ANNALES Scr. hist, socio!. • 10 • 2000 • 1 (20) review article UDC 325.2 (497.4/.S Istra) (=131.1) ricevuto: 2000-06-20 OR1ENTAMENT1 DELLA PIU RECENTE STORIOGRAFIA ÎTALIANA SULL'ESODO ISTRIANO Raoul PUPO Di parti memo cii scienze dell'Uomodeli'Università degîi Studi di Trieste, IT-34100 Trieste, Piazzale Europa 1 SINTESI L'articolo traita i seguenti punti: J. La contestualizzazione dell'esodo istriano nell'ambito degli spostamenti forzati di popolazioni avvenuti in Europa nei due dopoguerra, a seguiio delta creazione di stati nazionali nei territori precedentemente appartenenti a grandi compagini pluri-nazionali. 2. It significato dell'esodo come frattura periodizzante la storia delle terre alto adriatiche. 3. II suo carattere di cspulsione di massa di una componente nazionate dalla propria terra di origine, per opera non di provvedimenti formali, ma di pressioni ambientali protratte nei tempo. 4. Un'analisi critica della politica delta "fratellanza italo-slava", diretta a consentire I'inserimento nella nuova Jugoslavia solo di una frazione specifica della popolazione italiana, e cioè la classe operaia di orientamento comunista. 5. Le prospettive della ricerca nei campo della storia sociale e di quella politica. Parole chiave: migrazioni, esodo, emigranti, italiarti, Istria VIEWS OF THE LATEST ITALIAN HISTORIOGRAPHY ON THE EMIGRATION FROM ISTRA ABSTRACT The article discusses the following points: 1. Contextualisation of inhabitants leaving Istra within the framework of forced migrations during both post-war periods in Europe as a result of formation of nation-states in the territories that had previously belonged to great multinational units. 2. The significance of exodus as a turning point in the history of the Northern Adriatic. 3. Exodus in the sense of mass deportations of a national constituent from its original territory not for formal reasons but owing to the prolonged pressures by the environment. 4. A critical analysis of the political "Italian-Slav brotherhood" that enabled only one specific part of the Italian population, i.e. communist-orientated working class, to be included in the new Yugoslavia. 5. Perspectives of the research in the field of social and political history. Key words: migrations, exodus, emigrants, Italians, Istra 165 ANNALES • Ser. hist. socioi. • ti) • 2000 • 1 (20) Raoul PUPO: ORIENT A,MENTI IJELIA PIU RECENTE STORIOCRAFIAITALIAMA SUIL'ESOÜO ISTRIANO, 155-170 Gli anni Novanta hanno senza dubbio visto da parte della sloHografía italiana una rípresa di interesse sul tema dell'esodo da Zara, da Fiume e dall'lstria, che sintéticamente chiamiamo "esodo istriano". Ció é av-venuto all'interno di una nuova, piít generale attenzione per la storia del confine orientare italiano nel Nove-cento, testimoniata da numeróse pubblícazíoní ed íní-ziative quali convegni, cicli di conferenze, corsi di aggiomamento e cosi via. Naturalmente, in questa sede non vi é il tempo per soffermarsi sulle ragioni di tale riscopería, che appare - in termíni generalissimi - cot-legata ai nuovo clima cufturale e político venutosi a creare dopo ta fine detla guerra fredda; vale tuttavia la pena di sottolineare come i'appuntarsí deilo sguardo sulle vícende, turbinose e sanguínose, della frontíera orientale, ha trascinato con sé - come temo sia in-evítabíle in queslí casi - un fiorire di ¡nterventí di taglio marcata mente polemico-político, ma ha comunque l eso effettívamente possíbííe un approccio serio e docu-meníato a temi che erano rimasti un po' ai margíní del díbattito storíografíco ¡n campo nazionale. Diversa era naturalmente la condizione della storíografia giulíana, che pero ha íaticato a lungo prima di trovare udienza fuor dell'ambito regionale, nonostante i nodi affrontatí non avessero certo una spessore meramente lócate, perché si collegavano dírettamente a! modo di porsí del I'Italia sulla scena intemazionale, con