Izvirni znanstveni članek (1.01) BV 70 (2010) 4, 517-529 UDK: 27-277-245.38 Prejeto: 11/2010 Maria Carmela Palmisano Sulla recente scoperta di due nuovi fogli ebraici del ms C del libro del Siracide Riassunto: Il presente articolo ha la finalita di studiare e commentare il testo di due nuovi fogli ebraici del libro del Siracide, provenienti dalla g3mzah del Cairo e appartenenti al ms C; la scoperta e stata annunciata al mondo scientifico nel 2007. L'articolo offre la traduzione dei passi e una loro interpretazione alla luce degli studi condotti finora sul manoscritto antologico C. Alcuni dei passi ritrovati, in particolare quelli del secondo doppio foglio del ms C II, foglio Ab rv sono particolarmente rilevanti, dal momento che per la prima volta possiamo leggerli in lingua ebraica. L'autrice ne presenta una lettura sinottica in lingua ebraica e nelle traduzioni antiche (greca, siriaca e latina). Lo studio puntuale del testo conferma le caratteristiche del ms C e getta nuova luce sui criteri ermeneutici utilizzati dal compilatore del ms C nell'attingere al libro del saggio Ben Sira per offrire brevi trattati di sapienza su temi di particolare rilievo nella formazione dei discepoli, quali l'amicizia e la condotta di vita animata dalla sapi-enza. Parole chiave: Ben Sira, Siracide, g3mzah, ms C, critica testuale, Peshitta, ami-cizia, sapienza Pov%etek: O nedavnem odkritju dveh novih hebrejskih listov iz rokopisa C Sira-hove knjige Članek predstavlja študij in komentar hebrejskega besedila z dveh novih listov Sirahove knjige, ki izhajata iz sinagoge v Kairu in pripadata rokopisu C; odkritje je bilo oznanjeno znanstvenemu svetu leta 2007. Avtorica v članku objavlja prevod odlomkov in njihovo interpretacijo v luči obstoječih študij o rokopisu C, ki obsega zbirko besedil iz Sirahove knjige. Besedila drugega dvojnega lista, to je lista II Ab rv, so še posebno relevantna in vredna pozornosti, saj vsebujejo odlomke iz Sir 20-25, ki jih lahko prvič beremo v hebrejščini, to je v izvirnem jeziku, v katerem je bila Sirahova knjiga napisana. Članek omogoča vzporedno branje (sinopsa) vsake vrstice posebej v hebrejščini in v starih prevodih. Študij besedila potrjuje značilnosti rokopisa C in osvetljuje kriterije, po katerih je avtor z veliko občutljivostjo in pozornostjo izbral in povzel odlomke besedila Sirahove knjige, ki zadevajo konkretne življenjske situacije in izbire (na primer izbira prijateljev, žene ali sloga življenja), doktrinalne odlomke pa je izpuščal. Avtor rokopisa C je tako oblikoval kratke in dragocene traktate o različnih temah modrosti, ki odsevajo skrb za življenje in za vzgojo posameznika in naroda, skrb, ki ji je tudi danes vredno posvetiti razmišljanje in iskanje. Ključne besede: Ben Sirah, Sirahova knjiga, g3nizah, rokopis C, tekstna kritika, Peshitta (Pešita), prijateljstvo, modrost Abstract: About the Recent Discovery of Two New Hebrew Leaves of the ms C of the Book of Ben Sira The aim of the article is to study and comment on the text of two leaves of the Hebrew Book of Ben Sira, originating from g3nizah of Cairo, belonging to ms C, which were noticed in the scientific world in 2007. The article provides a translation of two leaves in the Italian language and their interpretation in the light of the studies carried out on the anthological ms C. Some of the new found passages, especially those from the second bifolio of ms C II folio Ab rv, are especially relevant, since they can be read them in Hebrew for the first time. The article presents a synoptical reading in the Hebrew language and in the ancient languages (Greek, Syriac, Latin). The main study of the text confirms the characteristics of the ms C and sheds a new light at the hermeneutic criteria used by the composer of the ms C in drawing from the book of the sage Ben Sira. He offers brief treatises upon the topics of a particular importance in the formation of the disciples, i.e. the choice of friends and the life according to wisdom. Key words: Ben Sira, Sirach, g3nizah, ms C, textual criticism, Peshitta, friendship, wisdom 1. Introduzione La recente scoperta di due nuovi fogli doppi (bifolios) del testo ebraico del libro del Siracide o Ben Sira, provenienti dalla g3nízah del Cairo e appartenenti al ms C1, consente di ampliare le conoscenze del