ANNALES 5/'94 strokovno deio UDK 728:930.85(497.13 Istra) TIPOLOGIA DECLI INSEDIAMENTI E DELLE ABITAZiONI TRADIZIONALI IN ISTRIA Roberîo STAREC doit., etnologo, 34100 Trieste, Facoltà di Magistero, via Tigor 22, IT dr., etnoiog, 34100 Trst Facoità di Magistero, via Tigor 22, iT SfNOSSI L'arücolo descrive e cíassifica i diversi tipi di insediamenti umani c di abitazioni tradizionali dell'lstria. Soprattutto negli ultimi decenni molte abitazioni sonó state completamente rifatte o costruite ex novo, ma é ancora possibile osservare numeróse case di tipo tradizionale, labra anche in buone condizioni. Nei centri che piú hanno súbito lo spopolamento dopo la Seconda guerra mondiale, molte sono anche le vecchie case abbandonate ormai cadenti. Le une e ie altre, accanto ai dati defle ricerche effettuate neíla prima meta del Novecento. ci permettono di ricostruiré il quadro della tipología abitativa istriana degli ultimi secoli, quale in buona misura era ancora conservato fino agli anni Quaranta. Anche in Istria J'abitazíone è uno tra gli aspetti deiía civiltà materíaie che maggiormente ha subito le con-seguenze delíe trasrormaziorii socio-economiche verifi-catesi con ritmo sempre piú rápido negli ultimi cin-quant'anni. In mokissimi casi la strutíura dei diversi tipi di insediamento e le caralteristíche architettoniche tradizionali hanno regístrato radícaíi modit'icazioni. Gli ín-cendi della Seconda guerra mondiale, l'esodo di una larga parte della popofazione nei decennio successivo, il sempre piíi accentuato spopolamento deíle campagne, l'immigrazíone interna ed esterna, l'espansione dei centri maggiori, l'industrializzazione e la creazione di nuovi villaggi turistici hanno stravolto ¡I quadro deíle sedi umane quale si era definito in época moderna e contemporánea, in particolare da! Seicento agli inizi del Novecento. La popolazione di molte località rural i risulta ridotta ad un décimo rispetto a quaranta o cin-quant'anni fa e in moíti borghi e villaggi oggi tristemente spopolati si incontrano vecchie abitazioni ormai cadenti, nelle quali solo quaSche decennio fa vivevano ampie famiglie, ora abítate da singoli anzíani. Appare perció urgente awiare delle forme di tutela deH'edilízía rurale tradizionale, pregiudicata da un lato dall'abbandono piíi completo, dall'altro (e in modo forse anche piü deleterío) da rifacimenti e ristruttu-razioni. Naturalmente é necessario, perché le vecchie case continuino ad essere abítate, l'adeguamento a standard di comfort moderní, che comportano l'instalfa-zione di servizí igienici e di impíanti di ríscaldamerito, e spesso anche la ridistribuzione degli spazi interni. Tuttavia sia per carenza di consapevolezza cultúrale che per scarse disponibilita economiche, questi e altri interventi vengono effettuati dai proprietari senza alcun progetto complessivo e senza tentare di preservare gli elementi archítettonícamente caratterizzantí, in questo modo compromettendu il valore anche economíco di fabbrícati spesso vecchi di secoli e con part.icolarité uníche. II quadro che quí di seguíto delineo ía dunque riferímento alia situazione conservatasi fino alia meta circa del Ventesimo secofo, quale é ricostruíblle da un lato attraverso le testimonianze del passato e in particolare grazie alie ricerche effettuate negli anni Trenta da studíosi come Bruno Nice e Alessandro Cucagna1, dalTaltro attraverso rilevazioni dirette, Natu- 1 8. NO , La casa ruralfe nefla Venezla Ciulia. Bologna 1940; A. CUCAGNA, La casa rurale nei Corso di Parenzo (Istria accidéntale), Trieste 1953. 117 ANNALES 5/'94 Roberto STAREC: TIPOLOGÍA OECU SNStDIAMFNT! Í DÏLLJ ABfTAZIONI TRAOtZiONAL! IN ¡STRIA, 117-Î28 ¡stria: Casa colonica a Sbandati (cla C. Yriarte, Trieste e í'istría, Milano 1875, p. 72). raímente oggi, come ín altri settori della cultura materiale, si hanno piu rare conservazioni e soprawivenze e piíi frequcnti trasformazioni e abbandoni. Ad esempio, mentre molti vccchi pozzi-císterna sono tuttora ín íunzione e la loro acqua spesso é considérala migliore di que!la deH'acquedotto, gli antichi focolari bassi non sono piu in uso nemmeno nei villaggi piú poveri (se non in qualche edificio declassato a deposito, per cuocere il pastone per gli animali). E' percio necessario ricercare gli aspetti piú conservativi e identificare attraverso !e modifirhe piü o meno recenti le strutture originarie. La secolare contrapposizione ira popolamento urbano e popolamento rurale, tra Cíttá e campagna, riflette la composizione ctnico-linguistica deli'lstria quale sí era configúrala nel Cinque-Seicento a seguito della política di ripopolamento promossa dalla Repubblíca di Venezia e daglí Asburgo, e si era mantenuta sostanziaimerite invariata fino alia Seconda guerra mondiale. Le cítta-dine e le barga te maggiori, sia sul mare che verso ¡'interno, presen taño un aspetto di impronta veneta, con calíi e piazzette, sottoportici e logge. La loro posizione di regola fu determinafa da ragioni di difesa. In contrasto con questi insediamenti accentrati, si hanno inse- diamenti di tipo sparso e case isolate. ín generale si puó