L' ASS0C1AZI0NE per un anno anticipati f. 4 IV. ANNO. Sabato 4 Agosto 1849. M 35-36. DI gnano i. STORIA- (j iti s neseit pri mam esse Historiae legem ne i/uid falsi dicere au-deut? dt i ude ne qtiid veri non audeat? ne qua suspicio gratie • sil in scribtndo? ne qua si-multatis ? Cicero. De. Okat. I. II. CXV. Non occorre che io mi ravvolga nei buio di anti-chissimi tempi ed in quelli cerchi a tentone qualclie so-etegno per assicurare 1' origine di Dignano mia terra na— tale, che ogni desiderio di una fiaccola, per entro a quelli frugarvi onde scoprire qualche favolosa o peregrina no-tizia, e ben null". Che se pure alcunche di verosimile tentar si vo-lesse, (juello sarebbe di supporre che li stessi di Pol * pur fossero li suoi fondatori e primi abilanti, o della medesima Pola. Cio non discorda anche dali' opinione data nell'Istria A. I. N. 53-54, dalle lapidi e dalla confinnzio-ne. II silenzio pero deli anonimo liavennate nulla fa al caso, perche registra i comuni mar it tirni soltanto deli I-stria, e D gnano giammai lo fu. L'altro poi delle carte del mezzo tempo.... si vedra qni appresso evocato. Difatti compreso Dignano fino ali'anno 1331 nel-Pagro di quella illustre citta ed emporio, non fa torto il pensare che', o dai discendenti dei Colchi, e quindi I-striani indigeni divenuti, prima della concjuista Romana, o dopo quella, dalli coloni in epoche diverse spediti, sieno state poste le prime pietre, per formarne soggiorno o di agricoltura o di piacere od insieme deli'uno e deli'altro. Ne a tale supposizione fara danno il riflettere che, due antiche strade (la traccia delle quali e direzione be-nissimo luttora si scorgono) traversavano il rialto su cui sta Dignano ed a piccola distanza frammezzo 1» avevano, giacche non era, come ariesso, esteso il suo abitato. Am-bo da settenlrione a mezzogiorno tendenti, lambono le attuali di lui estremita, una ad oriente, ad occidente 1'altra. (Vedi Istria Nri. 41-42, 43-44 A. I.) Nobile e ricca terra o castello non murato, dissela il Tentori nei suo saggio di Storia ecc. ecc. Tomo XII, e prosegue, qnantunque sembri certo che antica sia la prima sita origine.... Comunque sia, egli e certo pero che il suo dialet-to conserva le traccie di quella lingua volgare tanto ri-provata da Dante, ne in alcun luogo deli' Istria, fuorche in questo ed altri quattro vicini, si scorge quanto fu da lui rimarcato (Volg. Eloq. Lib. I, c. 12.) Trattero di nuovo quest' oggetto in appresso in apposito articolo. Per ora cio basti. Si ha per tradizione costante, indicala pure da Mon-signor Tommasini (Archeog. Triest. Vol. IV, pag. 485), che Dignano siasi formato dalla riunione di piu borgat.e, avendolo prescelto la sorte fra quelle. Ma pej entrare a parte di questa, riunione ed in conseguenza essere favorite dalla sorte, sara pennesso di credere che, al pari delle altre concorrenti, anche Dignano esistere dovesse in quel tempo, il quale dalla tradizione, e molto meno dalla storia, ci viene indicato, e percio tanto piu antico. La piu lontana notizia della sua esistenza, che io abbia finora ritrovato, e quella accennata dal nobile sig. Bartolommeo Vergottin nei suo Breve saggio d'Istoria antica e moderna delta citta di Parenzo..... Venezia 1796, appresso modes^o Fenzo, dove, alla pagina-21, fra i testimoni presenti alla sentenza pronunciata V anno 1194 da Bertoldo Duca di Merania, si fa chiara ed espressa menzione Poponis de Adignano. Tale invero nell' idio-ma latino e il nome della mia terra natale, che sempre si trova conservato nelle carte pubbliche e private. Da cio sembra che, a quel tempo, Dignano fosse pur qualche cosa, se merito di non essere dimenticata la di lui menzione, si credesse pur anco a solo riguardo della persona nominata, fra il numero alioruin multorum testium rogatornm. Nell'articolo intitolato Alberto II, conte d"" Istria (Istria A. II, N. 71-72) alla pagina 288, col. 2da. lin. 1 .ma, Dignano, non so se cosi scritto nell' originale o trascritto dali' accuratezza del suo autore, apparisce fra i Iuoghi spettanti al Patriarca d' Aquileja, lorche nei 1275... si pattui— col conte Alberto (pag. 287, col. 2.da); ed osserva benissimo Pannotazione (pag. 288, col. 2.da N. 1), secondo queste notizie Dignano avrebbe fatto comunita da se prima del 1275. II sig. Nazario Gallo nell' erudita di lui lettera (I-stria A. I, N. 60-61, pag. 245, col. l.ma) nelle Ville for-manti la Polesana, indica Medilano, Baniol, Ignarto..,. Gurano.... ciocche la di lui gentilezza mi dice di aver desunto da un documento senza data (ex commemoriali primo T. 31). Non e difficile riconoscere la prima e P ul-tima fra quelle indicate dal Tommasini nei luogo succita-to. La seconda deve ritenersi quella che colle sue vici- nanze si chiama ora Bagnole di cui tuttora si vedono dei ruderi. (Istria A. I, N. 41-42, pag. 168, col. 2.da) Saro colpito di riprovazione, se credero di scorgere nella ter-za, la patria mia, Dignano? Fino d'allora potrebbe essere stato, per errore, cosi scritto dali' amanuense, od in seguito cosi divenuto, per aggiunta della lettera D, e cangiamento della u in n. Non si potrebbe aver delto prima (scrivemi, interpellato, 1'egregio amicosig. Tomaso Luciani di Albona) Villa d'Ignavo? Ouindi lasciato Vili, detto A. d'Ignavo? Poi Adignavo? D' Ignavo? Dignavo e fmalmente Dignano, che si e conservato? Tale suppo-sizione combina col nome latino surriferito di Adignano. Si compiace altresi il prelodato sig. Gallo di dirmi che, quel documento e certo posteriore al 1303 per alcune parole colle quali termina, e nelle quali quest' anno e cilato. Nell'Istria A. I, N. 21, pag. 83, col. 2.da sta detto: "1331 Pola, Dignano, Valle si danno alla repubblica di Venezia.