168077 Dott. GIANNANDREA GRAVISI Per la toppnomastica d i casa nostra t^stratto dal Bollcttino II, Anno Xli,. della Society Escursionisli latriani „Monte Maggiore" CAPODISTRIA Stab, lip Naiionale Carlo Priorn 1920 168077 fVJS» Per la toponomastica di casa nostra. Ancora I'anno sociale decorso la nostra societa s'era rivoUa al Commissariato generale civile per la Venezia Giulia con la proposta di costituire un comitate per il riordinamento e la siste-mazione della toponomastica nella nostra regione. Questo comitato avrebbe potuto essere costituito da un rappresentante del go-verno, dell' Istituto geografico militare, della Reale Societä Geografica Italiana, del T. C. !., delle Sezioni di Trieste, di Gorizia, e di Fiume del C. A 1. e, per quanto riguarda particolarmente la provincia d'lstria, da un rappresentante della Giunta prov., della Soc. istr. di archeologia e storia patria, della S. E. 1. Monte Maggiore ed eventualmente da altre persone di provata compe-tenza e conoscenza dei luoghi (geometri, impiegati forestali ecc.). La proposta della nostra societä, a quanto pare, non ha avuto troppa fortuna; ma, qualunque sia I'esito di tali pratiche, questo e certo che qualchecosa di serio deve esser fatto su questo campo, se non vogliamo che si continui e perpetui la babilonia del passato e anche del presente. Nelle righe che stanno qui sotto noi esporremo alcuni degli inconvenienti ed anomalie piu tipiche che si lamentano in Istria ed accenneremo ad alcuni criteri ai quali secondo noi bisognerebbe uniformarsi" nella sistemizzazione della topomastica di casa nostra. * * * La tendenza del governo austriaco di slavizzare queste nostre terre, di cancellare le tracce della loro millenaria civilta, latina prima italiana poi, era piii che mai evidente nella toponimia. Ogni nuova ristampa della carta topografica militare, ogni nuova edizione del «Repertorio dei luoghi», che conteneva i dati stati-stici dei censimenti decennali, portava per noi delle sgradite sdrprese: si storpiavano sempre piii i nostri bei nomi di luogo; si andavano a pescar fuori equivalenti slavi, perfino tedeschi per localita italianis-sime; si dava sempre piii il bando alia nostra grafia, piii antica e piii semplice; si voleva insomma la slavizzazione ad ogni costo, e dove questa non era ancora possibile, la bilinguita, il confusionismo. Contro questa tendenza di snaturare il carattere del paese insorsero gli uomini nostri: Pietro Kandier nella sua gloriosa e semidimenticata rivista «l'Istria», N. Cobol nella rassegna «Aipi Giulie» e il dolt. G. Cleva per la Giunta provinciale istriana. Si voleva non solo difendere il patrimonio toponomaslico incontra-stabilmente nostro, ma anche rivendicare aU'italianita una gran copia di nomi slavi o diventati tali sia per raccomodamento all'uso linguistico delle nuove popolazioni sia per traduzione da parte di politicanti. Ma in questo lavoro altamente patriottico non si pro-cedette sempre secondo metodi rigidamente scientifici; non sempre si badö al lato pratico della questione o a sistemare 1'opera di riordinamento secondo criteri uniform! e generalmente accettati. Non si ricordarono sempre certi fatti fondamentali, che fuor d'ogni suggestione politica, la storia della Venezia Giulia impone alia nostra considerazione. Cioe che moiti degli alloglotti della con trada si sono insediati ed hanno imposto i loro nomi la dove non esisteva avanti a loro nessun nome latino che abbia lasciato traccia sicura di se — che moIti nomi di abitati slavi o slava-mente improntati sono stati adottati e consacrati durevolmente dall'uso ufficiale della Repubblica Veneta, che qui governö italia-namente per secoli lasciando dietro a se una tradizione, che ritalia ricostituita non potrebbe in nessun modo dimenticare- che infine numerosi gruppi di toponimi non italiani si trovano anche entro il confine del vecchio Regno, francesi in alcune valli del Piemonte, tedeschi sull'Altipiano di Asiago, sloveni all'orlo nordorientale della provincia di Udine.