received: 2012-05-15 UDC 341.324:323.1(450.36+497.1)"1918/1919" original scientific article OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA VENEZIA GIULIA DEL PRIMO DOPOGUERRA Angelo VISINTIN Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, Salita di Gretta 38, 34136 Trieste, Italia e-mail: visintin-angelo@libero.it SINTESI Nel novembre 1918 le truppe italiane, sull'onda dell'offensiva di Vittorio Veneto, presero possesso del Litorale austriaco. Nel territorio, rivendicato nel Patto di Londra e occupato in base al dettato delle clausole d'armistizio, fu insediato dal Comando supremo, come nella Venezia Tridentina e in Dalmazia, un Governatorato militare con il compito di controllare la gestione degli affari civili e avviare i processi di annessione e di italianizzazione della regione. L 'operazione consistette nel riorganizzare le disperse forze patriottiche locali e nell'avversare, controllare ed epurare forze considerate ostili, sotto diverse angolature, alla futura sovranità italiana: socialisti, società slovene e croate, clero. Se entro certi margini l'intervento del governatore fu condotto con prudenza e senso politico, all'interno dell'ujficialità delle armate di presidio e degli stessi uffici governatoriali maturarono atteggiamenti di vicinanza politica e di unione d'intenti con le compagini più oltranziste del fronte nazionalista italiano. Lo sbocco di queste con-vergenze si manifestó appieno dopo la conclusione dell'esperienza di governo militare, dall'estate 1919, peraltro in un teso incrocio con lo sviluppo di tendenze rivoluzionarie nel movimento operaio. Infatti, dalla preparazione dell'impresa di Fiume, ai fatti del Narodni Dom, ai mille scontri di piazza di quegli anni, la mobilitazione congiunta di gruppi civili nazionalisti e di militari, all'insegna dell'attivismo e della violenza, fu la costante delle vicende giuliane. A riscontro, emersero forme di ribellismo »sovversivo«, confluen-za dell'azione di militanti socialisti e soldati di truppa. Questo contribuito si propone di analizzare, in termini di confronto, la valenza storio-grafica delle tematiche e problematiche accennate. Parole chiave: annessione, occupazione militare, violenza, esercito italiano, primo do-poguerra Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... MILITARY OCCUPATION AND THE DEVELOPMENT OF POLITICAL DYNAMICS IN THE VENEZIA GIULIA REGION IN THE POST-WW1 PERIOD ABSTRACT In November 1918, the Italian troops, in the wake of the Vittorio Veneto offensive, took possession of the Austrian littoral. In the territory, claimed in the Treaty of London and occupied according to the dictate of the terms of the armistice, just as in the Triden-tine Venice and Dalmatia, the Supreme Command established a military government, with the task of supervising the management of civil affairs and beginning the processes of annexation and Italianisation of the region. The operation consisted in reorganising the scattered local patriotic forces and in opposing, controlling and eradicating forces that were considered hostile to the future Italian sovereignty for various reasons: e.g. Slovenian and Croatian national organisations, socialists, clergy. While within certain margins the interventions of the Governor were conducted with prudence and good political sense, the attitudes of the officials of the army garrisons and gubernatorial offices themselves were tending to coincide with those of the Italian nationalist movement in their most extreme manifestations. The full extent of these tendencies became clear after the end of the experience of the military Government, from summer 1919; moreover, in close union with the development of revolutionary trends in the workers' movement. In fact, from the preparation of the Impresa di Fiume to the events of the Narodni Dom and the thousands of street battles taking place during those years, the joint mobilisation of civilian and military nationalist groups under the banner of activism and violence was a constant feature of contemporary events in the Julian region. In response, forms of 'subversive ' rebellion emerged, consisting of a confluence of actions of the Socialist militants and Army soldiers. This contribution aims to analyse, in comparative terms, the historiographical significance of the issues and problems mentioned. Key words: annexation, military occupation, violence, Italian Army, post-World-War-I period La storia dell'occupazione militare italiana e della presenza dell'esercito nella Venezia Giulia tra il 1918 e il 1922 per lungo tempo non ha attratto l'attenzione degli studiosi del Paese. Sul primo dopoguerra giuliano difatti è prevalso fra gli storici regionali e nazionali l'interesse per l'assunto politico, segnato quasi sempre da un rigido criterio di difesa dell'italianità dell'area. Dalle ragioni e idee-forza della tradizione irredentista e patriottica sono derivati i tratti della conduzione del discorso storico, in una sostanziale consonanza di argomenti e risposte tra i livelli nazionale e locale degli studi. Il travaso del modello interpretativo liberal-nazionale nella storiografia abbraccia