ritonoscere che i! primo gruppo indude centri glá con popolaztone quasi totalmente o prevaientemente italiana, il serondo in larga maggioranza locaiitá con popcjlazione croata e siovena. L'infiusso veneto ha spesso fortemente permeato anche gli insediamenti síavi, condízíonandone ín moltissimi casi sia le forme dell'architettura che la struttura complessiva. Se i villaggi minori e gli insediamenti sparsi ríflettono una reaítá spiccatamente rurafe, d'altro canto anche nelle cittadine maggiori prevaientemente italiane vivevano molti agricoltori che coltivavano ie campagne circo-stanti, compicndo quotidianamente lunghi tragitti per recarsi al lavoro. La forza delle tradizioni storico-culturali, derivate sia da antiche necessitá di difesa che dalla consuetudine di participare alia vita sociaie dei centri urbani, ha mantenuto ancora ín questo secolo nei centri italíani questi "contadini di cíttá". A Capodistria (Koper) l'agrícoltore che abitava in cíttá era definito pau/án (dal latino "pabuíum"), quello che abitava neila casa o fattoria (cortivo) di campagna cortiván, mentre il termine contadin designava soltanto í'agricoltore dei villaggi sloveni dell'interno. In tutte le cittadine della 118 ANNALES 5/'94 Roberto STARECr TIPOLOGIA DEC»LI INSEDIAMENTI E OEILE A6ÍTAZICNI LKAOIZJONA! I IN ISTRIA, } ¡7-1 28 costa, accanto aile attività legate al mare, una notevole parte délia popolazione svolgeva lavori agricoli: se-condo il catasto agrario del 1929 a Isola (Izola) e a Pirano (Piran.) le famiglie di agricoitori cittadini costi-tuivano ancora rispettivamente il 25 e il 33 per cento degli abitanti. Più nell'interno anche centri superiori ai duemila abitanti come Buie (Buje) e Valle (Bale) e una cittadina di oltre cinquemila abitanti come Dignano (Vodnjan) erano essenzialmente rurali, grosse borgate di agricoitori, con poche famiglie della piccola nobilta o della borghesia agraria2. Secondo i dati del 1936 nella provincia di Pola (Pula) il 38 per cento circa della popolazione viveva in case sparse. Della popolazione accentrata, che costi-tuíva il 62 per cento circa del totale, più délia metà abitava nei centri superiori a 1000 abitanti. Ancora fino alla Seconda guerra mondiale questo poteva essere considerato il limite discriminante, aî di sopra del quale un centro acquistava carattere urbano. La consuetud ine in realtà faceva designare come cittadina (o "paese") e non villaggio ("villa") anche alcuni centri dl scarsissima consistenza demográfica, ma important! storicamente e come centri ammmistrativi, ad esempio Grisignana (GroZnjan), Portole (Oprtalj), Pinguente (Buzet), San-vincenti (Svetvinčenat), Barbana (Barban), la cu! popolazione (escluse le frazioni e le case sparse) neila prima metà del Novecento era compresa fra i trecento e i cinquecento abitanti. Ai contrario qualche località che pure superava i mille abitanti, come ad esempio Marzana (Marčana) e Medolino (Medulin), veniva tuttavia considérala villaggio. Secondo i censimenti dal 1921 al 1945 in tutta la penisoia istriana i centri con popolazione superiore ai duemila abitanti erano sol-tanto dodici. Pola, con una punta massima di circa 36000 abitanti, poteva considerará l'unica vera città. Capodistria, Isola, Pirano, Rovígno (Rovinj) e Dignano contavano fra i cinquemila e i diecimila abitanti, Muggia (Milje), Buie, Abbazia (Opatija), Pisino (Pazin), Parenzo (Poreč) e Valle fra i duernila e i cinquemila.3 Tipi di insediamenti In questo quadro delie sedi umane in Istria, oggi profondamente mulato, si possono riconoscere tre gruppi principali, ciascuno con aícuni sottogruppi4; 1. Insediamenti accentrati. A. Centri della costa occidentale su promontori o isolotti. B. Centri della costa libumica su pendii terrazzati. C. Centri in posizione elevata in cima a colline. D. Centri in posizione elevata su! ciglione cársico o a mezza costa. E. Centri in posizione pianeggiante lungo la strada o presso un crocicchio. 2. insediamenti estesi o comunque senza centro riconoscibile. A. Località derivate da rsuclei familian, B. Località a case distanziate separate da campi eoltivati. C. Località sui fianchi dei rilievi con case disposte in fila longitudinale. 3. Insediamenti ¡solati. A. Cruppi di casali o fattorie (siàrtzia / stancija, cor-tivo/korta). B. Case isolate, 11 núcleo originario delle cittadine della costa occidentale è sorto su penisolette o promontori - è il caso di Pirano, Umago (Umag), Cittanova (Novigrad), Parenzo -oppure su isolotti poi uniti artificialmente alia terraferma - è il caso di Capodistria, Isola, Rovigno - fácilmente difendibili dal lato di terra con cinte di mura. Pola invece è ¡merita ¡n una profonda baia, che ha deter-minato ía sua importante funzione clal punto di vista strategico. Si tratta di centri la cui origine è di época romana o alto medievale. Soltanto dal Settecento e in maggior misura nell'Ottocento queste località si espan-sero, con l'abbattimento parziale o totale delíe mura. Dato il poco spazio disponible nel núcleo storico, le case sonó in genere a due o più piani, strettamente 2 Cfr. E. BONFTFI, Rapporti tra popo/amento urbano e popo/ámenlo rtíra/e in Istria. in "La porra orientáis" XVifi (1949), pp. 109-117; E. BONETTI - C. -SCRIFFRER, Popolamento urbano e popolamento rurah in Istria, in "Rivista geográfica italiana" LVI! (1959), 3, pp. !29-144. 