ANNO XVII. Oapodistria, 16 Gennaio 1883. N. 2. DELL'ISTRIA Esce il 1" ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. ANNALI ISTRIANI (lei Secolo (lecìmoterzo. 1234. — Crepeliano (ora Kreple), 9 ottobre. - Il decano capitolare di Trieste, stipula in nome dei canonici della cattedrale, consenziente il vescovo eletto Leonardo, convenzione con Mainardo Conte di Gorizia riguardo al quartese della decima di Longèra, di cui l'aveva investito Vevnardo già vescovo di Trieste. Il Conte obbliga sè stesso e successori a corrispondere al Capitolo annualmente XII staja di frumento della villa di Corneliano. Fra testimoni figurano Vernardo Signore di Moccò e Vossalco Signore di Momiano. Cod. dipi. ist. - Orniteo Lusanico. Sopra le mon. dei vesc. di Tr. p. 34 ; - Kand. Ind. p. 38, - Manz. Ann. del F2. T. II, p. 318, - e Oapp. Le Ch. d'It. - T. VIII, p. 690. Il nostro distinto storiografo, Carlo de Franceschi, ora domiciliato a Pisino, ci invia la seguente lettera, che noi di assai buon grado pubblichiamo, colla certezza anche di ricevere in avvenire i preziosi suoi studi, attinenti alla storia e archeologìa istriana, in continuazione a quelli già stampati da lui nella ^Provincia" tino da oltre un decennio : Scoperte archeologiche Pisino, Gennajo 1883 Pregiatissimo sig. Redattore, Le spedisco due nuove iscrizioni romane, scoperte in questi ultimi mesi. La prima (ad 1) fu rinvenuta in un orto del sig. Aut. Rossi, sul colle del Castello di Pola, presso Port' Aurea ; la seconda (ad 2), presso Altura, e mi fu co- Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. manicata dal capitano Schram. Entrambe trovansi ora nel Museo. 0111E SVAVIS LIBE FECIT LOQVOQVE PXII 2. IA.M.F. MAXIMA A FORTICUS • SOLO • S DEDIT Sul monte Zaro di Pola fu scoperto un sepolcro romano, scavato nella roccia, con entro varj oggetti di cotto e di bronzo, fra cui merita speciale menzione uno specchietto in bronzo, cesellato ; — oggetti questi in possesso del sullo-dato sig. Schram. A S. Lorenzo del Pasenatico presso Parenzo fu trovato un idoletto di bronzo, romano, ora in possesso di quel sig. Parroco, Don Radossich. Con tutta stima, Devotissimo G. D. F. Le Terme di Monfalcone*} Qualche cosa di simile è già stato progettato, ma con insuccesso. Una commissione non fu neppur capace, benché pienamente d'accordo nella massima, di portare a Trieste il fiume Tim^vo; a Trieste, la cui straordinaria mortalità è specialmente causata dal cattivo drenaggio e da insufficiente provvigione di acqua. Nò si è approfittato di aprire la solida diga, che unisce la lanterna alla spiaggia. I sapienti Romani *) Dall'opera di Buvton: The Termae of Monfalcone London, Horace Coi, 1881. Continuazione, vedi i N.ri 6, 8, 9, 10, 14, 16, 18, 20, 22, 23, e 24 a. d. e n. 1 dell' anno corrente. avevano un riparo arcato, che permetteva alle acque la loro libera azione, prevenendo così l'interramento del ^sacchetto" o porto interno. Ma qui all'intorno non v'è ancora quello spirito di cosmopolitismo, che ha prodotto tante meraviglie nella Francia settentrionale e nella Svizzera. La stupenda plaga di paese fra Vienna e Trieste è ignota alla gran massa dei viaggiatori. I bagni di Baden presso la capitale dell'Austria invitano a voce alta 1' Inglese brontolone. Qui gli austriaci pagano con pronta moneta conti che danneggerebbero la riputazione di un albergo di campagna. Uno stabilimento per le terme di Monfalcone fu caldamente propugnato nel 1878 dal Dottor Lorenzutti. „Ma se abbiamo veduto, dice questo egregio, che le nostre termali possono giovare in tante e così frequenti malattie, perchè mai, domando io di nuovo, elle sono cotanto alle altre posposte? Non dubito ripetere, che una delle cause principali, e forse la prima, perchè tanti dei nostri malati cercano lontano quello che troverebbero vicino, sta in ciò, che le nostre fonti o mancano affatto di stabilimenti, oppure perchè gli esistenti od i luoghi ove questi son posti od i siti vicini non offrono che pochi o nessuno di quegli agi, onde con tanta larghezza vanno provveduti i lontani. Oh davvero che spirito d'intraprendenza, che tanto anima i nostri comprovinciali, ed i Triestini in ispecie, non dovrebbe lasciare quasi negletti così fatti tesori ! Se in altri siti e lungi dall' abitato e lungi da grandi città si seppe trarre profitto da fonti minerali ancora, che la scienza chiama indifferenti '), e vi si fabbricarono comodi e suntuosi edilizi, e se colà e i proprietari di quelli e le rappresentanze comunali e provinciali fanno a gara ad allettarvi a migliaja gli affluenti, supplendo coli'arte agli avari doni di madre natura; perchè da noi soltanto non si vorranno imitare gì' impellenti esempi, da noi, che pur possediamo fonti salutari cotanto preziose, e in sì amene posizioni, e tanto vicine a popolose città? La materia la abbiamo e ottima veramente, ma conviene informarla, ma adattarla dobbiamo ai nostri bisogni, alle esigenze dei tempi e non trascurarla finché altri giunga poi da lontano, lontano, e con sorriso beffardo ci inviti ad ammirare l'opera, che noi non volemmo creare!" ') Kiinierbad presso Cilli, Tobelbad presso liraz, Vtislau presso Vienna appartengono alla classe di tenne indifferenti. Vedi pap. 258 dell'Arzneimittellehre del Dr. Emilio Dillnberger, Vienna, 1861. E Krapina pure vi appartiene; vedi -di Mineral-juellen zu Krapina-TOplitz uiichat Boitsch di V. L. Tanzer. Vienna. 