la gran parte della produzione di scritti che giunge sino agli anni Sessanta inoltrati del Novecento. Già verso la metà del decennio precedente una nuova leva di storici giuliani Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... aveva cominciato a contrastare il primato della cultura nazionalista e la sacralizzazione del sentimento di identità, spostando il livello dell'analisi sulle origini e i nodi irrisolti della prima sovranità italiana sui territori orientali. Il lavoro preparatorio svolto dagli articoli di Schiffrer, Silvestri ed Apih per la rivista »Trieste«, palestra di confronto in una cultura triestina rinserrata negli schemi della retorica patriottica, sfociô in alcune opere generali che tuttora mostrano un quadro di grande utilità. Poco oltre la metà degli anni Sessanta, infatti, la storiografia giuliana produsse in rapida sequenza gli ampi studi di Pacor, Silvestri ed Apih (Pacor, 1964; Silvestri, 1966; Apih, 1966). In essi il ruolo e l'operato dei militari risulta finalmente più articolato. Il particolare, nell'opera di Elio Apih, esemplare per impianto, rigore documentario, linearità delle conclusioni, emerge la convergenza di propositi e interessi fra nazionalismo e capitalismo giuliani e militarismo. A fronte, la bibliografía nazionale si era arricchita di scritti (di Valeri e Alatri, poi di Vivarelli, tra tutti) che, volgendo lo sguardo agli aspetti politici generali del periodo nittiano e del tardo Giolitti e alle implicazioni della crisi fiumana, contenevano dense riflessioni su scelte degli apparati centrali, politica internazionale, attività dei centri dell'esercito. Anche gli studi storico-militari, sinora poco attenti al tema, cominciavano ad offrire degli approfondimenti maturi nel metodo e nell'interpretazione: mi riferisco alle pagine di Giorgio Rochat sulla ristrutturazione dell'apparato militare dopo la Grande guerra e sulle correlazioni tra il processo di smobilitazione e l'assetto organico nel quadrante nord-adriatico (Rochat, 1966; 1967). I centri di ricerca dell'esercito (leggi l'Ufficio Storico dello Stato Maggiore) solamente dagli anni Ottanta, con i lavori di Gallinari, Longo ed altri, hanno proposto serie analisi sul tema, utilizzando la mole di materiale archivistico di provenienza istituzionale (Gallinari, 1980; Longo, 1996). Prevalgono negli scritti l'interesse per le scelte dei co-mandi e l'osservazione delle dinamiche interne alla struttura. Pur senza generalizzare, i limiti da ascrivere alla saggistica di origine militare risiedono nelle carenze del quadro storico di contesto, nell'attività orientata al settorialismo tecnico, nell'interpretazione attestata su una difesa chiusa e un po' pregiudiziale dell'operato degli organi centrali e periferici dell'esercito. Dalla lezione dei grandi studiosi giuliani e dal contemporaneo rinnovamento nazio-nale della ricerca sul primo conflitto mondiale è poi discesa nei due decenni seguenti l'attenzione nuova, a livello regionale, verso le tematiche civili e - ma più di riflesso -militari del dopoguerra nell'area orientale. Si è trattato perlopiù di contributi disseminati nelle diverse venature dell'analisi storica, forse privi di omogeneità d'indirizzo, ma utili nell'avviare la ricostruzione di un prospetto d'assieme sufficientemente articolato del periodo dell'occupazione e successivo. L'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione (Trieste), il Centro culturale pubblico polivalente (Ronchi dei Legionari), l'Istituto di storia sociale e religiosa (Gorizia) sono stati alcuni enti che hanno accolto e promosso la ricerca sul dopoguerra. Ad essere investigati, nell'orientamento della sensibilità politica in quel momento prevalente, furono dapprima aspetti nuovi dell'an-tagonismo di classe e delle lotte operaie, delle trasformazioni nel pensiero e nella pratica politica della dirigenza e militanza socialiste, soprattutto della genesi del filone rivolu-zionario. Uno sviluppo importante interessô similmente l'indagine sul mondo religioso, Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... tanto della Trieste secolarizzata quanto del Goriziano del popolarismo cattolico, con accenni ai processi di italianizzazione del clero avviati durante l'occupazione. In tempi più vicini, con l'apporto della storiografia nazionale, hanno avuto un certo impulso di ricerca il progetto istituzionale di integrazione delle nuove province all'Italia, le relazioni del potere centrale con quello provvisorio locale, militare e civile, le linee dell'amministrazione transitoria di fronte ai problemi gestionali e della ricostruzione (Visintin, 1989; Capuzzo, 1992; Ziller, 1997). E poi, ancora: la politica diplomatica (da Melchionni, 1981 a Monzali, 2010), l'economia (Mellinato, 1998; 2001), i movimenti politici (Vinci, 2002; Mattiussi, 2002), i trasferimenti di popolazioni e i mutamenti nelle comunità (Cecotti, 2001). La ricerca recente, in ogni caso, ha potuto allargare lo spettro delle articolazioni di una fase cosi complessa, o ha inserito il periodo 1918-22 all'interno di uno sviluppo storico più ampio (da ultimo: Vinci, 2011). Se i possessi archivistici centrali (fondi ACSR-CS, Segretariato Generale per gli Affa-ri Civili; ACSR-MI, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Direzione Affari Generali e Riservati; ACSR-UCNP; AUSSME-E1, Carteggio Sussidiario Armate; AUSSME-F2, Carteggio Sussidiario Armate; AUSSME-F3, Carteggio Sussidiario 1a G.M.) erano già stati oggetto di ripetute ricognizioni, la liberalizzazione di quelli locali, i vincoli dei quali furono sciolti nei primi Ottanta, ha fatto venire alla luce depositi documentari (fondi AST-GVG.CGC, Archivio Generale; AST-GVG.CGC, Gabinetto) che sono stati la fonte di una rivisitazione complessiva della questione giuliana postbellica. Sono difatti del decennio appena trascorso le ricostruzioni generali dell'occupazione militare proposte da Angelo Visintin e Almerigo Apollonio, che attingono a tali patrimoni (Visintin, 2000; Apollonio, 2001). Lo sviluppo della produzione italiana sul primo dopoguerra, soprattutto regionale, puó essere tratteggiato attraverso la lenta opera di emancipazione critica dai vincoli della drammatizzazione politica e dell'egemonia patriottica. La storiografia slovena (e croata) sul tema, per converso, ha a lungo risentito dei condizionamenti indotti dalle linee del pensiero ideologico dominante nello Stato socialista jugoslavo, sino alla svolta degli anni Ottanta e all'indipendenza, quando sono emerse nuove e autonome espressioni di ricerca storica e sono stati individuati percorsi inesplorati o preclusi. In realtà la letteratura storica slovena, avendo mantenuto sempre un raccordo con le trattazioni e le metodiche tradizionali, non è stata pienamente organica e integrata ai dettami ideologici, vivendo in un precario equilibrio tra pressione ideologica, conformismo, autocensura e mantenimento degli abituali filoni di studio. Marta Verginella e Milica Kacin hanno ben ripercorso per il pubblico italiano le trasformazioni della storiografia contemporaneista slovena e jugoslava (Kacin Wohinz, 1992; Verginella, 1999). L'interesse degli storici sloveni e croati verso il periodo del primo dopoguerra e l'occupazione militare della Venezia Giulia, molto meno rilevante di quello rivolto alla lotta antifascista e alla guerra di liberazione, considerata discrimine periodizzante della storia, era spiccatamente commisurato agli argomenti »militanti« della nascita e for-mazione del partito comunista e delle organizzazioni operaie, del contrasto di classe al fascismo. Unitamente, nell'attenzione dedicata allo sviluppo dei popoli sloveno e croato trovava posto il tema delle attività di snazionalizzazione ed assimilazione rese operanti Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... dalle autorità italiane sin dal loro ingresso nella Venezia Giulia. In un panorama allora jugoslavo, la questione dell'occupazione militare e dell'attivismo politico di comandi e ufficialità è emersa nelle trattazioni di Danilo Klen (si ricorda qui un saggio tradot-to: Klen, 1976) e Milica Kacin Wohinz (Kacin Wohinz, 1972; versione italiana Kacin Wohinz, 2010), solo ad indicare due autorevoli nomi.1 Né è da trascurare l'attività del Centro di ricerche storiche di Rovigno. Di questa stagione di studi è di Milica Kacin il testo più importante, nel contempo rappresentativo delle difficoltà di una storiografia obbligata a restrizioni di pensiero, in un momento di forti tensioni interne. Fu proprio l'attenzione dedicata dall'autrice allo schieramento borghese e liberal-nazionale sloveno e alla sua resistenza all'incipiente opera di snazionalizzazione a suscitare la levata di scudi della parte più ortodossa e conservatrice degli accademici. Dagli anni dell'indipendenza in poi, la storiografia slovena ha considerato il suo nuovo ruolo in una moderna società liberaldemocratica e ora non più multietnica, certo rimuovendo i gravami ideologici del passato, i silenzi storiografici, eppure ta-lora inseguendo la riscrittura critica del passato sino al revisionismo. Forte è stato l'impulso alla rivisitazione dell'ermeneutica e dell'epistéme (metodo, categorie del giudizio storico, accesso a nuove fonti). Lo studio del periodo postbellico sulla base di nuovi interessi, in parallelo con la ritrovata attenzione per la Grande guerra, dà il senso di una storiografia vivace, stimolata al confronto con le inclinazioni attuali delle ricerche e i nuovi campi d'indagine. Spunti d'analisi innovativi ineriscono a filoni quali l'emigrazione della popolazione slovena e croata dai territori occupati, osservata nei meccanismi espulsivi e nelle difficoltà d'accoglienza (Kalc, 1996), la ramificazione della violenza nei diversi contesti, le esperienze di governo militare nei territori a maggioranza slovena sino a Caporetto, preliminari all'occupazione del 1918 (Svoljšak, 1999), la politica ufficiale della memoria attraverso la celebrazione dei ca-duti (Klabjan, 2010). Gli studi sembrano ancora risentire di una frammentazione degli obiettivi di ricerca; si spera possano essere tasselli della ricostruzione di un quadro sfaccettato e nuovo del primo dopoguerra e dell'occupazione. Possono essere di aiuto gli scritti complessivi con cui Milica Kacin e Jože Pirjevec hanno rappresentato