ANNO XIII Capodistria, 1 Dicembre 1879 N. 23 LA DELL' ISTRIA iti>'l«rt |i AH Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero Beparato soldi 15. — Pagamenti anticipati. EFFEMERIDI ISTRIANE Dicembre 1, 1332. — Il senato delibera di voler ammonito il conte di Pola a non doversi immischiare negli affari di Albona. - 7, 15-5, 47.a (*) 1. 1565. — Venezia. Il collegio del sai accorda al conte Girolamo della Torre alcuni terreni, situati entro il territorio di Muggia, per fabbricarvi saline. - 13, 15.b ?. 1372. — Muggia. I fuorusciti capitanati da Rafaelo di ser Steno invadono la Terra, in odio del patriarca uccidono i giudici Nicolò Aldrigo e Tomaso di Nicolò ed altri terrazzani, tra cui Giovanni Brunetti e Paolo figlio di sei-Andrea. - 4. 2. 1409. — Il Comune di Muggia permette che al- cuni de' suoi, tra cui Testa de' Testi, s' uniscano alle truppe patriarchiue che, assieme a quelle dei conti di Olili e di Orteuborgo, marciavano al ricupero di Monfalcone. - 32, 20, - e 4. 2. 1843. — Con odierno dispaccio l'imperatore ac- corda al comune di Muggia l'antica fiera, accordatagli da Venezia per vittoria riportata contro il Frangipani, vuole però che venga tenuta, anziché neli' ottobre, li 9, -10 - e 11 settembre. - 13, 103,b - e 32, 30. 3. 1269. — Venezia. Il consiglio maggiore accetta la spontanea sommissione del castello di Umago. - 2, XXIII, 1002. 3. 1290. — Il senato rimette nelle mani di dieci consiglieri, da eleggersi, gli affari dell'imminente guerra da intraprendersi contro Aquileia, Gorizia, Trieste e loro alleati. - 46,1, 161. 3. 1355. — Il senato scrive al podestà di Trieste di avvertire Volrico da Raifenbergo a voler inviare a Venezia un suo nunzio autorizzato per trattare circa la consegna del castello di Pietra Pelosa. - 7, 27-17, 47.a 4. 1345. — Avignone. Papa Clemente VI lascia un salvocondotto al vescovo di Trieste e legato papale, Francesco Amorino, per passare dalla Lombardia in Ungheria a fine di mettere in assetto affari di grand'importauza. -56,1,696. 4. 1420. Papa Martino V accorda al canonico decano don Geremia de1 Pola, eletto a vescovo di Capodistria sua patria, di farsi consacrare da un vescovo di suo piacimento. - 39, 92, - e 15. 4. 1571. — Trieste. II capitolo della cattedrale cede, consenziente il vescovo, le decime di Longera a Cristoforo Mittler, economo di Nigrignano (Swarzenih). - 33. 5. ^286. — Il senato accorda al podestà di Emonia (Cittanuova) un msnsile di lire 40 di piccoli per salariare dieci soldati, che dovrà tenere sempre presso di sè fino al compimento della guerra in corso; dei dieci soldati nessuno doveva essere istriano. - 46, I, 156. 5. 1372. — Elia da Gubertino eletto per trattare con Rafaelo, figlio di ser Steno, invasore di Muggia. - 32, 16, - e 4. 6. 1221. — Tybure. Federico imper. investe il pa- triarca Bertoldo dei seguenti privilegi; che possa vendere nel raggio di sua giurisdizione beni, bandire e prosciorre dal bando, proibire ai Comuni di eleggersi il podestà, i consoli, il rettore senza il suo consenso, di intromettersi nei beni vescovili morto il vescovo, e di costruire molini; che possa vietare ai suoi gastaldi ed officiali di vendere o alienare beni soggetti a regalia, proibire a Venezia di esigere atto di fedeltà dai sudditi di lui, di vietare a qualsisia di ispezionare i suoi vassalli o ministeriali, e di costruire nuovi forti, città e castelli. - 46, I, 14. 6. 1353. — Venezia. Il senato autorizza Giovanni, Ugolino e Sclavolino, figli del fu Guecelino de' Sabini di Capodistria, di prendere possesso del feudo in Daila che Natale vescovo di Emonia aveva avvocato a sè.-7, 26-16, 126.a 6. 1805. — U generale Seras instituisce nell'Istria ex-veneta un governo provvisorio e ne lascia l'amministrazione ai tribunali e ai giudici sommarii o di pace. - 10, III, 19. 7. 1372. — Missio di Romanzacco e Nicolò de' Ga- brieli partono per Monfalcone, ove trovavasi il patriarca, a fine di persuaderlo a mandare Elia da Gubertino a Muggia per trattare con Eafaelo di ser Steno che la occupava con danno del patriarcato. - 32, 16, - e 4. 7. 1492. — Il doge Barbarigo delega il pod. e cap. di Capodistria, Domenico Halipiero, per ultimare questione di pascoli tra il Comune di Montona e quello di San Lorenzo. - 25, 266.b 8. 1339. — Vduezia. Il senato propone di nominare cinque savii, perchè esaminino per quali vie si possa esonerare il Comune di Venezia dalle molte spese che deve sostenere per la città di Capodistria. 7, 18-8, 78.b 8. 1372. — Muggia. Il Comune propone di eleggere cinque o sei persone del luogo e inviarle a ser Francesco Savorgnano per trattare intorno il ricupero della Terra. - 32, 16, - e 4. 9. 1082. — Eriberto vescovo di Trieste ed ammini- stratore della diocesi di Capodistria, investe il capitolo giustinopolitano dei diritti pleba-nali sul luogo d'Isola, tra cui quello di riscuotere il quartese sulla decima e sulle primizie. - 60- 9. 1275. — Il patriarca Raimondo aderisce alle deliberazioni prese li 17 dello scorso febbraio circa i dazii già in uso o da introdursi, massima poi quello sul vino istriano.-48, IV, 271. 9. 1285. — Il senato accorda ai giudici di Capodistria di poter vendere i proprii cavalli un mese prima di compiere il tempo del loro servizio, segundo la concessione fatta ai rettori della stessa città. - 46, 1, 155. 9. 1597. — Capodistria. La curia vescovile vieta al pievano di Covedo, Antonio Simonetti, di immischiarsi nelle cose appartenenti agli eupani e poeupi, ed ai gastaldi delle confraternite. - 15. 10. 1193. — Arrigo IV conferma al patriarca Goffredo le regalie su' vescovati istriani ed ogni altra donazione fatta al patriarcato dai suoi predecessori 48, I, 145 e IV, 163. 10. 1330. — Udine. Pietro signore di Pietra Pelosa testimonio alla sentenza del patriarca che bandisce dal Friuli e priva de' Feudi chiunque osasse stipulare lega o trattato con persona contraria all'onore della Chiesa acquileiese. - 18, IV, 302, II. 464. 11. 1338. — Cividale. Il patriarca Bertrando conferma ser Nicolò Vetturi da Venezia a podestà di Muggia. 9, 92, - e 18, IV, 432. 11. 1426. — Trieste. Il Comune, prevedendo la possibilità di nuova guerra con la repubblica, avvisa i suoi sudditi di ricovrare i loro a-nimali nella villa di Silvola. - 12, II, 228. 11. 1461. — Venezia. Gli avvogadori del comun or- dinano al pod. e cap. di Capodistria, Lorenzo Onorati, di versare a Andrea Trombetta la paga per i tre mesi che stette sulle galee che stringeano Trieste. - 25, 178.a 12. 1372. — Federico, figlio di ser Francesco Savor- gnano, parte da Udine alla testa degli armati di quel Comune alla riconquista di Muggia al patriarcato. - 32, - e 4. 12. 1393. — Muggia. Il Comune si rifiuta di sborsare l'intiero debito di Ducati 800 al patriarca, ove questi non punisca i ribelli, che gli erano oltremodo cari, Alessio Bertoni e Giovanni Biancoiini. - 9, 182, - 32, 18, - e 4. 12. 1483. — Il doge Moceuigo ordina a tutte le au- torità dello Stato di lasciar libero passaggio a Giacomo Lepori vulgo Albanese di Capodistria ed a' figli suoi. - 25, 239.a 13. 1413. — Antonio di Conegliano, maestro chirurgo della città, chiede la conferma per altri due anni. - 22, 4. a 14. 1397. — Il patriarca Antonio scrive da Moggia al Comune di Albona, che voglia esibirgli entr'otto dì lo statuto sanzionato dal patr. Bertrando (1351), ove gli concede la facoltà di eleggersi il proprio rettore e che, non facendolo entro detto tempo, gli manderebbe un podestà di tutto suo piacimento. - 4. 14. 1251. — Bertoldo marchese di Walbria, delegato da Corrado re dei romani, notifica al podestà di Capodistria Andrea Zeno ed alla nobiltà del luogo di non prestare obbedienza al nuovo patriarca Gregorio, avendo l'impero avvocato a sè il marchesato d'Istria del quale il padre Corrado avea investito l'or ora defunto patriarca Bertoldo. - 46, I, 23. 14. 1342. — Udine. Il patriarca Bertrando mette a pie' libero per un anno, Arrigo da Pisino, verso garanzia del goriziano Volvino della Torre, e verso di ricostituirsi prigione anche prima, ove Aquileia e Gorizia venissero alle mani ; spirato l'anno il patriarca gli proroga la cosa sino li 15 aprile 1344 con le medesime condizioni. - 4. 14. 1615. — Marco Loredau, procuratore generale, scrivendo al senato esalta la fedeltà dei Mug-gisani nella guerra in corso, combattuta da Venezia contro l'Austria, - 13,50,b - e 32, 28. 15. 1345. — Il senato vuole che si esamini con tutto rigorele euormezze del fu podestà di Grisignana, ser Detemario, commesse durante la reggenza di Marco Corner, fu capitano di San Lorenzo del Paisinatico. - 7, 23-13, 42.a 15. 1706. — Capodistria. 11 pod. e cap. Giovanni Contariui ordina ai torchiari della villa de' Cano di portare alla mensa vescovile il due per cento dell'olio che spremono. - 15. 15. 1775. — In seguito a ordinanza sovrana la gioventù di Trieste, educata fino ad ora nella lingua italiana, deve assoggettarsi ad una educazione in lingua tedesca. -1,1. 