„ Quantunque jj Sabellico nella sua storia dica: "Nell' anno 1328 Pola ch'era sotto al Patriarca di Aqui-leia passo sotto al dominio Veneto;;; quantunque nell' Os-servatore Triestino deli'anno 1845 N. 72, Appendice sotto la rubrica Epoche memorabili di Pola... sia delto: "1330 Dignano si sottrae al dominio di Pola;„ quantun-que in altre pagine cosi del pari sia scritto, e nell' Istria A. I, N. 53-54, col. l.ma si appoggi ci6 alla semplice tra-dizione; quantunque il Tentori nei suo Saggio ecc. ecc. precitato si esprima che "pass6 sotto quello dei Veneziani nel 1330 con ispontanea dedizione ;„ quantunque cio sia confermato nel tomo 23.° pag. 152 e seguenti della nuova geografia di Federico Busching, Venezia 1778, presso Antonio Zatta; quantunque necessario e doveroso mi fosse di far cancellare dalle poche pagine storiche della mia terra natale tale un asserto, mediante la pubblica opinione illuminata da indubbie citazioni e lorti confronti, pure tutto sorpasso, bastandomi di accen-nire tali differenze di anni e di fatti quali cose in ap-parenza inconcludenti, e ritengo quindi 1'epoca citata del 1331, come conciliatrice di ogni discrepanza anche per le parole che 1'accompagnano, tanto piu che cio trovasi detto anche da Niccold Manzuoli Dottor di legge ecc. nel suo opuscolo intitolato Nova Descritlione della Provincia deli' Istria____In Venetia MDCXI appresso Giorgio Riz- zardo. Abbiamo dunque stili' esistenza di Dignano quattro notizie anteriori a quella fin'ora conosciuta, dataci dal B. Bertrando da S. Genesio Francese Patriarca d' Aqui-leia e Marchese d' Istria nel compendio storico della sua vita che, poco prima della sua morte avvenuta circa al 1350, giacche Nicolb principe reale di Boemia (Istria A. I, N. 33-34, pag. 133, col. l.ma) vedesi cheinquello a lui successe, indirizzo a Guglielmo suo Decano. Ouesto documento non vidi, ma cosi sta scritto nell' opera succitata del Busching a quel volume e pagi-na, che forse trasse dal Palladio quella notizia dove 6 registrata 1' epistola del patriarca, in cui si registra del-1' indennM che li Veneziani dovevano dare pro juribus civitatis Polecterrarum vallis, Ignavi— Cio conferma quanto dissi sopra riguardo Ignavo e Dignano, nonchč 1'estensione delPantico agro Polense. Mi conforta d'al-tronde il leggere nel piu citato Saggio ecc. del Tentori Tomo XII, dove parla di Dignano, "bisogna per6 con-fessare che negli antichi scrittori non trovasi menzione di questo castello di cui si comincia a parlare solamente ai tempi di Bertrando Patriarca d' Aquileia, che fini di vivere nell'anno 1350„ perche combina col gia detto in-nanzi. Qualunque sia 1'epoca precisa in cui Dignano vo-lontariamente si diede alla repubblica Veneta, egli e certo che allora gli fu concesso di essere governato sepa-ratamente, per cui aveva il suo Consiglio di cittadini os-sia comunitativo, le sue subalterne Magistrature, il consiglio generale o popolare, o vicinia che voglia dirsi, alla di cui testa stavano due sindaci o capi, e percio tutto avevasi anche composto li suoi statuti. Un nobile Veneto del consiglio maggiore, e da quello eletto, veniva a reggerlo col titolo di Podesta assieme ad un can-celliere, ed ognuno durava per 16 mesi nel reggimento. Le appellazioni delle sentenze di questo, dice anche il Tentori (ibidem), si nel civile come nel criminale erano devolute alla carica superiore di Capodistria e per lo passato si portavano al Senatorio reggimento di Raspo. Disse bene li suoi Statuti, giacche in un elenco di documenti da adoprarsi in causa per la comunita e po-polo di Dignano, ali' incirca verso ai trequarti del secolo passato, trovo scritto Decreto 1492, 20 Zugno accorda riforma vecchio Statuto, sebbene tale Decreto non si veda accennato nel Proemio alli Statuti del Comun di Dignano, che tuttora si conservano in un volumetto manoscritto composto di lib rt IV. II I di Cap. XXXXVI, il II. di XXI, il III di XXXX ed il IV di LV. Nella prima facciata a sinistra sta scritto con lettere tutte maiuscole: Fiat jus et pereat mundus, ed in testa 1492, Indict. Xma.InNomine Christi Amen. Ecco dunque che la riforma accordata col succitato Decreto (del corpo imperante, cioe il Senato, ritiensi) subito fu ese-guita, poco dopo estesa in forma nelle pubbliche pagine. Dal Proemio si rileva che "il clarissimo M. Bernardin Minio de inandato deli' illustrissimo iet felicissimo Ducale dominio de Venetia del Castel di D gnano dignis-simo Podesta vedendo che questo fedelissimo Ioco di Di-gnan era governato d'alcune impertinenti et corotte leggi.... nel Consiglio maggior di huomini di Dignano con-venientemente, et comodamente hanno proposto alli astanti, persuadendoli a far le cose infrascritte; II qualveramen-te Consiglio adherendosi alle persuasioni d' esso suo ret-tore eseguendo ancora il decreto altre volte per 1'istesso Conseglio sopra cio fatto de tutte le ballotte ha ordinato quello far ellegendo, et depulando Savi del numero di esso Conseglio li infranotati commandando a quelli con amplissimo, et onnimodo liberta che....