AMO V. Capodistria, 1 febbrajo 1871. N. 3. . f)o fiifcofen,» _ 1 n ! ''v: '>"-! V • li I ! GIORNALE BEGLI INTERESSI CITILI, ECONOMICI, AMMINISTRATIVI DELL' ISTRIA, ' \K\ -ùv a i 1 V ■ - ! !<■ ED ORGANO UFFICIALE PER GLI: ATTI DELLA SOCIETÀ AGRARIA ISTRIANA. ! uiaffciniM lì .! osioooft ' — , . ui/od >d Io!» e. AVVISO, jnom 'fiO ! Preghiamo quel signori che hanno ricevuto il nostro giornale fino dal primo gennajo a. e., e che non intendessero ahbuonar* si, a volerlo dichiarare a cotesta Redazione col rifiuto del presente numero; perchè in caso contrarlo saranno ritenuti per nostri associati. ■ ATTI UFFICIALI DELLA SOCIETÀ AGrKAUIA. Resoconto della Presidenza all'eccelso Ministero sul sussidio di caseificio. Eccelso imp. reg. Ministero delP Agricoltura ! Compiuta sulle isole del Quarnero la distribuzione di premi pel caseificio indetta dall'avviso di concorso 18 febbraio a. c. n 282. a. 69, la scrivente si affretta di darne doverosa relazione a codesto eccelso imp. reg. Ministero dell'Agricoltura. Il pensiero di promuovere e migliorare con premi sulle isole del Quarnero la fabbricazione del formaggio fu accolto con favore generale, di modo chè se auche quest'anno per ovvie ragioni la concorrenza non fu grande^ nell'avvenire si possono attendere con certezza da questo provvedimento maggiori risultati. Diffatti sono concordi le relazioni dei giuri di Veglia e di Cherso nel constatare la lieta accoglienza fetta alla premiazione, nel chiedere la continuazione di questo provvedimento, e nelF ascrivere la poca concorrenza a Cherso alla novità della cosa ed a Veglia alla 'scarsa produzione dipendente dalla inclemen- za della trascorsa stagione invernale e della conseguente morìa degli animali. La qualità dei formaggi presentati al concorso può dirsi buona senza eccezione : ottima invece la partita insinuata da Margherita Scomersich di Veglia per la omogeneità della granitura, per l'odore e [Sapore e per lo stato di conservazione. Il solo difetto sta nella piccolezza della forma, che aumentata ne aumenterebbe alla sua volta essenzialmente il prezzo. Oltre di ciò occorrerebbe per rendere durevole il formaggio prodotto sulle nostre isole d'immergerlo netta feccia d'olio di oliva od. ungernelo replicata-mente, o meglio ancora spremerlo fortemente nella confezione e non solo a mano come si costuma, ma con qualche ingegno meccanico. Allora avrebbesi forse un formaggio per qualità e durata non dissimile dall'olandese. Fremesse queste brevi considerazioni, questa devota presidenza vi aggiunge il resoconto relativo e per tal modo corrisponde ai pregiati dispacci di codesto eccelso i. r. Ministero dell'Agricoltura. Nello stesso tempo apprezzando le vedute dei giurì di premiazione questa presidenza prega l'eccelso imp. reg. Ministero dell'Agricoltura a volerle accordare per Fanno 1871 un importo di fiorini 100 per premi e relative spese ed un imporlo di f. 25 per un congegno meccanico di poco costo atto a spremere fortemente il formaggio al momento della confezione. Iiovigno, 3 novembre 1870. La Presidenza. Resoconto sul sussidio di fior. 80 accordato all'Istria per promuovere la fabbricazione del formaggio sulle isole del Quarnero con dispaccio dell'i, r. Ministero dell'Agricoltura. Spese. 1 Bo'ìo d'i "Quietanza pei f. 80 . . . f. 2. Porto posta e spese minute Premi a Clierso. 3. Premio a Giovanni Cuglianich fu Giov. (ali. A.)......8 . » — 32 2: 68 lo: 4. detto a Giovanni Clucarich fu Giorgio (ali. B.) . ,......., f. 10: — 5. dello a Damiano Disclich fu Ant. . » 10: — (ali. c.; 6. detto a Giovanni Meusih fu Dora. (ali. D.) ...... ...» 10: — 7. dello Antonio Belombis fu Antonio (ali. E.) . . . . . . . . » 5: — Premi a Feglia (ctll. F.) 8. detto a Margherita Scomercich . . » 12: — 9. detto a Gius Folesich fu Giov. . . » 3:75 10. detto a Giov. Cossich fu Giov. . » 3: 75 11. detto a Gius. Scomercih fuGaspero. » 5:75 -12. detlo a Domenico SaccolLcli ...» 