ANNO XIII Capodistria, 1 Ottobre 1879 N. 19 Là i JSTJaorf O'ssDfwlù:./; ita: q t>aleii.'njj jy i0é ài .irta a. vM&ipgi Yvoiq w o$ilcÌdt IA aia .iljsjjiio't lidi! i&b snoisuòoiim'l ciuffi iìii-ii.iw'i Mibpio iboinclini tx it r>aó:* : --|- Esce il 1" ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. ___ EFFEMERIDI ISTRIANE Ottobre 1. 1352. — Udine. Il patriarca Nicolò espone in par- lamento la fermezza di que1 d'Albona nello sventare la congiura di alcuni terrazzani che volevano consegnare detta Terra ad altro governo. - 5, XXIV, 55, - 18, V, 108, e 42, II, 915.*) 2. 1326. — Francesco della Torre, marchese gover- natore d'Istria, cita al suo tribunale diversi Albonesi, che nello scorso maggio aveano intenzione di consegnare Alboua ad altro governo, leggendo loro sentenza di bando, ove non si presentassero entro tre dì. - 18, IV, 232, - e 28, II, 145. 3. 1594. — Roma. Il cardinale Girolamo Mattei ordina al vescovo di Capodistria, Giovanni Ingeuerio, di aprire annualmente il sinodo diocesano, e di proibire la lingua illirica nella celebrazione della messa. - 15. 4. 1509. — Il capitano di Trieste, Nicolò Rauber, s' impossessa del castello di Raspo; dato in custodia da Arrigo de Bruswick a Bernardino de Raunach, ricade dopo breve tempo nelle mani dei veneti assieme al castellano. - 83, 420, - e 4. 5. 1511. — Muggia. Il podestà Pietro Moro loda al senato l'intrepidezza dei Muggisani con cui cacciarono dal loro territorio la truppa triestina e la milizia austriaca, forti di 5000 fanti e 900 cavalli e con cinque cannoni sotto il comando del conte Cristoforo Frangipani. 13, ll.a *) 6. 1460. — Ducale Malipiero che accorda al fontico di Capodistria di ritirare duemila staia di frumento dalle Marche, dagli Abruzzi, dalla Puglia. - 25, 180.a 7. 1233. — Leonardo vescovo di Trieste conferma al capitolo dalla cattedrale la donazione delle decime, fattagli dal suo antecessore Corrado. _- 12, I, 172, e 45, 59. *) L'Indice dei documenti per la storia del Friuli. Udine 1877, dice a pag. 129 nel 1357. *) Il Mainati, Croniche di Trieste, To. Ili, pag. 37 pone il fatto d'armi li 7 ottobre. 8. 1803. — 11 conte Zambeccari di Bologna, alzatosi in patria in globo areostatico, cade in mare presso Verudain Istria, e viene salvato assieme ai suoi compagni dalla barca di certo Antonio Bazzol. - 41, 1901. 9. 1511. — Il doge Loredan encomia la milizia di Capodistria, capitanata da Diego de' Verzi, la quale diede prove di valore nella cacciata del conte Cristoforo Frangipani, venuto co' tedeschi per prendere la Terra di Muggia. -13, 11,b - 32, 25. 10. 1225. — Nicolò Cocco, podestà di Capodistria, ac- cusa d'aver ricevuto dal comune di Venezia 50 moggia di frumento, assicurandolo che la città gli verserebbe nel prossimo dicembre lire 480 a saldo del detto grano. 43, 17.a 11. 1329. — Udine. Il patriarca Pagano della Torre investe di feudo ser Pietro di Castel Venere. - 9, 67. 12. 1446. — Nicolò de Aldegardis, vescovo di Trieste, unisce in perpetuo al capitolo della cattedrale le pievi di Tomai e di Torre Nova (Borneq), occupate, da prepotenti e scismatici teutonici (i Walsee ?). - 12, II, 260, - e 1-6, I, 483. 13. 1261. — Il Veneto senato delibera che a custodia del mare si mandi una marciliana con sei uomini, a Pirano una marciliana ed una gondola con dieci uomini, in Sdoba e all'Isonzo in ciascuno dei due siti una barca con quattro uomini. - 46, I, 137. 14. 1291. — Venezia delega Tomaso Qnirini, 'Pietro Baseggio, Pietro Zeno e Ruggero Morosini per stipulare la pace in Treviso con Aquileia, Gorizia e Trieste. - 5, XIV, 359. 15. 1809. — Sch5nbrun. Napoleone nomina Arnault Intendente per la città di Trieste. - 41, numero 93. L'ISTRIA E IL CREDITO FONDIARIO Moltissimi comprovinciali avranno letto nel Cittadino, Nr. 221, un articolo col titolo qui sopra recato. In esso l'autore deplora la man. canza di credito in cui sono abbandonati i pos. sidenti di terre nella provincia, e prevede il sicut erat, malgrado l'introduzione dei libri fondali, i quali funzionano già in parecchi Comuni; ma non arriva a nessuna conclusione utile; soltanto e-sclama, se, malgrado queste tristi condizioni, si continuerà a pretendere la risorsa della provincia e de' suoi abitanti! Pretendere da chi? chi può mai pretendere la nostra risorsa? E chi, se non noi stessi, ci troviamo in obbligo di provvedervi?.. E noi vi abbiamo provveduto per quanto stava nelle nostre forze, sia col reclamare dallo Stato l'introduzione dei libri fondali, sia colla fondazione di un istituto di credito fondiario, che la nostra Dieta ha deliberato ancora nella sessione del 1875. Ma questi provvedimenti non sono tali da sollevare immediatamente il credito della provincia e portarvi le conseguenze benefiche sperate. I libri fondali non sono ancora da per tutto organizzati ; nè dove funzionano si è ancora conosciuto, così di subito, il benefizio. L'istituto di credito fondiario, ha bisogno che almeno in parte e nei centri maggiori, sicno introdotti i libri fondali, per poter esercitare le sue operazioni. Sappiamo che la Griunta provinciale è in trattative con un consorzio di capitalisti per un prestito di 500,000 fiorini, onde dar vita prontamente ali1 istituto. L' autore dell' articolo pubblicato dal Cittadino, sembra che ignorasse il progetto d'istituzione di credito fondiario, il quale attende soltanto che sia apparecchiato il terreno per poter portare più facilmente i suoi buoni frutti. Ma anche senza questo provvedimento, la possidenza in provincia, non si può dire, come esageratamente lo si vuol far credere, mancante di credito. Per quanto vale il terreno nelle diverse località, ed a chi può ispirare fiducia al capitalista, non mancano i denari anche a un mite procento. Due sono i requisiti per ottenere il credito : la sostanza su cui garantirlo, e la puntualità del debitore; che se i libri fondali potranno provvedere alla prima condizione, è necessario che sia soddisfatta anche alla seconda ; altrimenti a chi picclnerà non gli sarà aperto. Noi non intendiamo fare alcuna allusione all' esempio, accennato in proposito, dall' articolista del Cittadino-ci