ANNO XVI. Capodistria, 1 Agosto 1882. JN. 15. LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1" ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. " ANNALI ISTRIANI del Seeolo decimot,erro. *) 1223. - Roma, 23 novembg. — Papa Gregorio IX scrive al patriarca Bertoldo di accettare la resignazione di Leonardo, vescovo eletto di Trieste, quando fosse vera la sua malattia, e di comettere al capitolo triestino la elezione di un altro vescovo in sua vece. Cod. Dip. Ist. All'improvviso invito di un congresso straordinario a Rovigno pel giorno 26 Luglio, colti alle strette, abbiamo seguito un solo consiglio, quello di eccitare tutti i soci a recarsi al convegno, nella speranza che soltanto per tale modo si sarebbero potute impedire le risoluzioni di una maggioranza appena appena raggiunta, e che avrebbero potuto, nell'attuale condizione degli animi, aprire piaghe insanabili per molto tempo, ora che abbiamo più che mai bisogno di concordia. Se non che l'intervento di egregi patrioti fece prevalere a tempo altro ottimo consiglio, quello della sospensione del congresso, e fu fortuna che il consiglio prevalesse. Quali sieno poi queste ragioni, che consigliarono la sospensione, il lettore lo apprenderà dallo scritto della Giunta Provinciale, che pubblichiamo per intiero qui sotto. Nell'accennato nostro articolo, abbiamo esortati i soci a respingere ogni altra idea che non sia quella della conservazione della società agraria — ad ogni costo. —• Questa frase ad ogni costo parve oscura all' Istria, e lo ha ripetuto anche nell' ultimo numero ; ci piace quindi informarla che ad ogni costo vuol dire : anche se dovesse costare sacrifizii di opinione, spesso tanto difficili a conseguirsi, e col mezzo dei quali soltanto si raggiunge la concordia e quindi il pieuo sviluppo delle forze di ogni istituzione. E siamo intesi ! Ed ecco l'atto della Giunta Provinciale: Alla Spettabile Presidenza della Società Agraria istriana in ROVIGNO In riscontro al pregiato scritto di codesta Spett. Presidenza dei 22 giugno a. c. N. 654, con cui partecipava alla scrivente la convocazione di un Congresso straordinario della Società agraria istriana da tenersi in Rovigno nel dì 26 m. c., ed invitavala nello stesso tempo a farvisi rappresentare, la Giunta provinciale si pregia di dichiararle quanto segue : Lo scopo della riunione del Congresso sarebbe quello di deliberare sulla riforma degli statuti sociali, in base al progetto elaborato dalla commissione eletta nel XII" Congresso generale di Buje. Prescindendo dal fatto che in questo Congresso ordinario sarebbe stata stabilita la convocazione del successivo Congresso a Parenzo, e che da ciò taluni de1 soci potrebbero forse trarre argomento a considerare come non corrispondente al suddetto deliberato la convocazione della radunanza in codesta città: la scrivente è del parere che la radunanza stessa sia, iu questo momento, anche per altri motivi, non opportuna, ed anziché utile, possa riuscire dannosa alla Società. La difficile condizione, in cui trovasi la Società Agraria, è troppo nota, perchè occorra di discorrerne in dettaglio. Il bisogno di riformarne gli Statuti allo scopo che la medesima possa continuare a sussistere a decoro ed utile della patria, è da tutti sentito; è però molto dubbio, che le deliberazioni che in proposito potrebbero essere adottate dal Congresso raggiungano ora il desiderato scopo di fare cessare ogni attrito di opinione, e concorrere al consolidamento futuro della Società. 11 nodo di tutta la questione, nou giova di dissimularlo, è riposto nel trasferimento della sede .sociale da Rovigno a Parendo, ed in qualunque modo lo si troncasse oggi, esso lascierebbe hiolto probabilmente dietro di sè un lungo strascico di doglianze, e risentimenti. La Spettabile Presidenza non ignora certamente essere intenzione del Governo di presentare alla Dieta provinciale una proposta di legge per l'istituzione di un Consiglio Agrario provinciale, e dei Consorzi Agraij distrettuali, colla sede del primo in Parenzo, e degli altri nei capoluoghi dei distretti giudiziari. Non lasciasi ora prevedere quale accoglimento farà la Dieta provinciale a questa proposta di legge; ma brevissimo ne è in ogni caso il tempo, che ci separa dalla tinaie decisione. Comunque possa essa però riuscire, egli è certo che la medesima tornerà in bene alla Società agraria, almeno nel senso di segnare una più precisa direzione allo scioglimento della" suddetta principale questione, e ad ogni più opportuna riforma degli attuali statuti. A parere della scrivente, sarebbe pertanto consulto di attendere le deliberazioni dietali nel preaccennato argomento, prima di deliberare sulle proposte riforme della Società agraria. Ed infatti, o la Dieta provinciale accoglie il progetto governativo; ed in questo caso la proposta del trasloco Sèlla Sede della Società agraria potrebbesi lasciare affatto cadere, appunto per procurare a quest' ultima una piena libertà d'azione e d'indipendenza dall'altra corporazione agraria e perchè la Società