Capodistria, 16 dicembre 1871. N. 21. LÀ PROVIN 6I0RU1E DEGLI INTERESSI CIVILI, ECOSO5LiCI,. 1EEIJISIR.1T.IVI DELL'ISTRIA, ED ORGANO UFFICIALE PER GLI ATTI DELLA SOCIETÀ AGRARIA ISTRIANA- «e il 1 ed il d'ogni mese. iSOCIAZIOXE per un anno f.ni 3; semestre e quadri-re in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso eduzione. Articoli comunicati' d? interesse generale si stampano gratuitamente; gli altri, e nell' ottava pagina soltanto, a soldi 5-per linea. — Lettere e- denaro franco alla Redazione — Un numero separato soldi* 15. — Pagamenti anticipati, I UFFICIALI DELLA SOCIETÀ AGRARIA. AVVISO Avendo la sottoscritta presidenza della Societaria istriana al chiudersi dell'anno corrente entare al Comitato sociale un elenco di tutte estanze per contributi sociali, vennero' rimes-tutti i Comizi, ad alcuni Municipi e ad alcu-embri del Comitato sociale speciali liste contiti il nome dei vari soci e gì' importi da loro iti. Nel far ciò conoscere ai Signori soci la presi-rivolge loro la preghiera di voler versare i «ni ancora insoluti entro il corrente mese, presso «inizi agrari, i municipi di Antignana, Pirano, Canfanaro, Valle e Villa di Rovigno, ed i nori A. Bigatto di Pinguente e N. Corva Spi-di Grisignana, ove saranno loro consegnate relative quietanze. Per tal modo spera la presidenza di poter'pretore al prossimo Congresso il conto iidell 1871 iza rilevanti restanze. Rovigno, 10 dicembre 1871 ■ La Presidenza. il bando della vendemmia. L'anno scorso abbiamo pubblicato un breve stufe sopra questo argomento, partecipando come la residenza della Società agraria istriana, si fosse ichiarata contraria a: qualunque vincolo, a meno ìe non fosse impo-to da una maggioranza dei pos-denti di vitigni ed a determinate condizioni. La questione è ancora vivamente dibattuta, per ri sta bene raccogliere anche gli opposti pareri, acche la soluzione di tanto importante quesito di ritto agrario esige il confronto di tutte le opinio-, che si adducono tanto in favore che contro il indo della vendemmia. Prescindendo dallo studio favorevole al bando della vendemmia pubblicato nel Bollettino^ della Associazione agraria friulana già l'anno 1869, togliamo dalia relazione sul progetto di regolamento di polizia rurale teste discusso dal Comizio Agrario «li Padova alcune altre considerazioni, contrarie ondi' esse alle vedute della presidenza della Società nostra e che riteniamo utile di riprodurre in aumento delle voci che finora in questo c ggetto si fecero sentire. „ L'art. 48 accorda la facoltà ai Consigli co-„, miniali di stabilire il giorno delle vendemmie. „ Tale disposizione può trovare o troverà forti v obiezioni, mentre da taluni erroneamente è rite-„ nuto come un vestigio del regime feudale e come „ una troppo facile restrizione ai diritti della prò-„ prietà. Noi perà; lai riteniamo opportunissima e dal „ lato della sicurezza dei raccolti e da quello anche dell'arte enologica: Difatti è indubitato che oggidì „ quando un vicino comincia la vendemmia, tutti gli r altri sono obbligati ad imitarlo, per non essere „ vittime dei furti a cui necessariamente andrebbero „ soggetti trovandosi soli coli'uva. Da ciò ne nasce „ che matura o meno la vendemmia ne fabbricano „ dei vini che non sono nè duraturi nè buoni. Che' „ sia una limitazione alla libertà, lo ammettiamo, ma „ è una di quelle limitazioni fatte nell' interesse ge-„ nerale a cui ognuno può facilmente adattarsi. In „ qualche Comune della nostra Italia è già in v i-„ gore e pienamente approvato dalla maggioranza „ come per esempio Tirano di; Valtellina uno dei „ paesi più vitiferi della Lombardia. „ La iezge francese deb 1791 riprodotta nel „ Progetto di Codice Ilurale francese accorda una „ eccezione in favore dei vigneti chiusi. Noi però „ non troveremmo di approvare una tale eccezione „ in vista degli immensi inconvenienti a cui dareb-„ he luogo e sopratutto della facile delusione della „ legge. Difatti bastando un piccolo fosso, un mu-., ricciuolo, anco una semplice palizzata per dichia-„ rare chiuso un podere, qualunque proprietario c?:>-„ filerebbe, usando di quei mezzi, di sottrarsi al „ peso dell'obbligazione comune. Comprendiamo coma „ nel 1791 l'assemblea costituente di Francia tjw „ tosse approvare una tale disposizione. Si trattava ., altura di togliere qualsiasi vestigio di regime feu-dale, affrancando interamente la proprietà, e non „ potendo d' un tratto togliere il bando della ven-demmia Io si ilimitò ai luoghi aperti. •.