_______ PUBBIÄITA (prezzi per mm d'altezza, larghezza 1 colomia): commerciali L. 1.50 — finanzlari, legali, cronaca L. 2.50 — Concessionaria escluslva UNIONE PUBBLICITA ITALIANA S. A. LUBIANA, Via Selenburg n. 1 — Tel. 24-83 DIREZIONE - REDAZIONE: LUBIANA, CASA DEL FASCIO — Tel. 26-58 ABBONAMENTI: Amiuo L. 25 — Semestrale L. 13 — Sostenitore L. 1000" Spedizlone in abbonamento postale H» Gruppo — UN NUMERO CENT. 6 O ritä della sua dottrina, sente I'assoluta umanita al disopra deir ipocrita maschera del-I'agnosticismo liberale, al disopra della tremebonda dottrina socialista che esaltava la lotta di classe e temeva quella dei popoli, al disopra del ghigno infame del bol-sceVismo del Cremlino che sogha il livellamento delle II Segretario del Partito in visita ai combattenti del fronte russo IL FASCISMO E LA GUERRfl Ha scritto il Duce nelle pagine della «Dottrina del Fascismo»: «Anzitutto il Fa-scismo per quanto riguarda, in generale, I'awenire e lo sviluppo deU'umanita, a parte ogni considerazione di po-litica attuale, non crede ne alia possibilita ne all'utilita della pace perpetua. Respin-ge quindi il pacifismo, che nasconde una rinuncia alia lotta e una vilta di fronte al sacrificio.» Rileggere oggi questa fräse mentre infuria la lotta che darä, nell'ora segnata dal destino, la vittoria ai popoli dell'Asse e un cömpito do-veroso per ciascuno di noi; queste parole ci dicono quale alto valore ideale abbia per il Fascismo questa guer-ra che gli uni vedono come I'espressione degli odii accu-mulati nei decenni, gli altri come il disperato tentativo di chi ha predato attraverso quattro secoli e ora tenta di strappare alle forze piü sane dell'umanita il diritto alia vita. L'uom,o e un po' come la terra che lo ha generate: nel suo interno vive gagliardo lo spirito, diverso per ogni raz-za, per ogni nazione, ma uno nella sua profonda umanita. A questa unita lo spirito ten-de opponendosi alle forze fi-siche che tentano di disso-ciarlo e far balenare diffe-renza di sostanza dove si po-trebbe parlare soltanto di dif-ferenza di costituzione, diffe-renza irrimediabile si, ma be-nefica e feconda perche ap-punto la storia, la piü eccel-sa opera dell'uomo, non puö risultare dalla sovrapposizio- ne di tante pietre uguali, ma di pietre diverse, ognuna al suo giusto posto. fi un po' come la terra che nel profondo delle sue visce-re nasconde i metalli, gli uni dissociati dagli altri, quelli che I'uomo andrä ricercando in una tragica lotta, strap-pandoli a colpi di piccone e di mina, a prezzo a volte della sua vita, per portarli alia luce, dirozzarli con la violenza del fuoco, unirli in un incendio di fiamme e lavorarli con la nuova fatica per farne arma del suo lavoro e del suo pro-gredire sul cammino dei secoli. Diversi metalli che egli sa-pientemente dosa in rapporti sempre nuovi perche sempre nuova e la sua opera che si affina lungo il cammino, che ogni giorno di piü gli rivela I'indispensabilita di ognuno dei tesori che ha strappato alia terra. Cosi e per la terra e cosi e per I'uomo. Diverse razze e diverse nazioni, diversi spi-riti nella stessa razza e nella stessa nazione (differenza di sostanza la prima, di tono la seconda), pietre diverse per il medesimo grande edificio della storia, metalli diversi per le armi della civilta. E 11 Fascismo, che ha fissa-to profondo i suoi occhi nella storia, ha visto che non mai nella pace e nel riposo sono affiorati i valori dello spirito: ha visto che solo la vita e ripresa gagliarda quan-do i popoli hanno saputo affrontare la prova suprema, la prova che portando al massimo di tensione tutte le energie umane, le stozza dalle scorie e le rende duttili nelle mani dell'uomo come dei popoli e gli uni e gli altri acquistano la coscienza di artefici del proprio destino. Ecco perche il Fascismo che ha represso la lotta di classe all'interno e all'ester-no e sul piano internazionale crede nella collaborazione delle categorie e dei popoli, esalta la guerra e non la sfugge: la guerra che egli sa essere una dolorosa esperien-za, una dura prova che lo fa sostare sulla via che egli preferisce (la via che I'ara-tro traccia nei solchi del-I'Agro redento, che si stende tra le nuove soleggiate case dei suoi lavoratori, che cor-re sui fianchi rocciosi delle sue montagne e varca i fiumi, che si snoda fra il verde dei boschi ricostruiti e sulle di-ghe dimille centrali), mache egli sa rivelatrice di quei valori dello spirito che domani gli schiuderanno nuovi oriz-zonti. fi in conclusione un atto di virile coraggio, il coraggio di chi osa guardare la realta negli occhi e senza finzioni: le battaglie che il Fascismo preferisce sono quelle del lavoro, ma quando nel cielo della storia batte I'ora della guerra il Fascismo non ha esitazioni e le affronta perche sa che la guerra rivelatrice dei valori e il lavoro, che e il solerte artiere di questi valori, sono altrettanto utili alia vita della sua gente prima e dei popoli tutti poi. Ed il Fascismo sente la no-bilta grande e la profonda ve- masse e dei popoli, e per que-sto lotta con piü accanimen-to per raggiungere con la vittoria il diritto di ricostrui-re, secondo i suoi principii di collaborazione di categoria e di popoli, attraverso un va-glio di valori incandescenti, la giusta pace fra le genti. Gian Luigi Ga^ü Colombo e I'America n 12 scorso e licoiso il 450° anniveisario della sco-perta del continente amen-cano per opera deH'italiano, anzi del genovese Ciistoloio Colombo. Che Colombo con la sua scoperta abbia fatto bene o male aU'umanita non possia-mo dirlo, tanto e il contrasto di opinioni al liguaido. Una cosa pew e ceita a nostio parere: che gli ameiicani, e particolarmente quelli abi-tanti nel teiritoiio dei cosi-detti Stali Uniti, avrebbero meritato un destino asiatico e non emopeo, di quell'Asia pero che non ha nulla a che iaie con la civilta giappo-nese. L'America deve all'Europa oltre che la sua vita, donatale daWitaliano Cristoforo Colombo, la sua cultura che e europea, la sua arte che e italiana, la sua floridezza economica ch'e Irutto del su-dore di milioni di emigranti europei in gran parte italia-ni, la sua scienza, le leggi, gli istituti politici, la lettera-tura; in una parola, tutto. In cambio I'Europa che Cosa ha ricevuto? La malavita, il gangeste-rismo, il romanzo giallo, il divismo cinematografico, il jazz, lo showing goom, lo swing ed altre americanate. E pensare che non molto tempo addietro