ANNUARIO DELL' I. R. CAPODISTRIA ANNO Scolastico 1907-08 Del sofista IPPIA ELEO Del Prof. G. VATO VAZ. NOTIZIE INTORNO AL GINNASIO. TRIESTE STABILIMENTO TIPOGRAFICO L. HERRMANSTORFER 1908. ' ?*V'~ •• J- '*'. -. -.rfi' **V„? .*• • V ■ • ‘ .!•••.. ■ v . , • « •' ” ’ ■"* ' "•* * ^ i -■ v,v» ■•■•••,. -i i • • . ■■■?-•■. • '; . 'c-- ^ ::v ■ . r.:^ \ v--, •• • '• 1 - ■ . -■■ • • • . ■ 1 , - . . . - ; ; * - -I • ' • - - .- ■; '" ' . 7 > ' . ; • ■' : ’ ' - . . * . ■ ■ " . ‘ ‘y " - _ .< s£šw V rji^ - - . ■ * ■ •' V?: •" J; v; . ■ ’ -y.-, ' ~ ■ - ■ • • - , >.. -. f - . * j's - %y M \ ■' ■ ^Jnž* \_ ? -v >, , * - i» sCSS '2^r, / r' J i ' * ,' " ■ j> “. "• * - 7 Vv • ■' ■ - " . • ■■.•*■ ' ■ '-•■ .v■. ■' ; ■ • -. . v - . : -■ . -- : . ■ ■-. 1 2&&Š&S& H-K .* ih' ' , ■ . - . -s '. ■. ' • ; .. ■: v . ' • ’ , •- •* ~ . v ' '- , . ■ ■ • - ‘ ■ • • ' ' ' ■ : • - ' . l> . ANNUARIO DELLO I. H. GlHriASIO SUPE^IO^E Dl CAPODISTRIA Anno scolastico 1907-08 Del sofista Ippia eleo — del prof. G. Vatovaz Notizie intorno al Ginnasio TRIESTE, STAB. TIP. L. HERRMANSTORFER 1908 a Edit. la direzione deli’ i. r. Ginnasio. Prof. 6. Vatov&ž Del sofista Ippia eleo WM Due righe di preambolo Si sa — 1' educazione primitiva degli Ateniesi comprendeva : la ginnastica, ad addestrare e a rinvigorire il corpo e a renderne vaghe e fiorenti le forme ; la mušica, a dirozzare e a raggentilire 1’ animo. Ma la mušica — si sa ancor questo — non deve intendersi nel senso limitato, ehe alla parola si attribuisce oggi : non si ap-prendeva per lei a toccare la lira soltanto o a prendere parte ad un coro; si anche ad ascoltare, a leggere, a imprimere nella memoria e a ripetere i poetici canti e a pronunciare bene ed elegantemente una lingua in cotale riguardo, anzi ehe no, pretensionosa. La coltura, per altro, e 1' educazione generale doveva ciascuno procacciarsi da se, sia nella pratica della vita sia nella conversazione coi parenti e con quei cittadini, che, per coltura appunto e per educazione, fra gli altri si distinguessero. Cosi dicasi pure deli’ arte di governare e di quella della parola, a chi governi indispensabile. Ma entravano a fare parte della mušica, man mano ehe si andavano acquisfcando, tutte le nuove cognizioni, tutte le nuove discipline. Per modo ehe intorno alla meta del secolo V prima del-T era volgare, sul finire, cio e, delle guerre persiane, maestri di mušica erano, ad Atene e in altre cittä, certo, del mondo greco, gli uomini meglio colti e piu innanzi degli altri nel sapere scientifico, capaci d’ insegnare quanto allora si conosceva di astronomia, di geo-grafia, di fisiea, di disputare coi loro discepoli su ogni argomento, ehe destasse la curiositä intellettuale d' allora, e di avviarli alla vita pratica e a quella politica specialmente, a una vita operosa ed ono-rifica. Tali Lampro ed Agatocle, e quel Pitoclide e quel Damone, ch’ ebbe a maestri Pericle. Quando poi la dialettica e la retorica, per 1’ influenza, ehe vi esercitavano Eleati e Sieuli, si trapiantarono sul suolo di Atene, anch’ esse due entrarono nell’ ambito della mušica. E la filosofia si tolse alle indagini della fisica, per mettersi in un campo piü spirituale: r uomo, avvezzo finora a contemplare la grandezza della natura, quasi dimentico di se stesso, ora ehe a lei superiore gli pare il proprio spirito, si occupa specialmente di quest’ ultimo. E di pari passo col numero delle cose da insegnare e coi maestri di mušica cresceva anche quello dei giovani desiderosi d’ imparare. Allora i maestri di mušica si pigliano, e si dänno anche da se, il nome di sofisti — (Hxpunal — nel vero senso della parola, di uo-mini, cio e, sapienti — öoepoi — e valenti e degni della stima di ognuno, vuoi per 1' ampiezza delle loro cognizioni vuoi per le doti speciali della loro mente. I signifieati delle due parole si confondono anzi cosi, ehe 60901' sono chiamati spesso i sofisti e ßo(jtör«(' i sapienti. ]) Quantunque la sapienza, ehe i sofisti andavano insegnando, non fosse proprio quella dei filosofi, si alquanto umile e piü acco-modata alla pratica della vita. Erano insomma, come oggi si direb-bero, professori o conterenzieri, maestri o lettori. Ma i due nuovi insegnamenti, or ora accennati, la dialettiea e la retorica, come quelli, che piü direttamente miravano ad edu-care le facolta deli’ intelletto, portarono nell’ antico sistema educa-tivo la perturbazione maggiore, anzi lo trasformarono affatto. Poi ehe da indi innanzi ammaestrare divenne scopo della vita ed esercizio lucrativo, retribuito — piü a misura degli effetti buoni, ehe dali’ in-segnamento si ripromettevano maestri e discepoli, ehe del valore stesso deli’ insegnamento — spesse volte assai generosamente. E fu perö ehe allora al nome di sofista si attaccö la mala significazione, ch’ ebbe presso i comici ed i socratici e ehe, con qualche limitazione nell’ ampiezza, gli resta anche a’ tempi nostri. U11 fatto, ch’ e agevole a spiegarsi. Senza dire ehe il volgo ignorante suole in generale essere prešo facilmente da uu cotale sentimente) d’ invidia verso chiunque lo avanzi in sapere, anche maggiore ’) Diog. Laert. I 12: ol Sš ooipoi '/.al (jOfWTOC! E/.aXsüVTO. Solone e Pitagora sono detfci sofisti da Erodoto I 29. IV 95. Cosi Socrate ed i socratici sono spesso designati col nome di sofisti: Socrate da Eschine C. Timarco 173. Cosi appare dal Polit, di Platone 299 B come il volgo di Atene chiamasse sofisti Socrate e Platone stesso. Aristot. Met. III 2 pg. 996 ed. Bekk. da questo nome ad Aristippo — il quäle del resto, secondo Diog. Laert II 95, sarebbe stato il primo, tra i discepoli di Socrate, ad insegnare per mercede — e Senof. Simp. IV 1 lo da ad Antistene, 1’uno e 1’altro socratici. E quel Timone, ehe fu am-miratore di Pirrone, facendo dei filosofi una satira acerbissima, tutti chiamavali sofisti, senza eccettuare nemmeno Platone e Aristotele. Plat. nel Sofist. 268 1» appella i sofisti tou £700U. Cfr. anche Saida alla voce 35yizv(\C'. zai 51 ssfts-rfjs v.a\ b SiSaoxaXoc, d>; co^tov. tö S k «aXaibv aoiptstrj? o 0090; exaXs'.to. E il numero delle citazioni potrebb’ essere anche maggiore. invidia dovevano sentire verso i piü segnalati, che molto gua-dagnavano, i sofisti mediocri e i da nulla, i quali fossero ridotti a fare affari magri o punti. Ancora, la circostanza, che quei sommi venivano maggiormente ricercati dai giovani piu facoltosi, era uri’ altra ragione di disgusto a quei molti, che non potevano, perche non ne avevano i mezzi, profittare del loro insegnamento. Or di questi non benevoli sentimenti si facevano eco i poeti comici, mentre metteva conto ai socratici di accogliere le male voei, a cagione del contrasto scientifico, in cui erano impegnati coi sofisti — questi mirando alla pratica e quelli alla teoria — e perche ripu-gnava loro di ammaestrare per mercede, come si fa manifesto, a tacere d’ altri, da due luoglii delle Memorie di Senofonte 2), dove Socrate uguaglia 1' insegnare per mercede a una schiavitü, afferma anzi c h' e contaminazione della sapienza. E cosi ehe il nome di sofista s’ ebbe malvagia significazione. Ma forse ne va addossata colpa anche a taluni dei sofisti stessi: che pur ce ne saranno stati di quelli, che sovente sperperassero il loro ingegno in piccinerie e in ridicolaggini, facendo sfrontata pompa di appariscenti e ammanierati discorsi, che in fondo dicessero poeo o nulla. E, se differenti erano le loro occupazioni e i loro intendi-menti, se 1' uno dali' altro distinguevasi per vera o per fatua dot-trina, avvenne tuttavia ehe la caratteristica peggiore dei piü s’ im-ponesse a tutti e su tutti gittasse il diseredito Ne si aggiunge ehe la tendenza a ritrarre vantaggi materiali dalle fatiche dello spirito era caratteristica propria e eostante di ognuno di loro. Onde Aristotele li chiama anb (paLvo^ivtjs 6o(pia$ «AA’ ovk ovörjg3), quasi «mereadanti d’ una sapienza speciosa e non sostanziale». Quantunque, per quest’ ultimo rispetto, non si debbano giudi-eare troppo severamente. Nelle cittä, alle quali erano stranieri, non potevano mica vivere del solo entusiasmo, ond’ erano aceolti, ne dei solo interesse, ond’ erano ascoltati : dovevano pure eontare su quei fardello qualunque di scibile, che portavano seco, e di lä trarre il proprio sostentamento. 4) Non diversamente — piaccia o non piaceia 2) I 2, 6. e, 13. a) Degli elenc. sof. I 165 B: £dt Y*p 'ri 50?t5TtXY! ipaivoiAevvj cs^ta, sij-a S’ou, y.x\ b c:o!3ir); z£rl\}.z~.'.z~.ric ämo ipatvs^švv)? ootpia«; aXX’ cü/. oilivj!;. 4) Cfr. E. Zeller: Die Philosophie der Griechen in ihrer geschichtlichen Entwicklung dargest. IV. Aufl. Leipzig 1S76 pg 976. Ed era chi anche in questo aveva loro quasi mostrata la via. Erodoto, per avere scritto la sua storia, fu dagli Ateniesi rimunerato; come ebbe da’ suoi concittadini una ricompensa Democrito. Pare che Protagora sia stato il primo a introdurre l’uso d’inse-gnare per denaro. Ma rivedi la nota 1, — operiamo oggi noi, professori o maestri o conferenzieri o lettori, che siamo, per buscarci da vivere o per fare bella figura o, se piü fortunati o piü ingegnosi, all’ uno scopo e all’ altro insieme. Ce ne deve perö la gente muovere aspro rimprovero ? A Platone fece comodo torre il nome di sofista dal volgare eloquio del tempo suo, per adattarlo, accompagnandolo magari di qualche epiteto avviliente, agli avversari della dottrina, di cui si facea banditore. E a Platone tenne dietro Aristotele, il quäle nella Retorioa5) affermö disporre il sofista degli stessi mezzi, di cui il dialettico ; raa con questo divario, ehe il sofista ne abusa a fini tristi. Se non che quel trattamento, che all’arte rappresentativa di Platone serviva stupendamente, per mettere in contrasto il suo sa-piente ideale con le dottrine di Protagora, di Gorgia, di Prodico, di Trasimaco, di Eutidcmo, di Dionisodoro, di Polo, d’ Ippia, per nominara i principali, troppo leggermente e stato accettato, dai moderni scrittori di storie e dai commentatori dei dialoghi platonici, quäle un’ attestazione storica ed e bastato a fare dei sofisti la peste morale della loro etä : dei mostri, a dirittura, di avarizia, di esorbi-tanza, di adulazione 6). In fatti male s’ indago, se e come la sofistica dovesse la pro- pria origine allo spirito dei tempi, male si guardö, se e come avesse storico fondamento, ne bene si considerarono le sue attinenze con tutto lo sviluppo della nazione, fra cui nacque; ma spesso i sofisti si sono rappresentati, che so io, siccome una classe di uomini nuova e particolare e talora come una setta dottrinale, una scuola dom-matica, una consorteria con vicendevoli responsabilitä de’ suoi affi-liati, che fosse apparsa nel mondo greco improvvisamente, quäle un fenomeno. Ma, per farne piü spiccato il carattere, si mise un certo studio a dipingere i sofisti coi colori piü foschi: impostori fastosi, adulatori ingannevoli della gioventü ricca di Atene, i quali tentassero di rovesciare la moralitä publica e la privata e di accendere di ambiziose brame i loro discepoli, si distinguessero dagli altri mortali, non che per la stranezza delle loro dottrine, per una cotale ricer-catezza nell’ adornare il loro esteriore 7). 5) I 1, 4. Cfr. anche Degli elenc. sof. il Iuogo citato. 6) Cfr., al contrario, Plat. Prot. 328 B. 7) Cosi ce li dipinsero per lo passato i migliori storici dell’antica filosofia. Etcnim qui de veteri scripserunt philosophia — disse G. Geel: Historia critica sophistarum, qui Socratis aetate Athenis floruerunt; in: Nova Acta literaria Societatis Rheno-1 raiectinae, I 1 pg. 1 — ad Barthelemium usque et Meiner-sium, vel nuüum omnino, vel pcrexiguum sane locum veteribus Sophislia cesserunl; aut nonnisi eorum vanitatcm, mayniloquentiam, fastum, stoliditatcm exprobranles, Mentre Socrate — intellettualmente considerato, sofista anche egli e dei migliori il migliore 8) — ci viene, di solito, descritto come il sant’ uomo, che insorge a combattere questi falsi profeti e a comprometterli, levatosi, campione della moralitži, contro i loro per-fidi artifizi. Ma, come fa un fatto nuovo e d’ un’ importanza capitale la comparsa d’ un uomo cotanto originale quanto Socrate, nuova non fu cosi 1' apparizione dei sofisti. Si fu nuovo ancora 1' uso par-ticolare d’ una parola veccliia, cui Platone tolse al suo significato solito, per designare con essa i maestri insigni, per quanto salariati, deli' etä, che fu di Socrate9). Troppo mi dilungherei dal cömpito modesto, ehe mi sono pro-posto, se volessi anche alla sfuggita presentare a chi legge un quadro di quell’ epoca importante della greca coltura, ehe abbraccia la se-conda meta del secolo V innanzi ali’ era nostra e prende nome dai sofisti : importante non solo psr se stessa, ma pure per le deduzioni, ehe se ne potrebbero fare, e per analogia vantaggiosamente applicare alla storia contemporanea. Fatto e questo : che oggi giorno ognuno e compreso deli’ alta importanza, che puö avere lo studio accurato della sofistica, per quanto ne sieno discordi le opinioni, s’ella abbia potuto esercitare sullo sviluppo complessivo della vita greca influenza benefica o dannosa. lntitolati dal sofista Ippia eleo, di cui mi accingo a trat tare, sono giunti a noi, com’ e noto, due dialoghi platonici : Ippia mag-giore e Ippia minore, cosi distinti, per essere l’uno piu lungo dell’altro. cos tamquam germanae philosophiae inimicos contumeliose exagitarunt. Un’apologia critica dei sofisti fu impresa dal Welcker in una scrittura intitolata: Prodikos von Keos Vorgänger des Sokrates — publicata nel Museo Ren. I pg. 1 — 39. 533—043 e nei Kleine Schriften zur griechischen Literaturgeschichte II pg. 1393—1541, Bonn 1844 sgg. — Da allora in poi si ebbe pifi cura di considerare i sofisti nelle condizioni del loro tempo, in relazione alla scienza, alla filosofia specialmente, ai costumi ed alla vita pratica d’allora. Onde si venne alla conclusione che lo spirito della scienza, d’accordo con quello della vita civile, politica e sociale di quei tempi, determinasse il nascere della sofistica e che questa poi, nella sua giovenile baldanza, arrivö a certi risultati, strani si a primo aspetto, ma pure latenti nelle condizioni generali di quella vita. E che in buona parte la colpa ne possa essere data ai filosofi. V. G. Grote: Geschichte Griechenlands, nach der II Aufl. aus dem Englischen übertragen von N. N. W. Meissner, IV Band 67 C. Leipzig 1854. 8) Leggi a proposito il dialogo, che ä per titolo II sofista, dove Platone risponde appunto alla questione posta da lui stesso: «il sofista ched e ?