ANNO XXI. Capodistria, 1 Giugno 1887. N. 11. LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1' ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 8; eemeetre • quadrimestre in proporzione. — Oli abbonamenti ei ricevono preeeo la Redazione. I disordini di Capodistria nel 1614 Continuazione. Vedi Numero antecedente. E venendo ora ai particolari, ecco i disordini dei Podestà che spinsero i capodistriani a tumultuare. Prima causa: La facilità di bandire, anche per } cause lievi come di debiti civili. E siccome di debiti ordinariamente ne incontrano più i popolani che il medio ceto, così è lecito arguire che i tumulti di Capodistria abbiano avuto origine popolare, e che il movimento sia stato, come si direbbe oggi, i democratico. Antica è la ruggine pur troppo tra popolani e nobili nella città di Medusa, e forse tante ha vipere in testa il Gorgone, quante furono le baruffe tra popolani e signori. Singolare per esempio che il popolo di Capodistria non sapesse in miglior modo manifestare nell'anno fatale della caduta della repubblica, che col dare la caccia ai nobili, e per poco non ammazzandoli in chiesa. La Dio mercè i tempi sono mutati ; ed è consolante oggi, vedere a capo di associazioni, e di società istituite pel bene vero del popolo i migliori tra' i ricchi ; e non sarà mai abbastanza raccomandata la con-| cordia e la mutua fiducia, affinchè tra due litiganti non abbia il terzo a godere. Considerevole poi do-vea essere il numero dei banditi a Capodistria nel 1614, se per la gravità del caso l'Inquisitore generale non temette di condannare a chiare parole 1' operato de' suoi antecessori e di chiamare su ciò 1' attenzione dell' Eccellentissimo Senato. La seconda causa dei torbidi non è meno chiaramente accennata: „Ho stabilito, scrive il Lo-redan, le debite provisioni in materia delle legna, che per regalia si devono a quei rettori." Qui poi è messo il dito sulla piaga, e piaga non solo della campagna di Capodistria, ma di tutta la provincia, e in ciò la relazione va di un passo con 1' altra,1 Articoli comunicati d'intereeee generale ti stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redasione. — Uà numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. dell' antecessore Surian, il quale così scrive : Stimando poi più che necessario l'essere visitata questa Provincia da Inquisitori per li gran abusi et per le gran estorsioni che si fa a questi miserabili sudditi sì per rispetto de' cattivi Rappresentanti come per le ingordigie de' Cancellieri di essi : oltre le male regole delle Comunità che convertono la maggior parte del danaro in suo proprio uso, et per li intacchi di scuole con altri notevolissimi disordini." (pag. 41) Ho già discorso altra volta e a lungo di questo gravissimo abuso del taglio dei boschi, per saziare l'ingorde brame di podestà e di cancellieri, nel mio studio — Del decadimento dell'Istria — e „parole non ci appulcro." Solo dirò che le relazioni dei Provveditori di Pola, stampate nel volume — Notizie storiche di Pola — ribattono il chiodo sempre ; e che se nelle altre città dell' Istria e nella campagna non succedevano perciò disordini, torna ad onore della capitale questa resistenza del popolo a volere giustizia un po' anche coi modi della piazza, visto che le vie regolari parevano da gran pezza chiuse. Altre furono le cause che originarono i malumori in Capodistria ; e di queste ordinatamente scrive il Loredan nella sua relazione. „Feci riparare, così l'inquisitore, alle rovine che minacciava quel castello di San Leone con indecenza del luogo, et con lo spavento di chi vi passava, havendo con tal opera di poca spesa rimediato a quei precipitij che sarebbero riusciti irreparabili et che per la restauratione haverebbe bisognato gran quantità d'oro." Certo che ai Capodistriani, e specialmente agli agricoltori, i quali, uscivano dalla Porta della Muda, più volte al giorno, per recarsi alle loro faccende in campagna, non doveva essere piacevole passare di necessità sotto un castello che minacciava rovina ; ed i nostri paolani temendo per sè e per le loro bestie, avranno fatto la voce grossa contro il governo. Alzavasi il magnifico Castel Leone fuori della Muda a diritta, come i nostri vecchi rammentano, e fu atterrato nei primi anni credo del governo austriaco, sotto 11 pretesto che minacciava rovina ('). Bello e forte arnese era, dicono, da fronteggiar nemici dalla parte di terra, e con mura così solide che si dovette lavorar di piccone per molti mesi prima di abbatterlo. (2) Stimo adunque che il castello sia stato solido anche nel 1600, e" che Te" rovine fossero parziali, in pezzi staccati, e nelle opere d' ornato. E ciò è tanto vero che il Loredan dice d'avervi rimediato con opera di poca spesa, ciò che certo non sarebbe avvenuto in caso di un restauro radicale. Si noti però che questo restauro parziale si effettuò alla vigilia di una grossa guerra contro gli Uscocchi e contro l'Austria loro alleata, e dopo una specie di sollevazione del popolo che corse per molti anni pericolo di rimanere schiacciato ; e tuttociò dimostra le miserabili condizioni dell' I-stria, come già ho discorso nel mio studio — Bel Decadimento dell' Istria, — dettatomi da storica imparzialità; e non già da vecchia ruggine di campanile. Ma non solo piovevano sassi sulle teste dei miseri Capodistriani ; altro guajo e più