„ Ora però moi siamo in condizioni ben diver-se. I.a proprietà è pienamente libera e quella lu-„ «e che cercava di spandere l'Assemblea costitu-„ ente di Francia, irradia già la Ui« mercè con tut-„ la la Terza de' suoi raggi il nostro yaese, e fa si che si debba tener conto soltanto dell' interesse „ Cernirne. „ Sarebbe quindi a mio avviso inutile awmet-„ tcre una distinzione fra vigneti chiusi e non chiusi 5, dal momento Che la conservazione del raccolto „ comune esige che gli uni o gli altri si assogget-„ tino alla legge medesima. „ Il progetto del Codice Hurale francese come „ scrive il Aioli nell'opera più sopra citata, man-„ tiene ii bando della vendemmia, ma ammette che „ possa essere soppresso da una deliberazioae del „ consiglio municipale. „ Noi, a dir vero, non troviamo necessario quel-„ l'aggiunta, mentre, siccome chi propone modifica, „ o toglie un Regolamento è appunto il Consiglio , comunale dei vari Comuni, coli'approvazione ben „ inteso delle Autorità competenti, cosi ci sembra „ che quel Consesso abbia già la facoltà di sop-„ primere l'art. 48 se le condizioni del Comune lo esigono. .-.ii' „ insistiamo quindi perchè sia votato 1' art. 4S, „ che riteniamo importantissimo, specialmente dal la-„ lo enologico. , .... .( ■ • : 1» . 4 : i". •," 1 ■ bell olivo. Veteris proverbii mèminisse conventi eitm qui aret olivetum rogare fructum, qui stercoret exorare, qui caeaat cogere (l). Columella K. II. Lib 5, cap 9. Uno che in poche parole volesse riassumere la Coltivazione più conveniente all'olivo, non potrebbe, oggi, dir meglio di questo proverbio ricordato da Columella e che egli chiamava già antico (veleria pro-veriii .„.) Sono, infatti, i segnaci della sapienza anti-•ca, maravigliosamente espressa nel proverbio citato, che ottengono ancora, a'giorni nostri, i prodotti migliori e più costanti dai loro oli veli. E costantemente vediamo che la produzione, tanto più scema, o si fa intermittente quanto più il coltivatore si scosta dalla schietta applicazione degli antichi saviissimi precetti che si racciudono nella sentenza dell'immortale scrittore latino. Per noi vi ha dunque nulla di meglio a fare clic ricondurre la coltivazione dell'olivo alle pure sorgenti della scienza antica. Questa è stata in alcune parti ampliata ed in altre esplicata dalla scienza moderna, ma non fu sostanzialmente mutata. I precetti nuovi non sono che la riproduzione (se si vuole ampliata e migliorata) delle massime antiche. (!) Conviene ricordare l'antico proverbio : che, cioè, l'aratro * elle chiede il frutto all'olivo, il concilile e che ne lo prega, « U potatura sforzalo a produrre: Oggi ancora, come a1 tempi di Columella, la prò» zione dell'olivo si aggira sopra questi (re per lavoro, concime, potatura. Qui si riassumono tutti Jwone massime antiche e moderne sulla coltivazii dell'albero di Minerva. -I E poi marivigliosamente vero P ufficio che | proverbio più volte citato viene attribuito, nelfei meno della produzione, a ciascuno dei suoi tre fi to ri principali : lavoro, concime, potatura. ■L'aratro è che chiede il frullo all'olivo ( ...1 aret olivetum rogare frurtum...) E ben a ragie 1' aratro, ossia il lav-oro ha il diritto di iederc* frutto, poiché è desso, il lavoro, che mette l'oli in condizione di produrre. È il lavoro infatti ci direttamente, fertilizza la