possa poi riformare i suoi statuti con riguardo alla nuova condizione di cose. — Oppure la Dieta provinciale respinse il progetto, ed in tale caso ogni soggetta questione, compresavi quella della sede sociale, verrebbe trattata e risolta, con maggior sicurezza di esito favorevole, non già pella città, che ne verrebbe prescelta, ma pella ricostituzione e rinvigorimento della società «tessa: aquistandosi tempo frattanto a ridonare la voluta calma nelle deliberazioni, ed a ripristinare quella concordia di propositi, senza la quale nulla sì può sperare di veramente utile, e decoroso al nostro paese. Per queste ragioni, ohe consigliare potrebbero la sospensione del Congresso straordinario, o per lo meno | l'aggiornamento della discussione sulla riforma della I società agraria posta all'ordine del giorno, la Giunta j provinciale, lasciando alla Spettabile presidenza pienis- i sima libertà di giudizio, e di azione, non ritiene gio- ! vevole il suo intervento al Congresso medesimo; ed esprime in ogni modo la fiducia che quand' anche il Congresso si dovesse nondimeno tenere, esso possa riuscire di generale soddisfazione nei suoi risultati finali. Dalla Giunta Provinciale dell' Istria. Parenzo 20 luglio 1882. CORRISPONDENZE Pinguente, 25 luglio Pinguente è una cittadella nel centro dell' amena nostra penisola: luogo antico, i cui abitanti parlano un buonissimo dialetto italiano, sia per purità di voci come anche per scorrevolezza di liDgua. Ne' villaggi attinenti a questo nucleo distrettuale si paria lo slavo, (non però il croato), sebbene quasi tutti conoscano la lingua italiana e 1' usino discretamente. E voi già sapete come i rozzi carbonari del Carso trattino con sorprendente disinvoltura i loro affarucci nella nostra lingua. PiDguente di ben poco interesse per 1' addietro, salì da qualche tempo in certa rinomanza. Difatti cinque anni or sono veniva messa in attività una linea ferroviaria nell'Istria, e questa cittadella s'ebbe una stazione, fabbricata, è vero, un po' lontano dalla città. Ed ecco pertanto un fatto che valse a destare il germe di una vita industriale in questo luogo, a mettere in relazione Pinguente colle diverse città della ' provincia e coi paesi limitrofi, animando così un commercio sebbene ancora limitato. Ond'è che ora con minore dispendio e maggiore comodità si ottiene ciò che prima esigeva spese più grandi e più grandi conati. — Altro fatto che diè qualche nome a Pinguente si è lo stabilimento balneario d'acque minerali, situato presso Montona e noto sotto l'appellazione di Terme di Santo Stefano, stabilimento cotanto decantato e che al presente trovasi nel suo stato migliore ad opra del signor Bradetich, proprietario del luogo. Qui accorrono numerosi non solo i comprovinciali, ma ben anco i forastieri di lontani paesi, mossi dalla salutifera virtù delle acque e dal delizioso soggiorno. Tutto ciò giova anche a promuovere un certo sviluppo d'idee e di coltura, e fa allarmare nello stesso tempo i signori par-rochi dei circostanti villaggi, i quali, come già sapete, provocarono la proposta emessa da alcuni rappresentanti slavi nell'ultima seduta municipale, d'introdurre, cioè, la lingua croata, nelle scuole e nella pertrattazione di tutti gli affari podestarili e del foro. Idea strana ed incredibile, e che com'era da attendersi, venne a cadere tra le omeriche risate del pubblico. Di questa proposta s'è fatta menzione nell'ultimo foglio ebdomadario L'Istria. Ed io non posso a meno di encomiare 1' egregia iniziativa presa dal corrispondente del periodico sullodato, in quanto che egli sia il primo fra i pinguentini, il quale abbia fatto sentire la sua voce in simili questioni ; anzi lo esorto, per quanto valga la mia povera voce, a voler perseverare nel suo nobile assunto ogni qualvolta il bisogno lo esiga; ciò che di leggieri potrebbe succedere, essendo la matta idea del panslavismo radicata solamente nelle teste di alcuni poveri contadini e fomentata dall'influenza dei nostri preti. x y. Gii studenti universitari ed il periodico L'ISTRIA Non crediamo superfluo far sentire anche la nostra voce a difesa del periodico confratello, l'Istria, attaccato dulia troppa vivacità di alcuni egregi nostri giovani. I padri, gli zii, i fratelli maggiori, avranno certo fatta sentire la loro disapprovazione ai rispettivi figli, nipoti, fratelli, studenti all'Università, per il loro contegno. Siamo stati studenti anche noi, molto tempo fa, è vero, ed anche noi abbiamo fatto le nostre e non ce ne siamo dimenticati .... ; ma crediamo che meglio delle frasi pungenti, gioveranno presso i nostri bravi giovani le buqne ragioni, esposte da egregi patrioti ; come a mo' d' esempio fece 1' egregio Avv. Giorgio Dr. Baseggio nella sua lettera diretta all' Istria, e che crediamo opportuno di ristampare : Milano, 29 Giugno 1882 Onorevole Direzione del Giornale L'Istria PARENZO , e « v ■ ~1 ■ Mi faccio sollecito di trasmettere a codesta Onorevole Direzione il tenue importp della.mia associazione pel secondo semestre 1882 al Suo pregiato