3 Censimento della popolazione del Regno d'ltalia al 1e dicembre 1921■ II!. Venezia Ciulia, Roma 1926, pp. 27-38 e 56-68, VII Censimento generale della popolazione 21 aprile 1931, vol. ti, Roma 1933, pp. 645-678; VII Censimento generale della popolazione 21 aprile 1936, vol. ít, Roma 1937 pp. 31-35; Cadastre national de l'/sirie, d'apres le Rocensement du I er Octobre 1945, SuSak 1946 4 Cfr. N. KREBS, Die Halbinsel Istrien. Landeskundliche studie, Leipzig 1907, pp. 160-162; N. KREBS, Tipi di sedi umane nella otmpagna istriana, in "Pagine istriane" VI (1908), pp. 154-158; C. GRAVIS) Citta e Castólll, Ville e Cortí nella toponomástica istriana, in "Bdlettino della Societá geográfica italiana" V) s. IV (1927), pp. 671-676; G. DEPOL1, La provincia del Carnaro. Saggio geográfico, Fiume 1928; G. CUMIN, Cuida della Carsia Ciuliai, Trieste 1929, pp. 121-144; l. CORLATO, Note sugli insediamenti urnani nella penisola istriana, in "Atti e memorie della Societa Istriana di archeologia e storia patria" n.s. XV (1967), pp. 35-81; L. LAGO, / "katuni" della penisola istriana, in "Rivísta geográfica italiana" LXXXVI (1969), 2, pp. 169-180. 119 ANNALES 5/'94 Roberta ST AREC: TIPOLOGIA DLGll INSEDIAMENTI E OtUE A8I7AZION! TRAOfZIONAU IN 1ST RIA, ) 17-128 addossate l'una all'altra, irregoiarmente distribuée, sepárate da strette viuzze, simili a calii veneziane, spesso lastricate a schiena di testuggine, in diversi casi (soprattutto Pirano e Rovigno) con varia e notevole pendenza. Quaiche piazzetta ricorda i campielli vene-ziani, mentre ('arteria principale sbocca nella piazza centrale, Parenzo conserva ancora i caratteri della primitiva pianta romana, con le due vie principáis in croce e le altre vie che seguono la traccia de: decumani e dei cardini minorí. Diverso è il caso dei centrí della costa nord-orientale (Liburnia / Liburnija), come Abba-zia e Laurana (Lovran), disposti a pendió terrazzato, cíata i'aitezza delia costa. Le case sono disposte in più file quasi parallele e sovrapposte. Verso l'interno si incontrano numerosi centrí costru-iti ¡n posizione elevata, in cima a colline da cui domi-nano i! circondario. Molfe localité sorgono dove già nella preistoria esistevano i castellieri dell'età del bron-zo, altre nacquero come borghi fortificad in época médiévale, o anche più tarda, giacché ancora nel Seicento si rinnovarono condizioni di scarsa sícurezza, quando awennero le ultime scorrerie degli Uscocchi, prove-nienti dal litorale croat.o. I maggiori contri apicali o di cocuzzolo di questo tipo, come 8uic, Montona (Moto-vun), Pinguente e Albona (Labin), erano anch'essi abitati da popolazione quasi totalmente o a larga maggioranza italiana. Tutti questi centri interni, che sorgono in genere intorno ai trecento metri di altezza, solo in anni recenti hanno iniziato ad estendersi gradualmente verso la parte meno ripíela del pendió o ad allungarsi sui lati della strada sottostante. Le case, talvolta ancora rac-chiuse entro la cinta rli antiche mura, sono di norma orientate verso sud o sud-est e si innalzano quasi a gradini, per meglio ricevere il sole senza prívame i vicini, Altri abitati in posizione elevata sorgono sull'orlo del ciglione cársico, sui ripiani espostí a mezzogiorno, come Colmo (Hurn), Callignana (GradStíe) e Pedena (Pitean), oppure a mezza costa come Corte d'lsola (Koite), Draguccio (Dragu¿) e Bogliuno (Boljun). Soprattutto nella parte méridionale e occidentale vi sono borghi e villaggi accentratí in arce più pianeg-gianti, raccolti attorno alla chiesa o alia piazza principale. Si tratta di insediamenti che denotano caratteri norditalici e rivelano I'intervento organizzatore del go-verno veneziano. Alcune di queste località, come San-vincenti, Valle e Dignano, presentano caratteri spic-catamente urbani, pur essendo state abítate fino ad anni recenti in grande maggioranza da agrícoltori. In parte si possono ctassificare come centri di strada, sorti lungo una direttrice viaria importante, come Mompaderno (Baderna), Valle e Barbana, in parte come centri di rro-cicchio, sorti all'incrocio di due o più strade, come Gi-mino (Iminj), Canfanaro (Kanfanar) e Sanvincenti, Molli hanno forma aliungata, con le case disposte soprattutto lungo ¡'arteria principale, che spesso si aüarga dando luogo ad una piazza dove sorge la chiesa. Una fordoma particolare a V ha Dignano, con la piazza del Duomo situata nel punto di incontro delle tre aste, dove sorgeva il núcleo piü antico, chiuso da mura con tre porte. An ístrian Farm-house (da F. Hamilton Jackson, The Shores of the Adriatic, London 1908> p. 133). Gran parte del territorio istriano (soprattutto 1'lstria centrale e la Liburnia) è coperta da numerosi piccoli e piccolissimi insediamenti, che generalmente non hanno piazza né chiesa, abitati in modo pressoché esclusivo da croati. Si traita di villaggi che fino alla Seconda