ARTAXERXES. Wusicalisches chau ' Upil/ Welches Auff dem Mand - Kauß - Daal in Laybach vorgestellek wird. Dcdiciree denen Hochlöbl. Landt^ Stand* ten deß Hertzogthumbs - Lrain. in Fasching Anno 1740. Die Poesie ist von dem Herrn Peter Me-là, Sr. Kayserl. und Zathol. Majestät Hofs Poeten / unter der Ai cadifchen G)cseU* schafft Artino Corafio genannt. Die Mnficalifche Compofition ist von dem Herrn Johann Adolph Haffe/ mit dem Bey-Nahmen r»r»None. oder Sachs/Sr Königs. in Pohlen, unv Ehur- Fürsten von Sachsen CaprU Meistern/wie auchCapell- Meistern deß (Spirati agl’incurabili ge. nonni, in Venedig. raydach, gedruckt b»g Avum Zuvttcp ReiGurdt, à Buchor. ECCELSA PROVINCIA E Troppo scarso, e misero in questa congiontura il mio talento per principiare solo ad? sprint er e quanto mi rendi al colmo A ogni più di finto, ed" obli-gato contento il vedermi onoratolo Eccelsi Stati) della pregiatissima grafia dà voi concessami di poter comparire in quest avoftrà Capital Città con ilcarrateredì Prittcipal Direttore deli Opere Musicali Italiane, divertimento degno invero d? Animi grandi come voi siete. Permettetimi adunque con la vostra magnani* mità ò Eccelsi Stati ò che in contra segno della mia grattitudine , ed? in atte [lato del mio risp et osissimo osequìo vi con]acri in tributo questo dà me prodotto Drama à vostro divertimento. quale vi priego accettarlo sotto I?Altissimo vostro Patrocinio, scuro resterà disteso dà ogni maligno sguardo, anzifarà à vostro riguardo per meritarne universale compatimento. Onde à me non resta,che solo o Eccelsi Stati degniate qualificare Latto osequioso di questo mio tributo con un benignissimo aggradimento , riconoscendo nella picei olezza di esso, il molto della mia divozione, nel mentre che rassegnandomi con tutta veneratione resto Dì Voi ò Eccelsi Stati Umili. Devotiss. Oblìg. Servitore Angelo Mingotti L’Impresario. ATTORI. ARTASERSE Principe, e poi Rè di Persia, amico d’Arbace, ed amante di Semira. Il Sig. Domenico Battaglini. MANDANE, Sorella d’Artascrfe, ed Amante d’ Artabace. » i. La Signora Carlina Valvafori. ARTABANO, Prefetto delle guardie Reali,Padre di Arbace, e di Semira, Il Sig. Pafqual Negri, di Venezia. SEMIRA, Sorella d’Arbace, ed Amante d’Arta-scrfe. La Signora Anna Negri, detta la Mestrina di Venezia. ARBACE , Amico d’Artaferse, ed Amante di Mandane. La Signora Barbara Narizi, di Bolognia. Gl’Intermezzi faranno rappresentati dalli Signora, Atonia Bertelli di Bologna, e dal Signo. Giovanni Micbieliydi Padova. Ad il- MUTAZIONI DI SCENA. - NELL’ ATTO PRIMO. Giardino interno nel Palazzo de’ Rè di Persia corrispondente a diversi appartamenti. Vista della Reggia. NELL’ ATTO SECONDO. Sala del real consiglio con Trono da un lato, sedili dall’altro per i Grandi del Regno; tavolino, e sedia alla destra del suddetto Trono. NELL’ ATTO TERZO. Parte intera della Fortezza, nella quale è ritenuto prigione Arbace. Sala magnifica destinata per la coronazione d’Ar-taserfe. Ara nel mezo con simulacro de Sole. AR- ARGOMENTO. Rtabano Prefetto delle guardie1 reali di Ser- se, vedendo ogni giorno diminuirsi la potenza del suo Rè doppo le disfatte ricevute da’Greci , sperò di poter sacrificare alla propria ambizione coi suddetto Serie tutta la familia Reale, e salire lui Trono della Persia. Valendosi perciò del comodo, che gli predava la famigliarità, ed amicizia del suo Signore, entrò di notte nelle danze di Serie, e succile. Irritò quindi i Principi reali figlj di Serie l’uno contra l’altro in modo , che Artaierie uno de’sud-detti figli fece uccidere il proprio fratello Dario, credendolo parricida per iniinuazione d’Artabano* Mancava iolo a compire i disegni del traditore la morte d’Artaierie, la quale da lui preparata, e per varj accidenti ( i quali predano al presente Drama gli ornamenti episodici)differita, finalmente non può eseguirli, essendo scoperto il tradimento, ed assicurato Artalerse: quale scoprimento, e ficurrez-za è l’azione principale del Drama. ( GmßJ.^.c.u) AITO A TT O PRIMO Giardino interno della Reggia di Siila, la quale si vede nel fondo di detto Giardino Pensile, al lume della Luna. SCENA PRIMA. Arbace ) prendendo Jecreto congedo da Asandanet Arbace> A DdioMand. Sentimi Arbace. Arb.ihfche l’Aurora Adorata Mandane , e già vicina ; X X E se mai noto a Xerfe Fosse, ch’io venni in questa Reggia, ad onta Del barbaro suo cenno, in mia difesa , A me non basterebbe Un trasporto d’Amor, che mi consiglia, Ne basterebbe a te d’essergli Figlia. Manda. Saggio è il timor ; Questo real Soggiorna Periglioso è per te ; Ma poi di Su sa Fra le Mura restar. Xerfe ti vuole Esule dalla Reggia, Mà non dalla Città; Non è perduta Ogni speranza ancor. Sai, che Artabano U tuo gran Genitore, Regola a voglia sua di Xerfe il core ; Che a lui di penetrar sempre è permesso Ogni interno Recesso Dell’ Albergo Real ; Che il mio Germano Artascrse, si vanta Dell’amicizia tua. Arbace t Dove si tratta B La IO__________________________ATTO______________________________ La difesa d’Arbace, egli è sospetto Non men del Padre mio. Già che è colpa l'amarti, Voglio morire , o meritarti. Addio, partendo. Mand. Crudel ! come ai constanza Di lasciarmi cosi? Arbace. Non fono, ò cara, Il crudel, non fon io. Xerfc è i! tiranno, L’ingiusto è il Padre tuo. Mandane. Con più rispetto In Faccia a chi t’adora Parla del Genitor. Arb. Ma, quando soffro Un ingiuria sì grande, e che m’tolta La libertà d’un innocente affetto , Se non so che lagnarmi ò un gran rispetto. Ma che? tù piangi ? Oh Dio t Deh non pianger ben mio. Senza quel pianto Son debole abbastanza. In questo calo Io ti voglio crudel. Soffri ch’io parta ; La crudeltà del Genitore imita, partendo. Mand. Ferma, aspetta. Ah mia vita, Io non ò cor , che basti Per vedermi a lasciar ; partir vogl’io. Addio mio Ben. Arb. Mia Principessa, addio. Mand. Conservati fedele, Pensa, ch’io resto, e peno , E qualche volta almeno Ricordati di me. Ch’io, per virtù d’Amore, Parlando col mio core Ragionerò con te. Conservati &c. SCENA II. Ariate, a poi artaham, con Spada nudo insanguinata. OH comando ! ò partenza ! Figlio Arbace. Arb. Signor. Art.Dammi il tuo fero. Arb. Arbatt. Ecc lo. Art. Prendi il mio. Pugni nascondi Quel Tannile ad ogni sguardo, Arb. Oh Dei ! qual seno Questo sangue versò ? Art. Parti. Saprai Tutto da me. Arb. Ma , quel Pallore, ò Padre, Quei sospettosi sguardi M’empiono di terror. Art. Sei vendicato ; Xerse mori per questa Man. Arb. Che dici / Che sento ! Che facesti? Art. Amato Figlio, L’ingiuria tua mi punse ; Son r o per te. Arb. Per me sei reo ? Mancava Questa alle mie sventure. Ed or, che speri? Art. Una gran tela ordisco: Forse tu regnerai. Partì; al Disegno. Necessario è, ch’io resti. Arbace. Io mi confondo, in questi Orribili momenti. Art. E tardi ancora? Arbace. oh Dio .... Art. Parti. Non più. Lasciami in pace. Arbace. ohe Notte è questa ? Oh disperato Arbace ! Sofro D’Amore Il reo Martire Ma poi fra pene Veder Languire L’Amato bvne x Safrir non sò Se tanto avanza Del Duol L*..spreza Più questo core Non hà fortezza In sua castanza Perder si può. WWWMWMWM «SS» «SS» Bj sce Art as. Art. Art. SCENA III. Artabano, e poi Artaßrß con Guardie„ COraggio o miei : pensieri II primo passo V’obbliga agli altri. Il trattener la Mano Su la metà del Colpo E un farsi reo, senza sperarne il frutto. Ecco il Principe ; All’arte. Quali insolite Voci ! guardando dintorno. Qual tumulto ! Ah Signor, tu in questo Luogo Prima del Di ? Chi ti destò nel Seno Quell’Ira, che Iumperggia in mezzo al pianto ? Caro Artabano : oh guanto Necestario mi sei. Consiglio, ajuto j Vendetta, Fedeltà. Art. Principe, io tremo AI confuso Comando. Spiegati meglio. Artas. Oh Dio ! Svenato il Padro mio Giace colà sii le tradite piume. Come ! Artas. No l’sò. Di questa Notte fatale, in frà i silenzi, e l’ombre Assicurò la Colpa un Alma ingrata. Oh insana ! Oh federata Sete di Regno ! E qual pietà, qual santo Vincolo di Natura è mai bastante A frenare il castigo. Artas. Amico, intendo : E l’infedel Germano, E Dario il reo. Art. Chi mai potea la Reggia Notturno penetrar ? Chi avvicinarsi Al Talamo Real? Gli antichi sdegni, Il suo torbido Genio, avido tanto Dello Scettro Paterno Ah, ch’io prevedo In periglio i tuoi Giorni. Guardati per pietà. Serve di grado .Un Un Eccesso tal volta ad altro Eccesso. Vendica il Padre tuo , salva te istesso. Artas. Ah , se v’è alcun , che senta Pietà d’un Rè traffkto, Orror del gran delitto, Amicizia per me ; vada , e punisca 1-1 Parricida, il traditor. Art. Custodì , Vi parla in Artaferse Un Prence, un Figlio , e se ’1 volete, in lui Vi parla il vostro Rè. Compite il Cenno , Punite il reo ; Son vostro Duce; Io stesso Reggerò Pire vostre , i vostri sdegni. ( Favorisce Fortuna i miei disegni, sin atto dipartire: Arias. Ferma ,ove corri ? Ascolta. Chi sà , che la vendetta Non turbi il Genitor, più che l’offesa.? Dario è Figlio di Xerse. Art. Empio farebbe Ut pietoso Consiglio. Chi uccise il Genitor, non e più Figlio. parte seguito da alcune Guardie. SCENA IV. Artaferse foto. QUal Vittima si svena / Un colpo solo Punisse un Empio, & assicura un Regno. E ver y ma può il mio sdegno Al Mondo comparir desio d’impero. Questo, questo pensiero Saria bastante afu-nestar la pace Di tutti iGiorni miei.. Nò, nò ; si vaà Il Cenno a rivocare. Il mio periglio Impegnerà tutto il favor di Giove Del reo Germano ad involarmi all’Ira, vuol partire. 