serio la mancanza d'acqua, e fu questa un' altra causa dei tumulti del 161-4. „Nè tralasciai, così il Loredan, d'applicare ogni industria, perchè ritornasse alla città r acqua della fontaua smarrita da molti anni come nè seguì l'effetto con inesplicabile consolatione di quei popoli per la recuperatione d' elemento tanto necessario alla loro conservatone." Veramente questa della fontana era un antico inconveniente nella città, e la deficienza dell' acqua probabilmente era prodotta da guasti operati nelP acquedotto dai salinari nelle vicine fondamenta. È però consolante vedere come a' bei tempi della Repubblica con saggi provvedimenti i Rettori vigilassero affinchè il necessario elemento (') Qui giovi notare che a Capodistria la parola Muda è viva tuttora. Nou credo però che abbia il significato dantesco, come nel famoso verso Breve pertugio dentro dalla Muda. È noto che i commentatori spiegano — torre della muda perchè vi si tenevano dentro i falconi a mudare. Muda però non significa solo — Domuii-cula, in qua includuntur falcones, ma anche quodvis oectìgal. (Vedi (Hossarium mediae et infimae latinitatis alla voce muta.) Perciò è più probabile che la nostra Porta della Muda così fosse chiamata dal pagare i dazi, i diritti ili dogana, essendo appunto quella la porta principale della città, per cui si entrava dalla campagna. E se questa interpretazione valga anche pel verso di Daiité, non so. (2) Il Loredan lo chiama castello di San Leone, forse perchè con oratorio dedicato a detto santo ; ma io l'ho sentito chiamare Castel Leone, dal magnifico leone, impresa della repubblica che faceva di sè bella mostra. E nelle vecchie carte di 'Capodistria si legge sempre — de castro leone. Vedi Digressioiji ecc... Provincia I Novembre 1886. non mancasse nell' unica fontana di Ponte, come si può leggere nelle Digressioni — La colonna di Santa Giustina del bravo e paziente G. VatovalO). Così nel 1576 è affidato ad un maestro Domenego di mantenere in buon ordine „ìa fontana di Ponte, così di drento come di fuora, ita che a quella mai in alcun modo, nè in alcun tempo li manchi aquari e da capo a maestro Domenego Vergerio detto Slanina | nel 1571, e tocca via. E qui giovi notare di passaggio che detto maestro Domenico nulla ha a che fare colf architetto Maestro Domenico da Capodistria il quale lavorò nel 1460 per il Duca di Toscana in Firenze e che rimane sempre un' x incognita. Quando si pensi però che anche oggi, nel secolo dei lumi e dei lumicini, molti Istriani possono ripetere l'antico lamento — Aquarn nostrum pecunia biìimus, le tribolazioni dei Capodistriani nel 1600 sono zuccherini in confronto ; e vuol esser attribuita perciò la debita lode al Loredan il quale fece ritornare alla città „1' acqua della fontana, smarrita da molti anni, con inesplicabile consolazione di que' popoli." L'Illustrissimo ed Eccellentissimo Provveditor et Inquisitor ha saputo poi coraggiosamente mettere j il dito sulla piaga tornando nella sua relazione a | toccare dei gravi disordini nei magistrati che furono ; principale causa, come si è detto, dei malumori nel popolo di Capodistria, e pigliandone occasione a dire, della cattiva amministrazione della giustizia. Si o-dano le sue parole: „Nè giova per freno delle loro operationi, nè per sollevamento delle oppressioni dei sudditi il Magistrato di Capodistria, che fu istituito ad ottimo fine con 1' autorità in criminale propria dell'Illustrissimi Avvogadori, et in civile dell'Illustrissimi Auditori, perchè non solamente non riceve dai Rettori alcuna obbedienza; ma è caduto si può dire in derisione non essendo eseguite le pene contro gl'inobbedienti, li quali, sebbene siano stati molte volte mandati debitori a Palazzo hanno anco ottenuto al loro repatriar le liberationi con le condanne d'un candelotto, come sono informati." Ah! questa poi sì che passa la parte. Alle famose regalie in legna ai podestà, si ha dunque da aggiungere i candellotti per le conversazioni ed i balli delle po-destaresse ! Non de solo pane vivit homo. Il Loredan continua di questo tuono la sua requisitoria; ma per non infastidire il lettore con le citazioni, dirò com-pendiando, che il Magistrato di Capodistria voleva essere riformato, non già perchè- questa carica non fosse occupata da soggetti di bontà e valore, ma perchè mancava loro l'autorità cansa i Rettori, i (') Vedi Provincia N. 20 é 21 del 1886. quali poi, se si volevano buoni era necessario pagarli e pagarli bene con salario convenientemente bastevole pel loro sostentamento, affinchè non abbiano questi per fas et nefas a procacciarsi di che vivere con pregiudizio del buon governo e della pubblica dignità. Tali le condizioni della giustizia e dell'amministrazione civile allora. Ma se taluno si volesse far bello di questi nostri studi imparziali per deridere gli entusiasmi e la fede degl' Istriani a San Marco, legga questi nell' Istria del De Franceschi i due importanti capitoli — La Contea di Pisino e ìa Liburnia istriana; rammenti pure le condizioni della Lombardia sotto il governo spagnolo al tempo degli Azzeccagarbugli e dei Podestà parassiti, come è ammirabilmente descritto nel Manzoni, e si vedrà che se F Istria Veneta piangeva, altrove si spargevano invece lagrime di sangue. E tornerà poi sempre ad onore di Venezia il fatto di aver avuto, anche nel secolo del suo decadimento, degl'ingegni