partícolare ri-ferimento a queila che ha tradízíonalmente rappresen-tato una defle aree sensibílí della política estera italiana, vale a díre quella adriatica e baicanica. Per quanto riguarda l'esodo, che ha costituíto uno deí capisaldí della riscoperta della storia di frontíera, mi limito dunque qui ad indicare le acquisizioni píü ímportanti degli ultimi anní ed i percorsí di ricerca anualmente in corso. fn primo luogo, ía contestualizzazíone dell'esodo nello spazio e nel tempo, che fino a pochi anní fa rísultava completamente assente. Cominciamo dalla contestualízzazione nello spazio, per notare come l'esodo istriano costituisca parte di un processo di dimensíone contínentale, vale a díre gli spostamentí di popolazíoni, che hanno coínvolto miltoni di persone, awenuti nel secondo dopoguerra. A loro volta, talí movimenti rappresentano l'onda di ritorno ríspetto alie deportazíoni iegate a! tentativo nazista di instaurare il Nuovo Ordíne Europeo, Ma non basta, se solleviamo ancor di piu lo sguardo, ríuscíamo ad accorgerci che entrambe le ondate si inseríscono íri una vícenda di piu funga durata, che copre tuttí e due í dopoguerra. Alia sua base sta la convínzione - che é una convirizione típica della contemporaneíta - secondo ta quale lo "sbrogíio" detle nazioni (vale a diré it tentativo di districare le nazioni Puna dall'altra) e un fenomeno positivo. Si tratta dí un giudízio che nel corso deí Novecento é stato fatto proprío non solo da espertí di dirítto ínternazionale e díplomaíicí, ma da leader dí grande prestigio e diverso orienta mentó - da Churchill a Stalin - è stato espresso con una vasta gamma di sfurnature, dall'entusiasmo alia rassegnazione ad un "male minore", ed è stato motivato nella maniera più varia, facendo riferimento a considerazíoni di natura étnica, o geo-polítíca, o ideológica, o ad una com-místione fra tutte queste. In tai senso, queílo dell'lstria, ai di là delle sue dimensioni, si rívela già ad un primo sguardo come un caso torternente emblemático, proprio perché la componente italiana è stata costretta ad andarsene da uno Stato la cuí ideología ufficíale era ínternazíonalísta: e ció segnala come di fronte al nodo cruciale dei conftitti nazionalí di lunga data, il cemento ídeologíco rívelí una tenuta d ram mat íca mente scarsa. Quanto alia contestualízzazione nel tempo, dob-bíamo dire che per capire fino in fondo l'esodo bísogna coffocarlo ín un arco dí tempo che parte da que! primo dopoguerra, che ha segnato una svofta nella storia delle terre gíulíane. E* aglí anni successíví al 1918 infattí, con it venir meno della cornice statuale asburgica, che risaíe la rottura dí quel meccanísmo dí sviluppo che nel corso deí secofi precedenti aveva consentí'o la crescíta deífa società locale, ed è in conseguenza dí tale rottura che è comíncíato nei terrítorí ex austriaci un periodo di stagnazíone demográfica nel quale la regione Gíulia ha preso non più ad attirare, ma ad espellere popolazíone. Ció è ac.caduto, com'è noto, ín entrambi í dopoguerra, per un cumulo di ragioní economíche e polítiche stret-tamente mtreccíate fra loro, e pienamente evídenti sonó i fííi che col légano le esperienze vissute dalle popolazíoni lungo i decenni fragorosamente riempitt daí due conftitti mondialí e dalle loro due lunghe code. Ció non significa peraltro che fra í due períodí vi sia un completo parallelísmo, e le íetture tese a sottolineare unilateral-mente gli aspetti di réciprocité ed i nessí di causa ed effetto tra i due dopoguerra, sembratio molfe vofte rispondere più ad intenti esterní alia ricerca storica e víciní al confronto polítíco ¡dístríbuzione delle responsabilité fra Stati e gruppi nazíonalí, contenzíosi diplomatie!, e eos) vía), che non all'esigenza di comprendere ia spécificité dei fenomení e !a loro portata su! lungo período. Se infattí prendíame) in considerazíone simultáneamente entrambi i períodí, vi