1861. E nullameno quale è il concorso a quelle acque in confronto alle nostre?! Dr. L. Lorenzutti. X. d. T. Benissimo detto e assai a proposito! Ma son passati tre anni, senza che siasi fatto un solo passo, e sarebbe tempo di farlo per quella persona invidiosa, che è il forestiero. Un capitale inglese, fruttante poco in patria, fu ora impiegato nelle miniere di ferro della Carniola, ed io sono j certo, che l'esito ne sarà soddisfacente. Monfal-j cone è anche una località, ove con piccola spesa j si assicurerebbero di grossi guadagni. Cinquanta j mila lire sarebbero sufficienti a fare delle aggiunte e dei miglioramenti alle terme, ed a fabbricare uno stabilimento che attirerebbe cento persone sopra ogni venti che vi accorrono al presento. Una „Società Monfalcone" (Società d'azionisti, con limitati obblighi commerciali) aumenterebbe facilmente il denaro, ed un direttore tedesco o svizzero farebbe il resto. Il ritorno in carrozza da Monfalcone a Trieste può essere più variato col cambiare la strada diritta che attraversa Prosecco colla via rotonda del villaggio di Opicina. Questa Sopra - grotta (o-pcina - sopra il buco) è così appellata, perchè : sotto di essa corre, come ho detto, il sotterraneo i „Recca-Timavo." Il nome fu latinizzato in Opicina | da quelli che trovano dappertutto vestigi dell'Impero Romano. A Opicina, ove l'aria è balsamica, si fa breve sosta per godere il bel panorama dall'Albergo dell'Obelisco. Guardando verso settentrione o verso occidente, l'occhio spazia sopra il Carso, che è un deserto di pietra calcare del colore del colombo, e che sta ricuperando 1' antica sua condizione coli'imboschimento. Una vallata sensa fiume percorre gradatamente la salita, spezzata soltanto da onde di pietre fino all'ardito sostegno del Na-nos (Al naso), che è il limite del viaggiatore prima di giungere a Trieste. Questo è il Mons - Regius, ove Alboino, re dei Longobardi, piantò la sua lancia sulla più alta cima, e gettò il primo sguardo sul ricco paese, che stava per conquistare. Più lungi all' ovest, sopra un altro piano sorge il Triglava o Terglou, la corona dalle tre teste ed apice delle Alpi Giulie, sezione Carintiana. Durante la maggior parte dell' anno fauno pompa di uno spettacolo glorioso e splendido. Nulla di più imponente delle cime biancheggianti di neve, che s'ergono al cielo di zaffiro, coi loro declivi cadenti nel profondo della vallata, ambedue splendide di vergine ermellino, ora smaltato d'azzurro chiaro, ed ora di una tinta rosea la pili gentile, quando riflettono il primo e 1' ultimo sguardo del sole. Xè differente è il panorama verso il mare a mezzogiorno. Diritto, in fronte, si stende l'Adriatico, un oceano di scintillanti turchesi, che svanisce nel blu leg- giero dell'orizzonte. A destra giace Yhumilis Italia, le cui acque basse stanno formando lentamente ina certamente, nuove spiaggie per nuove città, e spingendo innanzi promontori e moli naturali dalla pianura porporina ,11 mare intralciossi nella terra." (Continua) Analisi dei terreni del circondario di Trieste Rileviamo con piacere che l'Eco Industriale di Trieste, si occupa di applicazioni per l'industria agraria, la quale è certo la principale industria di questi paesi. L'ultimo numero del 2 gennaio contiene un'importante relazione del Sig. Prof. Vierthaller sulla natura chimica dei terreni arabili del circondario di Trieste. Le ricerche furono fatte per incarico della Società agraria triestina, su campioni di terra dove si pratica una coltivazione agraria, e precisamente delle contrade S. Croce, Opicina, Prosecco. Rojano sup., Rojano inf., Cattinara, Basovizza e Servola. Secondo la classificazione di Gasparin, tutte le terre del Circondario apparterebbero al gruppo dei terreni tenaci, mobili, e continui. Le terre di Opicina e Basovizza sono argillose e poco calcari ; quelle di S. Croce Rojano, Cattinara e Servola sono silicee e calcari ; la terra di Prosecco argillosa silicea ; tutte poi sono ferruginose, ma le più scarse di ferro sono quelle di Rojano, Servola, Cattinara. Le terre relativamente più ricche di sali potassici sono quelle di S. Croce, Prosecco, Opicina e Rojano. L'autore conclude col classificare le terre analizzate di natura indubbiamente fertile. LA NUOVA IMPOSTA L' operato d' estimo, e di classificazione de' fondi, come fu pubblicato dalla Commissione centrale, fissava il reddito della Provincia, a f. 1,351,225,54, aggravato dall' imposta