manoscritto e del libro stesso di Ben Sira, poiché possiamo leggere per la prima volta in ebraico nuovi passi dell'opera. Iniziamo con il presentare il testo ebraico ritrovato e la traduzione italiana, quindi cercheremo di individuare alcune peculiarita letterarie dei frammenti te-stuali rinvenuti rispetto alle versioni gia conosciute per approfondire poi la com-prensione dei principi ermeneutici che hanno guidato il compilatore del ms C. 2. Analisi dei testi I ndichiamo le tradizioni testuali come di consueto. H: testo ebraico2; G: testo greco3; L: testo della Vetus Latina4; S: testo siriaco della Peshitta5. La scoperta é stata fatta nel 2006 e annunciata nell'articolo pubblicato in ebraico da Elizur (2007, 17-28), e, piu recentemente, anche in inglese (Elizur 2010, 13-29). Per il testo ebraico, cf. Beentjes (1997); inoltre l'edizione dei manoscritti ebraici a cura dell'Universitá di Cambridge (1901); Segal (1953, 19974). Cf. Ziegler (1962; 19802); Hart (1909). Il testo latino é quello della Vetus Latina, piu tardi inglobato nella Vulgata; cf. Biblia Sacra iuxta latinam Vulgatam versionem XII: Sapientia Salomon's, Liber Hiesu Filii Sirach (1964). Cf. Ceriani - Boniardi-Pogliardi (1883). i 2 2.1 Testo ebraico ritrovato6 Ms C foglio II Aar7 "no 'ayua Dyu' n^i 36,24(19 8) >naiyi nniN ra-p n¡) ~pn 6,5 "dibvf '^kiu? jn 6,6 bym D'm rrr -pmbiy nniK bi "i^nn inn TTID 5 37,1 nyn «bn irantí na«' 37,2 y i ma p"r vbp yx> rpjp "nab 72 rr tí?3J3 6,7 ^ni injp p'Djn nniK w vby nioi nnan 10 6,9 nm 72 m am« w "-pTyrr -[nann an 6,10(9) Ms Cfoglio II Aav ¡cot k"ji \rhvi -an inis ny 133 liiiK w1 ' njn ara DK "ms ora nVi ' mo1 "pjflm "[3 -p-u unwi -pHlNOl 'ran -['NJ1EÍ0 po raías 3mx 'inwn '¡in xm Ksn iKsini Tpn pxi Tnn p« ruiDK inix 733 3b 'w3to1? bpwa 1'or kdim ¡3k3 t331 njjuo 'J3 'son by son n3'u> ijji loin tap TON JT7 TON OT njljn pnV mon wan Ms Cfoglio II Abr 9[...]a -isixi ruino 25 20,30 10[...]u>n nj?bin nm "[...IfSXQ UTK mu 20,31 12[...]äDn psüD ly'XD 6,10 6,8 15 6,12 6.13 6.14 20 6,15 (?) 3,27 6,18 6 7 8 9 10 11 12 Cf. Elizur (2007, 25-26); (2010, 17; 13-29). Sulla numerazione dei versetti dei due frammenti che non corrisponde nei singoli stichi al testo greco (edizioni di Ziegler e Rahlfs 2006) ma necessita di una chiarificazione, cf. Egger-Wenzel (2008, 107-113). Tra parentesi indichiamo la numerazione corrispondente all'edizione di Ziegler. Il testo viene ricostruito secondo la proposta di Segal (1997, 13p): [nnoi]o. Il testo viene ricostruito secondo la proposta di Segal (1997, "Dp): [D¡rn]W3. Lo stico, corrotto nella parte finale, viene ricostruito, accogliendo la proposta di Segal (1997, "Dp): [inVlN]. Lo stico, corrotto nella parte finale, viene ricostruito, accogliendo la proposta di Segal, (1997, "Dp): [in] £on. 13[...]N mnnn bnj ban 14[...i]ra wtib imi nu finan V-D3 'Tiny niara btwi rra bx ü1!1 D'Vto '33 'D'Jfl JTJ31 nrra n,a3n 3b3i D3b mx bm '3 nmb na by rra bm *3 nmb "roa byi MsCfoglio II Abv m '3 na by ni3[......]15 "D'jn D"n maâ[...]16 D'O' np3B? pi[......]17 bu '¡"n b3 u?-i[...]ls bs 3in qibwn bs 3ñ[...]19 bx 1313 w,3 nu[n] bx na nnan bx 3n[...]20 ' nniwn vr '3 jx-rn Kba1 mpiau? urx 'yjjn in'3a una1 xbi mnnra nniy wx nu?N '112 13Ü3 HtOl 'n Traduzione Sir ms C foglio II Aa r21 36,24(19) Un cuore saldo riconoscerà parole (saggerà parole) false 6.5 un palato piacevole moltiplica gli amici, e labbra di grazia i saluti amichevoli. 6.6 Le persone che ti salutano siano molte, ma partecipe (lett.: padrone) dei tuoi segreti uno su mille. 37,1 Ogni amico dichiarerà la sua amicizia (lett.: amore) 13 Lo stico, corrotto nella parte finale, viene ricostruito, accogliendo la proposta di Segal, (1997, t3p): [na V]N 14 Il lemma finale viene ricostruito secondo la proposta di Elizur, (2010, 26): [pl]ni. 15 Il testo è difficile da ricostruire a motivo del secondo stico. Prendendo come riferimento la Peshi+Ta e seguendo Elizur (2010, 27: ni3[lV J'N]). 16 Il testo corrotto del secondo stico è difficile da ricostruire. Seguiamo Elizur (2010, 27): [D'mi]. 17 Il testo, sulla base della proposta di Segal (1997, NVp): no VlN e delle osservazioni di Elizur (2010, 27): nyiw VlN], viene ricostruito accogliendo l'ultima proposta. 18 Il testo corrotto viene ricostruito seguendo la proposta di Elizur (2010, 27): Va [VlN]. 