Esce una volta per settimana il Sabbato. — Prezzo anticipato d'abbonamento annui fiorini 5. Semestre in proporzione.- L'abbonamento non va pagato adaltri che alla Redazione. ) • ' "i[ V ,' dei aio ridacchi CHE ABITANO LA PARTE MONTANA DELLA VENA FRA IL RISANO E PjNGUENTE. Le testimonianze del Prete Flego, registrate l nei Commentari dell'Istria dell'illustre Yescovo Gio. Filippo Tommasini ; e quelle del nostro Giovanni Manarutta, o P. Ireneo della Croce, non lasciano a dubitare che nella parte montana della Yena, fra Opchiena e La Nista, o Lanischie si parlasse ancor nel secolo XVII il romanio, o vallacco, di che durano ancora [indizi non del tutto cancellati. Quella popolazione ha ancora il nome di Cicci, nome di che altra volta abbiamo avuto occasione di discorrere, accennandolo nome dato a sfregio, e comune non solo a questi abitanti della Yena, ma ad altri ancora dell'Istria summontana, che ciccilianici, ciceroni dicevansi e diconsi a motivo del parlare sonoro e marcato, però romanico; da cui ebbimo persuasione che 1' epiteto di Cici si dasse a quelli di lingua vallacca. La parte montana della Vena sopra Pinguente ha popolo che usa soltanto la lingua serblica, divenuta dominante anzi unica, e la quale fa sparire il vallacco, come avviene nella Val-darsa; ned è strano od infrequente che il nome di Cicci sia passato anche alla popolazione slava survevuta, della quale non ci fu dato di conoscere finora la provenienza ed il tempo di loro passaggio. Ci capitò per le mani autografo del Vice Podestà di Capodistria Pietro Micheli, che fu del 1540, nel quale si fa cenno di questa popolazione, e dà qualche barlume. È una lettera risponsiva che il Vice Podestà dirige ai Giudici e Rettori di Trieste, sopra una querimonia che questi avevano fatto a lui, siccome esercente la giurisdizione penale, e per un fatto avvenuto nel territorio di sua giurisdizione, cioè in Risano. Alcuni Cicci avevano fatto insulto ad una fantesca del Vicario Generale del Vescovo Pietro Bonomo, Vicario che forse era Don Fabio Cappella, e certo oste di Risano, De-begliach conosceva chi fossero. II Podestà di Capodistria, quasi ripetendo nella responsiva l'accusa a lui fatta li dice Chichi, ma nel promettere di rilevare tosto gli autori del reato, annunzia che mediarne l'ostiereDebegliach saprà i nomi di questi Morlacchi-, quasi il nome di Chicchi venisse dato dai triestini querelanti, il nome di Morlacchi, da esso che conosceva di quale razza fossero, e con quale più preciso nome si chiamassero nelle giuris- dizioni venete dell'Istria. Qualunque valore abbiasi ciò, non vogliamo tacere agli esploratori delle cose nostre il documento, che qui aggiungiamo. ì j u i . < i j « Magnifici et generosi, Amici Carissimi. In questa „matina per el spettabile messer Christoforo de Francho „ mi està presentate lettere de Vostre Signorie, et per „ ille habbismo inteso et per el dito Messer Christoforo, „ a bocha, del caso seguito a una certa fantesche del „ Reverendo Vicario del Reverendissimo Monsignor vo-„ stro, fato per certi Chichi In Rissno cognosciuti da „ uno boste chiamato Debegliach, et viste ditte lettere „ et inteso da esso Messer Christoforo tal insulto fato cum j, grandissimo dispiazer, Io dico a V. S. che subito manderò a chiamare ditto Debegliach, et intendrò el caso „ da lui, et Io nome de detti murlachi, et