guerra mondiale contavano cento o duecento abitantî circa e di casali in cui si raccoglievano alcune famiglie per un totale di quaiche diecina di persone. In moiti casi i nomi di queste località derivano da quelli delle famiglie originarie. Cosí gii abitanti di Rudaní presso Gimíno {2minj) portano in maggioranza il cognome Rudan (Rudaní) e quelli di Lazaritíi presso Fianona (Plomin) ií rognome Lazaría. ín parte questi insediamenti risaígono alia colonizzazione awenuta tra la metà del Quattrocento e la metà riel Seicento, con ¡1 trasferimento dai Balcani di interi gruppi familiari. Altri piccoli villaggi e casalí derivano da una seconda colonizzazione agrícola, di tipo interno, che iniziatasí aiia fine del Seicento, ebbe ¡J maggtor impulso nel Settecento e continuó ancora per gran parte dell'Otto-cento. Data la crescente sícurezza delle campagne e il bísogno di nuove terre per l'aumento della popolazione, altre zone fino ad allora incolte e disabitate si copri-ronodi minuscoli insediamenti. Anche alcune località di maggiori dimensioni hanno mantenuto il carattere di ¡nsediamento sparso, con case notevolmente distanzíate tra loro e separate da campi coltivati, senza un núcleo centrale riconoscibiie. Písino 120 ANNALES 5/'94 Roberto STAREC: TIPOLOCIA DFCLIINSEDIAMENTI E DELLE ABITAZIONS TRADICIONAL! SN ISTRI A, 117-128 (Pazin) é un esempio di centro allungato di tipo misto, in cui il confine tra la cittá e la campagna non era fácilmente delineabíle. Infatti, intorno alia fortezza, roccaforte del Margraviato dell'lstria, si sviluppó un centro abitato non protetto da mura, tanto da con-fondersi con la campagna circostaníe. Nclla montuosa Cicceria (CiCarija), dove non sono mai esistite case sparse, i villaggi presentano una collo-cazione e una struttura analoga a quella degli inse-diamenti della regione dinaríca. Sono posti sui fianchi soleggiati dei rilievi, lungo il margine deí campi carsici. Per sfruttare le sorgenti sono costruiti in genere sui pendii nord-orientali, vicino al limite deIJe formazioni rocciose. La ristrettezza del lo spazio ha imposto una forma a scaglioni, con le case disposte in fila longitudinale. Altri vilaggi sono costruiti nelle conche, in prossimitá dei magri terreni coltivati. Nella zona bo-cosa avevano da quatfrocento ad trecento a seicento. Oggi in gran parte sono quasi disabitati. Lungo tutta la fascia occidentale a sud del fiume Dragogna (Dragon/a) vi son o fatf.orie isolate dette stanzie stánzia / stancija, spesso fórmate da diverse abitazioni e rustici variamente raggruppati5. Soltanto questa parte d'lstria, per le piü favorevoli condizioni ambientali, attird capital! di provenienza estema nell'agricoltura. I proprietari nella maggior parte dei casi erano infatti di origine veneta o friuiana. Le stanzie maggiori derivano dail'insediamento di coloni che lavoravano i grandi latifondi ed erano abítate da piü famiglie. Variano moltissimo per numero, dimensión! e disposizione degli edifici che le compongono. Oltre che dalla casa padronaíe, risultano composte dalle case per i colon!, da un ricovero per i pastori transumanti, da uno o piü rustici {staíla, porcile, pollaío). te costruzioni possono essere al linéate o disposte in modo da racchiudere una corle quadrangolare. Neil'agro capo-distriano piü case colon i che, con stalle separate, disposte intorno ad uno spazio chiuso, danno luogo ad insediamenti rurali detti cortivi cortivo, corle / korla. In tutta la zona costiera settentrionale, da Muggia ad Umago, fra una cittadina e l'altra si ha un insediamento a case isolate, oggi notevolmente infittitosí, di origine relativamente recente, awiato soprattutto a partiré dagli inizi dell'Ottocento. Tipi di abitazioni Nell'architettura tradizionale istriana le case hanno tutte la struttura interamente in pietra non squadrata, spesso a vista senza intonaco. ¡I tetto é quasi sempre a due spioventi pnco inciinati, la copertura in tegole o in scandole di pietra. Sono riconoscibíli alcuni tipi prín-cipali, tutti di carattere sud-europeo, che strutturalmente si possono classfficare in due gruppi, a seconda se l'abitazione e il rustico, cioé gli ambienti adibiti a cantina cánova / konoba e a deposito degli attrezzi, sono affiancati, oppure se l'abitazione é sovrapposta ai rustico. Nel primo caso la cucína con il focolare fogolér, fugu!(i)ér / ognjišče, ognjišče é al pianterreno, nel secondo caso al piano superiore. Si possono dunque distinguere due gruppi principali di abitazioni, ciascuno con alcuni sottogruppš6: 1. Abitazioni con cucina a! primo piano. A. Casa con sea la esterna in pietra e terrazzino coperto o scoperto [balidór/baladur). B. Casa dei centri maggiori con scala interna in legno. C. Casa delle saline salaro. 2. Abitazioni con cucina ai pianoterra. A. Casa recente. B. Casa con vano dei focolare sporgente rettan-goíare {cantón del togo/kavada). C. Casa con vano del focolare sporgente semi-circolare (tornica). D. Casa con ballatoio in legno al primo piano (balidór/baladur). A questi tipi principali, tuttora relativamente fre-quentí, ne vanno aggiuntí due rnoíto piü rari (verosímilmente anche in passato) e marginal!, indlcabili come 1 d, e rispettivamente 2 e, ai quali accenneró piu oltre, nonché qualche esemplare residuale di casa monoceilulare. 