94. Del decadimento dell'Istria i. Triste tema dirà taluno. E a dir vero, se le cause del decadimento si cercano con mal animo, e con lo scopo di persuadere un popolo ad accasciarsi nella sventura, e a credere fatali e volute dalle condizioni naturali le presenti miserie, con maggior proprietà di vocaboli tristo si dovrebbe appellare. Non così, se le memorie della passata grandezza vengono evocate a sprone dell' opera per tornare a quella cima onde si è discesi leutamente. Chi dice decadimento di fatto ammette implicitamente una passata grandezza. Ma non perdiamoci in sottigliezze linguistiche, e riprendiamo 1' usato stile corrente. Mi sovviene di un Tizio, buon uomo del resto, che leggendo, molti anni or sono, nella nostra "Porta Orientale, le disquisizioni storiche alle quali applicava l'ingegno un egregio nostro concittadino, e uditi i corollari che io ne traeva: Bertoldi, Bertoldi, disse con un certo suo fare bertoldamente sarcastico che gli era naturale; le sono tutte fantasie di voi altri poeti e degli antiquari. Che giova studiare, e disotterrare tegole e pergamene, credendole opere e scritture romane? Tutti cocci, pignatte e pitali! Ed era come se dicesse: Viviamo alla meglio senza tanti fumi per la testa, e senza stillarci il cervello. Un buon bicchier di refosco, qualche svago, un bel prefazio solenne; et sufficit. Per fortuna che le reliquie della nostra passata grandezza sono tali e tante, e alcuni monumenti sempre eretti e così magnifici da far tacere lo scettico più arrabbiato. Il viaggiatore che sul vapore del Lloyd scende da Trieste per una gita di piacere fino a Pola, superata la Punta Sottile e Punta Grossa, salutata da luugi Capodistria, la seminascosa Isola ed ammirati i colli vestiti di olivi che via via degradando si annodano alla rupe di San Giorgio prima di scivolare dolce dolce in mare intorno a Porto Rose, oltrepassata la storica punta di Salvo re, vede disegnarsi giù verso Umago e Cittanuova una pianura monotona (tale almeno l'effetto dal vapore), che produce nell'animo del visitatore un senso d'indefinita mestizia. È vero che lontan lontano si vedono Buje ed altre terricciuole sulle creste dei monti e dei colli, pure la spiaggia spesso deserta, quelle cittaduzze al mare dalle mura nere e cadenti, qualche palazzo diroccato negli intimi seni, e poi le rupi e le desolate rive alla foce del Quieto accrescono l'uggia del nuovo pellegrino. Ma a Parenzo la sceua torna ad abbellirsi; altre città più gaje e piaggie varie e fiorite; poi dallo scoglio Marafor, che è il primo, giù giù fino a Pola un seguito d'isolotti e di scogli accompagnano il vapore come alcioni starnazzanti al sole dopo la burrasca. Pure anche da quegli isolotti viene all' immaginoso viaggiatore un mesto saluto: di mezzo agli olivi sorgono qua le rovine di un convento, là una torre d'antico castello. Peggio se scendete a visitarli: ad ogni mutar di passo ruderi e avanzi di perduta grandezza testificano che que' luoghi un tempo erano popolati, ed arricchivano i coltivatori coli' abbondanza dei prodotti (Cassiodoro). Ora invece questi isolotti sono deserti: uno di riscontro a Parenzo era abitato, nou sono molti anni, da un solo colono: le strambe fantasie d' un mio amico intimo, molto intimo, e le descrizioni d' un suo viaggio in terre incognite hanno pure qualche fondamento di verità. Su quelle scogliere ferveva invece un tempo il lavoro ; qua le cave famose onde si estraevano i marmi per 1' anfiteatro di Pola e San Vitale di Ravenna, più dentro in quella baja, la Cissense tintoria di porpora ; a cavaliere di quel colle la villa di qualche epulone romano: a dir breve non c' è quasi panorama ad ogni svolta del canale che non ci desti, insieme con l'ammirazione per la bellezza naturale del sito, un senso di mestizia per i segni di una festa finita, di una gloria perduta. Cassiodoro a suoi tempi scriveva: Frequenti palazzi, che da lontano fanno mostra di sè, sembrano perle disposte sul capo di bella donna. (Epist: XXII libro XII). Ahi! le perle sono sparite; rimane sempre il capo della bella donna. E bella davvero! Bella se la brezza di levanto faccia tremolare le sue marine, ed agiti le cangianti cime degli oliveti, o il sole morente espanda un manto di porpora sulle cime, sulle rive, sulle trepide acque. E allora i versi del poeta ci su-surrano all' orecchio, e ci accompagnano nel mesto viaggio; e noi ripetiamo con l'infelice Leopardi: ........oh qual ti veggio Formosissima donna! lo chiedo al cielo E al mondo: dite dite, Chi la ridusse a tale?...... Chi la ridusse a tale? Una risposta calma e ragionata a questa domauda poetica, ecco lo scopo di questo mio nuovo lavoruccio dettatomi da carità santa di patria. II. Guardiamo ai monumenti che tuttora esistono, alle lapidi, agli scritti e deduciamone senza esagerazioni conseguenze : S'intende che indagando le cause del nostro decadimento non vogliamo già fare un lavoro a freddo, una sterile disquisizione, ma guardare largo largo nella nostra storia. Ma è proprio vera quella floridezza e magnificenza dell' Istria, di cui parla Cassiodoro nella sua lettera, o per avventura non avrebbe questi esagerato ? Possìbile che 1' aria, il suolo, la natura tutta si abbia da noi cangiata in modo da mutare radicalmente il paese? Distinguiamo anzi tutto tra la feracità del suolo e la ricchezza dei monumenti. Questi possono inalzarsi da un popolo per altre ragioni ricco, ed anche in sterile regione. E in quanto alla prima la lettera di Cassiodoro parla chiaro ; e non c' è motivo a credere che egli volesse e potesse in tutto ingannare i suoi contemporanei. — "La vostra provincia, scrive egli, a noi prossima (a Ravenna) collocata nelle acque dell' Adriatico, popolata di oliveti, ornata di fertili campi, coronata di viti, ha tre sorgenti copiosissime d'invidiabile fecondità, per cui e non a torto dicesi di lei che sia la campagna felice di Ravenna, la dispensa del palazzo reale; "delizioso e voluttuoso soggiorno per la mirabile temperatura che gode dilungandosi verso settentrione., — Ma non vi potrebbe essere un pochino di esagerazione in queste parole? Attenti; viviamo in un secolo in cui la critica ha negato autorità a beu altri documenti, e gettato dovunque il suo sguardo indagatore. Intanto si leggano bene i primi periodi della lettera, e si attenda allo scopo di questa — "Persone che visitarono la provincia ci hanno riferito, che l'Istria, già in fama per eccellenza di prodotti, sia stata in quest' anno benedetta da Dio con copia di vino, di olio e di frumento. Vi concediamo quindi di pagare con altrettanti generi siffatti, l'imposta fondiaria,..... Ahi ! Ahi ! il segretario di Re Teodorico espone fatti che ha saputo de auditu et non de visti; e le rispettabili persone che gli hanno riferito 1' abbondanza della terra promessa potrebbero anche essere gabellini, pubblicani, esattori ecc. ecc. tutta gente che ci avea il suo interesse a far passar per pane anche i sassi del Carso. Poi si noti pure in quali circostanze fu scritta la lettera. Evidentemente per far pagare agi' Istriani l'imposta fondiaria con olio, vino, frumento. E tutte quelle lodi non potrebbero essere quindi esagerate, e come una lisciatina e una palpatina alla capra, tanto perchè si lasciasse pazientemente tosare? Ed ecco altra circostanza che ci conferma in questo sospetto. L' autore della lettera non domauda solo 1' imposta fondiaria, attenti ve', ma anche impone agli Istriani di vendere il superfluo ad uomini a ciò incaricati dal principe. == "Siccome peraltro noi abbisognia- ino di questi generi in maggior copia di quella che ci darete in equivalenza dell' imposta dovuta, noi abbiamo spedito altrettanto denaro nella provincia traendolo dalla nostra cassa per comperare abbondantemente i vostri prodotti senza alcun vostro disagio.,, = Non occorre essere molto profondi nelle scienze economiche per capire come questa vendita forzata nuocesse alla libertà di commercio, e come la fosse una bella e buona angheria. E vero che Cas-siodoro, a temperare il cattivo effetto della richiesta, soggiunge subito; — Miglior cosa è il secondare la volontà del principe, che il dare le proprie cose agli stranieri . . .... Oltreché equa è al tutto la misura che prendiamo, non volendo noi nè recarvi pregiudizio nei prezzi, nè caricarvi delle spese di nolo. — E qui basti ripetere: Excusatio non petita, fit accusatio manifesta. Ho creduto opportuno di manifestare questi miei dubbi non per negare 1' antica floridezza dell' Istria ; ma perchè non si abbia ad esagerare e a tirar giù delle frasi rettoriche sulla falsariga di Cassiodoro. Ma anche così ridotta ne' suoi giusti confini, la lettera citata è un irrefragabile documento della floridezza naturale della provincia, perchè il fatto stesso dell' imposta fondiaria pagata in natura, e la esportazione delle derrate dimostrano quauto abbondanti fossero a que' tempi nell' Istria le produzioni del suolo. Ma vi ha un' altra osservazione a fare. L'autore non parla già delle bellezze naturali ed artificiali di tutta l'Istria, ma solo della parte litorana, e precisamente dell' agro di Pola, allora capitale di tutta la provincia e sede del magister milituum. La stessa | frase — delizioso e voluttuoso soggiorno per la mirabile temperatura che gode dilatandosi verso settentrione — ci fa capire che dell' interno e del settentrione, giudicato così all'ingrosso, 1'autore non intendeva parlare. E questo dico, affinchè taluno non creda che un tale paradiso terrestre si trovasse allora anche sui monti della Vana e sui Carsi. Che l'Istria avesse a que' tempi i suoi luoghi incolti e deserti, ne fa fede un altro documento posteriore di tre secoli, ma validissimo quando si pensi che la provincia sotto la felice domiuazione dei Bisantini, immune dal sistema feudale, non poteva nei primi anni del dominio franco, e solo dopo tre secoli così radicalmente mutarsi. Ora, nel Placito al Risano del 804, sta scritto che il Duca Giovanni propose agli Istriani di lasciar vivere iu pace gli Slavi, da lui chiamati, dove non avrebbero recato danno a nessuno. — De Selavis autem unde dicitis accedamus super ipsas terras ubi resideant, et videamus ubi sine vestra damnietate valeant residere.......... Si vobis plaeet ut eos mittamus in talia deserta loca ubi sine vestro damno valeant commanere, fa-ciant utilitatem in pubblico, sicut coeteros populos. Luoghi deserti ce n' erano adunque anche allora nell' Istria e ròncora, come dice più sopra il testo, cioè ronchi roncaglie brughiere, terreni da dissodarsi. A quelli poi che danno nell' eccesso opposto, e non vogliono credere alle migliori condizioni del paese, ricorderemo anche i tanti tributi di pecore, i quartesi, l'erbatico, e molti altri balzelli imposti secondo i tempi dal Marchese, dai Vescovi, dai Conti, e di cui sono piene le carte; e che fatti i debiti studi e confronti ci autorizzano a credere ferace il suolo e popolato 1' agro, onde tanti e sì vari tributi si poteano rilevare. E così via via fino a quelle 40 libbre