6 3 Sce- Sem. Sem. Art (ss. SCENA V. Semira , e detto. DOveOPrincipe, dove5 Artas. Addio, Sémira. Turni sugi Artafcrfe Sentimi, non partir. Artas. Lascia eh’ io vada, Non ai restarmi. Sem. In questa guisa accogli Chi sospira per te? Artas. Se più t’ascolto Troppo , ò Semira, il mio dovere offendo. Va pure ingrato, il tuo disprezzo intendo. Non ò più core Non ò Consiglio, Sento il dolore , «Temo il periglio.... Il douermio,l’amore,oh’Dio, Chi sfortunato è più di me ! Potessi almeno, Questo momento, L’alma agitata Trarmi dal seno , Ch’altro contento, Per me non u’è. Non &c. SCENA VI. Semira sola. Miseri noi, misera Persia / Immondo E del sangue Paterno un empio Figlio Ed Artaserse mio fors è in periglio. Voi della Persia , voi Deità protettrici a questo Impero Conservate Artaserse. Ah ch’io lo perdo Se trionfa di Dario. Ei questa Mano Bramò Vassallo* e sdegnerà Sovrano, v. Ma- Ma che? sì degna Vita Forse non vale il mio dolor? Si perda , Purché regni il mio Bene; e pur che viva. Per non esserne priva , Se lo bramassi estinto, empia farei. Nò, del mio voto io non mi pento , ò Dei. Bramar di perdere Per troppo affetto, Parte dell’anima Nel caro Oggetto , E il duol più barbaro D'ogni dolor. Pur frà le pene Sarò felice , Se il caro Bene Sospira... e dice : Troppo a Semira Fù ingrato Amor. f Bramar &c. Grand* Atrio, da cui vidcjt un Regio Cortile» SCENA VII. Mandane, e poi Artaserfi DOve fuggo? Ove corro? e chi da quella Empia Reggia funesta M’invola per pietà, chi mi configlia ? Germana, amante, e Figlia, Misera in un istante Perdo i Germapi, il Genitor, l’Amante. Artas. Ah, Mandane. Mandr Àrtaferse, Dario respira ? O nel fraterno Sangue Comincialti tu ancóra a farti reo? Artas. Io bramo o Principessa ».vi 1 DÀ Artaf. Ar taf. Artab. Artaf. Sem. Mand. Di serbarmi innocente. Il zelo, oh Dio, Mi svelse dalle labbra Un comando crudel ; ma dato appena M’mnoridì. Per impedirlo, io scorro Sollecito la Reggia, cerco in vano D’Artabeno> e di Dario ... Mand. ecco Artabano SCENA Vili. Artabatto, e detti. Signore./irtas. Amico. Art. Io di tè cerco. Artaf.Ed io Vengo in tracdia di tè. Art. Forse paventi ? Si, temo. Artab. Eli non temer. Tuto è compito. Artaserse è il mio Rè. Dario è punito. Numi. Man'd. O sventura ! Art. Il Parricida offerse Incauto il Petto alle ferite. Artaf. Oh Dio. Tu sespiri? Ubbidito. Fù il Cènno tuo. Artaf. Ma tu dovevi il Cenno Pip saggiamente interpretar. Mand. L’orrore > Il pentimento suo Dovevi preveder. Artaf. Dovevi al fine Compatirle fri un Figlio, Che perde il Genitore , De primi moti il violento ardore. SCENA IX. Semita, e ditti* ARtaferse respira. Qual mai ragion , Sem fra , In $ì lieto Sembiante ^ nyi t4 gn'rdit? Dario non è di Xerfe il Parricida. Che sento. Artaf E d’onde il sai ) Sém.Certo c l’arresto Dell'indegna ttccisor. Presso alle Mura Del Del Giard no real, fra le tue Squadre Rimase prigionier. Reo lo scoperse La fuga , il loco, il ragionar confuso, Il pallido Sembiante, E il suo ferro di Sangue ancor fumante. Art. Ma il nome ? Sem. Ogn’un lo tace, Abbassa ogn’uno a miericbicste il ciglio. Mand. ( Ah , forse Arbace .. . Art. Eprìgioniero il Figlio. ) Artas. Dunque un empio fon io ! Dunque Artaferse Salir dovrà sù’i Trono D’un innocente Sangue ancora immondo, Orribile alla Persia , in edio al Mondo ? Sem. Forse Dario morì ? Arias. Mori, Semita. Lo federato cenno Uscì da i labbri miei. Fin , ch’io respiri Più pace non avrò. Del mio rimorso La vece ogn’ or mi suonerà nel core. Ma»d. L’involontario errore O non è colpa, o è lieve. Sem. Abbia il tuo sdegno Un Oggetto più giusto. In faccia al Mondo Giustifica te stesso Con la strnge del reo. Artas. Dov'è l’indegno? Che sia condotto a me. Artab. Del Prigioniero Vado l’arrivo ad affrettar. Artas. T’arresta. Artabano , Semita , Mandane , per pietà nissun mi lasci. Assistetemi , o fidi. Adesso , intorno. Tutti vorrei g'i Amici. II caro Arbace, Artabano, dov’è? Quest’è l’amore, Che mi giurò fin dalla cuna ? Eì solo M’abbandona così ? Mand. Non fai, che escluso Fù dalla Reggia , in pena Del richiesto Imeneo ? Aytas. Venga Arbace , io l’assolvo Arbace è il reo ! B SCE„ SCENA X. Arbace incatenato fra Guardie, che portano la Spada datali già da Artabano, e detti. Artah. I "XTtt - , Maud. I Arbace ! Artas Tàl viene a me di-Sem. I JN U™'! Ar,A.! (nante L’amico ? Artab. Il Figlio ? Sem. Il mio German ! Mand• L’Amante / Artas. Tu, Regicida ? ed ai potuto in mente Tanta colpa nodr ir ? Arb. Sono innocente. Mand. ( Volesse il Ciel. ) Artas. Ma, se innocente sei Difenditi, dilegua I sospetti, gli Indizj ; e la ragione Dell'innocenza tua sia manifesta. Arb. Io non son reo. La mia difesa è questa. Artab. Seguitasse a tacer. Mand. Ma, i sdegni tuoi Contro Xerfe ? Arb. Eran giusti. Artas. La tua suga ? Arb. Fu vera. Mand. Il tuo silenzo ? Arb. E necessario. Artas. II tuo confuso aspetto ? Arb. Lo merita il mio stato. Mand. E il ferro asperso Di caldo Sangue ? Arb. Era in mia Mano, è vero. Artas E non sei delinquente ? Mand. E.1’ uccisor non sei ? Arb. Sono innocente. Artas Ma, l’apparenza, ò Arbace , Ti accusa, e ti condanna. Arb. Lo veggo anch’io, ma l’apparenza inganna. Artas Tu non parli, o Semira ? Sem. Io fon confusa. Artas. Parli Artabano. Artab. Oh Dio ! Mi perdo anch’io nel meditar la scusa, Artas Misero, che farò ; Punire io deggio Nell’amico più caro, il più crudele Orribile Nemico / almen potesti Quel momento obliar , che là frà l’armi Col tuo Sangue serbasti i giorni miei ; r Che Arb. Artab. Arb. Artab. Artas Arias. Sem. Mand. Arb. Che adesso non avrei, Del Padre mio nel vendicare il fato, La pena , oh Dio , di comparirti ingrato. i primi assetti tuoi , Signor , non perda un innocente oppresso, Se mai degno ne fui, Io fono adesso. Audace ! e con qual Fronte Puoi dimandargli amor? Perfido Figlio ! Il mio rossor , la pena mia tu sei. A nche il Padre congiura a danni miei ? Che vorresti da mè ? eh’ io fossi a parte De falli tuoi nel compatirti ? Eh provi , Provi, Signor, la tua giustizia. Io stesso Sollecito la pena. In sua difesa Non gli giovi Artabano aver per Padre. Scordati la mia Fede ; obblia quel Sangue , Di cui, per questo Regno Tante volte pugnando t i Campi aspersi. Coll' altro, eh' io versai, questo si versi. Oh fedeltà ! Artab. Risolvi , e qualche assetto , Se ti testa per lui, vada in obbiio. Risolverò ; Ma con qual core? Oh Dio ! parte. SCENA. XI. Arbace, Mandane-) Scmira, & Artabano. E Innocente dovrai Tanti oltraggi soffrir, misero Arbace? Quante sventure io temo. Io non spero più pace. Artab. ( Io fingo, e tremo. Tu non mi guardi, o Padre ? Ogn' altro avrei Sofferto accusator, senza lagnarmi ; Ma che possa accusarmi, Che chieder possa il mio morir colui, Che il vivermi donò, m'empie d'orrore. C r Stupì-. Stupido il cuor mi fà gelare in seno. Senta pietà del Figlio , il Padre almeno. , , Non ti fon Pad/e , rtab' Non mi sei Figlio, Pietà non sento D’um traditor Tu sei cagione Del tuo periglio, Tu sei tormento Del Genkor. Non &c. SCENA XII. Arbace, Maudaney e Semita, MA per qual fallo mai Tanto, barbari Dei vi fono in Ira? M’ascolti, e mi compianga almen Seinira. Torna innocente, e ascolterà Semira SCENA XIII. Arbace e Mandane* E Non v’è chi m’uccida? Ah, mia Mandane, S’ai pietà Mand.Non parlar.yfrè.MiaPrincipellà. Mand. Involati da mt. Arb Sentimi; almeno... Mand. Non odo ita traditor. Arb. Solo un momento Mandane cara. Mand. Un traditor non sento, partendo. Arb. Arb. M and. Aland. Arb. Aland. Arb. Arb. Arb. Arb. Arb. Aland. Arb. Mio Ben , mia vita .... Mand. Ah , federato, ardisci Di chiamarmi tuo Bene? Quella Man mi trattiene, Che il Padre mi svenò ? Arb Falsa è l'accusa. Scuopri dunque chi fù. Arb. Non posso, il labbro. I| labro menzognero. Arb. Il Cor.., Il core, Punto, del suo delitto , orror non sente. S'ioion ... Mand. Sei traditor. Arb. Sono innocente. Innocente ? Arb. Io lo giuro. Mand. Alma infedele. ( Quanto mi costa un Genitor crudele / ) Cara , se tu sapesti... Mand Eh , che mi sono Gli Odi tuoi contro Xerse assai palesi. Ma jion intendi.... Mand. Intesi Le tue minaccie. Arb. E pur t’inganni. Mand. allora, Perfido, m’ingannai, .Che sidei mi sembrasti, e che ti amai. Dunque, adesso? .. .Mand. T’abborro. E sei Mand. La tua Nemica. s setto. E vuoi? ... Aland. La morte tua. Arb. Quel primo asi Tutto è cangiato in sdegno. E non mi credi ? Mand. E non ti credo, indegno. Parto, ma tù ben mio. Mèco ritorna in pace Sarà qua 1 più ri piace Quel che vorrai farà Dannami un caro addio E al carcere men volo D’un caro Sguardo solo Jo non mi scorderò. Parto, &c. SCE. A C, SCENA XIV. Rbace , Arbace. Ah , se veder potessi In qual tumulto stanno Per te gii affetti miei ; Qual parte ancora Usurpi nel mio cor. .. . Figlia inumana ! Qiiai pensieri fon questi ? E sei capace D'altra idea, che di sdegno , e di vendetta ? Ombra cara, e diletta Del mio gran Genitore , ad irritarmi , A sveliar l’ire mie, te sola invoco. Quanto posso sdegnarmi, Mi sdegno, o Dio Ma quanto posso, e poco. Destrier che all’armi usato Fuggi’ dal chiuso albergo Scorre la selva il prato Aggita il crin sul tergo E fà con suoi nitriti Le valli risuonar Ed’ ogni suon che ascolta Crede che sia al voce Del Cavalier feroce Che L’annima à pugnar. Mandane sola* Destrier, &C. Fine dell] Atto- Primo. ATTO Artab. Artas Artas. ATTO SECONDO Desiziose nella Reggia SCENA PRIMA. Artafirfi, ed Artabano« DAL Carcere, ò Custodi, Qui fi conduca Arbace. Art. Io non vorrei, Che credesti, ò Signor la mia dimanda Pietà di Padre, ò mal fondata speme Di trovarlo innocente. Ancor del fallo E ignota la cagione, Sono i Complici ignoti. Ogni secreto Tenterà di scuoprir. Artas. La tua fortezza Quanto invidio , Artabano. La fermezza del Volto Quanto costa al mio core. Intesi anch’io Le voci di Natura , Ma il dover trionfò. Non è mio Figlio : Chimi porta il rossor di sì gran fallo ; Prima, eh’io fosti Padre, ero Vallalo. La tua virtude istessa Mi parla per Arbace. Deh cerchiamo, Artabano , Una via di larvarlo. Artab. E che far posso ; Se ogni evento lo accusa, e in tanto, Arbace Si vede reo, non fi difende, e tace ? Ma innocente fi chiama. I labbri suoi Non fon usi a mentir. Io m’allontano ; In libertà seco ragiona , e cerca Un ombia di difesa. Accorda inficine l a salvezza del Figlio, La pace del tuo Rè> l’onor del Trono ; Ingannami se’l puoi, che te l’perdono. Parto ò Dio, e à te consegno Il più dolce amato pegno Del lyio affetto , edeìmico cor Che quest’alma Che consola El’invola dallo sdegno D’un crudele preda tor. Parto &c. SCENA lì. Art alano , e poi Arbace Jrh guardie* SON, quasi in porto. Arbace, Avvicinati. E voi Nelle prossime Stanze Pronti attendete ad ogni cenno. Arb. Il Padre Solo con me? Artnb. Pur mi riesce, ò Figlio, Di salvar la tua Vita. Io chiesi ad arte All’incauto Artast-rse La libertà di favellarti. Andiamo. Per una Via, che ignota Sempre gli fu, scorgendo i pasti tui Deluder posto i tuqj Custodi, e Lui. Arb. Mi proponi una fuga , Che saria prova al mio delitto. Art. Eh vieni Folle che sei. La libertà ti rendo, T’involo al Regio sdegno, Agli Arb. Arb. Art. Arb. Arb. Arb. Arb. Agli applausi ti guido , e forse al Regno. Che dici ? Al Regno ? Art. E da gran tempo , il sai, A tutti in odio il Regio Sangue. Andiamo. Io devenir ribelle ? E dovrò per salvarti Contender ceco ? Altra ragion , per ora Non ricercar , che il cenno mio : t’affretta. Nò ; perdono : Sia questo Il tuo cenno primiero Trasgredito da me. Art. Vinca la forza lo afferra. Le resistenze tue. Sieguimi. Arb. In pace Lasciami, ò Padre. A troppo gran cimento Riduci il mio rispetto. Ah , se mi sforzi, Faiò Art. Minacci? ingrato ! Parla. Di, che farai ? Arb. Nò l’sò, ma tutto Farò per non seguirti. Art. Eben, vediamo, vuol forzarlo. Chi di noi vincerà. Sieguimi, andiamo. Custodi. Olà. Art ab. T’accheta. Arb. Olà, Custodi: Rendetemi i miei lacci. Al Career mio. , tornano le Guardie. Guidatemi di nuovo. Art.'