ANNO XI Capodistria, 1 Febbraio 1877 N. 3 LA DELL' ISTRIA Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e qua-i inestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. AVVISO AGLI ASSOCIATI Preghiamo i signori associati a spedire direttamente d'ora in avanti il prezzo d1 abbonamento a questa amministrazione con vaglia postale, e li avvertiamo che la dichiarazione di ricevimento sarà pubblicata di volta in volta nel testo della Provincia. Ed in seguito a questa nostra determinazione sentiamo il dovere di rendere le più vive grazie che per noi si possano a quei signori, nostri buoni amici, che fin ora si sono zelantemente e gratuitamente incaricati nelle varie città d'incassare i canoni degli abbonati alla Provincia, sollevandoli così dal penoso incarico. La Redazione NUOVA SERIE di Effemeridi Giustinopolitano {Cont. V. n. 2) Febbraio 1 1307 Nicolò di Gorizia accetta fin da ora quella sentenza che il patriarca aquileiese proferirebbe contro di lui in pena degli insulti, fatti al nostro vescovo Manolesso entro il raggio della giurisdizione patriarcale. - 9, - XXXI, - 190. 2 1454 II podestà di Verona, Ettore Pasqualigo, rac- comanda alle venete autorità il libero passaggio a Tiso Lugnaui e suoi 50 patrioti, custodi della cittadella di Verona. - 1, - 133b. 3 1450 (M. V.) Ducale che cassa la nomina di Andrea Malgranello, eletto •conesfcabile villanorum, volendo rispettati gli usi, goduti sino allora dai villici. - 1, - 123. 4 1461 (M. V.) Ducale che permette al triestino Cri- stoforo Burlo, bonus servitor nostri domimi, di accasarsi cou la famiglia nella nostra città. - 1, - 178* 5 1480 (M. V.) I provveditori alle biade, Francesco Micheli, Lodovico Morosiui e Luca Zeno, accordano al nostro fontego di ritirare annualmente dalle Marche, dall' Abruzzo e dalla Puglia 7000 staia di frumento. - 1, - 227. 6 1461 II vescovo Gabrieli investe Pier Paolo Zarotti della decima di Valmorasa. - 10. 7 1806 Si accordano dai fondi pubblici della provincia lire centomila per asciugare le paludi che attorniano la nostra città. - 3, - 291. 3 1435 (M V.) Ducale che inscrive tra i nobili del civico consiglio ser Bartolomeo Costa, qui aptavit Donni m fontis suis propriis expensis ita quod ipsa non remitteret aquam. — 1, - 77. 9 1427 II pod. e cap. Giorgio Soranzo rimette ser Bartolomeo da Firenze nel patrio consiglio dei Quaranta. — 1,-42. 10 1448 (M. V.) Il pod. e cap. Davide Contarini de- legato per trattare le cause civiche in materia feudale e per investirne i vassalli.-1, - 115. 11 1492 (M. V.) Ducale che raccomanda la sollecita nomina del sopracomito per la civica galera. - 1, - 267. 12 1492 (M. V.) Ducale che ordina ai comuni d'Iso- la e Muggia di concorrere all'armamento della galera di Capodistria. - 12, - 158. 13 1291 II senato ordina al nostro comune di man- dare 30 uomini alla custodia del castello di Muggia a scambio di altrettanti della guarnigione che vi si trovava. - 13, - I, - 168. 14 1440 (M V.) Ducale che autorizza il pod. e cap. Paolo Valaresso a continuare coli'annuo dazio di soldi due per ogni orna di vino dal dicembre a tutto aprile. -1,-95 15 1533 (M. V.) Ducale che raccomanda al civico consiglio la scelta di due persone capaci di sostenere le ragioni nella questione "confini„ innanzi ai giudici in Trento: sono eletti Ot-toniello Dr. Vida e Francesco Zarotti. - 14, -III, - 126. CORRISPOIDEIZE Dragucli (Istria) 25 g ernia jo Chi ama il vero progresso del suo paese deve anche desiderare i mezzi di comunicazione, quali sono le strade. Vecchia verità ma sempre nuova: terra senza strade corpo senza sangue, cioè la terra senza di queste è simile al corpo in cui ristagni il sangue. Sull' assoluta loro mancanza nel nostro Comune scrissi già un articolo a bastanza lungo neh' "Adria„ del 12 m. d. Vi diceva allora che unica strada posseduta dai nostri Comuni si è quella di Pinguente-Dra-guch-Ceroglie, ma Dio mio! in quale stato! Vi basti sapere che sul tronco Piiigueute-Draguch più di un passeggiero vi trovò la morte, senza rammentare i rovesciamenti di rotabili carichi di merci, come vìdo, foraggio ed altro. Anche sul tronco Draguch-Ceroglie è pari il