hauta tal in-„ formatione Io procederò si che vedera et intenderà „V. S. corno che possa procedere severo come voi ogni „ dovere et Justicia. "Quanto veramente che V. S. mi rechide circa il „ masenar In Risano, Io rispondo a V. S. che quella man-„ da a Risano a masenar quanto piazera et bisognare per „V. S.; perchè per la bona vicinanza sempre e stato, et „ hora si trova cum quella magnifica città siamo obbligati in ogni occorrentia di quella, darli ogni ajuto e „ favore alla quale inclita citta promete bona fraterna e „ visinanza cum quella, alli quali inGnitameute mi oifero „e raccomando. u Advertendo V. S. che noi siamo de opinione et „ cussi volemo che chiaschuno subditi de Yestra S. Mai-„stà a masenar in risano, vogliamo quelli pagino le de-„ bite angarie et dadi, come paga quella spettabile co-T munità, et quando alcuno monaro volesse masenar cum „piui pagamenti ouer altro, subito quella mi fnza inten-„ der, perchè proverremo, et volemo diti monari imseni „ corno masena a quella spettabile coita. Justinopoli die XXVIIII, Modii 1540. PETRUS MICHAEL Vicepotestas et Capitaneus Just. Magnificis et Clarissimis Dominis Judicihus recto-ribus Civitatis Tergesti, Amicis Carissimis. inscrizioni sui, jfontic© di capodistri.% FAVORITE DAL PROFESSORE LOSER. I. È in onore del Podestà e Capitanio Sebastiano Marcello. VT SEBAST • MARC • HVIVS DOMVS D1L1G • CONSERVATO RI AC 1VST • AMANTISS - AD I PERP • GLOR • GRATA • C1V M D V HOC INSIGNE P - C • ITAQ PLV D L X F BENEFICIOR IN EA COLLAT IX MEMORIA IN CIV1VM MENTE PERP * RESIDEBIT II. NIC • DONATO PRAE PRO HORREO ORNATO ET ERECTO AETERNI OBSEQVII VOTVM MDCCXXVIII IH. IS EST PETRVS MAVROCENVS QYI ME STYDIO SVO SPOLIATVM REINTEGRAVIT QVIQ • DIVINO NV1E FAVETE PERICVLOSAM PENVRIAVBERTATE COPESCVIT SIT IDEO FELIX MDXX1X IV. VITO MAVROCENO PRAET ■ PREEF • CLARISS- DOMVM HANC FRVMENTARIAM AB EA MAGNA ANNONAE PENVRIA QVAE RELIQVVM 1TALIAE PREMEBATVR OPE ET CONSILIO L1BERAM CONSERVANTI, CI • TANTI BENEFICII ^MEMORES PP MDLX OPT PRAET VINC QVIRINO OCVLO IVSTITIAE MAX ANNONAE CVRAM HABENTI GRATA CI YITAS HIC MERITO HOC INSIG. p. MDLXIIII Sulla porta: Cicogna con nel becco una pergamena volante e sopra di essa il noto verso d'Omero: OY XI'H 1IANNYX10N EY/tEIN BOYAH'l'OIVN A1VAPJ VI. IACOBO PISAYRO PRAET INCOMPARABILI QVI SYMMA HVIVS EMPORII INOPIA PROPRIO AERE INGENTEM FRVMENTI COPIAM ET MAGNVM AERI PVB ATTVLIT INCREMENTVM CI YITAS YNIYERSA DIY1NIS AD COELVM LAYDIBVS TANTI PRAETORIS MERITA EXTOLLENS DICAYIT MDLXXXYII. VII. Fra le finestre del pian terreno e primo piano a destra del portone. ALOISIO SVRIANO PRAET SINGVLAREM VIRI SVB INITIA O SVI MAGISTR IN DOMO HAC MD D V BENEFICIIS AVGENDA AMOREM L X V A STVD.Q ADMIRATA EIVSO I CONSTANTEM IN EADEM IN POST ( ; OPT REGENDA VOLVNT EXPECTANS CI P VIIL A destra della finestra del primo piano. FRANCISCO MINIO PRAET CVIYS AMOR IN CIVES SINGVL EFFECIT, VT SYMMA TRITICI VBERTAS ET INGENS AERIS PVB FIERET INCREMENTVM C YNIYERSA NON INGRATA DICAYIT OCTAYIANO VALERIO PRAET ju OPTIMO OVI RATIONEMINVENIT QVA HVIVS EMPORII PECVJSIA CONSERVETYR INCOLYMIS ET IN NVMERATO SEMPER HABEATVR C. G. P. MDLXVIII. X. INTEG PRAET HIER QVIRINO OVI SYMMA PRVDENT RATIONES NVMOS TRITICVMQ HVIVS PVBLICI EMPORI! VERE DILVCIDAVIT D ILIGENTER CVSTODIT ET COPIOSE ADAVXIT OB TANTA COLLATA BENEF C. P. MDLXXVII diocesi