PROGRAMMA CAPODISTRIA TIPOGRAFIA COBOL & F 1890 «-že ra -e^-eg-^a-w-gg-.^^-g-a-^Si&a-w-^-i^^-eg-w-cg fe a as PROGRAMMA DELL’ I.B. GIMASIO STJPEBIORE DI CAPODISTRIA CAPODISTRIA TIPOGRAFIA COBOL & PRIORA Parte Prima: Lo Statuto dell’ Isola di Cherso ed Ossero (parte seconda) per cura del professore Stefano Petris. Parte Seconda: Notizie intorno al Ginnasio pubblicate dalla Direzione, Edit. la Direzione dell'i. r. Ginnasio. LO STATUTO DELL’ISOLA Dl CHERSO ED OSSERO PARTE II.a Cessato il governo feudale, coll’aprirsi del XIV secolo (1304) comincia la signoria diretta della republica sull’isola di Cherso ed Ossero (1304-1357), malgrado in veritä anche durante il dominio dei conti feudali Venezia abbia governato or qua, or 1&, direttamente la contea. Per la guerra combattutasi poi fra Luigi d’Ungheria e la republica, 1’isola colla pace del 1357-58 (v. Progr. 1878-79) toccava in sorte agli Angioini, ehe la davano in feudo alle famiglie Saraceni (1371-1397) e Gara (1398), fino a che Venezia non la riebbe nel 1409, 9 agosto, quando cio& la comperava da Ladislao di Napoli. Per studiare quindi la forma di governo, e le fasi a cui ella and6 soggetta, mi pare sia necessario vedere quali sieno state le relazioni di diritto degli abitanti coi signori, ehe vi tennero il dominio, cioe cogli Eruli (476-489), Goti (489-535), Bizantini (535-1018), Veneti (1018-1105: 1114-1357; 1409-1797) ed Ungheresi (1105-1114; 1357-1409), accennando soltanto a quello di Ladislao di Napoli (1402-1403), che fu dominio piuttosto di noine ehe di fatto, come fu nominale 1’ investitura da lui fatta ai de Gallis *). Sembrerebbe naturale che 1’ isola, col mutar di signoria, abbia mutato a sua volta le sue istituzioni interne, e siensi quindi modi-ficati nella loro essenza quegl’ ordinamenti politici e civili, ch’ ella aveva ereditato da Roma. Ora nulla di tutto ciö; comune autonomo, malgrado non riconosciuto, ma impostosi per la debolezza od inerzia di chi 1’ avrebbe potuta governare, ella s’ ebbe e leggi, e norme di diritto, e magistrature di schietta impronta romana, malgrado anche vi si fossero stabiliti popoli estrani. II dominio degli Eruli (476-489), come dovunque in Italia ed in Dalmazia, e perche breve, e perche rappresentato da nazione rozza, non pote influire sugl' ordinamenti imposti da Roma. E non li toccarono gran fatto i Goti (489-535), ehe, assimilatasi la coltura italica e fusisi quasi ai Romani, parvero voler far rivivere con Teodorico e Cassiodoro i tempi di Augusto. Infatti sotto il regime goto ogni cittä col suo distretto formo una respublica e mantenne di fatto tal titolo, assunto durante il governo dei cesari di Roma. La respublica era governata da un com.es (podesta), quäle presidente della Curia (senato, consiglio municipale), a cui incombeva il potere giudiziario. E dal comes dipendevano i cle/ensores ed i curatores; quelli addetti alla difesa della terra, questi ali’annona. S’ intende che non vi mancava il consolare, magistrato ehe esigeva le imposte pre-diali, e da lui dipendeva il siliquario, che riscuoteva i dazii sulle merci. L’ autoritž. suprema della Provintia Dalmatine, a cui appunto apparteneva 1’isola, era il Princeps officii, ehe esercitava il potere giudiziario in appellazione (provocatio), ed era investito del supremo comando degli eserciti; la sua residenza era a Salona, capitale della provincia. Di tal forma di governo, in parte dissimile da quello d’ Istria, si hanno prove nelle lettere di Teodorico ad Epifanio «viro senatori provinciae Dalmatiae», a Simeone «de siliquatieo in Dalmatia exigendo», nella «formula Principis Dalmatiarum de Prin-cipatu» e nelle lettere di Cassiodoi’o (v. Cassiodoro, Var. üb. III. ep. 25, 26; lib. V, 20; Carli, Ant. it. p. III. lib. II; Cassiodoro lib. IV. ep. 8). Addunque, durando il dominio goto, Ossero si resse con quelle stesse norme, con cui s’ era governata ali’ epoca dei Cesari; vi son mutati soltanto aleuni nomi di singoli magistrati, non pero le loro attribuzioni, malgrado si osservi giä una accentrazione di poteri ed una limitazione nell’ esercizio di questi. II comes corri-sponde infatti ai duurnviri o praelores; egli presede si alla curia, ma non ha il potere giudiziario, e sorveglia soltanto 1’amministrazione della cosa pubblica. II diritto del iudicimn e passato alla curia (giä decuria municipalis), ed i suoi deliberati dipendono dal Principe. I Goti dunque, mentre provedono all’amministrazione della giustizia in forma piü razionale e meglio adatta a.quell’etä di decadenza morale e di ignoranza, non trascurano quanto si riferisce ali’esa-zione delle gabelle, non piü riscosse dagli arcarii municipali. Codesta restrizione di poteri nell’ autonomia municipale, consentanea anche allo spirito del popolo goto, durö quanto il loro dominio; quello ,dei Bizantini, debole, tiacco e di un’ inerzia paurosa, permise la completa estrinsecazione di libertä. E questa forma di governo 1’ ebbe anche Caisole, la republica fondata da Vespasiano imperatore (v. Progr. a. 1884-85); ma, mentre Caisole giä dalla sua fondazione fu respublica a se, Ossero lo fu appena dopo il 179, quando cioe veniva dichiarata indipendente da Albona. 11 distretto giurisdizionale delle due republiche finiva al colle di S. Bartolomeo, di maniera ehe Cherso e Hibenicia (Lubenizze), come oppida, dipendevano da Ossero (v. lav. cit.). Ed e da credere che, come per 1’ Istria, il grande Teodorico avrä anche proveduto al benessere della Dalmazia. Certo la lettera di Teodorico al Prefetto del Pretorio perche si ristaurasse in ogni miglior modo la marineria e si facesse di Ravenna il porto di guerra, avrä riguardato anche la Dalmazia, prima d’ogni altra facile ad aggredirsi da Anastasio imperatore, allora in procinto di portar guerra all’ Italia (508). E corae provide all’ escavazione dei metalli, cosi non avrä tralasciato di restaurare, come a Roma e nelle altre citta d’Italia, i monumenti distrutti; e come in Italia, cosi in Dalmazia, vissero gli uni presso gli altri i vinti ed i vinci-tori, gl’ indigeni ed i Goti, che, come appare dalla lettera di re Atalarico, ebbero anche in Dalmazia parte di terreno dei vinti (v. Cassiodoro, lettere, lib, IV, ep. 8). II dominio bizantino (535-1018) segna il principio deli’ istituzione dei liberi comuni; il solo vincolo che legava 1’ isola a Costantinopoli, 0 meglio al Catapano o Protospalario di Ravenna e poi di’ Zara, erano le 100 monete d’oro, pagate quäle tributo, e le laudi, che si cantavano in chiesa in onore dei Cesari d’Oriente; ben leggiera dipendenza se si voglia considerare che il primo non veniva esatto, e che le seconde di solito venivano cantate da quei vescovi, che per le loro relazioni con Roma e coli’ Oriente riconoscevano, o meno, la dipendenza da Costantinopoli (v. Progr. 1888-89). II comune (communitas, v. Rački a. 1871, p. 89, vol. VII Monumenta) era rappresentato nel conventus (1’ antica curia, consiglio municipale, detto anche consilium civium; Zara 1036, 43) da tutti i nobili e da quei popolani, che vi fossero stati nominati dal priore; e due erano i conventus per ogni singola communitä, cioe il conventus magnatum o maiorurn e il convenlus minimorum o minorum (v. 1136, 44; 1076, 102; 1097, 178). II conventus magnatum ammini-strava i beni della cittä, dava la sua sanzione a tutte le proposte dei priore e dei tribuni, era preseduto dal priore, il quäle aveva un sostituto, vicepresidente, detto prior iunior o secundus (v. 1097, 178; 1072, 93); dodici dei suoi membri erano chiamati tribuni, investiti del potere giudiziario. II conventus minimorum era il consiglio dei popolari, quasi i comitia tributa dei primi tempi della republica, era un orpello di diritti spettanti alla plebe, la quäle poteva soltanto discutervi quelle questioni, che la riguardavano direttamente, e che dovevano essere discusse nel conventus maiorum, 1 comitia curiata di Roma antica. La foi'ma di governo dei comune era aristocratica e quasi oligarchica, perche ben 6 vero che i tribuni duravano in carica un anno, ma il prior, eletto dalla curia, era a vita (v. 1070,52, 54, 65, 66; 1072, 93, 94; 1078, 123; 1091, 154-57; 1059, 159; 1069, 1076, 1080, 1085). 11 prior, assieme a due dei 12 tribuni, detti advocati (1078, 123), rendeva giustizia (componere contentionem, damnum), e la si rendeva secondo la consuetudine della terra (1089, 74; 892, 15; 926, 175), e molte volte, specie per il damnum, le questioni di diritto erano sciolte da giudici arbitri (1090, 153); egli faceva esigere il tributo, confermava gli atti dello scriptor. II tributo era o fiscale (1059, 51), o terratico (1080, 132), e veniva versato al fiscus publicus (1091, 157). Al terratico apparte-neva il ziurum (1076, 104), che consisteva in un’anfora di olio da pagarsi alle chiese, le quali non erano perö esenti da imposte (1018, 32, 35; 1069, 74, 77; 1076, 104; 1095, 159), la colecta ed i dacia, da pagarsi ai re croati quando si voleva mercanteggiar nelle loro terre (1077, 111; 1078, 115). Ciö tutto, in quanto riguarda al tributo, non posso perö asserire valesse anche per 1’ isola di Cherso, perche di tale specie di tributo si fa cenno soltanto nelle relazioni delle cittž. e delle isole della Dalmazia coi re croati, ed ho detto ehe Cherso ed Ossero non furono mai soggette ai re Croati. Lo seriptor, scelto dal corpo dei nobili secolari od ecclesiastici, rogava gli atti pubblici (decretmn 1069, 118; dictamen 1069, 78; actum 852, 5) ed ora un capellanus, diaconus capellanus (893, 16), diaconus (918, 18), episcopus (986, 22; 1018, 84), presbjjter (1034, 42), monachus (1Ö62, 63); se secolare era detto cancellarius (1976-78, 113, 110, 121). 1 pubblici atti, dette carlae o cartulae, erano di piii specie, p. e.: donationis, traditionis assentionisque, absolutionis et libertatis (per gli schiavi — perche e da sapersi ehe la schiavitü, malgrado la chiesa, era in pieno vigore in Dalmazia — servorum emptio 1080, 124, 134, 135; venditio, 1076, 144; donatio 1080, 131, 135; servus factus pro debito 1080, 135; servus manupressus 1080, 131, 135; servi redernptio 1080, 128, 135; liberatio 1080, 134), cartula promissionis, securititas, definitionis, testamenti, conscrip-tionis. Le chiese aveano propria giurisdizione e perfino il diritto di portar guerra (4076, 107; 1090, 176), per cui il prior e Vadvo-catus, insieme al vescovo od ai suoi dipendenti, decidevano le liti fra le chiese ed il comune (1078, 133; 1064, 63). Certo ehe gli abitanti saranno stati costretti a prestar servigi militari, pero tanto erano deboli i vincoli ehe legava 1’isola a Costantinopoli, anzi tanto era ella indipendente, ehe mai si fa cenno di prestazioni di guerra. Tale forma di governo duri» anche sotto il protettorato veneto (1018-1085), e poi sotto il primo periodo del vero ed assoluto dominio di Venezia sull’ isola (1085-1105), come lo provano i varii atti rogati in quelle epoche; vi si riscontrano infatti le stesse magistrature e gli stessi ordinamenti (1091, 157; 1096, 176; 1097, 178-79). La republica volle cosi saggiamente rispettate le leggi, gli usi, la libertä, municipale, e ciö per render meglio accetta la sua signoria. Suo scopo era quello di aver col possesso della Dalmazia, come ho detto (v. Progr. Pirano 1872-73), un paese ehe le garantisse il libero commercio nell’Adriatico e le offrisse valenti marinai per le sue flotte. S’accontentö quindi di mandar suoi legati in Dalmazia per trarne soldati e navi per le spedizioni in Oriente (1097, 470). II vero dominio di Venezia fu anche troppo breve perche potessero attecchire nel nuovo possedimento veneto altre forme di governo, pur ammesso che Venezia avesse voluto imporle. E cosi avvenne ehe sotto il dominio ungherese (1105-1118), malgrado la differenza, anzi malgrado la disparitä di principi giuridici fra i nuovi signori, 1’O-riente, e Venezia, la costituzione interna dell'isola rimaše la stessa, anzi 1’ autonomia municipale non solo non viene ristretta, ma si esplica vie piu. Parrebbe infatti naturale che la Chiesa, la quäle con governo regolato e forte signoreggiava 1’ Europa, ed il feudalismo, puntello al trono contro il sorgere dei comuni, avessero influito a limitare la libertä dei municipii ed a restringerla, e ehe i re d’ Ungheria avessero permesso quindi, e a quella, e a questo, anche in Dalmazia un' ingerenza negli affari dello Stato. Ora ciö non avvenne. E ben vero ehe il re con un consiglio di principi ecclesiastici e secolari, tratto, tratto portavasi anche in Dalmazia a tenervi dieta, a cul comparivano i magistrati di ogni singolo raunicipio (v. Kukuljevic, Iura regni Dal. Croa. et Slav. vol. I. a. 1102. 16, 1718; 1103, 19; 1108, 20; 1111, 21 e Progr. Pihano 1872-73). Pero tali diete con-fermavano anzi i diritti, i privilegi, le franchigie dei municipii dalmati, i quali erano perfino esenti dal pagar tributo al regno d’Ungheria, ad eccezione degli introiti del porto, dei quali due parti toccavano al re, la terza al conte (priore) della cittä, la decirna al vescovo. L’ isola quindl era stretta ali’ Ungheria, e cosi tutta la Dalmazia, piii per mezzo di una eonfederazione, che per stabile ed assoluta dipendenza, ed il nuovo dominio provide fin a svincolar le chiese dalla dipendenza, in ehe le teneva Roma (v. Fejer: Cod. dipl. II 32. 37; Kollar: Hist. dipl. iurispatr. regum Hung. 54, 107; Katona Hist. regum Hung. III. 146; Endlicher: Monumenta, 375; Kukuljevic o. c.). Perciö la lotta di Colomano con Pasquale II, e la libertä concessa ai Dalmati di servirsi della lingua slava nel culto divino, riconosciuta poi da Innocenzo IV (1252) ai Benedettini di Veglia, sul modello della traduzione fatta del breviario e dei salmi da Nicolö di Arbe con lettere glagolite giä nel 1122 (v. Toldy: Geschichte der ung. Liter.). Fu anche per questa ragione che Colomano cercö di rendersi accetto ai nobili col regalarli di titoli e di terre, come fece con Pietro, vescovo di Ossero, ehe s’ebbe il titolo di Generalis Domini Regis Curiae. Stabilitosi pero il dominio veneto (1118— 1357), la republica, e perche piu forte deli’Ungheria, e perche sapeva ehe essendo meglio accetto il suo governo, gl’ isolani avrebbero sop-portato in pace uno strappo alla loro libertä municipale, cercö di limitare i diritti dei municipii. Cosi fu che quando Ordelafo Faliero confermava agli Arbesani i loro diritti (1118), anche li restringeva volendo ehe il conte (priore) venisse confennato da Venezia (v. Kukuljevic o. c.). Poco dopo, a farla cessare del tutto e per meglio ras-sodare il suo potere, stabiliva sulle isole una specie di governo feudale (1066-1304). Ma non era facile cosa il distruggere cosi ad un tratto 1’ autonomia dei municipii, e specialmente Cherso ed Ossero vi si ribellarono; la republica poi, avvedutasi ehe con tale sistema di governo la sua signoria riesciva molesta, provide ad una opportuna modificazione nel reggimento deli’ isola. Quel tratto di tempo dunque che corre dal 1166 al 1305 e un periodo di lotte sorde, ma continue, contro i conti feudali e di tergiversazioni di Venezia per modellar nell’ isola una forma di governo, ehe conciliasse le sue aspirazioni con quelle degli isolani. II dominio feudale ha principio per 1’isola di Cherso ed Ossero nel 1166 quando cioe i fratelli Leonardo e Nicolö, figli del doge Vitale Micheli, vengono investiti; il primo, di Ossero, il secondo, di Arbe (v. Progr. 1888-89). Non mi fu dato di leggere in nessun luogo 1’ atto di investitura ne di Leonardo a conte di Ossero, ne quello di Daria, sua sorella, che gli successe, per cui non mi e possibile precisare quali sieno stati i diritti da loro goduti, quali i loro doveri verso la republica, e quali le relazioni di diritto fra gli isolani ed i conti. Tutto ciö possiamo soltanto vedere nell’ atto del 1208, quindi in un documento relativamente abbastanza prossimo all’ investitura del 1066, quando cioe, estintasi la famiglia Micheli, i Morosini, loro parenti, e propriamente i fratelli Roberto, Giovanni, Andrea e Pietro, figli di Daria Micheli e di Ruggero Morosini, vengono investiti dell’ isola di Cherso ed Ossero2); meglio ancora dai successivi, e da quelli rogati dopo la fine del dominio feudale. Dallo spoglio di quei documenti apparisce che 1’ isola, come ho detto, non volle cosi presto acconciarsi alla perdita della sua libertä municipale; che Venezia stessa cercö a sua volta di disfarsi di tale sistema di governo; che Ossero, Cherso e Caisole avevano propria giurisdizione e proprie magistrature, dipendenti perö dai conti feudali, ai quali si pagavano annualmcnte tributi e regalie. — Infatti nel 1226 i Morosini non erano piü conti dell’ isola. I Caiso-lani, costretti dai conti feudali a rinunciare alla loro indipendenza, si ribellarono, sgozzarono meglio di 140 animali grossi, appartenenti ai Morosini e quando Venezia, per quietar il tumulto, mandö a Cherso Nicolö Quirini come podestä, questi fu ucciso, e le cittä di Cherso ed Ossero, per salvar dallo sperpero le greggi appartenenti ai Morosini, furono costrette di averne cura speciale e di farle condurre a Cherso. La republica, vedendo che anche il suo nuncio P. Morosini non poteva riuscire nell’ intento, comandö si conducessero come ostaggi a Venezia i figli dei cittadini piü nobili, cioe Giovanni e Domenico figli di Matteo Marino, vicecomite di Cherso e suo nepote Cipriano, e un tale Prema; soltanto al Doro, Donato e Giuliano, messi di Venezia, riusci nell’ottobre dell'anno 1227 di rimettere la pace negli animi esasperati. Da quell’atto appare poi che i Morosini eran potenti assai e signori di vastissimi terreni sull’isola se possedevano quasi 2500 animali minuti, e circa 200 animali grossi, e che ben in breve tempo erano riusciti ad ammassare tanta ricchezza3). E fu tale l’esarcebazione degl’ isolani pel pro-cedere dei Morosini, che la republica pensö bene di mandar a reg-gere 1’ isola un conte per due anni, eletto dal maggior consiglio; perciö nel 1228 vediamo conte di Cherso ed Ossero Matteo Giusti-niani ed in un documento del 1236, riportato dal Lucio (v. Progr. 1888-89), appariscono si i fratelli Leonardo e Pietro, ma non col titolo di conti di Ossero, anzi nel 1260 appare come conte Giovanni Tiepolo. Di piü ancora; nel 1268 Venezia stabilisce «quomodo commi-tatus Chersi esse debeat ad tempus duorum annorum (Ljubic, Mo-numenta p. 104 N. 132), per cui Marino Dandolo, Tomaso Giustiniano, Marco Gradenigo e Marco Micheli l’un dopo l’altro, successivamente, coprono la carica di conti di Cherso ed Ossero (1268-1276) 4). L’ i-stesso carattere degli isolani si ribellava al dominio autocrata dei conti feudali, perche non era consentaneo alle loro aspirazioni ed all’amore di indipendenza e di libertä, come lo provano anche fatti successivi. Essi cioe, seguendo 1' esempio dei conti di Bribir e dei Katcic di Almissa (v. Progr. 1878-79), eransi dati alla pirateria (1276), anzi avevano assalite alcune navi, che dalle Marche portavano grano a Venezia (vedi nota 4); non cessarono mai di chiedere con insistenza che loro si desse un conte a due anni (1301)5), e quando poi sotto il dominio ungherese (1357-1409) 1’ isola fu data in feudo ai Saraceni ed ai Gara, protestarono vivamente mandando i loro messi Stefanellus de Petrisii, Dragogna suo figlio, Cristolino, Luciano, Lucieo, Nicola Agney, Lamprecio di Lubenizze, Kolycza de Ossero, Domenico di Caisole e Domenico Ianoti, come sindaci e procuratori alla dieta di Nona (1396), per essere esonerati dalle regalie e dai tributi da pagarsi al conte (v. anche nota 8) G). Pero sia ehe la republica avesse voluto premiare Marino Morosini, detto Bazeda, ultimo discendente dei conti feudali, per la sua impresa in Istria, o ch’egli abbia fatto valere i suoi diritti .sull’isola, sia che gl’isolani avessero preferito il dominio dei conti feudali pel fatto ehe essi erano sempre assenti da Cherso e quindi i cittadini si governavano a loro talento, come appare dall'atto del 1276 (v. nota 4), la republica nel 1280 investe di nuovo il Morosini del possesso goduto da suoi avi, ad eccezione degli scogli di Canidole, Sansego, S. Pietro de’ Nembi ed Unie, ehe appartenevano a certi nobili veneti (v. 1281, 130 Ljubič) 7), mentre Plaunich spettava alla comunitä di Veglia s). Ma i cittadini, memori dello sgoverno dei Morosini, pensarono di rinnovare i patti col loro signore, e non lo riconobbero (anzi nel 1282 fu conte Marco Micheli) fino a ehe nel 1283 egli non ebbe giurato i patti conchiusi9). Quando questi non furono osservati, cogliendo 1’ occasione che il Morosini nella sua assenza lasciava il governo ad un vicecomite, gli isolani domandarono, vivente ancora il Morosini, che si mandasse loro un conte da eleggersi ogni due anni (1301, p. 193 v. nota 5). Percio T anno appresso vediamo coprir la carica di conte Marco Morosini l0), nel 1303 Giacopo Zeno11), nel 1304 Andrea Doro sotto il di cui reggimento, secondo il cronista veneto (v. Progr. 1888-89), cessa il dominio dei conti feudali, e con Rizzardo Quirini (1307 v. Ljubid, I, 214), Bortolo Contarini (1307) n), Andrea Bragadino (1312) 13) ha principio la serie dei conti biennali. Durando dunque tali lotte, in cui, come dissi, il dominio feudale era interrotto dal governo diretto di Venezia sull’isola, e tanto che ben si potrebbe dire sia stato brevissimo in realtä, ma troppo lungo di nome, l’autonomia del municipio non pote mantenersi in tutta la sua potenza. 1 conti feudali, oltre all’ esigere un tributo maggiore e maggiori regalie di quanto non lo facessero i podestä mandati da Venezia, limitarono il diritto giudiziario, ebbero gran parte nell’ amministrazione della cosa pubblica e la accentrarono a Cherso, per cui Caisole perde la sua indipendenza amministrativa, e poco a poco Cherso divenne invece il centro dei governo. La lotta contro i Morosini non e quindi che una giusta ribellione contro il feudalismo, che, mentre estorce/a dai sudditi il buono ed il meglio, voleva infrenar la libertä. municipale. Pur in veritä durante 1’ epoca di vassallaggio vediamo parecchie magistrature, e sembrerebbe che le singole lorö attribuzioni sieno state regolate in maniera da per-mettere ampia libertä ed autonomia. Ma non e cosi. Le magistrature erano: il comes, il vicecomes, i iudices ed i. zupani. Parlerö prima dei diritti e dei doveri dei conti, sien essi stati signori feudali o podestä. biennali, poi delle singole magistrature, fino al 1409. II conte feudale infatti giurava di governare, conservare e di-fendere l’isola ad onore di Venezia e ad utilitä, dei cittadini secondo le loro consuetudini, di accogliere onorevolmente i nunzi della re-publica e rispettarne i comandi, di considerare i nemici di Venezia come fossero suoi nemici, di non contrarre amicizia coi nemici della republica, ne con corsari o predoni, e di pagare a lei 1’ annuo censo, ehe dapprima era di 400 lire venete, da pagarsi meta a S. Pietro e meta nell’ ottava di Natale, poi di 700, meta in settembre e meta in maržo. Doveva tener presso di se dieci armati, nominar un luogo-tenente, star nell’isola almeno otto mesi di ciascun anno, salvo ehe non fosse stato costretto di portarsi in qualohe altro luogo di Dal-mazia per negozi, ehe risguardassero la sua contea. Comerregalia egli riscuoteva il permano, la dacdaticau, la čarne tre volte al giorno quando visitasse 1’ isola, doveva avere un orto per gli erbaggi, ogni anno le meta delle galline, il diritto di farsi trasportare a spese del comune da Cherso a Venezia e viceversa, riceveva 30 lire di piecoli dai banni e dalle con dan ne, da pagarsi a lui a meta e in fine di ogni anno. Eleggeva i giudici insieme ai cittadini e ne con-fermava la nomina, convocava il consiglio, aveva il diritto di ap-pellazione nelle sentenze (v. nota 8, 9 e 2). Maggiori diritti avevano i conti ungheresi, perfino quello di eleggere il vescovo di Ossero 15). Sotto gli ungheresi, presso cui il sistema feudale ebbe maggior svi-luppo e piü consistenza, il feudalismo fu trapiantato anche in Dalmazia colle norme stesse, con «ni vigeva in Ungheria. Cio avvenne special-mente per lo smodato amore di liberta dei municipii dalmati, ehe mal potevano difendere i loro diritti contro i disegni di Luigi di far deli’ Ungheria uno stato potente, forte, vincolato ad una sola norma di diritto, per cui i municipii dalmati ottennero lo scopo opposto da quello che s’ eran prefisso. I Saraceni ed i Gara aveano quindi il diritto di tenere, conservare, possedere e governare le terre ed i iobbaiones l6) dei cittadini, di sciogliere le questioni, di riscuotere le tasse delle collectae, i dazii e tutte le altre rendite del comune, perfino quelle, che spettavano al re, cioe il Iricesimo e la regalia del sale, e di governarle iuxta suum arbitrium voluntatis; i cittadini loro dovevano la debita obbedienza e reverenciam come a loro signori aventi plenum, merum el omne dominium'1). Ben v’era la dieta del regno, ehe tenevasi ogni anno ai 20 d’ agosto nel di di S Stefano come istituita da Andrea II, ed i municipii vi potevano mandare le loro doglianze; v’erano le diete, ehe tratto, tratto si convocavano anche in Dalmazia (v. nota 6); ma le proteste dei cittadini non si esaudivano, ed il komo regius, mandato dal re ad investigare, fu istituzione del tutto inutile per i municipii dalmati retti a sistema feudale, per cui il conte, o per lui il vicecomes, aveva il dominio supremo ed assoluto e veniva resa giustizia da due giudici, eletti dal conte ed estranei alla terra. — Invece, come lo si desume dai documenti citati, sotto il dominio diretto di Venezia sull'isola, il conte provedeva meglio al benessere del paese e aveva diritti piü limitati. La regalia al doge (di regalia pagata dai conti feudali ai re ungheresi non e fatto cenno) veniva pagata bensi, ma era riscossa dai cittadini e prelevata sui banni e sulle rendite degli scogli e delle terre spettanti alla contea ed amministrate dal comune (v. nota 8); il potere giudiziario, ad eccezione di cause su maleficii, 1’aveano i giudici 18), ch’ erano due per ciascun luogo maggiore e per ogni castello dell’isola (Cherso, Ossero, Caisole e Lubenizze); il conte po~ teva star assente dall’isola solo per tre mesi19), ma doveva lasciarvi un socius, doveva accettare le testi,monianze degli avvocati del comune contro di lui; aveva uno scutifero20), un notaio (v. nota 4), doveva tener presso di se uno ehe conoscesse la lingua slava 2t) e provedere al mantenimento di due cavalli22); aveva la regalia di sole 90 lire ed un regalo sui furiis bactaduris (v. nota 5). E, come dissi, pro-vedeva meglio al benessere dell’isola, come lo provano le liti esistenti fra Veglia e Cherso per rapine, furti, uccisioni fatte a Cherso ed a Plaunik (v. nota 4),23) le rappresaglie fra le due isole, la fon-dazione deli’ arsenale, 1’ escavazione della Cavanella 24). Tali erano dunque i diritti dei conti feudali e dei podesta veneti fino al 1409, fino a quando cioe ha principio il dominio di Venezia, non interrotto per quasi quattro secoli; le magistrature poi, come dagli atti, erano il vicecomes, i gi.udici, gli avvocati ed i zupani. 