19 Il lemma corrotto in apertura di stico viene ricostruito, sulla base dei testimoni G e S e della proposta di Elizur (2010, 28): Vn lñ[lN] Vn. 20 Ricostruiamo il testo mancante sulla base dello stico 21b: nn[lN] Vn; cf. anche Elizur (2010, 28). Segal inserisce in questo punto una glossa esplicativa similmente a G, S. 21 Nella traduzione presenteremo il testo secondo la sequenza degli stichi conosciuta in G. L'autore del ms C scrive di seguito i diversi versetti usando il punto per indicare la fine di ogni versetto (vedi n. 7). 21,22 30 21,23 21,26 35 22,11 22,11 22,12 40 22,21 22,22 45 23,11 25,7 ma se viene su di lui 2 una sentenza di morte, il migliore amico (lett.: un compagno che é come amico dell'anima22) si trasforma in nemico. 6,7 Se tu acquisti un amico, mettilo alla prova e non fidarti troppo velocemente di lui. 9 C'e un amico che si cambia in nemico e la contesa per tua vergogna manterra (fara conoscere23, rivelera). ms C foglio II Aa v 10 C'è un amico che si aggiunge alla tavola ma non si troverà nel giorno della disgrazia. 8 C'è chi è amico nel tempo a lui favorevole ma non resisterà nel tempo dell'angoscia. 6,12 Se [ti] colpiranno, si ritirerà24 da te e si nasconderà davanti a te. 13 Sta' lontano dai tuoi nemici e ai tuoi amici fa' attenzione. 14 Un amico fedele è scudo potente, chi lo trova ha trovato un tesoro. 6,15 Un amico fedele non ha prezzo, non si puo stimare la sua fiducia. 3,27 Un cuore ostinato è pesante come una pietra e il peccatore aggiunge peccato a peccato. 6,18 Figlio mio, dalla giovinezza abbraccia la disciplina e fino alla vecchiaia... ms C II foglio Ab r 20,30 [Sapienza]25 nascosta, tesoro non visto, ma qual è l'utilità di entrambi? 31 Meglio un uomo che nasconde la sua [...stoltezza, follia] di un uomo che nasconde la sua sapienza. 21,22 Il passo del folle si affretta verso [...] la casa 22 Elizur (2010, 21-22), suggerisce che la lettura WSJ3: »come l'anima« potrebbe essere un'emendazione del testo wru, come »un serpente«. L'immagine del serpente è presente in Sir 12,13 facendo seguito ai vv. 1-12 che descrivono i falsi amici. 23 Elizur (2010, 23), propone di emendare ^iwn'»mantenere« in Tiwn1 »rivelare«, anche se il verbo potrebbe avere il senso di »mantenere la contesa, prolungarla« impedendone il superamento e provocando in tal modo vergogna (su un simile senso, si veda Gb 38,23). 24 Elizur (2010, 23), propone la lettura di ^snj al posto di ^snj che seguiamo. 25 Il termine »sapienza« è leggibile al termine del foglio IVv pubblicato da Gaster. ma l'onore e dovuto ad un uomo [...] rimarra 23 il folle dall'entrata guardera verso la casa ma la persona educata abbassera lo sguardo (lett.: il volto). 26 Sulla bocca dei folli e il loro cuore mentre nel cuore dei saggi sono le loro parole (lett.: le loro labbra). 22,11 Fai lutto per un morto perche e cessata la sua luce e piangi per un folle perche e venuta meno l'intelligenza. ... ms C II foglio Ab v 22,11cd [poco] piangi per un morto perché riposa... [peggio] della morte é la vita dei malvagi. 12 [Lutto per un mor]to sette giorni [lutto per un]malvagio tutti i giorni della vita. 21 Contro un [ami]co non estrarre la spada. [Non te]mere perché c'è il pentimento. 22 Verso un amico non aprire bocca, non aver timore poichè c'è ritorno (riconciliazione). 23,11 L'uomo avvezzo ai giuramenti é ricolmo di iniquité: non si allontaneré la sventura dalla sua casa. 25,7 Beato l'uomo che gioisce della sua posterité egli vivré e vedré la rovina dei suoi avversari. Se consideriamo la successione dei fogli del ms C il primo foglio ritrovato fa seguito al II foglio pubblicato da Shechter (1900, 456-465)26. Esso termina infatti con Sir 36,24a(19, secondo l'edizione di Ziegler) mentre il foglio successivo, il III, pubblicato da Levi (1900, 1-30) inizia con Sir 6,18b. Tra i due quindi e da colloca-re il primo frammento. Il secondo foglio, invece, fa seguito al IV foglio, pubblicato da Gaster (1900, 688-702) che termina con Sir 30,13.30 mentre il seguente, cor-rispondente al secondo dei fogli pubblicati da Schechter, inizia con Sir 25,7. Tra IIIr Illv IVr IVv Vr Vv Vir VIv Schirmann : Sir 3,14-18.21-22a Schirmann: 3,22; 41,16bc; 4,21; 20,22-23; 4,22-23a Schechter: 4,23b.30-31; 5,4-7a Schechter: 5,7bcd.9ab-13; 36,24a Primo foglio pubblicato nel 2007 (II Aar): Sir 36,24(19)b; 6,5-6; 