PROGRAMMA I. H. GINNASIO SUPERIORE tft ■3r,. CAPODISTRIA Anno scolastico 1876-77 Parte I. Urevi ci>nni sulla pronmrm dollo consonautit latino t. d: c, k, q, ft; p, 1>. Studio del prof. Giuseppe Vi'Macli. -I’AKTK II. Notizic intorno :i 1 Ginnäsio. roinpilate dal Direttore. o\ CAPODISTRIA HTABI1.IMKNTO TIPOGKAKICO P. APP0T,0N10 1H77. yu PROGRÄMMA DEU/ I. 11. GINNASIO SÜPERIORE 1)1 CAPODISTRIA Anno scolastico 1876-77 Pakte I. Brevi cenni sulla pronunzia delle consonauti latine t, d; c, k, fli 8> P> !>■ — Studio dol prof. Giuseppe Vettacli. Pakte II. Notizie intoruo al Giunasio, conipilate dal Direttore. CAPODISTRIA STABILIMUNTO TIPOGRACTCO 1!. APl’OLONIO 1877. BREVI CENNI SULLA PROHUNZIA DELLE CONSONANTI LATINE t, d; c, k, q, g; p, b. * K poichfe la lingua o spccchio fcdclo dol gonio dci popoli, csprcssiono dol loro carattero, rivolaziono tleli' intima loro vita, non ci o parso mai vano il ragionarno .... Cesar» Cantii, Storia Univorsalo VIII, 2. parto, p. 468 (od. Pomba o C. Tor.) Chiuuquo rifletta allo gravi difficoltä., cui suole presentare qualsiasi questione linguistica, e impossibilo non riconosca, quanto ardua e spinosa sia ]a fatica di colui, cho intende investigare una Furono consultati particolarmente i seguenti lavori: .Corssen W. Ueber Aussprache, Vocalismus und Betonung der lateinischen Sprache I. Bd. 2. Aufl. Leipzig 18(58, gen til mente imprestatoci a due ripreso dall’i. r. bibliotcca dell’Universitä di Vienna, cui e da tributarsi ogni elogio por la corteso premura, ehe si prendo nell’ inviare aiuti a chi o lontano da si ricca fonte. Ascoli G. I. Corsi di Glottologia, Vol. I. Punt. I. Torino o Firenze 1870. Schleicher A. Compendio di grammatica comparativa trad. Dom. Pezzi Torino e Firenze 1869. Diez. F. Grammatik der Romanischen Sprachen, I. Thl. 3. Aufl. Bonn 1870. Müller M. Letture sopra la seien za del linguaggio, trad. da G. Nerucci, volume unico. Milano 1864. Idem Nuove letture ecc. due vol. Milano 1870-71. Meyer L. Vergleichende Grammatik der griech. und latein. Sprache I. Bd. Berlin 1861. qualclie intima particolaritä di nn idioma, che ormai e antico e morto. Imperoccbe como in qualunquo altra, cosi son puro da se-gnarsi nella colta lingua latina — poicbö di qnesta intenderemo noi sempre parlaro — varii periodi della sua vita; andö ancor ossa soggetta aH’andamento generale dolle lingue: si sviluppö, fiorl, decaddo. II latino colto, dopo gravi lotto sostenute fin da epoca assai remota col dialetto popolare, venne alla fine fissato da Livio Andronico, da Ennio, da Novio, da Catone e da Lucrezio. Stabilitosi qual liu-guaggio della religiono, della legislazione o della letteratura esso diventö il linguaggio comune a tutti gli uoinini colti ed educati, e fiori, polito dagli Scipioni, da Ortensio, dal sommo Cicerone e da quanti dal principiar del 7.° sec. d. 11. sino a Traiano forman 1’ eletla schiera degli scrittori dell’aurea latinitä. Trascorsa qnesta breve, ma gloriosa epoca della nobil lingua, ecco cho a poco va dileguandosi la sua classica castigatezza; la lingua colta va mano mano decomponen-dosi, o favorito da infinite circostanze 1’idioma volgaro torna a ri-valeggiaro con essa, o riesce infino a ricacciarla del tutto. Ora quanto son mai le alterazioui, cbe nol processo di tanto tempo pati il latino letterario si nell’interna struttura dei 'suoi elementi come neirintegritä delle sue forme! Mentre il latino arcaico, per accennarno lo piü importanti, ci oftre in ordiuo alle vocali di preferenza suoni pieni o robusti, rappresentati dagli antichi dittonglii, nel latino clas- Geppekt C. E. Ueber dio Ausspracho des Lateinischen im älteren Drama Leipzig 1858. Seyffebt’s (U. I. A.) lateinische Sprachlehre in 5 Bündchen., Brandenburg 1798. 1800. Gkotefend’s (G. P.) lateinische Grammatik für Schulon, 2. Aufl. Frankfurt a. M. 1817. Schneiden K. L. Grammatik dor latein. Sprache I. II. Abth. Koriin 1819 Pezzi D. Grammatica storico-comparntiva della lingua latina. Koma Torino Firenze 1872. Neue Fb. Formenlehre dor latein. Sprache I. Bd. 2. Aufl. Berlin 1877. II. Tbl., Mi tau 1861. BltAMüACll W. Dio Neugestaltung der latein. Orthographie Leipzig 18G8. PlACCI G. Sul mcccanismo della pronmicia nolla lingua italiana. Vicenza 1809. Bküukk E. Grundzttge der Phyaiologio und Systomatik der Spraclilaute. 2. Aufl. Wien 1877. Cantu’ C. Storia Universale: gli schiarimonti al Tomo XI. parto 3.a, primordii della lingua italiana. Vicenza 1809. sieo essi poc’a poco s’estinguono, tramutandosi in segaito a reciprocho assimilazioni in semplici e men forti; cosl fondonsi pure due vocali in una sola, sieno eguali o simili o affatto differenti, purchö fra esso esista immediato contatto. Vi si riscontrano inoltre scambii, riuforzi e indebolimenti di ogni specie, prodotti particolarmonte da im’influenca assimilatrico, clio esercitano i suoni gli uni sugli altri, anclio nel caso clio non vi esista verun contatto immediato. Quanto poi alle consonanti, ai suoni forti o duri succedono i deboli e dolci; imbattendosi una nell’ altra ora por ischiraro una tal qual moiiotonia si respingono, ora — o ciö ha luogo il piü delle volte — s’attrag-gono reciprocamente, cagionando delle assimilazioni o perfette o im-perfette, ora aftatto si tolgono. Non ö poi a dirsi, quanto abbiano sofferto le sillabe finali sieno esse terminate da vocale o da cousonante. Con quosto mutazioni degli elementi costitutivi della parola proco-douo di pari passo quölle della parola stossa. Anzi in epoca piü tarda cominciano a confondersi aucbe le formo grammaticali; non si av-vertono piü le tante gradazioni, cbe distinguono i geaeri e i časi' e le persone e i tempi: vi succedono gli articoli, le preposizioni, i pronomi e i verbi ausiliari, a dir breve, il latino colto si sfascia e sopra i suoi ruderi s’ innalza il grando odificio delle lingue, ebo comunemente romanzc sono appellate. Quali por consegueuza o quanti si furono i dubbii o le incortezze uoll’ortografia latina, la quäle & pure il piü forte appoggio di chi agita questioni di tal ge-nere, rappresentando la serittura, almeno per 1’epoca repubblicana, per quanto fu possibile, la lingua parlata; cosl il Brambach op. cit. pag. 11; nod altramento la intende Quintiliano, il quäle dice: ego.... sic seribendum quidque iudico, quomodo sonat, liic enim ost usus litterarum, ut custodiant vocos et velut depositura reddant legentibus itaque id esprimere debent quod dicturi sumus. (Inst. orat. I 7 §. 30). E tutti questi fenomeni e quanti altri ancora il tempo e lo viceude sogliono indurro nelle lingue fa duopo vengano rintracciati nei mol-teplici avanzi letterarii della romaua antichita. I quali rappresentati da opore e poeticbe e prosastiche, da iserizioni e da monete, certa-inente non v’ ha chi ignori a quante vicende abbian dovuto andar incontro plima di porvenire sino ai tempi nostri. I manoseritti, ehe ci tramandarono le opero di letteratura, son tutti copie di altre copie, talvolta da secoli o socoli lontane dallo epocho, cui risalgano gli originali: ci s’aggiungano le lacuno, le varianti o le voci storpiate per opera di saccenti ed inesperti amanuensi od oditori. Cosl puro G le iscrizioni e le monete ancorche sieno meglio accreditate, in quanto che ve n’ha di molto anticbe e liflettono raoglio 1’ epoca cui appar-tengono, tuttavia non possono esserci sernpre sicura gnida, siccome oltreccbe troppo scarsa parte di lingua ci trasmisero, il piii delle volte ci si presentano in frammenti mutilati e logori dal tempo, i quali non sempre ci permettono di fermarne con sicurezza la vera lezione. Porö questa via tanto intricata o scabrosa fu ormai in molti luogbi sgombra ed appianata dallo dotte iuvestigazioni fatte da quei tanti valenti, i quali in ordine a siffatti studii occupano si bel pošto nella repubblica delle lettere. La scienza cbe raassimamente contribul a diradare il buio, ond’ era avvolta la fonologia latina, si fu la odierna linguistica. Anzi le importanti scoperte fatte dagli illustri suoi rappresentanti quali sono, a tacero di aliri celebri lor precur-sori e coetanei, l’Ascoli, il Corssen, il Curtius e il Diez, e da essi esposte con ordine e chiarezza impareggiabile, valsero non soltanto a stabilire saldi e incrollabili principii, cui attenersi, ma bensi ancora a destare invincibil desiderio di investiere la meravigliosa struttura di quel complesso organico e di quella stupenda creazione, cbe k la lingua. Gli e appunto cbe indotti dali’ ammirazione per codesta mira-bile struttura dol linguaggio, sernpre seguendo le sicnre tracce se-gnateci da quei sommi maestri, ci demmo ad esarainare il sistema fonico deli’idioma latino, siccome quello cbe maggiormente desta il 11 ostro interesso, allo scopo di stabilirne, per quanto ü possibile, la sua vera pronunzia, o qui colla maggior possibile brevitä esponemmo i risultati ottenuti dalla scienza in ordine alle consonauti t, d; c, K q, g; P, b. T JSol profferire questa consonante gli organi della bocca as- ' sumono 1’atteggiamento, cbe soguo: La glottide e bene aperta o quindi disgiunte le corde vocali si cbe la corrente d’ aria spilita fuori dai polmoni non riesca a farle vibrare; il canale del naso e cbiuso mediante il velo palatino. Nella / cavitä. oralo poi formasi una perfetta chiusura: la liugua cio& sta colla sua punta appoggiata alla parete interna dei denti incisivi superiori in guisa da precludero onnimamente il passaggio all’ aria ivi compressa. La qualc non appeua s’e prosciolto tale ostacolo, clio tosto n’esco con impeto quasi osplodondo o produce il suono csplosivo dentale sordo t. II t latino venno graficamonte rappresentato dalla lottera T, la quäle si per la sua figura como per il posto ehe nell’ alfaboto occupö, ritrae perfettaniente il T greco. Quanto poi al processo fisio-logico necossario al suo profferimeuto, citoremo qui quol passo se vuolsi un po’inesatto, 111a pur significante di Marciano Capella (cit. dal Seyffert op. cit. § 74): T appulsu linguae dentibus impulsis excutitur: cfr. Terent. Maur. p. 2388 ed. P. Mar. Victor, p. 2454 id. Di beu maggiore importanza son gli accidenti, cui questo suono andö soggotto: onde a quelli tantosto ci rivolgiamo. II t latino ricorro in principio, in mezzo e in fine di parola, si innanzi a cousonanti come innanzi a vocali. Quanto alla sua posizione innanzi a vocali, & da avvortire, che in principio di parola si conservö serapro saldo ed intatto. Per ciö cüe attiensi al t mediano, notiamo in primo luogo, como si iscrizioni e della repubblica e deil’ impero, si ottimi manoscritti co lo presentauo raddoppiato in parole, la cui eti-mologia punto non 1’ esigeva. Esempii: cottidie C. I. L. I 206, cottidiae I. Chr. u. lt. do Rossi 677 (432 d. Cr.), cottidianus I. It. N. 6828 accanto a cotidie Orelli H. 7081 (107 d. Cr.) 7168 (138-161 d. Cr.), e altrove. Han puro cottidic cottidianus lo Pandetto Fiorentine e il Gaio Veronese, mentre 1’Ambrosiano di Plauto o di Frontone ci porgo regolarmente cotidie, cotidianus. Troviamo iuoltre: quattuor C. I. L. I 202 II 18, e altrove; quattor, Orelli 