d'olio che Pola (per forza San Marco !) prometteva di offrire ogni anno a Venezia fiu dall'anno 1149 (a parte la galera armata testimonio d' altra grandezza) : poca cosa a dir vero, ma che data ad alleato, e non a padrone diveniva come una primizia dei frutti ed un simbolo della goduta agiatezza, f1) Ed ora della agiatezza desunta dalla grandiosità e frequenza degli edifizi. Non mi dilungherò a dimostrare con molte parole la grandezza deli' Istria all' epoca romana. Le rovine del Campidoglio a Trieste ed in altre città istriane, i tempi di Nettuno e di Marte a Parenzo, dedicati dal viceprefetto dell' armata navale, il tempio di Augusto, il teatro, 1' anfiteatro a Pola, i castellieri innalzati qua e là per la Provincia, monumenti, lapidi disseminate dovuuque, sono a dir vero testimoni di una grandezza importata, della potenza di un popolo famoso. Però questi monumenti più sontuosi e frequenti nell' Istria che nelle vicine provincie dimostrano da ultimo quale importanza dessero i Romani ai possesso della nostra provincia ed anche il buon gusto, e le private fortune degli indigeni che assecondavano il movimento venuto dal di fuori. È però sempre una prova indiretta: le prove della floridezza istriana, veramente istriana, si hanno a cercare in altri monumenti, cioè nelle basiliche, nelle instituzioni chiesastiche. L'impero romano è caduto, 1' Istria passata ai Goti diviene quindi soggetta all' impero bisantino ; l'imperatore è lontano, l'incuria greca proverbiale:l'Istria è abbandonata alle sue forze, pure vi ha tanta vita nel paese, ancor tanto sangue nelle vene dei vecchi Istriotti, che l'Istria non è spaventata di quella caduta, di quel suo isolamento, sente la civiltà nuova che si avanza; e abbandonate i tempi di Venere, divenuta troppo terrestre, innalza sulle rovine del Campidoglio gentili ericche basiliche alla M^vy)^ 0ìou. Tra il quinto e il settimo secolo si alzano di fatto la Marianna a Trieste, l'Eufrasiana di Parenzo e di S. Lorenzo, altre a Capodistria, a Pirano, a Cittanova ; poi Santa Maria Formosa, Santa Felicita, Santo Stefano, San Michele al Monte a Pola, per non dire del suo Duomo che prima della riedificazione aveva certo corretto stile basilicale. E come se queste non bastassero, ecco altre basiliche sorgere accanto alle prime, quasi ad emulare i tempi gemini delle pagane divinità; così il martirio di S. Giusto accanto alla Marianna di Trieste; e due anzi tre basiliche addossate a Parenzo, perchè della terza dura tuttora l'Abside nello scalone dell'attiguo episcopio. (Continua) P. T. (l) Vedi Notizie storiche di Pola. Parenzo Coana 1876. COREISPOHDEHZE Buje 20 Novembre 1879. La scorsa settimana fu qui di passaggio il Ministro d'Agricoltura, e proseguì alla volta di Montona e di Piuguente per accertarsi delle condizioni della provincia, ridotta allo stremo dalla mancanza d' ogni prodotto. Vuole fatalità che la strada postale per la quale Esso percorse, per quanto è compresa dal nostro Comune, sia fiancheggiata dai migliori terreni, ricchi di vigne e di oliveti ; perciò il passeggiero viene facilmente ingannato dall' apparenza di una fertilità che nulla produsse in quest'anno, e che anzi fu di danno maggiore, perchè i fondi più fertili sono oggetto delle cure speciali dei possidenti, i quali vi spendono più denari per la coltura. — D'altronde le vestigia della siccità sono ora scomparse a merito delle propizie giornate d'autunno, che permisero all'agricoltore di praticare quei lavori che abbelliscono i terreni. Ma internandosi nelle altre contrade del Comune, 0 visitando i casolari del povero contadino, si troverebbe tóe miseria da far impietosire. E questa il Ministro non la potè vedere. E noto che i prodotti principali del paese sono il irnmento, il vino, 1' olio e negli anni piovosi anche il granone che se ne raccoglie tanto da bastare appena al consumo interno. Di tutti questi prodotti fu tale la penuria in quest' inno da non ricordare l'eguale. Il raccolto del granone mancò affatto ; tanto, che la più parte dei campi servì ii pascolo estivo agli animali; — di frumento in complesso non si ricavò la semente, a uva non se ue raccolse the in qualche vigneto. I filari generalmente erano spogli fogni frutto. La sola speranza si riponeva nell' oliva, ed anche li questa si rimase delusi; perchè la siccità ne fece cadere lazi tempo la parte maggiore. Adunque non si ha nè pane, nè vino, nè olio, e ranca al povero agricoltore anche la possibilità di guadarsi il vitto col lavoro; perchè il possidente più agiato, difettando ogni rendita, non ha il mezzo di iniziar» lavori straordiuarii. In tale frangente il Comune fa ciò che può per imiseri: elesse un comitato di soccorso perchè avvisi ti mezzi migliori di scongiurare il pericolo della fame (perchè ripartisca in giuste proporzioni quei sussidi che (venialmente fossero posti a disposizione del Comune Iti Governo, dalla Provincia o dai generosi oblatori della licina Trieste, i quali con raro esempio di filantropia 1 prestano in ogni occasione a migliorare la sorte del Vero, e deliberò inoltre che tutti i presumibili civanzi j M» varie rubriche del preventivo siano adoperati nel boro della strada di cinta del paese, i Ma questo non basta per sostentare quella classe di pone che vogliosa di guadagnarsi il pane col sudore élla fronte, attende da qualche forza estranea quel Bggior lavoro che non possono offrire le esaurite filze del paese. E se le istanze del Comune, già da tanti anni ripetute, renissero ascoltate, si darebbe occupazione e guadagno tkon numero di braccianti, e per più mesi, potendosi lettuare ancora in quest' anno la rettifica del tronco istrada erariale, che partendo da Buje mette nel Carso iposcia prosegue per Capodistria, Pirauo e per altri luoghi minori. La necessità di tale rettifica fu già riconosciuta M Governo, perchè la strada, arteria principale di comunicazione per tutta la provincia, percorsa gior-Umente da più corrieri postali, nel punto da correggersi ìpericolosissima per l'ardita discesa congiunta ad improvvisa girata, e ne fu rilevato anche il progetto, non mancando ora che lo stanziamento dei fondi necessarii Fl'esecuzione. J j Egli è che offrendo tale lavoro il doppio vantaggio, ; ii dar cioè da vivere all'operajoe di soddisfare ad una imperiosa necessità, non dovrebbe esser vana la speranza tke venga eseguito piuttosto adesso che più tardi. Se fosse stato possibile dar principio ancora in quest' «no al prosciugamento della Valle del Quieto, quella lì sarebbe stata una vera risorsa, non solo pel momento, ma anche per l'avvenire, ad una estesissima zona della provincia. Ma se per la ristrettezza del tempo in quest' anno si deve rinunciare a quel lavoro, fummo però lusingati dal prefato Miuistro che sarà iniziato nell'anno venturo, dovendo porsi d'accordo il Governo colla Provincia per eliminare qualunque ostacolo che si frapponesse alla sua effettuazione. Due progetti, com'è notorio, vennero compilati in proposito: 1' uno dell' ingegnere D.r Fannio veronese, e l'altro, anteriore, dell'ingegnere Rinaldi nostro comprovinciale. Ora pende la scelta tra questi due progetti, che tendendo all'identico scopo, diversificauo totalmente nei mezzi di ottenere la bonificazione, e per decidere la pendenza si deve recare sopraluogo una commissione ministeriale attualmente Occupata in istudii consimili nei bassifondi di Aquileja. Sia però adottato 1' uno o 1' altro di questi progetti, purché le risultanze siano quali si attendono, dovremmo salutare con gioja il giorno del compimento dell'opera, come quello che aprirebbe una nuova era feconda di prosperità per tutta quella parte della provincia che è contermine alla detta Valle. A convincersene, basti accennare che un'estensione di circa 2500 jugeri di terreno componenti la Valle soltanto dal cosidetto Ponte Portone fino al mare, di ottimo terreno d' alluvione, che nulla rende, perchè coperto per interi mesi dalle acque straripanti del fiume Quieto, che ne formano una palude, col progettato bonifico e colla contemplata irrigazione, acquisterebbe tal grado di fertilità da equiparare in uu nou lontano avvenire i fondi della famosa pianura lombarda. Ne conseguirebbe e l'introduzione di nuove industrie, di colture fino ad ora tra noi sconosciute ed il buon mercato dei foraggi; quindi aumento di ammalia, di concimi e di forze produttive. Ma tutte queste speranze future non giovano ancora a far sparire la miseria presente, che ha campo di estendersi ed aumentarsi per luughi sette mesi, se a tempo non si provede. Pretendere quindi un' assoluta sospensione delle esecuzioni per l'incasso delle imposte, che quantunque chiesta, qui non venne accordata, come lo fu, a quanto si dice, in altri distretti, e 1' aprimento di qualche lavoro pubblico immediato oltre all' accordato prestito, non sarebbe troppa esigenza, riflettendo alle eccezionali condizioni di quest' anno. Pinguente, 20 novembre. Invitato a darvi una relazione su quanto in-interessa l'interno della nostra provincia, mi sento proprio imbarazzato, perchè pochissime sono le cose successe tra noi in questi ultimi mesi che meritino speciale ricordo, e se ve n'ha qualcuna anche questa è di un carattere tanto malinconico che meglio sarebbe dimenticarla. Ma per non sentirmi dar la taccia di scortese vi dirò in succinto quello che so, ripetendo magari quanto avete inteso da altri o attinto dai giornali. Accettatelo come un saggio del mio buon volere. L'argomento più saliente che corre per le bocche di tutti e pur troppo di un carattere assai triste e disgustoso è quello della miseria, che ha colpito più direttamente i paesi dell'interno, dove la natura, avara sempre, è stata quest'anno avarissima. Bisognerebbe che qualcuno di voi, abitatori fortunati della costa, veniste, per un istante, qui, e faceste una scorserella pei villaggi — ad e-sempio — di Colmo, Draguch, Grimalda, Sdre-gna, Sovignacco e tanti altri che è inutile ricordare. Quale squallore, quale desolazione! Immaginatevi