3: 75 Esito. . Introito. Pareggio. Rovigno, 1 ottobre 1870. La presidenza. f. 80. » 80: » — Resoconto della Presidenza aW eccelso Ministero sul sussidio di viti ed orticoltura. Eccelso imp. reg. Ministero dell' Agricoltura ! Con riferimento al dispaccio di codesto dd. 17 giugno 18(39 n. 2688-940 questa devota presidenza si fa un dovere di rassegnare il resoconto sul sussidio di viti ed orticultura assegnatole per Tanno 1869 ed indi pel 1870. Addottato il principio di sovvenire in prima linea i Comizi agrari della provincia e soltanto dopo di loro le Comuni ed i privati, fu dato pubblico annuncio del sussidio a mezzo dall'organo uffciale della Società con invito a farne domanda entro il mese di agosto p. p. S'insinuarono i Comizi agrari di Dignano, Pare nzo e Pisino nonché la Comune di Rovigno, dimostrando di possedere un bene avvialo orto agrario, che intendevano rendere di bubblica ulililà, sempre-ckò fossero sovvenuti nella relativa riattazionc. Sentito quindi il Comitato sociale di son volizione furono accordate: 1. Al Comizio di Dignano 2. Al Comizio di Parenzo 3. Al Comizio di Pisino 4. Al Comune di Rovigno assieme fior. 447. — risultanti dalle quietanze sub\, 2, 3, 4. Aggiunti a questo importo fior. 80 v a. accordati al maestro Giacomo Luznik di Ciana, come dal rapporto 16 e 23 maggio 1870 n. 229 e 262, iior:— 50 por porlo posta, come dall'allegato sub 8, e fior. 2: 50 pel bollo di quietanza, bassi la somma complessiva di fior. 530, composti dei iior. 500 accordati a questa Società con riverito dispaccio 17 giugno 1869 n. 2688 - 940, e pei quali essa porge in oggi i dovuti ringraziamenti, e di Iior. 30 anticipati dai fondi sociali e che nella ristrettezza di questi ultimi la scrivente prega o le sieno graziosamente rilusi o a'meno concesso di coprire dal sussidio destinalo all'acquisto di sementi. Quest'ultima domanda la firmata presidenza ap« f. 117.— 150. — 80.— 100.— poggia ella analogia ed alla omogeneità esistenti tra i due differenti sussidi nonché al riflesso che pei distretti, cui venne accordato il sussidio di orticoltura, riesce meno sentito il bisogno della distribuzione di sementi. Bovigno, 3 gennaro 1871. La presidenza. Besoconto della Presidenza alV eccelso Ministero sul sussidio per acquisto e rivendita di b<5Ì'j Dalle parole che nel numero precedente di questo giornale abbiamo premesse alla lettera di un egregio nostro collaboratore intorno alla proposta fusione di Trieste, dell' Istria e del Goriziano, i nostri lettori avranno veduto, come sia vivo in noi il desiderio non solo di eccitare tutti i nostri partiti onesti a ragionarla, con ogni sollecitudine, anche pubblicamente (sebbene l'indole sua delicata non consenta a questa forma di discussione che brevissimi limiti), ma anche di spingere, ormai, ai fatti corrispondenti. Com' è, peraltro, che la Provincia prende oggi soltanto questo atteggiamento? Perchè avvenne, anzi, eh' essa, or sono circa due anni, tenendo parola di una relativa deliberazione del comune di Umago, dubitasse della opportunità di risolverne subitó, pur promuovendovi nuovi studii, ed esprimendo il voto di veder presto possibile il compimento della richiesta unione? Innanzi tutto, ci piace riscontrare queste domande, non tanto perchè amiamo rendere la ragione della nostra condotta3 quanto perchè la ris- posta, che siamo in grado di dare, si attiene insieme alla storia e al merito dell'importante soggetto. La questione è vecchia. — Se anche non comparve nei giornali che da due anni, perchè, prima, o non poteva o non doveva entrare noli'arringo della pubblicità; essa conta una ricca letteratura di discorsi e parlari d'ogni genere. Quelli di noi, che sono abbastanza avanti negli anni, da aver potuto seguire cogli occhi pro-prii il succedersi degli avvenimenti e delle opinioni in queste provincie dal 1848 in poi, possono render fede, come le parole di fusione coti Trieste siano passate dalle labbra degli uomini più avversi alla fede nostra su quelle dei patriotti più ardenti, formula invariata di due opposti programmi, identica parola d'ordine di contrarie paure e speranze. Trattasi, adunque, di tale una questione, su cui fu logica e coscienza, per tutti noi, fidi amici dell'Istria, portare altra volta diverso consiglio, — su cui dovettero, necessariamente, rimutarsi solo per gradi, e non