11 vicecomes, eletto dal conte ed uomo di sua fiducia, lo rappresentava in tutti i suoi muneri, presedeva nei giudici ed era scelto fra i nobili dell’ isola. II priino, di cui si fa cenno e Matteo Marino, a cui appunto si rivolgono i messi di Venezia per inquirire sulla morte dei Quirino (1227, v. nota 3); e magistratura del tutto nuova, e non la si riscontra ne durante il dominio bizantino sulle isole, ne sotto il dominio croato in Dalmazia, che in un solo caso col titolo di vicarius regius in un documento dei 1086, nella dona-zione fatta da Gerne ed Anna al monastero di S. Pietro in Selo (v. Racki p. 144). II titolo certo non e di origine veneta perche, mentre durando il governo dei Morosini si fa cenno dei vicecomes, cessato questo, il sostituto del podestä veneto vien detto socius, e dei vicecomes, come magistratura, non si parla piü, ma soltanto per designare che una volta era esistita, come nel documento dei 1276, in cui e fatta parola di Budissa «quondam vicecomite»; l'atto e poi tanto importante che se tale carica fosse esistita anche allora, certo sarebbe stata nominata (v. nota 3). Riappare invece di nuovo nel 1302 un Draxigna vicecomes, quando Marino Morosini era conte feudale (v. nota 10); un Franciscus vicecomes in toia insula Absa-rensi nel 1387, sotto i Saraceni, preselita i suoi lagni contro il vescovo al legato pontificio 25), e un vicecomes Nicolö quondam domini Michuli de Cherso nel 1398, essendo i Gara signori dell' isola, de-finisce una lite inter communitatem Ausseri et illos de Lussino 26). II titolo dunque e di origine feudale, e istituzione importata dall’ Un-gheria o dalla Slavonia dai Morosini, che vi avevano feudi (v. nota 2), e poi dagli Ungheresi, che di vicecomites nei loro paesi ne aveano parecchi. I iudices erano due, venivano scelti nel seno del consiglio dal conte e dai consiglieri e confermati dal conte; stavano in carica sette mesi e insieme al conte decidevano tutte quelle questioni, che non fossero criminali; le liti fra terra e terra venivano decise dal conte; erano esenti dalla regalia da pagarsi a lui, e aveano il quinto sui banni incassati; erano due per ogni singolo luogo deli’ isola, come e detto di sopra, giudicavano secondo le consuetudini dell’ isola, e sembra che giä. fin d’ ora i giudici, usciti di carica dopo i sette mesi, divenissero avvocati della comunitä, cioe difendessero i diritti del popolo dal capriccio del conte. Appariscono per la prima volta nei documenti del 1227, 1276 e 1283 e talvolta vengono detti pozupi (v. note 2, 3 e seg.). Quella dei pozupi non e dunque una magistratura nuova, e non e una magistratura di origine slava; e invece la traduzione slava del nome iudex e con tal titolo vengono infatti chiamati i iudices di Cherso ed Ossero soltanto nel documento del 1227 e con quello di župani nel 1276; d’allora in nessun documento deli’ evo medio appariscono i pozupi o župani, e nell’ evo moderno si riscontra soltanto il titolo di zupano dato qua e lä agli amministratori dei beni delle chiese (v. Statuto p. 43) 27). II nome e derivato da da quello di poiupo, postiuppo, podiupo o podsuppo, carica giudiziaria all’epoca del dominio croato in Dalmazia (v. Rački 1059, 54; 1076, 110, 162, 163, 164, 166 ecc.). II consiglio era com-posto, come prima, di cittadini nobili; non e certo se vi prendessero parte anche i plebei; il consiglio amministrava la cosa pubblica, nominava sindaci ed ambasciatoi’e per decidere liti fra terra e terra deli’ isola (v. Prog. 1888-89, lite fra Cherso ed Ossero per pascoli), nominava i giudici ed era presieduto dal conte o dal vicecomes o dal socius, e si convocava, a seconda degli affari ehe dovevano trattarsi, a talento del conte, ma almeno due volte all’ anno, per 1’ elezione dei giudici, degli officiali ed impiegati del comune, (ce-rusico, plateario); il comune poi aveva un notaio pubblico, ehe rogava gli atti (Ljubic 1302, p. 197). Quando poi, dopo il 1409, ha principio il nuovo dominio di Venezia, la republica, emanata un’amnistia28), provede meglio al governo dell’isola col dar maggior sviluppo ali’organizzazione interna, e col far sparire ogni traccia di feudalismo, cerca di render accetta non solo, ma amata e benedetta la sua signoria nell’ isola. Malgrado, com’ e natui’ale, le questioni di assoluto dominio e le relazioni fra i soggetti e Venezia fossero di sola competenza della republica, negli affari di amministrazione interna ella provede beneficamente colla piü ampia libertä d’azione, e s’accontenta le vangano versate le regalie, siano prestati i servigi militari, osservate le leggi e le relazioni di diritto fra lei e 1’isola. Siccome pero tutto questo di-pendeva dal capriccio e dei suoi magistrati e di quelli deli’ isola, provide acche lo Statuto, ciož le norme di diritto, da cui erano retti i cittadini, venissero traseritte, pubblicate ed osservate; ed erasi ac-cinta ali’ opera giä nel 1332, come si deduce da un documento di quell’ anno (v. Ljubic vol. I. p. 405) 29). Lo «Statuto» di Cherso ed Ossero, traseritto nel 1441 su carta-pecora da Marco Ingaldio da Capodistria, cancelliere del conte Paolo Morosini, approvato dal doge Francesco Foscari, e presentato poi per la conferma da Stefano de Petris al consiglio di Cherso nell’ anno istesso, consta di 58 pagine. E seritto con bellissimi ca-ratteri gotici e con lettere chiare e leggibili anche nelle abbreviature; le intestazioni di ogni libro sono a bei rabeschi in colore rosso, verde ed azzurro, a fregi d’oro. Comincia con un indice della ma-teria divisa in quattro libri e ciascuno in capitoli 30); segue la ducale Foscari ehe dice: Ai Nobeli e sauij homeni polo Moresini Conte de cherso et Ossero et ... ai so successori. Francesco Foscari per la dio gracia doxe de Veniexia etc. Ai nobeli e sauij homeni Polo Moresini de so Comadamento Conte de Cherso et Ossero et . . . ai successori so fideli dilecti salude e de dillection affeto. Un libro de Statuti et odeni de Cherso et Ossero i carta bambaxina scrito loqual altre fiade li ainbassadori de quella comunitade ala nostra sig°ria apresentano Confermano e Laudemo e cofermado e laudado a Vui mandemo ligado a la presente e de nostra bolla bollado Voiando e coinandando a Vui che i diti Statuti e ordeni Vui obserue e fazadi in quelo che a Vui apetien obseruar Saluo sempre mai lo arbitrio de la nostra Signoria de azonzer menuir e corezer segondo che a nui parera per I tempi necessario. Data i lo nostro dogal palazo adi uitido de feuuar Indicio quarta M°CCCC°XL0. I singoli libri trattano: I. de le Cosse Civil II. de sagramento di of/iciali Testamenti Succession ab itestato Vendicion Alienacion de possession e alguni Exlraordinari III. De postori brauari dani dadi e bandi e il IV Bei maleftcii; in tutto son 293 capitoli, ciascun con intestazione di ciö che vi si contiene. Fu giä, stampato a Venezia nel 1640 pero in pochissime copie, di cui una appartiene al comune di Cherso, un’altra credo ne abbia Ossero; non posso poi assicurare sö 1’ originale, che io possedo, corrisponda a quello stampato, perche non ebbi campo di farne un_ confronto. Termina cosi: Questi sono statuti de lisola de Ossero e Cherso comezadi i tepo del Spectabel e zeneroso bomo missier lacomo delfin olim honorevole conte de la dita Isola. E recozadi e finidi i tempo del Spectabel e zeneroso homo missier polo Moresini honorevole so successo. I quali a la Signoria nostra sono madadi e da po cofermadi p qla Signoria nostra. E Remandadi per el nobel homo s Stefano de Petris de Cherso el qual queli presento dopo i lo coseio de Cherso adi dnega do de aprile M.CCCCXLI0 siando zudesi s zuane de buchina e s biasio di Colombi. — Mai’co Ingaldio da Cauodistria cacellier de ma propria scrisse. Seguono poi parecchie ducali e provisioni, ma scritte posteriormente da altri cancellieri, e vi sono riportati anche atti del 1273 e 1397. Meglio che da altri documenti, dallo Slaluto e dai Libri dei Consigli parrä ora piii chiara la forma di governo deli’ isola nel-l’ultimo periodo del dominio veneto e specie dai Libri dei Consigli. Sono dieci quelli di Cherso, cinque quelli di Ossero; pur troppo perö uno di quelli di Cherso andö smarrito ; quelli di Cherso cominciano coli’ anno 1495, quelli di Ossero, regolarmente, nel 1624. Contengono le deliberazioni prese in ogni singola seduta del consiglio, le elezioni delle cariche cittadine, le proposte dei giudici e degli avvocati, vi si vede 1’ esplicazione della vita pubblica in tutte le singole attribu-zioni dei magistrati. Ne ho fatto uno spoglio giorno per giorno, e sarä questo, lo Statuto e le Relazioni dei Provveditori, che mi ser-viranno di fonte; siccome lo Spoglio da me fatto e ancora inedito (spero di pubblicarlo quanto prima), accennerö agli anni ed alle date, desunte dall’ originale, limitandomi, per le notizie, a quelle piü importanti del XVI secolo. II conte, eletto dal Maggior Consiglio e mandato regolarmente ogni due anni a goveraar 1’ isola (fanno eccezione Luigi Corner 1490-94, Giov. Girolamo Magni 1534-39 e pochi altri) 31), aveva 1’ annua paga di 300 ducati (salarium), ch’ egli detraeva dal censo annuale di ducati 628 dovuto a Venezia (le rendite deli’ isola erano di 785 ducati, poi di 800 e giunse fino a 1200 ducati) 32), e con questa doveva provedere a tener al suo servigio due paggi (domicelli), un servo (unum ragacium), e due cavalli. Suo consigliere era il notaio, che riceveva da Venezia 20 ducati all’anno, il vitto e domicilio dal conte; piii tardi il notaio ebbe titolo di cancelliere del conte, e non e da confondersi col notaio pubblico e col cancelliere del comune; i paggi erano scorta d’ onore, il servo era addetto al disbrigo delle faccende di casa, disimpegnava anche quelle di cursore del conte 33). II cancelliere stendeva le relazioni segrete del conte con Venezia, e fu magistratura del tutto dipendente da lui e oltremodo molesta agli isolani, come lo si arguisce dalle liti continue ed incessanti fra il comune ed il conte, e come lo furono tutte le persone a lui addette, ciož i paggi, detti anche commilitones, ed il ragacius. Ma specialmente il cancelliere era uomo di sua fiducia e nel tempo istesso creatura del Consiglio dei X, per cui era temuto assai, ed esercitava gran pressione e sul conte e sui cittadini. Avendo ben piccolo emolumento, si rifaceva sui cittadini, dipingendoli o come eretici e ribelli, o coli’ approfittare della sua carica per estorcere dai ricchi grosse somme di denaro. Cosi avvenne con qüel Tiberio Lippo, ehe «leva la pelle ai poveri» e fa «denoncie segrete, impone tasse e gravezze» d’ accordo cogli ufficiali del conte; anzi contro il procedere disonesto di costui il consiglio ricorre a Venezia, mandandovi suoi nuncii (v. libro 1. Cons. della cittA di Cherso a. 1522. 16/3, 29/6; 1524, 25/4; 1525, 2/1). Ma fra tutti i cancellieri dei conti si distinse in questo riguardo il famigerato Giovanni Curzolari (v. lib. I. Consigli 1542, 2/1, 4/9, 8/1), ehe insieme alla contessa, al figliuolo ed alla madre «eontinua a far manzerie, prepotenze estorsioni» su tutta 1’ isola (1541, 8/1); e quell’istesso ehe, sembra con molta probabilitä, accusö di luteranismo Baldo Lupetino, il cav. Gian Giorgio de Petris, un Profiei, un Radocca (v. anno 1543, 29/4, e contro un Bonmar-tini 1546, 5/9; 1568, 31/7, v. anche Atti e Memorie della Societä istriana di archeologia e storia patria vol. II. las. 1 e 2 pag. 179 e seg. — Cecchetti: La repubblica di Venezia e la Corte di Roma ne’ rapporti della religione — La Penna: Rivista di Storia, Scienze soc. Lett. Anno I. N. 3). II conte, sempre scelto da una fra le piü nobili famiglie di Venezia, esercitava il potere giudiziario nelle questioni civili e criminali (Ljubič o. c. vol. IX. p. 44. N. 39 e libri Consigli), esigeva a mezzo dei cancellieri i dazii e tutti gli introiti, amministrati perö dal consiglio (Ljubic o. c. vol. Vlil. p. 270; libri Consigli), rappresentava 1’ isola nelle sue relazioni con Venezia e coi luoghi a lei soggetti (Ljubič nel VI. 101, e nota 23 in fine), presedeva al consiglio, ed aveva il diritto di tener consiglio sotto la loza, quando fossero insorte fra lui ed i nobili tali differenze, per cui quest’ ultimi si fossero rifiutati di prender parte al consiglio eonvo-cato a palazzo (v. lib. Consigli I. 30/10 1521, II. 4/4 1532), prove-deva acche lo Statuto venisse osservato (lib. II. a. 1535, 17/2), teneva le chiavi della cittä (1568, 10/10), nceve^a r^galia 600 scombri (1502,23/1), alcune capre, di cui speci al curaun appositocaprario (1503, 20/4), ven ti soldi 0gnj cento lire sulle tasse delle condanne (1534, 2/3), «lomb^j e lengue> pel carnevale, il 2% sugli animali da scorticarsi ^1546, 29/9, II. e 1568, 31/7) e 111 ducati, incassati dai^ red'jltj deli'isola (v. sotto). Stava prima ad Ossero e dopo il l'loU a Cherso, era la sola magistratura per cui mezzo la republica facesse governare 1’ isola e la rapp resen tasse 34); il suo operato era pero soggetto alle disamine dei Promeditori. Tale carica, creata per la Dalmazia ed Istria (compresa anche l’Albania) il 1 agosto 1420 (v. Codice viennese 6176 a. 1473) era stata istituita «pro solamine subditorum, quorum quotidie ni ulte querelle audiuntur et etiam pro beneficio et utilitate camerarum nostrarum»; i provveditori erano detti anche sindici ad partes maris (v. Ljubič «Sindici veneti in Dalmazia ed Albania» vol. VIII dei Monumenta p. 1). Di tale magistratura, degli ordini emanati pel benessere dell’isola. fanno cenno assai di frequente i Libri dei Consigli tanto di Ossero, che di Cherso (v. p. e. 1532, 2/2; 1535, 31/3; 1541, 7/6; specialmente 1548, 8/4 con cui i Provisores et Advocatores Dalmatiae Vincenzo Barbadico e Vittore Bragadin impongono al cancelliere dei conte, «Giacopo de Scriptoribus» di registrar nel libro dei consigli «la original parte presa in questo spettabile consiglio addi 25 marzo 1547» con cui i giudici decidevano non doversi richiamar da Venezia il nuncio dei comune, Stefano de Petris, che il conte invece voleva fosse richiamato perche trattavasi appunto dei Curzolari, (v. anche Statuto di Cherso ed Ossero p. 98), e fu utilis.sima a frenare i poteri dei conti, alcuni dei quali, come il Bragadin (1531, üb. I), il Minio (1568, üb. III), il Loredan (1546, 29/9), il Malipiero (1546, 5/9), volevano esercitar un dominio assoluto, da veri autocrati (v. sotto). Tutte le altre magistrature erano coperte dagli isolani. Ossero perö aveva propria amministrazione e quindi propri magistrati, e da lei dipendeva Lussino, colle terre appartenenti a quell’isola; a Cherso erano soggetti i castelli di S. Martino con Ustrine, Belley e Vrana; Lubenizze con Vallon; Caisole (v. 1502, 2/2; 1550, 2/2) con Dragosici detto Dragozetich (v. üb. I. Cons. 1532, 2/1 per certe liti fra Cherso e Dragosici per i beni comunaü) e Predoscizza 35). Ma mentre al consiglio di Ossero prendevano parte anche i vilüci, in quello di Cherso si eleggevano invece i giudici per i consigli di Lubenizze, Caisole e S. Martino e ciö dopo il 1520 29/6, per la durata di un anno36); il consiglio di Cherso amministrava i beni dei tre castelü, i giudici quindi non erano che organi da lui dipen-denti. Del resto ciö che rispetto ad amministrazione ed a magistrati vale per Cherso, vale anche per Ossero, specialmente dopo le lunghe liti fra le due cittä (v. Libri Consigli 1496, 7/2; 1505, 2/2; 1511, 7/1; 1515, 23/2 e finalmente 1594, 21/12 nello Stat. manoscritto p. 137); il sopracomilo perö era scelto a Cherso dai nobili di tutte e due le cittä. e ciö dopo 1’ anno 1520, mentre prima era scelto dalla sola cittä di Cherso (v. 1499, 2/2 G. de Columbis; 1509, 27/5 G. de Bocchina, che terminö il convento di S. Martino, fondato da Biagio Colombis, e quello di S. Nicolö di Faresina (v. anche lib. I. 1528) 37); 1514, 19/3 Ant. de Bocchina; 1520, 4/6; Bortolo de Bocchina; 1522, 21/6 Francesco Draxa de Auxero; 1543, 19/4 Giov. de Petris; specialmente vedi 1551, 7/6 per 1’elezione di Giacomo Drasa e poi di Collane Drasa (1558, 17/3)38), che colla galera cher-sana il S. Nicolö si distinse a Lepanto e fu il fondatore del convento di S. Francesco a Neresine. II consiglio, che veniva convocato dal conte e si teneva sotto la sua presidenza (Ljubič o. c. vol. VIII p. 270), era composto di due classi di cittadini, cio6 dei nobili di nobiltä. ereditaria (ed erano nobili i Petris, Bocchina detti poi Antoniazzo, Colorabis, Moise, Profici, Drasa, Gapich, Zuttinis, Perovich; le ultime cinque famiglie sono estinte) 3!)) e dei plebei. I nobili, raggiunta 1’ etä di 18 anni, avevano il diritto di prendervi parte e vi rimanevano fino alla morte, ma si dovevano offrir prove che fossero nati di legittimo matrimonio; quando vi entravano erano in obbligo di prestare il giuramento, come dallo Statuto o per loro il padre, od un congiunto (v. p. e.: 1564 18/6 M. de P. magnifici equitis Johanni Georgi de Petris pro quo juravit dictus magnificus pater de legitima et etate iuxta leges, qui iuravit ipsas observare); cosi poi diceva la formola del giuramento: Zuro io t.... che vegno a conseio alle sante die uagnele lo honor e lo optimo stado de la nostra Illustrissima e Inclita Signoria de Ve-niexia etc. obediencia a missier lo conte e utele e proficuo de la mia comunita e ogni fiada che sero chiamado a coseio se presente saro in quelo andaro. Dove segondo mia bona coscientia coseiaro e procuraro lo utele e ogni ben del mio comu e se no intraro in conseio pagero al mio comu soldi diese de pizoli p. cadauna fiada. Segondo caplo. E se per missier lo conte de alguna cossa a mi sera iposto silecio quella a nossun manifestaro e se in algun coseio se fara alguna elecion de algun zudese ouer altro official e saro i elecion Io elezaro per elecio ouer scrutinio quelo i zudese ouer official el qual a mi piu sufficiente aparera lo amigo no aiutando ne alo inimigo noiando per fraude e dapo abossoli uoro e aprouaro el piü sufficiente. Terzo caplo. 0 se savero che algun parli ouer trati contro lo honor e stado de la nostra sora dita Signoria de Veniexia e quelo non manifestado ipso facto incorero e cazero in quela pena ala qual icorera quello che cussi parlasse e tratasse etra lonor e stado de la nostra sora dita Signoria de Veniexia (Del Sagramento de queli che vien a coseio) E continua (cap. 52): Statuimo e ordenemo che da mo auati nessu possi uenir al coseio sel no sera de legitimo matrimonio e auera coprido la eta de ani desedoto soto pena de lire cento de priuacio del coseio de la qual pena la mitade sia componuda al comu e laltra al acusador et auera zurado la forma del capitular sora scrito che de sie mesi i sie mesi quado se fara nuova elezio de zudezi lezer et i coseio publicar se debia. Dodiči soli (e dopo il 1500, tredici) erano i plebei, che pren-devano part« al consiglio e venivano nominati dal conte; erano detti i dodese del populo e coprivano tale carica soltanto per sei mesi; dopo due anni potevano essere rieletti, e dovevan prestar giuramento ogni volta che fossero entrati in consiglio. Essi formavano il Cul-legietto deli' universitä, il consilium minorum deli’ epoca bizantina, preseduto dal conte e in quello eleggevano dal loro seno tre deputati, dapprima quattro, detti capi o deputati del popolo o tribuni del popolo. Cosi composto il consiglio doveva venir radunato a sessione ordinaria due volte all’anno (2 gennaio e 29 giugno), e poteva esser convocato, in seguito a domanda dei giudici e degli avvocati o del conte stesso, quando le condizioni peculiari della terra lo esiges-sero; ad Ossero perö si teneva regolarment-e nella prima domenica di giugno e nella prima domenica di decembre 40). Tre giorni prima doveansi presentare ai nobili del consiglio le proposte da discutersi, e se queste riguardavano un maleficio o beneficio del popolo, i deputati popolari doveano anch’ essi esserne avvisati prima. II consiglio poteva essere convocato anche contro 1’ approvazione del conte, a suon di campana, e coli’ approvazione del conte o meno, ma senza 1’intervento dei tribuni, soltanto nei soli casi in cui i diritti del popo- lo fossero stati in conflitto con quelli dei nobili, se i tribuni erano in lite colla comunitä, quando si eleggeva il sopracomito, e se i deputati popolari, invitati a prendervi parte, non vi fossero intervenuti. Convocato il consiglio in seduta ordinaria, ed esaminate le spese ordinarie e straordinarie per un semestre (le straordinarie non doveano passar le 100 lire), si passava subito alle elezioni delle magistrature ed alla nomina o conferma degli officiali della comunitä e degli altri dipendenti4I). Le magistrature erano: i quattro rap-presentanti la rnagnifica comunitä, i due camerlenghi o camerarii, lo scrita.no. due revisori dei beni comunali, due soprastanti ai boschi, un conteslabile, due contradditori, un avvocato, due deputati alla sanita, due amministratori della cassa dei poveri, cariche queste scelte soltanto fra i nobili, mentre i due deputati al fonlego, i /onlicari, rnisuradori alle biade, giuslizieri, tassatori detle scrit-ture, estirnadori ai danni, procuratori delle monache, amministratori delle confraterne, direttori al Santo monte di pietä, soprastanti alle mura, i quattro capi bosco, venivan scelti fra i nobili e fra i popolani, e propriamente prima si eleggevano quattro elettori, i quali poi sceglievano le magistrature. L’elezione si laceva con palle, ehe venivano estratte dal cappello, uno scodellino di ferro, sostenuto da tre stanghette pure di ferro, che alla base inferiore terminavano a forma di tripode, mentre alla parte superiore si restringevano 42). I salariati dal comune eletti nel consiglio, erano i piovani, il no-taio, il medico, Varomatario (farmacista), il maestro de schola o professore di grammatica, il cancelliere, i plateari, il commili-tone, il cavaliere o comandador, il suonatore deli' organo, il fante alla sanita, il torturatore; i picigamorti venivan nominati dalla chiesa, ma ricevevano sovvenzioni dal comune 43). Dei quattro rap-presentanti la comunitä due erano detti giudici e due avvocati, detti anche agenti o procuratori dei morti; la loro carica, come quella di tutte le altre magistrature, ad eccezione dello serivauo, ehe fungeva per un anno il suo munere, durava sei mesi, notando ehe i due giudici, usciti di carica dopo i sei mesi, per gli altri sei divenivano avvocati od agenti della comunitä. Essi, ehe formavano il corteo del conte, rappresentavano le popolazioni dei singoli distretti come delegati al consiglio. Delegati al consiglio erano anche i capi del popolo, i quali, se i popolari soffrivano qualche aggravio, presenta-vano le loro proteste ;.l consiglio, e ricorrevano, a spese della cassa del comune, in via civile, politica e eriminale al conte e a Venezia, se la proposta loro contraria fosse stata accettata dal consiglio. Erano i veri tribuni plebis di Roma col diritto della rogntio e del ius intercedendi e cum plebe agendi. I giudici ed avvocati aveano il diritto di proposta, il potere esecutivo, e da principio anclie il giudiziario in oggetti civili; tutte le deliberazioni venivano inte-state a loro nome, e di semestre in semestre dovean render conto della loro amministrazione al conte, cui essi rappresentavano, se assente, anclie con piena giurisdizione, e di cui erano i consiglieri. Tanto gli uni, ehe gli altri, non percepivano dalla pubblica cassa nessun onorario, perchž infatti, salvo qualche picciol dono in sgom-bri o tomboli, in origine tutte le cariclie erano lionores, come appunto a Roma, e soltanto piü tardi i fonticari ebbero due soldi per ogni staio di frumento venduto (1517, 2/2), e le altre magistra-tui'e anch’ esse un emolumento fisso, ehe fu poi di nuovo tolto (v. 1564, 6/1). Le singole attribuzioni dei giudici e degli avvocati si vedono meglio dal giuramento, ch’essi dovevano prestare ali’ atto di assuinere la loro magistratura, e ehe e riportato nel secondo libro dello Statuto a pagina 19 in nove capitoli, come quello dei camerlenghi (Stat. p. 20). I quali esigevano le rendite comunali sotto la dipendenza dello serivano, avevano in custodia la cassa della comunitä, eseguivano i pagamenti voluti dai giudici e dagli avvocati e, come questi, ricevevano anclie essi piccole «regalie» (1502, 23/1); giä. nel 1505 2/2 era stato stabilito ehe dovessero star in carica un anno anziche sei mesi, pero ogni semestre doveano presentar i conti al consiglio per 1’approvazione e dal 1511 2/1 ebbero 2 ducati per ciascuno col titolo di dono. Le rendite comunali erano in origine di 786, poi di 800 e fin di 1200 ducati a 4 lire, da quelle si doveva pagare il censo annuo alla republica con 628 ducati, il conte con cento e undici ducati, il cancelliere (duc. 33) e la limitalion ad esso .cancelliere (duc. 42). Le rendite, oltre a quelle ritratte dai beni comunali, si ricavano dal trentesimo sul possesso dei cittadini, dal dazio della cadena de Ossero (lo pagavano le navi ehe passavano «la Cavanella»), e dalla terraglia de Xubeniga, rendite queste, che, ad eccezione di parte della prima, dovevano andar a Venezia. Anzi erano tali le rendite deli’isola, che sempre non solo erano sufficienti a coprir le spese, ma il civanzo veniva mandato alle camere di Arbe, Zara e Trau (v. Ljubič vol. VIII, 9, 12, 197, vol. VI. p. 181 e 200, IX. 174, XI. 36, 133, 165). Pur poco dopo per pagar il censo alla republica (1574-75) la comunitä, che nel 1559 contava 5560 anime su tutta 1’isola, compresa Ossero, e dava 1040 uomini de J'attione (v. Relazioni XI p. 23), fu eostretta ad imporre tasse abbastanza gravose (üb. III. Consigli 1575, 27/2) e precisar meglio i cespiti, da cui dovean prelevarsi le rendite per pagare i magistrati ed i salariati dei comune (1581, 28/3) 44). Anche i camerlenghi, come i giudici e gli avvocati, dovevano prestar giuramento prima di assumere la carica (v. Statuto lib. II. cap. 56). Erano invece i giudici e gli avvocati quelli che proponevano la nomina degli officiali e delle altre cariche salariate dal comune, quelli che provvedevano all’ annona, all’ igiene, al decoro morale e materiale del paese, quelli che ne difendevano i privilegi ed i diritti contro i popolari e contro il conte; erano essi i magistrati, con che s’estrinsecava tutta la vita pubblica dell’isola. Essi dunque provedono a fornir la cittd di medici, di farma-cisti e di maestri, che riescan veramente utili ai cittadini nel disim-pegnar il loro munere, coli’ obbligo che el specier p. e. debba lener in ordene e fornida la sua botega e el medego no possa aver pa-gamenlo da nessuna persona nell’ isola de Cherso e Ossero, ne el se debia impazzar col spezier e ne luno e ne laltro debbia essere de questa isola de Cherso e Ossero (1496, 27/4, 1502, 23/2). Circa al maestro, giä, nel 1504 era stato stabilito che dovesse avere da coloro che ascoltano la spiegazion delli autori e fanno lettere, ducati due; 8 lire dovevano dargli coloro che avessero voluto ap-prendere il latino, 5 quelli, a cui veniva insegnato 1’ estendere atti, donazioni, istrumenti, e due ne pagavan i discepoli, che apprende-vano gli elementi deli’ alfabeto; e ciö perche il maestro in origine doveva pensar di riscuotere da se l’emolumento fissatogli dal comune, che era di 50 ducati all’anno, mentre il medico ne aveva 70, ed il chirurgo, che doveva pensare anche alla riparazione del-1’orologio (1533 24/8 et die lui debia tegnir in aconzo lorologio ben et diligenter 1509 30/11), ne aveva 20. Le mercedi furono poi aumentate (il medico Aurelio Thedoldo ebbe, nel 1559, 140 ducati e 1’uso di una casa) di maniera che il comune s’ebbe valenti medici e maestri, detti poi professori di grammatica, da Venezia, da Trieste, dalle Marche, mentre alcuni per la loro insufficienzia, venivano allontanati (v. 1515, 15/4). E una speciale cura aveasi nell’abbellir il paese, nel renderne la dimora salubre ed a provedere all’igiene (v. 1498 29/6 propter ornamentum plaleae huius loci et ul amplior et equälior efficietur ac pro arnmovendo aliquali felore muretur ac murari debeat Rious ipsae plaleae; 1500 11/10 si provede a riattare tre vie cioe quella, qua ilur ad puteura novum, illa qua itur ad S. Franciscum, et alia qua itur ad S. Helenam', 1502, 12/2 de raconzar la strada che va a Cavisole la qual e sta tula ruinada da grandissima aqua e pericolosamente se adopera; 1502 23/1 a Petro fabro si danno 16 lire per metter in ordene I'orologio ut sonus longius audiatur; nel 1504, settembre, si erige la loggia: quod hoc spectabile Consilium decrevit fieri facere et con- struere unarn logiam loco logiae parvo destructae...................super molurn prope beccariam; 1513 2/2 sia dada facultä de reparar el buso del muro vicin alla beccheria................v. 1518, 29/6). In- teressanti assai sono le misure prese per preservare 1’ isola dalle pestilenze, dalle ruberie degli Uscocchi e dei Morlacchi (1543, 1544; 1573; 1575) 45), le liti dei conti per la difesa delle fran-chigie (v. specialmente 1521, 11/10 e 1547, 2/1), i provedimenti per la moralitä (atti contro i frati 1513, 3/5, 1533, 29/26; contro il vescovo 1558, 21/9; 1578, 2/1 e 23/3; e una scena comica, che riguarda le monache, 1556, 25/4), per il benessere materiale della popolazione (1527. 