disordine. Chi per questa via s' accinge ad au-dare a Pisino, superati mille gravissimi pericoli trovasi in fine sbarrato il passaggio da un ponte in rovina, ond' è costretto a varcare l'acque spesso ingrossate di un torrente, e trarre da esso il proprio carro coll'ajuto di altri bovi. Ma la rappresentanza comunale dietro ordine dell'inclita Giunta radunavasi il giorno 13 del mese corrente per dare il suo parerò sull' assoluta necessità o meno della strada Pinguente-Draguch-Ceroglie ; e il deliberato ad unanimità fu favorevole per questa. Ed era ben naturale, qualora si consideri il difetto di strade sofferto dai Comuni aspiranti a quella, più la posizione meno triste in cui trovansi quei Comuni che a-nelano alla via Rozzo-Lupoglava-Vragna, senza contare la possibilità che hanno essi di godere delle stazioni ferroviarie Rozzo-Lupoglava. Ma non sempre le più utili imprese sono le prescelte ! Però V errare insegna ,e il maestro si paga e non dubito che presto i comunisti di Draguch arriveranno a godere questo bene, perchè è indubbio che le comunicazioni sono per un paese il primo fondamento di sua morale e materiale prosperità, G. G. P ir ano, gennajo 1S77 Il breve opuscolo che l'egregio D.r Nicolò Del Bello pubblicava, lo scorso autunno, dal titolo: "La coltura della vite nell' agro piranese,, non passò inosservato a quanti sta a puore la prosperità delle sorti agricole della nostra provincia. Noi di Pirano, benché per debito di gratitudine ci corresse 1' obbligo di essere fra i primi a tenerne parola, non l'abbiamo ancor fatto ; e come fummo certamente fra i primi a leggere 1' opuscolo del D.r Del Bello, così avremmo dovuto non essere almeno fra gli ultimi nel tributare al giovine autore un sincero grazie per la bella monografia eh' egli ci volle regalare intorno alla vigna dell' agro piranese. Ma se 1' adagio meglio tardi che mai trova applicazione anche al caso nostro, e se una schietta e sincera confessione può attenuare la nostra mancanza di non aver prima d'ora tenuto parola di un lavoro che riguarda così direttamente i nostri interessi agricoli, eccoci pronti a far conoscere all'egregio autore, che noi abbiamo degnamente apprezzato i meriti del suo lavoro. Se non erriamo, il D.r Del Bello ha esordito, col presente opuscolo, nella carriera di scrittore di cose agrarie. — L' opuscolo in parola non è certamente lavoro di lunga lena ; è condotto però con tale finezza di osservazione e con un criterio così sicuro in materia di agronomia, che ben possiamo congratularci eoa lui, senza temere che le nostre parole siano dalla sua modestia interpretate come vana adulazione. Già dalle prime pagine del suo lavoro, si attinge la convinzione, che l'autore parla della vigna piranese, con vera cognizione di causa; egli ha visitata per lungo e per largo In nostra valle di Sicciole ; vi si è addentrato in ogui più remota parte; non ha lasciato, per così dire, inesplorato neppur uno dei filari di viti, che a migliaja e migliaja attraversano t* estesa valle in tutte le direzioni: e che così minute ed attente siano state le sue osservazioni, se anche non lo sapessimo di propria scienza, ben ce lo direbbe il suo libricciuolo ; tanto fedele e viva è la dipintura che egli fa di questa parte principale dell' agro piranese. Frutto di attente osservazioni, fatte colla scorta di un vasto corredo dr cognizioni in materia agricola, l'opuscolo del D.r Del Bello, riesce, più che una semplice monografia sulla coltura della vigna nell' agro piranese, un vero trattatello di viticoltura ; poiché traendo occasione dai fatti cadutigli sott'occhio, di toccare e talora discutere i vari sistemi di coltura della vite, di questo precipuo fattore^dei nostri interessi economici, ci porge degli utili ammaestramenti, desunti dalla pratica, in un argomento di così vitale importanza. Ed è appunto da questo lato che 1' opuscolo del D.r Del Bello cessa di avere un interesse puramente locale, e dev' essere considerato come un libretto, che può andare per le mani di tutti i viticultori. Prosegua animoso il giovane autóre nell' intrapreso cammino, e viva sicuro, ebe così facendo potrà, dire