è una differenza -sostanzíale, non margínale - che balza súbito all'occhio dell'osservatore. Net primo caso, fra le due guerre, a seguito non solo dei fenomení migratori ma anche deü'assímilazíone forzata tentata da fascismo, la popolazíone slava della Venezía Giulia ha visto ínterrotto il proprío trend es-pansívo, che neí decenni precedenti il conflítto mondiale era stato piuttosto vigoroso (tanto da altarmare la componente italiana, contribuendo a spingerla verso I"irredentismo), ed ha subito una deformazíone verso ¡I basso délia propria struttura sociale; tuttavia, dal punto di vista quantitative fa sua consístenza è stata solo marginalmente intaccata. Nel secondo dopoguerra in-vece, il gruppo nazionale italiano a Fiume e ín Jstría è 166 ANNALES • Ser. hist. sacio!. ■ 10 • 2000 - 1 (20) Raoul PUPO; ORIENTAMÏNTI DELIA PIÙ RECENTE STOP.IOCRAFIA ITALIANA SUll'ESODO I5TRIANO. 165-170 scomparso quasi totalmente, al completo delle sue articolazioni sociali. E' ovvio - ma è bene ripeterío, di fronte all'uso improprio che talvolta si continua a fare dei cosiddetti "censimenti etnici" - che i numeri non dicono tutto, e l'irnmagine che essi disegnano non dà conto del cumulo di sofferenze, passioni e reaziont comunque suscitato dalle politiche anti-minoritarie; ciô non toglie pero, che la diversità delle due situazioni alia fin fine prodotlesi sia radicale e che la scomparsa di un gruppo nazionale, quello italiano, segni una frattura priva di precedenti nella storia istriana dai tempi délia romanizzazione. Un altro problema del quale si è pari ato con notevole frequenza in questi anni è quello delle dimension! deH'esodo. Non mi soffermo molto, perché altri contribué potranno affrontarlo con maggior dovizia di dettagli, e mi limito perciô soltanto a due osservazioni. La prima, riguarda il recupero da parte délia storiografia delle stíme formúlate alla fine degli anní Cinquanta, che ipotizzavano un ordine di grandezza complessivo del-l'csodo attorno ai quarto di milione di profughi o poco più, stime che sembrano più attendibili rispetto aile dilatazioni "militanti" successivamente prodotte dall'as-sociazionismo istriano - un fenomeno questo ben noto alla storiografia sugli spostamenti di popolazione, e che nel caso giuliano si è puntualmente verifícalo, specular-mente s'intende, in entrambi i dopoguerra - e che si accordano meglio con i dati dísponibili sulla consistenza dei gruppi nazionali nelia regione prima délia seconda guerra mondiale. La seconda, mette in luce come si sia fatta progressivamente strada la tendenza a non concentrarsi tanto sulla dimensione assoluta dell'esodo -che è per moiti versi funzione semplicemente délia popolazione residente - quanto su quella relativa, vale a dire sulla proporzione fra i partiti e i rímasti e sulJa percentuale di esuli rispetto alla precedente popolazione di lingua italiana. E' evidente ínfatti, che chiedersi se gli esuli fossero 250.000 o 280.000 o 300.000 conta assai meno, ai fini della comprensione dell'esodo e del suo impatto sulla società locale, della consapevolezza che a doversene andaré fu almeno la meta della popolazione cornplessiva dell'area istro-quarnerina, che tale meta comprendeva, fra l'altro, tutti gli stratí superiori della società istriana - che rimase conseguentemente depauperata non solo sotto i! profilo quantitativo, ma anche sotto quello delle competenze - e che per quanto riguarda la componente italiana le partenze oscillarono, a seconda delle varie realtà, fra l'80% e il 100%, configurando cosí complessivamente la sparizione pressoché totale di un gruppo nazionale autoctono. Tale approccio al problema dei resto, oltre a risultare decisamente più produttivo, marca anche moíto bene il passaggio compiuto dalla storiografia italiana, da una lógica di tipo controversistico, che a lungo ha dominato gli interventi su tale materia, ad una di tipo critico. Più rilevante