vigorosi e delle anime oneste che sapevano all'occasione parlar alto, e che, se non radicali, certo parziali miglioramenti facevano adottare pel buon governo del popolo. Ma tornando alla riforma del magistrato di Capodistria, gioverà ancora una volta notare come il magistrato di detta città non rispondesse affatto in pratica al fine per cui era stato istituito. „In Capodistria, così Carlo Combi, si formò poscia (1584) un magistrato composto di due consiglieri e del rettore, che accoppiava in sè le mansioni di podestà e di capitano e ne portava il duplice titolo : magistrato che decidesse in appellazione su tutte le cause civili e criminali e su ogni altro oggetto di amministrazione e di governo della provincia, meno alcuni argomenti anco giudiziari, riserbati a Venezia." (Porta Orientale, anno I, pag. 75). Abbiamo veduto come in pratica andassero le cose ; e quanto ai giudizi riserbati a Venezia non vorrei col mio solito stile caustico offendere la verità storica; non sarà però giudizio temerario supporre che se non sempre, qualche volta almeno, 1' affare si decidesse non già a candellotti, ma a cerei pasquali. Come che sia però anche al Loredan parve così al basso caduta la duplice dignità del podestà e capitano di Capodistria che propose una radicale riforma, di commutar cioè il capitanato di Raspo con la Podestaria di Capodistria. Rammentiamo che il capitano di Raspo «rappresentava, per così dire l'antica autorità marchesale, ed era quindi una dignità tenuta in sì grande considerazione che vi aspiravano i principali senatori di Venezia (C. Combi. Porta Orientale, an. I, pag. 75). Pareva al Loredan conveniente che un senator di stima con le medesime entrate di Raspo risiedesse a Capodistria, vicino a Trieste, per rendere ai confini più stimabile l'autorità del governo, ciò che sarebbe riuscito di maggior comodo ai sudditi, obbligati ad andarsene con grave disagio su pei monti fino a Pinguente per occasione delle liti. Sperava certo il Loredan di rendere sempre più fedeli i sudditi della città principale al governo, e di cessare così ogni causa di nuovi malumori. La proposta insomma era ottima, ma pur troppo non fu accettata. Chiude il Loredan la sua bella relazione coll'accennare ai restauri praticati nelle cadenti mura di Capodistria per render la città atta come sempre ad ultimo rifugio e ritirata in tutti i travagli e pericoli dell' imminente guerra. Chiudiamo anche noi con un grazie alla Direzione della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria, la quale ci ha offerto occasione a questo povero studio sulle turbolenze di Capodistria, studio che dovrebbe essere sul luogo completato. P. T. DIGRESSIONI*) Andrea Percico da Portole domanda la cittadinanza di Capodistria e 1' ammissione in questo nobile Consiglio Ma dalle due suppliche appare come già il padre Andrea, allora ottantaquattrenne, sentisse desiderio di avere a seconda patria Capodistria. Perchè non sia stato esaudito — quantunque si protesti ottimo padre, fedelissimo suddito e buon cittadino, quantunque il serenissimo principe appoggiasse la sua richiesta —, quai le ragioni vere di tanta acrimonia in que' nostri antenati, non risulta nè dalle suppliche nè dalla parte posta dai giudici — Iacomo del Tacco, Zuanne Vittorio, Fabricio Tarsia, Colmano Vergerio — e dai sindici — Agostin Sereni, Domenico del Bello — nel maggior consiglio adunatosi a trattare la bisogna Die 2 m.is februarij 1563, podestà Gerolamo Landò — c. 117 r. e v. —, nè finalmente dall'incarico affidato Die 6 m.is februarij 1563 dagli stessi giudici e sindici agli ambasciatori — Zuanne de Vercii, Antonio Sereni capitano degli schiavi, Giambattista Gravisio, Marco Marcello Vittorio dottor di leggi — eletti subito nel detto consiglio — c. 117 v., 118 r. e v. —. S'incaricano infatti di .comparev .alli piedj dell Ill.ma Due. Sig.ria Nostra, reuerente-,mente dauanti Sua Ser.ta defeuder le raggion de Questa .pouera Citta contra s.r andrea Percico del castello di .Portole et qualunque altro che per suo nome conparesse *) Vedi i numeri 20 e 21 — La colonna di Santa Giustina ; 22, 23, 24 an. XVIII; 2, 3, 6, 7, 8, 9, 11, 13, 14, 15, 16, 20, 22, 24 an. XIX; 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 19, 20, 21, 24 an. XX ; 1, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10 an. XXI — Digressioni. duplicando Sua Sub.ta per modo alcuno non permetta „(si come siamo certi che non permettara) che siano „destrutti gli ordini nostri lino alpre.nte osser.ti despo-,nenti in proposito dell accettar nel nostro cons.o Quelli „che si uogliono proponer. Poi che maj aniuuo E sta „serrata la uia di non poter suplicare et ricercar la „Cittadinanza et il benefficio di Esso cons.o con quei ,debiti modi però che da 100 cento et più anni in qua „sono statj osser.ti Hauendo Questa pouera ma fidelis-„sima Citta ferma opinione che Essendo in Questo proposito nel suo cons.o per conuenienti rispetti già alli „X di agosto 1513 presa una parte confirmata per il „Cl.mo M.r Piero moresini già dig.mo pod.a et cap.o ,de Questa alli VI di mazo 1528 et poj parimente ap-„probata et confirmata per 1' Ecc.mo M.r IIir,mo da eha „da pesaro già dig.mo Capit.o geu.al da mare alli XI ,di marzo 1530 cc.a il modo di osseruar nell entrar „nel nostro cons.o, cosi richiedendo isp.li M.r Paulo „uergerio et Mr. franc.o Zaroto