4726 quattuordeeim Edict, Diod. accanto a quator I. Chr. u. R. do ltossi 666 (430 d. Cr.), cfr. l’osco petora, scr. leatvar-as; litteram C. I. L. I 198, 52 littcras ib. I 203, 10 littera Orelli II. 7386 littcras ib. 6429 littcris ib. 7168, cosi pure nei migliori manoscritti, accanto a leitcrasve C. I. L. I 198, 34 literaive ib. 207; dello quali due scrizioni quantunque 1’ otimologia legittimasse piuttosto quella con un t, cfr. linea e linere, l’uso tuttavia preferi quolla col tt. E laddovo Plauto ci porge sagita (Pers. 25) sagitis (Aulul. II 8, 26), si stabilirono in seguito Io forme sagitta sagittario-rium (Orelli 208.) Abbiamo ancora accanto alle forme con un solo t: Attilia, Mettius, Vcttius, Luttia, Snettia, Brittania, Brittanicus, Brittones u cosi via (cfr. Corssen op. cit I. p. 177). Colle quali voci sono da compararsi lo nostre, quali bottcga cfr. apotheca, hct-tola cfr. betula, poi brutto, cattedra, cattolico, legittimo, putto, tutto, 0 via discorrendo (cfr. Die/, op. cit. I. p. 22(5). Oudo ne consegue che il t Jatino inuanzi a vocali ebbe si in principio come in mezzo di parola quel suono forto e robusto col quäle viene profferito nella nostra favella. Di un caso soltanto fa duopo cho a questo luogo facciamo particolar nieuzione: quando cioe il t si combina con 1’i seguito alla sua volta da altra vocalo, siamo soliti profferirlo assibilato. Dallo scambio frequente che vuolsi avere avuto luogo tra ti o ci, cui avremo da accennare ancora in appresso, si aigomentö, il t es-sere stato in tal caso profferito, con assibilazione. Circa la qual cosa & da osservarsi anzitutto, cho siccome 11011 puossi in proposito tenere il meuomo conto dei manoscritti, a giudicare dai monumenti epigrafici, di cui finora abbiam contezza, il numero di simili scauibii per l’epoca ropubblicana nonclie per i primi tempi dell’impero non & tanto grande, quanto vorrebbe sembrare. Lo dimoströ ad evidenza lo Hübner in una sua dotta dissertazione pubblicata nei ,, Neue Jahrb. f. Phil. 77“ noH’esame, cho fece degli esempii a tal uopo raccolti a casaccio dallo Schultz nel suo, „orthograpliicarum quaestio-num decas.“ Prosentano esclusivamonto il ti: contio, cho in origino dovette dirsi convcntio, siccome appare da conventionid C. I. L. 1 190, 23 accanto a contionc ibid. I 198, 15.42. (123-122 av. Cr.) o cosi pure ne’migliori manoscritti (vedi Fleckeisen fünfzig Art. p. 14); nuntius, nuntiare coi rispettivi composti o derivati, cfr. C. I. L. I 201, 5 (circa 100 av. Cr.) e altrove; cui si aggiungano le testimonianze dei piii accreditati manoscritti nonclie la scriziono portaci dal grammatico Mario Vittorino a pag. 2459 P: noimtios, la quäle, coiue opina il Corsšen, e da ricondursi a novcntios „che apporta ’coso nuove“; sctius, otium, negotium (ncgotia C. I. L. I 20G, 2 negotiumve tab. Mal. Orelli H. 7421 negotiatori C. I. Eben. Bramb. 1520, ecc.), indutiae vedi Gell. Noct. Att. I 25, Fetialis Fctiali cfr. ^stiaWwv Dion. Thr. II 72 «peTtoeXtot Plut. Numa 12. E in luogo di t incontriamo c in terminac (iones)-, defenicioncs lievuo arch. Paris nouv. ser. X 318, rcnunciationem Orelli 4570 (211 d. Cr.) Prudencius C. I. Kh. Bramb. 1048 iscrizione dei tardo impero; in gran copia nei documenti dol 7.° sec. e seguenti. Ci si fanno in- nanzi ancora: Lartius o Larcius, Martia o Marcius, Attius o Accius e altri nomi proprii ora con una, or con 1’altra scrizione; i quali nomi perö 11011 contribuiscono punto alla soluzione del problema, siccomo ripetendo a cagion d’ esempio Marcius la sua ori-gine da Marcus o Martia da Mart- (Mars Mart-is) poteano assai facilmente subire siffatti mutamenti. Ha luogo fiualraente uno scambio, cagionato piuttosto da incertezze etimologiche, (in: pernitics o pernicies, suspitio e suspicio, convitium e convicium, Bonifatius (acc. a Malifatius) o Bonifatius, scrizione quest’ ultima che data appena dal G.° sec. d. Cr. (cfr. Corssen op. cit. p. 50-57 Scliuch. op. cit. I 155 Brambach op. cit. p. 215-219). Quiudi appare cho lal vero di questi duo suoni non f» tanto frequente, e cho la medesima, per quanto possiamo finora giudicaro, 11011 passa oltro al 3.° sec. d. Cr. E diffatti por lo opojhe anteriori non c’e verun motivo di ammettero un’assibilazione del ti seguito da vocale; e prova indi-retta, ma non poco convincente ne ö il perfetto silenzio, osservato in proposito dai piii vecclii grammatici e letterati. 11 primo gram-matico, che ne faccia menzione, si & il Gallo Consonzio, il qualo paro sia vissuto nol 5.° sec. d. Cr.; dice cioü a pag. 395, 2 od. K: in aliis litteris sunt generalia quaedain quarundam vitia nationum. ecce in littera t aliqui ita piugue nescio quid sonant, ut cum di-cunt ctiarn nihil de media syllaba iufiiugant. Graeci contra ubi non debent infringere de sono oius litterae infringunt ut cum di-cunt optimus mediam syllabam ita sonant, quasi post t z graecum ammiscoant. Piü chiaramente si esprimo TafTiicano Pompeo, gram-matico pure del 5.° sec., a pag. 280, 6 ed. K: iotacismi sunt qui fiunt por i litteram, si qui ita dicat Titius pro eo, quod est Titius (Titsius Lind.,).... fit hoc vitium quotiens post ti vel di syllabam sequitur vocalis, si non sibilus sit. Quotieuscunquo enim post ti vel di syllabam sequitur vocalis, illud. ti vel di in sibilum vertendum est. Finalmente nota Isidoro, in sul principio del 7.° sec. d. Cr., Origg. I 26 § 28: cum iustitia x litterae sonum exprimat, tamon quia latiimm est, per t scribendum est, sicut militia, malitia, nequitia 'et cetera similia. Del resto neanche allora & sempro per-messa 1’assibilazione, perciocch^s il t doveasi profferire ancora intatto, quando era preceduto da una s, e per conseguente da una x. Dice ap-punto il sullodato Pompeo ibid.: ,si media sit.... syllaba non potest consentire ad sibilum, si praeccdat s littera, quoniam iam s ipsa sibilum habet’, como in iustior‘ mixtio ed altri. N’eran pure esclusi gli antichi indefiniti passivi, quali niticr, mittler ed altri. In rari casi, e precisamonte appena nel latino popolare della decadenza, ci si offro total dileguo di t mediano fra vocali, in voci quali sono Bonaus per Donatus, puore per p udore ecc. (cfr. Schuch. I 130), cui sono da confrontarsi nel nostro vernacolo possüo per potuto, piovuo per piovuto, fimo per finito e cosi via. Dolle linguo romanze l’italiana conservö regolarmento la sorda t; tal fiata la indeboli alla sonora corrispondente, come in hidcllo (botclliis), contado (comitatus), imperadore acc. ad imperatorc, strada acc. a lat. strata,e poche altre. Lo stesso indebolimento ebbe pur luogo nel francese, nello spagnuolo e nel provenzale (Diez op. cit. 1 p. 226) 11 che sembra dimostrare che siffalto dileguo non ebbe gran che d’influenza sulla lingua in generale. Non si scostö adunquo il t innanzi a vocali dalla pronunzia forte e robusta, che gli & propria, so non quando venno unito ad i seguito alla sua volta da altra vocale; prese allora ad eccezione del caso che fosse preceduto da s (x), o doll’ arcaico indefinito passivo, un suono molle ed assibilato, e ciö fino dall’epoca imperiale incomin-ciando col 4.° o 5.° sec. d. Cr. Che suonasse altrameuto che in italiano, quando ebbe ad in-contrarsi con altre consonanti, non possiamo crederlo, siccome nö iscrizioni n£ manoscritti nö grammatici nö infine i mutameuti fone-netici, che ebbe a subire giustificherebbero talo assunto. In principio di parola non so lo risconfcra abbinato ad altra consonante, fnorchž a quella piü affine alle vocali, cioe al trillo r, e in tal caso si conservö saldo o intatto. Vi si dileguö, ma giil in epoca preistorica della lingua, in: latus, cfr. gr. tXvjts; da Hiatus, poi *tolatus, cui si riforiscono tollere, tolerarc (cfr. Curt. n. 23G); inoltre nella combinazione st in: stlocus, forma antica di locus, ed in stlis, forma antica di lis (cfr. Quint. I 4, IG). ln mezzo di parola beu di rado cede il posto ad altri suoni, fuorchfc costretto da un’ azione assimilatrice su di lui esercitata da altri suoi vicini. Benins, triremis ecc. acc. a triresmos C. I. L. I 195 cfr. gr. eprrij.de, il remo, epssf*, il remeggio, (Curt. n. 492) ci ricouducono ad una forma primitiva *rctmos, *resmos, al fatto adunquo, che il t in epoca romota siasi innanzi ad m prima trasformato in s e poi, come tale, scomparso, lasciando in compenso allungata la sillaba radicale; cosi pure innanzi ad n in penna: Fest. p. 209 pennas antiquos ferunt appellassa pesnas ex Graoco, quod illi zttrpi. ea, quae sunt volucria dieunt. Adunquo in origino suonö *petna cfr. praepetes (aves, Fest, p. 205. 245), praepetcre, gr. io volo, xrepiv, ala, slavo ptica, 1’ uccollo, rad. pat, volare (Curt. n. 214), poi pesna, infine penna. Sono iiioltre da considerarsi lo forme vorbali e nominali, quali sono: passus da patior, missus da mitto, amplexus da amplector, usus (ussus, nclle iscrizioni, Schleich, op. cit. p. 160) da oitier, uti, vicesimus, versus (vorsus) da vertere, equester, pe-dester e tante altro (cfr. Schuch. I 145 sg. IT. 420), dalle quali si scorge facilmente, ehe vi obbe luogo uno scambio fonetico tra la dentale finale dol tema e il t iniziale del suffisso formatore della parola. II t iniziale dei suffissi -to-, -tu-, -tor, nell’ incontrarsi col t finale del tema questo tramutö in s o poi molto volle ad esso as-similö se stesso; adunque son *pedetter cfr. pcditis, *equetter cfr. equitis le formo originario, onde poi pcdestcr, equester; passus da *pattus, *pastus cfr. patior; usus da *nttus, *ustus, ussus cfr. are. oitier uti; versus da *verttus, *verstus, *verssus cfr. verto; vicen-sumus vicesimus da *viccnt-tumus *viccnstumus *vicenssumus, o cosi via. La quäle assimilazione non e difficilo a spiegarsi, qualora si poiiga mente ali’ atteggiamento degli organi vocali nel produrre lo due dentali in discorso. Proscioltasi cio« la chiusura necessa,ria nel prolferire il t si formö in quella vece soltanto una strettura tra la punta della lingua e i denti incisivi superiori, donde fischiando usci la sibilante s. Fu causato adunque siflatto mutamento dalla troppo poca energia dei muscoli nella pronunzia del t. Nt dissimilo da questo si e 1’indebolimento del suddetto t iniziale dei suffissi -to-, -tu-, -tor anche quando venne preceduto da altre consonanti in voci, quali sono: falsus per *faltus da faller e, pressus per *premtus da premere, mansum mansio da mancrc, cursus cursor da currerc, poi lixa, elixus, prolixus, noxa, luxus, fixus, fluxus, o cosi via di-scorrendo. Nel qual caso peraltro non erano giü, ailatto estraneo alla lingua le combinazioni rt U mt, e cosi via, a giudicare dalla loro presenza si in altre voci, come appunto anche nogli arc. mertare o pultare (cfr. Quint. I 4, 14 Fest. p. 81, 10), nonche dalla continua oscillaziono nella scrittura di alcuni participii in -tum e -sum (cfr. Caper de verbis dubiis p. 2250 P'. Probi Append. 