ANNO XXVI. Capodistria, 16 Ottobre 1892. N. 20 LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e qua-Jrimeetre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Q-u.estion.1 del gricm_o (Continuazione vedi Numero 12 e seg.) Dice il proverbio: Chi è portato via dalla piena si attacca ad ogni spino. Ed ecco che i Francesi stucchi e ristucchi di realismo brutto e di simbolismo nebuloso si attaccano al romanzo russo e al dramma scandinavo: L'Ibsen e il Tolstoi fanno le spese, e il nichilismo russo specialmente trova ammiratori e imitatori anche in Italia. Che da questa parte abbia a venire un soffio animatore alla vecchia razza latina non credo; ma che l'imitazione d'un ingegno di primo ordine con tutti i suoi errori, e con un ambiente che non è il nostro, possa recare un qualche vantaggio, additando un fine più alto alla letteratura che non sia quello dell'arte per l'arte, e rendendola più umanitaria ed internazionale, anche sono pronto a concedere. Badiamo però: sotto la splendida vernice, non sarà difficile scoprire il cosacco, e nel Tolstoi ci sono pagine del più crudo ed atroce nichilismo che offendono il senso inorale e distruggono il santuario della famiglia. A noi Istriani poi che siamo ogni giorno, ogni ora alle prove col Croato; e un po' anche al Regno che, ha già il nemico in casa sopra i monti del Friuli, importa moltissimo vigilare, perchè questo risveglio del mondo slavo, oltre i danni politici, non abbia a recare tristi conseguenze nella letteratura e nell'arte. Vi fu un tempo in cui gli Slavi, del sud specialmente, furono docili nostri discepoli ; la letteratura in Serbia, nella Dalmazia, nella piccola ma gloriosa repubblica di Ragusa era un riflesso della nostra; il migliore poeta epico slavo, il Gondola, fu imitatore del Tasso. Ora ogni influenza italiana è osteggiata; e tutti gli sguardi sono rivolti alla Santa Russia. Tacciono gli eroici canti della Serbia; Marco Craglievich, l'eroe nazionale, Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati aspetta la resurrezione con la faccia rivolta non agli azzurri piani del mare, ma alle fredde steppe del Nord. Le dolci canzoni che suonavano melodiose su labbra slave, modificate dal contatto con le genti greche e latine, si corrompono; le consonanti affollate soffocano l'armonia delle vocali; le desinenze barbare in off, in ich spiantano i gentili vezzeggiativi in ivize: le Istrize (scintille) d'un dalmata italiano scompajono in un cielo di piombo ; e il meno artistico, il più crudo dei dialetti slavi si vuol alzare all'onore di lingua comune. Molta acqua ha a scorrere prima sotto i ponti della Marizza; non e così facile trovare il punto d' appoggio a ottanta e più milioni, i quali non hanno ancora una sicura coscienza della propria unità, e si voltano a destra, a sinistra, bisticciandosi fra loro, e restii a rinnegare un glorioso passato. La causa russa però va facendo proseliti più tra le genti latine che fra i Tedeschi, vicini ed esperti del pericolo. A Parigi in questi ultimi auni, uscirono alla luce molte opere di grave letteratura favorevoli a questo movimento; nè mancano in Italia editori che abboccano all'amo, e per far quattrini pagano profumatamente scritto-relli dalmati camuffati da letterati italiani, i quali si studiano di rendere simpatica la causa slava, affettando sentimenti di fratellanza e di ammirazione per l'Italia, e intanto fanno dagli amici loro pigliare a sassate in Dalmazia i viaggiatori italiani; glorificano 1' unità e l'indipendenza d'Italia, e alla chetichella svisano la geografia e la storia, tentano di slavizzare l'Istria, e di dare a credere ai gonzi Dante essere stato a Pola ospite di un signorotto croato; e che là dove ei vide il loco varo, e i termini sacri non c' è che un' unica regione che dalle rupi uscocche di Segna via via si stende sotto le Giulie e le Carniche torno torno al futuro Golfo di Zara. Sogni per ora e balde fantasie di una gente ridestatasi appena da un sonno secolare ; strana però F indolenza di un' altra gente che non dovrebbe dormire; strana la bonarietà di chi paga di borsa le novelle, gli studi e le illustrazioni su questi sogni, editi a Milano e a Torino. ') Conclusione: Riconosciuto il Tolstoi come uno scrittore di vaglia, nulla abbiamo a sperare di buono noi dal nichilismo russo: la nostra storia, la civiltà, la politica, l'avvenire delle lettere ed arti, la religione stessa ci persuadono a combatterlo con tutte le forze. IV. Ed ora viene per ultimo naturale la domanda: a che si approda con questo eterno battagliare di scuole, di classici e di romantici, d'idealisti e di veristi ; di simbolici, decadenti, parnasiani e nichilisti? Con queste baruffe ci avviciniamo al finisecolo; quale sarà poi la letteratura avvenire? La domanda non è poi irragionevole: nasce in tutti il desiderio d'indovinare come si uscirà da questo gineprajo. Se ne occuparono anche i dotti in Germania; e si tenne colassù una specie d'inchiesta letteraria. Le risposte piovvero : tot capita, tot sententiae. In una sol cosa andarono tutti d' accordo, nel constatare cioè la sconfitta del realismo, ucciso da suoi stessi eccessi, divenuto il più volgare dei convenzionalismi; e morto perciò di congestione cerebrale. Quanto al concretare qualche cosa di positivo, e proporre i rimedi, poiché nessuno