già Sindicj et procuratori nostri per laqual parte E preso che alcuna perdona non si possa tuor de Esso cons.o senon quellj „che rechiederano esser accettatj nel numero de Esso „ cons.o habbino infauor itre quartj delle ballotte del ,detto cons.o nè si possa tuor in altro cons.o ouer „congregation senon Quando E congregato il cons.o per „ creare i officiali ordinarj di Questa Citta la qual parte ,con le confinuationi predette finalmente per Clementia „di Sua Ser.ta E sta probata et confirmata dall'Ecc.mo „Seuato si come appar per l.re Ducalj di Sua Sub.ta , dùciate alpre.nte Cl.mo Rettor nostro et asuoi successori alli X di Nouembrio 1562 cosi suplicando isp.li ,M.r agostin Sereni, et M.r Zuanne uittorio già oratori „ nostri apresso Sua Ser.ta., 0 forse non garbava loro, a que' codini, il grado nobiliare conferitogli dall'imperatore? il cui diploma allega il Percico alla prima delle suppliche, pur asseverando essergli caro solo in quanto gli è testimonio doli' amore che gli ànno i figli e del valore che addimostrarono nelle armi dell' onore di cui però si coprirono. Ed è d'altra parte il figlio Paolo cavaliere di sua sublimità. Veggasi del resto, nella notizia recata dal Libro eie1 Consigli Q cc. 82 v. e 83 r. nella digressione 6, come più tardi simile diniego e, pare, per gli stessi motivi tocchi pure a m.r Iacomo Brutti da Dolcigno, et fratelli. Ma il figlio Paolo — a lui gli bastano gli onori raccolti in sui campi di battaglia e il cavalierato della republica e sue ricchezze. Profonde queste nel fabbricare palagi e ville e se la passa bene tuttavia anche seuz' essere latto del consiglio. Ei non se ne cura — a meuo che qualche altra supplica non sia stata registrata nelle carte che mancano al Libro P — forse sdegnato della ripulsa toccata al padre. Chè i Percico nè appaiono nella lista delle Case Nobili del Manzuoli, già citata alla fine della digressione 6, nè lo stemma loro tra quelli del libretto onde si discorre nella digressione 9. Ma, se anche non potè entrare nel nobile consiglio, subito che si elesse a patria Capodistria, consideriamolo un poco anche nostro concittadino. E non curiamo — come non la curò lo Stancovich — la notizia, da niuno documento suffragata, chè gli antenati suoi fossero da Ragùaluca fuggiti a Portole. (Continua) A proposito iella tacciata li Santa Maria Jet Fiore S. M. il Re Umberto pensò alla famiglia del compianto architetto nel giorno in cui s'inaugurò solennemente la facciata del Duomo di Firenze, e fece indirizzare alla di lui vedova la seguente lettera: Segreteria particolare di S. M. il Re Firenze, 12 maggio 1887 ,In questo giorno solenne per la Religione e per l'Arte, S. M. il Re ha voluto ricordare con una medaglia d'oro, appositamente coniata, i sentimenti della sua ammirazione verso l'architetto Emilio De Fabris, illustre e compianto autore della facciata, oggi inauguratasi, di Santa Maria del Fiore. „S. M. il Re, onorando in tal guisa la memoria di colui che ebbe la sorte di compiere felicemente il Tempio meraviglioso di Arnolfo e del Brunelleschi, ha pure inteso associarsi al generale rammarico perchè all' insigne architetto non sia stato dato di godere della festa nazionale, preparata dall' alto ingegno e dal lungo studio di lui. Il suo nome però, come vivrà congiunto all'immortale monumento, così è ora presente al pensiero dell'Italia e del Re che plaudono all'opera, desiderio di secoli. „A Lei, che il De Fabris ebbe a consorte, ho l'onore di presentare il ricordo dedicato dal Re al glorioso estinto e che la famiglia di Lui conserverà come pegno dei sentimenti sovrani, dei quali Sua Maestà mi rese interprete presso la Signoria Vostra. „ Accolga, egregia signora, gli atti della mia distinta osservanza. Il Ministro Visone „Alla distintissima signora Teresa vedova De Fabris nata Grilli" Il Sindaco di Firenze accompagnava alla famiglia il dono reale colla seguente: Firenze, 13 maggio 1887 Pregiatissima signora. „Sua Maestà il Re mi dà il gradito incarico di porgere l'unita medaglia commemorativa, coniata in onore del compianto suo consorte il comm. De Fabris. • „I1 nome dell'insigne architetto, a cui si deve il disegno della facciata di Santa Maria del Fiore, era qnest' oggi sulle bocche di tutti, e in tutti era vivissimo il rammarico ch'egli stesso non fosse presente al glorioso compimento dell' opera sua. „Bensì a lui ne rimarrà sempre il merito e la lode. „Ed affinchè Ella ne serbi durevole documento, Sua Maestà ha voluto che il giorno stesso della solenne inaugurazione le fosse presentato il ricordo del grande artista, che compì l'opera di sei secoli, interpretando con sapiente armonia le ispirazioni di Arnolfo, di Giotto e del Brunelleschi. „Ed io, nella mia qualità di Sindaco di Firenze, mi tengo onorato di adempiere l'alto mandato tanto più che al sentimento universale, di cui si è fatto degno interprete S. M. il Re, mi associo col cuore commosso di fraterno affetto cittadino, poiché il comm. De Fabris era amato ed è pianto fra noi •come persona di famiglia. „Accolga pertanto la signoria vostra illustrissima i sensi del mio particolare e reverente ossequio. Il Sindaco P. Torrigiani. Ed ecco P epigrafe scritta dal Padre Ricci, la quale venne apposta alla lapide inaugurata in Santa Maria del Fiore: Lnpiger institui ad priscum decus artis alumnos — Plaudente Italia, Religione duce. Ne