piace soltanto avvertire che il credito in prò- ! vincia non è avvilito come si vorrebbe far credere ; che non attendiamo per maggiori risorse la grazia di quelli i quali oggi, per avventura, ci rispondessero coppe, irridendo alla nostra miseria e che, col sollecitare dallo Stato la istituzione dei libri fondali, e col progettare l'istituto di credito fondiario, abbiamo provvisto ad apparecchiare un migliore avvenire ai nostri possidenti terrieri, i quali costituiscono la grande maggioranza de-gl' istriani. _ (MBISPOSDEUZE Cimino, li 8 settembre 1879. Trovandomi a Gimino per affari di estimo fondiario, ebbi occasione dì rivedere la situazione Gradina o Staiigrad di cui feci cenno nella Provincia dei 16 aprile 1878. Non ripeterò le cose già dette, v'aggiungo però che nel mese decorso i cercatesori fecero un escavo nel monticulo che trovasi in mezzo a quelle vestigia, e misero a nudo,un muro a malta, ben lavorato, di sasso andante, dello spessore di un metro e della lunghezza di sette metri. Questo muro in quadro occuperebbe metri 49, collo spazio interno di venticinque, e deve essere senza dubbio la mina di torre d" epoca romana. I romani certamente avrauuo avuto dei posti militari in parecchi punti della provincia, come congetturava il Dottor Kandler, applicando poi esso quest' idea a tutte le stazioni preistoriche della provincia, quando vent'anni fa, non si sapeva ancora spiegare la ragione per cui esistevano tutti cotesti ricinti. La situazione di questo propugnacolo sarebbe stata una delle meglio scelte, dominando molta estensione di paese di qua e di là dell'Arsa. Ora converrebbe allontanare il materiale d'attorno; render isolata la torre, e, trovata la porca, sgomberare lo spazio interno. Io non mi trovo in grado di fare certe spese; però m'affligge veder 1' archeologia istriana in mano ai cercatesori; faccio perciò questo cenno sperando che taluno, chi sa, si trovasse disposto di spendere un po' di danaro per mettere in luce la torre, potendo iu pari tempo rinvenire qualche amminicolo pella storia del paese. Anche testò vi si trovò un moncone di colonnetta ottagona di pietra tenera, e che pur dovette esservi stato colà per qualche ragione. Non occorre sperar monumenti dinanzi ai quali debbano tacersi gli uomini-cifra e coloro che spregiano il passato della nostra patria; ma ogni o-pera romana, anche la più semplice, deve essere ricercata, perchè ridesta lo studio e l'ammirazione del mondo romano. A Gimino merita essere veduto il dipinto dell'aitar maggiore, che va annoverato tra i migliori che vanti la provincia. Piace anche il pulpito, tanto più'che si ritiene di marino del paese, trovandosi a mezz' ora distante dal luogo una breccia calcare a simili colori, che si lascia molto ben pulire. Osservato però il pulpito con più attenzione, si vede che appunto quelle piastre verticali più apparisceuti non sono che composizione, e gli altri pezzi chi sa di dove; stante che da tutta l'Istria si ricorreva agli altaristi di Venezia. Togliamo da una lettera, inviataci privatamente, il seguente brano che si riferisce alla importante questione del rimboschimento del Carso, da noi vivamente propugnato in parecchi numeri del nostro periodico: Montona, settembre. .......Non vi sarà nuovo come nella prima domenica del mese decorso i membri della Società forestale austriaca, in numero di oltre quaranta, si recassero a Rodich per visitare il vivajo che ivi si custodisce pel rimboschimento del Carso. II vivajo di Rodich, a fronte della straordinaria siccità dell'anno, lasciò la più gradita impressione nei membri forestali, avendo presentato tutte quelle piante un aspetto assai vegeto e promettente. Finita l'ispezione del "bel vivajo, il vicepresidente della Società volle tributare i migliori encomi all' industriosa Trieste, avendo ella anche nel fatto del rimboschimento presa un'importante iniziativa e tale da potersi chiamare a ragione la madre del nostro rimboschimento. Dalla piccola e solitaria Rodich, la comitiva si recò a Fiume, dov'ebbero luogo le sedute per discutere sull' argomento. Eccovi i titoli dei singoli oggetti pertrattati: Particolarità del rimboschimento del Carso, in relazione alla sua natura speciale, cou espresso riguardo all' e-sperienzefinora attivate; cause del diboscamento e mezzi per evitare l'ulteriore denudamento del suolo con riguardo speciale ai paesi adriatici della monarchia. — Si rilevò nelle sedute di Fiume che causa precipua del diboscamento è il pascolo; a togliere il quale fa d'uopo emanare una legge severa e comune a tutto il Litorale. Secondo alcuni questa legge sarebbe ostile all'allevamento dell'ammalia; ma essi non riflettono come invece lo favorirebbe, perchè col rimboscare ne avvantaggerebbero il fieno e lo strame, i quali porgono abbondante foraggio agli animali. La questione quindi deve riguardarsi non solo d'interesse economico-locale, ma d'interesse economico sociale. In questo senso decisero pure i membri forestali. Vi dirò ancora, che quando i triestini presero congedo dall'assemblea, il presidente facendo nuovamente emergere il merito di Trieste pel rimboschimento, invitò a portare un brindisi a quella simpatica città, a cui fu risposto con unanimi applausi e frenetici evviva. .«mi» ««miWMJV. >'• ."timi ijsoit! ( .eqcrijì'j J.>!