periodico. Quando sul finir dello scorso anno vidi annunziata la prossima pubblicazione dell' Istria, io me ne compiacqui come di un fa ftp. eh*1 certamente avrebbe recato vantaggio alla nostra provincia; e non essendo ìn grado di contribuire, come pure avrei desiderato, in modo più efficace a far prosperare il giornale, deliberai di dargli almeno il piccolo concorso della mia quota d' associazione, come supponevo che ciascuu altro istriano, sollecito della civiltà nostra, avrebbe certamente fatto. I sei mfsi di vita, che \'I$tria ha finora condotto, mi fecero comprendere che non mi ero ingannato sul suo programma. Altri innamorato di eccelsi ideali, trqverap forse che i,l giornale poteva essere, come si suol djre, fatto, meglio ; io invepe, considerando le milje difficoltà dei luoghi'e dei tempi credo che non sia senza merito quanto s'è potuto fin qui conseguire, e auguro alla mia provincia che l'Istria possa continuare un pezzo spi cammino, che ha impreso a percorrere, perchè, se esso non è privo di triboli^ conduce però a quella meta, che deve essere nel cuore di tutti. Certo, fin che VIstria resta fida alla bandiera, che ha inalberato. mi avrà, sempre tra i suoi più sicuri seguaci. Queste dichiarazioni potranno sembrare inutili, nè io avrei creduto di dovergliele fare, se non avessi letto testé, nel suo numero del 15 corr. ristampato da un giornale di Trieste uno scritto firmato da molti studenti universitari, i quali, premesso che l'Istria "non è r conseguente, nè al programma, nè alle speranze, che ■r (essa) era chiamata a destare,., conchiudono, facendo „ sapere che "si trovano indotti a pubblicamente scon-„ fessarla.,. Rispetto tutte le opinioni, anche quando, come nel caso presente, npn le capisco; ma sono uso a dichiarare francamente e sempre le mie. E poiché su questo punto io porto una opinione affatto contraria a quella dei Signori studenti, e la loro dichiarazione si risolve in una offesa ingiusta, a mio avviso, che essi fanno alla Direzione dell'iena, panni debito di ouest' uomo il manifestare a codesta medesima Direzione che, se v' ha alcuni, i quali la condannano, altri invece, e forse in numero ben maggiore, si schierano con lei. I tempi, per verità, sono tali che dovrebbero consigliare a tutti, specie ai più giovani, che hanno meno esperienza della vita, molta moderazione, molta equanimità, molta tolleranza delle opinioni altrui e sopra tutto molt!!!.',-.,.. .. .;,... . , XTotizie Addì mk. m nuova diocesi di Tneste-Capodistria Monsignor Vescovo | Dr. Gavina,. L'intronizzazione solenne in Trieste di questo nostro novello e distinto prelato, avrà luogo addì G del corrente, secondo un programma, che verrà quanto prima pubblicato. Ecco frattanto la relazione che ci dà il periodico L'Istj-iq. intprao alla partenza da Parenzo del Vescovo prefato : .Fino dalle prime ore del mattino trovavasi nel nostro porto, venuto da Trieste e spedito ad hoc, il vapore governativo Pelagosa. Monsignore lesse alle ore ?Vi la messa all'aitar maggiore della basilica, col-l'intervento dì tutte le autorità governative, provinciali e comunali e di molto popolo. Finita la funzione. Monsignore si ritirò perbrev'ora nell'Episcopio; poi ricevuti gli ultimi affettuosi saluti, si mosse, seguito dalle prefate autorità, e da un grande stuolo di pubblico, allo scalo del vapore sul quale s' imbarcò, salutato lungo tutto il suo passaggio, e al molo con reverente ossequio. Il Vescovo commosso, rispondeva col capo e colla mano ai tanti saluti, ed il vapore filò per alla volta di Trieste. Erano con lui ad accompagnarlo: una deputazione dei Capitoli triestino e parentino, altra del Municipio di Parenzo, ed una terza della Giunta provinciale oltre ad altri intimi amici di Monsignore, venuti appositamente da Trieste. 11 Bollettino della società geografica italiana (Maggio e Giugno) contiene una lettera dell'egregio nostro comprovinciale, prof. Lovisato, scritta da Montevideo, 27 ottobre 1881, e diretta al commendatore G. Sella. La lettera si riferisce ad una escursione compiuta dal prof. Lovisato nell' Isola di S. Vincenzo del Capo Verde, ed è di tanta importanza che il Bollettino suaccennato la pubblica per esteso. Nella scuola reale superiore di Pirano ebbero luogo gli esami di maturità il giorno 12 d. — Vi si assoggettarono i seguenti candidati e tutti furono dichiarati maturi : Deniuj Antonio da Pola Girometta Edoardo da Venezia <> Indilli eli Alberto da Lussinpiccolo Rizzi Bonomo da Muggia Nei giorni 14 e 15 m. d. furono tenuti anche nel Ginnasio superiore di Capodistria gli esami di maturità. Degli otto candidati presentatisi, sette subirono felicemente la prova e sono: Barzelatto Antonio da Rovigno Q Franco Giovanni da Buje Gennaro Giuseppe da Capodistria Lampich Giovanni da Capodistria Martissa Giuseppe da Capodistria Ventrella Almerigo da Pirano (con distinzione) Polesini Giorgio da Parenzo Di questi, uno si dedica alla medicina: Lampich Giovanni, uuo alle discipline ginnasiali: Martissa Giuseppe, e gli altri alle scienze legali. Inviamo