del nodo della quantificazione appare comunque quello dell'individuazíone dei caratteri essenziali dei fenomeno dell'esodo. II primo é costítuito dalla sua unitarietá, che pur a prima vista non é scontata: a differenza ínfatti di altri processi di tra-sferimento forzato di popolazioni awenuti in Europa nel dopoguerra e risoltisi nel giro di un paio di anni - si pensi al caso dei tedeschi - l'esodo istriano si distese Sungo un arco di tempo piü che decennale. I ritmi dell'esodo quindi variarono da zona a zona, ma le spinte che li generarono risultano in ogní caso analoghe: in linea generale si puó notare che l'esodo di massa scattó ogní volta che tra la popolazione italiana si affermó la convinzione che la dominazione jugoslava era divenuta definitiva. Ció, com'é largamente risaputo, avvenne in momenti diversi, sc.anditi dai ternpi lunghi della defi-nizione della nuova l'rontiera itato-jugoslava. Su di un aftro piano, connotato di fondo dell'esodo si h confermato queflo di un'espulsíone di massa di una componente nazionale dalla propria térra di origine, avvenuta non per opera di prowedimenti formali, ma di pressioni ambientali protratte nel tempo. Dico confermato, perché un giudizio símile era stato espresso con grande lucidita gia nel 1967 da Theodor Veiter, che aveva affermato: "La fuga degli italiani secondo il moderno diritto dei profughi é da considerare un' espul-sione di massa. E' vero che tale fuga si configura come un atto apparentemente volontario, ma gia l'opzione pressoché completa dei suddrolesi per il trasferimento nel Reich germánico dopo il 1939 mostra come dietro la volontarietá possa esserci una costrízione assoluta e ineludtbile. Colui che, rifiutandosi di optare o non fuggendo dalla propria térra si troverebbe esposto a persecuzioni di natura persónate, política, étnica, religiosa o económica, o verrebbe costretto a vivere in un regí me che lo rende senza patria nel la propria patria di origine, non compie volontariamente la scelia del-l'emigrazíone, ma é da considerarsi espulso da! proprio paesé' (Veiter, 1967, II, 280). Tale giudizio ci conduce ad un altro capitolo fondamentale delle ricerche sull'esodo, e cioé al problema dei perché, che a sua volta si biforca nelf'analisi delle motivazioní deí soggetti che furono colpiti, e cioé gli esuii, e di coloro che ii mandarono vía, e cioé il regime del tempo. A questo proposito, si é a lungo dibattuto fra gli storici, a diré il vero senza grandi risultati, suf-l'esistenza o meno di un progetto consapevole di es-pulsione degli italiani da parte del gruppo dirigente comunista jugoslavo. A parte ii falto che un'analisi del genere andrebbe comunque artícdlata a piu livelli, da queflo dei vertid federal) del partíto e delío stato, fino ad arrivare ai quadri locali, alio stato delle fonti sembra piíi produttivo affrontare il problema da un altro punto di vista, cercando cioé di capire quali fossero le condizioni alie quali un gruppo mzionale italiano po-íeva di fatto essere tollerato in jugoslavia, nell'ipotesi che la política della "fratellanza itaio-slava", cui le 167 ANNALES • Ser. bist, socio!. 10 • 2000 1 (20) Raoul FUFO; ORI ENTAMENT) DELLA PtÙ RECENTE STORIOGRAflA ITALIANA SULt'SSODO ISTRIANO, U-5-170 autorità de) tempo fecero riferimento almeno fino al 1948, fosse appunto Lina política, e non solo un costrutîo propagandístico. E qui, il punto di partenza è costituito da un'os-servazione proposta qualche anno fa da Marina Cattaruzza, che ha notato come la política délia "fra-tellanza" era stata concepita neil'ultima fase délia guerra avendo in mente un gruppo nazi o na le italiano assai diverso, da quello che poi in realtà si sarebbe trovato in jugoslavia, perché si prevedeva l'annessione anche di Trieste, Corizia e Monfalcone (Cattaruzza, 1999, 43). Beninteso, non si tratta solo di un problema di dimensioni - che pure è importante, in quanto quella