5 B. NICE, op. di, pp. 35-87 e 90; A, CUCAGNA, op. cit., pp. 22-23. 6 Ctr. R. BatTACLIA, Ricerche paletnologiche e (olkloiistlche sulla casa istriana primitiva, in "AHÍ e mernoríe della Societa istriana di areheologia e storia patria" XXXVIII 0926), 2, pp. 33-79; B. NICE, op. cit., pp. 3-12 e 69-137; R, BATTAGLIA, Oia/ettt e dimore ai confín/ orientan ¿'Italia, in "Rivista geográfica italiana" LUI (1946), 1-3, pp. 1-9; A. CUCAGNA, op. cit., pp. 3-13; A. FREUNOENRElCH, Kuče sa Širokim zabatnim zidovima u narodnom graditeljstvu, in "Zbornik za narodni život i običaje Južnih Slavena" XL (1962), pp. 117-127; A. FREUNDENRElCH, O istarskoj narodnoj kuči. in Kad XVII Kongresa Saveza udruženja folklorista Jugoslavije - Poreč 1970, Zagreb 1972, pp. 37-40; T. STEPINAC-FABIJANIČ,' Ntfč/r) i kultura stanovanja u Istri, na Krasu i sjeverno jadranskim olocima: povijesni pregled arhitektonsko,fj razvoja, in "Problemi s/eveniog Jadrana" V (1985), pp. 197-229; G. IE2 RU GUANO, L'insediamento e la casa rurah nel Convine di Muggia: ricerca etnográfica, in "Attl e memorie della Societá istriana di areheologia e storia patria" n,s. XXXV (1987), pp. 229-259; M. RAVNIK, Vprašanja o istrskem stavbarstvu, in "Tradiiiones", XVII (1988), pp. 121-134; T. STEPINAC-FABIJANIC, Paleoetnoto'ka istraživanja kamenih poljskih kučica okrugiog tlocrta u Istri, in "Problemi sjevernog Jadrana", VI (1988), pp. 109-132; Z. CIGUČ, Kamniti svet - II mondo della pietra, Koper - Capodistria 1993, pp. 12-55. 121 ANNALES 5/'94 Roberto STAREC TIPOLOGIA OECl.1 INSEDIAMfNTI E DELIE A8ITA210NI TRACUZIOMALI INI 1STRIA. 117-326 1. Tipo 1 A: Marassi (Marasi) presso S. Lorenzo del Pasenatico (Lovreč). Tutte le foto sono dell'autore. 2. Tipo 1 A: Raichi (Rajki) presso Barbana (Barban). Secondo la ciassíficazione del Nic:e, i! tipo 1 A i; detto istriano antico. Cucagna preferisce usare la deriominazione casa col batidor. Sempre secondo íl Nice, il tipo 1 B é detto istriano dei centri, il tipo 1 C e citato ma non é trattato in quanto a rigore non e dimora rurale; il tipo 2 A é detto istriano recente, il tipo 2 8 é detto capodibtriano, il tipo 2 D e detto cársico. Il tipo 2 Cnon e considéralo7. A buon titolo potrebbe definirsi come tipo liburnico (Nice impiega invece questa defi-nízione per il tipo 1 d). Il tipo castelnovano, registrato dal Nice a est di Castelnuovo (Podgrad), esce dai coníini geografía dell'lstria e ha carattere merJío-euro-peo, con tetto a quattro spíoventi. Non ho considerato i ricoveri temporanei (cásete o casite / kažete, kaJuni, hiške), né le costruzioni accessoríe (stalle, tettote). 3. Tipo 7 A: Rinmiacco (Rimnjak) presso Dragitccio (Draguč), 4. Tipo 1 A: Zaici (Zajci) presso Pedena (Pidan). le abitazioní piü antiche e piü tipiche dei centri i-stríani sono riconoscibili daila collocazione della cu-cina ai primo piano. Sono caratterizzate da un elemento esterno detto balidór / baladufl. Con questo termine si intende una scala in pietra protetta da un parapetto, che introduce al piano superiore e spesso si conclude in una specie di terrazzino talvoita coperto da una loggetta. Solo nelíe costruzioni piü accurate il balidór é interamente in pietra squadrata, nella maggíor parte dei casi la pietra squadrata é usata solo per i gradini, per ta parte superiore dei parapetti e per gíi spigoli. Anche in alcune delle cittadine maggiori (per esempio a Pirano, a Paren-zo, a Valle, a Dignano) si sono consérvate singóte case con il balidór, generalmente neJIa sua forma piü sern-piíce di scala estema paralleia alia facciata, senza ter- 7 La casa di queslo tipo è descritta in G. DEPOLI, op. cit., pp. 242-243. Nice probabilrnente non la vide direttamente. Va detto che, almeno oggi, la casa con tomica si puo incontrare soltanto in piccofí e píccoíissiini villaggi deila L ¡burni a lontani dalle strade principal), e in posizioni spesso raggiungibiíi con difiicoltà. 8 Sulfa casa con il balidór si veda anche V. 6RATULIČ, Rovinjiko selo. Monografija jednog istarskog sela, Zagreb 1959, pp. 51-61. 122 ANNALES 5/'94 Roberto STARíiC: TIPOLOGÍA DGGll INSEDiAMENTI E DELLE ABfTAZtONí TRADIZIONALI IN ISTR1A, 117-128 razzino e loggetta. La casa istriana antica con il balidór sí incorrtra ancora in quasi tutta !a penisola (anche se piü raramente neíla parte nord-orientale), sia ne¡ viilaggi che come fattoria isolata, e fino alia meta deH'Ottocento doveva rappresentare ii tipo principale e piü diffuso. Ne soprawívono numerosi esemplari, ma non molti sono in buone condizioni di conservazione e hanno potuto evitare trasformazioni e riadattamenti che ne hanno stra-volto la fisionomía originaria. La casa con ii balidór puó essere di varia dimensione, piü comunemente é ad un piano, ma pu6 anche averne due (in questo caso il primo e il secondo piano sono collegati da una scala interna di legno), con o senza solaio. Al pianoterra sono la cantina e i depositi, in diversi casi anche la stalla