25/7; 1564, 21/7; 1577, 9/4; 1531, 15/10). Anche dello scrivano fanno cenno qua e la i libri del Consiglio; egli era eletto nel consiglio dal seno dei nobili, restava in carica un anno, poteva venir rieletto e di solito era notaio pubblico. Lo scrivano estendeva le deliberazioni prese nel consiglio, teneva il registro deli’ amministrazione e degli ordini rilasciati dai giudici (v. lib. Consigli I. 1502, 29/6, II. 1536, 2/2, III. 1559, 1/8; 1564, 6/1); altro scrivano poi era quello per la cassa dei poveri, ossia di pubblica beneficenza, dal quäle dipendeva lo scrivano dei singoli castelli (1505, 24/2). La carica dei revisori dei conti fu creata nel 1550 20/10; essi poi ebbero 1’ obbligo di sorvegliare le migliorie da farsi nei possessi immobili della comunitä, mentre i quattro soprastantiai boschi ed i quattro capibosco dovevano provedere acche il taglio delle legna si facesse a tempo debito, ed in maniera da non rovinare il patri-monio comunale, perchö la republica aveva gran cura dei boschi dei comune, dai quali ritraeva il legname per 1’arsenale di Venezia, (v. 1549, 7/3, 1556, 12/4 — nello Statuto poi sta detto quali sieno stati i boschi comunali ed erariali, fra i secondi quello di Rcdaz (Artaz) alguno taicir sia aldido senza licelia del rezimeto soto pena de bisanti do —■; v. cap. 202, p. 40-43 dove sono notati tutti i boschi fra i quali Camena, Dubova, S. Simon de gnelociza, S. Zorzi, Ma-talda, Salba, Mata, S. Lorenzo, S. Piero de meza via, Planissa, Pernata', v. anche Relazion dei sindacato di Dalmatia et Albania nell’eccellentissimo senato per il magnifico raesser Antonio Diedo — Ljubič o. c. vol. XI. p. 41 : «Bandir i boschi dell’ isola di Cherso et Ossero perchö i retthori et altri particulari zenza riguardo fanno tagliar quel, che a suo tempo renderia tre tanti di legne. — «Et per i gran boschi si cavano molte legna da fuogo per questa cittä, delle quali la serenitä vostra per un longo tempo per bisogno de questa terra n’ haveria . . . Ljubic o. c. vol. XI. Relazione di Giov. Battista Giustiniani p. 30, v. anche le altre Relazioni nell’istesso volume). II conestabile, scelto sempre fra i nobili per la durata di un anno, insieme ad alcuni armati aveva 1’ incarico di sorvegliare la fiera, istituita appunto 1’ anno 1544, 6/7, che dovea tenersi il 5 agosto di ciascun anno. Veramente giä l’anno prima 1543, 13/8 era stato chiesto al Capitano generale di mar il permesso di tenere nundinas in die sive festo S. Mariae de Nivis, con esenzione di dazi e di gabelle. II conestabile dovea comperar il palio. presedere la corsa nel Prä, venirvi armato di tutto punto e provedere acche venissero osservate dai cavalien le regole vigenti su tale argomento; e al correr il palio o alla giostra i cittadini di Cherso ci tenevano assai; il primo eletto a tale carica fu un Antonio de Petris (1544). Importante magistratura era quella dei conlraddittori dei Consiglio, eletti ad un anno, coli’obbligo di indicare le eccezioni alle quali poteva andar soggetto qualche individuo, nominato a coprir una carica pubblica. Le eccezioni, presentate dai contradittori al consiglio, vi venivano discusse, salva 1’ approvazione del conte, e vertevano su parentele, contumacie, sopra debitori verso il fondaco e verso la Comunitä. Padre e figlio, suocero e genero, due fratelli e due cugini non potevano venir eletti a coprir insieme la stessa cariea, e propriamente 1’ ufficio di giudice e scrivano, di giudice e camer- lengo, di giudice e fonticaro, e 1’ istessa persona poteva ven ir rieletta soltanto dopo due anni, poi dopo cinque; il debitore al fondaco od al comune non poteva coprire una carica, se prima non avesse pagato il debito. (El guia s. Pelrissius de Petris est cognatus supradicti Ser Francisci de Drasa necesse est altera infrascripta facere eleclionem (v. Lib. I. Cons. 1513, 29/6 e Statuto cap. 55 lib. II). L’istituzione di tale carica avviene nel 1526, 29/6 sopra proposta del conte Marco Moro perche voluta dallo Statuto (v. Statuto lib. II cap. 54, 55), ed i primi contradittori, detti anche avvocali curiae, sono un Donato Bocchina, Petris Marco Ant. e Matteo, e un Moise (v. 1559, 28/3). Gli avvocati dovevano difender la comunita in tutte le liti, ch’ ella potesse avere e con privati e con Venexia stessa. Tali liti venivano prima affidate a speciali ainbasciatori, scelti o fra i nobili o fra i po-polari, col salario di ducati 8 o piu o meno al mese, a seconda del grado e dei titoli della persona eletta. Pero, siccome ambasciatori a Venezia se ne mandavano quasi ogni mese, nel 1536, 19/7 fu stabilito di alfidare le liti da esser sciolte a Venezia, ad uno speciale avvocato; il primo fu il dottor Gerolamo de Dominis, domiciliato a Venezia, a cui si diedero ogni anno venti ducati d’ oro, corrispondenti a lire 6 e 94 pizzoli per ducato. All’anno 1557, 21/9 e detto poi: ehe si confermi a procurator e avvocato della comunita a Venezia il Dr. Gerolamo de Dominis con 20 ducati ali'anno, cominciando dal mese di luglio 1556 (v. Lib. III. Cons.). I deputati alla sanita. furono creati nel 1557, 21/9 ed avevano un annuo onorario di due ducati; essi, insieme ai giudici ed agli avvocati. componevano la commissione sanitaria, preseduta dal conte; gli atti relativi venivano estesi da un apposito cancelliere della Sanita, confermato dal consiglio di quin-quennio in quinquennio; un fante alla. Sanita, confermato di tre in tre anni, era 1’organo della commissione ed il custode al molo (porporella) ed al porto. In origine veramente i deputati alla san iti erano quattro, eletti per la prima volta nel 1556, 2/7 quando 1’ isola era minacciata dalla peste: In considerazione del contagio a Venezia ed anche sull’isola cli Pago, e considerando, quod Deus avertat, clie e meglio rnorir de farne che de peste si propone di eleggere quattro deputati alla Sanita col diritlo di lasciar approdar all'isola sollanto quelle persone, ehe meglio parrä ai deputati e ciö col con-senso di Venezia (Lib. III. Consigli); essendo ehe si sentono molle e diverse cittä, castella, luoghi, villaggi deli' Istria essere infettate e ehe mancandosi delte solite bone provisioni et grande seguirian facilmente molti inconvenienti quali sequendo, quod Deus avertat, murissono piulosto di fame che di morbo, si propone di far una eolta per tutta 1’isola di soldi 4 per fogo da pagarsi da tutti, preti, frati, vedove e ciö per far la guarda alle porte (1557, 10/10; v. anche 14/11). Quella di amministratori della cassa dei poveri non e istituzione del secolo XV e XVI, so perö che vi esiste in appresso una Commisione di pubblica beneficenza, anzi il consiglio di Cherso nominava un amministratore per la cassa dei poveri di Lubenizze, scelto fra gli abitanti di quel castello. Loro ufficio era di sommini-strare soccorsi ai poveri, ma dietro norme fissate dal conte e basate su certificato, esteso dal rispettivo piovano; per Cherso i fondi ne- cessari si ritraevano dalle fradaie (gastaldie) di S. Vito, S. Lorenzo e S. Biagio (Lib. I. Cons a. 1532, 2/1). Sulla provvida istituzione del fontego non vi e parola nei libri dei Consigli, ma vi e fatto cenno giä nel 1502 quando un Giovanni Scaramuzza, addi 27 luglio, lascia in testamento ducati 50 al fontego, col patto ehe il capitolo del duomo debba aver ogni anno dieci lire. II fondaco era amministrato da un collegio al fontego, composto di due deputati e di due fonticari, e preseduto dal conte; dapprima fonticari erano i soli nobili, poi furono un nobile ed un popolano; i deputati perö eran scelti sempre dal seno dei nobili. 11 collegio provedeva agl’interessi della benefica istituzione, all’acquisto dei grani, ehe di solito si traevano dalle Marche, e per lo smercio alla popolazione deli’ isola, sotto la sorveglianza dei misuratori delle biade. I deputati erano scelti di anno in anno, i fonticari di semestre in semestre; quelli dovevano tener il registro deli’ amministrazione dei capitali ed aveano fin il diritto di convocare il consiglio, se il bisogno lo esigeva, e di proporvi quelle misure che fossero necessarie all'utilitä ed allo scopo, a cui tendeva il fondaco; questi, vendevano il grano al popolo, il quäle avea 1’ opportunitä di pagarlo di semestre in semestre, a tutta responsabilitä dei fonticari. I quali, come i camerlenghi, doveano garantire 1’intero capitale, anzi piti tardi dovette altra persona, una persona idonea e accetta al consiglio, far fdeiussione per loro. Cosi nel Lib. I. dei Cons. 1515, 2/1: Che i fonticari abbino contumacia di due anni dopo fornito l' impiego e dieno piezaria. 1420 2/2 Che i camerlenghi e fonticari devono aver un piezo e sieno e se intendano sempre esser piezi principali e solidali cuni li diti electi. Lib. II. Cons. 1554, 4/11, contro Gasparino Carvin e Cesare Cozza, i quali mal amministrarono i beni del fontego: che sien tegnudi de refonder il danaro e di render conto deli’ amministrazione.............. Nel 1550 2/1 era stato istituito anche un fondaco per l’olio; perö giä sette anni dopo, 1557, 29/6, il consiglio stabiliva che sia revo-cado el fontego deli’ olio stante I’ intacco fatto e che di volta in volta, a seconda della necessitä, si proveda 1’ olio per i poveri. Perciö quando nel 1562 ci fu gran carestia d’olio, il consiglio deliberö di eleggere due fonticari dell’ olio di sei in sei mesi, un nobile ed un popolano, i quali stante la grande carestia delt' olio e la quantitä che si atruova nei magazeni per le misure prese prima, lo vendano ed abbiano la mercede di 12 lire per migliaro, a patto abbiano da pagar le spese di magazen, botte, pile e colo se ne fusse. Anche le relazioni dei sindaci (v. vol. VIII Ljubic p. 270) parla dei fonticari: Creano ancora due fontegari sopra il fontego delle biave, e due altri sopra, gli ogli, che si vendono per 1’isola: due de quali fontegari son nobili e due popolani. Le biave et farine de fontego sono vendute soldi quattro di piii dei costo per staro, che sono assegnati per merce di fontegari; gli ogli si danno per il capitale, et la comunitä da di salario ai soprastanti due ducati per botta, di maniera che quei fonteghi sono di gran sollevamento alla povertä. Da che nasce, che non sono traffichi particolari nell’isola, havendo cura il publico di soccorer gli isolani di vettuvarie ... II fondaco era anche una specie di Banca po- polare, la quäle teneva in custodia ed amministrava i depositi di denaro dei cittadini (v. Libro I. Cons. anno 1527, 2/2: Di quat-trocento ducati lasciati ne li superiori Zorni per il R.mo Antonio Marcello de Petris Archiepiscopo de Patrasso a ser Marco de Carvin suo nepote ed ai suoi enedi, posti net fontego de questa spettabele Comunitä cum utele de esso Marco de cinque ducati per cento ala.no). Non meno provvida di quella dei fonticari, fu 1’ isti— tuzione dei giustizieri, deputati all’annona, col dovere di sorvegliare acche venissero osservati il calmiere dei pane, le tariffe sopra la carne, sopra il pešce e sui commestibili; le tariffe venivano fissate dai giudici e dagli avvocati, insieme al conte ed ai giustizieri. Non appare dal Libro dei Consigli quando veramente sia stata istituita la carica dei giustizieri; pero giä nel 1545, 29/6, veniva presa la deliberazione che sia condotlo un pistor e che il comun sia obligo di f'ornirli la farina verso il calmier da fissarsi, e nel 1558, 2/1 vengono eletti nel consiglio due estimadori dei viveri, e nel luglio dell’anno stesso due estimadori delle carni che si vendono a.1 macello, mentre giä prima dei 1531, 15/10 era stata istituita la carica, solo tem-porariamente, degli estimadori del vino, causa la grande carestia di vino in quell’ anno: stante la grandissima et universal penuria. Quella dei giustizieri fu carica, a cui il consiglio non ci tenne gran che nei primi secoli del dominio veneto, perche di čarne e di pešce c’era abbon-danza, tant'e vero che nel 1557, 31/10, fn proposto di concedere il diritto di pesca da Zaglava a Punta Porchiela, soltanto col dovere di dare la regalia ai rettori, ai giudici ed ai camerlenghi, di vendere nella pubblica pescheria 24 sardelle e 4 sgombri per un soldo e portar in cittä pešce fresco tre volte alla settimana; e piü tardi Pietro ßandich di f’ianona domanda gli si permetta pescare nel lago di Vrana in un modo dei tutto nuovo (perche mi basta V animo di usar tal arte ed ingenio qual maipiü furono usate in delta pescagione nel lago molto copioso dipesce, nel quäle vienepescato da persone le qual non hanno quella, vera arie che in tal mistiero bisogneria), obbligandosi di vender il luccio e le tinche a 2 soldi la lira e dar la solita regalia al conte, ai giudici ed agli avvocati, 1581, 26/9; v. poi per la carne 1518, 19/6; quella d’agnellop. e. nel 1533 vendevasi a 16 soldi la libbra, e la testa a 7). Ossero invece avea il suo calmiere giä dal 1545 e nello Statuto (p. 123) e riportato 1’ atto con cui lo si istituisce, ed il prezzo fissato pel pane bianco, per le fogazze e pel traverso, a seconda del peso. Cosi l’atto: Per ordene delli sp.li sig. iudici et avv.li della speci.le comunitä fu regolato nel presente statuto l’in-frascrüto callamiero estratlo per me Girolamo Nirnira al presente cancellier in questa cilld .... Quella dei tassatori delle scritture fu carica istituita ancor prima che venisse trasferita definitivainente la sede del conte da Ossero a Cherso, o meglio prima dell’istituzione dei Libri dei Consigli di Cherso, per cui non vi e fatto cenno di tale magistratura, ma solo della elezione dei tassatori (v. lib. II. 1532, 2/1, 1557). Ben ne parla invece lo Statuto (intendo sempre lo Statuto manoscritto, appartenente alla cittä di Ossero) a pag. 71, dove sta anzi trascritta la ducale Moro, con cui si impone siano fissate le tasse, che gli estensori di atti, e propriamente il cancel- liere e il commilitone dei conti, doveano esigere dai cittadini46), e v’ e 1’ elenco di ogni singola tassa da pagarsi per sentence, appel-lacion, instrumenti di debito, di locacion, di vendicion, di quieta-cion, donacion ecc. (v. anche Stat.- pag. 87). I tassatori dunque (uno nobile ed uno popolare) dovevano tassare, a seconda di una tariffa approvata dal consiglio, gli atti estesi, e sorvegliare affinehe le tasse venissero osservate tanto da parte dei notai pubblici, ehe dagli addetti all’ufficio pretorio. E fu anclie codesta magistratura utilis-sima per infrenare le ingordigie specie dei notai, contro i quali, come dirö, i cittadini ebbero a lottar vivamente, perche la loro nomina dipese poi, per qualche tempo, da Venezia. Gli estimadori dei danni erano due periti pubblici, eletti per un anno dal seno del consiglio, i quali avean per obbligo di stimare il prezzo dei fondi da vendersi o comperarsi; per le case c’erano i due estimadori delte fabbriche, da non confondersi coi deputati alte fabbriche, ehe invece erano i posuppi o amministratori delle chiese. Non risulta dai Libri dei Consigli se avessero avuto un onorario fisso, e m’ im-magino ehe una mercede conveniente 1’ avranno avuta piuttosto dalle parti; la tassazione delle seritture non fa cenno in loro riguardo. 1 procuratori delle monache furono istituiti per proposta dei giu-diei Antonio de Petris e Cristoforo Rizzo (Bocchina) e degli avvocati cav. Adriano de Bocchina e Antonio de Bocchina nel 1557, 25/4, in conseguenza di dishordeni et errori seguiti ultimamente nel mo-nastero di S. Pietro . . . che ritrovandosi de qui un certo Angiolo de Bressa komo per la intenzion ch'egli p.mette di diverse p.fes-sioni giä bandito di Bressa et anche per aleuni mesfatti confinalo nel passato a vogar in le galere de questa ill.ma Republica, il quäle sotto p.testo di voler medicar una delle detle monache si e transferito a delto Monast.o et con questa occasione ha dato inten-dere a queste R.de Monache di volerli trovar un tesoro clie lui sa essere entro il loro Monast.o dandogli a creder che egli ha alquanti spiriti sottoposti al voler et poter suo dalle quali persuasioni le prefate monache mosse et indutte si come Donne semplici et piu credule di quello gli faceva bisogno, introdussero il pr e fato Angelo nel Monastero tenendolo ivi tutta questa quadragesima ... eserci-tando o fingendo di esercitar questa sua arte di Negromanzia in-vocando spiriti fingendo ragionar co’Diavoli con certe sue cerimonie finte et vane segondo gli veniva in pensiero. Pero tali procuratori erano stati eletti allo scopo soltanto di provedere alla morale e per indagare sul fatto accennato; i procuratori, che avevano per iscopo di amministrare i beni del convento insieme all’abbadessa ed al capitolo e poi di un di lei sostituto, eletto dalla superiora e dal capitolo, furono creati appena nel 1579, 14/6, dietro proposta del visitatore apostolico, e scelti nel consiglio per un anno; il loro operato era soggetto ali’ approvazione del vescovo o del suo vicario. Anche i due amministratori delle confraterne erano eletti nel consiglio per la durata di un anno, e dovevano prestar fideiussione (v. 1552, 24/6). Le confraterne nell’ isola alla fine del XVII secolo erano quarantanove, comprese quelle di Ossero e Lussino; a Cherso nel XVI secolo erano cinque, e propriamente quella del Sacramento (Corpus Domini), di S. Maria infra missam, di S. Maria di Neresi (quella chiesuola, che sorge dove ora trovasi lo squero, 1’ ultima verso il convento delle monache), S. Isidoro, nostro confalon, e S. Giovanni in piazza (la chiesa di S. Giovanni era posta in piazza fra la loggia e la casa Colombis, verso la marina, ed era cinta da un colonnino, che chiudeva 1’ atrio, e avea sacrato — dalla descrizione che se ne fa, si potrebbe credere sia stata una basilica, la curia dell’ antico vicus). Quella del Sacramento e 1’ ultima che sia stata fondata e lo fu nel 1513: In superiori zorni he sta instituita e principiata una devotissima Congregalion intitulata Confraterna Corp. D.mi Christi (1513, 29/6); Che si faccia un elemosina per erigere una cappella per il Sacramento (1518, 6/4). II Monte di Pieta fu istituzione ch’ebbe breve durata, non so se perche i capitali l'ossero insufficienti a trarne reale vantaggio, o perche la popolazione non avesse avuto bisogno dei soccorsi, che potevale offrire il Monte. Da ciö che si legge perö nei Libri dei Consigli, sembra che i capitali non sieno stati bastevoli, perche il Monte fu eretto nel 1551, 2/1, colle sole rendite tratte dal patrimonio comunale di S. Biagio, e naturalmente il massaro, lo scrivano, gli estimatori, dipendenti dai due deputati al Monte ed eletti dal consiglio (v. 1544, 2/1), dovevano pur aver una mercede. Nel 1557 Cesare Cozza e Polo Radoiaz si resero rei di tali malversazioni alla cassa dei Monte (v. 1557, 14/11 e 1559, 18/6), che sembra giä allora 1’istituzione sia caduta da se, mancandovi i necessari capitali, anzi nel 1577, il consiglio concesse a Heremia q.dam Salamon Riciardo, hebreo, l’e-rezione di un banco feneratizio per la durata di 10 anni (v. Lib. III. Cons. 1577, 9/4). La comunitä, perche esposta alle piraterie degli Uscocchi, ebbe gran cura che la terra venisse cinta da solide mura e difesa da torrioni, e non c’e anno quasi, in cui non si faccia cenno, specie nel I e II Libro dei Consigli, di provedimenti presi a tale uopo (v. specialmente 1506, 2/1; 1510, 2/1 in cui appunto si eleggono due nobili e due popolani per sorvegliare l’erezione delle mura; 1543, 7/11: Considerando il M.o et Sapientissimo M. Nic.o mynotto dig.o Conte de Cher so et Ossero cu la soa solita integritta et prudentia questa cittä de Cherso al pres.t ritorvarsi in qualche sospetto de inimicij al pericolo no mediocre et queslo per non es-sere seralta di muro; v. anche 1544, 2/1). Perciö nel 1510 furono eletti i cosi detti deputati alle mura, chiamati poi soprastanli alle mura, i quali doveano provedere alle migliorie da farsi, e duravano in carica un anno. Fra le prerogative dei consiglio eravi anche quella della no-mina degli impiegati comunali salariati, quella di iuspatronato sulle chiese del suo agro giurisdi/.ionale, e deli' aggregazione di nobili di altri paesi. Al medico, chirurgo, e maestro ho giä accennato e nei Libri dei Consigli vi e gran messe di notizia in loro riguardo; anche il notaio pubblico era carica che si eleggeva nel consiglio, come risulta dalle decisioni prese in data 1501, 29/6, 1520, 2/1 e 1535, 29/6, da cui si scorge che, eletti dal comune, erano stati notai pub-blici Filippo Merula, Giacopo de Radoca e Luziano Tonsorino, ca-nonico dei reverendo capitolo di Cherso. Pero la republica s’ era arrogato il diritto della nomina del notaio, anzi avea concesso a ser Marino di cha’ Garzoni la prerogativa di nominare il pubblico notaio, che dagli isolani doveva ricevere annualmente trecento ducati d' oro e 100 carra di legna, e il Garzoni, tratto, tratto, concedeva a chi meglio gli conveniva, la carica di notaio. Contro tale decisione il consiglio si oppose indarno e a piü riprese, fino a che addi 18/6 1564 si venne ad una transazione, di cui ben v’ e parola, ma il di cui risultato non appare. E possibile che tal diritto abbia spettato ai Garzoni da quando fu vescovo di Ossero quel Giovanni Battista Garzoni (1514-1516), che approfittö della sua carica soltanto per permettere che il suo collator beneficiorum, Clemente de Lalio, sgovernasse 1’ isola (v. 1501, 1520, 1528 üb. I; 1535, 1549, 1550, 1552, 1554 üb. II; 1560, 1563, 1564, 1565 lib. III Cons.). Certo in appresso il consiglio s’ ebbe di nuovo il diritto della nomina del notaio pubblico, e fu sempre scelta a tal uopo persona deli’ isola. Gli officiali poi della terra erano i plateari (3), il torturatore, il Cavaliere, scelti anch’ essi per un anno dal consiglio, in origine colla mercede di 4 lire al niese (1501), mercede che poi fu aumen-tata fino a 24 lire (1553), coll’obbligo anclie di chiuder ed aprir le porte della cittä e consegnarne le chiavi al conte, di pulir le strade, stridar sotto la loza, fungere il munere di guardie di polizia (v. 1535, 31/4 ad custodiam terrae), e andar col Cavaliere (1518), il quäle era un Cursore addetto al consiglio per la consegna degli atti ai cittadini ed ai villici, e per riscuotere nel tempo stesso le gabelle. Tra gli officiali eravi anche il torturatore, colla mercede di lire 31 al niese (1518, 26/10, 1535, 29/6, quod debeat ligare ad torturam); il suonator deli’organo ed il c an tore della chiesa non erano considerati fra gli officiali, ma erano anch’essi nominati da! consiglio di anno in anno (v. 1495, 9/7; 1531, 4/6 Marc Antonio veneto, deli' ordine dei Minori di S. Francesco, suonalore deli' organo, do-manda che invece di 40 gli si diano 50 ducati all’anno; 1520, 2/2: al presbilero o diacono Martino Balsich, cantore, si. assegnano ducati 4 per decoro di questa communitä). Del diritto, che spetta oggi ancora al consiglio, di eleggere il parroco, allora detto piovano, e fatta menzione a piü riprese nei Libri dei Consigli, e si scorge dai rispettivi atti che la comunitä esercitava grande ingerenza sugli affari ecclesiastici in generale. Gosi nel luglio del 1506, cum con-silio habeat prerogativam eligendi plebanum, si eiegge a tal carica un Stephanus de Petris, e nel 1536 item cum speci. con. Chersij cum eius consilio habeat prerogativam islam elligencli plebanum dictae Ecclesiae, viene anche eletto un nuovo piovano. e cosi ogm volta quando fosse venuto a morte il piovano eletto, la di cui nomina perö veniva confermata dalla curia vescovile. I canonici venivano scelti dal capitolo (v. 1557, 26/9), portavano Yalmazia ed elegge-vano i mansionari (cioe gli adiutores chori et sacrarum funlio-num), come lo prova la terminazione del Nunzio apostolico (Far-lati. v. vol. V), e come era stato giä stabilito dal vescovo Negri. E il consiglio cercö sempre, e con ogni inezzo, di aver cura che venissero osservati i diritti e le prerogative del capitolo (v. 1552, 2/1, in cui si decideva che preti forestieri non debbano pi’ender parte al capitolo; v. 1557, 29/6 una protesta contro il celebre come se dice clerico Franc.o Patrisio), com’ ebbe a cuore venisse anche osservata dal clero la moralitä, che specie nella prima metä. del XVI secolo lasciava assai a desiderare (v. 1513, 3/5), e dai vescovi si rispettassnro i diritti deli’ isola e si osservassero appieno i propri doveri ed obblighi (v. lib. I 1508, 5/3; 1515, 2/1 ; 1517, 29/6; 1520, 15/7; 1553, 15/1; 1558, 21/9 il vescovo che malgrado ritragga di rendita piü di 1500 ducali dai beni lasciati dai nostri progenitori esige una contribuzione delle confralerne dei poveri, come ultima-mente quando venne nett’ isola dopo lunga assenza, senza cresimare, tanto che si dove ricorrere al vescovo di Veglia; che licenzi il suo vicario Hieronima (o Giacomo ?) Thadeo, pugliese ...). Al consiglio, come a quello di tutte le altre cittä, soggette alla republica, spet-tava anche il diritto di aggregare fra i nobili delia comunitä altri nobili, che pero fossero stati veramente tali in patria loro, e ciö con quattro quinti divoti; 1’ iscritto perö doveva pagare una tassa, e 1’ approvazione della nomina dipendeva poi dal senato di Venezia. Fra i nobili forestieri, iscritti nel consiglio di Cherso nel XVI secolo, figurano i Gapich (credo famiglia ora estinta) ed i Zotinis, famiglie provenienti da Veglia. Questa dunque era la forma di governo dell’ isola di Cherso ed Ossero fino allo scorcio del XVI secolo, come risulta dallo Statute, dai Libri dei Consigli, dalle Relazioni dei Provveditori e dalle Terminazioni ducali; e tale ella si mantenne fino alla caduta della republica e, come per Venezia, anche per Cherso ed Ossero fu strettamente aristocratica, anzi oligarchica. Sempre estranea del tutto alle istituzioni degli Slavi, che pur 1’ abitavano, ma ai quali non fu soggetta, in contatto diretto con Venezia, 1’isola pote dunque estrinsecare una forma di governo di schietta impronta romana. In fine poi mi preme di far osservare che, a cagione dello spazio assai limitato concesso dagli atti del ginnasio, e molte volte anche per la natura stessa dell’ argomento da trattarsi, non mi fu possibile di riportare tutti quei documenti, ch’io avrei desiderato, e che fui costretto di accennare soltanto ad alcune deliberazioni, e anche queste desunte solo dai tre primi Libri dei Consigli, trala-sciando di parlar di altre, che certo avrebbero reso il lavoro piü chiaro. Ciö valga anche pei documenti, dei quali perö ho badato di notare almeno i piü importanti, riserbandomi di pubblicare quanto prima, a dilucidazione di quanto ho esposto, lo spoglio esatto di tutti i Libri dei Consigli. DOCUMENTI E NOTE ’) Dopo la battaglia di Nicopoli (28 sett. 1396), sparsasi la notizia ehe Sigismondo era prigione, Ladislao di Napoli fece valere i suoi diritti sull’ Ungheria e Dalmazia, nel 1402 ne preše possesso per mezzo del suo ammiraglio Luigi Al-demarisco, e 1 anno approsso si fece anche incoronare a Žara. Giä prima, per ren-dersi accetto ai Dalmati, aveva confermato i privilegi delle citta dalmate, e nel 1400 (2 dicembre) aveve investito di Ossero, di Cherso, e di altri luoghi di Dalmazia, la famiglia de Gallis La quäle certo non preše possesso deli’isola, e perche di lei non si fa cenno in nessun documento, e perche il dominio di Ladislao fu breve assai e non pote niantenersi contro Sigismondo, malgrado quando i Vegliesani, prešo partito per Sigismondo, riassoggettarono Arbe, fosse riuscito a Giovanni di Lussi-gnano, duca di Bari, di riconquistare Arbe e di far valere per poco tempo (1405) la signoria di Ladislao. II re, vedendo di non poter far fronte ali' Ungheria, decise allora di vendere alla republica la Dalmazia (!) agosto 1409) per 1'importo di 100000 ducati Sull’ investitura ai de Gallis v. Makuševa. Italj. Archivi N. 3 pag. 49: Luce de Gallis de Peocbya Ladislaus., pro grata, utilia, fructuosa plurimum et accepta servitia per eum tam claris memorie domino Kanilo tertio . . . lauda-biliter prestita imperpetuum insulas Crozola, Lesina, Brache, Osseri, Chersi et Arbi in mari Adriatico, sitas prope regnum Dalmacie... (1400 2 dec. IX ind. Neapoli). V. Anche Chornay X. II 557, Thuroczy. IV. cap. 9 e 12; Lucio V. cap. 3, 5; Paulus de Paulo; Fejer; i Commemoriali; Katona. 