I'Europa ave-va ancora gli occhi chiusi e le orecchie tappate quando esaltava come conquiste della civilta do che arrivava nei suoi porti con i grandi transatlantic! e che poi non erano altro che solenni frega-ture gonfiate a mo' di pallo-ni da una depravazione che non conosce limiti. Si potra pensare che queste forme di degenerazione siano irutto della mentalita degli stessi figli d'Europa che hanno popolato quelle terre inospitali, ma e falso. I figli d'Europa furono trascinati in quelle forme di depravazione mentale e materiale dalle sottili imposture degli ebrei senza patria che delle terre americane fecero il loro regno. Da Teodoro Roosevelt, a Wilson, a Coolidge, a Hughes, a Hoower sino a Delano Roosevelt gli Stati Uniti hanno dato al mondo gli esempi piü lampanti di ingra-titudine iabbricata in grande stile come sogliono essere fabbricate le cose americane. L'Europa, quella della ro-manitä e del germanesimo, pensava di poter contare sul-rAmerica come su una figlia che avrebbe ripagato il de-bito di riconoscenza, sia pure in misura mai eguale al bene ricevuto, in occasione di un eventuale bisogno. Si e tro-vata invece di fronte a un debitore ebreo inadempiente che tentava in tutti i modi di sopprimere il padre-creditore pur di non pagare il debito. ^ I'ebraismo che ha incul-cato ai figli d'Europa, che ripudiano la loro nascita, questo strano modo di grati-tudine. I'ebraismo sfrutta-tore che nell'anniversario della fondazione del continente fa abbrunare la casa del grande Genovese che italianamente non seppe pre-vedere il mostro che nasce-va dal suo genio. II crollo dell'oro ebraico dopo la sconfitta farä rien-trare gli Stati Uniti d'America nel ruolo che effettiva-mente spetta loro per diritto di nascita. Luigi Pie^rantonio IL DISTINTIVO NEL CUORE Churchill a Roosevelt: «A noi i tramonti fan tanta impressione!» Recentemente il Segretario del Partito ha richiamato I'attenzione dei Segretari Federali sulla necessita di colpire severamente quei fascisti Che non sentono il dovere di tenere all'occhiel-lo della giacca il distintivo del P. N. F. La dimenticanza, come a volte viene giustificata la mancanza del distintivo este-riore di una fede che non deve conoscere Umiti, e segno di «tiepidi sentimenti fascisti, di scarso attacca-mento al Partito e di asso-luta mancanza di stile fa-scista». Vorremmo invitare questi mimetici a fare un viaggio a Lubiana e provincia-, qui vedrebbero le poche centi-naia di fascisti portare in tutti i giorni della settimana non soltanto il distintivo ma la camicia nera della Rivo-luzione. La visione di noi tutti, in mezzo a nemici vigliacchi e assassini per tradizione e temperamento, servirebbe forse a far capir loro che il distintivo deve essere un segno esteriore di riconosci-mento ed e necessario por-tarlo non soltanto all'occhiel-lo della giacca ma averlo nel cuore e sfidare i nemici noti ed ignoti, servendo il Fascismo che non dubita nella vittoria finale. Assommano giä a diverse migliaia coloro che sono stati scacciati dai nostri ranghi e la pulizia continua. Rl DEILA Hin La disciplina consapevole & Timpegno piii serio in ogni ordine di attivitd Dove la dicliiaruzione del P. N. F. riccnferma al secon-do posto dei valori della Ri-voluzione, la disciplina consapevole e l'inipegno piü serio in ogni ordine di attivitä, vien subito fatto di pensare al ca rattere del popolo ita-liano. Tutti i popoli debbono su-bii-e le condizioni climc.tiche ed ainbientali del luogo dove si sono adattati alla vita, dato che per esistenza si intende adattamento aH'ambiente. Gli abitanti della terra Hanno quindi, a seconda (delle zone, peculiari caratteristiche che stabiliscono il piü o meno elevato grado di civiltä. II popolo italiauo, privile-giato da niadre natura per la salubritä del dima, possiede im animo tutto suo. Facile al-l'entusiasmo, pronto all'eroi-smo piü oscuro, semplice nei modi, nel tenor di vita, pieno di buon senso e di una ela-sticitä di intelligenza che ben lo pone al di sopra delle altre unitä etniche della terra, possiede una visione tutta sua particolare delle cose. Ama sognare alle volte, inebriarsi, estraniarsi dal raondo, attratto com'e dalla bellezza dei luoghi in cui vive. Questa forma di estasi che porta anche indiscutibilmente ad una superiority artistica, reca contemporaneamente una indisciplina dello spirito che deve tendere con tutte le sue forze e nella pienezza delle sue possibilitä alla realizza-zione di quel piani che sono gli ideali della Storia. Lo spirito quindi, incline per natura a tale forma visio-nistica, non deve vivere per l'arte in sö ed a se, ma deve dare ad essa uno scopo ben preciso e conforme alle ne-cessitä della Patria. II disoiplinare le proprie attivitä dello spirito eostitui-sce la piü grande difficoltä nell'uomo. V'e poi una disciplina che chiameremo «fisica>, imerente agli atti materiali, ed e la reazione immediata ed abitu-dinaria alla parola di chi co-manda. Qui volontä, idee e sentimenti scompaiono. La personality non ha ragione di essere. Si compie l'atto del-l'obbedienza con fine a se stesso. In questa disciplina che h di altro momento che non quella dello spirito, sta la for-zi. di alcuni popoli della ter- ra. Qui il segreto del funzio-nemento, come perfetto sistema meccanico, dell'orga-nizzazione militare. II raggiungimento di questa disciplina e subordinato a difficoltä di ogni sorta, rap-presentate dalla conformazio-ne fisica dell'individuo, dalle condizioni ambientali di un popolo, dalla piü o meno sen-tita necessity di adattamento alle regole della societä co-stituita. Questo esteriore e formale piegarsi alla parola armata di chi comanda non e possibile negli Italiani. II DUCE e per una disciplina «sostanziale» che non e sistematica, ma soprattutto istintiva. Questa porta si al-l'esterioritä della disciplina che abbiamo chiamata «fisica», ma quanto ad essa su-periore! Non e orbita di ob-bedienza, ma veggente obbe-dire, perche cosciente e sen-tito. Serietä quindi, in ogni cosa anche nelle piü semplici, af-finche tutto contribuisca al funzionamento deH'organismo statale. Serietä non vuol dire pero drammatizzazione, o poe-matizzazione di atto, ma vuole essere preoccupazione . . . Serena. Fiducia in noi, non super-valutazione delle nostre possibilitä, coscienza di poter errare e non tema, quasi in-cubo di continuo errore. Consapevoli della necessitä di ima disciplina si e spinti alla