> olmo Rovigno, settembre 1879. Ieri mattina, memore degli anni scorsi, ho assistito all'esame della V Classe (in due sezioni) di questa Scuola femminile popolare. Premesso quello di religione, tenuto dal reverendo Don Sebastiano Sbisà, seguiva l'altro dell'altre materie, tenuto dalla nostra distinta maestra-dirigente, signora Antonia Spongia. È, davvero, un gruppo di giovanette delle più a-mabili, e istrutte eh' io mi conosca. Ve n' ha più di qualcuna, che, se l'età il consentisse, potrebbe far da maestra: tanta è la copia e lucidezza delle lor cognizioni, e la proprietà con cui sanno esporle. Come a suggello, e, direi quasi, a scoppio di sentimento religioso e civile, in seguito alle belle prove (a tacere dell'altre, pur belle) di catechismo, e lettura con analisi grammaticale e scientifica, declamarono inni e cori dell' immortale Manzoni, e poesie d'altri sommi, e dissero succosi elogi d'uomini illustri nell'arti liberali e meccaniche, con tanta grazia di accento e intelligenza da ricordare il passo del poeta, di cui pur ci han detto l'elogio : Le donne son venute in eccellenza Di ciascun'arte, ov'hanno posto cura. Lode e onore a quelle giovanotte: ma lode pur anco ed onore alla brava e zelantissima istitutrice che seppe sì ben coltivarle, la Spongia : egregia nell' educare ; egregia nell'ordinare e dirigere questa Scuola, ond'ebbe pure quest' anno a supplire a varie assenze. Conscio dell'alta importanza sociale dell'educazione della donna, e a nessuno secondo nel desiderare il pro- gresso civile della mia patria, fo voti perchè susseguano a lungo in detta Scuola giovanette pari a quelle che ho jeri sentite, e sia a lungo serbata alla loro coltura la nostra benemerita maestra e dirigente. Giunta Provinciale Seduta del 27 settembre Fra gli argomenti trattati dalla Giunta in Parenzo nella sua seduta dei 17 mese decorso, e che si riferiscono ad oggetti d'interesse provinciale, rechiamo i seguenti: — In relazione al conchiuso 21 marzo a. c. N. 882, il Dottor Pietro Millevoi d'Albona, membro del Consiglio sanitario provinciale, è invitato a formulare un piano, secondo il quale sarebbe da procedere nell' inchiesta a lui commessa dalla Giunta Sulle cause della malaria nella nostra provincia e sui mezzi per mitigarne 1' intensità. Si prende atto della comunicazione 28 agosto dell' anno corrente, della Direzioue di Finanza, relativa alle facilitazioni che verrauno accordate nell'anno presente, a motivo dei falliti raccolti nella riscossione delle pubbliche imposte. Si accompagnano alla Luogotenenza, debitamente illustrandole e vivamente raccomandandole, le istanze dei Comuni di Pinguente e di Rozzo, colle quali intercedono presso il Governo, la concessioue di un' anticipazione dai fondi dello Stato, senza interesse, dell' importo di fior. 60 mila, affine di potere nell'entrante inverno compiere la costruzione delle strade iu quel distretto contemplate dalla Legge provinciale 14 maggio 1B76, N.ro 16, anticipazione rifondibile in quattordici rate annuali colla conservazione delle addizionali speciali in corso del 50 °/0 al dazio consumo erariale e del 12 °/0 alle imposte dirette. Si richiama l'attenzione della Luogotenenza sulla gravità della situazione creata a questa provincia dalla comparsa della Filossera nel territorio di Lecco e Monza in Lombardia, e fors' anco in altri territorii, affinchè sieno attivate al confine le più severe misure contro l'introduzione nel Litorale del Reguo d'Italia non solo di piante e talee di viti, ma altresì di ogni altra specie di alberi, arbusti, fiori ecc., provocando all' effetto dal Governo provvedimenti analoghi a quelli già da molto tempo attivati nel Reguo d'Italia contro simili provenienze dell' Austria-Ungheria. Vengono rilasciate alla direzione della Stazione Eno-pomologica provinciale in Parenzo le opportune istruzioni riguardo al corso popolare di enologia da tenersi durante le vendemmie, facendole seguire dai lavori pratici di confezionatura del vino. Ringraziando la Podesteria di Capodistria per la comunicazione fatta delle risposte date al questionario proposto dalla Camera di commercio e d'industria di Rovigno iu merito alla minacciata incorporazione della nostra provincia nel nesso doganale, le si dichiara in risposta alla domanda proposta, ritenersi dalla Giunta provinciale desiderabile che anche i Comuni, indipendentemente dai passi che potrebbero essere fatti della Camera di commercio, dalla Dieta o dalla stessa Giunta, agissero nel senso ed allo soopo di scongiurare i danui prevedibili dalla detta iuoorporazione, presentando analogo memoriale al Consiglio dei ministri, e formale petizione alla camera dei deputati, perchè non sia iu-« trodotta la dogana nell' Istria prima che non sieno stati aboliti i porti franchi di Trieste e di Fiume. Viene diramata a tutti i Comuni una circolare, colla quale vengono eccitate, stante le critiche circostanze economiche dell' annata, d' istituire in ogni Comune un' accurata inchiesta sulla estensione del bisogno reale di quella classe della popolazione, che abbisognasse di uno speciale soccorso, di attivare ogni possibile risparmio nelle spese comunali, devolvendone i risparmi a' scopi di beneficenza, e di promuovere infine, la creazione di appositi comitati di soccorso; relazionando poila Giunta con sollecitudine sulle misure adottate nel proprio territorio ed entro i limiti delle proprie forze, e sugli eventuali maggiori bisogni, richiedenti provvedimenti pubblici più estesi. Viene in fine ricercata la Direzione di Finanza di voler aderire, che si.eno incaricati gli Uffizii delle Imposte di unire mensilmente al giornale pel Fondo provinciale una dimostrazione sommaria sugli incassi avvenuti e sui riparti effettuati per le varie addizionali, tanto per ciò che concerne gli arretrati, quanto rispetto alla gestione corrente dell' anno rispettivo. _ '_ -,-———- LA STAZIONE ENOLOGICA ISTRIANA C'è in Istria, e precisamente a Parenzo, un' istituzione che merita tutta quanta l'attenzione della provincia. È una stazione enologica sperimentale che assunse il nobile compito di migliorare la produzione del vino introducendo nella coltura della vite, nella manipolazione delle uve e nel confezionamento del vino, tutte quelle riforme che la scienza progredita e la pratica d'altri paesi mostrarono vantaggiose e indispensabili in una contrada, come 1* Istria, che si trova nelle condizioni più favorevoli a coltivare la vigna e a ritrarne ricchissimi prodotti. Abbiamo avuto occasione di assaggiare dei vini usciti dalla stazione enologica di Parenzo, e dobbiamo dire a onor del vero, che i primi esperimenti a noi paiono splendidamente riusciti, e così che promettono di schiudere alla provincia una copiosa fonte di ricchezza. Abbiamo assaggiato dei Terrani del 1875, 1876 e 1877, ben condizionati in bottiglie, li trovammo eccellenti e ben capaci di sostenere la concorrenza delle migliori cantine estere. Per poco che si rendano