Si pubblica ogni sabato. III. ANNO. Sabato 3 Giugno 1848. jj 32. Sul Regolamento per la composizione del Consiglio Municipale di Trieste. (Continuazione — Vedi il num. anteced.) Ripiglieremo 1' argomento delle elezioni pel Consiglio Municipale per soddisfare al debito di non lasciare calpestata la memoria di un' instituzione abolita, per soddisfare al desiderio di parecchi, e per supplire al difetto di pubblicita degli atti di allora. Ouelli che per le crociere e nei crocchi volevano distrutta 1' instituzione della Municipalita, per soslituirvi non sappiamo cosa (dacche abbiamo argomenti di credere che non tutti volessero una Commissione) accusavano la' forma di elezione come difettosa perche tendente a per-petuare in quella sala, sempre le medesime persone, e dicevano odioso il modo di elezione per gli effetti che portava di perpetuazione. Diremo dapprima il modo usato, poi gli effetti. La prima elezione fu del Governo provinciale. II Preside del Magistrato, i quattro Assessori, il Procuratore Civico, i dodici Deputati che allora formavano la rappresentanza formarono una lista di ottanta individui, da questi ottanta il Governo scelse quaranta attenendosi alla preferenza fra i proposti suggerita dal Collegio elettorale. Ne il Governo esercito piu potere di elezione, ed in un solo caso esercito il potere di ripulsa (per quanto ci e noto), dal quale poi desistette. Le elezioni successive partirono sempre dal Consiglio medesimo. Avvenuta la vacanza, la Magistratura si univa col Consiglio minore, ed annunciato il numero dei rimpiazzi senza brogli, senza raccomandazioni, ma nel si-Ienzio si scrivevano nomi su cartine invisibili a tutti fuori che al Preside che ne faceva lo spoglio. II quale modo tutto secreto negli individui portava con se che le elezioni esigessero tante mani di votazioni fino a che qual-cuno oltenesse la maggiorita assoluta, che in verita era noia; ma il Collegio ripugnava ai parlari, ed il motto — voi influemate il mio voto — spesso udito, era segno di gelosia nell' esercizio. A scemare le incertezze che provenivano da troppo vagare su nomi, fu provveduto che la Magistratura ap-prontasse liste desunte da pubblici atti, di tutti i possi-denti, di tutti i negozianti, di tutte le persone qualificate, liste che impedivano i voti a persone che dovevano essere ricusate; lasciato al giudizio dei votanti il ricono-scere le essenziali qualita di — attitudine ali' officio di Consigliere; onesta di vita, integrita di farna. II Consiglio minore sceglieva mediante siffatta vo-tazione due candidati per ogni vacanza, e presentava questi due candidati al Consiglio maggiore mediante due biglietti sopra ognuno dei quali stava scritto il nome di un candidato; l' elettore dava un viglietto, tratteneva 1' altro, e la forma era talmente segreta che esseijdo scritti i nomi tutti da una stessa mano, dati i biglietti pie-gati e mescolati in urna, tornava impossibile il sapere quale elettore avesse dato il voto aH' eletto. Avvenne talvolta che il Consiglio maggiore respin-gesse ambedue i candidati, o perche tutti e due fossero ritenuti meno alti, o perche si giudicasse tale uno solo, e si ricusava di scegliere sopra un solo candidato, e per tale caso, il Consiglio minore rivedeva o rifaceva 1'elezione dei candidati. L' eletto veniva soltanto annunciato per notizia al Governo provinciale affinche potesse esercitare il suo diritto di veto; non P ebbe ad esercitare mai; soltanto nell' ultimo anno mosse dubbio sopra un' elezione, ma agli schiarimenti dati, si acqueto. I Consiglieri dovevano rimanere in carica per sei anni. L' effetto di questo modo di elezioni si era che alla fine del nono anno del Consiglio non rimanevano dei primi eletti che un quarto, tre quarte parti erano novelli ag-gregati; e questi pure con ripetute rinnovazioni per i časi piu frequenti a Trieste che altrove. E