del suo secondo libro di madrigali (Bad ardenti, Venezia 1609) per il quale Puliti non seleziono piü di 5 testi dalla prima parte delle Rime di Giovan Battista Marino (1602), assieme a Guarini il poeta in assoluto piü utilizzato dai madrigalisti in quegli anni.3 Una piccola rivincita per l'umile cantastorie bolognese cui l'autore dell'Adone zveva voluto indirizzare alcuni versi invero poco lusinghieri.4

Gli studi finora dedicati alia Ghirlanda5 non si sono in effetti preoccupati di ricercare sistematicamente le fonti dei testi poetici intonati, finendo piü o meno implicitamente

Si veda a riguardo Concetta Assenza, La canzonetta dal 1570 al 1615, Lucca, Libreria musicale italiana 1997, pp. 103-104, 129 e in generale il capitolo relativo al repertorio poetico che affronta varie tematiche coinvolte nel presente articolo. Come e noto la nostra conoscenza della produzione di Puliti e lacunosa: manca all'appello almeno il primo libro di madrigali a 5 voci, riportato dal catalogo del libraio fiorentino Giunta, edito nel 1604, che li qualifica come madrigali «pastorali» (vedi O. Mischiati, Indici, cataloghi e avvisi degli editori e librai musicali italiani dal 1591 al 1798, Firenze, Olschki 1984, p. 121.) I. Cavallini (Fortuna del madrigale in Istria, lo cito dalla riedizione in Id., Musica, cultura espettacolo in Istria tra 500 e '600, Firenze, Olschki 1990, pp. 75-93) ne inferisce una scelta di testi di Guarini o Sannazzaro (p. 91). Un esemplare delPopera e attestato nelPinventario dei beni musicali delFarciduca Siegmund Franz di Innsbruck redatto nel 1665 (cfr. Franz Waldner, Zwei Inventarien aus dem XVI. und XVII. Jahrhundert über hinterlassene Musikinstrumente und Musikalien am Innsbrucker Hofe, «Studien zur Musikwissenschaft» IV (1916), pp. 128-147:143. E verosimile che parte della raccolta ducale provenisse da Ferrara e abbia in seguito preso la via di Vienna.

Sempre nei Baci ardenti si individuano inoltre due poesie di Francesco Contarini, due di Pietro Petracci, una di Valerio Buratini, e una di Matteo Piacentini; negli Armonici accenti(l62l) una poesia di Angelica Michelangelo, una di Ottavio Rinuccini, una di un poeta sotto pseudonimo di Esone Accademico Trasformato, e i due madrigali attribuiti nella stampa a Ottonello del Bello e Giambattista Brati. Per l'attribuzione dei testi ho potuto consultare il costituendo Repertorio della poesia italiana musicata dal 1500 al 17ÖOcurato da Angelo Pompilio e Antonio Vassalli. Il repertorio non riporta tuttavia le Mascheratedi Giulio Cesare Croce. Si legga il sonetto LXII della Murtoleide. 5 Mi riferisco a: Ennio Stipčevič, Maskerate Gabriella Pulitija, «Sveta Cecilija» LIH (1983), pp. 60-62, 83-85; LIV (1984), pp. 9-10; Ivano Cavallini, Feste e spettacoli in Istria tra Cinque e Seicento e le mascherate a tre voci di Gabriello Puliti, «Il flauto dolce» XTV/XV (1986), pp. 3-15, poi rivisto e ripubblicato in «Arti Musices» XXI (1990), pp. 99-125 e in Id., Musica, culturaespettacolo..., cit., pp. 165-195. Lecitazionicheseguonofanno riferimentoaquest'ultima edizione.

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per investire il compositore di responsabilitä anche nella confezione dei testi poetici. Gerto, la paternita crocesca dei testi non avrebbe potuto emergere che da uno studio sul versante delle fonti poetične; ma per quasi tutte le altre rime della raccoita 1'utilizzo dei repertori musicalicorrenti6 e sufficiente a rivelarne almeno la preesistenza nel repertorio della musica vocale, consentendo di tracciarne la provenienza da alcune specifične edizioni e di valutare gli interventi che (probabilmente) il musicista stesso operö per adattare i versi alle proprie esigenze.

Il seguente schema, che verrä di seguito illustrate, sintetizza la situazione complessiva che e stato possibile accertare:

Tab.l

G. Puliti, Ghirlanda, 1612 (dalla tavola) Fontl letterarie

1

Vedove sconsolate

2

Donne mal maritate

3

Cantori sventurati

4

Spose contente

5

Villani ch'hanno legata la creanza

6

Dottor Gratian da Francolin

7

Amanti

8

Spazza Camin

9

Pantaloni inamorai

10

Gobbi

11

Ortolani

12   Cavaliero assaltato d'Amore

13   Poeti Bischizzanti

14   Soldati svalegiati

15  Amor di cortegiana incostante

16  Todeschi

17  Astrologi

18   Orbi, e Ciechi affatto

19  Falliti Non musicata)

20  Humoristi

21   Matti

G.C. Croce, n. 1

G.C. Croce, n. 5

?

G.C. Croce, n, 7

G.C. Croce, n. 8

? (G.C. Croce, n. 18: Graziani. Non musicata)

Nicoletti 1604, n. 13

Banchieri 1599 (G.C. Croce n. 20: Spazzacamini. Non

musicata)

GC. Croce, n. 12

Nicoletti, 1604, n. 22

Vecchi, 1601 (G.C. Croce n. 2: Ortolane che

portano insalata. Non mus.)

Vecchi, 1580-1602 (giä in Villanova 1568

e Franzosino 1570)

Vecchi, 1580-1602

G.C. Croce, n. 10

Bonardo 1588, Caietain 1578, Costa 1584

G.C. Croce, n. 4

Vecchi 1601

G.C. Croce, n. 13

NicoLETn 1604, n. 15 (G.C. Croce n. 24: Artigianifalliti.

Nicoletti 1604, n. 18

Partiremo dall'esame dei testi di 'tradizione musicale' lasciando per ultimo l'esame della fonte letteraria crocesca.

Tre soli testi restano privi di tradizione attestabile. Per uno di essi, la 'trasmutazione' di Ancor che colpartire, madrigale di Alfonso d'Avalos reso celeberrimo dalPintonazione di

Si sono consultati: E. Vogel, A. Einstein, F. Lesure, C Sartori, Bibliografia della musica italiana vocale prof ana pubblicata dal 1500 al 1700, Pomezia-Geneve, Staderini-Minkoff 1977; H. B. Lincoln, The Italian madrigal and related repertories. Index to printed collections, 1500-1600, New Haven-London, Yale University Press 1988; II repertorio vocale profano nelle raccolte a stampa delsecolo XVII, a cura di M. Mangani, Roma, Torre d'Orfeo 1997.

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Cipriano de Rore, e in realtä possibile indicare un ventaglio di modelli sia come genere letterario (in cui tra 1'altro Giuiio Cesare Croce non mancö di cimentarsi generosamente), sia nella sua trasposizione musicale inaugurata da Orazio Vecchi nelV Amfiparnaso proprio con questo testo (e con la musica di Rore) e poi applicata da Banchieri a questo e ad altri celebri madrigali nelle sue 'commedie harmonične' a tre voci.7 Ma Ancorche col partire, forse per l'esemplaritä conferitagli dalPinvenzione di Vecchi, resta il testo piü utilizzato per le 'trasmutazioni' musicali; e se i precedenti di Vecchi e Banchieri risultano di particolare importanza per il ruolo privilegiato che questi musicisti occupano nell'orizzonte ispirativo di Puliti, non va scordato il contributo di Andrea Gabrieli,8 principale titolare di una delle piü importanti sillogi di mascherate musicali9 che Puliti, come si dira, quasi certamente conosceva.

Di Banchieri, Puliti riprende VIntermedio di Spazzacamini, nella versione leggermente modificata dalla seconda e di gran lunga piü diffusa edizione della Pazzia senile che si continuava a ristampare in quegli anni.10 Puliti modifica il verso finale in modo da ottenere una ripresa (anche musicale) del distico iniziale, inesistente nel modello.

Puliti, p. 8

Spazza camin

Olä bella brigada

Hü hü spazza cami(n)

Nu sem dalla vallada

Dov nasc'i bon facchi

Nu sgurarem        e fregarem

Coü smozzigü i vos canü*

E farem prest Pero con quest

sia parrechia        formai e pa

e tutto quest farem per un Carli

Olä bella brigada

Hü hü spazza cami.

Banchieri (1599, n. 13) Intermedio terzo di spazzacamini

O la bella brigada,

Hü hü spazza cami.

Nu sem dalla vallada

Dov nass i bon fachi.

Nu sgurarem, e fregarem

Coi smozegü* i vos canü

E farem prest pero con quest

Sia parechiä furmai e pä.