noti fuor di paese, quei vini devono finire per essere ricercati e preferiti a molte specie che ora dominano il mercato. Tocca perciò ai signori dirigenti della stazione di diffondere i loro prodotti con tutti i mezzi possibili, non esclusa la reclame, per farli conoscere, degnamente apprezzare, e comperare con utile e onore della provincia nostra. Intanto facciamo noi sapere ai consumatori di vini prelibati, che la stazione vende gli squisiti terrani del 75 e 76 a 60 soldi la bottiglia di un litro. Aggiungiamo alcune notizie non prive d'interesse sulla stazione enologica istriana, affinohè i possidenti possano istruirsi e animarsi a riformare e rimutare opportunamente gli antichi sistemi di vinificazione. La stazione enologica sperimentale a Pareuzo fu creata nell'anno 1875. Essa è d'istituzione provinciale e viene sussidiata anche dallo Stato. La stazione possiede un campo dell'estensione di 10 jugeri, in prossima vicinanza alla città di Parenzo, nel quale si coltivano secondo le migliori regole, a modo di esperimento, le più nobili qualità di viti forestiere e nostrane. Vi hanno fra le prime il Riesling del Reno, e d' Italia, il ! Traminer, il Carmenet, l'Hermitage, i Borgogna, 1' Oporto ecc. ecc. ed altre qualità di uve mangiereccie; fra le seconde poi particolarmente il nostro l'errano e Refosco. Ogni vitigno è per lo più rappresentato da 350 ceppi di viti; il ferrano e Refosco vi figurauo però con pressoché 5000 ceppi. Le uve forestiere, meno poche eccezioni, non sono ancora uscite dal campo sperimentale, ned è desiderabile la loro diffusione, sintantoché non abbiano subito il necessario periodo di prova, per potere essere indi raccomandate. Una eccezione a questa aspettativa potrebb' essere, forse, fatta oggi riguardo al Carmenet e Hermitage, i cui vitigni souo molto promettenti, e danno un vino gentile e profumato, che se non è proprio di Bordeaux, molto peraltro vi si avvicina. Una sezione del detto campo serve poi ad uso di orto pomologico. Da quest' anno in avanti potranno essere messi in vendita annualmente 8000 alberetti all'incirca di frutta, scelte fra le varietà e qualità più pregevoli. In una parola: è un modello di campo, che riscuote la lode di ogni visitatore. Parte integrante della stazione è poi la cantina sperimentale. In essa vengono lavorati o governati i vini delle uve nostrane e forestiere, buona parte delle quali le vennero sinora fornite da altra vigna sperimentale più provetta .del march. G. P. Polesini. Nella confezionatura e governo dei vini, ci si attiene scrupolosamente alle buone regole enologiche, quali vengono insegnate all' i. r, istituto di Klosterneuburg, e presso la regia scuola di viticoltura in Conegliano, e sono dovunque adottate nei paesi di progredita enologia. Tutte le uve vengono sgranate e pigiate appena uscite dal campo, i mosti fermentati quantum satis, nessuna cosa pregiudicando più alla bontà del vino quanto la soverchia fermentazione. Poi vengono i ripetuti travasi nelle debite stagioni mediante la pompa a manica, poiché il vino se ha da conservare i suoi èteri, non deve venire mai a contatto dell' aria, la normale riempitura dei vasi vinarii, le chiarificazioni, allorquando occorrono, ecc. Insomma le souo tutte operazioni quanto necessarie a fare e conservare un buon vino, altrettanto semplici e di facile esecuzione, che ogni buon cristiano, vedutele fare una volta, può ripeterle da sè, senza che gli occorra per ciò di essere un sapientone in enologia,' oome il bar. Babo, od il cav. Carpenè. In mancanza del direttore della stazione, questa fu finora affidata all'assistente G. Bauer, allievo di Klosterneuburg, e che prima di venire in Istria, fu per qualche tempo impiegato, in qualità di enologo, nella Dalmazia, nel Trentino, e nelle vicinanze di Fiume. Da qualche mese appena il posto di direttore è provvisoriamente coperto dal signor L. Vascon, istriano da Capodistria, licenziato dalla scuola agraria superiore di Vienna, e dall'i, r. istituto di Klosterneuburg, dove percorse altri due anni di studio speciale di enologia e pomologia. Il direttore attende principalmente alla parte scientifica, sta in corrispondenza colle stazioni di simile genere dell'interno e dell'estero, e deve dedicarsi all'istruzione teorico pratica di un determinato numero di allievi, che nell'anno p. v. verranno accolti nelle stazioni delle diverse parti della provincia. È difficile di precisare la media quantità di vino che la provincia potrebbe produrre per l'esportazione. Anche sulla totalità della produzione variano molto i dati. Prima della malattia dell' oìdium si calcolava che l'Istria producesse in media annualmente 500 mila emeri di vino; ora si potrebbe assegnarne a rigore più della metà, e si direbbe forse auche troppo. Oltre i consumi locali, Trieste, Pola e Fiume consumano quasi tutto il vino istriano. Una quantità, ma non rilevante, ne va anche nel Cragno. Più in là, il vino istriano non ebbe ancora occasione di farsi conoscere. Lo tenterà peraltro la stazione coi propri vini, e specialmente col Terremo e Eefosco. I vini istriani sopportano benissimo la navigazione. Da Parenzo fu spedito replicate volte del Tcrrano a Bombay e fu ottimo. (Citi.) £\0[p3cnD tatfrSoiro® Gita al Vallo Romano Ci scrivono: Come era stato stabilito dal programma distribuito fra gli alpinisti, ci trovammo riuniti a Pisino la sera dei 18 corr. alle ore 7 pom. Partiti fra le strette di mano degli amici, che per gli affari loro non potevano prender parte alla gita, giunti a S. Peter alle ore 1 ìli antim. dei 19 settembre, dopo un riposo di tre ore, accompagnati dalle guide già anteriormente dalla presidenza accaparrate, ci siamo messi in cammino alle 5 Vi ant.. Una fitta nebbia, che non ci permetteva di distinguere gli oggetti a pochi passi di distanza, si stendeva come un lenzuolo su tutta la regione circostante e senza le guide che ci precedevano, sarebbe stato impossibile procedere oltre, ammenoché non avessimo voluto battere la via postale. Lasciato alla nostra sinistra Radockendorf ed alla destra Hrastic, dopo una buon' ora di monotona ed erta ascesa, giungemmo