ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 225 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 BARTOLOMEO BENINCASA, CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE (1810–1811) François BOUCHARD I.C.D. – Université de Tours, 3, rue des Tanneurs - 37000 - Tours, France e-mail: francois.bouchard@univ-tours.fr SINTESI Poligrafo, traduttore, giornalista, Bartolomeo Benincasa (1746–1816) svolge le fun- zioni di censore generale delle Province Illiriche per quasi un anno a cavallo tra il 1810 e il 1811. Tale incarico gli viene affidato sulla falsariga della precedente collaborazione con Vincenzo Dandolo, dal 1806 provveditore della Dalmazia che era stata annessa al Regno d’Italia. Ma questo incarico conclude anche anni di quell´impegno giornalistico e politico che, iniziato nel 1797, era stato poi da lui ripreso nel 1803, dopo un breve pe- riodo di stacco. In questo articolo, attraverso l’esame delle carte della Censura generale conservate presso la Narodna in univerzitetna knjižnica di Lubiana, si delinea la grande varietà delle attività di Benincasa in seno all’amministrazione delle Province Illiriche. Parole chiave: Province Illiriche, compagnie drammatiche, Marmont, Bartolomeo Benincasa, Carniola, Télégraphe officiel, Giuseppe Sardi BARTOLOMEO BENINCASA, THE CHIEF CENSOR OF THE ILLYRIAN PROVINCES (1810–1811) ABSTRACT Bartolomeo Benincasa (1746–1816), translator from French and German, polymath and journalist, occupied the function of Chief Censor of the Illyrian Provinces in Laybach (Ljubljana) for 13 months between 1810 and 1811. While exercising this function, he made good use of the experience he gained from his earlier collaboration with Vincenzo Dandolo, superintendent from 1806 to 1809 of Dalmatia, which had been annexed to the Kingdom of Italy. Benincasa’s role as censor marked the end of a long career in which he had also been active as a (political) journalist, starting in 1797 and, after a short pause, again in 1803. The present article, which draws on the archives of the Chief Censor’s Office held at the Narodna in univerzitetna knjižnica in Ljubljana, shows the wide range of activities which Benincasa was involved in during his time in the administration of the Illyrian Provinces. Keywords: Illyrian Provinces, theatre companies, Marmont, Bartolomeo Benincasa, Carniola, Télégraphe officiel, Giuseppe Sardi Received: 2019-10-07 DOI 10.19233/AH. 020.12 ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 226 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 Nella minuta di una lettera del 27 giugno 1810 rivolta a Marmont, Governatore generale delle Province Illiriche, il Censore generale Bartolomeo Benincasa espone le sue preoccupazioni per le difficoltà attese1. Dopo aver annunciato che si sarebbe occupato, assieme all’ispettore generale della Pubblica Istruzione Raffaele Zelli, dei catechismi e dei manuali d’istruzione elementare da pubblicare «à l’usage des Pro- vinces», conclude la sua lettera chiedendo il proprio «décret de nomination»2. Tale documento gli viene trasmesso dall’Intendente generale delle Province, Luc Dauchy, il 9 luglio successivo e Benincasa gliene notifica la ricezione il 17 dello stesso mese. Tale conclusione, pur consolidando il suo statuto dentro l’amministrazione delle Pro- vince, non risolve tutte le difficoltà che deve affrontare nella capitale delle Province a Laybach3. E, da accorto burocrate, lo fa presente due mesi dopo nella chiusa di un «mémoire» che rivolge il 14 settembre 1810 a Charles Redon de Belleville, subentra- to a Dauchy nell’ufficio d’Intendente generale4. In questo memoriale (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 131–140, f. 139), Benincasa espone i miserandi casi di modesti impiegati messi alle strette per i ritardi nella riscossione dello stipendio oppure per i soprusi patiti. Si appella al senso di umanità del suo interlocutore mediante un elenco in cui presenta brevemente le sin- gole situazioni e segnala i documenti allegati: prima l’«excellent employé» Zoppeno, conosciuto in Dalmazia come lavoratore indefesso, caduto in una «cruelle position» «par je ne sais quel malheureux hazard (sic)». Poi il conservatore degli Edifici e della Mobilia del Governo a Zara, certo Orengo, che chiede come minimo due mesi di arretrati del suo pur modesto stipendio. Ancora i «pauvres musiciens de la Cathédrale de Laybach» a cui sono stati negati i dieci mesi arretrati di stipendio dovutigli dal vescovo, il quale aveva chiesto loro per di più di continuare a suonare per non perdere il credito pendente. E infine l’anziana sorella del bibliotecario del Liceo, da poco deceduto, la quale chiede i due o tre mesi arretrati di stipendio del fratello che le spettavano come eredità, in modo da poter lasciare l’alloggio occupato fino ad allora dentro lo stesso Liceo. Il Censore generale non esita ad accodarsi a questa lunga serie di casi pietosi ed a insistere, per quanto lo riguarda, con questa osservazione dal taglio aforistico: «Si ma résignation peut faciliter les payements, à défaut, elle me pèsera moins». 1 Questo lavoro rientra nell’ambito del progetto bilaterale PHC Proteus 2020 codice 44089QK e ARRS- MS-BI-FR/20-21-PROTEUS-009, con un contributo dei: Ministères de l’Europe et des Affaires étrangères (MEAE), Ministère de l’Enseignement supérieur, de la Recherche et de l’Innovation (MESRI). 2 Minuta di una lettera a «S. E. Monseigneur le Maréchal d’Empire duc de Raguse. Consigné à l’antichambre le 27 juin 1810», conservata alla Biblioteca nazionale e universitaria della Slovenia a Lubiana, tra le carte della Censura generale delle Province Illiriche (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 1–10, f. 1). 3 Il francese sette e ottocentesco predilige la grafia Laybach, invece di Laibach, per l’odierna Ljubljana; useremo per lo più il nome italiano di Lubiana a cui ricorre già Francesco Apostoli nel 1801: «Da quella punta [Adelsberg] cominciano poi le alpi gradatamente ad abbassarsi sino ai piani di Lubiana» (Apostoli, 1801, 73). 4 Il titolo è il seguente: Mémoire et recommandation que le Censeur Gén. Benincasa a l’honneur de présenter à Monsieur de Belville (sic), Baron d’Empire, Maître des requêtes et Intendant Général des Provinces illyriennes (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 131–140, f. 139). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 227 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 Ma subito affronta anche la necessità di rimediare la situazione del suo ufficio, interamente «composé d’étrangers qui ne vivent que de leur travail, et travaillent beaucoup» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 131–140, f. 139). A questa funzione di Censore Generale delle Province Illiriche, Benincasa arriva all’età di 64 anni, dopo essere stato fin dal 1806 capo di divisione della Pubblica Istru- zione a Zara presso il provveditore della Dalmazia Vincenzo Dandolo, nell’ambito delle strutture statuali del Regno Italico. Non sembra aver raggiunto tali responsabi- lità con la piena consapevolezza del tedio del lavoro cancelleresco che lo aspettava se, in una lettera da Zara datata il 19 agosto 1807, destinata a Vincenzo Lancetti5, responsabile dell’archivio generale e delle scuole militari del Ministero della Guerra a Milano, si lascia sfuggire questa battuta accorata: Quantunque attivissimo sempre e applicato, io non aveva idea, che si potesse passare quasi giornalmente 10 o 12 ore a tavolino in lavori di servigio, senza accordare al gusto, alla varietà, ai piaceri ed abitudini letterarie veruna soddi- sfazione (BNF Mss Italien 1548, ff. 317 ss). E, dopo aver precisato che «la pubblica istruzione forma appena la metà delle sue occupazioni», si dilunga in propositi su «fraterne cose» e su «quella società» che «da qualche tempo soffre interne tribolazioni, effetti pressoché necessarii dell’essere bilingue, bicipite, bifronte, quindi un po’ d’intestine divisioni, qualche scandaluccio, non severe scelte etc». Tra queste e altre considerazioni sui liberi muratori, si premura di aggiungere che «la cosa è regolare, ortodossa, rispettabi- lissima; ha dei membri per merito e qualità e grado distintissimi, ha consistenza, lavori, buon locale» (BNF Mss Italien 1548, ff. 317 ss): palesando quindi un giudizio complessivamente equilibrato sullo stato della massoneria nella Dalmazia governata dal provveditore Dandolo. Ma pur non accennando al settimanale Il Regio Dalmata/Kraglski Dalmatin di cui cura l’edizione bilingue in italiano e croato, Benincasa si cimenta in considerazioni sferzanti sul Paese dove si trova a servire, e che conosceva già indirettamente sia per la sua lunga permanenza – tra il 1780 e il 1791 – in una Venezia ancora dominante, sia attraverso la sua collaborazione con Giustiniana Wynne intorno alla stesura del romanzo Les Morlaques pubblicato nel 1788 (Wynne, 1788; Wolff, 2001, 196–227; Sajkowski, 2018, 210–213). Così presenta la Dalmazia, con un riferimento finale anche alla situazione dell’interlocutore, Lancetti, attivo nella Milano capitale del Regno, e accenna sia all’ambito in cui questi lavorava (il Ministero della Guerra), sia ai circoli letterari cui lo legava la recente pubblicazione di una sua traduzione del Petronio (Lancetti, 1806–1807): 5 Come Benincasa, Giovanni Gambini e il moderatissimo Francesco Apostoli, Vincenzo Lancetti ha cono- sciuto una breve eclisse per motivi politici agli albori della Repubblica Italiana appena fondata sulle ceneri della Cisalpina dopo i Comizi di Lione. Lo riferisce nelle Memorie intorno alla mia vita, studi ed impieghi (Lancetti, 1998, 147–151). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 228 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 Del resto, amico mio, la Dalmazia è una certa cosa esotica che il darne definizione passa le forze umane, siccome lo starci oltre l’anno passa l’umana pazienza. Ma si ha piacere, istruzione, profitto dall’averla ben veduta: ha poi una preziosa qualità. Un galantuomo per quanto fosse tentabile e suscettibile, qui non può peccare, ed è obbligato per forza ad essere applicato innocentemente a letture, a un mestiere, se non ha un servigio, o il talento di dormir sempre. Questo è il paese delle privazioni, il limbo, il finir di una cosa, il cominciare di un’altra… eppure nessuno può immaginar- si quanto qui si sia fatto e si faccia. – Amico mio, tu hai un bel dire. Avere un laborioso servigio, sentirsi Milano solleticante ogni senso, e aver tempo di comporre e stampar Petronio, dio non tel perdoni se solamente zittisci (BNF Mss Italien 1548, ff. 317 ss). Con questa battuta, Benincasa si ricollega a quanto costituisce l’esperienza comune dei due amici, l’uno modenese, l’altro cremonese, entrambi approdati a Milano nel 1797, anche se da orizzonti del tutto diversi in quanto Benincasa rimpatriò, reduce da cinque anni trascorsi a Londra dove aveva pubblicato in francese la relazione di un suo soggiorno parigino (Benincasa, 1796). Egli si ferma allora nella Milano della prima Cisalpina dove contribuisce a fondare, assieme al napoletano Flaminio Massa e il romagnolo Giuseppe Compagnoni, il «Monitore cisalpino» che esce dall’aprile del 1798 fino alla caduta della repubblica, con l’invasione austro-russa del 1799. E con questa collaborazione, esordisce anche la relazione duratura con Compagnoni, il quale non gli risparmia strali e motteggi, scoperti o velati, tanto nei suoi scritti privati che in quelli pubblici, per un arco di tempo che si protrarrà oltre la morte di Benincasa, avvenuta a Milano nel 1816. Nelle sue Memo- rie autobiografiche, uscite postume, Compagnoni lo definisce in questi termini: Bartolomeo Benincasa, modenese, grande inchiostratore di carta, come grande par- latore, che, venuto recentemente dall’Inghilterra, passava presso gli altri per poco amico delle novità politiche e presso gli altri per amico grande dei magnati milanesi […], e per questa parte non mediocremente accomodato a far penetrare il giornale in quella inerte ed ignorante classe, naturalmente avversissima a tutte le cose di quei giorni (Compagnoni, 1988, 286). Già nel 1804, Compagnoni accenna in una lettera «al modo di mettere all’onor del mondo il nostro Eroe» (Compagnoni, 2001, 88), riferendosi al progettato romanzo che, venuto alla luce nel 1818 con solo quattro degli otto volumi previsti, deve il suo titolo di Vita e imprese di Bibì uomo memorando del suo tempo (Compagnoni, 1818) all’uso che aveva Benincasa di firmare con la doppia B. E, a sciogliere ogni equivoco, l’autore con- fesserà in unʼaltra lettera del 1830, a proposito dello stesso romanzo, di aver «preso per reale soggetto a somministrar l’ideale del genere […] il famoso