II. ANNO. Sabato 26 Giugno 1847. M— 4®. AVVISO. S'invitano i sigg. abbonati al foglio L' ISTRIA a voler inviare per tempo la rata d'abbonamento pel nuovo semestre, onde non ne venga loro interrotta la spedizione. Al Sig. Tomaso Luciani in ALBONA. Le più grandi verità sono le più contrastate. Zanon - Am.delConl. An. llln. 45, Varietà. In un argomento molto interessante il benessere d'Istria nostra, su cui spesso trattammo a voce ed in scritto, con devergenza per lo più di opinione, forse nei mezzi, mi trovo mosso ad esporle alcune cose. Sui Beni Comunali dunque intendo parlarle. Sicco- i me però le condizioni di altre comuni non sono a me troppo note, così lé dirò, che anche parlando sul generale, non intendo di farlo precisamente che di quelli di ] Dignano mia patria. Questo soggetto fu da me abbastanza esaminato cogli occhi della mente e del corpo in 30 e più anni, nelle diverse funzioni fisiche e morali di pubblico diritto che nel frattempo mi occuparono. Ella dunque non creda che io parli a caso o per aria, come suol dirsi, e se la mi trova errato in qualche parte od in tutto, la mi ritenga tale a buona fede, sulla mia coscienza, lungi da ogni prevenzione, anzi solo tendente al migliore vantaggio de' miei concittadini e comprovinciali. Dalla bocca di uomini hon volgari nè indotti udii sempre ripetere, dagli scritti di quelli di pari e miglior conio raccolsi, in diversi modi e circostanze ma pur sempre, che il vago pascolo sia la rovina dell' agricoltura. Nè la mi opponga che i beni comunali siano necessari appunto per il pascolo del bestiame. Intendo di quelli di tale natura. Non andrò a cercarle esempi contrari in luoghi lontani, od in contrade più o meno felici delle nostre. Rovigno solo mi valga, che non ha, per così dire, un palmo di fondo comunale. Ma non ha mandre, ella mi dirà... bensì, rispondo, animali per coltivare la terra e vettureggiare. I foraggi ed i concimi sono colà più preziosi, e perciò più apprezzati. Coprono il suo territorio alberi fruttiferi, specialmente viti ed olivi, formento, grano turco, piante leguminose e cucur-bitacee i suoi terreni. A mezzo, e col prezzo di tali prodotti, vivono certo più agiatamente dei nostri quegli agricoltori, ed acquistano a pronti contanti gli animali ad essi occorrenti. Non vi sono mandre, è vero, ma pochi sono i danni campestri, e non giustificabili cogli accidenti di una vaga pastura; ma il concime tutto resta a vantaggio del proprietario o nella stalla o nel campo; ina nessuno tiene più animali di quelli ch'ei possa mantenere col proprio. Non desidero però eh' ella creda essere il mio assunto una caparbietà, e perciò passo a trascriverle in proposito ed in sostegno di quanto le propongo, corredata di qualche annotazione, una piccola parte di ciò eh' estrassi dall'amico del Contadino, opera tanto benemerita, e tanto poco letta, apprezzala, intesa, o messa in pratica da chi appunto più lo dovrebbe fra noi. Anno I. N. 1.-Economia rurale.-Riflessioni sull'importanza dei prati. "I prati sono una delle sorgenti più essenziali del-„le ricchezze degli stati (siano essi naturali od artificiali) ----la vera base dell' agricoltura, signori miei, la „vera sorgente della prosperità rurale è l'abbondanza „dei foraggi, e però la buona coltura dei prati, e la „loro estensione sono la misura della ricchezza di una ^nazione, e non solo della ricchezza, ma fors'anche delta sua civiltà,,. Faccia il confronto tra luogo e luogo della nostra provincia, e la troverà certo una notabile differenza; almeno nel senso agricola. N. 4. - Economia agraria. - Conversazione. Di questa le riporto soltanto la conclusione: ".....ma appunto perchè le forze.... non sono „proporzionate all'estensione delle terre lavorate bisognerebbe ridur queste a minor numero, accrescendo il ^numero dei prati. Così si moltiplicherebbe il numero de-„gli animali, e quindi il concime, ed i lavori che ne difendono.... Che se il contadino avrà soltanto quel nuoterò di campi arativi che non sorpassi il potere delle «sue braccia, e se avrà insieme queir abbondanza di „prati che gli