di aver ben meritato della patria. Ci scrivono da Pirano: Abbiamo il piacere di annunciare che la sala per la biblioteca di questa scuola Reale Superiore è già pošta in ordine, e che il benemerito corpo insegnante dello stesso istituto raccolse già quanto basta momentaneamente a dar vita ad una istituzione sì importante per gli studii. Ma ciò che manca ancora non è tanto una bella raccolta di opere per i professori, bensì una collezione di libri per gli studenti. Si sa bene, ed ogni persona colta lo capisce, di quanta utilità sia la lettura di libri buoni pei giovani; gli è perciò appunto che noi vorremmo si formasse una biblioteca veramente scelta a tale scopo. — Siccome però la scuola Reale per sè stessa coi mezzi che le stanno a disposizione, non può provvedere a tutto, così sarebbe nostro desiderio che chi s'interessa del progresso intellettuale della nostra provincia andasse qua e là raccogliendo offerte di libri utili ed anche dilettevoli (purché morali) da spedirsi in dono all'Istituto stesso per la nascente biblioteca de' suoi studenti, qualora non si trovassero de' generosi che preferissero doni in denaro, fatti allo scopo suddetto, lasciando l'incarico dell'acquisto de' libri al corpo insegnante. Siamo certi che queste nostre parole troveranno un'eco nell'Istria tutta, per cui non ne aggiungiamo altre. I. It. Ginnasio superiore di Capodistria. Gli atti di beneficenza sono generalmente indizi d'animo gentile ed onorano chi li esercita ; dessi passano poi nel novero delle più insigni benemerenze sociali, quando il benefattore è largo del suo per togliere all' inedia ed al conseguente scoramento lo studente dotato d'ingegno e buon volere, ma per le distrette della domestica economia dannato ad uua lotta continua colle privazioni per toccare la meta a cui sentesi chiamato. È dono soltanto di poche ed elette nature di saper attingere al tesoro di un fermo e deciso volere la forza necessaria a superare gli ostacoli, le amarezze e gli sconforti di cui è seminata la carriera dello scolaro povero, e non pochi cadono affranti nel cimento o sono astretti ad infilare forzatamente altra via, maledicendo alla sorte barbara che arride di frequente all' ignorante, al fannullone e priva il giovane d'ingegno de'mezzi più indispensabili per rendersi utile a sè ed alla società. Ad ovviare a tale danno sociale è pronta oggidì la carità pubblica e rari sono gì' istituti, ove non esista uua qualche istituzione benefica alimentata dalla pubblica generosità. Anche qui il corpo inseguante deliberò l'anno scorso di dar vita ad un fondo di beneficenza, il quale non era peranco istituito nè ancora approvato che già la spettabile Giunta provinciale vi metteva le basi colla generosa elargizione di f. 200, ai quali se ne aggiunsero altri f. 100 p«r l'anno in corso. Approvati i relativi statuti la Direzione fe' appello, e nou invano, alla generosità della scolaresca agiata ed ebbe il conforto di veder affluire al fondo notevoli risorse. Qualche egregio cittadino, come rilevasi dal resocouto pubblicato nel programma scolastico dell' anno seorso, precorse pure con nobile esempio che sarà, come giova sperare, di sprone ad altri benefattori di cui la città non difetta. Al principio dell'anno scolastico corrente la Direzione diramò uua circolare agli spettabili Municipi della provincia ed ai Consorzi dei signori proprietari di Saline in questa città ed a Pirauo. Lo spettabile Municipio di qui, tanto benemerito del Ginnasio, donò una provvigione di libri scolastici e mise a piena disposizione della Direzione l'importo di fiorini 30, annualmente stanziato nel preventivo comunale per provvedere di libri gli scolari poveri del luogo. Fra gli altri Municipi dell'Istria corrisposero finora all'invito quello di Cherso coli'elargizione di f. 30, e lo spettabile Municipio di Pola, con uu atto di munificenza degno veramente di quella illustre eittà, rimise il vistoso importo di fiorini 100 destinati ad accrescere la sostanza capitale. Gli altri -Municipi non corrisposero peranco all' invito ma non tarderanno certamente a farlo, nel riflesso che quell' importo qualunque che crederanno