aaililejese. (Continuazione V. N. 16,17, 20 e 28). Questo bel nome era sconosciuto a un altro Diacono scrittore della Vita di San Gregorio , presso cui i due suddetti non sono che Metropolitani '). Anzi lo stesso Paolo nella storia de' Longobardi avea scritto di Pelagio II 2) che il Pontefice zelantissimo, Helice EpU scopo salis utilem epistolam scripsit, cioè quella che u-scita era dalla penna di San Gregorio suo successore. Nemmeno l'autore della vita di Papa Sergio avea inteso, che ne' confini d'Italia vi fossero due Patriarchi 3), ma bensì a questo saggio Pontefice ascrive il merito d'aver indotto co' paterni consigli, e con istruzioni caritatevoli VArcivescovo d'Aquileja, e i pochi suoi Vescovi ad accettar il quinto concilio, al quale aveano fatta i loro maggiori così lunga ed ostinata guerra. E allora appunto divenne comune alle due Chiese rivali il titolo d'Arcivescovo ; e amendue furono onorati del Pallio, cioè il Gra-dese da Onorio I. e l'altro da Gregorio II. sulle istanze del Re Liutprando. Nè l'uno però nè l'altro acquistò allora il titolo di Patriarca. Anzi il dotto raccoglitore de' monumenti 4) dell'estinta Chiesa lo giudica intruso in alcune Bolle aggiunte all'UghelIi, e inserite dal Venerabile Cardinale Baronio sulla fede di una Cronaca. Ed io facendomi più ardito son di parere, che più d'una si possa rimandare alla classe delle merci adulterine fabbricate a gara da' partigiani. l) Libro IV. numero XXXVII. Operum Tom. IV. pagina Ì50. \) Lib. HI. cap. XX. pag. 446. *) V. Rer. Ital. Script. Tom. IH. pag. 150, Cap. XXXVI. num. IV. Finalmente dopo l'alio silenzio, che si tenne in tutto il corso dell'autocefalia, e anche dopo la felice riunione colla Chiesa Romana i Metropolitani dell' antica Sede u-scirono dal carcere oscuro della desolata Città, dove stavano assai negletti, dacché il Cattolico Candiano si era impadronito dell'Isola vicina. Abbandonati innoltre da buona parte de'Vescovi Provinciali, nè trovandosi paghi del troppo Angusto ricovero del Castello di Cormons, si trasferirono alla Città del Friuli, Colonia antica de' Romani , e divenuta sotto i Longobardi ') capo della Provincia. Non ho in pronto sincera notizia, che ne dimostri l'uso fatto da Callisto del titolo di cui si tratta. Lo tacciono le iscrizioni in pietra 2) che non sono soggette a interpolazione. Il primo, che dalla sua Nazion Longobarda ne fu onorato, è Sigualdo; e la prova ne abbiamo dalla carta del Monastero di Sesto, i di cui fondatori lo raccomandano alla pastorale di lui sollecitudine colle parole seguenti: "Tibi, 3) qui prsesens Pontifex, " & Deo dignus esse dignosceris Domine Siguald Patriar-a cha &c. „. Ma questa novità fu di lieve momento in paragone di quella, che grave di anni e vicino a morte il Yene-rabil Prelato vide nella sua patria. Il Re Carlo, che si meritò il nome di Grande, e che diè fine al Regno dei Longobardi, s'impadronì della Città del Friuli. Il successore di Sigualdo San Paolino si fece conoscere, come scrive il Muratori 4), Prelato insigne non meno per la sua letteratura che per la pietà. I dotti Benedettini, che nella storia letteraria della Francia pubblicata in Parigi nel Tom. IV. pag. 284, scrivono che San Paolino nacque nell' Austrasia, e che passò poi in Italia, ha» preso un evidente abbaglio, confondendo 1' Austrasia Francese coli' Austria d'Italia, della