di f 298,620:97, ripartita il tutto come segue : su Capodistria reddito 301,005:92, imposta 66,522:31 Parenzo „ 354,244:50 „ 78,332:35 Pisino „ 261,212:74 „ 57,728:02 Pola „ 227,650:46 , 50,310:75 Volosca „ 108,154:47 „ 23,902:14 Lussino „ 98.757:45 „ 21,825:40 Ultimate tutte le procedure di revisione sui reclami prodotti si presenta: Capodistria col reddito di f. 295,695:30, e col-l'imposta di f. 67,122:83, quindi con diminuzione di reddito per f. 5310,62, c non pertanto con un aumento d'imposta di f. 600,52. Parenzo col reddito di f. 343,377:69, e coli' imposta di f. 77.937:66, quindi con diminuzione del red- dito di f, 10.806:81, ed ugualmente con diminuzione d'imposta di f. 394:69; Pisino col reddito di f. 247,296:95, e coli' imposta di f. 56,136:41, quindi con diminuzione di entrambi, del reddito cioè per f. 13,915:79, e dell'imposta con f. 1591:61; Pola col reddito di f. 227,718:58, e coli' imposta di f. 51,692:12, perciò coli'aumento di entrambi, del reddito cioè per f. 68:12, e dell'imposta per f. 1381:37: Volosca col reddito di f. 105,830:10, e coli' imposta di f. 24,023:43. quindi con diminuzione del primo per f. 2324:37,e coll'aumento della secondaper f. 121:29; e Lussino col reddito di f. 97,833:05, e coli' imposta di f. 22,208:10, perciò con diminuzione del reddito per f. 924:35, e coli' aumento dell' imposta di f. 382:70. Facendosi iufine il confronto fra 1' imposta anteriore al nuovo catasto, cioè quella prescritta per 1' anno 1880, troviamo le seguenti risultanze; Capodistria pagava fior. 75,823:66, e perciò pagherà in meno fior. 8,700:83. Parenzo pagava fior. 93,618:95, e pagherà in meno fior. 15.681:29. Pisino pagava fior. 47,888:70 l/2 e pagherà in più fior. 8,247:70 '/,. Pola pagava fior. 59,740:86 '/4. Volosca pagava fior. 32.434:83 e pagherà in meno fior. 8,411:40. Lussino pagava fior. 32,295:81 '/2 « pagherà in meno fior. 10,087:71 % CORRISPONDENZE Dall' Istria, Gennajo 1883. Colgo 1' occasione dell'anno nuovo per manifestare alcune idee, che da lunga pezza mi frullano in capo. Nel primo periodo dell'anno corrente avranno luogo le elezioni dei deputati alla Dieta istriana ; di quelli cioè che hanno a reggere e a tutelare le sorti della nostra provincia, difendendo specialmente i suoi diritti e la sua civiltà rimpetto ad un elemento eterogeneo, che ci fa guerra ad oltranza per avere un giorno o l'altro il sopravento. Ad impedire ciò, io non vedo altro spediente, che di porre sollecitamente in pratica il voto manifestato più volte dai nostri buoni patriotti : Unione e concordia-, tutti animati, senza distinzioni di caste e di seggi, ali utile ed al progressivo sviluppo della nostra patria comune. Ecco il benedetto vessillo, alla cui ombra dobbiamo metterci tutti nell'anno novello, se vogliamo porre un argine all'inondazione che presto o tardi irromperà come furibondo torrente, alimentato da torbidi è continui acquazzoni. Ma finché vi staranno di mezzo indolenza, apatìa e gare campanilesche, la navicella della nostra provincia minaccierà di affondare. Qui tornerebbe acconcio di parlare di quell'importante istituzione provinciale, che è la Società Agraria per eccitare i più animosi a darle quella vita che è richiesta dagli imperiosi bisogni della nostra epoca ; ma è meglio pazientare un poco, colla certezza che i nostri deputati le daranno nn nuovo indirizzo. Insomma a tagliar corto, è ormai giunto il momento di scuotersi, di operare e di agire uniti e concordi. Quanti articoli, d' interesse comune, non si potrebbero anche leggere sui periodici provinciali, se la gioventù studiosa si prendesse la briga di scrivere. Ha ben ragione l'Istfria di prorompere in queste parole: „Quanti sono j poi i giovani che si facciali conoscere ed apprezzare J sulla Provincia? Perchè non si scrive e non si cerca , di sviluppare le proprie idee, ed i propri convincimenti o artistici, o letterari, o scientifici, o amministrativi che sieno ? Dico questo, prosegue il sullodato giornale, , perchè la uostra provincia spende uua bella sommetta sia per stipendiare ogni anno, sia per sussidiare i giovani alle Università." Dunque, dico io, chi semina ha divitto di raccogliere ; e reputo dovere di ogni cittadino quello di coadiuvare la stampa cittadina col frutto dei propri studi, o con quello della propria esperienza non scompagnati sempre da tenacità di buon volere, e di onesti propositi. Facendo così saremo sicuri di ottenere una buona rappresentanza provinciale ; altrimenti le nostre assemblee saranno popolate dagli slavi, che tenteranno, come ora, di attutire le nostre più giuste aspirazioni, e di soffocare la nostra antica civiltà, senza la quale l'Istria esisterà soltanto di nome, o si dovrà ancora esplorare dai Lovisato e da altri. G. D. n^Totisie Per ordine dell'I. K. autorità distrettuale di Parenzo venne sequestrata 1' Istria del 13 coir, in causa di un articolo sulla lingua del foro istriano. Venne