ANNO XVII. Capodistria, 16 Giugno 1883. N. 12. LA PRO DELL'ISTRIA Esce il 1" ed il 16 d'osmi mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3: semestre e quadrimestre in proporzione.— Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Artiooli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. CORRISPONDENZE Eovigno, nel giugno Non si può deplorare a bastanza 1' uso pessimo invalso da parecchi anni tra i nostri pescatori istriani di adoprare nella pesca la dinamite ed altre materie esplodenti; — uso che fa levare di continuo nella nostra provincia tante voci di disapprovazione, e che eccitò il Governo a prendere serie misure, mediante 1' ordinanza emanata già fino dal 73 dalla Luogotenenza del Litorale. Questa ordinanza, ben mi ricordo, severamente proibisce la pesca con materie esplodenti, e specie con dinamite, „perchè pericolosissima alla vita di chi ne fa uso e dannosa al pesce novello." Anche il vostro periodico la condannò in parecchi numeri fino dal 1878 ; sembra però che nè articoli di giornale, nè leggi, uè pubblica e continua disapprovazione abbiano ancora giovato a sradicare il deplorevole abuso. Trovo di qual tratto ne' giornali di Trieste annunciate gravissime disgrazie successe ai pescatori del Litorale per l'imprudente uso della dinumite; ed ora anche a me giova ripetere, quanto già vi sarà noto; ma lo faccio, perchè credo utile battere e ribattere nel-1' argomento, se non altro per eccitare chi spetta alla severa esecuzione della legge emanata con tanto buon senno. — Il giorno 17 del mese decorso usciva dal nostro ospedale quel pescatore rovignese, che nel 3 marzo, trovandosi lungo la riva del porto Valdibora, accendeva il cordino ad una carica di dinamite e la lanciava in mare tra un branco di pesce minuto. La carica di subito prendeva fuoco e gli esplodeva nella mano sinistra in modo, che l'infelice cadeva in mare, d' onde veniva tratto quasi morto. E si era poi constatato che aveva orribilmente sfracellata la mano, perduto un occhio, e lesa in diversi punti la faccia. Nel giorno stesso veni-vagli amputata la mano, e appena dopo due lunghi mesi di terribili sofferenze lasciava questo ospedale. Ma vedete strana coincidenza! Nello stesso giorno della guarigione di questo pescatore, altro pescatore rovignese, padre di quattro figli, mentre attendeva alla pesca, ebbe fracassata per lo scoppio della dinamite, una mauo, e riportate varie lesioni alla faccia. Anche a questi, si dovette fare 1' amputazione della mano. Per farla breve, nel giro di tre anni e solo a Rovigno, per tacere di altri luoghi dell' Istria, si ebbero a lamentare tre casi di morte e cinque amputazioni, causate dall' uso della dinamite. E poi uon si ha ragione di gridare : Abbasso la dinamite! (x) Parendo, IO giugno.*) lìabbici del maestro di scuola, è più importante della baionetta del soldato. (Brougham). — Nel metodo sta la virtù del maestro. (Diestervreg). Con altre parole, ma con uguale significato, mi ebbe a dire un bravo viaggiatore, nostro compatriotta: che, cioè, la civiltà non si diffonde già colla forza e la violenza, ma colle saggie istituzioni. La scuola primaria è come la vanga e l'aratro, che dissodano il vergine terreno, e lo preparano anche per la produzione la più raffinata. Nei tempi andati, quando la civiltà uon avea perauco moltiplicati i bisogni dell'uomo, le scienze e le arti si trovavano in uno stadio incipiente del loro possibile sviluppo. Che se pure, qua e là, si notò un grande progresso in singoli rami dell'umana attività; è da convenire, che quello non caratterizzava colta tutta la società, ma solo alcune classi privilegiate. Oggi però spira un'aura di libertà, che smove dal secolare letargo le caste una volta oppresse ; la scienza bandisce la superstizione; l'intelligenza governa; la civiltà si fa strada dappertutto. Ondechè 1' umanità, astretta dai sempre crescenti bisogni, va ogni giorno migliorando le sue istituzioni. Adunque la scuola primaria uon dovrà anch' essa, di quando in quando, subire delle modificazioni ? Le nostre scuole popolari hanno un doppio scopo: prima dì dare al popolo una istruzione elementarissima, *) Pubblichiamo il presente articolo di un gentile nostro collaboratore, perchè tratta una questione sempre importantissima; e perchè può essere stimolo ad altri giovani maestri istriani di sviluppare sotto aspetti nuovi e popolari il fecondissimo argomento dell'istruzione primaria. (N. d. R.) poi di preparare agli studi medi. Ciò deve ottenersi con un solo metodo, e questo vuol essere anzi tutto razionale, educativo ; perocché l'uomo possiede svariate attitudini, preziose facoltà, le quali devono essere favorite e svolte armonicamente. La scuola primaria come quella ch'è chiamata a secondare i teneri fiori della mente e del cuore, ha pertanto un nobilissimo scopo. Per questo essa è il campo della educazione, ed in modo particolare quello della istruzione. Educazione (educere cavar fuori) è scieuza ed arte, che si propone lo svolgimento ed il perfezionamento delle umane potenze. Queste vengono tratte dallo stato di quiete a quello di moto, nella stossa guisa che gli elementi del germoglio, mercè favorevoli circostanze, producono una pianta. Il complesso delle facoltà dell'nomo è espresso dalle voci corpo, cuore, mente: e 1' educazione delle medesime dicesi fisica (del corpo), morale (delbuouo), estetica (del bello) ed intellettuale (del vero). La scuola non potrà mai essere chiamata responsabile della, riuscita finale degli allievi, salvo circa la educazione intellettuale ; essendoché 1' educazione fisica, morale ed estetica dipendono in buona parte dalle naturali disposizioni di quelli, come pure dalla famiglia, dalla società e dal paese in cui vivono, j Nessuno ancora chiamossi ministro della educazione. ! ma solo della istruzione : Goethe disse, eh ? il talento si forma nella quiete, ed il carattere nel vortice del mondo. L'istruzione è materiale nel senso, che comunica le abilità e le cognizioni; che se tende ancora a sviluppare le facoltà spirituali dell'allievo, allora diventa formale. Non pochi sono i genitori, che si chiamano contenti. quando i loro figli abbiano acquisito nella scuola le ab.lità materiali della lettura, scittura e numeri- ' zione ; e dicono affatto superfluo ogni al Irò iusegna- j mento. Ma quelli che pensano con uu grano di sale, ! desiderano eziandio qualcosa di più : essendoché colla sola lettura, scrittura e numerazione inrn si ottiene ! ancora un buono sviluppo degli scolari. 