„ li quali, chiude ... con non poca faticha, hanno fatto nell'anno della salute Mille quattrocento e nonantadue Indicionde-cima del mese di settembre stando 1'Inclito Agostin Bar-barigo di Venetia principe Clementissimo — A Laude di Dio.„ " Li Savi sono veramente questi: 1 Domenigo de Topho. 2 Michiel de Lio. 3 Bortolelo de Macario. 4 Antonielo de Domenigo. 5 Antonio d' Honora. 6 Giacoino de Nadal. 7 Toffo Trornba. 8 Lorenzo Tulissa. 9 Antonio de Macario. 10 Martin Bonassin. 11 Antonio Malusa. 12 Damian Cessigna. 13 Antonio de Fin. 14 Domenico Spela. 15 Antonio de Damian. 16 Nicolo de Roltia. 17 Domenigo Trombolin. 18-19 Andrea et Biasio Trornba. 20 Lorenzo Cissigna. 21 Mattio de Bettol. 22 Lunardo de Marco. (*)23 Domenigo Cerlon. 00II numero progressivo fu pošto da me per le seguenti Annotazioni: Le famiglie alli numeri 1, 2, 3, 4, 6, 9, 13 non si conoscono piu, o perche si estinsero, se anche cosi in seguito conservarono il cognome, o mutarono quel nome paterno in cognome effettivo. Difatti, Tppho N. 1 pro-nunciato, come si usa in latino le due lettere pli per/'o ff, come scorgesi al N. 7, nel dialetto di Dignano vuol dire Cristoforo; Lio N. 2 nel dialetto Veneziano equiva-le a Leone, come Domenigo N. 4 e Nadal N. 6, equi-valgono nel dialetto medesimo a Domenico e Natale; Macario N. 3 e 9 non abbisogna d' illustrazione essendo nome di battesimo inalterato; Fin N, 13 nel dialettoDi-gnanese vuol dire Serafino. La sola che abbia conser-vato il nome paterno ed esiste tuttora, e la famiglia N. 5, che pero adesso si scrive D' Onora o Donora, ed 0-nora in dialetto Dignanese equivale al nome di Onorato. Le famiglie alli Nri. 8, 12, 20 sono elfettivamente estinte, giacche si conosce dalle pubbliche carte che e-sistevano. Le famiglie alli Nri. 7, 10, 11, 18-19, 23 esistono tuttora cogP identici cognomi. La famiglia al N. 14 si suppone che sia ora Bia-soletto, giacche una di quelle conserva il sopranome di Pela. Forse anche che uno dei Biasoletto sia passato nella famiglia Spela, e sia rimasto a quel ramo il sopranome, od abbia ereditato o sia stato in qualunque altro modo beneficato, od abbia acquistato la facolta o porzio-ne di quella. La famiglia al N. 15 si ritiene che abbia cangiato il nome paterno in cognome, e siccome coi diramarsi, gl' individui di essa saranno stati detti Damiani nel plu-rale, cosi ora si appella, ed anche Damianis. Rottia al N. 16 non e nome paterno e quindi proprio, pure si conserva, per quanto si črede, nelle famiglie Rotta, a distinzione di quelle di altri luoghi in Istria e fuori che Rota si scrivono. Trombolin al N. 17 sara stato detto qualche indi-viduo piu piccolo, o piu esile, o piu scarso dei beni di fortuna che i Trornba Nri. 7, 18-19. La famiglia al N. 21 ritiensi esistente, e si scrive Trovo nelle Memorie sull' Istria, da me raccolte nell'adolescenza da opere diverse, e quasi tutte colla ri-spettiva citazione donde tratte, al capitolo Dignano che "La scala deFasana fu sottoposta a questa comune fino dall'anno 1412.... „ Sara questo forse errore di stam-pa o d'amanuense. Nella concessione che comincia Nos Rieronimus Pisaurus pro Sermol et Eccell. Dmio. Ve- netiarum etc. etc. Capit. Gntis. Maris____e finisce Dat. ex Quadriremi nra. In Portu Sancte Marie de Veruda Die XIII. Aplis. MDXXXVI1, cui segue la firma Jeroni-mus da Cd da Pesaro Capitan. Gntis. da mar, sta detto "che in luoco del Porto di Valbandon giurisdizione d i Puola altre volte p. lette deli' illuslrissima signoria dei di primo aprile 1439 concessoli per poterlo liberamente usar in cargar e discargar tutte cose a loro necessarie, non impetrata alcuna licenza del Regimento per esser j cola vettusta del longissimo tempo totalmente munito, che al non si puo piu adoperare, fossimo contenti concederli il Porto di Fasana di quella istessa giurisdizione di Puola al ponte piu comodo per il bisogno de' ditti de Adi-gnano.... „ Ecco dunque patente P errore di dala, benche non sia del fatto il quale anzi da cio resta ad evidenza com-provato, cioe, che Dignano fosse, ancor prima della concessione-di Valbandon, un luogo popolato, e ritraente dalli suoi terreni una quantita di prodotti superiore ai propri bisogni di consumo, per cui gli si rendeva neces-sario un porto proprio ad uso del libero suo commercio anche passivo o d' importazione, che lo provedesse di cio che gli mancava, specialmente in quei tempi nei quali 1'industria manufattrice e d'agricola avra in esso avuto uno sviluppo minore, o le condizioni del suolo non a-vranno permesso, come per ogni d ove non permettono, la coltura di cio tutto che ad ogni luogo rispettivainente abbisogna. Difatti allora, come adesso, non aveva e non ha altro porto che Marichio nell' agro proprio, il quale, a vero dire, se anche prima e forse delle concessioni prefate, serviva d1 una grande utilita per caricar____altre robbe (Arch. Triest. vol. IV. pag. 487), pur effeltivamente non serve che per caricar le legne per Venezia ed altri luoghi, le quali cola si trasporlono dalle proprieta piu vi~ cine che appartengono a possidenti, di Dignano non šolo, ma pure di Roveria sua dipendenza, di una parte di Valle distretto di Rovigno, e della maggiore di S. Vfn-centi unita al distretto suo. Marichio poi non e porto ma rada, per cui li navigli stessi che si portano a cari-care le legna devono stare molto vigili alla loro sicurez-za, specialmente nell'inverno, ed in caso di necessita levare le ancore e passare in Valbendon e Valle di