E tutto quest farem per un carli.

Bella brigada hü, hü spazzacami**.

*CII: cami

* 1598: fureghu

** 1598: Bella brigada, sem spazzacami.

Ivano Cavallini ha alacremente illustrato i molteplici legami della produzione di Puliti con 1'opera musicale banchieriana. Nel caso della Ghirlanda, ruttavia, il fatto che il prolifico musicista bolognese sia, accanto a Puliti, uno degli ultimi musicisti a coltivare non

Il rilievo e giä in E. Stipčevic, Maskerate..., cit. pp, 84-85. Le trasmutazioni di Banchieri si trovano nello Studio dilettevolee

nel Metamorfosi musicale, entrambi riscritture a 3 voci deli' Amfiparnaso di Vecchi, e nella Pazzia senile da cui proviene

uno dei testi intonati da Puliti nella Ghirlanda.

Si tratta della giustiniana Ancor che col partire me sento sgagiolire, in Greghesche et Iustiniane a 3 vod, libro I, Venezia 1571.

Mascherate di Andrea Gabrieli et altri autori eccellentissimi a3,4,5,6e8 voci, Venezia 1601. Ne resta un solo esemplare,

purtroppo incompleto.

La prima edizione dell'opera e del 1598; la seconda e del 1599; si conoscono ristampe nel 1601,1604,1607,1611,1617,

1621.

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occasionalmente il genere della mascherata polifonica,11 fa si che, a prescindere da un effettivo legame diretto, non sia difficile trovare affinitä tra la produzione dei due autori nell'ambito di un genere che affonda le radici in un diffuso sostrato culturale, rituale, letterario e teatrale. La mascherata dei Soldati svalegiati ne e un esempio: Cavallini12 coglie nel segno nel segnalare il legame con I poveri soldati venuti d'Ungheria che chiude la Barca di VeneziaperPadova di Banchieri (1605), ma in questo caso il legame e probabilmente indiretto poiche entrambi i musicisti ricavano il testo o il 'soggetto' (nel caso di Banchieri, che scrisse buona parte dei testi delle sue composizioni) dalla poesia di Giulio Cesare Croce che a sua volta lo attinse dalla tradizione (e forse in parte dalla realtä della strada). Cid non toglie che il precedente di Banchieri possa avere incoraggiato Puliti ad utilizzare quel testo o addirittura l'intera raccolta delle mascherate poetiche del Croce.

Ancor piü di Banchieri, Orazio Vecchi deve aver costituito un importante riferimento per Puliti al momento della scelta dei testi da intonare. Nella giä citata raccolta miscellanea di mascherate intestata ad Andrea Gabrieli (1601)13 Orazio Vecchi e quantitativamente il secondo autore presente, con 5 composizioni che non si ritrovano in altre fonti conosciute.14 Tra queste Puliti riprende il testo della Mascherata d'hortolaniin. 11 della Ghirlanda) e quello della Mascherata d'astrologi (n. 17). Mentre il primo resta identico alPoriginale, fatte salve le consuete varianti ortografiche, il secondo presenta delle omissioni. Manca interamente la seconda strofa, contenente un riferimento alia cittä di Correggio dove Vecchi fu attivo dal 1586 al 1593. Esiste perö un'ulteriore spiegazione, piü interessante, per questa omissione: qui (come, con piü evidenza, nel brano n. 15, Amordi cortegiana incostante) Puliti opta per una intonazione di carattere madrigalistico dove la musica ricerca un rapporto espressivo (anche visivo, notazionale) univoco col testo e non si presta dunque ad intonare piü strofe.15 Forse involontaria e invece l'omissione del sesto verso della prima strofa, omissione che crea una lacuna nella sintassi del periodo conclusivo e una conseguente incertezza semantica. Non possediamo tutti i libri parte della stampa del I6OI per verificare appieno questa ipotesi, ma e possibile che Puliti trascrivesse il testo dalla parte del Basso ove quel verso, intonato dalle altre voci, viene in effetti a mancare.

Se concepiamo la mascherata partendo dalla sua componente rituale e rappresentativa che e per tradizione una manifesta-zione collettiva essa appare per vocazione un genere polifonico il cui declino e segnato dall'affermazione della monodia accompagnata. «Noi siamo» e il predicato tipico di esordio delle mascherate, cui si aggiunge spesso, prima dell'indicazione della categoria sociale, il numero (tre, quattro, cinque) dei mascherati che ha naturalmente un rapporto diretto col numero della voci della composizione polifonica. Op. cit, p. 191. Vedi nota 9.

14

Sono presenti inoltre Geminiano Capilupi con due composizioni e Ippolito Camatero con una.

Si veda quanto osserva I. Cavallini, op. cit., pp. 187-188, proprio per questi due brani in relazione all'uso di artifici mensurali.

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Puliti, p 17                                             O.. Vecchi (1601)

Astrologi                                                 Mascherata dAstrologhi ä 6

Astrologi noi siam donne amorose             Astrologhi noi siam Donne amorose

Che col nostro sapere                               Che col nostro sapere

apriam le porte piü remote e ascose            Apriam le parte (porte) piü remote e ascose

delle celesti sfere                                      De le celesti Sfere

E dell'humane cose                                  E de Phumane cose

Voi vedrete in effetto

Che tosto che miriamo                              Che tosto che miriamo il vostr'aspetto

II vostro aspetto e la vostra natura               e la vostra natura

Dir vi saprem ö buona ö ria Ventura.           Dir vi saprem'ö buona ö ria Ventura.

Noi vi farem toccar proprio con mano

Le materie piü sode,

Qual sia COR Regio, e quäl sia cor villano ...

Due altri testi della Ghirlandaprovengono con probability, da opere Orazio Vecchi. Il testo della mascherata n. 12, Cavaliero assaltato d'Amore («Amor con ogni imperio e gran possanza») lo si rintraccia giä in due edizioni della fine degli anni Sessanta del Cinquecento: Delle napolitane di G. B. Villanova libro secondo a 3 vod (Milano, 1568) e Primo libro della raccolta di napolitane a 3 voci di diversi eccellentissimi musici (Venezia, 1570) per la messa in musica di Bernardino Franzosino. Nella fonte piü antica il testo Consta di sette strofe (terzine). Le sole prime 4 hanno un refrain nel terzo verso («A suon di trombe e di tamburi et armi») e questo e forse il motivo per cui le tre rimanenti non si ritrovano nelle edizioni successive.16 Non possiamo escludere che Puliti conoscesse una di queste due edizioni ma e di gran lunga piü probabile che conoscesse la terza fonte a noi nota di quel testo, cioe il Secondo libro delle canzonette a 4 voci di Orazio Vecchi, stampato la prima volta nel 1580 e ristampato nel 1582,1585,1595 e ancora nel 1602. La nostra supposizione e awalorata dal fatto che la medesima raccolta di canzonette contiene anche il testo della mascherata successiva nella sequenza della Ghirlanda (n. 13, Poeti bischizzanti: «O donna ch'al mio danno i ciel ti denno») che non ritroviamo invece in alcuna altra fonte musicale o letteraria nota. Le versioni del Cavaliero assaltato dAmore in Vecchi-Puliti sono sostanzialmente identične e presentano significative varianti rispetto alle due edizioni piü antiche:

Il testo si ritrova perö anche nel manoscritto I-MOe C311, Arie e canzoni in musica di Cosimo Bottegari (1574), c. 51v. Vengono utilizzate le prime tre e la quinta strofa nell'edizione di Villanova. Manca quindi la quarta strofa, presente nella Ghirlanda.

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Villanova

Giä scorr'il campo con belTordinanza

Sopr' un corsier, e porta scudo e lanza

Et d'ogni libertä vita e speranza Privarmi e ftioco e fiainiiia al cor gettarmi

Franzosino

Giä scorre il campo con grand'ordinanza

Sopra un corsier et porta scudo et lanza

E d'ogni libertä vita et speranza Privarmi e flamme efoco al cor gettarmi

VEcera — Puliti (tra parentesi le varianti ortografiche)

Giä scorre il campo con grand'ordinanza

Sopra un corsiero porta scudo e(t) lanza

E d'ogni libertä d'ogni speranza

Privarmi e(t) flamme e(t) fuoco al cor gittarmi (gettarmi).

Il testo dei Poeti bischizzcmti presenta varianti di rilievo nelle due terzine finali:

Puliti, p. 13                                             Vecchi

Lo spirto e Š= e?] sperto e sparto e a ogni     Lo spirto esperto e sparto, e a ogni tuo cenno

suo cenno

Vola veloce ove tua voglia el tira                Vola veloce ove tua voglia il tira

D'amor amaro oime ch'io moro mira.         D'Amor Šamaro ohime ch'io moro mira].