che per quetare i sussulti della fame devesi ricorrere alle aride bacche del ginepro e a quei vilissimi alimenti che tra voi servono appena per cibare il bestiame. Avesse almeno il campagnuolo la possibilità di guadagnarsi il | pane coli' onesto lavoro ! Ma come ? Se qui manca tutto. — È ben vero che c'è in prospettiva (così almeno gli si fa sperare) l'apertura di alcuni rami importantissimi di strade, senza i quali alcuni paesi dell'interno rimarranno in istato semibarbaro. Posso dirvi altrettanto dei luoghi situati nel circondario di Pisino, di Albona, di Montona dove attendono i lavori della regolazione dei fiumi e della bonificazione dei terreni unico scampo alla sovrastante miseria. E di fatto, se è vero quanto annunzia un giornale semiufficioso di Trieste, sarebbesi già costituita una commissione governativa, la quale avrebbe l'incarico dal ministro di agricoltura di occuparsi della regolazione del Quieto, esaminando sopra luogo ì' eccellente progetto elaborato per cura della nostra Giunta provinciale da quel valente idrologo che è l'ingegnere Fannio di Verona. E siccome una impresa tira l'altra, si dovrebbe por mano anche quest'anno o nel prossimo alla più lunga, ai lavori della regolazione dell'Arsa e del vostro Oornalunga. Le sono cose, mi sembra, che se non si colgono in questi momenti di vera opportunità, non si coglieranno forse mai più. Del resto staremo a vedere e se saranno rose fioriranno ... se spine pungeranno. Frattanto vi saluto. N. Ci scrivono e pubblichiamo: "Per motivi a noi ignoti, veniva per 3 volte man-" data alle calende greche la presentazione di una legge " regolatrice per gì' impiegati comunali di questa * Provincia, sebbene Municipi e valenti Deputati ripe-" tutamente 1' avessero chiesta. "Se si consideri che per tutte le altre classi di " pubblici funzionari, I. I. R. R., Provinciali, Medici, " Maestri, ecc, da più o meuo lungo tempo fu prov-" veduto con leggi speciali, apparisce sorprendente e " singolare che queste debbano restare un pio desiderio " pei soli addetti agli uffizi comunali, che in tal guisa " si trovano nel caos di mille combinazioni elettorali, a attaccati ad un filo sottile quasi ad ogni triennio " nei cambiamenti delle deputazioni comunali, con " quanto discapito di una bene assestata gestione non " vi è chi non lo sappia. "Tale anomalia dovrebbe finalmente cessare ed i " Patres patriae dovrebbero pur riflettere che per avere " zelanti prestazioni ed esatto disimpegno delle attri-" buzioni in sempre crescente misura domandate ai " Comuni, occorre senza dubbio mettere gì' impiegati " in situazione regolare, in una parola sistemare i loro posti, nella forma conveniente, e corrispondente ai " tempi presenti., LA DOGANA Riportiamo il progetto di legge presentato dal governo peli' unione dell'Istria e della Dalmazia nel territorio doganale: §. 1. Quella parte dell'Istria (colle isole del Quarnero) che fino ad ora era esclusa dal generale territorio doganale austro-ungarico, nonché il regno di Dalmazia che forma uno speciale territorio doganale, saranno dal l.o gennaio 1880 incorporati nel generale territorio doganale austroungarico. §. 2. Da quel giorno è esente da dazio 1' importazione in Dalmazia da tutte le altre parti del territorio doganale generale. §. 3. All'incontro dal l.o gennaio 1880 pelle importazioni nelle sottoindicate direzioni dovranno provvisoriamente essere attivate le seguenti prescrizioni: 1. Neil' importazione dal territorio fino ad ora libero dell'Istria nel restante generale territorio doganale comune sono da applicarsi i dazii esistenti peli'importazione degli Stati più favoriti, ove con regolari documenti daziari non sia provato, che peli'introdotta merce fu già pagato il dazio stabilito peli'importazione nel territorio generale doganale. Per conseguenza la linea doganale fino ad ora esistente fra il territorio libero dell'Istria, ed il territorio generale doganale verrà a tale scopo provvisoriamente mantenuta. 2. Nell'importazione di merci soggette a dazio nel rimanente territorio doganale comune, in quantochè non si tratti del commercio libero colla Bosnia ed Erzegovina regolato dal §. 14 della legge relativa all'istituzione di territorio comune doganale colla Bosnia ed Erzegovina, si deve in ogni caso pagare la differenza fra il dazio stabilito dalla tariffa doganale dalmata fino ad ora in attività, e quello stabilito pell'importazione dagli Stati meglio favoriti nel territorio doganale generale, ove venisse comprovato mediante regolari documenti doganali rilasciati nell'ultimo trimestre dell'anno 1879, che pella stessa merce sia stato pagato il dazio secondo le prescrizioni della tariffa daziaria dalmata; in caso contrario dovrà essere pagato l'intero dazio stabilito peli' importazione degli Stati meglio favoriti nel generale territorio doganale, ove non sia mediante regolari documenti doganali comprovato che tale dazio sia stato già pagato. Di conseguenza la linea doganale austro-ungarica fra la Dalmazia ed il territorio doganale sarà a tale scopo mantenuta nelle misure delle esistenti leggi daziarie. 3. Saranno esclusi dagli obblighi daziari stabiliti ai punti 1 e 2 : a) gli ordinari prodotti indigeni dell'Istria e della Dalmazia, la cui origine sarà comprovata mediante regolari certificati; b) piccola quantità di certe specie di merci peli' uso domestico nel commercio di confine; c) merci relativamente alle quali sia pelle note condizioni commerciali, sia pel tenue dazio da cui sarebbero aggravate non è da supporsi che vengano clandestinamente introdotte pella via della Dalmazia ed Istria nel generale territorio doganale, sottraendosi al dazio d'entrata pelle stesse stabilito. Le più precise norme sul trattamento esente da dazio nei casi indicati ad a, b, c, saranno stabiliti in via d'ordinanza. §. 4. Il momento nel quale saranno a togliersi le limitazioni stabilite al §. 3 sarà stabilito in via d'ordinanza in seguito a concerto fra i due governi della Monarchia austro-ungarica. Fino a tale momento le restituzioni d'imposte soli' esportazione di liquidi alcoolici distillati e degli zuccheri sarà prestata solo per quelle spedizioni, nelle quali il luogo di destinazione giace nell'attuale territorio generale doganale austro-ungarico. §. 5. Dell'esecuzione della presente legge sono incaricati i Ministri di Finanza e di Commercio. NOTIZIE La proposta di dilazione nell' attivazione della dogana in questa provincia venne respinta con 19 voti contro 11 favorevoli nella Commissione del Consiglio dell' Impero. Non è detta ancora 1' ultima parola, ma poco ci festa a sperare dalla Camera complessiva. Una commissione ministeriale si è recata in questi giorni sul territorio aquilejese per ispezionare lo stato attuale e i risultati fin qui ottenuti dai lavori di bonificazione, che comprendono un' area di 4000 jugeri di terreno produttivo tra i fiumi Nalissa, Terzo, Anfora, Aussa, e i canali dello stesso nome. Verrà quindi presentato un rapporto vertente sul quesito se convenga continuare nell'attuale sistema di bonificazione mediante canali emissari e chiuse, oppure preferire il sistema di pompe idrauliche come è stato introdotto nel Polesine. Presso Quero (paesotto di 2114 ab. circa) nella provincia di Belluno, venne aperta coli' iniziativa del pro- fessore Taramelli, assai noto anche tra noi per gli egregi suoi studi geologici sulla nostra provincia, una caverna mai prima esplorata. Si rinvennero in essa numerosi e ben conservati denti ed ossa dell' Orso delle Caverne e alcuni utensili litici, appartenenti all' antichissima epoca delle pietre scheggiate. La grotta è inoltre interessante per le sue spaziose pareti e volti, ornati di magnifiche incrostazioni calcari. La Gazzetta di Venezia, a cui togliamo questa notizia, ci annunzia che il predetto prof. Taramelli presenterà una relazione in proposito al Reale Istituto Veneto, avendo già rilevato la pianta ed il diseguo esterno della nuova caverna. Cose locali Nella nostra città si è costituita una Commissione di beneficenza,.composta di nove membri, nominati dalla patria rappresentanza, coli' incarico di raccogliere offerte e distribuire soccorsi ai più bisognosi dei Comune durante l'invernata 1879-80. ■ .. <■■ Il sale confezionato quest'anno secondo la limitazione del 79, fu a Pirano di 177,786 quintali di bianco, 32,001 quintali di grigio, corrispondenti all'importo di f.ui 156,934; a Capodistria 72,213 q. di bianco, 12,998 di grigio per l'importo di f.ui 63,744. La drammatica compagnia diretta dall' artista Marco Piazza, che ora dà un breve corso di rappresentazioni alla Fenice di Trieste, quindi a Pola e poi nella seconda metà di carnevale nella nostra città, è composta del seguente personale artistico: DONNE Clotilde Rossi - Villa, Elisa Zaugheri, Laura Vestri, Mirra Rossi, Giulia Piazza, Vittoria Delfino, Irma Bo-nelli, Ester Lombardi, Adele Corari. UOMINI Marco Piazza, Italo De Giuli, Oreste Villa, Luigi Checchi, Giovanni Benedetti, Vincenzo Zaugheri, Cleto Ghizzoui, Lodovico Pagliarini, Stanislao Cavallucci, Vincenzo Cattoli, Michele Checchi. Conservazione e lavatura del seme-IMi Ben pochi saranno gli agricoltori che in questo tempo volgano un pensiero al seme-bachi confezionato nel passato estate. Esso in genere giace negletto in qualche angolo recondito della casa, ed è gran fortuna, se non è sepolto in qualche umida cantina od asfissiato fra le biancherie in un patriarcale cassettone. Pure il tempo di pensare un poco anche a questo è giunto, poiché ci avviciniamo a gran passi all' inverno e quindi al tempo della lavatura del seme. Come più volte in epoche opportune, se ne dissero i motivi, la lavatura del seme deve aver luogo nel tardo autunno, allora che il seme, quasi in letargo, è meno esposto a sentire gli sbilanci della temperatura. Egli è fuor di dubbio che semi depositati su cartoni, od altro materiale simile, e che il bachicoltore può mettere all'incubazione senza grande disagio non hanno