1 tempi sono cangiati ; ed oggi vogliousi uomini, che sappiano pensare, non che agiscano come In macchine. Dirò di più. L'istruzione formale, la quale si basa sulla natura delle materie d'insegnamento e su quella dello scollare, e che ha per iscopo la conoscenza del vero, del bello, del buono; opera potentemente iu senso educativo : anzi non v'ha educazione senza istruzione; coHciossiachè gli appetiti nostri nascano dai sentimenti, e questi, .lilla lor volta, dalla conoscenza. Se dtmque un fanciullo varrà istruito nei vero, uel beilo e nel buono, anche i sentimenti e le rispettive inclinazioni porteranno l'impronta della bontà, della bellezza, della verità. L'istruzione educativa deve quiudi favorire la percezione, rinforzare la memoria, dirigere l'immaginazione: sviluppare l'intelletto, il giudizio e la ragione ; educare i sentimenti ; infine regolare la volontà. Quando l'uomo apre gli occhi alla luce, trovasi fra i suoi simili, in mezzo alla natura, iu Dio. Ohe istruzione noi dovremo perciò impartirgli ? Certo quella, che gli farà conoscere gli nomini, la natura, Iddio. Pertanto pariare, scrivere, leggere, contare, storia, geografia politica, canto; — storia naturale, fisica, geometria, geografia fisica, ginnastica; — dottrina religiosa. Ecco da quali materie dobbiamo noi scegliere qnaDt® v'ha di facile e praticamente utile. Non vogliamo mica formare coi fanciulli dei piccoli sapieuti, dei miracoli di prematuro sapere; ciò è anzi dannoso; ma ci proponiamo invece d'iustillare iu essi 1' amore del vero, del bello e del buono, purgati dai pregiudizi e dalle grossolane superstizioni; cerchiamo che nella scuola acquistino „buon senso e buon cuore." Il metodo sia semplice; si segua tedelmeute l'ordine naturale delle intellezioni; chè „un pensiero è quello che serve di materia o che somministra la materia ad un altro." Giacché tutto si apprende per la via di seusi, l'istruzione comiuci sempre dall' intuizione. I due primi anni di scuola siano consacrati ad una istruzione affatto intuitiva; nei due che seguono, abbiasi gran cura della parte della memoria, che appellasi la riproduzione ; negli anni segueuti imprendasi a sviluppare l'intelletto, il giudizio, e la ragione. L'insegnamento conservi sempre unità. Poco e bene. Proceda dal vicino al lontano, dal facile al difficile, dal particolare al generale. La via d'istruzione, secondo meglio conviene, sia induttiva e deduttiva, analitica e sintetica, genetica, progressiva e regressiva. Il linguaggio del maestro sia ora tipico ed ora socratico (non puro). Detto così sommariamente del metodo dell'istruzione, voluto della scienza e dalla pratica, conchiudo colle parole dell'illustre Rosolili, le quali assai bene calzano l'argomento: „11 metodo del ben insegnare e del beu esporre è quello che deve procedere dal piccolo al grande, dal facile al difficile, dal noto all'ignoto con sensibile gradazione; ciò nonostante anche oggidì, in questa luce di scienze, sì raramente e difficilmente si trovino libri formati atd ammaestramenti» de'giovani che procedano fedeli secondo queU' ordine naturale e soave, e sì di rado si odano dalie cattedre i maestri accompagnarsi agl'ingegni de'Ioro discepoli conducendoli per mano dal piauo all'arduo, quasi per fiorita e dolcemente inclinata pendice, che insensibilmente s'innalza fino alle regioni del gelo e del perpetuo sereno. Il metodo manca ne' testi prescritti da chi governa 1' educazione, e nelle lezioni de' precettori, perchè ognun contento di sapere quella bella regola del metodo che accennammo, e di approvarla verissima, la mette da parte allora appunto che, esponendo le sue lezioni, avrebbe bisogno di tenersela innanzi e di consultarla, siccome infallibile oracolo, benché plebeo, fino sopra ogni periodo che detta o pronuncia. Ma sdegnano quelli che da troppo più si tengono del volgo, onde per ambizioso amor della scienza seappa lor di mano assai sovente il comuu senso; e la gioventù, che essi guidar dovrebbero all'alto, si rimane a giocolare in fondo alla valle, o la parte più generosa giace colle gambe rotte in su qualche dirupo." l. a. IL TECNICISMO APPLICATO ALLE INDUSTRIE e gli enotecnici consorziali Le antiche corporazioni d'arti e mestieri e l'abitudine di tramandarsi da padre in figlio l'esercizio della stessa professione ebbero in antico la loro ragione d'essere nella Conservazione e perfezionamento di quei trovati che rendendo o più perfetto o più spedito il lavoro, venivano a costituire come altrettante pietre milliari da cui i nnovi artefici si dipartivano nell'apprendimento ed esercizio dell' arte loro. Ma se tate procedimento semplice fu abbastanza efficace in tempi in cui l'industria quasi si ridueeva in altrettante singole attività indipendenti, ben presto si vide che esso era insufficiente di fronte alle industrie complesse nelle quali occorreva applicare su vasta scala il principio della divisione del lavoro. L'accenti