Sel tuo decoro o caro e Š= e?] cura al core Sel tuo decoro ho caro, et cura il core

N'ha, perch'hor non deve dire ardore         N'ha, perche ardire hör dir non deve ardore

Mira ch'io moro oime d'amaro amore.        Mira ch'io moro ohime d'amaro Amore.

La versione utilizzata da Puliti e evidentemente corrotta: le varianti introdueono errori lessicali šsperto, che potrebbe perö essere forma toscana per esperto), logici (tüo invece che suo), grammaticali (viene a mancare il soggetto del verbo ho), metrici (il penultimo verso e ipometro). Di fronte a tali varianti, prima di rinunciare alPipotesi che la stampa del Vecchi sia stata la fonte di Puliti, date le scorse considerazioni, possiamo supporre che 1'astrusita di quest! versi possa aver indotto errori di trascrizione, forse imputabili al musicista, forse alio stampatore.

Se Vecchi e Banchieri sono riferimenti collaudati dell'opera di Puliti, una novitä interessante e invece costituita da Filippo Nicoletti con le sue Vittanette a 3 voci (Venezia,

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1604) da cui Puliti ricavö 4 dei testi intonati nella Ghirlanda (nn. 7, 10, 19, 20). Dopo avere studiato a Bologna con Giuliano Cartari, Nicoletti fu attivo a Rovigo e quindi a Ferrara, sua cittä natale, ove rimase fino alPanno di edizione delle villanelle, assumendo poi 1'incarico di maestro di cappella in S. Lorenzo in Damaso.171 quattro testi in questione, che non ci risultano attestati da altre fonti, restano sostanzialmente identici nella versione di Puliti, fatta eccezione per il verso iniziale del primo di essi che nelPedizione del 1604 recita: «Non favorite Amanti, quest'ingrate». Nella Ghirlanda esso e modificano in: «Non favorite queste donne ingrate». La variante e da attribuire alia rifunzionalizzazione della villanella in Mascherata d'amanti, secondo la didascalia della Ghirlanda-. gli Amantinon sono piü dunque i destinatari del messaggio cantato ma i suoi mittenti, i protagonisti della mascherata; da qui la necessita di modificare il verso d'esordio.18 I testi delle mascherate n. 10 e n. 19 richiamano il genere della quotation villotta, secondo la definizione di Alfred Einstein, includendo, almeno apparentemente, la citazione di una canzone o di un ritornello popolare, nel primo caso il Chiü chiüe Saldo Gobbetto, nel secondo la Fallilella. Richiami, motti, canzonature a danno dei gobbi sono noti e sono soprawissuti fino ai giorni nostri. Si ricorda la celebre Canzone del Gobbo nan, citata nell'incatenatura del Bianchino19 e ripresa anche in una operetta in rima attribuita a Giulio Cesare Croce,20 il cui ritomello «quan, quan» e funzionalmente e foneticamente analogo al «chiü, chiü» della nostra villanella. In ogni caso se citazione c'e questa non si riflette in modo evidente nella trascrizione musicale di Puliti che reinventa il motivi melodici nei due brani conservando piuttosto qualcosa dell'andamento ritmico di Nicoletti: chiü chiü, quale imitazione del verso del cuculo, presenta la medesima struttura ritmica nelle due versioni, ma Puliti preferisce l'intervallo di quarta a quello di terza usato da Nicoletti; i motivi che intonano Saldo gobbetto sono ritmicamente identici nei due autori, ma solo nell'ultima ripetizione 1'intonazione di Puliti utilizza il tetracordo discendente (per sua natura poco identificante) che e alia base delPepisodio in Nicoletti;21 infine le intonazioni della Fallilella non condividono piü di un generico procedere melismatico per quartine di semicrome.22

L'ultimo brano identificato, il n. 15 della Ghirlanda, intitolato Amor di cortigiana incostante («Amor e fatto a punto come il mare») e attestato dai repertori in tre edizioni degli anni ottanta del Cinquecento.23 Non abbiamo elementi per tentare di identificare un'edizione in particolare quale fonte di Puliti, inoltre la distanza cronologica aumenta la probability. di esistenza di una fonte piü recente e sconosciuta.24 Ma il dato importante ci

Nicoletti fu anche poeta. Sul frontespizio della raccolta delle sue Rime spirituali sovra la solennitä del Natale, Roma 1604,

egli esibisce giä la qualifica di maestro di cappella nella basilica romana.

Altre varianti di qualche rilievo: nella medesima quartina «ch'io vi so dire» diviene «che vi so dire»; nel verso finale «Ch'havete

poi da lor» diviene «Ch'havete poi da tor»; n. 13, secondo verso, «no'l canterete piü» diviene «non canterete piü»; n. 20, quinto

verso, «Mi fa pensoso il core» diviene «Mi fa penoso il core».

Camillo Cieco detto il Bianchino, Opera nuova nella qualisi contiene una incatenatura di villanelle, Verona 1629: «questa

bizzarria /... / Che si canta per Milan /... / Quan, quan / Astu visto lo gobbo Nan?»

Le tremende bravatefatte dal Gobbo nan contra coloro che vannogridandoperMilano: Quan, quan hastu visto lo gobbo

nan?, Bologna, Eredi diBartolomeo Cochi 1621.

Si veda la trascrizione in I. Cavallini, p. 190.

Come giä detto, lascio comunque ad altra sede il compito di un confronto musicale approfondito.

Fabrice Marin Caietain, Second livre d'airs, chansons, villanelles napolitaines et espagnolles mis en musique ä quatre

parties, Paris, 1578; Gasparo Costa, 11 secondo libro di canzonette a tre voci, Venezia, 1584; Iseppo Bonardo, Uprimo libro

delle napolitanea3 voci, Venezia 1588.

L'edizione del Bonardo e tuttavia ancora registrata nel catalogo del libraio fiorentino Giunta del 1604, giä citato.

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sembra un altro: delle quattro terzine del testo originale (cos! come lo attestano le tre edizione citate) Puliti conserva solamente la prima. Il caso e analogo a quello giä visto della Mascherata di astrologi, ma qui la scelta di una intonazione madrigalistica, quindi non strofica, e sottolineata dalla modificazione del terzo verso che nelle edizioni cinquecentesche recita uniformemente: «In un medesmo stato non sta mai» mentre nella versione di Puliti il sostantivo stato si tramuta in tempo, offrendo al compositore pretesto per gli espedienti notazionali descritti da Cavallini.25

Le stampe musicali, lo abbiamo teste toccato con mano, costituiscono il canale consueto delPapprovigionamento poetico dei compositori nei generi minori; al contrario 1'utilizzo di una fonte letteraria d'autore, come giä sottolineato, sembra costituire un fatto eccezionale o almeno raramente documentabile. Per questo dedicheremo particolare attenzione alPesame degli otto testi che Puliti trasse dalle rime del Croce.

Giulio Cesare Croce (San Giovanni in Persiceto 1550 - Bologna l609), universalmente noto come poeta, scrittore e cantastorie, popolare e dialettale, autore del Bertoldo e del Bertoldino, non e ignoto agli studi musicologici. Curiosamente questa notorietä non gli deriva dalla sua effettiva attivitä di musicista, di cantore di piazza e (non di rado) di palazzo, solito intonare le proprie rime su un repertorio fisso di arie accompagnandosi con Pinseparabile lira' (una viola secondo le testimonianze iconografiche). La documentazione di questa attivitä e in effetti indiretta e generica, e piü fruttuoso e parso finora attingere alle testimonianze musicali presenti nella foltissima e disparata produzione letteraria del Croce26 oppure investigare i rapporti con musicisti famosi e segnatamente con Adriano Banchieri e Orazio Vecchi27.

Tra le numerose testimonianze musicali Offerte dal Croce, di particolare interesse risulta qui un passo dalla Veglia carnevalesca nella quale s'introducono un bellissimo drapello di cavallieri e di dame e danzare e si šentono varij linguaggi e canzoni et in ultimo una bella mascherata dlortolane che vendono del latte.28 La mascherata in questione e una delle tre che, in un'edizione postuma, venne aggiunta alia silloge utilizzata da Puliti (vedi oltre). I mascherati, che vagano per la cittä, di festino in festino, sopraggiungono al termine della veglia, organizzata in una časa privata, quando ormai aggiorna. La descrizione dell'esibizione e, purtroppo, condizionata dal mezzo poetico:

«Signora Madre!», «Che dice Laurina?»,

«Maschare, mascare, mirate, mirate,

O come le son belle e ben ornate!» «Venite pur inante, Ortolane galante,

Ch'altro che voi per hora non ci resta

Per compimento de la nostra festa.»

Op. cit., p. 187.