alla chiesa di S. Primo, quando appunto la nebbia incominciava a dissipare. Da quel punto ebbimo 1'opportunità di contemplare il primo panorama, più esteso dalla parte di mezzogiorno e dominante la via ferrata Fiume — S. Peter e tutta la regione sottoposta; mentre al Nord un mare di nebbia copriva ancora le sottoposte valli. In quel mentre appunto il treno ferroviario usciva sbuffando dall'ultimo tunnel. Durante il breve riposo su quel monte fu preso consiglio sulla direzione da preudersi per «coprire al più presto le traccio dell'antico vallo romano, di cui nè da vari abitanti di S. Peter a cui ci eravamo rivolti, nè dalle guide stesse si potè ricavare qualche notizia. Esaminate le carte del Kandler e seguendo le traccio indicate, fu deliberato ad unanimia di dividersi in tre gruppi con una guida per ciascheduno, dirigendo i nostri passi per diverso sentiero prima di tutto verso Schiller - Tabor, precedendo sempre sull'altipiano ondulato di quella catena di monti. Senza qualcosa scoprire giungemmo alla cima e verso il meriggio ci siamo tutti riuniti di nuovo alla sommità di Schiller-Tabor. Su questo altipiano, che misura circa 750 metri, si scorgono ruderi informi di un vasto e antico castello che apparteneva ai baroni Raunicher, famiglia estinta nella prima metà del passato secolo, con tre torri circolari, cinto tutto all'intorno da grosse mura, entro alle quali tutt' ora si veggono i resti di muraglie rovinate, costruite con cemento. In alcuni pozzi e nelle muraglie stesse appariscono segni sicuri d'un incendio ed anzi in uno dei pozzi ci fu dato raccogliere a manató del frumento ed altre granaglie carbonizzate. Intanto l'appetito si era in noi risvegliato in quell' aria pura e fina, per cui fu deciso prima di proseguire di discendere a Grafenbrunn. E fu proprio ventura, perchè in quel piccolo villaggio ci fu dato di trovare nel signor Giuseppe Cucek persona intelligente e gentilissima, che si offerse di tenerci compagnia e servirci di guida per un tratto di via, mettendoci snlle orme del sospirato vallo. Preso quel poco che può offrire un piccolo villaggio, alle ore 2 pom. lesti e contenti, ci arrampicammo su per l'erto sentiero che conduce sotto al Schiller - Tabor, e proprio di fronte a Nareiu ci si presentarono le prime traccio del vallo, che abbiamo seguito prima verso Prem e Posteiue, poscia fino al piccolo vilaggio chiamato Podtabor, fabbricato sotto alti e scoscesi dirupi. Il muro è costruito a secco, per la maggior parte rovinato quasi fino a fior di terra, della larghezza approssimativa di 5 a 6 metri, in qualche luogo doppio, e con molte interruzioni si estende sino al villaggio di Schambie, ove iucomincia la discesa. A pochi metri da quest' ultimo luogo si scopersero le vestigia di un antico castelliere di forma circolare e non dissimile dai molti altri sparsi sugli altipiani del Litorale. Da Schambie dirigemmo i nostri passi alla cima del Monte Teschian riguadaguando le traccio del vallo, per quanto le difficoltà del terreno lo permettevano. Finalmente alle 6 pom. circa, tenuto di nuovo consiglio di famiglia, fu deciso di discendere al piano attraversando Dornegg, giungemmo a Feistritz per passarvi la seconda notte. Feistritz è uu'amenissima cittadella, lungo la quale scorre il fiume d' egual nome, con eccellente acqua potabile. Ci siamo recati a visitare le sorgenti di quest' acqua e peccato che l'Istria nostra non ne abbia a profusione. A Feistritz trovammo un ottimo albergo ove abbiamo passato un' allegra serata. La mattina di sabato 20 settembre, di buon' ora, favoriti da un tempo magnifico, salimmo passando presso alla chiesa di S. Pietro sopra Dornegg, sullo Schlos-sberg, sul quale non esitammo a trovare traccie d'un assai vasto castelliere, costruito a due cinte dalla parte rivolta verso Feistritz e ad una sola cinta dall' altra. Subito dopo ricomparvero le traccie del vallo che si protendevano fiuo al monte di S. Acazio, alto metri 900 circa. Anche su questo monte si veggono resti di muraglie diroccate e di antiche torri, in condizioni però assai più cattive di quelle visitate al Schiller - Tabor. Di là, sempre esilarati dallo stupendo panorama della sottoposta vallata, per la cresta del moute, seguendo, per quanto lo permettevano le irregolarità dei resti del vallo, le cui traccie, comparivano a sbalzi qua e là, le orme dello stesso passando sopra Iablanaz, Podgraie, Sabiche, rasentaudo il bo^co erariale e visitando le così dette Porte di Ferro (Zelezne Vrata) giungemmo alle 2 pom. circa, stanchi oltremodo, alla sommità del monte Terstenick alto circa 1200 metri, sotto al quale hanno le loro origini tanto la Recca quanto la Reccina. Il bisogno di ritemprare le forze ci costrinse di piegare a Sud verso Ciana, piccolo paesetto incassato fra i monti, sede delle autorità forestali ove pure sorgeva sul viciuo colle un vetusto castello, attualmente quasi per intiero distrutto. Dal lato geologico la nostra escursione ci offerse poco ragguardevoli particolari. L'altipiano da noi percorso è assai ondulato, dimodoché dal principio alla fine possiamo dire di aver dovuto sempre alternare l'ascensione colla discesa. In tutta questa zona mancano affatto quei recinti e cavità imbutiformi tanto comuni nell'Istria e solo se ne scorsero alcuni al di là di Ciana verso Fiume. Partendo dalla stazione di S. Peter per Scbiller-Tabor e fino a Dornegg prevalgono i calcari dell' Eocene inferiore, qua e là però alternati coi calcari della creta a radioliti ed ippuriti di una struttura assai uniforme e arrotondata, con pochi fossili difficile ad essere determinati, non essendo possibile raccoglierne che qualche frammento assai incompleto. Sullo Schlossberg sopra Dornegg e Feistritz e più avanti sul monte di S. Acazio s'incontra dapprima un affioramento di calcare dolomitico, indi una massa più estesa e di maggior potenza di calcare cretaceo a radioliti, per far ritorno verso Ciana a qualche lembo di calcari appartenenti all'Eocene inferiore, assai compatti e nelle parti più basse bituminosi, senza alcun' impronta però di quei fossili delle regioni consimili del bacino