di devolvere a benefìcio di così provvida istituzione torna di aiuto e d'incoraggiamento a giovanetti poveri indistintamente che qui concorrono da tutta la provincia. Gli spettabili Consorzi-Saline di qui e di Pirano contribuirono il primo f. 50, il secondo fior. 30. Il fondo non ha ancora un anno di vita e già dispone di un capitale in obbligazioni dello Stato nell'ammontare di f. 400, senza dire degli importi disponibili in cassa, che vengono impiegati a sussidio degli scolari entro l'anno scolastico, come si rileva dal Resoconto succitato e si rileverà da quello che verrà pubblicato al termine del secondo semestre dell'anno scolastico corrente. La Direziono adempie ad un grato dovere esprimendo ai generosi oblatori i sentimenti di viva riconoscenza a nome della scolaresca beneficata. Capodistria li 18 Gennaio 1877. Il Direttore del Ginnasio 6r. Babuder {Osservatore) VERBALE del primo congresso generale della Società alpina dell'Istria, tenutosi a risiilo li 25 novembre 18^6 Presentì: 17 soci (vea. In questa tfoiba, noi scoprimmo stranamente travestito "il fiume Fluva„ che Murray (Manuale della Germania meridionale Sest. XIII. (pag. 70) dice scorrere sotto Pisino. Turnbull ("Austria,, I 13) nomina grotta o caverna, ma sembra di non averne chiesto il nome. Il termine greco moderno non ò fogià, ma Ivatavothron, e i segni caratteristici del lago di Copric e di Cefalonia Argostoli corrispondono esattamente a quelli dell'Istria. ---€3SS=>—- Un medico insigne (Continuazione vedi n. 2) Santorio mal sofFerendo l'inclemenza del clima settentrionale fe' ritorno a Venezia noli' età d' anni 40, e vi ritornò, dicelo Stancovich, qual trionfatore onusto di palme riportate sopra una moltitudine di morbi da lui debellati. A Venezia con ducale G ottobre 1611 fu dichiarato professore primario di medicina teorica nell'Università di Padova, con ducati ottocento de'buoni. Maravigliosa fu la sua prolusione, a segno da meritarsi subito la nomina di Membro del Collegio Medico di Venezia con decreto 23 gennajo 1612, nel quale vien considerato come altissimo onore l'acquisto di tant' uomo. — Di quest' epoca data la sua opera Commentarla in artem mèdicinaletn Galeni (Com-mentarii nell'arte medica di Galeno) la quale fu pubblicata nel 1619 in folio presso Somacco di Venezia, poi nel 1617 colla dedica allo storiografo Andrea Mo-rosini, la cui amicizia fu per lui una_delle più elette consolazioni della sua vita. Ma 1' opera più insigne di Santorio, che' gli costò trent' anni di lavoro tra sperimenti, osservazioni, e veglie, è la Medicina Statica (De statica medicina), pubblicata in Venezia nel 1614 presso Polo, ripubblicata nel 1614 assieme ad un'altra operetta di lui In staticomasticem aphorismi XVII contro Ippolito 0-bizzi, professore di medicina nelP Università di Ferrara, il quale 1' aveva acerbamente criticata collo scritto staticomastix, sive staticae medicinae demolitio. La Medicina statica di Santorio fu tradotta in italiano, in francese in tedesco, in inglese ed in ispa-gnuolo, e venne riprodotta in più di 20 edizioni a Lipsia, a Dresda, all' Aja, a Lione, a Roma, a Padova, a Strasburgo, a Londra, a Parigi ecc. Lo Stancovich ricorda quelle di Venezia in 12° del 1634, ed in 4° del 1664, quella di Parigi in 12° del 1770 coi commenti e colle annotazioni del Lorry, del 1725 in 12° coli'aggiunta fatta dal Noguez dei libri di Dodast, quella di Kiel tradotta iu francese dal Breton. Una succinta relazione di quest' opera ce la dà il sullodato biografo così: Santorio si persuase, che la salute e le malattie dipendono dalla maniera con cui si fa la traspirazione insensibile per i pori del corpo. Sopra questa traspirazione fece un gran numero di e-sperienze, ponendosi a questo etfetto in una bilancia appositamente, colla quale pesando gli alimenti che prendeva e tutto ciò che usciva sensibilmente dal suo corpo, pervenne a determinare il peso e la qualità della traspirazione insensibile ed il suo rapporto cogli alimenti, che lo aumentano o diminuiscono. Trovò per esempio, che se si mangia o si beve in un giorno la quantità di otto libre, cinque incirca n' escono per insensibile