terra nella quale l'oli si alimenta, dividendola e rendendola così pervia j l'aria e all'acqua ed esponendola all'azione degli genti scompositori dell'atmosfera; è il lavoro e mettendo la terra in queste condizioni, facilita e a cresce l'azione stessa del concime, il ^uale, se spi so in terra non lavorata, sarebbe & un efficacia mifatissima e affatto subordinata affa naturale pe me alni ita del sa (do. E ancora col mozzo del lavoro che si distrul gono i numerosi polloni che, crescendo vigorosi piede dell'olivo, depauperano e immiseriscono ia p anta madre; ed è col lavoro che si estirpano e disperdono le malerbe che si sviluppano intorno t le piante, e |che si appropriano, a danno di eai gran parte del nutrimento e degli umori della lerr Egli è infine per mezzo del lavoro che, dura te i calori estivi, si concentra intomo alle piani quella frescura, quella discreta abbondanza di uni ri, che è cotanto necessaria perchè l'uliva mante] ga e porti a perfezione i suoi frutti, e perchè si fai ciano perfetti e fecondi gli oli del nuovo legno di stinafe a fruttificare nell'anno successivo. Il lavoro consegue questi importanti risultati: 1. Col rendere fa terra divisa e soffice aliasi perfiee, epperciò meno conduttrice del calorico. ' Col favorire la naturale tendenza che hanno le ri dici di spingersi al basso, dove, cioè, meno posson risentire l'influenza del secco. 3. Col rendere la te, ra maggiormente pervia all'acqua, per cui essa rat glio «ssorbisce l'umidità e più lungamente la trattieni Il concime prega , l'ulivo a dar frulli (. . q, stercoret exorare. E ben naturale che il conci me che, infine, o quello che fornisce all'olivo di eh nutrirsi lautamente, creda in diritto di rivogliergli un preghiera acciocché si compiaccia di convertire i frutti una parte almeno del nutrimento che gli presti La potagione forza l'ulivo a produrre (... qui co dat cogere ...) Colla potagione non si scherza; ess non sa chiedere, nè pregare; vuole quel che vui! e addirittura sforza l'ulivo alla produzione. Ch cosa fa infatti la potagione? Essa dirige e econo mizza le forze produttive della pianta; qua soppri me quel vecchio ramo divenuto infecondo, la ripie ga, raccorcia o ricide quel succhione, che disperi! in legno inutile gli umori della pianta; altrove sb,i razza l'albero dai rametti parassiti ed infecondi, le va il vecchiume, dirada i rami da frutto e li metl in grado di profittare dell'azione fecondatrice del l'aria e della luce. Misurate le forze delie singoi piante, la potatura esige da ciascuna di esse un produzione di rappsrio colla propria potenza. A quei mia clie è débole, o sofferente, fascia soltanto rami che ps*» nutrire convenientemente; in quelite mostra soverchio vigore, favorisce lo svi-i di nuove diramazioni da frutto. Cosi la pota-dirige, dirci quasi, a suo piac menlo i succhi (lek. anta ad alimentare quelle parti che ne inoslra-«Jggior bisogno e quelle nelle quali può riuscire file l'azione ni essi, facendoli al tempo stesso de- Ìda quelle che ne hanno in soverchia abbondante non sono in grado di volgerlo a vantaggia produzione. Si può dire, insomma, che la ira regoli, diriga, economizzi, dispensi i suc->lla pianta in vista del suo scopo supremo- che fruttificazione, Non è, perciò, a torto ehe si è che la potatura sforza l'albero a prodnrrc. Chiediamo dunque ai nostri olivi la produzione moro; preghiamoli di produrre col concime; sfornii a produrre colta potatura. Ma ricordiamoci bene di non (immettere nessun i queste operazioni. Se la pelatura, o il" lavoro concimazione si pratica isolatamente hanno un'" ie limitatissima, ma unite insieme queste egre-ipere producono effetti maravigliasi. Soltanto per (e lo sanno quei di Bari) w rende bugiarda rilenza che hi fruttificazione dell'ulivo sia biennale* Qui non dcbb anno, e nullar per consegue n ssa Panno- appresso» E perciò che io>ho- tanto insistito perchè le tre opere