>' 9) Ma che Platone stesso sia stato ben lungi dal ritenere i sofisti siccome corrompitori della moralitä degli Ateniesi vede chi legge attentamente il passo Della Hep. VI 6, 492. E poi: sarebbero stati matti i padri a pagare i sofisti profumatamente, perche loro corrompessero i figliuoli! Io mi propongo : di confrontare il carattere, che al sofista Ippia viene attribuito ne’ due dialoghi omonimi, con quello, di cui appaia rivestito secondo le notizie, che di lui ci sono state traman-date da altri scrittori, per vedere di trarre poi dal raffronto qualche criterio intorno all’ autenticitä dei due dialoghi a noi pervenuti come di Platone. Cömpito, a vero dire, non cosi facile, se si consideri che del sofista, sebbene, quanto a celebritä, non ultimo della schiera, sono scarse assai le notizie, che si possono racimolare altrimenti che dalla lettura dei due dialoghi platonici, e per giunta, il piü delle volte, non d’ altronde derivate, come vedremo, che dalla stessa lettura. E non e dunque da meravigliare, se di quest’ uomo a grande stento si possa, dare a mala pena una pallida imagine, non che un quadro caldo di tinte. Anzi, ove il tempo ci avesse invidiati anche i due dialoghi, sufficenti a presentarci di lui il carattere generale insieme con qualche prezioso particolare, sarebbe forza abbandonare affatto il proposito di comporne anche la pallida imagine 10). Ed ecco spiegato, perche, mentre Protagora di Abdera, Gorgia di leontinoi, Prodico di Ceo, Trasimaco di Calcedonia, Ippodamo di Mileto ed altri meno importanti anno trovato i loro biografi si, che le loro figure ci stanno dinanzi disegnate con piü o meno sicuri contorni, il solo Ippia d’ Elide non possa dirsi tanto fortunato. Eppure lo avrebbe meritato. In fatti — ammesso pure che, quanto a valore scientifico e filosofico, rigorosamente parlando, ei non abbia, giä agli occhi de’ suoi contemporanei piü colti, uguagliato questo o quello de’ suoi compagni — se tratto caratteristico della sofistica di allora fu quello di rendere popolare la scienza, appunto perche questo tratto in lui ci appare meglio marcato che in ogni altro, appunto perciö egli 6 degno di occupare fea i sofisti uno dei posti piü ragguardevoli. A giudicare, in fatti, da quel, che sappiamo sul conto suo, 1’ opera sua fu diretta a far colpo piü sulle masse, poco 10) Cuiu8 — Hippiac — nescimus, an tnalo jato acciderit, ut solum fere Platonem suarurn virtutum praeconcm nactus sit, siquidem melius cst plane igno-rari, quam laudari, ut vanitas tua et mayniloquentia in proverbium abeant. Geel op. cit. II 5, 1 pg. 181. „Carattero capitale d’ Ippia c la vanita, alla quäle, se la fortuna e la bellezza concessero di dare in vita larghissima satis-fazione, direbbesi sia stata punizione condegna 1’ oblio, onde la posteritä cuopri lo sue numerose scritture, tanto che non ne sia arrivata sino a noi nenmieno una sillaba“. E. Ferrai: I dialoghi di Platone nuovamente volgarizzati. Vol. I. (Üiall. socratiei) Serie I Padova 1873 pg. 430 sg. Quantunque, clii vi porrä attenzione, non sia per isfuggire nel corso di questo scritto, come lo asserzioni di questi due egregi sieno alquanto esagerate, o punto colte, ehe sull’ aristocrazia deli’ ingegno. Ma, anche presein-dendo da questo particolare, la sofistica egli incarno in se stesso per si fatto modo e ne fu, tanto negli seritti ehe nella parola, rap-presentante si gagliardo e si abile, ehe di lei non si parla, vuoi presso i contemporanei vuoi presso i posteri, senza ehe il nome di lui si ponga accanto agli altri notati di sopra11). Tanto ehe Temi-stio 12) ebbe a chiamare la di lui erudizione öopov xai itijiov oocpiag. Tra i raeeoglitori di notizie intorno ad Ippia citerö de’ piü veeohi Lod. Cresolli. Ma s’ ingannerebbe ehi dal maguifico titolo preposto al suo Teatro13) si attendesse di trovarvi per entro aleuna eosa importante : altro non offre ehe qualche eenno qua e lä, a vanvera, come di solit o facevasi allora. Piü diligente e anche un po’ piü ammodo e la notizia, che ce ne da G. A. Fabricio, del secolo XVIII, nella sua Biblioteca Greca14). Ma e notizia sommaria, quäle appunto possiamo aspettarci in volume eneiclopedieo. Lo stesso bisognerebbe dire di altre opere di quel tempo. Appena nel secolo teste passato comincia il nostro sofista ad eccitare la curiositä e l’attenzione dei dotti. E perö c’e chi tratta di lui a bastanza diffusamente in opere piü generali, come G. Geel nella Storia critica dei Sofisti15), G. Groen van Prinsterer nella Prosopografia platonica16), L. Spengel negli Serittori d’arti17), C. u) Tertius in Sophistarum republica princeps — post Protagoram et Prodicum — primus jorte omnium juit superbia et vanitate. G. Groen van Prinsterer : Platonica prosopographia sive Expositio iudicii, quod Plato tulit de iis, qui in seriptis ipsius aut loquentes inducuntur aut quavis de causa com-memorantur. Lugduni Bat. 1823 pg. 91. 1S) Or. XXXIX 345 D. 13) Ludovici Cresolli, Armorici e Societate Jesu, Theatrum veterum rhetoruni, oratorum, declamatorum, quos in Graecia nominabant "IO'.'txc, exposi-tum libris V, in quibus omnis eorum disciplina, et dicendi ac doeendi ratio, moresque producuntur, vitia damnantur, et magni utriusque linguae illustrantur et emaculantur scriptores. Parisiis 1620 e nel: Thesaurus Graecarum anti-quitatum contextus et designatus ab Jacobo Gronovio. Vol. X: Uberem ingc-niorum copiam et varias exercitiorum amoenitates recensens. Lugduni Hat. 1701. ’4) lo. Alb. Fabrici Bibliotheca Graeca sive Notitia scriptorura veterum Graecorum. Ed. I Hamburgii 1705-28. Vol. IT, II 24, 19 pg. 657, continuata dall'Harloss 1790-809. 15) Giä cit. E: Scheliasma de loco Clementis Alexandrini Strom. VI 624 Sylb. In: Rhein. Mus. N. K. III (1845) pg. 128 sgg. ,6) Giä cit. 17) L. Spengel: l'JVxvor/v; sive Artium scriptores ab initiis usqu ad editos Aristotelis de rhetorica libros, Stuttgartiae 1828, Müller nei Frammenti degli storici greci18), G. O. Friedei negli Studi omerici dei filosofi e dei sofisti prima di Platone19), e chi ne parla in opuscoli speciali, come G. Mähly — II sofista Ippia d’Elide 2U) — ed altri, che persino si occupa di qualche disciplina speciale, in cui il nostro sofista sia stato versato, come T. Osann — II sofista Ippia quäle archeologo21) —. Altre utili notizie si possono finalmente ricavare da opere piü o meno voluminose, che, come quelle dei Socher22), dello Schleiermacher23), dell'Hermann24), dello Zeller25), dei Grote26), dell’Ueberweg2'), delP Alberti28), trattano o della greca filosofia in generale o di quella di Platone o de' suoi Dialoghi. Ed importanti ancora i Discorsi, che ai due dialoghi, che da Ippia si intitolano, premisero lo Steinhart29), il Georgii30), lo Stallbaum31), il Ferrai32). In somma : le notizie degli scrittori antichi, a noi giunte, in-torno all' indole, agli studi e alle opere dei nostro sofista sono oltre-modo inanchevoli e tali, che non valgono a darcene, non che una 1S) C. Muellerus: Fragmenta Historicorum Graecorum collegit, disposuit etc. Vol. II pg. 59 sgg. Parisiis 1848. I9) G. O. Friedei: De philosophorum ac sophistarum, qui fuerunt ante Platonem studiis Hömericis. Partie. I: De sophistis. Halis Saxon. 1872. “) I. Mähly: Der Sophist Hippias von Elis. Hel: Rhein. Mus. N. F. XV (18G0) pg. 514 sgg. XVI (61) pg. 38 sgg. 21) T. Osann: Der Sophist Hippias als Archäolog. Nel : Museum f. elass. Philologie herausg. v. Welcher u. Ritschl. N. F. II pg. 495 sgg. Frankfurt a. M. 1843. 22) I. Socher: Platon’s Schriften. München 1820. 23) F. Schleiermacher: Platon’s Werke I Th. 2. III Aufl. 1855. II Th. 3. II Aufl. 1826. Berlin. 24) K. F. Hermann: Geschichte und System der platonischen Philosophie I Th. 3, 7. 9. Heidelberg 1839. 25) E. Zeller: Platonische Studien. Tübingen 1839 e: Platon’s sämtliche Werke üb. von Müller eing. v. Steinhart I. B. Recensione nella: Zeitschrift f. die Altertumswissenschaft 1851 pg. 256 sgg. 26) Gia eit. 27) F. Ueberweg: Untersuchungen über die Echtheit u. Zeitfolge platonischer Schriften u. über die Hauptmomente aus Platon’s Leben. Wien 1861. 2S) E. Alberti: Gesichtspunkte über angezweifelte platonische Gespräche. Kol: Philologus, Zeitschrift f. d. klass. Altertum herausg. v. E. v. Leutseh III Supplb. pg. 107 sgg. Göttingen 1878. 29) H. Müller u. K. Steinhart: Platon’ s sämtliche Werke übersetzt u. eingeleitet I Band, 2. 3. Leipzig 1850. 30) L. Georgii - nella Raceolta: Griechische Prosaiker in neuen Ueber- setzungen herausg. v. Osiander n. Schwab — Platon’s Werke, I Gruppe 5. II Gruppe 2. Stuttgart 1855 sg. 31) G. Stallbaum: Platonis Opera. Vol. IV. Sect. II. Ed. II. Lipsiae 1857. 32) Op. cit. Vol. I. e II (Diall. socratici) Serie I e II. Padova 1873 sgg. finita biografia, nn’ imagine particolareggiata ed esatta; ma quanto potevasi fare, raccogliendo ed ordinando e vagliando con cura quelle scarse notizie, questo fu tentato oramai in vari modi e da uomini assai piü valenti, eh' io non presuma di essere. E pero non isperi il lettore ch’io debba dire in argomento cose straordinarie o finora sconosciute : sarö contento, e con me stiasene contento il lettore, se, ripetendo e riassumendo quanto fu giä scritto, avrö dato a questa materia ordinamento nuovo e, se non m’inganni, piü perspicuo. Intanto non so esimermi dal riprodurre qui, quasi a fare che il lettore lo pregusti, il vivo ritratto, che d’ Ippia ci lasciö nel secolo XVIII 1'agile ingegno di Cr. Mart. Wieland (1733-1813) in quel suo romanzo notissimo, cui intitolo dal suo orfico e platonico Agatone 33) e in cui, coi vividi colori, che gli meritarono le lodi del Lessing, ritrasse Tetä, che fu di Platone. II ritratto e tale, secondo che a ragione nota lo Steinhart34), che noch jetzt dürfte es für den Leser des Platon nicht ohne Interesse sein mit dem 'platonischen zu vergleichen, tale, come ebbe a dire il Ferrai, „che a niuno piü possa venire va-gliezza di ritentare la prova“35). Osserviamolo dunque un po' : Dieser Hippias war von Elis, einer Stadt in einer im P eloponnesus gelegenen Provinz gleiches Namens, gebürtig. Er war ein Zeitgenosse des Protagoras, Prodikus, Gorgias, Theodorus von Byzanz und anderer berühmter Sophisten des SoJcratischen Jahrhunderts und tat sich durch seine Beredsamkeit und Geschicklichkeit in Geschäften so sehr hervor, dass er häufiger als irgend ein Anderer Seinesgleichen in Gesandtschaften und Unterhandlungen gebraucht wurde. Da er überdies, nach dem Beispiele des Gorgias, seine Kunst um Geld lehrte, so brachte er ein Vermögen zusammen, welches ihn in den Stand setzte, die prächtige und wollüstige Lebensart auszuhalten, die man ihn im Agathon führen lässt. In der Tat, wenn man sagen kann, dass es jemals Leute gegeben habe, welche das Geheimnis besassen, Materien von wenigem Wert in Gold zu verwandeln, so lässt es sich von den Sophisten sagen ; und Hippias wusste sich desselben so gut zu bedienen, dass er, seiner eigenen Versicherung nach, mehr damit gewann, als zwei Andere von seiner Profession zusammen genommen. . . Er ging so weit, dass er die Dreistigkeit hatte, zu Olympia vor allen Griechen aufzutreten und zu prahlen : es gebe keinen Zweig der menschlichen Erkenntnis, den er 33) Geschichte des Agathon. Ed. Berlin Hempel. „Ueber das Historische im Agathon“. pg. 64-66. 34) Einl. z. gröss. Hip. I pg. 52. 36) Op. cit. Vol. II. Proemio all’ Ipp. magg. princ. nicht verstehe, und keine Kunst, deren Theorie sowohl als Ausübung er nicht in seiner Gewalt habe. „Meine Herren", habe er gesagt, „ich verstehe mich nicht nur vollkommen auf Gymnastik, Musik, Sprachkunst und Poetik, Geometrie, Astronomie, Physik, Ethik und Politik, ich verfertige nicht nur Heldengedichte, Tragödien, Komödien, Dithyramben und alle Arten von Werken in Prosa und in Versen; sogar, wie Ihr mich hier seht (und er war sehr 'prächtig gekleidet), hob’ ich mich mit eigener Hand ausstaffiert: Unterkleid, Kaftan, Gürtel, Mantel, Alles hab' ich selbst gemacht; den Siegelring an meinem Finger hob’ ich selbst gestochen; sogar diese Halbstiefel sind von meiner eigenen Arbeit Cosi il Wieland. E tuttavia proviamoci ora noi. Ippia ne’ due dialoghi omonimi di Platone E se in essi il sofista sia presentato con lo stesso carattere Ippia e vero tipo del sofiste — öoqpog1) lo apostrofa Socrate di prim’aochito nell’Ippia maggiore, non senza una certa dose d’ironia — del sofista quäle mi sono ingegnato di tratteggiarlo nel preambolo: a. del sofista tutte le qualitä, e le buone e le malvage, ma direi che queste emergano in lui specialmente, e gli epi teti, ohe si dänno di solito a’ sofisti, a lui convengono tutti. E Socrate insieme lo saluta o v.vl.Sg : attributo ancora questo, come vedremo, al nostro sofista assai conveniente, tanto riguardo a’ pregi molteplici dell’in-gegno, quanto aH’aria del suo portamento, D’ Elide2), capitale della fertile e deliziosa regione omonima ad occidente del Peloponneso e ricca di bellissime cavalle — secondo afferma Ippia stesso : näyxahai ycuj nag tjfilv injtoi ylyrovrat. [Mg. 288 C] — apparisce oriundo Mg. 281 A: y yag Ilfog. 287 C : « |tv£ 292 E : ti £,tvog o ’IJküog. Mn. 363 C: oioio&sv "HhÖog. 364 A : ttj ’IIäeImv tcoAel Quando sia nato, si puö sapere solo per congettura dal passo Mg. 282 E, in cui accenna alla sua dimora in Sicilia e dice di aver fatto concorrenza a Protagora, di se molto piu giovane : Ilgcorcr/uijov avTO&c imdrjfiovvTog y.ai EvSomfiovvtog xca itQSößvTEQOv ovrog nolv vtmtQog mr xrA. Or Protagora visse innanzi 1’era volgare dal 480 al 410. IJ nostro sofista fu dunque coetaneo di Socrate (469-399) e di Platone (429-348). ') Cfr. 289 A: 'Iwtfa? s aoipö?, 290 D:‘w 00$l «u. — II testo delle ci-tazioni e secondo 1’edizione deli*Hermann. Lipsia 1859. I nnmeri dolle pagine, come d’uso, dell’edizione Stefani. 2) Attraversata dal fiume Peneo; con aeropoli e tre ampi ginnasi. E qui, poi ch' e toccato del suo soggiorno in Sicilia, vediamo un po’ degli altri viaggi, eh’ ei fece. Che anche la smania del viag-giare egli ä comune con gli altri sofisti. Fra cui niuno de’ principali e d’Atene, eppure non ne trovi uno, che ad Atene non siasi recato una volta almeno in sua vita, vuoi per ragioni d’ interessi privati vnoi mandatovi dallo stato3). E vien da se ehe lo cittä native de’ sofisti si valessero, in caso di bisogno, del talento de’ propri con-cittadini, di quelli specialmente, che, dotati di facile e ornata parola, sapessero degnamente ed utilmente rappresentarle come ambasciatori. E i sofisti dal canto loro coglievano volentieri la bella occasione e, pur giovando allo stato, non trascuravano ad un tempo il loro privato interesse : oltre a divagarsi viaggiando, intascavano ancora di bei gruzzoli di denaro tenendo istruttive lezioni nelle cittä, ove giungessero. Proprio cosi, per non fare torto a’ suoi correligionari, adoperava anche il nostro. D’ essere, come ora si direbbe, bravo diplomatko, si gloria egli stesso Mg. 281 A B. Passo, dal quäle apprendiamo pure la ragione, perche di rado ei giunga ad Atene, onde Socrate si meraviglia — ag <)u< joevov IjULV xaTtjgug dg rag ’^&rjvug —. Poffare il mondo! Egli e sempre in giro per altre cittä; ma piti di frequente e per fac-cende della piu alta importanza visita Sparta4) : O v yuQ a Xäy.Qurtg . tj yatj IIhg or uv tl öet]tul dLccngciŠaG&cu JtQog ruva rav noteav, aei. fjri irgarov 'iQ^truu rav jcohrav uiQOVfitv)] TtQtößtvrijV, rjyovfiivtj öbxaßrijv xul uyyü.av lxuvohutov tivui rav hoyav, oi uv jcuqcc rav xoJ.ecov exüörav ktyavrui . jro/Ucmj [itv ovv xui dg uD.ug nolag tTtQtößBvöa, nkdörcc de xul tceqI nldörav xul fisylörav slg sluxedaifiovu' dio Öt], o öv tgarag, ov ftufil^a tig tovOÖe rovg ronovg. Per che Socrate gliene porge alta lode, d’ uomo da vero sapiente e da ogni parte perfetto, siccome quegli, che non solo provvede all’utile proprio - avdpl urAtiörov ugyvQLov Eigyuö^ivcj rdii vvv tul öocplu, che sa far con la sapienza piü denari d’ ogni altro, come lo chiama 3) La vita errabonda dei sofisti puö trovare spiegazione in quella ristretta, che dovevano menare nelle piccole cittä loro, ed ä riscontro ne’ gran viaggi, a cui la scienza de’ Greci dovette il suo primo impulso. *) Sul possibile soggiorno de’ sofisti a Sparta cfr. Osann pg, 495 nota 2. Se anche, secondo Quintiliano II 16, 4, i retori sieno stati per legge esclusi dallo stato spartano, cid non toglie che di quando in quando volentieri vi fosse ascoltato qualche oratore straniero, il quäle, come Ippia, sapesse adulare il sentimento nazionale di quelli uomini conservatori dell’ antico. Quel, che in molti passi narra Plutarco deli’espulsione de’ sofisti da Sparta giä per disposi-zione di Licurgo, si deve censiderare come anacronismo. Oltre ad Ippia, fe’ sua comparsa in questa cittä Prodico. Cfr. anclie Mähly, della pg. 522 nota 3. Mg. 300 D - pur rendendosi benemerito de’ giovani al di la del compenso, che ne ritrae, ma procura bellamente anche 1’ utile del suo paese, wßjrtg yjjij tov uiä/.ovtk fnj x.axa(pgov7]6i-6\tai ä/.