ANNO VII—N. Sabbato 29 Maggio 1852 Esce una volta per settimana il Sabbato. — Prezzo anticipato d'abbonamento annui fiorini 5. Semestrein proporzione.- L'abbonamento non va pagato ad altri che alla Redazione. DIPLOMI ISTRIANI. Dei diplomi che diamo in oggi traiti da vari archivi, quello di Patriarca Raimondo di cui abbiamo fatto cenno nel numero precedente non olfre altra difficoltà di lezione so non nella voce colla quale il patriarca vuole indicare il rango, 1' officio o quale altra qualità della Delmota figlia di Warnerio suo ministeriale, o come diressimo suo aulico. Ministeriali furono tenuti dal Marchese Patriarca, dai Vescovi dell' Istria, certamente furono anche tenuti dai Conti, e speriamo che qualche carta sia per mettere ciò in evidenza. Quest'uso di tenere^ministeriali durò lungamente, anche dopo che queste Contee o stali non avevano più proprii Conti o Marchesi; così Gorizia anche dopo passata alla Serenissima Casa d'Austria conservò fino a' nostri giorni i ministeriali, sotto nome di cariche ereditarie di Maggiordomo, di Cavallerizzo, di Cacciatore ecc. ecc. I vescovi di Trieste cessato di essere grandi baroni, cessarono anche di tenere cariche; il comune di Triesto dopo l'emancipazione, e dopo la collocazione fra le provincie di stali, non ebbe cariche, che l'indole di Municipalità non lo comportava, e se avveniva che il Principe fosse in Trieste, la municipalità prestava a lui ed anche ad ambasciatori in missione i servigi di corte, però mediante giovani nobili scelti per l'occasione, ed i quali nel prestare i servigi di carica si ponevano agli ordini delle cariche auliche che erano a seguito dell' Imperatore. Il Carnio ebbe fino a' tempi nostri queste cariche maggiori, le quali erano ereditarie. Questo diploma fu tratto da privata raccolta, e vi sta appeso grande sigillo in cera del Patriarca Bertrando che era della famiglia della Torre, sigillo che ò circolare colla solita leggenda del nome e titolo all'ingiro, nel centro la figura del Patriarca con mitra e pastorale sedente su faldistorio. L'altro diploma al quale abbiamo segnato 1' anno di nostra era 1126, è dell'Archivio capitolare di Trieste ed ha importanza, non per l'argomento su cui versa, ma pel tempo remoto di suo rogito. L' anno non è segnato nel diploma coi numeri dell'era volgare, siccome nei più dei diplomi si incontra; ma le uniche note croniche sono, l'anno secondo dell'impero di Enrico e la indizione IIII. Degli Imperatori di nome Enrico, che dominarono in Ita-l1? li IfuJ™ i! 1024 cd a 1039> » 11 fra il 1056 ed il 1106, il HI fra il 1106 ed il 1125, il IV fra il 1125 ed il 1137, il Y nel 1197. L'anno II del regno di questi imperatori sarebbe stato il 1025,1057,1107,1126, U98. Nel 1025 correva l'indizione Vili, nel 1057 la IX, nel 1107 la V, nel 1126 la IV, nel 1199 la II. Per le quali calcolazioni si ha certezza che la nota cronica del diploma, secondo il calcolo dell' era volgare, è precisamente l'anno 1126. Nel quale diploma notereno le voci casa pedeplana, piepiano diciamo ancora, il muro della città, il muro antico della città, il Intafredo, il brimo, del cui significato abbiamo desiderio, seppure non debbasi intendere equivalente al batifredo, di cui abbiamo esempio anche in Pirano. Fra le carte che riportiamo vi è sentenza pronunciata dal gastaldo e dai giudici di Trieste dalla quale si pigliava appellazione al Yescovo medesimo, non come ad autorità ecclesiastica, ma come a Signore di Trieste. L'argomento del diploma è di niun momento non riguardando più che una volgare querela per vino venduto ; nè grande importanza dà per vedere che il gastaldo vescovile esercitava giudicatura, dacché