per i bovini (in altri casi era stata costruita una stalla separata), i íocali di abitazione sono al piano o ai piani su-periori. Si riconoscono spesso diverse ali, costruite in epoche successive. Non é infrequente l'allineamento di due o piü balidori sulla medesima facciata o l'accosta-mento, lineare o ad angolo, di piü case, cíascuna con il proprio balidór. La scalínata di pietra puó essere pa-ralíela o pe rperi dicola re alia facciata o anche a forma di L, avendo cioé i gradini inferiori perpendicolarí e gli ultimi paralleli. In qualche raro caso corre paralelamente ad uno dei muri lateralí. Spesso la scala si condude con un vero e proprio terrazzino quadrato o ret-tangofare, anch'esso munito di un parapetto in pietra. in alcuní casi la scalinata é accostata ad un grande corpo sporgente che contiene la cisterna, sopraelevata su! terreno, e sopra il quale sta la vera del pozzo. Piü spesso la cisterna con la vera del pozzo, anche quando non é interrata, o non si trova sul lato posteríore della casa, é píuttosto affiancata al complesso formato dalla scala e dal terrazzino9. Sotto il terrazzino frequentemente si apre un arco a tutto sesto volto / volta, piü o meno grande e profondo, che ímmette nella cantina e, nelle costruzioni maggiori, puó daré riparo ai carri. L'arco é normalmente parailelo alia facciata, ma in qualche raro caso si apre lateralmente. Eccezionalmente si hanno grandi balidori con due e anche tre volti. Ai posto del l'arco si puó avere piü semplicemente una porta rettangolare. Infinc ii balidór puó anche non presentare al runa apertura e sporgere pieno e tozzo daifa facciata. Il terrazzino in parecchi casi i coperto da una loggetta, formata da due o tre slanciati pilastrini in pietra bianca (ma possono essere fino a cinque, oppure uno solo), che reggono un tettuccio a uno o a tre spioventi. La loggetta non fe un elemento strutturale e certamente in díverse costruzioni é andata perduta. La sua presenza tuttavía costituisce, soprattutto nelle case di maggiori dimensioni, un'impor-tante componente decorativa, che aggiunge eleganza e movimento alia facciata. Particolarmente nella zona di Parenzo, in alcune abitazioni padronali o comunque di contadini facoltosi, il balidór diviene una vera e propria terrazza di grandi dimensioni, addossata ad un lato della casa e coperta da un tetto a tre spioventi sorretto anche da sei o sette pilastrini. M1iIMRK.¡ ■mPU^ ™ Mi Mt¡ " ' mSmmdKm-- ^ jíí;.; M tmjm. -- §|¡jl wmtxw.. 1 « ■lm 5. Tipo 1 B: Valle (Bale). 6. Tipo 1 B: Dignano (Vodnjan). Secondo Nice, op. cit, pp. 128-129, che chiama loggerte i terrazzini su i quah si conciudc la scala esterna dt pielra, "queste loggeüe aperte, che tuttavia i contadini chiamano baiadur, sono una derivazione delle cisterne addossate alie facoate deile case. ¡I tetto della cisterna offriva uno spazio che gli antichi resero praticabile cingendolo d'un parapetto. £bbe cosí origine la caralteristica forma con l'arco sottoposto, dai quale si accede alia cantina. Oggi anche se la cisterna manca, ¡a loggetta ne mantiene fe caralteristiche esterne". L'ipotesi del Nice non mi sombra condivisíbile. L'arco del resto non puó mai aprirsi nel corpo della cisterna, ma soltanto di fianco ad 123 ANNALES 5/'94 Roberto STAREC; TIPOLOGÍA DECU IMSEDIAMENTÍ t DELLE ABI TAZION1 TRADIZlONAU IN' (STRIA, II 7-128 Piú spesso nei centri maggiori, pur mantenendo ia cucina al piano superiors, vennc adottata la sea la interna in legno. Alia maggiore praticita, la scala interna unisce un risparmio di spazio esterno negli angustí nuclei storici, dove le case si stringono I'una all'altra. Qui le abitazioni, pur di aspetto cittadino, generalmente a due piani per sfruttare Id spazio in senso verticale, avevano il piano terreno adibito a deposito degli attrezzi e dei prodotti dell'agricoltura (e della pesca), mentre i due piani superior) erano riservati all'abi-tazione. Nolle cittadine prettamente rurali dell'interno, come Buie, Montona, Sanvincenti, Valle, Dignano, data la distanza dei campi dal centro urbano, il pianoterra era adibito non solo a cantina ma anche a staüa per gli asini, indispensabili mezzi di trasporto. Spesso in queste case non vi é praticamente atrio e la scala interna in legno, stretta e molto ripida, si diparte ¡inmediatamente dall'uscio che da sulla via!0. 7. Tipo 1 C: Sícciole (Sečovlje). Di un tipo di abitazione temporánea salaro, proprio dei salinai della zona di Pirano, che vi si trasferivano da aprile a setiembre, appartenente anch'esso al gruppo con c.ucina e camere sovrapposte ai depositi, sono rimasti, soprattutto a Sicciole (Sečovlje), numerosi esemplari non piü usati, diroccati e consunti daH'aria salmastra. Alcuni salari pili antichi avevano la scala esterna in pietra, ma in genere negli edifici rimasti i! pianoterra, che aveva la funzione di magazzino per il sale e per gli attrezzi, é collegato al primo piano, dove erano la cucina e una o due camere da letto, mediante una scala interna in legno. I muri esterni erano intonacati ma non dipinti, perché lo strato di colore sarebbe stato presto attaccato daII'intensa salinitá dell'aria, il tetto era in tegole. In genere il lato piü lungo é allineato con l'argine che separa il canale dai bacini di evaporazione. I magazzini hanno due porte: una che sí apre verso i campí saiíferi, l'altra verso il canale. Il sale raccolto veníva portato ncl magazzino, per essere poi caricato attraverso la seconda porta direttamente nelle imbarcazioni che attraccavano lungo il canale11. 