Ä ’ (vdvxiuij-0'ci.v iv rolg jro/Uoig [Mg. 281 B C]. Dopo di che Ippia accorda a Socrate che, come le altre arti, sia progredita anche quella dei sofisti si, che a petto di questi i sapienti d’una volta, quali un Pittaco e un Biante e un Talete milesio e gli altri fino ad Anassagora, i quali tutti o la maggior parte si astennero dalla cosa publica5), non valgono una patacca e, se ricomparissero al mondo, messi a con-fronto co’ sofisti, susciterebbero le piü matte risa [Mg. 281 CD]. Questo per veritä si chiama avere confidenza nelle proprie forze ! e, anche, un pochino di sfrontatezza. E poiche Socrate mostra di sentir compassione per que’ buoni vecchi, i quali erano per giunta tanto semplici, da non conoscere il gran valore che s’ ä da dare al denaro, e rammenta le somme me-ravigliose guadagnate ad Atene da Gorgia e da Prodico, con far lezioni in privato ed accompagnandosi a’ giovani [Mg. 282 B CD], Ippia non puö contenersi dal raccontargli la propria e non piccola valentia anche da questo lato. Cosi viene a discorrere appunto del suo soggiorno in Sicilia, quando vi si trovava anche Protagora. Dove, sebbene questi, come si e veduto, fosse di lui piü vecchio ed avesse di se levato gran grido, si guadagnö il nostro sofista in brevissimo tempo assai piü che cencinquanta mine — 15,000 franchi — e ad Inico, terricciuola, piü di venti mine — 2,000 franchi —: Ovdiv yäj, co Zcoxgures, oiö&a räv xaläv jrfpi rovto . tl yag elÖutjg, oöov ügyvgiov t’igyccöficcL iyio, &uv(ia6aig av ' xal tu ulv rc/./.K im, a) ntvrrjxovta xal txurov uvüg stgyadaar/v, xal tl- tvog yt ycoglov ndvv öfuxgov, ’Ivvxov, ir/Jov y tlxoöt fiviig [Mg. 282 D E]. Che si che sapeva fare assai bene il suo tornaconto! Onde non ci parrä esagerato quel che soggiunge : che 1’ animo, ciö e, di suo padre, a cui — da buon figliuolo quäle si dimostra — consegnö quel denaro, siasi tutto riempiuto di meraviglia e di stupore non meno che quello degli altri concittadini: xal rovto tXftav ol'xcidt eptgav tm tiutqI l-dcr/M, coött txtivov xal rovg alhmg nolirag &ccv(iä&iv rt xal txntn^y&ca. E termina vantandosi di aver fatto, egli solo, piü denari che due altri c) Si noti che quanto e qui osservato non e del tutto giusto: Pittaco di Mitilene di Lesbo fu dieci anni esinnete - dittatore - nella sua cittä natale; Biante di Priene nella Caria ed anche Talete di Mileto furono consiglieri di re e di popoli. Cfr. Cic. De Or. III 34 : Hi omnes praeter Milcsium Thalen civitatibua suis prae/uerunt. Onde si vede 1’ ironia di Socrate. solisti, quai che sieno, presi insieme : xal GyEÖov tl oi^icu e[ie jcXeico ygjjaaxa iioyauifca, ij aAhovg Gvvövo ouöxcvug (IovAei tcov CocpiGxäv. Bella prova invero di sapienza ! esclama Socrate : che il saggio ä da essere saggio per se, vale a dire deve sapere ammassare quanto piu possa di denaro : xov Gocp'ov avrov avxü fiahöra öel Gocpbv üvou' xovxov d ogog eGx'lv äga, dg av tiIhötov agyvgiov sgyaGt]rat. E non giä come quello sciocco d’uri Anassagora! il quäle, a quanto narrasi, avendo ereditato un patrimonio cospicuo, mori rovinato [Mg. 283 AB], Vero e che quest’ auri sacra fames del sofista viene flagellata a do-vere la, dove [Mg. 289 E] Platone fa ch’egli l’oro proponga siccome il bello: l'av yag avxä6) ctnoxgivy on xovx ’ Eßxlv ö igarag xb xalbv ovSlv a/J.o rj ygvGog, anogtjöBL xal ovx tTtiitigiqöu Ge lleyyELV. l6[iev yag nov nävxEg, on onov av xovio ngoGyEvrjxai, xuv irgoxEgov u'iGygbv cpaivrjxai, xciAiiv epavsixae ygv6a yt xoGutföiv. Ma a Sparta, ahime, non la gli va cosi bene. Anche qui, dove la patria, corne si e visto, lo invia piü spesso con delicatissimi inca-richi, sebbene gli Sparziati, tenaci conservatori (1» gli antichi costumi, sieno tutt altro che inclinati alle arti belle, ei non puö fare a meno di tenere le sue disquisizioni. Ma, ancorche a tutt’ uomo s’ ingegni di toccare quell unica corda, come diremo, eh’e atta a impressionare un animo spartano, egli e dolorosamente costretto a confessare a Socrate di non avere portato via di lä il becco di uti quattrino : Ovdhv flev ovv xb Tcaganav xiotioxe [Mg. 283 B C]. Eppure, a detta sua, egli e buono a rendere migliori in virtü i figliuoli de’ Lacedemoni non meno di quelli de' Siciliani e quelli non meno di questi anno vaghezza di farsi migliori cd anno quelli denati al par di questi7) ed egli in fine saprebbe educare i figliuoli ineglio che non farebbero i genitori [Mg. 283 C D E. 284 CD. 285 A B C]. Ma non e per gli Sparziati conforme alla legge allevare la prole secondo istituzioni straniere. Che altrimenti, se uno lä per educare avrebbe mai fatto denaro, egli ne avrebbe fatto di gran lunga di piü degli altri tutti: G) Ciö 6 al terzo, supposto, personaggio, a nome del quäle Socrate finge di parlare nel Mg., affine dj potere piü impuneraente prendersi giuoeo del sofista: Evco cot ipü, tsv aütcv rpisov, cv~ip vuv IxeTvov, i'va [i.rt xpb? GS Un,) p^aT«, oTa ixeTvo? ei? ipe, yahrJ. tč v.ai foli/.o-z. [292 C]. Cosi nel Mn. c’ e Eudico, perche Socrate non paia il provocatore e per ammansare 1’ eleo, quando si mostri sdegnato verso di lui. V. Hermann op. cit. pg. 433 nota 254. ■) Delle ricchezze de’ Lacedemoni a questo tempo vedi Alcib. Magg. 122 C sgg.; Aristotele Polit. II 7; Polibio VI 47 sg. L’antica severitä dei costumi erasi mutata giä fin dalle guerre persiane; ed i metalli nobili, intro-dotti come proprietä, dello stato, ben presto passarono nelle mani di privati. Cfr. Diodoro XIII 106; Plutarco Lisand. 16 sgg. in fatti si godono proprio a sentirlo parlare e fannogli plauso : aXVa 1-iVMtjV jiiuÖilav ov vofuuov uvtolq 7tai0tvt.iv, Ind tv i'6fh, ci'jcsjj ng al?.og Ixet&sv jorjUKTa elaße ncojtots ln 1, ittudevöei, xal lat uv la-jhlv nolv [lühöTcc ’ yjaiQovöi yovv axovovrtg l/iov zal Ijccuvovöiv ' a).-, ö /Jya, ov vofiog [Mg. 284 C]; senza dire ch’ egli anche la virtu sa trasmettere in altri meglio d’ogni altro — Z'y öl tccvtijv — rrtv agm/v — nciQuÖidovai aU.a xd?.hör ’äv&QWJtm’ IniöTaöca. — Km tto/.v ye, m 2."w5tp«rfg [Mg. 284 A] —. Ch' ei viene di rado ad Atene, abbiamo giä udito Mg. 281 A B. Pur vi si trovö almeno due volte, se non vogliamo ammettere con alcuni critici8) che la deelaraazione ,,su’ begli studi, a cui deve dare opera un giovane“, che, pregatone da Eudico d’Apemanto, sta per tenere [Mg. 286 B] fra tre giorni nella scuola di Fidostrato, declamazione, a cui invita anche Socrate, sia quella stessa, della quäle lo stesso Eudico domanda a Socrate il parere al principio del Mn. Altrimenti dovremmo ritenere che ambidue i dialoghi sieno avvenuti a inter-vallo di tre giorni durante la stessa visita del sofista ad Atene. Tuttavia, considerando 1’ interrogazione di Socrate, con la quäle comincia il Mg., parrebbe, pur dando valore a quella supposizione, che il sofista vi si sia trovato no:i una volta. E, come sembra, ad Atene godeva 1' ospitalitä appunto di quell’ Eudico, figliuolo d’Ape-manto, teste ricordato, il quäle funge da terzo personaggio nel Mn. ed a 1’ incombenza di rabbonire il sofista, qüando cominci a uscir de’ gangheri. Ma se ad Atene siasi recato, come a Sparta, quäle ambascia-tore mandatovi da’ suoi concittadini, non sappiamo. E qui per altro, sulla piazza, in mezzo a’ trapsziti, o negoziatori in denaro, ove Socrate dice d’ averlo udito darsi vanto da se stesso di essere, nel massimo numero delle arti, il piü sapiente di tutti gli uomini, mentre facea mostra di raolta e invidiabile dottrina : ei vantavasi d’ essere andato ad Olimpia — come soleva senza fallo ogni volta in occasione delle quadriennali solennita [Mn. 263 C. 264 A] — tutto recandovi, quanto avea sulla persona, di propria man fabbri-cato : e 1’ anello con sigillo e una stregghia da bagno e un vasello da odori e calzari e veste e sopravveste e sulla tunica la cintura alla persiana, mirabilissimo capolavoro, ogni cosa di sua man fabbricata; senza contare le lucubrazioni d’ ogni sorta in verso ed in prosa, che avea pure seco recate, come si puö vedere dal seguente luogo [Mn. 368 B C D], che merita di essere trascritto per intero, splendidissimo documento della vanitosa ostentazione d’Ippia. Gli 8) Ne riparleremo. dice dunque Socrate : navrag öl it/.döxttg rEyyag navxav ßocpäxaxog el av&gdncov, ag eyco noti 6ov \\xovov fiiya/.avyovutvcw, ■nokXyv öotpiuv xal ^skcorijv öavxov öiE&ovxog ev ayoga ml xalg xganitaig. tcpriG&u öl acpcxEö&at, noti dg ’OlvjiTtiav a eI%es xeqI xo ßäua änavxa öavxov EQya eyav ‘ ngaxov u tv öaxrvhov - tvtsv&sv y«Q rjgyov - ov Eiyjg Öavxov tyew egyov, rag iTrcOrchitvog öaxxvkiovg ylvcpnv, y.o.l c/J.h]vOq)QaylÖa 0ov toyov, r.ca Oxltyyiöu xal Arjxvüov, a avxog UQyccöa ’ exl ta imoöjjuaxa a uytg tcp)]0&a avrog GxvTOTOjxrjöcu, y. cd ro iuauov vcpijvai xal xuv %itaviöxoV ■/.cd o yt. rcäöiv £öo&v äronaratov xal öocpiag nkriOxrjg IniÖEiypu, htui)?; rrjv £ojv>/v ecprjö&a rov %iravLöxov, t}v fi%£g, streu ulv olca cti lltocny.cu xäv 7ZO/.VT£/Ml>, TUVTijV Öl UVTOg ItlQui 9)‘ TtQOg Öl TOVTOLg TtOlJjUKTU hyUV ll%tlv, xul cTirj xal xQuyaöiag xal öifivQÜ[ißovg, xal xarcdoyädrjv nol-Aoug koyovs xccl navxoöanovg övyxE^ivovg'xal nsgl rav xeyyfLv öy av olqxl tyä Ektyov fxiöxijfiav cicf ixtodai ötacpEQOvxag xäv «A/Igsv, xal tceqI Qv&uav xal ccquoviow xal yQauucirav vQifdxi/xog, xal ahia ixi nqog xovxoig xävv jcoV.a, ag sycb öoxä uvrjuovt ihcv' xalroi ro yE fivrjfiovcxov EJCEXad'öfiTjv 6ov, ag eolxe, xryv)]UK, tv a Ov ol'ic AHUXQorcnog tlvaCoiuca öl xal akla %a[Molla ImkehtjCftai. Donde pur si ricava che, se Ippia trovavasi bene fra’ giovani specialmente [Mg. 281 B ed altrove], come uomo, eh' era, gonfio d’orgoglio per le cognizioni sue innurnerevoli, non isdegnava perö di sprigionare le meraviglie della sua sapienza dovunque, al cospetto di chiunque, perfino su d’ un publico mercato, framezzo al tram-busto ed al gridio della folla. Konnte es aber auch für einen Charakter, vrie den seinigen, eine schönere Gelegenheit, einen -passenderen Platz geben, als Olympia und seine Festfeier ? Der Sophist verstand neben all’ seinen vielen Künsten auch die, sie an den Mann zu bringen ,0). Infatti ad Olimpia, come abbiamo visto, procura di trovarsi ad ogni festivita. E quivi, di-nanzi al tempio, si offre a ragionare sopra qualsivoglia degli argo-menti, che abbia preparati per farne le sue declamazioni, ed a rispon-dere a cui piaccia di qualunque cosa lo interroghi, come afferma egli stesso nellarisposta, che da ad Eudico quando questi gli chiede, s’eisia disposto a sodisfare le domande, che gli farebbe Socrate [Mn. 363 CD]: Kal yug äv öelvu jtotohjV, j(hv (pvyoL^it. 9) Di que], che segue, si dirä ancora. 10) Mähly, op. cit. pg. 524. Cfr. Osann, op. eit. pg. 490. E poiclie Socrate a ragione ammira tanta fiducia del sofista nel proprio valore, seguita quest’ ultimo a gloriarsi ed afferma che, da quando comincio a cimentarsi in Olimpia, mai noti trovo per aneo alouno avversario ehe lo superasse : Eixorcog, a 2JoaxQix.reg, !}’m tovto nenovfta ' el- o v ytaj ijoyuai, 'O/.tniTiiuOii’ äycovl&ö&ai,, ovdevl JTCMTOTE XQSLttOVL Big OVÖSV B(lKVTOV tVtZVJOV [Mn. 364 A]. Se quindi, come poco fa, ei si mostra tanto proclive a com-piere il desiderio degli altri, non e meraviglia che si diohiari pronto a rispondere con garbo a Socrate, quando fa le viste di non intenderlo : Aiayobv ya.Q av eh], o) 2.wy.oaTig, el aXXovg ulv avta ravta MUÖevio xal ä!-id) öbtt Tccvra yQrjpara h/.ußävtLv, avxog de im o Oov iiHOTokičvog pij ouyyvcnitjv t t%°ifu xal ngdag anoxQLVotprjV [Mn. 364 D]. Quasi che il ricevere mercede gli fosse piü grave che '1 rispondere con buona grazia ! La brama di apparire, di farsi innanzi, di emergere sovra gli altri mortali, che giä ci si e fatta in lui manifesta, da a divedere anche nell' abbigliamento ricercato della persona. Non solo ad Olimpia comparisce elegante e compito zerbinotto; ma questa debolezza non lo abbandona mai. Lo vediamo nel Mg. 291 A, quando Socrate, in nome del terzo personaggio supposto, a dimostrare ad Ippia che il conveniente non e il bello, domandagli, se meglio convenga ad una pentola un romaiolo d’ oro od uno di legno di fico. Questa domanda allo schizzinoso sofista rivolta, come a dire, lo stomaco si, che risponde: ov fievr av eycoye rä avštgconio rmavz egcotövri diaXeyoi utp’. A che Socrate di rimando : OQ&äg ye, co (pike ’ öol fiev ovx av TiQtnoi touwtcov ovofiärcov avait(uTr/.aOftca, y.a/.äg fitv ovreoöl äiiTriyoutvio, xaXäg de {moöede(ieva. Debolezza del resto, come si vedrä11), anche questa, che ä comune con gli altri suoi eompagni di professione. Hippias vor allen scheint das Schöne auch in der sichtbaren Form an seiner eigenen Person dargestellt, und dessen Studium seine besondere Aufmerksamkeit gewidmet zu haben. Nicht nur hat all’ sein Können den Anstrich einer gewissen Schöngeisterei, sondern er macht den Eindruck, als suche er an und über sich selbst den Reflex seiner Aesthetik zu verbreiten, und es ist gewiss nicht zufällig, dass Plato in seinem grösseren Hippias diesen Sophisten mit Sokrates die Unterredung über das Schöne führen lässt12). E non e senza intenzione 11) Nel capitolo seguente. 12) Mähly pg. 525. Cosi pure io Stallbaum, Prolegg. ad Mai. Hipp, pg. 177: Aptissime enim Hippiam cum Socrate de pulcro disputantem induxit. Nam is, quum semper ct libique elegantiam quandam doctrinac pariter atque vc8titu8 prac sc ferrct, nihil profecto potuit exeogitari, quod ad ridendi sophistae consilium aptius esset. che il Mg. cominci com’ e stato notato : 'Inniag b xalog zi- xal 60930g e die le parole xalög, xdlhßxog, ndyxaogl e simili, riferite al nostro sofista o da lui proferite, ricorrano in questo dialogo si di spesso: 282 E: Kalov ys, ä 'Innia, liyßis xal ui-ya TcXu^owv öorpiag xftg xe öeuvzov xal xav vvv uv&gconav ngbg zovg dg^uiovg, oöov ÖMcptQovöi.. - 284 A: 2Ji) dh xavxtjv - rrjv uQSxtfv - naQudidovai allen xdlußz ’ dv&gamav inl-öxaöai. - 285 B : a öu xdlhöza btlötaöai. - 286 A: 16x1 ydg fiot, nEgl avtäv - EmxtjÖEVfidxav y.a/.av - nayxulag loyog Ovyy.ilutvog, xal alkag tv ÖLKXiiutvog y.al xoig bvbuccöi. - 286 B : iura xavxa ört liyav ißxlv o Nhöxag xal vJioTi&sfievos avxa ndfinolla vo^ii^u xai ndyxula. - 287 E : Ka/.üg ys, a 'Innia, vrj xov xvva xal ;■ vdoEcog dnExgiva. - 288 C : jtäyxalaL ydg jtixo rjuiv "nnoi yiyvovxui. - 288 D : olai. xav y.al011' yvzgiov tlöi xivtg öiazoi, rav %öag %agovöäv, ndyxctlai. -296 B : Ti ö’ uv cpoßsl, ä ZJaxguxEg, ejiel vvv yt 601, b loyog nayxdlag JTQOßsßtjxtv; ed altrove. Eppure, tale sendo Ippia, non sa dare una bella definizione del bello che sia, e si arrabatta e s'ingarbuglia, eh’ e un piacere. E si che Socrate gli parla chiaro e tondo : „Ched e il bello in se?“ cento volte : xai ai diöa^ov ixavag avxo xb xalov 0 xi löxi [286 D]. - Ag ovv ov xai xd xala navxa za xala eöxI xalä [287 C] ; - xavxa nävza d cpyg xala eivul, h xi söxlv avxo xo xalov, zavx ’ av eit] xala [288 A]; - sxi öt xal öoxel 601 avxo xo xalov, a xal xulla ndvza xoöfinxai, xal xala cpaivExat,, titiiSav xcp ngoöyEvrjxat. exelvo xo HÖog xxl. [289 D]; - ov% olog x ti iA!uvtt6dai, oxi xb xalov avxo ygaxav, ö navxl a av ngoöyt-v>]xai, vnaQiEi Ixsiva xala eIvuc, xal li&a xal t,vla xal uv&gcona xal &eco xai anaörj nqu£ei xai- navxl fia&rjfiaxi,; avxo ydg eyaye, ä av--!