2) Privilegium Roberti et Petri pro comitatu Auxeri de Auxero. Privilegium Roberti et Petri, sive loannis atque Andree filiorum quondam comitis Rugerii Mau-roceno. In nomine Domini dei et salvatoris nostri Iesu Christi, anno domini mille-simo ducentesimo octavo, mense martii, indictione undecima, Rivoalto. Post conces-sionis cartam, quam isto anno et mense. indictione eadem, factam habetis Roberto et mihi Petro, sive Ioanni atque Andree filiis omnibus quondam Rogerii Mauroceno bone memorie comitis Absarensis, de comitatu Absari cum insula Leporarie et Auriola ac Seracana, et certis eiusdem insule comitatus tenendum quod ad commune Venetie et ad ipsum comitatum pertinent, cum omnibus redditibus et honorificentiis ad dictum comitatum pertinentibus, salve regalie vestre per omnia et his que ad ducatum vestrum spectant, et rationibus ecclesiarum, in vita unius de nobis : Roberto videlicet, et Petro, quis plus viverit; propter quem comitatum suprascriptum et Insulas memoratas regere, conservare, manutenere, et deffensare debemus ad vestrum, vestrisque communis honorem et ipsius comitatus utilitatem, secundum consuetudinem bonam, ab omnibus videlicet hominibus et omni gente, sive vestro vestrorumque successorum et communis vestri auxilio, exceptis coronatis personis et eorum exercitu manifesto, sine fraudo «t ingenio malo. Debemus quoque nuntios vestros omnes honorifice recipere, tractare, et deducere, galeasque vestras similiter, et omnes inimicos Venetie ut proprios inimicos habere. Nec debemus compagniam vel societatem aliquam cum ullo habere cursalium, vel aliorum, qui sunt manifesti predones aut raubatores, qui hominis Venetie offendat, vel alios ad Venetiam ve-nientes aut redeuntes ab ea; nec eos debemus recipere, nec fiducium vel severi-tatem aliquam eis prestare, nec auxilium neque consilium eis impendere, nec in aliquis necessaria administrare, nec aliquid horum per ullum ingenium fieri facere. Omnia autem statuta aervare debemus, que pro parte vestre mandaveritis nobis servanda per inaiorern partem consilii vos vel successores vestri; cum statuta tarnen eadem per maiorem partem consilii certis comitatibus vestris facienda, pro sua vos parte dederitis, vel successores vestri. Debemus namque pro comitatu su-prascripto et insulis vobis et suprascripto comuni vestro solvere annuatim libras denariorum Venetie quadragiritas in terra salvas, omni conditione et occasione remota; ducentas in sanctorum apostolorum Petri et Pauli, et alias ducentas in octavis nativitatis dominice. Que omnia suprascripta ego suprascriptus Petrus sum districtus per sacramentum servare ufeque ad menses qnatuor, postquam suprascriptus Robertus frater meus in Sclavonia venerit vel in Venetia infra tres menses de custodia qua tenetur, infra quod spatinm per qnatuor mensium in Sclavonia, vel tantum in Venetia sui adventus. Si in eum modum ipse, quo ego sum vobis vestroque comuni per iuramentum et promissionis capitulare obligatus, se obligaverit, et iuramento astrinxerit, ipse mecum, et cum aliis supra scriptis suis et meis fratribus comes esse debet, et equaliter mecum supra scripta omnia tenebetur observare nsque ad menses tres, ex quo supra scriptus loannes frater noster prius venerit ad etatem. Quod si infra dictum terminum trium mensium eo modo, quo sum ego- vobis vestroque comman per iuramentum et promissionis cartam obbligatus, se obligaverit et iuramento astrinxerit, ipse modo nobiscum simili in omnibus communiter et equaliter comes esse debet, et nobiscum omnia, que scripta sunt superius, pariter observare nsque ad menses tres, postquam supra scriptus Andreas frater primo venerit ad etatem. Infra quod spatium trium mensium, si ipse, sicut ego vobis vestroque communi per sacramentum et promissionis cartam sum obligatus, se obligaverit et astrinxerit sacramento in omnibus communiter et equaliter toti quatuor comites esse debemus, et cuncta, que supra scripta sunt, equaliter observare. Sciendum tarnen est, quia supra scripti loannes et Andreas comites non esse debent, ni in vita unius de nobis, Roberto videlicet et me Petro, qui plus vixerit sicut etiam superius dictum est. Si vero aliquis vel aliqui supra scriptorum meornm fratrum ea omnia secundum facienda ni simul et unicuique pro sua sibi parte superius designata non observarent, cum eo ego, vel cum eis comes ero, qui mecum pariter pro se, et eo vel eis, nobis vestroque communi cuncta, que supra scripta sunt, voluerit observare, et deinde tenebor ego et ile vel ille observare in toto omnia, que sunt supra dicta. Si autem de suprascriptis fratribus meis nullus fuerit, qui eo modo suprascripta omnia, que dicta sunt, voluerit observare: solus comes ero, et tune solus debeo universa que dicta sunt superius, observare. Quod si nec ego, nec aliquis suprascriptorum fratrum meorum suprascripta hec omnia voluerit observare : comitatus ipse in vos et in commune vestrum cum omnibus super concessis redire debet cum omni plenitudine rationis, ad faciendum de omnibus, quidquid vestre fuerit voluntatis. Et insuper vobis vestroque communi debemus marcas argenti emendare quingentas. ut in ipsa con-cessionis carta legitur. Promittens prornitto ego supra scriptum Petrus cum meis heredibus vobis domino Petro Ziani dei gratia Venetie, Dalmatie atque Croatie duci, quarte partis et dimidie totius romani imperii dominationi el iudicibus ac sapien-tibus consilii et comuni Venetie, ac vestris successoribus et heredibus, me hec omnia, ut continetur superius, servaturum nisi remanserit per vos, domine dux, vel successores vestros et maiorom partem consilii. Signum supraseripti Petri Mau-roceno, qui cum scribere nesciret, pro se scribi et hoc fieri rogabit. j Ego loannes Iulionis testis f Ego Stephanus Enzo testis. Signum cancellarii : Ego Nicolaus Girardus presbiter, plebanus sancti Fantini et notarius, ducalis aule cancellarius, complevi et roboravi. Ego Vivianus scriptor, notarius et iudex domini Henrici dei gratia invictissiini Romanorum imperatoris, autenticum huius vidi et legi, nec addidi, nec minui, nisi si quod in eo inveni; ideo in libro isto fideliter exemplavi, et propria manu me affirmavi atque subscripsi (Ljubič: Monumenta speet. hist. Slav. merid. vol. I. p. 24 N. 33). 3) Die IX. intrante octubri, indictione XV. Andreas Marino de sancto Vitali stetit plegius et pagator domino duci ad partem comunis sab pena Iibrarum D Venecialium pro Iohanne filio Mathei de Cherso, qui venerat in Venecias cum obsidibus Chersi: videlicet quod idem Johannes absque mandato domini ducis et consilii de Veneciis non exibit, et quando dominus dux eundem lohannem quesierit sibi dari vel ad domum ipsius Andree fecerit stridari, quod domino duci repre-sentabit. Testes: M. Geno, D. Quirino et alii. Die XIII. intrante octubri, indictione XV .... pro Prema de Cherso, qui venerat pro obside in Venecia. — Die XV. exeunte octubri, indictione XV . . . pro Cepriano nepote Mathei Marini de Cherso, qui venerat pro obside in Veneciis occasione mortis crudeliter viri nobilis comitis N. — ; Eodem die . . . pro Dominico filio Mathei Marini de Cherso. qui pro obside venerat Veneciis pro occasione mortis crudeliter comitis Nicolai —. (v. Ljubič o. c. vol. I. p. 39.) — Die secundo exeunte septembri, indictione prima, ordinatum est per dominum ducem et eius Consilium, ut P. Maurocenus, legatus pro domino duce ad eundum in Cherso pro facto comitis N. Quirini, vadat illuc; pro qua legatione iam recepit libras CL pro tribus mensibus, et si minus steterit, non minus habeat, si vero plus quam tres menses steterit, quod habeat, secundum ipsam racionem snprascriptam, solutionem de quanto plus steterit ultra menses tres, et ita, quod computetur a die, quo moverit de Veneciis in antea, et ultra salarium illud ire debeat atque redire comunis Veneciarum expensis, Die XI. intrante octubri incepit ire dictus P. — Recordationem facimus nos quidem P. Ziani dei gracia Veneciarum dux etc. cum omnibus predictis consiliariis, excepto I. Badovario, qui absentabat, quod nostri dilecti fideles J. Dauro, M. Donato et Filippus lulianus die IX. intrante oc-tobri, indictione prima, venerunt coram nobis dicentes et confitentes, quod quando ipsi nostro mandato iverunt in Obserensi comitatu pro facto crudelis mortis egregi comitis N. Quirini, audiverunt verba infrascripta dici ab infrascriptis hominibus, secundum quod continentur infrascripta recordatione, tenor cuius hic est: Recordationem facimus nos quidem I. Dauro et M. Donato et F. lulianus, quod audivi-mus Marinum vocatnm vicecomitem ab ore puzupi Permane de Cherso, quod prius mortem comitis fuerunt interfecti inter boves et vacas CXL ab hominibus de Ca-fisolo, et similiter dictus Permane habet, que fuerunt comitis peccora cum lacte DXXX, et similiter multonos CLXXXXIV, et agnellos LXXXX, et capras CXUII cum lacte, et bicos XXXVIII, et caureolos XXXI et intelleximus ab archidiacono et a Matheo Marino vicecomite, quod XXII iumenta sunt in itfsula, que, fuerunt comitis, et quod sunt in custodia comunis. Hec omnia supersunt sine fructu istius anni. Et similiter audivimus ab ore Draxica puzupo de Absero, quod ipse habet dicti comitis peccora DCCCCXXX sine fructu huius anni, et similiter audivimus ab ore M. Marini vocati vicecomiti, quod Drubagus fuit confessus, quod habebat bestias CCCC minus VI a comite, et debet rescodere de suis bannis, et ex istis bannis debent habere iudices quintum; similiter audivimus ab ore Draxiche poiupo de Absero, quod ille fuit confessus, quod debet comitissae pro bovibus XIV libras LXXXX hac prima pasca in Pola, ubi dicta comitissa voluerit ordinäre (Ljubič op. cit. vol. I. p. 44. N. 49). *) Die IV exeunte iulio, in presentia et testimonio Antonii Marigloni, la. Teupuli, Io. Mauroceni et D. Delfini, Matheus Iustiniani, electus potestas in Absoro et Cherso, stetit plegius domino duci ad partem comunis de danda ei, quandocum-que dominus dux ei preceperit vel requiri fecerit, illam sagitadem cum omnibus vellis et ancoris et toto eius corredo, quam comune Veneciarum sibi mutuavit ad eundum in Absaro et Cherso etc. (Ljubič o. c. vol. I. p. 45 N. 71). — In Christi nomine amen. Anno ab incarnatione domini nostri Iesu Christi millesimo ducentesimo sexagesimo, indictione quarta, mensis aprilis. Quia dignum fore dignoscitur, ut, que ad memoriam per futura tempora construuntur, ne obli-vioni tradantur, scripture vinculo debeant adnotari, ideoque nos Rainerius Geno dei gratia Veneciarum, Dalmacie, atque Croacie dux, dominus quarte partis et dimidie tocius imperii Romanie cum nostro consilio notum facimus universis presentibus et futuris: quod cum inter nobilem virum Iohannem Teupolo, filium bone memorie domini Iacobi Teupolo ducis Veneciarum incliti, comitem Absarensem, pro se et hominibus sui commitatus Absarensi et Chersii ex una parte, ac nobiles viros Fredericum, Bartholomeum et Guidonem commites Vegle pro se et eorum heredibus et hominibus commitatus Vegle et Vinadoli ae aliis aliarum terrarum ipsis com-mitibus subiectis, fldeios nostros dilectos, de quibusdam intervenisset contentio, tandem ad pactum et concordiam pervenerunt adinvicem modo et forma inferius comprehensa. Remiserunt quidem libere et absolute predicti comites Vegle pro se et hominibus dictarum terrarum sibi subiectis omnia dampna, iniurias, violencias et offensiones, quas fecissent olim commites ac homines commitatus Abserensis ac tocius insule Abserensis personis et locis commitatus Vegle et Vinadoli ao eciam hominibus seu personis et locis dictarum terrarnm predictorum filiorum comitis Guidonis et quibuslibet aliis personis ipsarum terrarum subiectis eisdem tara in personis quam in rebus usqne ad presentem diem, finem et remissionem de ipsis dampnis et iniuriis ac offensionibus totaliter facientes, et e eonversu dictus nobilis Iohannes Teupolo comes Abserensis pro se et hominibus filiis comitis Guidonis pro se et hominibus commitatus Vegle et Vinodoli et aliis omnibus eis subiectis recipientibus remisit libere et absolute omnia dampna, iniurias, violencias et offen-siones, quas commites vel ipsorum commitatuum ac alios eis subiectos fecissent olim dicto comiti lohauni Teupolo seu hominibus vel personis sui commitatus in personis vel rebus usqne ad presentem diem, finem et remissionem de ipsis dampnis et iniuriis et offensionibus totaliter facientes. Preterea promiserunt ad invicem comites antedicti pro se et hominibus ac personis suorum commitatuum pacem et concordiam mutuo observare, habendo sese homines predictorum commitatuum et ipsis commitibus subiectos salvos et securos in personis et rebus; et si aliqua persona predictarum insularum vel dictorum commitatuum Abseri et Chersi et Vegle aliquando contrafacerent, puniri debeat secundum qualitatem offense, ita tarnen quod ille commes, in cuius commitatu factum fuerit dampnum, si capere vel capi facere poterit malefactorem in eodem commitatu, tibi captus fuerit, puniat eum in persona vel rebus iuxta qualitatem delicti seu maleficii perpetrati, auferendo insuper i'anna secundum ordinamentum comitura predictorum, et si capi non poterit, comes vel commites sive dominium, de cuius districtu fuerit malefactor, puniat eundem malefactorem in persona vel rebus iuxta qualitatem delicti temporis dila-tione remota, quod maleficium puniatur per comitem, qui in terra fecerit. Item antedicti filii comitis Guidonis filios Cagi Berti de Absero, quos captos detinent ad presens, libere relascabunt. Item dampna data per homines commitatus Vegle Ranasi et eins sociis ac aliis quibuscunque personis commitatus Abserensis a tempore, quo emanavit preceptum domino duce et consilio de dampnis restituendis, debeant satisfieri eisdem Ranasi et hominibus commitatus Abserensis per homines Vegle usqne ad festum sancti Petri proximi, ita tarnen quod si ipsa dampna reperta fuerint assendere ultra summam librarum ducentarum venecialium parvorum, ipsi homines commitatus Vegle non teneantur emendare nisi libras ducentas, et super predictis dampnis datis debet credi et stari debet iuramentis illorum de commitatu Abserensi, quibus data sunt dampna ipsa et est secundum quod in ista summa librarum ducentarum est inclusum dampnum, quod debet satisfieri nobili viro Nicolao Tanolicö de equo et inmmenta sua. Item quod omnes captivi ex utraque parte libere debeat relaxari. Preterea offensio mortis Drasimiri hominibus Chersi et tocius commitatus Abserensis per predictos filios comitis Guidonis et per quos-cumque alios comites Veglenses ac etiam per qnoslibet alios subiectos dominio concordem libere remissa est, et non sustinebunt aliquo modo, quod aliqua iniuria vel dampnum fiat occasione mortis dicti Drasimiri prefatis hominibus Chersi et hominibus commitatus Abserensis per aliquem vel aliquos eis subiectos, et si fieret, quod ipsi filii commitis et commites Vegle facient inde iusticiam et punient maleficium et dampnum datum in personis vel rebus secundum quod requisierit maleficium vel dampnum datum. Hec addito, quod homines commitatus Vegle non debeant venire in commitatum Chersi vel Abseri causa madendi nec auferendi ligna de nemoribus suis sine voluntate sua causa portandi eas vias ad alias partes et si riperti fuerit quot comes Abseri auferat eis, qui sic riperti fuerint, bannum scilicet bizancios duos pro qualibet barcha; et e converso homines Abseri et Chersi in insulam Vegle ire non debeant nec in aliis terris ad ipsum commitatum spec-tantes pro lignis incidentis, madendis et auferendi causa alibi asportandis sine voluntate eorum sub pena et banno predicto. Item quandocumque aliquis dictorum commitatuum per offensionem, quam fecerit, fuerit forbannitus, et iverit ad terras alterius comitis, quod comes, in cuius commitatum iverit forbanitus, ad requisitionem comitis, qui ipsum fecerit forbaniri, dictum forbanitum sive forbanitos ei faciant exhiberi, questione et dilatione remotis, vel ipsum forbanitum sive forbanitos in sua terra nullatenus debeant retinere, ita quod hoc intelliguntur in omnibus terris, in quibus ipsi filii commitis Guidonis habeant dominium pro commitatu. Preterea si aliquis homo vel plures dictorum commitatuum causa debiti vel alia offensionis causa iverit de uno commitatu in alium, ille comes, in cuius commitatum fugerit vel fugerint, dare teneatur in alium, illum vel illos comiti, de cuius commitatn fuerit, vel faciat eos qui sic fugerint solvere debitum sive bannum, de qui tene- bitur, sine dilatione sol vere ad requisitionein comitis, de cuius commitatu fue-rint. Item quod in quacumque dictarum insularum et terrarum Chersi Abseri et Vegle debeant eligi duo advocatores, videlicet illos quos voluerint eligere de terris commitatum Vegle dictus comes Abseri et illi de suo commitatu et illos, quos voluerint eligere comes vel eommites Vegle de commitatu Abseri et terris eiusdem commitatus, qui debeant habere de quolibet placito dena-rius VI parvos et de quolibet placito, quod vincetur, habere debeant denarios duodecim parvorum pro bisancio. Item quod testes, qui per utramque partem fuerint requisti ad perhibendnm testimonium usque decem pro parte et quolibet placito comes vel comites seu vicarii, de quorum commitatum fuerint, ipsos constringere debeant ad perhibendum testimonium caritati sine aliqua fraude. Item si per nuncium sive nuncios ipsorum aliquorum predictorum comitum ipsorum comitatuum requi-ritus fuerit a comite vel iudice terre nuncius vel requisiti fuerint, nuncios ipsum temptandis fnrtis, comes et iudices, a quibus requisiti fuerint, ipsos nuncios dare teneantur sine dilatione. Insuper dabunt operam bona fide dieti comites, quod omnes de terris eorum, de quibus habent vel habebunt dominium, observabunt pacem istam et se non offendent ad invicem et non recipient forbanitus de una terra in aliam in offensionem alieuius partis. Item quicumque de commitatu Vegle et eius pertinentiis fuerit aliquod dampnum in commitatu Abserensi et non faeta racione de ipso commitatu fugerit et iverit ad commitatum Vegle, debeat restituere duplum dampni illi, cui fecerit dampnum, si convictus fuerit per rationem; et e converso per commitem Abseri fieri debeat et observari illud idem. Item quicumque iudicatus fuerit et solvere non poterit, infra quindecim dies dari debeat per per-sonam illi, cui fuerit adiudicatus, ad retinendum eum usque dum solverit. Que quidem omnia supradicta vir nobilis comes Schinella pro se et filiis suis ac eorum heredibus, quibus concessa est medietas commitatus Vegle, ac nobilis vir Fredericus filius comitis Guidonis pro se et fratribus suis et eorum heredibus, qui erunt comites Vegla, ac hominibus tocius insule Vegle, ac dictus nobilis vir Iohannes Teupolo comes Abserensis pro se et hominibus tocius commitatus Abseri et Chersi, promiserunt cum expensis et obligationibus omnL:m suorum bonorum et bonorum hominum ipsorum commitatuum integre et inviolabiliter observare sub pena librarum mille Veneciarum parvorum, que pena divenire debeat in parte que, observaverint predicta ita quod dominus dux et comune Veneciarum parti observanti dare debeant auxilium et favorem ad dietam penam excucien-dam contra partem, que non observaverit predicta. Et hoc istrumentum ni-hilominus semper in sua permaneat firmitate saluis eciam bannis superius com-prehensis. Que quidem omnia predicta et singula commites ipsi iuraverunt, si-cut dicta sunt, inviolabiliter observare et attendere donec dictus nobilis Iohannes Teuplo viexerit et steterit in commitatu predicto et tantum plus quantum succes-sores eius, qui post eum fuerint in commitatu Abserensi, iurare voluerint observare predicta, ita quod quilibet eius successor, qui fuerit in Commitatu Abseri et Chersi, iurare debeat infra medium annum postquam ad dictum commitatum iverit vel ve-nerit, predicta omnia attendere et observare, quod si non fecerit et infra spacium medii anni aliquod factum erit contra predicta, non teneantur illi de Vegla aliquod solvere de pena predicta mille librarum. Et insuper predicta omnia omnes homines dictarum insularum iurare debeant omnia observare et non contravenire, et quod furtum non facient, ne tractabunt nee consiliabunt fieri. Ego Rajnerius Geno dei gratia dux manu mea subscripsi (Ljubič o. c. vol. 1. pag. 93 N. 121). — De provisioue facta nobili viro Marco Gradonico comiti Absarensi de eo quod stetit in Veneciis post terminum (1274 v. Ljubič o. c. p. 110 N. 156). ■— Nobili et sapienti viro Marco Michaeli comiti Abseri. Jaeobus Contareno dei gratia Venetiarum, Dalmatie atque Chroatie dux dominus quarte partis et di-midie toeius imperii Romanie, nobili et sapienti viro Marco Michaeli de suo mandato comiti Abseri fideli dilecto salutem et dilectionis aflectum. Non sine gravibus que-relis nostrorum fidelium Venetorum et etiam aliorum cum blado Venetiis venientium nuper didicimus, quod cum ipsi cum suis lignis blado et aliis mercantionibus oneratis per partes illas transirent, tarn de Marchia quam de aliis partibus venientes, homines insule Abseri cum barchis et lignis eorum armata manu presumptuose intrantes in mari, more piratico prefata ligna ceperunt, ea per vim et contra vo-luntatem eorum propriam ad dietam insulam conducentes, ac de ipsis lignis bladum et alia, sicut eisdem placuit, abstulerunt, non verentes, quod hoc contra honorem noatri nominis presumebant quod grave gerimus et molestum. Unde prudentiam vestram rogamus, vobis per nos et nostrum maius et minus consilium preeipiendo mandantes sub debito, quo tenemini, iuramenti, quot dictum frumentum et bladum, acceptum nostris Venetis et aliis per homines dieti commitatus, debeatis totaliter ad nostram preseutiam destinare Et si forte ipsum frumentum et bladum habere non poteritis, de alio in ea quantitate, qne per ipsos fuit ablata, debeatis integre et sine diminutione aliqua destinare. Nichilominus autem sub eadem districta vobis mandamus, quot occasione dieti exeessus per homines insule perpetraeti, sex de bonis hominibus diete terre debeatis usque ad introitum future quadragesiir.<5 venture ad nostram presentiam destinare pro obediendis nostris mandatis, et etiam eis, qui sibi ingiungere statuimus, in pena mille librarum. Hoe taliter adimplentes, quod in dietam penam incidere non possitis, et vestra prudencia possit merito commendari. Data in nostro ducali palatio die XV exeunte iannuario, indietione IV (Ljubič o. c. p. 111 N. 159). — In nomine domini lesu Christi amen. Anno nativitatein eiusdem millesimo ducentesimo sexto, indietione quarta, die duodeeimo intrante februarii. Presentibus dominis Marco Dodo, sotio honorabilis viri domini Marci Michaelis comitis Abseri, Gabriele de Topertis, notario dieti domini comitis, Benedicto Baldo de Venetiis et aliis: Androssius Černe, iudices Abseri una cum eonsilio eiusdem more solito con-gregato. Ianettus Simeon Petriclia iudices Kersii una cum suo eonsilio more solito eongregato, Dragossius Jacobns iudices Lubinice una cum eonsilio more solito con-gregato, Petregus Craynico iudices Kufculi una cum suo eonsilio more solito eongregato constituerunt, ordinaverunt adque fecerunt honorabilem virum dominum Marehum Miehaelem comitem Abseri, Budissa eondam vicecomitem, Zerne Andream condam Zupani, Johannem eondam Dragogne adque Piculnm, Juanne filius condam Andree presentes et alii absentes et cum modo quo melius legitimi sindici, aetores, yconomi et procuratores et nuntii spetiales coram magnifico domino Jacobo Con-tareno inclito duce Venetiarum ad petendum de misericordia comitem perpetualiter, et rendentes et exigentes in omnibus causis et litibus, quos dictus Marcus Michael comes Abseri cum prenominatis hominibus in Venetiis habent seu habere possunt occasione frumenti acceptum per Abserinos et Kersinos, in quocumque loco et coram cocumque iudice in agendo quam in defendendo, excipiendo et replieando, et generaliter ad omnia et singula libere facienda et exercenda. que veri et legitimi sindici seu procuratores facere et exercere possent, et que causarum merita exigent et requirunt et que eisdem sindici visa' fuerint facienda tam cirr'a principales pe-titiones seu lites quam causarum prosecutione et sententie seu sententiarum exe-cutione eisdem sindicis libera procuratione concessa; promittentes supradicti iudices cum suis commitatibus mihi notario, stipnlanti nomine, quorum interest vel intererit, ratum et firmum habere et observare quidquid per predictum dominum comitem et Budissa et Cerne Andream, Johannem Piculum et Juannem, sindicos seu procuratores, factum fuerit in predictis et circa predicta vel aliquo predictorum aut eorum occasione sub ypotheea bonarum dietarum comunitatum, et ea soluta vel non hec omnia ante dicta rata sint et firma. Actum est hoc Kersium in palatio eomunis. L. S. Ego compagnus Filippi de Montesco, aule imperiali notarius, de hiis rogatus seripsi et publicavi (Ljubič o. c. vol. I. p, 112 N. 160). — Nobili et sapienti viro Marco Michaeli comiti Ausarensi. Jacobus Conta- reno dei gratia Veneciarum, Dalmacie, atque Chroacie dux, dominus quarte partis et dimidie totius imperii Romanie nobili et sapienti viro Marco Michaeli de suo mandato comiti Auserensi fideli dilecto salutem et dilectionis aflectum. Recolimus consulte dixisse vobis et nunc presentibus .... et nostrum consilium vobis precipiendo mandantes, quatenus heredibus nobilis viri Marini Danduli, comitis pre-decessoris morte presenti, de viginti duobus diebus, quibus ipsi heredes debent habere salarium ab hominibus comitatus vestri sic debeatis ipsum salarium pro dictis viginti duobus diebus sine difficultate persolvi, quod vos commendari possitis, ut nos propterea non oporteat nobis scribere iterato. Datum in nostro ducali palatio die XIII februärii, quinte indictionis. (Ljubič o. c. vol I. p. 113 N. 162). 