( ardo di sdegno.) Padre, un addio. Art ab. Và ; non ti ascolto, indegno. Chi mai d’iniqua stella Provò tenor più rio , Chi ivde mai del mio Più sfortunato amor ; Passo di pena in pena, Questa succede à quella Mà L’ultima, che viene, è sempre là peggior. Chi mai &c. D SCE- SCENA 111. Semira , e pei Asa»danet 9Ual Serie di sventure un giorno solo Unisce a danni miei ? Mandane , ah senti on m’arrestar, Semira. Sem Ove t’affertti ? Mand. Vado al R egal Consiglio. Sem. Io tua seguace Sarò , se giova all’ infelice Arbace. Mand. L’interesse è distinto. Tu salvo il brami, & io lo voglio estinto. Sem. E un’amante d’Arbace Parla così ? Mand. Parla così, Semira, Una figlia di Xerse. Sem. Il mio Germano O non à colpa, ò per tua colpa è reo, Perche troppo ti amò... Mand. Questo è il maggiore De falli suoi. Col suo morir dcgg’ io Giustificar me stessa , e vendicarmi Di quel rolîòr , che soffre Il mio Genio Real, che a lui donato Dovea destarlo a generose imprese, E per mia pena un traditor lo refe , Sem. E non basta a punirlo Delle leggi il rigor, che a lui sovrasta, Senza gli impulsi tuoi ? Mand. Nò, che non basta. Io temo in Artaserse La tenera amistà. Temo l’assetto NeSatrapi, e ne Grandi. Sem. Dunque il colpo Affrettagli , o spietata, Riducilo a morir : Però misura Prima la tua costanza. Ai da scordarti Le speranze , gli asseti, La data Fede ... Mand Ah, barbara Semira, E che ti feci mai ? Perche qui vieni, Con questa idea, che il mio coraggio atterra, Nemici pensieri a ritrovar la guerra ? Voglio Voresti esser contento Paveroamante core, E pure oh* Dio ti untò, Che päce ancor non hai Ditte che'cosa è mai Ditte che mai sarà : Un ambra di timore A poco à poco in seno Il fredo suo veleno Tutto spargendo và. VOresti tScc. SCENA IV. Scmîra fiUt A Qual di tanti mali Prima oppormi degg’io? Mandane, Arbace , Artaferfe, l’amor, il Genitore, Tutti fon miei nemici ; Ogn’ un m’assale In alcuna del cor tenera parte : Mentre ad uno mi oppongo, io resto agl*altri Senza difesa esposta , ed il contrasto Di tutti, fola a sostener non basto L’innocenza de suoi sguardi La beltà del caro volto Sono i dardi che mi han colto^ Che mi sanno sospirar Mà se fia che più sereno Viva il core in dolce calma Spera L’alma nel suo seno, Più contenta un di posar L’innocenza &c. D r Gran 28 A T TO____________________________________ Gran Sala del Regio Consigliò con Trono., e Sedili per li Grandi del Regno, e Tavolino dirimpeto al Trono con Sedia Ca\àmajo,e Carta. S C È N A V. Artafirfe preceduto da Guardie, e da i Gratuli del Regno, ECcomi , ò della Persia, Fidi sostegni, del Paterno Soglio Le cure a tollerar. Son del mio Regno Si torbidi i principi, e si funesti, Che l’inesperta Mano Teme di questo avvicinarsi al freno , Ma che, anelano a gara E Mandane, e Se mira a queste Soglie N’abbian l’ingresso, Io vedo Qual diversa cagione entrambe affretta. SCENA VI. Sentirà , Mandane, e detti. ARtaserse pietà. Mand. Signor, vendetta,. D’un 'reo chiedo la morte. Sem. Et io la Vita Chiedo d’un innocente. Mand. Il fallo è certo. Sem. Incerto è il traditor. Mand. Condanna Arbace Ogni apparenza. Sem. Assolve. Arbace ogni lagion. Mand. L’amor Io accusa, Sem. L’amicizia il difende. Mand. Il Sangue sparso Dalle Vene di 2Ctrse Chiedè un castigo.1 Sem. Il conservato Sangue D’Artâférse suo Figlio un premio chiede. Mand. Ricordati''.... Sem. Rammenta. Mand. Che sostegno1 idei Trono Solo è il rigor. Sem. Che la Clemenza è base. v T r -.L Mand. Mand. Sem. Aria. Sem. Artab. Arias. Arias. L X D’una misera Figlia Deh t’irriti il dolor. Sem. Ti plachi il pianto D’un afflitta Germana. Mand. Ogn’un che vedi, Fuorché Semira, il Facrificio aspetta. Arraferse, pietà ! Mand. Signor, vendetta. Sorgete, il vostro affanno, o quanto, oh Dio, Quant’ è minor del mio. SCENA VIL Art ab ano , e detti, Signore, è vana La tua, la mia pietà. La sua salvezza O non cura, o disprezza. Artas. E vuol ridurmi L’ingrato a condannarlo? Condannarlo ? Ah crudel ! dunque vedraffi Sotto un infame Scure "Di Semira il German ? Arias Semira a torto M’acculi di crudel. Che far poss’io Se difesa non à ? Tu che saresti ? Che farebbe Artabano ? Olà, Custodi, Arbace a me si guidi. Il Padre istesso Sia Giudice del Figlio ;« Egli l’ascolti , Ei l’assolva, se può ! Tutta in sua Mano La mia depongo autorità Reale. Come? ... Mand. E tanto prevale L’amicizia al dover ? Punir no’l vuol. Seia pena del reo commetti al Padre. A un Padre io la commetto Di cui nota è la Fè ; Che un Figlio accusa, Ch’io difender vorrei ; Che di punirlo A più ragion di me. Mand. Ma sempre è Padre. Per ciò doppia ragione A di punirlo. Io vendicar di Xerfe La mòrte sul deggio in Arbace ; Ei deve M and. Artab. Arias. Sem. Artas. Mand. Arb. Nel Figlio vendicar con più rigore E di Xerfe la morte , e il suo rossore. Dunque così. -. Artas. Così, se Arbaceè il Reo , La vittima assicuro al Rè svenato , Et al mio difensor non lono ingrato. Ah , Signor , qual cimento ?... Degno di tua virtù. Ar.'ab. Di questa scelta Che si dirà ? Artas. Che si può dir ? Parlate, ai grandi. Se v* è ragion , che a dubitar vi muova. Il silenzo d’ogn’ un la scelta approva. Ecco il Germano. Mand. ( Ahimè ) S’ascolti. Art ab. ( Assetti, Ah rolerate il freno.) (vâa sedere,mentre Art asvà /»Trono. ( Povero cor, non palpitarmi in Seno. ) SCENA Vili. Aibace incatenato fra. Guardie, e li Predetti, TAnto in odio alla Persia Dunque fon io , che di mia rea fortuna L’ingiustizia a mirar tutta s’adduna ? Mio Rè. Artas. Chiamami amico, insin eh’ io possa Dubitar del tuo fallo esser lo voglio ; E perche sì bel nome In un Giudice è colpa , ad Artabano Il Giudizio è commesso. Arb. AI Padre ? Artas. A Lui.1 ( Gelo d’orror ! ) Art ab. Che pensi ? ammiri forse La mia Costanza ? Arb. Innoridisco, Padre Nel mirarti in quel Luogo. E ripensando Quale io fon , qual tu sei, come potesti Farti Giudice mio. Come conservi Cosi intrepido Volto ? E non ti senti L’Anima a lacerar ? Art ab. Quai moti interni, Ch' io provi in me , tu ricercar non devi, Nè quale intelligenza Abbia Art*ns. Arb. Artab. rArb. Aland. Sem. Abbia col volto il cor. Qualunque io sia , Lo fon per colpa tua. Se a miei Consigli Tu davi orechio , e seguitar sapevi L’Orme d’un Padre amante ; 1 n faccia a questi , Giudice io non sarei, reo non saresti MiseroGenitor f Aland. Qui non sì venne I vostri ad ascoltar privati affanni. O Arbace si difenda , ò si condanni. (Quanto rigor. ) Artab. Dunque alle mie richieste Risponda il reo. Tu comparisci, Aibace, Di Xerse Puccifor. Ne sei convinto. Ecco le prove : Un temerario amore , Uno sdegno ribelle... Arb. Il Ferro, il Sangue, II tempo , il Luogo,il mio timor , la Fuga , Sò , che la colpa mia fanno evidente : E pur, vera non è, fono ionnocente. Dimostralo, se puoi, placa lo sdegno r Dell’offesa Mandane. Arb. Ah , se mi vuoi Costante nel soffrir, non assalirmi In sì tenera parte. Al nome amato, Barbaro Genitor.... Artab. Taci, e non vedi , Nella tua cieca intoleranza, e stolta , Dove sei , con chi parli, e chi t’ascolta ? Ma, Padre... . A rtab. ( Affetti, ah tolerate il freno.) ( Poverocor,non palpitarmi in Seno. ) Chiede pur la tua Colpa Difesa, ò pentimento. Arias. Ah porgi aita Alla nostra pietà. Arb. Mio Re, non trovo Nè colpa , ne difesa , Ne motivo a pentirmi, e se mi chiedi Mille volte ragion del grave eccesso , Tornerò mille volte a dir l’isteffo. ( O amor di Figlio ! ) Mand. Egli è ugualmente reo , O se parla , ò se tace. Or che si pensa ? U Giudice , che fa ? Questo è quel Padre, Che vendicar doveva un doppio oltraggio ? drh Arb. Art as. Mand. Arb. Mand. Artab. Mi vuoi morto, o Mandane ? Maud. (alma, coraggio) Principefla, è il tuo sdegno Sprone alla mia virtù. Resti alla Persia Nel rigor d’Artabano un grande Esempio Di Giustizia, e di Fè non visto ancora. 10 condanno il mio Figlio. Arbace mora (sottofertig. ( Oh Dio j Arias Sospendi, o amico 11 Decreto fatal.Artab. Segnato è il Foglio; (glielo porge-O adempito al dover. Artas. Barbaro vanto. ( s’alza» So«. Padre inumano. Mand. (Ah,mi tradisce il Pianto) Piange Mandane ? e pur sentisti alfine Qualche pietà del mio destin tiranno. Si piange di piacer, come d’affanno. Di Giudice severo Adempite ó le parti. Ah fi permetta Agli affetti di Padre Uno sfogo, ó Signor. Figlio, perdona, Alla barbara Legge D’un tiranno dover. Soffri, che poco Ti rimane a soffrir. Non ti spaventi L’aspetto della pena. Il mal peggiore E’de mali il timor. Arb. Vacilla, ò Padre La sofferenza mia. Trovarmi esposto In faccia al Mondo intero, . In sembianza di reo; veder recise, Su ’l verdeggiar, le mie speranze ; estinti Su l’aurora i miei Di : vedermi in odio Alla Persia, all’Amico, a Lei, che adoro; Saper, che il Padre mio.... (partirete poi ritorna. Barbaro Padre ... ( ah che mi perdo. ) addio, in atto di Io gelo. Mand. ( Io muoro ) Arb. Oh temerario Arbace Dove trascorri? Ah, Genitor, perdono. Eccomi a Piedi tuoi. Scusa i trasporti D’un insano dolor. Tutto il mio sangue Si versi pur, non me ne lagno, e in vece Di chiamarla tiranna , Artab. Arb. Artab. Artab. Io baccio quella man, che mi condanna. Basta, 5orgi : pur troppo A i git n di lagnarti : Ma sappi... ( Oh DioJ Prendi un amplesso, e parti. Non sò frenare il pianto Padre nel dirti addio Mà questo pianto miò Tutto si eh' e dolor E’mereviglia, è amore E'pentimento è speme Son mille assetti insieme Tutti raccolti al cor Non sù SCENA IX. Mandane, Semira, Artafirfe, & Art alano. 