un bravo di cuore a tutti questi giovani nostri comprovinciali, che siamo certi faranno onore al loro paese. I funebri del marchese Giampaolo Polesini Intorno all' imponente dimostrazione di affetto e di stima fatta da tutta l'Istria e da Trieste I ! a questo benemerito ed illustre nostro compro- ; vinciale, togliamo dal periodico VIstria le parti | più notevoli: Appena spirato il marchese Giampaolo Polesini ! l'inclita Giunta prov. si affrettò di notiziare per telegrafo S. E. il Sig. Luogotenente Barone de Pretis, le Presidenze municipale ed agraria di Trieste, la Presidenza dei Municipi dell' Istria, nonché quei deputati alla Dieta istriana, che per ragione di distauza sarebbero potuti intervenire ai funerali, la Camera di commercio e la Società agraria istriana. Contemporaneamente poi spiccava un apposito invito stampato pei funerali alle Autorità provinciali e distrettuali, ai Mn-nicipi, alle Società operaje ed a moltissimi privati della provincia e fuori. — La Società operaja di Parenzo j alla sua volta faceva altrettanto. Andremmo troppo per le lunghe riportando testual- j mente tutti i telegrammi pervenuti poi alla Giunta, al Municipio, all'Operaja di qui nelle giornate di venerdì e sabato ; li riassumeremo perciò brevemente, chiedendo venia a priori se nell'enumerazione di questi, come delle deputazioni intervenute ai funerali, ne lasceremo qualcuna nella penna, assicurando che non lo facciamo per premeditazione. Fra i primi a mandare telegrammi di condoglianza e precisamente al Sig, Capitano prov. comm. Vidulich, si fu S. E. il Barone de Pretis, pregandolo anche di farsi interprete dei suoi sentimenti presso la famiglia del defunto. Altrettanto fece l'ili. Podestà di Trieste Dr. Bazzoni, annunciando nel tempo stesso di aver delegato a rappresentarlo nei funerali I' on. A. Dr. Vidacovich Consigliere e Deputato prov. di Trieste. Fra i Municipi dell'Istria risposero per telegrafo : Capodistria, Pirano, Rovigno, Pola, Cherso, Montoua, Visinada e Lussiupiccolo. Altrettanto faceva la spett. Camera di commercio di Rovigno, l'on. Avvoc. Dr. A Vidacovich, i Deputati alla Dieta istriana on. Direttore Babuder, il Capitano distret. on. Eluschegg, Mons. Canonico Sterk, on. Ter-dich, on. Ivancich ; oltrecciò l'on. Kupka segretario della Camera dei deputati a Vienna, e 1' on. Pozzi i. r. Consigliere capo sezione al Ministero del culto e pubblica istruzione. Contemporaneamente giungevano al Municipio di qui telegrammi : dalla Società operaja di Trieste ; dal Municipio, dalla Società operaja, dalla Filarmonica, dalla Filodrammatica, dalla Società di cauto, dalla Società cittadina di navigazione a vapore di Capodistria; dal Municipio di Pirano e Dignano. — Cosila Società operaja di qui riceveva telegrammi di condoglianza dalle consorelle di Trieste, di Pola e di Pirano ; e riceveva lettere di condoglianza dai/a Fratellanza di Pola, dalla Mutua di Cherso. * * * Non accade neppur di dire come non solo tutte le Autorità, le scuole, l'operaja ecc., ma precisamente, tutta Parenzo intervenisse ai funerali. Mandarono poi speciali deputazioni: la Presidenza Municipale di Trieste; i Municipi di Capodistria, Isola, Pirano, Buje, Pisino, Albona, Rovigno, Dignano, Umago, Cittanova, Montona, Orsera, Visignano, Pinguente, Visinada, Grisignana, Antignana ; le Società Mutue di Capodistria, Rovigno, Pisino, Visignano, Buje, Dignano, Grisignana; la Camera di Commercio e degli Avvocati ; la Società corale di Capodistria ; il Casino sociale di Pirano. Si fecero rappresentare ai funerali : l'illust. prof. Carlo Dr. de Combi a mezzo del Dr. Nazario Stradi; i Municipi di Muggia, Lussinpiccolo, Pola, la Società agraria triestina a mezzo del vice-capitano prov. Dr. Amoroso ; ii giornale la Provincia a mezzo del redattore dell'Isaia M. Tamaro. La fila delle deputazioni, delle autorità e dei privati che accompagnavano il feretro era straordinariamente lunga. La salma giaceva in due casse di zinco sopra elegantissimo carro funebre, tirato da quattro cavalli, e preceduto da un battistrada, fatti venire a posta dall' impresa Zimolo di Trieste. Le torcie ai due lati del carro erano portate da dodici giovani delle principali famiglie. Oltre a queste vi erano parecchie altre torcie mandate, come d' uso, dalle famiglie della città. L'ordine del funebre corteo era il seguente: Scuole, Società operaja con bandiera, clero, bara, famiglia e parenti, Rappresentante politico. Deputazione della città di Trieste, Deputazioni dei Municipi istriani, De- putazione della Camera di Commercio istriana; Deputazione della Società agraria istriana, Deputazioni in genere, Giuuta provinciale, Deputati provinciali, Consiglieri e Rappresentanti comunali di Parenzo, Autorità i. r. locali, impiegati provinciali, impiegati comunali, pubblico. 