qualle divenne sotto il regno de'Longobardi la Città capitale quella, ch'oggi si chiama Cividale del Friuli. Noi però non abbiamo alcuna memoria, in cui il degno Pastore abbiasi appro-piato il nuovo titolo a imitazione di Sigualdo, che si sottoscrive Dei grafia Patriarcha nel Privilegio di Santa Giulia di Brescia. E che fosse veramente nuovo nella Chiesa d'Aquileja cotesto titolo, con franchezza Io afferma il Monaco di San Gallo, dove ragionando di Sigualdo 5) lo chinina Patriarca per adattarsi alla consuetudine dei moderni. "Contigit autem ut in eodem tempore Episco-„ pus Civitalis illius, aut, ut modernorum loquar con-„ suetudine, Patriarcha occasui vii® propinquaretr. Ma come potrete voi, mi si dirà, pretendere, che San Paolino siasi astenuto dal farne uso, se il rumore ne giunse al Papa Adriano, il quale si sentì, che i due Yescovi Paolino e Teodolfo dispregiassero un Privilegio, che a-vea conceduto all'Abbate, e a'Monaci di San Dionigi, e ') Paul. Diac. de gestis Longobard. lib. VI. cap. LI. Tom. I. R. Ital. pag. 507. s^V. Monum. cap. XXXVII. num. IV. 3) Append. II. ad Opera S. Paulini num. I. «j Annali d'Italia all'anno 781. Tom. IV. pag. 379. »j Lib. III. Parte III. apud Henricum Canis. Var. Lect. Edit. Basnage Tom. II, P. II, Amstelodami 1725. gli condannava, perchè si appropriavano') un nome (nome» sibi assumenles] per cui vantavansi in corto modo di aver una Cattedra simile a quella dei Principe degli Apostoli, e del Pontefice romano? Prima di prender la giusta difesa del Santo, io farò una breve osservazione, ed è questa: se il titolo, che Paolino appropiavasi, era quel di Patriarca, la origine del titolo uon verrebbe dunque ad esser macchiata dallo Scisma de' tre Capitoli, ma rea di fasto mondano; e non potea contro raemmen cent'anni di legittimo possesso, cioè dal Pontificato di Sergio fino al tempo, in cui Adriano 2) salì alla prima Cattedra della Chiesa; nè poteva questo gran Papa ignorare un sì antico linguaggio invalso nella Venezia e nell'Istria sotto Macedonio, Paolino ed altri, come pretendono i sostenitori dell' opinione, che ho finora impugnata ; fra' quali spiacemi vedere, che il Padre de Rubeis 3) si faccia partigiano del Mabillone, dove scrive, che ilJPaolino tacciato di superbia dal Papa Adriano è 1* Aquilejese. Mi spiace, dissi, e insieme stupisco, che l'uomo acutissimo non abbia fatto riflesso, che ciò ammettendo, si distrugge da'fondamenti il sistema, a cui ha procurato di accrescer vigore, venendo col frammento Mabilloniano a distruggersi 1' antichità e 1' origine del 'titolo vizioso di Scisma. Per altro nel pezzo meschino e tronco dell'immortale Benedettino non può mai intendersi, che il rimprovero cada sul nostro Santo, assai lontano da ogni spirito di novità e d'ambizione, e che reggendo una Chiesa posta a'confini d'Italia non avea motivo di prendersi briga di una grazia fatta al Monastero di San Dionigi. Ben lungi dati'esser Paolino un di que'due Vescovi, Adriano conoscitore dei vero merito gli diè il carico onorevolissimo di sostener le sue veci nel Concilio d'A-quisgrana4) ; nel quale usò il semplice titolo di Vescovo, come rilevasi da una preziosa nota inserita negli Annali Ecclesiastici. Nè altro stile egli adoperò finché visse. "Egli è un peccatore indegno, 1' ultimo fra tutti i servi „ del Signore, e Presule non per merito, ma