1 A h, che al partir d'Arbace I /l io comincio a provar, che sia la Morte. I A prczzcrdel mio sangue, ecco, ò Mandane Sodisfatto il tuo sdegno. Mand. Ah, federato, Fuggi dagli Occhi miei ; Fuggi la luce Delle stelle, e del Sol. Celati indegno, Nelle più cupe, e cieche Viscere della Terra : Se pur la Terra istessa a un empio Padre, Cosi d’umanità privo, e d’assetto, Nelle viscere sue darà ricetto. Dunque la mia virtù ? .. Mand. Taci, inumano , pi qual virtù ti vanti ? A'questa i suoi confini, e quando eccede, Cang ata in vizio ogni virtù si vede. Ma, non sei quella istessa , Che fin or m’irritò ? Mand. Son quella, e fono Degna di lode ; e se dovesse Arbace G radicarsi di nuovo, io la fui morte , Di nuovo chiederei. Dovea Mandane E Un Un Padre vendicar. Salvare un Figlio, Artabano doveva. A te l’affetto, L’Odio a me conveniva. Io, l’intereffe JD’una tenera Amante Non dovevo ascoltar ; Ma tu dovevi Di Giudice il rigor porre in obblio. Quest, era il tuo dover, quell’ era il mio. Perfido traditore Mi fà il mirarti orrore Placarmi pensi in vano Mostro di crudeltà. Crudele se nol fai Per vendicarmi omai Hò fin perduti i nomi D’amore, e di pietà, Per fido Llc. SCENA. X. Artaserfe Semira, ed Artabano, QUanto, amata Semira Congiura il Ciel, del nostro Arbace in danno. Sem. Inumano, tiranno / Cosi presto ti cangi ? Prima uccidi l’amico, e poi lo piangi? Artas. All’arbitrio del Padre La sua Vita commisi ; Et io sono il tiranno, & io l’uccifi ? Sem. Quella è la più ingegnosa Barbara crudeltà. Giudice il Padre Era servo alla Legge, a Te,Sovrano, La Legge era vaffalla. Artas. Parli la Persia , e dica Se ad Arbace io fon grato ; Se ò pietà del tuo duol, se t’amo ancora. Sem. Sem. Ben ti credei finora, Lusingata ancor io dal genio antico , Pietoso amante, generoso amico; Ma ti scuopre un istante Pei fido amico , e dispietato amante. Parte. SCENA XI. Artaferse, ei Artabam. DEH’ ingratta Semira I rimproveri udisti ? Artab. Udisti i sdegni Dell’ ingiusta Mandane ? Artaf. Io son pietoso , E tirano mi chiama. Artab. Io , giusto sono , E mi chiama crudel. Artaf. Di mia Clemenza E questo il prezzo? Artab. La mercede è questa D’un austera virtù ? Artaf. Quanto , in un giorno, Quanto perdo, Artabano ! Artab. Ah , non lagnarti, Lascia a melequerelle. Oggi d’ogn’ altro, Più misero fon io. Artaf. Grand’è il tuo duol, ma non è meno il mio. parte. SCENA XII. Artabano, ßlot ECcomi al fine in libertà del mio Dolor. Che feci mai ? Oh dispietato Padre ! Oh misero Arbace ! Io ti perdei. Già spettaco] funesto agli occhi miei Ti veggo: odo gli accenti : odoi fingiozzi Dell’ innocente Vittima ... deh ! ferma , Carnefice la Scure ... Ah , che già piomba Il coi po , e il capo , oh Dio ! reciso , e tronco Sugli Omeri sen cade... Ahi, eh’ egli è morto ! Aimè / Dove m’ascondo ? E i Qui \ Qui la Bipenne incontro ; Qui trovo Userai Palco : Il Manigoldo Là , mi spaventa , e là l’informe Busto M’innorridisce. Ah ! che la pallid’ Ombra Ver me s’assretta. Chimi salva ? Dove Mi celo ? oh Dio ! non posso Sostener la sua vista. Oh caro Arbace ! Perdona al mio rossor : svenami, ò Figlio. Ma, che vaneggio ? Al mio rimorso ancor* Il Figlio vive, e se salvai me stesso, II caro Arbace mio non cada oppresso. Pallido il Sole, torbido il Cielo , Pene minaccia , morte prepara : Tutto mi spira rimorso , e orror. Timor mi cinge di freddo gelo : Dolor , mi rende la vitaamara .* Io stesso fremo contro il mio cor. Pallido &c. Fine dels Atto Secondo, ATJO 'Art as. Artas Arb. Arb. A TT TERZO Parte ioterna d’una Rocca, nella quale è ritenuto prigioniero Arbace, con Porta, che communica con la Reggia. SCENA L Arba.ce, e poi Artaferß* Perche tarda è mai la morte, Quando è termine al martir ? ARbace. Arb. Oh Dei, che miro ! In questo Albergo Di mestizia, e d’orror chi mai ti guida ? La Pietà, l’amicizia. Arb. A funestarti Perche vieni, ò Signor ? Artas. Vengo a salvarti. Arb. A salvarmi ? Artas. Non più. Per questa via Che in solitaria Parte Termina della Reggia , i passi affretta. Mio Rèsse reo mi credi Perche vieni a salvarmi ? e se innocente Perche deggio fugir ? Artas Se reo tu sei , Io ti rendo una Vita , Che a me donasti. E se innocente, io t’offro Quello scampo, che solo Puoi, tacendo ottener. Parmi nel Seno Una voce ascoltar, ci)e ogn’ or mi dica , Qual or bilancio, e la tua colpa, e il merto, Che il fallo è dubbio, il beneficio è c^rto. Signor, lascia, ch’io muora. In faccia al Mondo Col Colpevole apparisco, óc a punirmi T’obbliga l’onor tuo. Morrò felice Se all’amico conservo, e al mio Signore Una volta la Vita, Una l’Onore. Artas. Sensi, non anche ititeli Su le labbra d’un reo ! Diletto Arbace > Non perdiamo i momenti. Arb. Ma, potrebbe il tuo Dono Un Giorno esser palese, e allora ... Artas. Parti. A m ico, io, te ne prego, e se pregando Nulla ottener po ss' io, Rè te scornando. Vedrai placato Quel ampio more Che ostando appare Fiero e sdegnato E’in bèlla calma ritornerà Sarai felice. Se del tuo onore Senza rigore ; Provcr ti lice Vedrai la calma Si placherà. Vedrai 6cc. SCENA li. Arbace sole. CH* io parta ? E in faccia al Mondo Fugga la pena, che temer non deve La mia innocenza ?... Oh Ciel ! del caro Padre Si refpetti il periglio. Chi sà ?... Ceder può forse... Ah, mi confonde Più, che il male presente Dell’avvenire il rischio. Partasi. Che aspettar ? Più nou mi veggia , Nè innocente, nè reo l’invida Reggia, Par» SCENA III. Artabano, entratalo per la Porta communi, con seguito de Congiurati. Figlio. Arbace, ove sei ? Non mi risponde ! Dovrebbe udirmi pure. Arbaee, O stelle! Dove mai si celò ? Compagni intanto , Ch’io ricerco del Figlio , Custodite l’ingresso. Oh me perduto / doppo cercato Qui non v’è il Figlio mio ? Gelar mi sento. Temo.,. Dubito... E come Puotè da qui partire ? Arbace Ondeggio Tra mille affanni, e mille Orribili sospetti. Il mio timore Quante funeste idee forma, e descrive. Chi sa, che sii di lui? chi sà se vive? Me infelice ! a momenti Va del Regno le Leggi, LArtaserse a giurar. La sacra Tazza Avvelenar già feci, ma che giova Tanto sudor senza d’Arbace? Oh pena ! S’anche egli vive, e che da qui s’involi, Tutto dispero , e tutto iVeggio de falli miei rapirmi il frutto. Spesso tra vaghe rose Di verde, è mole prato Angue crudel s’afcofe E'il pafsaggier da quello In van tentò scampar. Tal cela un menzognero Aspetto di pietà furore, e crudeltà Si può tradirmi un Figlio Che ch’io non hò consiglio Figlio Figlio non mi tradir Non mi tradir Spesso &c. AT- Gabinetti negli Appartamenti de Mandane. SCENA IV. Man lane, e poi Sentirà piangente, OChe all’uso de mali Istupidisca il Senso, ò che abbian Palme Qualche parte di luce , Che presaghe le renda, io per Arbace , Qpanto dpvrei, non sù dolermi. Ancora Viverà l’infelice. SV/w. Alfin, potrai Confidarti, ò Mandane. Il ciel t’arrise. Mand. Forse il Rè sciolse Arbace ? Sem. Anzi l’uccìse Mand. Come ? Sem. è noto a ciascun. Al caso atroce Non v’ è Ciglio, che sappia Serbarsi asciutto, e tu non piangi intanto ? Mand. Picciolo è il Duol, quando permette il pianto. Sem. Va, se paga non sei, pasci i tuoi sguardi Su la trassitta Spoglia Del mio caro Germano. Osserva il Seno, Numera le ferite , e lieta in fàccia ... Mand. Taci,oparti da me, Sem. Ch’io parta, o taccia? Sin che Vita ti resta Sempre intorno m’avrai ; Sempre importuna Rendere i Giorni tuoi voglio infelici. Mand. E quand*io meritai tanti nemici? Crudele io penserò Mà che risolverò Se già h(ò ri foto si Di sempre odiarti Tu accresci L’odio mio Assalti o non poss’io Pensar che à tormentarti. Crudele dee. SCE- SCENA V. Arbace, che contra Jurtìvo, e vsà Mandane piangente. ECcola. Almen vorrei Rivederla una volta, e poi partire-; ! Via non ò cor di presentarmi a Lei. si nasconde Mand. Olà ; non fi permetta in queste stanze A veruno l’ingresso. Eccovi al fine Miei disperati affetti, Eccovi in libertà. Del caro Amante Versai, barbara, il sangue; il sangue mio in atto di. ferir fi. E tempo diversar. Arb. Fermati. Mand. Oh Dio ! Arb. Qual ingiusto foror ? Mand. Tu in questo Luogo ? Tu , libero ì tu , vivo ? Arb. Amica Destra I miei lacci disciolse. Mand. Ali fuggi,ah parti. Miserarne {che fi dirà scaldino Qui ti ritrova? Ingrato, Lasciami la mia gloria. Arb. E chi poteva, Mio Ben , sena» vederti La Patria abbandonar ? Mand. Da me , che vuoi ? Perfido ! traditor Arb. Nò, Principessa , Non di» cosi : So , ch^ai più bello il Core Di quel, che vuoi mostrarlo ; è a ine palese. Tu parlasti, o Mandane, e Arbace intese. Mand. O mentisci, »^inganni, o questo labbro, Senza il voto dell’ Alma Per uso favellò. Arb. Ma pur fon io Ancor la fiamma «uà. Mand. Sei l’odio mio. 'Arb. Dunqu-, crudet, ti appaga : le> presenta la Spada. Ecco il Fdrro j ecco il Sen, Prendi, e mi svena. F Mand. Mand. Saria la morte tua premio, e non pena. Arb. E ver , perdona : errai; vuol ferirsi da se Ma questa mano emenderà ... Mand. Che fai ? lo trattiene Credi, ò folle , che basti Il sttngue tuo per appagarmi ? Io voglio, Che pubblica , che infame Sia la tua morte, e che non abbia un segno, Un ombra di valor. Arb. Barbara , ingrata ! Morrò come a te piace : gettando la Spada, parte Torno al Carcere mio. Mand. Sentimi Arbace. 'Arb. Che vuoi dirmi ? Mand. Ah no ’1 sò Arb. Sarebbe mai Quello , che mi trattiene Qualche resto d’amor? Mand. Crudel, che brami ? Vuoi vedermi arrossir? Salvati, fuggi, Non Affliggermi più. Arb. Tu m’ami ancora , Se a questo segno a compatirmi arrivi. Mand. Nò, non credelo amor, ma fuggi, e vivi. Mand. Arb. Mand. Arb. Tu vuoi,eh’io viva,ocara; Ma se mi nieghi amore > Cara , mi fai morir. Oh Dio ! Che pena amara! Ti basti il mio rossore, Più non ti posso dir. Sentimi. Mand. Nò. Arb. Tu sei. Parti dagli Occhi mici, Lasciami per pietà, al. Quando finisce , o Dei , La vostra crudeltà ? Se in così gran dolore, D’affanno non sì muore, Qual pena ucciderà ? Tcmsit ì Artab. Arias. Tempio destinato alla Coronando» £ Artaserjc. Trono da un lato con sopravi Scettro, e Corona, Ara nel meù7»o, eßmulacro del Sole in luogo eminente. SCENA VI. Aitasse, con numeroso seguito, ei Artahanoe A Voi Popoli, io m’offro Non men Padre, che Rth Siatemi voi Più Figlj, che Vassalli. Sarà del Regno mio Soave i Freno. Efecutor geloso Delle Leggi io farò. Perche sicuro Ne sia ciascun, solennemente il giuro. Un Minisro gli presenta la Ta^a fatta avvelenar da Artabano. Ecco la sacra Tazza. Il Giuramento Abbia nodo pur forte. Compisci il Rito ( e beverai la Morte. ) Lucico Dio, per cui l’April fiorisce ; Per cui tutto nel Mondo, e nasce, e muore, Volgiti a me. Se il labbro mio mentisce, Piombi sopra il mio Capo il tuo furore. Prende laTazza. Languisca il viuer mio, come languisce Ne sparge su’l fuoco Questa fiamma, al cader del sacro Umore, E si cangi, or che bevo, entro al mio Seno. Siàptr bere. La Bevanda vital tutta in Veleno. k z SCE« Artas. Arias. Artas Art ab. Mand. SCENA VII. Semita, e eletti, AL riparo , ò Signor, Cinta è la Reggia Da un Popolo infedel. Tutta risuona Di grida sediziose, e la tua morte Si procura, si chiede. Numi ! Art ab. Qital alma rea mancò di fede? Ah,che tardi il conosco. Arhacec il traditore. Sem. Arbace estinto? Vive, vive l'ingrato : Io lo disciolsi , Empio con Xerse, e meritai la pena , Che il Cielo or mi destina. Di che temi, omio Rè ? Pertua difesa Basta solo Artàbano. (a'la mano Si corriamo a punir ... s* incarna a no con le Semiiart SCENA VIJI. Mandane, e detti, FErma, o Germano. Grpn novelle io ti reco : Il tumulto svanì. Art ab. Fin vero le come? Già la Turba ribelle , Seguendo Megabife, era trascorso Fino all’Atrio maggior, quando, chiamata Dallo strepito insano, accor se Arhace. Che non fè, che «on disse in tua difesa Quejl'Aiiima fedel ?CiaTcun depose L’Armi, e sol vi restava L’indegno Megabife Ma l’assalì, si vendicò, l’uccisa. Artab. ( Incauto Figlio. ) Artas. Un Nume M’in M’inspirò di salvarlo. Il mio diletto Arbace, SCENA ultima: Arbace, e dettit Arba. Th Cco Arbace, o Monarca, a Piedi tuoi. jìftas' J—i Vieni, vieni al mio Sen. Perdona , oamico* S’io dubitai di te. Troppo è palese La tua bella innocenza. Ah, fa eh’ io poti* Con francherza premiarti. Ogni sospetto Nel Popolo dileguae rendi a noi Qualche ragion del sanguinoso ferro, Che in tua Man si trovò ; della tua Fuga * Del tuo tacer ; di quante Ti fece reo. Arb. S’io morirai, Signore, Qualche premio da te , lascia , eh* io taccia. Il mio labbro non mente r . > Credi a chi ti salvò : Sono innocente. ArtaJ. Giura tu almeno, e l'atto Terribile, e fole ne Faccia fede del vero. Ecco la Tazza Al Rito necessaria. Or, seguitando Della Persia il costume, Vindice chiama , e testimonio un Nume. Arb. Son pronto. Ma nd.