fondamentali nella coltivazione dell'olivo^ cioè-, la potatura, Iti concimazione e il lavoro procedano smiultaneaoH-tile e di conserva, perchè una- completa e dà* efficacia alle altre due.. ETu' alira- circostanza che io- ho osservato- avere molta- infiuenzra sulla intermittenza della produzione è ('epoca nelfai quale si opera il raccolto delle olive. E noto rhe in una infinità di paesi non si colgono le olive se non a misura che esse cadono nat i-ralmenté al suof»». Qui nelle annaìfe d'àbbondànz.n, e quando le olive sono sane, non è raro vedere ancora molti frutti sull'albero in primavera, cosicché, se in quest»»caso, fodero possibili nuovi fruttasi potrebbe dire che mentre spunta Vun l'altro matura. Se non che le parole dfcl poeta sarebbero qui applicate a sproposito,, perché di nuovi frutti non ne spuntano per niente. Avviene, invece, la fruttificazione annuale (posto, d'altronde, che tutte le altre circostanze la favorivano y nei paesi che hanno la buona abitudine di cogliere le ulive quando- sono maturej cioè non-più tardi di dicembre. L'influenza che esercita sulla- fruttificazione futura- ques'o diverso modo di procedere rapporto all'epoca della raccolta, non- ha bisogno di essere dimostrata dopo-quanto è stato detto intorno-al modo di comportarsi. del frutto relativamente all'assorbimento* dei succhi della-pianta. Nè si' dica che la vegetazione è nulla' durante l'inverno, e che, a quell'epoca, i fratti hanno fatto tutto il- male che potevano fare. Sarebbe un grande errore il crederlo: se-vegetazione non vi fosse i frutti non potrebbero stare sull' albero, le foglie stesse cadrebbero al suolo. Uh certo movimento vegetativo vi è sempre nell'olivo, anche nella stagione invernale, e una volta raccolti b frutti pendenti, questo movimento si risolve tutto- in- vantaggio della- fruttificazione futura. E qui metto il finis per ciò che riguarda agli-olivi,. e terminando, non so se debba dire che ho scritto abbastanza, o che ho scritto g;à- troppo questo argomento. Dica il- lettore quello che crede. Nicolò Mkloni della potatura deli,' olivo' L'olivo è la pianta più ricca che abbia l' Italia.. Fino dalla più remota antichità questa pianta fu tenuta in onore dagli uomini, e quasi venerata come una Deità. Se queste cose son vere, (e chi vorrebbe dubitar della storia?) noi non siamo davvero migliorati, perchè trattiamo questa nobilissima pianta, 1» pianta delle più dolci memorie della prima umanità* la pianta di Cecrope e di Minerva noi la trattiamo io dico veramente da vanoali. E questo e progresso agricolo ? Sarà! Liebig. disse una volta che 1'uomo jiient'altro era che aria compressa. Un poeta potrebbe veramente dire che l'olivo non è che oro compresso, .-e. una tal poesia s'avvicinerebbe non poco alla prosa. Sì, oro compresso perchè da cotesta pianta ne potremmo estrarre per «ecoli prima d'averla esaurita. Ma noi., ripeto, la trattiamo generalmente da vandali, « invece d'estrarne dell'aura, non uè ricaviamo che pochissimo bronzo., La potatura e la concimazione sono i principali nrezzi dei quali ci valghiamo per maltrattare cotesta pianta. Generosi neila prima, avari nella seconda, «cri contrariamo il naturale sviluppo del vegetabile e costringiamo la superficie foliacea a manlenrsi nello slalu quo di estensione, e quindi non aumentiamo giammai il nostro raccolto con quella progressione di cui la pianta sarebbe veramente capace. Anzi non .poche volte cotesta superficie Mi foglie e di rami, la riportiamo1 al decimo riducendo coteste povere piante a semplici tronchi, come quando vi passò l'ergalo che tutto schianta e divelle, sicché tu provi più paura che diletto in vederle. Ita ciò un grande squilibrio fra i rami e le radici, e queste costrette a mo-j Tire, a infracidarsi come cosa fatta inutile e dannosa, iù siccome con queste barbare potature viene a diminuirsi grandemente il diametro aereo -della pianta, così è a