5) Quod detur comes illis de Cherso ad duos annos cum salario librarum nongentarum ad grossos annuatim, sicut habebant alii comites, qui erant ad duos annos, cum illa familia et conditione, quibus erant alii comites ad duos annos; salvo quod de furtis bataduris sint ad conditionem, ad quam erant comites, qui erant perpetui. Et si non respondebunt ambaxatores Chersii pro illis de Cherso infra unum meneem de recipiendo eum, ut dictum est, quod comes detur eis per- petuus (Ljubič o. c. vol. I. p. 193 N. 286). ®) 1396 Nonae. Vestigium generalis congregationi Regni Croatiae et Dalmatiae, praeside vicario ac iudice generali regis Ä. 1396 Nonae celebratae. Nos Iohannes, dei et apostoiice sedis graeia Episeopus Zagabriensis. et Se-cretarius Cancellarius Serenissimi Principis Domini Sigismundi, eadem gracia regis Hungarie, Dalmacie et Croacie, Vicarius et iudex eiusdem Domini regis generalis Memorie commendantes tenore presencium significavimus, quibus expedit universis. Quod nobis in eongregatione nostra generali, ex mandato et speciali commissione eiusdem Domini nostri regis, universis Nobilibus et alterius cuius suis status, condicionis et preemineneie hominibus, regnorum Dalmacie et Croaeie predictorum, feria seeunda proxima post festum sacratissimi corporis Christi, in Civitate Nonensi, per nos celebrata, existentibns causasque nonnullorum nobis qnerelantium, iusto iuris tramite discutientibus, nobilis vir Magister Iohannes Saracenus, Comes insu-larum Kersy et Absarv vocatarum, de medio aliorum in nostri presenc.iam exsur-gendo, nobis detexit querulose: quomodo alias condam Serenissimus Princeps, Dominus Ludovicus rex Ungariae, felicis memorie, predictas insulas Kersy et Absary, cum omnibus ntilitatibus et pertinenciis universis, quondam Magistro la-cobo Saracheno, ac fratri suo carnali per suas vigorosas litteras contulisset, et ipse Magister lacobus Saracenus, insulas predictas, a tempore huiusmodi collactionis, quoad ultimum terminum vite sue pacifice et quiete possedisset, iuxta sue libitum voluntatis. Tandem ipso condam Magistro Iacobo Saracheno, volente Deo celi, ab hac luce decesso, condam Serenissima Princeps domina Maria, regina Hungarie, felicis recordacionis easdem insulas Kersy et Apsary, simul cum omnibus villis ad easdem pertinentibus ac aliis quibus suis fructibus, proventibus utilitatibus, commoditatibus sobvencionibus, et emolumentis earumdem annotato Magistro lohanni, et per eum suis heredibus et posteritatibus universis, sub eisdem condicionibus, pactis et serviciis conservandas perpetuo contulisset nove sne donacionibus titulo, quibus ceteri nobiles possessionati homines, et dicti regni Dalmacie et Croacie existentes, possessiones eorum et Iobbagiones in eisdem residentes forent soliti conservare; exponens nihilominus annotatus Magister Iohannes et per modum que-rimonie nobis significans, quod modo cives et incole prescriptarum insularum suarum rebellione ducti et contumacia, debitam obedienciam et reverenciam ipsi Magistro lohanni facere recusantes, omnia et singula servicia, quibus eidem ex more et consuetudine statucionis obbligati forent, a multis retro lapsis temporibus sibi facere et exibire recusassent et abnegassent, et de presenti abnegarent, in sui iuris preiudicium satis grande, petens sibi ex parte predictorum civium et incolarum insularum suarum praedictarum, per nos iusticiam impartiri. Quo per-cepto Stephanellus Petrisii, Dragogna, filius eiusdem, Christolinus, Lucianus, Luczko, Nicola, Iohannes Agney, Lamprencius de Lybenicze, Kolycza de Absaro, Domince de Capysoli et Dominicus Ianoti, speciales Syndici et procuratores iam dictorum civium et incolarum, cum sufficientibus litteris procuratoriis eorundem, in nostri presenciam personaliter exsurgendo, suis ac dictorum aliorum universorum civium et incolarum personis, ad obiecta ipsius Magistri lohannis respondernnt ex adverso : quod ipsi annotato magistro lohanni semper et a tempore, quo ipse insule pro re-ginaWm Maiestatem eidem collate fuerunt et donate, debitam obedienciam, prout decet eorum Comiti, exhibuissent et omnes proventus, ex parte ipsorum sibi pro-venire debentes, eidem plenarie persoluissent: sed tarnen ipsi cives et incole di-ctarum insularum, semper ab antiquis temporibus, nobiles prefuissent et in eadem nobilitatis prerogativa, qua cives nobiles aliarum civitatum Dalmacie persistunt, perstitissent et nulla alia servicia, nisi ea, quae iidem cives nobiles civitatum Dalmacie regie Majestati, vel eorum comitibus, per ipsam Majestatem regiam inter ipsos pro tempore constitutis, forent facere consueti, predicti cives et incole insularum Kersy et Apsary dicti Magistri lohanni facere et exhibere tenerentur. Et quia nos visis diligenter et examinatis litteris privilegialibus dictae condam Domine Marie regine, per ipsum Magistrum Iohannem in specie productis coram nobis, clare vidimus in eisdem contineri, quod ipsa domina regina insulas predictas annotato Magistro lohanni, cum eisdem serviciis et condicionibus, quibus, nt premit-titur, nobiles et possessionati in eisdem residentes soliti sunt conservare, contulisse dinoscitur perpetuo possidendas, a predictisque nobilibus regnorum Dalmacie et Croacie, et signanter iuratis assessoribus dicte nostre generalis congregacionis sumus evidenter edocti, quod ipsi nobiles eorum possessiones et Iobbagiones in jpsis residentes in omnibus solucionibus taxacionibus collectarum, daciorum exa- cionibus et aliorum quorumvis fructuam, proventuum et reddituum percepcionibus, tenerent, eonservarent, possiderent, gubernarent, iuxta eorum voluntatis, arbitrium et beneplacitum, prenominatisque procuratores et syndiei dictorum civium et in-colarum predictarum insularum Kersy et Apsary, per nos admoniti et requisiti, nulla prorsus litteralia instrumenta super nobilitate et libertate ipsorum huiusmodi, quam se et dictos cives et ineolas habere allegabant, coram nobis producere et exhibere volebant, nec se in poštenim ostendere et producere posse, affirmabant; ideo nos recensitis, pensatis et consideratis premissis racionibns, agnoscentem an-notatum Magistrum Iohannem Comitem merum ius et plenum dominium insulis habere in predictis; easdem insulas Kersy et Absary, simul cum omnibus eorum utilitatibus et pertinenciis universis, quovis nominis vocabulo vocitatis, annotato Magistro Iohanni comiti et per eum suis heredibus, heredumque suorum succes-soribus et posteritatum cunctis sobolibus, auctoritate et potestate dicti Domini nostri regis, qua ad pleaum fungirnur de presenti, iuxta tenores et continencias prescriptarum litterarum reginalium, quas quoad omnes earum clausolas, articulos et continencias authoritate premissa conflrmamus, duximus perpetuo reliquendas; committentes et ad iudicando decernentes, ac ipsi Magistro lohannis et suis posteris plenariam dantes et attribuentes potestatem, ut ipse Magister Iohannes et sui po-steri, predictas insulas, civesque earundem, presentes et futuros, a modo perpetuis temporibus iuxta donacionem et collacionem ipsius condam Domine Marie regine, sub condicionibus pactis et serviciis, quibus, ut premissum est, ceteri nobiles et possessionati homines dictorum regnorum Dalmacie et Croacie possessiones et iobbagiones eorum sunt soliti conservare, tenendi, oonservandi, possidendi, regendi et gubernandi plenam et omnimodam habeant potestatem, iuxta sue arbitrium voluntatis, predictique cives dictarum insularum prefacto Magistro Iohanni et suis heredibus debitam obedienciam et reverenciam, tamquam eorum dominis, plenum, merum et omne dominium habentibus, inter ipsos facere, ac eisdem omnibus et per omnia obedire et obtemperare debeant et teneantur, et singula eorum mandata et precepta cum affectu plenissimo adimplere. ln cuius rei memoriam, firmitatemque perpetuam, presente eidem Magistro Iohanni concessimus, propter carenciam maioris et pontificaii nostri sigilli, sigillo nostro annulari, appensive consignatas. Dato quinto decimo die congregacionis nostre predicte, in loco memorato. Anno Domini millesimo CCC. nonagesimo sexto (Kukuljevič: Iura, p. II. p. II). 7) De Episcopo Obseri, pro insulis Sansegi et Neumarum. Millesimo ducente-simo octuagesimo primo, indictione decima, die sexto septembris. Cum duabus vicibus missum sit episcopo Obseri, capta fuit pars: quod adhuc mittatur ei requirendo ipsum, quod veniat Venecias usque ad festum sancti Martini prius venturi, vel mittat suum procuratorem instructum ad respondendum, quare tenet occupatas insulas Sansegi et Neumarum, que sunt nobilium virorum heredum Petri Storlato, Iohanis Barocio et Marini Dandolo fidelium dilectorum nostrorum. Et si non venerit, vel non miserit, sicut dictuin est, mittemus eos in possessionem et tenutam insularum dic-tarum (Ljubič o. c. vol. I p. 130 N. 185). 8) MCCLXXX. VII exeunte martio, indictione octava. Post cartam concessionis, quam vos domine Ioannes Dandulo dux Venetiarum et cum vestris iudicibus et sa-pientibus vestri consilii populique Venetiarum collaudatione et successoribus vestris michi Marino Mauroceno comiti Auserensi fecistis hoc supra scripto anno et mense per suprascriptam indictionem in Bivoalto, per quam michi dedistis et concessistis universum coniitatum Auseri cum insula Leporaria et Auriola et Sarchana et ceteris insulis eiusdein comitatus seeundum quod ad commune Venetiarum et ad ipsum co-mitatum pertinet, cum omnibus reditibus et honorificentiis ad dictum comitatum per-tinentibns salva regalia vestra per omnia et his, que ad ducatum vestrum pertinent et rationihus ecclesiarum, et exceptis insulis Nia, Sansigo, Canidulis et Neumis, quas mihi non concessistis, et de eis nullo modo debeo meo intromittere, propter que comitatum predictum et suprascriptas eius insulas regere, conservare ac manutenere et defensare debeo, ad vestrum vestrique communis honorem et ipsius comitatus utilitatem seeundum consuetudinem bonam ab omuibus hominibus et omni gente sine vestro ve- « strorumque successorum et communis vestri auxilio, exceptis coronatis personis et eorum exercitu manifesto sine fraude et malo ingenio; mecum quoque habere et traere debeo decem convenienter atmatos, inter quos habere et traere debeo unum sufficientem socium. Et vestros nuncios debeo honorifice recipere et tractare ac deducere, galeas vestras similiter. Inimicos autem communis Venetiarum ut proprios inimicos habere. Nec debeo compagciam vel societatem aliquam cum ullo habere cursalium vel aliorum, qui sint manifesti predones aut raubatores, qui liomines Venetos offendant aut alips ad Yenetias venient.es aut redeuntes ab ea, nec eos debeo recipere vel fiduciam aut securitatem aliquam eis prestare, nec consilium aut auxilium iis impendere, nec in aliquo eis necessaria ministrare, nec aliquid liorum ullo ingenin fieri facere. Et nullo modo me intromittere debeo de suprascriptis insulis videlicet: Nia, Sansego, Canidulis et Neumis. Et in comitatu Auseri stabo octo mensibus in Uno q^oque anno, salvo quod pro factis insule et comitatus ire possum et debeo per Dalmatiam, sicut fuerit opportunum. Debeo narnque pro comitatu suprascripto vobis domino duci et communi Venetiarum a proximis idibus septembris in autea solvere annuatiin libras denariorum Venetorum medietatem dictarum librarum septingentarnm in principio anni, scilicet in predictis Kalendis septembris et aliam medietatem in Kalendis martii ab inde proxime venturi. Insuper vero omnia precepta, que mihi feceritis vos vel successores vestri in pena sacramenti ore ad os aut per nuncium sive per litteras per maiorem partem consilii attendam et observabo. Vobis quoque et successoribus vestris fidelis ero. Et insuper iain sacramento astrictus promittens promitto ego suprascriptus Mariuus Maurocenus comes Abserensis cum meis heredibus vobis domino Ioanni Dandulo >Iei gratia Venetiarum, Dalmatie atque Croatie duci, quarte partis et dimidie totius im-perii Romanoruin dominatori, et iudicibus et sapientibns consilii et communi Venetiarum ac vestris successoribus, me hec omnia, ut continetur superius, facturum et servaturum, nisi remanserit per vos, domine dux, vel successores vestros et maiorem partem consilii. Quod si non dicta omnia sicut continetur observabo, comitatus ipse in vos et commune Venetiarum cum omnibus supra concessis redire debeat cum omni plenitudine communis ad faciendum de omnibus, quicquid vestre fuerit volun-tatis. Et insuper vobis vestroque communi quingentas marchas argenti debeam emendare. Preterea imprestita et tacdatica, que pro communi Venetiarum ordinata fuerint, finiendum per me ve] per nuncium meum facere tenear infra terminum micbi datum per vestras litteras vel successorum vestris per maiorem partem consilii. Data in dncali palatio in prescripto millesimo, et indictione, die et exeunte martio (I.jubic o. c. vol. T. N. 172 p. 124-25). — De condempnacionibus et bannis comitatus Chersii, et regalia domini ducis. Millesimo ducentesimo octuagesimo, indictione VIII, die quarto axeunt marcio, capta fuit pars: quod fiat cum hominibus comitatus Chersii, si^fieri potest cum voluntate hominum comitatus, quod condempnaciones et banna veniant in commune eorum tempore istius comitis; et comes teneatur et esse debeat studiosus ad excutiendum ipsas condempnaciones sicut si venirent in enni; et de ipsis debeat solvi regaliam domini dncis, videlicet libras DCC, et si deficiet, quod teneantur supplere; et si non poterit fieri per tempus istius comitis, fiat per tautum tempus, quantum poterit fieri, et comitatus remaneat cum redditibus et bonorificentiis in comitem a fcsto beate Marie proximo preterito in antea, et ipse teneatur respondere de regalia domini ducis (Ljubič o. c. vol. 1. N. 173 p. 125). 9) Confirmatio concordii facti inter dominum Marinum Maurocenum comitem Chersii et liomines insule Chersii per dominos Michaelem Doro et Marcum Bembo ex socio p. 176 extra rubricam. In dei nomine amen. Anno dominice incarnationis MCCLXXXIII, die V octobris, duodecime indictionis, capta fuit pars in maiori consilio Venetiarum: quod infrascripta concordia tractata per NN. VV. DD. Michaelem Dauro et Marcum Bembo inter N. V. D. Marinum Maurocenum comitem Ause-rensem ex una parte, et homines insulae comitatus eiusdem ex altera, et omnia et singula inferius comprensa debeant esse firma, et attendi observari fieri et compleri tam per ipsum comitem, in quantum spectat ad eum, quam per homines dicte insule, in quantum spectat ad ipsos homines. Imprimis debet habere dominus comes libras LXXX ad parvos omni anno usque ad vitam domini comitis per rattam, tam si re-futaret, quam si de hoc seculo transmigraret, de omnibus bannis et condemnationibus totius insule, que banna omnia et condemnationes debeant pervenire in commune dictae insule ; quos denarios dicti de insula solvere teneantur ipsi domino comiti vel eius nuncio, videlicet medietatem in medio anni, et aliam medietatem in fine anni sub pena tertii, credito soli verbo ipsius domini comitis; et de hoc fieri debeat publicum instrumentum. Item debeat habere dictus dominus comes ad solvendum regalia domini ducis libras 700 ad 27 denarios per grossum omni anno, videlicet medietatem in medio anno et aliam medietatem in fine anni. Et pro his homines dicte insule habere debeant omnia scolia, omnes terras, Muclam, omnes redditus et intratas, qui et que spectant ad dictum comitatum. Item, quod dictus comes cum hominibus dicte insule debeat iudices eligere, quos ipso dominus comes confirmare debeat, stando dieti iudices in suo regimine per menses »eptem et non plus, regendo ipse dominus eomes dietam insulam seeundum quod in sua coneessione continetur; et de dietis iudicibus, qui fuerint elleeti, dominus comes nihil ab ipsis debeat habere. Item equitando ipse dominus comes per insulam, stando in campanea tarn ad prandiuin quam ad cenam vel ad inarendam, debeat accipere cum sua familia earnes seeundum consuetudinem dicte insule. Item quando dictus dominus comes in Chersio accipere non possit nec accipi facere de herbis in hortis hominum de Chersio nec uvam seu ficus in eorum vinetis, dando ipsi domino comiti tot terras, que faciat hortum vel hortos, qui sint ipsius et ipsius familie ad suficientium in bono loco. Item quod ho-mines insulae solvere debeant ipsi domino comiti inedietatem gallinarum istius anni praesentis. Item quod dictus dominus comes remittit dictis hominibus insule pro predictis, que sibi solvunt et dant, omnes angarias et alia, que facere comitatus te-nebant, excepto quod cum portare debeant Venetias et ipsum ducem (comitem) de Venetiis in insula .seeundum consuetudinem hinc retro habitam in dictainsula; item quod omnes questiones, quo fuerunt et sunt ventilate coram domino duce et suo consilio inter dictum dominum comitem et dictos homines insulae tam pro communi quam pro divino usque ad hunc presentem diem, debeant esse casse et vane et nullius valoris. Et hoc intelligit dictus dominus comes solummodo de offensionibus habitis cum hominibus dicte insule et cum hominibus datis inscriptis predictis dominis Michaeli Dauro et Marco ßembo. Infrascripti fuerunt dati inscriptis; in priinis Bu-dissa nepotes et fratres, Cerna permano, Balva et Androsso, omnes de Ausero; Bassigna, Bochigna Bartolus, Io. Delvisconte et Petrus Regina, omnes de Chersio. Item quod iudices insule, qui nunc sunt et per tempora stare debebunt in regimine ad vitain domini comitis predicti, debeant esse convenienter satisfacti pro communi in provisione ipsius domini comitis et aliorum bonorum hominum dicte insule, salvo si contra nollet prohibere de ipsis quod maaeat in suo iudicatu, salvo quod Cerna Permani Auseri accipere possit quatuor homines Auseri pro parte sua ad eius vo-luntatem, et contra Auseri possit accipere alios quatuor, habendo dictum dominum comitem per ambas partes ad difiniendi et satis fiendi fieri ipsi permano pro communi de denariis, quos ipse permanus solvit et dedit dieto domino comiti pro dicto permano, et omnia illa, que maior pars eorum dixerit de predictis, sint et osse debeant firma et rata, et omnia, que per minorem partein ipsorum dicta fuerint, esse debeant cassa et vana et nullius valloris, salvo sicut dictum est de aliis iudicibns superius nominatis, si nollent facere provideri sibi permano, quod remaneat etiam in permanatu. Item quod de omnibus furtis et offensionibus aliis seu redditibus et bonamanciis factis hic retro, quod ipse dominus comes cum suis iudicibus, qui sunt nunc, possint facere rationem, usque ad medium annum postquam comes predictus applicuerit in insula. Item si factum aliquod vel aliquod malefactum fuisse factum hinc retro et ccncordium factum fuisset, unde dominus comes debet habere banuum, vult dominus comes, quod deveniat in eum secundmn cousuetudinem insule usque ad medium annum. Et est sciendum, quod solutio dictarum septingentarum librarum, danda pro regalia domini ducis, debet fieri dicto . domino comiti sub pena tercii, credito soli verbo ipsius domini comitis. Terminus vero tam predictarum septingentarum librarum quam suprascriptarum octingentarum librarum denariorum incipit in proximo preterito festo sancti Michaelis mensis septenibris. Item in millesimo ducentesimo octuagesimo quarto die vigesimo tertio novembris capta fuit pars in maiori consilio Venetiarum : quod sicut continetur in concordia facta inter comitem Auseri et suo subiect.os, fir-matas per maius consilium, alias debeat attendi et observari per partes et facere attendi et observari. In cuius rei fidem ad notitiam presentium et memoriam futu-rorum illustris dominus Iohaunes Dandulo, Dei gratia Venetiarum, Dalmatie atque Croatie Dux, iussit presens scriptum sua bullea plumbea muniri. Datum et Actum Venetiis eodtm millesimo die vigesimo tertio novembris tertie decime indictionis. (Ljubič o c. vol. I. pag. 136-37 N. 210). 10) Hoc est exemplum cuiusdam instrumenti, cuius tenor talis est, videlicet: In Christi nomine amen, anno,eiusdem nativitatis millesimo tercentesimo primo, indic-tione quarta decima, die iovis quinto intrante ianuari in nocte, in communi palatii Chersi in Camino, ubi nobilis vir dominus Marcus Mauroceno come totius Ausseri insule iacebat infirmus, presentibus fratre Dominico guardiano fratrum minorum de Cherso, magistro Lantelmo phjsieo, Bartholomeo Petri Lepe, Dominzio Chucane, Anzolo Moxe, Mixane domine Regine et Cypriano Draxigne. Requisitus dictus dominus Marinus Mauroceno comes per dominum Draxigam vice-comitem, quod vocaret se solutum de omni eo quoä habere debebat ,a communitate insule usque ad proximum festum sancti Michaelis nuper elapsum. tarn de salario suo quam de regaliis domini ducis, et dictus dominus Marinus eomes respondit, quod bene volebat, quod per me noto-riuin fieret carta, quod vocabat se soiutum, tarn de regaliis domini ducis, quam de suo salario usque ad festum sancti Michaelis (Archangeli) nuper elapsum, preter de regaliis sancti Petri de Ausero, faciendo communitas insule sibi domino comiti cartam, quod vocaret se solutos ab eo et satisfactos. Ego Albertus Ferrarii, sacri palatii notarius publicus, interfui, et requisittfs, ut de predictis facerem cartam, secundum quod audivi ad publicam formam reduxi. (Ljubic o. c. vol. I. pag. 197 N. .300). ") Cum egritudo invaserit nobilem virum Iacobum Geno comitem Chersi et uxorem et etiam suam familiam valde graviter: capta fuit pars, quod possit una de nostris barc’nis culfis destinari ad eum ; et si videretur ei propter predictam occa-sionem ire Veglam vel Arbum. possit ire non obstaute sua coinmissione (Ljubič o. c. vol. I. pag. 202 N. 311). I2) Cum poneretur, quod nobilis vir Bartholomeus Contareno iturus comes Chersii, qui tenetur teuere in domo duos equos, absolvatur pro primo anno occasione feni et palearum, que inveniri non possunt; et alio anno teneatur servare suam commissionein ; et si consilium vel commissio vel capitulare est contra, sit revocatum (Ljubič o. c. vol. I. p. 223 N. 339). ’3) Item, quod nobilis vir Andreas Bragadeno, electus comes Chersii, possit secum conducere et habere in suis famulis, quos tenetur habere, qui sciat linguam Sclavam, non obstaute sua commissione, que revocetur in tantum; cum coinmodo sine ipso facere non possit, eo quod homines de inde, specialiter illi de extra, ignorant linguam latinam (Ljubič o. c. vol. I. p. 263 N. 410). I4) Le voci bannt, bannitus (v. uota 8) tacdatica (v. nota 8), batadura (v. 1301 p. 193 N. 287) permanus e parmanatüs (v. nota 9) si riscontrano qua e lä nei documenti citati, come regalie spettauti al conte. II banno (bannum, bannire, bannitus) era una multa giudiziaria inflitta ad un colpevole, il quäle, nel caso non 1’ avesse pagata, veniva esiliato da'.la patria (in bauunm mittere) fino a che non avesse sciolto il suo debito (v. Du Cange — Glossarium ad Scriptores mediae et infimae latinitatis vol. I); bannum ponere, bannum super caput alicuius ; tollere vel trahere de banno; bannum alicui iudicare; imbandire e imbannare; per bannum ad plaeituin venire ; bannum frangere, son frasi che si riscontrano nei Libri dei Consigli (152-5 2/2, 1549 25/8) ed anche lo Statuto ne parla; da non confondersi coi bandi che son beni co-munali (v. Statuto lib. III. cap. 192, 193, 195). Tactadica e voce che non si riscontra nel Glossario, come uon si trova quello di permano ; la prima credo perö sia anche una multa o tassa dalla parola tac o tactus (v. Du Cange); il permano poi suppongo sia voce derivata da primanus, capo, e sia quanto dire vicecomes, quindi nou era regalia, Bia magistratura (v. Du Cange alla parola «primanu?»); bactadura credo sieno quelle tasse che dovevano versarsi da coloro che per furti erano anche battuti, come scorgesi nella legge longobarda lib. 1 tit. 8 § 31. (v auche Muratori tom. I. p. II. p. 76 nelle leggi di Luitprando). ls) Nos Nicolaus et lohanues de Gara, Regnorum Dalniatie, Croatie, Sclavo-nieque Bani, omnibus Christi fidelibus, tarn presentibus quam futuris, presentem paginam inspecturis, salutem in omnium saluat^re. Fauor et devotio specialis non inducnnt, ut hos, quos opera sue virtutis diguos efficiuut, prosequamur prerogatiua, fauore, et gratia speciali; vt ipsorum reiuuuerata deuotio ylarescat, et alij eorum exemplo ad virtutis speciem amplexius et forcius incitentur; nos etiam ex debito iuris cogimur iustas admittere preces, et vo'a supplicantiuni dementer exaudire. Cum igitur Episcopatus Absariensis, in Ecclesia Cathedrali B. V, in insula nostra Vzor vocata couctructa, situs, per Serenissimum Priucipcm Dominum nostrum. Dominum Sigis-mundum, Regem Hungarie etc. nobis sub nove donationis titulo simul cum patronatu ipsius Ecclesie et collatione dicti Episcopatus perpetuo donata, per decessum vene-rabilis in Christo Patris Domini Protyni, pye recordationis Episcopi predicte ecclesie Absariensis, iam in dicta uostra insula, de iure et de facto vacare contingat, cuius collatio seu presentatio ad nos, ut premittitur, pertinere dinoscitur ; Nos itaque at-tendentes morum lionestatem, industriosa virtutum merita, et sufficientem litteraturam honorabilis et religiosi viri domini fratris N’colay, filij condam Magistri Pauli de Soklos, prouincialis fratrum Canonicorum regularium Ordinis B. Augustini per Hun-gariam, quibus idem nostre Magnificentie probali conimendatur testimonio, predictum Episcopatum in predicta nostra Insula et ad eandem spectantibus existentem, modo premisso vocantcm, cum omni plenitudine sui iuris eidem Domino Nicolao Prouinciali, utili et proficuo, ymo simul cum uniuersis suis iuribus et pertiutijs, veluti sui pre- decessores usi et fruiti l'uissent, duximus conferendum et prestandum, et de eodem eidem prouidendum, et in corporale eiusdem Episcopatus dominium introduci faciendo, decernontes testimonio litterarum nostraruin mediante. Datum in Soklos predicta feria quarta proxitna in festo B. Gregorij Pape. Anno Domini millesimo trecentesimo nona-gesimo nono (v. Kukuljeyic Iura Regni Croat. Dalm. et Slav. vol. I. p. 172-73 N. 125). I6) Iobagiones o iobagines valeva quanto colono o mancipio ; erano i clientes di Roma. II Du Cange eita parecclii esempi di iobagiones, tratti dai documenti ehe si riferiscono all’ Ungheria, perche e soltant i in Ungheria, a quanto pare, ehe i villici erano chiamati coloni (Du Cange o. c. vol. III p. 1464,). n) Nos Ludovicus, Dei gratia Rex Hungarie, Polonie, Dalmacie etc. Signifi-camus tenore presentium quibus expedit uniuersis, memorie commendantes: Quod nos, cui interest ex innata Regia libertate vniuscuiuscumque obsequiorum merita pro-pensius in statera librare equitatis, et illis, quos Regie remunerationi dignos efficiunt, grata impendere premia meritorurn ; intuitis fidelitatibus, et fidelium Seruitiorum meritis, laude dignis, fidelis nostri dilecti Magistri Saracheni, Coinitis Camerarum nostrarum Syrimiensis et Quinqueecclesiensis, quibus idem tam sollicite, tamque cu-riose in eunctis nostri et Regni nostri agendis sibi confisis et commissis studuit nobis complacere, vt in eius obsequiis noster animus mitissime conquieuit; volentes sibi pro tantis gratuitis seruitiis Regie remunerationis antidoto occurrere Regio cum favore, quandani insulam nostrani Absari et Kersi appellatam, in Regno nostro Dal-matie intra ambitum maris habitam, cum omnibus iuribus, vtilitatibus et pertinentiis ac proventibus vniuersis, quovis nominis vocabulo uocitatis, et ab antiquo ad ipsam Insulam Absari et Kersi spectantibus, de liianibus nostris rtgiis ex certa nostra scientia, eidem Magistro Saracheno, si