37,1-2; 6,7.9-10a(9b) (II Aav): Sir 6,10.8.12-15; 3,27; 6,18 Levi: 6,18b.19.28.35; 7,1.2.4.6a Levi: 7,6b.17.20.21.23-25; 8,7a(?) Gaster: 18,31b-33ab; 19,1-2; 20,5-6 Gaster; 20,7; 37,19.22.24.26;20,13 Secondo foglio pubblicato nel 2007 (II Abr): Sir 20,30-31; 21,22-23.26; 22,11ab (IIAbv): Sir 22,11cd-12.21-22; 23,11; 25,7 Schechter: 25,8bc.8a+8bS.13.17-20a Schechter: 25,20b-22.23cd.24;26,1-2a Schirmann: 26,2b-3.13.15-17; 36,27a Schirmann: 36,27b-31 26 questi due ultimi fogli è quindi da inserire il secondo frammento. La disposizione dei fogli farebbe pensare ad una raccolta di doppi fogli disposti come sezione di libro non rilegato, secondo quanto ipotizza Shulamit Elizur (2010, 19). Il primo foglio ritrovato, conservando una successione abbastanza continua di Sir 6,5-18 conferma quanto intuito da Pancratius Beentjes e Marco Zappella sulla mancanza di un foglio in questo punto del manoscritto, contenente versetti di Sir 6 probabilmente intercalati con versetti provenienti da Sir 37 (Beentjes 1988, 338-340; Zappella 1990, 281). Esso presenta una successione assai interessante di versetti. Inizia con Sir 36,24(19)b, la seconda parte del proverbio, che offre una chiave di lettura dei detti seguenti aventi come tema l'amicizia ovvero la distinzi-one tra veri e falsi amici. Parola chiave dello stico è infatti la radice opo, mettere alla prova, distinguere, discernere, si tratta quindi di un'operazione di sapienza che richiede un cuore intelligente 27 |UJ, o saldo JIDJ, se manteniamo il testo trá-dito; la saldezza del cuore è infatti menzionata nei salmi (Sal 58,8; 78,37; 112,7) e a volte è unita al motivo della prova (Sal 7,10). Il verbo saggiare è presente anche nello stico di Sir 36,24a al termine del foglio precedente. Il motivo del mettere alla prova è presente anche nella seconda parte del foglio. Dopo aver introdot-to il tema del discernimento, il compilatore attua interessanti accostamenti tra il tema dell'amicizia sviluppato in Sir 6 e l'ultima riflessione sul tema nel libro, in Sir 37, citando in particolare il passo di Sir 37,1-2. Al termine del primo doppio foglio, infine, leggiamo un versetto proveniente da Sir 3,27, recante alcune varianti ri-spetto al ms A. Come è stato messo in evidenza in altri punti del ms C, il compilatore attinge in abbondanza a Sir 36,23-37,31. Il lemma Y>n »palato«, in Sir 36,24a; 6,5, unito al tema del riconoscere, consente al compilatore di compiere un elegante passaggio dal tema del parlare a quello del discernere, mediante la metafora del palato che distingue i gusti, ap-plicata ora alla distinzione tra veri e falsi amici. L'inserimento di Sir 36,24 consente di passare da Sir 5 a Sir 6 ponendo in una relazione di analogia palato e cuore. In Sir 6,5 il »palato dolce«, mediante la figura della sineddoche (organo al posto delle parole che da questo provengono), è descritto come fonte di buone relazi-oni amicali. Il v. 6 ha carattere parenetico e descrive in forma di polarizzazione la distinzione tra »molti« compagni e »colui che è messo a parte del tuo segreto«, »uno su mille«. A questo punto il compilatore inserisce il passo di Sir 37,1-2, per offrire un criterio sicuro che consente di riconoscere l'amico. Il tono non è più parenetico ma descrittivo. Il detto sapienziale puô essere verificato nell'esperienza. Ognuno, che vuol essere riconosciuto come amico dichiarerà la propria amicizia ma solo la prova della vita, »la sentenza di morte« che si avvicina, smaschera il falso amico che in questo momento si nasconde, allontana e mostra la gravità della situazione di chi crede di aver un amico mentre in realtà questi si rivela es-sergli nemico. Il passo di Sir 37,1-2, ultimo a sviluppare il tema dell'amicizia in Ben Sira tratta, nel suo contesto, del falso amico e si conclude con un'esortazione a non dimenticare il vero amico (Sir 37,6). I versetti inseriti dal compilatore nel ms C assumono un nuovo significato venendo impiegati per introdurre, in forma di detto programmatico, la distinzione tra falso e vero amico, argomento approfon- 27 Secondo la ricostruzione proposta da Elizur (2010, 21). dito in Sir 6,7-10.8.12-15. In particolare Sir 6,7 esorta a mettere alla prova l'amico, mentre i vv. 9.10.8 sono accomunati dall'anafora di aniN V (c'è un amico...) che per tre volte guida il discepolo