liburnico delineato e descritto dal D.r Guido Stache, ove abbondano i nummoliti. gli echinidi, le alveo-line, gli orbituliti e i piccoli gasteropodi. Alle falde calcari di questi monti e colli si scorge un" altra zona arenaceo-marnosa, la quale si protende lungo tutta la via da noi percorsa e che dall' alto abbiamo avuto tutto 1' agio di contemplare, occupando tutta la graude vallata percorsa dalla Recca. Ed è appunto su questa falda che si trovano in generale collocati i villaggi che per via s'incontrano e coi vivaci colori delle case danno alla regione un aspetto assai vario ed allegro. Alcuni piccoli paesi però si trovano sparsi anche nella grande vallata presentando 1' aspetto di altrettante oasi, perchè circondati da alberi bellissimi. Fra questi ci piace annoverare Harie, Kassese e i due Semon. Tornando alla nostra escursione, dopo aver fatto molto onore ad un pasto frugale, ma molto saporito, riprendemmo alle 41/2 pom. il cammino pei monti, e, passando sopra Studena, era nelle nostre intenzioni di proseguire oltre Jelenie sul territorio croato fino a Grobnico. Senonchè la ristrettezza del tempo, la stanchezza e le tenebre che si avvicinavano, ci obbligarono contro voglia a gittarci di nuovo a destra e discendere fino a S. Mattia presso Castua, ove abbiamo passata la terza notte. Da Ciana in avanti nessuna traccia sicura e spiccata del vallo ci fu dato di scorgere. Domenica di buon mattino partiti da S. Mattia alle ore 6 ant., piegando a sinistra verso Grahovo, scorgemmo i primi indizi del vallo là ove la Reccina e la Susizza si uniscono, procedendo unite sino a Fiume sotto il nome di Fiumara. Ma a Grahovo ogni vestigio andò perduto, sicché dirigendo le nostre ricerche ed i passi verso il Calvario, ci si parò all' improvviso dinanzi il pittoresco e grazioso panorama formato dal Quarnero colle sue isole, dal Monte Maggiore colle sue coste sparse di ridenti paesetti, dal porto, dalle fabbriche industriali erette sulla sponda della Fiumara e infine dalla bellissima città di Fiume. Discesi in città e preso un qualche ristoro, visitammo il castello di Tersatto, antica proprietà dei Frangipani, ora del conte Nugent e tomba della sua famiglia. Finalmente nel pomeriggio, festeggiati dalla numerosa colonia istriana di Fiume e preso imbarco sul vapore del Lloyd, ci avviammo alle case nostre, dispiacenti soltanto che la gita fu troppo breve per poter con grande profitto percorrere un così lungo tratto di via, e che il concorso degli alpinisti fu oltremodo scarso. i l M ^Appunti bibliografici li' AntrioSae— Sloiigrie depuis les originrs jusqu a Vannée 1878 par Louis Leyer. Paris. Librairie Ruchette. Boulevard Saint Germain 79. 1879. Questo libro, che fa parte della Storia-Universale pubblicata da una società di professori e di dotti sotto la direzione di M. V. Duruy a Parigi, non potrà certo passare inosservato nel mondo scientifico. L'autore fino dalle prime parole della prefazione manifesta le sue intenzioni e il disegno dell'opera. — Gli storici anteriori si sono più occupati della politica estera dei principi austriaci, che dei destini dei popoli soggetti alla loro dominazione. Il titolo d'Imperatore del Sacro Romano Impero, ha fatto agli storici dimenticare i titoli meno sonori ma più reali di Re di Boemia e d' Ungheria. Si è cercata l'istoria austriaca nella Svizzera, in Germania, in Italia, nei Paesi Bassi assai più che nei paesi e presso i popoli, senza dei quali non ci sarebbe mai stata una potenza austriaca. — Con questi propositi l'autore, seguendo il metodo sincrono, narra gli avvenimenti dei regni di Ungheria, di Boemia e degli altri stati ereditari. Però la diligenza posta nella storia dei due regni, difetta alquanto nella storia di altri paesi di minore estensione, come del principato di Trento, dell'Istria, della Carniola e Carinzia e nelle vicende della popolazionee rumena; e così si manca alle promesse dell' impostosi programma. Anche potrà notarsi una lacuna di genere diverso. E vero che molte guerre condotte dagl'imperatori anche fuori de' loro stati come nella lotta famosa tra Carlo V e Francesco I, e nella lotta per la successione spa-gnuola, non ebbero un grande interesse nazionale, pure quegli avvenimenti esercitarono una tale influenza sui popoli stretti in intimi rapporti cogl' imperatori in tempi di assolutismo, che ben meritavano uno studio più accurato. Ed ora si avrebbe anche a notare i pregi del libro che sono lucidezza di stile, facilità di esposizione, come già iu tutti i libri francesi, e in generale ottime considerazioni politiche, specialmente nell'utimo capitolo, dove tocca dei nuovi destini della monarchia e della questione orientale. Ma di questi pregi e di altri difetti si occuperanno di proposito le effemeridi storiche ; a noi basta rilevare qui, nell'interesse della nostra Provincia, come l'autore abbia pur troppo svisato la storia e la geografia. Se qua e là, specialmente nei tempi napoleonici, la luce degli avvenimenti gli fa veder chiaro anche tra il golfo di Trieste e il Quarnero, pure i gravi errori che si lascia cadere altrove dalla penna, e che stanno in contraddizione con altri suoi giudizi altrove esposti, ci danno tutto il diritto a conchiudere che, in fatto di storia dell' Istria e paesi limitrofi, l'autore si trova a girare nel bujo, essendosi lasciato influenzare da un partito estraneo ed avverso al nostro paese, e non ha udito finora suouare che da una parte sola. Audiatur et altera pars. Già a pagina 9, 1' autore, ripetendo il vecchio, ed oramai imperdonabile errore di confondere la penisola istriana con la Dalmazia, comincia a dire che gl'Italiani formano sì un gruppo compatto nel Tirolo meridionale, ma hanno solo delle colonie nelle città principali dell' Istria e della Dalmazia. Ora se questo è vero per la Dalmazia, dove l'elemento slavo è predominante, è un errore madornale per l'Istria, dove gli Slavi (e tutta la nostra storia l'attesta) neppure fondarono colonie; ma s'intrusero nelle campagne, e furono chiamati coloni. Più in là, a pagina 13, confonde un'altra volta l'Istria e la Dalmazia, e iguora il fatto notissimo che