tua, ne Michael laus, Angele, tanta perirei, — Stat mirandus aclhuc David in aecle mea. Quemque diu civis petiit quemque advena, templum — Hoc per me tandem frontis honore nitet. Uotizie 11 prof. Cedetti in un suo articolo pubblicato nel Bollettino (N. 7) della società generale dei viti-cultori italiani, fa uno studio di confronto tra l'invasione della peronospora e le condizioni meteorologiche nelle varie legioni dell'Italia; e gli sembra di poter stabilire questo principio, che la diversa estensione ed intimità di sviluppo della peronospora e quindi i danni che ne conseguono, dipendono principalmente dalla quantità e frequenza della pioggia caduta durante il periodo di vegetazione, nel quale le parti verdi della vite compiono le funzioni più importanti di formazione ed alimentazione dell' uva. In via poi subordinata lo sviluppo del parassita e quindi la sua resistenza ai rimedi dipende anche anche dalla formazione più o meno abbondante, durante il medesimo periodo, delle nebbie e delle rugiade, come anche dalla forma speciale delle pioggie, se cioè minute o leggere, o veementi e temporalesche. Da questi principi che sembrano accertati ne consegue che la cura della peronospora non può presentare una soluzione unica e generale; ogni plaga deve sapersi regolare a seconda delle speciali circostanze in cui si trova. Il deputato Feriancich propose alla Camera austriaca una risoluzione che chiede al governo di provvedere, perchè- nei territori giurisdizionali dei tribunali d' appello di Graz e di Trieste vi sia costante un proporzionato numero di ascoltanti che parlino lo sloveno, rispettivamente il croato, per occupare quei posti di giudice che richiedono una più vasta conoscenza di queste lingue. Gli rispose il deputato Foregger, dicendo che l'idioma sloveno, per difetto di adeguato sviluppo, non possa assolutamente usarsi quale lingua del foro. Disse che gli stessi sloveni spesse volte hanno riconosciuto la grave difficoltà che offre la traduzione in sloveno di una sentenza emanata dalla suprema corte di giustizia. «A udire una simile domanda slovena, continua il Foregger, mi viene a memoria l'imperatore romano Caligola, il quale aveva creato console il proprio cavallo. In fatti è possibile creare console un cavallo, ma farlo uomo è impossibile. Cosi anche è possibile decretare che una data lingua sia lingua del foro, ma riesce impossibile procurarle l'attitudine a divenir tale. Gli sloveni non dovrebbero precludersi la coltura tedesca, che altrimenti si condannerebbero all' estinzione. Il ministro della giustizia, ribattendo in un lungo discorso le accuse mossegli da parecchi deputati di sinistra e toccando la risoluzione suddetta, disse «che per quello che riguarda i lagni degli sloveni, egli aprirà delle esaurienti inchieste e che sarà fatta giustizia agli sloveni della Stiria meridionale.» Sì che, pare, che lo stesso ministro, malgrado sia slavo e tenerissimo degli sloveni, non trovi opportuno di secondare i conati diretti a togliere alla giudicatura del Litorale il carattere nazionale che mantenne costantemente, anche sotto il più duro assolutismo, anche quando sotto Maria Teresa e Giuseppe II si aveva tentato di germanizzarla. La lingua del foro nel Litorale fu, è, e speriamo sarà sempre italiana. (Indipendente) Cose locali Rappresentanza comunale; seduta del 4 maggio, — ore 7 pom. — presidenza del podestà sig. Giorgio Cobol, commissario governativo sig. Luigi Cav. Bosi-zio ; presenti sedici sig. rappresentanti e quattro sig. sostituti rappresentanti. Ordine del giorno: Approvazione del protocollo di seduta d. d. 16 Marzo p.p.: — Comunicazioni ufficiose. — 1. Proposta di associazione alla petizione della Dieta di Trieste per l'istituzione di una Uni- versità italiana. — 2. Domanda della cessata direzione del Civico Ospedale per 1' approvazione suppletoria di 22 contratti di mutuo attivo. — 3. Proposta di assegnare un' oblazione a favore dei danneggiati dal terremoto di Liguria. — 4. Proposta di massima riguardo l'istituzione di una scuola professionale. — 6. Proposta di provvedimenti per ultimare la costruzione della Cella Mortuaria e relativo ampliamento del Cimitero. — 7. Conto preventivo del Civico Monte di Pietà per 1' anno 1887. — 8. Conto consuntivo del Monte stesso per 1' anno 1886. Approvato il verbale dell' anteriore seduta, il podestà dimostra la sua compiacenza di raccogliere il patrio consiglio nella sala ristaurata, e partecipa che nel secondo piano dello stesso palazzo furono ridotti alcuni locali per uso di Archivio e di Biblioteca. Partecipa inoltre : — per impulso del nostro Municipio a nome e a spese delle principali Città della provincia, addì 28 Marzo p.p., fu regalato alla Società di Archeologia e Storia Patria in Parenzo, il ritratto ad olio di Pietro Kandler, opera lodata del nostro artista Bartolomeo Gianelli ; — a tine di sollecitare il compimento dei lavori portuali, venne inviato a mezzo dell'on. G. de Franceschi deputato al consiglio dell'impero, al ministero del commercio, apposito memoriale; — nell'occasione dell'inaugurazione del monumento al conte Giovanni Capodistria in Corfù il giorno 24 Aprile decorso, venne indirizzato un telegramma dal Municipio di questa città. — vennero assegnati fior. 22 alla commissione civica di Archeologia e Storia Patria; — fu consegnato, a mezzo del Dr. Pio Gambini, un viglietto del prestito a premio della Croce Rossa Italiana, dono di alcuni cittadini, destinato al fondo inalienabile del Civico Ospedale; — nell'ultima leva militare vennero arruolati nel nostro Comune locale, 46 coscritti; — a nome della deputazione presenta reso-conto sull'uso del residuo fondo di compendio del prestito di fior. 100 mila, conforme ai deliberati della spett. rappresentanza. — È dolente di partecipare che i signori Don Angelo Marsich e i di lui nipoti Andrea e Angelo Marsich fu Giammaria si rifiutarono, soli di tutti gli interessati, al pagamento delle loro rispettive quote di fior. 126.04 e di fior. 24. 