><)0)rr?, yallog tQaxa o xi löxi, xal ovötv 60t jidllov ytyavtlv öuvauaL y £1' [ioi naQsxa&rjöo liftog, xal ovxog uuliag, u>jx[ cbxa fiijx’ lyy.'cq alov 8%av [292 CD], - xaixoi {ya avxov yjQaxav ovxag, o Tidöi xalov xal ad löxi [292 DE] ed altrove. Tuttavia 1’altro risponde, sempre gen-tile : Mav&ava, a ’ya&t, xal anoxQi,vov[iai ys avxa13) o xi löxi xb xalov, xal ov ur] tley%&ä. l’ßxt, yaQ, cb l'äxgaxsg, sv 16% 1, d öd xd-Itfi'tg ItyHV, iraottivog xalrj xalov. [287 E], - E poi: ’Jlld [dvxoi, a —or/.QKXS-g, d xovzo ys £yxd, itdvxav qo.6xov aitoxQivu6\fui avxa13), xi ttSxi xb xalov, k> xal xdlla navxa y.oöutixca xal TrooCrytvauivov avxov xala cpaivBxai. Bvti&ißxaxog ovv iöxlv o av&oanog xal ovölv htatii nitjl xaläv xxrifiaxav. luv yag avxa unoxpivij oxi. xovx’ löxlv b tgaxag xb xalov ovdtv ullo r\ ^gvöog, dnogfjöFi xal ovx fjcl%eiq7]6£l öe lliyyjiv [289 DE], E piu in la ancora: Atya xoivvv asl xal navxl xal nuvxayov xdlhöxov elvul dvdt/t, nlovxovvxi, vyiuivovxi,, xiuafitvop vnb xav^Ellijvav, n) Al terzo supposto personaggio. V. nota 6. aqiixofdvcp ilg yfjgag, xovg avxov yoviag xeIevxyGavxag xal&g nEQL-6ttiXavTL, VTto tcüv umov Ixyovav y.alüg xal utyaLtiTTjjcTtwg xacpfjvaL [291 D E]. - Finalmente : ahI’ Ixelvo xal xalbv xal itoklov a'Eiov, olov x tivu tv y.al xaläg loyov xaxaGxyGa/xevov Iv diy.ccGxijQta r) Iv ßovh-vrtjijioi ij ln dlhj xlvI ayyj}, Jtg'og rjv uv b loyog y, nutiuvTa ol'xtö&ai (phQovxa ov xd (Hiiyjjdxaxa ulld xa filyiGxa xav a&lcov, öonijQiav avxov xe xal xüv avxov '/otjudxbiv xal cpilcov [304 A B]. Sonza contare le altre definizioni proposte da Socrate - to tzqItcov il decente, xb yjjtjdtfiov V utile, xo wq t/.iiiov il profittevole, ijdovrjv dicplhuov come quella che riceviamo per la vista e per 1’ udito -che il sofista accoglie tutte, salvo a rigettarle piü tardi d’accordo con Socrate. Ma per quanto disadatte, ed anco ridicole, sembrino le risposte del sofista, in fondo in fondo d’ altro egli non pecca che di non sapere distinguere soggetto e predicato, sostanza ed accidente, asso-luto e relativo, astratto e concreto, o, com’ e detto in Eutifrone 11 B, il concetto voluto ed un di lui nu&og. II che chiaro appa-risce dal passo Mg. 287 D: Eine Örj, oj %eve, cptjßSL, xi Igxl xovxo xo xalbv; -"Allo xi ovv, d> -ur/.ouxig, b xovxo i garojv öeixai. Ttv&icj&ut, y xl iöxi y.vj.bv; - Ov uoi öoxel, al£ o xl e6xl xb xalov, cb 'Iitnia. - Kal xL ÖutcptQSi xovx’ Ixelvov ; - Ovdiv Ool doxsl; - OvÖev yaQ ÖiacptQU. - ’Alld ulvxoi drjlov bxi 6v xdlhov olotta . ofiag di, o> ’ya&t, u$qu ' lycoxa ydg Ge ov xi eGxl xulbv, all’ o xl, iöxi xb y.albv. Seambio, del resto, che ä suo fondamento nella scienza d’allora. Ma, quando bella dice Ippia una bella ragazza, affe che il suo gusto non e poi tanto corrotto ! Or.de Socrate fa che il terzo personaggio prosegua per lui maliziosamente : r£lg ylvxvg el [288 B], Mirabile e del resto la confidenza e la sicurezza, che il sofista serba costanti di se stesso, come giä se n’ e avuto conferma altrove14). Qui aggiungero che, appena Socrate gli domanda il bello che sia e nota che il rispondere deve riuscirgli una cosa da nulla, a lui cosi sapiente, il sofista approva: 2J[ilxq'ov [ievxol vrj AL’, d> UaxgaxEg, xal ovÖEvbg ä^LOV, cog Eitog eItieIv. E Socrate lieto: Padiag doa fia&yGofiaL xal ovdsig fis 1%Elly^EL exl. E 1’altro: Ovöslg uIvxol ' qavlov ydo av Etrj xb Efibv 7roäyua xal lölcoxlxov [Mg. 286 E]. E poco appresso torna alla carica : xal ydg, o vvv dt] eljcov, ov fiiya löxl xb EQaxrjua, dllh xal Ttolv xovxov yc'J.ETTioxEox uv ccTioxoLVüöifaL ly(6 Ge öi,8a£aLUL, wGxe H>]Öev dvifQKiJtcov öi'vaöxfuL Ge l^EllyiELv [287 AB]. Cosi 291 B : BovIel Goi einci, co 2.ay.QC(XEg, ö elucov eivccl xb y.albv anulla^Ecg Gavxov xüv ttoIIcov Ic'.yav; Ne dinanzi alle molte sconfitte, che subisce da parte **) V. piü su. di Socrate, ei si sconforta: „sta come torre fermo, che non crolla“. E per vincere non gli occorrerebbe altro clie un po’ di meditazione, ch’ egli avesse agio di fare in solitudine : ovde yc il'aiiDjv srpog* Humrtn1, cly.Qifilötiijov av avro 600 tinoi^i zijg uitäörjs ay.QLjiclag [Mg. 295 A], Del pari 297 E: Ovx sv yt. tä itagovn, «A-A’, coöntQ uqtl eliyov, öxsipäfisvog ev oCd’ on evgrjöa. Di che Socrate conviene : ob fihv yccg, oiuat,, ptxdiag avro svgrjöeig, htuÖaV fiovog yivij [295 B], - Ma con tutto ciö tocca al sofista di fare la bella figura, che di sopra s’ e detta, a lui cosi sapiente, tvÖoxifio vvzi Im (joepue iv ttüöi, rolg "EJ.hjöiv [291 A], Giä da tutto quello, che sul conto d’ Ippia e stato esposto fin qui, s’ intende come uno de’ tratti piü salienti del suo carattere sia la smodata ambizione di figurare in ogni cosa sovra tutti e la ferma credenza di tutta abbracciare, quant’ e estesa, la coltura del tempo suo. Tendenza, la quäle si farä anche piü manifesta da quanto si verra dicendo in seguito. Si potrebbe dire che „Eum tulit ad scaenam ventoso gloria curru.“ l5) Ma tanto sapere, considerando pure la cerchia ristretta, in cui si comprendeva lo scibile di allora, lungi dal penetrare il fondo, ben possiamo imaginare che non andassc molto piü in la della buc-cia delle molteplici cose, nelle quali il sofista si vantava maestro. Bisogna pensare che a quel tempo era costume, invalso in un col nascere della sofistica, d' essere convinti ehe bastasse saper disputare d’ un soggetto qualunque, per poterlo a sua posta anche tutto do-miriare: il sofista illudeva in certo modo se stesso, pigliando la forma per la sostanza. Come risulta dal passo surriferito, riguardo al presentarsi d’ Ippia ad Olimpia, egli era per vero ingegnoso di molto: tanto per caminciare dalle arti meccaniche, sapeva lavorare anella ed in-cidere sigilli e fare striglie da bagno e boccette da unguenti e cucire calzari e tessere vesti e ricamare e dipingere zone, persico lavoro. Che se vi e in tutto ciö deli’ esagerazione, pure non puo non mescolarvisi qualche cosa di vero. Perö ehe il sofista avra avuto almeno tanta prudenza, da non cimentarsi a fare si sfrontata pompa, senza intendersi almeno superfioialmente di ciö, ehe ostentava di sapere a menadito. Che, quando men se 1’ aspettasse, potea levarsi un ealzolaio, un sarto, un tessitore e pretendere che di sua abilita desse saggio. La bella figura ehe altrimenti il sofista avrebbe fatta allora! 16) 15) Orazio, Epist. II 1, 177. 16) Mähly pg. 528. Ma, come si vede da quello stesso luogo — 1' unico che ei ragguagli deli’ attivitä del sofista quäle serittore, sia di verso ehe di prosa — egli conrpariva ad Olimpia ben jirovvisto altresi di Javori letterari : poesie, canti eroici e tragedie o ditirambi, e molte seritture in prosa d’ ogni fatta e ragione. Peecato ehe la notizia sia troppo succinta e generale ! ehe non possiamo quindi faroi esatta idea della vera valentia del sofista. Es leuchtet übrigens ein, dass in den Epen, den Tragödien und den Dithyramben die drei reinen Gattungen der klassischen griechischen Poesie enthalten sind11). Quanto poi alle scritture in prosa, pensiamo pure ch’ erano d’ ogni fatta e ragione. 0 forse tutto questo passo non e che una graziosa iperbole; forse il sofista, vanitoso com' era, avea di fatto me nato vanto di saper tutto cio. Ma c’e ben altro ancora ! Ippia s’intendeva - od almeno ne parlava - d’arimmetica ; anzi n’ era pratico, secondo ehe eonfessa egli stesso, piü di qualunque altro, come si ricava dal passo Mn. 366 C D: Atys <)y uoi, a 'initia, ov Gv [itvtoi tuTttigog ti Xoyiöubw y.al Aoyiöxi-xrjg; - IIuvtcov ucömjtk, a ZcoxQUxeg. - V/o« oxl övvaxdxatog rt ei xal dccparnTog xaxa xavxa; - Nai. Ed era esperto anche di geometria, Mn. 367 D : Ovxovv xal ytauiTytag tunuQOg ti; gli domanda Socrate. Ed egli: "Eyuye. Ma nell’ astronomia e anche piü a dentro che nelle due scienze ora accennate : Mn. 367 E : "Ext, xoivvv xal xbv xqLxov tmöxEipoofit&a, xov döxQovo^ov ‘ rjg av 6v Ttyj'rjs tri fid/.lov tJlt-()T)j[iav ol’u tivai >] rav tfiftQoö&tv ’ r\ ydg, ca 'Innia; - Nai. E che fosse veramente esperto in quest’arti, che qui, ma piü nell’ultima, rileviamo anche da quel luogo del Mg., ov’ e discorso del soggiorno di lui a Sparta, e il dialogo fra lui e Socrate procede cosi: inai-vovöl - ol Adxavtg - dt Örj de itgbg fttüv, w ’lmtia, xccl %aigovGiv dxovovxtg nola; rj örjkov örj oxi IxtZva, a ov xd/.hör u IniGruGai, xd xsqI xd aGxga rt xal xd ovgdvi.« nd&t]; - Ovd’ onaGxiovv • xavxa. yt ovÖ’ Hviyavxai. - ’Alla negl ytauiTQiag rt. yatgoiMSiv dxovovxtg ; - Ovtia-[iüg, i-Ttti ovd ciQiifunv txtivmv yt, tag t’jrog tineiv, jroAAol tniGxavxac [285 BQ], Ne potrebbe Socrate [Mg. 301 D-303 C] - a mostrargli che si dänno dei casi, dove una qualitä, che anno insieme due cose, non 1’ anno, se prese separatamente e, per 1’ opposto, se spetti a ciascuna di esse separatamente, non e cosi d’ ambidue prese insieme - non potiebbe porgergli esempi de’ numeri pari e dispari - agria, TiiotrxK - e delle quantitä razionali e irrazionali - (jr/xd, uQQrjru - ove il sofista fosse digiuno affatto di matematica. 17) Mähly pg. 43. Dal brano, or ora accennato, circa il suo soggiorno a Sparta, apprendiamo inoltre, com’ ei si occupasse di grannnatica, di rimmi e di armonie : 'A/j.a dijta r/.nva, cc 6v dxgißiöraTcc tm'öraöai av&pci-ticov diC'totiT, jrfqi' ts }’QKiui(iTwv duvautag v.al öv/.laßäv v.al pv&fičov y.al nQuoviav; [Mg. 285 CD] - precisamente come nel celebre luogo citato del Mn. 368 D Socrate 1' aveva udito vantarsi di saperla lunga, oltre che nelle arti sopra dette, y.ca ittijl övitunv v. (ä ccquo-viäv v.a\ vgKUfiKrnv vgftonjTog. Dove Socrate termina : ouuu ds 'ml alla xtuixo/./.a imleHjßdra. -Che sarä mai ? Forse dal punto di vista dell'es tetica — come y.a/.a &ciTT]Ö£V[iuTa [Mg. 286 A. 287 B. 294 C. 298 B. 304 D 18) ] — trattava di pittura e di scoltura. Quanto a quest’ ultima si potrebbe avguirlo da quel passo del Mg. 290 A-D, dove Socrate, a mostrargli che 1' oro non e il bello, reca 1' esempio del grande scultore Pidia — Ijtnöccv iyco ouo/.oyü uyaftov hvul dyfuovgyov xbv Oudiav — il quäle a quel suo capolavoro dell’Atena nel Partenone non fece giä d’ oro gli occhi ne il resto del volto ne i pie ne le mani, come avrebbe fatto certa-mente, se, d’ oro essendo, fossero dovuti apparire bellissimi; ma si invece d’avorio: ne fece d'avorio la pupilla degli occhi; ma di pietra preziosa, credendo che questa meglio corrispondesse allo scopo. Rimmica poi ed armonia di certo avrä insegnate come retore a chi volesse dedicarsi all' eloquenza : la rimmica espressione era in fatti pregio indispensabile al buon oratore, che 1' apprendeva dal maestro di musica. Si deve considerare del pari sotto il punto di vista della retorica la dottrina del sofista in grammatica19). La retorica era infatti caval di battaglia del nostro sofista. E con lei sta in intimo nesso la sua attivita di scrittore. Che non solo dava egli precetti di ben dire secondo certi principi a lui pro-pri; ma componeva anche 20) [Mg. 282 BC. 285 C. 286 B. 287 B. Mn. 363 AC. 364 B], ch’ e quanto dire pompose declamazioni. A volte improvvisate, a volte scritte e recitate all' occasione, non solo a questo modo tendevano esse a destare negli uditori 18) L’Osann pg. 507 sg. congettura £7.lT7}S=Ujj.aT(i)V anche Mg. 289 E: £ÜYj0£5TOiTSc ouv eotlv c ävO'pojTccc xal oužev iitais1. nspi xaXüv XT/jj/aTuv. 19) Se ne riparlerä piü sotto. !0) Sull’ £~lŽ£i^'.c e da vedere Geel., Stör. er. pg. 64 e la nota e 65; Zeller, Filos. pg, 1015 nota 1; specialmente I. F. Fischer, Commentario al Cratilo part. V. Cfr. Cie. Orat. 13, 42: Dulce igitur orationis genus et solutum et adßuens, sen tentiis argutum, verbis sonans cst in illo epidictico genere, guod diximus proprium sophistarum, pompac quam pugnae aptius, gymnasiis et palaestrae dicatum, spre-tum et pulsum foro. ammirazione e plauso per chi le aveva composte — invenziono pur questa, che spetta ad un sofista, a Gorgia21) — ma, come pare, anche copiate si diffondevano tra il publico. Che vale specialmente per lc 'iiudtiJEtLg areheologiche del nostro, qualmente si vedrä 22). Tali sono le lezioni tenute da Ippia durante il suo soggiorno — quanto a far denari pur troppo malaugurato — a Sparta, le quali veniamo a conoscere piü da vicino dal Mg. 285 DE. Qui, poiche il sofista fa intendere a Socrate che gli Spartani non si com-piacciono affatto di sentirlo discorrere ne di arimmetica ne di geo-metria ne di astronomia e neppure di grammatica con i rispettivi rimmi e le armonie, e quest’ ultimo si mostra desideroso di sapere, in che mai allora lo ascoltino con diletto e gli dieno lode, risponde egli pieno di giubilo : Ihtil tav ysvüv, co Hay.Qaxtg, rav ti. rjQcoav xcdi tav uv&qgmcov, y.cd tmv y.ciTor/.lösav, rag ro aoyjdov ly.TUnhjöc'.i’ cd Ttöktig, neu Ov/J.>jßdip> naörjg rrß UQycaoloylag rjdtOrcc axQocovTai, aöx 'iyaye öl’ avrovg rjvayxaöfiai. iy.iLiuaftrjyJvaL texed tx[i£(j.elzTr]xtV(u Ttävta tu toi« vT«. Onde Socrate gli osserva non senza un po' d’iro-nia: möt ’ tvvoü ot,l ü’Mncog öot yulgovöiv oi yJay.tdatudvioi an no/J.u ddört, y-cd yQÜvrai oiöttiq Talg jtQBößvtLöi-v ot itaideg JtQog rb rjÖtag (w&oAoyijöai. A Sparta dunque tenne Ippia dei discorsi intorno all’ origine ed alla stirpe degli eroi — probabilmente eroi del paese — e degli uomini, intorno alla fondazione delle colonie e delle cittä, in una parola discorsi di storia antica - agyaioloyla 23) -. E gli Spartani lo ascoltavano volentieri. Sfido io ! Bastava che collo splendore della parola sapesse vieppiü abbellire quel loro passato giä splendido e dare alle politiche e eivili istituzioni loro un’origine perdentesi nella sacra nebbia della mitologia, perche 1’ orgoglio di quelli uomini, per natura legati alle antiche tradizioni, restasse pienamente appagato. Che se, come attesta, da’ suoi faticosi studi il sofista non ritraeva lä materiale vantaggio, ben poteva starsene contento, se per questo 21) Cfr. Zeller, Filos. nota 1 alla pg. 1016 sg 22) Nel cap. seg. specialmente. Cfr. Osann pg. 496. 23) La piü antica testimonianza per la voce (Zp/JXlOž. V sarebbe da vollere in Tucidide VII 69, 2: aXXa ts Itfm caa sv tw toiouto) y^y) toü xxipcj cvts? avOpoMWi ou :zpzq tb Soxetv Tivt ap/atc^o^sTv evö6(j.evov xal %si<:co ’AyillEtag-, e cosi, quando Socrate con 1' Iliade alla mano cerca di convincerlo del contrario: Ov yag xaltüig 6xontlg, ib ZwxgarEg . ä iulv yag o ’A%lIIevg ipevöerat,, ovx ti; IjtLßovlijg epaiverat i'Evöo^EVog all’ axeov, ölu ty\v 6vu(f<üQc IJaxgccreg’ alla xal avtu ravra vjto evtfteiag uvcmeiö&elg jrpog rov A'icivru alla einev ?} ngog rov 'OövGöeu ‘ o öe ’Oövööevg ä re ulri&rj llyec, ejtcßovlEvöag äel leysc, xal oda ipEvöerai, thoavrag [371 D E]. Insomma appare che, imitando Apemanto, padre del suo Eudico [363 B], il sofista giudichi 1’ Iliade piü bella deli’ Odissea, e di tanto, di quanto Achille e migliore di Odisseo31). Ma, quantunque cliiaro indichi il modo, con che si 30) II Friedei pg. 30 sg. alquanto audace: Rcspiciebat hoc vocabulo Hippias 8ine dubio primum Odysseae versum, tibi eandem vocem cum non ex sequentibus - oz Acc IZQ/Cky. TZky.'f/ß'f] “ explicasse, sed hac significationc magis ad rnorcs Ulixis, quam ad externa pericula spectante accepissc verisimilc est. 31) Lo stesso Friedei pg. 31 ingegnosamente; Ac quamquam ipso dialogo non diserte cum Iliadem Odysseae praetulisse ex verbis eius concluditur, tamern iam per se ex co efficitur. Accedit, quod fortassc Socratis verbis, xrCi yccn TO’J aou ttoctpOQ propone di trattare simili argomenti - inl Trokkav rixu^Qtav anoöd£a 601 Ixava koya [369 C] - a mezzo dialogo [370 D] siamo sempre da capo e Socrate gli torna a ricordare: iya fisv c uv, d 'Initia, xal i£, UQJJ/S öS >){)(> tu p) dnogav, onirtQog xovtolv toiv dvÖQolv äfieivav TtsitolijTccL reo noujzjj; e neanche alla fine vuole mostrare che il sofista 1' abbia persuaso. Ma non e che ironia : Ippia ä ragione da vendere. Ed e peccato non sappia farla valere ! Quindi, non altri-menti che nel Mg., gli tocca di doversene partire scornato, egli jidvrag itknörug ri%vdg_ ndvrav öocpdrurog uv&Qccnav [368 B]. Per torna re alle IxtSel^Eig, chi si faccia a considerare, quäle si manifesti ne’ dialoghi platonici lo stile dei discorsi d’ Ippia32), tro-verä che non vi mancano le antitesi33), come Mg 282 A. : t'icj&a ;ievtoi eyoryt rovg nakaiovg te xal TCQOtSQOvg yuav irooxujovg tb xal uakkov lyyMuiät'ci.v fj rovg vvv, EvkaßovuBVog uiv (p&ovov rav lojvtojv, cpoßovfiEvog Ö£ fiijviv rav reTEkEvrrjxorcüv. Si compiace anche di accu-mularvi molti sinonimi, sen// altro scopo che quello di rendere piü appariscente e piü energico il discorso, come lä [Mg. 301 C], dove, mosso rimprovero a Socrate ed a’ suoi seguaci di non guardare il generale delle cose, conchiude : ovrag dkoylörag xal d&xETirag xal tvyifojg xal aSiuvo^rag dtccxiiG&i: luogo, che non richiede piccola fatica, chi si provi a tradurlo. E pare avesse un’ inelinazione spe-ciale a usare la particella rinforzativa nav — ndyxakog, nd^i7tokvg — come si puö vedere fra gli esempi recati. Che se Ippia in teoria da, riguardo allo stile, il lodcvole con-siglio di badare all’ aurea mediocritas — ro ultqi.ov fiijxcg 34) — e ripetu-tamente ammonisce Socrate a smettere il ragionare troppo sottile e circoscritto; anzi per questa pecca gli muove acerbo rimprovero — ’Akka yag drj (iv. d HcoxgarEg, ra uiv oka rav nctayadrun’ ov öxonEig, ovö’hieIvoi, oig 6v et’a&ag dLakiyEöfiai, xqovexb de dnokafißdvovreg rb y.ukhv xal ExaßTOv rav ’vrav iv ring koyoig xaraTBfivovtag. <)u( rama ovreo i-ieydkcc vuag kavftdvei xal dutvr/Jj (luniura rijg ovöiag tcb-cpvxora [Mg. 301 B]. — ’ Akka dtj y , d LdxQaxEg, ri o’iu raür elvai Švvanavra; y.viOaurd xoi eGxi xal 7tiQixfiyuaxa rav koyav, otieq agn i - denn auch von deinem Vater - ’Awq[MŽvtou vjzouov, cu Y) ’iXtä? Y.