( Ecco il mio Ben, fuor di periglio.) Art ab. ( Che fò ? Se giura, avvelenato è il Figlio. ^ Arb. Lucido Dio, per cui 2*Aprii fiorisce. Per cui, tutto nel Mondo e nasce, e muore Art ab. (Misero me ) Arb. Se il lafibro mio mentisce Si cangi in questo seno La Bevanda vital... Art ab. Ferma ; ò veleno. Artas. Art as. Che sento ! Arb. O Dei ! Artas. Perche fin.or tacerlo ? Art ab. Perche a te l’apprtstau Artas. Ma , qual furore Contro di me ? Art ab. Dissimular non giova. Già mi tradi I’amordi padre. Io fui Di Xcrse l’uccisore. Il Regio Sangue 1 Tutto vei far volevo. Ernia la Colpa, Non è d’ Arbace. Il sanguinoso Acciaro , Per celarlo , gli diedi. Il suo pallore , t Era orror del mio fallo. Il suo sdento , Pietà di Figlio , e se minore in lui, La virtù fosse stata . ò in me l’assetto , Compivo il mio disegno, E involata t’avrei la Vita , e il Regno. Arb. Che dice 1 Artas Anima rea ! M’uccidi il Padre* Della 'morte di Dario Colpevole mi rendi. A quanti eccessi T’indusse mai la federata speme ? Empio, morrai. Arb. Noi moriremo insieme. snudando il fern. Mand. O Dio ! fermate. Arb. O stelle ! le Guardie lo arrestano Signor pieta. Artas Non va sperar per fui. Troppo enorme è il dellito. Io non confondo Il reo coll’innocente. Ate, Mandane Sara Sposa , se vuoi. Sarà Semira A parte del mio Trono , Ma per quel traditor non v’è perdono. Arb. Toglimi ancor la Vita. Io non la voglio Se per esserti fido , Se per salvarti il Genitore uccido. Artas Oh virtù, eh’ innamora ! Arb. Ah , non dimando Da te Clemenza ; Usa rigor, ma cambia La sua nella mia morte. Al Regio Piede Chi ti salvò , ti chiede Di morir per un Padre. In questa guisa S'appa. S’appaghi il tuo desio. E’sangue d’Artabano il sangue mio. Artas. Sorgi, non più. Rasciuga Quel generoso pianto, anima bella, Clii resister ti può ? Viva Artabano , Ma viva almeno in doloroso Esilio, E dona il tuo Sovrano L’error d’un Padre, alla virtù d’un Figlio. Carf. Giusto Rè, la Persia adora La Clemenza assisa in Trono, Quando premia col perdono D’un Eroe la fedeltà. La Giustizia è bella allora, Che compagna à la pietà, Fine del Dramms, ist allzuschwach und gering mein TalUrnum nur allem den Anfang meinesVergnügens/ welches ich hege auß-zudrucken/ da ich mich durch gnädige Verwilligung der Hoch-lóbl. Landt-Ständte in discr lyaubt-Stadt Laybach deßHör-tzogthUMbs-Crain mit dem CarraBer^XmtPrincipal.DireBoris der Wällisch - Musicalllschen Opera, begnadet sehe / welche in Wahrheit allen hohen Gemütern eine anständige Unterhaltung ist/ erscheinen zu können ; Tie yochlöbl. Landt- Stände gönnen mir gnädig/daß ich hingegen zum Zeichen meiner Schuldigisten Danckbarkeit/ und Bczaig meines Gehorsambs und Untertänigkeit/ dises Mußcalisehe Sung - Gespräch/ welches in Gnaden auffzuneh-mcn bitte / zu hoher Ergötzlichkeit unter Deroselben hohes Patrochium, damit ein solches durch den Uttgüttigen Augen-Wurff nicht gäntzlichcn bctadlet / villmehr aber durch Dero gnädiges Nachsehen von allen Fehlern könne verzihen werden/ Gehorsamst anfepfferen dörffte; Dannenhero yochlöbl. Land -Ständte mir nichtes/ als allein die untertänige Bitt übrig bleibet/ daß Hoch-dieselben disen A Bum meines schuldigsten Oopffers mit gnädiger Wohlgcfähligkeit/ und Erkantnus/ anstatt desselben Klcmhcit/ die Vilheit meines Gehorsambs - Eyfer/ gnädig an - Und auffzunehmen geruhen / der ich mich mit aller Untertänigkeit zu Hochen Gnaden untcrthanig gehorsambft Empfehle Deren Hochlöbl' Landt - Ständte rc. rc. Untertänigst Gehorsambster Angelo Mingotti, Uuftretteà Werfonen. Artaxerxes Erb-Printz/ hernach König von Pcrsten/ Freund deß Arbaces/nnd Liebhaber der Semira. Jpcrr Dominicuö Battaglini. Madame/Schwester deß Arraxerxes/und Liebha-rin des; Arbaces. Jungfrau Carlina Valvasorin. Artabanus / Hauptinann der Königlichen Leib-Wacht / Vatterdeß Arbaces/ und der Semira. Herr Pascal Negri/ von Venedig. Semira/Schwester deß Arbaces / und Liebhaberin deß Artaxerxeö. Jungfrau AnnaNegrin/ oder so genante Mestrina von Venedig. Arbaces / Freund deß Artaxerxes / und Liebhaber der Mandane. Jungfrau Barbara Narizin/ von Balonien. Die zwischen Spil werden vorstellen. Die Jungfrau Antonia Berteli von Bolonien. Und der Herr Johang Micheli von Padua. Ver- Veränderung der Sccncii. In der ersten Abhandlung. Ein Garten in dem inneren Theil deß Pallasts derer Königen von Persien/welcher an verschidcne Zimmer desselben flösset. Aussicht nach der Königl. Residentz-Stadt. In der änderten Abhandlung. Ein Saal vor den Königl. Rath / mit einem Thron auf einer Seiten / auf der anderen Sitze für die Grossen deß Reichs; ein Tisch / und ein Sessel zur rechten Hand deß schon-gedachten Throns: In der dritten Abhandlung. Der innere Theil der Vestung/ in welcher Arbaccs gefangen liget. Ein prächtiger Saal zur Lrönung deß Artaxerxes bestimmet. Ein Altar in der Mitte mit dem Bild der Sonn. Auf- 'mihalt der Action. A ^tabanus, Hauptmann über dieKöniglicheLeib- Wacht des Xerxes, nach denen durch dieGrie-chen erlittenen Niderlagen/ dieMachtseinesKönigs täglich verminderet ersehend/machte sich dieHosnung/ ftinemEhrgeitz mit obgedachteil Xerxes auch zugleich das gantze Königs. Geschlecht aufopferen/und sich auf den Peruanischen Thron schwingerr zu können. Schliche dahero/sich die Freundschastund Vcrträulichkeit/ mit der ihm sein Herr begegnete/ zu Nutzen machend/ bey nächtlicher Weile indie Zimmer des Xerxes, und ermordete solchen. Nachgehends rechte crdiezwey Königl. Printzen des Xerxes auf solche Art Wider einander/daß A reaxerxes einer von denen schon gcm ldten Söhnen seinen eigenen Bruder Darius unrbringen liest se/ denselben aufBcredung des Artabanus vor den Vatter-Mördcr haltend. Fehlete also dem Verräter um seine Absichten zu vollziehen nur alleinder Todt des Artaxerxes, welchen er ihm zwar zubereitct/ aber verschidene Zufähle ( welche gegenwärtigem Schau-Spil die meiste Außzicrungen geben ) verzögerten solchen/daß er endlich gar nicht hat könen vollbracht werden/indem die Verrätherey entdecket / und Artaxerxes in Sicherheit gesttzct worden. Dise Sicherheit undElltdeckungistdievornehlnsteHandlungdiserVor-stellung. ( J uiüri. im 3. Buch im i. Kap. artaserse. TRAMA PER MUSICA, DA RAPPRESENTARSI NELLA SALA DEL PALALO PROVINCIALE IN LUBIANA, DEDICATO ALL’ ECCELSA PROVINCIA DEL DUCATO DI. CRAGNO. Nel CARNEVALE 1740. La Poesìa è del Sig. Abbate Pietro Metastasio, Poeta di Sua Maestà Cef. e Catt. fra gli Arcadi Artino Corallo. La Musica è del Sig. Giovanni Adolfo Haslè , detto il Salitone Maestro di Cappella di Sua Maestà il Rè di Polonia, ed Elettordi Sassonia, e Maestro del Pio Ospitai dellTncurabili in Venezia. Lubiana, nella Stamparla di Adamo Frid. Reichhardt. Erster Austrie. Ein Garten in dem inneren ?heil best W* lastö derer Königen von Persien/Welcher an verschidene Zimmer desselben flösset. Aussicht nach der Königlichen Residentz- Stadt. Bey Nacht/ und Mondcnschein. Mandane/ und Arbaceö. Arb. MEbe wohl. Mand."^“ L>öre mich Arbaces. Arb. Sich die Morgenröthe/ angebettene Mandane/ ist schon gantz na» he/ und wann Lerxes ersaheete/ daß ich in disi Königl. Burg tu Trotz seines grausamen Befehls gekommen seye/so wurd zu meiner Ausrede nicht genug seyn/ daß mir eine übermässige Liebe solches eingerathen/ noch dir/ daß du seine Tochter bist. /Will abgehen.) Man. Grausamer ! wie ist es dir möglich/ mich also zu verlassen ? Arb. Ich bin/ O Geliebte/ ich bin nicht der grausame. Terxes ist der Tyrann/ dein ungerechter Batter ist es. Man. Mit größerer Ehrerbietung rede in Gegenwart derselben/die dich anbettet/ von ihren Batter. Arb. Aber wann ich ein so grosss Unbild erleyde/ und da mir die Frey-heit einer unschuldigen Liebe benohmen wird/ bezeuge ich genügsame Ehrerbietigkeit/ wann ich nichts anderes thue/ als mich beklagen. Man- Man. Verzeyhe mir.-ich fange an von deiner Liebe zu zweiffen. Es ist mir unglaublich/ gas;/ nachdem dein Hertz Den Batter also hasset l es Die Tochter lieben könne. Arb. Aber diser Haß/ O Mandane/ ist ein Beweißchum meiner Liebe • ich erzürne mich so heftig/ weil ich dich mit solcher Heftigkeit an-bette. Und weil ich gebende/ daß ich gezwungen dich zu verlassen/ dich villeichk ntmmecmeht sehen werdeerlaube/ daß ich mich entferne. Ahme Hierinfalls derGraujamkeit deiiissBattersnach. sWill widerumgehen) Man. Verbleibe/ warte. Ach! mein Leben- ich habe nicht Hery genug/ mich verlassen zu sehen. Ich will mich von hinnen begebe». Lebe wohl! mein Schatz. Arb. Meine Prmtzessm/ lebe wohl. Man. Erhalte dich beständig Treu/ Druck / daß ich hier in Quallen sey / i Und dann und wann doch auch darbey/ Gedencke noch auff mich. Dann auch auß Strafft der heißen Liebe / Wird meines Hertzens Sprach / und Trübe/ ©(richtet sein auff dich. * Erhalte dich Andetter Auftritt. Arbaces/hernach Artabanuö mit einen mW- sten blutigen Schiverò. Arb ZU Befehl l O Entfernung 2 O grausamer Augenblick, welcher mich von der /eiligen scheidet/ vor die ich lebe/ und du es* tödtest mich nicht ? Art. Sohn/ Arbaces. Arb, Herr. _. Art. Gide mir dein Schwerv. Arb. Hier ist es. Art. Nibme du das meim'ge, fliehe / und verberge Disei» Blut vor aller Menschen Augen. Arb. P ihr Bötter ! was vor eine Brust bat dises Blut vergossen? (DaS Schwerv anjehend.