LA SCALTRA J Intermezzo da reckarfi in miifica dalla Compagnia COMICA ITALIANA IL CARNEVALE cleir Anno 1765. IN LUBIA NA Dcdicato al Merito impareggiabile delle DAME, e CAVALIERI DI DETTA CITTA. CoN Licenza de Superior!, h UBIAN Ay Stampato da mc Gioyakni Fkdrico Eoer. GRAZIOSISSIME DAME E GENEROSISSIMI CAVALIERI. (^fferta magglore, fe li confi-dera la fcarfezza del no- ßro talento, nonpuo prefen-tarfi aVoi, nobiliÜime Dame, led umaniffimi Cavalieri, dalla nolbra Comica Compagnia , che la ftampa della prefente muficale Operetta, perche nuova afFatto nel fuo poeti-ICO intreccio, nonmeno, chenellamu« fica , ma ofFerta piu tenue, fe Ii conll-dera la fübiimitä del merito Voftro, ( confeffar ci conviene ) raffegnarvi non fi poteva. Non fi attribuifca percio dalla gentilezza Voftra a temerita, fe affidati a quella uraanitä, che vi e propria e per atteftare Tinalterabile noftra divozione ci fiamo difpofti a dedicarvi 6 ^ La La ŠcaJtra ViJkneJh, ch' e il tto'o del-la compofizione a Voi ra'regiiata. Sia. mo ficuii, che dalla granclezza dell' animo voftrofara efaiiiinato il buon cuo-re degli offerenti, e non la qiialita dell' offerta, per la quale , Nobiiillime Dame , e Cavalieri , cliiedendovi umil-menteperdono, vi fupplichiamo acon-fiderarci quali con tutto il rifpetto ci protelliamo DI VOI GRAZIOSISSIME DAME E GENEROSISSIMI CAVALIERI UiniliiTimi, ed offequiofuriiui S e r V i U COMJCI ITA LIANI- (p^ ^^ ^ ^^ Ä PERSONAGGI: IL CONTE CORNALUNGA, II Sigr. Marco Tofcani. LISETTA CONTADINA. La Sigra Gertrude Dotti. MINGONE CONTADINO, parte mu ta. La Scena rapprefenterä una Campagn« con picciola tnontagna da una parte, e dair altra H profpetto di viilarec-cia capanna. V j)^»^ )&.<{ t; ^i^Xx^^*^^ PARTE PRIMA. Campagna con , inontagnetta da una parte,^e capanna dall' altra Lifettay e Mhtgane in difparte* hrßtta. '"pOmafo e U fol, Non tuoua piii. Le pccorelle Van fii, e glu. Pafcendo vanno Dl qua, e di la, Godendo vanno La liberta. Via Mingone, che fai? torna il fereflo. La grandine h ceflafa. La ptoggia e fertninafa, Ü tempo e quefto Di fortire a I'aperto, E rlcondur le pecorelle atprato. Non perder tempo ... (a) Che? Til vuoi venir con me ? , . . motivo ? Eh via non arroflir, fplega il tuo core . . , A4 To (a^ Mingom woßrd äi volergli parlare. (b) Mojira vergogna. Tn fei coffo, e vorrefti Meco fermarfi a ni^ionar d' Amore ? (a) (Coftul non fi dIsguiH, Che giovar mi potr.i iie' miei dife3nl.) Miiigon , gradifco i fegni Del tiio fiDcero Amor ; forfe col tempo Quel tu farai . . . ♦ Chi sä, Per cui perdey dovpo la liberta. Ma le fe ver, che ml ador: Devi obbedirmi, e al'or, che col figliuolo Del padron noßro a ragionar nii vedi, Tofio prefio a me riedi, Che non vorrei . , . M'intcndi? . . , fi, Dubito, ch' ei m'infulti. Ct») E dove vai Cosl furtofo. (c) Nö, fermati, afcoUa, Baftouar il Padron per un fofpetco ? Puf) dar , che fia fallace 11 dubbio mio , Pria vuJj venlrne in chiaro. Prello riforna, intantoparti . . . Addio,(d Oh poverb Mingone, Quanto fei baccellone, Se credi che ad amarti io IIa difpolla. Tu devi quefta volta EfTer il commodino, Che' mi faccia acquilhr il Padioncino. 