non è questa la sola carta che provi l'esercizio dei poteri governativi del vescovo ; bensì è di momento mostrando come l'emancipazione avuta dal comune nell' anno precedente non avesse durato. Nel giorno 10 Aprile dell'anno 1237 non era più vescovo Giovanni; era già eletto di Trieste W. la quale iniziale segna il nome di Wolrico de Portis canonico di Aquileja o di Cividale. Nel 1236 era vescovo di Trieste, però • electus soltanto, certo Giovanni i di cui fasti sarebbero sconosciuti, se di lui non si sapesse che fu con Federico II alle imprese di Lombardia, che fu all'assedio di Brescia, che ebbe inimicizia col duca Bernardo di Carintia il quale gli tolse molte ville, che scialacquò le sostanze (laiche) del Vescovato, e che pressato da debiti diede la libertà municipale a Trieste verso prezzo convenuto. Ma le notizie di lui sono così annebbiate che mal potrebbesi conciliare l'impresa di Lombardia e l'assedio di Brescia col tempo di suo vescovato, se non si volesse supporre che vescovo di nome e non di genio avesse rinunciato o spontaneamente o costretto, alla mitra, ed avesse seguito il genio suo militare come rinunciatario, nel modo che 1' avea seguito prima di avere il titolo vescovile. Vi ha carta nella quale si registrano i patti dell' affrancazione di Trieste, però subì tali vicende di rinnovazione di scrittura, di alterazioni che non sì facilmente vi si scorge integra la sincerità, quandanche del complesso non si abbia ragionevolmente a dubitare. Sarebbe questa la vendita che attribuita al Vescovo Giovanni che corre sotto la data del 949 e che si vorrebbe d'un anno posteriore alla do- nazione di Trieste fatta a lui da Re Lottario, i quali documenti, così come erano consegnati nelli stampati dei nostri Cronisti trassero in gravi errori parecchi dei nostri scrittori, ed ingenerarono credenze non conformi a verità, L'emancipazione di Trieste seguì nel 1236, e fu si solenne ed ampia, che il Comune ebbe anche la zecca, e vi ha moneta senza indicazione di vescovo ed invece colla sola della città, la quale a giudicarne dal conio va collocata nella serie dei tempi fra Leunardo e Wolrico. I podestà figurano nell'Istria poco dopo la pace di Costanza, ma accanto ai podestà continuano a figurare i gastal-di sia patriarcali sia vescovili, così che il nome non corrispondeva all' officio, se non quando i comuni ebbero ad emanciparsi, ed è da ascriversi a ciò se la serie dei podestà di Trieste è continuata soltanto dopo 1' affrancazione del 1295. Noi pensiamo bene che l'emancipazione del comune portasse di conseguenza anche in Trieste la carica di Podestà nell'integrità delle funzioni, quali appunto sono di giudicatura civile e penale, ma dal diploma che pubblichiamo è fatto certo che la giudicatura civile nel 1237 spettava al Gastaldo vescovile ed ai giudici del comune in prima istanza, in seconda al Yescovo, così che conviene dire non esservi stato podestà in Trieste nel 1237 non figurando come giudice sia di prima sia di seconda istanza. L' affrancazione data dal Vescovo Giovanni non durò, di che ne fa prova la alienazione di molti poteri governativi fatta al Comune da Wolrico de Portis nel 1253, ventisette anni più tardi, e la completa affrancazione conceduta nel 1295 dal Yescovo Brixa de Toppo, amendue per prezzo convenuto. Ignoriamo per quali motivi fosse annullata o rivocata la affrancazione del 1236; se fossero note le ragioni addotte da Rodolfo Pedruzani e da Antonio de Negri quando vollero ricuperare il dominio temporale di Trieste, se ne potrebbe dire qualcosa, più che supponendo o grave pregiudizio e lesione, od insufficienza di poteri. L'affrancazione del 1236 non