* Chi traduceva semplicemente i nomi stranieri; chi preferiva invece adottare la forma latina con desinenza per lo piii in «ano». «ana»; chi si limitava, con qualche leggero ritocco, a dar aspetto piii italiano alia parola; chi poi inventava di sana pianta un nome nuovo, possibilmente bello ed altisonante! * Vcdi in proposito i'interessante introduzione al -Prontuario dei nomi locali della Venezia Ciulia , compilato dai professori V. E. Baroncelli, E. De Toni e C. Errera. Roma, presso la R. Societä geografica italiana, 1917. Ne nacque di conseguenza una gran confusione; anche studiosi di cose patrie si trovavano talvolta imbara/zati in mezzo a tanta copia di ioponimi nuovi, che poi finivano collo svalutare i vecchi bei nomi nostri, i quali molte volte dagli inesperti veni-vano creduti di conio recente. Dopo la redenzione il confusionismo nella toponomastica divenne ancor maggiore; a tanti innovatori si aggiunsero le nostre autorita civili e militari; e, naturalmente, non sempre i cambiamenti, per quanto denotassero un forte sentimento di itaiianita in chi Ii ordinava, erano una cosa ben riuscita; cosi a mo' d'esempio un Pikulic ai piedi del Monte Maggiore diventato Piculio, invece di PicroIi;una stazione di Heki diventata Ecchi invece di Chechi; un Rachitovich diventato Grancino, mentre se proprio si voleva tradurlo, poteva diventare Gamberello. Urge assolutamente riordi-nare !a toponomastica nostra o meglio urge sistemarne il riordina-mento, e ciö con spirito di italianita, ma non disgiunto dalle neces-sarie cautele nell'esame dei documenti e senza mai perder di vista il lato pratico. Nun si puö piii oltre tollerare che numerose localita abbiano a dirittura mezze dozzine di nomi, a seconda dell'opinione piu o meno fondata, a seconda dei gusti o capricci di singole persone ; sicche non e raro il caso di vedere il mede-simo paese con differente denominazioni non solo col variar di carte topografiche, libri o giornali, ma anche a seconda dei var' dicasteri e uffici! Cosi abbiamo Decani, De' Cano, Villa Decani, Villa de" Cani, senza contare la forma slava Dekani e la ridicola traduzione Pasjavas ; e Cerreto, Cerogliano, Cerovglie, Cerouglie, Ceroglie e lo slavo Cerovlje; e Dolegnavas, Villa bassa, Dolegna di Rozzo e Lupolano inferiore; e Sarez, Zarez, Sarezzo, Arezzo; e Bercaz, Brancaccio, S. Pancrazio e S. Brancazio; Rabaz. Porto d'Al-bona, Port'Albona. Port'Alba! L'interessante serie non finirebbe piii; i comuni e le localita della nostra provincia che hanno I'alto ohore di parecchi nomi e varianti tanto da sodisfare tutti i gusti, tutte le tendenze, non si contano ormai. Boliunz, Bogliunz, Bol-liunzo, Bagnoli, Bagnolo di Rosandra; e Chersicla, Chersicola, Carsicia, Carsicola; e Carcauzze, Carcase, Carcavia; e Valmo-vrasa, Valmorosina, Valmaurocena; e Erpelle, Carpellia, Carpel-liano; e Zazid, Xaxid, Sassi e Sasseto; Valle Oltra, il vasto sottocomune di Muggia formato da quelle due localita ben distintc, e diventato Valle d'Oltra e piii poeticamente Val d'Oltra; e il M. Sega c'e chi lo scrive ancora Sia, Sija e Seiano. Senza poi contare gli errori e i «qui pro quo» : Bogliuno iiel distretto di Bisino viene confuso con Bogliunz, nel distretto di Capodistria e chiamato Bagnoli anziehe Finale; e Castelnuovo del Carso e stato ribat-tezzato in Castelnuovo d' Istria da chi probabilmente non sapeva deir esistenza di nn altro Castelnuovo e precisamente all'Ansa! E Ceppich di Portole (anche Zeppi, Ceppo e Ceppici!) viene talvolta chiamato Felicia, che e (assieme a Cepicchio e Ceplia!) I'equivalente italiano per 1'altro Ceppich, sul Lago d'Arsal * * * Bisogna assolutamente mettere un argine a questo deplore-vole andazzo; un riordinamento della toponomastica alle porte orientali 1'Italia s'impone oltre che per ragioni politico-nazionali anche per ragioni militari, amministrative e turistiche; ogni cittä, ogni villaggio, ogni casale, ogni monte, ogni fiume, ogni torrente, ogni insenatura, ogni scoglio deve avere un nome, un nome solo ufFiciale, riconosciiito ed adottato da tutti i dicasteri, da tutti gli enti morali, nelle carte topografiche, negli orari ferroviari e nelle stazioni, sui timbri postali e degli uffici statali, provincial! e co-munali, sui cartelli indicatori, sui documenti pubblici, dovunque in-somma; la bilinguita deve essere abolita o ristretta a casi speciali. Quest'opera di riordinamento, di selezione deve esser fatta naturalmente con grande cautela, serenita, moderazione; devono cooperarvi piii persone esperte in argomento e coadiuvate da elementi locali, pratici dell' ambiente. Toponimi tedeschi, almeno per quanto riguarda 1'Istria, possono essere senz'altro aboliti; del pari tutte le grafie esotiche, e cio non in odio a chichessia, ma per ragioni di praticitä': un italiano legge piü facilmente ed esattamente p. e. Sbeunizza, Cau-cizze, Cernotich, Cossinosich, Magnaduorzi, Schitazza, che Sbevnica, Kavcice, Crnotič, Kosinožič, Manjadvorci, Skitaca. Dove invece bisognera procedere con grande prudenza sara