è al mondo profeta o figlio di profeta, ma pure tutti aspirano, inconsciamente forse ad esserlo, così non mancarono le risposte e i proposti rimedi e le profezie: veraci o meno toccherà ai giovani, pur troppo! giudicare, non a me già declive sul 1' arco degli anni. Chi se la cavò con spirito fu Teofilo Zolling direttore del periodico Gegenwart, il quale mandò la seguente risposta: Von der Zukunft der Dichtung soli ich berichten Von der Dichtung der Zukunft nach Art und Rang? Lasst uns fùr die Gegenvart Gutes dichten, Und fur die Zukunft sei uns nicht bang. Che a un dipresso vuol dire così : Devo sentenziare davvero sull' avvenire della poesia e sulla poesia dell'avvenire secondo arte e grado? Facciamo per ora la poesia buona, e non ci affanniamo pel futuro.2) Il lettore però dopo tante chiacchiere che si sono fatte, non ini concederà così di leggeri di scgt-tajolare, e vorrà sentire anche il mio parere. Ed il ') E che fa intanto in nome di Dante la Dante Allighieri ? Abbia almeno il merito di smascherare questi nuovi inneggiatori della barbarie russa; e dia l'allarme, affinchè editori e lettori non siano corbellati. 2) Vita Moderna, Milano, N. 35. mio debole parere, senz' alcuna pretesa eccolo qui, e sia come la conclusione di questo studio, che non indarno fu intitolato : Questioni del giorno : Urgente il pericolo, urgente dunque il rimedio. Ed anzitutto io mi pongo questa questione. Conosce l'attuale società il pericolo; e, dato lo conosca, ha una chiara idea delle cause che lo hanno prodotto? Alla prima domanda, rispondo risoluto sì; la moltitudine dei rimedi escogitati a guarire l'arte inferma, la varietà delle scuole, i pareri così differenti ci dimostrano evidentemente che 1' arte è ammalata e cerca invano sollievo come l'infermo di Dante Che non può trovar posa in sulle piume, Ma con dar volta suo dolore scherma. (Purgatorio, 6) Quando molti sono i medici chiamati a consulto vuol dire essersi riconosciuta la gravità del male. Nel caso nostro poi basti dire essersi da certi capi ameni riconosciuto la gravità del male tale e tanta, che la più spiccia sarebbe di accoppare addirittura, l'illustre ammalata, della quale 1'umanità in questo secolo positivo può fare anche a meno. „Già si legge, scrive il più volte citato signor Brunetiere, diminuire la letteratura ciò che sembra abbellire ; tutto il lavoro dello stile essere una profanazione del pensiero, e che le più belle pagine della leggenda morale dell' umanità rimarranno sempre inedite. Certo se la letteratura consistesse tutta in romanzi osceni, in operette epilettiche e lascive, in canzoni cantate gesticolando nei caffè concert, sarebbe proprio desiderabile darle il colpo di grazia. „ Ma lasciamola lì, ci torneremo subito, e veniamo alla seconda domanda. Si, la causa dell' attuale misera condizione della letteratura è il dominante realismo; questo hanno riconosciuto uno ore ì letterati della dotta Germania, e i critici migliori di Francia e Italia. Ora, secondo il noto aforismo — Remedia melius adhibebit, cui nota quae nocent fuerint, poiché conosciamo la causa del male, la cura non sarà nè difficile, nè lunga. Guerra a tutta oltranza al realismo, ecco il rimedio. E qui si vede subito come poco durino certe fame scroccate, e come quei gran paroloni che riempivano la bocca degli ammiratori fin l'altro giorno, e le teorie predicate con tanta sicumera e le quali dovevano durare quanto il moto lontane, non erano poi che parole d'ordine piovute da qualche pulpito eretto sulle piazze, agli attoniti scolari ripetenti le parole del maestro. È proprio il caso di rammentare la terzina di Dante: „Non è il mondau rumor altro che un fiato Di vento, eh' or vieu quinci, ed or vieu quindi E muta nome, perchè muta lato." Si guerra al realismo, per rendere più alta, più umana, più dignitosa, e, se non nelle forme, certo negli intendimenti e nella sostanza, più aristocratica la letteratura. La vera letteratura di fatti se non deve servire solo ai letterati, non ha però 10 scopo di unicamente divertire le plebi, e di essere un passatempo per gli oziosi e per le femmine lusinghiere. Non è per dare occasione ai filologici, di esercitarsi in questioni linguistiche che Pindaro scrisse le sue odi; ma è pur vero che Demostene non declamò le sue Filippiche per distrarre gli oziosi e le etere di Atene. Scopo della letteratura è rendere accettevole in virtù della forma tutto ciò che giova a norma di vita, e tenta sciogliere il problema del futuro. Ecco lo scopo nobilissimo delle umane lettere; e non solo la descrizione delle forme delle cose : ecco ciò che è propriamente lette-teratura; e questa, viva il cielo! non cesserà che con 1' umanità. Dopo queste premesse, senza dare giudizi assoluti, dal presente giudicando del futuro, panni si possa predire in Francia ed in Italia, nel romanzo e nella poesia pure un ritorno all'idealismo. Se non che ogni reazione, spingendo all' eccesso opposto, temo si abbia, per qualche anno almeno. ;i passare prima per la trafila del misticismo. E per vero il misticismo ci si presenta come l'ultimo termine del naturalismo. L' anima stanca ed anno-jata della esteriorità delle cose ; già chiede agli spiriti e ai tavoli giranti le risposte dell'avvenire: è anche questa a ragione di logica un' affermazione del soprannaturale; ina quanti