durò; ma abbiamo prova nella Sentenza òr- pubblicata che nel-l'Aprile 1237 all'assunzione di Wolrico, il potere temporale dei Vescovi era già restituito alla sua integrità. Abbiamo dato luogo a carta dell'archivio capitolare di Trieste del 1308, perchè mostrasi in questa come si procedesse in quel tempo all'elezione dei canonici di Trieste, e con qual rito venissero méssi in possesso del seggio capitolare, del posto nel capitolo, delle rendite e dei diritti annessi al benefìzio capitolare. *, ' u ' .»VJ-ffi i filSSiiT u fjt' ; jl.'ii;;;: {* • • . ■...... : i ;;./... . Basilica patriarcale di Sanla Maria Assunta, di S. Pietro, S. Ermagora e Fortunato di Aquileja. La provincia terrestre dell'Italia superiore, ch'ebbe nome di Venezia nell' antichità, ebbe frequentemente comuni i destini coli'Istria, e propriamente quella frazione fra il Tagliamento e le Alpi che poi ebbe nome di Friuli dalla colonia di Cividale, fu la terra nella quale l'Istria vide frequentemente la sua metropoli, quella Aquileja nota non solo per il rango che occupò nell'impero ro- mano, ma pel rovesciamento di lei fatto da Attila nel 452 * di nostra èra e dal quale non più si rialzò materialmente. Il primo soggiogamento dell'Istria alle armi romane 178 avanti 1' èra nostra, fu occasionato per la fondazione di Aquileja che i romani volevano porre a baloardo di Italia. Allorquando l'Italia venne divisa in provincie amministrative, l'Istria e la Yenezia furono abbinate, e le presiedeva un solo Consolare o Correttore, e per tutta l'antichità romana Aquileja fu città centrale anche pei movimenti dell'Istria; così che a comprèndere le condizioni di questa conviene ricorrere ad Aquileja. Caduta Aquileja, non si spense con lei ogni centro, perchè rimase fino a cent'anni addietro la metropoli ecclesiastica dell'Istria, della Yenezia terrestre, del Tirolo meridionale, di Como, e di quanto paese è al di qua della Drava; provincia ecclesiastica celebrata non meno per le numerose diocesi che a lei appartenevano, di quello che per uomini di santa dottrina e di sante opere. Dal 1208 im-poi l'Istria vide nei prelati aquilejesi i propri principi terreni che per due secolli la ressero. Sul terreno di quel campidoglio che stava a presidio dell'Emporio ^ornano, sorse la basilica patriarcale, madre e capo di tante chiese, i cui limini dovevano in ogni anno visitarsi dai vescovi dell'Arcidiocesi, nella quale il Patriarca pontificava assistito da numerosi vescovi, e da cinquanta canonici, e pef lunghi secoli pontificava secondo proprio rito che . dicevano aqui-lejese, lasciato poi pel romano. La storia dell' edifizio sacro è desiderio tale, che soddisfatto, sarebbe sussidio alla storia del patriarcato, pure fu finora puro desiderio, come desiderio fu Cper quanto è a noi noto) il vedere pubblicata per la stampa la forma di quell' edifizio, e la distribuzione materiale certamente abbondante per le certissime deduzioni che fare se ne possono. Yeniamo ora a conoscenza che l'ingegnere sig. Ferrante sia per pubblicare non solo i piani e disegni dell' antica basilica, ma altresì le memorie che vi si riferiscono. La pianta che abbiamo veduto disegnata su pietra, ci parve bella cosa; e così tiriamo induzione alle altre tavole; dello memorie storiche abbiamo fidanza che sieno attinte a fonti genuine e copiose. Egli vi aggiunge una pianta di Aquileja nello stato in cui si trovava cent' anni or sono, colla circonvallazione che ebbe ai tempi del Patriarca Popone quando volle farla risorgere. Questa pianta ci pare bel materiale, non solo per giudicare della città. di Popone, ma della colonia romana medesima; imperciocché, sembra a noi più naturale