Bartolomeo Benincasa» (Compagnoni, 1996, 109). Passati i tredici mesi di occupazione austro-russa a Modena, Benincasa fa ritorno a Milano in condizioni stentate e si avvicina a chi, fra i repubblicani del partito unitario, propugna l’uso dei mezzi bellici per avviare il movimento di unificazione politica intorno alla nuova Repubblica Italiana fondata nel gennaio 1802 sotto la presidenza di Bonaparte ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 229 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 e la vicepresidenza di Francesco Melzi d’Eril. Ma, dopo aver fatto la scelta di una politica repressiva contro gli unitari, estromettendoli dall’amministrazione della Repubblica, lo stesso vicepresidente torna ad assumerli poco dopo, anche prima della riapertura delle ostilità con l’Inghilterra nel 1803. Così viene commissionato a Benincasa il Saggio sulla genealogia, natura ed interessi politici e sociali della Repubblica Italiana, che, mirato a giustificare i nuovi indirizzi politici della Repubblica, decanta una linea moderata in piena sintonia con la politica ufficiale6. L’anno successivo, Benincasa raggiunge la redazione del «Giornale italiano» fondato nel gennaio 1804 da Vincenzo Cuoco e finanziato da Melzi d’Eril (De Francesco, 1997, 72–82; 2016, 122–124). Diventato censore generale delle Province Illiriche, Benincasa saprà anche ricordarsi di un’altra sua attività svolta tra il 1804 e il 1806, prima di raggiungere la Dalmazia: quella di traduttore di opere teatrali dal francese (Imbert, Pixérécourt, Andrieux, Nivelle de La Chaussée) e dal tedesco (Kotzebue, Iffland) per l’editore veneziano Antonio Rosa. A lui si rivolge una prima volta, in veste di Censore generale il 15 agosto 1810, per chiedere che gli siano spedite tre grammatiche italiane più il Dizionario italiano, latino, illirico di Ardelio Della Bella (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 81–90, f. 87). Nello stesso mese, il 13 agosto, Benincasa sollecita «il Signor Professore [Valentin] Vodnik» «ad incaricarsi, come oggetto interessante il servigio pubblico, di scegliere una piccola Grammatica tutta tedesca per le scuole primarie, la quale sia generale ed uniforme per tutti i paesi delle Provincie, ove si parla e s’insegna il tedesco». Lo invita inoltre «ad indicare […] quell’opera in tedesco, ch’ella crede più atta a servire d’Istituzione Rettorica, onde venga fissata e procurata per l’istruzione dei Licei»7 (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 81–90, f. 88). Dopo aver richiesto e ottenuto il 20 ottobre il beneplacito di Marmont per far stampare grammatiche e catechismi in italiano, tedesco, «illirico» e «carniolano»8, Benincasa sollecita di nuovo l’e- ditore veneziano il 7 novembre, mandandogli il manoscritto di una grammatica elementare in italiano per l’insegnamento del francese, da stampare in mille o milleduecento copie. E 6 «Una setta politica d’Italiani, di cui non sono rei per se stessi, ma inopportuni e intempestivi, perciò dannosi, i principi, è quella, a cui può darsi il nome degli Unitari. / Portando essi lo sguardo molto più in là dell’attual distesissimo orizzonte politico, figurano e bramano Atlantidi immaginarie, che già si sommersero in mare; e che per ora non possono ricomparire. Un’Atlantide per lor sarebbe la bella Italia nostra, ricchissima e forte di sua natura, tutta per federazione, o in altro non tirannico sistema, ridotta a forma di nazion sola, indipendente, unitissima, in ottima armonia tra le sue parti e coi vicini, interamente libera, non solo da politica civile influenza, ma dalla mista influenza ancora, serbando pure il sacro onore dell’alto innocuo sacerdozio, infine collocata nel rango delle prime potenze d’Europa, e con esse pacifi- camente equilibrata» (Benincasa, 1803, 196–197). 7 La minuta di lettera si conclude con una formula la cui cordialità esula dalla semplice ritualità sociale: «Le presento i sentimenti di una vera stima e considerazione». 8 Così scrive Benincasa nella minuta della lettera a Marmont, datata «Laybach le 18 octobre 1810»: «Ayant examiné et fait examiner les textes des grammaires élémentaires, Italienne et Française, Allemande et Française, Carniolienne et Française; ainsi que ceux des Catéchismes, religieux, civil et rural, en italien, allemand, carniolien et illyrique (tous travaux de la Censure Générale), on n’a rien trouvé qui s’oppose à ce qu’on les imprime à l’usage nécessaire le plus prompt de l’Instruction Publique. / Conformément aux ordres de Votre Excellence, je lui demande d’être autorisé à en faire tout de suite commencer l’impression, vu la proximité de l’ouverture des écoles.» La risposta positiva, firmata dal «secrétaire du Gouverneur Général» Alexandre Heim, è del 20 ottobre (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 211–220, f. 213 e 217). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 230 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 assieme a criteri qualitativi precisi – «edizione chiara, corretta e decente», «libro da mettere in mano a ragazzi», «ma non sia già per questo una cosa abjetta» – richiede un preventivo che comprenda anche le spese di spedizione dei volumi fino a Trieste (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2, fasc. 231–240, f. 239). Questa collaborazione subisce una battuta d’arresto appena Antonio Rosa gli partecipa la cifra richiesta (660 lire). «Mi sono convinto che assolutamente non mi conviene d’intra- prendere questa stampa» – asserisce Benincasa nella sua risposta del 24 novembre 1810–, facendo trapelare un progetto speculativo personale, mentre accenna agli «infiniti imbarazzi dello spargere le copie per le provincie nostre così disperse, e la difficoltà e lunghezza di tempo che s’incontrerebbero nella riscossione», tirando delle conclusioni sulla propria inettitudine «in simili affari di commercio e conteggio» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2, fasc. 251–260, f. 259). Le attività del Censore generale Benincasa si dispiegano anche in campo teatrale, e due sono gli affari che lo occupano in modo precipuo nel 1810. Il primo riguarda i fatti miserandi del capocomico Francesco Rigolli che, vittima degli Austriaci, e salvato per l’interessamento del generale Montrichard, si vede repentinamente rovinato dall’incuria dello stesso, e costretto a rivolgere il 30 