errori prima, quanti pregiudizi! Dalle negazioni più recise ed assolute si passa quindi ad affermare qualche cosa di nuovo, di misterioso, di vago: dal disprezzo più volgare del divino, alla fede cieca nei miracoli di Lourdes è breve il passo. Non si ebbero occhi per ammirare con Klepero nelle stelle scintillanti sul firmamento F ordine e la sapienza del divino geometra, e lo spirito rimane ora compreso da un misterioso terrore, e guarda a due occhi immobili, fissi sullo spettatore da un muro cadente, da una vecchia tela nell' oscuro e lungo corridojo di qualche antico castello. E non occorre dire che questo violento ritorno alla scuola mistica porterà con sè il disprezzo di tutto quel po' di buono che in sè comprendeva 11 realismo, e che io sono pronto a riconoscere, cioè la conoscenza dell' uomo moderno, 1' affermazione dei diritti della parte sia pure inferiore ma neces- saria a concepire l'uomo quali'è realmente: spirito e materia, anima e corpo. Queste le esagerazioni assai probabili della letteratura in Francia; e già se n' è avuto un saggio nelle stranezze della scuola simbolica. Non così in Italia, spero, per quanto pronta sia la nazione a vivere pur troppo, da molto tempo, più d' importazione che d' esportazione. Lieta è la vita tra noi; il cielo quando è bello, si ammira limpido senza ingombro di caligine e fumo ; diffuso abbiamo l'animo nella contemplazione del bello sensibile, antico e naturale l'amore al classicismo vero, vale a dire all' ideale temperato dall'ammirazione della forma. Di questo ritorno alla scuola nostra abbiamo avuto in questi ultimi anni uno splendido saggio. Il Fogazzaro, passato per la trafila del misticismo in Miranda, si affermò subito nel Daniele Cortis, nostro, italiano. Ma perchè la riforma sia radicale, e duri, una sol cosa è necessaria anzi tutto, e a questa panni rivolte le nienti di pochi, ma buoni : abbandonare ìa scuoia, affissare direttamente il vero, e studiare Vuomo qual è. A che tanto arrabattarsi in questioni di classici, romantici, veristi, idealisti, simbolisti? Sono questioni in fondo di lana caprina ; esercitazioni bizantine in cui i mediocri sciupano l'ingegno iu tempo di decadenza. Che importa a noi sapere quale scuola tenga oggi il campo in Francia o in Germania? Reggiamoci sulle nostre gambe per Dio! Così hanno fatto sempre i sommi di tutte le nazioni. Dante non fu nè classico, nè romantico; fu uomo, e scrisse la Divina Commedia. Il Goldoni, per riformare il teatro non è entrato nelle accademie, non ha fatto posare i suoi personaggi vestiti alla moda dell'ultimo figurino; ma ha passeggiato per le calli della sua Venezia, e i tipi gli ha colti al volo, senza preoccupazioni di scuola. Lo stesso fece il Manzoni: tanto è vero che veristi e idealisti lo citano ogni giorno, ad esempio, e fanno forza per tirarlo alla loro chiesuola : Renzo e Lucia, don Abbondio e Perpetua mangiano, bevono, e vestono panni anche oggi in Brianza, in Italia, sto per dire in tutto il mondo. Oh si! l'arte, l'arte vera ha rappresentato sempre 1' uomo, un po' idealista, un po' verista, un po' angelo, un po' satana con un'occhio fisso in cielo, e l'altro alla terra, come gli Ebrei reduci dalla schiavitù di Babilonia, da una parte intenti a rialzare su su il tempio di Iehova, con le alte colonne simbolo delle loro aspirazioni al cielo; dall'altra con la mano alla spada, pronti a difendersi dai loro nemici, accasciati spesso, stanchi, e stesi sul nudo terreno: l'uomo, dico, che con tutte le sue imperfezioni, con tutte le sue cadute, con tutte le sue colpe porta sempre con sè la coscienza d'alti destini, e sente nel suo interno una voce che gli grida come ai vecchi battaglioni piemontesi: sempre avanti, Savoia. E che questo uomo nuovo, poi, questo vero riformatore dell' arte in Italia sia prossimo a venire, nell' Italia nostra, la quale (ben si può dire, senza ombra di rettorica) fu sempre madre di forti ingegni, io lo spero, e a ben sperare m' è cagione la tardanza a venire. I grandi ingegni sono rari, assai se ne nasce uno ogni secolo: da mezzo secolo e più noi sciupiamo il tempo a questionare di forine; bellissimi ingegni abbiamo avuto ed abbiamo ; ma nessuno dotato di un'individualità così vigorosa, nel romanzo specialmente, da imporsi a tutti ; libri abbiamo e bellissimi, ma d'occasione, e frutto di un dato e fuggevole ordine di cose. E questo uomo noi lo aspettiamo da molto tempo: dunque, dato il progresso, e le condizioni attuali della società non deve tardar molto a venire. Novus in ordine saeculorum, nascitur ordo\ e chi sa che nel secolo vigesimo l'arte italiana non abbia a salutare il suo Redentore. Ma se questa è forse troppo ardita speranza, poiché gli scrittori di primissimo ordine e di fama internazionale si possono presso ogni popolo contare sulle dita, ben devono gli scrittori di primo ordine (e di questi ne abbiamo molti in Italia) tutti d'accordo concentrare le loro forze in questo unico intento : emancipazione del pensiero italiano dalla tirannia di ogni scuola, affinchè le forze unite diano per unico risultato una letteratura sana e vigorosa. Prevengo da ultimo una domanda. Le condizioni d'Italia sono poi oggi tali da rendere facile la sospirata riforma? La domanda è ragionevole: appunto tra coloro che risposero in occasione dell'inchiesta