òhe il Patriarca abbia voluto ristabilire' l'antica città propria, la colonia aquilejese, er ne aveva punto fisso nella chiesa posta sul terreno che il campidoglio aveva a capo della città, e ne aveva indicazioni nelle traode romane non cancellate del tutto. Il portò artifiziale antico di Aquileja coi canali non fu tòlto da Attila, ;nè da disalveazione di acque, il compidoglio, i canali indicano il sito più propizio a città da rinnovarsi. Il secolo XI non era tale da inspirare le piante di città altrimenti improntandole che all'antico, era secolo, piuttosto come altri e molti a quello successivi, ed a noi vicini da non credere che alla -distribuzione di città debba sopraintenrìére sapienza, da credere anzi che la distribuzione di città sia opera del caso. Comunque sia la cosa, lai pianta, o piuttosto la circonvallazione della città diPoppone, sai'à materiale di bel giovamento. Noi raccomandiamo al pubblico l'imprendimelo del sig. Ferrante che riguarda città tuttogiorno compresa nel Litorale, e di tanta importanza ; e riportiamo il manifesto eh' egli ha divulgato. PIANI E MEMORIE delC antica Basilica di aavileja non che del Campanile, chiesa e Battisterìo dei Pagani PROGRAMMA DI ASSOCIAZIONE. Eccitato da parecchi a pubblicare i piani d eli'antica Basilica di Aquileja, ed i capo-lavori che trovànsi nella medesima, da me rilevati sopra luogo e disegnali; non esitai a farlo nella certezza di offerire cosa grata agli Archeologia ed agli artisti, coli'aggiungervi analogo testo illustrato per quanto importa il loro pregio tecni-co-storico sulla forma ed Antichità. II solo nome di questi classici monumenti basta per raccomandarli alla pubblica intelligenza, ed io ne anlecipo i più vivi sentimenti di gratitudine ai colti e cortesi, che mi onoreranno del loro nome, accertandoli che non sarà da me ommesso ogoi sforzo, perchè l'opera riesca interessante. Viene questa divisa in 24 tavole compresa una pianta dell' antica città secondo la circonvallazione assegnata dal Patriarca Popone nell'anno millesimo corredata d'importanti annotazioni. Sarà pubblicala in puntate mensili di tre tavole ognuna, ed ogni tavola con fondo tinteggiato ni prezzo di car. 16 pari a cent. 80, e semplice senza fondo car. 13 pari a cent. 65. 11 testo uscirà in un sol fascicolo, ed importerà il valore d' una sola puntata. TRIESTE li 4 Marzo 1852. GAETANO FERRANTE i. r. Ing. presso la Direzione delle pub. cost. ARCUISI PODESTÀ' VENETI »I HO VIGNO ED ALCUNE MEMORIE PATRIE CONTEMPORANEE ([Continuazione}. 1753-54. Giacomo Piero Zorzi q. Carlo. (Suo ingresso li 10 giugno 1753). La Carica di Capodistria Nicolò Bembo con Lett.a 24 giugno 1753 accompagnava la Terminazione del suo predecessore Enrico Dandolo sopra Comune e Fondaco, approvata dal Senato con Ducale Francesco Loredan 12 antecedente maggio, onde fosse pubblicata ed eseguita nei suoi otto capitoli, cioè: 1. Che non si potesse fabbricare o far ristauri, senza il beneplacito della Carica di Capodistria, e ciò previe le perizie, e gl'incanti: 2. Che non si potesse affittar le rendite del Comune, ed in particolare i forni, senza previa delibera al più oITerente. 3. Che i concorrenti alle Cariche di Cancelliere, Camerlengo, Quadernier, Cassier, e Fondachieri dovessero prima della loro ballottazione giurar a mani del pubblico Rappresentante nella Sala del Consiglio, di esercitare la loro Carica in persona, fuori di patto e intelligenza con alcuno; e nel giorno dopo anche i Giudici giurare, che farebbero adempire agli eletti i propri doveri, in pena di immediata privazione della Carica, e di esser puniti di spergiuro. 