serietä dell'azione. Disciplina e serietä sono due vir-tü sorelle che camminano af-fiancate sul tracciato della vera vita dell'uomo. II popolo italiauo cruda-mente provato da ininterrot-te guerre di un secolo, com-prende l'assoluto imperativo della necessitä di essere serio e disciplinato, perche ha pagato col suo sangue la con-statazione che la sistematica indisciplina conduce alla sconfitta e la superficialitä dell'agire puö portare all'er-rata valutazione. Roma, che costrui il piü grande trionfo idella storia, rivendicö tali pregi come do-veri ed i suoi centurioni nelle steppe d'occidente si fig-gevano il pugnale in petto per non assistere al tentativo di ribellione delle legioni di Druso. UmbeWo Koncili Sul fortino di Giarabub riconquistata sventola 11 tricolore d'Italia ORIZZONTI lllllllilllllllllllllhllllllllllllllllllllllllllllllllllilllllli Lenti processi risolutivl si stanno complendo nel mace-ro di questa dura guerra. Tutti stiamo a;ssistendo alla quasi inawertita disintegra-zione dell'impero inglese, non nel senso territoriale, ma nel senso di sfacelo dello spirito imperiale. Quanto avrennedo-po la guerra precedente — nonostante la Vittoria — si concluderä fatalmente, nella presente guerra, con la defi-nitiva dlssoluzione della Unio-ne fra 1 Domini. Alla disintegrazione russa (questo popolo ci ha fatto assistere ad una miracolosa re-sistenza, ma 6 pur sempre il popolo russo) assisteremo coi nostri occhi e per repentino collasso, come altre volte s'6 visto. Un processo di disintegrazione vedremo delinearsi anche fra gli americani, popolo ottimista, ma giovane, atteso da tremende delusioni che sa-ranno altrettante lezioni per la formazione della ®ua maturi tä awenire. Niente di tutto questo si sta verificando tra i popoli del-l'Asse. Si, lo sappiamo, nol abbiamo i vociferatori e i disfattisti e abbiamo anche i traditori, ma siamo pur sempre popoli di antica civiltä: padroni, cio6 dl grandi qua-Utä di ricupero. Noi possiamo attraversare difficili crisi, ma poi ci rifacciamo, come fos-simo immunizzati dal vaccino deH'etemitä! Si 6 detto infatti che l'Asse non puö perdere questa guerra. Lo ha ripetuto 11 Führer e in tale circostanza vi ha ri-flettuto sü la stampa inter-nazionale, anche quella nemi-ca; basandosi, non tanto sui fattori dello spirito, quanto sui fattori strategic!, sulle posi-zioni imprendibili, guadagna-te e tenute dagli eserciti del-l'Asse. Noi diciamo che l'Asse ha guadagnato pure, con la con-quista dl grandi spazi vitall, posizioni economiche Imbatti-bili. Si tratta ora di svilup-pare codeste conquiste, tra-sformandole, come sempre av-viene, in efficienza bellica, in forza spirituale della guerra, delle Armate e del fronte interno. Una grande battaglia si sta dunque combattendo sul fronte della organizzazione e del- la disciplina con le forze del lavoro e della economia, onde ricavare dalla ricchezza e dalla produzione dell'intera Europa, giudicate sufficient! al-l'autarchia, quanto fe necessa-rio per sostenere anche una guerra lunghissüna. Abbiamo visto che sui fronti militari non 6 possibile bat-tere le forze dell'Asse: saran-no queste a battere !mmanca-bilmente quelle awersarie, ovunque saranno Incontrate. I nostri nemici vagheggiano — invece — una loro vittoria sul fronte degli approwi-gionament! e deU'alimenta-zione; come questo poträ av-venire se le truppe dell'Asse hanno varcato i confini del blocco e spaziano nei terri-tori dl tutta Europa? Questo ö ogg! 11 piü atroce dubblo delle demoplutocrazie. I due antichi popoll che guldano l'Europa posseggono ingegno e volontä da vendere per organizzare quest! terri-tori. I nostri popoli d'antica civiltä hanno infinite risorse Interiori e troppa intelligenza per capire da che cosa puö dipendere oggl la vittoria dell'Asse. Probabilmente la Vittoria si chiamerä Disciplina. i. con l'ormai inveterata eti-chetta: ^borghese*. Giä fin dal 1923, il codice civile sovietico stabiliva: «/ documenti che attestano h celebrazione del matrimonio, secondo i riti religiosi, non hanno alcun valore giuridi-CO». E riduceva le cose sino al punto che era sufficiente per i contraenti il matrimo-nio, la lettura di un articoh del codice, senza la presenza dei lestimoni. Fidelitas, coabitatio: niente di tutto questo. Fu fortemen-te applicato l'art. 87 sul di-vorzio il quale poteva aver luogo col solo consenso di uno dei due coniugi e con l'obbli-go della regisirazione. Qu£Sto, fino al 1927. Dopo, non e piü necessaria la registrazione del matrimonio rotto ed ha inizio il periodo dell'unione libera. «Concubitus ritu ferarum» e forse neppure le bestie ed i popoli selvaggi hanno avuto ed osservato questa macabra istituzione. Nascono poi i de-relitti, i figli di nessuno, di ctii si ricerca affannosamente la paternitä. Questo e lo spirito della morale sovietica. I Ru^si vivono e la loro vita termina quando i sensi non vivono piü. II 27 Novembre 1911 a Draweil, vidno a Parigi, si suicidava il genero di Carlo Marx, Paul Lafargue, con £a ^ymdc dd bolscevUhoa Nostri genieri scaricano le mine di un campo in territorio egiziano II partita comunista, in fatto di morale, gode una non invidiabile reputazione. II dottore e profeta dell'anima sovietica, Marx, aveva scrit-to: «Si dice che noi aboliamo la famiglia: su che riposa la famiglia attuale, la famiglia borghese? Sul capitale, sul-I'arricchimento privato. La famiglia dei borghesi sparirä, questo e certo. Volete rim-proverarci pei-che noi voglia-mo mettere un termine alio sfruttamento dei figli da parte dei genitori? Si, noi facciamo confessione di esser rei di questo delittot. Come di consueto, allorche il bolscevismo vuol liberarsi di Jina istituzione, dice che essa e borghese. Espressione della borghesia fu detta la patria; efflorescenza borghese anche la famiglia. Con questo fardello di pro-grammi, nessuno si meravi-glia se in «.Critica Sociale» Anna Kuliscioff ha sempre vagheggiato le «.unioni Ubere», e se faceva voti che la «.gioventü dei due sessi si pre-cipitasse infrenabilmente ... I'una nelle braccia dell'altra, come comanda mamma Natura». Per questo spirito evoluto, il matrimonio dovrebbe essere un contratto «.modifica-bile 0 rescindibile a volontä, quando I'espenmento ne aves-se dimostrata difettosa la prima redazione». La morale comunista difet-ta di elementi essenzialissimi, quali il sentimeyito della soli-darietä, le idee di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia, di