stretto.. .oiaoloqqA .qit ,tiaT8W01/.' bisogno, di lavatura, e basterà tenerli in luo- i go aereato difeso dai raggi del sole a temperatura naturale. La cosa però cambia d'aspetto se i semi sono deposti sopra grandi teli, in cellule di garza, od altro, ove è difficile il valutarne il giusto peso non solo, ma è pure molto incomodo il metterli all'incubazione... In questo ultimo caso il seme viene staccato dall'oggetto sul quale la farfalla lo depose, e perciò fare, si pratica la così detta lavatura. A ciò viene preparato un più o meno grande recipiente d'acqua pura, procurando che questa abbia presso a poco la medesima temperatura alla quale il seme era esposto. Se il seme sta sopra teli, questi vengono immersi nell'acqua 8-10 ore prima di incominciare la staccatura, se all'incontro esso sta su cellule di garza non è mestieri di metterlo nell' acqua tanto tempo prima, avvegnaché esso ha sulle cellule molto meno contatto che sul telo, e quindi si stacca più facilmente. Rammolita che sia la gomma, che fissa il seme al telo, si incomincia la staccatura mediante un coltello di legno, o di metallo molto ottuso, per non offendere i granelli, che appena staccati, se fecondi, precipitano al fondo dell' acqua in forza del loro peso specifico. Trattandosi di cellule di garza, non v'à mestieri di coltello, solo basta una semplice strofinazione fra le dita aderendo il seme solo a qualche singolo filo della cellula. Il seme, così levato, si trova ora immerso nell'acqua, che, sia per immondizie che lo coprivano, sia per l'amido del tessuto, per la polvere, od altro, è tutta torbida e melmosa, così che conviene cambiarla più volte; cioè fino a tanto che tutte queste materie eterogenee, non che il seme infecondo si sieno allontanati, e che il seme buono si presenti in fondo al recipiente, netto, attraverso dello strato d'acqua limpidissima che lo ricopre. Così, puro, esso viene versato in un telo onde ne coli l'acqua, dopo averlo lasciato gocciare, riunito nel telo in forma di palla, per qualche minuto, si pone sopra alcuni fogli di carta em-poretica da straccio per così allontanarne al più presto la maggior quantità d'acqua possibile. — Dopo averlo lasciato per 15-20 minuti sotto l'azione assorbente della carta emporetica, il seme si leva dal telo e si stende sopra larghi fogli di carta per averne così un rapido asciugamento. Se il tempo non è molto umido in 24-48 ore il seme è perfettamente asciutto, così da essere raccolto e pesato, quando ciò sia opportuno. Lavato ed asciugato che sia, esso viene posto nel locale di conservazione, disteso in sottilissimi ' strati sopra fogli di carta consistente, a margini rialzati, oppure in larghe scatole di rado tessuto, sempre in guisa che lo strato del seme non sia di uno spessore maggiore di un millimetro. Così preparato passa egli ottimamente l'inverno a temperatura naturale, anzi secondo le più recenti esperienze il freddo intenso ne favorisce la buona svernatura. (Dall'Agricoltore di Trento) Varietà Raccolto di cereali Nel Moniteur Belge leggonsi alcune indicazioni approssimative sui raccolti dei cereali in molti paesi durante l'anno in corso: Inghilterra — Cattiva raccolta. L' Inghilterra avrà bisogno di chiedere all'estero 52 milioni di ettolitri di grano pel suo consumo. Francia — La raccolta è del 15 % inferiore ad un' annata media e si calcola che sarebbe necessaria un' importazione di 15 milioni di ettolitri di grano. Spagna — Raccolta abbastanza buona. Italia — Cattiva raccolta. Germania — Raccolta soddisfacente ; nella Prussia e nel Wurtemberg raggiunge la cifra di un' annata media; in Sassonia e in Baviera è ancora migliore ; nel Balte e nel Meclemburgo è mediocre. Austria-Ungheria — Raccolto mediocre. Questo paese non potrà nulla esportare. Svizzera — Produzione che si avvicina alla media. IJelffio — Produzione inferiore a quella di un'annata media. Paesi Bassi — Raccolta mediocre. Turchia — Raccolta generalmente buona. Russia — Raccolto abbastanza buono. La Russia potrà, secondo le previsioni, esportare dai 10 ai 15 milioni di ettolitri di grano. Stati Uniti — Buona raccolta. È valutata a 148,750000 ettolitri. Il consumo (compresa la semenza) per gli Stati Uniti si calcola a ettolitri 87,500000. Potranno dunque esportarsi 61,250000 ettol. in Europa. Abbiamo creduto di pubblicare i presenti dati statistici perchè le condizioni miserrime dell' Europa, dovrebbero persuadere la diplomazia e gli uomini politici che la migliore politica sarebbe quella di alleviare, per quanto è possibile, la miseria della quale l'incipiente stagione di inverno minaccia pressoché tutti i paesi dell' Europa. (Gaza, di Berg.) Ricevuto l'abbonamento dai seguenti signori: A saldo II0 Quadrimestre anno ccrr : Bartolomei Nicolò ; — Baseggio Cav. Giorgio; — Belli ved. Luigia; — Bratti Andrea; — Barega Giuseppe ; — Del Bello D.r Nicolò ; — Cobol Giorgio ; — Gravisi Vincenzo ; — Gravisi ved. Antonia ; Depangher Antonio ; — Franco Pietro ; — Favento Don Giovanni ; — Gallo D.r Augusto; — Genzo Giovanni, — Kersevany Giovanni; — Kuhacevich Maria ; — Lion D.r Zaccaria ; — Mariuaz Domenico ; — De Rin Francesco; — Società Caffè Loggia; — Tomasich Andrea; — Totto fratelli; — Utel Luigi; — Vicich Francesco ; — Brutti Francesco ; — Baseggio Pietro ; — Gallo Pietro ; — Venuti Leonardo; — Manzini D.r Giovanni (di Capodistria). A saldo anno corrente: Pellegrini eredi Giuseppe (Capodistria);— Canonico Antonio Predonzan — Pirano; — A. C. Marchesi — Dignano —; Gabinetto di lettura — Pola —. A saldo 1° semestre 1880; Manzutto D.r Girolamo — Umago — ; A saldo II0 semestre 1880 ; L. D.r Marussi — Cormons. — Capodistria, 1 Dicembre 1879 N. 23 STJPPLEIEITO ALLA "PROVINCIA,, DELL' ISTRIA Lieti di poter pubblicare quanto si riferisce all' importante questione della Dogana, diamo qui luogo alla Petizione che la benemerita nostra Giunta provinciale inviava al Consiglio dell' Impero in data del 16 passato, perchè non venga accolto il progetto governativo di legge eull' incorporazione dell' Istria e delle Isole del Quar-nero nel rimanente territorio doganale Austro - Ungarico : Eccelso Consiglio dell'Impero! Porgendo la Giunta provinciale del Margraviato d' Istria a codesto Eccelso Consiglio dell'Impero la prodiera di non accogliere per ora, e sino a tanto che non cesseranno contemporaneamente i porti franchi di Trieste e Fiume, il progetto governativo di legge sull* incorporazione dell'Istria, e delle isole del Quarnero, nel rimanente territorio doganale austro-ungarico, la Giunta provinciale non fa altro che dare con ciò espressione all' unauime voto dell' intiero paese, che, memore ancora dei danni patiti in circostanze pressoché analoghe alle presenti, sotto il reggime doganale degli anni 1853-1861, oggi nuovamente si trova tutto conturbato dal progetto di legge in presentazione, E come non dovrebbero l'Istria, e le Isole del Quarnero, commoversi ora dinanzi ad una tale prospettiva, se anche al presente, dopo dieciotto anni dalla restituzioue di questi territori al porto franco, sussistono ancora nella massima parte tutte quelle ragioni, che fecero allora dell' incorporazione di essi nel nesso doganale generale, la misura di governo più avversata da tutta la popolazione indistintamente! Fu osservato su questo proposito nella motivazione che accompagna il progetto di legge, che questi paesi fossero rimasti indietro in coltura e prosperità, di confronto alle altre provincie dell' Impero, durante la lunga epoca del 1814 al 1853, in cui godettero la esenzione doganale, e questa essere stata anche la sola causa del loro decadimento economico, e non già l'avvenuta unione dei medesimi al territorio doganale, come venne asserito nel 1860, dai rappresentanti dei vari interessi locali. — Senonchè, volendo anche ammettere per vera la esi-atenza di questo stato di regresso, che, rinfacciatoci in oggi, non sappiamo se suoni ad accusa, o sia la e-nuuciazione di un semplice fatto, non dovevasi poi di- menticare che ogni paese ha la sua storia particolare, la quale segna pure a caratteri indelebili le cause della sua decadenza, e del suo risorgimento economico. E il fatto unicamente vero sì è, che questi territori, allorquando vennero definitivamente congiunti all' Impero, si trovavano in uno stato di grande desolazione per guerre, eccidi di uomini e cose, devastazioni, pestilenze, depopolamento, e abbandono di governi, patiti per una lunga serie di secoli, e che le piaghe durate aperte per tanto tempo non si risanano in soli quarant'anni. E che molto non si facesse neppure dippoi, per riguadagnare il tempo perduto, e spingere la provincia nella via della coltura, e della prosperità, ogni iniziativa e disposizione relativa, come ben si sa, essendo a quei tempi esclusivamente appartenuta alle autorità governative, lo ha francamente confermato quell'eminente uomo di stato che fu il Conte Francesco Stadion, in quel memorabile devotissimo rapporto da lui umiliato alla Maestà del defunto imperatore Ferdinando I, all' atto di abbandonare, nell'anno 1847, il governo dell' Istria e del Litorale, per andare ad occupare l'importante carica di governatore del Regno di Galizia, cui la fiducia sovrana avevalo chiamato. — (Vedi documento nel Voi. Ili, appendice all'opera: Geschichte Osterreichs vom Ausgange des Wienner October-Aufstandes 1848„ del Bar. Alessandro Helfert. Se quindi vi furono in quei quarant'anni dei peccati di ommissione, che ci si usi almeno la giustizia di non rappresentarci come i soli colpevoli di essere rimasti stazionari, mentre tutti gli altri popoli a noi d' intorno si movevano, e progredivano. Ma per ritornare dopo questa breve digressione, all'oggetto che ci occupa, ci è altresì impossibile di concedere, che la perdita del porto franco non fosse stata allora apportatrice di positivi danni alla provincia. Già la stessa motivazione riconosce che la dogana fu introdotta e mantenuta, in questa provincia, mentr' essa attraversava una gravissima crisi