4. Che nelle Cariche di Cassiere, Fondachieri, e Quadernier fosse esclusa la parentela sino al terzo grado inclusivo, in pena ai Conservatori alle Leggi, che a-vessero ciò sorpassato di D.ti 50. 5. Che il Cancelliere, Camerlingo, Giudici, Sindaco, Cassier, Quadernier, e Fondachieri avessero un anno di contumacia, e che i due Cattaveri fossero sempre di differente famiglia. 6. Che gl' intaccatori del Fondaco e del Comune non potessero esercitare alcuna Carica sino a che non avessero risarcita la Cassa. 7. Che i Giudici e Sindaco dovessero perfettamente saper leggere e scrivere, in pena, oltre la nullità di qualunque elezione in contrario, di D.ti 50 alli Conservatori alle Leggi, e Cancelliere. 8. Che non si potesse sovertire i voti con pane, vino e danari, com' era turpissimo uso, sotto pena di esser eccettuato dalla ballottazione, e di pagare D.ti 100: e quel Conservator alle Leggi che vi avesse aderito, soggetto a sei mesi di prigione, oltre la privazione dal Consilio per cinque anni. 2. La Carica di Raspo Lorenzo Contarini con Lett.a 13 settembre 1753 rimetteva il suo Proclama approvalo dal Senato, col quale a preservazione dei boschi tutti della Provincia, ed a sostegno del commercio, giacché facile riscontravasi la produzione delle legna da fuoco in ogni sua situazione, bandiva intieramente da tutta la Provincia le Capre tanto nostrane, accresciute eccedentemente in allora, fquanto quelle provenienti dagli esteri conterminanti confini, come gravemente dannose pel loro venefico morso, onde i germogli e le tenere piante non andassero più soggette a deperimento. Il qual ordine veniva anche in seguito più volte energicamente ripetuto. Tale bando fu mantenuto dai posteriori Governi, e vi esistono molti ordini in proposito, mentre spesso spesso veniva inlranta questa benefica dispositiva, che preservava dai danni non solamente i boschi, ma ben anco gli oli-veli. E in questi giorni (marzo 1852) pure usciva l'avviso da questo Comune per impulso dell' I. R. Capitanato Dist., non potersi tenere che una sola Capra per proprio uso e con molto riserbo, o se più, in luogo appartato e ben custodito, e sempre però verso permesso di detta Capitanale Autorità. 3. La sudd.a Carica con Lett.a 23 novembre 1753 ricercava questo Podestà di far intimare'agli Esattori della Carratada, di saldare l'intiero loro debito per il 1. del susseguente dicemb. secondo la nota che gli acchiudeva, dalla quale rilevasi che Rovigno pagava per 1' anno 1753 1. 1664. 10. Non so poi se tale cifra era fissa o variabile. 4. I.a stessa Carica in data 16 luglio 1754 rimetteva Proclama in 24 capitoli unitamente ai Catastici dei boschi per la buona custodia, preservazione ed aumento dei medesimi, eh' erano pur troppo (come in presente, resi languidi e pregiudicati da tante punibili abituate private licenze, ruinose al più importante interesse pubblico, (e privato). 5. Con Ducale Francesco Loredan 18 luglio 1754 significavasi al Zorzi, che non poteva sotto pena di nullità esser fatta da questa Carica alcuna deliberazione di qualunque dazio o rendita senza il consenso come di pratica ed approvazione della primaria Autorità della Provincia, o senza quella difinitiva del Senato. 6. La Carica di Capodistria Piero Dolfin con Lett.a 19 agosto 1754 partecipava la dichiarazione del Senato, che voleva che li Sopracomiti, ed altri direttori dei pubblici Legni, avendo bisogno di legna dei boschi della Provincia, dovessero prima intendersi coi rispettivi Rappresentanti, acciocché da questi fossero assegnati quei terreni boschivi, che credessero opportuni al loro provisionale bisogno. 