8. Tipo 2 A: Castellier (KaÉíelir). Al gruppo con abitazione e rustico affiancati e non sovrapposti e cucina al pianterreno appartlene un tipo di casa relativamente recente, diffusosi nell'Ottocento e nella prima meta del Novecento in tutta la penísola, nel quale al pianterreno sono la cucina ed un lócale usato come deposito e al piano superiore, a cui si accede con una scala interna, le camere. La cucina é lastricata, le camere hanno il pavimento in legno. Il sottotetto é adibíto a solaio, il tetto e di tegole, i muri esterni in pietra sono normalmente senza intonaco. La stalla é sólitamente giustapposta aN'abitazione o separata. Questo tipo di abitazione si incontra ovunque, nei centri mag-gíori come nei píü piccoli villaggi. Oltre al tipo recente, al gruppo di abitazioni con cucina al pianoterra appartengono alcuni tipi circoscritti ad aree specifiche. Nella zona nord-occidentale e presso la costa della Liburnta si incontrano abitazioni 10 Sull'architettura tradizionale del le ciltadir« maggiori si veda anche C,. CAPRtM, istria nobiliss/ma, Trieste 1907, pp. 241-248, 280-282 <\ vol ), 44-46, 237-240 (II vol.); M. FERRAR) - A. BOCCH1NA ANTONIAZZO, Case gotico veneziane in Istria, Trieste 1355. 11 G. CUMIN, Le saline istriane. in "Bollettino della Societá geográfica ¡Saltana" Vil s. II (1937), n. 5-6, pp. 378-381; M. RAVNIK, NspremiCna etnoloSkra clediSCina SeCoveljskih solio - U patrimonio etnológica delte saline di Sicciole, in Z. ŽAGAR (a cura dí)f SeCoveljíke solirte včeraj, danes, jutri - Le salino di Sicciole iert, oggi, domani, Piran - Pirano 1988, pp. 15-20; E. 6ENČIČ-MOHAR, Obnova solinske h ¡fe -1! restauro del "saiaro", in Z- ŽAGAR (a cura di), Muzej solinarstva - Museo delie saline, Piran - Pirano 1991, pp. 16-23. 124 ANNALES 5/'94 Roberto STAREC'. TIPOLOGIA OEGLI INSfcOÍAMÍNTI f DFU.E ABiTAZIOHi TRAOIZIONAU t Sí (STRIA, 1 17-128 nelle quali íl focolare e posto in un vano aggetfante ben evidente anche all'esterno e il cui tetto serve da cappa del camino. Nelle campagne dei dintorni di Capodistria e di Pirano, ma anche píü verso l'interno, il focolare sporgente, detto semplicemente fogolér / ognjišče, ma piü specificamente cantón del fogo / kavada, ha generalmente forma retían gol are (piCi raramente anche semi-circolare). Nei piccoií vitlaggi sulle pendict della costa liburnica, dove o detto fornica, e invece sempre semicircolare, símile ad un ábside. Il focolare sporgente nasce evidentemente come misura di sicurezza contro gli incendi, particolarmente in abitazioni un tempo con copertura in paglía. La casa con focolare sporgente rettangolare, colle-gabile af tipo della pianura friulana, ha un'area di diffusione che va da Muggia fino a Umago, spingendosi notevolmenle anche verso I'interno. In questo tipo di abítazione generalmente al pianterreno vi sono un mtnuscolo atrio, la cucina e una stanza deposito attrezzi. Una scala interna porta alie camere del piano superiore. Se vi é solaio, normalmente era adibito a granaio. II vano del focolare non é sempre cosí pronuncíate), talvolta risutta appena accennato all'esterno, quasi con funzione decorativa. Puo essere collocato sul muro (aterale oppure sulla facciata. II camino puó innalzarsi staccato dalla casa, o correre lungo la párete esterna. Focolari sporgenti si incontrano ancora poco piíi a sud verso l'interno, neüa zona di Grístgnana e Portole, anche in case con il balidór e in tale caso sono piü alti, essendo ía cucina al piano superiore. La casa con tornica, propria dei piccoii e ptcco-lissimi insedlamenti sui pendil del retroterra liburnico, comunemente é bassa, soltanto a piano terreno, piü raramente ad un piano. Di sólito l'íngresso é nel mezzo della facciata e da su un corridoío da cui lateralmente si accede alie camere. La cucina sta per lo piü all'e-stremitá de! corridoio, di fronte all'ingresso, ín un vano sporgente semicircolare da cui si innalza il camino. Frequentemente, essendo ia casa collocata su terreni in forte pendenza, la facciata é rivolta in direzione del mare, mentre la tornica da verso i! monte ed é parzialmente incassata e nascosta dal pendió. Piü rara e la collocazione sul fianco faterale. Infine a! gruppo con cucina al piano terreno appar-tiene un tipo di abilazione che si íncontra soltanto nella íascia nord-oríentale della penisola e che é diffuso invece in tutta l'area carsica slovena a est di Trieste e di Gorizia. Presente verso sud fino a Lanischie (LaniSče), questa casa é caratterizzata dalla presenza al primo piano di un bal lato ¡o di legno baladur. Al pianoterra sono la cucina, in cui si entra direttamente, il deposito e la cantina. Lungo tutta la facciata del piano superiore, dove sono le camere da letto, corre il ballatoio, che ha il parapetto formato da assi di legno ed e coperto da un tettuccio sporgente dalla facciata, al livello del pavi- mento del solaio. Vi si accede generalmente mediante una scala esterna in pietra. in diversi casi l'accesso alie camere del piano superiore, e da qui al ballatoio (talvolta di dimensioni cosi ridotte da prendere piuttosto I'aspetto di un balcone), awiene invece attraverso una scala interna. 