traspirazione. Distingueva particolarmente la traspirazione insensibile dal sudore, ed osservava che dalla soppressione di qnesto aumentavasi l'altra, e stabiliva due specie di traspirazioni cutanee, l'una che succede dopo il sonno, 1' altra che accompagna lo stato di veglia. (Continua) RE DI TERGESTE 0 RE DEGL'ISTRI? Una nostra domanda, emessa nell'ultimo numero di questo periodico, se il re Epulo si dovesse chiamare re di Tergeste o più esattamente re degl' Istri, ci procurò una cortesissima ed assai erudita lettera del signor Alberto Gentilli, autore della tragedia — E-pulo re di Tergeste*)—la quale venne annunciata e lodata dal „Nuovo Tergesteo* e dal „Cittadino". Di quella bellissima lettera vogliamo riportare i brani principali, coerenti come siamo sempre stati al nostro programma di rendere noto tutto che giova a porre nella loro vera luce i fatti più salienti della nostra storia. Ma prima di riportare i brani suaccennati, esporremo le domande che ci siamo fatte noi intorno all' appellativo di Epulo re di Tergeste, adottato dal signor Gentilli, dichiarando però di non volere con questo menomare il merito della tragedia di lui, perciocché ella tratti di 1111 argomento ispirato al più nobile de' sentimenti, all' Amore di patria. Le nostre domande per la soluzione del quesito in discorso sarebbero le seguenti : 4Che idea, noi istriani, dobbiamo farci del tu Epulo ? — È egli proprio una personalità spiccata nel campo della nostra storia ? — E dove fu la sua residenza ? Dove il teatro principale delle sue gesta ? — Più ancora — bastano le notizie tramandate a noi da scrittori e paesani e forestieri per assicurarci chi fosse questo Eroe, dove dimorasse, e dove avesse pugnato ? Ecco ora i brani della lettera favoritaci dal signor Alberto Gentilli : "Che cosa era Monte Muliano (Trieste) a' tempi di Epulo? — Era nè più uè meno che una città dell'Istria, resasi forse più importante delle sue sorelle in grazia della famosa Cronaca di Monte Muliano. Da questo documento (della cui verità storica nessuno più dubita) risulta che le genti di Monte Muliano (Trieste) vinsero i Romani in valle di Sestiana (178 a C.) e Tito Livio conferma nelle sue Decadi e precisamente nei Capitoli delle guerre istriane questa vittoria; ed aggiuuge che il vincitore di quella battaglia fu Epulo. — Le genti di monte Muliano vinsero, ed il vincitore fu Epulo. — Semplifichiamo : Epulo duce dei Tergestìni ha vinto. — Questo quanto riguarda la battaglia di Sestiana. Ora passiamo ad esaminare l'altro fatto storico : "L' eccidio nel Castello di Nesazio.,, — Dove, di grazia, era situato questo castello ? — Tre monosillabi : Chi-lo-sa ! Plinio nella sua geografia lo indica presso Albona, Nicolò Manzuoli storiografo istriano asserisce che si trovava presso Capodistria : il Tommasini ed il Petroni lo pongono presso Muggia; ed anzi aggiungono che dalla distruzione di Nesazio, Mutila, e Faveria, risorgesse 1' attuale Tergeste. Secondo questi ultimi il re Epulo si sarebbe ucciso nelle vicinanze di Trieste. Concludo : Epulo, alla testa delle genti di Monte Muliano (Trieste) sconfigge i Romani in valle di Sestiana ; Epulo si uccide nel Castello di Nesazio, che tre storiografi istriani pongono ne' dintorni di Trieste, ergo Epulo per Trieste non fu un estraneo, ma un duce, un padre, un rei Se io intitolai la mia tragedia : Epulo re di Tergeste, lo fu per le retro nominate ragioni, e per mettere in evidenza un' altra cosa. Fra tutti gli storiografi istriani e triestini dell' Evo Medio, siamo giusti, chi fu quello che ebbe il coraggio di confutare frase per frase, passo per passo, il romano Tito Livio (che alla gloria della sua Roma sacrificava ignobilmente la gloria di Epulo, e con questa, quella dell' Istria e di Tergeste) rivendicando così 1' onore di questo re ? - Fu il padre Ireneo della Croce, triestino, amantissimo della sua patria, senza del quale il re Epulo sarebbe passato uell' istorie siccome volgare ubbriacone. (Tito Livio dee.) Se l'Ireneo ritenne un sacro dovere di rivendicare la gloria di questo re, vuol dire che egli nel suo intimo convincimento, sapeva che il re Epulo era per