7. La prodetta Carica di Raspo con Lett.a 13 settembre 1754 accompagnava Proclama dei 18 antecedente giugno relativo alla massima di estendere un esatto e legale Catastico di tutti i molini, valche, e squeri della Provincia, giacché la loro sussistenza per legge statutaria doveva venire in seguito dalla somministrazione del legname dei boschi descritti nel nuovo generale Catastico degli stessi (V. l'antecedente n. 4.), e perciò invitava questo Podestà a raccogliere tutte quelle note, che in proposito fossero presentate dai proprietari, onde poter elaborare il divisato Catastico. S. La predetta Carica di Capodistria per ordine del Senato ir. Pregadi 7 settembre 1754 con Proclama 22 detto, onde togliere i molti e vari abusi eh' eransi introdotti dalla sregolata libertà dei sudditi, comandava non doversi eseguire in seguito alcuna boia, breve o patente, rescritto, citazione, monitorio, o altra carta di qualsivoglia natura, proveniente di fuori, se prima non fosse stata come di legge presentata al Sena'to per la sua revisione ed approvazione, in pena di nullità dell'esecuzione, e di quel castigo che meritato avesse la qualità del contraffacente, e la gravità della trasgressione. CContìnuaJ. RIEMPITURA. Al 1703. Nota delie Famiglie e Numero dei Cittadini di questo Consiglio di anni 20 in su — fatta il 1. ottobre 1703. Famiglia Brioneso . N. 4 Burla . . . • .59 5 n Bichiacchi . 7) 1 •a Basilisco. . * ' 7) 10 TI Bello . . . r> 1 •n Calucci . . • 7) 2 Ti Costantini . r> 9 5) Caenazzo . * 7) 18 B Giota . . . • 7) 5 n Leonardis . • 7) 2 » Quarantotto 7) 18 T) Pesce . . * 7) 0 n Segala . . 7) 18 D Sponza . . 7) 74 r>- Vescovi . . 7i 32 N. 199 AI 1410. dopo ragione') e ben tenuta. La forma della stessa, fabbricata sopra un lastrone naturale di pietra, rappresenta una croce romana: l'altare è di pietra: ai piedi il 1625; epoca certamente di questo altare, mentre la chiesa dov'essere di più vecchia data con altare di legno. In questa Chiesa si canta la messa nel secondo giorno delle rogazioni, e vi è ogni anno grande concorso di gente, e molta divozione. Il tragitto sopra tutto della processione dall' una all' altra riva è spettacolo commovente, solenne. Al 1439. dopo Yalalta). Non sussistono che le mura ed in buono stato; e sopra l'architrave della porta sta scolpita la seguente iscrizione: SANCTE IOANNES EVANGELISTA ORA PRO NOBIS. MDCXXXLX. Questo millesimo fa ritenere, che in quell' epoca f ristaurata. Riempitura. Appresso Gruferò 475. 5, secondo che trovo nell'Appendice del Furlanetto al Lessico di Forcellini, avvi: D. M. L. TITU L. F PVPINIA MACRI VI. VIR. DECVRION. LAVDE POMPEIA A conferma del mio asserto nel N. 11.mo dell' Istria, a. c. contro l'opinione diMon. Bertoli; cioè che nelle I-scrizioni notavansi partitamente il luogo originario dell'individuo (PYPINIA Tribù) e quello in cui esercitava egli il suo particolare uffizio (LAVDE POMPEIA Lodi, città). G. B. Vaila. Anno 1282. Die decima exeunte Julio Indictione X. Civitate. Patriarca Raimondo d'Aquileja consente al matrimonio di Almotta figlia di Varnerio da Cuccagna suo ministeriale con Andrea da Piuma ministeriale del Conte di Gorizia a condizione che i figli riman-ghino una metà in soggezione del Patriarca, l' altra del Conte. (Da originale veduto). Nos Raimundus Dei grati a Sancte Sedis Aquilejensis Pa- triarcha. Tenore presentium notum facere uolumus universis tam presentibus quam fu-turis. Quod nos dilectorum ministerialium nostrorum Thomasii, Simeonis et Adalperti de Cucanea precibus inclinati Almo te filie quondam Warnerii de Cucanea dilecte Dyenesvverp nostre, contrahendi matrimonium cum Andrea de Peuma ministeriali viri nobilis Alberti Comitis Goricie dilecti iidelis nostri licentiam concedimus de gratia