198, 4 K. Nonius p. 121 Gerl. Schneider op. cit. p. 352). Come tra vocali, cosi troviamo che il t ebbe a subire un indebolimento anche iunanzi ad r, e ciö parti-colarmente nella bassa latinitil. sporadica la forma dei buoni tempi della lingua: quadraginta acc. a quatuor, quatridw, ma questo scadi-mento del t in d innanzi ad r debbe essersi introdotto con maggior insistenza nei secoli piü tardi. Dappoichö nelle lingue romauze sono spesse lo forme, in cui ci si presenta mutato in d, come ital. jnadre, madre nüdrire ladronc ccdro ed altro. Anzi analogamente a voci della suddetta epoca, quali sono m ari per matri, quaraginta per quadraginta, e simili lo vediamo scomparso aftatto noli’ ital. quaranta', cfr. il ven. pare, mare, o via dicendo. Scoinparvo ancora, dopo seguita la perfetta assimilazione innanzi al segnacaso -s, come in do s gen. dotis, Quiris plur. Quirites, optimas plur. optimates, cos gen. cotis, in miles, eques, pedes, ed altri, noncliu nei perfetti e supini in -si, -sum, come in miši missum, versi versum sensi sensum ecc. ecc.; cfr. gr. avoxai, ai signori, por *avx«i daa'vx/.t-ci; äv6j(o per *avui7(o cfr. aviTU), io compisco; iretGO) per rstOcw cfr. ttsiOw, 10 persuado; tgc tepa per tä Tepoaa, i prosagii; vlpu>: acc. a x^pato?, gen. di yipac, il corno, e cosi via. II t finale audö sonza dubbio soggetto al mal governo che si fece delle finali in geliere. E qui, quasi di passaggio, siccome avremo da parlarne altrove, notiamo le differenti lezio ni, clio ci olfrono gli esempii, quali sono: it e id, quit e quid, quot e quod, at e ad, set e sed, haut e haud, aput e apud, le quali per lo meuo accennano ad una pronunzia poco esatta delle due dentali in fine di parola. Degna poi di particolar considerazione si 6 la sillaba finale nolla 3. pers. sing, e plur. della coniugazione dei verbi. Ci presentano le iscrizioni, per ciö che attiensi alla termiuazione personale -t, in origine -ti, della 3. pers. sing, fin dalla seconda guerra punica: dede C. I. L. I 62 b. 1G9. 180, forma analoga all’ umbro hale faqia si in luogo di lat. habet faeiat sit, che riscontrasi peraltro soltanto in chiusa di qualche formola sacra, non mai in documenli pubblici, o allato a dedet C. I. L. I 32. 63. 64 dedit ib. 54, poi fuit cepit fecit su-bigit reeipit defeeit sit dat e tante altro, quali furono scritto o pronunziate anche nel secolo d’ Augusto. Piii frequeute riscontriamo 11 dileguo del t nella termiuazione -nt della 3 pors. plur. ind. prf. Abbiamo nelle iscrizioni piü antiche dedro C. I. L. 1 177 censucre ib. I 185, 186 consuluere ib. I 186; cosi puro in iscrizioni posteriori all’etä dei Gracchi: coiravere ib. I 566. 567 probavere ib. 1149. 116L contidere ib. 1343 terminavere 1111 vixsere ib. 1012 e via dicendo. Tuttavia gii\ nei tempi piü antichi troviamo accanto ai modi suddetti: dederont C. I. L. I 181 Orelli 3147 nominarunt Orelli 3147 probaveront ib. 73 e molti altri, e il SC. de Bacchan. dei 186 av. Cr. ha tutte o due le forme una accanto all’ altra. Nelle iscrizioni posteriori all’ epoca dei Gracchi predornina -nt, anzi da quel- 1’ epoca in poi sino a Cesare i documenti dolla capitalo ci oftrono esclusivamente-nt, o il Monura. Ancyranum e 1’ orazione funebre pronunziata in onore di Turia (Orelli 4859), eccettuato un sol caso, danno pure -erunt. Quanto agli scrittori, la desinenza -ere la usa-rono di preferenza antichi storici e poeti drainatici; in Plauto o Te-renzio ci si fa innanzi con maggior frequenza quella in -nt, Cicerone e Cesare preferirouo questa, ma non disapprovarono 1’ altra. Vi ri-scontriamo aduuqno dai tempi piü remoti siii entro al bei secolo d’Augnsto «na contiuua oscillazione, in particolare per ciö che spetta alle duo desiuenzo -crunt od -ere, e precismente secondo le diverse epoclie e, come pare, le diverse specie di componimenti nei quali ricorrono. Durante 1’ impero la cosa non potea procedere altramente, anzi vi si manifesta sempre maggiore la tendeuza del t finale di scomparire affatto. Si rinvennero nelle iscrizioni forme, quali sono: c Orelli H. 5043. C043. de Kossi 1. cit. 48 (338 d. Cr.) per et, vixi Bull, dell’ ist. Rom. 1861 p. 48, exsorgere Orelli H. 5570 (326 d. Cr.) per exsorgeret, vixsi de Kossi 1. cit. 276 (378 d. Cr.), visse ibid. 1097 (564 d, Cr.), fecerun I. 11. N. 2658 do Rossi 1. cit. 48 (338 d. Cr.), poi exhibere e frcquentare e vivon e vixc e ama e fece e cosi via discorrendo (cfr. Schuch, op. cit. I. p. 118-122 II 45. 47), alle quali fonno appunto sono da ricondursi lo termina-zioni verbali della nostra coniugazione. Fu esso ancora poco udito nella combinazione st, cni tenesse diotro altra consonante, perchö leggiamo fra le altre: pos tcmpus C. I. L. I 1554 pos templum Marini Atti doi frat. Arv. p. 182 pos consulatu de Kossi 1. cit. 108 posquam Mar. Vict. p. 2467 P; piü spesso ancora nel latino popo-lare dclla decadenza cfr. Schuch. I 122 sg. Anzi scomparve auche la s in po mcridicm Quint. IX 4, 39, pomeridianus Cie. Orat. 47 157 pomoerium per postmocrium Varro L. L. V. 143. Onde appare manifestamente, che il t finale ebbe fin dai primordii della lingua una qualche tendeuza a dileguarsi, la quäle porö, eccettuati pochi casi, 11011 fu sanzionata dali’ uso. Finalmeuto giova accennare brevissimamente aH’origine del t latino, o troveremo: lat. tu, gr. tu, scr. tvam; lat. trcs, gr. ser. t. tri—; lat. ten— in tentus tenor tcneo tendo, gr. Ta tsv, prim. tan; rad. lat. pet— in peto impetus penna, gr. xst— in tcto|j.m ■kto(£)tw, scr. pat; tema prom. lat. —to—, come p. e. in istud, gr. —to—, scr. ta', suff. lat. —to—, come p. e. in gno —to—, gr. —to— in pw-To - scr. —ta— in gnata\ suff. lat. — t, come ia es-t, gr. —ti iu eatl. ser.—ti in cisti-, suff. lat. — nty come in ferunt, gr, — vxi in *9^psvti ijepouai, ser. --nti iu bharanti; rad. lat. sta — di stare, gr. —rua— di atii$Xi) ed altri, ser. stha-, rad. lat. teg— di tego, gr. sts?— di sTsyw, ser. — sthag, o cosi via (cfr. Schleicher op. cit. p. 135-169 Pezzi op. cit. p. 81) Confronta in particolare: gr. tsy“fetv lat. tingere (bagnare), gr. xipya lat. terminus (meta), gr. Tefpetv lat. tererc (sfregare), gr. -caupoi; lat. tau-rus (toro), gr. Tupßyj lat. turba (turba), gr. ar(t7trj lat. st up a (stoppa), gr. cT£(ߣiv lat. stiparc (calcare), gr. /uto? lat. cmč«s (čute), o via discorrendo (cfr. Meyer op. cit. I p. 33 sg.) Onde risulta essere il t latiuo un continuatore del t primitivo, affine al t sanserito e al t greco. Venne pertauto pronunziato il t latiuo, eecettuata la combi-nazione ti susseguita alla sua volta da vocale, in cui assume per lo meno sin dal 4.° sec. d. Cr. un suono assibilato simile a quello delle z, si innanzi a vocali come innanzi a consonanti in-dubbiamente nella medesima maniera, ehe nella nostra favella. D Nel profferire la lettera d ö chiuso il naso ed e formata una perfetta chiusura dal contatto dolla lingua colla parete interna dei denti incisivi superiori non altfaraente ehe nella pronunzia dol t: ma la glottide ^ ristretta talmente, ehe lo corde vocali son pronte a vibrare o oscillano suonando. Onde esso ö un suono esplosivo dentale sonor o. Marziauo Capella 1. L: D appulsu linguae circa superiores dentes innascitur; cfr. Terent. Maur. p. 2388 ed. P. Mar. Vict. p. 2454 ib. II segno grafico D, rappresentauto la dentale sonora nell’al-fabeto latino, trasse senza dubbio la sua origino dal A greco, so-stitueudosi a quello con un qualche mutainento nelle forme [> D D C) la qual cosa non puö punto riuscir strana a chi convenga essere 1’ alfabeto latino derivato dal greco dorico-cumano. Ora consideriamo brevemente la vita di questo suono nell’ i-diorna latino, quali sieno i mutamenti, cui andč> soggetto si in s& stesso come iii unione ad altre consouanti, e quali sieno i giudizii degli antichi circa il suo valore fonetico. II d unito vocali 6 rappreseutato da un numeroso corredo di vocaboli nella liugua latina, tanto in principio quanto in mezzo di parola. Quando si consideri, come appunto in questo caso massima-mente sia rimasto illeso da qualsiasi mutameuto, come ce 1’attestano e iscrizioui e manoscritti e iudirettamente anche il silenzio degli antichi maestri, e cosi intatto passö nelle lingue neolatine, in par-ticolare neli’ italiana, non potremo fare a mono di supporre, che susseguito da vocale abbia avuto quel suono distinto e preciso, che in tal caso siam soliti dar noi alla nostra dentale sonora. Non vorremo del certo attribuirgli un altro valore iu seguito ad uno scambio, che in pochissimo parole ci presenta colla tremola r; cosi iu Ulixcs acc. ad 'OSuacrei?, lacrima acc. a dacrima (il modo ado-perato da Livio Andronico, come dice Festo s. v. o Mario Vitto-rino p. 2470 P.) e il gr. Saxpu, levir acc. a gr. Sxifc (cognato), poi olcre, olfacere, olefacere acc. ad odor odorari. gr. 8£etv, cSjJuj, Jca-damitas (pronuuziava Pompeo Magno, cfr. Mar. Vict. p. 2456,34 P.) acc. a calamitas, Capitodium e Capitolium, dingua e lingua, e alcune altre. (cfr. ancora il suddetto Mar. Yict. 2470, 21. 2457,16 P Varro Y 74). Siccome, dice il Corssen, nella pronunzia della 1 iniziale e interna, fra vocali, muovesi specialmente la parte anteriore della liugua e l’istesso accado anche nel profferire il d, occo cho il d piü volto viene confuso colla 1. Noi pur diciamo: cicala lat. cicada, cllera lat. licdera, tralcc lat. tradux, mirolla accanto a midolla lat. medulla (Diez I p. 235). In un sol caso, e precisamente quando gli tenga dietro uu i seguito alla sua volta da altra vocale, sembra aver assunto un altro suono, perö in epoca non assai remota. Ci presentano cioti le iscrizioui esempi, quali sono: ei (es) de Rossi 1. cit. 400 (392 d. Cr.) aceanto a dies ibid. 749 (450 d. Cr.) per dies, azabenico Kčnier I. Alg. 3277 (198 d. Cr.) per adiabe-nico, Zabulius de Rossi 1. cit. 374.376.2067 per Didbulius, cosi pure Zabulia ib. 772. Zabulius ib. 3782; poi Zodorus ib. 3592 per Diodorus, zes Fabrelti Gloss. Ital. VIII p. 93 per dies, zebus Muratori inscriptt. 1571 per dicbits; Elvisa Re ni or Inscr. Alg. 773 per Elvidia, e via discorrendo (cfr. Schuch. I 67.69. Corsscn I p. 214 sg. Schneider op. cit. I p. 385); coi qiiali confronterai i nostri, quali sono pranso acc. lat. prandium, mesno lat. medius, razso, lat. radius, orzo lat. hordeum. friul. vergonsa lat. verc-cundia, veu. zorno, so, sago, lat. diurnum, deorsum, diaconus, ed altri. Simili Iezioni iucontransi negli antichi mauoscritti di scrittori della bassa latinitä, gli „scriptores historiae augustae“, Ammiano Marcellino, gli scrittori ecclesiastici Lattanzio, Orosio, Isidoro, e in altri documenti d’allora; ciofe zdbolus sabulus per diabolus, zaconus per diaconus e altre; cui e da aggiuugersi la trascrizione di Grau-dioso mediante il gr. yau^touso Marini 110,13 e ^auOtouco id. 17 (nei documenti di Ravenna, che risalgono al 6.°-7.° sec. d. Cr.). Oudo impariamo, ehe il d seguito da i, cui tenga dietro altra vocalo si in principio, benchä piü di rado, come in mezzo di parola, inco-minciando qua e lä, in particolaro nel dialetto affricano verso la line del 2.° sec. dopo Cr., piü tardi dal 5.°-7.