italiana sarebbe stata per consistenza la seconda mino-ranza nazioriaie, dopo gli albanesi - ma soprattutto di composizione sociale, perché Trieste e Monfalcone volevano dire due grossi nucfei di classe operaia di lingua italiana orientati verso la jugoslavia e intenzionati a partecipare al tentativo di costruirvi una società socialista. E' questo il nodo, perché in reaStà è solo a questo tipo di italiani - che il lingLiaggio dell'epoca definiva "buoni e onesti", perché dimostravano con i fatti la loro volontà di inserirsi positivamente negli schemi del régime comunista jugosiavo, concorrendo attivamente alla sua edificazione ed al suo conso-lidamento - che si rivolgeva la política délia "fratellanza". Quanto ag!i altri, si trattasse dell'imprenditoria fíumana, dei ceti medi urbani o di strati popolari ma non di estrazione proletaria, come i micro-proprietari agricoli, i pescatori, i piccoli artígiani di paese o i commercianti al dettaglio, tutti costoro che per ragioni di classe, di orientamento ideologico e di preferenza statuale per l'ltalia, erano boliati come borghesi, reazionari, residui dei fascismo, sfruttatori del popolo, irredentisti e amici degli imperialisti, e quindi non rientravano nei parametri di compatibiíitá del regime, prima se andavano meglío era. A ben vedere quindi, era quella Helia "fratellanza" una política che fin dall'inizio selezionava come pro-prio interlocutore una parte minoritaria della popo-lazione italiana, riconoscendo ad essa soStanto la legittimità della permanenza nella propria terra. Il maie è, che di fatto gli italiani appartenevano quasi tutti all'altra parte, quella che agli occhi dei poteri popolari taie legittimità invece non possedeva, perché il confine si fermô sulla linea Morgan - lasciando quindi Gorizia e Monfalcone alTItalia e Trieste in mano anglo-americana - la gran parte della popolazione istriana era fortemente orientata verso l'ltalia e if sistema occidentale, ed addirittura anche i nucleí opérai più consistent, come quelli di Fiume e di Pola, provarono ben presto una sorta di "delusione storica" nei confronti deile politiche attuate da parte dei partiti comunisti sloveno e croato, tant'è che in buona misura si distaccarono da! regime ancor prima che la risoluzione del Cominform ponesse la pietra tombale sulla política della "fratellanza". Pariendo da questo spunto, che permette di fare un po' di chiarezza rispetto ad alcuni degli equivoci sui quali talvolta il discorso analítico si era un po' bioccato, é posslbiíe posizionare meglio il dibattito sulle finalítá ultime delle politiche repressive attuate a danno degli italiani, che per un verso costituivano parte integrante della pressione esercitata dal regime su tutta la societá lócale, per l'altro si proponevano di trasformare radicalmente la fisionomía della componente italiana, enu-cleancJovi i segmenti compatibili con i parametri del regime ed espellendo gli aítri. Cid premesso, rimane naturalmente da compiere ancora un lungo percorso di ricerca. Nel corso degli ultimi anni la storiografia italiana ha mostrato in questo senso una certa preferenza per gli studi di storía sociale, diretti a mettere meglio a fuoco i meccanismi che hanno portato ail'esplosione della societá istriana gíá ¡acerata dalle precedenti dívisioni nazionali e sociali, all'es-pulsione di una sua parte consistente, ail'impatto di tale fenomeno sul territorio di partenza come puré su quelli di arrívo dei fJussi migratori, alia ricomposizione separata della societá giuliana divisa dal confine. Si tratta di un filone estremamente ricco, che permette di incrocíare metodologie diverse, a cavallo fra la storia e le scienze sociali, adargando significativamente il campo delle fonti attraverso il recupero di quelle della memoria - che vanno dalla memorialistica tradizionale alia scrittura popoiare, dalle elaborazioni letterarie a! patrimonio di ricordi e