procuri tanto concime quanto basti al «massimo prodotto di campi seminati; egli lavorerà be-„ne ed ai tempi debiti, concimerà senza riserbo, e seminando poco raccoglierà moltissimo. Al contrario se „avrà troppi campi lavorativi sulle sue braccia, [pochi «prati, e quindi poco bestiame e poco concime.... farà „tutti i lavori sconciamente, in tutte le stagioni buone o «cattive, letamerà poco il terreno, e seminando molto «raccoglierà pochissimo«. E quest'ultimo appunto è il caso nostro. In iugeri 11665 circa eh'è la superficie totale della comune di Dignano, da cui dibattendosi iugeri 396 circa di sterile, acque e strade, restano iugeri 10669; non vi sono che iugeri 34 circa di prati, ed all' incontro iugeri 2818 circa di soli arativi nudi, senza ciò che si semina in altri generi di coltura e nel limitrofo distretto di Pola, di cui una buona parte è posseduta o coltivata dai Dignanesi. Prati artifiziali appena si conoscono, ed a sola erba medica, perchè dura più anni. Non avvicendamenti, non sovesci. Una sola intraversatura pei pochi terreni destinati a frumento, e fortunati quelli fra questi eh' ebbero una migliore coltura in causa del grano turco che immediatamente lo precede. N. 6. - Economia rurale. - Utilità degli animali bovini. l! idea di Antonio (veda il N. 4) comunicata da Jacopo a Cecco gliene fece nascere un'altra, ed è.... Che buono sarebbe di aumentar la copia degli animali per futile stesso ch'essi danno indipendentemente della coltivazione dei campi. Questa idea viene svolta da An-tonio minutamente, e con successione di calcolo preciso fa conoscere ai due fratelli, "che il maggior tornacon-«to consiste nel tenere molti animali bovini, e perciò «più campi a erba, e meno campi a biada..... poiché è «evidente il benefizio che recano questi animali all' agri-«coltore che sa loro sagrificare il frutto di alcuni campi«. Queste sono utili verità da trarne profitto, mettendole in pratica. Anno ITI. N. 8 e 9.-Varietà.-Notizie agrarie. Dalla lettera del sig. G. B. Z. raccogliamo: Che un aratro difettosissimo abbia veduto, cui non credo che il nostro ceda punto in tale riguardo; Che quando i conladini saranno istruiti nell'agricoltura, spera che queste pratiche verranno cangiate con altre più ragionevoli, e così speriamo anche noi; Che ciascuno convincendosi che frumento e maiz di continuo alternati anno immiserito i terreni, e noi abbiamo anche la terza rotazione di orzo; Che d'altra parte vede che coli'aumento dei foraggi si metterà un maggior numero di animali, base principale di ogni agricoltura, ciocché noi pure dovrebbe convincere e dovremmo vedere; Che convien lasciar vivere in pace i i-usignuoli, le rondini, e tanti altri augelli, fra i quali sono da collocarsi le passere, che distruggono gì' insetti divoratori degli erbaggi e dei frutti; Che si sovesciano i lupini, come a lor tempo do-vrebb'essere di altre piante leguminose peli'ingrasso dei terreni; Che la biennale rotazione di frumento e formentone è rovinosa, e per noi più ancora, io credo, che seguir la facciamo da una terza di orzo; Che il poeta friulano Zorutti accenna anche colà, come qui per dannosi all' agricoltura quelli che per invidia fanno qualche dispetto, il bestiame vago pascente e senza custode, ed i ladri campagnuoli ; Che l'infingardo e Vignorante anno sempre pronte le ciance per iscusare il male che fanno, ma questi danni sono pur troppo fatti e non ciance; Che vi si vuole rotazione, moltiplicazione de'prati artifiziali, miglioramento degli animali; Che pochi sono coloro che lavorano con cognizione dì ciò che fanno, e che perciò i possidenti dovrebbero studiare l'agricoltura perche ne trarrebbero un gran profitto, e non si lavorerebbe alla cieca, come ora si fa; Che la bellezza e la bontà dei frutti indicano civiltà, ma queste non si possono ottenere senzachè i frutti sieno meglio educati ed innestati con qualità migliori....., e Che sarebbe a desiderarsi che da questo paese ben anco venissero mandati vini, liquori a Milano, onde farli colà conoscere ed apprezzare, essendone di squisitissimi, e così diciamo anche noi. N. 13 e 14.