azione delle industrie e la divisione delle diverse operazioni hanno subito dimostrato che era possibile predurre assai più a buon mercato ed elevare d'assai il livello medio della bontà del prodotto. A due condizioni però : che cioè speciali operazioni fossero affidate ad una maestranza capace di produrre sempre degli ultimi perfezionamenti, poiché una mente direttiva sapesse disporre e coordinare i lavori delle diverse maestranze in un tutto armonico da cui poter trarre il massimo effetto utile. L' unità del primitivo artefice si divise cioè in altrettante unità di operazioni; il lavoro enciclopedico di artigiani isolati venne sostituito dal lavoro frazionato per diverse operazioni e da qui nacque il tecnicismo che riguardava speciali operazioni, ovvero tutto l'insieme di un'industria. Si ottenero dapprima vantaggi abbastanza rilevanti anche col miglioramento di qualche singola operazione e le fabbriche, da arti quasi casalinghe, cominciarono a dar luogo a dei veri opifici. Quando però fu dimostrata la convenienza di sostituire il lavoro, che non richiede scelta od intelligenza da una molto maggiore proporzione di lavoro delle macchine e si cominciò ad applicare su grande scala il princìpio della trasformazione delle materie mediante ponderate reazioni fisiche, chimiche e fisiologiche fu dimostrata altresì la convenienza del tecnico che agisca a lato dell'industriale, del direttore tecnico in parziale sostituzione del proprietario, delle scuole professionali a doppio scopo di formare i proprietari e i direttori delle industrie, o la maestranza singole operazioni, infine le consulenze tecniche nei maggiori centri di produzione. In questo ordine d' idee mano mano si sono poste tutte le grandi industrie ; così troviamo il chimico come tecnico nei grandi stabilimenti per la fabbricazione di amido, di zucchero, d'alcool, di birra, di sostanze medicinali, di concimi artificiali, nelle grandi tintorie, nelle lavorazioni di essenze, di olii, di acidi minerali od organici, ecc.; troviamo Vingegnere industriale o meccanico nelle fonderie, nelle fabbriche di vagoni, e di apparecchi speciali, nei cantieri di costruzioni marittime, nei cotonifici, ecc. Anzi d' uffici tecnici dovettero pure farsi assistere tutte le grandi società e parecchi riparti delle amministrazioni governative, provinciali o consorziali. Solo però le grandissime industrie od aziende possono darsi il lusso di un tecnico che porti seco il massimo delle cognizioni che si acquistano nei più alti studi delle Università o dei Politecnici; da qui venne la necessità di tecnici più modesti, formati più rapidamente con minor proporzione di studi, di coltura generale ed ausiliare; e la Germania, che ne diede prima l'esempio, fu seguita da tutte le altre nazioni più civili e così anche l'Italia conta oggidì parecchie Scuole industriali, di marina o minerarie ; una Scuola per le solfure a Palermo, Scuola di tessitura a Como, di orologeria a Milano e Roma, di oreficeria a Milano, di Ceramica a Nove; Scuola di trine a Burano, di merletti a Venezia, ecc. e così pure sorsero le Scuole agrarie generali e quelle speciali di enologia, di caseificio, di bachicoltura, di orticultura, ecc. Ma ancora questi tecnici minori in molte industrie piccole o di lenta trasformazione e ricorrenti solo per casi speciali alle applicazioni ed ajuti alla meccanica e della chimica erano di una spesa sproporzionata o non comportabile, ed allora sorsero gli Statuti tecnici ed Agenzie speciali ove si ricorre tanto per aver un consulto per questioni speciali, o per mutare o modificare uu processo di fabbricazione, come per fare un nuovo impianto o acquistare e montare qualche meccanismo speciale, o risolvere qualche difficoltà inaspettata nei procedimenti di lavorazione. Si è appunto con tali utilissimi ingranaggi di tecnicismo che fu possibile anche alle medie e piccole industrie conseguire perfezionamenti considerevoli ed efficaci e mantenersi saldi con tenace persistenza di fianco ai colossi industriali che pareva minacciassero 1' esistenza ii tutto quanto non potesse essere misurato a milioni. Il fatto del ringagliardirsi di questi piccoli o medi industriali o società industriali ajutate dagli studi o consulenti tecnici è notevolissimo in tutti i grandi centri manifatturieri e industriali dell' Europa e dell'America del Nord e da noi si è specialmente estrinsecato a Milano, ove tutte le novità trovano pronta applicazione ed ove il movimento degli Istituti di credito e specialmente della Banca Popolare e della Cassa di Risparmio, danno la misura della grande potenza ; economica di questa democrazia dei commercianti ed i industriali. Ciò che non si può far da soli bisogna insomma poterlo conseguire mediante 1'ajuto tecnico di specialisti, sotto pena di essere soprafatti dall'attività e dai perfezionamenti dei più assidui ed intelligenti. Oggi bisogna procedere trasformando e perfezionando continuamente, altrimenti la concorrenza vieu poco a poco a soffocare quanti non vogliono muoversi o procedono i a rilento. Una tal legge che si è già fatta potentemente sentire nel campo delle industrie manifatturiere, comincia ora ad agire altresì sulle industrie agrarie. Da una parte la concorrenza dei prodotti americani comincia a far escogitare a molti produttori europei nuovi mezzi per resistere ai danni che sono già alle viste; dall' altra le ricchezze accumulate come profitti di industrie agrarie speciali cominciano a far pensare ad altri produttori del medesimo articolo la necessità e convenienza di entrare arditamente nel vorticoso movimento del perfezionamento industriale per non essere fra gli ultimi a trarne profitto e per non esser soprafatti