ACTA H1STJUAE • 8 ■ 200ft. 1 (IX.) ricevuio: 2000-03-01 UDC 17(450.36)" 17" ONORE DELLE COMUNITÀ, CHIESE E PARROCO. UN CASO NELLA PIANURA FRIULANA IN ETÀ MODERNA Michelangelo MARCARELLl IT-33030 Vaniío, Via Rivignano 12 SÍNTESI Mediante lo studio di due fascicoli processuali conservait presso l'Archivio di Siato di Venezia si è cercato di analizzare come l'onore fosse un elemento fondamentale nella determinazbne dei rapporti conflittuali tra due comunità di villaggio confinanti poste nella pianura friulana. In particolare è stato messo in evidenza la complessità del ruolo del párroco dei due paesi td i rapporti delle comunità con le autorité superiori statcdi ed ecdesiastiche. Parole chiave: onore, Friuli, XVlli secolo Nel 1735 Giacomo Antonio Tullio fu noniinato pievano di una parrocclüa nella pianura friulana caratterizzata da una situazione particolare: essa era formata dalle chiese di S. Lorenzo di Rivignano e di S. Mauro di Teor.1 Subito sorse un contrasto tra i due paesi su "utram earum ecclesiam debet esse maior, et in utrum ex duobus locis parocus residere debeat". [n gioco era l'onore delle due comunità confinanti: la pretesa di avere il prete residente era indice dell'affermazione di una forte identità comunitaria ed in una tale prospettiva si puo considerare questa residenza come un importante segno di prestigio. In un primo momento la questione fu risolta dall intervento della Curia patriarcate di Udine. la quale stabiii che le due chiese avevano pari dignità. Il párroco, in forza di una regola di altemanza risalentc al 1612, avrebbe dovuto risiedere a Teor.2 Perô egli fisso la propria dimora a Rivignano, che era più grande ed abitato. La sua decisione fu determinata in parte dalle cattive condizioni in cui si trovava !a casa 1 Era stalo nominato dalla curia palrsarcale di Udine, su indicazinne dei consort! Savorgnan, che detenevano il diritto di giuspatronalo in tu I te le parrocchie della loro giurisdizione. (7.eraro!a Pastore 1994) 2 Archivio di Stato di Udine (ASU), notarilc. bosta n. 4843. L'altemar.za prevedeva che mono un prele che avesse abitato a Rivignano, il suo successore doveva risiede« a Teor e viceversa. "II difetto di residenza del moderno paioco in Tlieor... [uccresceva] presunzione di itiaggioranza alia chiesa di Rivignano con offesa di que! mai sempre inantenuiu equilibrio in parita di sorelle". Archivio di Stato di Venezia (ASV), Consiglio dei X (CX). processi delegati a Udine (Ud), busta 2. 195 ACTA HISTRIAE * 8 • 2000 • 1 (IX.) MicMangclo MARCAKELLI: ONORK DËLIF COMUNITÀ. CHiESE E PARROCO . 1*5-206 canónica di Teor {fu peraltro in breve lempo ristrutlurata), ma dovettero giocare un molo non írascurabile le pressioni esercitate sul prete dai rivignanesi La tensione fra le due comunità era aggravata dal fatío che don Tullio celebrava !e funzioni più importanii proprio a Rivignano, mentre a Teor l'ufficio sacro era reso da un cap-pellano eletto e stipendiato dalla comunità. La questione di tali celebrazioni, in particolare la benedizione del cero pasquale (Sabato santo), fu portata dal comune di Teor davanti al señalo veneziano, e la causa duro diversi anni. Questa viccnda causó un forte risentimento deí teoresi nei confronti di colín che avrebbe dovuto essere il párroco di duc comunità, ma che cssi vedcvano come párroco solamente di Rivignano. Mentre le assemblee di vicinato-1 sostenevano spese di non poco conto per portare avanti la causa nei palazzi giudizinri veneziani, la competizione fra Teor e Rivignano stava assumendo un nuovo aspetto. 