economica causata dalla perdita quasi totale del prodotto del vino, e di quella spesso rinnovatasi del prodotto dell'olio, cui si agggiunsero la generale crisi commerciale, ed infine la guerra del 1859. Che poi la dogana, pesando coi nuovi oneri, che andarono ad essa congiunti, ma molto più ancora, ! inceppando, o spezzando di un subito, sotto circostanze j cotanto disastrose, le intime e naturali relazioni com- | merciali di questi territori colle vicine piazze di approv- j vigionamento di Trieste e Fiume, rimaste entrambe, j anche dopo, porti franchi, non avesse influito a rendere ancora più grave la già gravissima situazione economica della provincia, questo è ciò che non si pnò durare fatica a comprendere; ed alla contraria opinione dell' Imperiale Governo noi dobbiamo in ogni caso contrapporre i 1' unanime verdetto affermativo, che fu pronunciato dall' intiero paese, ed ha pure un grande valore, e che oggi, dopo dieciotto anni dalla cessazione della dogana, non si è punto modificato. Nè l'importanza di questo verdetto viene scemata ' dagli argomenti addotti dalla motivazione, coi quali si vorrebbe dimostrare che, essendosi durante il reggime doganale aumentata sensibilmente la navigazione nei porti dell'Istria e delle Isole del Quarnero, ed accresciuto persino il consumo di certi articoli di lusso, si debba anzi da ciò dedurre, che la dogana non sia stata minimamente d'impedimento al graduale sviluppo delle forze economiche di questa provincia. Imperciocché, ser le tabelle statistiche dimostrano negli anni 1854-1858 un aumento notevole nelle tonnellate (484,026) dei navigli annualmente operanti nei suddetti porti, di confronto al numero anuuo delle tonnellate (30S,632) nel periodo 1851-1853, precedente all'attivazione della linea doganale, ciò debbasi intieramente ascrivere a quella maggiore operosità nella vita dei popoli, che si è dovunque manifestata dopo chiusa l'era dei grandi rivol- j gimenti politici, apertasi nel 1848, e che non si è lasciata • arrestare nel suo corso qui, nè altrove, neppure da im-i | pedimenti di linee doganali, o da altre applicazioni del principio protezionista. Come la dogaua di allora, anche volendolo, non avrebbe perciò potuto impedire quel primo risveglio ad una più operosa attività, che fu il generale portato di quei tempi; così la dogana nou può darsi nemméno il merito di aver contribuito a favorire quella nascente attività, ini Che se poi si dovesse pronunciare un giudizio, desunto dalla tabella dimostrante il numero dei navigli operanti, e delle tonnellate, nei porti suddetti, durante l'epoca successiva al lievo della dogana, cioè, dal 1866 al 1878; essendosi in questo scorcio di tempo triplicato in media annualmente il numero delle tonnellate (da 822.017 a 1,123.188) di confronto al periodo 1851-1858, dovrebbesi per lo contrario da questo fatto argomentare, che quel movimento marittimo e commerciale, eh'erasi in germe sviluppato per un'accidentale coincidenza di tempo e di circostanze, sotto il reggime doganale, sia stato feèondato appena dalla riacquistata libertà degli scambi ; di modo che non sarebbe persino fuori di luogo, la manifestazione del dubbio se, perdurante la linea doganale, si sarebbe mai giunti a questo risultato. Ed egualmente, se la marina mercantile a lungo corso crebbe dal 1852 al 1858 da 36,631 a 64,147 ton- nellate, per poi successivamente oscillare dal 1870 al 1874 fra le 83,994 e 70,618 tonnellate, noi osserveremo che da questi dati statistici non si possa trarre nessuna deduzione per l'utilità, o per il danno, che allora avesse esercitato su di essa marina 1' avvenuta incorporazione di questi territori nella linea doganale. Le cause che determinano l'aumento o la diminuzione della marina mercantile a lungo corso, sono d' indole troppo mondiale, per potere essere poste in alcun riferimento colla presenza in un determinato paese del principio protezionista, o del libero scambista. La marina mercantile a lungo corso aumentò quasi del doppio in portata dal 1852 al 1858, perchè la guerra di Crimea avevale aperta una larga messe di guadaguo, che in buona parte ha contribuito poi anche ai successivi suoi accrescimenti. Questo sì, che possiamo di certa scienza affermare, che, cioè, sotto il reggime doganale le costruzioni navali fiorivano particolarmente nel porto franco di Fittine, e languivano invece negli scali della costa orientale dell'Istria, e a Lussiupiccolo. — E se le stesse cause producono sempre gli stessi effetti, non jiossiàmo attenderci che altrimenti avvenga anche sotto l'influenza della legge in presentazione. Per ultimo, la motivazione fa emergere la circostanza, che dopo l'introduzione della linea doganale, le quantità daziate di caffè, zucchero e droghe fossero in progressivo aumento dal 1854 al 1858; ciocché proverebbe nello stesso tempo l'avvenuta diminuzione del contrabbando in questi articoli, e 1' ognora crescente miglioramento delie condizioni economiche degli abitanti. Lasciamo pur lì da parte 1' affare dei contrabbandi, che colla conservazione anche temporaria dei duejiorti franchi, collocati alle" due opposte estremità della^rovìn-cia, sarà sempre un pio desiderio di volere impedire, mentre la spinta derivante dallo sperato lucro, e dalla facilità di commetterli, alimenta poi un vivo fomite di demoralizzazione nel popolo ; ma che si possa scorgere altresì nella quantità daziata, nel 1859, di centinaja doganali 1796 di caffè, 224 di droghe, e 1370 di zucchero, di confronto alle minori quautità daziate uel 1854, un segno manifesto di progrediente ricchezza di questi territori, la ci pare invero uua conseguenza tirata troppo alla svelta di questa premessa. Sorpassiamo il pepe, la cannella, i garofani ecc. ecc., che figurerebbero appena iu terza linea, e fermiamoci piuttosto all' importazione del caffè e zucchero. Che cosa se ne avrebbe? che 235,000 abitanti (questa era la popolazione, che la statistica ufficiale dava allora all'Istria ed alle Isole del Quarnero) avessero consumato in un anno poco più di mezzo funto di caffè, e meno di mezzo funto di zucchero, a testa. Per una popolazione tutta meridionale, ed in molta parte marittima,^ e quindi più largamente abituata alla bevanda del caffè, non è certamente un sintomo d'invidiabile ricchezza 1' avere essa consumato iu un anno, malgrado la dogana, una sì omeopatica dose di caffè e zucchero ! Confessiamo dunque apertamente : chiunque voglia formarsi una giusta idea, se la dogana abbia pregiudicato o no, a questi territori negli anni' 1853-1861, deve anche portare sopra un diverso campo le proprie indagini, che non sia quello che fu prescelto dalla motivazione j ministeriale. i Per quali ragioni hanno detto i rappresentanti dei i vari interessi locali nel l»60, e fu sempre tenacemente sostenuto dal sentimento generale dell' intiera provincia, che la perdita del porto franco fosse sommamente pregiudizievole a questi territori? Esse si possono riassumere nelle tre segueuti : 1° perchè la provincia, causa la privazione dei suoi principali prodotti, quali il vino e l'olio, trovavasi ridotta allo stremo delle sue risorse economiche; 2° perchè la linea doganale impediva, od almeno gravemente difficultava la continuazione delle sue naturali relazioni commerciali colla città di Trieste, suo centro principale di approvigionamento, e colla sussidiaria piazza di Fiume; 3° e perchè, infine, quand' anche questi territori avessero voluto allora annodare dirette comunicazioni commerciali colle proviucie dell' interno, nou lo avrebbero potuto per difetto di una diretta strada di comunicazione. Se queste ragioni sussistessero quindi in buona parte anche al presente, non solo avrebbesi la prova che la provincia non si era male apposta, giudicando la prima volta la introduzione della dogana quale una misura dannosissima di governo, ma che la intempestiva riattivazione della medesima non tarderebbe altresì a riprodurre gì' identici effetti. Le condizioni agrarie della provincia si sono dal 1861 in tanto migliorate, inquantochè al presente è per lo meno aumentata la possibilità della produzione del vino; ma quésto stesso aumento di produzione è tutt' ora limitato ad alcuni territorii soltanto, cioè, laddove alle piante deperite furono sostituiti nuovi vigneti, e fu introdotto 1' uso della solforazione. Ma a qual prezzo di sacrifizii pecuniarii non si dovette ottenere questo parziale aumento di produzione del vino! La sola spesa della solforazione delle viti aggiunge annualmente all' ordinaria coltivazione delle medesime il rilevante dispendio di fior. 181,524. (Vedi tabella statistica, pubblicata nel giornale "La Provincia» N° 9 dell' anno corrente). Con tutto ciò la totale produzione del vino non raggiunge iu un anno di ordinario buon raccolto i 200,000 Emeri; quandoché, prima della crittogama delle viti, la provincia produceva l'annua quantità di almeno 400.000 Emeri di vino. Ed in quest' anno la produzione complessiva non è di certo arrivata nemmeno alla quantità di Emeri 50.000. Quasi che la natura volesse poi prendere una rivincita sul rimedio scoperto contro la crittogama, congiurando a danno di questa rinascente produzione, ecco da tre anni serpeggiare nei vigneti, e diffondervisi con una rapidità che specialmente nel corrente anno minacciava di distruggere in alcune località l'intiero prodotto, un nuovo fungo, conosciuto sotto il nome di vajuolo della vite, (Gloeosporium Ampelophagum di Thiimen), e per combattere il quale la scienza non ha saputo ancora suggerire alcun rimedio. Passando dalla produzione del vino a quella dell' olio, altro dei principali prodotti della provincia, sebbene esso sia proprio soltanto dei territorii che si distendono lungo la costa del mare, è ben vero che dal suddetto anno in poi non vi furono, come nel 1855, straordinarie mortalità di piante per causa dei geli invernali; ma essendo questa la estrema zona, in cui alligna 1' olivo, la produzione del medesimo è anche sempre varia ed