dall'attività dei più solerti. A simili concetti devousi essersi informati il Comizio Agrario e il Municipio di Imola in una recente deliberazione da lor presa. Nel Comune d'Imola si ha una media produzione di ettolitri 57 mila di vino, i Comuni limitrofi sono non meno intensamente viniferi. Ora appunto allo scopo di favorire e sollecitare in codesti luoghi una razionale fabbricazione dei vini, si deliberò di chiamare ad Imola, (ad esempio dei Medici condotti, Veterinari, ecc.) un enologo esperto a comodo e vantaggio di tutti coloro che nella città e circondario si danno alla confezione dei vini. Il Comune in unione al Comizio agrario assegna all' enotecnico una modesta retribuzione fissa di residenza di annue L 1200, poi una tariffa speciale regolerà le singole prestazioni per privati sia nel confezionamento e cura dei loro vini, che nella direzione per la costruzione di buoni vasi vinari, di attrezzi, di edifizi speciali, del montaggio di macchine, di apparecchi ecc., o di prestazioni nel cercare nuovi sbocchi alla produzione locale, ecc. E, come da cosa nasce cosa, la lenta azione del tecnico preparerà pure quasi senza avvedersene le condizioni necessarie per la riduzione ed unificazione dei tipi di vino e gli elementi favorevoli a costituire società di produzione, o di utilizzazione di alcuui pio-dotti parziali o di semplice smercio. Il concetto degli amministratori del Comune d' 1-mola è logico e certamente fecondo d' ottimi risultati, e noi, nel segnalarlo all' attenzione dei produttori di vino, dobbiamo dame sincera lode. (Biv. di Goneglianó). G. B. Cerletti. IST ctizie Le elezioni degli elettori eletti nei Comuni foresi della nostra provincia riuscirono in complesso conforme ai nostri voti ; malgrado la fiera e stizzosa opposizione dei preti slavi di oltremonte, eccitati più o meno palesemente dagli I. R. capitani distrettuali. Non è il momento oggi ; ma sarà utile raccogliere e pubblicare tutti gli episodi della lotta e additare 1 parrochi fanatici, che tentarono spargere diffidenze ed odio tra i campagnoli contro i cittadini e contro tutto ciò che sa di elemento civile ; sarà utile additare quei signori I. R. impiegati che ne consigliarono e avvivarono la fiamma. Tempo fa, abbiamo letta, riportata da tutta la stampa, una epistola di S. Santità ai vescovi dell' Irlanda, per frenare il clero nella parte che prende alle lotte funeste di quell' iufelicissimo paese ; e sebbene in condizioni fortunatamente molto diverse, abbiamo peusato subito al gran bene che farebbero le parole dei nostri vescovi ai parrochi di campagna, per frenare i loro ardori e impedire scene deplorevoli e che lasceranno uuo strascico di funeste conseguenze. Nè possiamo dire che le loro Signorie Reverendissime non abbiano, per avventura, adempiuto al loro obbligo sacro di predicare la pace e 1' amore ; ma è certo che non furono ascoltati. Almeno lo sappiano e ne sentano la responsabilità ! Cose locali Il giorno 11 corr. fu varato il Gian Rinaldo Carli, vaporetto costruito dai sig. Poli per conto della società cittadina dei traghetti in comunicazione con Trieste. Un altro battello, acquistato dallo Stabilimento tecnico triestino, fu battezzato col nome di altro nostro illustre concittadino: Pier' Paolo Vergerio. A proposito di questo nome pubblichiamo la seguente domanda, che ci viene diretta; confessando di trovarci imbarazzati a dare un'adeguata risposta: A qual capodistriano, che abbia semplicemente sfiorata la Biografia del benemerito cauonico Stanco-vich, non sarà noto, — come tra gì' illustri personaggi dell' antichissima famiglia Vergerio, i due veramente celebri, anzi di fama europea, (benché celebri e di fama europea per assai differenti titoli) siano Pietro Paolo vissuto tra il 1359 e il 1450, e Pietro Paolo vissuto tra il 1495 e il 1585 ? E che anzi — per distinguere l'uno dall' altro, — i biografi chiamano 1' uno Seniore, e P altro luuiore ? — Le domando io ora : — Quale dei due Vergerio è il vaporetto di Capodistria ? — Se è il primo, come suppongo, perchè nou battezzarlo addirittura col nome più esatto di: — Vergerio Seniore? Mi scusi il disturbo e gradisca i saluti ecc. E. V. Appunti bibliografici La voce del dovere. Racconto di Matteo Gianelli. — Rovigno — Ooana. 1883. Il signor Gianelli nou mi suona nome nuovo all' orecchio ; e, se la memoria non m'inganna, ha fatto già buona prova in qualche strenna e giornale di Rovigno, molti anni or sono. Non è adunque un novellino, e senza paura di tarpar 1' ali all' ingegno, gli si può dire intera la verità. L' autore, a modo di prefazione, scrive nella prima pagina : — Pubblico questo racconto, non già perchè creda di aver fatto un lavoro bello, nè ben riuscito ; ma perchè spero di aver fatto un lavoro utile-, — e ques~to si chiama mettere le mani innanzi per non cadere. Non si dirà che 1' autore non abbia il coraggio di manifestare le proprie convinzioni : a questi lumi di luna, e col principio dell' arte per l'arte, predicato da certi pulpiti alti, asserire che si è fatto un lavoro, se non bello, utile, dimostra dopo tutto un'anima buona, un carattere, e di ciò sinceramente mi congratulo col signor Gianelli, con la sua scuola, se è vero che è maestro, e col mio paese. Ma adagio a ma' passi. Sottoscrivo anche io alla sentenza del Giusti : Il fare un libro è meno che niente Se il libro fatto non rifà la gente. Va da sè però che il libro fatto per migliorale il popolo, deve essere anche un libro bello e ben riuscito ; altrimenti non raggiunge lo scopo, perchè chi lo legge, e deve essere convertito, se non lo trova bello, lo getta via annojato; e allora addio prediche. Si aggiunga che con questo principio anche il libretto della dottrinetta potrebbe