° sec. e in seguito venne generalmente profferito con assibilaziono, o che spessissimo 1’ i, che lo se-guiva, passö nella fricativa j, la quäle poi alla sua volta assimilatasi alla z precedente del tutto scomparve. II qual fenomeno ci vienc aucora confermato dagli antichi giammatici, dei qualiSorvio, spiegando nelle Georgiche di Virgilio la parola „Media“ (II 126), cioö il nomo deli’autica provincia asiatica cosi appellata, dice: „di sine sibilo proferenda est: Graecum enim nomen est et Media provincia est.“ Pompeo 1. cit. p. 424 Lind, quotienscunque enim post ti vel di sequitur vocalis, illud ti vel di iii sibilum vertendum est; cosi pure Prisciano I 31 K: sibi sunt affines similiter d et t cum as- piratione sive sine ea et cum bis z duplex, uudo saepo d scribentes Latini haue osprimunt sono, ut meridies hodie; piü chiaramento di tutti ancora si esprime un grammatico del 7.° sec., cioö il succitato vescovo Isidoro, che dice Origg. XX 9 p. 627 Lind, solent Itali dicero hosie pro hodie. Di siffatta assibilaziono non andö esente in tal con-giuntura neanche il 3 greco, come appare da Zsö? per *\jabc, scr. djaus, per *s$j op.-xi, eu5ojv.at, xfuTt? r.'.iioq da ■ksiOo), atsto? acc. ad ioib e via via (cfr. Curtius Erläut. z. m. Gr. ad § 4ß). In seguito quest’istessa sibilante esercitö sulla dentale un’azione assimilatrice, t diventö s. II qual s, quaudo sia precoduto da vocale lunga o da altra consonante, ce lo pre-sentauo soltauto forme arcaiche quali sono: cassus, divissus, fussus, anssus, rissus, lussiis, ed altre, uonchöpassus,.cessim, gressus, sessum, fossa ed alcune altre gia apparteneuti alla buona lingua, rnentre del rimanente in tal caso non era espresso, come in esum per cssum (cfr. essum Plaut. Men. 3, 1, 11, cxessum Trin. 2, 4, 5,) da *edtum estum (comcslum Cato R. K. 50) cfr. edere; clausus da *claudtus, *claustus (cfr. supra claustrum) da claudo; cosi pure pansus, pen-sits, tonsus, osor, lusus, cacsus; rosus e tanti altri (cfr. Neue op. cit. II p. 442 sg.). Era invece notato il raddoppiamento, quando la sillaba radicale era breve, come in fissum da *fidtiun, *fistum, rad. fid in (findere), fidi; scissum da * sei dt um *scistum rad. scuZin (scindcre), scidi, ed altri. Altrettauto dicasi deH’assimilazione e conseguente dileguo del d iunanzi ad s seguente nelle forme del perfetto, quali suasi, lacsi, risi, rosi, fusi, e via dicendo, e innauzi al seguacaso —s nel nom. sing, in voci, quali custos geu. custodis, incus gen. incudis, praes gen. praedis, pes gen. pedis, ed altre, non altramente che in greco: nom. £/-(:, gen. IXirf5o;, Xap.rä; gen. XajjwraSs;, wj; geu. soss;. Si mutö ancora, in c nelle lezioni: quiequid C. I. L. 1 26. 200, 32. 205, quiequam Orelli H. 7421 e secondo l’antica orto-grafia, senza esservi notato, in quiquam C. I. L. I 19(5, 12, e si-mili, confermate dali’ autoritä dei migliori manoscritti (cfr. Brandt quaest. Ilorat. p. 109); in n iuuanzi ad n seguente nelle voci anticlie: dispennite Plaut. Mil. 1407 R. per dispendite, distennite per distendite, e in seguito grunnio — ,grunnit porcus dicimus*', aiierma üiomode — per grundio, la qual forma auzi vieno notata appuuto da Diomede como mero arcaismo (p. 383, 20 K.); cosi pure nelle voci composto dalla preposizione ad, come adnuo annuo, adnitor annitor, adnoto annoto, e tante altre. L’ italiano ci presenta latnpana acc. a lampada, quando suoua nol sic. quannu, nel nap. e rom. quanno, e il treutino dice son nä per sono andato. Ci resta ancora di rivolgere la nostra attenzione al d finale. Rileviamo da iscrizioni di epoca assai lontana forme di ablativi num. sing, terminati in d, quali: praidad C. I. L. I 63. 64 praedad ib. 195 sententiad ib. 530 (186 av. Cr.) acc. ad Aetolia ib. 534 (189 av. Cr.), longa ib. 33. (204-164 av. Cr.) ed altri; Gnaivod t. Scip. Barb. ib. 30 (poco dopo il. 290), Benventod ib. 19 (poco dopo il 268 av. Cr.), molticatod ib. 181 (prima dol 200 av. Cr.), oquoltod SC. de Bacch. ib. 196, 15 (186 av. Cr.) poplicod ecc. accanto ad agro, Sannio, quo, ed altri; magistratud SC. de Bacch. ib. 196, 12 acc. a magistratu ib. 198, 18. 70. 80. (123-122 av. Cr.), senatud (Merguet die Entwickelung der lat. Formenbildg. p. 93) acc. a senatu C. I. L. I. 197, 2. 20. (133-118 av. Cr.) o altrove; marid Col. rostr. restaur. ib. 195, scriziono appoggiata dalla forma arcaica di alcuni avverbii quali: antidea per antca, postidea per postea\ airid C. I. L. I 61 (prima del 200 av. Cr.), conventionid SC. de Bacch. ib. 196, 23; poi extrad SC. de Bacch. ib. 16. 29. suprad ib. 21. 25.29.; Jnid C. I. L. I 1009 per mc, ted ib. 204, 32. 26 per te, sed SC. de Bacch. ib. 196, 13 e altrove per sc: cosi scrissero anche gli antichi poeti drammatici; ead SC. de Bacch. ib. 25. Bicorre pure facilumcd ib. 28. o alted in Ennio ap. Fest. s. v. petrarum p. 206. Infine Troiad Naev. bell. pun. v. 8 Vahlen, suad Fest, p. 351, e cosi via discorrendo (cfr. Corssen op. cit., Noue op. cit. Merguet op. cit.). Bisulta cioe dallo indagini fatte in proposito colla scorta delle iscrizioni finora scoperte e dei migliori ma- noscritti, che anticamente l’ablativo sing, si di nomi si di prouomi, nonchž alcuni avverbii terminavano in d. II qual fatto fra i dialetti paleoitaliei ci porge ancora 1’ osco in forme, quali sono: suvad, toutad, ehtrad (lat. extra), eisod (lat. eo), dolud, amnud, castrid, ligud, tanginüd, ed altre (cfr. Merguet op. cit. p. 94 e Corssen I p. 202). Ma come, se mai lo ebbero, il d svani assai per teinpo negli altri dialetti italici affiui al latino, 1’ umbro, il volsco e il sabellico, cosi ancorchfc piü tardi, pure in tempi remoti, cioö fiu dal 3.° soc. av. Cr., cominciö a diieguarsi anche in questo, e fini poi coli’ essere tolto del tutto verisimilmente circa la soconda guerra macedonica. Onde appare che in siffatta congiuntura non altramente che la sorda corrispondente auche la sonora dentalo andö fin da’primissimi tempi soggetta ad uxia pronunzia un po’ trascurata. Seppe nondimeno con-servarsi un po’ piü a lungo in picciol uumero di voci, cioe: quid, quod, id, istud, illud, aliud, apnd, scd o haud. Ma quanto non disputarono gli antichi grammatici anche intorno a queste! Ci porgono lo iscrizioni repubblicane esclusivamente, quod, pron. nom. acc., C. I. L. I p. 592. quod, cong., ibid. p. 593. quid, pron. nom, acc., ib. p. 592. id, pron. nom. acc., ib. 582. sed, senza, ib. 198, 64. 69 e altrove; sed, ma, ib. 1220. 1442, apud ibid. I 30. 196, 2, e altrove; ad ib. 571. Cosi pare si scrisse nell’ etä, classica, e prima d’Augusto e in seguito nell’elogio funebre di Turi a, nell’Edict. Venafr. e nel Monurn. Ancyranum. Cionnonpertanto gia fin dal 45 av. Cr. riscontriamo ne’docuinenfci pubblici un’oscillazione nell’ ortografia, onde poi apad o aput, aliud e aliut, aliquot o ali-quod, atque e adque, e cosi via, il che dinota appunto incertezza nell’ atlribuire al piuddetto suono il giusto suo valore. E giä in sul principio dell’ iinpero cotninciauo le dispute dei grammatici. I)ice Quintiliano I 7, 5 illa quoqne servala est a multis differentia, ut ad cum esset praepositio d litteram, cum autem coniunctio t acci-peret. Adunque il d finale di ad suonö similissimo al t finale di at ovvero il valore del d finale non vi differisce gran fatto da quello del t. E Velio Longo p. 2231 ed. P. sed vero coniunctio quamvis lege grammaticoruin per t litteram dicatur — nescio quomodo tarnen ohrepsit auribus nostris ut d litteram sonet cum dicimus: Progeniem sed enim Troiano a sanguine duci Audierat (Vergil. Aen. I 19 sg.), ubi quaerendum erat contrane ac loquimur scribendum sit an secundum scriptionem legendum. Similmento si esprime circa Vhaud innauzi a vocali Mario Vittorino p. 2462 P. hand ad-verbium negandi et significat idem quod apud Graecos cu.... d tarnen litteram conservat, si sequens verbum incipiat a vocali ut liaud alitcr .... haud equidem. Cosi giudicano gli uui in un modo gli altri nell’altro, ciascuno a quauto pare secondo il suo buon senso. Perö comunque sia, giudicando appunto dalle disparate dottrine dei grammatici e dalle iscrizioni, le quali, come s’& detto, persino in pubblici documenti dell’ aurea latinitä, ci porgono delle scrizioni flut-tuanti tra d e t nella medesima parola, non ci periteremo di affer-mare, che auche in questo caso la pronunzia del d finale si fosse giä fin dai primi tempi dell’ iinpero debole e incerta. E gli & appunto per questo, che nel latino popolare della decadenza cominciö a srnar-rirsi affatto: hau C. I. L. I 1007 de Rossi 1. cit. 654 (427 d. Cr.) acc. a haud C. I. L. I 1306. clo Arch. Anzeig. 1857 p. 64 per illud, e via via (cfr. Schuch, op. cit.), onde poi ne segui il suo total dileguo nel trapasso che fece iu particolare nell’idioma italiano. Finalmente toccando pochi esempii, spettanti al rapporto che passa tra la dentale sonora latina e quella di altre lingue a lei af-fiui, troviamo: rad. lat. da (da-re), scr. da, gr. 3s- (äßwjj.-); rad. lat. cd- (edo), scr. ad, gr. Is- (ž3w); rad. lat. vid- (video), scr. vid, gr. Fi3 (!3;tv); rad. lat. dom- (domo), scr. dam, gr. Sajj.- (Safxac^o); lat. domus, ser. damas, gr. So^ac, e simili. Nota in particolare: lat. decem, gr. 2«wc; lat. dicerc, gr. Seowivai; lat. depsere, gr. os^stv; lat. dent- (dent-is), gr. i-Ssvt-o;; lat. (Wms, gr. ooasc; lat. odor, gr. lat. ped- (ped-is), gr. tos - (xs3-6<;); lat. suadere, gr. atvSoEvstv; lat. sci-n-dere, gr. !Ji|jwtToSiSaanaXstov (Plut. ib. 278 D), l’abbia pel primo inseguata. Che il g latino rappresentasse la gutturale sonora corrispondente alla sorda c (k), gli e uu fatto che non abbisogna di speciali testimonianze. E desso in primo luogo, come disputano i dotti, un suono con- tinuatore del g ariano e trova il suo riscontro nella gutturale sonora del sanscrito, sia questa il g primitivo ossia il g da quello in epoca posteriore derivato, e nel greco lat. iugum, il giogo, ser. jugam, giogo, paio, gr. iju^ov; lat. teg-(tego, cuopru), ser. sthag sthdgati, gr. ct£y- (ai£Y ant- alto-ted. mmc, e altri (cfr. Schleicher op. cit. p. 6. 84. 92 sg. 139 sg. Pezzi op. cit. p. 79 sg., in particolare Corssen op. cit. I p. 81 0 Ascoli op. cit. p. 97 sgg.) Finalmente eutraudo nell’istesso campo latiuo, si considerino gli esempii quali: dignus prodigium acc. a dicere, sitgere acc. a sucus, langula acc. a lanc- (lanx lancis, il piatto), larignus, di larice, acc. a laric- (larix laricis, il larice), salignus, di salice, acc. a salic- (salix salicis, il salice), Uignus, di elce. acc. ad ilec- {ilex ilicis, 1’ olce), gurgulio, il gorgoglioue, Prise. V 9 H. acc. al curculio di Plauto, germalus acc. a Cermalus Varro L. L. V 54 M. Fest. p. 55 M. Plut. Rom. c. 3., vigesimus acc. a vicesimus, trige.simus acc. a triccsimas, quadringenti quin-genti e altri derivati di centum, scgmen segmentum acc. a sccare sectio, Gnidius Grut. 304, 1 acc. a Gnidus Priscian. I GL H.; poi digitus acc. a Sf/.