Si veda per esempio Pesemplare saggio di W. Kirkendale, Franceschina, Girometta, and their companions in a madrigal

«a diversi linguaggi» by Luca Marenzio and Orazio Vecchi, «Acta musicologica», XLIV (1972), pp. 181-235, poi aggiornato

e ripubblicato in 7/ madrigale tra Cinque e Seicento, a cura di Paolo Fabbri, Bologna, Il Mulino 1988, pp. 249-331.

Croce fu anche in contatto personale con Girolamo Giacobbi, come dimostra la dediča de II mondo alia roversa, Bologna,

Eredi di G. Rossi 1605.

La prima edizione nota e stampata a Bologna da Bartolomeo Cochi 1620. La mia citazione e da una ristampa successiva:

Bologna, Erede del Cochi, s.a. La punteggiatura e stata modernizzata per migliorare la comprensibilitä del testo.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

«Largo, largo Signori che bisogna,

Far luoco ä queste mascare:

In la le banche e di gratia slargate 11 campo se volete, Checantarudirete

Questi Musici rari et eccellenti

Qualche bei Madrigal, se state atenti.»

Chi vuol del Latte, o Donne,

Ecol candido, fresco, bel e sodo

Che non fa sero, o si convene in brodo Ed e polito, e netto,

E di pecora schietto;

Gustatel col cochiaro over col dito

Che sentirete quanto e saporito. Questo rinfresca dentro

E fa buon nutrimento,

Fa bella carne ingrassa e allegra il core

E dela sete estingueil grave ardore. Poi a un 'altra virtü, se nol sapete,

ChevoivoifeliciseŠn]eprenderete.

Perö se ne volete

Fatevi sotto con le pignatelle

Che vi sgocciolarem ben le scodelle.

«Signori ä voi rendiam gratie infinite,

Del favor grande che fatto ci havete,

E con ver dir potiamo che voi sete Unichi a questa etate, Che fra le mascherate

Che viste habbiamo in questa parte e in quella,

II vanto ä questa d'esser la piü bella.» «Horsü l'hora e giä tarda, udite i Galli,

Checantano»...

E singulare, ed affascinante, come la raccolta di mascherate di Puliti con la sua peculiare scelta di testi venga a rinnovare i legami tra Croce e i due musicisti emiliani sü ricordati. Nonostante fossero concittadini non ci sono prove esplicite di un contatto personale tra Croce e Banchieri, ma numerosi sono i debiti del Banchieri letterato con l'opera del Croce e le citazioni che egli dediča al cantastorie.29 Consistenti invece le testimonianze di contatti personali tra Croce e Vecchi, tanto da alimentäre l'ipotesi di un intervento del Croce nella redazione del testo deWAmfiparnaso,50 che costituirebbe un importante

Il caso piü noto e la continuazione di Banchieri della saga bertoldesca cui aggiunge Le auuenture di Cacasennotm, cui si espirano in effetti altri suoi libri di novelle. L'elenco piü completo, sebbene non esaustivo, e in A. Wernli, Studien zum literarischen und musikalischen WerkAdriano Banchieris, Bern und Stuttgart, Haupt 1981; in particolare pp. 44-46,69-72. Il primo a sollevare l'ipotesi e Edward J. Dent, Notes on the «Amfiparnaso» ofOrazio Vecchi, «Sammelbände der internationalen Musikgesellschaft» XII (1911), pp. 330 sgg.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

precedente nelPattivitä di Croce quale autore di testi per musica. Sebbene tale ipotesi non abbia mai ricevuto una verifica definitiva, essa gode non solo del conforto degli indizi biografici ma anche del giudizio stilistico del piü grande, e rimpianto, studioso del Croce, Piero Camporesi:

«a noi sembra che... la presenza crocesca sia particolarmente forte neU Amfiparnašo, ... dove almeno tutta la scena terza deH'atto terzo riteniamo si possa senza alcuna titubanza attribuire alia mano del Croce, esperto anche nel captare e riprodurre la voci e le parlate ebraico-emiliane e nel far rivivere scene di ghetto».31

La redazione di una bibliografia delle opere del Croce e una «fatica improba» che da decenni mette a dura prova la caparbieta degli Studiosi.32 La causa sta nelPestrema prolificita dell'autore (il catalogo, prowisorio, conta 560 opere)33, nella straordinaria fortuna della sua opera, valutabile in una serie esplosiva di edizioni, ristampe e false attribuzioni,34 nella peculiare politica editoriale, funzionale ad un commercio minuto basato su piccoli opuscoli monografici (quando non su ventarole) piuttosto che su raccolte, nella dispersione delle fonti a stampa35, alcune delle quali giä introvabili al tempo del Croce. Anche le Mascherate conobbero numerose edizioni la cui bibliografia contribuisce bene ad illustrare la cifra complessiva del problema.36 La prima edizione nota (fidandoci del dato cronologico desunto dalla dediča) e stampata a Venezia:

Le ventisette / MASCHERATE / piacevolissime / DEL CROCE / Dallequali Šsic] pigliandosi l'inventioni / si possono fare Concerti dilet- / tevoli, & gratiosi, per passa / tempo il Carnevale. / Novamente data in luce. / CON PRTVILEGIO. /Šxil.]/ In Venetia Appresso Nicola Polo.

fascicolo di 48 p. in 12°, con dediča a Berenice Gozadina Gozadini, nobile bolognese, sottoscritta dall'autore in data 20 dicembre 1603.37 A distanza di qualche giorno (sempre sulla base della datazione delle dediche) 1'opera appare anche a Bologna:

P. Camporesi, Ilpalazzo e il cantimbanco, Giulio Cesare Croce, Milano, Garzanti 1994, p. 38.

Per gli aspetti complessivi del problema si rimanda alle indicazioni bibliografiche fornite da Rosaria Campioni, Una 'fatica

improba': la bibliografia delle opere di Giulio Cesare Croce, in Libri, tipografi, biblioteche. Ricerche storiche dedicate a

Luigi Balsamo, a cura delPlstituto di Biblioteconomia e Paleografia Universitä degli Studi di Parma, Firenze, Olschki 1997,

vol. II, pp. 399-420.

M. Rouch, Bibliografica delle opere di Giulio Cesare Croce, «Strada maestra» 17 (1984), pp. 229-272.

Cosi lo ricorda Banchieri nel Discorso della lingua bolognese (cito dall'edizione di Bologna 1629):«... Iuli Cesar Cros, alias dalla

Lira,... al n'hä cumpost piü volum ch'an n'have pil in barba, e tant ru gustos, chi Stampadur al fan cumponr quisi mort cmod

l'e» (G.C Croce, detto dalla Lira, ne ha scritti piü volumi di quanti peli avesse nella barba e fu tanto apprezzato che gli

stampatori lo fanno scrivere anche da morto).

Diversi autograft conserva la Biblioteca Universitaria di Bologna.

Un elenco non esaustivo e in Storie di vitapopolare nelle canzoni di piazza di G. C. Croce. Farne fatica e mascherate nel

'500, operepoetiche in italiano con introduzione e notea cura di Monique Rouch, Bologna, CLUEB1982, pp. 111-112.

Nello stesso volume troviamo una breve presentazione dell'opera (pp. 130-132) e l'edizione di otto testi sulla base

dell'edizione di Bologna 1604 (pp. 199-214). Due soli appartengono alte scelta intonata da Puliti.

Ho consultato Pesemplare conservato alia Biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna.

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MUZIKOLOSKI ZBORNIK » MUSICOLQGICAL ANNUAL XXXVI

MASCHERATE / PIACEVOLISSIME / DI GIULIO CESARE / DALLA CROCE, / Dalle quali pigliandosi llnventioni, si pos- / sono fare concerti dilettevoli, e gra- / tiosi, perpassa tempo il/ Carnevale. I Šxil] / In Bologna, presso gli Heredi di Giovanni Rossi. / M.DC.IIII. / Con licenza de} Superiori.

con la medesima dediča, datata perö 5 gennaio 1604.38 Il contenuto delle due edizioni e l'ordine di presentazione delle 27 mascherate e il medesimo ma, al di la delle consuete discrepanze ortografiche, compaiono talune differenze di rilievo nel dettato di alcuni versi e nei titoli. Si coglie complessivamente una maggiore correttezza nella stampa bolognese, come se fra le due edizioni fosse intercorso un certo lavoro di revisione piü che un semplice miglioramento nella cura tipografica. Una terza edizione nota rientra nei termini cronologici della Ghirlanda-.

CINQUE / MASCHERATE / DEL CROCE, / Con Š2] Ottave alia Siciliana, da reci- / tarsi nel tempo di Car- / nevale. / Date in luce da me Zan Scarpetta. /Šxil.]/ In Modona, per lo Cassiani, 1609 / Con licenza dei Superiori59

Tuttavia essa non solo pubblica una scelta delle mascherate ma ne seleziona le strofe, omettendo per i due componimenti utilizzati da Puliti e qui inclusi (Todeschie Donne mal maritate) strofe che ritroviamo invece nell'edizione musicale.