incostante, in guisa che ad un anno di buono o discreto raccolto ne sogliono succedere due e tre di raccolto pressoché nullo. Così è che l'Istria, e le Isole del Quarnero, mentre sono capaci di produrre in un anno le 80.000 centinaja viennesi di olio, in altri non ne producono la decima parte, anzi non torna neppure di conto di far raccogliere, le poche olive sugli alberi (è il caso di quest' anno in più luoghi) perchè la spesa del raccolto supera il valore delle olive, e che la media produzione annuale di olio giunge — appena in un decennio, alla quantità di 20.000 centinaja. Altro prodotto di qualche considerazione sono le legna da fuoco ; ma pur troppo i tagli dei boschi non possonsi rinnovare con quella frequenza, con cui i bisogni innalzano, e mancano i mezzi a soddisfarli. Di granaglie, questo si sa bene da ognuno, che la provincia iu generale non ne produce di solito il bisogno che tutt' al più per quattro mesi dell'anno; si semina forse troppo, ma si raccoglie sempre pochissimo. Degli altri prodotti secondari, o di altre industrie affini all' agricoltura, non monta quasi di tenerne parola perchè o sono specialissime di alcune località, o non rappresentano nel bilancio delle attività generali una reudita di grande momento. L'animalia va piuttosto decrescendo che aumentando di numero; il contadino, preso alle strette dal creditore o dall'esattore delle pubbliche imposte, o dal bisogno di comperarsi il pane che spesso gli manca, vende l'ultimo animale, che gli resta; pel rimanente ci pensi la provvidenza. Dal 1861 in poi, vi ebbero degli anni di raccoiti buoni e mediocri; ma ve ne furono anche di tristi assai; e lo comprova il fatto che la Dieta provinciale fu quattro volte obbligata ad invocare l'assistenza dello Stato colla domanda dell'assegno di congrue anticipazioni rifondibili dai fondo provinciale, cioè, negli anni 1862,1865, 1867, 1873, onde potere in qualche guisa provedere alla generale carestia. La quale, giunta essendo poi al colmo in quest'anno per la maucanza quasi totale di tutti i prodotti del suolo, mette la provincia nella ben dura necessità di rivogliersi per la quinta volta allo Stato colla stessa domanda. Tutto sommato, dunque, e pure concedendo che dal 1853 in poi l'agricoltura abbia progredito, dobbiamo conchiudere, sotto l'aspetto delle condizioni agrarie, che se, nel 1860, i rappresentanti dei vari interessi locali hanno dipinto queste coudizioni, come lo erano infatti, quasi per disperate, oggi esse non siano però di tanto migliorate, da non richiedere egualmente, come allora, di essere prese in seria considerazione, prima di pronunciare definitivamente che questi paesi debbano venire incorporati al rimanente territorio doganale, ed avanti che la stessa misura sia estesa anche alle città di Trieste e Fiume. E qui veramente comincia il punto dal quale la introduzione della dogana, come lo ha dimostrato la esperienza del 1853 al 1861, riesce pregiudizievole alla provincia, al dì là delle naturali sue conseguenze. Sintantoché si trattasse dell'applicazione generale del priucipio che i porti frauchi abbiano dappertutto a queste parti a cessare, noi ben lo sappiamo che, per quanto teneri della continuazione della franchigia doganale, inutile ne sarebbe ongi difesa, e che rimpetto alla piena esecuzione di cotale principio, dovrebbe indietreggiare anche ogni nostra opposizione, desunta dalla qualità delle condizioni interne della provincia. Ma dal momento che la disposizione ha da essere soltanto parziale, e che mentre a noi si vuole togliere il porto franco, lo si lascia invece sussistere a Trieste e Fiume, la ragione sta evidentemente dalia nostra parte, se domandiamo per grazia di essere lasciati a condividere le stesse sorti delle predette città per quel poco di tempo ancora, ch'esse continueranno a godere la libertà degli scambi. Non occorre di dire, iufatti, questa essendo cosa universalmente notoria, che Trieste è il centro di tutti i nostri traffici, la città che acquista, consuma od altrimenti tramanda altrove gran parte dei nostri prodotti, che viceversa, ci fornisce tutto quello che manca a noi di bisognevole alla vita la città, infine, che per la sua qualità di grande emporio commerciale attira a sè con forza irresistibile, tutto il movimento commerciale di terra e di mare, di questi territorii. La parte orientale della provincia, e 1' Isola di Veglia, gravitano più particolarmente verso Fiume, la quale tiene quindi per es.»e le veci di Trieste. Per dare una idea approssimativa della vivacità ed importanza dei reciproci scambi tra questi territori e la città di Trieste, ci sia permesso di riferire qui alcuni dati statistici. L' Istria, e le Isole del Quarnero possedevano nell' anno 1878,1443 navigli di piccolo cabotaggio di assieme 24777 tonnellate, e 16 vaporetti della portata di 648 tonnellate, (Vedi Annuario dello stesso anno dell' i. r. Governo marittimo in Trieste). Ebbene, nell' anno decorso, che non fu neppure il più favorevole del triennio, souo approdati a Trieste dai porti dell' Istria e delle Isole del Quarnero 2627 navigli carichi, 84 dei quali con bandiera italiana, e gli altri con bandiera austro - ungarica, assieme di tonnellate 64.047 ed altri 668 navigli vuoti di tonnellate 24.483. E viceversa, sono partiti nello stesso anno da Trieste pei porti suddetti 1926 navigli carichi, 99 dei quali con bandiera italiana, egli altri con bandiera austro - ungarica, di assieme tonnellate 52488, ed altri 1494 navigli vuoti di tonnellate 31.210. A tutto questo movimento commerciale-marittimo devesi aggiungere quello rappresentato dai 16 vaporetti, alcuni dei quali vanno e vengono più volte al giorno da Trieste per l'Istria, e viceversa ; tutto il servizio dei battelli a vapore del Lloyd austro-ungarico ; e, per ultimo, tutto il movimento commerciale dei luoghi di terraferma. La reciprocità degli scambi non potrebbe essere quindi maggiore di quello che è. Quale sarebbe per tanto la prima conseguenza delia unione di questi territori al rimanente nesso doganale, restandovi fuori infrattanto Trieste, e rispettivamente Fiume? che tutto questo movimento marittimo rimarrebbe più o meno, inceppato con grave scapito dei molteplici interessi : e questo è uno dei danni che indirettamente ha prodotto la linea doganale dal 1853 al 1861, e che si ripeterà anche indubbiamente colla progettata riattivazione della medesima. Come abbiamo poco più sopra accennato, l'Istria, o le Isole del Quarnero, meno quelle parti di esse che per ragioni di vicinanza gravitano verso la città di Fiume, mentre spacciano a Trieste la maggior parte dei loro prodotti, comperano anche ivi tutto il bisognevole ; poiché è ben naturale che trovando le medesime a breve distanza una gran piazza di mercato, non possano pensarvi, nè siavi il tornaconto, di rendere a Trieste, ed andar poi a comperare l'occorrtnte in altri più lontani mercati. E sarebbe altresì un grande errore quello di credere ohe a Trieste e Fiume, non si mettano in vendita che prodotti, o manufatti, soltanto venuti dall' estero, e ehe quelli di provenienza dall' interno dell'Impero Austro-Ungarico non vi figurino affatto. Su di ciò la Camera di Commercio e d'Industria di Trieste, e quella di Fiume, potrebbero dare all'occorrenza quelle più accertate informazioni, che non istanno a nostra disposizione; ma quello che è indubitato i è, che colla sottomissione al reggime doganale di questi territorii, e duranti i due porti franchi suddetti, peserà di bel nuovo su di noi la condanna di dovere pagare il dazio anche per le merci di provenienza nazionale, unicamente perchè, come non può essere diversamente, le medesime furono acquistate a Trieste od a Fiume: e questo è altro dei danni indiretti, che ci ha procurati la vecchia dogana, e ci procurerà anche la nuova. Ma ci si obbietterà forse, che questa specie di danno sta in nostra facoltà di evitarlo, approfittando della ferrovia che ci ha aperto la possibilità di ricorrere al mercato interno ; e che in ogni modo i magazzini generali di prossima istituzione a Trieste, provederanno al toglimento di questo inconveniente. Non neghiamo che particolarmente per una parte dell' Istria continentale la ferrovia possa facilitare 1' aprimento di dirette relazioni commerciali coll'interno, ma queste relazioni saranno sempre limitate di numero e d'importanza al paragone di quelle con Trieste, e sussidiariamente con Fiume; perchè il movimento commerciale segue e preferisce presso di noi la via del mare, eh'è la più facile, e la meno dispendiosa: diche si ha la prova convincente nel risultato stesso del movimento sulla ferrovia, dacché essa fu aperta all' esercizio. Dall' altra parte, donde potrebbero provenire queste dirette commissioni all' interno? dal privato no, perchè questi comperando a Trieste od a Fiume, quauto gli occorre per gli usi domestici, o per altri scopi industriali, vede, sceglie, e contratta merce, e trova nel risparmio delle spese di nolo di più lontane spedizioni, 1' adeguato compenso del pagamento del dazio su ciò che esso introduce. Dal negoziante di professione neppure, o non più di quello che per alcuni articoli siavi già presentemente il caso, pella ragione che, meno poche eccezioni, i nostri sono tutti negozianti al dettaglio, che trafficano molto più col credito che viene loro aperto e mantenuto a Trieste, e rispettivamente a Fiume, di quello che coi capitali proprii, e si trovauo per conseguenza dallo stesso credito legati ai loro sovventori, dai quali non possono svincolarsi, opponendovisi la partita aperta di libro, oppure la cambiale già scaduta, o prossima a scadere, ed in ogni caso la difficoltà di trovare pronto altrove quel largo credito, a merito del quale è loro concesso di continuare nei traffici. E questa stessa Joro qualità di trafficanti al dettaglio per cui tengono in vendita di tutto un poco, impedirà altresì che si tragga a queste parti grande profitto dall' istituzione a Trieste dei magazzini generali, i