per ampie campiture la storia slovena e jugoslava. Anche nelle nuove ricerche alcune priorità interpretative paiono fortemente connesse alle condizioni delle minoranze slave all'interno del confine italiano, alla loro difficile coabitazione con l'occupatore, tra accettazione e resistenza. Ció sembra confermare l'importanza del nodo della questione nazionale presso gli storici sloveni, in alcuni colto con una prospettiva difensiva e non sempre di comparazione. I punti di incontro e confronto tra le due tradizioni (e »narrazioni«) storiografiche su primo dopoguerra e occupazione non sono mancati nel passato e tantomeno mancano nel presente. Tuttavia l'impressione è che il procedere delle ricerche avvenga ancora per 1 Danilo Klen, nato a Trieste, riparo con la famiglia in Croazia negli anni Venti. Ricordo anche Ivo John Lederer, croato della diaspora, autore di un non dimenticato volume sulla politica estera jugoslava sino al trattato di Rapallo. Nel testo si fa menzione dell'aggressivitä degli alti vertici militari italiani e si accenna ai piani contro il Regno SHS. Si veda percio Lederer, 1966. Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... linee parallele, entro percorsi storici sopra i quali forse incombono le vedute discrepanti sul tema delle brutalità a cavaliere tra la seconda guerra mondiale e il periodo successivo. Sono contrasti, divaricazioni e resistenze che si riverberano a ritroso. Sul nodo della violenza nel primo dopoguerra - una delle tracce di questo contributo - si puó auspicare che una riscrittura post-ideologica ci conduca fuori dalle secche di polemiche senza fine o di confronti paralizzanti: si muova essa da riflessioni di metodo e di merito più ampie, quelle per intenderci che si richiamano alla lezione di Mosse o di Leed sulla banaliz-zazione della violenza e la brutalizzazione della politica, nei fatti e nei linguaggi, dopo la Grande guerra. Il lento cammino verso una histoire croisée potrebbe avvantaggiarsi. La mia attività di studio incrocia il tema dell'occupazione militare della Venezia Giulia da più di vent'anni. Nel tempo l'analisi si è allargata in maggior misura all'in-sieme della società civile e alle implicazioni complessive della presenza dell'esercito sul territorio, con una periodizzazione che abbraccia l'intero dopoguerra. Mi sono parsi centrali, nel contesto del rapporto centro-periferia e dell'incontro-scontro tra occupatori e occupati, i temi dell'attivismo nella componente militare, delle trasformazioni nella vita politica, della declinazione di fenomenologie della violenza nel tessuto civile, sociale e nazionale. Il destino della Venezia Giulia era, per certi aspetti, già prevedibile prima di Rapallo, ove si escluda la precisa definizione della frontiera ad est. Ció faceva si che la vita politica e sociale della regione orientale fosse nel 1919 già in parte integrata nelle vicende italiane, che volgevano a processi interni di crescente tensione. Dalla fine della guerra sino ai primi d'agosto del 1919 l'amministrazione del territorio giuliano fu controllata dal Comando supremo, attraverso l'organo centrale del Segretariato generale civile e, localmente, a mezzo di un Regio Governatorato guidato dal generale Carlo Petitti di Roreto. Due grandi unità mobilitate, la IX armata (poi rinumerata VIII) e la III armata, presidiavano il territorio con un ampio dispositivo di uomini e mezzi. La gestione civile e il controllo affidati all'esercito danno dunque il senso di una completa militarizzazione della regione, finalizzata ad avviare un tracciato di fusione con la nazione e di stabile sovranità. La ricerca di una genealogia dell'esacerbazione politica e della violenza nel qua-driennio postbellico mi ha ricondotto proprio ai primi passi della sovranità italiana. Come sostengo ne L 'Italia a Trieste e in altri scritti, l'intento del governo militare fu di accelerare il processo di annessione della Venezia Giulia attraverso il sostegno dato alle forze patriottiche locali e l'opera di controllo esercitata sui potenziali avversari della potestà dell'occupatore, ovvero organizzazioni socialiste, società slovene e croate, clero (cito solamente Visintin, 2000; 2009a). La situazione tuttavia sfuggi di mano al governatore. Nelle pieghe del tentativo dell'autorità militare di unificare le forze patriot-tiche, sbandate e depresse dopo la guerra e gli internamenti austriaci, si venne a saldare l'unità di propositi fra nuclei locali sciovinisti e antisocialisti, gruppi di ufficiali ormai conquistati dall'idea dello scontro con le componenti »antinazionali«, strutture dell'as-sociazionismo patriottico calate nella Venezia Giulia, figure del nazionalismo attive nel Paese ed in contatto con esponenti locali. Venne a comporsi in questo modo un'alleanza »antibolscevica« e antislava, capace anche di predisporre strumenti e iniziative a sfondo militare come l'organizzazione di gruppi paramilitari e il reclutamento di volontari pro Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... Fiume, città allora pomo della discordia diplomática e tema di forte animosità nell'opi-nione pubblica. Furono cosi fondate le