&Wtov el'vj ~clrtu.oc, jaeile etiam - zsu - Hippiam in oratione antea habita obiter de hac re disputasse comprobatur., ) Benche questa sorta di mimica non si manifesti ne’ due dialoghi, di cui si tratta, cosi, come altrove. Zeller Fil. pg. 1020 nota 4. V. cap. sg. 33) Spengel pg. 61 nota 81. u) Specialmente quanto all’ arte del disputare: • 61V gute IJ.y.v.ptO/ oüts ßpa/ewv, aXXä Xdvtov . piat. Fedr. 207 B £/Uyov, y. ar a ßga^v Öiygijfitva' 35) — toxmov o vv /grj avrtyjGftai, yalgitv laöavra tag OuLy.QoAoyiag tavtag, ivcc ulj doxy Mav uvötjtog tivca Xrjgovg xal (pkvagiag coöittg vvv utTcr/jciQitoutvog [Mg. 304 AB]. — ’ H £a>-xgatsg, ad 6v Tivag rot.ovtovg jtXixag Xoyovg, v.ca aTtoXaußavcov, ü av y dv6%tQi<5Tatov tov Xoyov, Tovrov t%u xata ö^iLxgov ifpantt [levog, xal ov% oXcp aycovtfci ra itgäyuati, negi otov av o Xoyog y [Mn. 369 BC] — ed osserva, rivolto ad Eudico : aXXa 2Jcjxgdtyg, d> Evöixe, äu ta-üuztcl lv roig Xoyoig xal toixtv aöTteg xaxovgyovvn [Mn. 373 B] — ed eccita Socrate a sbrigarsi presto : aXtilgcoru tußsccyv o Ti ßovXfi [Mn. 365 D] — quantunque tali sieno i precetti, che Ippia dispensa, in teoria, neppur egli in veritä si puö dar vanto di attenersi rigo-rosamente al soggetto, che tratta, e di non lasciarsi andare a inter-rainabili digressioni. II che e stato gia rilevato la, dove si e detto de’ suoi discorsi d’ antichitä e, meglio ancora, dove deli’ altro «sui begli studi», e si raccoglie dall’ avvertimento, che gli fa Socrate Mn. 373 A : fiaxgov (riv ovv Xoyov el &sXeig Xtyuv, itgoXiya 6oi, ott ovx av fj.i- iäßaio, quando quegli si dispone [Mn. 369 C] a dimostrargli che Omero fece Achille migliore di Odisseo, in un discorso filato e confortato da molte prove, e cosi lo eccita : tl da ßovXei, öv av ävti-nagaßaXe Xoyov naga Xoyov, a>g 6 tttoog autlvav Iötl' y.ul uä/./.ov a-öovtai ovroL, bnotigog a^itwov Xiyn. Ma qui forse il sofista vuole giuocar d’ accortezza : imbrogliando, cio e, la matassa, il discorso po-teasi avviare ad altro argomento, nel quäle ei si sentisse piü forte e sperasse piü facile vittoria36). Senza dubbio la venusta del dire era agli occhi d’Ippia nobilissimo pregio deli'oratore: principio che si confä pienamente al suo carat-tere. Lo si vede, quando accenna alla sua tniös&ig nEQt T0)V oci/trjSev-[laTav xaXuv [Mg. 286 AB] e dice: zGzl yäg [ioi Ttegl avräv itayxaXcog Xoyog övyxii'fiivog, xal aXXcog tit Öiaxeifisvog xal toig ovouaöi. — e vuole definire il bello che sia psr la terza volta [Mg. 304 A] : aXX’txüvo xal xaXbv xal TtoXXov äuov, olov r’eivat ev xal xaXag Xoyov y.HTaöTtjöäfifvov xxX. E belle a lui paiono le antitesi, bello Paccozzo armonioso de' sinonimi, bella la fräse altisonante o scherzosa: uno stile artificioso si e ammanierato, ma non privo d’ una cotale deli-cata eleganza. i Tanto sia detto delle sue tiuöeliietg. Con le altre orazioni tendeva al tb nti&uv, a persuadere e con-vincere. Questo accenna nel brano citato per ultimo Mg. 304 AB37). Dove „bella cosa veramente“, egli dice, „e di gran valore e ella, potere ■15) E segue la quarta definizione, che Ippia da del bello, giü recata. a0) Come fa Protagora nel dialogo omonimo 335 A. 330 C. a?) V. il testo reeato per intero piü a dietro. con bene ordinato discorso tirar dalla sua i giudioi od il consiglio 0 ehe altro magistrato e riportarne il massimo premio, la salvezza di se stesso e delle proprie sostanze e degli amici.“ Retorica e grammatica come abbiano attinenza fra loro, non e chi non sappia. Non si meravigli quindi a sentire ehe la sofistiea puö vantare il merito incontrastato di aver pošto agli studi gram-maticali seientifieo fon'amento 38). Anche il nostro sofista ebbe ad occuparsi della lingua come tale; ma — si e notato pivi su — come insegoante e non giä come serittore. E piu su sono tra-seritti pure i due passi Mg. 285 CD. Mn. 368 D, nell’ un dei quali Socrate ci fa sapere come il sofista sottilmente distinguesse lettere e sillabe secondo la loro dvvauig, nell’altro Ippia stesso d’intendere 1’ ogftortjs delle lettere. Dove pare ehe tanto la 6 vvauig quanto 1' oq&otijs riguardino la stessa cosa, specialmente cbi consideri, come nell’ un luogo e nell' altro esse si accompagnino immediatamente con 1 Qvd'fio! e le aQiiovini. II sofista non isdegnö di fare oggetto delle proprie indagini i piccolissimi elementi della lingua : le lettere e le sillabe. Determinare piu da vicino, in che veramente consistessero queste sue indagini grammaticali, non potremmo che per congettura. Ma la digressione poco avrebbe a ehe fare con lo scopo di questo lavoro 3i)) : basta sapere ehe neppure la grammatica non isfuggi alle eure scientifiche del sofista. E qui e il momento di accennare a un’ altra arte, di cui, se non del tutto, in buona parte si avvantaggia 1’ oratoria40), vo’ dire deli’ arte della memoria ossia mnemonica, secondo narrano gli an-tichi41), inventata da Simonide di Ceo, in seguito ad un miracolo. Ma ehe ? se Simonide ed il miracolo fossero una storiella escogitata da’ sofisti, per mettere vieppiu in credito un’ arte nata da loro ! se, 3S) lam ut oratio vim habeat, non minus sententiis idoneis quam verbis quibus illae aptissime exprimantur opus est. Propterea sophistae a rhetoricis studiis profecti singula etiam, quibus oratio aceurata efficitur, diligentius examinabant, denique paulalim vel verborum significationes subtilvus enucleabant. Friedel pg. 3. 39) Chi volesse sapere di piü intorno alle congetture, ehe se ne feeero( legga Mähly pg. 38 sg. 40) Praeter oratoriam ar tem ex artificiosa memoria fructum praecipuum capi posse negabo. Morgenstern De arte vett. mnem. Dorpati 1835. pg. 40. il) Cieer De Orat. 11 86; Quintil. XI 2, 12-16; Phaedr. Fab. IV 24; Longinus - vulgo Apsines - pg. 718, citato dallo Spengel pg. 11 nota 17. Per 1’arte in generale - „loci, imagines“ - v. Auctor ad Herenn. III.; Mälily pg. 40-42 e, meglio aneora, Morgenstern ops. cit. invece, Ippia stesso ne fosse 1’inventore!42) Certo egli n’e tanto esperto, che non solo apprende a memoria i suoi discorsi - txfifua-tttjxtvai [Mg. 285 D] — ma e capace di ripetere 1' un dopo 1’ altro e senza intoppare ben cinquanta nomi, ehe abbia uditi una sola volta. Vedi Mg. 285 E, dove, avendo inteso ehe gli Spartani pigliano gran diletto alle lezioni del sofista archeologiehe, Socrate gli osserva sor-ridendo : „Gran Ventura ch’ eglino non abbiano gusto a sentir scio-rinare tutti gli arconti ateniesi da Solone in poi! bel ehe fare avresti a imprimerteli in mente !“ A che quegli : II oft tv, to Ucoxpareg; «nah, äxovöag MVTrf/MVTa ovouara aTtofivrjfiovsvöca. Onde 1' altro : ’ A Ityag, cthX’lyca olx ivtvorjßcc öu ro ixvrjumny.ov Ne mono strazio fa Socrate di questo prezioso dono del sofista Mn. 369 A, allorche questi assavera di non intendere del tutto quello, eh’ ei diee. E Socrate: Nvvl yaQ l'öcog ov %Qy reo fivrjfj.ovi.xc3 Ttyvtjfiaxi' drjXov yag on ovx oi'si öeiv aXX’lyco 6« vjiofivrjöa. Ma che la memoria gli servisse per bene, se n’e avuto prova piü su, quando si toccava della facilita, con cui citava versi d’ Omero ed i citati da Socrate avea presenti. A detta di Socrate, di questo pregio si gloriö anche ad Olimpia, come si e visto dal eelebre luogo pure citato piü a dietro. Perö non e del tutto vana la congettura, che Ippia, se del fivrjfiovtxov Ttyvtjuu non sia stato proprio 1’inventore, 1’abbia almeno recato a maggiore perfezione e ridotto a sistema. II che non disdirebbe punto allo spirito di quel tempo, ehe tutto volea soggetto a regole fisse ciö, che prima era abbandonato alla merce della pratica. I meriti d’ Ippia nel campo della filosofia propriamente detta, per quanto almeno si puö argomentarne ex silmtio, riduconsi a zero43). Resta a vedere, se da’ due dialoghi platonici si possa trarre qualche notizia circa alle massime del sofista in fatto di politica, di diritto, di morale e di religione. n) Giä Cic. De Orat. II 87: Vid.it enim hoc prudenler sive Simonide« sive alius r/nu invenit - arlcm memoriae. A Quintiliano la storia pare a dirittura una favola. Favola, che poteva avero la sua bella morale: Darin lag doch gewiss für Jedermann die deutlich ausgesprochene Lehre, versprochenes Honorar geivissen-hajt auszubezahlen\ Mähly pg. 41, seguendo il Morgenstern ops. cit. pg. 8. Quanto al merito d’Ippia, giä il Geel St. er. pg. 190, avea seritto: denique aliquam quoque memoriae artem, vel adminiculum invenisse videtur. E lo Steinhart, Pref. al Mg. pg. 40. afferma senz’ altro: nicht nur dass er zuerst eine Mnemonik erfunden zu haben sich rühmte. Cfr. anche Mähly pg. 517. 4S) V. Mähly pg. 517. 519. Lo Steinhart Pref. al Mg. pg. 39 nota 2: die zusammenhängenden Körper der Substanz — Sta/.svrj '7(i)|j.aTa T?;c ouita; — die Hippias in unserem Dialog [Mg. 301 B E.] gegen den spaltenden und splitternden Sokrates lobt, dabei gedankenlos Physisches und Dialektisches vermengend, enthalten wohl einen Anklang an Empedokles zusammenhängende Elemente, wonicht an das einige Sein der Eleaten. Rispetto a' principi politici, i sofisti non erano in generale molto scrupolosi: quel partito, qualunque fosse, che promettesse loro pro-tezione e vantaggi, quello abbracciavano. E come praticavano, cosi predicavano. Ne il nostro poteva esoere meno egoista. Nel Mg. 295 E. 296 A, richiesto da Socrate in tesi generale: dvvafug filv tega -/.ulov, ädvvufiia de aißygbv; risponde affermando: ŽJtpodga ye. ra rt ovv alka, a 2Jcoxgareg, fiagrvgti yuiv, ort tovto ovrcog %£(■, drag ovv xal ra no farma' iv yag rol g jroAtrtjeotg rt xai ry avrov noht ro fiev dvvatov eivat ndvreov xakltörov, ro d"e advvarov ndvreov m6yi6rov. Cosi nella pratica del mondo, come s’ e detto gia al principi o di questo capitolo, segui la norma del procurare, insieme col bene co-mune, anche il vantaggio proprio. Nel Mg. 281 CD, quando Socrate gli domanda meravigliato, perche mai gli antichi sapienti, quali un Pittaco, un Biante, un Talete e gli altri fino ad Anassagora, si sieno astenuti dalle faccende pu bliche, risponde : TL d’ o ut, tb Ucoxgareg, alko ye y advvarot yöav xai ov% txavoi t^txvHö&at tpgovyGt-i in’ dutpo-nga, ra re xoiva xai ra tdia; Onde Socrate soggiunge spiegandoci : 6vuu((QTV()>]C>ai dt 6dl fya, ort dkyifij kiytig, xai ro> ovn vfiav imdt-daxtv y riyyy ngog ro xai ra btjuoöta ngarrtiv dvvaö&at uird rav iÖitov [282 B]44). £ stato del pari notato di sopra ch’ ei credeva, secondo che Socrate si esprime, ort rov öoepov dvrbv avrä fiafaöra del öoepov uv ca [Mg. 283 B], Del resto la rpilagyvgla, propria de’ sofisti in generale, si ä tentato di scusare altrove45), e ad Ippia si dev’ essere tanto piü indulgenti, in quanto col proprio procura anche il vantaggio comune. Le leggi črede si debbano fare a profitto dello stato e conviene che i legislatori le facciano anche con 1’ intenzione di giovare a quest’ ultimo ; ma soggiunge che talora riescono pur dannose, quando male sien fatte : Nöftov de ktyug, a ' Innia, ßkdßyv nbktag eivat y cocpiketav; — Tt&erat fiev, oiuat., tacptktlag tvtxa, eviort dt xai ßydnru, iav x.Kxajg rt&jj ö vöuog. — Ti dt-, ovy tag dyu&bv ulytOrov nbku ri-fttvrai rbv vouov ot rt&ifitvot; xai avtv rovrov utrte tvvouiag ddvvurov olxelv;— ’ Af.ijxtrj kiyetg [Mg. 284 CD]. E l afferma ch' e piü legale ciö, ch’e piü utile: Kai yag ort ru äcpefa^cirega vouiutönga sOrt, xai rovro kiyttg, d> 'Innia; — Elnov ydg [Mg. 285 A]. E, a riprova, contro Socrate, che tenta di dargli ad intendere che chi deliberatamente commetta il male sia migliore di chi nol volendo, adduce le leggi, 41) II che corrisponde a capello alla definizione, ehe davano alcuni della eloquenza politica, eosi: ICOAlxunfc - prjxopuifjs - [AŠv epo? 0UT2? • exiOXI^JMJ TSÜ EU ICpaTXStV TX X£ iSia Xfltt xa xotva. L. Spengel, Fragmenta de Arte rheto-riea nunc primum edita. ITp0A£Y0[J.sva xüv ixaastov - in Hermogenem - pg. 213. “) Nel preambolo. che son piü miti verso il secondo dei due: Kal nag ctv, w UcixQKtEg, ot txi)i'ttg aöbxovvng y. cd sxovttg tjrtßovkevdKvrtg y. cd yicvcc Igyccöatitvot ßikriovg cev titv rav äxovrcov, olg itokXr) 6oy.il Ovyyvioutj sivca, iuv «>, udcog rig ccdty.rjö)/ i] il'foöijTca, y äkko tl y.ay.bv jtoitjöfl; v.cd ot vouol Örjirov 710*Iv yjü.incßTtQOi elöi rolg ty.ovöt. yavo< Igya^ouivoig xcd ^tvdouivoig »} roi'g äxovßLv [Mn. 371 E. 372 A]. Ed ora — dopo avere accennato a quel passo del Mg. 282 A46), dove afferma di onorare coloro, che furono prima di noi, prima e piü dei viventi, per isfuggire atl’invidia di questi e all’ira di quelli; all' altro Mg. 304 AB, di cui si e toccato dicendo delle rigposte d’Ippia intorno al bello47) e delle orazioni suasorie48) di lui — non saprei, come meglio por fine allä lunga spigolatura, se non ricoi-dando quella sua sentenza, che si legge nel Mg. 291 DE49), tutt’altro che sconveniente al carattere morale d’ un uomo greco: „essere sempremai e per chiunque siasi e in ogni luogo bellissima cosa, che uno abbondi di ricchezze, viva sano, onorato fra gli Elleni giunga a tarda etä e, dopo avere agli estinti genitori reso splendidi onori, egli stesso da’ propri discendenti venga piamente e magnificamente sepolto.