a smascherare il falso amico. Il v. 12 mostra ancora il paradosso di confidare in un amico apparente che nel momento della necessità, della prova, scompare. Interessante è la successione dei vv. 9.10.8 e la posposizione del v. 8, che tuttavia appare coerente, poiché i vv. 10.8 sono tra loro più simili nel rispettivo secondo stico (»nel tempo della sventura«, al v. 10 e »nel tempo dell'angoscia«, al v. 8)28. L'operazione del compilatore mostra una certa libertà nell'utilizzare il materiale sapienziale e, inoltre, una sensibilità linguistica e poetica già osservata dagli autori e che avremo occasione di riconoscere in altri punti della composizione (cf. Sir 22,22; 23,11; cf. Zappella 1990, 288, n. 52). Tra i vv. 13-15 abbiamo uno dei passi più belli del libro sul vero amico descrit-to mediante le metafore dello scudo e del tesoro. L'unità si presenta come climax o culmine dell'insegnamento sul vero amico. In questo momento il falso amico scompare dinanzi alla bella figura del vero amico che si staglia dinanzi al lettore. L'insegnamento si chiude con l'inserimento di un nuovo versetto, preso a prestito questa volta da Sir 3,27, che presenta diverse varianti nel ms A. Estrapolato dal contesto di Sir 3,17-28 in cui, secondo un procedere per antitesi, il sapiente parla di umiltà ed orgoglio, i vv. 25-26 trattano del cuore ostinato, fonte di male e peccato. Interessante è osservare che il versetto viene collocato al posto di Sir 6,16-17 che introducono la prospettiva teologica nella riflessione sull'amicizia. Al posto di sintetizzare i due versetti il compilatore inserisce la prospettiva di Sir, 3,27 che è una riflessione anch'essa teologica sul cuore ostinato che si oppone all'istruzione. Pensiamo che la scelta del compilatore possa essere stata dettata dal nuovo assetto del passo nel ms C. La riflessione sull'amicizia si era aperta con il tema del »cuore« saldo e della sua capacità di discernere. È probabile che Sir 3,27 abbia fornito al compilatore un testo che gli consentiva di creare un'inclusione con l'inizio richiamando per contrasto il cuore »pesante« del peccatore, restio ad accogliere l'istruzione. Il versetto successivo, Sir 6,18, funge invece da collegamen-to tra l'istruzione sull'amicizia e quella seguente che descrive il contrasto tra stol-to e sapiente. Il testo presenta una grande unità e armonia, per questo è importante osser-vare come il compilatore abbia proceduto nell'accostare, senza mescolarli, versetti presi dai capp.: 36; 6; 37. I versetti del primo doppio foglio ci erano conosci-uti in ebraico soprattutto attraverso il ms A (passaggi assai frammentari del testo considerato sono conservati anche in 2Q18). Il secondo foglio contiene versetti compresi tra Sir 20-25 che per la prima volta possiamo leggere in ebraico. Numerose sono le varianti rispetto alle altre tra-dizioni linguistiche. Al fine di facilitarne la visione e la comprensione, proponiamo l'analisi sinottica dei versetti ritrovati in tutte le tradizioni linguistiche esistenti. Il testo di Sir 21,22 mostra delle differenze rispetto al testo G: 21,22 H: il passo del folle distrugge [...] la casa ma l'onore è dovuto ad un 28 Osserviamo che nella S* mancano i vv. 9-10 per un probabile errore di homoioteleuton. uomo [...] rimarrà poUj mwpoú ta/Uj eij oÍKÍan anGpwïïoç Se polUpeLpoç aLOcunGhoetaL apo ppoowpou Il piede dello stolto s'incammina velocemente verso una casa; l' uomo d'esperienza si mostrerà riservato dinanzi ad un altro (alcuni testimoni greci e VL aggiungono: del potente). VUL pes fatui facilis in domum proximi et homo peritus confundetur a persona potentis Il S è più simile a G: rglwhy dskP °ln bcgl lgw byt3. wgbr3 hkym3 mrkn 3pwhy. Il piede del folle entra velocemente in una casa ma il saggio abbassa il suo sguardo 21,23 H: il folle aprendo, guarderà verso la casa ma la persona educata abbasserà lo sguardo (lett.: il volto) afpwn apo Gupaç papaKupteL eiç oÍKÍan anhp Se pepaLÔeumenoç eXw othoetaL Lo stolto spia dalla porta l' interno della casa; l' uomo educato se ne starà fuori. VUL stultus a fenestra respiciet in domum vir autem eruditus foris stabit Il S sembra seguire G e presenta un'aggiunta finale: skP mdyq mn gw tr° lgw byt3. w3yqrh dgbr3 dnqwm mn lbr wnmll. Il folle dall'entrata guarda dentro la casa mentre l'onore dell'uomo sta nel rimanere fuori e parlare. 