connessioni politiche di un fronte patriottico in un qualche senso convergente con quello proposto dal governatore. Invero, lo sbocco drammatico di una crisi civile si ebbe dopo l'agosto 1919. Il gover-no, da poco guidato da Francesco Saverio Nitti, assertore della necessità di rimuovere le »bardature della guerra«, sciolse il Governatorato e lo sostitui con una struttura civile (il Commissariato), ridusse la forza militare a un'armata mobilitata. Tuttavia, il prolungarsi della conflittualità confinaria e militare con il Regno degli Slavi del sud (Visintin, 2009b), figlia di un perdurante contenzioso diplomatico, e, dal settembre, l'occupazione di Fiume da parte dei militari sediziosi di D'Annunzio resero necessaria la concentrazione nell'area di forze consistenti. Più di ogni altra cosa, aumentó per le truppe di presidio l'impegno nella tutela dell'ordine pubblico (Visintin, 1991b), che secondo una pratica consolidata in età liberale veniva in gran parte devoluto all'esercito: fu presto impiegato più di un terzo degli organici a disposizione. Il clima politico e sociale, dopo il trapasso dei poteri, infatti venne inasprendosi. Le tensioni sino ad ora compresse dalla presenza del regime militare sfociarono in un crescendo di dimostrazioni e moti di piazza. Dall'assalto alle Sedi riunite, che dà inizio ad un triennio di ferro, la regione giuliana fu lacerata da scontri, aggressioni e omicidi politici, violenze generalizzate e angherie rivolte alla componente slava. E, ancora, prolungate lotte per il lavoro, scioperi a carattere politico, repressioni. Sullo sfondo, l'aggressività violenta del fascismo e l'espansione del socialismo massimalista e rivoluzionario, prima dell'esaurimento della spinta rivoluzionaria, nutrirono contrapposizioni radicali, che danno il senso compiuto del mutamento, certo non improvviso, nei costumi e nei comportamenti collettivi. In tale contesto gli interventi di ordine pubblico dell'esercito e dei carabinieri, poi sostenuti anche da reparti di un corpo di recente istituzione, le guardie regie, divennero sempre più frequenti, quasi ordinari, ma non sempre espletati con il controllo e il senso delle proporzioni dovuti. La cronaca dei fatti di quegli anni tormentati offre un esteso campionario di azioni troppo drastiche o per contro poco incisive, di tempi d'interven-to in cui si avvicendano precipitazione o ritardi, di situazioni in cui si puó avvertire la disparità di reazione nei confronti delle parti in lotta. Ritengo si possa chiamare in causa l'impreparazione dei comandi, soprattutto di quelli inferiori che operavano sul campo, di fronte a circostanze realisticamente gravose, cosi come la mutevolezza dei comportamenti nella truppa, facile alle suggestioni delle parole d'ordine nazionaliste e, all'opposto, rivoluzionarie oppure incoraggiata all'irresolutezza dall'attesa della smobi-litazione e preoccupata per i ventilati impieghi oltremare. L'inasprimento delle lotte politiche e sociali in ogni caso sembra esser stato ali-mentato dalla condotta repressiva dell'esercito, più che esserne contrastato. In stretta correlazione, nel 1920 e 1921 si consolidó nell'ambiente militare della Venezia Giulia un modello di attivismo politico - prefigurato dai legami intrecciati da comandi e ufficiali con le forze patriottiche ai tempi del Governatorato - i cui esiti consistono perlopiù in una condivisione di propositi, se non sostanziale confusione di ruoli, tra militari e forze nazionaliste o fasciste, in un orizzonte di volontarismo, tentazioni autoritarie, aggressività antisocialista e antislava, sfiducia verso lo Stato liberale. Tra i quadri dell'esercito già Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... prima del conflitto mondiale era venuta meno la pretesa della neutralité ed estraneitá nelle controversie civili. Ora il dinamismo di ufficiali e truppa all'interno del composito orizzonte dei movimenti politici nazionalisti e d'ordine si solidificava attorno al motivo della difesa dell'italianitá. Rivelatrice è la condotta tenuta dai comandi di fronte alla gravité dell'avvenimento fiumano (Mondini, 2006; Visintin, 2010). Al cospetto di una sollevazione militare pericolosa per l'attrattiva dell'esempio, per la drammatizzazione delle lacerazioni politiche, per la possibilité di una sua risoluzione cruenta con conse-guenti spaccature nella disciplina, le gerarchie mostrano perlopiù disagio, ma pure l'in-dulgenza di chi nel profondo ne condivide le ragioni: un episodio interno alla struttura, da risolvere con gli ordinari criteri della disciplina e del codice dell'istituzione. Ció, nella più legalitaria delle posizioni, poiché nelle circostanze che contornano l'impresa di D'Annunzio troviamo uno spettro ampio di comportamenti di connivenza più o meno dissimulata con gli insorti: dalla »neutralité« equivoca di alcune gerarchie militari, alle sospette inattivitá di qualche comando impegnato nel blocco e poi nello scioglimento armato dell'occupazione dannunziana, alle prese di posizione a favore della sedizione. I rapporti dei comandi operativi con le autorité militari superiori e quelle politiche centrali (compreso il