-cuXcq, angulus acc. ad a-fy.uXoc, Progne acc. a üpsy.vY), e da ultimo pangerc o gr. uvjYvüvai, i quali dno verbi con-froutati con pacio Fes to p. 250, pacisci e ser. papajami ri-flettono una radico priinitiva paic, e simili (cfr. sopra a p. 25). I quali esempii inoltre, alraeno in parte, dinotano cbiara-mente, quanto giande sia stata 1’influeuza distrut tiva della sum-mentovata epoca arcaica, la quäle trascurando il divario cbe intercede fra le due gutturali fece sl, ehe talvolta particolarmeute innanzi a vocali in principio o in inezzo di p.irola la sorda si confondesso affatlo colla sonora corrispondeute. Varie oltre alla testö acconnata si furono le trasformazioni fone-ticbe, cui andö soggetto il g. II numero dei vocaboli cbe comincino da g accoppiato ad altra consonante, 6 alquanto scarso: ci si presenta iniziale in gl, gn, gr. Poco adunque tollerd in tal caso siffatta combinazione; la qual cosa viene ancora confermata dal fatto, cbe talvolta persino nelle sud-dette scomparve, specialmente in gn, cbe in seguito il piü delle volte si semplificö in n. Riscontriamo pertanto: narr are acc. a gnarigavit Fest. p. 95, gnarivisse ibid., gnarus, ignarns, igno-rare; notus, nosccrc acc. a gnotu Fest. p. 96, gnoscier C. I. L. I 196,28, cognosccrc, ignosccre prim. [/na-; nasci, natura, natus atnatos Orelli 4395 acc. a gnatus C. I. L. I p. 607 col. 1., Plauto, Terenzio, e cfr. Wagner Ortbog. Vergil. V p. 439 Brandt Quaest. Horat. p. 113, cognatus, prognalus, adgnatus Orelli H. 7421; navus acc. ad ignavus, gnavus, gnaviter, gnavitas\ naevus, Nae-vius acc. a Gneus Fest. p. 96: tutte voci derivate da una comun radice gen-, ser. gan (cfr. Corssen op. cit. I p. 82). Iniziale dile-guossi ancora, come opiuano i dotti, nella combinazioue preistoriea gv in parole, quali sono: lat. vor ar e acc. a gr. ßopic, rad. ser. gar-, lat. venire acc. a gr. ßai'vjtv got. qiman, rad. sauser. ga- ,audare’; lat. vis, gr. ßia ecc. (cfr. Ascoli op. cit. p. 119-130 e Corssen op. cit. I. p. 85-89). Mediano ci si fa innanzi in diverse cotnbiuazioni, nelle quali perö non sempre seppe conservarsi intatto. E qui noteremo in par-ticolare delle formazioni quali souo: augere augeo augmen (Lucr.) augmentum, auxi, auetnm auetor auctio; frigere frigeo frigidus frigus, frixi; frigere frigo, frixi, frictum; lugere lugeo lugu-bris, luxi, hidum luctus; pangere pango pepigi, pactum; tangere tango tetigi, tactum tactus tactio; pungcre pungo pupugi pugio, punctum punc,tim; legere lego legio legumen legi, lectum lectio lectio lectus; agere ago agaso agmcn agio egi, actum actio actito aetor actus; frangere frango fragilis fragmen fragor frcgi, fractum fractura; sugere sugo, suctum sucus; plangerc plango plangor pluga, planxi, planetum planctus; tingere tingo, tinxi, tinctum tinctura tinctus tinctor; iungere iungo iugo iugum, iunxi iunetum iunctura, e le taute altre sieno esse verbali o no-minali, in cui g tematieo s’ imbatta in una s o t del suffisso formatore della parola: diuotano tutte im’assimilazione parziale subita da g iunanzi ai due suoni aspri set nella sorda corrispoudente. II quäl fenoraeno ha il suo bel riscontro in voci greche, quali souo: «yw, av£;v? avj' acc. ad ar/.tioc, Stsbaiop; icXy)*^, tcXy]Y,u.a acc. a tcX^äty]?, itXYjwu'fri), 7rXr)y.Tiy»šs, xX?jy.Tpiv; mrj-pGvai, acc. a Trrjv.To? ; acc. a Xž§i?, X&cpev, Xey.xc;; la 3. sing. perf. med. pass, di verbi, il cui tema esca in y, e cosi via discorrendo. Inoltre flamma per *flagma cfr. flagrarc, flagitium, gr. 9X272«, ?Xe*(y.a, ital. domma acc. a dogma\ vi ebbe luogo uu’ assimilazione perfetta del g al suono susseguente. Dipoi exanien acc. ad agmcn agere, contaminare acc. a contagium contagies contagio, flamen per *flagmen cfr. flagrare flagitium gr. okv'\ja . affatto estraneo ai dialetti italiani: sic. jelu (gelo), lat. geht; jmestra (ginestra), lat. genista, lejiri (leggere), lat. legere; napol, jenlile per gentilcjclare per gelare, conjognere per congiungere; dial. di Bastia (cfr. Zucc. Orland. liacc. di dial. ital. p. 4(54) jelusie per geloste, manjerai per mangcrai, e simili; ce lo preseuta in fine l’istessa lingua letteraria nel vocabolo ,arientol per argento, onde poi il dialetto friulano derivö il suo )arint1' non altrimenti che da gente *jente ,mtl, la qnal formazioue ha il suo bei riscontro nel-1’ ital. regina *rejna ,reina‘‘. E qui appnuto a documento e ulterior conferma della grande influenza che la fricativaj esercitö anche sul sistema fonico latino, torna acconcio di avvertire, come il g, quando era susseguito da essa fricativa, originala da primitivo i; non solo a quella s’assimilö, rna, seguita 1’assimilazione, ben anco del tutto scomparve. Eccone degli esempii appartenenti ancora alle epoche migliori della lingua: maio C. I. L. 1 108. 130. 159 103 per maios acc. a magis, poi maior, maius acc. a magnus; Malus (deus, Macrob. Saturn. I 12) acc. a Mag ins; Malus (mensis) acc. a Magolnia, Magulnius C. I. L. I p. 585 col. 2., rad. prim, magh- ,crescere‘; aio acc. ad adagium, nego, indigitamenta, rad. scr. uh- ,parlare‘. L’umbro e l’osco, prima ancora del latino, abbandonarono il g me-desimo, quand’era preceduto da vocale e seguito da o od i; cosi: umbr. mestni, che combina perfVttarnonto coli’ital. macstro, franc. maitre, ted. meister (cfr. il vernacolo mestro). Lo stjsso dicasi poi an-cora del latino della decadenza, il quäle ci presenta delle forme quali: reliosae Fabretti 1. cit. 030 per religiosae, vinti llenier. I. Alg. 3388, nel dialetto africano, derivato da viginti, *vijinti, *viinti, cfr. ital. venti, nel nostro vern. vinti, e simili. Dai quali esempii tut-tavia non possiamo altro inferire so non che il g innanzi ad c, i, liu dal 3.° sec. d. Cr. s’fc mutato talvolta in j, non gitl che egli giä allora abbia avuto il suono palatino del nostro seguito da e, i. Anzi apvay.Yj$, Pilipus per Philippus gr. <1>(Xitcxo;, Pilolaus per Phi-lolaus gr. tXoXao;, in cui il 9 greco e rappresentato da p latino, anche la forma arcaica Bruges per Phrygcs gr. puY£; usata ai tempi di Ennio. II b mediano ci si piresenta in luogo di originario p in: po- blica publica, poublicai publicac acc. ad are. poplicae, puhlicam acc. ad are. poplicam, publicas acc. ad are. poplicas; publicus acc. ad are. poplicus, publicei puhlici acc. ad are. poplici, poubli-cum publicum acc. ad are. poplieum, puhlico acc. ad are. poplicod poplico, puhliceis publicis acc. ad are. popliccis puplicis; Publi-cola acc. ad are. Poplicola, Publicius acc. ad are. Poplicius, Pu-hlilius acc. ad are. Poblilius, Publilia acc. ad are. Poplilia (C. I. L. I p. 591 sg. p. 608 sg.): tutte forme clie deouo essere ricou-dotte alla voce tpo-pulu-sla quäle assionie al ser. pulits purus, molto, gr. t:saurnolto, lit. pulkas, moltitudiue, slav. eccl. plulca, popolo, ci porge origiuario p\ inoltre scabillum scabclliun, lo sga-bello, acc. a scapillum: dice Tereut. Scaur. p. 2252 P 4alii scapil-lum dicunt alii scabillum', il qual vocabolo trae senza dubbio la sua origine dalla raedesima radice di scapus, scapo fusto appoggia-toio, scipio, bastoue, gr. c, ce lo dice esplicita-meute anche Quintiliano, osservando op. cit. I 7, 7 ,cum dico oli-tinuit seeuudam b litteram ratio poscit, aures magis audiunt p'\ e che vi si tratti di originario b 1’ attestano i due modi di dire: ob vos sacro per obsecro vos e suh vos placo per supplico vos, ra- catici da Festo p. 190.309. Merita pur menzione quanto dice 1’ i-stesso Quintiliaao XII 10,32: quid quod syllabae nostrae in d lit- teram innituntur adeo aspere, ut pleriquer non antiquissimorum qnidem, sed tarnen veterum mollire tentaveriut, non soluni aversa pro abversis dicendo, sed et in praepositione Z> absonain et ipsam s subiciendo. E diffatti, per ciö che spetta specialmente alle prepo-siziöni in discorso, troviamo assai di spesso, che in parole coinposte perdettero il loro T> sia in seguito ad assimilazione ovvero a total dilegno: occaeco, occumfio, offendo, opperio; suffrico, suffragimn, succurro, succumbo, suppono; omitto, e simili, in generale innanzi alle consonanti c, f, g, p. S’assimilö pure perfettamente ad s susse-guente in iussi iussum, suoi derivati e com posti, cfr. iubere. Quanto grande inoltre non b l’analogia degli accidenti, che ci presentauo questi due suoni, quando erano seguiti dalle nasali n od m\ Siccome il p innanzi ad «, cosi vi passö anche il b nella nasale labiale m\ abbiamo pertanto scamnum acc. a scabellum sca-billum (Curt. n. 108), Samnium acc. a Sabini, Sabclli, Dumnorix acc. al Diibnorex di moflete edue (Napoleon III hist, de Iul. Cčsar II 561), e piü tardi amnegaverunt Orelli 1175 per cinnegavarunt, cfr. gr. c£(j.vi; acc. a e it. scanno (vedi piü sopia sonno), Sannio, annegarono. Di fronte ad m susseguonte talvolta, dopo av-vpnuta la perfetta assimilazione al medesiino, affatto si dileguö, come appare da gluma, il guscio, per *gluhna, cfr. gluberc, sbuc-ciare, e gremium, il grembo, per *grcbmiim, cfr. aut. ind. gärbha-(m. grembo, alvo). In fine di parola ci si preselila soltanto nelle piuddette pre-posizioni ab cfr. gr. äzi, ob cfr. gr. Im, sub cfr. gr. nella qual congiuntura pare sia stato proifijrito varlamente, cio&, quando era susseguito da consonante con suono men cliiaro e distinto, con esat-tezza e precisioue quando gli tenea dietro uua vocale. Passiamo ora a considerare le relazioni, che intercedettero tra il b e l’altro affine v. Per ciö che s’attiene alle epoche arcaica e classica, vi riscontriamo: bello, bcllicus, Bellius, Bilius, bellatorcs bis, bidens, bona, e alcuni altri accanto a ducllum, perduellis, per-duellio, duellica, Duellius, Duilius, duellatores, dtiis, duicensus, duidens, ditonoro (cfr. C. I. L. I 32. 196, 2. 197, 11- 198, 48, 57. 200, 75. I. II. N. 6769. Plaut. Epid. III 4, 14 Capt. 68 e altrove; €ic. Orat. 45, 153. Quint. I 4, 15 Fest. p. 60); nei quali esempii il b iuiziale appare derivato da dv. D’altronde ce l’offrono prove- nieute da gv le voci: bos (bocre, boarc, reboare, bovinari), ser. gatts; bacido-, hetere, biterc e si mili, derivate dalla rad. prim. ga-, e aleune altre (cfr. Corssen op. cit. I p. 125). Iucontriamo ancora: bubile bubulus bubulinus bubuleus, (liuli) Bubetii, (vicus) Bubu-larius comparati a bovis (bos, bovis), Bovillae, Bovianum, i quali vocaboli sono tutti quaiiti da ricondursi alla rad. bov-- v mediano passd pure ia b nella figura v ti, tramutandola in bn nel perfetto del verbo fervere e suoi composti. Quanto poi alle epoche posteriori, scrizioui e manoseritti ci recano degli esjinpii quali sono: libertets et libertav- (i. e. libertis ct libertabus), iscrizioue della Via Appia C. I. L. I 1063 e secondo il Brambach (op. cit. p. 237) di epoca non molto lontana da Augusto; Favio Marini Atti d. fr. Arv. 368, 1 (2. sec. d. Cr.) Urvinates Orelli 999 (252 d. Cr.), lavoratum (Ed. Diocl. 301 d. Cr.), praestavitor sivi arvitram arvitrio livido ibid., miravili Orelli 1070 (306-312 d. Cr.), veneravilis Orelli H. 6415 (344 d. Cr.) qnivus Orelli H. 6431 (362 d. Cr.), verva I. II. N. 591 (395 d. Cr.), devitum ib. 2455, incomparavili ib. 3228. 5284. 6436. 6491., liventer ib. 4063, acerva ib. 1560., Lcsvia ib. 3405 venemeriti ib. 3321 Vilisari de Rossi 1. cit. 1059. 1060. 1061 (536-537 d. Cr.) Velesari ib. 1062 (536-537 d. Cr.); Nerba Cohen Mčd. Imp. VI 574, 47 (98-117 d. Cr.) Fladio Marini 1. 1. 