-Economia rurale. - Istruzioni d'un proprietario ecc. Questo è un codicetto di fatti certi da formare la base di ogni provvedimento agrario fra noi. Ne indicherò in succinto qualche cosa più adattata, e fra queste allo scopo della presente. Un sistema proibitivo di non condurre gli animali al pascolo sopra le terre altrui, ed esigere che le proprie sieno dagli altri rispettate.... giovarsi del sovescio cioè a dire dello seppellimento in erba dei veccioni, dei lupini, e particolarmente della segala, della quale si può fare in maggio una buona falciatura a benefizio degli animali; tenere più che si può gli animali in stalla, vantaggiandosi così cogY ingrassi che disperdono andando girovaghi, minorando i danni che recano alla campagna per V incuria de'pastori.... avvertire eh'è un cattivo calcolo il dire che il pascolo fa risparmiare i foraggi esistenti sopra il fenile, e che un esperto agricoltore deve giovarsi in mancanza di prati naturali con prati artifiziali;... badare alla dispersione del concio... aumentare il numero de' buoi... avere abbondanza di foraggi, perchè senza di questi non si possono mantenere gli animali, e senza animali non si può lavorar e coltivar bene la terra. Illuminatevi, dirò coli' autore, alla perfine nella vostra ostinata ignoranza, e scuotete- vi dall'attuale riprovevole infingardaggine, e ponete in pratica le istruzioni..... N. 47. - Agricoltura. - Mie osservazioni ecc. Di queste non le riporterò che le ultime parole, quale canone sacro, ma 1' avaro agricoltore non fu mai ricco, sia egli avaro di pecunia, di fatica, o di altro. Anno IT. N. 1. - Agricoltura. - Alcuni suggerimenti ecc. Riportiamo quelli che fanno anche per noi, giacché come quelle (cioè la Provincie venete) anche l'Istria, rimase ad ad un' agricoltura empirica, stazionaria ... "Noi abbiamo poi per cinque o sei mesi dell' anno »più della metà delle nostre terre improduttive; negli al-»tri paesi al maggese si sostituirono i foraggi, i quali »divennero gli ausiliari di obbligo delle colture granifere .... dividiamo le terre in due classi, una per la produzione dei foraggi pel bestiame, 1' altra pei grani. Poniamo mente che la terra è come le braccia dell'uomo, »che devono lavorare sempre, e che l'ozio è dannoso „ad entrambe; aumentiamo la facoltà territoriale.... Cantone anteponeva ad ogni cosa il reddito dei prati... e »stimò altresì questo reddito perchè non è danneggiato »dalla gragnuola... e perchè non richiede alcuna spesa, »e produce ogni anno il suo fruito. E Plinio sta pure »con 1' opinione di Catone, poiché come si legge in Ul-»piano (Digesto lib. 50) il prato è quello che per co-»gliere il frutto ha d'uopo soltanto della falce, ed è »cosi chiamato dalla parola parato, cioè eh'è disposto a »dare spontaneamente il frutto». N. 3. - Agricoltura. - Dei foraggi (continuazione). "Cominciamo dunque dai foraggi che sono la base »di ogni agricoltura... Sapientemente ebbe a dire il pa- »dre Giovan Battista da S.Martino..... l'ostacolo pri- »mario, che consiste nell'indebita ripartizione de'terreni, »assegnandone un'assai piccola quantità ad usodi prato, »in confronto al numero eccedente de' campi che si colpivano a grano. Questo solo sbilancio, che all' occhio »volgare sembra di sì poco rilievo, è atto da per sè a »distruggere qualunque più saggio stabilimento». Il Padre da S. Martino è uno fra gli scrittori del secolo XVIII tanto vituperati dal sig. D. Rizzi, N. 2, Istruzione agraria. ".....Che se l'agricoltura, dice il padre Gio. Batt. »da S. Martino, non può sussistere senza buoi da lavo-„ro, gli uomini non possono trarre che a stento il loro »mantenimento senza buoi da macello. La scarsezza dei »prati è causa dell'uno e dell'altro disordine. Intanto »per supplire allo stretto bisogno de' macelleschi car-»nami, siamo obbligati ricorrere del continuo ai paesi »esteri coli' evidente pericolo d'introdurre insieme col »bestiame delle terribili epizoozie (pur troppo vero per-„chè provato!). Qualcosa più facile che ricavare dalle »terre arabili il nutrimento pei propri animali?... Ecco »ciò che si fa con le praterie artificiali, ecco ciò che io »ho veduto da qualche intelligente possidente, duplicare „e triplicare il numero degli animali con lo stesso nu-„mero di prati e di campi arabili, senza diminuire il »prodotto dei cereali, ma anzi aumentandolo.... Ora se „v'ha qualche cosa di positivo, d'incontestabile, quest'è »che un poco di foraggio non è nulla in agricoltura; »che molti foraggi, sovrabbondanza di foraggi, son tut-„to... Quindi se anche noi abbandoneremo una porzione »delle nostre terre, se coltiveremo a dovere il rimanen-„te, se ne sminuzzeremo ben bene il terreno, se gli »aggiungeremo concime a sufficienza, noi verremo a rac-»corre un prodotto eguale, ed anche maggiore a quello »dell'intera possessione». N. 7.-Alcuni suggerimenti ecc. - Avvicendamento. Questo non si conosce fra noi, ed anche in teoria viene confuso colla rotazione. Fa duopo dunque riportare qualche cosa di ciò eh'è detto in quest'articolo, proseguendo i suggerimenti. "Quando con una coltura ragionevole si è giunti a »posseder terre fertili, bisogna per mantener questa fer-»tilità, ridar loro ad ogni raccolta nuova quantità d'in-»grassi che le rimetta delle perdite fatte. In qual modo »si può rimettere queste perdite senza ricorrere a far »compera d'ingrassi? Con un buono avvicendamento, il »quale da noi è, direi, quasi sconosciuto.... Egli è nel-„1'alternare quanto più si può le piante miglioranti con »quelle colture che isteriliscono il terreno, che il coltivatore »ripara, almeno in parte, le perdite provate dal terreno... il »migliore avvicendamento è quello che più attrae dall'aria... »Far alternare o avvicendare le ricolte, proporzionare le »colture fecondanti (foraggi) ai bisogni del terreno, questo »è tutto il mistero degli avvicendamenti». N. 9. - Agricoltura. - Alcuni suggerimenti ecc. Allevamento degli animali. Dove non son buoi il granaio e vuoto; ma 1' abbondanza della ricolta è per la forza del bue. Bib. Basta quest'autorevolissimo testo per far conoscere l'importanza degli animali, e specialmente del bue. "Deve sempre esistervi una certa relazione tra il »numero degli animali da mantenere e 1' estensione del-„la superficie coltivata... L'agricoltore guardi dunque »bene quale fra l'industrie del bestiame può tornargli »più profittevole, e a quella s' appigli, ma abbia sempre »presente che ove sono abbondanti gli animali, ivi sono »abbondanti i concimi, e dove questi abbondano, 1' agri-»coltura fiorisce. Ma gli animali non possono essere ab-»bondanti se non sono in gran quantità i prati ed i fo-»raggi. L' allevamento degli animali è dunque dipendente »dai prati artificiali. Questa idea sì semplice non fu pe-»ranco bene intesa.... Là dove i fieni ed i foraggi non »aumentano la quantità degli animali non può certo cre-»scere... e dove veggonsi migliorati ed accresciuti gli »animali? Là dove si diffusero i prati artificiali, là dove »si tolse o si diminuì il vago pascolo... ogni cosa per- »tanto riconduce a quel principio fondamentale. A quel »principio unico della buona agricoltura : dedicate ai foraggi la metà almeno delle vostre terre lavorate». N. 19. - Agricoltura. - Del poco conto cho si fa dei prati naturali. Ed a noi non può dirsi coli' anonimo scrittore della lettera "e non è oggiinai da arrossire, buon Dio, che »dopo tanti secoli che da Varrone ingiù si predica la »importanza dei prati come fondamento dell'agricoltura... »non è una vera vergogna che ogni proprietario, ogni »agricoltore più infimo non tenga oggimai come per »principio di coscienza e di fede che senza prati l'a-»gricoltura è un sogno, un castello in aria; e che una »manata di concime gettato sopra un palmo di erba ne »restituisce tanto da render produttivi quattro palmi di »seminato?» Ed avendo anche fra noi chi pur grida: abbiamo bisogno di grani e non di fieno.... non potremmo dir loro con lui "o ignorantacci, tanto più stomachevoli »quanto è maggiore la vostra presunzione?... e non sa-»pete no che per aver grano ci vuol concio, che per »aver concio ci vogliono animali, e che per mantener »animali