vmanita. Chi volesse solle-vare qualche obbiezione darebbe prova di ignorare gros-solanujnente la, natura speci-fica del comunismo sovietico. I burloni che fanno del sentimentalismo sociale im-maginando di sciogliere la questione sociale con le Za-grimuccie delle donne e con le fiere di beneficenza, poa-sono divertirsi con quelle inu-tili ciarle. Ma chi conosce la Rivoluzione Francese, la qtia-le s'illuse «di aver instaurato per sempre sulla terra il regno della ragione, il regno della giustizia, della uguaglianza e della fratellanza», chi ricorda che la mon-tagna, mMgrado i suoi lunghi teorici boati, non partori alia fine che cid che di reale aveva nelle viscere, il topolino della proprieta capitalista e dello sfruttamento borghese, chi ha sperimentato che le declamazioni mazziniane sono efficaci press'a poco come «gli specif id di quarta pagina» di giornale, non pud fare a meno di gettare lontano da se tutte le scorie del sentimentalismo ingombrante e del democraticismo invec-chiato. II comunismo e in decaden-za, perche esso, privo di ani-ma e di ogni luce spirituale, si e spento nell'azione utilita-ria ed e diventato un'agenzia di affari proletari. Invano vi si cerca «il sacro fuoco del- drdicato I'ideale» ed un soffio di vita spirituale; i nostri cuori gio-vayiili anelano all'azzurra vastita deU'oceano ed il comunismo attuale non ci off re che un pantano. In Russia e crol-lato il senso religioso; la ma-gia del mito, il fascino arcano delle speranze ineffabili, il misticismo, la rivelazione, il prodigio. Molti sanno come sia con-siderata la famiglia dal bolscevismo. I Sovieti quando non possono dare un attributo diverso ad una istituzione, non si attardano a bollarla «II senso dello State grandeggia nella coscienza degli Italiani, i quali sentono che solo lo State e la in-sestituibile garanzia della lore unitä e della lere indipenden-za: che solo lo State rappresenta la con-tinuita nell'avvenire della lore Stirpe e della lero storia.» MUSSOLINI sua moglie. Vera Marx, uni-ca figlia dell'autore del «Capitale». Una busta, trovata sul tavolino della camera, conteneva un biglietto di Lafargue, che spiegava le cause del suicidio: «sano di corpo e di spirito, mi uccido prima che I'inesorabile vec-chiaia, la quale mi ha privato ad uno ad uno dei pia-ceri e delle gioie dell'esistenza e che mi ha spogliato delle mie forze fisiche e intellet-tuali, abbia a paralizzare hi mia energia, a spezzare la mia volontä e fare di me un peso per me stesso e per gli altri. Da parecchi anni mi ero prefisso di non varcare la settantina. Ho fissato I'epoca delVanno per la mia partenza dalla vita ed ho pre-parato il modo di eseguire la mia decisione con una inie-zione ipodermica di acido cianidrico. Muoio con la gioia suprema di aver la certezza che, in un avvenire prossi-mo, la causa a cui mi sono da quarantacinqve anni, avra a trionfare. Viva il comunismo! Viva il socia-lismo internazionale!» II Lafargue e Vera Marx hanno fatto proprio come U sartina, che ingoia alcutie pastiglie di s^lblimato corro-sivo, perche una disillusione amara V ha privata «dei pior ceri e delle gioie deU'esisten-za-i,. Quei due con la loro illa-grimata morte enunciavano brutalmente il programmo, epicureo della «vita per il piacere». Enzo Casaburi □□□□□□□□□□^□□□□□□□□□□DDDCDOOCDOCCCCDCCCDCCCCCCCIICCCCCCCC CCCCCCCDCCCD I HANNO RUBATOI LEONI D n DDDnOQDODCIDDl^ClClCICll^DODOnODnCCDCGCCDDCOCCCCDCCDCDDDDnDODCDDDDODDGDDOQD Erano le prime luci dell'al-ba quando il brusco rallenta-re del treno mi svegliö. Non cäpita spesso di poter dor-mire lunghe ore di säguito accoccolati sul sedile di un vagone di terza classe e que-sta volta, invece, i Cinquecento chilometri di ferrovia pa-reva fossero scivolati furtivi nella notte, cosi furtivl che io neppure me ne ero accorto ed al risveglio credetti di ri-trovarmi al medesimo punto di partenza. II tepore umido dello scom-partimento era voluttuoso e, dimentico com'ero di me stes-so, pensai con convinzione di essere un grosso micio, un micio grigio per via del colore del mio soprabito, che, sti-randosi mollemente, sogguar-dasse i compagnl di viaggio, pensando come mai fossero capitati li dentro. II treno era fermo da quasi died mJnuti quando qualcuno distrattamente, come perpro-vai-e la sua voce rimasta fuo-ri uso per tutta una notte, disse: «Siamo arrivati ad An-cona con died minuti di ri-tardo.» Nessuno gli rispose, ma io lo guardai come se quelle parole avessero un suono pro-vocante e ripetei con tone di rimprovero: ■ «Ancona?» «Gdä, Ancona,» rispose la voce distratta e un vago sor-riso di compatimento per la mia ignoranza tirö quelle lab-bra fino a farle divenire sot-tili sottili come due cordon-cini mesisi li per gioco, sotto d'angolo dalla grossa dicitura luminosa verde. Gli uomini si affannano tanto ad applicare tutta la lo-ro intelligenza nella ricerca del mezzi di distruzione; si puö dire che non vi sia in-venzione della scienza che non sia stata |immediatamen-te sfruttata alio scopo di uc-cidere meglio e piü rapida-mente il prossimo, di distrug-gere in pochi anni e spesso in poche ore quello che la civUtä ha costruito attraverso i seco-li. Proseguendo il mio cammi-no, m'ero lasciato alle spalle il bastione e non avevo piü regoli da contare, mi doman-davo appunto se non sarebtoe stato meglio che essi appli-cassero le loro capacitä intel-lettive a render meno monotona la vita all'umanitä. Per-chö, ad esempio, non hanno ancor mai pensato di trovare il sistema per mutare, ogni tanto, con facilitä, I'aspetto, non dico d'un'intiera cittä, ma almeno dei piazzaU delle stazioni? Chi 6 in arrivo non correrebbe piü il rischio d'es-sere oppresso da un senso di noia dinanzi al solito spetta-colo, 0, per lo meno, nel tra-gitto dal treno all' «Usdta» avrebbe attimi di batticuore nell'incertezza se tutto sarä o no come 11 giorno in cui era partito, e il batticuore 6 giä un sentimento piü vivace e piü simpatico deUa noia. Ma purtroppo la maggioranza degli uomini manca di fantasia e cosi non solo il piaz-zale della stazione di Ancona era da anni sempre il me- quel baffetti che, con' tutta ^esimo, ma anche quell'idro- volante che died giomi prima avevo vlsto' mollemente la buona volontä, non riusci-vano a raggiungere gli angoli della bocca. Solo allora voLsi lo sguardo al finestrino e intravidi nella penombra dell'alba le tettoie basse e ferrugginose d'una stazione