ANNO XXV. Capodistria, 16 Ottobre 1891._N. 20 LTPROYINCIT DELL'ISTRIA ICsce il 1" ed il 1G d'ogni mese. \SSO('l AZlONli per. un anno fior. 3; semestre e qua- irirsi^rr». in prn;>i>nri<>iitf. — Gli abbonamenti si ricevono presso [ fe !.>4lil/l(.llr La sommossa di Capodistria del 1621 e la ribellione di Muggia nel 1623. Nei Senato — Secreti di frequente si leggono le frasi — le novità di Capodistria, la sommossa, la ribellione ecc., e gli ordini spediti ai Capitani e Provveditori per rimettere le cose al posto. Tutti sanno della famosa sollevazione di Capodistria nel 1348, che fu una vera quarantottata popolare I contro il Dominio Yeneto, come è accertato da documenti inediti pubblicati dal Cesca (Drucher e [Tedeschi. Verona — Padova 1SS2). La città nostra fu poi suddita fedele di San Marco, pure,' sangue non è acqua, un resticciuolo dell'antico spirito turbolento rimase sempre nei nostri popolani, e si manifestò in vari modi, secondo le occasioni nel I vario volgere dei tempi, fino ai sassi lanciati dietro la carrozza del Vescovo Ranni eh er, Dio lo riposi, il quale, invece di prender parte alla processione : di San Nazario, avea creduto meglio di tornarsene cheto cheto alla sua residenza in Trieste. Una vera I sollevazione popolare avvenne poi nel 1621, come si rileva dai seguenti Senati — Secreti. 1621 3 Novembre. — Per reprimere la ; scandalosa inobbedienza et seditioso ardire di quei di Capodistria, che violentemente hanno impedito : che il ministro mandato dai Provveditori al Sai eseguisse le deliberazioni del Senato di „ aprir la caneva di publica ragione et smaltire il sale" si delibera di mandar colà un nobile nostro che sia stato avvogador di Commi da sei anni in qua, il quale formi diligente processo sui fatti, faccia ar-i restare alcuni dei capi della sommossa e li mandi a Venezia a disposizione del Senato. All' uopo si daranno al medesimo le occorenti facoltà per l'uso della pubblica forza — Eletto Vettor Contarmi (carte 95 tergo). Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. 1621. 5 Novembre. — Al podestà e capitano di Capodistria1). 1621. 5 Novembre. — Gli si partecipa l'elezione di cui è oggetto il precedente. „Tra tanto volimo che la camera pubblica sia immediate aperta,jet fatta la vendità dei sali di nostra ragione... al qual fine saranno tornati a mandar di là li ministri... dei Provveditori al sai" i quali egli assisterà colla sua autorità. Per reprimere poi nuovi moti popolari gli saranno mandate due barche armate, e si varrà degli equipaggi di esse. (Vedi Atti e,,Memorie iella Società Istrianajli Archeologia e Storia patria (VoL VÌI fase. 1 e 2. pag. 50). Pochi mesi dopo i tumulti non erano cessati, anzi estesi anche a Strugnano come da Senato consulto 1621. 29 gennaio (more veneto) — Da lettere di Antonio Olmo del dicembre passato si rileva che non sono cessati gl'inconvenienti di cui è cenno nel documento 3 Novembre passato. Si delibera perciò di consegnare le lettere stesse, contenente i particolari, a Vettore Contarini, il quale dovrà partire immediatamente (!) pel suo destino, con incarico di formar pure processo sulla recente rottura del magazzeno di Strugnano con asportazione di sali di ragione pubblica (Op. cit: pag. 51). Si capisce che San Marco già sorpreso dalla fiaccona non si scaldava troppo a reprimere le sollevazioni de' suoi sudditi ribelli, perchè Vettor Contarini eletto sopra ciò addì 3 Novembre, al 29 Gennaio non si era ancor mosso da Venezia; e quindi si spiega la durata del tumulto a Capodistria esteso poi anche a Strugnano. Ma qui viene spontanea la domanda: Se, cessati gli antichi privilegi, la fabbricazione del sale l) Marin Barbaro in quell'anno. era governata da leggi speciali e in gran parte apparteneva allo Stato, quale l'origine di questa improvisa sollevazione che impediva al governo di vendere il sale come meglio gli piacesse? Prima di tutto convien ricordare che fino dalla conquista e in parte dedizione dell'Istria, in questa facenda dei sali il governo veneto con mitezza e longanimità cercò di restringere gli antichi diritti municipali, sulle saline, tentò introdurre la limitazione, poi la tolse, la ristabilì, represse i contrabbandi, impedì la costruzione di nuove saline, e finalmente requisì il prodotto.) Vedi Cenni storico statistici sulle saline di Pirano del Prof. Nicolich. Trieste 1882 passim.Y) Anche giova rammentare che Capodistria per dimostrarsi grata a Venezia della protezione de' suoi interessi contro le vicine saline di Trieste aveva tino dai primi tempi del Dominio Veneto decretato si assegnasse al doge la decima dei sali. Si sa già che valore di spontaneità abbiano questi famosi doni e dedizioni ai potenti; e passiamo oltre. Quello che importa notare si è che la popolazione, memore dei diritti municipali sulle saline, vedeva di mal occhio l'ingerenza e la proprietà dello stato, specie in tempi difficili. E difficili per vero erano i tempi nella prima metà del secolo XVII; l'Istria appena uscita da una lunga guerra contro gli Uscocchi e gl'Imperiali. Il popolo avrà certo veduto di mal'occhio