368, 1 (2. sec. d. Cr.) Iudcntius Iubentio iu Ticntutis Grut. C07, 1 (155 d. Cr.) dcsaehissc šibe sivae fluLialis uTtae oliT/ae nafti diherse sali-Ttario abaritiae ccrbinae malbae hiciae Tiridis bascidis bagina beste biginti (Ed. Diocl. 301 d. Cr.) probeantur Orelli H. 5580 (326-337 d. Cr. per provehantur) exibit de Rossi 1. cit. 33 (317 opp. 330 d. Cr.) cibes I. R. N. 89 (344 d. Cr.), cibitatis fobere berba ib., noben de llosši 108 (350 d. Cr. per novem), nobe ibid., e cosl via discorreudo (cfr. Corssen I p. 132 sg.). E tale scambio tra b e v si fa tanto piü frequente, quanto piü si va inoltrandosi neU'etä della decadeuza. Valgono forse codesti esempii a sostenere 1’ opinione professata da aleuni, ehe il b latino abbia avuto un suono piuttosto somigliante al ß neogreco ovvero al v italiano. Per le due epoche arcaica e classica cer-tamente non sono sufficienti? Iinperocche quanto alla questione di un b derivato dalle due figure originarie do o gv, i dotti, tra i quali iu primo luogo il Corssen, la risolvono diceudo di ravvisarvi un’ influenza par-ticolare di un suono semivocale labiale incommeusurabile usuirele-mento precedente: il d o g precedente esso l’assimilö a sö stesso, trasformandolo nella sonora labiale b, e fattosi poi per effetto d’altra assiinilazione eguale a questo b, in seguito con esso si trasfuse in b; oude approssiinativamente ci si presentano le serie dv bv bb b e go bv bb b. II b mediano poi di bubulus ecc. trasse la sua ori-gine da una perfetta assiinilazione di v mediano a b iniziale, e quello del perf. ferbui dalla incompatibilitii della figura VVI, ehe mutossi in BVI. Ma (ale assunto non čs giustificato nemmen per l’epoca imperiale. Lo scambio tra b o v b naturale. Nol negherä, certamente, clii mai considori quanto poco ci voglia nel profferi-mento di questi dno snoni, porche l’esplosiva labiale sonora passi nella sonora fricativa labiodentale : basta che in luogo di appoggiare ben bene il labbro superioro sull’ inferiore, vi si formi soltanto una debole strettura: la e una corruzione fonetica cagionata da effemi-natezza muscolare. Non e qnindi da meravigliarsi clie in quei tempi di decadeuza, in cui di giorno in gioino sempro piü andava sce-mando il buon gusto e la delicatezza della lingua, siccome altri suoni, cosi fin dal 2.° sec. d. Cr. spessissimo siasi corrotto anche il b, passando nella fricativa corrispondente v. E quest’intacco debbe essersi diffuso assai, specialmenle nella lingua popolare, come ce 1’ attestano i tanti esempii dal latino trasmessi nelle lingue romanze, particolarmente nell' italiana; cfr. lavoro, cavallo, tavola, fava, me-raviglia, avere, bevere, dovere, provare, ecc. ecc., e ci si presenta dal 4.° sec. in poi in gran copia sl in iscrizioni, come abbiam visto, e persino in quelle contenenti pubblici documenti del governo, mas-sime poi in quelle delle Gallie, della Germania e deli’Africa (cfr. le relative collezioui di Boissier e Le Blaut, del Brambach e del Reniej), si in antichi manoscritti e di grammatici e di altri scrittori di ogni specie. Tuttavia bisogna cousiderare, come appuuto nelle iscrizioni e nei manoscritti, che pur ci danno tante scrizioni false, la scrizione buona del b 5 sempre rappresentata da un corredo di voci di gran lunga maggiore, che anzi eccettuato qualche raro caso questa sola ci si la innanzi nei documenti scritti nella capitale; che i grammatici piü antichi non ne fauno menzione e i posteriori la maggior parto si studiano di presentare quelle varietä come altret-tante eccezioni (cfr. App. Prob. p. 198 K ,alvcus non albeus p. 199, 14 vapulo non baplo'; Agroecius p. 2265, 33 P ,acervus molis est, accrbus immaturus’; Isidoro ,birtus boluntas bita, quae Afri scribendo vitiant, omni modo reicienda sunt et per v scribenda (Mai Gloss. dass. auct. VI p. 577 e cosi via); finalmente che ap- punto la liugua italiana, cui spetta indubbiamente il vanto di no-marsi la primogenita della lingua madre, a detta deli’ illustre glottologo Diez, accanto a degli esompii di raminollimento, quali i succitati ce ne conservö altrettanti affatto iiialterati, quali abito, abominubile, cibo, debile, gleba, globo, liberarc, libra, librare, libro, plebe, sibilare, stabilire; ebbro, /'abbro, Febbraio, febbre, abbia, labbru, libbra, cbbligo, pubblico, rabbia, tibbidire, ecc. ecc. (cfr. op. cit. I 280). No» possiamo dunque ammetfcere ehe il b latino abbia avuto un suono simile a quollo dol v: ammetteremo bensi, cbe fin da tempi antichi ebbe «na qualche tendenza a siftatto raminollimento: sta b erb er, verisimilmento i due imperativi sta verbera, ci porgono gli antiebi avanzi di un carme dei fratelli Arvali (C. I. L. I 28, 3 traseritti del resto appena nel 3.° sec. d. Cr.): il quäle presentatosi in seguito con molta frequenza giit nella bassa latinitä, riusci piu tardi a stabilirsi e a predomiuare nella maggior parte delle lingue romanze, quali la spaguuola. la porto-ghese ecc. (cfr. Diez I 280 sg.). Scrive inoltre Prisciauo I p. 35, 20 H: ,sifilum’ quoque pro , sibilum1 teste Nonio Marcello de doetorum iadagiiie dicebant (an-tiqui); e Nonio Marcello p. 531 (cit. dal Bramb. p. 240): sifilare, quod nos vilitatem verbi vitantes (evitantis Leid.) sibilare dicimus et est maledica vocis significatio vel contumeliosa popularium, cum sifilationibus quis exploditur, a Graeco ducere originem invenimus. huius rei auetor est venerabilis Homerus, id est lib. XIII (142) Iliadis ak\’ ž |xb to; cmiXoiTo, Očb; Sž i otcpXtoaEiiv. Son molti ancora gli esempii, i quali accennauo ad un’ intima corrispondenza tra i due suoni b ed f (vedi Corssen I 160-171). Per6 questa corrispondenza vuolsi ripetuta da un suono priinitivo, cui como a fonte co-mune ricorrono entrambi, cioe l’ariano bh. II qual suouo, secondo ragiona 1’Ascoli intessendo la storia dei continuatori latini op. cit', p. 166-174 §. 32, ancora nel periodo deli’ unitä paleo-italica e nel-1’ambro e nell’osco e nel latino s’e ridotto a suouo spirante, cosic-cbe questi dialetti tiei primordii della lor vita individuale ebbero comuni i tipi v. g. *lufet *ufer; in seguito poi, mentre 1’umbro e 1’osco di re-gola si fennarono a quello stadio, volso in latino, specialraente quando era preceduto da liquida, nella sonora corrispoudente ossia b, onde v. g. lubd über. Gli h adunque anebe questo un fono-meno cbe risguarda piuttosto la prossima affinitä dei du.) suoni b ed f nella loro origine anzichü nel loro ulterior sviluppo. Pertauto quando si considerino gli intimi rapporti del suono latino b col prossimo suo affine p, il contiuuo loro avvicendarsi e la somiglianza dei rautamenti, eni andarono soggetti, convalidata da eserapii di ogni otä, non si potra fare a meno di ammettere, ehe il b latino rapprosentö 1’ esplosiva labiale souora corrispondente al!a sorda p e che ebbe in generale il medesimo valore fonetico del b italiano. Giuseppe Vettach. PERSONALE INSEGNANTE Babuder Giacomo, direttore dell’i. r. Commissioue esaminatrice per le scuole popolari e civiclie residente in Capodistria, membro della Rappresentanza cittadina e del Consiglio scolastico locale — Direttore. I>oceiiti EfFcttivi de Favento Giovanni, Canonico onorario della Concattedrale di Capodistria, membro dolla Societä agraria istriana, e della Rappresentanza cittadina — Professore. Mason Carlo, — Profcssore, Capoclasse nella II. Schiavi abu. Lorenzo, Socio corrispondente dell’ Accademia artistica Raffaello d'Urbino, della filosofica - medica di S. Tomaso d’Aquino, deli’Ateneo di Bassano, deli’Accademia romana di Reli-gione cattolica, Membro dell’ i. r. Commissioue esaminatrice per le Scuole popolari e civiche — Professore. Sbuelz Carlo — Custode del Gabinetto di fisica, Capoclasse nella VI — Professore. Simsig Federico — Bibliotecario, Capoclasse nella VIII — Professore. Vettach Giuseppe — Capoclasse nella VII — Professore. Petris Stefano, Membro dell’ i. r. Commissioue esaminatrice per le Scuole popolari e civiche — Capoclasse nella V. Zernitz Antonio, — Capoclasse nella IV. Gerosa Oreste, — Custode del Gabinetto di Storia naturale. Persoglia Stefano, — supplente esaminato nella Lett. ital. geografia e storia. Majer Francesco, snpplente esaminato nella lilologia classica. — Capoclasse nella III. Sichic Francesco, — candidato al magistero ginnasialo, — supplcnte, Capoclasse nella I. Miloiinič Giovanni, — Caporaaestro nell’ i. r. Scuola Magistralo in luogo, docente straordinario della lingua slava. Gianelli Bartolomeo, — Pittore accademico — docente straordinario del disegno. Czaska Giuseppe, — docente straordinario del Canto. Marincovich Antonio, — maestro nella Scuola di pratica dell’i. v. Scuola magistrale, — calligrafo. Matteo Saina, bidollo, inserviente ai Gabinetti e custodo del fabbricato. Cotnmissario vescovile presso il Ginnasio II Reverendissimo Signor Michele Gallo canonico, Decano del Capitolo della Chiesa concattedrale di Capodistria, Consigliera concistorialo. Civiea Daputazione ginnasiale La coinpongono i Signori: Pietro D.r de Madonizza podesti Antonio D.r Zetto Domenico D.r de Manzoni Cassiere delle tasse scolastichc 11 Signor Giovanni Zanella, cassioro di I classe'del locale i. r. Ilfficio principale delle Imposte. INTJCLL’ AISTNO SCOLASTICO 1876-77 Babuder G. Direttore — Latino VI Tedesco V, G 3 de Favento G. — Religione I - VIII 16 Mason C. — Latino II, Italiauo II, VI 8 4 3 Schiavi L. — Italiano IV, V, VII, VIII, Prop. VII, VIII 3 3 3 3 2 2 Sbuelz C. — Matematica V, VI, VII, VIII, Fisica IV, VII, VIII 4 3 3 2 3 3 3 Simsig F. — Latino VIII, Greco VI, VII, Tedesco VIII 5 5 4 3 Vettach G. — Latino VII, Greco V, VIII, Tedesco VII 5 5 5 3 . Petris S. — Geografia I, Storia III, V, VI, VII, VIII 3 3 4 3 3 3 Zernitz A. — Latino V, Greco IV, III, Tedesco IV 6 4 5 3 Gcrosa O. — Mat. II, III, IV, Seien, nat. I, II, III, V, VI, 3 3 3 2 2 2 (3) 2 2 19 Persoglia St. — Storia II. IV, Tedesco 11, III, VI 4 4 3 3 3 Majer F. — Latino III, IV, Italiano III tJ G 3 Sichic F. — Latino I, Italiano I, Matematica I 8 5 3 ore 9 16 15 16 21 17 18 19 18 (-0) 17 15 16 NSEGNAMENTO NELL ’y^NNO ScOLASTICO CLASSE I. — : Spiegazione del Simbolo apostolico, deli’ orazione domenicale, del decalogo, dei cinque precetti della chiesa e della giustizia cristiana. II. sein. Delle domeniche e feste della cliiesa cattolica colle varie cerimonie. — Ime nella V. p. II. Esercizj di memoria. Compiti come sopra. — I.a-iinu. — Lettura: Virgilio, Eneide, cauto IV, V, VI. Sallustio, il Giugurta iutero. Esercizj grammaticali e stilistici (l ora). Esercizj di memoria. Preparazione. Temi, come uella V. — CSrcco. — Lel,tura: Schenkl. Crestomazia di Senofonte, Cirop IX, XIV. Mein. I, III, IV, V. Omero, Iliade, eanti VI, X. Continuazione della sintassi con esercizj a voce ed in iscritto appoggiati al testo (l ora per settimana). Preparazione. Temi: Ogni 4 settimane un tema. — T«Mlen<*o. — Grammatica: Ripetizione o maggior sviluppo dol le teorie sintatticbe. Dottrina dei casi. Costruzione. Testo di grammatica: Fritsch. Lettura: Pfannerer I. tomo. Traduzione ed analisi di brani scelti prosaici e