beredibus carnerit, vsque duntaxat terminum vite sue, si vero ex altissima prouidentia, cuius nutu singula diriguntur, ipsum Magistram Sarachenum heredes seu prolem habere cotingat de femore suo descendentes, tune iure perpetuo et irreuocabiliter, uoue donationis nostre titulo in filios filiorum suorum et heredum per heredes dedimus, donauimus et contulimus, immo damus et conferimus sub hiisdem prerogativis, quibus alii uobiles ipsorum Regnorum nostrorum Dalrnatie et Croatie, eorum ])0ssessi0nes proprias conseruant, possedendain, tenendam et habendam, harum sub secreti nostri sigilli testimonio litterarum, quas in formam nostri privilegii redigi faciemus, dum nobis fueriut reportate. Datum in Wyssegrad feria quarta proxirna ante festuin beata Margarethe Virginis et Martyris. Anno Domini M.CCC.LXX primo (Kukuljevič o. c. vol. I. p 139 N. 102) — Nos Sigismundus, Dei gratia Rex Hungarie, Dalmatie, Croatie etc, ac Marchio Brpndeburgensis etc., memorie comendamus per presentes : quod Magistris Blasio et Michaeli, filiis Magistri Ioaunis Saracheni de Meszthegenew, coram nobis personaliter constitu^is, jier eosdem propositum exstitit uniformiter pariter et relatum, quomodo ipsi quasdam litteras patentes quondam Serenissime Principis Domine Elisabeth Regine felicis reminisceutie Socrus nostre, factum Donationis cuiusdam insule Kersi et Abseri nuncupate, ampnibus Pellagi vallate, in dicto Regno nostro Dalmatie situate, nunc Magnificis viris I^icolao de Gara, Dalmatie et Croatie ac Sclavonie Regnorum nostrorum Bano, et Iohanni eius Gennano, filiis condam Nicolai Palatini, per nos perhempniter collate, clare concernentes, dudurn preannotato Magistro Io-hanni Saracheni et suis fratribus vigorose emanatas, per ipsosque in laribus et scriniis paternis indilate requirendas, et quauiprimum receptas in specie assignare ipsis Nicolao Bano et Iohanni Germauo suo in solidum assuinpsissent, una spoponderunt et assumpserunt corum Nobis presentium patrocinio, eorumque ultronea voluntate mediante. Datam Bude, feria secunda proxima ante festum Ascensionis Domini. Anno eiusdem Millesiino Tercentesimo Nonagesimo septimo (Kukuljcvic o. c. vol. I. p. 168 N. 121). — Nos Sigismundus, Dei gratie rex Hungarie, Dalmacie, Croacie etc. Mar-chioque Braudeburgensis etc. notum facimus vniversis, quibus incumbit, per presentes : Quod quia nos exigentibus, imo plurimurn requirentibus fidelissimis obsequiis, gratissimis complacentiis, strenuosis actibus et gestis virtuosis, laude diguisque et preconio attollendis meritis viri magnifici Domini Nicolai de Gara, dictorum regnorum nostrorum Dalmacie et Croacie, nec non Sclauonie Bani, ac Iohannis, fratris eiusdem uterini, filiorum silicet condam l’omini Nicolai Palatini Gara de predicta, per ipsos sacro diademati, et per consequens nostro regio culmini ac toti regno nostro, vti cunctis liquet, cum supretna fidelitatis concsancia, temporibus et locis opportunis, intrepide exhibitis et impensis, eisdem ac eorundem heredibus quandam insulam nostram regiatn Absary et Kersy appellatam, in regno nostro Dalmacie infra ambitum maris existentem, cuin quibussuis eiusdem utilitatibus, integritatibus, aliis litteris exinde confectis mediantibus, nostre regie nove collacionis titulo perhempniter et in avum perhibemus contulisse. Ideo eciam nos volentes eisdem fldelibus nostris pro eorundein multimodis, plurimis ot vberrmis fidelitatibus et fidelium obsequiorum eorundem laude dignis meritis, in prefatis aliis litteris nostris seriosius et clarius ex plicatis, regio ampliori respondere donatiuo, tricesimam nostram insnlam in prefata exigi consvetani, nec non eameram salium nostrorum regalium marittimorura. in dicta insula vendi solitoruni, sitnul cum obuencionibus et emolumentis ac iuribus vniuersis, ad prefatas tricesimam et eameram salium nostroruin rite pertinentibus, veluti de nostris regiis manibus memoratis Domino Nicolao Bano et Iohanni fratri suo carnali, ipsorumque heredibus, heredumque cunctis sobolibus et successoribus vniuersis, pre-misso nove nostre donacionis titulo, auctoritate regia ex certaque nostre Maiestatis sciencia de Prelatorum et Baronum nostvorum consilio prematuro dediinus, dona-uimus et in euum contulimus, imo damus, donamus, perbemniter et effectiue con-ferimus, per ipsos, eorumque heredes et posteritates universas perpetuo et, irreuoca-biliter possidendas, tenendas, pariter et habendas, pleno iure, patrocinio presenciuin mediante, sine duntaxat preiudicio iuris alieni. Presentes autem in specie, dum nobis fuerint reportate, easdem in nostris priuilegii formam redigi faciemus pro eisdem. Datum in Dyako in Dominica Iudica. Anni Domini M.CCC. nonagesimo octavo (Ku-kuljevič o. c. vol. I. pag. 169-70 N. 122). 18) 1270. 11 februarii, indictione XIV. Quod comes Chersii habere debeat de ceterum liberum arbitriura in suo regimine super maleflciis (Ljubič o. c. vol. I. p. 105 N. 135). 19) De provisione facta nobiii viro Marco Gradonico corniti Absarensi de eo, quod stetit in Veneciis post terminum (Ljubič o. c. vol. I. p. 110 N. 156). — Comes Chersi presens et futuri teneantur habitare in Ausero adminus III mensibus in anno (Ljubič o. c. vol. I. all’anno 1330 Senato Misti p. 170) — Millesimo CCCVIII mensis augusti die XX. Cum comitatus Chersi sit non bene sanus: capta fuit pars, quod comes personaliter eligendus et alii possint stare extra comitatum, ubi sibi placuerit, a sancto Petro usque ad sanctum Michaelem, dimittendo comitatum suum socio, et non intelligendo, quod propter lioc habeat ab insula aliquod pro navigio neque alia causa; et si consilium est contra, sit revoca-tum (Ljubič o. c. vol. I. pag. 227, N. 3491. 1270. 11 februarii, indictione XIV. De scutifero, quod sit de Sclavonia, concesso comiti Chersi ('Ljubič o. c. vol. I. p. 105, N. 136 — sullo scutifer v. Du Cange o. c.J. 2t) Item, quod nobilis vir . . . v. nota 13). !!) Cum poneretur, quod ... (v. nota 12 . 2?) Provvedimenti presi dal Collegio e da una giunta di savi ed approvati dal Senato e dalla Quarantia in occasione di dauni datisi scambievolmente dagli abitanti di Veglia, Cherso ed Arbe. Le dette isole nomineranno due giudici, che giudicheranno delle querele dei danneggiati, ed un terzo in caso di discordanza dei due, per decidere a pluralitä di voti. II rettore di Veglia col giudice e gli altri magistrati deli’ isola faccian giustizia agli uomini di Cherso ed Arbe contro i vegliesi. Si prescrive la procedura di teuere in tali casi e negli altri processi contro gli abitanti delle tre isole (Libri Commemoriali tom. II. p. 66, N. 385). — Decreto che ordina ai conti ed agli altri magistrati di Veglia di mandare a Venezia i malfattori Mangiavacea, Bonzollo di Antolino, Sparticlado de Sprote e Gaudeute figlio di Quas. rei principali dei furti e delle rapine commesse dai vegliesi a danno degli abitanti di Cherso ed Arbe. In caso di irreperibilitä, siano banditi e confiseati i loro beni; e se il presente non sarä eseguito, il comune di Veglia pa-gherä mille lire (Lib. Com. t. II. p. 66, N. 386). — Marco Buono scrivano ducale attesta d’ aver intimato a Bart<#lomeo (Fran-gipani) conte di Veglia di pagare entro un niese al conte di Cherso il compenso dei danni dati dai vegliesi ai sudditi veneziani (Com. t. II. p. 121, N. 35, 36, 38 e specialmente la ducale al Donato dei 1349, 20 agosto p. 173, N. 291; v. anche il Ljubič o. c. vol. III 153 e vol. I. p. 438, 439; 439-40, 440, 454, 457, vol. II. p. 131, specie quello dei 440, che tratta di Plaunik, locaverunt et impiguaverunt Plavenicum seu insulam Plavenici, que pertinet dicti comuni Vegle). — Quod aligantur tres sapientes per dominum ducem, consiliarios et capita, qui examinent condicionem et factum questionis vertentis inter comune et homines Chersii et homines Iadre . . . ('Ljubič o. c. vol. II. p. 58 N. 111 e p. 4 N. 7; p. 5 N. 10; p. 33, N. 55; p. 166, N. 276 e p. 51, N. 89 per coutese con Arbe, vol. II. 453, 458; v. anche p. 110, N. 184 per offese fatte al conte da alcuni abitanti di Cherso, certo perche ci s’ opponeva alle reciproche rapine fra gli isolani; v. anche p. 116, N. 192, dove appare un giudice punito Dragogna Petri e 119 N. 198; p. 122, 130, 146, 173, 188, 191: per lotte fra Cherso e Zara in occasione di alcune barche distrutte dai Chersini vol. II. p. 43 v. 44, N. 81). — Per affari ehe risguar- dano i conti di Cherso nelle relazioni con Veglia v. anche Ljubič vol II. p. 203, 230. 24) 1274. 15 madii. De gratia faeta pro facere cavari in partibus Abseri (Ljubič o. c. p. 107 N. 150). — Quod committatur coraiti et communitati Chersii et Auseri sub debito sacramenti, quod debeat facere et complere unum arsenatum . . . (Ljubič vol. I. p. 224 N. 340). 25) Dominus Franciscus vicecomes in tota Insula Absensis cum universitate Absori et terre Chersii. In pntia venerabilis Dni fratris Michaelis Episcopi Absa-rensis et fratris grixogani abbatis monasterii sancti Petri de absero pntauit et anunciauit Reverendo patri et dno Domino dei et applee sedis gra episcopo niciensi Comisario dni legati in tota prouincia Tadre ex pte prdetorum «nam cedula ctinent Istos articulos primo proponit erga Episcopum pdetum q (quod) Eppatus minatur ruy-nam. Secundo q Ecclesia scopuli Sansegi ruynata est tertio q ecclesia que est in scopulo in scopulo anse (Scriutim forse?) non est consecrata quarto q abbas monasterij sancti Petri no debet hre (habere?) ptem (partem?) Nie nisi Ibras sexaginta ab eppo et animalia aliqua. Quinto q dedit unam domu eppat (episcopatus?) et p (pro?) ea accepit aliq mobiles. Sexto q Cisterna negligentia suae est devastata. Septimo q Ecclesia Sancti Nicolai et sete Marie Magdalene no reguntur. Octavo q Ecclesia Sancti gaudencie non illuminatur sive officiatur. Nono q edifficavit unam domu in ladra de bonis ecclesie Absensis contra abbatem predictum petentes q ecclesia sancti petri de abso (Absaro) reficiatur, officietur et illuminetur que ruinata est. Item ecclesia sancti polay que patitur ruijnam refficiatur et repetur. Ista que se-cuntur que cadavit (comandavit) et ordnait pretus dmns Damianus sub pena inferipta. Primo vult . . . (Statuto manoscritto dell’lsola di Ossero e Cherso a p. 78); il do-cumento termina coli' affermare i diritti dogli Osserini e coli'imporre al vescovo di provedere a tutto quanto sta detto di sopra: e scritto nell’Anno dmni millo trecen-tessimo octuagesimo septimo dei XX° junii. 26) In Christi none Amen. Anno eiusdem Nativitatis Mill.mo Trecentesimo Nonagesimo octavo, Indictione sexta die XXVIII Ianuarij: Ausseri sub logia cois (comunitatis) Coram Nobili et Sapienti viro, Dno Nicolao q. Dni Michuli de Cherso, hon vicecomitte subrogatto Insulae Ausseri et Chersi. Pro Nobilibus et sapientibus viris Dno Petro Pettori et Dno Franc.o de usepis, hon Comittibus Insulae prediotae Pro Magnificis et Pottentibus dni Dominis Nicolao et Ioanne de gara, Regni un-gariae, banno Dalmatiae et Croaciae Nec non Dms perpetuis Insulae Ausseri et Chersj . . . Si tratta di una lite fra gli abitanti di Ossero e gli abitanti «terrae Lasini (altre volte e detto sempre Lusin, Lusini minoris) perche si liberassero dalla tassa di un ducato, che dovevano versare ad Ossero pro custodia coitatis ausseri. La questione fu poi sciolta dal doge Francesco Foscari, con ducale riportata anche nello Statuto a pag. 102, in data 27 marzo 1441 e con compromesso fatto 1' anno stesso da Iohanues Firmano civis lustinopolis e firmato dal conte Bernardo Nani (v. Statuto p. 102-104). Altra questione ci fu nel 1569 per la stessa ragione fra Ossero e Neresine (Statuto p. 115-116). 2") Concio sia che ogni fadiga desideri premio e degno sia el mercenario de la so mercede po (perciö) statuando ordenemo che cadaun ano i pozupi de le giese pagar sia tegnudi e debia ai so capelani e a tuti li altri fameii de le so giese p so salario e mercede (v. Statuto lib. 1. cap. 42, 232). 28) 1410. die 15 iulii . . . Quod omnes banniti ipsarum insularum temporibus retroactis, antequam dominatio nostra haberet dominium dictarum insularum, possint repatriare . . . quod omnes banditi et forinsiti, . . . exceptis illis, qui essent extra pro homicidio, furto, robaria, assassinaria et aliis similibus atrocibus delictis, possint libere repatriare, habentibus tarnen illis pacem cum adversariis sui. — A pag. 80 poi evvi 1’ atto di dedizione deli’ isola a Venezia gia in data 6 agosto 1409. 29) Die XVI aprilis. Examinatis petitionibus et capitulis porrectis domina-tioni per ambaxatorem Auseri et Chersi, et auditis oretenus ambaxatoribus ipsis, consulunt, quod capitulum continens ... (v. Ljubiö vol. I. p. 405, N, 601). E qui comincia una serie di modificazioni alle leggi e specialmente alle pene, che pare si&no state severissime (quod non possit aliquem furem ponere ad torturam, nisi cum voluntate unius suorum iudicum ad minus: — super oapitulo continente de libertate). Dai singoli eapitoli contcnuti nell' atto si vede dunque che lo Statuto era stato presentato a Venezia in quell’ anno (1333) e che fu riveduto dalla repu-blica, la quäle lo modificö come a lei parve meglio; le modificazioni si capiscon subito anche perche la dove si parla di pene pecuniarie, al bisanto (moneta greca) e sostituita la lira, i pizzoli, come pih tardi nei libri dei Consigli alle lire seguono i mocenighi, i ducati. 30) Stralcio dali’indice dello Statuto alcuni fra i eapitoli, perche il lettore possa formarsi un’idea deli’amministrazione della giustizia in quella etä. Libro I (contiene 46 eapitoli). 1. El prologo di Statuti de lisola de Ossero e Cherso. 2. De la presuncion e so generacion. 3. De le citacion e del muodo ehe che se die serva cotra i cotumaci. 4. Del muodo ehe se die obseruar cotra queli che compar in Iudicio e domanda esserge statuido tmene (termine) e da po no compar. 5. Che a cadaun ehe domanda tmene per trouar avvoeato per lo rezimento li debia esser concesso. 6. Che algun testimonio do fiade sora un medemo capitolo non sia sa-granientado. 7. Che algun lavorador produto i testimonio per algun isolan non possa esser citado. 8. Che el layco coe (cioe) secular non responda soto zudese eclesia-stico. 9. Che alguna rason non se faci de zuogo de dadi. 10. A che muodo se die far raxon ai forestieri. 11. Che algun forestier non sia aldido cotra algun isolan nostro se primiera mente non auera da piezaria per le spese de la raxon. 12. Che algun chierego ouer religioso non sia aldido se pma mte el no auera dado un layco piezo per le spese de la lite. 13. De le cosse comprade auanti tempo. 14. Che li hieredi de quel che auesse promesso alguna cossa ad algu a certo tempo soto alguna pena solamente al cauedal (capitale) sia tegnudo. 15. De li ci-tadi per xigillo. 16. A ehe muodo se cita i brauari che scapa fuor de lisola. 17. A che muodo se uende el pegno mobele per alguna sentencia e quando. 18. A che muodo se debia uender el pegno stabelle i chi sono queli ehe po quella cossa recuperar e ifra ehe tmene. 46. In che zorni se die ministrar raxon ai Isolani e quali se intenda esser di feriadi. Libro II (111 cap) 47. De lo sagramento di zudesi. 48. De lo sagramento di Cainerlcnghi. 66. Che algun no possa deseredar i so fioli. 79. Che quello ehe entra i lo monasterie fata la profession non possa far testamento. 82. A che muodo che la cossa messa soto un teto se possi recuperar e da chi. 84. De la locacion de le case e del pagamento del fito. 99. Che uoiando algun prouar che altre uolte fosse sta melecapto ouer furioso auer bona mente sia aldidi. 100. De la fida che se die far ai fugitiui. 106. Che algun no zuoghi a le chuogole soto la loza. 109. De la biaua ehe noše die vender oltra el pmo priesio. 110. Che algun non compri biaua p reuender qla senca licentia. 114. De non scharnar chuori i la citade. 115. Che algun pelizaro non sia ardido scarnar secar ouer mol-ticar algune pelle entro i muri del luogo. 125. Che la dona costituida soto possenca del marido no se possi in alguna cossa obligar. 133 Che a cadaun sia licito arar le tore de corau loqual fosse sta uacuo tre ani. 144. ehe uendemadori non possa tuor de Lua (uva) seza licecia del patro. 139. De no andar habitar fuora el nostro luogo. 147. De le done maridade che comete adulterio uiuado so marido. 148. De la pena de coloro che cotraze matrimonio co alguna zouene cotro la uduta del pare e de la mare. 157. Che li condutori di dacij daga piezaria. Libro III (75 cap.). 159. Del formaio di pastori. 163. De do de un stan i quali non die esser insieme un di sagrmtati. 164. Quando el brauaro debia al so patro far cosignacio di ane-mali. 176. De queli ehe rompe le seraie d'altri. I7S. De quelli ehe tuol la campa-nella pasture ouer corda ad algun caual ouer cauala ouer de altro animal 185. De el dano dado p cani in li anemali. 188. De no taiar el bosco. 203. Dei pozupi delle Giese. 204. Contra le meretrixe. 205. De .queli ehe da man a lede. 206. Che non se debia toxar li anemali de algun stan senca licetia. 223. Del fontego che fu fato di denari de le pozupie e gastaldie ouer fradaie de le giese. 232. De la creacion di pozupi do le fradaie del destreto de Cheso i quali de ano i ano se die instituir. 228. De la colta che se chiama galina da esser pagada. Libro IV (cap. 61). 233. De no biastemar dio ne i so santi; 233. De la campana che se die sonar por le guarde. 235. De non andar p la citade drio et trzo son de la capana senca lume. 236. De le imundicie che no se die butar i mar. 237. De no butar aqua ouer imun-dieie sora la uia publica. 242. Da no itrar in la citade ne insir se no p le pote malstre. 243. De quell ehe mal acasuno. 244. De queli che lauora co anemtll daltrl senca licetia dol patro. 245. De queli cho taia la coda de algun caual ouer cauala. 250. De la pena a chi dise ad algun parole izuriose. 251. Del arsalto fato senca percussion. 254. De queli che ferixe alqu co pugno suxo el volto. 255. De queli che da buffeto ad alguno. 250. De la percussion fata con legno ma senca sangue. 264. Di furanti da lire setanta sina a Iire otanta. 273 De li homicidij. 274. Sora quel mediexemo 275. A che muodo se procieda quando piu psone se trouera presenti al homicidio in briga. 276. De queli che fa barbaria. 277. Di sodomiti zoe buzeroni. 278. De queli cho fano false raonede. 279. De queli che stronza le monede sora scrite. 280. De queli che rorape la strada. 281. De queli che coraete assassi-naria. 282. De la libertä dada a missier lo cote i criminal p. le leze sora scrite no decise. 283. De le pene che se die meter per missier lo cote. 294. De queli che tratta cotra lonor e stado de la nostra dogal sigria. 285. De queli che parla contro lonor e stado de la nostra dogal signoria. 286. De queli che porta formento a molin toia quelo a peso. 287. Di furanti anemali grossi. 288. De la iudicacion de le done. 289 De la pena de queli che dixe parole soce ad alguna psona de bona fama. 290. De la pena a chi buta el fazol ouer uelo de cauo ad alguna dona de bona fama. 291. De la pena che dixe un a laltro i raxon alguna parola non licita e desonesta. 292. De queli che co malicia e fraudoletemete acusara algun de alguna cossa che no fusse uera. 260. De furati che inuola lire cinquanta e da li isuxo sina altre sessata' 293. Che la lexe ad litteram e segondö et texto se intenda. Perche si possa avere 1' idea delle pene a cui era soggetto il reo trascrivo il cap. 264: Al maschio ueramete che cometesse furto da lire setanta in suxo fina lire otanta de pizoli ouer al furate cose p nalor soradito comandemo una man douerse detrncar si fata mete che dal braco la sia separada e un ochio douerghe esser cauatto e da po che el refaca el dano al patron. Ala femena uera mete che tal delito cometesse comandemo esserghe taia el naso e un di lauri e che quela do uolte a torno la pia/a sia frustada e restituissa el dano al patron ! Immaginatevi la pena per delitti maggiori! in tal riguardo e interessante assai un atto nello Statuto manoscritto, per furti fatti nei poderi. 3l) l conti capitani dali' anno 1409-1797, come risultäno dai documenti e dai libri dei Consigli sono : Giorgio Foscarini (1409 1410); Marco Contarini (1415- 17); Daniele de Rcnier (1715-17); Pietro Gradenigo (1419); Andrea Dolfin (1422); Giacomo Dolfin, Marco Quirini (1430); Andrea Surian (1433); Alessandro Marcello (1434); Marco Quirini (1436 ; Paolo Morosini (1440); Dario Iusto (1443); Bernardo Nani (1444); Nicolo Anmondo (1452); Andrea Quirini (1453); 1458 Girolamo Zorzi; 1463 Pietro Morosini; 1465 Vittorio Valerio; 1468 Nicolo Arimondo; 1471 Battista Gradenigo; 1474 Benedetto Giustinian; Francesco Malipiero; 1475 Francesco Mi-chieli; 1476 Silvestro Gabrieli; 1478 Francesco Malipiero; 1478 Francesco Michieli: 1481 Francesco Malipiero; 1481 Pietro Michieli; 1483 Francesco Malipiero; 1484 Pasquale Malipiero; 1487 Giovanni Longo; 1490 Marco Paradiso; 1490 Luigi Badoer; 1490 Luigi Corner; 1495 Marco Paradiso; 1496 Luigi Corner; 1496 Marco Paradiso; 1497 Luigi Badoer; 1500 Francesco Pisani; 1500 Girolamo Bembo; 1503 Zaccaria Morosini; 1504 Giovanni Contarini: 1507 Francesco Tron ; 1509 Angelo Balbi; 1513 Michele Minio; 1515 Francesco Quirini; 1518 Francesco Tiepolo; 1520 Vittorio Bragadin ; 1522 Marco Moro; 1531 Simon Diedo; 1533 Bortolo Zorzi; 1534 Francesco Barbaro; 1534-39 Girolamo Magni; 1539 Francesco Barbaro; 1539 Simon Diedo; 1541 Nicolo Minotto; 1546 Pietro Malipiero; 1546 Mattio Loredan ; 1548 Zaccaria Zontani; 1550 Luigi Bembo; 1553 Domenico Tron; 1556 Girolamo Gradenigo; 1556 Taddeo Gradenigo; 1558 Ludovico Memo; 1561 Melchiore Coppo ; 1564 Giacomo Leoni; 1565 Giovanni Grimani; 1567 Giovanni Minio; 1569 Vincenzo Pisani; 1570 Giacomo Foscarini; 1571 Giovanni Arimondo; 1572 Lorenzo Arimondo; 1573 Francesco Contarini; 1577 Giov. Battista Mocenigo ; 1579 Federico de Molin; 1581 Nicolo Bragadino: 1583 Marco Lombardo; 1585 Giovanni Marcello; 1586 Sebastiano Quirini; 1588 Giovanni Marcello; 1588 Francesco Bollani; 1590 Giov. Francesco da Mula; 1592 Bortolo Minio ; 1595 Paolo da Canal; 1596 Andrea Vendramin ; 1598 Antonio Leoni; 1600 Andrea Dolfin ; 1602 Giovanni Minotto; 1603 Marin Barbaro; 1605 Marco Bembo (con firma autografa); 1606 Pietro Badoer; 1608 Marco Bembo; 1609 Giacomo Lippomano; 1611 Vincenzo Bragadin; 1613 Lodovico Battaglia; 1614 Luigi Minio; 1617 Girolamo Zane; 1619 Giovanni Corner; 1621 Alfonso Corazza; 1622 Girolamo Lippomano; 1624 Angelo Orio; 1626 Francesco de Garzoni; 1629 Gabriele Zorzi; 1630 Girolamo Duodo; 1632 Luigi Lombardo; 1635 Giov. Francosco da Molin; 1637 Andrea Bembo (o‘ 6 un suo au- tografo); 1638 Francesco Manolesso; 1641 Lorenzo Orio (autografo); 1643 Paolo Balbi (autografo); 1645 Bartolomeo Semitecolo (autografo); 1646 Giovanni Dolfin : 1648 Giovanni Balbi (autografo); 1650 Lodovico Brioni (autografo); 1653 Girolamo Contarini (autografo); 1651 Lodovico Brioni; 1653 Girolamo Contarini; 1655 Andrea Pasqualigo (autografo); 1656 Federico de Molin; 1658 Andrea Balbi; 1600 Claudio Avogadro; 1661 Agostino Tron ; 1664 Giovanni Minio; 1668 Nicolö Bragadin (autografo); 1669 Lio Bembo ; 1670 Francesco Bragadin (autografo); 1672 Paolo Con-dulmier (autografo); 1674 Giovanni Zorzi (autografo); 1676 Marin da Riva (autografo); 1679 Giorgio Manolesso (autografo); 1680 Agostin Malipiero (autografo); 1684 Agostin Bollani (autografo); 1685 Paolo Vitturi; 1685 Luigi Minio; 1688 Luigi Treves; 1688 Speraindio Barbo (autografo); 1690 Gian Andrea Pasqualigo (artografo); 1692 Marco Quirini (autografo); 1694 Giacomo Zane (autografo); 1696 Giacomo Morosini (autografo); 1698 Girolamo Quirini; 1699 Giacomo Pasqualigo (autografo); 1702 Stefano Balbi (autografo); 1704 Girolamo Tiepolo; 1705 Giovanni Balbi (aut.); 1706 Francesco Semitecolo (aut.); 1707 Giacomo Morosini (aut.); 1709 Andrea Pasqualigo (aut.); 1711 Baldissera Marin; 1713 Giacomo Bragadin (aut.); 1715 Zaccaria Bembo; 1716 Francesco Semitecolo (aut.); 1718 Agostin Loredan; 1719 Girolamo Balbi; 1721 Angelo Trevisan (aut.); 1723 Luigi Minio (aut.); 1725 Demetrio Minotto; 1727 Paolo Quirini; 1729 Bernardo Boldii (aut.); 1732 Gian. Paolo Dolfin (aut.); 1733 Carlo Zane (1733); 1735 Gian Pietro Venier (aut.); 1738 Gian Antonio Maria Corner (aut); 1739 Marco Aurelio Soranzo (aut.); 1740 Marin Nadal; 1741 Matteo Soranzo (aut.); 1743 Marin Nadal (antJ; 1745 Marco Loredan (aut.j; 1747 Lorenzo Barbaro (aut.); di tutti i successori del Barbaro c'e la firma autografa, e sono: 1750 Francesco Maria Badoer; 1752 Vincenzo Dona; 1753 Francesco Balbi; 1755 Giacomo da Mosto; 1758 Luigi Balbi; 1759 Agostin da Mosto; 1760 Marin da Riva; 1765 Alvise Piero Corner; 1767 Girolamo Balbi; 1769 Stefano Balbi; 1771 Gian Battista Corner; 1674 Marin Nadal; 1774 Pietro Soranzo; 1776 Giovanni Cicogna; 1777 Giorgio Muazzo; 1779 Lucio Antonio Balbi; 1782 Gian Luigi da Mosto; 1783 Girolamo Antonio Dandolo; 1785 Giulio Antonio Balbi; 1787 Pietro Luigi Minio; 1790 Michiel Morosiui; 1891 Giov. Antonio Bon; 1793-5 Nuzio Quirini IV.; 1795-97 Ottaviano Bembo. K qui devo rendere le piti care grazie ali' illustrissimo Dr. Andrea de Petris, ehe mi favori 1’elenco dei conti capitani deli’isola, e mi diede preziose notizie rispetto alla sua forma di governo. 3:) Relatio nobilium virorum Leonardi Venerio et Hieronymi Contareno, syndicorum ad partes Dalmatiae. Presentata 27 oetobris 1525 (v. Ljubič o. c. vol. VIII. p. 9-10). — Relazione Diedo, di cui sopra, a pag. 28 del Ljubič vol. XI, e Relazione Bon ed Erizzo (1549) Ljubič vol, XI. p. 132-33. 33) 1409. die XIII. decembris. Capta. Quia est necessarium providere de co-mite Auseri et Chersi pro eontentamento fidelium dieti loči, vadit pars quod in bona gratia elligi debeat unus comes Auseri per duas manus ellectionum in maiori consilio, qui vadat unus per medium alterius, et ille, qui plures ballotas habuerit, sit firmus, et sit per duos annos; et tantum plus, quantum suceessor suus illuc ire distullerit; habeat de salario in anno et ratione anni ducatos trecentos, et du-cere debeat suis salario et expensis duos domicellos. unum ragacium, et duos equos et unum notarium, cui notario faciat expensas oris solummodo, et habeat a nostro comuni idem notarius ducatos viginti in anno et ratione anni; faciat ins et iusti-tiam in civilibus et eriminalibus in regimine sibi commisso, prout eidem secundum deum et iustitiam ac honorem nostrum videbitur. Et teneatur respondere infra tertiam diem, et recedere usque ad unum mensem postquam acceptaverit pro ista vice tantum; de commissione autem sua ante suurn recessum providebitur pro collegium domini, eonsiliariorum, capitum et sapientium consilii et maris, pro ut dieto collegio vel maiori parti videbitur opus esse. De partes omnes alii, non 1, non sinceris 1 (Ljubič o. c. vol. IX. p. 44, N. 39). 34) Commissio Iohannis Bapt. Iustiniano quondam Marini et Antonii Diedo quondam Andree svndicorum Dalmatie. 1553. die 15 aprilis (Ljubič o. c. vol. VIII p. 187 e 269-71). — Sono nell’ isola la citta d' Ossero et il castello di Cherso, nel quäle fanno residenza i magnifici rethori di tempo in tempo, et e molto piü populato ehe Ossero, per essere aere salubre et quel di Ossero contagioso per una palude, eh' e stata cagione della dishabltatione di Ossero, dove solevano habitar i retthori, per esser quella la cittä et per i venti dali’ ostro. Ma attrovandosi retthor un genti-luomo de cä Zorzi, del 1450 si parti da Ossero et si trasferi a star a Cherso, et cosi dali’ hora in poi e stato costumato da tutti, di maniera che qnelli di Ossero sono sottoposti alla censura del conte da Cherro. 