Ronzi, giacche neppure a Fasana troppo la godrebbero, da do- Debetto, cui per sopranome dicesi Fino, e potrebbe essere la medesima che la suindicata al N. 13, per una o piu delle ragioni dette della Biasoletto. La famiglia al N. 22 ritiensi sussistere in quel!a che ora si scrive Demarchi. E osservabile anche, e forse per puro accidente in alcune, che nelle famiglie alli Nri. 5, 7, 10, 11, 14, 15, 16, 23 si conservano li rispettivamente identici nomi di battesimo, e cosi quello di Andrea al N. 18. ve sono costretti di sciogliere tal volla quelli che cola appvodano e nei suddetti due luoghi rifugiarsi. Esso poi e distante da Dignano 6 miglia circa Italiane, mentre Fa-sanolo e di tre. Egli e quindi ben naturale che, se anche atto per caricar altre robbe, prefei ibile non fosse a luoghi piu vicini, come Valbendon prima e poi Fasana, quantunque posti in aliena giurisdizione, per cui Dignano si fece ad impetrare le concessioni piu dette. II zelante ed accurato raccoglitore di cose patrie, non menoche editore di queste, dei propri ed altrui pen-samenti, mediante il benemerilo suo Giornale 1' Istria nell' anno /, N. 28-29 pag. 114, ci da copia d'irrefra-gabile documento, che anche indica da qual fonte auto-revole sia tratto. Ouesta e "1' istruzione che il Doge Pietro Loredano dava nel di 10 aprile 1563 a Polo Que-rini alloia mandato podesta a Dignano, e che formava il supplemento delle leggi generali e muiiioipali.„ Non mi tratteniro ad analizzarlo, comentarlo, illu-strarlo che non £ mia messe, ne soggetto di questo mio iavoro, molto piu per eccitare il desiderio del lettore a vederlo per esteso nel Giornale medesimo e provedersi di tutte le tre annate finora edite, se prima non vi era associato. Nescire i/iiid antea t/uam natus sit acciderit, id est semper esse puerum. (Cic. De. Orat.) Dei fatti patri poi e peggio ancora. E qui, cadendo in accocio, ripetero alcune dello parole dette nella Traiberiana II, Oss. Triest. anno 1844 N. 25. Appendice fac. 4.ta, col. 2.da, periodo 1.° ".....Non dimenticate il vostro paese, ne vergogna- tevi del terreno che vi sostiene e vi alimenta; tristo 1'uomo che morde !e mammelle le quali lo hanno allattato.,, Pur-troppo vi sono di quelli che mostrarono e mostrano ver-gognarsi di essere Istriani o del tale luogo, se anche non morsero o non mordono, come altri, la patria loro! "Meschino 1' uomo che dinanzi allo straniero che gli altri paesi estolle, arrossir deve deli' ignoranza del proprio, o deve da stranieri mendicare erronee e fallaci no-tizie; studiatelo dunque il vostro paese ed avrete motivo di rimanere soddisfatti.„ Oibo! quanti ne sono che lo studiano? Deridono anzi, disprezzano, vilipendono chi lo fa e 1'opera sua; e le uniche pagine che di cio trattf.no col caro titolo della classica nostra provincia, vedono in ogni semestre diminuirsi gli associati, e molto piu i col-ltsboratori. Fa, o lettore, il confronto delle tre annate, e vedrai se dica, pur troppo il vero! "Cosa direste di un uomo il quale non sappia chi sia suo padre e sua madre, non sappia qual sia la sua famiglia, non sappia quale sia la časa ove abita, ne in quale via sia pošto.,; Scriviamocele nel cuore e nella mente queste parole! Ripetiamole di sovente; studiamo, e non vergogniamci, specielmente in faccia allo straniero. Bravo il sig. Giusto! quanta verita in poche lineelEche piu di vero, utile e consono delle parole precitate a cio che in petto mi batte da tanti anni riguardo ai colti in-gegni della provincia! Alu/uando sapite! Tornando in proposito osservero solainente che, il compenso in danaro e naturali stabilito »1 podesta di Dignano nelle prime linee del succitato documento sia stato cambiato, e fissato come scorgesi nell'anno II, N. 7-8, pag. 30, col. 2,da Cosi fui anche assicurato che fosse ad un dipresso negli ultimi anni, da qualehe vecchio tuttora reminiscente; che le lingue dei bovi venivano si corri-sposte al podesta, ma se verso compenso, o no, s' ignora; che il notaro (attuaroJ o cancelliere che voglia dirsia-veva solo lire 120 Venete dalla cassa comunale di sala-rio, percepiva le sportule d' uffizio, ne il podesta gli fa-ceva le spese, con che anche si vede derogato al dispo-sto col. 2.da lin. 54; che il podesta non teneva tre fa-miglie e due cavalli a suo soldo, ma nessuno dei secondi, ed uno snlo dei primi; e che ogni famiglia avente bovi da lavoro, sia del luogo che del territorio, doveva con-tribuire al podesla carra 6 di legna verso il compenso di lire una per carro. Tutto cio si riseontra eolli citati nurneri deli' Istria anno I, II. Non trovo altro luogo da indicare, nell'ordine cro-nologico da me possibilmer.te seguito, quanto dice il Manzuoli nel suo Opuscolo deli'Istria precitato, cioe, che "nell' ultime guerre ch'ebbero i Veneziani con 1'Imperatore, Dignano fu assalito da 200 fanti e da 150 cavalli, ma si difese arditamente, e fu scacciato 1' inimieo.