11. Tipo 2 B: Poropati (Poropati) presso Piemonte (Završje). 9. Tipo 2 B: Valmorasa (Movraž). 10. Tipo 2 B: Strugnano (Slninjan). 125 ANNAlES 5/ 94 Roberto STAREC: TIPOLOGIA OECU INSHDIAM£NT1 E OílLt ABITAZiONl TRADITIONAL! ¡N (STRIA 117-1 13. Tipo 2 C: Stepza (Štepca) presso Bersezio (Brseč). 16. Tipo 2 D: Lanischie (Lanišče). 14.Tipo 2 C: Cucelli (KuCeli) presso Mattug'.ie (Matuíji). 17. Tipo 2 D: Acquaviva de¡ Vena (Rakilovec). Dei due Vipi a iimitata presenza, che non ho inciuso nelia ciassificazione per gruppi principals entrambi localizzati neila fascia piu orientale deila penisola istriana, il primo (1 d) corrisponde a quello che Nice denomina liburnico, I'altro (2 e) e anche descritto da! Nice, nía non considerato come tipo a sé, bensi come variante del tipo cársico. Nei tipo 1 d una sea la par-zialmente coperta immette in una foggetta sormontata dal prolungamento del tettor supportato da colonnine di pietra o di ¡egno. La ¡oggia poggia su due archi a tutfo 126 ANNALES 5/ 94 Roberto STARPC: TIPOJ.OCÍA OEOLf ÎNSEDIAMENTi F OELLE ABir.AZiONI TRADIZIONAU IN ISTkîA, 117-1 28 sesto, che formano un portico dal quale si accede agli ambienti del pianoterra12. II tipo 2 e, a un piano o a solo pianterreno, presenta un ingresso con due archi senza porte, che immette in un atrio da cui si accede da un lato alie camere, dall'altro alia cucina13. 18. Tipo 1 d: Sernobici (Brnohid), pressa Colmo (Humi. Probabi¡mente ancora fino all'uitima guerra, in singoli casi erano ancora abitati alcuni esemplari di primitive costruzioni monocellulari, certamente fre-quenti un tempo nelle zone piü povere. Si traltava di edifici di piccole dtmensioni a solo pianterreno, spesso senza finestre e con le pareti annerite dal fumo, con focolaio a térra (con o senza camino), coperte da un tetto a due spioventi frequentemente ancora in paglia. Altre costruzioni di questo tipo giá risuitavano non piü abítate e adibite a stalla, pollaio o deposito14, Infine va almeno ricordata la presenza di quafche singóla abita-zione di tipo cárnico, collegata alhmmigrazione nei secoli scorsi di famiglie dall'alto Friuli15, la classificazione tipológica, basata principalmente suí-le rilevazioni dirette, si pone dunque come presup-posto indispensabiie per tentare di ricostruire la storia delS'abitazione delíe classi rurali e popolari in un dato territorio. I parametri formali, che stanno alia base di una classificazione degli abitati e degli edifici che li compongono, acquistanosignificato in quanto permetto-no i'individuazione di elementi necessariamente funzio-nali a determínate situazioni configurares i storicamente. Se puré le forme esterne per ¡nerzia delta tradizione spesso resistono e si mantengono, di norma la rnodi-ficazione di talune strutt.ure socio-economiche comporta la variazione (ahbandono o evoluzione) delle confi-gurazioni edili ad esse relative. tn questa sede si é sol-tanto accennato ad alcune problematiche in chiave dia-cronica, ma é necessario affrontarc gli esiti della ricerca etnográfica "sul campo" in una visuale interdisciplinare, che coinvolga l'attenzione degli studi storici, per interpretare la dinamica dei fenomeni del mondo tradizio-nale all'interno della complessa realta di cui erano parte. 12 G. DEPOLI, op. cit, pp 242-243, riconosca nella regione libumica due típi principali: "ll primo tipo e dato da case ad un piano; a! piano ds sopra, il solo che serve da abitazione, si accede por una gradmata esterna che adduce ad un ponteo sopportato di regola da arcate a tutto sesio, e coperto da un tetto sporgente sorretto da colonne di sasso o (presso i piü poverr) di fegno; il piano terreno sesve da cantina. L'altro tipo e dato da case a solo piano terreno, coll'ingresso nef mezzo della facciata; questo da su un corridoio sui quale da ogni lato si aprc í'accesso ad tina camera, la cucina sta di fronte all'ingresso. e di soíito sporge all'iníuori con un'abside semidrcolare; dove non sia ancora soppíantato da un focolaio economice in ferro, si vede un focolare basso, elevato da (erra 20 o 30 centimetri, e circondaio da panche, suüe quali l'intera famiglia si raccoglie nei mesi ¡nvernaíí". ll secondo tipo c evidentemente ía casa con fornica, la descrizione del primo potrebbe anche riíerirsi alia casa con balidóc. ií tipo ¡¡húmico delineare dal Nice, accostando alia tipología derivata dal Depoü osservazioni dirette, presenta numeroso conlraddizioni é ambiguitá. Nella classificazione finale é incluso nei gmppo con entina a pianterreno. Cosi ad esempio sono descritte come "schiette rappresentanti dello sitie lócale" alcunc ca<;e della zona di Mattuglic (Matulji), con "la cucina