La fortuna editoriale delle mascherate del Croce si protrae ben oltre il 1612, anno di pubblicazione dell'opera di Puliti. Per quello che ci e dato di conoscere (ed e certamente una frazione di quanto dovette passare sotto i torchi), l'anno seguente, 1613, Bartolomeo Cochi stampa due ventarole (ma e assai verosimile che non fossero le uniche) riportanti ciascuna il testo di una singola mascherata ( Vedove che vanno piangendo i loro mariti e Pantaloni innamoratt) corredato da una xilografia rafflgurante i personaggi in questione. Lo stesso Cochi ristampa la raccolta completa nel l6l6, mentre nel 1621 essa e ripubblicata a Venezia presso Ghirardo Omberti. In quegli stessi anni vede la luce a Bologna una nuova edizione intitolata Le trenta mascheratepiacevolissime... data alle stampe prima dagli Eredi di Bartolomeo Cochi40 quindi da Antonio Pisarri.41 Come si desume dal frontespizio, si aggiungono tre nuovi testi sulla cui effettiva attribuzione crocesca non e qui il caso di dilungarsi.42 Un'edizione tardiva di tre soli testi, di cui uno nuovo e spurio, appare ancora nel 1661 a Spoleto presso Gregorio Arnazzini col titolo Mascherate bellissime da cantare il Carnevale.

E possibile che proprio la diffusione di una versione musicata abbia contribuito a promuovere la fortuna editoriale di questi testi, secondo un fenomeno giä noto al repertorio

Bologna, Biblioteca delPArchiginnasio. Ecco l'unico passo della dediča in questa sede degno di qualche interesse: «Š•••] per le molte cortesie, e favori, da lei ricevuti, fuora d'ogni mio merito, le vengo hora appresentare queste mie giocose Mascherate, per picciol segno di gratitudine, dalle quali spero, ch'ella sia per cavarne gustevole trattenimento, se non nella sufficien-za del verso, almeno per le piacevoli, e varie inventioni di esse. Š...]»

Se ne conosce una ristampa (Trevigi, Angelo Righettini 1624) da un manoscritto che la ricopia conservato presso rArchiginnasio di Bologna.

E nota una edizione non datata e una ristampa del 1628.

Senza data. In tutti gli esemplari a me noti un listello con dicitura «Girolamo Cochi» e applicato sopra il nome dello stampatore originale. Uno corrisponde comunque alia Mascherata di ortolane dalla. Veglia carneualesca, sopra trascritta.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

canzonettistico. Vale la pena di osservare che, con l'eccezione di quelle modenesi, tutte le edizioni citate continuano a riportare Pinvito all'utilizzo canoro dei testi neH'ambito del carnevale. Di piü, le edizioni delle Trenta mascheraterecano sul frontespizio due diverse xilografie (figg. 1-2) che ritraggono tre personaggi mascherati di cui quello centrale suona uno strumento musicale. Le illustrazioni delle citate ventarole non mostrano strumenti musicali ma le 'vedove' e i Tantaloni' raffigurati sono ugualmente in numero di tre, e l'idea che in ciö si possa leggere il riferimento ad un'esecuzione, e quindi a una composizione musicale, a tre voci appare suggestiva, per quanto ipotetica.

A fronte di una provata dinamicita della tradizione, l'importanza di identificare con sicurezza la specifica fonte letteraria utilizzata da Puliti, al fine di valutare motivazioni e criteri di selezione, estensione e dettagli degli interventi sul testo poetico, appare evidente. La precedente lista bibliografica non esaurisce owiamente le fonti delle mascherate del Croce cui Puliti potrebbe avere avuto accesso: un'ulteriore edizione non nota, una copia manoscritta o anche una fonte musicale, come per gli altri testi della Ghirlanda. Tuttavia, alio stato attuale delle conoscenze, appare verosimile che Puliti abbia utilizzato l'edizione veneziana del 1603.

Rispetto alPedizione bolognese del 1604, l'edizione veneziana aveva naturalmente maggiori probabilitä di giungere tra le mani di un lettore attivo tra Trieste, Muggia, Capodistria e Pola. La considerazione, di per se certo non sufficiente, trova conforto nel confronto tra le due redazioni (d'ora in poi Venezia 1603 e Bologna 1604) e i testi riportati nell'edizione musicale (Puliti 1612). Le citate discrepanze a livello ortografico tra le due edizioni poetiche (punteggiatura, accenti, elisioni, troncamenti, apostrofi, uso delle maiuscole e, in minor misura, varianti lessicali) non consentono di stabilire la paternitä di Puliti 1612 dal momento che anche nella redazione di quest'ultima sono intervenuti, a questo livello linguistico, analoghi meccanismi di alterazione piü o meno casuale. Si veda quale esempio la seguente strofa dalla Creanza legata dai villani(mascherata n. 5, terza strofa in Puliti 1612) dove, a fronte di una coerenza, in questo caso sicura, nell'uso delle maiuscole nelle due edizioni poetiche, l'edizione musicale offre una lezione promiscua:

Puliti 1612

Ch'io non fui si tosto entrata

Frä le mandre, e frä gli ovili,

Che da lor fui assaltata,

Con Zappon, Vanghe, e Badili,

Et altri ordegni

Vili, et indegni,

Come fan fede i Villaneschi

sdegni.

Venezia 1603

Ch'io non fui si tosto entrata

Frä le Mandre, e frä gli Ovili,

Che da lor fui assaltata,

Con Zappon, Vanghe, e Badili,

Et altri ordegni

Vili, et indegni,

Come fan fede i Villaneschi

sdegni.

Bologna 1604

Ch'io non fui si tosto entrata Frä le mandre, e frä gli ovili, Che da lor fui assaltata Con zappon, vanghe, e badili, Et altri ordegni Vili, et indegni, Come fan fede i villaneschi sdegni.

Fortunatamente 3 mascherate mostrano nel dettato di alcuni versi discrepanze piü rilevanti che lasciano pochi dubbi sulla discendenza di Puliti 1612 da Venezia 1603 piuttosto che da Bologna 1604. Cosi nella mascherata delle Malmaritatein. 2 in Puliti 1612, strofa 5, versi 1-2 e strofa finale):

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MUZIKOLOSKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

Puliti 1612

Ei se'n van co i loro amici A cavar tutti i capricci, ...

Mä perche potrian trovarci Qui per strada a lamentarci Ci vogliamo andar con Dio

Siam vostre a Dio.

Venezia 1603

Ei se'n van co i lor amici A cavar tutti i capricci, ...

Mä perche potrian trovarci Qui per strada, a lamentarci Ci volgiamo andar con dio, Siam vostre, ä Dio.

Bologna 1604

Ei sen van co i loro amici A cavarsi i lor caprici...

Ma perche potrian trovarci Qui per strada, a lamentarci, Sara ben ci andiam con Dio

Siam vostre, a Dio.

11 caso della mascherata delle Spose contente (n. 4 in Puliti 1612, penultima strofa) sembrerebbe a prima vista deporre a favore di Bologna 1604, ma cosi non e:

Puliti 1612                                Venezia 1603

Perö cantando andiamo             Perö cantando andiamo

In questa, e in quella parte, In questa, e in quella parte, Ch'il buon tempo c'habbiamo, Ch'il buon tempo habbiamo,

Tal gioia ne comparte ...

Tal gioia ne comparte, ...

Bologna l604

Perö cantando andiamo

In questa, e in quella parte,

Che'l buon tempo,

c'habbiamo,

Tal gioia ne comparte; ...

11 palese errore nel terzo verso in Venezia 1603 (che determina tra l'altro un'ipometria) venne evidentemente corretto sia in Bologna 1604 che in Puliti 1612; ma per qualche motivo la lezione originale errata venne mantenuta nella parte del Basso che recita: «Ch'il bon tempo habbiamo». Caso del tutto analogo nella Creanza legata dai villani(n. 5 in Puliti 1612, strofa 4):

Puliti 1612

Dopö havermi per villaggi Strascinata, e per le vie, ...

Venezia 1603

Dopö havermi per i villaggi Strascinata, e per le vie ...