senza sospetti e trepidanze, i giudizii e i presagii, così come via via venivano rimutandosi, con sembianze non sempre nette, le relative condizioni di fatto. Trattasi di una questione troppo grave, perchè allora pure ch'essasi tirò fuori della sua via di prima, fosse lecito parlarne, a pronta e certa norma dell' agire, coli' estro degli àuguri, anziché osservarne accuratamente il cammino, e farne argomento di ponderate, e, diremmo quasi, cimentate previsioni. Su cotesto tema sr comincia ad aver ragione non il giorno, dal quale risulti poi, per favore degli astri, che si sia stati indovini felici, ma il giorno, in cui sia stato prudente, o almeno senza gran rischio, confermare l'opera ai calcoli dell'avvenire. Sarebbe troppo lungo, e, più che lungo, arduo, e in parte anche impossibile, fra tanti ostacoli in ciò alla libertà del dire, lo esporre qui, come altrimenti potremmo assai facilmente, tutti quei molti e forti motivi, che dovevano sconsigliarci, in ciascuna delle trascorse fasi della questione, dal ritenere maturo il momento di propugnare il partito, di cui ora si tratta. Ma uno di essi, ancora sussistente al tempo della citata deliberazione del comune di Umago, e che adesso appena va cedendo, abbiamo allegato allora e vogliamo ripetere oggi. — 11 patriotta, che propone di raccogliere a Trieste in una sola Dieta i rappresentanti delle tre provincie, a quale scopo lo vuole? Evidentemente, allo scopo di rafforzare la causa della civiltà nostra, di risvegliare e disciplinare, nel miglior modo, tutte le nostre forze, di mettere più saldo argine agli opposti conati. — Ma, sotto quale condizione è possibile toccare tutti questi vantaggi ? Sotto quale condizione, chiederemo anzi, è possibile far quello che in ciò si desidera, senza andare incontro a crudeli disinganni, e subire gravissimi danni? Fuor d'ogni dubbio, questo è possibile unicamente sotto la con- dizione di star sicuri, almeno secondo i criterij ordinarti, che le elezioni siano e promettano di essere tali nelle due provincie dell' Istria e del Goriziano, da non esporre a pericolo le buone sorti della rappresentanza triestina, la quale importa principalmente, per tutti noi, sia vigorosa, come quella che tiene il centro del movimento civile del nostro paese, e lo tiene in una città di altissima importanza, a cui è vòlta l'attenzione universale. Riferendoci pure al tempo più recente, avevamo noi forse questa sicurezza, noi dell'Istria e del Goriziano? Chi mai, ragionevolmente, lealmente potrebbe rispondere che sì ? — Oggi pure (diciamola tutta la verità) diffidano della maggior parte dei collegi non triestini quanti sono coloro che si fanno debito di considerare le cose, non quali vanno nella giornata, mentre il vento come fa si tace, ma quali potrebbero andare, ricorrendo il nembo. Oggi pure, se non fosse, come ci sembra, cresciuto ormai a tale in Trieste lo slancio dei più nobili sentimenti, e non vi si fossero radicati, con rapidità prodigiosa, così saldamente i buoni prin-cipii, da poter nutrire fiducia, che la Dieta di Trieste non sarebbe avvolta, fusa pure colle altre due, nelle possibili sconfitte del maggior numero dei corpi elettorali d'Istria e Gorizia, non saremmo usciti dalle riserve, imposteci per lo addietro. Certamente, gli elementi cne costituiscono quanto v' ha di degno, di civile, di dolce a riguardare nelle due provincie, delle quali parliamo, non possono fallire, e non temono confronti. Anzi, qui nell'Istria, si aggiunge ad essi il valore di così preziose e sacre memorie, da renderci (nè ci pare immodestia il dirlo) compagni ambiti. Ma, pur troppo, non sono questi i soli elementi nostri, dimenticando pure, che l'Istria, quale fu fatta dalla divisione amministrativa dello Stato,, porta anche membra non sue. — Nè sarebbe stato giusto soggiungere, che, ad ogni modo, piegando le cose alla_peggio, l'essere vinti assieme, anziché alla spicciolata, non avrebbe fatto differenza. Di ciò sarebbesi dovuto tener conto allora soltanto che tutte e tre le rappresentanze si fossero trovate nelle stesse condizioni d'incertezza. Questo, peraltro, non era il caso nostro. La