pubblicata uua seconda edizione del periodico. L'onorevole redattore dell'„Istria" ha risposto nell'ultimo numero del suo periodico alla lettera pubblicata nella «Provincia" del 1 gennajo, direttagli dal prof. Tedeschi . Ci piace - risportare la risposi*, e in pari tempo non possiamo esimerci dal ringraziare l'onorevole collega delle cortesi espressioni indirizzate al nostro periodico. Lo facciamo volentieri, in quanto che non si tratta d'incensi inviati a noi, ; che attendiamo quasi sempre e da tanti anni alle minute cure della stampa e dell'amministrazione: iliadi elogi inerita mente tributati ai nostri egregi collaboratori, tra i quali, primissimo, l'egregio nostro comprovinciale prof. Tedeschi. Ma come si fa a tacerlo? Oltre l'elogio, c' è, per naturale conseguenza l'appello di concorrere con l'associazione ... e qui, scritte quattro parole, 1' ottimo collega manifesta già il dubbio che si possa rimproverarlo di farci la reclame pagata, e smette. Forse ha ragione; non si risparmia nessuno e nessuna cosa ; se c'è perfino chi crede, giacche parliamo di no5, che'la «Provincia renda quanto una vigna!! Possiamo entrare in discorso, senza dare soverchia importanza alla cosa, proprio a testa alta e con una buona patente di minchinnieria ; chè in fatto di reclame, abbiamo la coscienza netta; e se talvolta abbiamo ricevuti rimproveri dagli amici, fu soltanto per non avere ascoltato i loro suggerimenti, onde metterci anche noi ini po' più sulla moda del gierno ; ammesso che la r clame sia invenzione moderna; mentre invece vi sta contro la famosa coda del cane di Alcibiade . . . Ma, anche questa che andiamo scrivendo, è reclame bell'e buona ... e sia! Ci sia infine permesso rivolgere pubblicamente una parola ai nostri comprovinciali, colla preghiera di ricordarsi delle loro ripetute promesse d'appoggio, e così pure ai nostri giovani studiosi colla stessa preghiera di mandare a noi, con piena confidenza, i loro lavori, che noi accoglieremo come abbiamo fatto per lo passato, col più vivo interesse. L'incaricato all'amministrazione, letta la prova di stampa, supplica perchè almeno in fondo di colonna, sia spesa uua parola anche a vantaggio suo. Prega, cioè, i signori associati a voler essere un po' più esatti ne' pagamenti, per non costringerlo a ripetuti inviti e registrazioni, che sono cagione di spese e perdita di tempo. Or'ecco la risposta suaccennata, che togliamo dall' «Istria* del 6 corrente: ......il prof. Tedeschi mi usò l'ambita cortesia di rispondere pubblicamente con una lettera alle poche parole che ho gettate, così alla rinfusa, nel n. 50 di questo pe. iodico al suo indirizzo. La risposta equivale ad un nuovo squarcio di sana critica, che io sono ben lieto d'aver in qualche modo compulsata ; quantunque possa sembrare in me un mal celato spirito di vanità di volerla scialare da letterato. No, no, professore, non fu la vanità che mi fece parlare; ma un certo prudore indefinibile di trattare talvolta di cose estranee alla prosaccia in cui mi avvoltolo. Ardirei persino di contraddire alle più lampanti verità, pur di spaziare un po' pei campi eterei dell'arte e delle lettere. Questa confessione mi serva di scusa. Dopo ciò, sarebbe una caricatura il replicare da parte mia, tanto più che nel generale siamo d'accor-dissimi. Tuttavia mi lasci d;re ancor questa, anche per esplicare un po' meglio il mio concetto. Un autore può essere artisticamente grai'de e civilmente mediocre; e viceversa. La sua maggiore o minore eccellenza dipenderà adunque dal connubio più o meno ampio di queste due qualità. 1 greci furono inimitabili uon peraltro perchè accoppiarono in sommo grado, più che ogni altro, questo doppio valore.. Alla stregua di questi criteri, ed in rapporto a quel tanto che vedemmo effettuarsi in Italia dal 15 ini poi, crede lei che Manzoni non possa offrire qualche lato debole ? Per me credo di sì, quantunque stia fermo sempre nel dichiarare, che Manzoni non cessi di essere perciò i! prototipo e lo specchio fedele del tempo in cui vwtse letterariamente — dal 1805, cioè, quando, se non erro, ha cumiuciato a scrivere, siuo al 1825 quando, si può dire* ha cessato — tempo di grande riflessione, di studioso raccoglimento e, sepratutto, di desolante sfiducia. Questo effetto producono in me le opere del Manzoni complessivamente prese. — E non proseguo ; prima per non dire, spropositi, poi perchè mi sembrerebbe di commettere un vero peccato mortale, caco mai qualcheduùo non accettasse cum granu salis queste mie osservazioni ; anzi prendesse argomento di non teneie forse in quella elevata e venerata estimazione che si merita l'Autore dei «Promessi Sposi". Pur troppo c'è la moda in oggi anche di vituperare senza saperne il perchè. Inquanto al tu dell'esordio, la sarebbe bella, caro professore, se non fosse altrimenti. Io me lo ricordo con orgoglio il syo tu di Trieste e Padova, e mi sembrerebbe di essere scapitato