nella traduzione di nomi slavi e nella reintegrazione di nomi latini slavizzati, in region! prevalentemente o assolutamente slave. Qui sara bene distinguere nomi di localita maggiori e piii important! perclie o stazioni ferroviarie e automobilistiche o stazioni cli-matiche o note per ragioni storiche, industriali, turistiche, da nomi orografici ed idrografici poco o affaito conosciuti o di caso-lari remoti delle Alpi e del Carso. L'italianizzazione dei primi pu6 essar fatta con probabilita di successo, come lo dimostrano, sempre restando in Istria, le denominazioni Lupolano, Cerreto, Moncalvo, Moccö, Stridone, Alpe grande, M. Aquila, M. Carso ecc. che godono ormai di una confortante diffusione; le seconde invece possono benissimo restare come sono, salvo i necessari ritocchi alia grafia. II voler qui sconvolgere completamente una tradizione piii volte secolare, trattandosi anche di parecchie centinaia di toponimi, non apporterebbe secondo noi nessuno o ben scarsi risultati pratici. Ne va dimenticato che in numerose plaghe dell'Istria interna le ville e i casali portano un nome di famiglia, generalmente di quella che per prima vi si stanzio. In questi casi il cambiamento del toponimo, se slavo, dovrebbe presupporre il cambiamento di cognome, cosa non sempre possibile. Quindi piu ragionevole limi-tarsi alle modificazioni oriografiche: Banchi (invece di Banki), Bassici (Bašiči), Ghersini (Gržini) Chinchelli (Kinkeiji), Cregli (Hreiji), Giordani (Jurdani), Matiassi (Matijas;), Milocanici (Miloha-niči), Milanesi (Milanezi), Matocanzi (Matohanci), Saini (Šajini) ecc. Non ci dispiaciono invece gli adattamenti o leggeri ritocchi per facilitare la pronuncia: come p. e. Prebenico (Prebenek), Tul-liaco (Tulliak), Segnaco (Segnak), Grobnico o Grobinico (Grob-nik, tradotto anche in Avellino!) e cosi Vergnaco, Tupliaco, Cosliaco, Cropignaco, Terstenico, forme queste ultime giä entrate neir uso comune; se ne incontra moltissme anche in Friuli: Cus-signaco, Giassico, Lucinico, lalmico, Mernico, Pagnaco, Tur-riaco ecc. Qualche nome oro-idrografico italiano potrebbe, specie se in regioni mistilingui, sostituire con probability di successo I'equi-valente slavo: cosi Lago d' Arsa, Torrente di Bogliuno, Torrente delle Noghere, (invece del generico Recca-fiume), Vallone di Can-fanaro (al posto del generico Draga-valle), e forse qualche altro. Non troviamo invece opporiuna la smania che hanno certuni di toscanizzare i nostri bei toponimi di stampo veneto, per farii pill eleganti, piii .... italiani; anzi questa rude forma dialettale e indice di italianitä vera, autoctona. Nelle Alpi veneto-trentine e anche in pianura sono state rispettate le forme local! de' nomi; altrettanto deve avvenire nell'Istria! Intendiamoci, ne Muia, ne Piran, ne Pisin, ne Santa Domenega, ne Verteneio, ne Veia, ne Isola di Lussin, ma bensi Ariöl, Bossamarin (e non San Marino), Caldier, Castellier, Cere., Cuberton, Gasel (e non Caselle), Gasön (e non Casone), Lavoran (e non Laurano), Pomer, Porer, Pradiziöl, Prade (e non in Prate) Ponte Porten, San Toma, San Zane, Sorbär, Sterpet, Stagnön, Vergaluzzo (e non Vergaluccio), Zenevere. E possono stare benissimo M. Cassacavre, M. Castagner, M. Lis-sandrin, M. Mogorön, Momperlön, Monvidäl, e Torrente Corna-longa, Morer, Salvädego ecc. Ne occorre andar ad esumare forme latineggianti, quando ne abbiamo di italiane bell'e fatte: Cesari (Cesariano), Paugnano (Pomigliano), Pompiano (Pompeiano), Nigrignano (Nigriniano), Semedeila (Semitella). * * * Abbiamo procurato di mettere in evidenza il disordine che regna nella toponomatica della Venezia Giulia e specialmente deir Istria, dove non ci sono due carte topografiche, due guide turistiche, due studiosi e, stavakio per dire, due autoritä che vadano d'accordo su questo campo; abbiamo insistito sulla neces-sitä di venire ad un riordinamento definitivo; abbiamo inoltre accennato ad aicuni criteri che secondo noi sarebbe bene seguire in quest'opera di revisione; la quale, aggiungeremo ancora, non dovrebbe prendere per base solo la carta militare austriaca al 75.000, ma anche e specialmente le «mappe catastali», come quelle che contengono un numero molto maggiore di toponimi. Ritenemmo nostro dovere di scrivere queste righe anche in vista della non lontana annessione e della conseguente estensione alle nostre terre dei fogli della Carta militare italiana. Non siamo certi se la nostra voce troverä ascoltatori. Ad ogni modo..... Dixi et servavi animam meam. Doli. Giannandrea Gravisi .......