Bologna 1604

Dopö havermi pe' villaggi Strascinata, e per le vie, ...

dove la parte del Basso mantiene 1'ipermetria di Venezia 1603-

Se ammettiamo che Puliti avesse a disposizione le 27 mascherate di Venezia 1603 piuttosto che una loro selezione (per esempio una raccolta di ventarole), e necessario individuare motivi e criteri che guidarono la selezione degli 8 testi. Ecco l'elenco delle mascherate nell'edizione del Croce dall'indice di Venezia 1603'(pp. 5-6), in grassetto quelle musicate da Puliti:

Tab. 2

1. Vedove che vanno piangendo i loro mariti morti (Puliti n. 1; 4/4)

2.  Hortolane che portano insalatte, frutti, fiori et c.

3.  Balie che vanno cercando bambini da lattare

4. Todeschi fugiti de loro paesi per sospetto della guerra (Puliti n. 16; 7/7)

5. Donne mal maritate (Pulitin. 2; 8/13:1-5, 9,12-13)

6.  FanciŠu]lli che menano Amor legato per la cittä

7. Spose contente che narrano la bonta de lor mariti (Puliti n. 4; 6/9:1-3, 6, 8-9)

8. La Creanza legata da i Villani (Puliti n. 5; 6/10:1, 3-4, 6, 8,10)

9.  Imitatrici da fiori di seta artificiosi

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10. Soldati svaleggiati che vengondiUngaria(Pw/#/n. 14; 7/16:1-2, 4, 6,14-16)

11. Le Virtü che vanno cercando la Cortesia

12. Pantaloni innamorati (Puliti n. 9; 6/14: 1, 3-5, 7, 13/14)

13. Ciechi guidati d'Amore (Puliti n. 18; 4/4)

14.  Facchini di Val brombana

15.  Steccalegni che cercano zocchi da stellare

16.  Scardassini da lana

17. Ministre di Venere che vanno cercando Amore

18. Gratiani

19. Cuciniere

20.  Spazzacamini

21.  Donne che vanno cercando da far bugate

22. I corrieri d Amore

23. Formaggieri

24. Artigiani falliti

25. Ministre d'Amore

26. Pentolari

27. Contadini innamorati.

La concentrazione dei testi utilizzati da Puliti nella prima meta della raccolta sembrerebbe in effetti awallare l'ipotesi che il compositore abbia avuto tra le mani una fönte parziale (es.: Le tredici mascheratepiacevolissime...). A rafforzare tale impressione, 3 delle 4 mascherate che vertono su soggetti presenti nella Ghirlanda (Graziani, spazzacamini, ortolani, falliti) ma i cui testi Puliti trasse da altre fonti (vedi tab. 1), sono localizzate nella seconda meta della raccolta.

L'analisi dei testi croceschi rende pero plausibile una diversa conclusione. Esiste un'effettiva bipartizione della raccolta determinata dalla differente struttura dei testi poetici. Le mascherate dalla n. 14 alia n. 27 sono infatti monostrofiche: le numero 24 e 27 sono sonetti; negli altri časi si tratta di canzonette con una lunghezza che va dai 10 ai 21 versi e una struttura analoga a quella della Mascherata di ortolane che vendono latte dalla Veglia carnevalesca sopra riportata, dove la successione di endecasillabi e settenari e la struttura delle rime, pur con prevalenza della rima baciata, presentano irregolarita tali da impedire Particolazione in strofe simmetriche, salvo un deciso intervento poetico di rimaneggiamento.43 Nel repertorio musicale della canzonetta i testi monostrofici non sono certo rari ma 1'80% di essi non supera i 6 versi e non si danno časi in cui superino i l6.44 Sembrerebbe dunque che per i testi raggruppati nella seconda parte della raccolta in Croce Pambizione poetica abbia prevalso sulla funzionalitä musicale, owero che il poeta auspicasse un tipo di intonazione piü raffinato, come suggerisce il fatto che nel citato passo della Veglia carnevalesca egli non usi il termine 'canzonette' bensi 'madrigali'. Puliti moströ comunque di non gradire questi testi, predilegendo le forme polistrofiche della prima parte. Lo conferma lo scarto della Mascherata di ortolane (n. 2) la cui struttura rimica funge da incatenatura tra le terzine di cui e composta, rendendo anche qui impossibile un'articolazione in strofe che avrebbe dovuto essere necessariamente

La prassi e attestata in časi di trasformazione di madrigali in canzonette. Si veda C Assenza, op. cit., pp. 110 e sgg. Ibid., p. 143.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK ♦ MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

selettiva vista la lunghezza del testo consistente perbuona parte in una enumerazione di ortaggi.

Un altro tipo di forma poetica che non dovette incontrare il pieno gradimento del musicista e quella, obsoleta, della barzelletta di ottonari che accomuna le mascherate n. 3, 6 e 11, tutte scartate. Le mascherate n. 4 e n. 10, pure 'in barzelletta', furono invece mantenute probabilmente in virtu della particolare Čm;člinguistica (n. 4) e della singolaritä del soggetto (n. 10) giä apprezzato da Banchieri.45

Certamente piü difficile risulta individuare criteri legati al contenuto dei testi. Uno di essi potrebbe essere identificato nel carattere locale, bolognese, che si riscontra in almeno tre mascherate escluse: la n. 3 (Balie di montagna,46 che dichiarano di provenire «sin dal Alpi Pistoiesi»), la n. 24 (Artigiani falliti con i loro cappelli verdi in capo alVuso di Bologna), e la n. 9 šDonne imitatrici di flori di seta, attivitä fiorente nella cittä emiliana). Quest'ultima mascherata non sarebbe infatti stata scartata per motivi formali, presentando struttura identica o affine alle mascherate n. 1, 7 e 13 che vennero invece intonate. A prescindere dalla sua struttura formale, la mascherata n. 14 sarebbe comunque stata scartata per un motivo ancora differente. E questo l'unico testo in cui Croce indica il numero dei personaggi:

Fachini di Valbrambana Cinque Fachi nu sem

Vegnut chi lö Segnur,

Per si dol bel Pais de Valbranbana...

Dal momento che tale numero deve corrispondere a quello delle voci musicali e che la metrica non consente la sostituzione di 'cinque' con tre', il testo sarebbe risultato inutilizzabile. Anche qui il riferimento alle cinque voci conferma l'impressione che il Croce auspicasse per i versi della seconda parte (introdotta proprio dal presente testo) un destino piü gratificante di una modesta intonazione canzonettistica a tre voci.

Un secondo livello di selezione del materiale poetico riguarda le strofe delle singole mascherate (cfr. tab. 2)47. Nel caso dei testi piü corti, n. 1,4 e 13, l'edizione della Ghirlanda conserva tutte le strofe, ma nei restanti cinque testi, che contano da 9 a 16 strofe, la selezione era inevitabile. Che non si trattasse tuttavia di un semplice problema di spazio disponibile sulla pagina stampata lo rivela il fatto che per le mascherate n. 2,4,5 resterebbe posto per un'ulteriore strofa, mentre ciö non accade per la mascherata n. 14 che, come giä osservato, dovette riscuotere un particolare gradimento presso il compositore. La selezione appare tutt'altro che meccanica anche se mantiene in ogni caso la prima e Tultima strofa (contenenti presentazione e congedo), e predilige spesso le strofe ad esse attigue. Una parziale eccezione si riscontra nella mascherata dei Pantaloni inamorai che in Puliti ricava la strofa conclusiva cucendo quartina iniziale e distico finale dalla penultima ed ultima strofa del Croce.

Vedi quanto piü sotto osservato circa la selezione delle strofe per questi due testi.

Riporto in questo caso le intitolazioni, piü estese, che precedono ogni testo.

Vi si indica sotto forma di frazione il numero delle strofe intonate rispetto a quelle originali e la posizione delle prime nella

fönte poetica.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

Puliti, n. 9                                              Croce, n. 12

Donca fie care, e belle                              Donca fie care, e belle

De la sentenza vü,                                    De la sentenza vü,

S'in questo le ha tort'elle                           S'in questo le hä tort'elle,

O veramente nü;                                      O veramente nü;

Elle ä starne ä soiar,

E nü ä volerle amar.

Penseghe un poco sora

Vü c'have'l cervel san,

E spende una mezhora

Per nü, perche doman Tornarem sel ve par                                 Tornarem sel ve par

Aldirve a sententiar.                                  A udirne sententiar.

Complessivamente il trattamento dei testi selezionati appare straordinariamente conservative) se consideriamo che su 48 strofe poco piü di una decina sono le discrepanze testuali di qualche rilievo, aleune delle quali probabilmente involontarie, come nella Mascherata di Pantaloni dove il verso tronco «Certi visetti d'or» e reso piano («oro») a scapito perö della rima con «amor» e dove il verso «Quai semo qua arivai» diviene un goffo «Qui semo qua arrivai». Accanto ad opportuni interventi correttivi del testo poetico originale (oltre ai časi giä illustrati: «Ne cosa desiamo / da lor ch'in un momento noi 1'habbiamo» šSpose contente) diviene, piü sensatamente «Ne cosa desiamo / da lor ch'in un momento non 1'habbiamo»;48 «vanie» nella mascherata dei Tedeschie correttamente riscritto «vaine» (da 'Wein' = Vino'); i versi ipermetri «Noi siamo spose contente» (dalla mascherata omonima) e «Che ritrovarsi di lume in tutto privo» (Ciechi) sono regolarizzati in «Noi siam spose contente» e «Che trovarsi di luce in tutto privo»; etc.) non mancano interventi meno limpidi («Vi chiedŠi]am per pietade / un po di caritade» (Ciechi) mutato in «Vi chiediam perdone / un po di caritade») e časi di palese equivoco come quello della voce straniera «Edelman» (gentiluomo) dalla mascherata dei Tedeschi che, non compresa, e trascritta come una proposizione, «E del man», priva di senso.49

Una tale fedele rispondenza della trascrizione della Ghirlanda all'originale poetico ribadisce da un lato l'atteggiamento singolarmente compiacente del compositore nei confronti dell'opera poetica del Croce, dall'altro costituisce un'ulteriore autorevole conferma della probabile dipendenza di Puliti 1612 da Venezia 1603.