- ' Art* .Arr. Du bist geroÄM. XerxeSist durch dise Faust entseelet. Arb. Was sagest tu ? was höre ich? was hast du gethan f Art. Geliebter Eohn/ dein Unbilb hat mich darzu angefeuret/ wegen deiner bin ich diser Verbrecher worde»». Arb. Wegen meiner bist du der Verbrecher? nur diseS allem wäre meinen übrigen Unglücken abgegangrn. Und was verhelfest dn jetzt? An. Ein großes Unternehmen habe ich vor. Villeicht wirst du regieren . Beeide dich von hinnen / zu meinen Vorhaben ist es nö-thig/ daß ich hier verbleibe. A rb. Ich verwirre mich beo so entsetzlichen Augenblicken. Arr. Und verweilest du annoch ? Arb. O ihr Götter !.. Art. Entferne dich/ nichts mehr/ lasse mich mit Ruhe. Arb. Was für ein Tag ist diser ? £> verzweißungs- voller Arbaces r Arb. Unter so vil hundert Quallen Erzittere / uttb bebe ich: In den Aderen fühl ich wallen Ein kaltes Blut / das stemmet sich / Biß es vor grösser Angst nach meinen Hertzen flieht. Ich sihe vorhinein / Was groß-und herbe Peyn Mein Schatz wird leyden muffen ; Und meine Thränen - Flüssen / Weil sich demTugend-Weeg mcinVatter gantz entzieht. Unter/rc. Dritter Auftritt. Artabanus / hcrnach ArtaxerxeS. Art KHCrtzhaftigkeit l ihr meine Gedancken. DsseS erste Unter-' ^ nehmen zwinget euch zu anderen ; die Hand in Mitten deß Streiches zurück ziehen/ ist sich schuldig machen/ ohne Hofnung/ eine Frucht daraus zu gemessen. Hier kommet der Prtntz - zur List. Was vor ungewöhnliche Stimmen r was vor ein Gerüm-~ B mtU mei ! ach Herr du findest dich noch vor Tags in visem Orth? wer hat in deiner Brust jenen Zorn entzündet/ welcher Mitten unter denen Lhränen hervor blitzet. Artax. O ihr Götter! mein Batter liget dorten ermordet in feinem verrathenen Bethe. Art. Wie? Artax. Sch weiß es nicht. Unter der Stille und Schatten diser Trauer-vollen Nacht hat einer unvanctbahren Seele dise Missethat gelungen. Art. O lasterhaßte und sinnlose Herrschsucht ! und was vor ein Mit» lcyden / was vor ein geheiligtes Band der Natur ist wohl erklecklich / deine Rasereyen zu beräumen ! Artax.MeinFreund/ ich verstehe es.Es ist der meineydige Bruder/ der Darius ist der Schuldige. Art. Wer hätte wol in die Königs. Burg zu Nachts hinein kommen können ? wer hätte sich dem Königl. Bethe näheren vörfften ? der alte Zorn/ sein wildes und nach dem vättlichen Scepter jo begieriges Gemüth... Ach! ich flhe vorhinein / daß dein Leben in Gefahr. Um deß Himmels Willen/trage wegen deiner Sorg. Bißweilen dienet eine Missethat der anderen zum Staffel. Räche deinen Batter/ und rette dich sclbsten. Artax. Ach î wann jemand sich findet / welcher ein Mitleyden über einen ermordeten König/ einen Abscheu über dises gräuliche Verbrechen/und eine Freundschafft für mich fühlet; vergehe / und be» straffe den Batter - Mörder / den Verräther- Art. Ihr Soldaten / es redet euer König zu euch - vollziehet den Befehl / bestraffet den Verbrecher. Ich bin euer Vorgesetzter / ich selbsten werde eueren Zorn / euere Rach - Begierde zu leiten Wilsen. ( Das Glück »st meinem Vorhaben günstig. ) Bleibe Art.ix.W6e/ wo sauffest du hin? höre/ Alt. ' Alle Rathscbläge dtß MitltydenS würden ungerecht jeyn; wer seinen Batter ermordet, ist kein Sohn mehr. Vierdker Austritt. Semira und die Vorige. Sem. (Mr^Ohin/ Prinß / wohin? Artax. Qiy Lebe wohl Semira Sem. Du fliehest mich Artaxerxes ? höre mich/ und gehe nicht von hinnen. Artax. WI daß ich gehe; halte mich nicht aaff. Sem. Auff diseArt begegnest du der / welche wegen deiner seufftzet? Artax. Wann ich dich länger anhöre I so handle ich I 0 Semira/gar j« sehr wider meine Schuldigkeit. ( Gehet ab. ) Sem. Gehe nur/ Undanckbarer/ ich verstehe deine Verachtung. B - Fünff. Fünffter Austritt. Scmèra. DSHr Schlitz - Gütttr von Persien/ erhaltet den Artaxerxes di-W fern Reich Aber ach ! ich verliebte ihn / wann er über den Darms siget. Er hat meine Hand verlanget / da er noch ein Vaffal wäre / aber als König wird er sie verachten. Aber wie ; ist ein fv kostbares Leben villeicht nicht meines SchmertzenS werth? man verliehre ihn / wann nur mein Geliebter herrjchet/ und lebet / damit ich seiner nicht völlig beraubet werde. Wann ich wünschte/daß er sterbe/ wurde ich ungerecht styn. Nein/ ihr Götter / mein Wunsch reuet mich nicht Sich wünsche denVerlurst best halbenTheils dcrSeelen/ So an dem Gegenstand best liebsten Abgotts hangt / Aust allzu grösser Lieb : da kan man sich vorstellen / Ob diser Schmery dan nicht den höchsten Grad er langt. Doch unter biftnPeynen Würd ich noch glücklich scheinen t Wann der geliebte Schatz bey stch nur seuftzend spricht: Den Undanckvon der Lieb verdient Semira nicht. Sich / iti Sechster Austritt. Vorhof. Mandane z hernach ArtaxerxeS. Man Bt^bin fliehe ich ? wo lauste ich hin ? und wer entreiffet mich aus BarmhertzigkeN von bistro sottosto uno uosiùefsteli* sen gen Pavast : wer raihet mir ? ich Elende / auf elnmahl verliehre ich als Schwester/ die Brüder/als Tochter/ den Batter/ und als Liebhaberin/ den Geliebte«. Artsx.Ach Mandane... Man Artaxerxes/ athmet Dariuß noch ? oder hast du auch schon ange-fangen dich an deines Bruders Blut verbrechlichzu machen Ì Artax. Ich wünsche/ OPrmtzeffin/ daran unschuldig zu seyn. DerEv» st«r/O ihr Götter ! hak einen grausamen Befehl meinen Mund heraus gelockek/aber kaum wäre er gegeben/ so kragte ich darod ein Abscheuen. Um solchen zu verhinderen/ durchlaufe ich eilfertig den gantzen Pallast/ und juche umsonst den Darius/ und Ar-tabanus. Man. Sihe/ hier kommet Artabanus. Gibender Austritt. ' Artabanus/ und die 9äo*% WErr. Arr. SRI» Freund. Artax.Jch suche dich. Art. Und ich lanste immer nach dir herum. Artab.BitieicHt förchtest du? Arrax.Ja/ ich fürchte... Arte. Ach fürchte nichts ; es ist alles schon vollendet. ist mein König/ und DariuS ist bestraffet» Artax.O ihr Götter! Art. Du feuftzest! nachdem dein Befehl vollzsgen worden. Achter Auftritt. Semira/und die Vorige. î^^rerxes erhole dich. * Was vor eine Ursach führet dich StMikß Mit fröhliche« Angesicht zu uns anher? Da» Sem. Darkus ist nicht der Batter- Mörder deß Lerxes. Man. Was höre ich : Aitax. Und woher weist du es ? Sem. Es ist gewiß/ daß man den Nichts - würdigen angchalten habe. Nechst an denen Mauren deß König!. Gartens ist er von deinen Kriegß-Leuten gefangen worden. Seine Flucht/ der Orth/ sein verwirrtes Reden/ dns bleiche?tngesicht/ und fein vom Blak noch rauchendes Schwerd/Hat in schuldig zu seyn genugsam angezriget. Art. Aber fein Name? Sem. Jedermann verschweiget solchen/und alle schlagen «ufl lMinFca--gen die Augen nider. Man. s Ach/ wann es villeicht Arbaces wäre! ) Art ( Der Gefangene ist mein Sohn. ) Arcax. Wo ist der Nichts; würdige ? führet ihn ju mir. Art. Ich gehe die Ankunft deß Gefangenen ju beschleunigen. C Will fortgehen- ) Artax. Verbleibe hier; Artabanus/Sewira/ Mandane/ um deß Him« melswillen/ verlasset mich nicht: stehetmirjetztbey: jetztwolte ich gnu alle meine Freunde um mich haben. ActabanuS/ wo ist mein geliebter Arbaces ? ist dises die Liebe / welche er mir von der Wiegen an geschworen? er allein verlasset mich also ? Man. Weist du nicht/ daß er vom Hofverwistn worden/ rur Straff/ weil er mich jur Braut begehret? Artax. Arbaces komme / ich spreche ihn loß. Neunter Auftritt. ArbaceS ohne Waffen unter der Wacht / und die Vorige. Artax. ZkvRbàces ist ver Miffethäter. Sem. Wie l ■ Artäs, Arta. Betrachte die Lasterthat in bifem Angesit. fAuff den Arbaces zeigend / weicher gantz verwirret herauß kommet ) Anax.Mein Freund ! Artab.Dcc Sohn! ‘ ' Sem. Mein Bruder / Man. Mein Liebhaber! Artax. Auff solche Art Arbaces/erscheinest du vor meiner ? und hast eine solche Missethat in deinem Gemülh hegen können? Arb. Ich bin unschuldig. Man. ( Wolke der Himmel. ) Artax. Aber / wann du unschuldig bist / so beschütze dich / leine die Anzeigungen/ den Argwohn von dir ab. Lege die Ursachen deiner Unschuld an Tag, ^ Arb. Ich bin nicht schuldig / dises ist meine Vertheidigung. Art. ( Ach / wann ec fortfahrete zu schweigen. ) Artax. Aber dein Widerwillen wider den Xerxes ? Arb. Der war gerecht. Artax.Deine Flucht? Arb. Die ist warhafft gewesem Man. Dein Stillschweigen? Arb. Ist nothwcndig. Artax.©ein vrrwirtes Angesicht? Arb. Erfordert mein jetziger Zustand. Man. Und das mit warmen Blut gefärbte Schwerv. Arb. Ware in meiner Hand / es ist wahr. Artax.Und du bist nicht der Verbrecher 2 Man. Und du bist der Mörder nicht ? Arb- Ich bin unschuldig. Artax.Aber der äusserliche Schein / O Arbaces/ klaget dich an / und verdammet dich- Arb. Auch ich erkenne es / allein diser äusserliche Schein betrüget. Artax.Ich Elender / was solle ich thun ! solle ich in meinen allerliebsten Freund den ärgsten und greulichsten bestraffen ! Arb. Deine alte Gewogenheit verliehre nicht/O Herr/ gegen eisten Unschuldig »Unterdrückten-wann ich jemahls derselben würdig wäre / so bin ich rsjetzund. Artab.’ Artab.S8erm#ffett l,edler Schatten meines groffen Vatters/ dich ab lein rüste »ch an/ meinen Zorn zu erwecken / und anzureitzen. So vil ich mich immer zörnen kan/ so erzörne ich mich/aber O Götter! wie gering ist Hierinfalls mein Vermögen- Aria. i. Ende der ersten Abhandlung. , AN MM Mffaiwümg. Erster Uufftritt. Köttigllche Zimmer. Artaxerxeö/undArtabanus. Artax.Kö.An führe den Arbaces aus seiner GefängnuS. â sZhm heraus «geben.) Artab. wolle nicht/ O Herr/ daß du mein Begehren vor ein Vätlec- Uches Mitleyden / oder eine übel « gegründete Hoffnung/ ihn unschuldig zu befinden/ auslcgen sollest. Die Urjach desi Verbrechers .st ara och unbekannt/ die Mit-Verschworne ftynd noch vetkorgen/ich werde juchen das gantzeGeheimnus vülligzu enr» decken. . _ Arrrix.Wie beneide ich/ O Artabanus deine Starckmüthigkeit. Artab.DiseStandhaffkigkeit meines Angesichts/ wievil kostet sie nicht meinem Hertzén Artax.Acb Artabanuö/ laß uns einen Weeg suchen/ ihne ju retten/ eine Uriach/ daß ich kö«nean jeiner Mistethat zweiflen. Zch bitte dich vereinige deine Sorgfalt mit der ineinigen. Artab. Was kan ich thun / wann alle Zufälle ihn anklagen/ und hey allen dijcn jcher man/ daß der Arbaces der Schuldige/ und er Vv$> theitiget sich nicht/ und schweiget. C 2 Artax. Artax.Abet: et saget/ daß er unschuldig seys. Sein Mund ist nicht ge» wohnet Die Unwahrheit zu reden. Ich entferne mich : rede in Freyheit mit ihm : betrachte/ erforsche ,ein Hertz. Finde/ (o du kanst/ nur einen Schallen zu seiner Entoll man also den Bruder die (gemica unter einen schimpflichen Beil jehen ? Artax. Du thust mir unrecht als einen grausamen anklagen. Hola ihr Soldaten/ man führe den Arbaces zu mir. Der Batter selbsten sepe der Richter seines Sohns. Er höre ihn an/ er spreche ihn auch loß/ wann er kan : meine gantze Königl. Hoheit gibe ich in scine Gewalt. Art. Wie! Man. Und so weit wird die Freundschaift der Schuldigkeit vorgezogen ? du hast nicht in Willens ihn zu bestraffen/ wann du vem Vallee deß Beschuldigten Die girali ubergidest. Artax. Ich übergibe sie einen Batter / dessen Treu mir bekannt ist; de«, selbst einen Sohn anklaget / welchen ich gern verrheitiget wissen mögte; so mehr Ursach ihn zu bestraffen / als ich. Artab. Was wird man von diser Wahl sagen ? Artax. Was wird man sagen können ? redet : ( Zu denen grosse». ) Ob eine Ursach seyr/ daran ihr was außzusetzen habt- Sem. Sehet hier meinen Bruder. Man. ( Wehe mir.) Artax. Man höre mich an. (Die Raths -Herren fetzen sich. Art. ( Ihr Neigungen/lastet euch bezäumen ) ( Da er hingehet sich zu den Tisch zu setzen ) Man. ( Armes Hertz zittere nicht in meiner Brust. ) Achter AuffMtk. Arbaceö gefeßlet unter der Wacht. und die Vorigen. §£5 0 bin ich dann dem Königreich Persien also verhasst/ daß Arb. Not es sich hier völlig versammlet / die Ungerechtigkeit meines erbärmlichen Schicklals mit auzuschauen ! Mein König. Artax.Nenne mich deinen Freund; so lang ich von deinem Fehler noch einen Zweifel tragen kan. Dem Artadgnus ist die Richter-Stelle anvertrauet. Arb. Dem Batter ! Artax.Ia/ ih me. A rb. Ich erzittere vor Schröcken. Art. Was gedrucktst du? verwunderest du dich villeicht über meine Standhasttigkeit! Arb. Ich erstaune / O Batter/dich in disem Orth zu sehen/und nachr denckend/ wer du seyest/ wer ich bin/ und wie du hast können meinen Richter abgeben? wie Du also unerschrocken dein Angesicht erhalten könnest / und daß du deineSeele in dir nicht zu zerbersten fühlest? Art. Nach denen Bewegungen/ welche ich innerlich in mit empfinde/ Darfst! du nicht Nachfragen. Ich mag seyn/ wer ich will / so bin ich es aus deinen Verschulden. Wann du meinen Rathschläge» gefolget hättest/ und wann ich hätte können forksahren auff denen ' Fußstapfen emes dich liebenden Vatters/ so würde ich im A»me-ficht sicht diser Gegenwärtigen nicht dein Richter seyn/ und du nicht der Schuldige. Artax. Acmjeeliger Batter! Man. Man ist nicht hiche r gekommen I die euch betreffende Klag « Re» dm anzuhören ; entweder man entschuldige den Arbaces / oder man verdamme ihn. A b. Was für eine Schärffe! Al cab. So antwortet demnach der Beklagte auft meine Fragen : du erscheinest alhier/ Arbaces/ als ein Mörder deß LrrxeS/ du bist auch besten überwisen - sihe die Proben. Eine vermestene Liebe / ein auf» rührischer Zorn. Arb. Das Schwerd/ das Blut/ die Zeit/ der Orth/ meine Forcht/ die Flucht / alles dises weiß ich / daß sie meine Beschuldigung handgreiflich machen ; und dannoch ist eS nicht dem also / ich bin unschuldig. Arcab.Beweise es / so du kanst: besänftige den Zorn der beleydjgten Mandatine. Arb. Sich mann du wilst/daß ich beständig erdulden solle/ so greiffe mich nicht in einen so zarte» Theil an. Artax. Sich leiste unserem Mitleyde« einige Hülsfe. Arb. Mein König : ich finde weder eine Schuld / noch eine Entschuld,'» gung/ und wann du mich taujendmahl um vie Ursach dises Ber» brechens fragen wirst/ so werde ich dir tausendmal)! das nemdltche Antworten. Artab.O Liebe eines Sohns Man. Er ist gleich schuldig/ er rede/ oder schweige/was bedenckt man sich jetzt ? was macht der Richter/ ist di|es jener Batter/ welcher eine doppelte Bebydigung rächen solle. Arb. Verlangest du also meine» Tool/ O Mandane ? Man. Scye hrrtzhafft/ O Seel. Arcab.Printz lstin/ dein Zorn seuret meine Tugend an. Es solle Persien ein großes Bevspil der Gerechtigkeit/ und unerhörten Treue an dcr Schalste deß Artabanus haben. Ich verdaute meinen Sohn-Arbaces sterbe. (Er unterschreibet das Unheil ; Man. (Oche Götter! ) Artax. Halte ein/ undFreund/ mit dem Todtes-Urtheil. Arr. Las Unheil ist unterschoben/ ich habe meine Schuldigkeit erfü-let. Et stehet auf/ und gibt Artaxerxesdas Blak.) Artaxäausamer Ruhm. (Er steigt von Thron/und dis Grossen iO (stehen aus.) Un» Sem. Unmenschlicher Batter. Man. ( Ach die Thränen verrakhcn mich ! Arb. Mandane weinet ? und dannoch empfindest du endlich ein Mitley-den über mein grausames Verhüngnüß? Man. Man kan sowohl aus Freuden / als aus Betrübnuß weinen. Artab. Ich habe bereits die Stelle eines strengen Richters vertretten.Erlaube nun auch/ O Herr/ daß ein Batter die Regungen seiner Hebe ausciruclen könne. Sohn verzeyhe dem grausamen Gesatz einer Tyrannischen Schuldigkeit- Lrdulke/dann es bleibt dir wenig mehr zu leyden übrig. Arb. Es wancket/ 0 Batter/ meine Geduld/vor dergantzenWelt als ein Miffetharter ausgesteilet zu se»n.* mich von gantz Perfien/von meinem Freund/ von der/ die ich anbette/ verhast zu sehen; wissen/ daß mein Vallee... Grausamer Batter... (ach ich verlieh« mich) lebe wohl (Er will Weggehen/ kehret aber wider zurück ) Artab. Ich erstarre. Man. Ich sterbe. Arb. O vermessener Arbaces/Wl'e hast du dich vergangen? ach Batter/ verzeyhe- Sihe mich zu deinen Füsien. Entschuldige die Uberey» lung meines unbesonnen Schmertzen. Man vergieffe immer mein Blut/ ich beklage mich nicht.- und küsse jene Hand/ welche mich verdammet/ an statt dieselbe grausamb zu nennen. Artab. Genug/ stehe a«ff/ du hast nur allzugrosse Ursach dich zu beklagen: ( O ihrGötter l lasse dich umarmen/ und gehe. Aria 6. Neunter Auftritt. Mandane/ Artaxcrxeö/ ©emiro/ Artabanus. Artab. s^Zhe jv/zt/ O Matiduiie / daß ich aust Kosten meines eigenen Bluts deinen Zorn ein Genügen gethan habe. Man. Ach lasterhaflrer .' fliehe von meinen Augen/ fliehe das kiecbt der Sonnen/ und der Sterne. Verbirgt dich/du Nichts * würdiger/ in denen allertiessesten/ und finstersten Abgrü «dender Erden. Artab. Wärest du aber nicht eben die jemge/welche mich bishero ange-reitzrt? Man. Ich bin dieselbige / und bin Lobens-ivürdig / und wann man den ArbaceS auff das neue vor das Gericht fuhr en solte/wurde ich von neuen seinen Lvdt beehren. Mandane muste einen Batter rä» chenraber du hättest die Schärffe eines Richters in Vergessenheit setzen Jollen. Dises wäre deine Pflicht/ und jenes die meinjge. (Gehet nb.) Aria. 7. gehender Auftritt. Artaxerxeö/Semira/und Arbaccs. Arcax. M-Ie (ebv ^erichwciret sich der Himmel/ geliebte (gemito/ zum Untergang unsers Arbaces. Sem. Unmenschlicher Tyran! also geschwindvetonderst du dich ? zuvor lassest du deinen Freund umbringen/ hernach beweinest du ihn? Artax. Ich habe ihn der Wttzkuhr seines Vatters überlassen/ und ich bin der Tyran? und ich habe ihn tóDtcn lassen? Jem. Bißhero hielte ich dich/ wegen deiner alten Neigung mirschmeich-lend/ für einen nütleydigen Liebhaber/ undgroßmüthigenFreund/ aber ein eintzigcr Augenblick bezeuget/daß du ein treuloser Freund und unbarmhertziger Liebhaber seyest. ( Gehet ab. ) Eilfter Auftritt. ArtaxerxeS/ und ArtabanuS. Artax. MAst du die Vorwucste der undanckbaren Sennra gehütet Ì Ar cab. ^ Hast du den Zorn der ungerechten Mandane gehöret? Ai tax. Wie vil Ariabanus / wie vil verliehre ich nicht in einen eintzigen Tag! Artab. Ach beklage dich nicht: laste mir die Klagen übrig. Henke bin ich vil unglückseliger/ als a ite andere. Artax.Dein Schmertzen ist zwar groß/ aber der meinige auch nicht ge« ring. (Gehet ab.) Letzter Auftritt. ArtabanuS. MNdlich kan ich mich allein in Freyhett beklagen ? was habe ich doch gethan? O unbarmhertziger Bluter! O elende« Ar-bacrs.' ich Hab dich in das Verderben gesturtzrt. Ich sihe schon das unglückselige Trauer--Spil vor meinen Augen : ich höre die klägliche (Slitti ; ichhüredaöLeusttzen deßunschuldigenSchlacht-Opfers... ach! halte/O grausamer Scharf-Richter/dem V it innen.... ach! der Stlkich fallet schon Bleischwer nidee/unv das . t D » ab- abgeschlagen und stumpfte Haubt über die Schultern hinab... ach ! er iftjcbon tobt. Wehe mit !wo verberge ich mich hiu ? hier fallet mir das Beilin die Augen : hier Die schwartze Trauer« Buhn : dort schröcket mich der Hencker/ und dorten jaget mir der unge» formte Leichnam einen Schrecken ein. -Ach ! der erblaste Schat« ken eylet auf mich zu. Wer rettet mich? wo verberge ich mich hin ? £> ihr Götter ! dein Anblick ist mit unerträglich. O liebster Sohn ! O geliebster Arbaces l verzeyhe meiner Schand -ertöd-tc mich/ O Sohn Aber was rede ich aberwitzig ? zu meiner innerlichen Reue lebet der Sohn noch/ und wann ich mich sechsten gerettet/ |o werde mein geliebter Arbaces nicht unterdrucket. Aiia 8. Ende der änderten Abhandlung. Dritte Kbhandlung. Erster Auftritt. Innerer Theil der Vestung / in welcher Arbaces gefangen liget. Arbaces/ hernach Artaxerxes. Arlax.