che il governo aprisse per suo conto le canove del sàie, e memore degli antichi diritti, avrà reclamato la sua parte. A produrre poi il tumulto altre cause avranno influito ; cioè la repressione dei facili contrabbandi, gli Ebrei feneratori ed i Cranzi, come pare si possa arguire da altri Senato-Consulti. E per vero in un decreto dello stesso anno in data 7 Dicembre si legge: „Trovandosi che i Cranzi nell'acquisto di sali di ragion pubblica, danno monete di valore intrinseco inferiore al nominale ordini (il podestà e capitano di Capodistria) ad Antonio Olmo che si trova costi per il... negozio dei sali di vendere il sale a lire sei correnti lo stajo, sia in moneta veneziana, sia forestiera valutata come nella tariffa stabilita che si trasmette. Ciò benché le monete forestiere siano vietate, ma si fa un' eccezione e si considerano, nel caso presente le monete come merce di scambio. L'Olmo manderà poi de mese in mese ai provveditori della zecca le monete, ') Non regge in tutto alla critica, quanto si dice nella Porta Orientale al capitolo — Notizie storiche intorno alle saline dell'Istria, (pag. 181). Lo stile laudatorio era però allora imposto dalle circostanze. che avera riscosse, per essere fuse... (Op. cit. pag. 50). Qualora si pensi all'odio secolare, e ai pregiudizi contro i Cranzi, così favoriti, per smerciare più facilmente il sale dello Stato, si comprenderà subito che ce n' era abbastanza per fare strillare il popolo di Capodistria ed eccitare tutta la clamorosa Bossedraga ad insorgere in armi, parendo duro che si togliesse il pane di bocca ai figiuoli, per darlo... a quegli altri. E quanto agli Ebrei ecco quanto si legge nella citata opera del Nicolich, sul sale di Pirano (pag. 42). Un segno ancora della decadenza del commercio antico di terra e dello scoraggiamento dei salinari, è il vederlo caduto in mano di speculatori ebrei, che lo esercitavano, portando essi il sale, verso l'interno; ma in qual guisa esercitassero questo commercio ce lo dice un decreto emesso nell'anno 1610 dall'illustrissimo proveditor al sai con cui „è proibito il traffico e le cess;oni dei crediti dei sali agli ebrei, che con discapito dei poveri si praticano, come ritroviamo che da antiche terminazioni sino dall'anno 1566. 10 Giugno degli Aovgadori e Provveditori resta specificamente proibito il comperare in modo alcuno sali, da quei particolari, come praticano, con esorbitanti usura} del trenta e quaranta per cento". Le leggi c'erano adunque, e provvide; ma in tempi difficili non sempre eseguite. Pare adunque si possa conchiudere che i favori ai Cranzi e le usure della sinagoga si possano ritenere come causa impellente della sollevazione, preparata già da lungo tempo, in quei tempi tristissimi da tante altre cause. Il malcontento poi era generale, e si manifestò non solo a Capodistria, ma come si è veduto, a Strugnan, e due anni più tardi a Muggia. La causa della sollevazione dei Muggiani si ha invece a cercare nella sorveglianza del governo a reprimere i facili contrabbandi con la vicina Trieste, qualmente si ha dai seguenti Senato-Consulti (Opera citata pag. 51 e 57). „1623. 15 Settembre. — Al provveditore in Istria." Per quello che ci avete rappresentato con lettere di 13 e 14... della sollevatione seguita in Muglia... havendo quelle genti con violentia occupate le pubbliche munitioni, armate le muraglie e serrate le porte, et havuto ardire di negare a voi, nostro principale Rappresentante l'ingresso iu quella terra, volendo pattuire ch'haveste ad entrarvi solo, e tenendo quel Podestà prigione nel proprio palazzo, con tanti altri eccessi, si è deliberato di far partir subito... il Capitanio della Guardia delle Isole del Quarnaro et Rive d'Istria con la sua galea, et con la rnolina... con circa 80 soldati... et con il cav: Tensini. Si è ordinato allo stesso di andarsi a porre cou le due galee ira Muglia e Trieste per impedire, cosi per mare, come per terra il passaggio ad ognuno tra i due luoghi, ed arrestando tutti coloro che il tentassero, e astenendosi di far passare oltre li confini, et di far novità alcuna fuori della nostra giu-riditione. Esso provveditore poi, al cui comando dovrà stare il detto Capitano, raccolga quel numero che crederà di soldati delle Ordinanze, aggiungendovi anche i cavalli provisionati di Pinguente, et metta il blocco intorno a Muggia, giovandosi pure delle barche annate. Faccia poscia intimare a quegli abitanti di ritornare senz' altro all' obbedienza. Entrato in città, il che si spera potrà fare senz'altro, armi le porte, la piazza e le mura (adoperandovi di preferenza i soldati che vengono colle galee) faccia deporre le armi ai terrazzani, si assicuri dei più colpevoli, vieti a tutti il partire, e faccia istruire diligente processo sul fatto, castigando militarmente et esemplarmente i principali rei, dia del tutto particolareggiata relazione. Se quelli di Muggia ricusassero obbedire, usi le forze di cui dispone (carte 237). Si scrive in conformità al capitano delle isole del Quaruero ecc... ordinandogli di partir di Venezia in giornata (carte 238.) 