35) Le dne eastella Lubinizza e Cavisole solevano governarsi a sua posta, facendo comnnitä separata; ma da un tempo in qua si sono sottoposte a Cherso (Ljubič vol. XI. p. 270). — v. anche Libro II dei Consigli specialmente a. 1550 2/2: Che si debbano recuperar i beni malamente comperati, perche appartenenti al comuue di Caisole, de Don Stefano Piovan e Zuanne de Petris, suo fratello, beni lasciati nel 1491 da Zuanne Nassimben da Mantua, habitator de Cherso, posti in contrada Gelogna ed al lago Cosmaref, consistenti in pascoli, oinbrie. terreni, prati e lago e debbano tornar al comun, beni venduti all’incanto nel 1506; ma quando Caisole nel 1495 si die a Cherso . . . 3G) Libro I. Consigli 1519, 29/0: Si propone che nei castelli di Caisole, Lu-benizze e S. Martin, i giudici vengano eletti dalla comunitä di Cherso. 11 conte approva, tanto piii perche i giudici di quei castelli, eletti fino ad ora da quei vil-lici, «andavano d’accordo coi ladri» (Spoglio inedito dei Lib. dei Cons. vol. I. p. 26). 37) v. Farlati 111. sacr. vol. V, essendo vescovo Giovanni Iusti (1486), parla della fondazione di tali conventi. Perö come prese un granchio madornale rispetto al celebre Antonio Marcello de Petris, vescovo di Cittanova, dicendolo discendente della famiglia Marcello di Venezia, mentre ci sono prove a iosa (v. anche libri dei Consigli e Spoglio inedito vol. i. p. 4, 7, 8, 1!, 12, 13, 25) che fu Petris e pro-priamente fratello dell’avo del celebre Francesco Patrizio (tengo in tale proposito docurnenti irrel'ragabili), il Farlati prese cosi una solenne cantonata anche nell' as-serire che il convento di S. Francesco a Cherso sia stato fondato essendo vescovo il Giusti. Che invece il convento dei frati sia esistito gia nel 1301, lo prova ap-punto il documento del 5 gennaio 1301 riportato piu sopra (v. nota 10). Che perö quello di Farasina sia gik esistito nel 1528 lo prova una supplica deli' abbate di S. Xicolö de Kipa maris con cui chiede un' elemosina dal consiglio per far costruire una barchetta, con cui i frati possano andar chiedere la cantä ai navigli che ap-prodano all’ isola (Lib. I. Consigli a. 1528, 19/4 e Sp. ined. vol. I. p. 32). 38 Kobili et sapienti viro Thadeo Gradonico Comiti Chersii et Ausseri. Laurentius priolus dei gra Dux Venetiarum etc. Nobili et sapienti viro Thadeo Gra-donigo de suo mandato Comiti et Cap.o Chersi et Ausseri fideli dilecto salutem et dilictionis aff’ectum. Dissegnanio armar una gallea in quella Terra secondo ch e stato ultimamente deliberato nel senato nostro. Onde vi commettemo con 1’ auttoritä di esso Senato che dobbiate far fare ellettioni del sopracomito secondo la consue-tudine. Avvertendo di far che sia elletta persona atta e sufficiente a simil carico accio che possiamo reeeuer quei utile et melio che desideramo et a quello che sara elletto coinmitterete che si metti all' ordine di tutte le-cose necessarie al’armar facendovi noi far la descrizione delle Zurme, secondo il consueto, per far della quäle non permetterete che li comuni esborsino alcun denaro tenendo il tutto in puntto, si che al primo ordine nostro esso sopracomito possi armar percio che all' hora gli si mandera una galea iuxta il solito. Data in nostro ducali palatio Die 29 martii indictione prima M.O.LVIII. Riceputa die 13 aprilis. Restö eletto con voti 48 Collano Drasio (Lib. III. Consigli a. 1558, domenica 17 aprile ; Sp. ined. vol. I. lib. III. p. 11. — v. anche uno scritto deli'illustre Paolo Tedeschi nella «Provincia» a. XXII N, 9; 38) Le famiglie nobili a Ossero sono: Drasa ch' e la maggiore, Daschia (de Schia), Grabbia venuta da Veggia, de Petris da Cherso, fra le quali la maggior ricchezza e di cento cinquanta ducati d’intrada; et non vi son vecchi, per esse re 1’aere pestifera. Le famiglie veramente di Cherso sono: de Petris, che passa due mille ducati d’ intrada. Bacchina, Bruta, Gabich, Colombi, Moyse, Pecovich et Profici (Ljubič o. c. vol. VIII. p. 270). 40) Coram cl.mo I). Melchyore coppo . . . Nui Christoforo Shia et Collane Drasio iudici et Baldissera Grabbia et Donado de Petris avvocati della spect. com-munita di Ossero .... si riduchi detto Consiglio la pr.ma Dmica di Giugno e 1' altra fiata si riduchi la pma Drnca di Decembre (v. Statuto manoscritto p. 150 die pma octobris 1561). 41) Convocato et congregato consilium Nobilium et popularium Chersii de licentia Mag.ci et G.nosi Domini..............pro serenissimo excellentissimo dominio Venetiarum Chersi Ausserique comitis dignissimi in salla palatii ad sonum canpanae ut moriš est pro creandis novis iudicibus et aliis officialibus loco veterum. In quo consilio interfnerunt consiliarii (numero) computata persona magnifici domini comitis supradicti. K qui segnivano da una parte i nomi dei nobili, dali' altra quelli dei popolari; j»oi continnava: In quo quidem consilio lectis partibus, ordinibus statutis ac terminacionibus Dominorum praedecessorum comitum electionem fiendum pro creandis novis iudicibus et aliis officialibus per menses sex ; et positis ballotis in capillo omnes ad enm accesserunt: sors eligendi fuit ut infra. 42) Le palle, con ehe si tirava la sorte, erano prima d’ oro e d’ argento (v. lib. I. Cons. 1536 29/6; habuit ballotas aureas) poi di tela; dopo il 1578, essendo andate smarrite quelle, se ne fecero di rame (v. Lib. III. a. 1578 33/3 e Sp. ined. vol. II. p. 10). 43) Una rimunerazione al picigamortus di S. Martino il quäle si distinse nell' innopinato caso di suspetto pestilencial della Villa de S. Martino (v. Lib. II. Cons. a. 1554 4/1.1 e S. i. vol. I. p. 52) — All’orfana del picigamorlo di S. Martino si danno 50 lire (c'e la supplica deli' orfanella; v. lib. II. Cons. a. 1555, 13/1 e S. i. vol. I. p. 53). 4J) Per pagare il censo alla republica si stabiliscono aleune tasse sopre i eonduttori delle mandrie. p. e. quelli che pagano 500 mocenighi devono dare 1 mocenigo; da 500-1000 2 mocenighi; da 1000-1500 3, e cosi via; quelli che ven-dono lana, pagano un mocenigo per centinaio ; chi vende il vino paga 12 pizzoli per coppo cerchiato, 1 mocenigo paga chi vende 100 libre di formaggio, cosi sugli agnelli e sulle pecore vendute, e sulle legna delle mandrie di S. Vito, S. Biagio e S. Lorenzo (v. Lib. Cons. lib. III. 1575, 27/2, Sp. in. vol. II. p. 2). — Per pagar il censo ed il debito vecchio alla Serenissima si usufruisca delle rendite di S. Vito, S. Biagio e S. Lorenzo; pel salario ai eonti ed ai medici, delle rendite del dazio del vino : pel maestro di scolla de grammatica deli' incanto di Palaziol e della Leurera; pel cancellier deli'incanto di S. Giorgio di Gelovizza e di S. Pietro di Mezzavia; pello speciale del dazio della beccharia e deli'incanto delle vigne di Palaziol, col patto ehe tali dazii non possano essere pagati ehe ai camerlenghi e propriamente al tempo prefisso, ne prima, ne dopo (v. Lib. III Cons. a. 1581, 28/3 e Sp. in. vol. II. p. 18). — Sono in Ossero anime cinquecento, et cento homeni da fatto; in Cherso anime due mile e quattrocento homeni da fatto. Nelle ville veramente et scogli sono anime tre mille cinquecento, et homeni da fatto numero 1300. E prima: Et per non esser eile fertile, vi sono sopra molti boschi di legno da fuoco e gran-dissimi pascoli d’ animali, onde vi sono cento venti mille anemali pegorini, e ca-prini, oltra li quali pascolano molti altri animali bovini, cavallini et asinini ehe tutti sono di grandissima utilitä a que' isolani . . . Oltra le castella et ville sono sotto 1' isola cinque scogli, sopra li quali sono boni pascoli d' animali, et fra gli altri si e uno nominato la Laurera, che gira sei miglia, sopra il quäle si pigliano ogni anno quattro mille conigli (Ljubič o. c. vol. VIII p. 269 Relazione cit.). 45) Sono interessanti assai i provedimenti preši contro gli Uscocchi e, se lo spazio me lo concedesse, riporterei le deliberazioni preše, ehe sono importanti assai anche per le relazioni cogli imperiali, specialmeete con Fiume e Segna. Mi riserbo di farlo quando pubblicherö lo Spoglio dei Libri dei Consigli. 46) Christophorus Mauro Dei gratia dux Venetiarum etc. Nobillibus et sa-pientibus uiris Victori Valerio de suo mandato comiti Chersi et Ausy et succes-soribus suis fidelibus dilectis Salutem et dilectionis affeetum. Fuit ad praesentiam nostram prudens fidelis noster Matheus Panza civis et orator fidelium commitatum nostrorum Ausseri et Chersi et aliorum locorum istius insnle. Et. sub litteris cre-dentialibus vestris tria nobis exposuit et humiliter supplicavit. Primo quod cum ab adepcione nostra ipsius insule continue soluerit censum suum Dominio nostro sine ulla pena, et tarnen tempore precessoris nostri datum fuit initium accipiendi eis penam 63 soldum unum pro libra, qui licet promisit et se obbligaverit eis re-stituere, quiequid ea pene accepisset, tamen si continuaretur haec mala consuetudo cederet in maximum suum danum et contra promissiones suas dignemur mandare quod de cetero hoc tali inusitato onere nostro graventur. Secundo quod cum pro obviando exeessivis et inhonestis solucionibus quas Cancellarii predecessores nostros accipiebat pro scripturis occurrentibus cum non extiterit aliqua antea limitatio de consensu et licentia vestra taxaverint et liraitaverit ipsas limitaciones easque taxa-ciones et limitaciones approbaveritis: quarum copiam ineinsam litteris vestris nobis misistis: placeat nobis decreto nostro queadmodum aliis terris nostre Dalrnaeie fe- * cimus ipsas eonfirmare nt quilibet sciat quid solvere debeat. Tertio et ultimo quod qnia Castellum sive arx Auxeri ubi est palatium eomitum nostrornm minetur rui-nam: nec possit habitari per vos: nec id est sine interesse et detrimento terre Ausseri: Ut habitare habeatis in domibns alienis et longique et sit omnino opus reparacione: Dignemur vobis coneedere quod et expendere possitis usque ad qua-tercentas libras parvorum in ipsa fabrica. Quare cupi'entes satisfacere pie ae devote petioioni dictarum tidelium commitatum nostrarum attenta presertim honestate rerum petitarum. Deliberavimus et Decrevimns cum nostro colegio et auctoritate consilii nostri rogatorum quurn ad primum de pena accepta pro censu suo et quod de cetero nulla omni pena accipi eis debeat per vos neque per alium qnemque ea dicti sui census. Quod soluere teneantur omnino et debeant in tempore suo. Sed servetur eis antiqua consuetudo que fuit: ut nobis per ample attestatione est per precessorum nostrorum testimonium: nihil unquam eas solvisse ae acceptum eis fuisse pro pena in solucionibus que faciunt census sui nostro Dorninio. Item quantum ad taxationes et limitaciones solucionum per scripturam Cancellariorum quod observari in postorum debeant inviolabillter. Et ita tenore presentium ipsas confirmamus et approbamus: Quas nobis his inclusas remittimus ut more actis vestris ad futurorum memoriam registrare faciatis. Demum de expendendis CCCC libris parvorum pro reparatione arcis Auxeri residentie vestre. Quod auctoritate consilii nostri Rogatorum expendere dictas libras CCCC praepositis et liceat vobis de pecuniis nostri Dominii pro hac vice tantum. Mandantes vobis auctoritate ista ut dietam deliberacionem et Decretum omnibus observare et observari facere et exequi debeatis has nostras ad futurorum memoriam registrari faciatis et praesen-tanti restitni. Date in nostro Ducali Palacio die XXIII Marcij indicione XV MCCCCLXVII. Recepte septimo aprilis 1467. STEFANO prof. PETRIS NOTIZIE SCOLASTICHE I. PERSONALE INSEGNANTE Giacomo Babuder, cavaliere deli’ Ordine di Francesco Giuseppe, membro deli’Ecc. i. r. Consiglio scolastico provinciale deli’lstria; Deputate alla Dieta provinciale dell’ lstria pel collegio delle cittä e luoglii industriali, Isola, Muggia, Pinguente; rappresentante corouiiale e membro del Consiglio di amministrazione del Pio Istituto Grisoni in Capo-distria. — Direttore. Insegnö lingua tedesca nelle classi VI e VII, lingua greca nella VI, ore 11 alla settimana. Mason Carlo. — Professore anziano, promosso alla classe ottava di rango, capoclasse nella 111. Insegnö latino e greco nella III, greco nella VII; ore 15 alla settimana. Schiavi Mons. Lorenzo, canonico onorario. — Socio corrispondente deli’Accademia artistica Raffaello d’Urbino, della filosofico-mediea di San Tomaso di Aquino, dell’Ateneo di Bassano, dell’Academia romana di religione cattolica, socio d’ onore della societä degli avvocati di San Pietro; secondo esortatore religioso. Professore promosso all’ottava classe di rango. — Insegnö lingua e letteratura italiana nelle classi V, VI, VII, VIII. Propedeutica filosofica nelle classi Vil, VIII, ore 16 sett. Casagrande Alberto. — Professore, promosso alla classe ottava di rango, capoclasse nella VI. — Insegnö lingua greca nella V, lingua latina nelle classi VI e VIII, ore 16. Sbuelz Carlo. — Professore promosso alla classe ottava di rango, custode del gabinetto di fisica e chimica. capoclasse nella VIII. Insegnö matematica nelle classi V, VI. VII, VIII; fisica nelle classi IV, VII, VIII, ore 21 sett. Disertori Pietro. — Professore, promosso alla classe ottava di rango. Insegnö lingua italiana nella classe IV; storia e geografia nelle classi II, III, VI, VIII, Ore sett. 17. Petris Stefano. — Professore, conservatore di monumenti storici per la provincia d’ lstria, capoclasse nella V. Insegnö lingua italiana nella classe III, geografia nella I, storia e geografia nelle classi IV, V, VJI, ore 16. Spadaro don Nicolö. — Consigliere ioncistoriale, Professore e ca-teclüsta ginnasiale, esaminatore di religione appo V i. r. Commissione esaminatrice dei candidati al magister o delle scuole popolari e eiviche, direttore del Gonvitto diocesano parentino-polese, primo esortatore reli-gioso. Insegno religione in tutto il ginnasio; ore 16. Zernitz Antonio. — Professore, custode della biblioteca degli sco-lari, capoclasse della I. Insegno liugua italiana nella I, lingua latina nelle classi I e V, ore 18. Mcteičic Francesco. Professore, capoclasse nella II. Insegno lingua italiana e latina nella classe II, lingua latina nella VII, ore 17. — Quäle professore straordinario di lingua croata, la insegno per ore sei alla settimana agli scolari che ne frequentarono i tre corsi a due ore settimanali per ogni corso. Gerosa Oreste. — Professore, rappresentante comunale sostituto, custode del gabinetto di storia naturale. Insegno matematica nelle classi I, II, 111, IV; storia naturale nelle classi I, II, III, V, VI, ore 22. Bisiac Giovanni. — Professore, capoclasse deli' VIII. Bibliotecario. Insegno lingua tedesca nelle classi I, II, III, IV, V, VIII, ore 18. Maier Francesco. — Professore, liapprescntante comunale, capoclasse nella IV. Insegno lingua latina nella IV, lingua greca nelle classi IV e VIII, ore 15. Komarek Antonio. — Docente nell’ i. r. Istituto magistrale in luogo. — Insegno calligrafia e ginnastica, la prima due, la seconda, quattro ore settimanali. Giorgieri Giuiio. — Maestro di mušica, comunale. Insegno il canto in due corsi, ore 2 settimanali. Commissione vescovile peli’ istruzione religiosa. II Reverendissimo Signore Giovanni de Favento, canonico giä direttore pro v. ed i. r. Professore ginnasiale emerito. Civica Deputat ione ginnasiale Signor Antonio Dr. Zetto cousigliere comunale „ Pietro Dr. de Madonizza Rappr.e „ , Nicolö Dr. de Belli „ „ Ricevitore della tassa scolastica (didattro) Signor Alessandro Bonne ricevitore di I. Cl. nell’ i. r. Uf/icio principale deli’ imposte di quesla ciltä. Zetto Francesco, bidello, inserviente ai gabinetti e custode del fabbricato. t IT. PIANO DIDATTICO DELL’ I. R. GINNASIO SUPERIORE 1)1 CAPOD1STRIA NELL1 ANNO SCOLASTICO 1889-90. CLASSE I. — Religione. I sem. Spiegazione del simbolo aposto-lico, deli’ orazione domenieale, del decalogo, dei cinque precetti della chiesa e della giustizia eristiana. II sem. Delle domeuiche e feste della chiesa cattolica colle varie cerimonie. — Latino. Morfologia. — Le piü importanti flessioni regolari, esercitate a mezzo di versioni dall’ uua lingua nell’altra, corae si trovano uel libro di esercizi dello Schulz. Ogni settimana un corapito scolastico di mezza ora. Esercizi di memoria — piü tardi trascrizione di proposizioni latino tradotte e piccoli compiti domestici. — Italiano. Esposizione della parte etimologica della Gram-matica di Demattio, cou esercizi di analisi grammaticale. Esercizi di grammatica logica. — Proposizioni semplici e composte. Teoria della närrazione cou alcune favole dei migliori autori ?la imparare a memoria. Un tema scolastico ed un domestico per settmiana alternativamente. — Tedesco. Grammatica, fino alla declinazione del sostantivo. Lettura dal Müller (corso pratico di lingua tedesca) fino alla pag. 80. Compiti: nel II sem. uno scolastico ed nn domestico per settimana alternativamente. — Geografia. Nozioni elementari della Geografia generale e politica. Ad-destramento nella lettura e disegno di carte geogratiche. - Matematica. Aritmetica: le quattro operazioni fondamentali con numeri interi. Di-visibilita (Frazioni), Abaco. Geometria intuitiva: linee, rette, circoli, angoli, parallele. Triangoli colle regole della congruenza, (costruzione di figure). — Storia naturale. I sem. Mammiferi; alcuni tipi di mol-lusclii e radiati. II sem. Articolati. CLASSE II. — Religione. Dei SS. Sacramenti e delle cerimonie nell’ amministrazione dei medesimi. — Latino. Teorie delle forme meno usitate e delle irregolari, applicate negli esempi del libro degli esercizi dello Schultz, come sopra. Ogni settimana un compito scolastico di mezza ora. Esercizi di memoria come nella I classe; piü tardi preparazione domestica. Ogni 14 giorni im tema domestico. — Italiano. Esposizione della sintassi. Definizione della proposizione e delle sue specie, della fräse e del periodo. Analisi logica di proposizioni semplici e composte. Brani facili di poesia da imparare a memoria. Un tema scol. ed un dornest, per settimana altern.e. Tedesco. Elementi della Grammatica tino al Verbo. Esercizi continui dal Müller (Corso pratico) fino al temine della Parte I. Compiti: due in iscuola e due a casa ciascuu mese. Geografia e Storia. (2 ore). Geografia speciale dell’Africa, Asia, divisione orizzontale e verticale dell’ Europa. Geografia speciale dell’ Europa meridionale ed occidentale. — Storia dell’ evo antico (2 ore). — Matematica. Aritmetica; moltiplicazione e divisione abbreviata, proporzioni. La regola del tre semplice. Geometria; regole della congruenza e loro applicazione nei triangoli. II cerchio, il quadrilatero, il poligono. — Storia naturale. I semestre, Regno animale; uccelli, rettili, anfibi, pešci. II sem. Botanica. CLASSE III. — Religione. Storia sacra deli’ antico testamento colla Geografia della terra santa. — Latino. Grammatica; teoria dei casi e preposizioni. Lettura: da Cornelio Nipote o da Curzio. Preparazione. Ogni 14 giorni un compito scol. di un’ ora ed un tema per casa. — Greco. Teoria delle forme regolari, con esclusione dei verbi in ju. Ver-sione dal libro di Lettura. Esercizi di memoria. Preparazione nel II sem. un tema domestico ogni 14 giorni; un tema scol. ogni 4 setti-mane. — Italiano. Figure grammaticali ed esercizi sugli usi particolari dei verbi e delle particelle. Esercizi di memoria con analisi logica sopra varie poesie e sopra brani del libro di testo. Temi: Un tema scolastico ed un tema domestico per settimana alternativamente. Tedesco. Grammatica : la conjugazione debole e forte dal Möller (Corso pratieo) vol. II fino alla pag. 81. Esercizi e compiti come sopra. — Geografia. Geografia speciale della riruanente Europa (ad eccezione deli’ Austria-Un-gheria) delFAmerica ed Australia (ore 2). Storia del medio evo (ore 1). — Matematica. Aritmetica: Conteggio con numeri indeterminati. Le quattro operazioni fondamentali con numeri generali intieri e rotti. Elevamento a potenza. Estrazione della radice quadrata e cubica. — Geometria: eguaglianza delle superfici, trasmutazione delle figure, cal-colo delle lungliezze e superfici. Somiglianza. — Storia naturale. I sem. (Inseg. intuitivo). Mineralogia. II sem. Fisica sperimentale. Proprietä generali dei corpi: Calorico, idee fondamentali di chimica. CLASSE IV. — Religione. Storia del nuovo testamento in con-nessione colla Geografia della terra santa. Latino. Gramm, teoria dei modi; congiunzioni. Un tema domestico ogni 14 giorni; ogni due o tre settimane un tema scol. Lett. da G. Cesare. — Greco. Verbi in jj-t. Le forme irregolari piti importanti. Punti culminanti della sintassi. Versioni dal libro di lettura. Esercizi di memoria. Preparazione. Temi scolastici e domestici ogni 14 giorni uno altern. — Italiano. Riepilogo di tutta la grammatica. Lettura dal testo con commenti grammaticali e storici. Esercizi di memoria sopra poesie classiche. Regole della versificazione italiana. Temi comenellaclasse III. Tedesco. Grammatica: Verbi irregolari e composti; reggenza dei verbi; avverbi, preposizioni, congiunzioni ed interiezioni. Lettura: dal Müller, il resto del II vol. e compiti come sopra. Esercizi di memoria. — Geografia. I sem. Storia deli’evo moderno con particolare riflesso all’ Austria-Ungheria. II sem. Geografia speciale deli’Austria-Ungheria, ed in particolare del Litorale. — Matematica. Aritmetica: Equazioni di primo grado. Ilegola del tre composta, interesse composto. Geometria: giacitura e posizione reciproca di linee e piani, angolo solido. Specie principali dei corpi, calcolo delle superfici e volumi. — Scienze naturali. Fisica sperimentale, Meccanica, Magne-tismo, Elettricitä, Acustica, Ottica, calorico raggiante. CLASSE V. — Religione. La Cliiesa e i suoi dommi, parte I. Apologia. La chiesa cattolica e la sola vera chiesa di G. Cristo. — Latino. (nel I semestre) Tito Livio, Ovidio Tristi, Ex Ponto. Esercizi stilistico-grammaticali 1 ora sett. Preparazione, un tema scol. ed un domestico al mese. — Greco. Lettura: I sem. Senofonte (Crest. Schenkl) Ciropedia, brani. Anabasi. Omero, Iliade. Esercizi grammaticali, Preparazione; un tema scolastico ed un domestico ogni quattro settimane. — Italiano. Nozioni generali sulla poesia e silila prosa, sui traslati e figure, sulla buona lpcuzione italiana. Storia della letteratura dei secoli 200, 300, 400. Esercizi di memoria. Un tema scol. ed un domestico ogni 15 giorni. — Tedesco. Ripetizione delle parti piti importanti della morfologia accompagnate da copiosi esercizi. Sintassi : proposizioni prin-cipali e dipendenti, inversioue, uso dell’infinito e participio, avverbio, preposizione; esercizi di memoria e traduzioni dali’ italiano in tedesco e viceversa. Compiti 2 scolastioi e 2 dem. al mese. Geografia e Storia. Storia deli’ evo antico fiuo ali’ assoggettaraento deli’ Italia. Geografia re-lativa. — Matematica Aritmetica: Le quattro operazioni con interi e frazioni; numeri negativi e frazioni. Proprietä dni numeri. Eqnazioni di 1° grado con uua e piti incognite. Geometria: Planimetria ■*— Storia naturale. Insegnamento sistematico. I sem. Mineralogia. 11 sem. Botanica. CLASSE VI. — Religione. La Cliiesa e i suoi dommi p. II. I dommi cattolici svolti nel loro nesso e nei loro rapporti. — Latino. Sallustio, de bello Ingurthino. Cicerone, Catilinarie. Virgilio. En. Esercizi, stilistico-grammaticali. Preparazione. Temi come nella V. — Greco. Lettura; nel I sem. Oinero, Iliade. Erodoto. Senofonte. Grammatica. Esercizi di memoria. Preparazione. Temi come nella V. — Italiano. Dell1 invenzione. Nozione delle varie specie di componimeuti poetici. Storia della letteratura dei secoli 500, 600. Esercizi di memoria. Compiti come nella V. — Tedesco. Ripetizione e maggiore sviluppo delle teorie sintatticbe. Dottrina dei casi. Costrnzioni. Traduzioue ed analisi di brani scelti pros. e poetici. Compiti uno scolastico e due domestici ciascun mese. Esercizi di memoria. Geografia e storia. Continuazione e fine deli’ evo antico. Storia del medio evo con relativa geografia. — Matematica. Potenze, radici e logaritmi. Equazioni di secondo grado ad un’ incognita, Geom. II I sem. Stereometria; il secondo sem. Tri-gonometria piana. — Storia naturale. Insegn, sistematico in tntti i due semestri. Zoologia. CLASSE VII. — Religione. La morale cattolica. — Latino. Cicerone, orazioni due; un dialogo breve o brani scelti di un dialogo maggiore. Virgilio, Eneide. Esercizi stilistico-grammaticali. Preparazione. Temi scol. e domestici come nella V. — Greco. Demostene. Omero, Odissea. Temi come nella V. — Italiano. Dello stile. Storia della let-/ teratura del 700, 800. Illustrazione della I Cantica di Dante di cui i brani migliori d’apprendersi a memoria. Temi come nella V. — Tedesco. (Uso della lingua tedesca nell’ istruzione). Ripetizione di tutta la sintassi. Lettura dal Noe, Antolog. p. II. Grammatica Fritsch, Tra-duzione ed analisi con osservazioni filologiche. Esercizi di memoria. Compiti come nella VI. — Geografia e storia. Storia deli’evo moderno con riliesso allo sviluppo politico interno deli’Europa e Geografia relativa. Matematica. Aritm.: equazioni quadrate con due incognite, equa-zioni diofantiche di I grado. Frazioni a catt. (Hettenbriiclie). Progressioni, calcoli d’ interesse composto e rendita. Teoria delle combinazioni con applicazione. Geometria, Temi trigonometrici, Geometria analitica nel piano, sezioni conicbe. — Scienze naturali. Fisica: meccanica, calorieo, chimica. — Propedeutica. Logica. CLASSE VIII. Religione. Storia della Cliiesa cattolica. Ripetizione dei punti culminanti della dogmatica e della morale. —Latino. Tacito, Germania: Annali e storie. Orazio: poesie scelte (edizione Gry- sar). Esercizi stilistico - gram. Preparazione. Temi come nella V. — Greco. — Lettura nel I sem. Platone. Apologia di Socrate, due dialoglii minori od uno maggiore. Omero, Odissea. Sofocle. Preparaz. e temi come nella V. — Italiano. Iiiassunto dtlla storia della letteratura. Illu-strazione degli ultimi cauti deli’ inferno di Dante della II cantica e di alcune parti della III, di cui i brani migliori da apprendersi a memoria. Temi come nella V. — Tedesco. (Uso della lingua tedesca nell’istru-zione). Lettura dal Noe Autol. p. II. Esercizi di versione su qualche autore classico italiano. Letteratura sulla scorta del testo (cenni sui principali periodi della letteratura tedesca). Gram. Fritsch. Compiti come nella classe precedente. Esercizi di memoria. — Geografia e storia. I. sem. Storia della Monarchia austro-ungarica. II sem. Studio geogra-fico-statistico della Monarchia austro-ungarica; riepilogo della storia greca e romana. — Matematica. Esercizi nella soluzione di problemi matematici. Kipetizione delle partite piu importanti della materia. — Scienze naturali. Fisica; magnetismo, elettricitä, calorico, acustica, ottica (elementi di astronomia). — Propedeutica. Psicologia empirica. ITT. ELENCO DEI LIBRI SCOLASTICI CHE SONG ATTUALMENTE IN USO IN QUESTO GINNASIO I Classe. lleligione: II Catechismo grande, Vienna, i. r. deposito di Libri scolastici 1885. Latino: Schultz - Fornaciari: Grammatica-Esercizi, Torino. Er-manno Loescher 1885. Italiano: Deraattio: Grammatica. Vienna, ut supra 1886. Letture p. I, 2 edizione, Vienua Alfr. Hoelder 1886. Tedesco: Müller: corso pratico p. I. Torino. Ermanno Loescher 1884. Geografia: Klun p. I. ediz. IV, Vienna C. Gerold e figli, 1879. Aritmetica: Močaik, ediz. VI, p. 1. Viennna, idem 1849. Geometria: Močuik, p. 1, ediz. V, Vienna, idem 1879. Storia naturale: Zoologia: Pokorny-Lessona. Torino Loescher. II Classe, lleligione: Catechismo grande come sopra. Culto di Gaume e Valli. Trento, Seiser editore, 1882. Latino: come sopra. Italiano: Grammatica come sopra. Letture p. II. Vienna, Alfredo Hoelder 1883. Tedesco: come sopra. Geografia: Klun p. III, III ediz. Vienna Carlo Gerold e F. 1879. Storia: Weiter p. I Evo Autico, Vienna, C. G. e F. 1879. Matematica: Aritmetica e Geometria, come sopra. Storia naturale: Zoologia come sopra. Botanica (Pocorny-Caruel). Torino 1882. III Classe. Religione: Schuster: Storia sacra. Vienna 1885. Latino: Schultz-Fornaciari ut supra. Memorabilia MIex Magni (Schmidt e Gehlem) Vienna, Hoelder 1882. Greco: Curtius-Miiller: Grammatica. Torino, Loescher, 1884, 1886. Casagrande: Esercizi. Torino, Paravia 1880. III ediz. Italiano: Demattio ut supra. Letture p. III. Vienna, Hoelder 1883. Tedesco: Müller: Corso pratico p. II. Torino, Loescher 1883. Geografia: Klun p. III, ediz. III. Vienna C. Gerold e F. 1879. Storia: Weiter p. II, Evo medio. Vienna C. Gerold e F. 1879. Aritmetica: Močnik-Zampieri p. II ediz, IV. Vienna, Carlo Gerold e P'. 