quali se gioveranno allo spaccio all'ingrosso delle merci nazionali nei medesimi depositate, esentandole da ogni dazio d'importazione nei territori austro - ungarici, non faranno poi molto, per le ragioni suesposte, al caso nostro. Questi territori o devono venire quindi aperti al grande mereato nazionale per la via intermediaria delle città di Trieste e Fiume, o devono altrimenti restare per intanto quello che sono al presente, cioè, territori di porto franco. La disgiuuzione anche temporaria dei medesimi dalle predette città, fu e sarà sempre fatate. — Essa turberebbe tutto quel complesso di vicendevoli rapporti, che costituisce l'essenza della vita economica di questi paesi, e che li unisce in uu intimo e naturale connubio colle prementovate città. Qualunque nuovo fatto venga per conseguenza ad intromettervisi, ed a disturbare l'armonia di questo connubio, esso uon può a meuo di arrecare anche particolarmente a noi, che siamo la parte più povera, molti e svariati discapiti, i quali, se anche sfuggono da una dimostrazione statistica, non cessano perciò dall' essere reali, e gravemante sensibili. Esplicando, infine, con uu paragone tutto il nostro sentimento, diremo: che la unione dell'Istria e delle Isole del Quarnero al rimanente territorio doganale, restaudovi fuori frattanto Trieste e Fiume, produrrebbe qui gl'identici effetti come se s'introducesse a Vienna, Fraga, Gratz ecc., il principio del libero scambio, e tutto il rimanente territorio dei rispettivi Domini fosse sottoposto, invece, al reggime doganale. Nessuna sorte di compensi adeguati a questi danni indiretti si può sperare di ottenere dalla progettata unione doganale. Abbiamo già veduto superiormente a che meschina cosa si riducano i principali articoli della produzione agraria. Dalla importazione del vino non è molto d'attendersi. Il vino dovrebbe in primo luogo, essere altrimenti confezionato onde appagare al gusto dei consumatori; e poi, il mercato interno è diggià sopraccarico dei vini stiriani, austriaci, ungheresi, e croati, che esso non può nemmeno consumare, i quali coi loro bassi prezzi, fauno in generale una invincibile concorrenza ai vini istriani. Una piccola quantità di vino è bensì andata sempre dall'Istria nei confinanti territori della vicina Carniola ; ma a quanto poco si riduca questa importazione lo ha dimostrato il reddito brutto annuale di appena fior. 20593 M. C., complessivamente ricavato da tutti gli articoli daziati presso i quattro uffizi doganali, esistiti lungo la linea di terraferma durante il triennio 1851 al 1853. Oggi non crediamo poi di andare errati, giudicando pittosto diminuita che aumentata, in confronto di allora, la introduzione del vino istriano nella Carniola, essendosi, notoriamente, in questo frattempo accresciuta la coltivazione dei vigneti nella valle del Vippaco. ed altrove, nella Carniola, e le ferrovie fornendola abbondantemente di vini d'interna provenienza. Per l'olio, tra il risparmio che si farebbe del dazio che presentemente si paga peli'introduzione del medesimo nel territorio doganale, ed il dazio che si dovrebbe di rincontro pagare su quelle quantità, che vengono annualmente dal di fuori introdotte iu questi territori, avrebbesi verosimilmente su per giù quasi un pareggio. Èimarrebbevi ancora il pesce fresco, e il salato. Ma di quest' ultimo molto non ne va nell' interno, perchè la popolazione poco se ne ciba, e così pure del pesce fresco, che nei consumi interni costituisce un articolo di lusso. E con questo sarebbe esaurita anche la serie di tutte le nostre immaginabili importazioni, oggi soggette al pagamento di dazi, e che appresso ne sarebbero e-senti. Il danno della precoce incorporazione al generale sistema doganale starebbe dunque tutto dalla nostra parte, perchè non sarebbe contrabbilanciato da utilità proporzionali. Chiedendo noi per tanto di venire risparmiati degli anzidetti danni, non pretendiamo minimamente alla indefinita continuazione di una posizione privilegiata, la quale ci è ben noto che in ogni caso è destinata in breve a cessare; ma domandiamo solo che questo cangiamento si effettui sotto circostanze per noi meno sfavorevoli, senza grave postamento dei nostri interessi materiali, e senza perturbazione di quelle molteplici relazioni d'affari, che ci legano ai nostri immediati, e naturali mercati. E dobbiamo anche sinceramente confessare che il momento attuale per una sì profonda alterazione nelle condizioni economiche di questi paesi, ci pare il più inopportunamente scelto: un paese che si dibatte fra le strette della carestia e della lame, merita pure che gli si usi qualche riguardo, aspettando almeno tempi più propizi all'introduzione di nuovi aggravi. Laonde, terminando laddove abbiamo preso le prime mosse, noi preghiamo per le sopra addotte ragioni, che l'Eccelso Consiglio dell'Impero voglia risolvere: „ che rimanga sospesa la unione dell'Istria, e delle „ Isole del Quarnero, ai rimanente territorio sino a che „ dureranno i porti franchi di Trieste e Fiume., e Dalla Giunta Provinciale del Margraviato d'Istria Parenzo 15 novembre 1879. Questi territori o devono venire quindi aperti al grande meraato nazionale per la via intermediaria delle città di Trieste e Fiume, o devono altrimenti restare per intanto quello che souo al presente, cioè, territori di porto franco. La disgiunzione anche temporaria dei medesimi dalle predette città, fu e sarà sempre fatale. — Essa turberebbe tutto quel complesso di vicendevoli rapporti, che costituisce l'essenza della vita economica di questi paesi, e che li unisce in un intimo e naturale connubio colle prementovate città. Qualunque nuovo fatto veuga per conseguenza ad intromettervisi, ed a disturbare l'armonia di questo connubio, esso non può a rneuo di arrecare auche particolarmente a noi, che siamo la parte più povera, molti e svariati discapiti, i quali, se auche sfuggono da una dimostrazione statistica, non cessano perciò dall' essere reali, e gravemaute sensibili. Esplicando, infine, con un paragone tutto il nostro sentimento, diremo: che la unione dell'Istria e delle Isole del Quarnero al rimanente territorio doganale, restandovi fuori frattanto Trieste e Fiume, produrrebbe qui gl'identici effetti come se s'introducesse a Vieuna, Praga, Gratz ecc., il principio del libero scambio, e tutto il rimanente territorio dei rispettivi Domini fosse sottoposto, invece, al reggime doganale. Nessuna sorte di compensi adeguati a questi danni indiretti si può sperare di ottenere dalla progettata nnione doganale. Abbiamo già veduto superiormente a che meschina cosa si riducano i principali articoli della produzione agraria. Dalla importazione del vino non è molto d'attendersi. Il vino dovrebbe in primo luogo, essere altrimenti confezionato onde appagare al gusto dei consumatori; e poi, il mercato interno è diggià sopraccarico dei vini stiriani, austriaci, ungheresi, e croati, che esso non può nemmeno consumare, i quali coi loro bassi prezzi, fanno in generale una invincibile concorrenza ai vini istriani. Una piccola quantità di vino è bensì andata sempre dall'Istria nei confinanti territori della vicina Carniola; ma a quanto poco si riduca questa importazione lo ha dimostrato il reddito brutto annuale di appena fior. 20593 M. C., complessivamente ricavato da tutti gli articoli daziati presso i quattro uffizi doganali, esistiti lungo la linea di terraferma durante il triennio 1851 al 1853. Oggi non crediamo poi di andare errati, giudicando pittosto diminuita che aumentata, in confronto di allora, la introduzione del vino istriano nella Carniola, essendosi, notoriamente, in questo frattempo accresciuta la coltivazione dei vigneti nella valle del Vippaco. ed altrove, nella Carniola, e le ferrovie fornendola abbondantemente di vini d'interna provenienza. Per l'olio, tra il risparmio che si farebbe del dazio che presentemente si paga peli'introduzione del medesimo nel territorio doganale, ed il dazio che si dovrebbe di rincontro pagare su quelle quantità, che vengono annualmente dal di fuori introdotte in questi territori, avrebbesi verosimilmente su per giù quasi un pareggio. Rimarrebbevi ancora il pesce fresco, e il salato. Ma di quest' ultimo molto non ne va nell' interno, perchè la popolazione poco se ne ciba, e così pure del pesce fresco, che nei consumi interni costituisce un articolo di lusso. E con questo sarebbe esaurita anche la serie di tutte le nostre immaginabili importazioni, oggi soggette al pagamento di dazi, e che appresso ne sarebbero e-senti. Il danno della precoce incorporazione al generale sistema doganale starebbe dunque tutto dalla nostra parte, perchè non sarebbe contrabbilanciato da utilità proporzionali. Chiedendo noi per tanto di venire risparmiati degli anzidetti danni, non pretendiamo minimamente alla indefinita contiuuazioue di una posizione privilegiata, la quale ci è ben noto che in ogui caso è destinata in breve a cessare; ma domandiamo solo che questo cangiamento si effettui sotto circostanze per noi meno sfavorevoli, senza grave postamento dei nostri interessi materiali, e senza perturbazione di quelle molteplici relazioni d'affari, che ci legano ai nostri immediati, e naturali mercati. E dobbiamo anche sinceramente confessare che il momento attuale per una sì profonda alterazione nelle condizioni economiche di questi paesi, ci pare il più inopportunamente scelto: un paese che si dibatte fra le strette della carestia e della lame, merita pure che gli si usi qualche riguardo, aspettando almeno tempi più propizi all'introduzione di nuovi aggravi. Laonde, terminando laddove abbiamo preso le prime mosse, noi preghiamo perle sopra addotte ragioni, che l'Eccelso Consiglio dell'Impero voglia risolvere: „ che rimanga sospesa la unione dell' Istria, e delle „ Isole del Quarnero, ai rimanente territorio sino a che „ dureranno i porti franchi di Trieste e Fiume.,, Dalla Giunta Provinciale del Margraviato d'Istria Parsnzo 15 novembre 1879..