6ia me ne fono accorta, Che ha per rae de I'Amore; oiid' io vorrei Far (a) Fit eefim dt si. (b) Mir/gorje vt'.cl pdtiire, (c) Mojha voler baflonare, (d) Mir?gQ7ie furte. Far gl' inCereffli in'ei per tueto il tempo, Che ftare in quefto mondo Ii Cielo mi deftina , A Sigtiora paffar da Contadina. Suo Padre II Conte ü giä vecchio infenfafo, E benche ßa ftorpiato il Conte figUo. E fenza un occhio, tal deft rmitä Copre della Coutea Tcredita. Eccolo appunto, Affe voglio, che fla Pruova la gelofia DI qocl cuor. che vorrel fattb mia preda, Senza che di mie brame ei fe ne avveda. Conte, e detta Conte, Schiavo Liletta. Lijetta. Scliiavo! Che falutar eil voftro? Co)3te. Jii confidenza Trattar teco vogP io Pcrcho cii piaci, e fe: i'idolo mio. Life:U, Oh certo! il grande onore Mi vien, da quefto amore! e che credete Che altri non m'ami, e ch'io noa ami alcuno? iSe fono I'idol voflro, oh tengo anch'io Qaakun. che in quefta villa el'idol mio. Cottte. Come! ed avrelliardire A me di preferire A 5 Qoal. Qualche vlllatlo indegn», E iion gra'lir glJ affetti del mio core ? Ltfitta. E quando mai parlafte voi d'amore ? Coatsy Ben te ne parlerö adefTo: Ah tn non fai! D^l di, che ti inirai la prima volita, Un Mongibel uel ftao Parvemi di fentire lo credea di morire ! e or pur morrGi, Se degli affetfi mlei preadelTi gioco Lifettai Adagio, adagio unpoco Volete voi fpofarmi? Conte. Oh queflo no. Awilrre nor vu6 la nobil mauo. Lißtta, Dunque andate lontauo, Che nf'a vuc neppur io Accordar I'amorraJo fuoricJis aquello, Che un giorno o I'altro a me darä i'anello. Co»te, Corpo di Uacco, afFe, Che avrai che far con me. Lißtta. Ehi, abbiafe giudizio, fignor mio, Che fcnza fpampanate Corpo di Bacco le fo dire anch'io. Cmt(. Via via non irritarti. Porder non tl vorrei. Sacrificar potrel di mi a famiglia II luftro, e lo fplendore A quello, che per te tni fenfo, amore. Ma il Padre, che direhbe? i mieipareati! La nobilta . , . Che maledetto imbroglio Fra cento rifleflioa voglio, e non voglio, Si Si pu5 per efempio . » Lifetta vieQ qoä. Se 11 Padie len vä Al Mondo di 1\ . . » Ma pol noti va beae. E troppa eOTpletä, E fempre fi offende' La mU nobilta. Sl pub, Lifetta. Vol da rider mi fate. Invan vi afFaticafe Di combinar iafieme Di voftra nobilti l'alfo fplendore Coli' Amor, che per me nacrite in core* Poco fa v'ho pur deteo, Che vago giovinetto Difpofto di far femper a modo mio, Sicome e l'idol mio, Sari anccr mia roarito. Conte. E voriai preferire AI Contö Ccrnalunga ua villanacclo ? Ah per pieta, nol far, Lifetta mia, Lifetta. (Egli m'ama da ver, fe ha gelofia.) Cante. Non mi mortificar. Lifetta. Ve lo rldico. Del Voftro amor non me ne Importa uti fico Conte, Cara Lifetta mia, gradifci il core, Che forfe un di la mano .... Lifetta. Forfe, mi dite? Credete, che io ml fia nna sfacciatelU? Queßa da veio e belkl Aödat« Andafe alia malora, die il niio core Nol facrificQ a uii uom fenza cervello, E la jnan vuo donarla A un giovlne, che fia graziofo , e bello. Querto core non e fatto Per un sciocco, e per uii matfo Vub donarlo , e regaiaiio A chi pare, e piace a me. Vuö donarlo a un Paftorello, Che fia vago, e che fia bello, Ritrofetto , femplicetto, Tnfto grazia, e futto fe. Gii lo fo, che vi