35, per la selciatura della via S. Margherita ; — che presentarono ricorso contro il deliberato consigliare col quale s'imponeva le quote di concorrenza, contestandone la legalità ; — ma che la Giunta provinciale confermava il deliberato del consiglio, con decreto 16 Luglio 1886. I ricorrenti presentarono un altro ricorso contro la decisione della Giunta provinciale, al Municipio, perchè sia avanzato alle superiori autorità. — Vane tornarono le pratiche private del podestà fatte collo scopo di persuadere i signori Marsich a ritirare l'accennato ricorso e invitato il signor Andrea Marsich nell'ufficio comunale per definire la pendenza, questi a nome proprio e dei consorti si dichiarò pronto a ritirare il ricorso, qualora 1' ordine di pagamento restasse a loro favore lettera morta. Non potendosi accettare questi patti, venne dato luogo ai ricorsi r e la deputazione, esposti i fatti, si rimette nel giudizio della spett. rappresentanza. Al primo punto dell' ordine del giorno, la rappresentanza delibera a voti unanimi meno uno: «La rappresentanza comunale di Capodistria vi-«gilè e gelosa tutrice del suo carattere nazionale,, «afferma le alte ragioni giuridiche, politiche, didat--«tiche, sociali, climatiche ed economiche di avere a «Trieste una completa Università italiana; e fidente «nella retta applicazione delle leggi fondamentali dello «Stato, onde dimostra informarsi l'attuale governo «coli'eguagliare presso tutte le nazionalità dell'im-«pero cosi i diritti come i doveri, si associa colla «petizione diretta in questo riguardo ai fattori legis-«lativi dalle rappresentanze provinciali e comunali di «Trieste, Istria, Trentino e Goriziano, incaricando «1' esecutivo di partecipare il deliberato al Consiglio «dell'impero, all' i, r. governo, e alla Presidenza mu-«nicipale di Trieste.» Al secondo punto dell' ordine del giorno. Riferisce il consigliere, onor. Dr. Gallo, che la cessata direzione del Civico Ospedale poco prima della nuova organizzazione dell' Istituto, rassegnava per 1' approvazione alla rappresentanza ventidue contratti di mutuo attivi per la somma di fior. 8718.05 e precisamente per fior. 450 con Adriana Coradazzi n. Zotich; fior. 200 con Giovanni Metton di Giov. da Scoffie; — fior. 300 con Antonio Bernetich fu Giovanni; — fior. 250 con Caterina Giurse nata Ivmet; — fior. 600 con Stefano Tunter fu Stefano; — fior. 150 con Francesco e Maria conjugi Riccobon fu Pellegrino; — fior. 300 con Antonia Tremul nata Norbedo; — fior. 800 con Eduardo Borisi fu Scipione; — fior. 1000 con Virginia Sossich nata Padovan; — fior. 350 con Antonio Bolcich fu Valentino; — fior. 250 con Pietro e Maria conjugi Snajer; — fior. 400 con Nazario Dellavalle fu Giuseppe ; — fior. 250 con Nazario Luis di Nazario fu Pietro; — fior. 700 con Maria Fonta-not Ved. Domenico e Giovanni Fontanot fu Domenico; — fior. 500 con Pietro Cernivani fu Vincenzo; — fior. 150 con Giuseppe Carbonaio fu Giov. Maria; — fior. 250 con Matteo Trebez fu Andrea; — fior. 300 con Domenica Vuch moglie di Matteo nata Deponte ; — fior. 1000 con Giacomo Clai fu Matteo, q.m Giuseppe da Manzano ; — 68.05 con Domenico Corrente fu-Matteo (cessione Percolt); — fior. 250 con Giuseppe Urbanaz fu Matteo; — fior. 20 con Francesco e Giacoma conjugi Riosa fu Pietro. Esaminati detti titoli, la deputazione riscontrò, che la loro stipulazione era avvenuta contrariamente al disposto del §. 24 del regolamento del Civico Ospedale allora vigente, giusta il quale incombeva a quella direzione, prima di contrarli, di ottenere analoga autorizzazione della rappresentanza comunale, di modo che ora un' approvazione, come prevista dallo statuto, non era più possibile. La deputazione valutò 1' importanza delle operazioni fatte e quella pur anco dell' istituto interessato, e considerò il pericolo di creare precedenti, che deriverebbero da una sanatoria assoluta, per 1' avve- nire delle nostre associazioni in generale e pel Civico Ospedale in particolare. Fece riflesso che la cessata direzione invece di esonerarsi da ogni responsabilità coli'ottemperare all'obbligo che le incombeva statutariamente; prescelse senza un perfetto mandato, e senza giustificato motivo deliberare da sola sulle domande dei debitori, sui versamenti del denaro mutuato, e sulla stipulazione dei titoli e loro intavolazioni, e che per tal guisa si espose di sua volontà a tutte le conseguenze di legge derivanti dalla situazione anormale in tale riguardo da essa creata. La deputazione considerò pure gli obblighi che le incombono anche per il nuovo regolamento del Civico Ospedale e considerò per ultimo le somme difficoltà di un pieno ripristino, ed in relazione a queste considerazioni si è determinata a voti unanimi di fare rispetto ai detti mutui la seguente Proposta : «La rappresentanza comunale, adottando le ragioni esposte in argomento dalla deputa-«zione, ammette in via di sanatoria 1' accettazione «suppletiva dei detti mutui per conto, nome ed interesse del Civico Ospedale, colla congiunta riserva «delle azioni di regresso, giusta i disposti del Capitolo «30 del Codice Civile, e con riferimento ai §§. 