1 cordoni erano tenuti dai signori : Capitano prov. Dott. Comm. Vidulicb, podestà di Parenzo Dott. de Vergottini, Francesco Sbisà dirett. sost. dell' Istituto di credito fond., avv. dott. Amoroso delegato dalla famiglia, barone G. Lazzaiini dep. al Cons. dell'Impero, podestà di Montona Angelo Corazza, vice presid. della Camera di Cornai, ed ind. Federico Spongia. La bara era tutta coperta di bellissime corone, fra le quali vi abbiamo notate le seguenti offerte : dalla Giunta provinciale, dal Municipio di Parenzo, dalla città di Rovigno, dalla Dir. dell'Istituto di credito prov., dagl'impiegati provinciali, dal Municipio di Pareuzo, dalla città di Rovigno, dalla Dir. della Società agraria di Trieste, dalla Dir. della Società agraria istriana, dalla Società operaja di Parenzo, da uu amico dolente, dalla famiglia Privilegi, dai fratelli Dauelon, dalla redazione del giornale L Istria. L^tta la messa e compiute le esequie, la bara fu trasportata a mano nell' atrio della chiesa. Ed ecco i discorsi tenuti dall' illust. Podestà Dr. de Vergottini e dall' illust. capitano prov. Dr. Vidulicb, innanzi alla baia. Quella fu una scena proprio commovente. I portici dell'atrio di quest'augusta basilica erano gremiti di persone accorse da ogni parte dell'Istria: il dolore e la mestizia si leggevano sul volto di tutti; molti piangevano; quando per primo il Podestà di Parenzo così imprese a parlare : „Qual desolante mestizia si diffonde da quella bara, che eternamente muta, ora sta dinanzi a noi! „U pallore delle nostri fronti abbattute, i singulti mal repressi dei nostri petti palesano quale crudele ed irreparabile jattura abbiamo fatta! „Sì, piangiamo o Signori, che altrimenti il dolore ■impietrito spezzerebbe gli animi nostri, tanto è grave la sciagura da cui fummo colti, e che c'immerge in un profondo lutto cittadino, amaramente condiviso dalla intiera provincia. „L' egregio amico e fratel nostro, il Barone Giampaolo dei Marchesi Polesini si è spento per sempre, quaando pur non ci voleva abbandonare la ingannatrice speranza di ascoltare ancora la voce di un capo a uoi tanto cara, di veder agire in prò della patria una intelligenza così nobile e vivace, uno spirito così vigoroso che i patimenti, gli spasimi di una esistenza da tre anni atrocemente torturata, e di una morte lungamente presentita non valsero infrangere „Etu,mia Parenzo, non ismettere per lungo lasso di tempo le bruue gramaglie, di cui vestisti il tuo acerbo ed angoscioso dolore per la perdita del più nobile e più cospicuo tra i tuoi filali. „L' illustre trapassato uscito da chiara ed antica prosapia istriana fu decoro di Parenzo e dell' Istria. Egli ha mostrato ancora una volta quanto obblighi la memoria di uu lungo ordine di avi, e quanto l'educato sentire di perfetto gentiluomo, unito a largo censo, possa elevare a forte tempra i sensi più alti e generosi d' uu uomo, e possa potentemente concorrere allo sviluppo di ogni sociale progresso, di ogni libertà civile. BAmantissimo del suo loco nativo e della provincia nostra, e riamatone, la sua memoria è ormai indelebilmente associata ad ogni opera che imponesse devozione e sagrificio. E furono soltanto devozione e spirito di sagrificio che lo sobbarcarono fino agli ultimi aneliti della sua vita alle più eminenti cariche provinciali e cittadine, delle quali la estimazione generale lo volle insignito. „Ovunque era da combattere pel bene di Parenzo e per 1' onore del nome istriano, egli saliva coi primi sulla breccia, e vi stava instancabilmente fino alla fine coli' unica ambizione di servire il suo paese e di farne prosperare le sorti. „I1 suo nome fu simbolo di patriottismo e di concordia, e perciò il suo nome fu e resterà onorato e riverito in provincia e fuori, dappertutto ove si onora e riverisce l'affetto operoso verso la patria. „Ploriamo adunque, o Signori, sulla sua morte; ma da questa sorga più forte e tenace lo spirito ed ii sentimento di solidarietà pel bene della patria comune in tutti gl'istriani. „E tu spirito eletto e sempre desiderato, che aleggi intorno alla intelligenza increata, tu nella divina corrispondenza dei patriottici sensi che a te ci unirono in vita nell' affetto e nell' opera verso 1' amata nostra Parenzo e l'Istria dilettissima; tu conforta la nostra ambascia pel tuo sparire dalla terra, e tu continua ad inspirarci col perenne ricordo delle tue cittadine virtù nei santi propositi di carità di patria, e dell' onore del nome istriano che stettero sempre in cima ai tuoi pensieri, e staranno sempre nei nostri cuori." * * £ E poiché ebbe finito l'illust. Podestà, così cominciò a dire l'illust. Signor Capitano provinciale comm. Vidulich. „La mestizia, che spira dal volto di quanti siam qui convenuti, esprime ben più che io uo '1 possa a parole quanto penoso e grave sia 1' uffizio che in oggi compiamo. Se doloroso riesce mai sempre il rendere gli estremi onori a persona, con cui in amichevole consorzio siensi divise le gioje e le sofferenze avvicendan-tisi nel corso della vita, assai più turba e rattrista l'animo il farlo quando nell'estinto, oltre all'amico, si pianga perduto un uomo integerrimo, un egregio compatriota. „Tale fu il Barone Giampaolo dei Marchesi Polesini ! ^Chiunque ebbe con lui rapporti ne ricorda l'affabilità de' modi, l'indole