“ E si scandalizza non poco deli’ uomo ignoto, che do-vrebbe osare di fargliene osservazione : Ilovtjadv y’, w ŽJor/.cirzrig, ysXatu’xtL, salvo a darsi per vinto piü tardi - come al solito. Dunque : apparisce egli, 1’ Eleo, nell’ uno e nell’ altro de’ due dialoghi rivestito del carattere medesimo, si o no ? In primo luogo : distintivo di lui precipuo, quella vanitosa ostentazione di tutto sapere — non importa se superficialmente soltanto, mentre pretende di tutto conoscere a fondo — quell’ am-bizione smoderata del volere fra tutti grandeggiare — non pure per ingegno sperticato, ma ancora per cid, che riguarda 1’ adornamento della persona — si manifesta qua e lä in ainbo i dialoghi, come vedesi Mg. 281 A - 284 E. 286 ABC. 287 AB. 2t 1 AB. 295 AB. 300 BCD. 301 BCD. Mn. 363 BCD. 364 A. 368 BCD quanto allo eletto ingegno ed alla pompa, che ne fa, Mg. 291 A. Mn. 368 BC quanto alla proprietä ed eleganza del vestire. — Poi: in consonanza con questa sua indole mostra egli gentilezza squisita nel rispondere, si verso gli altri e si verso Socrate, nell’ uno e nell’ altro dialogo : Mg. 286 E. 287 A. Mn. 363 CD. 364 D. — In particolare : da ambi-due i dialoghi risulta ch’ ei s’ intende — od almeno ne discorre — 48) 11 testo n’e reeato piti su. n) 11 testo piti su. 48) Piti su il senso. ,!l) V. sopra il testo. di arimmetica e di geometria e specialmente di astronomia: Mg. 285 BC. 301 D- 303 C. Mn, 366 C- 367 E. — In ambidue si pare ch'ei faccia soggetto delle sue indagini la grammatica, i rimmi e le armo-nie : Mg. 285 CD. Mn. 368 D. — Anche le sue pompose declama-zioni si trovano nell'un dialogo e nelPaltro sparsamente rammentate: Mg. 282 BC. 285 C. 286 B. Mn. 363 AC. 364 B. Ce ne da piü minuto conto lo stesso Ippia, Mg. 285 D. 286 AB, e Socrate ne parla Mn. 363 ABC. Anzi la declamazione fatta a Sparta, cui il sofista nel Mg. promette di ripetere ad Atene, 1’ a finita al cominciare del Mn. in quest' ultima cittä. In essa, come altrove, tocca vari e, quasi a dire, infiniti argomenti — prova dell’onniscienza sua — Mg. 286 B. Mn. 363 BC. 369 C. 373 A ; ma esordisce da Omero e di lui tratta anzi tutto. — Adunque ne' suoi discorsi digressioni interminabili — sebbene a questo riguardo avverta che bisogna attenersi a una via di mezzo: Mg. 301 B. 304 AB. Mn. 365 D. 369 BC. 373 B. — Pur nell’ un dialogo e nell’altro — Mg. 285 E. Mn. 368 D. 369 A — si fa menzione della memoria prodigiosa del sofista e dell’ arte mnemonica, che a meraviglia gli servono a poter capire nella testa tanta e si svariata dottrina. — E quanto alla pratica del vivere, sa bellamente accoppiare all'utile publico il privato: dalla natia — Mg. 281 A. 287 C. 292 E. Mn. 363 C. 364 A — inviato ambasciatore ad altre cittä, quivi intasca per se grosse mercedi col dare private lezioni: Mg. 281 AB. 282 DE. 283 B. 300 D. Mn. 364 D. Ne manca mai ad Olimpia in occasione delle feste quadriennali, che vi si celebrano : Mn. 363 C. 364 A. 368 B. — Onde anche amante del viaggiare in ambo i dialoghi si mostra ed abile a far denari. — Che dire infine della piena confidenza, che il sofista palesa, del proprio valore — la quäle non da altro deriva che da vanitä — tutte le volte che Socrate gli proponga un nuovo quesito ? cosi al cominciare — Mg. 286 E. Mn. 364 C — come nel corso delle due dialettiche discussioni — Mg. 288 A. 289 D. 291 BD. 295 A. 300 C. 301 D. Mn. 364 AC. 369 C —. Ed alle strane o false conclusioni, a cui Socrate lo trascina — sebbene non sappia confutarle come si con-verrebbe e far valere ie convinzioni proprie — il sofista si ribella c si sdegna non una volta : Mg. 289 D. 290 D. 292 E. 293 A. 296 B. 300 BCE. Mn. 364 E. 367 D. 369 BC. 370 E. 371 DE, 376 B — per aderirvi spesso piü tardi a malincuore! Mg. 291 C. 292 B. 293 B. 296 C. 298 C 302 B. Ma. 369 A. — Le sconfitte, a cui soggiace, come vanitoso, nol conturbano tanto, che non prosegua a dare ascolto a Socrate, sempre che questi ne ammansi i passeggeri sdegni, accarezzandone la vanitä con fine ironia — Mg. 289 D. 290 E. 291 A. 293 DE. 300 C. Mn. 364 A. 369 DE. 372 AB — o invochi i buoni uffici dell’amico Eudico — Mn. 363 C. 373 AB —. Anzi accade, qualehe rara volta, che 1' orgoglioso sofista arrivi perfino a confessare il proprio imbarazzo : Mg. 297 E. Mn. 369 A. — Unica ragione perö di tanti guai si e quella, clie si e giä notata: ch’ ei non sa distin- guere soggetto e predicato, astratto e concreto nel Mg.; che non sa vedere la falsitä delle premesse, onde Socrate trae le conse-guenze, nel Mn.60) - Che se le sue risposte consistono per la maggior parte in monosillabi di adesione, sono non di rado tutt' altro che stupide tanto. Dunque : Ippia in ambo i dialoghi vanissimo uomo si mostra e presuntuoso, polistore in apparenza, arnante de’ viaggi ed abile a far denari, sciocco piü d’ una volta, ma tale altra tutt’ altro — dunque nell’ uno e nell’ altro dei dialoghi omonimi di Platone egli serba lo stesso carattere. (Continuerä) *°) Del ehe avverti giä Aristotele Metaf. V 29, 1025 a 2 — 13 B. : onde pure una prova estrinseca a favore dell’ autenticitä del Mn. NOTlZm SCOIvASTlCHE Corpo insegnante al termine deli’ anno scol. 1907-08 N O M E MATERIE Ore Cupo- classo in OSSERVAZIONI 1 Giovanni Bisiac, i. r. direttore della VI classe di rango. Tedesco in I e VIII. 6 Meinbro deli’ i. r. Consi-glio geol. prov. dell'Istria. 2 Arturo Bondi, i. r. professore. Geografia e storia in III-VIII 20 Custode della collczione geografico-storica e direttore dei giuochi giovanili. 3 Giovanni Buttignoni. i. r. docente effettivo; can. onor. del Cap. catt. di Trieste. Religione in tutte le classi. 18 4 Antonio Caldini, i. r. professore. , Latino in I e VIII, Italiano in I, Proped. filosof. in VII e VIII. 21 L a Custode della biblioteca giovanile. 5 Giulio Castelpietra, i. r. professore. Latino in II, Greco in VI e VIII. 18 II 6 Orlando Invvlnkl, i. r. docente effettivo. Matematica in I. b e in IV-VIII, Fisica in VII e VIII. 25 VII Custode del gabinetto di fisica. 7 Giovanni Larcher, i. r. prof. deli’ VIII classe di rango. Fu in permesso du-rante tutto 1’ anno. I. r. ispettore scolastico distrettuale colla sede a Pola. 8 Dr. Vittorio Largaiolli, i. r. professore. Matematica in I. a, in 11 o III, Storia nat. in I. a, I. h, II, III, V e VI, Fisica in IV. 1 ^ Custode del gabinetto di storia naturale. 9 Francesco Majer, i. r. prof. della VII classe di rango. Latino in V e VI, Greco in VII. 16 VI Itappresentante comuua-le, membro del Consiglio scol. locale e civico bi-bliotecario. 10 Don Giovanni Musner. i. r. professore. Latino in 111, Italiano in III, IV e VII. 15 III Membro della commis-sione esaminatrice per candidati al magistero nelle scuole popolari o cittadine. 11 Celso Osti, i. r. professore. Greco in IV, Italiano in II, V, VI e VIII. 17 Vlil Custode della biblioteca dei professori. 12 Giuseppe Vatovaz, i. r. professore della VII classe di rango. Latino in IV e VII, Greco in V. 16 IV Insegn* la Calligrafia (2 ore sett.). Fu custode del gab. archeol. e distribu-tore dei libri scol. del fondo di beneficenza. N 0 M E MATERIE j Capo-Ore classe 1 ™ OSSERVAZIONI 13 Dr. Eugenio Simzig, i. r. supplente abilitato. Greco in III, Tedesco in I. b e II, Geografia in I. a e Geografia e storia in II. 18 Insegnö la stenografia in due corsi di un' ora set-tiraanalc per ciascuno. Frequentö le lezioni del professore Fr. Majer. 14 Ugo Pellis, i. r. sup-plente abilitato. Tedesco in III-VII. 15 V Frequentö le lezioni del direttore. 15 Dr. Leone Volpis, i. r. supplente. Latino, Italiano e Geografia in I. b 15 Ib. Frequentö le lezioni del professore A. Caldini Docenti delle materie facoltative : IG Matteo Krištofič, i. r. maestro della IX elas-se di rango presso la casa di pena. Lingua croata, tre corsi. 6 17 Giovanni Leban, i. r. prof. della VIII elasse di rango presfo 1’ isti-tuto magistrale. Disegno, due corsi. 4 18 Adolfo Schaup, i. r. maestro di ginnastica presso 1’ istituto' mag. Ginnastica, due corsi. 4 19 Giovanni Sokoli, i. r. maestro di mušica, della IX classe di rango presso 1’ istituto magistrale. Canto, due corsi. 3 Civica deputazione ginnasiale : Signor avv. Felice Dr. Bennati, rappresentante comunale Luigi Dr. Longo, Pietro Dr. de Madonizza, Francesco Zetto, i. r. bidello e custode doli’ edificio. G1UBILE0 IMPERIALE L' anno 1908 segnerä nella storia un fatto raro e memorando. Sun Maestä Imperiale Regia Apostolica 11 Nostro Graziosissimo Imperatore e Re Francesco Giuseppe I celebrera il 2 dicembre p. v. il sessantesimo anniversario di regno. 11 Corpo docente, nella Conferenza straordinaria tenutasi addi 10 giugno a. c., deliberd il programma della festa scolastica che si celebrera nella ricorrenza del fausto avvenimento. II ginnasio di Capodistria, il quäle deve speciale devozione al Magnanimo Monarca, che, con gioia e gratitudine generale, risolse le trattative iniziate dal nostro Municipio, perche detto Istituto passasse in regia dello stato, trattative che durarono laboriose tre anni per le difficoltä incontrate nello stabilire la lingua d’ istruzione, festeggerä con giubilo la giornata memoranda. Cronaca dell’ Istituto Durante 1’ anno scolastico 1907-08, che puö dirsi fortunato con riguardo alla salute del corpo insegnante e della scolaresca, il ginnasio addi 13 ottobre 1907 fu colpito da grave lutto per la morte del Consigliere scolastico Cav. Giacomo Babuder, benemerito Diret-tore di questo Istituto, da lui retto con intelletto d’ amore per ben 28 anni, e addi 27 gennaio 1908 per la morte del prof. Oreste Gerosa, dotto ed amoroso insegnante ed affabilissimo collega, il quäle da poco era passato nello stato di riposo. 11 Ginnasio partecipö con tributo di fiori e di lacrime ai so-lenni funebri dei cari estinti che ebbero luogo addi 14 ottobre 1907 e 30 gennaio 1908, durante i quali il prof. G. Vatovaz commemorö le vir tu degli amati defunti coi seguenti discorsi : Col/eghi, sco/ari, signori, Pulvis et umbra sumus. — Freddato da paralisi al cuore ieri mattina, egli, a settantacinque anni tanto robusto ancora a vedersi, oramai si fa polvere anche Giacomo Babuder. Nacque a Capodistria il 20 luglio 1834, da modesti quanto onesti genitori. E quando, ai 26 di novembre del 1848, s’ inaugurö qui la prima classe del ginnasio italiano, istituito dal comune, egli fu uno dei diciannove scolari, che vi s’ iscrissero primi, e ne percorse le altre cinque classi, man mano ehe vennero aperte. E, perche di piü allora non ce n’ erano, dovette poi trasferirsi a Trieste e com-piere gli studi secondari in quel ginnasio tedesco dello stato. Fre-quentö quindi 1’ universitä di Vienna, dove, quantunque tiranneggiato dalle ristrettezze pecuniarie — era anche rimasto orfano del padre — con ardore attese agli studi della filologia elassica. (iiä prima ehe avesse compiuti gli studi universitari, il nostro istituto 1’ebbe due volte quäle professore supplente : per tutto 1’anno seolastico 1856-7 e per il secondo semestre del 1860-1, alla fine del quäle, dati eh’ ebbe gli esami, per insegnare greco e latino in tutto il ginnasio in lingua italiana e tedesca, fu nominato professore effettivo. Ne piu da allora lasciö il suo pošto, se non una volta per breve tempo, al principio deli' anno scolastieo 1871-2, quando, giä direttore provvisorio e in procinto di diventare effettivo, fu colto da grave inalattia. Ammalo gravemente un’ altra volta al principio deli’ anno scolastico 1899-0 e domandö allora ed ottenne, di essere messo nello stato di permanente riposo. Per quasi quarant’ anni dunque —■ grande aevi spatium — e dedieö le amorevoli e proficue sue eure al bene del nostro istituto, vagheggiandolo col pensiero istituto modello. Cosi egli die principio a quel fondo di beneficenza, che tanti poveri scolari provvede dei libri di scuola ed altrimenti li aiuta a proseguire nell’ arduo cammino del sapere. Egli introdusse fra gli allievi quei trattenimenti di mušica e di poesia, i quali, non che distrarre quelli da meno puri godimenti, richiamavano numerosa la cittadinanza ad ascoltare e a porgere generosa 1' obolo suo a pro de fondo di beneficenza appunto. Egli lanciö 1’ idea, raccolta dal vescovato di Parenzo e Pola, deli' istituzione d’ un convitto, dove la studiosa gioventü sarebbe stata meglio curata e sorvegliata. Scrupoloso egli nell’ adempimento de’ propri doveri, a compiere i loro incitava i colleghi, incitava i discepoli piü con 1’ esempio che con la parola, che pure aveva all’occasione pronta e cortese o auto-revole e, meglio che collega, che capo, che rigido pedagogo, voleva essere buon padre. Per tal modo di tutti quasi, e colleghi e scolari e concittadini e comprovinciali, seppe cattivarsi 1’ animo, come a suo tempo dimostrarono le manifestazioni unanimi di contento, quando fu nominato direttore, il generale rammarico, quando dovette abbandonare 1' ufficio e 1' istituto. Fu anche eruditissimo uorno, ottimo conoscitore della lettera-tura paesana, scrittore fecondo e valente. Ne fanno fede le prege-voli monografie stampate in molti annuari dell’ istituto: tredici sono esse — senza contare i discorsi da lui tenuti in occasione di fausti avvenimenti deli’ imperante Casa — e rispecchiano le vaste di lui cognizioni letterarie e scientifiche. Le doti squisite della mente e del cuore, tanta sua proficua attivitä furono a quando a quando riconosciute e lodate dalle auto-ritä, scolastiche superiori : onde venne anche insignito della croce di cavaliere dell’ ordine di Francesco Giuseppe e onorato del titolo di consigliere scolastico e, per similitudine, apostrofato <I MATURITA 1. Anno scolastico 1906-07 Gli esami orali si tennero nei giorni 11-13 luglio sotto la presidenza dell’ill.mo signor ispettore scolastico provinciale Dr. Fran-cesco Swida. Elenco dei candidati dichiarati maturi : ’S o * Cognome e nome Luogo giorno ed anno Grado dell’ attestato Studi scelti di nascita 1 Babuder Giuseppe Capodistria *21 luglio 1886 maturo legge 2 Gregorovich Carlo Draguch 15novemb. 188(> „ teologia 3 Nadalini Augusto Aiello 2 settemb. 1888 medicina 4 Neri Romeo Trieste 10 giugno 1886 distinzione teologia 1 * Sandrin Spartaco Capodistria 7 marzo 1889 * legge 6 Schlechter Paolo Trieste 25 gennaio 1889 „ legge 7 Nicoletti Tullio Sebenico 11 luglio 1887 maturo legge 1 8 Rinaldi Alberto Portole 14 giugno 1887 legge 9 Russian Ginseppe Parenzo 3 aprile 1 887 legge Gli esami di riparazione e suppletori si tennero: a) in iscritto nei giorni 18-22 settembre 1907 e 12 febbraio 1908, b) a voce nei giorni 23 settembre 1907 e 14 febbraio 1 08. In quest’ultima sessione la commissione esaminatrice fungeva sotto la presidenza del direttore Giovanni Bisiac. Furono dichiarati maturi i seguenti candidati : T5 (-4 o 73 5Z5 Cognome e nome Luogo giorno ed anno Grado dell’ attestato Studi scelti di nascita 10 Herceg Alfonso Pirano 28 agosto 1887 maturo legge 1 1 Mamolo Pietro Capodistria 5 ottobre 1887 „ legge 12 Marussich Vincenzo Al bona 22 gennaio 1887 „ legge 13 Delton Antonio Dignano 12 ottobre 1884 ” legge Tre candidati, dei quali uno era allievo esterno, furono ripro-vati; un candidato non si presentö agli esami orali. 2. Anno scolastico 1907-08. Furono ammessi agli esami 21 scolari pubblici deli'istituto e 1 privato esterno. Le prove in iscritto si fecero nei giorni 1-3 giugno. Furono assegnati i temi seguenti: 1. Per la versione dal latino nell’italiano: Livio, III, 18. 2. Per la versione dal greco : Omero, Odissea X, 1-37. 3. Per il componimento italiano : a) L’ arte e la letteratura sono 1’ emanazione morale della ci-viltä, la spirituale irradiazione dei popoli (elaborato da 10 candidati). b) L'Austria fu un antemurale dell’occidente eontro le minacce dei Turchi (elaborato da 3 candidati). c) Discorra il candidato di quel poeta o italiano o latino, la cui lettuva gli riusci piti piaeevole e piti proficua, premet- tendo qualche cenno sull’ etä in cui visse (elaborato da 9 candidati). Gli esami orali si tennero nei giorni 20, 22 e 23 giugno sotto la presidenza de 11’ ill.mo signor ispettore scolastico provinciale Nicold Ravalico. Elenco dei candidati dichiarati maturi : -d u T Luogo giorno ed anno Grado p Cognonie o nome deli’ Studi scelti di nascita attestato 1 Apollonio Giulio Trieste 14 ottobre 188G distinzione legge 2 Blasevich Antonio Paren zo 8 ottobre 1S88 unanimita veterinaria 3 Bressan Giuseppe Aiello 20 settemb. 1887 maggioranza teol ogi a 4 Budinich Giuseppe Trieste 27 settemb. 1887 unanimita legge 5 Calogiorgio Giorgio Capodistria 11 novem b. 1888 unanimita medicina 6 Defranceschi Vitt. Sanvincenti 10 settemb. 1889 distinzione veterinaria 7 Devescovi Matteo Rovigno 6 giugno 1888 unanimita legge 8 Ferlan Francesco Laurana 16 aprile 188 4 unanimita legge 9 Majer Giovanni Visinada 5 novenib. 1887 unanimita teologia 10 Pobega Pietro Capodistria 30 giugno 18S9 maggioranza veterinaria 11 Rasman Giovanni Capodistria 23 ottobre 1887 unanimita legge 12 Riccobon Andrea Capodistria lßagosto 1888 unanimita legge 13 Schlechter Edoardo Trieste 7 gennaio 1890 distinzione legge 14 Sfecich Giovanni Momiano 25 novemb. 1888 unanimita teologia 15 Stipanich Antonio Cherso 23 febbraio 1888 maggioranza agricoltura lfi Tamburini Bortolo Rovigno 25 febbraio 1890 unanimita chimica 17 Travan Marceli o Visignano 28 dicemb. 1887 unanimita impieghi IX Viezzoli Sllvestro Pirano 4 dicemb. 