1623. 22 Settembre. Al provveditore in Istria. Lo si encomia per la pronta repressione dei moti di Muggia, e si attendono le risultanze del processo (carte 2-11 tergo). Il suddetto. Gli si partecipa quanto scrive il segretario in corte cesarea circa «mali ufficii passati da Triestini «colà vegli" che da ognuno si vigili bene a quelli confini... salvi però li pubblici interessi" e senza rallentare la vigilanza sui contrabbandi del sale (carte 242.) 1623. 26 Settembre. Al provveditore in Capodistria. Rimesse le cose di Muggia in quiete e disposte pel riscontro et per la custodia delle armi passi" alla spedizione del processo che ci avvisate di fonnare, già che ai principali è stato dato l'ultimo supplicio, che servirà agli altri di esempio (carte 148 tergo.) 1623. 13 Ottobre. Al segretario di corte cesarea. „11 motivo di Muggia ebbe origine dalle contese tra quegli abitanti et ministri per le quali et per altri disgusti vennero tra loro alle armi con morte di alcuni di che intimoriti per lo castigo del quale si conoscevano degni, et per gli interessi che ciascuno aveva nelle morti seguite de' suoi, tumultuarono, non già con l'intelligenza di Triestini o d'altri, ma al comparire del Provveditore nostro nell' Istria si acquetarono. Furono puniti gli autori del delitto et gli altri posti in pace" (carte 256 tergo). 1623. 14 Ottobre. Al provveditore in Istria. Si loda «il partito preso da voi per ricevere dall'universale di quelli di Muggia alcuna manifesta dimostrazione di pentimento «come pure la diligenza posta nel riscontrare le anni. Si approva la rassegna delle" compagnie del Cimarelli et Mucioli ch'ivi s'attrovano. E le licenzi per dnvo sono destinate." Nel proposito dei sali volontà nostra è che siano divertiti i contrabbandi, et nel rimanente habbiano a conoscere quei sudditi ogni dimostrazione di amore" (carte 257)" Da queste ultime parole si rileva la vera causa della ribellione, la repressione cioè dei contrabbandi. Ma come mai Muggia che durante la guerra degli Uscocchi si era mantenuta sempre fedele in modo da meritarsi pochi anni innanzi una piena lode del procurator generale'(') mancò così di subito alla provata fede ? Conviene credere che gravi ne fossero le cause la miseria in primo luogo dopo la disastrosa guerra con l'Austria, per cui, come a fìnte di guadagno, più di sovente si ricorreva al contrabbando del sale. I miei Triestini avranno poi soffiato nel fuoco, certamente, come appare dalla relazione del segretario in corte cesarea (vedi sopra Senato-Consulto 22 Settembre). Ma qui giova avvertire la destra politica di San Marco, che si affretta di correggere l'opinione del suo segretario, scrivendogli (13 Ottobre vedi sopra) non essere vero ciò, e che i Triestini sono innocenti come l'acqua, e che i Muggiani tumultuarono non già con l'intelligenza de' Triestini e d'altri. Il motivo di questo stile pacato si capisce subito: La guerra era appena cessata con la pace di Madrid, e non si volevano altri sopraccapi con l'Arciduca e con Sua Maestà Cesarea. E pare leggendo tra le righe che il Senato Veneto dica al suo ambasciatore: avete fatto benissimo di avvisarci, ma per ora fingiamo di non saper niente, crediamo che la colpa sia tutta dei Muggiani, e di questa nostra fede occorrendo assicurate Sua Maestà Cesarea. Da tutto questo studio arruffate e nojoso al quale ho dedicato gli ultimi ozi autunnali, si pos- J) 14 Dicembre 1615. Marco Loredan, procuratore generale, scrivendo al Senato esalta la fedeltà dei Mug-gisani nella guerra in corso combattuta da Venezia contro l'Austria. Marsich. Etfemiridi istriane. Provincia. Anno XIII. Num. 23. sono dedurre due corollari. In primo luogo veggano i sistematici denigratori della Repubblica Veneta con quanta longanimità, prudenza e posatezza abbia il governo trattato i sudditi ribelli. Nella sommossa di Capodistria, l'abbiamo già notato; quanto alla ribellione di Muggia, dato il solito esempio con corda e sapone, necessario secondo i tempi, il governo mette in tacere la cosa, e senza tanti giudizi statari e accuse di alto tradimento ed altre procedure moderne, accetta il Senato la manifesta dimostrazione di pentimento e vuole „nel rimanente hahbiano a conoscere quei sudditi ogni dimostrazione di amore.". Agli Slavi poi che gridano ai quattro venti di essere stati fino l'altro giorno oppressi dagl'Italiani, raccomandiamo di leggere, se usano leggere, quel tal Senato Consulto che autorizzava i Cranzi a comperare sale nei magazzini di Capodistria pagando con moneta fuori di corso : concessione che non fu 1' ultima tra le cause della rivolta del popolo contro il governo. L'altro corollario poi è della massima importanza. Oggi si sono invertite le parti; gl'Italiani, anche se tirati pei capelli, pazientano, e aspettano giustizia dalle vigenti leggi; gli Slavi invece insorgono a mano armata contro le l^ggi stesse minacciatiti la vita degli odiati Italiani, come testé avveune nel fatto di Paugnano. Perchè viva Dio, per quanto quei preti si sbraccino a tirare in campo altisssimi nomi, e si facciano proteste sonore di