rtfiessioní portato aila luce dalle raccolte di storie di vita - e che sta consentendo di esplorare uno dei grandi nodi che sottostanno al fenomeno dell'esodo e che contribuiscono a rendedo un oggetto storicamente assai interessante, e cioé il nodo dell'identitá nazionale. Un'identitá nazionale che si rivela come una realtá estremamente complessa, che va molto oltre la dimensione política, perché coinvolge tutto il vissuto, personale e comunitario: di con-seguenza, proprio in ragione di questo suo spessore, la negazione da parte del regime comunista jugoslavo di quell'identitá cosí come si era storicamente strutturaía, o il tentativo di trasformaria in qualcosa di molto diverso -perché era questo il senso del processo di "jugo-slavizzazione", che ribaltava non solo gli assetti di potere consolidati, ma anche il tradizionale sistema di valorí - vennero percepiti dagli italiani come intol-lerabili, al punto da rendere preferibile quella scelta durissima che b l'esilio. In altre parole, oltre e in molti casi piü che Je pressioni dirette, di tipo repressivo, che spingevano alia fuga, dietro l'esodo - soprattutto dalia zona B, dove la popolazione italiana si rassegnó alia partenza appena aila metá degli anni Cinquanta - stava ¡'alternativa fra la difesa dell'identitá cormrnitaria ed il radicamerito in una térra divenuta nel corso del tempo sempre piü estranea. Torniamo quindi a quei sentirsi sema patria nella propria patria di origine, di cu i parlava Veiter, e che non a caso é un motivo che torna 168 ANNALES • Ser. hist. socioi. • ti) • 2000 • 1 (20) RáO'jl CUPO: GRIEMTAMENTI DELIA PIÜ RECENTE STORIOCKAOA ITALIANA SUIL'ESODO i STR [A NO. 163-170 con grande frequenza nelle testimoníanze dei profughi. Credo che questo nuovo approccio abbia arricchito molto il panorama interpretativo e che presentí ancora notevoli potenzialità, tuttavia rítengo pure che nella prospettiva delle nuove ricerche non dovrebbero venir trascurati glí aspetti politici, perché svolsero un ruolo determinante nella scelta dell'esodo. Nella storia ínfatti, e in questa come in altre, oltrç alie percezioni, ci sono le azioni e le decisioni: ed al di là di equivoci, fra-intendimenti e complessi passaggi psicología, le poli-tiche applicate dal regime de) tempo nei confronti degli itaíiani resídenti neí territori passati nella primavera de! 1945 sotto il controilo jugoslavo, ebbero un effetto decisivo nel convincere, e talora costringere, gli istriani ad esodare. Si tratta perciô di studiare dall'interno il processo decisionaie che riguardo la sorte degli italiani, come pure la composizione, la mentalità e i corn-portamenti dei poteri locali, a livello di istituzioni e di partito. In questo senso appare strategíca la disponibilita delle fonti d'archivio sfovene e croate, che cominciano finalmente a venir utilizzate in maniera massíccia, e che consentono di andar oltre i limiti degli studi precedentemente condotti principalmente sulíe fonti a starripa. Al riguardo esístono giá alcune prime ricerche, vuoi d'inquadramento generale vuoi dedícate a problemi specifici, come quelío dell'epurazione, per opera di storici ítaliani e sioveni. Altri progelti sono in fase di elaborszione, per quando riguarda i territori nggi appartenenti sia alia repubbíica di Slovenia che a quella di Croazia. Vi sono quindi tutte le premesse aft'inché si avvíi una nuova stagione di studi, auspicabilmente meno compressa dalle esigenze del confronto político di quanto non sia avvenuto in passato, e condolía anzi all'insegna della collaborazione ira studiosi di diversa nazionalitá ed appartenenza statuaíe: una collaborazione che ovviamente non cancel la ia dialettíca -sarebbe ben triste! - ma pud indirizzarla lungo la vía di una miglior comprensíone di un fenomeno complesso e drammatico com'e stato l'esodo ístriano. POGLEDI NAJNOVEJŠEGA !TAL!]ANSKEGA ZGODOVINOPISJA NA IZSELJEVANJE IZ ISTRE Raoul PUPO Oddelek za humanistične znanosti Univerze v Trstu, iT-34IOOTrst, Piazzale Etjropa t POVZETEK Italijansko zgodovinopisje se je v devetdesetih [mnovno začelo zanimali za eksodus. Tu bom navedel nekaj najpomembnejših ugotovitev in poti trenutno potekajoče raziskave. 