Che mi sembrava posta fuori del mondo, certamente mai vista. Raccolsi macchi-nalmente i miei bagagli e do-po averli depositati, mi avviai lentamente verso I'uscita. L'a-ria libera della piazza mi ri-destö dal torpore in cui va-gavano ancora spirito e cor-po e attraverso una pioggia sottilissima che il vento a raf-fiche mi sbatteva sul volto, \-idi dinanzi a me la piazza, i negozl bassi e uggiosi, I'in-segna sbiadita d'un albergo, il tram, corto e panciuto, fermo in attesa che i passeggeri do-po aver tentato inutilmente di salire daU'una o dall'altra parte rimanessero delusi a terra. Case piazza e tram mi guar-davano e parevano dirmi con sconf orto: «Come, non ci riconosci?» ed io sarei stato proprio con-tento di poter rispondere: «No, non vi riconosco, come non ho riconosduto le tettoie vecchie e ferrugginose della stazione nella penombra dell'alba», ma non potevo rispondere cosi, poichč tutto era immutato, perfettamente im-mutato, come nel mio ricordo di ieri e di sempre. Per questo m'awiavo triste SU per il bastione, verso la banchina del porto, contando i regoli della massicciata, come se da quel mio calcolo di-pendesse tutta la soliditä del bastione. Cäpita, tavolta, che rimet-tendo piede in un ambiente noto, ritrovandolo perfettamente uguale, si sia cölti da un improwiso senso di pesan-tezza, di noia, di pena iier queH'incapadtä dell'umanitä di uscire da se stessa. Cosi io pensavo perchä mai non avessero mutato nulla In quella piazza, per farmi pia-cere, almeno un albero di piü o di meno, oppure, che so, un negozio di articoli casalinghi al posto di quella farmacia adagiato sulle acque del porto, era li neU'identico posto, non un centimetro piü in qua nfe imo piü in lä, nel-I'identica posizione, col grosso muso cerchiato di rosso e di verde rivolto alia ban-china, come se mai fosse stato adoperato. Fu la pioggia a cambiare repentinamente il corso dei miei pensieri, la pioggia che alternava a scrosci, rapidi e pungenti, pause in cui il vento giocherellava con le poche gocce rimaste nell'aria sof-fiandomele soil collo, sui ca-pelli, sulle mani nude. Ad un tratto quella pioggia fece un giro su se stessa e cam-biö direzione, prima veniva a striscio dal monte, ora veniva dal mare costringendo-mi a guardare verso levante. Fu cosi Che m'accorsi della novitä e il cuore ebbe un balzo in petto. Quando era avvenuto? San Ciriaco mi guardava dall'alto col suo portale va-sto e sorridente, ma gli man-cava qualcosa, qualcosa sen-za dubbio di molto impor-tante, poichd si vedeva bene che cercava di darsi un'aria indifferente e si seccava che tuttl potsssero esclamare a prima vista: «Guarda, se li 6 fatti porta re via!» Infatti io, accorgendome-ne, pensai proprio: «Toh, glieli hanno rubati! Hanno rubato i leoni!» Ma quando era awenuto dö? Non rluscivo a capaci-tarmene e neppure provavo dolore per quel bei leoni do-rici, dall'ampia criniera di marmo bianco che un tempo, bambino, avevo accarezzato con compunzione e che ora erano scomparsi. Provavo solo un senso di curiositä e uno strano desiderio di saltellare ora su un piede ora sull'altro, quasi che con quel movimen-to potessi sui>erare d'un balzo il disUvello che mi sepa-rava dalla vetta del Conero. Uno sguardo all'orologio mi rincuorö; non erano ancora le sette e prima delle nove non avevo nulla da fa- re, potevo quindi arrampi-carmi fino a S. Ciriaco, an-che per la via piü lunga, se mi fosse piaciuto, e vederci chiaro nel furto dei leoni. Scelsi proprio la via piü lunga, non perchši fosse la piü comoda, tutt'altro, ma perch6 avevo ideato che cosi sarei arrivato alle spalle della cattedrale e, chissä, forse sarei riuscito a sorprendere qualche confidenza sussurra-ta a mezza voce, a rintrac-dare un indizio qualunque che avrebbe potuto farmi scoprire la veritä sul miste-rioso rapimento. La costa era ripida, ma I'anlma ormai co-si leggera che non m'accor-gevo della salita, ed anzi piü d'una volta, assorto com'ero in un turbine di pensieri, sbagliai direzione e mi per-detti nell'intrico dei vicoli e delle viuzze di Ancona alta. Non m'importava ora per qual verso cadesse la pioggia e lasciavo che mi bagnasse a piacere e che 11 vento a raf-fiche sollevasse i miei capelli 0 s'impigliasse attorno alle mie ginocchia. In quell'ora i passanti era-no rarissimi e nessuno si oc-cupava di me, anche se mi fermavo a guardare il cesel-lo d'un'inferriata a pianter-reno, il cornicione a sbalzo di una casetta che sarebbe stata altrimenti una cata-pecchia qualsiasi, o U battoc-chio in ferro battuto d'un i vecchio portoncino vemicia-to di rosso. Provavo la gioia di ammirare quel tocchi d'ar-te su costruzioni di nessun valore, spesso misere, e la gioia era grande, perchfe igno-ravo I'autore di quei piccoli capolavori; guardandoli il mio pensiero non ricorreva a nessun nome famoso, si compia-ceva semplicemente dell'arte Che mi si presentava finalmen-te in incognito. Anche le vie strette e tortuose, in saliscen-di, non avevano nome, nes-suna targa le controddistin-gueva ad xm capo od all'altro, erano puramente «vie» fatte per camminard sii e raggiungere questo o quel quartiere. Ecco, una volta tanto, dell'umanitä che non aveva sen-tito il bisogno di catalo-garsl. Quant'era ormai lontana la tristezza dell'alba! Io mi stavo lamentando continuamen-te dei difetti di noi uomini, eppure 6 proprio dello spirito umano questa grande elasti-dtä nel passare dalla pena alia felidtä per cose da nulla. Finalmente ecco S. Ciriaco! M'appariva di fianco nella sua mole massiccia ed io mi rimpicdolii subito, striscian-do lungo i muri delle case per non farmi scorgere. La cattedrale non 6 abitua-ta ad essere visitata in ore cosi mattutlne e si sarebbe certamente messa in sospetto vedendomi. Arrival perciö di sorpresa e il cuore mi batte-va forte per I'ansia. Sebbene volessi essere [piü prudente, non ci riuscii, guardai, guardai subito la scalinata, se vi fossero tracce dei leoni scomparsi. Ora S. Ciriaco non aveva piü I'aria indifferente di chi vuol nascondere qualcosa. Comincio a venirmi il dubbio d'aver preso un abbaglio; il portale aveva mutato il suo sorriso in una smorfia sardo-nica, era evidente che sapeva Che sarei salito su a vedere e Che mi aveva aspettato. Ma 1 leoni? Proprio non c'erano piü! AI loro posto si vedevano due cassoni di mattone rosso. Che scherzo era mai questo? Sbattei piü volte le palpe-bre, pensando che non ci ve-dessi bene a causa delle gocce di pioggia che mi imper-lavano le clglia, ma i cassoni XXIII Esposizione Intemazionale d'Arte di Venezia Salvatore Gagliardo «Ritratto» 'iiiiiiiiii"iiiiiiiiij' r' r* RAb^ SGjNA "llllllll. 