Dieta triestina, nei proprii elementi, poteva dirsi sicura di se. E così, poiché cote-sta sicurezza sua non s'era formata tale peranco, da correre e fare proprie, impunemente, le sortì elettorali delle altre due provincie, richiederla di tanto sarebbe stata, secondo ogni probabilità, opera inane, e, sicuramente poi, inconsideratezza. Ser infatti, si fossero fino d'allora associate le deputazioni d'Istria e Gorizia a quella di Trieste, se fino d'allora si fossero collegati, in grembo a questa, co' suoi nemici i fratelli loro, da Tolmino a Castua, e ciò in mezzo alle dure prove, eh' essa dovette subire, le sarebbe stato possibile di fare, tutto quello che fece, di guadagnare tutto quel terreno che guadagnò ? Francamente, noi crediamo e diciamo di no, e qui sta gran parte delle ragioni, per cui ci siamo tenuti finora guardinghi di fronte al grave argomento, e per cui ci vantiamo anche di tale nostro contegno, come di un difficile dovere scrupolosamente adempiuto, sebbene ci facessero ressa intorno a staccarcene gagliardi eccitamenti, quali ci venivano dall' ingegno specchiato e dall'animo rettissimo dei troppo fervidi consiglieri del nuovo programma. Ci apponevamo, pertanto, nel dire, che spiegare la nostra condotta, narrando un po' la storia della questione,, era trattarne insieme anche il inerito. % Presentemente, perchè ci facciamo noi a sostenere l'unione delle tre rappresentanze dietali? Noi questo facciamo, perchè ora appena si può giudicare assicurata così la vita nuova di Trieste, da non temere, che l'Istria e il Goriziano, anche soccombenti nelle proprie elezioni, possano mettere in minoranza il partito nostro nella complessiva Dieta. E lungi dal crederci in ritardo a rilevare questo fatto, abbiamo coscienza, prestandovi fede, di essere anche arditi nella nostra prudenza. E di questa esuberanza di vita nuova in Trieste che conviene discorrere, con sode ragioni, a ♦•hi esita ancora di seguirci; è di essa che invitiamo, quindi, ad occuparsi di proposito tutti quei nostri cortesi collaboratori, i quali vorranno ajutar-oi nel nostro assunto; ed è perciò che conviene sostenere, quale condizione sine qua non dell' unione, che l'attuale numero dei rappresentanti triestini non abbia ad essere in alcuna maniera scemato. Tolta ai dubbiosi la causa della loro incertezza, è affatto inutile mettere ad essi sott'occhio i vantaggi della detta unione. Su di ciò allora non v' è _ più contrasto, e ciascuno vede bene da se l'evidenza. Chi non sa fare il confronto fra le piccole risorse delle nostre cittaduccie e quelle larghissime _ che si svolgono in una città popolosa, che moltiplica coi commerci e colle industrie le istituzioni civili d'ogni genere, e può irridere alle ostilità grottesche della villana ignoranza? Chi non è intimamente persuaso, che urge stringere il fascio delle nostre forze, per rinvigorire la nostra coltura italiana,, per saldarne in modo l'edifizio, che valga a reggere ad ogni scossa, per renderci tali, insomma, da poter rimanere immutabili sotto qualunque giogo di malvagio destino? Chi non iscorge il gran prezzo di trarci fuori della uggiosa temperie dei fracidi pettegolezzi, delle sterili gare, dei muffosi municipalismi? Chi dubita, che natura, civiltà, interessi, aspirazioni facciano un paese solo del versante meridionale dell'Alpe Giulia? Chi, diremo infine, sconosce la necessità somma di serrare le file, per meglio resistere a certe cupidigie, che ci rivengono ora d'oriente, non più colle ridicole etimologie, o numerando le loro pretese sulle nostre vanghe più rozze, ma colla baldanza di chi si ripromette di afferrare un giorno la cosa pubblica? Ma, cessata pure quella prima ragione di esitanza, basta considerare gl'indiscutibili interessi dell' unione, per deciderci a volerla nel senso proposto, cioè nel senso di una fusione delle tre Provincie in una sola? Qui siamo di nuovo tra i cauti, e tanto più decisamente, che, a soddisfare appieno tutti quegli interessi, una tale fusione non è necessaria, bastandovi l'unione delle tre rappresentanze dietali, sì che rimangano in vita le relative provincie, e possa riservarsi