7. Prostorska in časovna umestitev eksodusa. Prostorska umestitev. Kot enoten pojav, je eksodus sestavni del procesa kontinentalnih razsežnosti. Govorimo o premikih ljudstev, ki so se zgodili po drugi svetovni vojni in so zajeli milijone ljudi. V bistvu gre za premike, ki predstavljajo povratni val na deportacije, s katerimi je nacizem skušal uvesti Novi evropski red. Oba vala pa sodita v neko dogajanje starejšega izvora, in sicer iz obdobja med obema vojnama, katerega osnova je za sodobnost značilno prepričanje, da je "razplet" vprašanja narodov, ne glede na njegove razloge, pozitiven pojav. V tem smislu je Istra tipičen primer, saj je bil italijanski del prebivalstva prisiljen oditi iz države, v kateri je bil internacionalnem priznan za uradno ideologijo. Časovna umestitev. Da bi eksodus lahko razumeli, ga jc potrebno umestiti v časovno obdobje, ki se prične s koncem prve svetovne vojne. V zgodovini julijske krajine je to trenutek preobrata, čas, ko se je zlomil mehanizem, ki je omogočal razvoj lokalne družbe in se je pričelo obdobje demografske stagnacije, v katerem Julijska krajina ni bila več privlačna za priseljevanje, temveč je, nasprotno, začela svoje prebivalstvo izganjati. To se je zaradi spleta ekonomskih in političnih vzvodov dogajalo v obeh povojnih obdobjih, čeprav se obdobji med seboj že v osnovi razlikujeta. V prvem primeru je šlo za prekinitev razvojnih teženj slovanske populacije Julijske krajine in za popačenje njenega družbenega ustroja, medtem ko z gledišča številčnosti njen obstoj ni bil bistveno načet. V drugem primeru pa je italijanska narodnostna skupnost na Reki in v Istri skorajda popolnoma izginila. 2. Eksodus je v osnovi mogoče opredeliti kot pojav množičnega izgona neke narodnostne skupine iz njene izvorne domovine, ki pa ga niso povzročili uradni postopki, temveč neprestani vztrajni pritiski okolja. 169 ANNALES Ser. hist. socio!. • 10 • 2000 1 (20) Kaoui PUPO; ORIENTAMENT1 D£ILA PlO RECfNTF STORIOCRAHA ITALIANA SUUTSODO IS1RIANO, 165-170 3. Tempo eksodusa je v vsakem območju različen, vendar pa so si vzvodi podobni: množično izseljevanje se je pojavilo vsakič, ko se je med italijansko populacijo uveljavilo prepričanje, da je bila jugoslovanska nadvlada dokonča. 4. Glede vprašanja, ali je nek zavesten načrt za izgon Italijanov obstajal ali ne, je glede na vire plodnejša analiza vprašanja, pod katerimi dejanskimi pogoji hi Jugoslavija sploh tolerirala italijansko narodno skupnost. Naš zaključek je. da je bila večina italijanske populacije izven meril kompatibilnosti, ki jih je postavil režim. 5. Nove raziskave so usmerjene predvsem na zgodovino družbe, zato da bi preučile mehanizme, ki so bili vzrok za razbitje istrske družbe, za izgon enega od njenih pomembnih delov, da bi osvetlile vpliv dogajanja na ozemlje odhoda, kakor tudi vpliv migracijskih valov na območje prihoda, pa mehanizme ločene prenove, z mejo razdeljene družbe Julijske krajine. 6. Pri vsem tem pa ne gre zanemarjati političnih vidikov, saj so pri odločanju za eksodus odigrali odločilno vlogo. Zato bi bilo potrebno od znotraj preučiti proces, v katerem se je odločalo o usodi Italijanov, kakor tudi sestavo, miselnost in ravnanje lokalnih oblasti, in sicer tako na ravni ustanov kot političnih strank. Ključne besede: migracije, eksodus, emigranti, itaJijani, Istra BIBLIOGRAFÍA Cattaruzza, M. (1999): l'esodo istriano: questíoni interpretative. Ricerchedi storia política, I!, n. 1, 27-48. Cattaruzza, M., M. Dogo & R. Pupo (eds.) (2000): Esodi. Spostamenti forzati di popolazioni nel Novecento europeo. Napolí, ESi. 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