Ministero della guerra) avevano assunto toni e forme prima impen-sabili. In un saggio ho definito questo atteggiamento »obbedienza con riserva«.2 Esso ha diverse implicazioni: insofferenza e critica neanche velata alle scelte della politica ufficiale, rivendicazione della più ampia autonomia decisionale, inclinazione ad avvia-re estenuanti contrattazioni con il centro. In generale, configura un allentamento della dipendenza gerarchica ed interessa l'insieme delle figure rappresentative dell'esercito e della marina, a cominciare dall'ammiraglio Millo, sino al duca D'Aosta, finché tenne il comando e anche dopo, al generale Grazioli, a figure di rango inferiore. Si tratta di autorité con un ruolo di peso negli equilibri dell'Adriatico orientale, variamente affascinate dalla modernité di organizzazione, dal legame con la guerra, dall'azione antisovversiva di tipo militare dei movimenti nazionalisti e del nascente fascismo locale. Anche le categorie gerarchiche inferiori e la truppa sono partecipi di questa logica. Presso gli ufficiali subalterni, in particolare i quadri di complemento che riassumevano l'impegno per la vittoria dei ceti medi e colti, si impose un'alternativa drammatica tra i principi costitutivi dell'abito disciplinare - obbedienza, obblighi d'onore, spirito di corpo, fedelté al giuramento, rappresentativité della divisa - e un più vago ed emotivo richiamo patriottico, capace di aprire peró, assieme ad altre motivazioni più soggettive o generazionali o d'epoca, ad un percorso di separazione dall'istituzione militare, ad un balzo in avanti pregno di incertezze, se non alla vera e propria sedizione. Nel caso dei soldati semplici è più difficile entrare nel complesso delle motivazioni: appare ine-stricabile l'intreccio di fattori quali l'obbedienza disciplinare ai propri ufficiali, la con-divisione passiva, gli impulsi derivati dall'eccitazione nel proprio ambiente di servizio, il convincimento, la stretta determinata dalle circostanze. Sembrano comunque prevalenti nella truppa modi d'essere in cui è padrona la regola dei »piccoli gruppi«, ovvero l'identificazione collettiva con la provenienza regionale e Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... sociale, la condivisione di esperienze di guerra e di reparto, l'appartenenza a un corpo e l'interiorizzazione delle sue tradizioni, combattentistiche e no. Nelle azioni a significato politico in cui sono protagoniste compagini di militari semplici la spinta originata dagli stimoli, dalla pressione e dalla motivazione della propria ristretta cerchia di appartenenza, perlopiù plotone e compagnia, è sempre fattore caratterizzante. Tra i soldati la condotta è in ogni caso più differenziata e mossa, caratterizzata da inquietudine e da escursioni comportamentali in cui c'è posto tanto per il fiancheggiamento alle azioni nazionaliste quanto per gli atti di ribellismo rivoluzionario. La protesta politica e le azioni o reazioni violente interpretate attraverso le suggestio-ni delle coordinate rivoluzionarie, anarcoidi e del socialismo estremo motivano l'altra faccia della politicizzazione dei militari, del loro coinvolgimento nella deriva della vita pubblica giuliana. Nell'ex Litorale, insomma, trovano radicamento forme di ribellismo, arditismo e combattentismo di matrice rivoluzionaria (Visintin, 1991a). Secondo i miei studi, esse si alimentano in presupposti di vario ordine, che attengono alla sfera militare (consistente presenza di reparti; impegni di presidio, di ordine pubblico, operativi), alle suggestioni ambientali ed epocali (l'influenza delle frange socialiste estreme, i richiami ideologici all'agitazione militare di stampo »consiliare«), alle condizione materiale del soldato (i ritardi nella smobilitazione, i sunnominati gravami di servizio). Difficile a cogliersi in tutte le sue connessioni e soprattutto a definirsi nella sua concretezza si mostra tuttavia il campo delle attività parainsurrezionali, tanto del coin-volgimento degli uomini sotto le armi in scopi di ribellione, quanto della creazione di una struttura militare socialista, clandestina, svincolata dall'organizzazione ufficiale del partito. Le fonti più agevoli di cui disponiamo, fonti istituzionali (del Commissariato generale, degli organismi militari), mostrano un'inclinazione a drammatizzare i pericoli provenienti dalla corrispondenza di intenti fra i militanti e le cellule di soldati »sovver-sivi«. La documentazione socialista è al contrario prevedibilmente reticente. A tali nodi si unisce il problema storiografico di riuscire a valutare la reale consistenza e portata delle azioni e di rapportare il disegno politico ed insurrezionale - se ci fu - al modello leninista della conquista del potere. Allora sembró indubbio il fatto che presso le sedi di organizzazioni socialiste e di circoli rivoluzionari della Venezia Giulia si stessero formando gruppi di volontari armati. Altrettanto esplicite nel significato apparvero le requisizioni di armi provenienti da ripari occultati durante e dopo la guerra (con materiali di scarsa efficienza ed omogeneità) e le incursioni notturne ai magazzini e ai depositi di armi