inalterato il diritto storico dell' Istria nostra. Non ignoriamo, come il diritto storico di una piccola provincia possa sembrare cosa non seria; ma sappiamo ancora, che anche delle cose non serie si continua a valersi per molto serie conclusioni. Mentre oggi stesso vediamo lo studio e l'arte, con cui si evocano dai sepolcri secolari anche le minime pretensioni, e torna in campo, più smisurato che mai, l'orgoglio di rifar corone nei loro fregi più minuti; mentre tutt'altro che minuto è il valore di ciò che si potrebbe rivolere qui da noi, oggi forse per mezzo altrui, e direttamente più tardi. — sarebbe partito veramente sconsigliato amalgamare così, di nostra mano, pasta con pasta, da rendere più ghiotta la preda, e togliere al dente vorace (che il cielo voglia spezzare!) perfino la possibilità di risparmiarne parte alcuna. Ed ora, per questa volta, facciamo punto, parendoci, se non altro, di aver messo la questione ne' suoi veri termini. Risposta alle osservazioni fatte sulla nuova edizione dell' Istria di Monsignor Rapiccio, pubblicata negli Atti dell'i, r. Ginnasio di Capodi-stria: 1870; (Conlinuazivne, vedi n. 2.) 11 duin non si costruisce mai col soggiuntivo quando esprime semplice contemporaneità, cioè un men-Ire o quando, ina solo allora quando esprime causalità, intenzione, scopo, perciò un fino a che .purché e simili (v. Kùhner, granuli, lat. §.152 ed il Trus-selino. Particul. lat. oration.) e qui non esprime che un munire. 11 Rapiccio lo sapeva e l'usa altrove così: p. e. v. 140. liomu vetus,dum te rexil malesana juven-luSj e v. oOo. Ilic me oriens vidit Phoebus, dum munera vultji Despicercm, deve, come ognun vede, le proposizioni legate dal dum sono nel primo caso semplicemente contemporanee, e nel secondo si stanno come causa ed effetto. Finalmente ci va di mezzo la relazione fra i tempi della quale i latini erano gelosi assai. Leggendo dum veheemurr, dobbiamo considerare il desceiidimus come un perfetto ed allora rinrjredimurque non ci sta più. Nè mi si dica, non essere proprio necessario che il descendimus sia un passato, imperciocché io rispondo assolulamente che sì. L'imperfetto col dum esprime un'azione che dura tuttavia nel tempo passato quando ne imcomincia un'altra, perciò se questa ha da incominciare mentre (dum) dura quella, è ben naturale, ch'essa non può Incominciare se non nel tempo passato, e quindi con preterito e non mai o n ■un presente la si deve esprimere. Chi mai direbbe in italiano: Mentre andavamo in barca discendiam ed cu- t iriamo nel porto? 11 descendimus, che serve tanto p.ci presente che per il passato, sembra aver illuso il Ha- ( piccio nella prima edizione, ma veduto l'errore, vi rimediò : Io non sono tanto di larga manica da«ssolverJo così alla presta per la usata licenza, ma dovendogli ; pur imputare un peccato, gì'imputai quello die in coscienza mi pareva men grosso. Al verso 342, il cospicuus è un errore tipofra- fico. Alla nota A. La vecchia edizione del Plinio adoperata dal Sig. Articolista chiama pyetanum il nome che i Greci davano al Pucinu. La voce è greca e derivando da ptjclis, pugillatore, esprimerebbe non la derivazione ina il pregio, come diremmo noi l'eroe, o ii re dei vini. L'edizione critica usata da me bn pruele-tianum e pare, che i Greci confondessero il vimini praetuliannm (Plin. XIV. 66) del piceno-col puciiium dell'Istria e lo chiamassero praeteliunum. Il nome ntto che lar vite fa meglio nelle nostre terre bianche, dal che si deve desumere che queste, più delle rosse, debbano contenere la potassa tanto necessaria alla vite. Sopra uno stesso campo, parte di terra rossa e parte di biaupag vedesi migliore il fermento nella parte bianca. Fero se si vuole paragonare la fertilità delle terre bianche df Bìije collo squallore di alcune simili di altri luoghi"", si dovrà prendere in riflesso in qual proporzione vi stia la calce che la deteriora, e quanta causa ne deriva dal difetto di concimazione e di lavoro, mancanze- in molti luoghi non più rimediabili per l'esaurimento, di mezzi della dejetta popolazione. Cbn ciò intesi che- ai dovrebbero prendere regole nella stima