conciliativa, lo specchiato carattere, l'assennato consiglio, ed all'occorrenza, il pronto e mai ostentato soccorso. „La sua città natale, Parenzo, — come disse testé l'illustre suo primo cittadino — lo ha veduto sino da suoi giovani anni dedicare ogni cura per sollevarla dalla prostrazione in cui disastrose vicende 1' avevano ridotta, e riconoscente memora che deve in gran parte a lui la migliorata sua condizione. „L' Istria tutta con animo grato rammenta quanto egli abbia oprato in altri tempi per liberarla dalla stretta de' proibitivi sistemi, e come egli zelantissimo della prosperità del paese, siasi costantemente adoprato a mantenerne vivo il precipuo fattore, la provinciale concordia ; essa lo vide più recentemente posto per primo a capo e del suo primo Parlamento provinciale, e della Società formatasi per favorire tra noi lo sviluppo agrario, dell'Istituto destinato ad assicurarne il credito fondiario, sempre attivo, anche durante la atrocissima lunga malattia che ne estinse ahi ! troppo presto la vita, sempre fedele ne' principi di vera libertà e prograsso, e strenuo sostenitore della nostra avita civiltà, il più prezioso nostro retaggio. „Nè mi dilungo a dire in dettaglio le sue doti ed azioni, degne di encomio, sia che riflettansi nei molti uffizi pubblici da lui sostenuti o nella sua vita privata e di famiglia, che nè il luogo me lo consente, e meno ancora 1' affanno che provo per la perdita di un caro amico, il quale molti anni mi fu guida e compaguo nella appoggiataci cura de' patii i interessi. „Egli non è più! Nou è più tra noi, ma vive e vivrà nei nostri cuori, nella memoria che gli istriani gli serberanno grata a perenne. „Al dolor nostro per la sua dipartita arreca sollievo la fede che il nome di Giampaolo Polesini sarà dai nostri posteri tenuto sempre iu onore, porge conforto la speranza che di sue virtù cittadine molti altri de' nostri si facciauo imitatori. „Fotti in questa tede, animati da questa speranza, diamo I' ultimo vale all'ottimo amico, al cittadino esimio, all'insigne compatriotta : — Giampaolo Polesini riposa in pace!" Cose locsili Anche iu quest'anno la aignora Caterina Dolnitscher, nata Pellegrini, ha elargito fai 25 a favore del nostro Asilo di Carità per l'Infanzia, in occasione del terzo anniversario dalla morte del di lui fratello Giuseppe Pellegrini, benemerito Direttola di quel pio Istituto. Domenica 16 d., la. nostra città s' ebbe la visita, sempre gradita, della società Euterpe di Trieste, che in buon numero di soci si recò tra noi col vaporetto Giu-stinopoli in gita straordinaria. Da una relazione pubblicata in questi giorni per cura del locale Municipio, rileviamo il seguente quantitativo comparso nel nostro mercato di bozzoli dell' anno cor,ivnt.t; Galletta nostrana gialla chil. 12,825/38«, pagati con f.ni 15,157.92. Prezzo medio f.ni 1.96 ,3/)(M), galletta misiachil. 56 „.i0> pagati cop f.ni 63.27. Prezzo medio f.ui 1.13. Assieme chil. 12,887 tilHI, corrispondenti all' idiporto di f.ui 25,221.19. Appunti bibliografici Di frate, Sebastiano Schiavone da Rovigno celebre intarsiatore del secolo XV. Ne1 miei cenni sulla storia dell'arte cristiana nell'Istria, stampati nella Porta Orientale, Anno terzo, toccando di alcuni artefici istriani, poco noti del secolo decimoquinto, aggiunsi che ne avrei detto qualche cosa di più, se mi fosse dato di raccogliere tradizioni o qualche scritto, rarissimo pur troppo nell'Istria, per le devastazioni e gl'incendi degli archivi nelle guerre genovesi, Era una promessa, e benché tardi la mantengo. Tra i celebri artisti di quel tempo gli scrittori d'arte ricordano un frate Sebastiano Schiavone da Rovigno intarsiatore, ma ben poco ci sanno dire e della sua vita e delle opere sue. Lo Stancovich così ne discorre : — Schiavone Sebastiano da Rovigno intarsiatore laico olive-tano dell'isola di Sant' Elena di Venezia. Dice il Moschini, nella guida di Venezia, pag. 628, ch'era di Rovigno, e che nelle bellissime tarsie lavorate da lui per la chiesa del suo convento, le quali purtroppo andarono distrutte, si leggeva così : Extremus hic mortalium operum labor F. S. de Ruigno M. Oliveti qui S id. Sept. diem obiit 15 OF). Questa epigrafe è portata anche dal Corner, e se ne parla con lode anche dal Sansovino. Travagliò pure fra Sebastiano nei sei comparti dell' armadio di mezzo della sagrestia di §a.n Marco, i quali non mostrano che fabbricati e prospettive. Questo intarsiatore è ignoto al chiarissimo Lanzi." Neil' opera dei Sansovino — Venetia, città nobilissima et singolare descritta dal Sansovino con nove e copiose aggiunte di D. Giustinian Martinioni — leggesi pnre: Et gli armadi lavorati con bellissime tarsie da F. Sebastiano et da F. Giovanni da Verona ottimi maestri in quell'arte ... È parimenti notabile if coro nei cui sedili di tarsia, oltre ai disegni dei fogliami che vi sono et le prospettive, vi sono ritratte in 34 sedili 34 città delie principali del mondo à punto come elle sono con molto artifizio et vaghezza, et fu di mano del predetto