fedeltà, nessuno vorrà negarmi che l'opporsi armata mano ai liberi elettori, non sia in uno stato, che si vanta costituzionale, una vera ribellione alle leggi dell'imperante. Ciò premesso, (e sia questa la moralità della storia, e il frutto delle lezioni del passato) io vorrei e con me tutti i buoni, che nel popolo di Capodistria e dell'Istria tutta ci fosse ancor tanto sangue nelle vene, non già, Dio liberi per insorgere contro gli ordini costituiti e contro gli Slavi; ma per tutelare i sacrosanti interessi della propria nazionalità, e difendere la vita dei propri tratelli, che con pericolo grave esercitano un loro diritto assicurato dalla costituzione. Nel fiacco seicento insorgevano i nostri ingiustamente, credendosi lesi nei loro interessi materiali : che non ci sia modo d'intenderci e di unirci oggi, non per inconsulte ribellioni e provocazioni, ma per invocare dignitosamente quella protezione che è a tutti dovuta affinchè gli elettori di parte nostra non siano obbligati alla fuga e a una indecorosa ritirata nella taverna di un oscuro villaggio? Ascoltiamo ancora una volta le lezioni del passato; a qualche cosa si approda studiando anche nelle carte vecchie: E questo si dice a quelli che dispettano simili studi ; e vorrebbero il nostro giornale, contro il suo intento, solo ripieno delle chiacchiere giornaliere. Sempre avanti adunque, ma con frequenti sguardi al percorso cammino. E non ci sconfortino i mali presenti. Incidiamo ai piedi della classica capra uu dado coli'impresa del commediografo Piccolomini: Sernper jactatus, sernper erectus. P. T. -.-sx*^-- Seminario o Collegio ii Capodistria (Continuazione vedi X. 7 e seg.) 2. Ut Ill.mo et R.mo Cap.lo reservatum iuc intel-ligat celebrandi illisam solemoem, et eanendi Vesparas in Die Festivitas B: Josephi Calasanctij nostri Ordinis Fundatoris ; Relieta Seligiosis uostris integra facilitate alias omnes functiones celebrandi, Ordini nostro proprias sen peculiares. Pro quibus tamen aliquam contributio-nem quotannis ad P. Rectoris Reziosorumque (sic) ar-bitrium stabiliendam eidem Ill.mo et R.mo Cap.lo solvere tenebuntur. 3. Et facultas permittative constrisendi in prae-fata Ecclesia, novas sepulturcs prò humandis ibidem tano Religiosis Defunctis quam Convictoribus exteris, et Doinesticij inservientibus dummodo Ill.mo, et R.mo Cap.lo sartum Tectum servertur. Ius quod dicitur tu-mulatiouis, eaedemque contributiones eidem salvantur quae a RR: Monialibus illius Civitatis solent persolvi. Non eousideratis considerantis, praecipue vero ube-riorem chnimarum fructum ex hac acceptatione, et maius Pretatis Incrementum futurum prospicientes ; P.ri'IIer-menegildo Barrotti a S. Dom.co Rectori Praefate Col-lhgij Iustinopolitani, ut Eccl.ae supradictae usum cum enunciatis conditionibus acceptare. et totum hoc nepo-tium legitime transrgere possit facultatem in D.no con-cedimus. Inquorum Fidem praesentibus hisce Religionis noctrae sigillo munitis subscripsimus, Romae apud S. Pantaleonem hae die 4 Mensis Iunij Anui 1754: Eduardus Corsinus a S. Silvestro Praep;s Gu.lis Scholarum Piarum Ioscpli Ierico a Concept e B. M. V. Asse Gen.is et Secr. Cougreg. Lettera di ringraziamento del P. Gen.le a M.r Sandi Vescovo di Capo d'Istria. Ill.mo e Rev.mo ecc. La bontà e Gentilezza con la quale si è degnata V. S. 111.ma e R.ma di secondare il desiderio di codesti mini Religiosi, e contribuire al loro vantaggio con il comodo della Chiesa accordata loro, ben giustamente richiede, nel renderle p. questo e p. tanti altri favori distintissime grazie, io l'assicuri della Venerazione e sincera gratitudine che io le professo. Mi sarà sempre a cuore di poterle dimostrare questi sentimenti di riconoscenza ed ossequio, e p.ciò la prego a darmi con l'onore di qualche suo eomando occasione di poterla servire. Intanto raccomando a V. S. lll.ma e R.ma il nuovo P. Rette di cod.o Collegio essendo ben sicuro, che p. il zelo, probità ed attenzione, che egli ha qui dimostrata nel Governo del Còll.o Nazareno, ed averà certamente anche nel governo di cod.a Casa potrà facilmente meritarsi la grazia ed amorevole protezione di Lei. Rassegno a V. S. lll.ma e R.ma l'umilissima, e sincera mia servitù, e baciandole con tutta la riverenza ed ossequio le sacre vesti, mi fò pregio, e piacere di protestarmi di Y. S. lll.ma, e R.ma Roma li 27 Luglio 1754 Um.o Dev.o ed Obb.o Servo Odoardo Corsini Gen.le d.e Scuole Pie Lettera del med.o al R.mo Capitolo di Capo d'Istria 111.mi, e R.mi Sig. Il P. Rett. e di cod.o Collegio nel darmi avviso di essere già stabilito il trattato p. l'uso della Chiesa, che le SS. Loro 111.me, e R.me si sono degnate di concedere alla mia Religione non ha lasciato di esprimere la gentilezza con la quale si sono compiaciute di favorire anche iu questa occasione la mia Religione. Siccome io devo giustamente interessarmi in tutto ciò che riguarda il bene, e vantaggio dei miei Religiosi, sono sensibile a questo nuovo contrasegno, ed effetto della bontà, e gentilezza delle Sig.e Loro 111.me, e p.ciò nel render loro vivissime, e distinte grazie desidero di ricevere con