germanica ci fu chi lescrisse: La letteratura e l'arte sarauno nel secolo futuro conformi allo stato sociale. Per migliorare adunque la letteratura, si dovrebbe anzi tutto migliorare la società. Che la moda prevalente, gli usi, i .costumi, i vizi e le virtù di un tempo, possano influire sui letterati certo bisogna concedere: ma anche si ha a riconoscere subito che gì' ingegni di primo ordine sempre reagirono contro il vecchio tempo e prepararono il nuovo. Dante profetò il veltro quando la lupa non mai sazia si disponeva a cibarsi di altre terre e di peltro, e Papa Bonifazio aspirava, perla vacanza dell'Impero a unire la Toscana tutta al già largo patrimonio1)- H Machiavelli scriveva il Principe, e intuiva con l'occhio d'aquila il concetto d'un Italia indipendente e forte quando più erano divise le voglie de' suoi principotti. Così l'Alfieri e il Parini: fabbro il primo di versi aspri e forti, allorché alto miagolavano gli Arcadi; autore il secondo di una satira immortale che scosse dal sonno e dall'ozio il patriziato lombardo. Per quanto tristi corrano i tempi, non è dunque mai da disperare dell'azione efficace delle lettere, e dell'iniziativa de' suoi cultori. (Continua) P. T. iXfh- INDICE DELLE CARTE DI RASPO (Archivio provinciale) Filza 7. anno 1553 c. 2484-2486 Capitano David Bembo Processus appellationis razize benchi gerzicich de marcenegla Il cancelliere capitanale Jacopo Frumento invita il vicegerente di Racizze a rimettere tutte le carte risguardanti un precetto penale contro il Gerzicich che se ne appellò. Il capitano riduce l'ammontare della pena di lire 25 inflittegli, sotto la qual pena egli non avrebbe dovuto ingerirsi in certi beni sino a ragione conosciuta. anno 1554 c. 2487-2492 Ex Adigneno appellatio Pelri de giro Il capitano conferma la sentenza proferita del podestà di Metto Mani che obliga Pietro Girio di consegnare a Lucia del del fn Stefano Crai una parte di casa a lei spettante. Filza 8. c. 1-15 anni 1558, 1559, 1560 e 1561 Capitano Giovanni Corner Litterarum primus Lettera al principe, di Pinguente 13 novembre 1558. Il nuovo capitano Giovanni Corner partecipa di essere giunto in quel giorno a Pinguente e di avere ottenuto dalle mani del suo predecessore Angelo Malipiero il reggimento del capitanato. Lettera al principe, di Pinguente 13 novembre 1558. Il capitano Giovanni Corner significa che il suo predecessore capitano Angelo Malipiero ebbe il governo del capitanato dal 18 marzo 1556 sino al giorno 13 novembre 1558. . Lettera ai Capi del Consiglio de' Dieci, della data medesima. Il capitano rimette l'inventario delle munizioni quali furono a lui consegnate dal predecessore Malipiero. Nel magazen veehio Falconetti di bronzo da sei dui n. 2 Falconetti di bronzo da tre n. 3 Bombarde di ferro da reparo (?) n. 2 Mortaio di ferro n 1 Codette di ferro tra grande e piccole n. 29 Spingarde di ferro con sui zochi n 12 una bombardela col zocho n. 1 un carro matto n. 1 Bombarde di ferro mezane n. 2 Alcune ballotte de piera in monte a refuso Taiaruzza n. 1 Chiodi de pie et mezo n. 124 Chiodi de un pe n. 113 Chiodi de mezo pe n. 14 Dui para de forme de piera cotta de ballotte n. 2 Forconi de ferro da spingarda con soi pironi n. 10 Forcada de ferro senza piron Ballotte da falconetti de piombo et ferro n. 386 Pironi da piedi di ferro 2 Chiodi grandi tra rotti et boni n. 15 Alcuni pezzetti di pegola spagna Menali et una corda tristi in pezzi Tavole d'albedo n. 2 Una daladora con il suo zocho da far giustitia Una cassa nella qual furono mandati arch.i Una cazza da descolar piombo n. 1 Nel maga zen novo Rodete usade n. 20 Archibusi de mez'onza n. 20 Bottacci et spolverini de banda vinti per sorte cioè 20 bottacci et vinti spolverini computando un spolverin de cuoro fa tutto n. 40 l'orme da ballotte d'archibuso n. 48 Ballotte de piombo de moschetti in una cassela n. 300 Badili doppi n. 10 Modoli da cazze stivadori da tre n. 10 Lance da cavallo con li suoi ferri n. 50 Piche d'albeo con li sui ferri n. 10 Alabarde hastade n. 10 Spedi alunadi n. 20 Partesanoni n. 20 Ronconi n. 20 Celadoni n. 29 Archibusi con la cassa n. 28 Archibusi d'un onza separadi n. 2 Archibusi da meza onza con le sue casse n. 2 Bottacci da polvere tra boni et rotti n. ■32 Spolverini tra boni et tristi n. 36 Bozoladi di corda da archibusi n. 24 Una cassela vuoda nella qual erano bottacci et spolverini Un tamburo Ballotte d' archibuso in dui sacchetti n. 203 Bozoladi di pegola n. 8 Trombe di legno da fuogo n. 11 Mazzanarie (?) de ferro computa una rotta n. 3 Cazza da falconetto n. 1 Cazze da falconetto senza manego n. 3 Un pezzetto di piombo n. 1 In volto ala porta Barili tre pieni di polvere Barili dui semi un poco Do bariletti de salmitrio semi Una cassetta con poco salmitrio Barili dui de polvere grossa pieni Barili quatro pieni di polvere fina Tre barili vodi, uno di quali e in fasso Assai pignate da fuogo a refuso In palazzo Rodele dodese Un stendardo de S. Marco fatto di tela Una corda da tormento Nela torre una corda di tormento una campana che batteno le liore (Continua) G. V. — Portole ----«^wi^gìs^-:-- I doveri sociali della borghesia ielle calappe (dalla Cooperazione Rurale di Padova) L'Italia è contrada essenzialmente agricola, ed è all'agricoltura, che dovrebbero principalmente essere rivolti gli sguardi