dubitarsi che le radici clie muoiono per e-quilibrarsi sieno le più lontane dal nodo v&ale3 «quelle appunto che si trovano in terreno non per anco esplorato, e quindi le più ut'li per l'incremento del-a pianta, e per la fruttificazione. Coteste povere piante così mutilate tentano ben presto di correggere il mal fatto dell'agricoltore gettando toglie e rami per ogni verso, onde ritrovar l'equilibro perduto, ma siccome la direzione prediletta nello svolgimento de' nuovi è la verticale, così è che la maggior parte degli sforzi di lei riescono inutili, perche essa manda un monte di rami dal piede e sui grossi rami, che l'agricoltore deve di nuovo sopprimere perchè infruttuosi e non al suo posto. E così di demolizione in demolizione, la vera Comune dei campi. E le ragioni di questa stolta pratica sono due, ma il contauino non ne dice che una: la mancanza del concime, del cibo proporzionato a tanta inramatura. Ebbene, io gli direi, perchè non ti tagli «tu braccio e una gamba quando hai poco pane nella madia? Cosi le esigenze del tuo corpo saranno minori d'un quarto. La ragione che tace è il bisogno della legna, e cosi lo sciagurato brucia tovaglioli per far cenere. Ah che duuque l'olivo non deve potarsi? Sfugge egli alla regola generale delle piante arboree coltivate? Nò, non sfugge, e dee potarsi anche lui, ma ecco quale ne è la misura, ed il modo razionale. Debbono soltanto cadere a terra i polloni verticali, che si trovano sui grossi rami seccati, grossi o piccoli che siano, e se la inramatura della circonferenza è troppo folta, sicché i piccoli rami sieno intrigati fra loro, deve quella schiarirsi, sicché tutti i rami godano di luce, e vi circoli tra l'uno e l'altro liberamente l'aria. E se non ostante ciò la inramatura è molta, si dia molto concime in tutta quel-Harea che sta sotto la chioma dell'olivo Se molti sono i convitati, sia lauta la mensa, cosi vi sarà da satollarsi per tutti. Piuttosto potate col -colli, che col pennato e coli'accetta; allora, ma solane te allora, sareie r icchi. D. Demetrio Gioiti; II Comitato ordinatore pel 3." congresso bc, logico intemazionale stabilì emananare a tutti bachicultori la seguente circolare: Signore pregiatissimo, : I _ Gli onorevoli Membri del Congresso bacoW co internazionale, tenutosi in Udine nel settembi p. p., stabilirono che il Congresso successivo si rii nirebbe in Rovereto nel 1872: Demandarono contemporaneamente ad un Cj mitato ordinatore l'incarico di stabilire 1' epoca,!1 programma, e quant' altro occorra per quella sei sione. Allo scopo di corrispondere a tale fiducia, I Comitato, col mezzo del proprio Presidente, si pei mette invitare Y. S. a voler comunicare allo stessi entro l'anno in corso, le eventuali propost che nell'interesse della scienza e della pratica pe , prosperamento della bacologia trovasse opportune. Il Comitato ordinatore si propone utilizzarli , pel Programma da pubblicarsi coi quesiti pertratta bili nel Congresso del 1872. Si crede poi rendere attento Y. S. sulle Con clusiorii del Congresso di Udine, che accennano a quesiti non ancora risolti. Rovereto, 15 novembre 1871. Il JPrfesidGntG FILIPPO conte BOSSI-FEDRI GOTTI I Il Segr. Dott. Galvasji. 3 L'Amico dei Campi n. 8. porta il progetto di statuto per una banca agraria da attivarsi per le Provincie di Trieste, Istria e Gorizia, in seguito a deliberato del congresso generale della Società a-graria Triestina, ch'ebbe luogo il 9 luglio p. p. N.