quanto agli ordini, gli avvocati diminuirono, crebbero i medici, sce-marono gli ingegneri; i negozianti furono i piu, i possi-denti puri i meno di numero. Quanto a religioni gli Israeliti si tennero i piu numerosi, i Protestanti variarono, tutte le confessioni, tutte le lingue avevano i loro, come e Ia citta, senza disequi!ibrio. Alle radunanze non intervenivano altri che la Magistratura, e questa pure non sempre, dacche il Consiglio poteva radunarsi da se. Nei tempi anteriori ali' at-tivazione del Consiglio, quando v' aveva Deputazione, i Capi di Contrada ebbero P onore di assistere alle sedute; nei tempi antichi ne avevano diritto. Ma cangiato quell' officio nobilissimo da cittadino che era in officio che sa di polizia, non sembrarono forse qualificati ad assistere alle sedute di corpo cittadino; la legge organica del Comune del 1838 non li chiamava. E ci e noto che il Consiglio piu volte aveva chiesto, ma inutilmente, che P officio di Capo Contrada venisse ricondotto alla sua nobile destinazione. Spiace di non vedere nel progetto per la nuova Municipalita provveduto al modo di esercitare I' elezione dei Consiglieri municipali, ne quale azione prenderebbe il Ministero municipale, od i capi del popolo. Spiace perche potrebbe avvenire che al modo abolito di elezione ed in mancanza di altro che guarentisca la liberta d' esercizio, ne nasca tale che abbia apparenza di liberta. CContinuerd) Del convento di s. Pietro in Selve. A Gerolamo in Istria. Spesse fiate mi hai manifestato il desiderio di ri-sapere 1' origine deli' Ordinc di s. Paolo Eremita, e spe-cialmente la fondazione e le vicende del convento di s. Pietro in Selve, di quel luogo cioe per noi di molta ri-membranza, dove una sera, dopo essere stati lieti in gio-conda brigata, andammo ambedue a coricarsi in un rae-desimo letto, il cui fondo avendo per mala ventura ce-duto al peso de' nostri corpi, entrambi credemmo con fra-casso piombare nel baratro, od almeno nella sottoposta cantina; e quando il benefico raggio della luce venne per gli spiragli a rischiarare le dense tenebre, la Dio merce ci trovammo sul pavimento della stanza immobili, perche movendoci temevamo restar appiccati a qualche chiodo del letto infranto, o venir di qualche scheggia regalati. Da lunga tempo avevo divisato di appagare la tua voglia, ma i rapidi avvenimenti che si succedono in Euro-pa, la Costituzione battezzala nel sangue, cui la plebe chiama costipazione, le voci di liberta, di uguaglianza, di fratellanza, di nazionalita, d' indipendenza, le grida di guerra, hanno intronato i miei orecchi, ed assorbito la mia mente a segno, che non ero capace di ordinare quat-tro idee, d' impugnare la penna, e di vergare la carta. Ora che lo strepito delle armi si š aIquanto da me allonta-nato, e respiro un po' d' aura piu libera, ti comunico cio che mi venne fatto di trovare. Sappi dunque che nel secolo XIII erano qua e la sparse varie congregazioni di Eremiti viventi vita solita-ria ed austera ad esempio di coloro, i quali, imperver-sando 1' atroce persecuzione di Decio, per aver pace lungi dal frastuono del secolo, servire piu liberamente Iddio, ed elevarsi a grado maggiore di cristiana perfe-zione, abbandonarono i parenti, gli amici, i paterni re-taggi, le čase, le citta, le agiatezze, e si recarono a po-polare e santificare colle loro virtu i focosi deserti della Tebaide, ove nel silenzio della placida solitudine alcuni prolungarono il filo de' giorni mortali oltre a 20 lustri cibandosi di dattili, di erbe agresti, di frutta, e disse-tandosi colP acqua. Certo Eusebio strigoniense fu fondatore, od almeno precipuo propagatore della congregazione, che scelse a suo modello e protettore quel celebre Paolo, il quale per eludere la trama indegna del marito di sua sorella che 1' avea denunziato al magistrato gentile per farlo spirar fra' tormenti, ed