di quanti hanno a cuore l'avvenire economico del nostro paese. Come dice un illustre economista nostro, nei sistemi di coltivazione che predominano in Italia, intercede fra il coltivatore e la terra, un rapporto costante di divorzio morale o più spesso un sentimento di simpatia e di amore platonico, che lega bensì in qualche modo il lavoratore al suolo, ma che però non permette una energica esplicazione della attività umana sul terreno. I sistemi di coltura che hanno maggiore diffu- sione tra di noi, mezzana, affittanza, o a salariati, disinteressano l'agricoltore alla produzione, od al miglioramento dei fondi, rendono il contadino imprevidente e noncurante del proprio avvenire, conducono la terra ad un lento esaurimento. Urge tentare di ristabilire la piccola proprietà che rannoda alla terra il coltivatore e raccoglie su quella tutta l'attività e tutti i capitali che questi può fruttuosamente impiegarvi; quella piccola proprietà che una sequela di malanni naturali ed un fiscalismo gretto ed esoso hanno fatto quasi del tutto scomparire in Italia.t E necessario migliorare la condizione del contadino che si trova in balia di proprietari disamorati della terra e come lui o quasi, ignoranti di scienza agricola e sprovvisti della primai condizione di vita di tutte le industrie: i capitali. E opportuno, poiché nessun artifizio bancario è ancora arrivato ad istituire su larga e solida base il credito fondiario, provvedere almeno alla diffusione del credito agricolo, il quale se non soccorre direttamente il proprietario ed il fondo, giova però a questo in via indiretta e direttamente al coltivatore dei campi. Il credito agricolo, se non ha il merito di portare un rivolgimento nelle colture e di concorrere a modificare la natura del suolo, fornisce però 1' immenso vantaggio di incoraggiare l'allevamento del bestiame, che serve a migliorare la terra, pur essendo la più proficua e rimuneratrice industria rurale. 11 credito agricolo inoltre dà modo al contadino di adoperare più adatti e più razionali strumenti di lavoro, e contribuisce a fare del diseredato lavoratore dei campi, un piccolo proprietario (li animali e di attrezzi, se non un vero padrone di terra. E siccome poi è arduo, è pericoloso, è diffìcile, voler creare da un giorno all'altro di quei piccoli proprietari coltivatori che da Filangeri e Romagnosi al Mill ed al Laveleve furono considerati come il più efficace rimedio contro i progressi del pauperismo e della decrescente produttività del suolo, limitiamoci per ora e rivolgiamo tutti i nostri tentativi a fare dei contadini tanti proprietari parziali, a creare in altre parole la proprietà nella proprietà. Si è iniziato in Italia e s'incammina già per una via di incontrastati e continui successi un movimento cooperativo che tende precisamente a quest'ultimo fine. Le Casse Rurali, pacifiche, modeste, direi quasi pudiche istituzioni, sorte qua e là come piccoli fari della civiltà economica nel mezzo delle campagne dove più urgenti sono i bisogni e più difficilmente arrivano i rimedi, si compongono quasi esclusivamente di contadini, al cui sollevamento morale ed economico informano tutti i loro atti. Con esse e per esse viene sconfitta l'usura che infesta, dovunque la miseria è più profonda; le profittevoli e serie iniziative vengono incoraggiate, i cuori degli avviliti ed isolati contadini si riaprono alla fede di un migliore avvenire, tanto necessario per combattere e vincere nella lotta della vita. Ma non sono contadini soltanto quelli che istituiscono e dirigono le Casse Rurali; sono poche e volonterose persone: sono proprietari di fondi, sindaci, medici, maestri e segretari comunali, liberi prò- fessionisti, agenti di campagna, sacerdoti; tutta gente compresa dei propri doveri di fronte ai crescenti bisogni dei lavoratori dei campi, gente che 11011 isdegna di trovarsi, se occorre, giorno per giorno ed a tu per tu coi contadini, trattando col massimo zelo ed interesse, senza alcun proprio vantaggio materiale, un interesse che è tutto di questi ultimi, fornendo il più beli' esempio di quella evoluzione morale della società, alla quale accennai nell'esordio. Non divisioni politiche, non conflitti d'interesse, non differenze di vedute, turbano mai la vita delle patriarcali Casse di Prestiti; la concordia e 1'unione di tutti per tutti al solo fine di riginerare moralmente ed economicamente l'onesto ed attivo contadino, formano la loro divisa, la quale si riflette superiora-mente nella Federazione, sedente in Padova, che tutte le rannoda con nuovi vincoli di solidarietà, e per la quale esse godono le simpatie di privati e di persone morali. A questo esempio dovrebbero inspirarsi, quanti professandosi democratici, credono che democrazia voglia dire soltanto aspirazioni platoniche ad un certo generale benessere, e ad una più ampia libertà pel cittadino nell'esercizio delle sue facoltà individuali : da esso dovrebbero prendere ammaestramento quanti respingendo con avversari politici anche la tanto utile e feconda solidarietà nel bene, impediscono alle buone iniziative di farsi strada e di portare quel bene di cui sono capaci ; da esso infine dovrebbero imparare quei conservatori, i quali ritengono opportuno di poggiare la loro fortuna sull' ignoranza, sulla miseria e sull' isolamento morale degli