poetici. Compiti, nno scolastico e dne domestici ciascun mese. Esercizj di memoria. — CSeogralia c storia. — Storia del Medio Evo dal 30 a C. fino alla scoperta deH’America 1492. Geografia re-lativa. Testo: Pütz p. II. — Matematica. — Algebra: teoria delle potenza e delle radici, logaritmi, equazioni determinate di primo grado ad una e piü incognite. Geometria: Stereometria, Trigonome-tria piana. Testo, Močnik. — 8«lt‘iize naturali. — I. semestre Antropologia. II. semestre Zoologia sistematica. Testo Pokorny. CLASSE VII. — Itcligionc. — La morale cattnlica. Testo: Martin. — Ilaliano — Dello stile. Storia della letteratura del 700, 800, dal testo Srbiavi, Manuale di lett. p. III. Illustrnzione della I Cantica di Dante, di cui i brani migliori da apprendersi a memoria. Uu tema scolastico ed un domestico ogni 15 giorni. — I.atino. — Continuazione della lettura deü’Eneide, (c. VI, IX). Lettura delle Catilinarie di Cicerone, I, II, indi di quella pro Milone, pro Ligario. Eserc. grammaticali e stilistici, nn’ora per settimana. Esercizj di memoria. Preparazione. Tomi, come nella V. — Grcco. — Lettura; Demo.stene, Orazioni, sni Cbersoneso, sulla pace, Filippica 1,0-lintica I. Omero, Odissea III, IX, X. Esercizj grammaticali appoggiati al testo (1 ora) Preparazione domestica. Esercizj di memoria. Temi, desunti dai brani leti i, uno scolastico ed un domestico ciascnn mese. — Tedcsr«. — (Uso della lingua tedesca nell’ istruzione). Ripetizione di tutta la sintassi. Lettura Pfannerer I tomo. Gram- matica Fritsch. Traduzione ed analisi con osservazioni filologiche. Esercizj di memoria, Compiti: come sopra, — Geografia e stori». — Evo moderno con Geografia relativa. Quadri cronologici. Testo: Pütz p. III. — M ate matica.— Algebra: Ripetizione dello equazioni di primo grado ad una e piü incognite. Equazioni di secoudo grado ad una e piü incognite, equazioni esponenziali, progres-sioni aritmetiche e geometriche, calcolo dell’interesse composto, Geo-metria: Ripetizione della Trigonometria piana. Geometria analitica. Testo, Močnik. — Scicnze naturali. — Eisica: Generalitä dei corpi. Meccanica, cbimica inorganica. Testo: Ganot. — l*ropc-dcutica. — La parte logicale. Testo, Scliiavi. CLASSE VIII. — Itcligione.— Storia della Cbiesa caltolica. Ripetizione dei punti culminanti della Dogmatica e della Morale. Testo: Martin. — Italiauo. — Riassunto della storia della lut-teratura. Illustrazione della II e III Cantica di Dante, di eui i brani migliori da apprendersi a memoria. Uu tema scolastico ed un dome-stico ogni 15 giorni. — l.atino. — Lettnra da Tacito. Agricola 1-19. Germ. 1-18. D. d. Or. 1-11. Storie II, Annali I. Orazio, Odi I. 1-4, 7, 10-11, 14-15, 18. II. 1, 9, 14. III. 2, 5, Ep. 2. Sat. I 6, 10. II 2. Epist. I, 2. Esercizj come nella settima. Man-dare a memoria. Preparazione. Temi, come nella quinta. — CJreco. — Lettura: Omero, Odissea, (canti IX, X), Platone, Apologia, Oitoue, Lacbete. Demostene, II, III, Filippicbe. Esercizj grammaticali come nella VII. Preparazione. Esercizj di memoria. Temi come nella VII. — Tedesco. — (Uso della lingua tedesca nell’istruzione). Lettura: Pfannerer, tomo II. Esercizj di versione libera fatta sopra qualche autore classico italiano. Letteratura nel II sem.:cenni sui principali periodi della storia letteraria tedesca. Grammatica Fritscb. Compiti come sopra. Esercizj di memoria. — <«<‘0}fralia e storia. — Storia austriaca e riepilogo della storia universale. Geografia e statistica dell’impero Austro - Ungarico. Testo, Pütz parte I e III. Tomek. — Hlatcmatica. — Ripetizione di quanto fu trattato nei corsi antecedenti. Soluzione di scelt-i problemi. Testof Močnik. — Scicuzc natiirali. — Eisica: acust ca, calorico, maguetismo, elettricitä, luce. Testo Ganot. — 1'ropedculica. — La parte psicologica. Testo, Schiavi. OGGETTI LIBERI Corso I. ore 2. — Forme regolari ed irregolari del sostantivo, aggettivo e verbo, in via prepouderatamente pratica. — Temi o^ni 15 giorni. Esercizj di lettura con minuta analisi del libro Prva il-lirska Čitanka. Corso II. ore 2. — Esercizj teorico-pratici su tufcte le parti del discorso. Dialogizzare, e temi tratti dai brani pili importanti del libro di lettura IllirsJca čitanka za drugi razred, po A, Wcb<:ru. Corso III. ore 2. — Riassunto e completamonto della sintassi, dialogizzare, temi tratti dal libro di lettura IllirsJca Čitanka sa tretji razred, po A, Weberu. Corso IV. ore 2. — Cenili sulla storia letteraria. Lettura: II-lirska Čitanka za četrti razred. Spiegazione dei brani piü importanti sl in prosa, die in verso con spiegazione linguistica e storioa. Temi tratti dal libro di lettura. Nol secondo semestre fnrono concentrati due corsi in «no solo e 1’inse-gnamento venne impartito in corsi tre ad ore 2 sett. per ciaschoduno. (ore 2) Corso I. — Nozioue dei diversi segui musicali e studio pratico dei medesimi. Corso II. — Ripetiziono dello lozioni del prirno corso, e pratica coutinua sopra pezzi musicali di diverso stile. (ore 2) Corso I. — Disegno lineare delle figure geometricke, e disegno elementare di ornamenti a mano libera. Corso II. — Disegno a mano libera di ornamenti con ombreggi e paesaggio. CMltip&ita Venne impartito l’insegnamento agli allievi delle classi I e II, uu'ora settiinanale per classe. Al corso straordinario di lingua tedesca touuto dal Direttore durante l’in-tero anno scolastioo parteciparono gli scolari piii deboli in tale studio dalla V. in su ed altri ancora, raossi dal desiderio di maggiormente impraticliirsene. dati per oompiti in iscritto alle classi del Ginnasio Superiore CLASSE V. — Capodistria o le sue amene adiacenze. — Si paitecipa con lettera ad 1111 atnico in qual modo siensi passato le autunnali vacanze.— La descrizione dell’ aurora. — Alessandro Magno che visitö Diogene, con qualche riflessione su qnesto. fatto — “La provvidenza del Signor non raanca. — Per clii di supplicarlo non si stanca,,. — Una burrasoa di estate. — Clotilde Tambroni. — Confionto tra la vita pastorale e la pescatoria. — Quanta sapienza si racchiudesse appo gli Antichi nelle favole esopiano. — Si mostri con una parabola cbe negli scaisi beni di fortuna 1’ uomo puö farsi piü virtnoso ehe nelle agiatezze e nel fasto. — Spesso le lusinghiere apparenze d’uno stato dal nostro diverso ingannano e ci possono trarre in rovina. — Lettera di condoglianza e di conforto ad una persona colpita da sventnra. — La coincidenza della prima-vera colla festivitä della Pasqua. -- Quäle delle studiate canzoni del Petrarca a me sia tornata di maggior gradimento. — Intorno a quel detto: Gutta cavat lapidem. — Lettera di ringraziamento ad una pmona per ud favore da lei ricevuto. — Funesta morte d’ una persona cagionata da paura (narrazione). — La festa di San Nazario in Capodistria. — Bell’ atto di Trajano imperatore verso i feriti dopo la guerra della Dacia. — La sentenza di Seneca: Ncmini tacuisse nocet, multis nocet esse locutos. prof. Scliiavi CLASSE VI. — In quanto il deti,o del Tasso “Sai che lä, cone il inondo ove piu versi, — Di sne dolcezze il lusinghier Parnaso,, s’attagli ali’indole della nostra etä. — Le vacanze autunnali. — Considerazioni morali ed estetiche suH’autunno con riflesso alla vita deli’ uomo. — Annibale a Capua esorta i suoi soldati a proseguiro la guerra contro i Romani. — In qual modo Sonofonte abbia di-feso Socrate dall’accusa di Meleto. — Virtus laudatur et alget, — Burla d’un villano (novella). — Aderbale implora soccorso dai Komani contro Giugurta. — In qual modo e sotto quali condizioni l'epopea e la storia possano esser fattori di civiltä. — Pinabello e Bradamante (Ariosto). — Persuadere i propii condiscepoli ad as-sociarsi alla formazione d’un istituto di beneficenza a pro di študenti poveri (orazione). — Gii Ultimi istauti d’Epulo. — L’Africa descritt.a da Sallustio. — Come Astolfo abbia trovato il senuo d’Orlando 0 lui abbia guarito dalla pazzia (Ariosto). — C’ & nel Cinquecento vera poesia ed in che sta il merito dei veri poeti di questo secolo? — Come l’azione del Furioso considerato in s& e nei suoi personaggi abbia un intendimento finale eminentemente morale e civile. — In che somigliano e si differenziano gli eroi d’ Omero dai paladini della Cavalleria. — Come vadano gindicate le opere d’arte “Non ego paucis offendar maculis,,. — Poesia & vita. — I giuochi naziouali dei Greci e 1’esposizioni moderne. — Av-veutura di Dolone (Omero). — I promessi. (Novella). — Kaffronto tra gli scrittori del 5° e 6° secolo per ciö che concerne l’arte. — Didone ed Enea. Non ignara mali miseris succurrere disco. — L’arte & una secouda natura. prof. Mason. CLASSE VII. — Come i giovani debbano ricambiare i lor ge-nitori delle amorose eure onde li hanno affidati al ginuasiale magi-stero. — Non secondo 1’ usanza, ma secondo la diritta ragione si dee operare dall’uomo. — Qui non luborat nec manducet. — Si lodino i benefici del vapore applicato alle locomotive. — Ab assnetis non fit passio. — Di quanto bene e di quauto male possano farsi autori coloro che adoperano la pubblica stampa. — ßitratto fisico e morale di Gabriello Chiabrera. — Del pordonare le offese. — Chi sia il ver patriota. — Aratro o spada. — Che l’uomo, ancor ch’al vero apra le ciglia, Vede spesso il suo bene e al mal s’appiglia. — Dei vari uffizt della campana. — So si possano assolutamente dir vere le due sentenze ; una doll’Alfieri, che chiamava borsale, il suo secolo; l’altra del Pananti che intorno al nostro secolo dicea: Si vede che le vere belle lettere si debbon dir le lottere di cambio. — “Per gli uomini piegar al tuo piacere, Piü delle forze vaglion le maniere» (Fiacchi). — S’inneggi il solo. — Di che sia emblema il pavone.