impadronirsi della di lui eredita, volto le spalle al mondo, inselvo e divenne anacoreta C1)- Si črede che ai membri di questa congregazione abbia dato una certa norma di vivere Bartolomeo vescovo di Cinque-chiese C2). Fra 1' anno 1261 e 1264 i seguaci di s. Paolo eremita misero a Roma una calda supplica, implorando dalla santita di Urbano IV di approvare la fondata congregazione, e di darle la licenza di osservare la regola di s. Agostino; ma il sommo gerarca, non so per che motivo, si rifiuto di aderire ai loro voti. Avuta la ripulsa O Sylvester Maurotycus Oceani Relig. lib. 1. (2) Antonius Bonflniut Rer. Hung. Decade 2. 1. 8. dalla Sede apostolica, si rivolsero a Paolo antistite di Vesprin, il quale, condiscendendo alle loro brame, nel 1264 scrisse per la congregazione alcune norme di vivere, e suggeri ai membri di emettere voli solenni. Fin da quel momento alla congregazione fu imposto il nome di Ordine religioso di s. Paolo eremita. Nel 1300 quell'Or-dine novello elesse a suo ministro generale Fr. Lorenzo strigoniense, il quale si adopero di ottenere dal sommo pontefice P approvazione deli' Ordine, a cui era preposto. Di fatti papa Clemenle V 1'anno del Signore 1308 mise in Ungheria, in qualita di suo legato, Gentile cardinale del titolo di s. Martino deli' Ordine dei Minori, il quale con somma benevolenza, in nome del supremo pastore, confermo P Ordine di s. Paolo eremita, gli diede la fa-colta di professare le regole di s. Agostino, di comporre nuovi statuti, e di celebrare capitoli generali. Giovanni XXII nel 1316 rinnovo la conferma. e concesse agli Eremiti molti privilegi. Narra il Maurolico, che nel pubblico sigillo deli' Ordine eravi impressa 1' immagine di s. Paolo eremita con codesto lemma: Ecce e h mg a vi fugiens, et mansi in solitudine, e che dai religiosi si recilava la seguente rimata orazione: Sancte Paule eremita Infirmoruni spes et vita; Fac me digne te laudare, Venerare et amare, Perpeti memoria. In adversis sis protector, Medialor, dux et rector: Ne cum praviš damnemur; Imo tecum gloriemur In coelesti patria. Amen. (') L' Ordine di s. Paolo eremita si diffuse in tutta Europa, e specialmente nel regno d' Ungheria, ove da principio avea i soli conventi di s. Lorenzo, di s. Croce,. di s. Spirito e di s. Ladislao; ma poscia s' ebbe tale in-cremento che sommava 70 conventi. A detta deli' abate Bergier in Portogallo gli Eremiti di s. Paolo stavano con pazienza al letto de' dolori, prestavano i soccorsi della . religione agl' infermi negli estremi aneliti, e dopo che erano passati di vita seppellivano le spoglie esanimate; percio si chiamavano Fratelli della morte, e come di-stintivo portavano sullo scapolare la figura di una testa' di morto C2)- Di quest'Ordine vi furono dei conventi anche nell'1-stria. II P. Martino Bauzer riferisce che Mainardo IV,' conte di Gorizia e di Pisino, marchese dei Vindi, e Palatino della Carintia, 1' anno deli' era volgare 1255 abbia pei * figliuoli di s. Benedetto fondata e dotata PAbazia dei ss. Pietro e Paolo in Selve, cosi detta dalle selve d' an- r nose quercie che la circondavano si fitte, che quando erano vestite del verde lor manto il raggio del sole non vi potea penetrare. Ma io so di Tomaso; io non son moralmente convinto di cio che racconta il Bauzer, parte perche non adduce verun documento, parte perche ne' suoi scritti ha molte cose favolose, e parte perche, per quanto m'e noto, P erudito De Rubeis ed il Coronini, (') Bolland. t. 1, p. 667, 668. C) Bergier Diet. de Theolog. etc. t. 2, p. 489. parlando di Mainardo IV, non fanno menzione di questo avvenimento. Certo e, che nel secolo XV 1' imperatore Federico III diede in dono 1'Abazia di s. Pietro in Selve agli eremiti di s. Paolo, che menavano i loro giorni nel cenobio della Madonna del Lago, ossia di Cepich. II ri-nomato pontefice Pio II, stimolato