individui che compongono le masse. E quando questi doveri saranno più largamente e più fortemente sentiti dagli abitatori più colti e meglio provveduti delle campagne, quando per opera della berghesia rurale, s' essa comprenderà l'importanza della situazione ed avrà cara la propria tranquillità, il movimento iniziato colle Casse Rurali si estenderà alle altre istituzioni sorelle, che l'esempio di altri luoghi ha dimostrato adatte alia soddisfazione dei molteplici bisogni che sollecitano la vita e la professione dei lavoratori dei campi ; allora il contadino non sarà più sinonimo di paria della società, nè si avvereranno più quelle cosi abbondanti diserzioni di braccia dalla terra, che costituiscono il più grande pericolo per le campagne da un lato, per le città dall' altro. Allora forse, la superiorità della vita campestre cantata dai poeti, non sarà più una menzogna, e la illuminata filantropia dei meno sfortunati, avrà contribuito a migliorare le sorti dei più sfortunati, riuscendo in pari tempo ad assicurare la tranquillità agli uni ed a mitigare i dolori degli altri. V. Menf.ghei.li —---»----——--- USI" otìzie Domenica 9 ottobre venne inaugurata solennemente la scuola di S. Colombano, nel comune di Muggia, la prima scuola istituita dalla Lega Nazionale. Sei anni or sono, in un convegno di delegati della disciolta Pro Patria, si è trovato necessario provvedere di una scuola quella popolazione italiana che abita i comuni di Valle-Oltra e Monti nel comune di Muggia; e che accolse con giubilo la lieta notizia. Malgrado le pratiche fatte con tutto zelo, si inceppò nelle solite difficoltà, e più ancora in quello che furono opposte alla attività sociale, per cui appena nell'anno 1890 venne compiuto 1'edifizio, pochi giorni dopo la cessazione della Pro Patria. Il progetto dell' edilizio venne compilato dall'ingegnere- Domenico Nordio, e la sorveglianza< della costruzione fu affidata all'ingegnere Boccassini. E un casino, di stile semplice, di giuste proporzioni, sull'alto della collina di Doltra; e vi si arriva in poco più di mezz'ora sia da Muggia che da tutti i punti più lontani dei comuni pei quali venne istituita la scuola. La festicciuola fu tutta modesta e seria, l'ottimo parroco di Muggia celebrò la messa nella prossima chiesa di S. Brigida, e rivolse parole inspirate da sentimento religioso profondo, ai molti genitori convenuti, invitandoli a mandare i loro figli alla scuola ; dopo la messa, lo stesso signor parroco ha benedetto l'edifizio; e compiute le cerimonie, il presidente della Lega, Dr. Piccoli, con parola semplice, ora rivolto al parroco, ora al maestro, alla folla commossa, tutta intorno, spiegò le intenzioni dell'associazione, quelle di mantenere soltanto il carattere nazionale; disse che "on basta la scuola, ma occorre il concorso dei genitori, della famiglia per allevare uomini virtuosi, .aiutatelo voi questo maestro, conchiuse, padri e madri, che inviate alla scuola i vostri figliuoli, vanitegli incontro con gratitudine e rispetto, e unitevi all'opera sua con l'esempio dato ai figliuoli' in famiglia, senza del quale il maestro difficilmente potrà fare de' suoi scolari quegli uomini laboriosi ed onesti che ardentemente desideriamo diventino i vostri tìgli. Con questo voto inauguro e dichiaro aperta la prima scuola della «Lega Nazionale». Colla gioia negli occhi, festanti, contenti i buoni terrazzani ritornarono alle loro case; e i convenuti da Trieste, da Capodistria, da Muggia si avviarono a visitare il santuario di Muggia Vecchia, e il forte abbandonato di S. Michele; non stancandosi mai di animi-rare lo stupendo panorama che da Salvore si estende finoalle basse del Tagliamento, dalle vette del Cadore al Monte Re, e alle ultime cime del Monte Maggiore. Era rappresentata la direzione centrale della Lega, il gruppo di Trieste, quello di Muggia. e di Capodistria; c'erano inoltre il podestà di Muggia quello di Capodistria parecchi altri signori, e tìnirono tutti a lieto pranzo in Muggia, La scuola affidata al sig. Fiorenzo Casinelli maestro, ha cominciato a funzionare lunedi, e vi sono inscritti quasi 200 scolari; tanto che occorrerà provvedere a un corrispondente ingrandimento. Il reverendo parroco di Muggia, Don Antonio Crbanaz, impartirà l'insegnamento della religione, e sarà presto provvisto all'insegnamento dei lavori femminili con apposita maestra. Cose locali 11 giorno 9 ottobre è morto il nob. signor Nicolò Bartolamei d'anni 85 senza discendenza, ed ha lasciato tutta la sua sostanza all' ospitale civico. — La sua memoria sarà sempre benedetta. Bollettini statistici municipali di luglio-settembre1892 Anagrafe. Nati battezzati 25, maschi 13, femmine 12; morti 19, uomini 5 (dei quali 3 carcerati), donne 5, fanciulli 4, fanciulle 5, sotto i sette anni. Trapassati: 2 Rasman Vittoria nata Corte d'anni 23 — 7 V. S. (carcerato) d'anni 34 — 8 Urlini Giuseppe fu Giuseppe d'anni 49 — U. G. (carcerato) da Bencovac d'anni 94 — 14 Riccobon Nazario fu Pellegrino d'anni 56 — 15 Pratner Maria nata Urbanaz d'anni 34 — 22 J. G (carcerato) da Idria d'anni 31 — 27 Vàtova Anna nata Cobol di Gius, d'anni 46 - 28 Cossovel Giuseppina di Vinc. d'anni 16 — Gennaro Maria-Vittoria di Gius, d'anni 20. — Matrimoni 0. — Polizia: usciti dall'i r. Casa di pena 13, dei quali 1 dalmato, 2 triestini, 7 istriani. 