21,26 H: nella bocca dei folli è il loro cuore mentre nel cuore dei saggi sono le loro parole. en otomatL mwpwn h Kapôia aUtwn Kapôia Se oofwn otoma aUtwn Sulla bocca degli stolti è il loro cuore, i saggi invece hanno la bocca nel cuore. VUL et in ore fatuorum cor illorum et in corde sapientium os illorum Il S presenta un testo più simile a G: pwmh dskP hwyw lbh. wpwmh dhkym3 blbh. La bocca del folle è il suo cuore ma la bocca del saggio è nel suo cuore. 22,11 piangere per un morto perchè la sua luce lo ha lasciato e piangere per un folle perchè lo ha lasciato l'intelligenza. [poco] piangere per un morto perchè riposa. peggio della morte è la vita dei malvagi. épi nekpw klaûoon éXelLpen gap fwj Kai épi mwpW Klaûoon éXélLpen gap t tf ç- ' > ~ J / ~ « < \ ouneoLn rpLon Klauoon epL neKpw oti anepauoato tou oe mwpou upep Ganaran h Zwr nonrpa Il lutto per un morto, sette giorni; per uno stolto ed empio tutti i giorni della sua vita. VUL super mortuum plora defecit enim lux eius et super fatuum plora defecit enim sensus 11 modicum plora supra mortuum quoniam requie-vit 12 nequissimi enim nequissima vita super mortem fatui S: cl myt3 lmbk3 d3tkly mn nwhr3. wcl skP d3tkly mn hkmt3. lyt lmbk3 cl myP dmtnyh. byšyn 3nwn gyr mn mwt3 hy3 byš3. Piangi per un morto perché egli e separato dalla luce e per il saggio poiché e separato dalla sapienza, non piangere per una persona morta perché riposa, peggio della morte e una vita malvagia. 22,12 [lutto per un mor]to sette giorni [lutto per un]malvagio tutti i giorni della vita. penGoj nekpou eptá hmepai mwpou Se Kai áoeboúj paoai ai hmepai thí Zwhj autou Il lutto per morto sette giorni, ma per un folle ed empio tutti i giorni della sua vita VUL luctus mortui septem dies fatui autem et impii omnes dies vitae illo-rum S : byt bk3 gyr dmyt3 šb° ywmyn. wbyt bk3 dskP kl ywmy hywhy Il lutto per un morto dura sette giorni ma il lutto per un folle dura tutti i giorni della sua vita. 22,21 Contro un [ami]co non estrarre la spada. [Non preoccu]parti perche c'e il pentimento. Verso un amico non aprire bocca, non preoccuparti poiche c'e ritorno (riconciliazione). epi filon eán opáorj pomfaian mh afelpiorj eotin gap epánoSoj Se hai sguainato la spada contro un amico, non disperare, puo esserci un ritorno. VUL ad amicum et si produxeris gladium non desperes est enim regressus ad amicum S: cl rhmk P tšthlp. w3n 3šthlpt 13 tsbr d3yt lk cmh rhmwt3. cl rhm3 3pn tšmwt syp3 l3 twhl. 3yt lw gyr mpqn3. Con il tuo amico non cambiare ma se sei cambiato non pensare che tu sei in amicizia con lui. Con il tuo amico anche se hai estratto la spada non disperare, puo esserci una via d'uscita. 23,11 L'uomo avvezzo ai giuramenti e ricolmo di iniquita: non si allontanera la piaga (il flagello, la sventura) dalla sua casa. anhp PolúopKüj plrpöhaetai anomiaj Kai oUk apoathaetai apo toU olkou autoU máatiX ean plrpmelhah amaptia autoU ep' aUtw Ka'n UpepiSh hmapten SiaaWj Kai ei Sia Kenhí wmoaen oU SiKaiwGhaetai plhaöhaetai gap epagwgwn o oikoj autoU Un uomo dai molti giuramenti si riempie di iniquita; il flagello non si allontanera dalla sua casa. Se cade in fallo, il suo peccato e su di lui; se non ne tiene conto, pecca due volte. Se giura il falso non sara giustifica-to, la sua casa si riempira di sventure. VUL vir multum iurans implebitur iniquitate et non discedet a domo illius plaga 13 et si frustraverit delictum ipsius super ipsum erit et si dissimu-laverit delinquet dupliciter 14 et si in vacuum iuraverit non iustificabitur replebitur enim retributione domus illius S: gbr3 ymy3 qn3 hwb3. wP ncbr mn bytw mktš3. 3n btwcyy ym3 hth3 3lwhy. w3n bšrr3 l3 n3m3. mll dkl dym3 bkl cdn sny3 hy wl3 zk3. Un uomo che giura acquista debiti e il flagello non passera lontano dalla sua casa. Se giura il falso, il peccato e su di lui. E se giura secondo verita, egli non giura, poiché chi giura sempre, e odioso e non immune da colpa. 