nella sua benevolenza se avesse mutato registro. — Doll'estimazione poi che in genere si ha della Provincia, dice anche bene lei quello che dice ; ma vorrei, capisce, in primo luogo, che non ci fosse famiglia in Istria, che non tenesse quesito nostro buon periodico. Io non so quanti abbuo-nati abbia la Provincia, ma pel suo valore e pel suo prezzo ne dovrebbe contare a migliaia. Eppure . . . non credo uè abbia tanti .... basta, lasciamola là, e non dico di più ; che non mi credano forse stipendiato per farle la réclame! Mi permétta, professore, in secondo luogo-, un altro sfogo di confidenza, che , vorrei farglielo in tutta segretezza, o, come dice lei. | proprio in famiglia. Quanti sono poi i giovaui che »si j facciano conoscere ed apprezzare sulla Provincia ? : Perchè non si scrive e non si cerca di sviluppare le j proprie idee, ed i propri convincimenti o artistici, o : letterari, o scientifici, o amministrativi che sieno ? Dico questo perchè la provincia spende una bella sommetta. sa, ogni anno, sia per, stipendiare, sia per sussidiare i giovani alle Università. E qui finisco sena' altro ; non senza ringraziarla ancora tanto tanto per la squisita benevolenza addimostratami anche in'questo incontro. (L'Istria. 6 Gennaro.) Appunti bibliografici Epistolario di Alessandro Manzoni raccolto e annotato da Giovanni Sforza. Volume secondo. Milano. Paolo Carrara editore. L'editore ci avverte nella prefazione che questo doveva essere il secondo ed ultimo volume, ma che gli sono pervenute moltissime lettere, scritte dal Manzoni a Vittorio Cousin e ad altri dotti francesi, onde egli ha divisato di mettere quanto prima insieme un terzo volume che sarà l'ultimo definitivo, e non in stile da cartellone. Ben venga adunque intanto il secondo volume del quale qui si ha ora a discorrere, avendo già detto del primo (Num. 14. 1882). E per prò- j cedere con ordine divideremo la materia così: lettere che contengono curiose notizie sulla vita, sugli scritti e sugi'intendimenti dell'autore; item j relative alla questione sulla modestia manzoniana; j lettere d'argomento religioso e sulla famosa que- ; stione della lingua. Tra le prime ritrovo a pagina 105 uua notizia riguardante il nostro paese. È una lettera : diretta al conte Camillo Laderchi a Ferrara. Da nota apposta dal raccoglitore Sforza rilevo che il Laderchi strinse amicizia con Silvio Pellico, che fu involto nel noto processo, preso e condannato a quindici anni di carcere nello Spielberg. Ma fu richiesto dal Papa, chiuso uella fortezza di Ferrara, poi lasciato libero per la città di giorno, a patto di ritornare in gattabuja la notte. E fu davvero un pan unto! Nel 1858 prese in moglie la baronessa Paolina Falckuer di Trieste, non men che la madre di lei, a più italiani benefica e dell'Italia amantissima. Quelli, se pur ve ne sono ancora, che credono il Manzoni estraneo al movimento nazionale ia leggano le lettere scritte nel 1848 e 1849. Dopo la capitolazione di Milano, il Manzoni si rifugiò in Piemonte, visse per tre anni a Lesa, e fu eletto deputato del collegio di Arona ; onore che egli rifiutò, non già per indolenza, ma perchè inetto a parlare in pubblico causa una semibalbuzie. Ma la notizia ghiotta, e che ha già fatto il giro dei giornali, si è che egli mandò alla Concordia, per mezzo del conte Gabrio Casati a Torino un articolo serbando il più stretto incognito. Non si sa però se l'articolo fu stampato e il Fanfuìla della Domenica eccita tutti ì lettori, che hanno buon naso ed arte frugatoiia, a cercare nella Concordia, dopo il Novembre del 1848, un qualche articolo che dia indizio di essere farina di quel tal sacco ; e finora bujo pesto. In una lettera alla signora Luisa Collet a Parigi ci sono alcune strofe di un inno inedito — I Santi —; e qi" le trascrivo: A Lui che nell' erba del campo La spiga vitale nascose, Il fiì di tue vesti compose, De' farmachi il succo temprò, Che il pino inflessibile agli austri, Che docile il salcio alla mano, Che il larice ai verni, e lontano Durevole all'acque creò; A quello domanda, o sdegnoso, Perchè sull'inospite piagge, Al tremito d' aure selvagge, Fa sorgere il tacito fior, Che spiega davanti a lui solo La pompa del pinto suo velo ; Che spande ai deserti del cielo Gli olezzi del calice e muor. Sono versi novenail poco armonici e poco usati; ma che oggi, con gli orecchi abituati alle armonie dei calderai, porrebbero anche tornare di moda. Il movimento grammaticale de"e tre prime strofe è identico a quello dell'ode — Soffermati sull'arida sponda - : eh- potrà distinguere nel Po le acque de' suoi confluenti, quello ancora ecc. ecc.; e ciò sia detto con la. debita riverenza, è un tantino stiracchiaco. Così mi sia lecito osservare che nelle due prime sirofe si sente più il botanico che il poeta: è noio come il Manzoni fosse un agronomo intelligentissimo nella sua Brusuglio. Nei due ultimi versi c'è un' idealità, un concetto