catastraJe i risultati d'un' investigazione più scientifica che non s'abbia ne' passati tempi ; e che sulla base di quanto esposi di sopra si debba ritenere che qui la terra rossa vada subordinata in pregio alla bianca. NOTIZIE CITTADINE Il giorno 21 del passato mese, venne varato nel cantière dei signori Poli e Piscitello il barck Napried di 574 tonnellate di registro, proprietà dei signori A. Slodre e Còmp. d'i Spalatro. Il disegno, è del giovane costruttore Francesco Poli, il quale diede a vedere, con questa- sua nuova- opera, quanto abbia progredito nella pratica- del costruire : forme svelte, ardite e solidità a tutta prova. È, pure debito nastro l'avvertire alla rara perfezione con la quale i signori Poli e- Pisciteli» sanno apparecchiare i congegni per il varo. Noi abbiamo assistito da molti anni alla messa in acqua dal loro cantiere di più decine di bastimenti, e sempre la_ difficile e pericolosa operazione venne compita- sollecitamente e senza danni. A fianco del cantiere Poli e Piscitello ne sorge un altro da pochi mesi. 1 fratelli Zamarin di Capodistria, semplici calafati,-con ardita iniziativa assunsero la costruzione di alcuni navigli per conto di armatori Greci che trovano il loro tornaconto a fabbricare su queste spiaggia. He fu varato uno V anno scorso, brick di tonn, 250,^uno il giorno 26 dello scorso mese, pure brick di tonn. 300 ed un terzo di grandezza quasi uguale a quest' ultimo, si sta compiépdo. E poiché siamo nell' argomento, pubblichiamo arcuai dati sull'attività dei nostri piccoli cantieri. Dal loro primo sorgere nel 1841 fino al maggio del 1868 il nostro giornale ne ha dato un quadro esatto ed abbastanza diffuso, (a. II. n. 8 aprile 1868). Da quell'epoca i signori Poli e Piscitello hanno lanciato in acqua quattro navigli nuovi: uno scooner di tonn. 75, il barck Favilla della società marittima istriana di tonn. 708 ; il barck Capodistria di tonn. 494, della stessa so-«ieta, e quest' ultimo barck Napried di tonn. 574. Ora si sta costruendo un barck di circa 1000 tonn. per la società di Sabioncello. Durante quest' epoca furono fabbricate 13 peate di tonn. 120 ciascuna, àeHa società per la costruzione del porto di Trieste. Furono restaurati, nello stesso cantiere, durante il 1868: una nave, quattro barck e quattro brick, tutti di bandiera austriaca j nel 1869 quattro barck, tre 'dei quali di bandiera italiana, l'altro austriaca, uno -scooner greco, un brick austriaco, uno amburghese ed uno ancora di bandiera italiana, in tutto 8 bastimenti ; nel 187® due barck ed un brick austriaci, due rimorchiatori a vapore della società per la costruzione del porto di Trieste, e per conto ai questa, ma rilevante numero di peate. Come si vede fu un lavoro continuo con notevole vantaggio della nostra città. Bollettino bibliografico. L'egregio D. r Verson, aggiunto all'istituto bacologico sperimentale di Gorizia, fece all' ufficio della Società agraria istriana il dono di una copia delle sue lezioni dette l'anno scorso agli allievi che frequentarono il corso di bacologia. 11 giornale Agrario di Rovereto scrive in proposito : Desse sono intitolate DEL FILUGELLO Lezioni teorico-pratiche e portano intercalate 40 belle figure che ne aiutano molto lo studio. Tratta da prima succintamente e come digressione al suo discorso delle leggi ottiche, per spiegare in modo facile e piano il meccanismo del microscopio, e premettendo che questo strumento dev'essere quello da cui si avranno a sperare i mutamenti nelle poco floridi condizioni degli allevamenti dei bachi, per dimostrarne sempre più l'importanza abitua l'allievo ad applicarlo nello studio di tuti i tessuti ed organi del baco, della crisalide e della farfalla. Descrive nella parte prima, capo I, il bruco e ile dà nozioni generali e la descrizione esterna. Dice brevemente dell'embriogenià, per quanto cioè possa essere utile ed accessibile anche a quelli che non hanno conoscenze profonde di storia naturale. Descrive ripartitamente i vari sistemi ed apparecchi organici del baco da seta, vale a dire 1. un sistema digerente, 2. un sistema respiratorio, 3. un apparalo di circolazioni, %. gli