di nome „ della Sede di Aquileja vicina a'lidi Esperj„. Così di sè parla nel Sacrosillabp pubblicato 5) nel Consiglio di Francfort 1' anno 794. Nal Provinciale, che radunò l'anno seguente nella Città del Friuli, fa menzione6) della Chiesa Aquilejese, come sua propria Sede e Metropoli, ma non comparisce fuorché Servo del Signore: Paulinus Qhristi óf Dòmini Servus. Il Proemio, che sta in fronte de' suoi libri contro Felice Urgelitaoo, 1) Mabillon. Annal. Bpned. ad ann. 790. num. IV. Tom. II. pag. 265 Edit. Lucens. 2) Baron, ad ann. 772. num. II. 3) Monum. E. A. cap. XL. num. V. 4) Baron, ad ann. 789. num. VI. s) V. S. Paulini Opera cur. Jo. Fran. Madrisio Orat. Uti— nen. pag. 2. 6j Ibidem pag. 63. ha la seguente iscrizione ') : «Paolino sebben indegno „ servo de'servi del Signore, e custode ( valvicula) „ della Santa Cattolica Chiesa d' Aquileja,. Dirò qui di volo che Valvicula, parola, cho non si trova nel Glossario del Ducange accresciuto da'Monaci di San Mauro, significa, come ognun vede, V JEdituus de'Latini, e il ysónoQo? delle greche lapidee medaglie:e dal nostro Santo ripetesi nel Dictatus2), che giacea sepolto, e che ora si legge nella gran Raccolta de' Concilj, per cui si renderà più chiaro e immortale il nome del Padre Mansi Arcivescovo di Lucca. Ecco l'umile aspetto , nel quale comparisce: "Paulinus licet indignus Domini servus, falvincula u Sancts & Orthodox® Aquilejensis Ecclesia Ma benché in sì angusti confini lo ritenesse l'umile sentimento, che avea di sè; gli amici però, e gran Principi non lasciarono di onorarlo, come chiedeva il moderno costume. Alcuino nelle sue lettere, e in un tenero Poemetto 3) lo saluta Padre, Sacerdote , Patriarca. Il Re Carlo, poscia Imperadore, nel Diploma segnato in Rati-sbona l'anno 791, col quale concede alla Santa Congregazione de' Canonici alcune immunità, e il diritto di e-leggersi il suo Pastore 4), ciò fa, com' ei dice, mosso dalle preghiere del venerabil uomo Paolino Patriarca d'A-quileja. Massenzio, che dopo Orso governò la stessa Chiesa nell'operetta del Battesimo e de'suoi riti dissepolta ai nostri giorni dal Padre Don Bernardo Pez Benedettino5), si astiene ei pure dal porvi in fronte il nuovo titolo: "Maxentius exiguus Servorum Domini Servus Sanctae „Calholicae Aquilejensis Ecclesiae humilis Episcopus,. Così egli. Ma e l'immediato suo Predecessore Orso, e lo stesso Massenzio, e Teutimaro sono riconosciuti Patriarchi d'Aquileja dalla stirpe de'Carolinghi ne'diplomi riferiti nelle nostre Storie, nell'Italia Sagra, e con maggior accuratezza ne' monumenti illustrati dal Padre ue Rubeis. Veduta la nascita del titolo troppo tarda, perchè abbia a derivarsi dal tempo dello Scisma, ci resta ad e-saminar brevemente in quale occasione la Santa Sede sia condiscesa s permetterne il libero uso. Le contese delli Metropolitani d'Aquileja e di Grado riguardo ai Vescovi Provinciali che risorsero dopo San Paolino, con varj colori ci vengon descritte dagli Scrittori delli due partiti; cosicché ci lasciano in una oscurissima notte. (Continuar) ~r H ■ i ') Ibidem p. 191. 2) Nova Collectio Concil. Tom. XIII. pag. 927. 3j Opera a CI. Frobenio collecta Ratisbonae Tom. I.Epist. 24. 29. 36. 97. 4) Apud Fran. Madris. ed S. Paulini Opera Append. 5) Thesaur Anecdotor. Tom. III, Par. II, pagr- 7 etc. Au- guste 1721. V. Observ. praev. pag. XIX.