entrare nel campo dell'arte. Fermi ai principi sì; ma non diamo spago agli avversari. In questa benedetta chiesa dell' arte non si entra che per la porta del bello; e sotto questo aspetto è vero che | tutti i generi sono belli e buoni, ad eccezione del uojoso. Non voglio già dire con ciò che il racconto del signor Giauelli sia proprio brutto e nojoso ; ina certo non raggiunge lo scopo che l'autore si era proposto. Qualche buona giovinetta, ignara ancora del mondo, ne riceverà ottime impressioni ; ma si può essere sicuri che avrebbe rigato sempre diritto anche senza leggere il libro ; gì' indifferenti, i discoli, le emancipate più o meno, dopo qualche sbadiglio getteranno via il libro, e addio sermone. Pure il racconto va, è scritto in buona lingua, dimostra non comune attitudine nell' autore di trattare il romanzo intimo: quello gli nuoce, permetta glielo dica schietto, è la mancanza della modernità; della modernità, intendiamoci, nel buon senso della parola. Non sciatteria, non materialismo, non sporche imitazioni dello Zola ; però ogni età ha un particolar modo di vedere e di sentire ; e lo scrittore che vuol esercitare l'officio suo, anche combattendo le false tendenze, non deve affrontare bruscamente il gusto dominante e le opinioni ; ed ha a tenere conto poi soprattutto del buono e del vero, che in mezzo alle esagerazioni e agli errori può trovarsi ; perchè il diavolo non è brutto come si dipinge, e anche in mezzo a molta scoria ritrovasi l'oro. Progredire col tempo è arte grande della vita per chi non è più giovane; ma sempre per la via maestra, e lasciando pure chi ha voglia buttarsi per le scorciatoje che menano invece nelle paludi, sicuro di ritrovarli, se non affogheranno, di nuovo con noi sulla postale, ma sempre due passi innanzi, non dietro. E i personaggi del nostro Gianelli sono invece tutta gente dell'altro mondo; parlano, si muovono, operano come nessuno o pochissimi tra i giovani usano oggi. E ciò per quel benedetto romanticismo che ha fatto il suo tempo, per quel vedere il mondo oltre i vetri d' una cattedrale gotica. Su questa strada si gettarono alcuni seguaci del Manzoni, del Manzoni così frainteso, perchè egli è anzi il caposcuola del vero; e tutti i suoi personaggi camminano ben piantati sulle proprie gambe; senza ali e senza nimbo giottesco. Nel racconto del Gianelli tutti sono angeli, tutti parlano e si muovono, sbattendo le ali come colombelle nel nido. Ci abbiamo poi V angelo dell'innocenza (94) e Vangelo della morte (95) e il puro angioletto (96) e poi in tutto il capitolo VI —La lotta di un angelo — che potrebbe essere quello che fece alle braccia con Abramo; ma viceversa poi è V angelo della giovinezza (123) anzi un lucente serafino e un' angioletta di sesso femminile (124). Che ci siano nella nostra Istria ragazze a diciotto anni che non palpitano a una dichiarazione d' amore fatta da un bel giovinotto, e che non pensano che alla nonna e ai canerini, può essere benissimo ; anzi desidero che ce ne siano ; ma il torto è dell' autore il quale non è stato capace di rendere verosimile e simpatico un tal personaggio. Trovatemela fuori in qualche angolo dell' Istria una ragazza che parli così, il giorno che si ha a sottoscrivere il contratto di nozze: — „Nonna mia, Vatto solenne che questa sera s'inizia, non può a meno di turbarmi" — ; e se la c' è, la prenderò onestamente pel ganascino, e le darò un bel bacio in fronte con licenza dei superiori. Anche lo sposo di questa ragazza modello è una sfumatura; tutto poesia e ideali: in fondo è un bel matto ; il suo viaggio a Firenze non si capisce, e meno che meno la sua conversione. L' autore finisce così il suo racconto : — La loro vita fu in seguito felice e rallegrata da un'altra figliuola, a cui in memoria della perduta, posero il nome di Teodolinda." — Ma viene subito voglia al lettore di aggiungere : e di quando in quando si era al sicutera, conciosiacchè il poeta marito tornasse a fare il matto." Perchè un uomo che scrive una lettera come quella di Ernesto alla moglie non può essere che un birbante od un matto ; e in nessun caso è possibile quella conversione. Anche al dottorino Allegri spuntano da ultimo le ali : non parliamo della nonna che a tempo vola agli eterni riposi. Il solo personaggio umano, possibile, che mangia, beve, dorme e veste panni, è il signor Gaetano; soltanto che, trovandosi a disagio in una società che non è la sua, si fa veder poco e meno parla. Un' altra tendenza della società moderna si è quella di non perder tempo, e di farsi condurre diritta alla meta. E non le so dar torto ; con tante cose che ha sulle braccia! E poi, dice bene il proverbio inglese: — Tempo è moneta. Dunque non descrizioni lunghe ; poche e brevi, e solo per servire all'intelligenza dell'azione del dramma della commedia che ha da svolgersi rapida! Non le sono nQvità queste; ma canoni dell' arte fino dai tempi di Orazio : Aut flumen Jthenum, aut pluvius describitur arcus, Sed nunc non erat his locus. Nel capitolo primo — Sotto la pergola — l'autore mena troppo il cane per l'aja; e gira gira, come chi passeggia in un labirinto, e dopo molto svoltare, si trova sempre al luogo di prima in faccia alla medesima siepe. — Essa, come diceva, era di un solo piano (pag. 7). Era appunto la giovinetta che abbiamo detto (pag. 9) questa cara giovinetta, come già abbiamo detto . . . . (pag. 11); e via con questi ibis redibis. Nel capitolo secondo siamo da capo con le descrizioni dell' orologio ornato da sei colonne, diconsi sei; e delle poltroncine che sono quattro, non una più, non una meno ; anzi il lettore è informato che la nonna sedette sopra una di quelle quattro poltroncine (pag. 22) E tutto ciò naturalmente ritarda 