„ E-mendo in tal modo la citazione data nell' Istria anno I, N. 41-42, pag. 170, col. 2.da che cio fosse detto dal Tentori, cosi avendo meglio riseontrato nelle mie Me-morie ecc. Dai podesta Veneti fu dunque retto Dignano fino ali'anno 1797 mese di Giugno, in cui occupato dali'armi austriache, ed abolita la carica di podesta, come il resto della provincia che era Veneta, ebbe anch'esso un Tribunale provvisorio composto di tre individui patri, che abbinava tutti i poteri.... Col di 1. febbraio 1800 fu at~ tivata novella ripartizione per cui Dignano fu soggetto a Vola, avendo pero un Officio detto Sommarie/a, li di cui subalterni erano pur patri o provinciali, come ogni altro Comune della provincia (Istria A. I, N. 40, pag. 159 e 160) ed insieme le funzioni ed il titolo di superiore politico locale, che era Dur sempre patriota Dignanese. Li suoi statuti Municipali pero furono conservati, e con quelli si reggeva fino al 1. maggio 1806 in cui, attesa P occupazione fatta deli'Istria dali'armi Francesi negli ultimi giorni del 1803, fu promulgato il codice Napoleone che abrogo ogni statuto di tal fatta. Sotto il regirne Italico, e Francese fu sempre ca-po-cantone col nome della propria comune, cui furono unite quelle di Pola e Barbana, con Podesta o Maire, sempre gratuito e patriota, per il politico ed amministrativo. II giudiziale poi ed il correzionale (ora gravi trasgres-sioni politiche) veniva disimpegnalo da un giudice di pace che vi risiedeva per tutto il Cantone. Anche gl' impie-gati tulti di quest' uffizio erano patri o provinciali. Rioccupata 1' Istria dali' armi austriache nel settem-bre 1813 (e Dignano precisamente nel di 13), col pro-clama 22 m. s. del Generale comandante austriaco conte Nugent (Istria A. I, N. 43-44, pag. 173 e 174) fu richia-mato in vigore quanto sussisteva ali'epoca 1805, e col-1'altro della Commissione provinciale 8 ottobre a. s. N. 215 (ibidem N. 19-20, pag. 77 e 78) essendo stato di-sposto per 1' amministrativo e giudiziale, torno in efletto anco Io statuto municipale di Dignano, fino al 1. novembre 1814 per 1'amministrativo che fu cangiato in'quel!o tuttora sussistente e che vedesi nell' Istria anno I, N. 53-54, pag, 212, e per il giudiziale fino al 1 ottobre 1815 in cui fu tolta la legislazione slatutaria, ed attivato il Codice austriaco, restando poi nei 1816 regolata de/i-nitivamenle V amministrazione della giustizia, come fin' ora trovasi, (ibid. pag. 18, col. 2.da) Con questo esposi, e con altri successivj articoli esporro, quanto mi fu dato di raccogliere riguardo alla mia terra natale, ed intanto prego caldamente chiunque abbia, o fosse per avere notizia alcuna di essa, Istriano o forestiere che sia, a compiacersi di farmene parte, as-sicurandolo che il suo nome non andra nell' oblio. ........se novella vera Di Valdimagro o di parte vicina Sai, dilla a me....... Daste Puro. C. VIII. Giovanni Andrea dalla Zonca. SU L' ISTRIA PENISOLA DELL' ADRIATICO Tentativo a tracciare gli elementi di sua condizione sanitaria. Autore G. F. Spongia, medico, —Padova coi tipi di An-tonio Bianihi al Santo. Giugno 1849. Ouesto prezioso lavoro del noslro comprovinciale G. F. Dr. Spongia ha in fronte le seguenli parole: In luogo di Prefazione. Riaccendevano, pochi anni or sono, la quistione del contatto, ravvivavano i dubbi sulla importazione di malattie straniere: erano pubblicisti delle piu culte na-zioni d' Europa, i quali miravano alla franchigia dei com-mercianti e delle merci; medici scrutatori della incuba-zione morbosa, colla idea di abbreviare gl' indugi di sa-nita; governi, pressati alle riforme, esigenti guarentigia di stud! maggiori per operarnele, se cosi fosse, pensale e mature. Fu nei 39 ch'era al colmo la smania; a se-darla non poteva riutcire che il linguaggio vero dei fatti, svisati o taciuti siccome avviene nella foga delle inno-vtizioni: si chiarissero q.uelli, era desiderio e bisogno, ne mancarono medici ed accademie che al bisogno ed al desiderio comune volessero soddisfacimento. Tra i molti io pure, ne ultimo a divisare uno studio severo sulle malattie popolari, incominciando dalle origini. Avanzava quello delle endemie, egizia, indo-orien-tale, indo-occidentale, e dali'Accademia di Padova avea Ponore degli atti suoi (1); non toccate per anco le en- fl) Veggansi i Nuovi saggi deli' Accademia di Padova, Edizione del Sicca, Volume V, 1840 e VI, 1847. Le mie memorie sono intitolate come appresso: Memoria I. Somma delle ricerche e piano di critica. ---II. Critica della influenza topografica, ri- guardo alla peste orientale. —--III. Critica dell'endemismo, delPepidemismo e della infezione riguardo alla peste orientale. ---IV. Critica della influenza topografica riguardo alla febbre gialla d'America. ---V. Critica della forma annunziata siccome specifica nelle malattie tropicali, e dedu- demie d'Europa, piu conte, meno desolatrici: e siccome, quando a quando, confuse con irruzioni epidemiche di provenienza straniera, necessario seguissero, non prece-dessero la trattazione delle altre. Visitata buona parte di Europa e le istituzioni di sanita splendidissime; le molte cose vedute e raccolte, meditate ed ordinate in a-nalisi, mi danno arra di riuscimento. Ed era naturale che nella serie anaMca, avvegna-che piccola frazione del continente europeo, entrasse non ultima 1'Istria; la.sua endemia nota, termita troppo fino da tempi reinotissimi, ed analoga ad altre de' iidi marini di occidente, meritava si commentasse: e di quanto poteva sapersi da'pratici espertissimi, oltre alle osservazioni che mi appartenevano, preparato era un cumulo di noti-zi'e, non inferiore ai bisogni della tessitura fondamentale, quando fosse venuto il tempo a parlarne. A' vivissimi eccitamenti deli' avvocato dolt. Pietro Kandler e dovuto che la trattazione anticipata ne fosse. Ad inaugurare un po' di bene in un popolo degno di sorte migliore, il dotto uomo ne va illustrando i