Trieste tutt' altro che uu estraneo, e combattendo il più grande storico latino, seppo presentarcelo sotto il vero suo aspetto.,, (* Ricordiamo che il signor Camillo Federici pubblicò nel 181S) in Venezia, coi tipi di Bottini, una tragedia sullo stesso argomento, dal titolo Epulo re degl' Istri. Un'altra collo stesso titolo Epulo re degl'Istri, venne pubblicata nel 1827 da A. Al-bertini, e corredata di note storiche. Venezia, Francesco Andreoja. Veggasi il Saggio di Bibliografia istriana del Combi a pagiue 3ó'i, N.i 2575 e 2577. Di Epulo ferocia ingeniis rex, e della guerra romana co-gl' Istri ci da Livio minuto racconto nelle sue istorie (lib. 41). Anche lo Stancovicb nella sua Biografia degli uomini distinti dell' I-stria ne parla a bastanza estesamente. LUIGI MAGRI La memoria dolcissima che 1' egregio e compianto Luigi Magri ha lasciato nella nostra provincia, ove dimoiò parecchi anni, ci sprona a pubblicare in questo periodico i seguenti bellissimi cenni intorno la sua vita, scritti per la Gazzetta di Bergamo dal valente pubblicista e distinto nostro concittadino — avvocato Giorgio Bascggio : Di luigi Magri, bergamasco, morto circa due anni or sono a Firenze nel fiore dell' età, poco o nulla sanno i più tra i nostri concittadini; perchè le vicende della sua travagliata esistenza, che fin da giovinetto lo avevano sospinto lungi dalla città nativa, ne lo tennero poi quasi sempre lontano, quantunque in lui vivesse ardente| l'affetto alla patria e il più intenso de' suoi desideri fosse quello di potervi tornare e lavorare per essa. Eppure, se la modestia innata dell' uomo e la guerra, che gli mosse la sventura, non avessero d'accordo quasi cospirato a tenerlo nell' ombra, egli avrebbe potuto ottenere riputazione di uno tra i migliori ed essere eguagliato a molti, che vanno per la maggiore ; ed anche oggi, malgrado tanta avversità di casi, da cui fu colpito, malgrado la morte immatura, che lo spense, 1' opera sua ce lo palesa meritevole, non solo di lode, ma di ammirazione per l'alacrità dell' ingegno e più ancora per la tenace costanza delli studj proseguiti frammezzo a difficoltà di ogni genere, e di cui ci rimangono documento eloquente le opere da lui pu-blicate e queste stesse Lettere inedite, che noi incominciamo a stampare, nelle quali rifulge l'animo mite e gentile del nostro amico e il desiderio, che in lui era vivissimo, del bene. Coleste Lettere avrebbero dovuto, nella sua mente, formare una specie di trattatello di morale applicata per il popolo, ed egli le aveva intitolate A un operaio bergamasco, quasi a dimostrazione dell' affetto, che più strettamente legavate al popolo della sua città. Ma codesto lavoro, nel quale il Magri aveva posto tutto il suo cuore, rimase incompleto, e noi non possiamo pu-blicarne che de' frammenti.......... Luigi Magri usciva di famiglia nobile e già ricca, ma che da ultimo era venuta in basso stato. Aveva studiato leggi a Pavia, nel Collegio Ghislieri e, uscitone nel 1856^ colla laurea dottorale, s' era avviato per la carriera giudiziaria, quantunque forse il suo ingegno si volgesse di preferenza a studj più geniali; ma le necessità della vita imponevano a lui come a tanti altri, un cammino diverso. Fu ascoltante giudiziario a Capodistria, a Pola a Trieste, e alla prima di codeste città si affezionò sopra tutto, perchè ivi non solamente trovò amici sinceri e costanti, che ancora oggi lo ricordano con affetto, ma conobbe e amò la fanciulla, che doveva poi divenire sua moglie, ed ivi perdette la madre, che adorava, e che da Bergamo era andata a raggiungerlo e a stabilirsi colà. Dopo il 1859, si dimise dal servizio e venne fra noi. Il governo lo nominò ascoltante al Tribunale di Cremona, di dove nel 1863 andò pretore a Zoguo. Amava alternare le aride occupazioni d'ufficio con lavori letterarj e di quell'epoca della sua vita abbiamo due produzioni drammatiche, recitate l'una a Cremona, l'altra nella stessa nostra Bergamo con felicissimo successo. Era anche poeta facile e gentile, e aveva il dono della improvisazioue. Ma poiché carmina non dant panem, e in lui era vivissimo il desiderio di farsi una famiglia, si