'lllllillK e saidaU La lettcratura giapponese, e quelle orientali in genere, non hanno mai avutc da noi troppa fortuna, almeno per il passato. Un buon numero di lettori ha sempre circo-scritto la sua curiositä a questo riguardo, limitandosi ai racconti di viaggi compiu-ti da europei, oppure alle sto-rie lievi e patetiche de «Le memorie di una geisha-» e. «L'onorevole signora 0-Ai-San». Cid in parte era com-prensibile, piü che per la di-versa mentalita per le diffi-colta linguistiche della tra-duzione, ma ora che un numeroso stuolo di giovani si e dedicato alia conoscenza ed alio studio delle lingue orientali, possiamo sperare che i frtitti letter ari d'un mondo ancora a noi sconosciuto nella sua interiorita — e che pur racchiude inesauribili te-sori d'arte — venga portatn alia ribalta, contribuendo cosi a stringere ancor di piü quella fraternita spirituale che ci lega, per esempio, al Gia.ppone, e che ha avuto il suo crisma sui campi di bat-taglia. II racconto di Ashihei Hino , presenti le mas-sime Autoritä cittadine, alunne e famiglie, con particolare ßo-lennitä 6 stato ricordato il sacrificio dell'ex alunna Ariella Rea Segretaria della Sezione provinciale delle massaie rurali del Fascio Femminile di Lubiana. T1 Preside Prof. Maturi ha parlato della Sua fulgida figura. Quindi l'Ecc. il Prefetto Tamburini ha consegnato al padre della Martire Fascista l'alta be-nemerenza scolastica, concessa-le dal Ministero dell'Educazio-ne Nazionale. II commovente omaggio alia memoria della camerata Ariella Rea ha commosso tutti i presenti, nei cui cuori vibra il pe-renne ricordo del Suo sacrificio e la fierezza di averla anno-verata alunna di quell'Istituto. Espqs^izione pannelli di propaganda " ^ In questi giorni l'Istituto di Cultura Italiana, d'accordo col-I'Uf f icio Stampa dell'Alto Com-missariato e della Federazione dei Fasci, ha curato l'espo-sizione di pannelli di propaganda inviati dal Ministero della Cultura Popolare. I pannelli, esposti nella ve-trina dell'Unione Pubblicitä Italiana, hanno suscitato molto Interesse e curiositä da parte della popolazione slovena. Ubbcnamenfi E' pervenute alla redazio-ne, da parte del Comando della 4 Legione Confinaria CC. NN. «Montenevoso», l'importo di L. 600.— per ventisette abbonamenti al n ostro giornale. II gesto del Comando, che abdica al privilegio di rice-vere «prima linea» gratuita-mente come tutti i militari, e altamente sig;nificativo perchfe sottollnea la perfetta fusione spirituale e materiale che unisce i combattenti al nuovo giornale, che delle loro voci vuol essere I'in-terprete polemico e fedele. l'tueJüUwz^ MMi frn gli Squadrisli del Bnltaglione „Nizza" L'Eccellenza il Comandante del Corpo d'Armata Generale Robotti, accompagnato dal Luogotenentegenerale Monta-gna, ha fatto visita al Batta-glione Squadristi «Nizza» che era schierato agli ordini del primo seniore Tebaldi. Dopo averlo passato in rivista ha illustrate ai legionari 1 cöm-piti che Ii aspettano e che essi hanno incominciato ad assolvere con magnifici ri-sultati. II Generale Robotti ha in-fine pörto il saluto augurale suo e delle truppe del Corpo d'Armata agli Squadristi, il cui intervento nella lotta as- sume un alto significato per il loro spirito rivoluzionario e combattentistico. Dopo 11 saluto al Re e al Duce l'Eccellenza il Comandante del Corpo d'Armata ha tenuto rapporto agli Ufficiali del BattagUone. Dopo le vibranti manifesta-zioni che hanno salutato al suo arrivo il Battaglione Squadristi «Nizza», il saluto del Generale Robotti ai valorosi comibattenti sottolinea l'en-tusiasmo con cui č stato ac-colto questo nuovo contingen-te che porta alia nuova provincia il contributo del suo entusiasmo guerriero. alle ire dei partigiani che con-tinuamente molestano quel paese ed i contadini, messasi sotto la nostra protezione, aveva chiesto ed ottenuto dl potersl traslocare In Italia per dedicarsi ai lavori agri-coli. In questi giomi il viag-gio ä stato interrotto da im lieto evento. La prolifica ma-dre ha dato alla luce a Rakek la sua decima creatura: una bambina. II Segretario del Centre del P. N. F. ha fatto assistere amorosamente puerpera e neonate, provve-dendo anche alla sistemazie-ne della numerosa famiglia. Nel pomeriggio di ieri 6 stato celebrate il battesimo delta bimba e il Segretario del locale Centre, che fungeva da padrine, ha Offerte alia neo-nata un dene a nome del Segretario Federale. Fra qualche giemo la numerosa famiglia riprenderä il suo viaggio per godere infine, sotte il sole d'ltalia, la gioia del lavero e della tranquillitä. Corso di lingua italiana Continuano, con prefitte ed assidua frequenza da parte degli iscritti, i corsi di lingua italiana. Dato il forte numere dei partecipanti (el-tre 220), si seno devute suddi-videre le lezioni in otto corsi: tre di perfezienamento e cinque per principianti. Mentre nel prlmi tre seno stati ammessl tutti gli študenti che avevano giä una conescenza della nostra lingua, negli al-trl isono .stati iscritti .tutti colore Che avevano mani-festato il vivo desiderio di apprendere il nostro idioma. Alla fine del mese questi otto corsi avranne regolarmente termine. Si prevede I'apertura, durante la staglone tnvernale, di alcuni corsi serali. CINENATOGRAFI LUBIANA Rappresentazioni: giorni leslivi alle ore 10.30, 14.30, 16.30 e 18.30 - glorni ~{eriali alle ore 16 e 18.15 N A T I C 4 ÜD film emlnentemente drammatlco che SYolge Id una cornice dl suggcstlva c affascinante potenza un drnmma d'anio re di toccantc unrnnitä. BEATRICE CENCI Interpretl princlpall: CAROLA HOHN, ENZO FIERMONTE, ClULIO DONAOlO, OSVALDO VALENTI SLOGA fna brillssima coppta CORINNE LUCHAIRE e GEORGES RICAUD — nel film Xi>lSANU0i«0 Segue; .4rrascinantl melodic ungliercsi e nn dramma d'amore F»R. Troppo poco perchd 1'infanzia imparl a conoscere 1'ItaUa e gU Italiani. fi evidente, quindi, che anche qui bisogna porre subito mano almeno a traduzioni adatte di libri italiani giä eslstenti, in attesa che la G. I. L. stessa, con la collaborazione degli insegnanti, si preoccupi per la creazione di opere letterarie nuove, scritte apposita-' mente, chiamando a raccolta Un refettorio dell'Ente Comunale di Assistenza a Lubiana 6 stata affidata nel superio-re Interesse