luglio una breve supplica a Marmont e una più articolata, anche se scritta in un italiano incerto, a Benincasa. A farsi interprete di quel capocomico, compendiando i due testi, interviene il Censore generale con un Rapport sur une troupe de comédiens en Dalmatie che rivolge à Marmont il 13 agosto. E in questo spiega come il capocomico Francesco Rigolli fosse stato imprigionato dagli austriaci perché latore di una commendatizia che Marmont gli aveva scritta a Fiume. Come tornato rovinato il capocomico a Zara, il generale Montrichard gli avesse dato il permesso di raccogliere una compagnia comica che avrebbe avuto l’esclusiva nel recitare nei teatri delle città dalmate e degli stati di Ragusa per tre anni. Come il suddetto Rigolli avesse scritturato commedianti in Italia con l’intento di recitare la primavera a Zara, l’estate a Sebenico, in ottobre e novembre a Spalato, e durante il carnevale a Ragusa9. Come invece, avesse scoperto che non gli sarebbe stato concesso il teatro di Spalato e come i teatri di Ragusa fossero già stati impegnati. E come, infine, ridotti alla miseria sia lui, Rigolli, che gli attori da lui scritturati, si rivolgesse al Governatore Generale per chiedere il permesso di poter recitare in altri due teatri tra lʼIstria e la Carniola in autunno e in inverno (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 51–60, f. 54). A questo rapporto, fa seguito una lettera del 18 agosto di Benincasa a Marmont, in cui spiega di essersi consultato con l’intendente di Lubiana «sur la qualité des spectacles, qui dans cette ville peuvent avoir quelque succès» e di esser giunto alla conclusione che «le Sr Rigolli ferait très mal ses affaires avec sa troupe de comédiens italiens dans une ville où des quatre langues, carniolienne, allemande, françoise et italienne, cette dernière est la moins sue et usitée». Perciò suggerisce di proporre al capocomico Gorizia e Fiume 9 Infatti, nella notizia biografica che dedica ad Antonio Colomberti, Rossella Motta menziona come il padre Gaetano Colomberti «si scritturò con Francesco Rigoli per alcune rappresentazioni in Dalmazia (1810–11)», e cioè molto probabilmente nella stessa occasione in cui il capocomico, Rigolli o Rigoli che fosse, conobbe tali traversie (Motta, 1982). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 231 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 per l’autunno e l’inverno, invece di Spalato e Ragusa, e di agevolare le trattative con gli intendenti di competenza (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 71–80, f. 80). Marmont approva l’iniziativa tramite il suo segretario con una lettera del 19 agosto. Rimane che l’appunto sulle lingue, discutibile o meno che fosse (ed è lecito chieder- si se bastasse la presenza civile e militare dei francesi a concludere che l’italiano fosse meno noto a Lubiana del francese), può capirsi solo tenendo presente un’altra faccenda di cui si occupava Benincasa nello stesso arco di tempo dietro richiesta di Marmont. Si trattava, scrive il Censore generale a Giuseppe Rangone di Venezia il 25 luglio, di «rianimare il teatro di Laybach», con «lo spettacolo che piace a lui [Marmont] somma- mente e riunisce tutte le lingue e tutti i gusti»: cioè «l’Opera buffa nostra, meglio poi se unita a qualche sopportabile ballo». E questo per un periodo compreso «dalla metà di ottobre sin passata la metà di dicembre». Ma potevano aggiungersi altri vantaggi, se precisa più avanti: Trovate fuori un qualche tomo, che faccia una proposizione, un progetto, da conso- lidarsi con un bello e buon contratto, di formare una compagnia di cantanti d’opera buffa per il suddetto spazio di tempo, avendo anche in vista e preparando (al che son pure autorizzato) un proseguimento d’impresa nel successivo carnevale a Trieste, teatro notissimo e accreditato […]. E aggiunge quest’altra esigenza di Marmont: Ci vogliono spartiti classici e d’un merito intrinseco, non di circostanza o d’incerta riuscita, tra i quali per esposta condizione il Matrimonio segreto di Cimarosa, che è la passione del maresciallo, in materia di musica molto più italiano che francese. Paisiel- lo, Cimarosa, Sarti, Salieri, Paër, Fioravanti, Pavesi, etc. (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 91–100, f. 91). Tutto ciò comunque significa tener impegnato il teatro di Lubiana per l’autunno e l’inverno fino a carnevale, come vedremo più avanti: lo stesso periodo che inte- ressava al capocomico Francesco Rigolli, appositamente dirottato verso Gorizia e Fiume. Mentre in una lettera successiva del 22 settembre a Angelo Bentivoglio di Bologna, Benincasa dà maggiori precisioni anche sulle modalità pratiche sia della sottoscrizione dell’accordo con l’impresario che dei pagamenti da effettuarsi in quat- tro rate, la prima delle quali sarebbe stata subito disposta appena la scrittura fosse stata accettata10. 10 «Per guadagnar tempo si propone che venga trasmessa qui il più presto che si può, la scrittura obbli- gatoria del progetto, ben circostanziata in ogni sua parte, e ridotta ai più discreti e ragionevoli termini, fissando le epoche, rispondendo ad ogni sovraccennata condizione, ed aggiungendo con precisione quelle che l’impresario giudicasse a lui convenienti. / Questa scrittura così distesa, meritando d’essere accettata, sarebbe subito rimandata con autentica accettazione, e si darebbero nel tempo stesso le oc- correnti disposizioni per il primo pagamento a Venezia», minuta di lettera, Laybach 22 settembre 1810 (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 161–170, f. 162). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 232 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 Ribadisce inoltre la capacità del teatro di Laybach («più di 450 spettatori, tra palchi e platea»), quella del ridotto («500 persone»), s’informa della dotazione richiesta da un impresario per dare «almeno ventiquattro recite prima di Natale, e continuare poscia tutto il susseguente Carnevale», aggiungendovi la necessità per la compagnia di essere «provveduta di spartiti» tra cui, «immancabilmente», il Matrimonio segreto di Cimarosa, già accennato, e Le convenienze teatrali di Pietro Guglielmi, che menziona per la prima volta. Integra questi dati con un’ultima precisazione, finora elusa, intorno a «un Impresario annualmente stabilito [al teatro di Laybach], il quale oggi appunto apre il teatro con una sua compagnia di recita e canto tedesco, alla quale fra pochi giorni dice che aggiungerà una piccola truppa di francesi cantanti». E si affretta a metter le mani avanti, di fronte a quella ultima difficoltà: Quindi un impresario di Opera Italiana che venisse, bisognerebbe che se la intendesse seco per accomunar gli interessi, distribuendo le recite per i due spettacoli, l’uno tutto musica italiana, l’altro misto di Tedesco e Francese (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 161–170, f. 162). Finalmente, il 29 ottobre, Benincasa annuncia a Marmont l’arrivo dell’impresa- rio la cui compagnia apparentemente reclutata a Venezia gli viene garantita da un suo amico: […] l’entrepreneur de l’Opéra est de retour de Venise : je viens de le voir et de tenir de sa main une lettre d’un ami connaisseur, qui me dit du bien de la compagnie chantante qu’il a eu le bonheur de former sur-le-champ. […] On aura le Matrimonio segreto, le Convenienze teatrali, et deux autres Opéras pour l’automne: et l’on commencera peu après la moitié du mois prochain (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 221–230, f. 229). In questo entrepreneur de l’opéra, va forse riconosciuto lo stesso Lorenz Gindl che firma il 18 ottobre 1810 una ricevuta di millecinquecento franchi nei confronti del maresciallo Marmont «par les dispositions de Mr le Censeur Général Benincasa, qui en a eu la commission de Son Excellence». E con questo lo stesso Gindl s’impe- gna a «former une compagnie de chanteurs et chanteuses, et donner l’opéra comique italien depuis la moitié de novembre jusqu’à celle de décembre sur le théâtre de cette ville» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 201–210, f. 202). Dalle carte presenti nel fondo Benincasa alla Biblioteca nazionale e univer- sitaria di Lubiana risulta essere stato molto più complesso l’allestimento di una tipografia in grado di stampare a Lubiana il Télégraphe officiel. L’intero progetto si appoggia alla competenza e alle capacità aziendali del tipografo Giuseppe Sardi che inizialmente stampava a Capodistria Il foglio periodico istriano, diventato dal marzo del 1810 Foglio periodico triestino, a cui subentrerà poi il Télégraphe offi- ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 233 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 ciel dal 3 ottobre dello stesso anno11. In questo campo, Sardi è e rimane fino al mese di novembre l’unico interlocutore di Benincasa mentre rivela strane manchevolezze dietro una retorica con cui tradisce l’ansia di palesare il proprio zelo. Parte del mese di luglio 1810 viene dedicata alla preparazione del trasferimento di Sardi da Trieste a Lubiana e all’allestimento della nuova tipografia. E mentre sono mandati da Trieste pittore, falegname e capo-operaio per preparare il locale della futura officina e, precisa Sardi, «per rendere […] decoroso il mio stabilimento», lui si preoccupa anche di «porre una lapide con immagine allusiva al suo illustre fonda- tore», il quale sarà inequivocabilmente da identificare in Benincasa piuttosto che in Marmont12. Ma, il 12 luglio, fa il primo passo falso quando, mandando «alcuni manifesti e la stampa del Telegrafo Offiziale delle provincie Illiriche», chiede a Benincasa «di diffonderli come crede opportuno, e di farne affiggere parecchi nei siti più cospicui.»13 Si attira subito il diniego del suo interlocutore che, il 16 luglio, gli risponde: Ricevo la lettera [del] 12 corrente col pacco degli avvisi da diffondere che non diffonderò certamente, e che assai mi dispiace per voi, che abbiate costì diffusi in Trieste, o mandati fuori, mentre sono deturpati da troppo massicci errori (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 11–20, f. 14). Ma l’episodio non intacca la fiducia di Benincasa nemmeno quando, il 17 lu- glio, Sardi gli partecipa con tono concitato il proprio sconforto per aver «dovuto soffrire il più umiliante affronto» dal «sedicente Stampatore Imperiale Pubblico» Coletti, il quale, il giorno stesso che lui Sardi aveva stampato due decreti di Mar- mont, fece «affiggere sopra le pareti della sua porta di Stamperia un Decreto da lui stampato nell’istesso giorno di S.E. Maresciallo». E con questo informa come lo stesso Coletti, «dichiarato nemico del nome francese», fosse stato autorizzato dal Corpo Municipale a valersi «del nome d’Imperiale Tipografo Pubblico» che, precisa Sardi, «equivale a quello di cui sono stato onorato», cioè «Tipografo del 11 In un avviso bilingue, in italiano e francese, in prima pagina del numero 1 del Telegrafo italiano, datato da «Laybach, Sabbato 28 Luglio 1810», e destinato a rimanere senza seguito prima che gli subentri il vero primo numero del Télégraphe officiel del «3 octobre 1810», Giuseppe Sardi annuncia: «Si previene il Pubblico che il Foglio Periodico Triestino che si pubblicava in Trieste dall’imperial Stamperia del Governo, ebbe il suo termine con il N. 15, ma ricomparirà questo foglio per interessanti circostanze ben più pregevole e sott’altra forma, in Agosto prossimo colla data di Laybach, e porterà il titolo di TELEGRAFO OFFICIALE DELLE PROVINCE Illiriche» (Sardi, 1810, 1). 12 Così scrive Sardi, nella lettera a Benincasa datata «Trieste li 13 Luglio 1810»: «Voi non vi potete im- maginare con quanto entusiasmo io mi vadi (sic) preparando per il nuovo mio stabilimento di Laybach, e tanto più quanto che vengo animato dalle ottime disposizioni del mio illustre benefattore a cui in ogni tempo darò saggi della più zelante attività ed indefessa fatica onde meritarmi sempre più la sua bene- fica protezione. / […] Per eternare la memoria di questo, sarà da me posta una lapide con immagine allusiva al suo illustre fondatore» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 11–20, f. 17). 13 Lettera di Sardi scritta su carta intestata alle «Provincie Illiriche / Il Tipografo del Governo» e datata «Trieste il dì 12 Luglio 1810» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 11–20, f. 15). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 234 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 Governo». Perciò, aggiunge: «io fui e sono la favola del paese, chiamandomi per dileggio Stampatore del Governo senza vendita» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 21–30, f. 26). Questo rivale non è altro che Giuseppe de Coletti, l’ex-gesuita di sicura fede asburgica, ex-direttore dell’Osservatore triestino e stampatore di alcuni libelli anti- francesi nel 1799 (Delogu, 2016, 133–152). Benincasa non esita, il 21 luglio, a farsi interprete delle lamentele di Sardi presso il Governatore Generale in una lettera che conclude con un breve encomio dell’operato del Sardi: Au surplus, il [Sardi] met dans ses préparatifs tout le zèle et l’empressement, dont un homme ardent qui vous est réellement dévoué, est capable. Il envoie continuellement ici au devant de lui les matériaux de son établissement et va les suivre d’un moment à l’autre (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 21–30, f. 24). L’impegno di Benincasa a favore del tipografo non si smentisce nelle settimane successive. Il 29 luglio Sardi, finalmente trasferitosi a Lubiana, si presenta al segretario di Marmont, un certo Moze, per riscuotere un anticipo di duemila franchi necessario all’avviamento della sua attività. Nel biglietto che gli ha affidato il Censore generale, questo precisa quanto sia urgente la necessità di mezzi da parte di Sardi14. Nelle settimane successive, vengono concordate con il governatore, dietro richiesta di Benincasa, alcune modalità pratiche afferenti alla pubblicazione del Télégraphe offi- ciel: una tiratura di duecento copie che poi viene incrementata a duecentocinquanta, la richiesta di ricevere tutti i decreti emanati dal governo, il divieto fatto agli altri giornali di pubblicarli nella loro interezza, la richiesta di avere dall’amministrazione postale un in- sieme di agevolazioni per la diffusione del Télégraphe. Benincasa ottiene anche l’elenco degli impiegati statali a cui mandare il foglio e la promessa di ricevere i giornali francesi che giungono al governatorato. Il 23 agosto il Censore generale si rivolge all’intendente di Trieste Lucien Arnault e gli chiede di convincere uno dei compositori impiegati dalle tipografie Weiss o Coletti di accettare di collaborare con la Stamperia Imperiale di Sardi spostandosi a Laybach per venti o trenta giorni a partire dal 28 agosto (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 91–100, f. 94). E anche se Benincasa annuncia in una lettera del 29 agosto al capo della segreteria generale del Governo Toulé l’imminente pubblicazione del Télégraphe, questa avviene solo il 3 ottobre. Sembra improbabile che si fosse spostato l’operaio triestino richiesto e si adden- sano gli ostacoli di cui il Censore rende conto in una lettera a Marmont del 20 settembre. Da questa emerge la situazione disastrata della stamperia e del tipografo, precipitato per motivi 14 «Monseigneur, m’ayant dit hier, que le Sieur Sardi, Typographe du Gouvernement, n’avait qu’à se présenter à vous, Monsieur le Secrétaire, pour recevoir les deux mille francs que Son Exc. a la bonté de lui avancer, pour se mettre en état de commencer au plutôt (sic) son travail et son service. J’ai l’honneur de vous écrire en conformité, en donnant ce billet au Sardi même, dont la nécessité est urgente» (minuta di lettera datata «A Laybach le 29 juillet 1810», NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 31–40, f. 33). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 235 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 Fig. 1: Prima facciata della lettera di Giuseppe Sardi a Benincasa, datata Trieste 17 luglio 1810, in cui manifesta il proprio sconforto per «aver dovuto soffrire il più umiliante affronto» dal «sedicente Stampatore Imperiale Pubblico». Giuseppe de Coletti, NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 21–30, f. 26. ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 236 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 economici «dans un état d’abattement qui allait jusqu’à la démence et il m’en a fait craindre quelque funeste accès». E dipinge un quadro particolarmente cupo della situazione: Tout se refuse; tout est refusé: on ne veut plus ni faire un pas ni lui envoyer ou donner quoi que ce soit sans l’argent d’avance: point de commissions ou travaux ordinaires, faute d’ouvriers, qui tout trouvés ne veulent pas venir, sans de fortes anticipations pour voyages et à-compte: avec une seule presse, parce que les autres sont séquestrées ailleurs, et mille et mille autres obstacles insurmontables pour le moment (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 141–150, f. 150). E con questa lettera, in cui ammette di essersi ingannato sulle capacità imprendi- toriali di Sardi, Benincasa prende inequivocabilmente le distanze dal suo protetto, ma lascia ancora trapelare una ultima possibilità di salvare la situazione purché Marmont voglia venirgli incontro. E tale sembra di essere stata la soluzione scelta dal Gover- natore se, in una lettera all’intendente di Trieste del 22 settembre, Benincasa chiede di riscuotere a nome di Sardi tremila lire «à prendre sur la caisse de Police de cette ville»15. Con un inserto o Avis pubblicato nel primo numero del Télégraphe officiel del 3 ottobre si palesa l’intento di sanare la situazione del tipografo, il quale: invite, moyennant cet Avis, qui que ce soit ayant un titre quelconque de créance à la charge du susdit, à le produire dans deux mois au plus tard, à dater de ce jour, au Bureau de cette Imprimerie, ou à son Agent le Sieur Girondi dans Trieste, où tout compte sera reçu, liquidé, et fixé pour le payement, de la manière que l’on pourra mieux concilier avec ses circonstances actuelles (Avis, 1810, 4). Però la sua situazione non sembra doversi sistemare se, il 22 ottobre, l’inten- dente di Trieste Lucien Arnault ragguaglia ancora Benincasa sugli affari di Sardi dopo ricerche fatte «conformément à vos désirs». E viene fuori un quadro molto più sfumato di quanto riferito dal tipografo stesso, per cui risultano esagerate le sue lamentele («Son créancier ne s’est jamais refusé à un accommodement et les pièces jointes vous en convaincront. Mr Sardi au contraire a négligé de comparaître aux citations de sa partie adverse et n’a pas manifesté la moindre intention de s’ac- quitter d’aucune manière.»). Dopo aver accennato all’intervento del presidente del tribunale di commercio, il quale avrebbe composto la vicenda per quanto possibile, Arnault puntualizza: 15 «S. E. M. le Maréchal Gouverneur-Général me fait savoir par une lettre de M. le Secrétaire Général Go- spich, le 17 du mois, et me fait dire dans les termes suivants, qu’Elle donne l’ordre à Mr l’intendant de Trieste de mettre à la disposition du Sr Sardi, ou plutôt à la mienne, la somme de 3/m livres à prendre sur la caisse de Police de cette ville, où cette somme doit se trouver. Si par hasard elle n’y était pas en entier, il est probable que je pourrais recevoir un fort à compte de suite, et le reste à la fin du mois» (minuta di una lettera a Monsieur l’Auditeur au Conseil d’État Intendant de Trieste, datata «Laybach ce 22 septembre 1810», NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 151–160, f. 160). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 237 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 Je n’ai trouvé nulle part la trace des persécutions dont il [Sardi] se plaint amère- ment. J’ai vu des créanciers qui veulent être payés ce qui se rencontre dans tous les pays du monde, et des tribunaux qui jugent conformément à des lois, ce que le Gouvernement ne saurait trop encourager. Je profite de cette occasion pour vous prévenir qu’à l’avenir je ne puis me mêler de ce qui concerne les tribunaux qu’au- tant que j’en serai requis par Mr le Commissaire Gal de Justice et que c’est à lui que les réclamations de cette nature que vous auriez à faire, doivent être dirigées (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 221–230, f. 226). Benincasa si arrende: con la lettera del 29 ottobre si affida all’autorità di Marmont chiedendogli di nominare un contabile per esaminare e liquidare i conti di Sardi e di incaricare una persona atta a «proposer et exécuter ensuite tout ce que l’on jugera être juste et convenable de faire à l’égard de Sardi et de la Gazette». E, dichiarandosi disposto a controfirmare tutti i documenti occorrenti e a dare tutte le informazioni necessarie, precisa a favore del tipografo e, di rimbalzo, di sé stesso: J’ose seulement ajouter, Monseigneur, qu’étant bien sûr que V. E. veut surtout la justice, je suis également sûr qu’elle voudra qu’on écoute Sardi lui-même, et que l’on compte avec lui avant de le condamner (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1, fasc. 221–230, f. 229). A sugellare la nuova situazione che allontana definitivamente il Censore generale da Sardi, Benincasa annuncia, in una lettera del 25 novembre 1810 rivolta all’inten- dente della Dalmazia a Zara, «che la cura, redazione, ed edizione del suddetto Tele- grafo o Gazzetta del Governo è passata dalle mie ad altre mani, avendo io ricevuto con decreto di S. E. una nuova generale incombenza sulle Biblioteche delle Provin- cie» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2, fasc. 251–260, f. 260). Infatti Benincasa si trova ad occuparsi di tutt’altra cosa, come dare il via alla stampa del Programma pel monumento sepolcrale da ergersi a Giovanni Winckelmann in Trieste, di Domenico Rossetti (Rossetti, 1810), che prevede l’erezione di tale monumento in una cappella dentro la cattedrale di San Giusto, particolare su cui il commissario generale di Trieste richiama la sua attenzione nella lettera che accompagna il testo16. O ancora progettare il trasferimento della biblioteca di Trieste, fondata nel 1796 per volontà tra altri di Giuseppe de Coletti (Delogu, 2016, 139), nel vecchio teatro San Pietro ormai dismesso. E per ottenere i fondi necessari, Benincasa scrive il 12 febbraio 1811 un lungo memoriale rivolto a Marmont in cui espone la storia della biblioteca («Le Corps municipal ou, selon les appellations d’autrefois, le Conseil ou Comunità de la ville, accepta, agréa et convint même par un contrat solennel que sa caisse fournirait 16 Scrive il Commissario Generale di Polizia della Provincia di Trieste il 19 novembre 1810: «Ho ricevuto dall’avvocato Sig.r [Domenico] Rossetti l’annesso Programma, che desidererebbe di dare alle stampe per l’oggetto contemplato dal medesimo; io non manco di rimetterglielo per la sua approvazione, pregandola a permettermi il riflesso, che non sarebbe del tutto cosa adattata il lasciar correre nel programma suddetto all’art. 1°, la proposizione d’innalzare nella cappella detta delle reliquie nella Chiesa Cattedrale di S. Giu- sto, il suo monumento» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2, fasc. 251–260, f. 256). ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 238 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 six cent florins par an de traitement au Bibliothécaire, et à un adjoint: et six cent florins pour l’entretien et augmentation successive de la Bibliothèque»), il suo assetto («La Bibliothèque et ses accessoires furent placés dans un appartement composé de huit petites pièces d’un bâtiment appartenant à la ville, fort mesquin, sans une entrée apparente, pas même décente»), lo stato del vecchio teatro e i vantaggi del trasloco. E non indugia a tessere l’elogio del bibliotecario, «Mons.r De Coletti», già deprecato dal tipografo Sardi che a suo tempo lo aveva additato come «dichiarato nemico del nome francese»: «Ce digne homme, par ses cessions et dépenses, son travail assidu, son zèle, son intelligence et ses lumières, se distingua et se distingue toujours parmi les fondateurs de ce bel établissement» (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2, fasc. 351–360, f. 354). Quasi a chiusura del suo incarico nelle Province, Benincasa stende la minuta di una lettera in italiano destinata al «Sig.r Intendente dell’Alta Carniola» e datata del 30 luglio 1811, in cui annuncia al suo interlocutore: partendo io da queste Provincie per profittare del congedo di due mesi accordatomi graziosamente da S. E. Governatore Generale, ho commesso all’ufficio della posta- lettere di passare alle di lei mani tutte le lettere d’uffizio che verranno al mio indirizzo come Direttore Generale della censura e Ispettore alle biblioteche (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2, fasc. 391–404, f. 402). Uno strano abbozzo, questo, e per la data, e perché scritto in italiano e rivolto a un intendente dell’Alta Carniola in un tempo in cui sussiste solo l’Intendenza della Car- niola amministrativamente unificata; e sembra rispondergli a scanso della cronologia una lettera dell’Intendente Generale Belleville, del 29 luglio, che chiede a Benincasa di consegnare tutti i documenti relativi alle biblioteche e i registri della Censura all’Ispettore