Quanto esposto relativamente all'aspetto testuale offre la possibilitä di alcune considerazioni generali e conclusive sulla raccolta della Ghirlanda. La datazione delle fonti elencate, che videro la luce attorno agli anni 1601-1605, se pone un sicuro termine post quern induce anche a sospettare che Puliti possa avere quantomeno iniziato la composizione delle sue mascherate giä attomo al 1605. E d'altra parte lo stesso compositore

In questo caso Venezia I603e Bologna 1604coincidono e, di nuovo, la parte del Basso in Puliti l6l2nport2. la versione

originale della fonte poetica.

Il medesimo fraintendimento e nella citata edizione di M. Rouch.

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MU2IKOLOSKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

nelPesordio della dedicatoria a riferire: «Questa Ghirlanda che di varij fior quest'anni passati da scherzo tessei solo per mia ricreatione e diletto...», ma il passo non e stato messo nel debito risalto da Ivano Cavallini50 per un errore di trascrizione che ha ridotto il riferimento cronologico ad un singolo «anno passato».

Va invece sicuramente confermato il giudizio espresso da questo studioso51 circa 1'ispirazione padana (potremmo precisare emiliana) della raccolta, resa evidente dall'utilizzo dei testi poetici del Croce e di quelli giä intonati da Banchieri, Vecchi, Nicoletti, e la conseguente assenza di elementi specificamente istriani auspicati dal citato studio di Ennio Stipčevič. Il riconosciuto carattere di «esercizio intellettualistico»52 della raccolta, e espressione di un distacco dalla fonte rituale popolare e di un ripiegamento su un repertorio artistico preesistente che Puliti portö con se dalla sua «terra d'origine». E ancora la dediča a rivelare come la raccolta fosse nata per un uso domestico, solipsistico e quasi snaturante nella sua destinazione strumentale («sonandola tal volta nel Liuto, nella Cetra, et in altri strumenti»).53 Non a caso la Ghirlandaappare lontana da una funzionalita rappresentativa. Molti dei testi messi in musica non erano, originariamente, mascherate bensi villanelle rifunzionalizzate solo 'nominalmente' con la semplice apposizione del titolo, e un brano come, per esempio, Amordi cortigiana incostante conserva evidente il suo carattere lirico' piuttosto che 'rappresentativo'. Inoltre l'edizione non possiede nulla delPapparato di indicazioni sceniche che correda le mascherate di Gabrieli (1601) o che introduce molte opere di Banchieri. Infine alcune caratteristiche dei testi musicali segnalate da Cavallini, quali il ricambio del trio vocale in almeno sette organici diversi, o il ricorso alia Augenmusik,54 inibiscono evidentemente l'ipotesi di una precisa ricerca di funzionalita rappresentativa. Vien fatto di pensare piuttosto, per richiamare in causa un modello caro a Puliti, all'astratto e colto 'teatro delPudito' coniato da Orazio Vecchi.

P. 184.

Op. cit., p. 177.

Ibidem.

Contrariamente a quanto ancora recentemente ha sostenuto Ennio Stipčevič, Gabriello Puliti. Ranobarokni skladatelj u

Istri, Zagreb, Sveta Glazba 1996, p. 12, nessun passo della dedicatoria e interpretabile come testimonianza di una esecu-

zione delle mascherate presso la dimora del dedicatario.

Op. cit., pp. 184,186-187.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

LE TRENTA.

MASCHERATE

PIACEVOLISSIME

Di Giulio Cdarc Croce,

&aih quali piglUndo tlmentimu

JifoJfonofanconcmidiUtUMlit

ml tempo ds Camonak,

ia jlologni per ftirolanio.

Bologna, Biblioteca dell'Archiginnasio

Appendice

Edizione delle rime di Giulio Cesare Croce messe in musica da Gabriello Puliti secondo Venezia l603

L'ordine delle mascherate e quello di Puliti 1612. Criteri di trascrizione: si e distinta la u dalla v secondo Puso moderno; e stata unificata la grafia della s ; & e stata trascritta et.

Mascherata prima

Vedove che vanno piangendo i loro mariti

morti

Vedove sconsolate in bruna veste Tutte dolenti, e meste

Sospirando d'intorno

Andiam la notte, e 1 giorno

Pe' nostri fidelissimi mariti

Quai sono (ahi lasse noi) di vita usciti.

Perche essendo da loro abbandonate In assai fresca etate,

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

Hora proviam ch'importe

Restar senza Consorte

Ne creduto havrian mai che patir tanto

Dovesse chi non ha Marito ä canto.

Perö voi, che dal Ciel vi vien concesso

D'haver marito appresso

Donne fatene conto

E con animo pronto

Siategli obedienti ä tutte 1'hore

Che perder il Marito e gran dolore.

Fede ne fanno i nostri pianti amari,

Che i nostri ä noi si čari

Misere, persi habbiamo.

Ond'oltre che patiamo

Mille disagi, piü ci preme, e duole

Dormir la notte in letto fredde, e sole.

2.

Mascherata quinta

Donne mal maritate, che vannonarrando le

straniezze usatele da lor mariti

O che pena, ö che dolore,

0  ch'affanno habbiamo al core Noi meschine sventurate

Mal maritate.

Habbiam dato in certi humori, Bettolieri, e Giucatori, Che i di intier ci fanno stare Senza mangiare.

Ci han giocato le Collane, E le vesti, e le Sottane,

1 Pendenti, con lAnelle Ahi meschinelle.

Mä di piü le Doti anchora Son andate a la mal hora; Deh mirate per pietade, Che crudeltade.

Ei se'n van co i lor amici A cavar tutti i capricci, E se noi pur guardiam fuori, O che rumori.

Š3 strofe omesse]

Tutto il mobil e finito, E siam gionte ä tal partito, Che'1 star vive habbiamo a nausa, Per tal causa.

Š2 strofe omesse]

Donne voi, che buon' gli havete Date gratie al Ciel, che sete Piü di noi aventurate, E furtunate.

Mä perche potrian trovarci Qui per strada, ä lamentarci Ci volgiamo andar con dio, Siam vostre, ä Dio.

4.

Mascherata settima

Le spose contente, che vanno narrando le bontä

de lor Mariti

Noi siamo spose contente,

Donne come vedete,

Ch'andiam vezzosamente,

Cantando, allegre, e liete,

Poiche la buona sorte

N'hä dato ä tutte quante un buon consorte.

La miglior compagnia,

Che donna possa havere

Habbiamo, e tuttavia

Ci dan spasso, e piacere,

Ne cosa desiamo

Da lor, ch'in un momento noi 1'habbiamo.

I nostri buon Mariti

Mai non ci dan tormento,

Mä son pronti, et uniti

A darci ogni contento,

E quel ch'aggrada, e piace

A noi, ad essi ancor giova, e compiace.

Š2 strofe omesse]

Se volessimo in fatto Trar via la roba tutta, Ogni cosa e ben fatto, Ne alcun mai ci ributta, Mirate che bontade,

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

Donne gentil, dentro i lor petti cade?

Š1 strofa omessa]

Pero cantando andiamo

In questa, e in quella parte,

Ch'il buon tempo habbiamo,

Tal gioia ne comparte,

E la nostra allegrezza,

Procede solo, e vien da morbidezza.

Hor ci voglian partire

Da i vostri aspetti grati,

E tornar a gioire

Co i nostri sposi amati,

Dove fin ch'al Ciel piace

Vivremo insieme con amore, et pace.

5.

Mascherata ottava

La Creanza legata da villani et conduttapi

la Cittade vafacendo questo lamento

Oime Dio, chi mi soccorre

Da quest'empi, e rei villani.

Chi mi vienne, ahi lassa, ä sciorre

Questi lacci iniqui, e strani,

Correte ö genti,

A miei lamenti,

E prendete pietä de miei tormenti.

Š1 strofa omessa]

Ero gita per diporto

Questi giorni alquanto in villa,

Non pensando ä simil torto,

Mä per star lieta, e tranquilla,

Mä son restata,

Ahime gabbata

Come vedete, e tutta mal trattata.