11 3 dicembre 1735 la vicinia di Rivignano decise di impegnare i2 quartese per tinque anni "per la necessaria fabrica da farsi d una parochial chiesa" (ASU, notarile, 4843);4 pochi mesi prima crano state riparale cd abbeüile Iré croci astili d'argcnto úsate nelle processioni. Paralelamente a Teor, il 31 gennaio del 1736, si deliberó di rislrutturarc s. Mauro. L'intervcnto fu completato in pochi anni; si giunse poi nel giugno 1741 alia richiesta di un permesso al giurisdicente, i conti Savorgnan, "per poter... edificar un campanile necessario per il commodo delle campane" (ASU, notarile, 4845). A Rivignano il campanile non c'era, e, nonostante la decisione del 1735, i lavori per la costruzione délia nuova chiesa non erano ancora iniziati. Esaminando i verbali delle vicinie svoltesi in quegli anni, si ha l'impressione di una grave difficoltà nei rcperire i fondi necessari a finanziare un progetto troppo grandioso per le possibilità del comune. Solo nel marzo 1746 si nusci ad individuare i] sito adatto alla "fabrica" e nell'agosto dello stesso anno fu nomínalo il capomastro. Perô i lavori procedettero molto lentamente e durarono decenni, sempre rallentati da grossi problemí finanziari. Costruire luoghi di culto nel villaggio. analogamente alla fondazione in città di altari c cappelle da parte délia nobiltà o del patriziato. era motivo di onore e prestigio per gli abitanti del paese stesso: per questo entrambe le comunità procedettero con interventi piutiosto onerosi sui propri edifici ecclesiastici (Nubola, 1999, 397). Per meglio comprendere il perché di scelte cosí impegnative, bisogna considerare il valore simbolico degli édifier di culto. La chiesa era il più grande monumento di un 3 L'assemble« di vicinalo, o vicinia. riuniva tmti i capifamigüa del paesft, ed era l'organo decisionaic délia comunità: principalmente si occupava di affari ammimxtrativi e finanziari. compres) quelli riguirdanti ta manutenzione degli édifie: sacri. Inolire, eleggeva il cappellano del la chiesa locale. 4 I! motivo ufficiale che giustificava un simile progetlo era l'elevata popolazione del paese. che secondo la supplica preséntala a Venezia superava Ir. duemila umtà. II che è inverosiitiile, considerando che nel censimento ñapóle tínico del 1807 gli ahitsnti di Rivignano eiano poco ineno di 1200. A Teor vivevanocirca 750 anime. (Corbellini 1992. 210 c seguenti). 196 ACTA HISTRIAF. • 8 • 200« • 1 (IX.) Michclangclo MARCARfcLU: 0N0RE DELLECOMUNITÀ. CHJESt E PARROCO..... I9S-2U6 villaggio, il solo che nel disordine normale, aveva un orientamento definito, imposto dalla liturgia. La chiesa, dominando su ogni tetto, era il catalizzatore del senso di appartenenza alla comunità. Il campanile, poi. era il vero centro del paesc. ed il suo simbolo. La sua forma, la sua altezza, la sua stessa esistenza suscitavano la fierezza e la vanità degli abitanti (Le Bras, 1979, 30 e seguenti). Quindi, tra i due paesi si era aperto un clima di competizione e di m vicha: l'insod-disfazione dei tcoresi stava nel vedere il proprio párroco abitare e celebrare nell'altro paese, quella dei rivignanesi nell'essere privi di una chiesa dignitosa (o meglio, consona alie ambizioni di accrescere il proprio prestigio) e del campanile. La ten-sione, rimasta latente per anni, deflagró durante la seltimana santa del 1751.5 In quei giorni si venne a sapere che in alcuni documenli dclla Curia il cappellano di Teor, don Francesco Tomaselli, nominato e pagato