° 3122. CIRCOLARE in seguito ad ingrandimento di vivai erariali i Monte Scrinino,, Gorizia e Rodik * si ebbe quest' an no ad ottenere un numero maggiore di pianticeli di albori boschivi e fruttiferi del quantitativo occor rente pel rimboscamento del Carso. Questo sopravanzo di arboscelli verrà esitato, et a coloro che ne abbisognassero per iscopi privati (e sclusa la rivendita) verso il pagamento di un temi importo ed a quelli che intendessero di esperioieu tare un impianto in quei tratti di bosco denudati 1 cui imboscamento c rnccomnndafo per viste di pub-co interesse ed in questo caso del tutto graluita-ente. Tanto partecipo a codest' onorevole municipio in guito a dispaccio Luogotenenziale dei 10 mese coir. 11213, coli'ii.vito cioè di rendere di pubblica ra-one, osservando che il prospetto sulla qualità e sul ezzo di compra di queste piante, si trova deposita-prcsso queslo 1. R. Capitanato a disposizione di ìiunque ne volesse prendere ispezione. L' I. R. Capitano distrettuale Koderjiatz m. ip* * Vedi catalogo pubblicato nel numero 22 di que-!o giornale. Ci| è assai grato l'aver prove di fatto che V idea Itila scuola agraria non dorma nella mente degl' islri-»/, some sappiam i vive impaziente dì incarnarsi in 'atto compiuto presso chi seppe, con tanto studio ed a-tore presentarla in progetto e perciò con vivo piacere moto luogo alla seguente corrispondenza. Pisino, dicembre j (:A. C. ) Le scuole agrarie teste votate dalle diete li Gorizia e d'Istria sono istituzioni imposteci dal rogresso, state proposte ed accettate per virtù intuitila e per imitazione più che per rispondere all' espet-iazione del pubblico, che di certo ancora non ne prevede tutta la portata; epperò vi trapela l'esitanza e l'in-ieterminato concetto tanto colà dove si adduce l'educatone civile degli agricoltori e vi si limita il corso della scuola a soli duo anni, quanto qui ove la scuola viene informata a semplice stazione sperimentale. Se si leggono poi i prospetti, delle materie da tratti nelle dette scuole, si vedrà quali e quanti studi ranno addentellati e congiunti in un programma di scuola agraria ; studi e cognizioni di cui dovrebbe andar aiperba ogni persona bennata la quale agogna una col-iurai che comprendo, quanto v' ha di più idoneo pella vita comune. Ma tuttora noi siamo soggetti a certe idee, a certi usi riguardo agli.studi di maggior perfezionamento, con nave nostro pregiudizio. Ogni famiglia civile procura ger sentimento patrio e por decoro a sostenere negli studi un individuo per lo meno, e se mai possibile a compiere lo studio all'università, risguardato questo il più perfetto corso d'educazione in iepccialità nel ramo legale conseguendo il grado di dottore. Ma 11 corso universitario anziché offrire un complesso di cognizioni al libero cittadino,. lo conduce invece per la via- della specializza-rione a far parte di singole classi sociali, come sarebbe peli'impiegato, pel medico, peli'avvocato. Sicché maggior parte di coloro che percorsero cotesti studi, e «pesto a pregiudizio degli altri mombri della famiglia, se ac staccano da questa, formandone di nuove d'altra indole conforme- il vario indirizzo; e chi si rimanesse alla ' JU 7 vita dèi possidente, correrebbe rischio per difetto di pietica a perdere la scienza acquisita, salvo il titolo, aggraffato per bene alla propria firma. Aliatine si conobbe che lo studio delle leggi benaltro che essore il compimento del sapere, convenga ai chi meramente ne fa professione; e si vede che molti adesso'nell'idea di rimanere indipendenti nella vita* privata, preferiscono' il corso tecnico, ritenendo che un ingegnere venga istituito con corredo di cognizioni svariata, più.consentanee ed applicabili alla vita comune; Ma che serve:- a ciascuno la sua*professione: Al di d'oggi ogni: professione nella sua specialità ha tale «-stensione e sviluppo, che-ne ha rompicapo a sufficienza, chi vuol trarne profitto e'soddisfazione; nonché cat»i-varsi 1' estimazione del pubblico ; che la società ormai esige ogni individuo comprenda la propria posizione e si presti per quanto può coscienziosamente pella* pubblica utilità. La classe de'possidenti che in questo paese qn?wr puramente agricolo dovrebbe pur formare la maggioranza assoluta nella società e dovrebbe dare l'impronta alla civiltà del paese, a che fonte adunque dovrebbe ricorrere per attingere