7, 8 e «24 del vecchio regolamento del Civico Ospedale 1.° «Novembre 1870, di confronto ai membri componenti «la cessata direzione di detto istituto da notiziarsi del «deliberato.» L' on. Babuder rileva il fatto che la cessata direzione del Civico Ospedale, oltrepassava i suoi po-ieri, parla in appoggio delia proposta della deputazione. L'on. Pio Cambini, nella sua qualità di membro della cessata direzione del Civico Ospedale, parla in difesa sua e dei colleghi, sostenendo che anche le anteriori direzioni operavano con la stessa procedura nel contrarre mutui, e sostiene la bontà dei mutui combinati. L' on. Babuder, replica. L'on. Pio Gainbini, propone la nomina di un comitato, coli' incarico di esaminare i mutui in questione, e proporre l'approvazione di quelli trovati buoni, e la non approvazione dei non buoni; per togliere tutta la responsabilità alla cessata direzione. Gli onor. Vascotti e De Mori appoggiano la proposta dell'onor. Pio Cambini. Il podestà — presidente prende la parola e rileva che in forza della procedura notarile, alla prima mancanza di pagamento di un interesse di mutuo, si deve procedere agli atti esecutivi ; che già parecchi dei mutuatari erano in arretrato, che in ogni modo i termini dei contratti non sono superiori ad anni 10, con l'espiro dei quali ogni responsabilità sarebbe ces-cessata per la direzione che contrasse i detti mutui. L'on. P. Cambini insiste sulla sua proposta. Presa ancora la parola tanto il podestà presidente, quanto gli on. Cambini e Babuder, chiusa la discussione, e posta a voti la proposta dell' on. Pio Gainbini resta in minoranza di nove voti, per cui viene approvata la proposta della deputazione (13 voti). Al terzo punto dell'ordine del giorno, viene accolta a voti unanimi la proposta della deputazione di assegnare a favore dei danneggiati del terremoto della Liguria lire italiane cinquanta. Al quarto punto dell'ordine del giorno, sopra proposta dell'on. D.r Sandrin consigliere referente, avendo presa la parola in appoggio l'on. Babuder, la rappresentanza accoglie a unanimità la massima di fare le pratiche per sollecitare la istituzione di una scuola professionale conforme ai deliberati del consiglio scolastico locale. Al quinto punto dell' ordine del giorno, l'onor. consigliere Sandrin, riferisce sulla causa pendente tra la direzione del Civico Ospedale e gli eredi Alberto Giovannini per rettifica nel libro fondale della iscrizione di proprietà dei locali ad uso farmacia ecc. ecc., non essendo stato fatto il dovuto cenno nel libro fondale della disposizione testamentaria di Alberto Giovannini, il quale stabili che morta la moglie sua, l'uso e godimento dei detti locali passasse ai propri figli maschi e quindi per successione fedecommissaria ai figli loro, fino all' estinzione della linea mascolina del suo stipite. In tal caso succederebbe questo civico Ospitale sul diritto d'uso e godimento dei tre locali, senza poterli in veruna' circostanza alienare, permutare, avvincere d'ipoteca o in qualsiasi altra forma distrarre. Il consigliere Sandrin a nome della deputazione propone per ragioni di legge, di recedere dalla causa in quanto riflette alcuni degli eredi, tenendola ferma per gli altri impetiti. L'on. Pio Gambini fa una proposta che non è appoggiata, e viene accolta quella della deputazione. Al sesto punto dell'ordine del giorno'. Il podestà informa la rappresentanza delle prestazioni generose dell' ingegnere Carlo Yallon per la compilazione dei piani di costruzione della Cella Mortuaria; e rilevato che i fondi disponibili per la continuazione della fabbrica erano esauriti, partecipa di avere ottenuto dalla Giunta provinciale i fondi neces-sarii per portare a compimento l'edifizio con ampliamento del fondo destinato alle sepolture, che sarebbe congiunto alla Cella Mortuaria da una cancellata. La Giunta provinciale fornirebbe i fondi necessari in via di graziosa anticipazione, rifondibile in rate secche di fior. 1000 all' anno, a condizione che la quota di concorrenza del sovrano erario per conto dei carcerati, venga a suo tempo devoluta a scarico della anticipazione stessa. Chiede la necessaria autorizzazione della rappresentanza. Il podestà risponde ad alcune domande che gli furono rivolte stili' ammontare della spesa totale della Cella Mortuaria che sarebbe dai 14 ai 15 mila fiorini, nè può precisare la cifra di concorrenza del Sovrano Erario, che è autorizzato però a garantire come sicura. La rappresentanza accorda la chiesta autorizzazione. — Al settimo ed ottavo punto dell' ordine del giorno. La rappresentanza approva il conto preventivo del Civico Monte di Pietà per l'anno 1887 con un Introito di fior. 1916.69; un Esito di fior. 1688.43, ed un Civanzo di fior. 228.17. Approva poi il conto consuntivo dello stesso Monte di Pietà. 