^iWRbaces. Arb. ä' o ihr Götter/was sehe ich! wer hat dich immer in drse Wohnung der Traurigkeit/ und des Schrückensgeführet? Amx.Jch komme dich zu retten. Arb. Mich zu retten! Arrsx.Nichts mehr. Gehe geschwind durch Visen Gang/ welcher sich an einem einsamen Orth der Burg endet. Arb. Herr / lasse mich sterben. Vor der Welt scheine ich schuldig zu seyn/ und deine Ehre zwinget dich/ mich zu bestraften. Zch werde glückseelig sterben/ wann ich meinen Freund und Herrn einmal das Leben/einmahl die Ehr erhalte. Arrax-Gevancken/so man aus dem Mund eines Schuldigen niehmahls gehört hat l geliebter Arbaces/ laß »ns keine Zeit verlirhren- Es Aib. Es fónte aber Deine Wohlthal einmahl offenbar werden / und alsdann... Ar tax. Ach Freund/ gehe/ ich bitte dich/ und wann ich bittend von dir nichts erhalten kan/ so befehle icl> dir solches als König. Aria 9. Ändertet Austritt. Arbaces. solle verreisen / und vor Dem Angesicht der gangen Welt M der Straff entfliehen/welche doch meine Unschuld niemahls hat befürchten können.. O Himmel / man bedrucke die Gefahr desi geliebten Vatters. Wer weiß es... er kan villeicht glauben... ach! es verwirret mich mehret die Gefahr desi künstti-gen / als das gegenwärtige Übel. So verreise ich dann / was warte ich noch ? dise neidische Königs. Burg sehe mich weder un-schuldig / noch schuldig mehr. Dritter Austritt. Artabanuö mit einem Gefolge von zusammen Geschwornen. Artab. gCjühn/ Arbaces/ wo bist du ? er solle ja meine Stimme hören. Arbaces ! O ihr Sterne! wohin hat er sich immer verborgen? ihr Mitgehülffen/ unterdessen/biß ich meinen Sohn finde/ bewachet den Eingang- Artab. Ach mich Verlohrnen : (Er kommet von der eigenen Seiten heraus/ wo er hinein gegangen/aber durch einen anderenWeeg.)Jch finde meinen Sohn nicht. Ich erstarrezich fürchte... ich zweifle.. villeicht ist er auff diser anderen Seiten verborgen / ich habe nicht umsonst, .gesucht. Art. Und wer kan es wissen? ich schwebe zwischen tausendKummer/unV Untertausend erschrücklichen Argwöhnen. Was stellet/ und be» schreibet mit nicht mein Forchi für unzählbare Schröcken-Bilder vor/wie stehet es/ was ist mit ihm geschehen ? wer weiß/ lebet er noch. Ihr habt/ O widerwärtige Götter/ den eintzigen Weeg gefunden/mich zu entkräfften - ausi den alleinigen Zweiffel/ob mein geliebter Sohn noch lebe/ kan ich gantz zaghafft/ unv verzweiffelt mein innere Verwirrung nicht überwinden/ welche mir die Beherrschung meiner sechsten benibmet. Aria 10, Vier- Vierdter Auftritt. Zimmer der Mandane Mandane / hernach Semira Man. lWDer es müssen die Sinnen auß Gewonheit Defj Übels gantz XS5 beraubet werden / oder es haben unsere Seelen ein gewisses Lie bt / durch welches sie künsttige Dinge vorhinein sehen s ich fast mich wegen den Arbaces nicht so / wie ich solle / betrübe». Der Unglückselige wird villeichr noch leben. Sem. Endlich künstvu Dich trösten/ O Mandane / der Himmel ist dir günstig gewest. Man. Villeicht hat der König den Arbaces loß gelasten ? Sem. Er hat ihn vilmehr lassen umbringen. Man. Wik 1 Sem. Jedermann weiß es ; Nt) disen erbärmlichen Zufahl ist niemand/ der sich deß Wemcns enthalten fönte/ und du weinest unterdessen nicht. Man. Der Schmertzen ist gering/ wann er Thranen zulastet. Sem. Gehe/ wann Du noch nicht begnüget bist/ wider deine Augen an den verwundeten Leichnam meines Bruders Betrachte die Brust, zehle die Wunden/ und mit freudigem Angesicht... Man. Schweige/begibe dich von hinnen. Sem. Ich solle mich entfernen/ und schweigen! so lang ich leben werde/ wirst Du mich allezeit um dich haben. Ich werde Dir allzeit über» lästig seyn/ und die Tage deines Lebens unglückseelig machen. Man. Und wann habe ich solche Feinde verdienet ! Aria il. Fünfter Auftritt. Arbaces / hernach Mandane. Arb. MDUch hier finde ich sie nicht. Wenigstens möchte ich sie noch Src» cinmahl sehen i und hernach verreisen. In dem innersten Theil villeicht... ober wie weit gehe ich Vermessener? hier ist sie, £> ihr Götter ! ich habe die Kühnheit nicht mich ihr zu zeigen (Er ziehet sich unvermerckt aufdie Seiten.) Man. Holst l man lasse niemand in dise Zimmer den Eingang. ( Zu einen Edel-Knaben / welcher nach empfangene» Befehl mutt dort dort hinein gehet/ ws der Arbaceö heraüß gekommen.) sehet euch endlich / ihr meine verzweifelte Neigungen / sehet euch in Freyheit. Von meinem Geliebten habe ich Grausame/ das Blut vergossen / nunmehro ist cs Zeit auch das meinige zu ver-giesten. Ergreiffet einen Dolchen um sich zu ertödten. Arb. Halte innen. Man. O ihr Götter ! Nachdem sie den ArKaceS erblicket / lasset sie den Dolch fallen. Arb. Mas für unbilliche Wuth. -. Man. Du in Difem Ort! du frei)! du lebendig ! Arb. trine mir mit Freundjchasst zugethane Hand hat mich meinet Fesseln entlassen. Man. Was wilst du von mir / meincydiger Verrätter ? Arb. Und mit dem allen bin ich noch deine Liebe. Man. Du bist mein Haß. Arb. So vergnüge dich dann / O Grausame: sihe hier das Schwerd I sihe meine Brust / niyme es / ertödte mich. Gibet ihr sein Schwerd. Man. Es wurde dein Todt eine Belonung / und keine Strasse seyn. Arb. Es ist wahr / verzeyhe / iq) habe gefehlet: aber dise Hand wirö verbesseren... z (Er will sich umbringen.) Man. Was machest du ? glaubest du villeicht/ dass dein Blut genug seye/ mich zu besänftigen ? ich will / daß dein Todt öffentlich und schandhastt seye/ und daß er kein Zeichen/nochSchatten einer Tap» ferkeit habe. Arb. Grausame/ Undankbare ! ich werde sterben / nach deinem Ver, langen. (Er wirssl das Schwerd hinweg. ) ich kehre in meine Ge-fängnuß wider zuruck. ( Er will Weggehen.) Man. Höre mich/ Arbaces. Arb. Was wilst du mir sagen? Man. Ach/ ich weiß es nicht. Arb. Wäre es wohl möglich/ daß dasjenige/ so mich zurück haltet noch ein Überrest der Liebe wäre ? Man. Grausamer/ was verlangest du ? wilst du mich entfärbet sehen ? rette dich» fliehe/ und plage mich nicht mehr. Arb. Du liebest mich noch/ weil du vermögend bist ein solches Mitley» den mit mir zu tragen-Man. Nein/ halte dises vor keine Liebe/ aber gehr/ und lebe. ^ Aib. Du wilst/ und sagest mir/ Geliebte ich soll leben / Doch thust du mtr zugleich den Todt auch wider geben / Wann du mir deine Lieb versagst/geliebtes Licht. Man. O Himmel ! was ist bis vor unerhörte Pepli l Daß ich gantz scham-roth bin/ das soll dir gnugsam scyn: Ein mehreres/ als das/ kan ich dir sagen nicht. Arb. £)5re mich*.. Man. Nein. Arb- Du bist... Man- Um Himmels willen/ lasse mich/ Auß meinem Angesicht entflieh auffallezeit. s Ach/saget mir / wann endet sich Beyde ^ ^hr strenge Götter ihr! doch euer Grausamkeit. C Wann man nicht sterben kan von diser grosse» Peyn / Vepde s Was muß dann vor ein Schmertz zum Todt erklecklich ftyn. Dure. Sechster Auftritt. Ein prächtiger Saal zurLrömmg best Artaxcrx 6 bestimmet / in der Mitten ein Altar mitdem^ildnus der Sonnen. Aufs der Seiten Cpou und Scepter. Artaxerxes/und Artabanus mit grossem Gefola/, und die Vornel-nistcn deß Reichß. Artäx.MUch/O VüIcker/ anerbiethe ich mich nicht minder vor einen Batter,alKvor einen König. Scyd auch ihr vilmehr meine Kinder/ als Unlerthanen. Die Gelindigkeit und Güte werden den Zügel meiner Regierung fuhren. Ich werbe ein eyfrigee Volljieher der Gescitze scyn. Damit aber fedcrnian»» dessen versicheret seye/ so beschwöre ich solches ftyerlich. ( Man bringt emLrinck'GefäßauffeinerLredentz-Schgle».) . Sch«» Art«b.e hier das geheKigfe gefàff. Der Cidschwur wird aufbipr Weiß weit vester verbunden Vollziehe ( Er überreicht das Gefäß dem Ättaxerxes.) den Gebrauch. So wirst du den Todt trincken. Art. Hell glantzender Gott ! durch welchen in der Welt alles gebobren wird / und ftixbtl wende dich zu mir : wann mein Mund die Unwahrheit redet / so falle dein Grimmen aus mein yaupt dawider / esverwelckemeinLeben/ gleichwie dise Flamme vergehet Hey Begießung dises geheiligten Saffts. [Er gießet einenTheil desGetrancks in das Feuer.] Und es verändere sich / indem ich jetzt trincke / dises Ge-tränck deß Lebens in meiner Brusi zu lauter Gift. [will trincken.] Stbenker Auftritt. ©entità/ und die Vorige. Sem MdE« zum Waffen. Der Äünigl. Paliast ist von einen unge» tyjto treuen Volck umrungen/ alles erschallet von einem aufruh-rischen Geschrey/ und man bestrebet sich nach deinen Todt/ man verlanget solchen. Artax-O ihr Götter! ( Setzet das Gefäß auff dem Altar nider.) Artab. Was vor ein lasterhaffte Seele hat die Treue gebrochen ? Artax.Ach/ ich erkenne es allzu- (patt/ Arbaces ist der Verrcikher... Arrax. Der bereits todte Arbaces. Sem. Es lebet/ es lebet der Undankbare. Ich habe ihn frei) gelassen, unverantwortlich mit dem Nixes handlend/ und habe dahero die Strafwohl verdienet/ welche mir der Himmel jetzt bestimmet. Artab. Was fürchtest du / mein König ? zu deiner Befchutzung ist alleinig Artabanuü genugsam. Arrsx.Za / eilen wir demnach ihn zu bestraffen... (willfortgehen. ) Achter Auftritt. Mandane / und die Vorige. Man. «MErbleibe / o Bruder : ich bringt dir wichtige Zeitungen; der Au flaust ist gestillel. E 3(1 Ar tax. Ist es toobl möglich ? und wie ? Man. Es ist die aufrühr,iche Övott / welche dem Arbaces folgte / schon bist in den grostm Vorhofgedrungen ; qls der Arbaces , von dem unsinnigen Getümmel herzu gelocket/ gesprungen kamete. WaS har di|e getreue Seel nicht gethan, nicht zu deiner Beschützung gesprochen? jedermann legte die Wasten ab / biß auf den nichts-würdigen Arbaces/ disen hat er angefalien ihn ertóbtet/ und dich gerochen. Artab. Unbedachtsamer Sohn! ) Arrax.Eine Gottheit hat mir in den Sinn gegeben ihn zu retten. Wo ist er ? man suche / und führe ihn zu uns her. Letzter Auftritt. Arbaces/ und die Vorige. A rrab SKZkhe/O Monarch, den Arbaces zu deinen Füssen- ‘Anax komme/laste dich an meine Brust druckenverzey» ' he mir/ O Freund, wann ich an dir gezweifelt habe : und gibe uns eine Ursach vcst blutigen Schwerds, welches man in deiner Hand angelrosten: von deiner Flucht, von deinem Stillschweigen/ ugb allem dem, was dich schuldig gemacht. Arb Wann ich/O Herr, eine Belohnung um dich verdienet habe/so erlaube / daß ich schweige; mein Mund redet keine Unwarheit: glaube dem, so dich gerettet. Ich bin unschuldig. Arrax Beschwöre es zum wenigsten. Lise erschröckliche und feierliche Handlung bestdttige die Warheit Sihe daszu solchen Gebrauch nöthige Gefast Rüste jetzt/ der Persianischen Gewohnheit nachkommend, eine Gottheit zum Zeugen, und Racher an. Arb °tch bin bereitwillig. (Er nihmt das Gefäß in Die Hand.) Man f Sihe meinen Geliebten aus der Gefahr.) Artab ( Was thu ich ? wann mein Sohn schwüret, so ist er vergisttet. ) Arb. ' Oell - glantzender Gott / durch welchen in dem Frühling alles blühet / durch welchen in der Welt alles gebohrm wird / und stirbt. Arrab. (Weh mir Ärmseeligen:................. Arb. Wann mein Mund die Unwahrheit redet / so verändere sich dises Getränck des Lebens m meiner Brust zu lauter Bist... (ErwiUtrMàd Halte A rtab. Halte innen es ist Gist. Artax. Gedenck/daß meine aeve/ dir schencket jetzt dein Leben/ Gedcnck/ daß ich es bin/ dein Retter thut es geben. Ich bitte/gib mir den letzten Abschids-Kuß/ Silebmm/so reise fort/ dieweil es jetzt scyn muß/ Ich werde dir zu Lieb auch alles thun/und trachten/ Daß man dich nimermehr vor schuldig solle achten.. Gedenck/ rc. . Ari* io. O Sohn/ich stirbe auch/wannduthust nichtmehrleben/ Doch will ich/ daß zuvor den Bothen soll'abgeben Ein Kömg/so crmordt/von meinen Schicksals,Schluß Indessen mache du/bis daß ich auch anlange/ Das Cbaron noch so lang sein Ruder dort aufhange Zur letzten Überfahrt/ am Slcherontens Fluß. O Sohn/ rc. Ari* 11. Du Wirst O Grausamer in kurtzen von mir sehen/ Ob das erboste Glücke Trotz seiner schärften Tücke/ Ob eine Furcht vom Todt/ mir könne nahe gehen.' Verachtung/ Zorn/ und Wuth / Wann sie dir unbewust/ Erlchrne nur von mir: Oes Grimmens heiffe Glut/ So brennt in meiner Brust/ Behalte» ich dir für. mmm Slovanska knjižnica 6K RA Ì COBI SS « 66009510247 I 1 v : > . £ à -■ - « ■ ' - ' _}£ # T: I 4- 1 " à -«»G