pomposamente romantico, che può piacere un momento, poi sfuma. A proposito di versi, in una lettera all'israelita Marco Coen di Venezia, che era in sulle ventitré e mezzo di convertirsi al cristianesimo, trovo scritto — „Ma sopratutto la (la grazia della conversione) domandi a Lui per l'intercessione potente di quella santa, benedetta, gloriosa, misericordiosa figlia di David ecc. ecc..... (pag. 85). È un accenuo ai versi dell' inno — Il nome di Maria — „Non è Davide il ceppo suo ?.... Ancora una notizia. Per l'edizione illustrata dei Promessi Sposi, che costò tante sollecitudiui all'autore, come si ha dalle prime lettere di questo volume, il Manzoni ci rimise del suo quarantamila lire. Aveva ben ragione adunque l'autore di scrivere: Pensino i miei venticinque lettori ; nou è una frase modesta, è ironia bella e buona. E ci pensino un po' i trenta milioni e più d'Italiani. In Inghilterra ci sono tante società più o meno eccentriche ; in Austria c' è la società che non lascia passare a Cormons le ceste e le stie troppo stivate di galli e di galline : facciamola anche noi una bella società contro il maltrattamento degli autori, i soci della quale 8' impegnino a non prestare mai un libro nuovo a nessuno, pena un triplice pubblico grugnito con relativa ciucciata all' americana. Ed ora alla questione sulla modestia del Manzoni. Ce ne dà occasione la seguente lettera diretta a Capodistria all'abbate Schiavi (pag. 382) Chiarissimo Signore, Mxl&no, 29 gennaio 1871 Stavo per presentarle le mie scuse per il ritardo a rispondere alla sua cortesissima lettera del 6 corrente (ritardo cagionato da poca salute e da occupazioni forzose) quando ricevetti l'altra del giorno 27. Adempio ora al grato dovere di renderle vive grazie per il pregiatissimo dono di vari suoi scritti, e devo insieme presentarle altre scuse, del mio non poter corrispondere all' indulgente di lei desiderio di un qualche mio componimento sopra un soggetto (1) degnissimo bensì, ma appartenente ad una materia, nella quale io sono ignorantissimo, quale è quella delle Belle Arti. Gradisca l'attestato del distinto ossequio col quale ho l'onore di rassegnarmele Devotis. obbligat. servitore Alessandro Manzoni (1) Il pittore Michelangelo Grigoletti. Prima di tutto le debite grazie al professor Schiavi che ha procurato così a Oiipodistria l'alto onore di figurare nell'epistolario del Manzoni. Vedano un po' quei signori di Zagabria dove noi guardiamo come a nostro speglio. Ma lasciamola lì e torniamo all'argomento. Il Manzoni si dichiara in questa lettera Ignorantissimo in fatto di Belle Arti. Bugia, bugia officiosa; e questo volume ci dimostra che Ser Alessandro sapeva quando gli tornava, dire la sua opinione anche in fatto di belle arti e sostenerla con la sua buona tabella. Sentite: — „ Quella linea, a sezione di circolo, mi par dura e prolungata oltre il dovere sulla faccia di D. Abbondio." (pag. 17). E altrove: „— La figura del bravo seduto mi pare un po' forzata, e che il braccio che posa col gomito sul panchetto medesimo, sia forse troppo lungo (pag. 24). Così in questi ed altri luoghi il Manzoni rivede le buccie all'incisore Gonin che lavorava per l'edizione illustrata dei Promessi Sposi. Certo che il Manzoni poteva anche ignorare che avesse esistito il Grigoletti; ma, ripeto, quella grande ignoranza rimane esclusa. E di questa sconfinata modestia che si ha a dire? Non mi rimane, che di ripetere quanto ho detto altrove; e che il Manzoni desiderava vivere quieto e in pace i suoi ultimi anni, senza essere seccato dalle solite noie che toccano agli uomini grandi, e leggere gli sproloqui di Tizio e giudicare i veisi di Caio. E a chi lo pregava di accettare un qualche onorifico incarico, o la dedica di un'opera, l'illustre vecchio scriveva: — „Ciò sarebbe una cagione di vero e continuo turbamento alla mia vecchiezza, che, per quaggiù, non aspira ad altro che alla quiete." (pag. 229). A quelli poi che immaginano un Manzoni con le ali d'oro di serafino, annichilito, ingobbito dall'ascetismo, o quale fraticello da potersi prendere a torsoli per le strade come il matto, per amor di Dio, fra' Jacopone da Todi, consiglio di leggere la lettera a pagina 215 diretta all'abbate Galli, che aveva avuto la petulanza e la sfrontatezza di accusarlo, vedete un po' di superbia, perchè non si era degnato di rispondergli subito, e di accettare l'incarico di rivedere una sua traduzione della Poetica d'Orazio. Il Solitro, come si rileva da nota, avvertì il Tommaseo d'un bel tiro del Manzoni. Non dice : — la sua traduzione della Poetica d'Orazio, ma la traduzione della sua poetica d' Orazio. È una trovata e vale tutte le sfuriate del Carducci contro i suoi critici nelle Confessioni e Battaglie. Cosi da moltissime lettere si ha pure che il Manzoni, invitato a dire il suo parere sulle opere altrui, se ne sbriga con la solita forinola della modestia, per non dire cose ingrate