monu-menti: conoscitore profondo di quanto monti la storia patria a preparare vantaggi futuri, ideava, quattr' anni or sono, il foglio ebdotnadario — l' Istria — il quale sotto forma di annali. patri, alacremente prosegue. Ed a questo pe-riodico avrebbe convenuto, diceva egli, un trattatino di igiene pubblica e privata che valesse ali' abitatore deli'l-stria la consevazione di sua salute. Tuttoche la sola igiene a me non quadrasse, poiche alla investigazione delle cause vedeva indispensabile uno studio seguito; e, d' altronde, esaurito questo, la igiene sarebbe venuta spontanea, conseguente ed intesa: ne accettava lo inca-rico, e nei numero 60-61 di quel periodico toccato al 14 ottobre 1848, usciva il mio primo articolo sotto alla denominazione — Esame di fatti fisici — Condizione sanitaria deli Istria (1). Starmene ligio ai fatti, chiedere alle scienze fisiche ogni appoggio, non accettare ipotesi per quanto prossima al vero; furono motivi di questo esame che ho voluto vi precedesse: era poi interessamento, aprire una investigazione sui rapporti del paese cogli agenti fisici tutti; studio, per quanto io mi sappia, non impreso finora; se una parte si eccettui, quella delle osservazioni meteo- zioni sulla causa prossima delle endemie egizia, indo-orientale, indo-occidentale. Veduto che la trattazione non poteva esser breve, ho preferito distribuiria in Memorie, affinche non si ren-desse noiosa piu di quanto farla poteva 1'argomento. Com-piuta, non sara difiicile, sistemandola, cambiarne la forma. (1) Coi numeri 64, 66, 68-69, 71, 2-3 seguirono altri articoli, pubblicati colla denominazione stessa nei giorni 4 e 18 novembre, 2 e. 16 dicembre 1848, e 13gen-naio 1849. Ouesto fu 1'ultimo. Io era disposto a con-tinuare, avea bozzato il settimo, ed a seguire la connes-sione delle idee, attendeva, com' era pattovito, il prece-dente, di gia stampato. Col silenzio alle mie inchieste ri-petute, la Redazione ha mostrato, non le convenisse pro-seguire in argomento forse troppo straniero alla sua di-visa, Cosi mi giova credere, e čredo. rologiche che 1' egregio Zuliani (di Parenzo) offre quan-do a quando nel periodico ridetto (1). Che gli scrittori di epidemie, o, a meglio dire, descrivitori di costituzioni epidemiche, solessero definire anzi tulto il genio meteorico di stagione e di annata, non v' ha chi pensi cio fosse indarno, o per una specie di sanzione mistica, quasi, vedendo screditata P astrolo-gia, cercassero sostituire la meteorologia. Baillou e Sy-denham facevano brevi parole sulla condizione meteori-ca; lasciavano che il leggitore, dali'andamento de'morbi bellamente descritti, dalle fasi annotate, la deducesse: il Ramazzini, piu nudrito alla sapienza del libro de aere, aquis et locis, trasmetteva ai posteri tale una dimostra-zione di effetto da causa, da mettere sott' occhio la vera influenza deli' asciutto, delPumido; e, di questo o caldo o freddo, sulle masse d' uomini, sugli abitanti delle citta, su quelli dei campi. E questa maniera di servire alla ragione del medico, ne allarga i confini, eleva al generale concetlo che tulto abbraccia in natura e tributa al grand' edifizio della scienza; rigettando la magra specia-lita, paga d'un quasi meccanismo a dar conto di effelti ultimi, immediati, domanda uno studio che ne svolga la successione e rimonti severamente alla causa: dimostran-do, in fine, organizzato lo scibile umano, avverte che, diviso in parti, negligendo il vincolo tra queste, la sua vera ed unica essenza si perde e svanisce. L' esarne dei fatti fisici non dimentica le applicazio-ni generali; altrettante piu speciali e strettamente prati-che il seguono : sulle quali e sui metodo seguito nello instituirle, il lettore non ha bisogno di parole preliminari. Scriveva in Padova nel giugno del 49. L' Autore. Ouest'opera e la medesima che si comincida stam~ pare in questo giornale nell'anno teste decorso; pero a nostra giustificazione dobbiamo dire che cesso di com-parire non gia per volonta nostra, che anzi 1'abbiamo desiderata a vantaggio della provincia, a decoro del giornale. (i) Nei Commentari di Medicina ch'io pubblicava in Padova, introduceva un saggio di costituzione epidemica pegli anni 1833-1834 tratta dalle malattie da me osser-vate nello Spedale di Padova; ed approfittando delle os-servazioni meteorologiche quotidiane tenute nell' Osser-vatorio astronomico della Universita non intralasciava di preporre al ragionamento sulle malattie d'ogni mese, la media della pressione, della temperatura, i venti, la piog-gia, 1'aspetto del cielo ecc. (V. Commentari di medicina di G. F. Spongia. Vol. I e II, 1836, pag. 129 e 588). M' accorgeva per6 che quelle osservazioni, belle e buone in se stesse, per quanto valessero alla cognizione dello stato atmosferico, non potevano olfrire vantaggi allo studio Iocale delle malattie, se non quando fossero seguite e comparate con altre uguali, a dovuta distanza; raggiun-gere cosi Io scopo di avere una media regolatrice a capo d'una serie di anni. Ed e per tale motivo che, in fine di questo mio opuscolo diedi un Desiderata, nel quale propongo per mia maniera di vedere, come avreb-besi ad istituire queste osservazioni affinche riuscissero d'un qualch>i vantaggio. La pubblicazione dovette cessare perche P ingresso interdetto del Giornale nel Regno Lombardo-Veneto, ogni modo legittimo di far pervenire alPAutore i brani stam-pati, perche ne facesse