gettò tutto nelli studj giuridici, dai quali soltanto poteva aspettare un miglioramento nelle sue condizioni ; e nel 1864 fu destinato pretore a Salussoglia, sul Biellese, di dove passò poi a Cori», grossa e importante borgata presso Torino. Aveva in quel torno condotto in moglie la giovinetta, a cui da più anni era consacrato il suo affetto e ne trasse consolazioni ineffabili, perchè difficilmente avrebbe potuto trovare eguale dolcezza d'indole congiunta a ingegno altrettanto robusto e severamente educato. A Corio il prepotente bisogno di fare, che lo tormentava, gli suggerì la istituzione delle scuole serali nelle quali voile assumersi egli stesso l'insegnamento della storia; e ciò gli valse la cittadinanza onoraria concessagli dal Consiglio comunale del luogo e un decreto di lode del ministero della publica istruzione. A Corio ebbe anche la fortuna di conoscere il direttore generale del Contenzioso finanziario, il quale, apprezzando le egregie sue doti d'animo e di mente, e volondo aiutarlo a trarsi da quella via senza uscita, che è, pur troppo, in Italia la carriera dei pretori, gli offerse di farlo nominare sostituto direttore nel-1' ufficio da lui presieduto. Il povero Magri accettò con entusiasmo, vedeva finalmente un lembo di sereno nel suo orizonte, vedeva la possibilità di uscire dalla morta solitudine della vita di villaggio, cambiandola col movimento agitato della capitale, ove l'ingegno, che può, riesce tosto o tardi a farsi strada. Andò dunque, verso il 1870, a Firenze, e ne fu sodisfattissimo. Lavorava assiduamente al suo ufficio, e in breve ottenne tra i suoi colleghi e tra gli avvocati della Curia fiorentina reputazione di valente. Molte delle cause più complicate in materia di beni ecclesiastici, che lo Stato dovette in qnell' epoca sostenere, furono trattate e vinte da lui. Insieme però s'era dato con più fervore di prima alli studj letterarj; scriveva pei giornali, frugava le biblioteche publiche e cominciava il disegno di un lavoro, che sotto il modesto titolo dell'amico del popolo e dei fanciulli uscì poi in dodici volumetti, e che cominciò a renderlo noto ai cultori delle scienze morali. E diffatti un prezioso ma-nualetto, una piccola enciclopedia, nella quale con forma semplice e spigliata, con severi intendimenti e con giusta misura si passa rapidamente in rassegna tutto lo scibile e se ne dice quel tanto, che una intelligenza infantile può capire. La stampa fu unanime nel lodare questo libro; il comune di Firenze, sovra proposta del Peruzzi, Io adottò come libro di lettura per le scuole elemontari ; il ministro della guerra, a istanza del colonnello Corsi, lo raccomandò alle scuole reggimentali, il Congresso Pedagogico di Bologna gli aggiudicò una medaglia; la Società Pedagogica di Milano ne trasse argomento per designare il Magri a scrivere un'altra opera d'indole istruttiva per una collezione, che si iniziava sotto i di lei auspicj dall'editore Carrara. Tutto ciò in un altro paese avrebbe recato all'autore, non solo lodi, ma guadagno; in Italia il povero Magri, Che ci aveva speso attorno il lavoro sudato delle sue notti, ne cavò poche centiuaja di lire. Tuttavia egli era contento; quel primo successo lo aveva reso sicuro di sè ; egli non era più tormentato dal dubbio, che la sua modestia e l'indole squisitamente sensitiva gli aveva fin'allora tenuto desto nell'animo; doveva credere al giudizio dell'universale; e però s'era messo a lavorare alacremente all'opera commessagli dal Carrara : La seelta dello stato. Fu questo forse il periodo più lieto della sua vita; attendeva di giorno alle cure del suo ufficio, di notte allo scrivere-; e questa assidua vicenda di lavoro, che avrebbe stremato le forze a qualunque altro, era confortata a lui dalla presenza, dal consiglio, dall' affetto vigile della moglie, dal pensiero di apparecchiare un avvenire à' suoi figlioletti. In pochi mesi - tanta era la facilità sua nello scrivere - il libro fu pronto e potè uscire nel giugno 1874 dalle Officine del Carrara; e fu degno di lui. Ma il Magri non doveva sentirne le lodi. Poco dopo, recatosi colla famiglia a villeggiare a Signa, vi