difpiace; Ma conviene darfi. pace. Lo fapete, m'infendete Quefto core di chi e, Va via Conte Solo. Cetite. Dunqne a quel , che fi fcnte Coftet non vuole aniarmi , , . lo iioji capifco . . , Ma fe fprezza TAaior, la corapatlfco, Povera Mgazzina, E'oneßa, e innoceatina. E' tanfo bella.... Ah Conte Cornalunga abbi gindizio, Kon gettare il cafato in precipisio. Riflettl , , » . e che rifletcere degg'io? Se Se fpofo a genio mio Una coDtadinella oneüa, e buooa. Cofa potranno dire ? fiBalmeate Nobile fono auch' io ppr accideüte. Era vlilati mio Padre , e col danaro. Che gl i lafcio morendo il fuo Padron« Si e i'ateo un Signorone. La Confea ii e comprata. Mia Ma'Ve e in villa nafa. La fpofo , che in fua Cafa Serviva da ragazza, E fdrö coa Lifetta un' egual razza, Vorrei, e non vorrei , . . Di si, mi dice Amor. Ma ne i rlfleffi nüel Par, che m'arrefti il cor . . . Si. si che farla io vuö. Ma piaa, penfiarnci OQ pi>. Se mai . . . fe dico voglio , » , Oh maledetto imbrogilo, Che debba far, non sö. Vorrei Mingone, che /o ßä ojjirvando, Contf. Cofa uü vai guardando Con quella brufca cera ? (a) A me tu vuqi Faveilare ? e
  • ei, bt-iJecJie mi maltratei, Lij tea. Obbli^athLma. Cortte. Che morire io dovrei da difperato, Se non folli da te conipaflionato. Lijetia. Ma che vuole da me ? CoKU. Mia vita fenti Quel, ch'io bramo, n'ftrefto ia quefti accenti, Vorrei quel core in dojio .... Va via, non mi ftancar . , , . (^a) D'amor s'io d ragiono . • . , Va, che Jioa ci ai da entrai: (b) lu fomma, la fua mano, Cara , vorrei col cor. Ma fe con te non parlo. (c) Ma fe nou c'entri iu queflo, Va, che ti porti ii diavolo. Per carita va prefto, Non ha piii tiemnia il cor. Se vuoi, che amor ti punga,. . (d) Eh giuro a Bacco, e luuga .... (e) Con quefta fpada.... Ah d6, Tutto fopporterb In grazia del mio amor. Vorrei ec: (f) B Ltjtum (a) a Mingone , che gn va aprejfa. Come Jopra. (c) Come Jifra, (rf) a Lijete<), (e} pore tnano ailti ff ^"''' m »a vi4 , t J^Ji^oM uM»"' L'lfetta folay e poi Mingone, Lijetta. Affe, che indovin^i, Qualor determinai Di molirarmL fprezzanee alio fue X'oglie, E poHTo adeflb dir con foiidamento, Che mi dara la mano, Ed iu apior farä il mio cor content». Pur vuo Tultlma prova Di fua fiaceriti teatare ancora. Uli bel penfier per ora Mi viene in fantalia E vub, che pofto fia Toflo in efecuzione. .Ehi, dove fei, Mingone.(a) Vieni, caro, con me. Da te ml preme Efeguito ua mio cenno, e in amor poi, Nou dubitar < ci aggiuflerem tra noi. (Ja) Conte Solo Lifetta, idolo mio. Tu mi marceili il fen, E fon tucto velen Dache ti adore, L'^more e troppo rio, E r^ltna che ti onora, Kel feno aumenta ogu'or« II fiet martoro. (a) firte Mingntie, (b) Va vin ega MingMt Mhigo-.it da Soldatö, Conif. Che figura e Codefta? al volfo, a TatCi» ]\'ji rafTejnbra un foltlaeo, Oli fo-vlcore. (a) Äon io per übedirla, iiiio fignore. II Cojife Eeccanotti Cornaluiiga, Per qneUo, d.e Ii dicc, e il Padrc mio. J e al iiglio vuol parlar, quello fou io. (b) Grazie, figiior, peimetfa, Che Icgga il contenuto Del prefentato fogb'o. (Che diavolo iari codefto Imbroglio.) „ AI Conti n Cornalunga (c) „ La Marchefa Sportella inv'ia il prefente ,, Per mezzo di