Generale della Pubblica Istruzione Zelli. E aggiunge: C’est de son E. Mgr le Gouverneur Général qu’il dépend d’utiliser vos talents pour l’avantage de ces Provinces; ce sera pour moi un devoir de rendre justice à votre zèle et d’applaudir à ses succès (NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2, fasc. 391–404, f. 401). Con questa frase, s’intravvede la precarietà della posizione di Benincasa nell’ammi- nistrazione delle Province riorganizzata secondo il decreto del 15 aprile 1811. Bertrand, subentrato a Marmont, è a Lubiana dal 29 giugno e Belleville fa dipendere le sorti di Benincasa dal nuovo Governatore generale. Perciò il congedo di soli due mesi fa presto a diventare definitivo per l’anziano letterato giunto all’età di 65 anni. Tornato a Milano, non interrompe i contatti con l’ambiente in cui è stato attivo in Carniola e, il 29 giugno 1813, nemmeno due mesi prima del crollo delle Province Illiriche francesi, scrive ancora dalla capitale del Regno Italico a «Monsieur le Baron Zois, / Membre de la Légion d’Honneur / A Laybach» – così recita la soprascrit- ta – complimentandosi con lui dell’onorificenza appena ricevuta: «godo più di questo ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 239 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 avvenimento, che d’una strepitosa vittoria, e con l’Imperatore e con Lei me ne consolo»17 (Narodni muzej Slovenije – Zoisovi rokopisi – RAR M 11 P 61). Oltre allo spunto che ha del pretestuale, la lettera lascia trapelare l’interesse che l’ex-Censore generale mantiene sia per la società lubianese sia per il maggiore esponente di essa attraverso la figura di Žiga Zois. Benincasa chiede che siano trasmessi i suoi saluti a persone note («Ella renda quanto può graditi i rispettosi e fervidi miei doveri colle Dame di casa, e favoriscami di salutare assai il buon Pasquali»), accenna a scambi epistolari esistenti («Sò (sic) di Lu- biana quanto mi basta, per le lettere del castissimo figliuol di Giacobbe») e a conoscenti comuni («Il Brislacco18 sempre domanda nuove del Baron Zois, e lo saluta sempre»). Intanto ha ripreso a frequentare sia Vincenzo Dandolo che Giuseppe Compagnoni, il quale continua a canzonarlo nella cerchia del pittore Giovanni Battista Gigola, come testimonia la lettera a Isabella Gigola del 2 settembre 1813 in cui, prendendo lo spunto dalla Clarissa di Samuel Richardson (Richardson, 1783–1789), romanzo decantato da Benincasa ma stroncato da Compagnoni, questo si premura di sottolineare l’affinità elettiva tra la mole dell’opera inglese, «sì grossa, e pesante cosa ch’ella è», e la corporatura del modenese «che è un animalaccio pesante e grosso» (Compagnoni, 2001, 120). Cambia tono nel 1816 per ragguagliare la sua interlocutrice sulla salute declinante del modenese «orribilmente aggravato», con «l’infiammazione» che «ha preso il polmone, sicché sputa sangue» (Com- pagnoni, 2001, 161), segno precorritore della morte che lo colpì lo stesso anno. 17 Del resto, Jean-Joachim Pellenc consigliava già nella relazione della sua ispezione delle Province Illiriche scritta nel novembre 1811 di concedere la croix de la Légion d’Honneur a Zois «comme une nouvelle preuve qu’aucun genre de mérite n’échappe au regard et à la justice de sa Majesté» (Bouchard, 2019, 89). 18 Bisogna forse riconoscere in questo Brislacco il naturalista e geologo Scipione Breislak, attivo a Milano tra il 1802 e il 1826, e corrispondente di Žiga Zois. Fig. 2: Soprascritta della lettera di Benincasa a Zois, da Milano 29 giugno 1813. Narodni muzej Slovenije – Zoisovi rokopisi – RAR M 11 P 61. ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 240 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 BARTOLOMEO BENINCASA, GLAVNI CENZOR ILIRSKIH PROVINC (1810–1811) François BOUCHARD I.C.D. – Université de Tours, 3, rue des Tanneurs - 37000 - Tours, Francija e-mail: francois.bouchard@univ-tours.fr POVZETEK Glavni cenzor Ilirskih provinc v letih 1810 in 1811 je bil Bartolomeo Benincasa, svetovljanski lik stare režimske družbe, ki je živel med Dunajem, Benetkami, Londonom in Parizom. Po petih letih v Londonu in povratku v Italijo leta 1797 se je Benincasa vključil v milansko politično okolje pravkar ustanovljene Cisaplinske republike in se začel ukvar- jati z novinarstvom ob Vincenzu Cuocu in Giuseppeju Compagnoniju, ki mu ni prizanesel s posmehom v svojem romanu z naslovom Vita e imprese di Bibì uomo memorando del suo tempo (1818). Njegove izkušnje iz časa, ko je služboval v upravi guvernerja Dandola v Zadru med letoma 1806 in 1809, so mu prišle prav, ko je prevzel odgovornost v Ilirskih provincah. Tam je moral organizirati natis in razdeljevanje šolskih besedil, urediti tisk revije Télégraphe officiel v Ljubljani ali načrtovati gledališko sezono po željah in okusu maršala Marmonta. Zbirka dokumentov Glavne cenzure, shranjena v Narodni in univer- zitetni knjižnici v Ljubljani, razkriva raznolikost predmetov, s katerimi se je Benincasa ukvarjal v okviru svojih cenzorskih nalog. Razkrivajo tudi krhkost njegovega položaja v imperialnih upravnih strukturah, ki ga je stari literat zapustil po komaj trinajstih mesecih dejavnosti, a je kljub temu ohranil stike s pomembnimi predstavniki kranjske družbe, med katerimi je bil tudi Žiga Zois. Ključne besede: Ilirske province, gledališke skupine, Marmont, Bartolomeo Benincasa, Kranjska, Télégraphe officiel, Giuseppe Sardi ACTA HISTRIAE • 28 • 2020 • 2 241 François BOUCHARD: BARTOLOMEO BENINCASA CENSORE GENERALE DELLE PROVINCE ILLIRICHE ..., 225–242 FONTI E BIBLIOGRAFIA Avis (1810): Télégraphe officiel, 1, 1. Laybach, 4., 1996. BNF Mss Italien 1548, ff. 317 ss – Paris, BNF Département des Manuscrits – Italien 1548, ff. 317 ss. Narodni muzej Slovenije – Zoisovi rokopisi – RAR M 11 P 61. NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 1 – Ljubljana NUK Ms 1467 ILLYRICA Narodna in univerzitetna knjižnica; Ms 1467, ILLYRICA, I. Korespondenca ravnatelja glavne cenzure Ilirskih provinc Bartolomea Benincase: Benincasa Bartolomeo (333, 1810–1811) Mapa 1. NUK Ms 1467 ILLYRICA Mapa 2 – Ljubljana NUK Ms 1467 ILLYRICA Narodna in univerzitetna knjižnica; Ms 1467, ILLYRICA, I. Korespondenca ravnatelja glavne cenzure Ilirskih provinc Bartolomea Benincase: Benincasa Bartolomeo (333, 1810–1811) Mapa 2. Sardi, G. 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