l'onore di qualche loro comando occasione di poter loro dimostrare la p.fetta, e sincera mia riconoscenza. Intanto con tutta la veneraz.e ed ossequio hò l'onore di protestarmi D.e SS.e loro lll.ma e R.me Roma, li 27 luglio 1754 Um.o Dev.o ed Obb.o Servo Odoardo Corsini Gen.le d.e Scuole Pie (carte 52) Ill.mo e R.mo Sig.e P. Col.mo Il Rette PP. del Collo delle Scuole Pie avendo benignamente ottenuta l'officiatura della Chiesa di S. M. Nuova dal R.mo Cap.lo della Cattedrale, con l'assenso e decreto di V. S. lll.ma, e volendo dar principio agli esercizi di Christiana Pietà in detta Chiesa, supplicano umilmente V. S. lll.ma p. la facoltà di tener custodito decentemente il SS. Sacramento, ed erigere due Contesssionarj ad Altare dedicato al B. Giuseppe Calasantio loro Fondatore, onde maggiormente a vantaggio de Fedeli s'accresca il culto del Sig. Iddio, e de' suoi Santi. Gra. ecc. Nos Io Bap.ta Gaudi Dei et Ap.licae Gedis Gratia Ep.us Iustinopolitanus Comesq: Amtignani Ad ea quae maiorem Dei Gloriam, Sanctorum suorum cultum, animarumque utilitatem respiciunt toto cordis affectu ac maxima Sp.us ocultatione incliuati, piis RR: PP: Collegij Clericorum Regularium Pianini Scholarum huius Civitatis precibus paternnm praestantes anditumj petitam facultatem Tabernaculum in Ecclesia S: M.ae Novae nuncupatae huius Civitatis super Ara in eadem existente prò SS.0 Euch.ae Sacramento custo-diendo collocandi, duasque sedes Confessionales erigen- di, atque Altare ad honorem B. Iosephi Calasanctij, a praefato Collegio necessariis supellectilibus, et decenti-bus, fulciendum construeudi concedimus atque imperti-mus. Missarum autem celebrationem super eodem B: Iosephi Altare inhibemus donec per non sen per Vi-carium nostrum Generalem altare ipsum recoquoscatur et celebrandi licentia concedatur. Iu quorum tìdem Dat Istinopoli ex Caucell.a Ep.ali die 4 Augusti 1754. L: S: Andreas Tacco Archidiaconus et Vie: Galis Fraucus Veuier Canc.us Ep.alis. Concordat. Ita est. Franc-cus Venier Canc.us Ep.alis. Nos Io : Bap.ta Sandi Dei et Ap.licae Gedis Gratia Ep.us Iustinopolitanus Cornerà Antiquani. Cum per Adm : R.dum D: Vicarium nostrum G.u.lein, visitatum fuerit Altare uuper iuxta facultatem nostrani diei 4 Cur. Augusti in Eccl.a S.ae M.ae Novae nuncupatae huius Civitatis B: Iosephio Calasanctio di-catum erectum, atque recognitum ad formam prò Missae celebratione coustructum, licentiam ut Sacrosanctum Missae Sacrum super eodem peragatur concedimus atque impertimur. In quorum fidem. Dat Iustinopoli ex Cane.a Ep.ali die 21 Augusti 1754. lo Bap.ta Saudi Ep.us Iustinopolitanus. Ill.mo e R.mo Sig. Sig. P. Col.mo Il Rett.e e PP. del Coll.o delle Scuole Pie di questa città, essendo p. solennizzare la Festa del B. Giuseppe Calasanzio loro Fondatore desiderano p. aumentare la devozione de Fedeli esporre nella Chiesa di S. M. Nuova da loro ottenuta p. 1' esercizio delle fun-zioni del loro Istituto alla publica adorazione l'Augustissimo Sacram.o dell'Altare, sì nel giorno di dimani dedicato a detto Beato, eom in esso giorno negli anni avvenire, supplicano p.ò umilmente V. S. lll.ma e R.ma della necessaria p.missione, che della Grazia ecc. (carte 53) Nos Io: Bap.ta Saudi Dei et Sedis Apiicae Gratia Ep.us Iustinopolitanus Comesq. Antiquam. Viso suprad: Supplici libello per Rev.dum P. Rec-torem Collegij Clericorum Reqularium Scholarum Pia-rum huius Civitatis nobis humiliter porrecto tenoris ut in eodem Omnibus ad nos recurrentibus quantum in Domino possumus gratificali cupieutes, praefatis Ora-toribus SS.um Euch.ae Sacramentum iu praedieta Eccl.a S. M.ae Novae nuncupatae publica Fidelium adorationi die Festo-B: Iosephi Calasanctij servatis servandis ex-poneudi facultatem concedimus, atque elargimur iuxta petita. In quorum Fidem Dat: Iustinopoli ex Canc.a: Ep.ali die 2(3 Augusti 1754 Audreas Tacco Archid:s et Vic:s G.u.alis. Fraucus Venier Cancelhs Ep. alis. Ecc.za Rev. Die 12 Februarj 1756 Presentata per Rev.o P. Rectorem Collegij Clericorum Regolarium Scholarum Piarum hujus Civitatis supplicant. Li PP. d.e Scuole Pie umilissimi S.vi ed Oratori di V. Ecc.a Rev.a supplicano compiacersi di permettere a medesimi ne' Lunedì di quadragesima l'esposizione del Venerabile nella loro Chiesa di S. M. Nuova, così ricercati dall'Universale de' Cittadini di questa Città per così supplire alla loro divozione stantechè in detto giorno restò fissata l'Esposizione nella Chiesa di S. Lorenzo angusta e distante dalle Piazze, onde in tal maniera resti maggiormente venerato il SS.mo Sacramento, e li PP. tutti implorano alla Ecc. V. Rev.a promotore d'opera così pia copiose le divine retribuzioni. Gratie ecc. --—----—----- 2ST" o tizie Oggi, e nei primi giorni della ventura settimana si faranno le elezioni dei fiduciari in tutti i comuni foresi della nostra provincia, e questi fiduciari saranno chiamati il giorno 30 ottobre nelle rispettive sedi elettorali a eleggere il deputato al consiglio dell'impero. J1 candidato proposto dalla nostra società politica è Benedetto dei Marchesi Polesini, capo della egregia famiglia di Parenzo, conosciuta