1888 unanimita filologia 19 Welvich Giuseppe Umago 2 aprile 1 890 distinzione legge 20 Zuniin Augusto Gradišča 27 febbraio 1888 distinzione legge Uno scolaro pubblico fu rimandato a mezz’ anno, il candidato esterno a tempo indeterminato. EsminL šport mio e iodii giovonili Allo sviluppo fisico della scolaresca, oltre ehe coi soliti esercizi ginnastici (4 ore settimanalmente ), si provvide anche quest’ anno con gite, con esercizi di remo e con giuochi giovanili. Nel corso deli’ anno vari gruppi di scolari e classi intere, accompa-gnati da professori, fecero passeggiate, gite ed escursioni nei dintorni della citta e fuori, a piedi, per mare e con la ferrovia. Cosi il 23 aprile a. c. il prof. Fr. Majer con 11 scolari della classe VI fece una passeggiata fino a Monte ; il 30 aprile fino a Dečani passando nell’ andata per Pobeghi e ritornando per Lazzaretto. II 27 maggio, accordato alle igieniche ed allegre escursioni dalla direzione, lo stesso docente accompagnö 15 scolari delle classi III, V e VI a Montona, approfittando della ferrovia fino a Levade. A Montona furono accolti dali' ill.mo sig. Podesta dr. Giacomo Lius con la massima affabilita e cortesia, furono accompagnati da Lui a visitare, per quanto il breve tempo lo concedeva, quello che vi e di notevole nella cittä, furono colmati da Lui di attenzioni e gentilezze di ogni specie, per le quali sieno qui resi ali’ ill.mo sig. Podesta i piü sentiti ringraziamenti. Sieno rese publiche grazie anche ai signori Dr. Leoncellis e Pietro Tomasi, 1 quali s’ intrattennero con loro fino ali’ ora della partenza. II docente Dr. E. Simzig condusse a Dečani il 4 aprile 14 scolari delle classi III, V e VII e il 2 maggio 8 scolari delle cl. V, VII e VIII. L’ 11 aprile 53 scolari del ginnasio inferiore, accompagnati dai professori A. Caldini, Dr. E. Simzig e Dr. L. Volpis, fecero una passeggiata a Isola. Otto scolari della classe I.a assieme al loro capoclasse fecero il 2 maggio una gita a Scoffie. Una deliziosa giornata si godettero 21 scolari delle classi I.a, I.b, II e III, ehe, guidati dai professori A. Caldini e Dr. E. Simzig, par-tirono alle 7 e rnezzo di mattina del giorno 27 maggio alla volta di Pirano e Porto Rose, dove s’ intrattennero piacevolmente fino alle 7 e mezzo di sera. II 24 aprile il prof. O. Inwinkl con gli scolari della cl. VIII fece una visita alla centrale elettrica di qui a scopo d’ istruzione. II 19 maggio gli scolari delle classi superiori si recarono a Trieste assieme ai professori O. Inwinkl, G. Castelpietra, C. Osti, Dr. V. Lar-gaiolli e G. Vatovaz e visitarono il nuovo piroscafo Martha Washington della „Societä Austro-Američana di navigazione“. La direzione si sente in dovere di porgere anche a nome dei professori e della scolaresca vivi e sentiti ringraziamenti alla suddetta societä, che gentilmente concesse il permesso della visita, ed ai signori ufficiali della nave , i quali con squisita gentilezza guidarono i visitatori per ogni spazio della medesima e diedero loro chiara ed esauriente spiegazione delle sue parti piu importanti. Sessanta fra alunni e superiori del Convitto Diocesano fissarono come obbiettivo principale della gita di maggio la storica Aquileia. Partiti di buon mattino alla volta di Trieste con 1’ Audax, con squisita cortesia e pari generositä messo a loro disposizione dali’ illustrissimo signor Presidente del Governo Marittimo, presero il celere delle 53/4 fino a Cervignano ; ove, discesi per la Messa e uno spuntino, poterono visitare 'a bella cittadina e 1’ interessante e bene avviata fabbriea di laterizi con le industrie svariate e geniali annesse. Su carri e giardiniere percorsero la via che, per Terzo, congiunge Cervignano ad Aquileia, ove scesero verso le 11 antim. — La cortesia del chiarissimo prof. Enrico Maionica fece passare ai gitanti ore 1% deliziosissime nel museo storico, cosi ricco e magnificamente ord nato. Colpi, in mezzo al rivivere della vita romana di Aquileia attraverso le numerose sale, nelle statue, nei cippi, nelle urne funerarie, negli oggetti piu svariati della vita pubblica e privata, la raecolta riccbissima di pietre preziose valutata a 500,000 corone : desto suprema commozione un cimelio preziosissimo, unico forse ehe esista : una rete di asbesto adoperata a deporvi il cadavere sul rogo e a raccoglierne gli avanzi, ehe poi si serbavano nelle urne cinerarie. Fu un godimento intellet-tuale la visita al museo. Dopo un ottimo pranzo, visitata a Basilica di Popone, il vaporino ehe fa le sue gite giornaliere, per il Natissa, da Aquileia a Grado, trasportö la comitiva allegra nell’ antica emula di Aquileia. Dopo una visita allo storico duomo patriarcale e alle antichitä preziose ehe vi si eonservano, si preše pošto ancora una volta sul fido Audax ehe attendeva a Grado i gitanti ; e con un mare splend do e un cielo ridente si giunse a Capo- -distria, compiendo 1’ ampio giro, alle 9 di sera. Un convittore. Alle ore 5.30, sul vaporino gia pronto a partire per Trieste, rispo-sero ali’ appello, sonnacchiosi ancora, 11 scolari della classe VIII, 5 del'a VII e 6 della V con 2 della III e 14 della II, in tutto 38, i cui nomi qui non fo per brevitä. E, quando il vapore si mosse, disparati correano i prognostici sul tempo, che farebbe, e, siccome accade fra gente, ehe pretende di essere gente di mare e non e o quasi, varia e viva se ne accese disputa fra le guide — i professori G. Castelpietra, O. Inwinkl, V. Largaiolli, C. Osti e il sottoseritto — : ehe volevano gli uni, ne cielo annuvo ato, nella superficie leggermente mossa deli’ acqua, in quattro goccine di pioggia, prevedere una giornata alla gita ben poco propizia, anzi un uragano co' fiocchi a dirittura ; mentre scommettevano gli altri un oc-cliio ehe il sole sarebbe tornato a risplendere cocente e le penule, in cui i primi si erano oramai imbacuccati, avrebbero loro recato noia infinita. Ebbero ragione gli altri. Tra 1’ arrivo felice a Trieste, un' ora dopo, e la felice partenza dalla stazione della ferrovia dello stato, alle 7.08, giä il boreino fresco aveva spazzato via le nubi e rasserenato il cielo. Anzi il fresco boreino stesso, congiurato col dolce traballio del piroscafo e con quello men dolce d’ un carrozzone di terza, aveva stuzzicato 1' appetito della comitiva per modo, ehe mai non fu spuntino piü ribenedetto di quello, che si fece alla stazione d' Erpelie fra le 8.03 e le 8.39. Poi, rimontati in treno, in meno d dieci minuti si raggiunse la stazione di Rodik. E qui, a quest’ ora, ehe comincia la vera passeggiata, anco una volta per il Carso. Attraverso il villaggio di Rodik — al e 8.54 — su per la chna e sulla cima del monte Ciuk — alle 9.20 — e giu per Schwar-zeneg — alle 10.50 — a San Canziano — alle 12—. Si desina qui e si riposa fino alle 14.30, si visita la grotta fino alle 15.45. E di qui si ar-riva in un’ altra ora di cammino alla stazione di Divaccia. Alle 16.55 si rimonta in treno ancora, per arrivare — con un' ora quasi di sosta a Erpelie e relativo ristoro — a Trieste alle 19 e ritor-nare, dopo due ore di nuovo riposo, a Capodistria, felicemente. E il villaggio di Rodik piccolo e povero e molte raritä non offre al curioso ; ma bisogna tenerne conto, appunto perche sono poche. Appena entrati, sul ruvido fianco sinistro d’una stamberga, in cui si spaccia un po' di birra alla domenica, da nell’ occhio una figura rigida e pettoruta, dipinta a fresco in colori bianchiccio e rossiccio, di calce e di sinopia, alterni. Rappresenta come un figlio di Marte, il quäle, seduto a un tavolo, la destra in alto levata ed armata d' un calice ricolmo d’ una bevanda degli stessi colori, par ehe voglia bruscamente in vi tare i passanti a entrare e ad assaggiare. La maniera del dipinto — se i cari colleghi A. Bondi e G. Musner mi perdonino 1’ arroganza — e 1' egizia primitiva. Ma chi ne sia stato il geniale artefice, non ebbi tempo d’ indagare. Che, proseguendo, la nostra attenzione e attratta di qua e di la, fra le altre casupole, da certi capannoni, che C. Sallustio Crispo tro-verebbe assai somiglianti ai mapalia dei Numidi selvaggi : tanto sono bassi e tanto spioventi anno i tetti, i cui orli laterali toccano quasi terra. Terza ed ultima stranezza, che ci mostra il villaggio, e un carro, il quäle non e dal di fuori visibile tutto, ma, non potendo tutto intero capire nella sua rimessa, ch' e ristretta, forzato a entrarvi per la porta, mette fuori, da una feritoia applicata nel muro di contro, e lascia esposto al sole e alla piova, il suo timone. Magnifica e ingegnosa inven-zione da vero ! Di qui comincia la šalita del monte Ciuk: prima per un sentiero erboso, poi, abbandonato a mezza costa questo, ch’ e pur facile, su per un canalone erto e faticoso, anche perche coverto di aride foglie, e non mai calpestato da piede d' uomo. Durante e alla fine di questa piacevole šalita, ali' ombra degli alberi frondosi, dove pur sudando si sta freschi, due sole sono le cose, che ci fanno sostare ammirati. Al principiar del canalone due grosse salamandre pezzate, gli uniči animanti incontrati per la solitaria via, si stanno gaiamente trastullando nell' umida frescura. Le guardiamo sorpresi noi ed elle ci guardano sorprese. E sulla vetta del monte, fra gli alberi, c’ impressionano aleune piante dali’ aspetto tetro e triste, ehe fanno, come ci assicura la guida naturalista, piu tosto in luoghi aridi e sassosi. E una specie dell’asfo-delo od asfodillo — non so, se VAsphddelus luteus ossia giallo, detto anche scettro o bacchetta di re e asta di Giacobbe — i cui bulbi d’ un’ altra specie, dv\\’ Asphodelus ramosus — i Greci antichissimi e, anche piu tardi, i Greci poveri, mangiavano. Ora se n’ estrae un po’ di spirito d’ infima qualitä. I Greci antichi piantavano 1’altra specie anche sulle tombe dei loro morti, perche anch' essi ne mangias-sero, quando ne sei\tissero voglia, come tuttora i Giapponesi adornano i cimiteri loro con le piante della specie Asphddelus alhu> £ la pianta, che, come si legge nell’ Odissea — XI 538 segg. 572 segg. XXIV 13 segg. — ricopre nell’ inferno il prato deli’ Ade — i prati d’ asfddelo vestiti, come traduce il Pindemonte — soggiorno alle anime de’ trapassati. L’ ultimo dei passi citati e tradotto, meglio ehe dal Pindemonte, dal Pascoli cosi : ivano , ed ecco ehe furono giunti ali’ asfddelo prato, lä per dove e la dimora deli’ anime, spettri di lassi. I >opo di ehe si scende per 1’ altra costa a Schwarzeneg, dove pure ci fermiamo un momento, a riguardare la chiesetta, sotto al cui pronao, sull’ arehitrave della porta, si legge questa iserizione : IG EGO VOX CLAMANTIS IN DESERTO PARATE VIAS DOMINI G7 E pare il grido di guerra del signorotto medioevale taglieggiante la contrada da quel castello, le cui rovinate rovine sulla bassa altura da tergo ancora per poco si adergono al sole beffarde in una e rabbiose. Comunque sia, si riprende il cammino, si scende ancora un poco e via poi per una gola e per il greto d’ un torrente. In questa gola, per la prima e per 1' ultima volta, siamo costretti ad arrestarci un momento dubbiosi dinanzi a un bivio e a consultare la carta. La vera strada e facilmente ritrovata e quindi in brev’ ora siamo a Mataun e a San Canziano. Nell’ albergo „Alle grotte di San Canziano“ troviamo le mense giä imbandite. E non e solo 1' appetito, che renda squisiti i cibi e le be-vande, ma v’ ati no la loro parte 1' abilita della cuoca e 1' onesta della padrona, le quali si meritano pero ogni elogio. Mangiasi dunque e bevesi allegramente e allo sciampagna si fanno anche due brindisi. L’uno dal sottoseritto, fra le guide di sopra, purtrop-po, anziano, e perö, piü che guidante, guidato, e dice cosi: „Mi“ — qui fer-masi un poco meditabondo come in cerea d’eletto pensieroed’alata parola poi cambia registro : — „Io bevo, per tutti, alla salute dei professori e dei colleghi, i quali, sebbene anziani non ancora, pur seppero, con va-lentia non comune, lä, nell' insidioso bivio, tirarci, per il sentiero della virtü, fino a questa gaia e indimenticabile agape fraterna.“ Ma 1’ altro brindisi e dello scolaro G. Budinioh deli’ ottava classe, il quäle — poi ehe la lingua batte dove il dente duole — invoca il nume tutelare del prossimo esame della maturitä. E, per meglio propiziarlo, adopera di-stici latini. Se non sono di fattura perfetta, tradiscono almeno il per-cosso dito, che sa contare e richiamare i numeri giusti. Veramente io non ne ricordo ehe 1' ultimo e lo reco qui come saggio. Dice V er sat si Chartas noetu manus usque diuque, Ne desit nobis Palladis auxilium ! Dopo deli’ uno a dopo deli’ altro brindisi, tintinnano i gotti, gli evviva s’ incrociano, gli allegri canti ricominciano. Levate le mense, ci avviamo a visitare la grotta. E qui dicasi pure eh’ io non la deserivo o perche altri piu valenti deserittori 1’ anno per filo e per degno giä deseritta o perche dubiti di saperla degnamente de-serivere o perche, dato e non concesso che il sapessi, troppo andrei per le lunghe. Patto e in vece che tanto io ehe gli altri miei compagni di questa gita, sia giovani che non per anco anziani, ai quali chiedo qualche particolare dell’affrettata visita, dinanzi a tante e si orride bellezze della immensa voragine siamo rimasi cosi stupidi, ehe altro non sappiamo, se non mostrare vivissimo il desiderio di rivederle un’ altra volta a piü bell’ agio. Tuttavia, a non parere ehe noi si faccia una eosa e se ne diea un' altra, confesso, in nome di tutti, che abbiamo nella turbata mente aneora impressi e vividi e il fiero cipiglio del gran leone accovacciato in fondo ali’ ampio atrio e la bambinesca semplieita della sala delle baci-nelle fatate e 1’arco di Cerbero e le naturah e le artificiali burelle, per eui siamo passati a stento, e le anguste viottole e i ponti sospesi nel vuoto, fra eui c’ e pur quello del diavolo, e i gironi paurosi e le ster-rainate volte, alle quali a mala pena arriva la luce delle fumose torce e deli’ acceso magnesio, e gh alti colonnati, ehe fan sostegno, e i festoni, ehe giü ne pendono, e il fragore delle acque di sotto correnti, caseanti, precipitanti. Oh, se ei pensiamo, oh, come si rinnova nell’ animo no-stro la gran commozione provata dinanzi a quel prodigio del lento e chi sa quanto mai secolare lavorio della natura ! Che ben si potrebbe qui dire : gutta 1'SLCit lapidem, non cavat. Usciti a riveder le stelle, si muove per Divaccia, e si piglia il treno per Erpelie. Dove quell' ora di sosta si adopera a rifocillarsi, come ö detto, a far lavorare le macchinette fotografiehe ed anche a discorrere delle mie vecchie e sdruscite scarpe e della venerabile polve mille-naria del sacratissimo Ilio, nella quäle ebbero un giorno la rara Ventura e la somma grazia d' impolverarsi. Che se facciamo i conti, risultano: aria balsamica immagazzinata —ore almeno 15 ; chilometri percorsi a piedi su e giü per il monte bose oso e nel verdeggiante piano, a volta a volta salutati di qua dal cuculo, di la dalFusignuolo,e dentro alle viscere cupe della terra — distesi in quasi ore 5 chilometri 12, dei quali in šalita e in discesa almeno 900 metri ; frescura di gradi Celsio tra 15 e 18; spese in media corone 6 a testa; godimento ineffabile, infinito, sfogato in celeri corse, in risa chiassose, in lieti conversari e cantari. E fu questo giorno memorando il 27 maggio, che i direttore volle tutto consacrato ali’ escursioni : ben scelto giorno, perche, il domani essendo festa, poterono i gitanti nel riposo ristorare le forze e tornare quindi al lavoro rinnovellati. G. Vatovaz Sport nautico. Lo šport nautico ginnasiale compie il decimo annodi sua esistenza. II defunto direttore eav. Giacomo Babuder ne annunciava 1’ istituzione nell’ annuario deli’ anno 1898 colle seguenti parole : „II sig. prof. Francesco Majer, proprietario di un bel battello, ebbe 1’ idea felice di dar principio quest’ anno allo spert nautico, ch’ e notoriamente il piü sa-lutare, il piü efficace, il piü poetico di tutti gli esercizi igienico-ginnastici che esistono. “Nell’ anno 1899 al battello del sig. prof. F. Majer se ne aggiunsero altri due, uno del sig. Biagio Cobol, capitano