F. Sebastiano da Rovigno converso di quest'ordine che visse 1' anno 1480. (') Documenti importanti certo sono questi, ma non quanto richiede la critica odierna. Sappiamo che l'intarsiatore era di Rovigno, sulla fede di un si dice e di un' opera che più non esiste. Chi ci assicura che quegli scrittori non siano stati ingannati, o abbiano letto un nome per l'altro? Fuori, fuori le. carte; qua i certificati di nascita o qualche altro documento che provi come l'intarsiatore de quo fo/sae veramente iatriaso e di Rovigno. Altrimenti si potrà sempre ripetere che gl'Istriani contano i loro uomini celebri senza prove, come hanno fatto pel pittore Carpaccio. Per chiudere la bocca agli oppositori, ecco qui importanti documenti che mi furono gentilmente comunicati dall'illustre Cav. Caffi, Conservatore delle antichità in Lombardia, collaboratore dell'Archivio Lombardo, scrittore d'arte, e dili- - '•»".; *■ iii* Óiq.iMM I j:l<(fli*i > Jio't £ -Uhi ■» ' :r-.-<•<{ pentissimo nel raccogliere notizie con pazienza di erudito non solo, ma, ciò che è faro, con fino gusto e profonda conoscenza dèli' afte. Ed ecco i documenti da lui raccolti sul nostro fra Sebastiano. Liber professorum et mortuffrmi A ab anno 1319 ad 1579. Archivio del Padre Ab. generale j dei Monaci Olivetani in Chitisuri di Siena. ! pag. 104. In conventu Paduae professus est j sub die 15 Augusti an. 1461 fr. Sebastianus de \ Rovinio. pag. 137. Vemètiis obiit in Mowrio S. He- j Imae anno Dom. 1505 fr. Sebastianus de Ristria j conversus. I Non ci è adunque più alcun dubbio sulla j patria di fra Sebastiano. Ed ecco qui il pacifico itinerario, e le varie lapidi segnate lungo la via tranquilla, percorsa in silenzio da questo fraticello istriano innamorato dell'arte. Negli — Annales Ulivetani («x Arch. General. M.is Ol.i Mag 1439-1557) si legge: 1461 In Mon. S. Benedicti Novelli de Padua, fra Sebastianus de Istria novitius coa-versus. (J) 1462-64 Portinarius in Mon. S. Mariae de Gradarlo in Mantua. 1464-65 In Mon. S. M. in Organis de Verona. Conversus. 1466-67 In Mon. Princ. Montis Olivetis. Conversus. 1468*69 In Mon. S. M. in organis Veronae. Conversus. 1470, 71, 72, 73 Conversus in Mon. S.i Bei de Florentia. 1474, 75 In Mon. prin. Montis Oliteti. Con-versos. 1476 In Mon. S. Mariae de Riparia patavina. Conversus. 1477, 78 Conversus Ferrariae ad S. Georgii. 1479 Id. Venetiis ad S. Helenae. 1480, 81 Idem Idem. 1482, 3 Conversus ad Mont. Oliveti. 1484, 5, 6, 7, 8, 9 Conversus ad S. Helenae Ven. 1490, 91, 92, 93, 94 Idem. 1495, 96 Bononiae ad S. Mich. in Busca Con-versus. 1497, 98, 99, 1500, 1, 2, 3, 4, 5 Conversus Venetiis ad S. Helenae. Importanti indicazioni tutte; perchè ci mettono sulla via di scoprire forse nei vari luoghi di sua dimora qualche reliquia delle pregiate sue opere. E quanto fosse egli valente nell'arte sua, lo provano, oltre al già citato giudizio del Sansovino, i documenti seguenti : Nella — Hi-storia Olivetana Abbatis D. Secundi Lancellotti perusini edita Venetiis anno 1623 si legge — „ Clarus est hae tempestate (saec. XV) fr. Sebastianus Ruinas (sic) qui in cerostrato et incisura palmam adeptus est (pag. 58, 59. Lib. 1.). A pag. 183 lib. II — De Asceterio D. Helenae Venetiis. „ìn Sacrario abaci spectacido degnissimi studio de artificio potissimum tesselato, ela-boravèrunt fr. Sebastianus Ruinas (Rovigno in Istria) et fr. lohannis Veronensis, Olivetani ambo sive tantum a Sebastiano, cum in eorum angulo haec panca legerim. Extremus Me mortalium operum labor fr. Sebastianus de Ruigno Montis Oliveti qui 111 id. sept. diem obiit 1505. Di questo fra Giovanni da Verona che collaborò a Sant' Elena col nostro fra Sebastiano, discorre da par suo il padre Vincenzo Marchese nella sua „Storia dei più insigni pittori, scultori ed architetti domenicani." Volume II a pagina 226. Firenze. Le Monnier 1854. Ma la gloria maggiore del nostro istriano si è quella di essere stato il maestro del più insigne degli intarsiatori — fra Domenico da Bergamo — come rilevasi dal sopra iodato padre Marchese nella citata opera a pag. 227, 228 voi. secondo All' anonimo autore (così scrive il Marchese) della — Notizia di opere del disegno della prima metà del secolo XVI, pubblicata dal dotto Morelli, bibliotecario della Marciana in Venezia — andiamo debitori di una molto rilevante scoperta, per la quale si viene a conoscere in parte il maestro di fra Damiano nei lavori della tarsia. Ricordando egli pertanto alcune eccellenti opere di arte in Bergamo nella chiesa di San Domenico soggiunge: „In la cappella maggiore li banchi de tarsia son de man de Fra Damian bergamasco, converso de San Domenegho che fu discepolo di fra .. . Schiavon in Venezia (2). . . Per la qual autorità si deduce che Fra Damiano fu discepolo di un religioso illirico (sic) e che ad apprendere quest' arte si recasse in Venezia, se in quella vece non voglia credersi piuttosto, che quel frate Schiavone così si appellasse non dal luogo dei natali, ma dai vero cognome della famiglia. E qui punto ed a capo, per notare il solito errore