dali' auguslo monarca, e supplicato dai religiosi, si compiacque non tanto di ap-provare la fatta donazione, ma eziandio di cancellare il nome deli' antica Abazia, perche gli Eremiti, a tenore del loro istituto, non aveano abati C1)- D'allora in poi si nomino il cenobio degli Eremiti di s. Paolo, dai quali nel secolo XVIII fu rifatto. Di tutto cio ne fa fede la se-guente iscrizione, che si vede ancora incisa sopra la porta del convento: FRIDERICVS III. IMPERATOR DONAVIT MONASTERIVM S. PETRI IN SYLIVIS ' FRATRIBVS ORDINIS S. PAVLI PRIMI EREMITI 1459. DE NOVO ERECTVM 1731. II cenobio di s. Pietro in Selve ristorato sotto gli Eremiti, che ad usi profani converso sussiste, era sito in amena posizione alquanto elevata, avea molte stanze, ed un chiostro sostenuto da colonnette di pietra marmorina istriana tuttora visibili, che molto bene figuravano. Nell' impluvio havvi una cisterna di 600, ed un' altra nell' orto di 200 orne di acqua, per soddisfare ai bisogni della vita presente, specialmente in quel luogo in cui le sorgenti son rarita. II cenobio avea pure un mulino, in cui si maci-navano le biade pei cenobiti, e pei vicini. La religiosa famiglia ordinariamente constava di 25 0 30 individui fra sacerdoti e conversi, i quali erano opulenti, esercitavano giurisdizione nei loro sudditi, ed aveano eziandio diritto d' intervenire a certe funzioni di chiesa nella parocchia. I sacerdoti non solo si consa-cravano aH' orazione, aila contemplazione delle cose ce-lesti, ed al culto di Pallade, ma eziandio educavano aila religione, aila virlu, alle lettere ed alle scienze, i novelli germi deli' Ordine, ed i figliuoli de' secolari. Specialmente i signori della citta di Rovigno affidavano la cre-scente prole agli Eremiti di s. Pietro in Selve, perche P allevassero nelle loro scuole, somminislrando al convento, in vece di denaro, olio, pešce di mare fresco, baccala ed altre cose, onde i Frati mancavano. II Bra-tolich, che sorti i natali a s. Pietro in Selve, percorse la palestra lelteraria sotto la disciplina dei Padri Eremiti, indosso le loro lane, fu eletto priore del convento, ed indi passo ad occupare la cattedra vescovile di Agram. 1 conversi poi si dedicavano ai lavori manuali, aila do-mestica economia, aH' agricoltura, ed aila vigilanza delle loro tenute. Mi fu detto da persona reverenda, che al Priorato di s. Pielro in Selve erano subordinati i con-venti di Cepich, di Clavar, di Selce nel Vinodol, ed un altro ancora che non sa precisamente se sia stato nel territorio di Antignana, o nella Signoria di Lupoglau. I O Bauzer Hist. Ms. Rer. Noric, et Forojul. 1. 8, n. 66. Frati del convento di s- Pietro in Selve erano molto benefici verso gli umani indigenti; che non solo largheg-giavano di limosine, ma eziandio permettevano che i sui dei vicini villici mangiassero le ghiande che cadeano sui suolo dalle quercie dei loro boschi; che i tapini, dopo la messe, spigolassero nei loro campi, e dopo la ven-demmia raccogliessero il residuo dei racemi e delle frutta nelle vigne di loro ragione. Alcuni, troppo illuminati, van predicando, che i monaci colle loro carita non fanno se non nutrire la poltroneria, ed aumentare il numero de' poveri, i quali, se non trovassero alimento nei con-venti, sarebbero necessitati di darsi a qualche lavoro, di guadagnarsi co'propri sudori il pane cotidiano, e d'im-piegare le loro forze a vantaggio della societa. Che ti pare di questo modo di ragionare? A me sembra che cotali filosofi sieno ragionatori, ma non ragionevoli; im-perciocche dessi non riflettono, che fra gl' indigenti vi si trovano degl' impotenti, degl' infermi, dei decrepiti, che non possono Iavorare, e che debbono pur vivere. Non dico nulla di quelli, che vanno in traccia di lavoro, ed atteso la moltitudine degli operaj, non possono esser im-piegati. E poi dov' e maggiore il numero de' miseri? Dove