speciali. Ita quod proles quein eos simul habere contingit sive mares sini sive femine fuerint, inter nos seu successores nostros, et dictum Comitem seu heredes ipsius equaliter dividatur. In cujus rei testimonium presens scriptum fieri jussiinus et nostri sigilli pendentis munimine roboravi. Datum Civitate Decimo exeunte Julio Anno domini M. CC. LXXXII. X Indictione. Anno li. Henrici Imperatoris (1126). Die IV. Augusti Indictione II1I. Tergeste. Natalia, Urso e Digna colV assistenza di Giordano loro avvocato alienano una casa in Trieste ai conjugi Leo c Bellissima. (Da originale dell' Archivio Capitolare di Trieste). In nomine domini nostri Jesu Ciiristi. Imperante domino nostro Heinrico imperatore Anno autem imperii ejus II. Die VII Mensis Augusti indictione IJII, Actum in civitate tergesti. Nos itaque Natalia et Urso et Digna una cum advocato nostro Jordano, jener martino fio eanaipa et nobis consenciente facimus nos cartulam vendicionis a die presenti tibique Leo et uxori tue belissime hoc est de casa nostra pede plana et de corticella eidem case pertinencie que est foras muro civitatis tergesti q. vocatur subteranea et ipsa suprascripta casa latere firmatur in lutafredo, abalio latere firmatur in brimo, caput firmatur in muro antiquo, ab alio latere firmatur cum introiti! et exitu suo usque in via, et ipsa suprascripta casa de libera in libera potestate. Quippe facimus nos suprascripti Natalia et Urso et digna cum advocato nostro Jordano hanc venditionis cartulam vobis suprascriptis Leo et bellissime quia vos dedistis nobis in bona convenencia et in bona paccione libras denariorum VII. Nam profitemur nos suprascripti venditores de vobis emptoribus do ipso pretio nihil indebitum remansisse. Unde firmam tribuimus vobis cartulam potestatis de ipsa suprascripta casa cum curticella eidem case pertinencie habendi, tenendi, dandi, donandi vendendi comu-tandi seu prò anima judicandi vel quicquid vobis vel cui vos largiti fueritis placuerit faciendi. Quod si quocumque tempore nos suprascripti natalia et Urso et digna aut aliquis de heredibus nostris aut propinqui parentes nostri nec non extranei vel aliqua submissa persona per aliquod ingenium contra hannc nostre vendicionis cartulam ire temptaverit aut corrumpere vel infrangere voluerit tunc com-ponat auri libram I. Et haec nostre vendicionis cartula stabilis firmaque consistat, die et rege et indictione suprascripta Actum. Signum manus Natalie et Ursoni et digne et advocati illorum jordano sibi consenciente qui hanc venditionis cartulam scribere rogaverunt. Signum manus Andrea Santella testis, Signum manus Dominici filii amizoni testis. Signum manus Johannis filius gauzo. Isti sunt testes. Ego Johannes diaconus et notarius hujus tergestine civitatis rogatus hanc venditionis cartulam manu mea subscripsi compievi atque firmavi. Anno 1237. IO Aprile. Ind. X. Trieste. Sentenza del Gastaldo e Giudici di Trieste in caso civile, dalla quale viene appellato al Vescovo siccome a giusdicente civile* (Da pergamena dell' Archivio Capitolare di Trieste). In nomine Dei eterni. Anno Domini millesimo ducentesimo trigesimo septimo. Die X Aprilis intrantis. Regnante Domino P. romano-rum imperatore Indictione X. Cum Lise de arinilia coram Mauro gastaldione et judicibus tergesti super Joanninum mer-catorem querimoniam interposuisset, videlicet — quod XIIII urnas vini vendidisset unaque urna prò XIIII denariis et per modum si quando den.....vini venditi nuncios direxit ad illos sibi exibere, et hoc ab eo exigit verum ci confiteatur ut neget. Altera enim pars respondens dixit, verum esse se illud vinum longo tempore jam lapso et pmodum alia vegete