1' azione, e toglie efficacia allo stile che pur si svolge rapido in altri luoghi. Perchè tutto non è a gettarsi via nel libretto ; e questo dico ai soliti fannulloni, che s'impancano a giudicare gli altri e a demolire tutto, sicuri del fatto loro, perchè non hanno mai fatto e non faranno mai nulla. C' è anzitutto 1' onestà degl'intendimenti, e ciò è già qualche cosa, e poi qua e là delle pagine che dimostrano nell' autore una certa attitudine ad analizzare e descrivere il cuore umano. Così a pagina quaranta dove si narra dell' impaccio della giovinetta che non ci capisce un' acca degli entusiasmi poetici dello sposo, e a pagina 60, 65 ed altrove. Il periodo scorre senza quel non so che di duro e stentato di molti maestri che scrivono sulla falsariga del tedesco ; ripeto, la lingua è buona. Solo una volta si lasciò scappare una venezianata: — dieciotto per diciotto (pag. 23) e non badò al proto che scrisse due volte vide con due d (pag. 30 e 45). Trasporto per piacere, commozione, gioia (pag. 16) colpì (pag. 18) e qualche altra locuzione inelegante sono riprese dai puristi ; ma non ego paucis offendar maculis. Tutto sommato il racconto del signor Grianelli può prestare occasione a scrivere un appunto bibliografico; non è di quelli che pietosamente si copron d'un velo, e si puniscono col silenzio. Ma per fare un libro d'arte, e raggiungere il suo nobile scopo, il signor Gianelli, poiché è intento ad altro lavoro letterario di maggior interesse, come egli stesso ci fa sperare nella prefazione, deve immaginare più ampio e con intendimenti moderni e di comune vantaggio. Ecco, per esempio, quale è la morale che io avrei voluto si cavasse da questo libro, ma naturalmente si sa, senza tesi e senza sermoni. La voce del dovere sta bene farla sentire; ma confortata da tutti gli argomenti umani; perchè in certi momenti non bastano a salvarci nel pericolo i consigli della nonna ; e il fatto dell' eroismo della Celestina ha più del romantico, del soprannaturale che del probabile e vero, novantanove volte su cento. Perciò le nostre ragazze devono essere meglio educate, affinchè non facciano la figura di bambole come la Celestina : si badi che ho detto educata e. non solo istruite. Nella chiusa si aveva a rialzare il carattere della sposa che, dopo quella lezione, dovea pur sentire il bisogno di muoversi, giacché ne avevano i mezzi, di secondare le inclinazioni del marito, e non di restare sempre sempre nell'Istria, attaccata come ostrica al palo, a vegetare e procreare figliuoli. Quel minchione di marito faccia qualche cosa a questo mondo ; sia più vera, apparecchiata ed umana la sua conversione. Per diventare poi scrittore di romanzi e novelle, se non grande, almeno tale da farsi leggere da molti e con frutto, molto si può, si deve apprendere da tutti. Dal Boccaccio e dai novellieri del cinquecento l'italianità, la gajezza, 1' arguzia. Dal Manzoni, la conoscenza profonda del cuore umano, 1' analisi fina, la lucida parola. | Dagli ultimi (perchè il romanzo intimo è produzione del giorno) la modernità, la conoscenza delle abitudini, della vita sociale. Dai Francesi .... Si signore, dai Francesi ; chè il declamare così a casaccio contro i romanzi d' oltremonte, e le putride acque della Senna è rettorica nojosa da lasciarsi ai pedanti sulle cattedre e ai cappuccini sul pulpito. Dai Francesi dico la spigliatezza, la verve, il brio acre, e l'arte ammirabile dì farsi leggere ; per cui di romanzi francesi ne troverete sì molti di cattivi, ma di nojosi pochi 0 nessuno. E ottimi romanzi francesi si stampano anche in Italia tradotti nelle appendici dei giornali, come il — Corriere della sera — di Milano. Dove volete trovarlo per esempio un romanzo moderno, più caro e simpatico dei — Due fratelli dell'Erckniann-Ohatrian, donde si trasse il dramma idillio? I Bantsau, che eccitò tanto entusiasmo in tutti i teatri d'Italia ? Dagl'Inglesi e dai Tedeschi (il Dickens, e l'Auerbach tra i primi) l'umorismo, la naturalezza, l'amor della famiglia. E finalmente [ c' è da apprendere anche dai contemporanei che | scrivono per la letteratura festajoia —- Il Fanfulla j della Domenica, La Domenica letteraria, Il Pungolo della Domenica — perchè da poco si ! è introdotto in questi l'uso di scrivere brevi novelle che si possono stampare in un numero ! solo, per non trascinare il racconto col sarà continuato di otto in otto giorni. Certo questo fare sbrigativo, questa novella in ventiquattresimo potrebbe recar danno, a lungo andare, coll'abuso, alla novella pensata e al romanzo. Ma d' altra parte un genere non esclude l'altro ; ed anche 1 nostri novellieri del trecento e cinquecento battevano la via eorta. E ci vuole arte a condensare gli avvenimenti, ad accennare con disinvoltura al nojoso antefatto, a saper cogliere il vero punto drammatico e raccogliere come nel fuoco di una lente tutta la vita e il calore. Queste novelle stanno all' arte del raccontare come le canute, le arie e le romanze da salon nella musica. Oonvien pure misurare le forze, e addestrarsi prima di cimentarsi a scrivere 1' opera ballo in cinque atti. E invece molti vogliono cominciare subito coi romanzo, col racconto diffuso. S'intende che quando propongo ad imitazione queste forme nuove, non intendo di approvare la sciatteria e il volgare materialismo che le brutta sovente. Quelle eroine scollacciate, quelle villane dall'odor acre del Misasi, le signore dalle movenze feline della Neera e di qualche scrittrice emancipata, rivoltano davvero lo stomaco. Ma sono spesso fatte bene ; c' è brio, c' è 1' arte di entrare di botto nell' argomento, e proprio in quel punto che è il più drammatico, lasciando il resto alla discrezione del lettore, che se non