ed esplosivi dell'esercito nella fascia carsica, in Istria e nelle città. Peraltro, la preoccupazione dei comandi di un raccordo fra questi atti e le paventate »insurrezioni slave« e »infiltrazioni serbe« (dei comitagi) si accrebbe ad ogni ritrovamento o attacco, nel periodo che procede dal settembre 1919 alla fine del 1920 almeno. La sorveglianza da parte dei centri militari riguardava perlopiù l'attività propagandistica, la »sobillazione«, il disturbo nei momenti del congedo e dell'arrivo dei coscritti. I fatti che ebbero luogo nel giugno del 1920, quando a Trieste e a Cervignano due reg-gimenti si ammutinarono, lasciarono nondimeno intendere le potenzialità di un disegno insurrezionale, proprio perché sembró attuarsi la saldatura tra sollevazione militare e Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... attivismo rivoluzionario dei civili. Ne descrissi lo svolgimento in un saggio sul disagio militare vent'anni fa e attualmente sto elaborando il tema con più largo approccio. Le vicende mostrano tratti comuni. Nelle motivazioni socio-politiche: la sollevazione sorta alla notizia della partenza per una destinazione oltremare (l'Albania), con i contorni della guerra imperialista; i timori di un rallentamento nei congedi. Nei criteri e nelle procedure dell'azione: l'atto pubblico di forza, con cortei o occupazione di strutture cittadine; la partecipazione di civili, »elementi sovversivi in prevalenza slavi« nel caso triestino, »elementi sovversivi locali« nell'altro; una certa conformità con i modi dell'arditismo (a Trieste non a caso si mosse un reggimento d'assalto). Nel contesto: la presenza di una forte infiltrazione di propaganda socialista e antimilitarista; lo scenario delle lotte sociali (nel capoluogo quanto nel centro della Bassa friulana). Cercando di fare il punto sul tortuoso rapporto tra preordinazione e spontaneità nelle insubordinazioni collettive, mi sono fatto l'opinione che le categorie non siano irrime-diabilmente antitetiche. Non si puó di certo negare la permeabilità e l'incidenza sul ma-lessere della truppa delle parole d'ordine rivoluzionarie, degli incitamenti, dell'opera di convincimento svolta dai civili, pur nella sostanziale volatilità di esperienze e propositi. Non bisogna cadere, d'altra parte, nella sopravvalutazione dell'ipotesi di un'intesa pre-stabilita fra elementi militari e borghesi volta all'insurrezione. Lo sbocco inconcludente delle rivolte, comunque sia, appare preannunciato, il malcontento viene manifestato negli aspetti più emotivi. A riscontro, la presenza diretta degli attivisti socialisti svela fragili capacità di mobilitare forze popolari e soldati in una tessitura rivoluzionaria. Debole si mostra il raccordo con la questione nazionale come con le rivendicazioni operaie. La sconfitta, le divisioni e il declino delle forze socialiste a cavaliere tra 1920 e 1921 sono precedute peraltro di poco dall'esaurimento dei motivi più urgenti del disagio nel corpo militare: in questo lasso di tempo si adempiono il completamente della smobilitazione per le classi della belligeranza, l'annullamento delle campagne oltre i confini del Paese. La Grande guerra - si tratta ormai di un'ovvietà storiografica - fa da snodo alla cre-scita del costume di violenza civile nel primo dopoguerra giuliano. L'irruzione dell'uso spregiudicato della forza nelle contrapposizioni di classe, nazionali, ideologiche esibisce infatti gli schemi assorbiti dal conflitto. In queste maglie, l'espansione e il rafforza-mento dello Stato-nazione sono sicuramente il fattore centrale. Nella Venezia Giulia l'entità statuale si affaccia nel modo della gestione autoritaria del potere: gli obiettivi sono l'italianizzazione e l'annessione, strumento è l'esercito con l'intero potenziale di mezzi coercitivi a disposizione. La forza dello Stato si attorciglia alle dinamiche della contrapposizione politica, nazionale, tra i gruppi sociali. Bisogna peró chiarire che non si tratta della forza inalienabile del Leviatano, »il Dio mortale«. Lo Stato liberale regola ancora l'imperio e la capacità repressiva dei suoi organi, e dell'apparato militare in particolare, attraverso la legittimità del diritto, un sistema di contrappesi costituzionali, il controllo del parlamento, la priorità della scelta politica, il rispetto della legislazione internazionale. Ció spiega l'»obbedienza con riserva« e in genere l'insofferenza di molti capi militari abituati ai caratteri di dirigismo dell'amministrazione del tempo di guerra e forse desiderosi di allargarne le trasformazioni autoritarie alla società. Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... Mi sembra perció stimolante affrontare la problematica dell'oscillazione degli or-ganismi dello Stato tra i riferimenti legislativi peculiari di un ordinamento liberale e l'esercizio coercitivo proprio della funzione loro assegnata. Tradotto nei termini operativi dell'indagine storica sul dopoguerra ció porta ad analizzare i meccanismi di funziona-mento dell'occupazione e dell'amministrazione civile nella visuale degli studi sulla buro-crazia novecentesca. Conduce a valutare gli effetti, verificati sul campo della specificità giuliana, dei caratteri organici dei moderni eserciti (il sistema della leva-smobilitazione) e a studiare la portata sociale dell'incrocio di un apparato militare di massa con la società di un paese occupato e poi annesso, non soltanto nelle misure poste in esecuzione dalle autorità (anche repressive: internamento, allontanamento e sfratto) quanto dell'incontro e impatto con i molteplici aspetti della società civile. Muove infine ad esaminare l'uso del mito della Vittoria e del culto del soldato caduto attraverso luoghi »sacri alla Patria«. Per quanto riguarda il rapporto occupatori-occupati, la comparazione con i simili casi europei diventa obbligata. Altre prospettive, interpretazioni e categorie con le quali ritengo necessario confron-tarmi hanno un'attinenza con gli apporti delle scienze sociali. L'universo del soldato e i legami stabiliti con i gruppi di appartenenza hanno trovato interessanti momenti di riflessione negli studi sulla Grande guerra; tantopiù risulterebbe interessante favorire un raffronto con i profili di comportamento dei soldati nel periodo postbellico. Le sug-gestioni che provengono dagli studi delle mentalità potrebbero fornire indicazioni utili sulla trasposizione nella società dei modi di intendere, rappresentare e tradurre l'espe-rienza della guerra. Si tratta di un'area di imprecisa demarcazione, coincidente con la »narrazione« del conflitto, ovvero la nozione culturale e sociale dello stesso: essa è fatta di forme mentali e modelli di azione, codici, linguaggi e rituali, approcci generazionali che soldati e civili, partecipi o testimoni della guerra, portano con sé quale patrimonio personale e collettivo. Ne viene alimentato, ad esempio, il criterio di delineazione del »nemico«, rafforzandosi con stereotipi che trascinano nel mondo civile immagini e schemi del momento bellico. Questi stimoli a ricercare dovrebbero tuttavia saper evitare le gore degli indirizzi antropologisti o metastorici spesso insiti nelle scienze dell'uomo. Possono essere realmente produttivi per lo storico solo se applicati alla specificità del contesto, alla concretezza del fatto. Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHE POLITICHE NELLA ... VOJAŠKA ZASEDBA IN POSPEŠITEV POLITIČNIH DINAMIK V JULIJSKI KRAJINI PO PRVI SVETOVNI VOJNI Angelo VISINTIN Inštitut za zgodovino odporniškega gibanja v Furlaniji Julijski krajini, Salita di Gretta 38, 34136 Trst, Italija e-mail: visintin-angelo@libero.it POVZETEK Po uspešni ofenzivi pri kraju Vittorio Veneto je italijanska vojska novembra 1918 zasedla Avstrijsko primorje. Na ozemlju, ki ga je Italija zahtevala v londonskem paktu in zasedla na osnovi klavzul premirja, je vrhovno poveljstvo ustanovilo vojaško namestni-štvo, tako kot v Tridentinski Benečiji in Dalmaciji, in mu poverilo nalogo, da nadzoruje upravljanje civilnih zadev in sproži proces priključevanja in italijanizacije dežele. Na novo je bilo treba organizirati tamkajšnje razpršene patriotske sile in onesposobiti, nadzorovati in odstraniti tiste sile, za katere so menili, da so kakorkoli sovražne do bodoče italijanske oblasti: socialiste, slovenska in hrvaška društva ter duhovščino. Guverner je do neke mere ravnal previdno in s političnim čutom, v oficirskih krogih zasedbene vojske in tudi v samih uradih namestništva pa je prišlo do zbližanja in povezovanja z najskrajnejšimi skupinami italijanske nacionalistične fronte. Posledice tega sodelovanja so se jasno pokazale po obdobju vojaške uprave, od poletja leta 1919 dalje, ko so se sredi velike napetosti te pozicije križale z razvojem revolucionarnih teženj delavskega gibanja. Enotna mobilizacija skupin nacionalističnih civilistov in vojakov v znamenju aktivizma in nasilja je bila stalnica v dogajanju v Julijski krajini od priprave na pohod na Reko, mimo dogodkov v zvezi z Narodnim domom, vse do številnih pouličnih spopadov. Kot odgovor so se pojavile oblike 'subverzivnega ' uporništva, sestavljene iz akcij militantnih socialistov in vojske. Ta prispevek skuša na podlagi primerjav analizirati zgodovinopisni pomen obravnavanih tem in problemov. Ključne besede: aneksija, vojaška zasedba, nasilje, italijanska vojska, obdobje po prvi svetovni vojni FONTI E BIBLIOGRAFIA ACSR-CS - Archivio Centrale dello Stato Roma (ACSR), f. Comando Supremo (CS). ACSR-MI - ACSR, f. Ministero dell'Interno (MI). ACSR-UCNP - ACSR, f. Ufficio Centrale per le Nuove Provincie (UCNP). AST-GVG.CGC - Archivio di Stato di Trieste (AST), f. Governatorato della Venezia Giulia (GVG) poi Commissariato Generale Civile (CGC). AUSSME-E1 - Archivio Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito (AUSSME), f. E-1, Carteggio Sussidiario Armate. Angelo VISINTIN: OCCUPAZIONE MILITARE E ACCELERAZIONE DELLE DINAMICHEPOLITICHE NELLA ... AUSSME-F2 - AUSSME, f. F-2, Carteggio Sussidiario Armate. AUSSME-F3 - AUSSME, f. F-3, Carteggio Sussidiario 1a G.M. Apih, E. (1966): Italia, fascismo e antifascismo nella Venezia Giulia (1918-1943). Bari, Laterza. Apollonio, A. (2001): Dagli Asburgo a Mussolini. Venezia Giulia 1918-1922. Gorizia, Leg. Capuzzo, E. 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