agli autori. Ma date gli venga tra le mani l'opera di uno scrittore di primo rango, allora ei saprà sciogliere per bene lo scilinguagnolo, come parlando del Giusti, del Rosmini. Insomma egli, grande, e con un altissimo concetto dell' arte, non si occupava che dei grandi, o di quelli che erano sulla via di diventar eccellenti scrittori. — «Poiché gli ebbi letti (così scriveva il Bonghi al Costanzo) i vostri versi non rifinì di lodarmegli; ed era tanto schivo sapete: e non 1' ho colto, che due o tre volte io tutti gli anni che l'ho conosciuto, non dico a dir bene, ma a parlare addirittura d' uno scrittore italiano vivente, il quale gli avesse mandati i suoi scritti" (pag. 405). Tra le lettere che trattano di religione, o di cose alla religione attinenti, vogliono essere ricordate tutte quelle scritte al grande filosofo Rosmini. Certo non a tutti piacerà oggi quell'umile deferenza al pietoso sacerdote, e quelle frasi dimesse e comuni, che per lui non erano però frasi ma sincere espressioni di un sentimento profondo, e scritte sempre nell'intimità di una vera amicizia senza il più lontano sospetto che potessero un giorno essere raccolte. Perchè l'epistolario ha ciò di proprio, e che non si riscontra m molti altri epistolari di uomini celebri, queste lettere sono un lucido specchio dell'anima; l'autore non prende un atteggiamento, non mai si vanta di scrivere negletto, che è la solita scusa e il mettere le mani innanzi per non cadere, di chi pensa all' immortalità del nome, e tira copia delle ; lettere più confidenziali, vagheggiando oltre tomba j i' epistolario futuro. Ma tornando all' argomento, i quanto piace la schietta fede, l'intimo convinci- * mento dell'autore degl'Inni sacri, e che eccellente correttivo a tante bislacche negazioni e superbi ateismi e caricature di Capaneo ! Ultima viene la famosa questione della lingua trattata dall'autore già vecchio, con la sua solita acuta dialettica ; ma insieme con quella minuta analisi, e con quel tirar dritto usque ad finem che è proprio dei vecchi. Sarà però utile sapere con quali temperamenti il Rosmini accettasse la teoria dell'amico (pag. 115." E più equo e più razionale (così il sommo filosofo) il volere cooperatori nella formazione della lingua tutti gVltaliani e principalmente i Fiorentini.... Sia adunque la lingua fiorentina il maggior fonte da cui derivare la lingua italiana..." Ma già il Manzoni stesso mostrò di conoscere a quali strane conseguenze poteva condurre la sua dottrina, e scrisse: So di molti, i quali essendo, a forza di strane teorie in fatto di lingua, riusciti quasi a dimenticarsi che Firenze non consiste in Camaldoli e in Mercato vecchio, s'immaginano che chi vuole del fiorentino in un libro, non possa volerci altro che il linguàggio della Crezia dello Zannoni." (pag. 285). Però dopo tante questioni e battibecchi da una parte e dall' altra, la parte sostanziale della riforma manzoniana è accettata oramai, dalla nazione. La lingua non è più aulica e letteraria, ma vive e si muove fresca, spigliata, allegra come Renzo e Lucia quando tornano dalla chiesa il giorno delle sospirate nozze. E le altre questioni secondarie cesseranno un po' alla volta. La lingua fiorentina, sia come voleva il Rosmini, la maggior fonte, non l'unica dalla quale si deriva la lingua nazionale. Dove vari sono i vocaboli a significare la medesima cosa (esèmpio anguria cocomero) si scelga il fiorentino, il solo fiorentino. E se manca il fiorentino, dove è più viva oggi la vita italiana. E non esageriamo anzi tutto: La lingua italiana, diceva bene il Fanfani, c'è stata, c' è, e si muove. E nell' avver're (sottoscriviamo alla sentenza dell'Ascoli nostro) la lingua italiana si moverà, e sarà quali saranno gì' Italiani. P. T. Neil' Archivio Storico Lombardo, giornale della Società Storica Lombarda, nel fascicolo del Dicembre p. p. in un articolo del Caffi su Raffaello da Brescia intarsiatore si legge — „Gli Olivetani nelli Stati Veneti avevano raccolta l'eredità della tarsia di legname venuta dalla Toscana. Un povero zoppo Schiavone per nome Bastiano oliato nelV isoletta di Sant' Elena, presso Venezia, dava all'arte nel secolo XV due sommi allievi : Giovanni da Verona e Damiano Zam-bello da Bergamo. Nello stesso fascicolo si è stampata una monografia di P. T. — S. Vincenzo in Prato e le Basiliche istriane, riduzione di vari articoli stampati in que3to giornale. PUBBLICAZIONI Besoconto sanitario dell'Ospedale civico di Polii per Vanno 1881. Pola tip. Seras«hiu, 1883. Un volume in 8". grande. Contiene: Quadro sinottico — Movimento aunuo, dell'ultimo trieuDio e mensile — Durata della cura — Sesso — Professione e stato civile dei m'>rti — Malattie più importanti — Prospetto nume- rico delle malattie osservate nel Nosocomio — Le VI divisioni — Prospetto delle operazioni — Parte amministrativa. — Compilatori del presente volume sono il Dr. Angelo Demartini, il Dr. Giovanni