del Lloyd, ed uno del sig. Prof. Stefano Petris, gentilmente ceduti a tale scopo. Merce 1’ aiuto deli’ i. r. Ministero, della Giunta Provinciale, del locale Municipio e di aleuni Capodistriani, amici della gioventü studiosa, fu possibile al ginnasio di acquistare 1’ anno dopo tre barche adatte e di dare sta- bile assetto allo šport ehe tuttora prospera mediante le annue sovven-zioni deli’ i. r. Ministero del Culto e deli’ Istruzione e deli’ inclita Giunta provinciale ehe, unite a un tenue contributo degli seolari, servono a sostenere le spese non piccole inerenti a tale esercizio. Quest’ anno il ginnasio aequistö un nuovo battello in sostituzione d’ uno ehe fu giu-dieato inadoperabile. Gli seolari iscritti furono 44 e parteciparono agli esercizi di remo guidati dai professori F. Majer, dr. E. Simzig e dr. L. Volpis. Giuochi giovanili. I giuochi all’ aperto nei piazzali di s. Chiara furono frequentati durante sei mesi, per 4 ore alla settimana, da circa 24 seolari per volta, (]uasi tutti delle elassi inferiori. I quali, divisi in gruppi, parteciparono al giuoco delle bocce, della palla col tamburello e della palla vibrata sotto la sorveglianza dei professori A. Bondi e U. Pellis. Ein igli scolori ol termine deli' ho sutto 1907-08 Classe I a Almerigotti, de, Fr. da Capodistria Antonaz Basilio da Visignano Benedetti Andrea da Rovigno Bubba Domenico da Pirano Cappelletti Daniele da Verteneglio Cergna Giorgio da Val le Chiades Teodoro da Monfalcone ('hiurco Giorgio da Rovigno ('leva Giovanni da Farenzo Costanzo Nicolö da Trieste Covrich Sigifredo d« Verteneglio De Mori Nicolö da Capodistria Depangher Mario da Capodistria Depangher Nazario da Capodistria Devescovi Luigi da Rovigno Galante Ernesto da Pola Genzo Remigio da Capodistria Gogoli Paolo da Gorizia Grego Egidio da Orsera Herceg Roberto da Capodistria Holler Federico (la Pola Tovanich Mario da Trieste Lucas Arrigo da Albona Manzin Guglielmo da Dignano Manzutto Romano da Dignano Marocco Nicolö da Rovigno 20 Classe I b Martinolich Giov. da Lussinpiccolo Mioni Egidio da Trieste Nadovich Nicolö da Rovigno Pacovich Emanuele da Raccotole Pelaschiar Antonio da Capodistria Petronio Leonardo da Dignano Pillat Pilade da Volosca Pogatschnig Giuseppe da Parenzo Poldrugo Antonio da Albona Ponton Ortensio da Cervignano Predonzan Silvio da Pirano Prelaz Giuseppe da Capodistria Ralza Carlo da Trieste Riosa Antonio da Udine (Italia) Santin Antonio da Rovigno Sanvincenti Domenico da Dignano Sbuelz Basso da Capodistria Schegula Alberto da Gradišča Trojan Ferdinando da Chiopris Valentich Luigi da Capodistria Vato vaz Domenico da Capodistria Venier Francesco da Rovigno 'Zetto Antonio da Capodistria Zetto Giovanni da Capodistria Zustovich Onorato da Albona Classe II Benvenuti Virgilio da Isola Bernardi Antonio da Pirano Bianchi Cesare da Trieste Biondi Domenico da Rovigno Bratti Andrea da Capodistria Calogiorgio Mario da Capodistria Cergna Antonio da Valle Cinich Giovanni da Buie Depangher Pietro da Capodistria Derin Giovanni da Capodistria Dri us Francesco da Trieste Fornasaro Fortunato da Pirano Gherbaz Giuseppe da Hoboken (America) Godina Fedele da Pisino Gropuzzo Domenico da Dignano Manzin Domenico da Dignano Marcolini Attilio da Capodistria Marinaz Vittorio da Portole Marzaz Ettore da Pedena Paolini Romualdo da Valle Parovel Antonio da Capodistria Parutta Giovanni da Capodistria Predonzani Elio da Orsera Priora Luciano da Capodistria Prodan Silvio da Dignano Sandrin Giuseppe da Capodistria Santin Giovanni da Albona Spangaro Antonio da Pirano Stanich Giovanni da Parenzo Susani Guido da Montona Trojan Giovanni da Trieste Valentincig Guido da Buie Zetto Francesco da Capodistria 33 Classe III Ambrosi Guido da Buie Apollonio Alfonso da Orsera Babudri Stefano da Parenzo Bacich Giorgio da Capodistria Bilucaglia Giovanni da Dignano Biondi Giacomo da Rovigno Borri Bruno da Monfalcone (1adamuro-Morgante Gius. da Capodistria Candussi Giuseppe da Romans Ceol Rodolfo da Capodistria Cernutti Enrico da Cervignano Cleva Pietro da Parenzo Cociancich Francesco da Isola Danelon Francesco da Parenzo Defranceschi Luigi da Dignano Delcaro Giuseppe da Dignano Depase Pietro da Isola Dolenz Giuseppe da Rovigno D’ Osvaldo Ettore da Capriva Fioranti Martino da Dignano Fonda Bartolomeo da Pirano Loy de Leichenfeld Emilio da Capo-distria Parovel Vittorio da Capodistria Pesel Nicolö da Rovigno Pieri Pietro da Montona Prossen Andrea da Albona Ruzzier Luigi da Pirano Scok Tullio da Parenzo Vernier Mario da Dignano Visentini Giovanni da Pinguente Zelco Marco da Visignano Zuliani Antonio da Rovigno 32 Classe IV Berti Giuseppe da Trento (Tirolo) Caluzzi Nicolö da Orsera Franolich Pietro da Gallesano Gerin Francesco da Capodistria G ogoli Giuseppe da Gorizia Lucas Giuseppe da Fiumicello Lucchi Vittorio da Cormons Micatovich Guido da Torre Miniussi Antonio da Pola Opeca Giuseppe da Trieste Pauluzzi Ottone da Verteneglio Pavan Domenico da Rovigno Pederzolli Guido da Trieste Predonzan Pietro da Pirano Premuda Eugenio da Gorizia Raunik Francesco da Rozzo Ravasini Giorgio da Trieste Sain Lodovico da Metti d’ Unlago Sandri Luigi da Torre Sansa Pietro da Dignano Simeoni Romano da Capodistria 21 Classe V Bonat Lino da Mezzano (Tirolo) Bonmassar Francesco da Levico (Tirolo) Butinar-Milienovich Gius. da Rovigno Cossovel Andrea da Rovigno Damiani Francesco da Grisignana Gambini Pio da Capodistria Gavardo. de, Valentino da Capodistria Luches Luigi da Buie Luxa Ar turo da Trieste Muggia Costante da Rovigno Negri Giorgio da Pola Paliaga Giovanni da Rovigno Petronio Francesco da Pirano Piccoli Gioacliino da Momiano Polli Francesco da Pola Pontevivo Giacomo da Rovigno Tonetti Romano da Fianona Zanelli Vittorio da Draguch Zetto Luigi da Capodistria 19 Classe VI Bianchi Marcello da Trieste Cadamuro-Morgante Angelo da Capodistria Češarek Narciso da Trieste Cherin Giovanni da Rovigno Chierego Giovanni da Pirano Clean Giacomo da Albona Dapas Francesco da Rovigno Del Bello Domenico da Capodistria Dussich Antonio da Buie Grego Giovanni da Trieste Komarek Antonicnda Capodistria Marcolini Mario da Capodistria Poccecai Giovanni da Umago Romano Francesco da Capodistria Vardabasso Silvio da Buie 15 Classe VII Filzi Fausto da Capodistria Lazzarich Antonio da Albona Lucas Luca da Fiumicello Luciani Giacomo da Castelnuovo Parovel Giovanni da Torre Pesante Annibale da Montona Pogliato Edvino da Capodistria Sellinger Silvio da Trieste Vascotto Bartolomeo da Isola Vissich Francesco da Capodistria 10 Classe VIII Apollonio Giulio da Trieste Blasevich Antonio da Parenzo Bressan Giuseppe da Aiello Budinich Giuseppe da Trieste Calogiorgio Giorgio da Capodistria Defranceschi Vitt, da Sanvincenti Devescovi Matteo da Rovigno Ferlan Francesco da Laurana Maier Giovanni da Visinada F’obega Pietro da Capodistria Rasman Giovanni da Capodistria Riccobon Andrea da Capodistria Rocchi Francesco da Rovigno Schlechter Edoardo da Trieste Sfecich Giovanni da Momiano Stipanich Antonio da Cherso Tamburini Bortolo da Rovigno Travan Marcello da Visignano Viezzoli Silvestro da Pirano Welvich Giuseppe da Umago Zumin Augusto da Gradišča Statistiea dcgli seolarn C L A ? S F, Assieme ia. I b. n Ul IV V VI VII VII] J seri tt i alla fine deli’anno scolastico 1906—07 39 35 31 21 16 14 21 12 189 Iscritti al principio deli’ anno scola- stico 1907—OH 28 28 33 34 23 19 15 9 21 ‘210 Accettati durante 1' anno .... — — — — — — — 1 — 1 Assieme 28 28 33 34 23 19 15 10 21 211 Accettati per la prima volta : 1. dalla scuola popolare .... 24 22 46 2. promossi — — 2 — — 2 — 1 — 5 3. ripetenti 1 — — 1 — 1 — — — 3 . 4. dallo studio privato 3 4 7 Allievi che frequentarono giä questo istituto : 1. promossi — — 29 29 21 15 15 9 21 139 2. ripetenti 1 1 2 4 2 1 — — — 11 Useirono durante 1' anno scolastico . 2 3 — 2 2 — — — — 9 Rimasero alla fine dell’ anno scol. : 1. pubblici 26 25 33 32 21 19 15 10 21 202 2. privati — — — — — — — — — — Assieme 26 2.", 33 32 21 19 15 10 21 202 Da Capodistria 6 7 10 5 2 3 5 3 4 4:> Dali’ Istria (esclusa Capodistria) 16 12 19 23 11 13 7 5 12 118 Da Trieste 2 o 3 3 1 3 1 3 18 Dal Goriziano •> 3 4 4 — 1 2 16 Da altre provincie 1 2 3 Dali’ estero — 1 1 — — — 0 Cattolici 26 25 33 32 21 19 lü 10 21 202 Italiani 26 25 33 32 21 19 15 10 21 202 Slavi Tedeschi — Domicilio dei genitori : In questa cittä 10 12 13 8 6 6 7 3 7 72 Altrove 16 13 20 •24 15 13 8 7 14 130 Assieme 26 25 33 32 21 19 15 10 21 202 Eta degli scolari : D’ anni i 1 2 4 6 12 11 9 4 24 13 8 6 14 2 — — _ — 30 14 . . ■ 5 4 11 10 3 — — — —. 33 15 — 2 4 17 8 2 — — 33 16 6 3 — — 17 17 — — — 3 9 3 5 — 20 18 2 — 3 3 3 11 19 . . 2 4 1 2 9 20 — — — — — 1 — 9 10 21 1 1 5 7 22 1 1 23 — — 24 — — — — — — — 1 1 Assieme 26 25 33 32 21 19 15 10 21 202 c L A S S 3 —i—— Assieme I a. I b. II m IV v VI ' VII VIII Classificazione definitiva deli’ anno ! L - - scol. 1906—07 : Attestati di eminenza 5 6 3 1 1 2« 3 5 26 „ di prima classe .... 26 25 19 15 14 12 18 7 136 „ di seconda classe . 4 3 8 5 1 ' 21 * di terza classe .... 4 1 1 1 - 0 Non comparvero ali’ esame - — _ ! - Assienie 39 35 31 21 16 14 21 12 189 Classificazione finale deli’ anno sco- lastico 1907—08 : Attestati di eminenza 2 - U 5 3 1 1 2i 3 5 27 „ di prima classe 16 14 19 23 14 17 12 6 16 137 di seconda classe . •j 2 5 3 3 — 1 — 15 di terza classe .... *2 1 •> 1 ' — 0 interinali 4 3 ■> ” 3 ] I 1 1 ir> Allievi non classifieati per malattia . 1 1 i Assieme 26 25 33 32 21 19 15 10 21 202 Pagarono il didattro. nel 1 Sem. 15 10 14 9 10 4 4 2 o 70 nel 11 Sem. 10 4 14 10 13 6 5 4 5 71 Erano esenti per metä, nel 1 Sem. — ! — nel 11 Sem. — — — — — i • — Erano esenti per intero. nel 1 Sem. 13 16 19 25 13 1 1 7 19 138 nel 11 Sem. 16 21 19 23 8 13 lit 6 16 132 Lmporto del didattro pag. nel 1 Sem. 4:.o 3on 420 2701300 120 120' 60 60 2100 nel 11 Sem. 300 120 420 300 39:> 180 150,120 1 f>0 •213H Assieme 7",(>1420,840 1 570 690 300 2701180210 4230 lmporto delle tasse di ammissione . - — 243.m lmporto delle tasse per i mezzi d’i- i ; struzione, per la manutenzione dei canotti e per i giuochi giovanili . — — — — — i , — 1055 Import-o delle tasse per duplicati — Numero degli scolari stipendiati 1 1 1 3 2 1 3. 5 17 lmporto degli stipendi 200 ' — 210 200 53) 800 188^80 1078 3980 Frequentazione dei corsi liber i : Calligrafia : I corso 11 1 1 — — — — —j — — 22 II corso — — 33 — — — 1 — 33 Lingua eroata : I corso .... : 1 — 10 4 — — — 15 „ II corso .... 1 1 5 4 2 — 22 „ III corso .... . — 1 1 1 5 j 3 8 19 Disegno : I corso 4 4 4 — I 12 „ II corso _ 2 6 — i; — — 9 Ginnastica: I corso 5 5 — — — — —1 — — 10 „ 11 corso 2 — — 6 1 1 — — — 10 Canto : 1 corso — 3 2 — —! - — 5 * 11 corso > — " G 3 3 — i - 2 15 Stenografia : 1 sezione — — — — 3 Vi - — 10 . II sezione — — - — — —i 16 21 Dati inventarili Biblioteca dei professori. — Opero 2207. Biblioteca degli scolari. — Opore 1 222; seziono tedesca vohuni 224. Collezione dei libri scolastici del fondo di beneficenza. — Vohuni 2000. Gabinetto di fisica. — Apparati di fisica 338. di chimiea 191. Gabinetto di storia naturale: — N. 5260. Gabinetto di arclieologia: N. 97. Gabinetto di geografia: 242. FONPO PI beneficeNza Chiusa di conto alla fine dell’ anno scolastico 1906-07 : Introito : corone 1210.11 Esito: „ 879.70 Civanzo: corone 330.41 Uestione dal 1 luglio 1907 al 30 giugno 1908 Cor. 1 Cor. | c. Introito Esito Civanzo 1906-07 .... 330 41 j Per libri scolastici nnovi 803 Ricavato dagli annuäri ven- ij Per capi di vestiario e cal- duti 9 ■— zature 220 Contributo degli scolari per Per gli amanuensi .... 26 rilegature di testi scolastici 104 •— ; Sussidi in danaro .... 15 Elargizione del corpo inse- Contributo per le gite di gnante in morte deli’ em. maggio 23 42 dir. Cav. Giacomo Babuder 1O0 Residuo dei contributi degli Assieme 00 42 scolari per 1’ acquisto di ghirlande sulle bare del- 1’ em. dir. G. Babuder e deli’ em. prof. Oreste Ge- rosa 12 68 Elargizione dell’em. direttore Alberto Casagrande in inor- te deH’em. dir. G. Babuder 20 Lntei'essi delle cartelle 135 80 Dali’ incl. Giunta pro v. . 300 Dallo spett. Municipio di Ca podistria 200 -— Bil&neio Dalla rev.ma Curia vescovile di Parenzo-Pola .... 120 Introito 1331 8Ü Assieme 1331 : Esito ^ Civanzo 1087 244 42 47 II fondo di beneficenza possiede un capitale in obbligazioni di Stato vincolate nelF iraporto nominale di corone 3300 ed una i'icca collezione di testi scolastici che vengono prestati, durante l’anno scolastico, a scolari diligenti e bisognosi. All'incl. Giunta provinciale deir Istria, alla rev. Curia vesco-vile di Parenzo, all’ incl. Municipio di Capodistria e a tutte quelle persone ehe con oblazioni di danaro o in altra maniera beneficarono gli scolari di questo istituto, la direzione, in norae dei beneficati, porge vivi e sentiti ringraziamenti. L’ amministratore : < ■. Hisido I revisori : 1 * i-< >f. p. 1 * i*< >1'. G. Vfittrvfvz ELENCO P’ONORE DEGLI SCOLARI [HE ALLA flHE DELL'AllHO SCQLASIKO 1907-08 IJIPOIJTARONO UN ATTESTATO DI PRIMA CON EMINENZA CLASSE I a BASILIO ANTONAZ NICOLÖ COSTANZO CLASSE I b ANTONIO POLDRUGO ANTONIO SANTIN ERANCESCO VENIER ANTONIO ZETTO ONORATO ZUSTOVICH CLASSE II GIOVANNI DERIN ERANCE5CO DRIUS PORTU NATO EORNASARO EEDELE GODINA DOMENICO GROPUZZO CLASSE 111 STEEANO BABUDRI GIUSEPPE DELCARO BORTOLO EONDA CLASSE IV ERANCESCO GERIN CLASSE V COSTANTE i'IUGGIA CLASSE VI ANTONIO DUSSICH SILVIO VARDABASSO CLASSE VII GIOVANNI PAROVEL SILVIO SELLINGER BARTOLO'IEO VASCO I l'O CLASSE VIII GIULIO APOLLONIO GIOVANNI RASMAN EDOARDO SCHLECHTER GIUSEPPE WELVICH AUGUSTO ZU HIN AVVISO per 1’anno seolastieo 1908-09 L’ anno seolastieo 1908-09 incomincera il 16 settembre a. e. L’ iscrizione prineipierä il giorno 12 settembre Tutti i ragazzi che vorranno entrare nella I olas.se, e quelli, i quali da un altro ginnasio entreranno in una delle altre elassi di questo istituto, dovranno presentarsi in direzione accompagnati dai genitori o dal rappresentante dei medesimi, e muniti della fede di nascita, dell’attestato dimissorio della scuola eventualmente frequen tata e di un certificato medico ehe comprovi lo stato di salute dello seolaro. I genitori sono tenuti a dar avrviso alla scrivente presso quäle famiglia intendano collocare a dozzina i loro figli. Tutti gli scolari che si assoggetteranno ad un esame di ammissione, dovranno esser presenti addi Iß settembre alle ore 8 ant. Gli scolari ehe frequentavano nell’anno scol. decorso una delle elassi di questo ginnasio, sono anche obbligati a presentarsi per 1’ iscrizione nei giorni suindicati e ad esibire alla scrivente il loro ultimo attestato semestrale. Coloro che trascureranno di farsi rego-larmente iscrivere, passato il 17 settembre, verranno senz’altro respinti. All’ atto dell’ iscrizione ogni seolaro nuovo pagherä le tasse prescritte nell’ importo di corone 9.20 ; tutti gli altri, senza ecce-zione, la tassa di corone 5.—, che servirä per 1’ aumento dei mezzi didattici, per incremento della biblioteca giovanile, per la manuten-zione dei canotti ginnasiali e per 1’ acquisto degli istrumenti per i giuochi giovanili. Per gli esami d’ammissione sono fissati i giorni 16 e 17 settembre; per gli esami posticipati e di riparazione i giorni 16, 17 e 18 settembre. L’ufficio divino di inaugurazione si celebrerä addi 18 settembre alle 8 ant.; 1’istruzione regolare prineipierä il 19 settembre. Quegli scolari che vorranno chiedere l’esenzione dal pagamento del didattro o 1’ aggiornamento del medesimo, si procurino a tempo 1’ attestato di povertä, esteso in tutta regola. Alla loro istanza ag-giungeranno anche 1’ultimo ordine di pagamento dell’imposta sulla rendita personale dei genitori, qualora questi abbiano una rendita annua superiore all’ importo di 1200 corone. Dalla direzione dell’ i. r. ginnasio superiore Capodistria, 4 luylio 1908 ]1 Direttore GIOV. HIS1AC