non sono conventi. Rivolgi lo sguardo ali' Inghil-terra, ed ali' Irlanda, dove la poveraglia innonda le vie della citta e delle borgate, e da molto da pensare al governo, e ne sarai convinto. Segno manifesto che i conventi non aumentano gli accattoni. Ma torniamo al nostro proposito. Ho dalla tradizione, che quando gli Eremiti di Cepich andarono ad occupare il cenobio di s. Pietro in Selve, si trovavano soltanto sette famiglie di contadini, pro-babilmente coloni dei figli di s. Benedetto, e che non si vedeano intorno il convento se non folte macchie. Gli Eremiti industriosi e solerti a poco a poco recisero gran parte della boscaglia, dissodarono il terreno molto fer-tile quando il cielo a tempo debito gli e largo di piog-gie, formarono campi, piantarono vigne, e s' ebbero e grani e vini e frutta preziose d'ogni sorta; ma mancando brac-cia per Iavorare la terra, chiamarono degli altri contadini, i quali col tempo crebbero a segno che oggidl la villata conta circa 130 famiglie. Con cura speciale col-tivavano 1' orto molto spazioso, in cui, oltre a varie spe-cie di erbe aromatiche e di fiori, aveano peri, peschi, fichi, meli, ciliegi, mandorli, albicocchi, nespoli, nocciuoli, viti, e corre fama che le frutta di quell' orto sieno state in tutta la provincia rinomate. Tu sai gia, che 1' orto esiste ancora, e che ancora vegetano alcuni alberi frut-tiferi piantati da que' solerti religiosi. In certi tempi deli' anno, principalmente ne' giorni sacri aila Vergine Madre, per vendere le derrate, teneano delle fiere; e perche grande era 1'affluenza del popolo, onde impedire i tumulti, le zuffe, gli omicidi, i furli, fa-ceano venire alcuni soldati, cui sostentavano a proprie spese. La časa, ove ora abita il paroco, era edificata e destinata per alloggiare i militi. Si dice, che gli Eremiti, dopo la meta del secolo decorso, aveano divisato di cignere di muro tutto il terreno speltante al convento, per guarentire se stessi e i coloni dagli assalti de' ma-landrini; ma pria di eseguire il loro disegno dovettero abbandonare quel sacro recinto, e ritornare al secolo. II convento fu avvolto nel vortice delle soppres- sioni awenute sotto 1' impero di Giuseppe II, e nella soppressione senza dubbio andarono smarriti vari docu-menti, che avrebbero illustrato quel luogo, e la storia deli'Istria. Se avessero professato 1' istituto de' padri cappuccini, forse sussisterebbero ancora. — Non e uopo che io ti renda ragione. Supienti pauca. Dopo 1'aboli-zione il governo austriaco colloco nel convento alcuni impiegati, affinche esercitassero la giurisdizione, avessero cura de' beni, e ne raccogliessero i proventi; e mi fu detto che stavano bene. Poscia il convento e i beni furono venduti ali' incanto, e vennero nelle mani del conte Montecuccoli, signore di Pisino, il quale cangio il convento in abitacolo privato, magazzino di grani, e cantina di vini. Ora, come ti e noto, abita una famiglia rusti-cana che veglia le cose, e lavora P orto. ' La chiesa, vicina al convento, di una sola nave, ben architettata, di buon stile, e la cui maesta e simme-tria mostrano ad evidenza 1'ingegno e la perizia di chi la disegno, fu eretta dai padri Benedettini, rifatta dagli eremiti nel secolo passato allorche fu ristaurato il cenobio. consecrata da monsig. Gasparo del Negri vescovo di Parenzo, e dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo, come ne attestano codeste iscrizioni ancor visibili e leg-gibili nella detta chiesa. Sopra la porta della chiesa sta scritto: PRINCIPI APOSTOLORVM SACRVM LVCESCIT AMCENVM. Sopra la porta che mette alla sacristia sur una pie-tra in lettere dorate fu scolpito: D • O • M • A • ILLMVS ET RSSIMVS D. CASPAR DE NIGRIS EPISCOPVS PARENTII,, PRiESVLVM DECVS,, MAGNVS VIRTVTVM PORPHYROGENITVS„ PASTOR BONVS IN POPVLO,, CARVS VNIVERSIS CLARVS MERITIS HANC ORD: S. PAVLI LMI EREMHVE