ci vuol fieno?... non capite no, che questa »scarsezza d'animali, e quindi di concimi, è la ragione »per cui le terre nostre, che dar potrebbero le 10 e le »12 sementi, non dànno in generale che quattro? E che »la cagione di questa cagione si è appunto la mancanza »dei foraggi?...». E con lui pure conchiudere "....Ma già »ò tempo perduto voler persuadere certe teste bislacche; »lasciamole tentennare fra il sì e il no su quelle Spalle »ove è piaciuto alla Provvidenza di piantarle, e pre-»ghiamo Dio soltanto che ad esse non s'affidi mai la »cosa pubblica,,. No, per amor del cielo, nò a quelle, nè a simili, ma — E qui potrei entrare in campo col discutere 1' assunto, ma per non farlo colle mie sole ragioni, o farmi bello con quelle di altri, seguito a trascriverle altra parte dei miei estratti, pur corredata di qualche analoga osservazione. L'assicuro che 1' argomento è stato abbastanza svolto, e discusso da illustri uomini teorici e pratici, come la vedrà, e sancito dall' Autorità Sovrana, e che quindi l'obbedienza, se non la sola ragione, dovrebbe condurre all'annientamento dei Beni Comunali pascolivi, riduzione, conservazione, ed ampliazione dei boschivi per utile della cassa comunale, e quindi di tutti, non di pochi arditi, invergognati, rapaci. La prevengo che seguo 1' ordine della pubblicazione del Giornale, e non delle discussioni a mano a mano della materia, e ciò per non confondermi nella trascrizione, ometterne, o raddoppiarne alcuna. (sarà continuato.) Governo municipale della città di Parenzo a'tempi veneti. * (ContinuazioneJ XXIII. — Tutti gli abitanti di questa città, di qual grado o condizione esser si voglia, debbono ogni sabato e vigilie di festività far scopar e tener netto avanti la propria casa, facendo trasportar le immondizie fuori della città cento passa, ordinando inoltre, che in avvenire resta proibito a chi si sia il riponer le immondizie sotto le mura di Terraferma, ovvero in poca distanza, ma tutte debbano condurle come sopra, in pena, trasgredendo, da esserle sommariamente levala la multa di lire 25 per cadauno, e cadauna volta. XXIV. —- Che alcun forestiero non ardisca far caccia in questo territorio, sotto la pena riservata a Sua Eccellenza. XXV. — Quelli che tenessero letami od altre immon-! dizie nelle strade e luoghi di questa città con l'idea di valersene al loro fine, debbano nel termine di giorni otto prossimi venturi condurli fuori della città, in pena ut supra. XXVI. — Che alcuno non ardisca passar sotto il pubblico palazzo o in questa pubblica piazza in qual si sia ora e tempo con immondizie di sorte alcuna, in pena di lire 25 per volta. XXVn. — Debbano i villici che condurranno legne per vendere in questa città, venir direttamente coi carri nella piazza pubblica, ove se gli permetterà contrattar e vender le medesime, restando loro proibito far contratto o vendita al di fuori delle porte e per le strade della città, vietando pure a chi si sia di fare inchiesta delle legne stesse per le strade aspettando i venditori per ammassar le predette ne'loro magazzini, ma le abbiano a condurre nella pubblica piazza a commodo e benefizio universale, e ciò sotto le pene delle leggi, e decreti in tal materia disponenti, alle quali siano soggetti tanto i venditori quanto i compratori, oltre la perdita delle legne, applicata la metà all'accusatore, il quale, volendo, sarà tenuto segreto, e l'altra ad arbitrio. XXVIII. — Per levare poi l'abuso che ne riesce delle carra di legna che vengono scaricate e tagliate in questa piazza che con intollerabile indecenza ne rimane occupata e lorda, resta risolutamente proibito il tagliare o accorciare le legna che in avvenire verranno condotte per vendere nella piazza suddetta, a riserva di quelle che servissero ad uso del palazzo pretorio ; ma contrattate e vendute che siano debbano esser condotte ad accorciare fuori della piazza stessa alle case de'compratori, in pena della perdita delle legna immediatamente, e di lire 25, alla quale saranno soggetti tanto i venditori che i compratori applicata ad arbitrio. CSarà continuato.)