25,7 Beato l'uomo che gioisce della sua posterita egli vivra e vedra la rovina dei suoi avversari. to SeKaton epw epi glwaarj anGpwpoj eUfpainomenoj epi teKnoij (wn Kai ßlepwn epi. ptwaei exöpwn Nove situazioni io ritengo felici nel mio cuore, la decima la diro con le parole: un uomo allietato dai figli, chi vede da vivo la caduta dei suoi nemici; VUL novem insuspicabilia cordis magnificavi et decimum dicam in lingua hominibus 10 homo qui iucundatur in filiis vivens et videns subversio-nem inimicorum S: tšc dl3 cl lby šbht. wcsr dP mllt. gbr3 dhd3 b3hr yth cd hw hy nhz3 bmpwlt3 dsn3why. Ci sono nove (cose) che io non ho lodato nel mio cuore e la decima della quale non ho parlato: l'uomo che gioisce della sua posterita, durante la sua vita vedra la caduta dei suoi nemici. Dopo aver sviluppato il tema del contrasto tra saggio e folle nel IV foglio, nel frammento ritrovato il compilatore tratta il tema del contrasto tra sapienza e fol-lia, tra sapiente e malvagio e, in chiusura del foglio, riprende il tema dell'amicizia. Nei seguenti fogli V-VI si svolge il tema della scelta della buona moglie ed il suo elogio. Il secondo foglio inizia dunque con Sir 20,30. Il detto ha valore programmatico mostrando l'incoerenza e inutilita di una sapienza nascosta. Nello spazio di ven-tiquattro versetti il compilatore sceglie alcuni passi compresi tra Sir 20-25. Se os- serviamo quali sono i versetti scelti e come il compilatore ebraico li accosta, pos-siamo individuare la presenza di alcuni principi guida nella selezione del materiale sapienziale. I primi quattro stichi, Sir 20,30-31, sviluppano il motivo dell'inutilità della sapienza nascosta e proseguono presentando il contrasto tra sapienza e follia, la seconda puö più comprensibilmente rimanere nascosta. A questo punto il sapiente passa a presentare due versetti del capitolo seguente, Sir 21,22-23, che sti-lizzano il passo affrettato e lo sguardo curioso dello stolto in antitesi all'agire prudente e discreto dell'uomo d'onore, del saggio che se ne sta sulla soglia. Il v. 26 stigmatizza il contrasto opponendo il sintagma »nella bocca degli stolti« e »nel cuore dei saggi« mostrando, con un'immagine plastica dove sia il centro dell'attività di ciascun membro dei gruppi: »la bocca« per gli stolti, immagine di un parlare senza riflessione, ed »il cuore« per i saggi, centro e fonte della vita nel mondo ve-terotestamentario. L'opposizione tra i due gruppi si fa ancora più radicale quando il sapiente parla della morte di entrambi prendendo a prestito il passo del capitolo seguente, Sir 22,11-12. L'opposizione tra sapienti e folli al momento della morte mostra come dinanzi alla sorte di ogni mortale, si svela la verità di ognuno. La morte è separazione dalla luce per il saggio ma per lo stolto non c'è differenza tra morte e vita essendo la vita stessa una sventura. Il lutto giustificato e previsto (sette giorni come unità temporale delimitata) per il saggio, non ha senso per lo stolto o meglio esso si prolunga lungo tutta la vita. La sua vita è »morte«. Tra i vv. 21-22, il compilatore inserisce una riflessione sull'amicizia che presenta alcuni problemi di ordine testuale. L'inizio del v. 21 non appare chiaro mentre il suo proseguimento insiste nel mostrare una possibilità di pentimento e di ritorno nell'amicizia che apre alla speranza di superare momenti critici. Tra i vv. 21-22 abbiamo alcune ripetizi-oni: bx ... W' 'D ...bx... bx... bx... W' 'D. Se il passaggio tra Sir 21,12 e Sir 22,21 non appare molto fluido diviene ancora più difficile comprendere l'inserimento di Sir 23,11 che tratta il tema dell'uomo avvezzo a giuramenti facili. Come mai il compilatore scelga di inserire proprio il tema del giuramento non appare immediatamente chiaro. Tuttavia è possibile individuare due elementi, uno di carattere contenu-tistico e l'altro formale che possono averlo guidato. L'uomo dal giuramento facile è ritratto come »stolto«, pieno di iniquità che attira su di sé flagelli (il lemma usato è yjU, presente nel racconto delle piaghe d'Egitto, cf. Es 11,1), presagi di morte. A livello formale, tra i vv. 22,22 e 23,11 osserviamo l'allitterazione tra i sintagmi raiWH W' in 22,22 e mynW X'W in 23,11 (per il fenomeno di allitterazione nel ms C, cf. anche Sir 26,13.15 al foglio VIr pubblicato da Schirmann (1960, 125-134). Il compilatore chiude la riflessione con la citazione di Sir 25,7. Esso contiene un macari-sma e dichiara beato l'uomo che si rallegra della sua discendenza e vede la caduta dei nemici. Il passo consente di chiudere la riflessione sull'uomo saggio e prepara l'introduzione del tema seguente, quello della scelta della buona moglie. Il saggio vive nella sua discendenza mentre lo stolto pur vivendo in realtà è già morto. 