11 podestà interpella la rappresentanza per trattare d'urgenza un affare non posto all'ordine del giorno. Votata l'urgenza, il podestà a nome della deputazione in sede dell' amministrazione del Civico Ospedale, domanda la facoltà di regolare una vecchia pendenza per un mutuo, del complessivo importo di fior. 724, a debito di certo Silvestro Finderle di Pin-guente, occorrendo anche mediante cessione dei diritti di delibera, nel miglior interesse del pio luogo, e verso riferta dell' operato alla rappresentanza. L' on. Pio Gambini, accorda la facoltà e coglie l'occasione per confrontare le sorti del capitale Finderle di Pinguente, mutuato in buona fede dalle anteriori direzioni dell' Ospedale, con le sorti possibili dei capitali mutuati, lui direttore, e dei quali si è discusso e deliberato al secondo punto dell' ordine del giorno. La proposta della deputazione è accolta. L'on. Pio Gambini, protesta contro il deliberato preso dalla rappresentanza al secondo punto dell' ordine del giorno, perchè lo ritiene illegale, e si riserva i rimedii di legge; e domanda che questa sua dichiarazione sia inserita a protocollo. Nominati gli on. Pio Gambini e Babuder per la firma del protocollo, la seduta è chiusa alle 9l/2 poni. Come abbiamo già annunziato nel penultimo numero, ebbe luogo, domenica 15 decorso, il congresso annuale della società operaja di mutuo soccorso. Non consentendo lo spazio, diciamo oggi solamente, che furono prese alcune deliberazioni per 1' approvazione dei resoconti e per l'elezione di due consiglieri e di tre revisori, e che per trattare intorno a necessarie riforme dello statuto, mancò il richiesto numero legale. Gli annali cittadini segneranno nelle loro pagine il completo ristauro della sala comunale, la quale finora per il suo candore, alquanto preistorico, stuonava colla schietta eleganza degli altri locali del veneto palazzo. L' ambiente rinnovellato è ora sede decorosa e degna del piccolo consesso, cui sono affidate le sorti del nostro paese. E nella sala comunale trovasi anche un embrione di pinacoteca, iniziata coi dipinti dei giustinopolitani Carpaccio — padre e figlio —; nonché un piccolo panteon di uomini egregi, i quali illustrarono la loro patria coli'elettissimo ingegno e colla onestà dei propositi. Nel piano superiore dello stesso palazzo, parimenti ristorato, furono collocati in beli' ordine i molti libri della biblioteca; — dono in gran parte di generosi e benemeriti cittadini defunti. E ritornando al ristauro della sala comunale, un corrispondente capodistriano dell' Istria osserva in proposito : «Ora y'è posto sufficiente e comodo anche per il pubblico, senza il quale alle sedute viene a mancare la vita; poiché non basta che i cittadini abbiano piena fiducia nei loro rappresentanti, ma fa d' uopo che li confortino della loro presenza. Anche i giovani studiosi, e quelli che, comunque senza studi, hanno intelletto sveglio e pratico, non devono tralasciare di assistere all'atto più solenne dell'autonomia ~CAJ-ODISTBlA, Tipografia di Cirio Priori». comunale; in tale modo essi s'addestrano a tempo per il giorno in cui saranno chiamati a succedere ai vecchi nell' onorando assunto o a diventare loro colleghi.» Appunti bibliografici 1886. Rassegna letteraria di Guido Mazzoni con gV irrevocati dì. Appendice di scritti editi ed inediti sul coro II dell' Adelchi. Roma. Libreria Manzoni di E. Molino. Corso 26L. 1S87. La lepre è buona ; la salsa è piccante, e si può giurare che in tanta colluvie di libri, molti compreranno la lepre per via della salsa. Il Mazzoni giovine, colto scrittore e gentile poeta non è nome nuovo pei lettori della Provincia, e già altre volte si è detto di lui in questi Appunti bibliografici. Nell'appendice, la salsa; l'autore riferisce tutte le opinioni dei vari critici sulla nota questione degli irrevocati dì del Manzoni; questione, che pur troppo fece tanto chiasso nel mondo letterario; e il lettore vi troverà per intero riferito anche l'articolo dalla Provincia ('). Nel libro poi vi ha una larga rassegna letteraria dell' anno scorso, fatta con garbo e quasi sempre con imparzialità di giudizio. Veggasi per esempio la critica al Curato d'Orobio. Non così panni è giudicato il Fogazzaro. Alcuni appunti per vero mi pajono giusti; solo l'autore non doveva tirare in campo Carducciani e Manzoniani. Possibile che non si possa oggi fare un po' di critica senza passione di scuola. Le vie dell' arte sono tante ; e per entrare nel Tempio della Fama non si è mai domandato a nessuno la firma del maestro, come agli scolari prima di ammetterli all'esame. Lo stesso dicasi dove l'autore tocca della famosa Crestomazia del Brilli dalla quale è escluso il Manzoni, e si danno brani sopra brani del padre Bresciani anche dopo la critica del De - Sanctis e contro il parere stesso del Carducci. Benissimo poi fece il Mazzoni a dire anche dei traduttori. Convengo pienamente con lui dove tocca dell'utilità delle traduzioni. Dice bene un francese : — I traduttori sono i cavalli di rinforzo della civiltà. — A quelli che si lamentano di dover qualche cosa ai così detti barbari, si risponde che il mondo è una vasta società di mutuo soccorso. Se il Mazzoni poi avrà a fare una seconda edizione di questo utile lavoro (ciò che gli desidero di cuore) o ad imprenderne di simili, farà bene ad aggiungere un indice coi nomi degli autori criticati nel libro. p. T. (') Appunti bibliografici. Gli irrevocati d'i, N. 3. 1887. fitto» Madtnit» — Ant«« Grafiti «dit. • r«Ut. rtiponsabili'