1877. Geometria: Močnik p. II, ediz. IV, Vienna idem 1871. Storia naturale: Mineralogia, Pokorny-Struever, Torino, Loescher 1882. Fisica: Vlacovich. Trieste, Caprin edit. 1880. IV Classe. Religione: Schuster: Storia sacra ut supra. Latino: Grammatica. Esercizi ut supra. Cesare, De bello gallico. (Prammer) Praga, Tempsky 1883. Greco: come nella terza. Italiano: Demattio, ut supra. Letture p. IV. Vienna. Alfr. Hoelder 1883. Tedesco-. come nella terza. Geografia: Klun p. II ediz. III. Vienna, C. Gerold e F. 1878. Storia: Weiter p. III, Evo moderno, Vienna idem 1879. Matematica: come nella III classe. Fisica: Vlacovich ut supra. V Classe. Religione: de Favento. La chiesa cattolica, la sua dottrina e la sua storia. Capodistria. Priora 1979-80. Latino: Schulz - Fornaciari. Raccolta di temi per la siutassi. Torino, Loescher 1884 „Livio“ edidit Grysar I e II vol. Vienna Carlo Gerold e tigli 1872. „ Ovidio “ Carmina selecta, Sedlmayer, Praga, Temsky 1884. Greco: Curtius: Grammatica per la sintassi come nella III ed Esercizi per la stessa di Schenkl. IV ediz. Torino, Loescher 1882. Schenkl: Crestomazia di Senofonte, Torino, Loescher 1880, ecc. Omero, Iliade I e H ediz. Zechmeister, Vienna 1880 C. Gerold e F. ltaliano: Schiavi: Manuale, Trieste, Dase 1884 ediz. II. Tedesco: Noe: Autologia p. I, Vienna, Graeser 1880. Fritsch: Grammatica tedesca, Torino, Loescher 1879 ediz. III. Storia: Pütz (Scarante, Pullich traduttori) parte I. Evo antico, ► Vienna C. G. F. 1857. Matematica: Močnik: Algebra per le classi superiori. Vienna C. G. e F. 1878. Storia naturale: Mineralogia-Geologia, Hochstetten e Bisching, Vienna Hoelder 1882. Botanica, Bill-Lanza. Vienna, C. Gerold F. 1857. VI Classe. Relione: de Favento (ut s up ra) Latino: Schulz-Fornaciari come nella V. „Sallustio* Bellum Iu-gurthinum e B. Catilinae, Scheindler. Praga, Tempsky 1883. „ Virgilio“ Aeneidos epitome ediz. Hoflraann, Vienna, C. Gerold F. 1882. Greco: Casagrande: Sintassi greca. Torino Loescer 1883. „ Esercizi p. II (relativi), Torino idem 1870. „Omero“ ed. „Scheokl“ Crestomazia di Senofonte ut supra. „Erodoto“ (Vilhelm) Vienna, C. Gerold e F. 1870. ltaliano; Schiavi: Manuale p. II, Trieste Dase 1885. Tedesco\ Noe e Fritsch come nella V. Storia: Pütz p. B Evo medio. Vienna, C. Gerold e F. 1857. Matematica: Močnik Algebra ut supra. „ Tavole logaritmi che, Vienna idem 1882. Storia naturale: Antropologia, giusta note del profess. Gerosa. Zoolorjia: Schmarda, Vienna idem 1854. VII Classe. Reli/j ione: de Favento (ut supra). Latino: Schultz-Fornaciari ut supra. Virgilio Eneide ut supra. Cicerone. Orationes selectae Klotz edid. p. I e II. Lipsia, Teubner 1883. Cicerone. De officiis, Schiche, Praga, Tempsky 1885. Greco: Curtius: Grammatica ut supra e Casagrande, Esercizi p. II. ut supra. Omero: Odissea ediz. Pauly. Praga, Tempsky p. I 1884, p. II 1880. Demosteiie: Orationes ediz. Blass p. I, Lipsia Teubner 1885. ltaliano: Schiavi: Manuale p. 111 Trieste, Dase 1885. Dante, Divina commedia. Firenze, Barbera 1883. Tedesco: Fritsch: Grammatica ut supra. Noe, Antologia p. II Vienna, Graeser 1880. Storia: Pütz p. III, Evo moderno, Vienna 1858 C. Gerold e F. Matematica: come nella VI. Fisica: Münch-Mora, Vienna 1877 Holder. Propedeutica fiilosoßca: Schiavi, II ediz. Torino, Marietti 1879. VIII Classe. Religiom: de Favento (ut supra). Latino: Orazio: Carmina selecta, Petschenig, Praga, Tempshy 1885. Tacito: p. I e III Halm, Lipsia Teubner 1884. Greco: Platone, (Wohlrab), Lipsia, Teubner 1884. Italiano: Schiavi. Manuale ut supa e Dante ut supra. Tedesco: come nella VII. Storia e Gcografia: Hannak, Geografk e storia deli’Austria, Vienna, Holder 1884. Matematica: come nella VI e VII. Fisica: come sopra. Propedeutica filosofca: come nella VII. Nelle classi I, II, III, IV, e VIII si adopera: Trampler: Mittel-schulatlas. Pien. Staatsdruckerei 1885. Nelle classi II, III, IV', V, e VII si adopera: Putsger: Historischer Schul-Atlas, Wien, 1886 (Pichler). IV. TEMI PROPOSTI PER COMPONIMENTI AGLI SCOLARI DEL GINNASIO SUPERIORE CLASSE V. — 11 denaro non ha in se la virtü di far I’ uomo felice. — „Certi uomini insensati Or vanno millantandosi d’un’opra Come da lor fatta, Ma che vien dalle man’ di quel di sopra“ (Clasio). — Negli esempi di due uomini, 1’ uno reprobo e 1'altro santo, si mostri la conferma della dantesca sentenza, che „ i sembianti soglion esser testimon del core“ (Purgat. XXVIII 45) Raccontate qualche note-vole vicenda della vostra vita, traendone alcun utile ammaestramento per 1’ avvenire. — II lavorare e lin giusto e necessario dovere, ed e tonte di prosperitä e di tesori. — Illustrate (e, se vi piace, con quulche racconto) i dauni fatali della perdita del tempo, ch’ era tanto propizio al ben fare. — Sudorifero sopra tutti gli altri potente (aneddoto). — „ . . . apprendi Che, se eoudurre intendi Gli uomini al tuo piaeere, Piü delle forze, vaglion le maniere“ (Clasio). — Uu eiarlatano, che sa ven-dere in uu batter d’ occhio il suo portentoso specifico in forza del motto latino: Vulgus vult decipit (Racconto). — Lettera di condoglianza e di conforto ad un affettuoso amico per la perdita ch’ ei fece del padre. — La settimana maggiore e 1’inno di Alessandro Mauzoni: 0 tementi deli' ira Ventura. — II contenuto della canzone petrarchesca: „0 aspet-tata in ciel . . . K — Definizione delle nove classi di parole ossia parti del discorso. — Non v' e maggior ladro d’ un cattivo libro, perche, come disse Giuseppe Giusti, ruba le due migliori proprietä deli’ uomo: il tempo ed il senuo. — „ Nella vita umana il contrastare alle passioui ed il sacrifizio sono fonti dell’ ordine“ (Cesare Cantü). — L’ arte laboriosa del salinatore. — Lo studio delle belle lettere e il piü dilettevole, perche ricrea la piü elevata parte delFuomo; ed e anclie il piü nobile, perche ci toglie dai ciechi istinti dei bruti, ci rende simili alla vita dei beati e ci avvieina a Dio. — Descrizione della propria terra natale. CLASSE VI. — 11 detto dello storico Camillo Porzio: „Sempre i nostri mal misurati desideri ci sogliono ingannare“ (Congiura dei Baroni di Nap. ecc.). - 11 Sommo Pontefice Pio V, e ia vittoria di Lepanto. — Un soldato di fanteria che nell’ottobre di quest’ anno con-trastö colla baionetta il cammino al nostro Augustissimo Imperatore (Racconto). — Qualclie proprio pensiero sopra questo di Giov. Raiberti: „Intendo nocivi anche i libri inutili, il cui aumento mi fa terrore. Oh iufelici noi! che si fa di tanta robaccia? e come 1’andrä a finire collo slancio spaventevole che piglia la stampa„? (Viaggio d'un Ignorante). — „II popolo crea e parla le lingue, ed esse ricevono forma e gentilezza dagli scrittori“ (G. B. Garzetti). —- Lo similitudine del masso nel Natale del Manzoni, comparata ad altre possibili, e ricouosciuta eccellente. — Provatevi a compendiare in una breve poesia la vita di Torquato Tasso, com’egli seppe compendiare in una stanza le gloriose gesta di Golfredo di Buglione. — »Ammonite il fanciul, quando 1’errore In lui del vizio incominciar vedete; Ma peusate che poi nulla vi giova, Se il medesimo vizio in voi si trova“ (Clasio). — Parli Attilio Regolo a quei Romani che avrebbero voluto trattenerlo in patria, acciö -non ritornasse alle catene in Cartagine. — Uno di quei frequenti domatori di fiere che, entrato fra esse nei serragli a provocarle, vi rimane vit-tima, si paragoni ad un incitatore delle plebi insane, che resta infine vittima del suo mal giuoco. — Si lodi la invenzione dei fiammiferi per Kämmerer di Ludwisburgo nel 1832 (Sonetto a coda, oppure un capitolo bernesco). — II ritorno in primavera della rondinella (con imitazione, se si vuole, della romanza di Tomaso Grossi). — „Dove semina l’ira, il peutimento miete“ (Aless. Manzoni). — Si tragga qualche ammae-stramento utile alla vita da questi versi del Metastasio: „Limpida e 1’onda - rotta fra’sassi: E se ristagna, e impura“. — II pane. — II nuoto. — L1 unico vero bene, che e la virtü, sta in nostre mani“ (Sforza-Pallavicino). — II golfo adriatico. CLASSE VII. — II genere umano non e in quelle felici condi-zioni in cui fu creato da Dio. — I cultori delle umane lettere si mo-strano dall’ efticacia delle medesime ingentiliti, quando appariscono piü graziosi e nel parlare e nel portamento, e piü morali nei costumi. — „A egregie cose il forte animo accendono Le urne dei forti“ (U. Foscolo). — „Abbia regola e modo e tempo ogni opra, Che a far tu imprendi“ (Ruscoui, Del viver sano e longevo). — Bisogua seiniuar buone idee in noi ed in altrui, perche ne nascano buone opere. — Le condizioni delle quattro eta dell’ uomo, cosi presentate dal Fantoni: „Avida del saper la fanchdlezza 11 famelico cuor pasce di speme; Periglio non conosce giovinczza; Desia virilitä; vecchiezza teme“. — „Levius fit patientia Quidquid corrigere est nefas“ (Horat.). — Si illustri quei proverbio che dice: „Ammazza piü la gola che il cannone“. — Si consideri la segueute sentenza di Aless. Manzoni: „L’ uomo sente d’aver bisogno d’un’indulgenza intinita: dopo aver ricevuto il perdono deli’uomo ch’egli ha offeso, il suo cuore non e in pace ancora: e le colpe che offendono gli altri comandamenti, e ch’ egli sente esser colpe, bhi gliele perdonerä“ ? — La scuola del Manzoni induce a sentimenti di cristiana rassegna-zione, alla fiducia in Dio, alla speranza di un guiderdone oltraterreno. — Quäle infra tutte le arti sembri a me la piü vantaggiosa, e suoi elogi. —- La lettera del re Filippo acl Aristotile: „Ringrazio gli Dei non tanto d’averrai dato uu figlio, quanto d’avermelo dato in tempi iu cui voi gli farete da maestro“. — L’applicazione doll’ elice alle navi a vapore cou ispeciale riguardo ali’ inventore boemo Giuseppe Kessel iu Trieste. — „Seuza le scieuze, e quelle particolannente ehe batino im-mediati contatti coli’ eloquenza, i voli della fautasia nou riescono ehe delili * (Vine. Monti), — La somiglianza e madre di amore. — La so-lennissima processione del Corpus Domini. — I dolori fisiei e morali danno opportuna oecasione alla pazienza e fortezza in clii li soffre, ed alla compassione e benefieeuza in clii assiste gli addolorati. — L’ 110-mo di rnare. CLASSE VIII. — II detto di Giuseppe Pozzone: „Qual e mai cosa si perversa e ria, Che iu se nou abbia qualche po’ di buono“? — Clii siauo coloro, pei quali (eome diee il Giusti) „La patria e 1111 po-deretto Da sfruttare e uient’ altro“. — Un vecehio aecompagui un nepo-tiuo a visitare il cimitero: ehe gli dira iu mezzo a quei tumoliV — La senteuza dello storico Pietro Golletta: „Le rivoluzioui vogliouo una parola, sebbeu falsa, lusingatrice degl’ interessi uuiversali, perciocclie le furie eivili, mostrate uude, non troverebbero amatori e seguaci“. — Non si rammarica oltremisura delle proprie infelicitä clii e solito a volger lo sguardo alle altrui. — II fallo si conosce meglio dopo clie e fatto. —• Gli uomini si augurano per lo piti vita lunga, saua ed agiata, e del viver bene picciola cura si preudono. — Uua speoie di aniraali si pasce d’erba, un’altra di cereali, un’altra di čarne: e meutre una classe di bruti non puö assidersi alla meusa deli’ altre, 1’uomo invece e onnivoro. — Come useresti dslle ricchezze, se per un beniguissimo tratto di fortuua tu divenissi assai ricco? — »Cor di ferro ha nel petto, alma villaua Chi fa de’ carmi alla bell’arte oltraggio“ (Monti). — Si consideri la seguente senteuza di Aless. Mauzoui: „II Vaugelo e eterno, e i sistemi degli uomini souo assai volte fallaci.“ — Del Cavallo, sua belta, e vau-taggi ehe reca all’ uomo. — Quanto abbia iu se di cristiana lilosofia il principio del Canto XI del Purgatorio dantesco. — Quali piaghe credete voi ehe teugauo piti aftiitta la soeietä? — La liberta, seompaguata da’ buoni eostumi, uon dura a lungo, e prepara la via al servaggio. —• 11 seutire modestameute di se uou e contrario al seutir uobilmeute la pro-pria dignitä d’ uomo, di cittadiuo, di cristiano. — Qual sia quell’ avve-nire ehe mi si pinge diuanzi, quando avrö dato un affettuoso addio al Ginnasio. Prof. LORENZO SCHIAVI AUMENTI NELLA COLLEZIONE DEI MEZZI D’INSEGNAMENTO Biblioteca rtei Professori. — Pizzi, I Nibelunglii. — Rubieri, Storia della poesia popolare italiana. — Bartoli, Storia della letteratura italiana. — Carducci, La poesia barbara nei secoli XV e XVI. — Winkler, A vi fn ali m sb e d i n g ungen und Organisation der k. k. Militär-Erziehungs- und Bildungsanstalten; Der Einjährig-freiwillige. — Mestica, Manuale della letteratura italiana nel secolo XIX. — Zeitschrift für oester. Gymnasien. — Rivista di filologia classica.— Neue philologische Rundschau. — Roscher, Ausführliches Lexicou der griech. und röm. Mythologie. — G. ! usterla, La necropoli di S. Cauziano. — Veiss, Lehrbuch der Weltgeschichte IX. B. I Hälfte. — Morteani, Isola e i suoi statuti. - Oesterreich in Wort und Bild. •— Poggendorf, Annalen der Physik und Chemie und Beiblätter. — Omis, Internationale Zeitschrift für Ornithologie. — Pizzarello, Un1 aggiunta all’ opuscolo Di alcune esperienze. - Böhm, Kleines- logarithmisch- trigonometriches Handbuch. — Henne, Die deutsche Volkssage. — Pochcttino, Pron-tuario dello študente di botanica. de Gubernatis, Dictionnaire international des ecrivains du jour. — Horatius, rec. et illustr. Gas. Orellius, — Robert, gefiederte Freunde. Danzer, Unter den Fahnen. — Graf Arturo, Roma. — Simrock, Das Nibelungenlied. —• Neubauer, Iahrbuch des höheren Unterrichtswesens in Oesterreich. — Oester. Botanische Zeitschrift. — K. K. Akademie der Wissenschaften in Wien. Hof- und Staatshandbuch der Oest. ung. Monarchie. — Regeln für die deutsche Rechtsreibung. — Agnes Burhard, Constantinopel von de A-micis deutsch übersetzt. — Greef, Lexicon taciteum. — üller, Handbuch der Alterthumswissenschaft. - Paul d. Lagarde, Libro rum veteris testamenti Cronicorum, Pars prior (dono dell’Ecc. Ministero). — Schiller Wilhelm Teil und Iungfrau von Orleans; Goethe, Rein. Fuchs und Torq. Tasso. — Körting, Latein, roman. Wörterbuch. — Neue philologische Rundschau. - Davila, Guerre civili di Francia..—- Fisch, Die lateinischen nomina personalia. — Merlo, Saggi glottologici e letterari. — I.iebenam, Zur Geschischte und Organisation des röm. Vereinswesens. — Gauer, Parteien und Politiker in Megara und Atheu. Biblioteca degli scolari (nuovi acquisti). — Le Commedie di Carlo Goldoni (edizione completa. — Memorie di Carlo Goldoni. — Beecher Stowe, La capanna dello zio Tommaso. — Buonfiglio, Le bel-lezze della natura (Inni). — Pandolfini, Trattato del governo della famiglia. — Palmieri, Trattato della vita civile. — Speroni, Trattato della cura famigliare. — Smith, Storia di Grecia. — Lemoyne, Fernando Oontez. — Ozanam, II Paganesimo ed il Cristianesimo nel V. secolo. — Bazzoni, Racconti storici. — Mignet, Vita di Franklin. — Mauri, Racconti. — Vallauri, Novelle. —- La Lumia, I Romani e le guerre servili in Sicilia. — Scott, Carlo il Temerario. — Tissandier, Le ricreazioni scientifiche. — Verne, Attraverso il mondo solare, Dalla terra alla luna, L’isola mistei'iosa, I figli del capitauo Grant. — Ben- iivoglio, Della guerra di Fiandra. ■— Sceniche rappresentazioni per le case di educazione. GabinciLo (li storia uaturale. — N-° G pešci imbalsamati e pre-cisamente: Mustelus plebeius (palombo comune), Acanthias vulgaris (pešce ašia), Merlucius vulgaris (merluzzo), Gadus merlangus (pešce molo), Couger vulgaris (grongo), Carcharias glaucus (cagnizza). — N.° 2 preparati dei crostacei Nephrops norvegicus (scampo) e Palinurus vulgaris (aragosta). — Doni: Un tuffetto regalato dalla Sig.ra Fran-cesca Vidacovich; uno scoglio di coluber niger donato dal Sig. Prof. Carlo Sbuelz ; N.° 2 galene di piombo prov. dall’isola Tasmania re-galate dal Sig. Prof. Pietro Disertori; un uovo di Rliea americana, uu ceppo di Millepora alcicornis ed un fetto umano ciclope donati dal-1’111.mo Signor Dr. Pio Marchese de Gravisi; N.° 3 denti di pešce cane e vari anfiossi lanceolati regalati dal sig. Valle assistente presso il civico Museo di Storia Naturale inTrieste; un bellissimo esemplare della famiglia dei buprestida prov. dalla Cina donato da Ettore Scam-picchio scolaro della V. Gabinetto (li Fisica. — Apparato per la trasmissione della pres-sione idrostatica. VI. CRONACA DELL’ISTITUTO Fatti rimarchcvoli avvenuti dopo la fine deli' anno scol. 1888-89. II 13 Agosto 1889, solenne ricorrenza del Natalizio di Sua Maestd l' Augustissimo nostro Imperatore, vetrne celebrato, come di solito, col-1’ interveuto dei membri del Corpo insegnante presenti in luogo alla Messa solenne celebrata nella Cattedrale. II 4 Ottobre 1889 fu giornata di festa nell’ istituto per la fausta ricorrenza deli’ onomastico di Sua Maestd l’ lmperatore. II giorno 19 Novembre 1889, onomastico di Sua Maestd V Im-peratrice, venne pure festeggiato dal Corpo insegnante e dalla sco-laresca coli' assistere alla solennita ecclesiastica celebrata nell’ Ora-torio deli’ Istituto ed al discorso di occasione tenuto dal Sig. prof. Lorenzo Schiavi. I giorni 26, 27, 28 Maržo vennero celebrati gli esercizi religiosi pasquali coli’intervento del ßev. Mons. Proposito Francesco cav. Petronio il quäle tenne i discorsi ed il Rev. Decano ehe imparti la SS. Comunione. II 26 Giugno si accostarono alla s. eucarestia per la prima volta 23 giovauetti preparati opportunamente dal signor Catechista Don Ni-colö Spadaro. Con disp. del Cons. scol. prov. 7 Agosto 1889 N. 825 venne as-segnato al prof. Don Nicolö Spadaro il terzo aumento quinquennale. Con disp. del Cons. scol. prov. 7 Agosto 1889 N. 826 venne fatto assegno del terzo aumento quinquennale al prof. Sig. Stefano Petris. Con disp. del Cons. scol. prov. 4 gennaio 1890 N. 1725 venne partecipato alla Direzione il pensionamento temporario del Dr. Gnad e la nomina ad ispettore scol. prov. del Sig. Leschanofski. Con disp. del Cons. scol. prov. 17 Febraio 1890 N. 1480 venne assegnato il quinto aumento qninquennale al prof. Carlo Mason. Coli’oss. disp. 25 Aprile 1890 N. 7809 fu destinato a preside dell’esame di Maturitä di qnest’ anno il Sig. Ispettore scolastico prov. cav. de Clodic. II G Giugno a. c. il Ginnasio fu altamente onorato dalla presenza di S. Altezza Imperiale il Serenissimo Arciduca Leopoldo Stefano, il quäle nel visitare le Scuole ed i Gabinetti, nonche nell’informarsi per-sonalmente dal Sig. Direttore sullo stato deli* Istituto diede a divedere stargli somraamente a cuore 1’ istruzione e 1’ educazione della gioventti, L’Eccelsa Dieta provinciale fu, come di solito, larga di sussidio ed incpraggiamento a scolari poveri e meritevoli, e provvide pure in via straordinaria, elargendo la solita somma di denaro ad incremento del fondo di beneficenza. L’Inclita Giuuta provinciale usa inoltre la cortesia di regal are tratto tratto alla biblioteca ginnasiale qualche pre-gevole pubblicazione di argomento storico istriano. Debito di riconoscenza tiene pure la Direzione verso lo spettabile Municipio di questa cittä, elie nulla intralascia di ciö ehe sta in suo potere per promuovere 1’ interesse e il decoro deli’ istituto. La reverendissiraa Curia vescovile di Parenzo-Pola tutta intenta a regolare sempre meglio ed ampliare la provvida istituzione del con-vitto diocesano creata anni or sono con plauso generale deli’ Istria, oltre a favorire gli altri scopi religiosi cui mira, si rende benemerita della prosperitä di questo istituto, fornendo al medesimo un contingente considerevole di buoni e bravi giovani, cbe diverranno esempi di buon costume, di applicazione, di amore allo studio, — doti, ehe distinguono 10 študente, alla cui educazione in bell’accordo cospirano i due fattori richiesti a formare 1’ uomo ed il cittadino —- la scuola e la famiglia. — 11 numero degli accolti nel convitto ascese quest’anno a 54. Fra i casi spiacevoli non ha la Cronaca quest’anno a notare ehe le conseguenze non lievi cagionate dali’influenza, della quäle fu colpita ima metä quasi del corpo docente e della scolaresca. Malgrado di ciö i corsi non furono sospesi che per tre giorni, in seguito ad ordiue superiore, affine di ventilare e purificare i locali. Capodistria nel Luglio 1890 GIACOMO BABUDER Direttore VII. ESAMI DI MATURITÄ Al termine deli’anno scol. 1889-90 domandarouo 1’ammissione agli esami di maturitä 16 študenti ordinari deli’istituto. L’ esame in iseritto ebbe luogo nei giorni 9 fino al 14 Giugno incl. coi temi seguenti: I. Lingua latina. — a) Versione dali’ italiano in latino: „Morte di Coriolano“ (da Plutarco, tradotto dal Pompei). IT. Lingua latina. — b) Versione dal latino in italiano: Cicerone De officiis, libro III, 1 cap. „P. Scipionem — seripsimus.“ III. Lingua greca. — Versione dal greeo iu italiauo: Demosteue Olint. III. 22-27 (e£ ou 5 o: Sispcotiime? — xat uapaTrXrj'jtwc;). IV. Lingua italiana. — „L’ azione del tempo“. V. Lingua tedesca. — Versione dali’ italiauo in tedesco di un brano di prosa scelta italiana desuuto dagli scritti di Adeodato Turchi, intitolato „Go verno di Maria Teresa.“ VI. Maternatica. — 1) Che somraa bisognerebbe depositare al principio di ogni anno per 20 anni consecutivi in una cassa di risparmio che calcola il 3 '/2 % di iuteresse composto per avere alla fine di questi anni un capitale di 10000 f.? — 2) Di un rettangolo sono dati: un lato (a — 52-79 cm.) e 1’ angolo (a — 47" 20’ 30") opposto a questo formato dalle due diagonali. Si trovi il volume di uu prisma che ha per base questo rettangolo, per altezza la sua diagonaale. — 3) ln che punto incontra la retta espressa dali’ equazione y — 4 x- 12 quella pas-sante pel punto M (x — - 4, y — ~ 6) e per 1’ origine delle coordiuate ortogonali ? VIII. FONDO &INNASIALE BI BENEFICENZA Chiusa di conto al termine deli’ anno scolastico 1888-89 (vedi programma 1889 pag. 60) Introito, fiorini 541.60; — Esito, liorini 443.44 Dali’ 8 Luglio 1889 al 12 Luglio 1890 (come dal giornale di cassa) Introiti fior. S. Spese fior. s. 1. Da singoli študenti alla fine 1. Al libraio Benedetto Lonzar dell-anno scol. p. j), e in corso per libri scol. forniti a scolari del corr. anno scolastico . . . 10 79 poveri neH'anno sco). 1888-89 308 62 2. Dal Rev.rao Ordinariato vesco- 2. Libri scolastici comperati da vile di Paren/.o-Pola 60 Vito Morpurgo, Spalato . . . 21 92 3, Dallo Spettabile Municipio di 3. Sussidi in denaro assegnati a Capodistria 100 — scolari poveri entro 1’ anno 4. Interessi maturati delle due scolastico 58 56 obbligazioni di Stato posse- dnte dal fonoo 42 — 5. Dall'Inclita Giunta dell’Ecc. Dieta prov. deH’Istria .... 150 — —. 6. Avanzo dell’ anno decorso . . 98 16 Assieme 460 95 Assieme 389 10 A diconsi Introito fiorini 460 soldi 95 „ Esito j 389 „ 10 Avanzo fiorini 71 soldi 85 Capodistria, 12 Luglio 1890. GIACOMO BABUDER direttore DATI STATISTIN DELLA SCOLARESCA C L A S S E 1. Numero I | n | 111 1 IV | V i VI VII VIII *00 Alla line deli’ anno scol. 1888-89 . 32 32 38 26 23 26 16 18 211 Al principio del 1889-90 .... 51 32 37 37 30 17 27 16 247 Nel corso deli' anno entrati . . . 1 — 1 1 — — — — 3 i Insieme, accolti Di questi: 52 32 38 38 30 17 27 16 250 ; accolti la priraa volta, e precisa- 60 mente : promossi 45 3 4 4 1 1 1 1 ripetenti accolti gli anni precedenti, e precisa- 2 1 — — — — — — 3 mente .• promossi — 28 30 33 23 16 26 15 IVI ripetenti usciti durante 1’ anno scolastico 5 — 4 1 6 — — — 16 8 1 4 1 1 2 — — 17 Numero degli scolari alla fine del 1889-90. — Di questi: 233 publici 44 31 34 37 29 15 27 Hi privati — 1 — — — 1 — — 2 2. Luogo di naseita Da Capodistria 14 4 8 9 4 3 7 3 52 , altri luoghi riell’Istria . . . 25 22'* 19 20 23 9 16 12 1461! „ Trieste 2 2 4 4 2 2' 3 — 19’ Dal Goriziano 2 2 1 2 — 1 — 1 9 Dalla Dalmazia — 1 1 2 — — 1 — 5 Da Fiume 1 — — 1 Dal Tirolo meridionale .... Dali’estero (Francia) Insieme . — — 1 — — — — — 1 2332 3. Lingua materna Italiani 42 29' 32 36 28 15' 27 15 224!‘ Tedeschi 1 — — — 1 Slavi 2 2 1 1 _ — 1 7 Francesi Insieme . 1 1 2332 4. Religione Cattolici 44 31' 34 37 29 15* 27 16 2335 5. Eta d’ anni 10 4 — — — — — — 4 „ 11 10 — 10 * 12 14 4 — 18 n 13 14 7' 8 — — — — — 29' , 14 2 10 15 12 — — — — 39 „ 15 7 n 9 6 — — — 33 „ 16 3 14 12 5> 1 — 351 V 17 1 7 8 8 — 24 „ 18 4 2 7 5 18 19 1 — — 6 3 10 „ 20 3 4 7 „ 21 1 1 2 * 22 2 2 „ 23 . : Insieme . 1 1 2 12332 * indicazione di scolari privati. 1 C L A SSE o I s G. Giusta il domicilio dei genitori I 1 11 j III IV V VI VII VIII ° .2 *fß figli di genitori domiciliati in citta 14 7 12 11 5 4 9 1 8 „ „ „ „ di fuori Insieme . 7. Classi/lcazione a) Alla fine dell'anno seol. 1889-90 30 24’ 22 26 24 11' 18 13 23P" prima classe con eininenza . . . 4 4 4 5 5 5 2 1 30 prima classe 24 21 17 22 13 i 17 14 135 ammessi ad un esame di riparazione 8 5 7 4 7 3 3 — 37 seconda classe 5 — 5 2 4 — 4 — 20 terza classe per malattia ammessi ad un esame 4 1 3 4 1 — — — 13 generale postecipato 1 1 1 3 Scolari straordinari Insieme . 6) Dati suppletori per l’anno 1888-S9 Esami di riparazione 238 accordati, erano 4 11 9 8 4 0 2 3 47 [ hanno corrisposto non hanno corrisposto (o non sono 3 10. 9 8 3 6 2 3 44 comparsi) Esami di postecipazione 1 1 — — 1 — — 3 accordati, erano 1 1 2 hanno corrisposto — — 1 — - 1 — — 2 non hanno corrisposto .... non sono comparsi In conseguenza di ciö 1’ esito finale del 1888-89 presenta : prima classe-con eininenza . . 3 1 5 4 0 3 1 4 27 prima classe 23 29 28 22 10 22 15 14 103 seconda classe 6 1 4 1 3 — — 15 terza classe non esaminati Insieme . 8. Pagamenti degli scolari Al pagamento del didattro erano obbligati: 1 1 206 nel 1.° semestre 50 91 22 14 14 3‘ 9 3 1242 nel 2.° semestre Esentati della meti 18 8* 19 lß 15 Cl 11 2 952 nel 1.° semestre — 1 1 2 nel 2.° semestre Importo complessivo del didattro nel 1.° semestre f. 1905.00 nel 2.° semesrre f. 1447.50 Assieme f. 3352.50 Tasse d’ iscrizione f. 134.10 Per la biblioteea degli scolari f. 120.10 Ricevuta dall’ estradizione di atte-stati duplicati f. 6 0. Oggetti liberi 1 1 1 3 Lingua slava (3 corsi) . . , . 1 8 6 9 6 7 5 1 43 Ginnastica 18 9 7 10 fi 5 7 62 Canto 10. Stipendi 2 8 5 .7 7 3 2 — 34 Numero degli stipendiati .... Importo complessivo degli stipen-1 di f. 4903.20 1 2 1 8 5 8 7 3 4 38 p. - 3*&. -v !* * 4 4 I* * I I I !# .4 !* * !f •| ! ,^co,r^ SCOLARI CHE ALLA FINE DELL’ANNO SCOLASTICO *\ 1889-90 .: RIPORTARONO LA CLASSE C0MPLESS1VA g «»« CON EMIXEXZA » > CLASSE I. Bartoli Giacomo Chitter Costantino Palaziol Antonio Veri,a Giovanni CLASSE II. Brussich Giorgio Manzin Matteo Orsetti Clemente Zorn Antonio *f . CLASSE v. * Capolicchio Antonio Fulin Angelo ' Lius Onorato Pecchiari Pietro Popazzi Albino CLASSE VI.