3. Conclusioni La recente scoperta di ulteriori due frammentí ebraici del libro di Ben Sira ha riportato alla luce 48 righe del testo ebraico, meta delle quali presentí nei manoscritti ebraici già conosciuti. La seconda metà, invece, ci consente di leggere per la prima volta il testo ebraico della sezione di Sir 20-25. Al termine delle analisi condotte cosa possiamo dire di nuovo, alla luce delle scoperte recenti sul ms C? Per un certo verso si confermano le caratteristiche di un testo antologico sapienziale e si puo ulteriormente precisare la modalità del compilatore di utilizzare passi diversi del libro fornendo una sintesi di carattere pedagogico che si presenta tuttavia come un testo originale con un proprio carattere di novità. L'autore della composizione mostra infatti libertà nell'uso del materiale ma anche profonda sensibilità nell'accostamento dei passi fatto con una finalità ben precisa e nel rispetto di contenuto e forma dei singoli versetti, dal momento che non troviamo mai mescolati, in un versetto, stichi di versetti diversi. Colpiscono in particolare la sensibilità poetica e l'armonia sonora ricercata nel passare da un tema all'altro come mostra in particolare il secondo foglio doppio rinvenuto. Il risultato è un testo armonico e profondamente unitario che puo essere trasmesso ai discepoli, facilmente ritenuto e memorizzato come insegnamen-to sintetico e guida nell'esercizio concreto del discernimento nei campi assai de-licati dell'uso della parola, della scelta degli amici, della sequela della sapienza, della scelta della buona moglie29. I due fogli doppi rinvenuti del ms C contengono riflessioni sugli importanti temi dell'amicizia e della sapienza e sui criteri di discernimento che il discepolo è invi-tato a interiorizzare al fine di potersi orientare nella vita. La raccolta antologica del ms C, attraverso la selezione del materiale attinto dal libro di Ben Sira rivela la motivazione formativa di fondo che ha ispirato il saggio di Gerusalemme a scrive-re: perché il giovane scopra e percorra il sentiero della vita vera. L'attività del sa-ggio Ben Sira continua in quella del compilatore del manoscritto antologico C che trasmette alle nuove generazioni antichi e, al contempo, nuovi »gioielli di sapienza«. La peculiare attenzione di ordine pedagogico del saggio Ben Sira e di quanti, come il compilatore del ms C, hanno riconosciuto il valore della sua opera, con-tribuisce a preparare la strada a quanto il Signore nel Nuovo Testamento porterà a compimento additando ai discepoli se stesso come Via, Verità e Vita, e affer-mando: »Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza« (Gv 10,10). 29 J. Corley, 2009, (in corso di pubblicazione) offre un'assai interessante analisi del ms C in riferimento ai rimanenti mss ebraici di Ben Sira e osserva l'orientamento del compilatore a trattare preferibilmente della sapienza concreta. Egli sembra infatti trascurare passaggi di tipo dottrinale, come appare anche nel secondo doppio foglio ritrovato dove non troviamo neppure un versetto di Sir 24. Sul contatto tra i nuovi frammenti del ms C e la letteratura Qumranica, cf. Rey (2008, 387-416). Riferimenti Beentjes, Pancratius Cornelis. 1986. Some Misplaced Words in the Hebrew Manuscript C of Ben Sira. Biblica 67:397-401. ---. 1988. Hermeneutics in the Book of Ben Sira. Some Observations on the Hebrew Ms. C. Estudios Bíblicos 46:46-60. ---, ed. 1997. The Book of Ben Sira in Hebrew: A Text Edition of All Extant Hebrew Manuscripts and a Synopsis of All Parallel Hebrew Ben Sira Texts. Supplements to Vetus Testamentum 68. Leiden: Brill. Cambridge University, ed. 1901. Facsimiles of the Fragments Hitherto Recovered of the Book of Ecclesiasticus in Hebrew. Oxford&Cambridge: [University press]. Camp, Claudia V. 1997. Honor, Shame, and the Hermeneutics of Ben Sira's MS C. In: Michael L. Barré, ed. Wisdom, You Are My Sister. FS Roland E. Murphy, 157-171. Catholic Biblical Quarterly. Monograph Series, 29. Washington: Catholic Biblical Association of America. Ceriani, Antonio M., ed. 1883. Translatio Syra Pescitto Veteris Testamenti ex Codice Ambrosi-ano sec. fere VI, photolithographice edita. Vol. 2, 458-486. Milano. 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