del confondere Istriani e Schiavoni. Io ritengo infatti che fra Sebastiano si chiamasse -) Notizie d' opere di disegno «ella prima metà del secolo XVI, scritte da un anonimo di quel tempo, pubblicate ed illustrate da Don Jacopo Morelli, custode della Real Biblioteca di San Marco di Venezia Bassaiio 1800 un volume in 12 Vedi a pag. 50. Schiavoni, perchè la sua famiglia era originaria della Dalmazia, e trasferitasi a Rovigno. Anche oggi nel Veneto è comunissimo il cognome di Schiavoni. E tanto era schiavou lo Schiavoni, quanto io Tedeschi, tedesco. Ma torniamo al giudizio del padre Marchese: „Al presente (così leggesi in nota a pag. 228 Voi. II dell' opera citata) ci è dato conoscere alquanto meglio il maestro di Fra Damiano da Bergamo. Ecco quanto il signor Michele Caffi si degnava comunicarci di Ferrara con sua del 15 gennajo 1850." L'Anonimo del Morelli, da lei citato a pag. 251 del volume II dice : Fra Damiano Bergamasco (celeberrimo intarsiatore in legno) fu discepolo di Fra ScJiiavon in Venezia. Notizia pregiata, perchè ci rivela uon soltanto il maestro (assai bravo) del Frate da Bergamo ; ma eziandio, presso a poco 1' epoca del nascere di Fra Damiano. E ci rivela che quest'ultimo fu condiscepolo del preclarissimo intarsiatore, Fra Giovanni da Verona, olivetano» Il Fra Schiavon è Sebastiano da Rovigo (sic) converso degli Olivetani che furono in Venezia nell'isola di Sant' Elena. Era più comunemente noto fra suoi contemporanei per el laico Schiavón de Santa Lena o per Fra Bastian de Santa Lena, non che per Fra Bastian Virgola (forse era zoppo) ; frasi tutte del dialetto veneziano. La sua nascita sembra avvenisse intorno al 1420, in Rovigo (sic) nell' Istria, che obbediva ai Veneti, e morì in Sant'Elena addì 11 Agosto 1585 di 85 anni. . . . Perdoniamo anche al proto della tipografia Le Mounier, l'errore due volte ripetuto di Bovigo per Bovigno. Ed ora che rimane, si domanderà, delle tante opere compiute dal nostro frate, specialmente a Venezia, dove dimorò la prima volta tre anni; undici la seconda ; e nove la terza ? Risponda il Caffi. — Dei lavori condotti a Venezia da fra Sebastiano non avanzano che due piccole tavolette di tarsia, procedenti dal coro di Sant,' Elena, ed ora conservate nel Museo di casa Valmarana — Guillou — Maugilli ai Santi Apostoli, più due specchiature tarsiate nella Sagrestia di San Marco, opera di Fra Sebastiano condotta in società con Fra Bernardino Ferrante da Bergamo. (4) Nella Metropolitana di San Marco in Venezia, due spalliere di tarsia di legname m isti le puro ed elegante portano le sigle 41 Parmi si debba credere piuttosto al Sansovino che dà i socio in tale lavoro al nostro Schiavone il suo discepolo Fra j Giovanni da Verona. Leggo di fatti nel padre Marchese che Fra Bernardino lavorò a Bologna nel 1533, quale scolaro di Frate ' Damiano. Opera citata, pag 238 libro 2. S. S. C — C. S. S che vengono interpretate Sebastiano Schiavone Converso. Dello Schiavone, oltre i molti già citati, fa pure menzione il Canonico Pietro Casola nel — Viaggio a Gerusalemme. Milano 1555 pag. 10 — La Giesia di Venezia è bella, ed ha il coro ornato de stalli tanto solenni, quanto lo si può dire in li quali sono intarsiate tutte le cittadi sono in el dominio de'Venetiani : opera troppo bella. Molte altre cose si avrebbero a dire per illustrare i raccolti documenti ; ma non lo consente lo spazio in ud giornale. Qualche cosa di più, leggeranno gl'Istriani nell' Archivio Storico per Trieste, l'Istria ed il Trentino dove potrò sdebitarmi di una lunga promessa. Quello che rimane ben fermo e dimostrato dai presenti documenti si è : I. Fra Sebastiano Schiavone fu senza dubbio istriano di Rovigno, nato nel 1420 o giù di lì, morto a Venezia, nel 1505. II. Il suo campo d' azione fu l'Italia e specialmente Venezia dove fondò una scuola, ed ebbe molti scolari, tra i quali Giovanni da Verona e il celebre Fra Damiano da Bergamo, il principe della tarsia, visitato da Carlo V nella sua cella. (Vedi Marchese opera citata, pag. 236 Voi. II). Ed ora, signori di Zagabria, s'affrettino ad inscrivere fra Sebastiano nei ruolo dei celebri Croati. Quando potranno farlo con validi argomenti, anche quel giorno nel Canale della Mor-lacca si sentiranno cantare le sirene. P. T. Alle Inclite Autorità, spettabili Rappresentanze e deputazioni ed a tutte le onorevoli persone che parteciparono al di lei lutto, e diedero tributo di stima, e di affetto al loro amato capo, intervenendone ai funebri, esprime la propria gratitudine ed i più sentiti ringraziamenti la famiglia Marchesi de Polesini La sottoscritta non può esimersi dall' imperioso sentimento di esternare pubblicamente le più vive azioni di grazie all'egregio dottor Michele Calegari, che durante un triennio prestava al di lei benamato defunto Giampaolo marchese de Polesini, le cure più intelligenti ed assidue con sollecitudine affettuosa senza pari, addimo-! strando quanto da lui sieno comprese col sapere, I le mansioni morali di un alto ministero. Famiglia Marchesi &s Polesini w————