della civiltä romana e fascista. Opera fin qui ostacolata dal residui delle passate Ideologie che, complice all'esterno il gover-no di Belgrade ed all'intemo i venduti al bolscevismo, ave-vano potuto abbarbicarsi fa-cilmente all'anüno degli slo-veni, sfortunatamente troppo ingenui per togUersi da soll dalla ragnatela in cui erano stati presi. Ma non sarä facile ottenere risultati veramente positivl guardando soltanto alle ge-nerazioni ormai anziane, che hanno subito volenti o no il regime di perversione poli-tlco-morale subdolamente at-tuato dal govemanti dell'ex Jugoslavia. Si puö dire, senza vano pessimismo, che risultati sicuri non si potranno avere se non quando le nostre idee sararmo acquisite con spontanea volontä e sincerity da queste popola-zionl. E perciö, nell'attesa che questo awenga (e awerrä!), bisogna contare soltanto sul-le nuove generazioni, da edu-care esclusivamente con sen-timenti italiani e fascisti, tenendo sempre ben presente la loro particolare situazione ambientale e familiare. fi ov-vlo che l'opera dl penetrazio-ne voluta dal Partito sarä, in questo campo, rlservata alla Scuola ed alla G. I. L., che de-vono, fin d'ora, sistemare i quadri degli educatori che verranno chiamati ad affrontare il difficilissimo cömpito. II sistema educativo ormai adottato nelle nostre scuole primarie e medle, secondo le direttive date dal Ministro Bottai con la sua Carta della Scuola, Č indubbiamente ottimo anche per la gioventü slovena: bisogna, perö, ch'es-so sia convenientemente adat-tato, tenuto anche conto della particolare psicologia della i'azza, delle inevitabili Inf luen-ze deleterie, come anzi si ö detto, deU'ambiente familiare — spesso ostile — contro cui dev'essere fortificato 11 fan-ciullo per evitare traimiatismi psicologici che menomereb-bero immancabilmente qual-siasi risultato. L'opera dovrä essere paziente e tenace, co-sciente e seria, date anche le difflcoltä inerenti alla diversa lingua: scoglio da superare terra slovena dev'essere inte-sa come vero apostolato fascista, e come tale riconosciu-ta dal Partito. Anche per quanto riguarda 11 testo scolastico, la maggior cura dovrä essere posta affin-ch6 esso risponda effettiva-mente alle necessitä reall, non dimenticando che le lin-gue italiana e slovena dovranno essere apprese paral-lelamente od almeno, per ritaliano integralmente, dal terzo anno di scuola. Non ci deve spaventare questo in-segnamento contemporaneo, n6 si deve pensare ch'esso possa affaticare la mente del fanciullo; tutto sta a che av-venga pianamente senza so-vraccarichi di altre meno ne-cessarie materie. Accanto all'insegnamento delle normali discipline sco-lastiche, quale fine a se stes-so e quale contraweleno od immunizzante contro il pos-sibile insorgere dl perniciose Idee fornite dall'ambiente, sarä necessario riservare un j vasto campo alPinsegnamento religioso, che — senza biso-gno d'interferire con l'opera rlservata al clero — poträ svolgersi nell'ämbito della scuola, in modo da procedere nella sua orbita, con la pre-cisa volontä di non lasciarlo fuorviare, come č successo per 11 passato, da insidiosi parti-colarismi. Opera, poi, sanamente ef-ficace come mezzo d'educa-zlone e di penetrazione, ri-servata esclusivamente alla G. I. L., dovrä essere quella della letteratura per 1'infanzia. Analogamente a quanto vlen fatto in Italia con i gior-nali: <11 Baliila», «La Pic-cola Italiana» e «Passo Romano», la Slovenia dovrä avere i suoi giornali per l'in-fanzia. Sarä necessario, per-tanto, reprimere sübito ogni tentativo commerciale priva-to volto a tal fine, giungendo ad un accordo con 11 Coman-do Generale della G. I. L. per un'edizione in lingua slovena di almeno uno del suindicati giomali, in attesa della speci-fica creazione di altri piü adatti. Cosl dicasi per 11 llbro cul-turale e ricreativo. A questo riguardo si noti che In Slovenia, fino ad oggi, erano PER INTENDEBSI II titolo 6 chitvro ma siccome ci potrebbe esaer tcUuno- in. vena di sottigliezze, noi vogliamo precisa-re che tper intendersi» si vuol dire qmllo che vi pud esser di pill chiaro: capirsi, comprendersi. E siccome per capirsi e comprendersi e necessario per prima cosa intendersi quando si parla, ecco che veniamo al sodo del nostra argomento. Ci sono ancora in Lubiana molti, troppi sloveni che non ca-piscono, 0 fanno finta di non ca-pire, una parola di italiano, che non sanno ä^piccicare una parola qualunqtw nella nostra e anche tloro> lingiia, e che fanno volen-tieri da sordi e da tonti. Ora tutto questo, dopo circa diciotto viesi dalla nostra occwpazione, e una cosa che non ci va giii, o meglic ancora, che non ci piace. In diversi negozi, negli alberghi, nei ristoranti, e anche in molti uffici non solo privati ma anche pubblici, questa assenza della lin-gwL italiana non ci sembra piii tollerabüe. La cohpa di tutto questo non e solo degli sloveni che non hanno v'oluto imparare la lingua^ tnd anche e soprattutto dei loro su-periori italiani che non hanno sa-puto pretendera dai loro dipen-denti che si mettessero in regola con la piii ele^nenta/re delle regele della sociale convivenza. Noi vogliamo sperare che questo nostro richiamo valga ad aprire occhi e orecchi a tutti gli interessati, a qualunque categoria appartengano, e che non ci sia bisogno di ritommrd sopra tanto spesso. Per chi non lo sapesse ripetia-mo che l'italiano lo si puö imparare all'Istituto di Cultura Italiana, lo si pub apprendere da libri e mamiali a portata di tutti, 10 si insegna nei corsi istituiti dai Dopolavoro, lo si apprende dalle lezioni alla radio. Una cosa sola non si puö insegnare: la buo-na volontä. Ma quella la si pud inculcare ! Burgio Domande r Fra le disposizixmi emanate dalle competenti autoritä circa il traffico nel territorio della pro-vincia, ve n'i una di cui non riu-sciamo a comprendere il criterio informatore: intendiamo alludere al controllo esercitato sui cittadini italiani che si valgono del servizio di corriera fra Trieste, Gorizia e Lubiana. Che i viaggkitori della corriera debbano essere sottoposti a quelle misure di controllo determinate dalla situazione attuale e giusto e opportuno; ma e assurda e inop-portuna l'interpretazione della disposizione attuata da alcunijia i posti di blocco disseminati lunr/o 11 percorso. A quello di Vic, per esempio, controllo dei docume'iti e visita dei bagagli; a Longatico identica misura, resa amor püi severa da una perquisizione