e stimata in tutta la provincia, per molte benemerenze ; è giovane assennato, e che ha già dato prova di saper governare con avveduta saggezza i suoi interessi, è il primo censito della provincia, e ben a ragione uno dei più adatti a rappresentare gl'interessi dei comuni rurali in seno al parlamento. Bene inteso ch'egli appartiene a famiglia italiana di purissimo sangue, una delle tante famiglie istriane che hanno dato pane e lavoro alle plebi rurali, che hanno insegnato loro i miglioramenti agrari senza distinzione di nazionalità. E chi opporranno gli emissari di Zagabria a questo nostro candidato? forse ancora una volta l'avvocatuzzo socialista, forastiero, che qui non possiede un palmo di terreno? forse un prete fanatico croato? Non osarono fin oggi metterne fuori il nome; chiunque fosse, troppo difficile riuscirebbe loro sostenerne il confronto di fronte a quello del marchese Polesini: ma anzi per tentare distruggere l'effetto da noi raggiunto, spargono abilmente la voce, che Polesini stesso si presti a un giochetto elettorale, — misurandosi sulla loro onestà — a prestare cioè il suo nome fino il dì delle elezioni, per accaparrare voti e togliersi di mezzo all' ultimo momento. Avanti, o agitatori di Zagabria, e trovate se voi siete capaci, iu tutta la provincia nostra, un possidente ricco, colto, che goda la stima di tutti, e presentatelo di fronte al nostro marchese Polesini. Non ne avete, e non è questa una buona ragione per far cadere la scelta su uno di voi stessi, agitatori croati di Zaga-br ia, ingannando la buona fede dei contadini, i quali non sanno dove li volete condurre coi vostri ragiri ! Da parte nostra combatte il fiore dell' intelligenza, si può dire che tutta la vita provinciale da mesi e mesi con grave danno dei privati e pubblici interessi, sia assorbita da questa lotta elettorale, e fin dove arrivano le nostre influenze vinceremo ; ma è vasta e desolata la campagna...., in molti luoghi, inferiore alla diuturna perseverante azione del prete croato, è la nostra influenza, e la lotta sarà ostinata e difficile; incerta per 1'una e per l'altra parte; ne attendiamo con ansia la fine e intanto andiamo a fare il nostro dovere. Alle urne! Gli elettori di Paugnano, qui domiciali, e ai quali fu impedito con la violenza di esercitare il loro diritto elettorale, come è noto, presentarono alla i. r. Luogotenenza in Trieste un memoriale di protesta, e si recarono in deputazione presieduta dal podestà, presio lo stesso signor Luogotenente, che deplorò i fatti avvenuti e promise di prendere le disposizioni necessarie perchè non si ripetano. Infatti le prossime elezioni dei fiduciari per le elezioni del deputato al consiglio dell'impero, non a-vranno luogo nel villaggio di Paugnano, ma in quello di Gason, nello stesso comune come vuole la legge ; e fungerà quale commissario governativo nella commissione elettorale lo stesso signor capitano distrettuale di Capodistria. Queste sono buone misure, di meno non si avrebbe potuto fare; ma è ancora poco assai di quanto l'imperiale governo sarebbe in dovere di fare onde ritornare alla desiderata quiete le nostre campagne. Mentre noi predichiamo la pace, e stendiamo la destra al contadino, nella chiesuola del villaggio, dai preti si predica la guerra, si eccita all'odio contro di noi ! Se così la seguiterà, la guerra scoppierà un bel giorno, e sarà la più grande sventura per questa nostra provincia. Intorno ai gravi fatti di Paugnano, il deputato al consiglio dell'impero on. Bartoli ha presentato la seguente interpellanza: Il deputato dott. Bartoli e compagni rivolgono al presidente dei ministri, quale dirigente il ministero degli interni, la seguente interpellanza: Ai 14 di settembre dell'anno in corso, incominciarono a Paugnano, nel distretto di Capodistria, le elezioni dei rappresentanti comunali per il terzo corpo elettorale, elezioni che durarono quattro giorni e che a cagione della straordinaria affluenza di elettori, si protrassero fino a tarda notte del gioro 17. La lotta fu estremamente accanita. Durante tutto l'atto elettorale, si trovavano nella sala (assenziente tacitamente il commissario elettorale) l'i. e r. colonnello in quiescenza Descovich, il quale, per guadagnare i contadini alla fazione croata, indossava la divisa militare colle medaglie di guerra, ed ancora molti altri giovani dello stesso partito, tutti non aventi diritto di voto, i quali, sempre in presenza del commissario elettorale, insultavano impunemente gli elettor del partito nazionale italiano. Alla mezzanotte del giorno 17, quando le elezioni erano pressoché finite e la sconfitta della lista croato-slovena era assicurata, quei giovani come se obbedissero al dato seguale, incominciarono a gridare ancor più forte e minacciare il membro del comitato elettorale dott. Pio Gambini, e gli altri membri del comitato non solo, ma benanco tutti gli elettori che non professavano sentimenti croati, così che molti di questi dovettero rifugiarsi in una casa vicina. Nel tempo istesso però si trovarono sulla stessa via degli altri partitanti croati, i