mentre questa divenne provincia dell'impero, quella con la Venezia fu ascritta alla decima regione d? Italia, detta Venetiae et Histriae ed auche solo Venetiae con l'uuica distinzione geografica di Venezia superiore ed inferiore. Ha capito il latino il chiarissimo autore? Toccando delle lontane origini della Marca dell'Est, j e citando il documento del 996 di Ottone III in cui per la prima volta apparisce il nome di Austria (in regione vulgari nomine ostirrichi) c'è uua deplorabile confusione; e la Marca del Friuli è estesa tiuo alla Carinzia, all'Istria ed alla Dalmazia contiuentale (pag. 125). E così via via, errori sopra errori fino all' anno 1792, dove, non sappiamo da quali geografi, l'autore ha tolto l'idea di un Austria interiore composta di quattro ducati: di Stiria, di Carintia, di Carniola, e del Friuli ; e del Friuli si dice che riuniva in una dominazione comune, piuttosto geografica che politica e amministrativa, i paesi austriaci in fondo all'Adriatico, le contee di Gorizia e di Gradisca, i territori di Aquileia e di Idria, Trieste e Fiume, paesi slavi con un piccolo miscuglio di coloni italiani. A Trieste, ad Aquileia a Gorizia coloni italiani? Risum teneatis amici? (pag. 391). E poi, perchè non uua parola a distinguere il Friuli austriaco, dal Veneto allora sotto la dominazione della repubblica veneta? E quando mai Trieste e Fiume furono uuite al Friuli? L'autore sogna che i Dalmati stanchi del governo veneto, accolsero a braccia aperte dopo Cainpoformido i nuovi padroni. Informino gli Schiavoni tumultuanti al Lido: unico atto di valore iti quella universale fiaccona patrizia; e i funerali della Repubblica celebrati nel pianto, e lo stendardo di San Marco sepolto sotto l'aitar maggiore di Perasto. A pagina 416, toccando della pace di Presburgo del 1806 tra 1' Austria e Napoleone, 1' autore pone la contea di Montefalcone nell'Istria. Passi; siamo ai confini; ma Istria veramente non è. Delle imprese del famoso Lazarich contro i poveri feriti francesi tagliati a pezzi, noi Istriani, e tutti i popoli civili sanno qual conto si ha a fare; l'autore francese dovrebbe vederci uu po' più chiaro (pag. 439). Un delicato riguardo, e il desiderio di rispettare tutte le nazionalità c'impediscono di confutare molti altri errori del chiarissimo autore, come i lamenti che le scuole slave sono iu mano degli Italiani e dei Tedeschi che ne opprimono la nazionalità (pag. 561) ed il supposto conflitto tra le lingue nazionali della monarchia ed il tedesco e l'italiano che tendono continuamente a soppiantare quelle ; il che, quanto sia falso per l'Istria, lo sanno anche le bidello, le panche e la tavola nera. Così pure crediamo che dei consigli dati con tanta generosità (a pag. 575) l'Austria costituzionale (che per legge deve riconoscere l'esistenza legale di tutte le varie nazionalità) non abbia punto punto bisogno! Che se poi vogliamo risalire alla fonte di tutti questi errori, si troverà che la causa prima si è il Panslavismo, del quale 1' egregio autore fa larga professione di fede in tutta l'opera, e che gli ha fatto credere, contro i primi elementi di Storia e di Geografia, ammessi da tutti gli Slavi di buona fede, che l'Istria e la Dalmazia costituisca una sola regione. Per convincersi di ciò basta dare un' occhiata a tutte le altre opere dell' autore : — Chants héro'iques et chansons populaires des Slaves de Bohème. — La Bohème historique — Cyrille et Méthode — Le monde slave — Etudes Slave ecc. ecc. 1 Di più, in fondo al volume, il signor Léyer ha citato tutte le fonti ed i libri studiati per compilare la sua storia: libri tedeschi, ungheresi e poi slavi e slavi e slavi. E quando si tratta di citare le fonti italiane 1' autore se ne sbriga in poche parole. — Tour ce qui concerne les rapports de V Autriche avec V Italie, nous ne pouvons que renvoyer le lecteur à V Ilistoire a' Italie de M. Zeller et aux travaux des historiens italiens (pag. 608) il che con altre parole vuol dire : sbrigatevene voi altri che io non ne so nulla, e me ne lavo le mani. L'autore infatti non sa nulla della storia dell'Istria; l'Istria romana, l'Istria bizantina, l'Istria sotto ai Patriarchi, i Comuni, la dedizione, spontanea quasi da per tutto, a San Marco, la differenza tra Marchesato e Contea, i nostri uomini celebri, i nostri studi, i nostri bisogni, tutto tutto bujo pesto. Che diritti possiamo aver noi, noi coloni italiani in mezzo agli Slavi? Il Placito del 804 al Risano, in cui gli Istriani si lamentarono del duca Giovanni per l'introduzione di qualche tribù slava, è un mitus; il nostro dialetto italico presisteute al veneto, e di cui tuttora rimangono avanzi nei volgari di Dignano e di Rovigno sarà una mistificazione : i nostri scrittori scienzati ed artisti ricordati dalla storia italiana: Carli, Santorio, Vergerio, Muzio; il pittore Carpaccio, l'illustre violinista Tartiui non sono veramente italiani ; sono slavi, e come tali appariscouo di fatto nel dizionario degli uomini illustri stampato a Zagabria: noi siamo intrusi, coloni in terra slava; i Romani, i Veneziani, Napoleone I; che più ? Dante stesso, il quale pose il confine dell' Italia geografica "presso del Quaruaro. "Che Italia chiude e i suoi termini bagna,, in quel suo verso ripetuto fino alla uoja, e col quale si è fatta tauta rettorica, furono tutti visionari e sognatori. "Brontoliamoci un requiem Senza tanti discorsi. „ Ma parliamoci chiaro. I nomi del compianto Kandler, dei viventi Combi, Luciani, Amati, Bonfiglio, Antonini sono noti, e i loro scritti, per via de' migliori giornali della penisola, possono essere studiati in Francia. Anche a questi libri dovea ricorrere e a queste fonti il chiarissimo autore per iscrivere, come si era proposto, una storia dei popoli della Monarchia. Siamo pochi è vero; pure i nostri diritti furono riconosciuti: Trieste, Parenzo, Gorizia hanno diete italiane. Con una conoscenza estesa dei popoli slavi e dei gruppi più imponenti della Monarchia il chiarissimo autore non poteva svolgere il .suo programma. — Les questions de nationalitè et de droit historique sont géncralement mal eomprises chez