apparati di secrezio-ne, 5. apparali locomotori, 0. sistema onores ed in ultimo tessuti espletici. Discorre nel capo II della crisalide; nel capo 111 della farfalla, fa vedere come avvengano le metamorfosi, con figure -appropriate ne descrive le varie parti. ' Nella parte II parla delle malattie del filugello ed in parlicolar modo dell'atrofia, morti passi, calcino e giallume. Nella parte 111, dice, delle applicazioni pratiche Che scaturiscono come corollario degli stadi anatomici e patologici enunciati. Fa vedere come si debba procedere nel confezionamento di semente sana col sistema isolatore. Parla poi della conservazione del scine e dell'esame microscopico del medesimo. Tratta infine dell'educazione del baco da seta, dà le norme a seguirsi onde opporsi allo svolgimento delle malattie e per arrivare a confezionare seme in quantità e buono. Noi non possiamo fare a meno che di raccomandare il Iraltalello del dott. Verson a tutti coloro quali desiderano in breve mettersi alla portata di conoscere 1' anatomia e la fisiologia del baco, crisalide e farfalla del bombice del gelso, di sapere confezionare da sè coli' uso del microscopio la semente che può occorrere per i loro allevamenti. — ì Delle lìnee d'acqua a forma, d'onda (wave water-lines) proposte dall' illustre J. Scott Russell e dell' uso profittevole degli antichi metodi parabolici empirici per la determinazione della forma delle navi moderne. Memoria apologetica del prof. Q-. Zanon, letta nell' Ateneo di Venezia. (Cvnlinuazione vedi N. 1.) Espone come il Russell immaginasse una prora, le cui sezioni orizzontali fossero formate da due archi di parabola di secondo ordine, aventi il vertice l'uno all'estremità della prora, l'altro alla estremità della traccia della massima seziono trasversale della nave, e congiunti in un punto sì da avere in quest'ultimo una tangente comune, e in modo da ottenere una curva flessa e concava alla estremità della prora. Che con ciò quegli riteneva che nel cammino del corpo le molecole d'acqua rimanessero sempre in contatto con la superficie del solido sì da non avere alcuno spostamento inutile nelle particelle di fluido. Narra dell' esperimento fatto da Russell con un tal corpo, e come con esso ottenesse il fatto prestabilito ; mentre con altri corpi, conformati diversamente, avvenivano spostamenti bruschi delle molecole. Che per altrò Russell stesso ritenne che una tal prora avesse una forma affine a quella di minima resistenza ; ma che la vera dovesse avere sezioni orizzontali, formate da una curva continua, tutti ì punti della quale fossero dati da una sola equazione. Dice che Russell a tal fine ricorreva ad osservare il movimento della palla nel pendulo conico; e' che riportando nel piano di una sezione- orizzontale di carena il movimento equabile (cìie ha la palla lungo la circonferenza) nel senso fongitadinale- della linea d'acqua e> l'altro movimento di essa palla (progettata sul diametro del circolo)* nel senso trasversà-le, ottenne una sinoisoide, la quale secondo lo. stesso Russell doveva essere la linea d'acqua di minima resistenza per la prora. Rimaneva pero da esperimentare una prora avente tali azioni orizzontali, dacché Russell stesso non dava questo risultato che come quello che proveniva da un prò* fittevolp tentativo (fruitful instance). E però egli costruita un bastimento denominato l'Onda (War ve) -soaondo ! ultimo principio ; emessolo ad esperimento con altri tre, osservò che- l'Ondarisentiva la miilor resistenza fra quelle degli altri. Russol poi denomini Onda il suo naviglio, ed ebbe confidenza nella sua formay perchè l'a airni-soide è propriamente la configurazione della onda solitaria<; la quale bèlla sua traslazione agisce sul-de molecole dell'a6qua come egli voleva che operasse la superficie della prora dèlia nave. Ed anche qui il lettore espone le osservazioni del Russell sulF azione dell' onda solitaria, riprodotta da quest'ultimo in un piccolo truogolo contenente dell'acqua. Poscia il Zanon segue a narrare succintamente col suo autore il modo in cui questi pervenne a determinare la forma più profittevole della