Bossi e il Dr. Lodovico Sprocani. La Concordia — Almanacco scematico pel 1883. La compilazione di quésto lavoro fu condotta con ordine perspicuo e con diligenza, qualità essenzialissime in libri di questa fatta, ed iu tutto il suo complesso è degno di essere raccomandato ad ogni classe di persone. Lo scopo che mosse il signor Carlo Priora, tipografo editore, a pubblicarlo e a dargli il lusinghiero titolo di Concordia, lo rileviamo dalle seguenti parole di prefazione, dirette A chi sfoglierà questo Almanacco „Da più parti e da parecchio tempo trovandomi eccitato a pubblicare un Almanacco Istriano, che avesse a contenere, oltre al calendario e ai varii ruoli dei Comuni, anche altre cose attinenti alla Provincia, mi determinai d'intraprenderne la stampa. La intrapresi con gravi spese e con non piccole brighe, confortato peraltro e assistito da alcune egregie persone, le quali non sdegnarono d'indossare 1' umile veste, perchè conscie essere doveroso, nelle nostre circostanze, il non lasciarsi sfuggire occasione di prestare servigio alla Patria, eziandio coi mezzi più modesti- e indiretti. Alcune altre persone, dopo che n'ebbi ottenuta promessa di lavori — chiesta, forse un pochino tardi, — dovettero a malincuore, come mi scrissero, rinunciare al piacire della collaborazione o a motivo di straordinarie occupazioni o per inciampi loro sopravvenuti. Valga questa franca nota a giustificarmi se l'Almanacco per avventura non avesse la quantità di scritti attesa dal pubblico. Dal canto mio nulla tralasciai affine di riuscire a dargli una tal quale cera elegante ; e se in buona parte ottenni il mio intento, ne debbo grazie speciali al gentilissimo signor Elio Lougo, che ideò ed eseguì il disegno della copertina. E continuerò a pubblicarlo anche negli anni avvenire, se, come spero, non mi verrà meno l'appoggio dei miei comprovinciali. Pensando di dare un titolo all' Almanacco, allo scopo di renderne spicciativa la denominazione, non avrei saputo adottarne uno migliore di questo che porta. La Concordia, infatti,, è una delle parole più care; esprimo un c incetto che desta entusiasmo. Fu divinizzata dai Greci e dai Romani; in ogni tempo suggerita, inculcata; per lei adagii, concioni, canti; eppure ben di rado, e solo in momenti supremi, essa largisce compiutamente i suoi favori, poiché vuole prima in olocausto interessi, ambizioni, gloria. Oggigiorno, pure, essa ha culto tra i popoli civili, tributatole non solo dagli oratori e dai poeti, ma, col fregiarsi del suo nome anche dalle accademie, dai giornali, dalle varie associazioni, e fino dai navigli, dalle locande e dai caffè: è una continua invocazione alla Concordia; un bisogno di rammentarla; un desiderio, una brama che il proprio paese venga da lei favorito costantemente. Anch'io quindi — chiedo venia se ai serii concetti oso inframmetterne uno scherzoso — volli mettere una lampaduccia presso l'ara di questa dea cotanto severa; e in ciò fare mi permisi di rivolgerle una preghiera : la pregai, cioè, di rendere concordi gì' Istriani anche nel comperare la Concordia. Ed ora, confidando che non le possa fallire accoglienza benevola, presento senz'altro la Concordia ai miei comprovinciali, a comodo dei quali essa è stampata." Se giudichiamo il merito di questo Almanacco scematico anche dagli elogi tributati ad esso dal pubblico e dalla stampa; nonché dallo smercio già fatto, possiamo, senza adulazione, incoraggiare il suo compilatore a continuarne la pubblicazione negli anni avvenire; raccomandandogli però (già so lo immagina egli stesso) di metterlo in vendita almeno nella prima metà di Decembre, e di aggiungere al calendario quella preziosa pagiuetta in bianco, tanto importante a chi vuol notare giorno per giorno le cose che si riferiscono alla azienda agraria ed alla industriale. È uscito il fascicolo III e IV Decembre 1882 dell'Archeografo Triestino e contiene: G. B. Sardagna. Lettere del Doge Andrea Contarmi e del Capitano generale Domenico Michiel (1368 1369) — Coiit. e fine. Don Angelo Marsich. Regesto della pergamene conservate nell' archivio del reverendissimo capitolo della Cattedrale di Trieste (1440-1447). — Cont, Vincenzo Dr. Joppi. Antonio Burlo ed i Turchi in Friuli (1500). Bernardo Dr. Benussi. L'Istria sino ad Augusto. Cont. Carlo Kunz. Due sigilli del Museo civico di antichità di Trieste; di Rinaldo Searlicchio (f 1240) e di Giambattista Castagna (f 1590) Pietro Dr. Pervanoglù. Dei primi coloni dalla Grecia e dall'Asia minore venuti alle coste settentrionali del mare Adriatico. Attilio Horlis. I Summaquensi, Guido de Guisis e Trieste (1277-1345). Annunzi Reciproci. AVVISO Si pregano i Signori abbuonati, che non l'hanno ancora corrisposto, ad avere la compiacenza di rimettere all'amministrazione di questo periodico il prezzo di associazione per l'anno decorso. CAPODISTRIA, Tipografia di'Carle Priora. Nicolò de Madonizza edit. e redat. responsabile.