continuazione nel dettato, riusci-rono tutti senza elFetto. La quale cosa manifestiamo soltanto a nostra giustificazione dinanzi ai lettori del Giornale, non gia a censura di chississia; a giustificazione ' dinanzi P Autore medesimo. Confessiamo che 1'igiene delPIstria fu argomento di nostre investigazioni, sebbene profani del tutto in tale materia, sperando che almeno gli errori movessero le confutazioni, e da queste ne uscisse verita di cose che a noi parvero se non malevedute, certamente esagerate. II porre la condizione igienica delPIstria in tutta verita, ci parve modo di togliere quegli ostacoli che sotto que-sto titolo si frapposero spesso alle intenzioni di promuo-vere la prosperita deli'Istria. Le sofFerenze del militare in certe regioni ci parvero di alto momento, e ne ebbi-mo convinzione essendoci recati ripetutamente nella stagione che vuolsi la piu fatale, nel mezzo di quella che per poco non si sarebbe detta pestilenza. Confessiamo che i movimenti di truppe nell'anno decorso, nella stagione pericolosa, ci persuasero piu che mai della neces-sita di vedere chiarita la cosa, e pregammo con insistenza il Dr. G. F. Spongia, il quale per dottrina e per espe-rienza poteva giudicarne con sicurezza, a volero fare. Or che egli pubblico il suo lavoro non ci resta che a pregare quelli che hanno P uso letterario della lingua tedesca, di trarne precetti dali'opera dello Spongia per norma anche di quelli che ignari dell'italiano hanno d'uo-po di conoscere le condizioni sanitarie deli'Istria. La causa delFumanita, gli interessi deirimpero hanno diritto a preferenza su altre quistioni che non vogliamo accen-nare. Agli Istriani nuli' altro diremo se non di leggere ' 1'opera dello Spongia pregando di soddisfare ai desideri delPautore che espone a chiusa dell'opera Desiderata. I. Una serie di osservazioni; decennale altneno, che ri-guardino a. la pressione barometrica, b. la temperatura, c. la umidita, le pioggie, d. il dominare ed il periodo dei venti, e. la elettricita atmosferica. Nota. Punti principali, a parer noslro, sarebbero: 1. per la lina da Muggia a Sal- vore, in Pirano. 2. per la linea da Salvore a Pro- montore, in Parenzo (uno, speciale, in Pola, pei motivi gia svolti da noi). 3. per tutta la rcosta orientale, in Albona. 4. pei centri, in Montona e Pin- guente) ritenuto necessario che gli osservatori tengano corrispondenza reciproca, men-sile almeno; traggano le medie, e con- chiudano, al finire d'ogni anno, separan-do dali'ordinario cio che apparisse stra-ordinario. II. Una relazione di tutto che si offrisse nella scavazione dei terreni nei rapporti alla mineralogia ed alla ge-ognosia. Una carta geologica deli'Istria, per quei varitaggi che possono derivare alle arti, all'indu-stna, al commercio. III. Notizia sulle piante esculente d'ogni sito, sulle carni mangerecce di animali terrestri ed acquatili; altra sui prodolti animali e vegetali; altra sui condimenti: onde formare una bromatologia speciale dedotta dalle usanze delle popolazioni. IV. Prospetto agronomico dei ricolti; economico dei con- sumi; commerciale delle compere di supplemento, delle vendite del soverchio (annuale). Aggiungere un cenno annuo sui progressi della vinificazione. V. Risultamento della pescagione (annuale). VI. Annotazioni sulle sorgenti minerali attive; pronta no- tizia di altre che avessero a scoprirsi. VII. Enumerazione delle cisterne di citta e di campagna, con allato Ja capacita approssimativa di quelle e la cifra della popolazione locale. Nota, E qui, siccome le cisterne raccol-. gono acqua piovana, sarebbe ot-timo lo annettervi le osserva-zioni (DesiderataJ art. I. lettera c.) ombrometriche: e cosi pre-parare una ta vola ietografica alla fine d' un decennio. Mostrare le situazioni ove mancano cisterne; indicare le cisterne che di anno in anno si fabbricano. VIII. Tavola statistica dei nati e dei morti; cifra degli a- bitanli messa di fronte ad ogni anno: il prospetto, se di Comune, collazionato col distrettuale, affinche diminuisca la probabilita delPerrore. IV. Quadro transuntivo delle malattie che finirono colla morte. (Contentarsi della semplice denominazione di fronte alla cifra dei morti; nella tavola, art. VIII.) X. Cenno annuale della costituzione endemica e della dilfusione epidemica dalla endemia. Cosi di qua-lunque altra malattia che percorresse la penisola sotto forma epidemica — ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. Molto e a sperare nella dotta cooperazione dei me-dico-pratici e chimico-farmacisti distinti, anche impiegati pubblici nelle citta, i quali, tenendo comunicazione colle Autorita locali ecclesiasticne e civili, possono agevolare compimento al Iavoro, cheriteniamo un po'lungo, non pero difficile. A chiusa diamo Pindice delle materie trattate dal-1' autore. In luogo di prefazione — Esame di fatti fisici — Posizione geografica — Caratteri geognostici —Vegetazio-ne —Cenni idrografici — Temperatura — Clima — Stagio-ni — II mare —Le maree — L'atmosfera — l venti—Teo-ria elettrica dei venti — Venti dominatori — Umidita — Costituzione igrometrica — Rugiada, brina — Le nebbie, umida e secca; la caligine; la bruma di mare —Le nubi — Le pioggie —■■ La neve — Le grandine o gragnuola — Le dinamidi — Elettricita atmosferica. Ouanto sia permesso dedurre dali' esame dei fatti fisici — Aria malsana deli'Istria, e situazioni segnate dalla tradizione popolare—Regioni fisiche applicate — Investi-gazioni locali. Cause. Elfetti — Miasma — Periodicita delle febbri—Cause vere—Episodio.