Ch'io non fui si tosto entrata

Frä le Mandre, e frä gli Ovili,

Che da lor fui assaltata,

Con Zappon, Vanghe, e Badili,

Et altri ordegni

Vili, et indegni,

Come fan fede i Villaneschi sdegni.

Š1 strofa omessa]

Dopö havermi per i villaggi

Strascinata, e per le vie.

Et usati mille oltraggi

Mille stracij, e villanie,

Cosi legata

M'hä qui guidata

Di rustici instromenti circondata.

Š1 strofa omessa]

E fra voi donne Gentili,

Vo tener mia nobil stanza,

Non frä genti inerme, e vili,

Che non san che sia creanza,

Ne pur han lume

D'un buon costume,

Send'usi fra le greggi, e al succidume.

Š1 strofa omessa]

Poiche l'alma mia presenza,

Dal Villan poco si prezza,

Perche ha poca conoscenza

Di virtü, di gentilezza;

Mä i študij suoi

Son Capre, e Buoi,

E s'indiscreti son, miratel voi.

9.

Mascherata duodecima Pantaloni innamorati, i quali narrano i loro amori alle Gentildonne, facendole Giudicesse delle loro differentie

Vecchietti inamorai Nu semo care Fie, Quai semo qua arivai Da vostre Signorie. Per narrarve el brusor, C'havemo dento al cuor.

Š1 strofa omessa]

Nu amemo caldamente Certi visetti d'or, E brusemo talmente Nel petto per so amor, Che semo tutti fuogo, E no trovemo liogo.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

Gh'usemo servitue, Ghe femo sberretae, E le havemo tegnue D'ogn'hora appresentae E in pe de guiderdon Le ne da de murlon.

E ne dise chilosi, Balordi, et insensai, E Vecchi catarosi, E ne tien strapazzai Co se fossimo al fin Tanti asini, o fachin.

Š1 strofa omessa]

No podemo magnar, Varde se havemo strette, Chel ne sconven pensar Sempre ä ste mariolette, E farghe drio el corrier, Tiö, tiö, che bel piaser.

Š5 strofe omesse]

Donca fie care, e belle De la sentenza vü, S'in questo le ha tort'elle, O veramente nü; Elle ä starne ä soiar, E nü ä volerle amar.

Penseghe unpoco sora Vü c'have'l cervelsan, Espende una mezhora Per nü, perche doman Tornarem sel ve par A udirne sententiar.

14.

Mascherata decima

Soldati svaligiati che vengono d'ungheria, e

domandano sussidio dapoter andare ne lor

paesi

Siam Soldati svalegiati, Che 'Veniam de l'Ungheria, E siam stati per la via Da Nemici assassinati Siam Soldati Šsvalegiati].

Con lo Schioppo, e con la Spada Fatto habbiam molte prodezze, E pigliato assai Fortezze Di quei Turchi rinegati, Siam Soldati Šsvalegiati],

Š1 strofa omessa]

Acquistata habbiam Strigonia, Buda, Pappa, e Ghiavarino, E levato im gran bottino, D'oro, perle, e di Ducati. Siam Soldati Šsvalegiati].

Š1 strofa omessa]

Mä siam stati in certi boschi Assaltati da Ladroni, Quai con grossi e gran squadroni, N'aspettavano ä gli aguati. Siam Soldati Šsvalegiati].

Š7 strofe omesse]

Horsu dunque almi signori, E voi Dame ornate, e belle, Allargate le scarselle, Che siam mezo desperati, Siam Soldati Šsvalegiati].

E con pronta, e larga mano Trate fuor Giulij, Carlini, Soccorrendo noi meschini, Che siam qui tutti affammati, Siam Soldati Šsvalegiati].

E quel poco che darete Pigliarem per caritade, E ä la vostra nobiltade Restarem sempre obligati, Siam Soldati svalegiati.

16.

Mascherata quarta

Todeschi che sono fuggiti d" loro paesi per

sospetto dellaguerra

Got morghen companie, Nu venir de nostre terre

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

Per fuzir quel aspr guerre Che farlä per l'Ungarie, Got morghen Šcompanie].

Quand nu zunzer in Italie E che guster stö bon vin, Nu lassar nostr quattrin, Prim zorn aH'hostarie; Got morghen Šcompanie].

Se nu bever col bottaz, Star aliegr not e zorno Trinchi vanie vä d'intorno Con Tribian, e Malvasie, Got morghen Šcompanie].

Quattr cinqu' boccal d' vanie Mai non basta a empir mie panze, Botte piene n'e ä bastanze Da gonfiar budelle mie,

Got morghen Šcompanie]. -

Quand nu pö star aliegr Canter, rider, baller tant, Lassa pur Zorz galant' Per le strade far pazzie Got morghen Šcompanie].

Car Frau bel, e zentil, Edelman car, e perfet Se vu impir nostr flaschet, Nu tenir per cortesie,

Got morghen Šcompanie].

Horsü nu voler pregar,

Che vu empir noster flascon,

Che nu star bon Compagnon; E far brindes morghen frie, Got morghen companie.

18.

Mascherata decimaterza

Ciechi guidati da Amore cantano i sottoscritti

versetti

Poveri ciechi siamo,

Che 1 lume perso habbiamo,

Sol per voler mirare

Troppo le luci chiare,

Donne Gentil, de vostri raggi ardenti,

Ch'acciecan non che abbagliano le genti.

Ahi che ben troppo arditi

Fussimo, mä invaghiti

Di quell'alma bellezza,

Ch'ä Febo di chiarezza

II pregio toglie, fummo tratti ä forza

Che contra Amor non val humana forza.

Perö da lui guidati

A i vostri aspetti grati

Vi chiedam per pietade

Un pö di caritade,

Che miseria maggior non ha l'huom vivo,

Che ritrovarsi di lume in tutto privo.

Moneta non vogliamo

Ne men pan vi chiediamo,

Mä sol udirvi dire,

Che del nostro martire,

Qualche dolor sentiate, che ciö grato

Ristor, fia al nostro miserabil stato.

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MUZIKOLOŠKI ZBORNIK • MUSICOLOGICAL ANNUAL XXXVI

LE TRENTA

MASCHERATE

PIACEVOUSSIME DIGIVLIO CESARE CROCE,

DallcquaJipIgIiandoJ*Inuentionisfipoflb-

no fare ccncertidiletteuoli, egratiofi,

cel tempo di Carnouak.

In Bologna, preßo gli Eredi <te CocW. 161ft.

al Pozato rofs» <U S. Damiano.

Con licenaa de'Ssptrwj.

Bologna, Biblioteca Universitaria

Poetski izvori mascherat Gahriella Pulitija

Povzetek

Doslej zelo nepopolno iskanje literarnih virov zbirke Ghirlanda odorifera (Dišeči venec,-1612) Gabriella Pulitija je obrodilo sadove šele v trenutku, ko je bilo mogoče ugotoviti, da skoraj vsa besedila izhajajo iz zbirke Mascherate (Maškarade; 1603)priljubljenega bolonjskegapesnika Giulia Cesara Croceja; ostala pa so znana iz že obstoječih zgodnejših tiskanih virov posvetne vokalne glasbe, tiskane v prvih letih 17. stoletja v Benetkah.

Razprava torej obravnava primer skladateljeve pogoste rabe poetskih besedil drugega avtorja, karje sicer v nemadrigalistični glasbeni literaturi redek primer. Po drugi strani lahko ugotovimo tudi to, kateri so glasbeniki in glasbeni viri, po katerih seje Puliti zgledoval pri sami izbiri besedil; poleg najbolj znanih imen, kot na primer Orazio Vecchi in Adriano Banchieri, omenimo še Filippa Nicolettija z zbirko Villanelle iz leta 1604. Podan je vpogled v Pulitijevo izbiro besedil in verjetnih skladateljevih posegih vanje ter ob spremembah, ki so bile namerne, pisec opozarja tudi na napake oz. nepravilna tolmačenja pri prepisovanju izvirnih besedil. Na podlagi dotacijeizvirnih izdaj lahko ne nazadnje domnevamo, da je Puliti zbirko Ghirlanda odorifera skladal na samem začetku stoletja, medtem ko jasna neizvirnost samih besedil padovanskih (v glavnem emilijanskih) avtorjev in virov, nedvomno izključuje možnost, da bi v tej zbirki lahko videli izraz, pa četudi posreden, istrske kulture.

Prispevek malodane izključno obravnava literarno komponento Pulitijevih mascherat in se ne ukvarja z odnosi med možnimi glasbenimi zgledi in skladateljevo glasbeno realizacijo. V prilogi so navedena vsa besedila Giulia Cesara Croceja, ki jih je Puliti uglasbil.

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