nous. Il est vrai que V existence de ces peuples étaient mal connue ou mème totalement ignorèe. (pag. 560) Ex ore tuo te judico. Un'ultima osservazione, et poùr la bonne bouche. Come mai l'autore dopo aver con tanto lirismo descritto la formazione di quel famoso pasticcio del Regno illirico (che non fu mai illirico) inventato dal despotismo di Napoleone, ha potuto raccontarci, cosa finora poco nota, come Napoleone stesso dopo il disastro della campagna di Russia, offrisse, pegno di pace a Francesco primo, la restituzione delle provincie illiriche ad eccezione di Trieste ed Istria, (pag. 438) senza che un tal fatto non gli aprisse almeno per un momento gli occhi a vedere qual valore avesse uua tale offerta, e che cosa veramente significasse? Possibile che l'autore non abbia capito che a benefizio di pochi coloni, a Napoleone primo non sarebbe mai venuta in mente una tale restri- zione? Ma 1' autore non ha nulla veduto, non ha nulla capito; e sempre per quella benedetta benda azzurra, rossa, argentea che avea sugli occhi. Ma con la storia, viva il cielo, non si giuoca a moscacieca. p. T. Bollettino bibliografico Programma dell' I. R. Scuola Reale Superiore in Pirano, pubbblicato dalla Direzione alla fine dell'anno 1878-79. Trieste, Stabilimento tipografico di Lodovico Eerrmanstorfer, 1879. Abbiamo ricevuto anche quest' anno l'importante opuscolo, compilato coli' usata chiarezza dalla spettabile Direzione. Esso contiene un lavoro erudito, scritto in buona lingua, del professore Emanuele Nicolich sull' arduo e spinoso argomento della Pietra filosofale; gli fa seguito le Notizie della scuola. — Apprendiamo da queste che i docenti furono in numero di tredici, compreso il signor direttore Francesco Dottor Locati, il quale insegnò la geometria nel II Corso e la fisica nel III ; che per la Scuola reale inferiore la meta dell'insegnamento nella lingua materna fu il leggere e parlare corretto, la sicurezza nell'usare in iscritto la detta lingua senza errori di grammatica e di ortografia ; la conoscenza della grammatica e della sintassi; che per la scuola reale sompleta la stessa meta fu - versatezza e correttezza di stile nell' usare la nostra lingua a voce ed in iscritto rispetto a quegli oggetti, che stanno entro la cerchia d'idee degli scolari; — cognizioni storiche ed estetiche dei punti più j educativi della letteratura italiana; — caratteristica delle principali forme espositive della prosa e della poesia, attinta per propria lettura. Come si vede da questo piano, l'alunno di buona volontà ha campo sufficiente per approfondire nelle stupende bellezze del proprio idioma, il quale, non dubitiamo, gli verrà insegnato con cura amorosa e sagace dagli egregi docenti ; tanto più che gli autori adoprati nell'insegnamento, sono, per tacere degli altri, l'Alighieri e il Tasso. Leggemmo poi con vero piacere nel detto programma, che nella scuola reale si coltivano con cura particolare gli esercizii ginnastici, perchè essi danno (così il piano didattico) graduato rinvigorimento e conveniente coltura al corpo, consolidamento alla salute e alla freschezza dello spirito, eccitamento e sviluppo alla forza volitiva, alla perseveranza e al sentimento per l'ordine. — Opportuna, assai opportuna, fu la scelta degli elaborati, tra cui notiamo qui i titoli dei seguenti, siccome molto adatti a predisporre il giovane in ciò che potrà interessargli nella vita sociale: Necessità dello studio delle lingue moderne; — quali sono i prò- ' dotti naturali dell'Istria e quali industrie vi potrebbero prosperare? — se la moltiplicazione delle reti ferroviare sia di nocumento al commercio marittimo ; — Vossigeno nella economia della natura ; — applicazioni pratiche dei tubi del Torricelli ; - il vapore e le sue applicazioni ; — una eclissi solare ; — lettera ad una società di beneficenza con cui la si prega di voler soccorrere un povero ed infermo vegliardo ; — V elettricità dinamica nel suo duplice aspetto fisico e chimico ; — Varte domanda eccellenza, non mediocrità ; --la storia dev'essere maestra della vita; --anche la povertà ha le sue gioje ecc. ecc. Furono iscritti in questa scuola reale nell' anno 1878-79 - cento e quattro scolari, tutti di lingua materna italiana. Di questi, ottantatre furono i-striani ; gli altri pochi da Trieste, Yenezia, Dalmazia ecc. Cinque furono stipendiati con f.ni 100, due con f.ni 150, 1 con f.ni 63. Lo stato attuale del fondo di beneficenza i-stituitosi lo scorso anno è di f.ni 650 in una obbligazione di Stato, che forma il suo patrimonio; in f.ni 650.40 d'introito nel 1878-79, e in f.ni 418.35 di esito nello stesso anno. Rimase in cassa l'importo di f.ni 232.05, che sarà investito. Nei giorni 30 settembre, 1 e 2 ottobre seguirà l'iscrizione degli scolari, e il 5 si faranno gli esami di riparazione. Pubblicazioni recenti Versi della Signora Antonietta Campiteli! nata Polacco. Rovigno, Stab. tip. A. Coana. Rendiamo alla gentile e colta autrice i nostri più sentiti ringraziamenti per questo suo lavoro, che si compiacque inviarci, accompagnandolo con espressioni di squisita cortesia e d'incomparabile modestia. Noi non temiamo d'errare dicendo, che i versi della egregia signora Campiteli spirano tutti una cara semplicità e il più puro sentimento figliale e religioso; per cui ci paiono meritevoli di pubblico encomio. Alcune lettere del dottor Domenico Rossetti di Trieste, pubblicate per cura di Alberto Tanzi. Milano, Fratelli Rechiedei, 1879. Luce e candore. Ode alla Maestà della Regina, d'Italia Margherita e al Principe di Napoli Vittorio Emanuele. Venezia, tipografia Sol. m. s. 1879. Autore Mons. Luigi Cesare Dott. Pavissich di Spalato. Il duca d'Atene di Nicolò Tommaseo. Nuova e-dizione con correzioni inedite 1879. Altri lavori dello stesso autore : Il Sacco di Iucca e L'assedio di Tortona per unire insieme i lavori attenenti al romanzo storico. — Consigli ai giovani. 1879, 3.a ed. In corso di stampa (ritardata ma presso alla fine). Madre e moglie, memorie. La nota 15 aprile 1879 delle opere di Nicolò Tommaseo si spedisce gratuitamente dalla famiglia di lui a chi ne faccia richiesta.