im parentc, „ Suo congiunto di fangue, „ FacendogU fapSre, „ Che vorrebbe Tonor dVfler ainmefla „ A un fegrcto colloquio ; „ Pojche viver non puö, fc npQ otticne „ Dal Conti D Beccanotti, „ Amorofo conforto alle fue pene (d) Cofa mi dice? (Oh vi vorria anche quefta» Chefe non TafcDltalTi, Mi faccfTe coftui faltar la tefta,) Ma, fignor .... (dj Nö, Ii femi in corte&a. (Non (a) MtKgofie lo falata,e mo/ira di volergU farlare' Cb) Mingo7te gli äh un fogli o, (c) Legge-. (^d) Mingone mtKaccin, (e) Come fo^ra. (Non ebbi in vita mia Una fimii paura. lo die foil per natura, Sia detto per mia gloria, un pbpoltrone. Son bene imba'azzaco: ) Faccia, fignor Soldato , La Pareiite vcnir, con condizione , Che non rnHntiinorifca, Meiifre al fuo ficro afpetto Parint d'aver il ter-emoto in pe«o, Life(ta vsflita da Dama mafcberata. Lißtta. Son Rejnina, e fono aijiinte. Ma d''ua cor,che fia coftante, Non ni'iniporta in verJci. Cangiapiir, che cangio ancli'lo, E velremo, idolo m;o, Chi piii fpsi^o canfveri. Son &c. Conte. E quefla? E perche vienc malchcrata? (a) All ah, dunquc non vuolc Smarcherarfl, A; piia Non fö faperle Tintenzione mia. Pari! pur, chediri) il mio fcntiincnto. Lifettn. Duiiquc a voi mi presen Co D'alta profapia illuftre dilcendente, Figlio di feinidei, fi-attel di Erot , Per dir ch'jrdo per voi Del piufincero amor; che il voftro core In merce del mio ainore, Chiedendo a voi v' ofrro la nobil mano, Efiben- (a) A Mingone, Efibeočlovi ancora in ful momenfo. In prelen?a di quefto feitiinonio La coiueOa Spordella in maerimonio, Conte. (Or fto frefco da vor) promejfo a lei» Che per oaore avi'ei Di tal Dama poter efTtr maričo; Ma ad un akro partito JVIiconfigUail dovei',rinclinazlone. (a) Ah ft fermi fignor con quel bailono, Lifitia.CoixitI k Dama mia pari, Clie la inano, cd ilcor v' otTre in tribüto, SeuEa pimto penfar date un rifiuto ? Covte. Dill) .... Lijetta. Quefto noi fofFre L'antica nobilti de' miet natali. Cante. Ma Srr^nora Conteira .... Lifetta. A voi Cu^ino, Che da quel Sangue istefTö, Ond' io tralTi il natal, siete discefo, II ^raflo vilipefo Di nolVi-a nobilfa fia rifarcifo Dal v'oflro braccio ardito, e fe vl aggrada, Vendltafe il rifiuto colla ifpada. (b) Contf. Colla fpada ! Eh (1 fermi in cortefia. Cola crede, ch'io fia Ne^ duelli ammaeftrato ? Sempre ho delidcrato Viver iti buona pace, e fe mai vuole Di quel, che dice lei, foddisfazione Prenda pare un baflrone , B 3 Ch'o (a) Mwgatze aha.' il baß one. (b) Mtvgone vyoi metier mam alia fpada. Ch'io preparo la fchiena, e fuo Cugino Meai a dritfo, e a roverfcio, Ne dubifi, cfie a. qnefto io confradicM* Mi nii falvi la pancia p;r I fichi. L:ßtin. N{): vi esltnete invano Da una rifoluzion delinifcva, O che qui sii rUlantc Mi do vete la man dare, e I'ancUo, O pur con mio Cugino Senza contradizion far il duello, Ebben die rispondete ? Canie, Ma voi mi confondote. (Dire vorrei di nb, ma mi fpaveneo,) Li fett a, Non tardate o Cugin duuque i I cimcnto.