IN HONOREM SS. APOST: PETRI ET PAVLI S: CONSECRAVIT /EDEM XVI KAL: SEPT: A PRIMA EJVS CONSECRATIONE RESTAVRATVM SMC. V. MARIiE TIIERESIvE H VIN G. ET BOHEMI/E REGKLE ANO XV. CHRISTI VERO MDCCLV. La chiesa di s. Pietro in Selve e una delle piu belle che s' abbia quella parte d' Istria, che non ando mai sog-getta alla veneta dominazione, ed ha cinque altari di le-gno ben dorato, cioe il maggiore e quattro laterali. Gl'in-tagli in legno, le indorature, e le pitture ad olio. che spiccano ancora, son opere delle mani di frate Paolo in-tagliatore ed indoratore, e di frate Leopoldo, di nazione Fiammingo, illustre pittore, entrambi deli' Ordine eremi-tico, e stanziati nel cenobio s. Pietro in Selve. Dali'e-sperto pennello di frate Leopoldo nel secolo decorso uscirono il bel quadro rappresentante il divino Reden- tore, che in presenza degli apostoli consegna le chiavi della sua chiesa a s. Pietro sorretto dal fratello Andrea, affinche non soccomba al grave peso deli' uffizio, 1' im-magine della beatissima Vergine ammirata e venerata, che stanno sull' ara maggiore, il crocifisso Signore, s. Paolo trasportato dagli spiriti celesti alla gloria del paradiso che si veggono sugli altari laterali a destra entrando in chiesa, 1' Infanticidio ordinato dal crudele Erode con in mezzo Rachele lagrimante i suoi parvoli, e la Madonna visibili sulle altre due are laterali a mancina. Per cura dei suddetti religiosi artisti la časa di Dio fu a termine condotta, e si dice che frate Leopoldo, facendo ritratti e pitture, abbia guadagnato, e co' suoi guadagni conferito a vieppiii corredare la chiesa. Frate Leopoldo soprav-visse ali' abolizione del convento, e per qualche tempo godette i frutti deli' ospitalita in časa Giorgis, famiglia di Carni emigrata, che ha stanza a s. Pietro in Selve, e ch' e una delle piu doviziose del villaggio. Dopo la soppressione del convento anche la chiesa era destinata ali'incanto; ma il Comune per impedire che non venisse demolito od in usi profani converso quel magnifico tempio di Dio, porse ali' eccelso Governo due calde suppliche, implorando che la chiesa gli venisse con-cessa come parocchiale in luogo di quella che avea nel cimiterio molto angusta, e percio non atta a contenere la cresciuta popolazione. II voto del popolo fu adempiuto, e di allora in poi la chiesa dei padri Eremiti divenne parocchiale del Comune di s. Pietro in Selve. Nel secolo passato fu pastore il signor de Segher, il quale, non essendo dalla greggia amato, permuto il beneficio con Don Giacomo Sirol canonico della chiesa cattedrale di Pedena, di modo che il Sirol di canonico divenne parroco di s. Pietro in Selve, ed il Segher di parroco canonico di Pedena. II Segher dali'ultimo pre-lato mons. Piccardi fu elevato alla dignita di suo vicario generale, ed abolito P episcopato dali'imperatore Giuseppe II fu promosso alla prepositura della Collegiata di Neustadt nella Carniola. Dopo la morte del Sirol suc-cesse nella parocchia di s. Pietro in Selve Don Matteo Slabus, alla cui gentilezza debbo molte di coteste noti-zie. Questi fe' pulire la chiesa, pianto molti alberi frut-tiferi nell' orto, e resse quella parocchia fino ali'anno 183(7, in cui dal conte Montecuccoli fu nominato Decano deli' in-signe Capitolo metropolitano di Gorizia. A lui venne surrogato Don Giuseppe Duchich, il quale pasce ancora il gregge. Eoco appagato, per quanto da ine prestar si potea, il tuo desiderio; e se le molte parole fecero forse uscire de' gangheri la tua pazienza, pensa che son garrulo come una vecchia senza denti. Addio, caro amico, studiati di conservar quel prezioso tesoro, senza cui la vita e peso, 1' oro piombo. Sono non tutto tuo, perche tutto sono deli' Essere che mi diede P esistenza, ne tuo umi-lissimo servitore, perche mai non mi hai dato verun sa-lario, ma piu veracemente a Te Affeltuosissimo ■ P. C.