quali gettarono contro i prefati elettori e contro la casa, entro la quale s'eran rinserrati, tante pietre, che se i gendarmi, i quali dovettero far uso delle armi non fossero sopraggiunti, si sarebbe venuti senza dubio ad uccisioni. L'i. e r. commissario elettorale Antonio Rebek, il quale durante l'elezione avea preso apertamente le ! parti dei croati non seppe far altro, allorché scoppiarono i tumulti, che protrarre senza alcun motivo, l'elezione a beneficio del partito croato ed ordinare agli elettori di Capodistria che erano gli offesi ed i minacciati, di allontanarsi dal villaggio. Ora gl'interpellanti chieggono: 1) Sono noti al signor presidente dei ministri i gravi eccessi, gli atti di violenza commessi nella notte dal 17 al 18 settembre durante le elezioni comunali di Paugnano e successivamente ai 30 settembre a Capodistria da parte dei fautori del partito sloveno-croato in Istria? 2) È intenzionato il signor ministro di prendere energici provvedimenti, aftinché in avvenire gl'impiegati publici e specialmente i sacerdoti ed i maestri, si astengano da agitazioni illegali e non si ripetano più simili avvenimenti spiacevoli, e venga garantita a tutti gli elettori, senza distinzione di nazionalità o di partito, la libertà di voto senza che vengano posti in pericolo la vita ed i beni? Ecco 1' elenco dei comprovinciali premiati all' esposizione di Gorizia: Diplomi d'onore — Il Consiglio agrario provinciale dell'Istria (fuori concorso). Sezione IV. Vini e prodotti della distillazione e della acetiflcazione. Vini. Medaglia d'argento dello Stato assieme alla medaglia di I classe della Società agraria: Capodistria: Bortolo de Baseggio, Nicolò de Ba-seggio, Giovanni Martissa Carbonaio. — Dignano : Tommaso Sottocorona. — Montona; Dott. Giovanni Suran. Medaglia di bronzo dello Stato assieme alla medaglia di li classe della Società: Parenzo : Dott. Giovanni Canciani. — Capodistria : Fratelli Marchesi Gravisi. — Cherso : Nicolò Petris di Dolammare. — Rovigno: Alvise Rismondo, Giovanni Sponza fu Francesco. — Grisignana: Nicolò Coiva Spinotti. — Lussinpiccolo: Fratelli Vidulich. Medaglia di 1 classe della Società: San Vincenti: Leonardo Fiorendo. — Visignano: Antonio Fortuna. — Capodistria: Nazario Marsich. — Rovigno : Giovanni Tromba. Medaglia di III classe della Società: Parenzo: Conte Pietro Borisi. — Capodistria: Antonio Depaugher. — Umago: Girolamo Dott. Man-zutto. — Visignano: Pietro Precali-Medivich. Prodotti della pesca e piscicultura. - Menzione onorevole: Veglia: Zonca (de) Pacifico-Adolfo. Una circolare invita tutti i membri del comitato provinciale pel centenario Tartini di trovarsi sabato 17 corr. a Pirano, nella cui sala municipale, gentilmente concessa, si terrà alle ore t> pom. un'adunanza generale col seguente Ordine del giorno : 1. Relazione della Presidenza del Comitato sulla propria attività dal giorno della sua costituzione ad oggi. 2. Presentazione e scelta del bozzetto di monumento. 3. Eventualia. Domani si compie il doloroso anniversario della morte del benemerito concittadino monsignore Giovanni de Favento; e tutti ricordano le rare virtù dell' ottimo sacerdote, dell' uomo dotto, del maestro affettuoso; e ne piangono la perdita. -——---5 8S—-- Appunti bibliografici Oddone Zenatti. Nuove rime d'Alchimisti „Estratto dal Procuratore" Bologna. Romagnoli-Dall'Acqua. 1891. Nel rimettere in luce la canzone sulla pietra filosofale, composta da Daniele di Giustinopoli professor di grammatica «Vedi la Provincia XNIV. 8» lo Zenatti avvertiva la scarsità di rime volgari sull'Alchimia, mentre ne era ricca la letteratura medievale latina. Ed ecco che Salomone Morpurgo, frugando tra i codici riccardiani a Firenze ne trovò un buon manipolo, e lo mandò all'amico per l'opportuna lezione e commento. Intendiamoci; il Parnaso italiano certo non rimane arricchito da tale quisquiglia; pure se ne può giovare la storia. E che l'alchimia poi fosse diffusa nel medio evo, e si potesse tentare sul serio dagli scienziati precursori della chimica, si prova indirettamente dalla testimonianza di Dante che nel profondo inferno condanna i falsatori alchimisti. E per vero, condannando i falsi, ammette vi possano essere i veri, come anche appare da un passo della Somma di San Tomaso che trovo citato dal Tommaseo nel suo commento della Divina Commedia (pag. 243 Milano Rejna). Incredibile a dirsi: nel 1866 conobbi a Padova, nella farmacia Zanetti, un povero pre-tazzuolo, zimbello delle allegre brigate, che con tutti gl'ingredienti, anche i più schifosi e riprovevoli, (quale il citato nella stanza terza della canzone, verso decimo), e con qualche napoleone d'oro che ogni tanto si faceva prestare, lungo tempo cercò l'arte di fare l'oro, e in questa aberrazione visse è morì. Tra le varie rime riportate dallo Zenatti c'è una lunga canzone, la quale con tutti gli abacadabra della pretesa scienza, con un linguaggio sibilino, descrive l'arte famosa. Singolare poi come in sul più bello trovandosi defraudati nella loro aspettativa, gli alchimisti non perdendo la fede, incolpassero della mala riuscita