—Momento elettrico alla genesi delle intermittenti — Dottrina del dott. Pallas sulle correnti elettriche delle paludi — SulP isolainento elettrico preservativo e curativo, deli' autore medesimo — Con-tinuazione sull' endemismo. Carattere endemico. Conse-guenze—Distribuzione degli abitanti. Abitudini ed effetti da queste. Cittadini — Marini; pescatori — A-terie sfranabili, e che realmente sfranano nel Into oiu avanzato in mare, e piu sfranertbbero se battute dai-l'onde marine. Abbiamo sospetto ch'? il gruppo di isole, come oggidi si vedono, fosse unito a quell'isola ru cui etava R castello oggidi sommerso, formandone o un tutto, o principale con appendici di scogli minori, come appunto si vede essere delle isole odierne dei Brioni neirAgro polense, gruppo tale da meritarsi menzione al pari delle isole maggiori istriane. Secondo i nostri cal-coli di presunzione quest' isola o gruppo tale di isole da considerarsi un solo corpo, avrebbe avuto la lunghezza deli' isola maggiore dei Brioni, la larghezza sarebbe sta-ta minore, la posizione poi simile a quella dei Brioni, di grande e bella appariscenza per essere stata collocata dinanzi aH' angolo piu saliente della spiaggia fra Salvore e Pola; visibile da ogni lato di questa spiaggia. Ouale delle isole accennate dagli antichi fosse que-sta deli'antico Rubino, non e difficile di riconoscere. Plinio nel suo libro della geografia discorrendo delle isole alla spiaggia orientale deli'Adriatico, neli' ordine in cui sono poste novera le celebri situate dinanzi alle boc-che del Timavo le quali sembrano avere avuto nome di isole del Tunavo, poi presso alla terraferma deli'Istria, Cissa, Pullarie e le Absirtidi. Gli sorittori deli'antica nostra geografia assai cose dissero per riconoscere Cissa, e sulla nave deli' immaginazione solcarono i mari nelle carte geografiche seduti sulla seranna, e chi la volle in un sito chi in un altro, dando la preferenza or a Capodistria ora a Grado ora a S. Anastasia di Parenzo, ora a scogli si piccoli che appena moritano cenno. Secondo le migliori edizioni di Plinio, 1'epiteto di clarae non va applicato soltanto a quelle isole che stavano dinanzi al Tiinavo, ma altresi a quelle tre che stavano intorno la penisola istriana, la celebrita quindi doveva dedursi da qualehe loro qualita; delte Absirtidi che sono le piu pros-sime aH'agro polense dal lato di levante e che corri-spondono ad Ossero, nota e l'importanza; le Pullarie che stavano dinanzi a Pola erano memorabili al dire di Slrabone per i porti, e pei prodotti; Cissa a' tempi di Plinio non aveva ancora la tintori a di porpora per la quale ebbe farna: e ragioae di ritenere che Cissa fosse di rilievo per l'estensione tale da dare ricetto ad abi-tanti numerosi, e cio puo dirsi soltanto deli'isola che gia stava dinanzi al proinontorio di Montauro, ampia quan-to la maggiore dei Brioni. II nome della quale fu con-servato da un episeopato che durava ancora nel VI secolo, e che noi abbiamo mostrato per numerosi argo-menti avere corrisposto a Rovigno (Istria anno III). Dal di in cui scrissimo quelle parole di altre cose venim-mo a conoscenza per le quali la nostra opinione venne a confermarsi: su di che lorse avremo occasione altra volta di rinvenire. L'antica isola di Cissa colla citta che vi stava sopra, si profondo nel mare, fenomeno questo del quale non dobbiamo fare meravi glie sapendo come nell'Arcipelago che sta aH'altra estremita dello stesso inare e dello stesso continente che per formazione e simile ali'Istria, tali cose non sieno state rare, intendia-| mo del sorgere repentino e dello sparire di isole; di che si hanno esempi anche nell' Estuario veneto. Malagevole sarebbe il dire 1' epoca nella quale Cissa si sprofondo nel mare. A' tempi di Plinio certamente esisteva, esisteva nel secondo secolo od al principio del III di nostra era, quando aveva I o stabiliinento centrale della tintoria in porpora, il quale estendevasi per tutta 1'Istria e la Venezia, esisteva quando nel IV secolo fu dettata la notizia dei duo imperi, nella quale si fa menzione della tintoria di Cissa. Nan sapremino dire se San Girolamo nel parlare di Cissa (Ep. 33) intenda deli'istriana, o della dalmata, giacche anche in Dahnazia vi aveva isola di tal nome, ed e pili verosinule che il santo intenda di questa. II Fabrizi nella sua geografia, riporta-to dal Portinari, fa menzione di una Iettera diretta da Decimo Secondino ai procuratori e difensori Cissensi, aggiungendovi, Cissenses fuerunt populi Istriae; noi non abbiamo conoscenza ne deli'opera, ne della Iettera, ne potremmo azzardare giudizio se riguardi 1'istriana. Fa-rebbe propendere a cio 1'officio di procuratori, siccome quel!o di difensori accennerebba agli ultimi tempi del-1'iinpero romano fra noi. Esisteva certamente nel 524, nell'anno in cui le chiese istriane cominciarono ad avere propri vescovi, poiche Cissa ebbe vescovi nel secolo VI e nel VII: di tempi posteriori non vi ha notizia. Pero della chiesa cissense non taceremo, che certamente nella fondazione del vescovato assunse nome dalla citta, ma che poteva conservarlo anche quando non esisteva piu la citta, poiche la chiesa cattolica non cangio si facilmente i titoli dei veseovati. Non sarebbe eccedere rite-nendo esistente Cissa nel secolo VII. (Continuera.)