— Davidde vincitore di Goliat. — La bellezza della pregbiera. — La lode 0 il biasimo che si dä ai trapassati dev’ essere sempre salutar lezioue ai sopravviventi. — Li sordo-imiti. — Conforti che prova la coscienza d’un uomo, anche travagliato, sotto l'usbergo dcl scn-tirsi pura. — Omnia tcmpus hdbcnt. — Non differisce in altro il buou dal rio, Se non che l’uno e vinto ad ogni guerra che gli vien. mossa da un piccol disio; L’ altro ricorre all’ arme e si difende. (Ariosto, XXIV. 30). CLASSE VIII. — L’universo & un libro di cui ogni pagina ri-vela a chi ben legge il sommo autore. — Intimitä di rapporti tra la lingua italiaua e la latina. — Non nella prospera fortuna, ma nella avversitä, si prova l’uomo. — La festa dei morti. — “L’amore indolcisce ogni amaro ed allegerisce ogni peso,, (Cesari). — La di-lezione del prossioio. — I metaili adoperati e in pro e in danno del-l’umanitä. — “L’ufficio d’uno scrittore ö di rendere gli uomini piü saggi, piü felici, piü virtuosi,, (Verri). — Non vi e rosa senza spine. — I danili delle cal.tive letture. — II proprio giudizio intorno alla ballata del Capparozzo: 11 fratricida dcila Tessaglia. — Monti e mari. — Giovane ozioso, vecchio bisognoso. — Vane son le lucerne allo scrittore, ch’abbia pravo intelletto e ignobil core. (D’Elci.) — La peste di Milano del 1576, e San Carlo Borromeo. — Solouni e-sempi di stnemorataggine e di straordiuaria memoria. — L’amor filiale. — L’uomo, sebbene decaduto dalla primitiva eccellenza, pur serba un certo impero sugli animali. — La contemplazione notturna. — Le lodi dell’agricoltura. — “Che per lo piü 1’iuvidia non va senza l’odio, il livore e la malevolenza,,. (Passeroni). — La demenza prof. Schiavi. ©SI MSI« Q> 1. Itil>Iio(«ca 6 7 9 80 jj 1 — 1 3 — — — 0 2 2 3 — — 1 — — 8 3 1 4 1 3 4 2 4 22 12 16 12 9 4 0 6 6 70 1 6 2 3 3 o 1 18 ;i 1 1 1 1 1 — -1 8 2 — 3 1 — 1 — 1 8 f) allo stipendio Stip. dal fondo camerale . istriano a f. 84 . . . Stip. spec. per scol d. isole del Quarnero a f. 100. Dal foudo Raunicher a f. 84 e 100 . . . . Dal fondo Finanza a f. 150 Dalla Giunta provinclale a flor. 100 .... Sussidiati dal fondo stes-so a flor. 20 ... . Importo complessivo de-gli stipendi e sussidi: Dorini 1706 g) alla tassa scolastica paganti nel I semestre » » II , esenti nel I semestre . . » n II t) Priv. pag. 1. semestre . Imp. compless. del di-dattro riscosso f. 1416 h) agli oggelti liberi Lingna slava . iscritti Canto ...................... Disogno..................... |i) alla classificazione Al termine dell’an. 1875-76 furono rlmessi a ri-petere 1’ esame in lina materia................... Di questi ripararono . . Classifieasione 1875-76 retti/ieata: Prima con eminenza . . prima classe . seconda class. terza classe . Al termine dell’an. scola-stico 1876-77 rip. un at-test. di prima cl. con em. di prima clas. . disec.clas. repar. (interinale) . . di sec. clas. irrep. di terza classe. Non furono classificati . 1) Uno non riusci o lascib 1’istitufco. - 2) Uno lnsciö l'istitnto. l'ifititnto. — 4) Uno non riusci c lascift 1’istituto, 3) Uno 1 liscih Cronaca Dell’Istituto Nella cronaca deli’anno decorso si fe cenno della nomiua del Sig. Edoardo Visintini a professore nel Ginnasio comunale di Trieste e della cessazioue dal servizio del Sig. Ant. Ive, e del Sig. Nicolö Abb. Della Martina, il quäle abbinava in sö ledoppie mansioni di maestrosup-plente per alcuni oggetti obbligatorj e di docente straordinario d’idiomi slavi. Grazie filla speditezza dell’atteggio corso in proposito s’ebbe il conforto ali’aprirsi delTanno scolastico di vedere coperta la cattedra di storia naturale da persona pienamente qualificata, il Sig. Oreste Gerosa, che non a guari veniva nominato a docente efFettivo. A colmare la lacuna lasciata dal Sig. Della Martina subentrd il can-didato Sig. Francesco Sichich pegli oggetti obbligatorj ed il capo-maestro del locale i. r. Istituto di Magistero, Sig. Giovanni Milohnic pella cattedra di lingua slava. L’ insegnamento della calligrafia impartito pure per 1’addietro dali’ Abbate Della Martina venne af-fidato al maestro della Scuola di pratica anuessa ali’ i. r. istituto magistrale, Sig. Antonio Marincovich. II Signor Stefano Petris giä assente dali’istituto con permesso pello spazio di un auno, riassunse col 1. ottobbre 1876 le sue mansioni. Entro 1’anno scolastico subi l’esame d’idoneitä al magistero il Sig. Francesco Majer, con ehe raggiungevasi il numero di dodici docenti, tutti qualificati a tenore di legge. L’ iserizione degli scolari non discese dal limite ehe omai si pud dire normale. — II movimento della scolaresca durante 1’anno si desume dai prospetti statistici. Deplorossi entro 1’ anno la perdita di un bravo scolaro della V. Classe tratto al sepolero da lunga e penosa malattia. —Esami straordinarii d’-idoneitä agli studj supe-riori (maturitä) si tennero due volte. La prima, ali’ aprirsi delle le-zioni; due giovani rimessi due mesi inuanzi a ripetere il saggio in un oggetto, furono approvati; un altro venne rimandato a nuovo esperimento al termine di sei mesi. La seconda volta si tennero di tali esami alla fine del I semestre e vi si cimentarono quattro candi- dati; due, giü, allievi dell’istiluto, anteriormente rimandati; due, esterni. Dei primi, uno si ritrasse nel corso dell’esame, l’altro ebbe 1’atte-stato d’ idoneitä. Dei due esterni uno puro si ritirö nel corso del-1’ esame, 1’altro subi la prova senza successo. Fatti rimarclievoli. — Ricorrendo il giorno 4 ottobre 1876 la festa deli’onomastico di Sua Maestä II Nostro Augustissimo Imperatore, il corpo insegnante e la scolaresca presero parte alla solenne fuuzione celebrata in questa concattedrale. II 25 maggio di quest’ anno sarä, sempre giorno rimarcbevole pell’ istituto. Sua Eccellenza il Sig. Ministro deU’istruzione D.r Carlo cav. do Stremayr, al cui nome va congiunto il vigoroso indirizzo impresso al- l’istruzione pubblica nel nostro Impero, visitö in dotto gioruo l’istituto, ac-compagnato da Sua Eccellenza il Sig. Luogoteneate, Felice Barone Pino de Friedenthal, nonchö dagli Illustrissimi Signori Ispettori scolastici Ernesto Dottor Gnad ed Antonio Klodic. I giorni 18, 19, 20 Marzo furono tenuti gli esercizj pasquali colla gentile cooperazione dei Iteverendissimo Signore Francesco Pe-tronio Preposito capitolare e paroco della cittit. L’ispezione deli’ istituto segul i giorni 11, 12, 15, 16 Giugno per parte deli’ 111. Sig. Ernesto D.r Gnad, Ispettore scol. provinciale delle scuole medie nel Litorale. II Ginnasio continuö a godere dei benevolo appoggio da parte delle Ecc. Autoritä scolastiche preposte, nonohü dalla Spett. Giunta provinciale e dal Municipio locale. Videsi con particolare soddisfazione molto caldeggiata l’istitu-zione dei fondo di beneficenza, che ha poco piü di un anno di vita ed oltre ai larghi sussidi concessi a scolari poveri, dispoue attualmente d’un capitale di fiorini 900 in obbligazioni dello Stato e di un importo non irrilevante disponibile, da investirsi, a tenore degli statuti, col termine deH’anuo scolastico. Fra i benemeriti dei prosperamento di detta istituzione va in prima linea menzionata l’Inclita Giunta prov. che colla solita squisita cortesia al dimandar precorre. Lo spett. Munic. di Pola accrebbe il capitale dei fondo coli’ elargizione dell’ importo vistoso di f. 100. Vi contribuirono il Municipio di qui e quello di Cherso, lo Spett. Consorzio dei Sig. proprietarj di saline di qui o di Pirano, il primo dei quali si dimoströ in particolare tenerissimo dei benessere dell’ istituto in talo riguardo. Gli scolari agiati provvidoro pure generosamente alla sorte de’ loro compagni poveri. Copiose ri-sorse derivarouo poi a detto fondo dali’ Accademia di mušica e poesia teinitasi a tutto merito dei Sig.i Professori abb. Schiavi, Simsig o Persoglia li 25 Aprile a. C., nella quäle occasione il trattenimento apprestato colle sole for/.e del Giiinasio venne accolto cou dimostra-zioui di cortese deferenza dali’ eletto pubblico clie vi concorse numeroso. GESTIONE DEL FONDO Dl BENEFICENZA PURANTE l'anno scolastico 187G-77 A. Iuiroilo 1 Avanzo dnpo 1’ iuvestita del capitale emerso alla fine deli’an. 1875-76. f. 20.98 2 Dairincl. Giunla prov. deli’ Istria . . . „ 100 — 3 Dal Municipio di Pola ,, 100 — 4 Dal Municipio locale „ 30 — 5 Dal Comune di Cerso ,, 20 — 6 Dal Consorzio Sali in luogo . . . . . „50 — 7 Dal Consorzio Sali di Pirano..................„ 30 — 8 Dal Sig. D.r de Bidli „ 15 — 9 Oontributo degli scol. „ 81.23 10 Interessi di obbliga- zioni................„ 8. 40 11 Dali’ Accademia del 25 Aprile . ... „ 339. 30 Totale f. 794. 91 fior. d’ arg. 9 — Vereinsthaler 1 — R. Esito 1 Snssidi a scolari f. 141. 70 2 Libri comperati per scolari poveri 3 N. 7 Obbligazioni di Stato . . . 4 Špese per 1’ Acca-demia del 25 aprile 5 Spase accessorie , Totale — „ 427. 93 „ 26. 60 v — 42 f. 687. 65 Riassunto — Attivo, 1) N. 9 obbligazioni di Stato del- 1’ importo nominale di fiorini . . 900 — in argento f. 9 — vereinsthaler 1 — 2) Avanzo di cassa emerso dalla ge-stione 1876-77 . . . . „ 107. 26* I0\l)0- LIRRI Comperati....................................vol. 150 Donati da študenti..............................v 20 Donati dal 1 ib r. Hölder................, . „ 2 Donati dali’ Incl. Municipio locale, fra testi scol. adoperabili ed iuadoperabili . ■ . • 190 lnsieme vol. 362 *) Qucsto importo verra capitalizzato detratti f. 15, quäle premio “do Uelli,, da oonferitsi quest’anno ad un giovanetto povoro della classe seconda. Dispacci superiori 1) Per disposizione miuisteriale di data 2 Maržo a. c. N. 20513, a questo i. r. Ginnasio venne concesso lo scambio dei Pro-grammi coi Ginuasii della Germania. 2) II docente effettivo Sig. Giuseppe Vettach ottenne col Decreto dei 4 Novembre 1876 N. 2718 la conferma nell’ ufticio ed il titolo di professore. 3) In evasione ad analogo rapporto della Direzione di data 2 Febbrajo a. c. N. 153, veniva comunicato col Disp. 27 Maržo a. c. N. 4083 dell’Ecc. i. r. Cosiglio Scol. prov., che 1’Ecc. Ministero aderi alla proposta di stanziare nel preventivo deli’ auao 1878 la somma di f.ni 250 qiwle dotazione straordinaria ad meremento del Gabinetto di storia naturale in questo Ginnasio. 4) Coll’oss. Decreto 24 Aprile a. c. N. 625, 1’Ecc. i. r. Consiglio scol. partecipava la disposizione, che quiud’inuanzi, dopo ogni esame di maturita, debbasi presentare 1’elenco dei caudidati lioa ap-provati, per portarlo a conoscenza degli altri istituti XCX S’ insinuarono pell’osaino di matuiitä, al termine deli’anno scolastico 1876-77. Študenti pubblici del Ginnasio 10 | Candidati esterni .... 2 Durante 1’ esame in iscritto, cbe fu tenuto i giorni 25, 2G, 27, 28, 30 Giugno p. p. furouo elaborati i temi seguenti: 1) Lingua italiana: 11 ministero della mano in opere d'arte e di caritä. Un candidato esterno ebbe un tema speciale d’ italiano, es-sendosi presentato piü tardi. II tema suona: Grajis Ingenium, Grajis dedit ore rotundo Musa loqui. (Horat). 2) Versione dal latino in italiano: Tacit. Ann XIV, 53 (at Seneca etc). 3) Versione dali’italiano in latino: (Brano tratto da G. Gozzi:) Narra Epicuro che Protagora da giovane etc. 4) Versione dal greco in italiano: Xenopb. Cyrop. VI 4, 12-20 (ed. Dind) (un discorso di Giro). 5) Lingua tedesca: (Allegoria,) Fra le deitä Aurora si lagnava etc (brano tratto dall'Ant. ital. Filippi). — 6) Matematica($/quesito; Qual e il numero di due cifre in cui la prima a destra e doppia deli' altra, e che diviso per il prodotto delle sue cifre da per quoziente 3. N^°. quesito: Ad un tale che vuol vendere la sua casa si presentano tre compratori; A, gli offre 25.000 f. subito; B, 40000 dopo 8 anni e C 5000 subito, 10000 dopo 5 anni e 30000 dopo dieci anni. Quäle e la mi-glior offerta?\JIII0 quesito: Che raggio deve avere una sfera acciocche abbia lo stesso volume di un pristna retto, la di cui base e un poli-gono regolare di 7 lati, ciascun dei quali e eguale a 0'523e la di cui e altczza eguale a 0 d3m ? Gli esami a voce principierano li 2. Agosto p. v. L’esito verrä, publicato in appresso nel foglio utficiale del Dominio. ELENCO D’ ONORE Al termine deli’ auuo scolastico 187G-77 hanno riportato nel profitto la prima classe con eminenza. neirVHP CI. Rizzi Lodovico Martinolich Pietbo Kramer Enrico Grozich Giuseppe uella TIP CI. Lius Antonio Longo Pietro uella VI» CI. Minutti Rodolfo Negri Giovanni de Belli Nicolö Fonda Pietro nella V»