ab eo emisse et manifestum exigisse......esse omnibus ab eo et aliis civibus tergesti sepius se vinum et alias mercationes emisse. Sed si vellet supra-dicta obicere quod de superius dictis XIIII urnis vini aliquid promississet ad solvendum paratus erat suo juramento negare, et pmodum eidem habere libr. ven. parv. marchiam eundi exibuit in socie- tate si s.....predictos denarios exibere debuisset tunc temporis ei petivise de hujusmodi et partium allegationes de sententia..........sententiando dix.........dictus Joanninus confessus fuit dictum vinum prò predicto pretio ab ilio emisse et pars conquerens parata est suo juramento.......se de predicto vino nec parum vel satis fuisse soluta nec aliquis prò ea ......... . illi nuntios destinavi unde bene debeat gaudere, et etiam pr.......fuerunt prò gastaldo et judicibus prediclis requisiti quod inde Joanninus respondisset dixerunt quod de......iori facto......haberet facere......... eccepto si praefatus Joanninus pr.............probare aut quod si predictos denarios solvisset vel aliquis prò eo. de qua sentencia...........se gravari sentiens ad presentiam domini W ter- gestini electi appellari..........Actum tergesti sub porticu comunis. In presentia nicolai burixe, Johannis de Alborio et Aliorum. Ego petrus sacri palatii et tergesti notarius interfui rogatus liane cartulam subscripsi et oboravi. Anno 1808. Die IV. exeunt. Martio Indictione VI. in Choro S. Marie Tergesti. Klezione a canonico del prete Giovanni da Trieste. (Da pergamena dell'Archivio Capitolare di Trieste). In nomine Dei eterni amen. Anno Domini millesimo trecentesimo octavo, indictione sexta, die quarta exeunte martio. Actum Tergesto in choro S. Marie majoris, presentibus Nasivera diacon. lilio plezi mulinarli, dominico nepos Magistri Cuncii, petro dictomalafrua subdiacon, Simono uida et Andrea fra-tribus filiis quondam Justi barbarize_et aliis testibus vocatis et rogatis. Vacante qudam canonicali prebenda in ecclesia tergestina per privationem habilam per Reverendum in Christo patroni ac dominum dominum Redulfum Dei gratia episcopi, tergeslini. q. dominicum Thornadeum olim decanum et canonicum tergestinum ac super eadem prebenda conferenda ac super aliis congregato solempniter capitulo dictae Ecclesiae ter-gestine videlicet prudentibus >iris dominis Andrea Vicedecani, Justo Ade Arcidiaconi, Thoma Custode, pertoldo, Karoto, Dominico Wane.. .Basilio etRaimundinb Canonici Ecclesie tergestine predicte, habilaque deliberatone diligenti et tractatu, predictus Dominus Andreas Vicedecanus suo et dictorum canonicorum et capituli nomine et vice ac de volontate et commissione ipsorum ibidem suprafatis discreto viro Domino presbitero Johanni de Tergeslo ibidem presenti ac recipienti tanquam concanonico et confratrisuo ob expec-tationi consistenti predictam canonicalem prebendam assignavit et contulit cum plenitudine juris canonici et cum omnibus et singulis juribus ac pertinentiis spirilualibus et temporalibus pertinentibus et spec-tantibus ad eandem, eundem presbiterum Joliannem per capucium suum quod tenebat in manibus libere invesliens de omnibus supradictus. Quibus peractis dictus presbiter Andreas vicedecanus in continenti et de mandato ac vo-luntate dicti Capituli corani me notario infrascripto et supradiclis testibus posuit et induxit in pre-dicto Choro beate marie «ejusdem ecclesie eundem presbiterum Joannem in tenutam et corporalem pos-sessionem predicte prebende et suorum jurium, assignando ei stallum in choro et locum in capitulo juxta consuetudineni ecclesie memorate. Ego Juslus de Viana Imperiali auclorilate nolarius predictis om. interfui et rogalus subscripsi.