2 goriziani, 1 carniolino, sfrattati 7, rilascio di nulla osta per l'estradazione di permesso di viaggio marittimo 5, per passaporti all'estero 1, rilascio di libretti di lavoro 1; insinna-zioni di possidenti per vendere al minuto vino delle proprie campagne 3, per ett. 148 di vino nero a soldi 32-36 al litro. Certificati per spedizione di sardelle salate 2, per barili 25 del peso compi, di chil. 1050, con 1 barile di salamoja di chil. 42, di sardoni salati 3, per mastelle 170 del peso complessivo di chil. 3250, ■con due barili di salamoja del peso di chil. 200, di ossa di animali 1, per 184 sacchi del peso complessivo di chil. 12070, di pomidoro 3, alla rinfusa, del peso complessivo di chil. 10,000, di uva agostana 1, per un cesto del peso oi chil. 40. — Licenze industriali 7, di cui 1 per osteria, 1 per vino all'ingrosso, 2 per commestibili, 1 di salumiere, 1 di calzolaio, 1 per vendita mobili. — Animali macellati: buoi 36, del peso di chil. 9589, con 525 chil di sego; armente 18, del peso di chil. 2721, con 125 chil. •di sego; vitelli 29, castrati 96, agnelli 21. Anagrafe. Nati: battezzati 25, maschi 12, femmine 13. — Morti 13, uomini 1 carcerato, donne 3, fanciulli 6, fanciulle 3 sotto ì 7 anui. — Trapassati: 2 Vascon Anna di Biagio d'anni 7 — 7 V. 1'. (carcerato) da Trieste d'anni 45 — 22, Radessich Maria d'Antonio d'anni 23, più fanciulli, 6, fanciulle 3 al di sotto di sette anni. — Matrimoni 1: 31, Decleva Antonio con Maria-Anna Debellici). — Insinuazioni di possidenti per vendere al minuto vino delle ptoprie campagne 4 per complessivi ettolitri 16 a soldi 32, il litro. Certificati per spedizioni di sardelle salate 3, per barili 88 del peso complessivo di chil 3654 con tre barili di salamoia del di chil. 230; — di sardoni salati 7, per mastelle 419 del peso compi, di chil. 7902. con sei barili di salamoia del peso di chili 420: di pomodori 3, alla rinfusa, del peso comp.o di chil. 10600. — Polizia: usciti dall'i, r. Casa di pena 8. dei quali 4 dalmati, 1 goriziano, 2 triestini, 1 istriano. — Sfrattati 5 ; rilascio di nulla ■osta per 1' estiadazioue di permesso di viaggio marittimo 3, per passaporti all'estero 3, rilascio di libretti di 1: voro 2. — Licenze industriali 2, per commestibili 1, per oriolaio 1. Animali macellati: buoi 38 del peso di chil. 7996 con 375 chil. di sego; armente 23 del peso di chil. 3307 con 241 chil. di sego; vitelli 20, castrati 126. _ Anagrafe. Nati battezzati: 14, maschi 5, femmine 9; morti 26, uomini 7 (dei quali 3 carcerati) donne 5, fanciulli 3, fanciulle 10 sotto i sette anui, nonché 1 maschio nato morto. — Trapassati. 1 Oresseck Maddalena d'anni 66, 4 R. G. (carcerato) da Parenzo d'anni 59, 8 Veliach Giuseppe fu Andrea d'anni 46, 9 Pecchiarich Giuseppe fu Giuseppe d'anni 61, L. S. (carcerato) da Dernis d'anni 42, 20 Kristofic Teresa nata Bendiser d'anni 41, 12 Busan Giovanna d' anni 33, 13 Sonder ved. Cristina nata Punis d' anni 43, 16 Stent Samuele d'anni 63, 17 Pozzacai Giacomo di Vincenzo d'anni 27, 24 P. I. (carcerato) da Ljukostin, Dalmazia, d'anni 26, Riosa Maria ved. Pietro nata Stetfè d' anni 83. — Matrimoni 2, 24 Cimador Giuseppe con Francesca Pecchiar, 26 Zugna Antonio con Teresa Paccialat. — Polizia: usciti dall'i, r. Casa di pena 5, dei quali 2 dalmati, 2 triestini, 1 goriziano; sfrattati 1; rilascio di nulla osta per l'estradazione di permesso di viaggio marittimo 2, di libretti di lavoro 1 ; insinuazioni di possidenti per vendere al minuto vino delle proprie campagne 2 per Ettol. 54 di vino nero a soldi 28-36 il litro, certificati per spedizioni di vino nero 1 per 1 caratello del peso di chilogrammi 68, di sardelle salate 8 per barili 172 del peso compi, di chil. 7462, con 6 barili di salamoja del peso di chil. 395, di sardoni salati 2 per mastelle 275 del peso compless. di chil. 5225 con 2 barili di salamoia del peso di chil. 170. — Licenze industriali 2, di manifatture 1, di terraglie, chincaglie e manifatture 1. — Animali macellati, buoi 40 del peso di chil. 8622 con 408 chil. di sego; annente 23 del peso di chil. 3600 con 268 chil. di sego; vitelli 31, castrati 133. Bollettino delle malattie zimotiche. Capodistria: febbre tifoidea casi 1. — Croup laringeo casi 1, ambidue con esito letale. Appunti bibliografici I Goti — Poema epico di Don Emilio Garda de Olloqui. — Versione dallo Spagnuolo di Luigi Zaja. Alessandria d'Egitto. Penasson. 1891. Un volume in 8.° grande di pag. 492. Per quanto la critica debba sempre conservarsi imparziale ed oggettiva, quando il libro è nuovo e d'un autore ignoto, viene subito il desiderio di sapere con chi si ha a trattare, e le vicende del libro stesso, specialmente poi nel caso concreto, avendo a sobbarcarmi alla fatica di leggere un grosso volume, capitato non so come alla Direzione della Provincia dal paese dei Mammalucchi e delle Piramidi. E mi sono domandato prima di tutto : chi è questo Garda de Olloqui spagnuolo ? Confesso la mia incompetenza a trattare della letteratura spa-gnuola': al di là di quei quattro nomi di fama mondiale, e che ogni persona colta deve conoscere, non-va la mia scienza. Prima mia fatica d' Ercole da biblioteca : ho scartabellato i compendi di letteratura spagnuola, e i Dizionari enciclopedici che sono i ferri del mestiere; ma non ci ho trovato l'autore de