il demonio: tanto è vecchia l'usanza d'incolpare di tante nostre malefatta quel povero diavolo! E su tutto poi una buona dose di ascetismo. Anche l'autore della citata canzone finisce i suoi pretesi versi così : „A1 quale onor e gloria sempre sia com viragine sua marre dolce sempre Maria". Lo Zenatti, da molte forme dialettali è indotto a credere che l'ignoto autore sia stato veneziano, senza escludere che possa essere lo stesso Daniele da Capodistria; e conchiude il suo erudito studio così: «Lasciando l'ipotesi che ambedue (le canzoni) possano essere di quest'ultimo (di Daniele); naturalissimo che da Capodistria a Venezia, o per Venezia, in qualche luogo vicino, o da Capodistria ad una cittadetta qualunque dell'Istria stessa, o del resto della costa che ricinge in ampio abbracciamento l'Adriatico, si propagasse, inducendo desiderio d'imitazione e offrendone lo schema, la lingua, il frasario, una canzone così notevole per abbondanza di indicazioni minute e di avvertimenti siili' arte misteriosa e allevatrice, qual' è quella del maestro di Capodistria». Noi ringraziamo l'erudito professore per questi frequenti studi e citazioni di cose nostre P. T. ■—----■--:-— Y a r i e t à Leggiamo nel giornale dei «Lavori Pubblici": „ln questi ultimi mesi è passato successivamente in alcuni periodici tecnici e di scienza popolare un metodo facile per orientarsi col sole, senza bussola, adoperando invece un orologio da tasca. Si tiene l'orologio orizzontale colla lancetta delle ore voltata verso il sole ; la bisettrice dell'angolo compreso fra questa lancetta e il raggio XII del quadrante è diretta prossimamente a a Sud. Ultimamente il maggiore del genio P Moéssard lia scritto a questo proposito alla ,Nature", rivendicando la priorità per un metodo quasi uguale, da lui trovato nel 1883 (senza escludere cbe altri abbia trovato indipendentemente il metodo disopra esposto), ed introdotto nel suo corso di topografia alla Scuola militare di Saint-Cyr. Egli tiene 1' orologio orizzontalmente, coli' ombra della persona diretta sulla lancetta delle ore; la bisettrice dell'angolo compreso fra questa lancetta e il raggio XII del quadrante è diretta prossimamente a Nord. „La dimostrazione di questa regola è assai semplice; a mezzogiorno l'ombra dell'osservatore è diretta a nord, e in ventiquattro ore, le condizioni, restando le stesse, essa farebbe un giro intero, mentre la lancetta delle ore ne fa due, cioè cammina con velocità doppia. Per trovare dunque la direzione dell'ombra data dal sole a mezzogiorno, bisogna tornare indietro dalla direzione attuale metà del cammino cbe la lan- cetta delle ore ha fatto dopo mezzogiorno. S'intende che questa regola è esatta solamente al polo (fatta astrazione dall' equazione del tempo), e nelle nostre latitudini dà un'approssimazione alquanto grossolana, che è però sufficiente non solo quando ci basta sapere da che parte è la tramontana, ma quando si tratta di disporre orientata una carta o una pianta topografica. ,11 metodo accennato pel primo vale anche quando il sole è offuscato dalle nebbie, in modo da esser visibile senza dare ombre sensibili. La bussola serve sempre ma d'altra parte essa può essere scorretta, più probabilmente che l'orologio, e può essere influenzata da masse considerevoli di ferro. Il maggiore Moéssard fa anche osservare che essa è sempre alquanto incomoda a motivo delle sue oscillazioni, specialmente quando si è in carrozza, in ferrovia od a cavallo. Egli osserva finalmente che l'orologio può servire di notte quando si vede la luna, se si sa stimare abbastanza bene l'ora, in cui essa passa al meridiano. Essa passa al meridiano a mezzanotte quando è piena, alle sei di sera quando è al primo quarto, alle sei di mattina, quando è all'ultimo quarto, in altri casi bisogna stimare dal suo aspetto l'ora della culminazione; la direzione del Nord è la bisettrice fra il raggio che indica quest'ora e la lancetta delle ore disposta nel senso dell'ombra. --—im——- PUBBLICAZIONI Archeografo Triestino, edito per cura della Società del Gabinetto di Minerva. — Volume XVII, fascicolo 1 — Gennaio, Giugno 1891. — Trieste Stabilimento Art. Tip. G. Caprin. loppi dott. Vincenzo. — Documenti 'goriziani del secolo XIV (continuazione). Strida dott. Francesco, — Regesto dei documenti conservati nel museo provinciale di Gorizia (continuaz.) Vassilich Giuseppe. — Da dedizione a dedizione; appunti storico-critici sulle isole del Quarnero, secolo XII XV (continuazione). Morpurgo prof. Alessandro. — Notizie intorno alla guerra della successione spagnuola ed alla ribellione di Francesco Rakoczy II ecc. Gregorutti dott. Carlo. — L'antico Timavo e le vie Gemina e Postumia (continuazione). Caprin Giuseppe. — Do'cumenti per la storia di Grado (continuazione). Pervanoglù dott. Pietro. — Dell'inumazione e della cremazione dei cadaveri nelle epoche più remote. Lorenzntti dott. Lorenzo. — Relazione dell'anno LXXXI della socità di Minerva. Kandler Pietro. — Indice degli argomenti precipui discorsi nelle sette annate dell'Istria, dal principio» del 1846 alla fine dal 1852.