capisce, suo danno. E perchè nessuno non iscrive nell'Istria in questo genere nuovo nelle appendici del giornale — L' Istria — per esempio? Quel povero giornaletto, che pur fa tanto bene, ha di grazia di stampare le prefazioni dei lunari o di raccattare qua e là qualche appendice. La Voce del Dovere del Granelli meglio poteva essere condensata in una sola appendice. Con questi intendimenti, utile potrebbe riuscire la collaborazione in provincia di qualche bravo maestro e scrittore, tra i quali mi piace riconoscere tra i primi 1' autore della novella che si è esaminata. P. T. Intorno al carattere giuridico ed alle vicende del diritto di proprietà sulle opere di letteratura e d'arte. — Studio di Vladimiro Dr. Pappa fava. Zara. 1883. E un lavoro di grande interesse non solo par i cultori delle scienze giuridiche, «ita ben anco per quanti amano che questione di tanta importanza, come è quella del diritto d' autore sulle opere d' ingegno, venga defluita con profitto di tutti. Poiché tale essendo la natura di questo diritto, che non se ne possa risentire un generale e vero vantaggio se non col pieno riconoscimento da parte di tutte le legislazioni ed in quanto (come scrive 1' autore) „neppuie in oggi si potè conseguire sul campo della scienza e della dottrina un accordo iu proposito1*,, devesi inferire che le leggi in materia sieno manchevoli e punto corrispondenti alle esigenze dell' epoca nostra. Il lavoro è diviso in dae parti. Nella prima parte l'autore sostiene il principio del diritto assoluto di proprietà sulle opere dell'ingegno — esclusala perpetuità—; principio accolto da quasi tutti gli stati civili, e con fine argomentazioni combatte vittoriosamente 1' opiuione contraria di molti e valenti pubblicisti. La disertazione è ricca di citazioni e sentenze di molti scrittori di diritto e filosofia italiani e stranieri, le quali, nel mentre servono ad avvalorarla, rivelano nell' autore estesa dottrina e molto studio. Non meno interessante riesce la seconda parte in cui sono chiaramente descritte Je vicende subite dai diritti d'autore attraverso i secoli e lo stato attuale delle leggi che regolano tali diritti presso i principali stati civili,. Difatti partendo dai tempi dell' antichità, ove non si riscontra alcuna disposizione che valga a proteggere i diritti d'autore, e risalendo mano mano fino ai nostri giorni, l'autore ci dimostra come tale diritto nacque e sviluppossi i dapprima iu forma di privilegi iteli' età di mezzo, i quali quantunque sieno pericolosi protettori d' uu diritto, che colla loro stessa protezione sembrano negare, nonpertanto segnarono un grande passo alla ricognizione legale del diritto d' autore, che finalmente venue riconosciuto ed accettato da tutte le nazioni civili. Passa quindi in rassegna le legislazioni moderne, riportando le principali disposizioni in proposito. Questo è il inerito del libro. Per quanto riguarda la t'orma, avrei voluto che l'egregio autore si fosse spogliato interamente da qualche improprietà di lingua, che qua e là, sebbene non in gran copia, gli è sfuggita dalla penna. L'autore chiude il suo studio con un brano della relazione dell'illustre Scialoja al senato intorno al progetto di legge relativo alla proprietà letteraria ed artisti* i ca, ctie ci permettiamo di riportare, chiudendo così que-j sto breve cenno: „Se le legislazioni sono ancora varie e diverse intorno j a materie assai più vecchie di quelle che hanno dato occasione ai diritti di autore; se il pensiero giuridico di Roma da una parte, e del medio evo dall'altra, trapela di qua e di là negii ordini che concernono le | si.fiftessioui, le distinzioni legali tra i beni mobili e ì gl'immobili, la condizione delle donne, e simili argomenti di tutte le età, non è da meravigliare se sono ancora lontane dall' essere conformi sui diritti d'autore, che sono materia di data assai recente rispetto a tante altre.— E se il diritto di proprietà iu genere è combattuto sotto tutte le sue forme, e da alcuni negato, da altri maledetto come una pubblica calamità e dai meno arrischiati ristretto ad un usufrutto vitalizio, nou è da trarre alcuna illazione contro i diritti d'autore dalla varietà delle opinioni intorno alla essenza loro ed alla loro durata." ST. B. ~V~a.xi.@tèi Influenza dei (ombrici sulla vegetazione L' ultima opera pubblicata dal celebre Carlo Darwin contiene numerosissimi esperimenti sopra un fatto che può dirsi nuovo nella scienza, e che apre un nuovo orizzonte ai cultori di essa. Trattasi del modo con cui si forma e si perfeziona il terreno vegetale, che ha ta .ia parte nella esistenza delle piante come degli a-nimali. Si era ritenuto fino ad oggi che fosse dovuto alla degradazione atmosferica dispiegatasi sulle roccie; ma questa in realtà costituisco appena il principio di un lungo lavoro, il cui complemento è la organizzazione del terriccio. Un' opera così importante è il risultato specialmente dell' attività continua, instancabile di quei piccoli animali che sono i lombrici della terra, ili apparenza così inutili, e sui quali noi appena degniamo uno sguardo, quando anche non li calchiamo col piede. Essi quantunque ciechi, pure sentono la luce quanto basta per essere guidati là dove souo i ciottoli che ingoiano. Non percepiscono suoni perchè sforniti d' udito, ma il tatto sembra in essi abbastanza perfetto, perchè possano riconoscere i corpi coi quali sono a contatto. Lo stesso dicasi della sensazione dell' olfatto colla quale riconoscono appena 1' alimento loro abituale. Eppure, forniti di organi così imperfetti, essi attendono continuamente a divorare la terra e i ciottoli e le pietruzze, che restituiscono in istato di polvere finissima, concimata dai succhi