quo. Deve essere, conchiusi, un contemporaneo. E che questo giudizio d'induzione non fosse erroneo, riconobbi poi dalla lettura del poema, dove si parla ogni tanto di magnetismo, di chiaroveggenza, di fluido polare e della plejade di armonia germanica in cui tra i segnalati trovi i nomi di Mèyerber, di Schubert, di Menden-sohn (sic) ecc. ecc. Egual bujo pesto sul nome del traduttore Luigi Zaja, al quale chiedo venia per la mia ignoranza scusabile fino a un certo punto, causa la lontananza; e al quale fo subito una piena dichiarazione di simpatia, perchè i traduttori, come diceva quel tale, 'sono i cavalli di rinforzo nel carro della civiltà. „ Ciò tutto premesso entro in argomento. Che a questi lumi di luna al signor Garcia sia venuta la tentazione di scrivere un poema e-pico in sedici libri suddivisi in non so quanti altri quadri come i drammi spettacolosi della domenica non è ardimento da condannarsi a priori. Multa renascentur quae jam cecidere ha detto il maestro Orazio, e basta. Tutto sta a scegliere un buon argomento, e a trattarlo con quella modernità che tutti richiedono, an-nojati come sono della vecchia falsariga, e sia pure quella d'Omero, di Virgilio, del Tasso e delle regole d'Aristotile. I Goti ! L'argomento è bene scelto ; il signor Garcia ille ego che ha già cantato carmi focosi in onore di Dio, non vuole stia muta V arpa del pio credente, ed esclama: „Di Dio la mano, ed i principi ascosi e le vicende e l'alta valentia canterò dell'Ispana Monarchia." Trattasi adunque di sapere per quali strane vicende la mano del Signore abbia guidato i Goti dal lontano Settentrione, a rovesciarsi sull' Impero Romano, a devastar Roma sotto Alarico, e a fondare quindi in Ispagna un nuovo regno cristiano. I personaggi principali sono Arbar sacerdote pagano, sua moglie Rodagusa, cristiana, la bella Dyrda loro figlia, Odino, 1' angelo El-zido, e poi una caterva di angeli, di demoni e di personaggi storici evocati dal sopradetto fluido polare. Dryda pende incerta tra la superstizione paterna, e i consigli cristiani della madre. Così pure Odino che rifiuta l'invito del Signore che lo chiama a sterminare i Romani. Dopo molti ibis redibis e una fantasmagoria diabolica-angelica producente una gran confusione nella mente del lettore, Dryda riceve il battesimo, spira l' alma, 1' angelo custode la raccoglie, e .......lieto e anelo Abbracciata al suo sen la reca in cielo.„ Si vede subito che il poeta si è proposto di raffrontare le tradizioni cristiane con la mitologia scandinava. L'intenzione fu buona; ma conveniva immaginare allo svolgimento e alla rappresentazione dei fatti un edilizio nuovo: siamo sempre invece nel vecchio baraccone. Un gran da fare per esempio ha quel buon angelo Elzido per salvare Dryda sedotta dal culto di Freja la bionda Venere germanica; e un correre innanzi, indietro dalla terra al cielo e viceversa. 11 poeta tra le altre ci racconta che una volta Elzido, non ne potendo più . . . . per timor che tratti al male cuor sì nobile, retto e generoso, spirto sì gentil, bellezza tale fosse dal tentator, recò affannoso, mesto lamento, alzandosi sull'ale tino al trono di Dio; ma l'Uno e Trino sol gli rispose, oprar lascia il destino. Dopo ciò viene subito la voglia di gettare il libro alle ortiche. Che Giove minchione non possa fare un passo, se glielo vieta il destino, si capisce ; lo stesso dicasi dell' arcangelo Gabriele del Tasso, sostituito al vecchio Mercurio; ma che l'Uno e Trino, raccomandi con tanta sicumera a' suoi fidi di lasciar fare a chi tocca, è cosa che passa la parte. Altro grave difetto del libro si è la prolissità. La campana per esempio dello Sshiller è diluita in tre nojose ottave con false locuzioni come la seguente — la campana prende sembiante di agonia. — Moltissime le personificazioni, e senza la proprietà e 1' efficacia dell'Ariosto. Per convincersene basta leggere la personificazione del peccato a pag. 27; e che arieggia uno squarcio di predica ; onde mi viene il sospetto che 1' autore sia un buon sacerdote fornito di molta cultura, e che consacra alle muse le sue ore d'ozio. Non mancano però delle buone ottave come la descrizione di Ravenna, dei giuochi nell' ippodromo (pag. 165) e le tre prime strofe del libro VII, delle quali ecco una per saggio : — Ricomincia la voga, e quindi il canto segue da sola poi la cornamusa co' suoi languidi suon, che un dolce pianto finge d'amore che incostanza accusa, poscia di alterni carmi il molle incanto iu misurata melodia, confusa col suon concorde del battente remo desta gli applausi fino al golfo estremo. — C' è adunque qua e là inspirazione e movimento poetico ; manca l'assieme. Bene in generale il traduttore, solo che con frequenti inversioni rende più difficile di afferrare il concetto, e di seguire lo svolgimento della favola, già troppo intralciata. P. T. PUBBLICAZIONI Atti e Memorie della Società Istriana di Archeologia e Storia Patria. Volume Vili, Fascicolo 1. e 2. Parenzo, Coaua. Contiene: Direzione. Documenta ad Forumjulii, Istriam, Go-ritiam, Tergestum spectautia (continua). — Bernardo Dr. Benussi. Privilegio eufrasiano. — Direzione. Relazione dei Podestà e Capitani di Capodistria (continua). — Direzione. Della chiesa di Parenzo. Capitolo II e III di Mons. Gasparo Negri. Ne trarremo argomento per appositi studi.