effet-tuata individualmente nell'intemo di un fo-rtino; a Planina nuovo controllo e nuova visita. Talvolta inaloghe misu/re vengono ripetute a Verconico e, spesso, sul percorso Postumia-Triestei. Di fronte a queste misure sorgono, naturali, le seguenti domande : Le misure di controllo e di vigilanza da che cosa sono state determinate e a chi sono desti-nate? E' indubbio che siano state oH-ginate soltanto dagli sloveni e i cittadini italiani dovrebbero essere controllati solo per stabilire la loro identita e la regolarita dei documenti. E allora perchi i cittadini italiani debbono sottostare alle stes- se misure (perquisizioni compre-se) cui sono sottoposti gli sloveni? Non Č certamente simpatico che un italiano — spesso in divisa fascista o in camicia nera — deb-ba scendere tre volte almeno, in 50 chilometri, per passare la stf/s-sa visita, mentre gli sloveni, che transitano fra un paese e I'altro (spesso vidno) ne subiscono for-se una. A quale compito i destinato il carabhiiere di servizio sulla corriera? Poichi al momento. della par-tenza, ritirando i documenti, egl% e siibito in grado di stabilire qiia-li sono i cittadini italiani che si recano oltre Planina, ci sembre-rebbe logico che il milite si assu-messe il compito di far limitare soltanto a questa localitä di fron-tiera il controllo dei documenti e la visita dei bagagli. In treno, in-fatti, si ha il solo controllo di Postumia. Per quale ragione si chiede agli italiani se sono portatori di letter e? La domanda ci pare, piii che in-discreta, offensiva, in quanto non si pud che alludere ad una cor-rispondenza clandestina. Lasdamo queste domande al vaglio della competente autorita con Vauspicio che possano essere oggetto di un obbiettivo esame e, quindi, determinare dei chiarir menti volti ad eliminare gli in-convenienti lamentati. Mad. CONCORS A PREM ftee: mdiJtaU Per ricreare le ore di li-bertä dei combattenti con svaghi Che alia piacevolezza uniscano l'utilitä, consacrata quest'ultima da piccoli premi, rufficio Combattenti della Federazione Fascista ha indetto alcuni concorsi, di due dei quali diamo la spie-gazione: . Concorso pronostici Possono partecipare tutti 1 militari di stanza nella Pro-vincia di Lubiana, inviando all'Ufficio Combattenti della Federaziome del Fasci di Com-battimento di Lubiana, su cartolina, i risultati previsti delle partite, indicando a fianco di ciascuna squadra il punteggio (esempio: Roma 4 — Lazio 4). «Prima linea» riserverä quindicinalmente una pagina alla collaborazione dei combattenti. Tutti i soldati di ogrni corpo e specialitä sono in-vitati ad inviare articoli, corrispondenze, disegni e fotografie rispecchianti i vari aspetti della loro vita di gruerra. II materiale pubblicato verrä compensate. Le cartoline dovranno portare il timbro postale di almeno 3 'giorni prima della giornata cui si riferisce il pronostico. Ogni concorrente poträ inviare piü di un pronostico per ogni giornata. Le gioma-te valide per partecipare al concorso sono: per il girone di andata: la 3a, 5a, 7a, 9a, IIa, 15a; per il girone dl ritomo.: la 2a, 4a, 6a, 8a, 10a, 12a, 14a. Verrä compilata una clas-sifica per ciascuna giörnata, una al termine del girone di andata, ed una classifica generale al termine del cam-pionato. Per tali classifiche saran-no assegnati: 2 punti per ciascuna partita indovinata in pleno, anche nel numero delle reti, 1 punto per le partite indovinate nel risultato. II concorrente che avrä to-talizzato il maggior numero del punti per ogni singola giornata sarä classificato pri-mo e di sšguito gli altri. In caso di paritä per la classifica finale o del girone di andata si ricorrerä al sor-teggio per stabilire la gra-duatoria. Le classifiche quindicinali saranno pubbllcate su «prima linea» organo .ufficiale della Federazione di Lubiana. Premi: per la classifica quindicinale: 5 premi in og-getti; per la classifica a fine del girone dl andata: lo premio L. 300, 2" premio-L. 200, 3° premio L. 100, e altri 7 premi in oggetti; per la classifica a fine cam-pionato: lo premio L. 1000, 2o premio L. 800, 30 premio L. 500,. e altri 17 premi in oggetti. I premi predetti saranno corrisposti in Buoni del Te-soro o in Buoni Postali frut-tiferl. Lotteria Ciascuna delle figurine con-tenute nei pacchetti di si-garette e nei calendar!, distri-buiti ai militari dall'UfficiO' Combattenti della Federazione dei Fasci di Lubiana, b contrassegnata da un numero e da una lettera e partecipa ad una lotteria la cui estra-zione avrä luogo il 28 ottobre venturo. Sono in palio cento premi da L. 50. ^fna ui^a SETTIMANALE DELLA FEDERAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO DI LUBIANA Dlretlore respontabll* LUIGI PIETRANTONIO TIpogratIa »Merkurc 8. A. Lubiana 4. La migliore scuola di lavoro k l'oHicina. B' nell'officina che la Fiat ha portato i suoi Corsi di tiro-cinio tecnico (circa 2000 al-lievi). Quesli Corsi hanno ca-rattere pratico. Si svolgono in reparti di officina con mo-dernissime attrezzalure. Insegnanti: 11 personale migliore del reparto, un maestro per ogni allievo. Durata del tirocinio: da 2 a 3 anni. L'esame finale, quello del «capolavoro», dä alVallievo l'abilitazione al lavoro spe-cializzato. LA FARMACIA DOn. G. PICCOLI a Lubiana, di fronte al graltaci«lo dispone dl grasdo assortimcoto di specialitä nozionali cd cstere, for-nisce mcdicine su ricctte di tutte le casse ammalati. Arredata modcrnameute - Tel. 2S-35 GRANDE ALBERGO „U N I 0 N" Lubiana ■ Miklošičeva' c. I Preminente - Albergo di pri-missimo ordine con servizio inappuntabile - Gaffe dotato di ogni i;omoditä dl primo ordine - Ristorante rinomato, con cucina squisitissima -Vini sceltl - Categoria extra ^-Lbatg-ö JKatüöjiöL LUBIANA — dl fronfe alla Stazione P r i m iss i m o ca ff e e risforanfe Ü con con f o r f o m ode r n o S i R. W I L L M A N N Officina di costruzione macchine lubiana - Slomškova 3 Segtie mullilame a lelaio, circolari, seghe alternalive di nuovissima costruzione, arrolalrici. Parti motrici in lerro per pielie da moiino, cliiuse idraulictie, Irasmissioni. Tubi ad aielte in lerro fucinalo. Elevatori eleltrici per materiale ed ascensori da miniera, argani ed impianli di sollevamenlo e trasporlo Refezione scolastica della G. I. L. dl Lubiana O S tit Lit O 2 L dta^Lto pat donvnatcLo ah ^tihustlia LUBIANA •••••••••••••••••••••••••••• Via Prešeren 50 Tuffe le operazioni d i banca su fuffe le pi a z ze d'! f alia