linea t d'acqua di poppa; e qui vengono le osservazioni di Russell sull'onda che riempie il solco lasciato dalla nave alla poppa: onda che questi chiama di secondo ordine o riempitrice, la quale ha la forma di una cicloide. E Russell asserisce che tale ancora dev' essere la forma delle linee d'acqua di poppa, oppure delle sezioni verticali longitudinali, dappoiché la forma della poppa deve adattarsi a quella del solco, il quale riproduce in senso inverso l'onda sopraccennata. Continua ancora il lettore a narrare le asserzioni dell'illustre inglese circa la posizione più profittevole della sezione maestra,, che quest'ultimo dice potersi collocare nel mezzo della nave, specialmente in que' battelli che deggiono navigare or coli'una or coli'altra estremità sul davanti. Che per altro essa sezione maestra puossi situare anche a poppa del mezzo,, quando vogliasi rendere più acuta la prora, per ottenere maggiore velocità; il che specialmente dee farsi in navigli di limitata lunghezza; invertendo così il principio della vecchia scuola, che insegnava dover trovarsi la massima sezione trasversale del bastimento più a prora del mezzo. Clip anzi, senza recar nocumento alla velocità, puossi collocarla a tre quinti della lunghezza della nave ; partendo dalla prora. TIP. DI GIUSEPPE TONDELLI, Detto poi dei vantaggi e discapiti della forma nuova delle linee d'acqua, e datane la costruzione, come insegna il Russell, il Zanon riproduce ima tavola di quest'ultimo per le lunghezze da attribuirsi alla prora e alla poppa della nave re-iati ve alle velocità che voglionsi ottenere. Tali lunghezze son quelle stesse che quel chiarissimo autore osservava nelle due onde, quando possedevano quelle velocità. Compiuta di tal guisa la narrazione dell'operato del Russell, il professore Zanon fa osservare l'empirismo òhe domina sulle esperienze di quell'autore; e su tal fatto corrobora la sua asserzione colle parole di altro autore, qual è il sig. Bourgois-, di cui si' è parlato dapprima. Dice che • per questo empirismo le forme russellfmie non vennero, adottate da ognuno, quantunque abbiano apportato un grandissimo miglioramento nelle condizioni della nave in riguardo a velocità, e ciò perchè niiina delle esigenze del problema venne posta a calcoTo'|' cqtaichò ne i costruttori teorici, né quelli che sono ancora seguaci della scuola antica, si persuasero che quelle forme fossero propriamente quelle, che procurano la massima velo-locità col minimo-'consumo relativo di forza motrice. Egli è perciò che il Zanon si studiò di dimostrare esatto col calcolo il principio di Russell, e per far questo egli stabilisce, dietro la scorta del suo autor^vf (f^J^^^lflH WW0! che risente la minor resistenza', Tt quale ja spostare meno che sia possibile dalla sua superficie le molecole del fluido, che VKMjmò ad incontirarlo. Quindi ei cerca di tradurre questo principio di linguaggio matematico, ma prima suppone che sia il fluido quel che si muove, e che il corpo stia fermo ; mentre il Russell seguiva il fatto naturale del movimento del corpo nel fluido in quiete. Poscia considera soltanto i fenomeni che si compiono in un piano orizzontale, a qualunque profondità della carena, per inferirne la forma della linea d'acqua corrispondente ; e perchè si avveri il fatto prestabilito, egli pone queste tré condizioni : 1.° che il tempo, impiegato da una molecola di fluido, per passare dalla estremità della prora a quella della traccia massima sezione trasversale sul piano della linea d'acqua, sia il minore possibile; 2.° che, arrivata la molecola alla1 estremità della traccia della sezione maestra, sfugga al di dietro parallelamente all'asse della linea "d'acqua, e colla velocità del suo moto uniforme iniziale; 3." che la molecola stessa segna la via più facile nel suo passaggio dalla estremità della prora alla sezione maestra ; per cui trovata la forma di questa strada, tale dovrà essere appunto anche quella della linea d'acqua, dacché la molecola deve rimaner sempre aderente a quest'ultima. , siim .oIs'!ui.' bs iwiJm rw* i tìBMMfchiqii svnittfl —- ' I , ' NIGOLQ'c. da : MADOiNIZZA Redattone.