cadde malato e in brevi giorni morì. Morì lasciando la moglie sola con tre bambini, sproveduti d'ogni cosa, poiché la legge non gli accordava diritto a pensione; morì coli'angoscia di vedere i suoi cari, quelli, che egli aveva tanto amato, e pei quali ugu c' è sagrificio, che non avrebbe assunto, esposti a un avvenire incerto, oscuro, pauroso; morì a 40 anni quando forse cominciava ad aprirsi una via più larga e promettente al suo ingegno vivido e robusto, quando gli era dato di sperare una meno travagliata esistenza. Povero Magri ! Anche il libro sulla Scelta dello stato venne premiato con un diploma d'onore dal Congresso di Bologna, anche di lui parlò con lode la critica ; poi si fece silenzio, il nome del Magri non fu ricordato che da pochi suoi amici, e oggi qui a Bergamo, sua città natale, pochissimi saranno quelli, che leggendo queste righe, si rammenteranno di averlo conosciuto. Questa è l1 eterna vicenda delle cose umane. Noi pertanto crediamo fare opera pietosa alla memoria del nostro concittadino, dando in luco quell'ultimo lavoro di lui, che è come il suo testamento letterario, e che egli aveva in animo di publicare appunto in un giornale di Bergamo. E vorremmo che questa publicazione invogliasse molti a conoscere le altre opere sue, che abbiamo già detto ; perchè pensiamo che, dopo averle lette, i nostri concittadini non ne farebbero giudizio diverso da quello, che già espressero con tanta concordia i più illustri cultori delle scienze educative. Vedrebbero allora i nostri concittadini che il nome di Luigi Magri non deve restare ignorato fra noi, perchè è quello di un bergamasco, che colla integrità della vita, colla eccellenza dell'ingegno e colla virtù del lavoro onorò altamente la città, che gli aveva dato i natali. 4N O T I ZI E L'accademia di Udine ha nominato il Cav. Tomaso Luciaui a suo socio corrispondente. Dal prospetto statistico del movimento del porto di Trieste compilato per cura della Camera di Commercio ricaviamo i seguenti dati : Nell'anno decorso frequentarono il porto di Trieste "n° 4092 navigli con bandiera austro-ungarica, n° 1724 con bandiera italiana, 294 greca, 101 ottomana, non teniamo nota dei singoli, o pochi, di altre bandiere. Queste cifre stanno al disotto di quelle del 1875. I piroscafi austriaci sommano a 987 (nel 1875 erano 1191); la bandiera italiana segna un aumento da 178 dell'anno precedente a 184; l'inglese 131. Quanto alla provenienza dei navigli si registra in aumento la frequenza della bandiera inglese, della brasiliana. e Stati uaiti. Quanto alle materie riportate risulta che le importazioni di fabbricati già pronti è diminuita, e così anche delle materie greggio ausiliarie alle industrie, aumentando l'esportazione dei prodotti industriali dello stato, ma ciò non peraltro che per questo che il consumo interno è diminuito, conseguenza della sospensione di affari cagionata dalle incertezze delle condizioni politiche e dalle crisi finanziarie. Anche le partenze diminuirono in generale. Aumentano sempre più i rapporti col regno d'Italia; una maggiore frequenza si nota con l'America settentrionale, con l'Algeria e col Belgio. Cose locali La compagnia drammatica Gelich-Lancetti ha dato fin'ora, delle eccellenti produzioni, quali: I quattro rusteghi, sior Todero brontoloni, il bugiardo, il suicidio, Goldoni e le sue 16 commedie nuove, il Nerone, il dovere, Fereol, ecc. ecc. II carnovale ormai volge al suo fine, e speriamo che il nostro pubblico accorrerà numeroso ad applaudire gli attori che stanno per compiere la promessa fatta, di dare con zelo ed attività uno scelto e variato repertorio. Ricevuto il prezzo d'associazione: Raimondo Baia — Lindaro — anno decorso e corrente; — Luigi Dr. Barsan — Rovigno anno corrente , — Accorsio Corsi fu Ant. — Pirano — I, II quad. in corso: — Spett. Podesteria Dolina — anno corrente; Tomaso Sottocorona — Dignano — anno corrente : Giuseppe Corazza — Montona anno corrente; — Clemente Dusman, tenente nel 4 Bersaglieri — Livorno — anno corrente; — Giovanni D.r Canciani— Montona — anno corrente; Municipio di Buje — anno corrente; Adamo D. rMrach — Pisino — anno corrente.