organizzati presi nell' interno del loro corpo. La triturazione delle pie-truzze sembra facilitata da liquidi acidi segregati dal loro tubo digestivo. Le foglie secche, i frammenti di corteccia e di legno, quanto altro insomma infradicia alla superficie dei suolo, deve passare per questo filtro animale, prima di essere atto a dar vita alle piante. Ma come potranno essi mai questi esseri piccolissimi elaborare quella immensa quantità di terriccio, che ri-chiedesi a fertilizzare una superficie anche piccola di terreno? Il loro numero e l'attività straordinaria suppliscono alla debolezza e dappocaggine degli individui. Darwin ha calcolato che sopra un acre di terreno possono trovarsi fino a 50,000 vermi. E in un caso speciale potè misurare 12 oncie di terreno finissimamente concimato sopra uu piede quadrato di superficie. Tenuto calcolo del tempo che avea impiegato a formarlo, mentre prima il suolo ne era privo, venne a concludere che con quella stessa rapidità in un anno se ne possono preparare non meno di 14 tonnellate sopra ogni acre. SOCIETÀ' IN NOME COLLETTIVO Il carattere distintivo di questa società, si è, che coloro eh" la compongono sono tutti legalmente conosciuti e solidariamente responsabili per le obbligazioni sociali. Basta enunciare questo principio per riconoscere come fra tutti i contratti ai quali dà luogo il commercio, la società in nome collettivo sia il più grave, siccome quello che impegna il presente e l'avvenire dei soci, la loro industria, la loro libertà e persino il loro onore. Uno solo di essi, può, abusando dei poteri conferitigli dal suo titolo e dalla altrui fiducia, trarre i consoci nel precipizio. Non sarà quindi giammai soverchia la circospezione, e la prudenza con la quale il negoziante procederà nel formare con altri una siffatta associazione, che, leggermente costituita, può irreparabilmente compromettere il suo riposo e la sua fortuna. — La società in nome collettivo è contratta fra due o più persone, ed ha per oggetto di fare il commercio sotto una ragione o ditta sociale. Due primi requisiti sono adunque necessari perchè uua società sia collettiva, cioè: 1." Che ella sia destinata a fare operazioni sociali; 2.° Cùe queste operazioni sieno fatte sotto una ragione sociale. La ragione sociale, costituisce lo stato civile della società in nome collettivo ; essa reca la sua individualità giuridica ; essa è il nome che distingue la persona morale formata da tutti i soci insieme riuniti. Si è sotto questo nome che la società si obbliga e contratta coi terzi; ed i titoli rivestiti dalla ragione sociale sono riputati 1' opera comune dei soci, obbligati tutti come se individualmente li avessero di proprio pugno firmati. Quando la società è costituita, la prima cura e la principale obbligazione delle parti è di adoperarsi a ben gerire ed a fecondare la cosa sociale. Ma come mai potrebbersi sperare utili risultamenti, se ogni socio potesse agire a suo beneplacito, senza unità di principii e di azione ? D' onde la necessità evidente di regolare 1' amministrazione sociale. — In mancanza di speciali convnv-ioni sul modo di amministrare, si osservano le seguenti regole : 1.° Si presume che i soci siensi data reciprocamente la facoltà di ammiuistrare 1' uno per 1' altro. L' operato di ciascuno è valido anche per parte dei consoci, ancorché uon abbia riportato il loro consenso, salvo a questi ultimi o ad uno di essi il diritto di opporsi alla operazione prima che sia conclusa; 2.° Ciascun socio può servirsi delle cose appartenenti alla società, purché le impieghi secondo la loro destinazione fissata e nou se ne serva contro 1' interesse della società, ed in modo che impedisca a suoi soci di servirsene secondo il diritto; 3." Ciascun socio ha il diritto di obbligare i consoci a concorrere con esso alle spese necessarie per la conservazione delle cose della società; 4." Uuo dei soci non può fare innovazioni sopra gì' immobili dipendenti dalla società, ancorché le pretenda vantaggiose ad essa, se gli altri non vi acconsentano. Il socio incaricato dell'amministrazione in forza di un patto speciale del contratto di società, può fare, non ostante 1' opposizione degli altri soci, tutti gli atti che dipendono dalla sua amministrazione, purché ciò segua senza frode. Questa facoltà nou può essere rivo-cata durante la società senza una causa legittii»a; ina se è stata accordata con un atto posteriore al contratto di società, è rivocabile come un semplice mandato. (Dall' Econ. poi.) Longevità delle viti. Tutti sanno che in Inghilterra la vite non coltivasi più allo scopo di ottenerne del viuo come ai tempi di Carlo ledi Elisabetta, ma che chiusa uelle serre, fornisce 1' uva per le tavole dei ricchi e sibaritici inglesi, che fra una speculazione commerciale ed una speculazione politica, amano dedicarsi alle voluttà dei pranzi sontuosi e squisiti. Orbene, uua vite del giardino Reale di Hampton-court, piantata nel 1769, trovasi tutt' ora splendidamente vegeta e robusta malgrado i suoi 114 anni. I suoi tralci sono lunghi 30 metri e tutti gii anni producono uua bella quantità di uva nera squisita, tanto cioè da ricavarne un trentamila lire all' anno. PUBBLICAZIONI La Perseveranza del 12 corrente pubblica uua bellissima lettera recante le iniziali S. S., e diretta a Giulio Carcano, in cui si difende Alessandro Manzoni contro alcuni giudizi emessi intorno ai di lui scritti da certi giornali nell'occasione che si inaugurava iu Milano la statua del grande italiano. La lettera è una coscienziosa apologia della mente e del cuore dell' autore degl'Inui sacri e dei Promessi sposi. •CAPODISTRIA. Tipografia di Carlo Priora. l'ietro Aladonizza — Anteo Gravisi edit. e redat. raapomatLli.