(a) Contt, Piano per carita, fi fermt . . . Ah u6. Tutto quel-, che lei vuoie , efeguiro. LijeHa. Sarrte fpofo mio? Camt, Signora si. L/fetta. Vi piaccio ? Co*!fe, Non lo fo, fc mafchcrata Innanzi a me vi vedo. Lifetta. Se fiefe mio, concedo, Che ponTiate vedcr la fpofa in volfo, Porgetemi la man. Ctntf^ La man vi porgo. Lifina, E Lifefta ? Conte, Lifotta alia nialora Vadat pur. Per (a) Mingone ß mitte in guarJi^. ijjetta. Per ora. l.a parola mi baßa, Compirein I'lmeiieo folcnaemenrt. E perö coDvenienea, che fappiate Or con chi favelUte, E che si veda Dal Contio Beccanotti, e Cornalunga 11 volto peregrino D«lla Dama Sportella, efuo Cugiao, (a) foBf^. ( Oh Diavol maledetto ] ) Lijetto, Ecco Signore, Per prova del fuo amore (Juella Lifetta, che farebbe ftata Col tempo corbellata, Se avefle avufo in capo la pazzla Di fecondare voftra fignoria. Per Uli vile tiniore Ebbe ardir ad incognifa perfoca Efibir ciecainente il coir, la mano, Jvlandando alia malota La povera Lifetta, e perche bramo Vcder an^i gradlto I'amor mio, Signor Contiao , vi ftramando aijch'io, Conte, Cara Lifetta . . . %.ifetta, Cara dite a colel, Che maltrattafle ? andate, I^« mai piit vi azzardate (a) Si leva U mafrkntf « IjftingQi» gH jUvi. Di parlarmi in fal guifa. ludegno ! io voglio, Giacche ho i'amante in proiifo, V ejidicarmi ibl latto de i'aiFronto. )Si, voi fiete un 'vago amante ISato apofta per aiuar. (a) Che figura, che lemOiante Da doverfi. difprtzzar ? ([b) Quel bel vilo il cor nii alletta! Ma in amor non ci vuol fretta, Ci vuül tempo, e ft-deltü, (c) Tiaditore, dal tuo core II inio core imparera. (d) Idol mio, si si, v'intendo, E gia m' accendo a' voftri rai. (e) Crudeiaccio, lo vedrai, (f) Se il tuo cor Ji pentira. Si voi &c. Mingone. (g) Conte. Ah nö, ben mio, Perdono al fallo mio, fe difprezzato Ho quel, che in'ha piagato, Tuo gratiofo vifetto, Non t'u gii per dirpetto. lo foa poUrone, E piutollo che farmi sbudellare Vorrei, te lo coafelTo , Tutto (a) a Mingone (b) aI Conte. (c) a Mingone^ (d) alConte^ (e) « Mtngont, (t) al Conte, (g) QUmtmAo Mingone, Tuffo il nobile felTo Senza alcuna riferva difprezzare. T'aiiio, e fe non mi credi, al grave torto A tuoi pie mi vedrai caderti morto. Lifetta, Se diccfte da vcr. Tel giuro, o cara, Per la mia nobilta. LifeKn. PofTo lidarnii? Conte, II Conte Cornalunga, Le fue propolizion non gefta in vano. Sc lo vuoi, ful moment« Per ficurrezza tua ti do la mano, Lijetta, OrsU , baflanti prove Ebbi del voßro amor. Caro Contino, Auch' io di vero affetto Ardcr fentiami il petto Per voi, mio beu; ma volU Efler, pria di fpiegarmi, alTicurafa, Per noa rellaine poi da voi burlata, Miugoii, ti icndo giazie, e mi perdona, iSe per effer Signora, Teco finsi fin' ora, E poiche per tuo mezzo 11 Coatin Cornalunga e mio Marito, Tu farai tra' miei fcrvi Da me ijuel piia diftinto, e II favorito(a) Non vorrei, che coftui . , , , Ctnie, Non dubitare. Prometti d'effer mia? Lifetta, (a) Mingone fartt minaccianig. Lißtta. Sarai itilo fpofo ? Conte. Si, tuo fpofo farö, mio bei teforo, Lifetta. Ed io folo per voi laoguifco, e moro, Conte. Dammi la mano, ö cara, Lijetta, Prendi la man , ben mio. Conte, {"Che bei continto, oh Dio} Liptta. [che Fortunato araor ! CoKte, Non e/fer meco avara. Lißna, Lo fai, che tua fon'io. Conte. .fDeftltt perverfo, e rio Lißtta. [^Noq ci tormentl il cor. Dammi &e. Fine deir intermezzo. ^^ ^^ ^ ^