la propria istituzione? I possidenti non aberrino sui campi altrui ; non s' adeschino delle ben riuscite concioni dell' avvocato, al quala. fu d' uopo di abnegazione e di molto compenso primardi credere soddisfacente e grato il rigido studio dei paragrafi; non invidino l'ingegnere, nè abile?nè fortunato mai, ad^attu-tire la critica indiscreta e mordace ; mentre ad essi possidenti si offrono congnizioni di chimica, di fisica, dp geologia, e varie altro d'utile diretto pella vita pratica, nella scuola agraria. La scuola agraria sia il nostro liceo. Dalla base fondamentalb, dalla scienza agraria,.potremo dirigere lo studio puro all'intel'eito libero, assoluto, superiore;'mettere a raquagli.» varie scienze pratiche e positive; conseguire u ìa serie di cognizioni e ritrarne le sintesi onde è possibile quella coltura generale di- cui può godere non già chi è astrettola speciale professione, ma l'uomo indipendente e sociale quale appunto dovrebbe essere il possidente:- Una proposta concreta-pell'effettuazione di tale scuola agraria in sostituzione di qualche altre scuole medie, potrà dipendere molta parte dall'opinione che se ne Si-ranno i nostri concittadini avvocati, i quali per certe abitudini di riflessione e pell'esercizio della parola avranno sempre nell'azienda pubblica i voti più rispettati» Pi ratto, dicembre'. (G-. B.) E por noi argomento di speciale ed intima soddisfazione ogniqualvolta* ci viene-dato di poter-oi intrattenere a parlare di scuole, o di altre istituzioni,, che per qualche maniera.riflettano al bene inorale delia-società. Quel fervore, che dovunque noi volgiamo 1©> sguardo, abbiamo occasione di osservare siccome dirotto ad emancipare lo spirito dalle pastoje, nello quali finora ristretto esso si dibatteva inutilmente, non è altroché una naturale conseguenza dello svegliarsi di qutLÌ*- • F era novella, dì luce- e di progresso, che il nostro secolo j è chiamato ad inaugurare sotto i più lusinghieri auspici di uu avvenire migliore. Per cui mentre da un canto si rendo omaggio ai nuovi principi, che alibai tendo il vec- > cfaia. o cadente edifizio della superstizione e dell' ignoranza, valgono ad imbandire a tutti il pane della scienza, stata finora arido monopolio di pochi, dall'altro lato si. pone il più sollecito ed accurato studio in ricercare i • mezzi più agevoli por far penetrare la benefica face della civiltà fin dentro l'umile abituro del povero, e generalizzare dovunque la coltura, per quanto lo comportino le speciali condizioni dei vari paesi. E a questo salutare lavoro addrizzano i loro sforzi oggidì popoli e governi, •con quelle ottime istituzioni che sono i circoli educativi, . ie biblioteche circolanti, i convegni di pubbliche letture, 6 sopratutto le scuole popolari, moltiplicate dovunque, e sottoposte ad un più facile e pratico organamento. Questo incessante lavorìo delle scuole, additato siccome uno dei più potenti mezzi per promuovere il benessere generale, e che forma la suprema nota caratteristica dell' epoca nostra, non deve svolgersi senza che vi prendiamo parte anche noi, figli di^ questo estremo lembo d'itala terra, in cui la, prima educazione lascia ancor ben molto a desiderare. Mercè le nuove leggi fondamentali, ohe ci consentono di vivere all' ombra dei principi della nostra nazionalità, le nostre scuole in generale, ma, più specialmente quelle, che sono destinate ad aprire le vergini menti dei fanciulli alla, luce dell'educazione, vanno ad assumere una tale particolare importanza, da richiedere tutta la nostra possibile attenzione..Giusta le disposizioni del presente organamento delle scu&le, è demandai a ai Municipi la primiera sorveglianza sulle medesime; e i Municipi, clìe pur sono eziandio i maggiormente: interessati per un buon andamento della pubblica, istruzione, possono esercitare sulle scuole una. vigile e diretta sorveglianza per mezzo dei locali consigli scolastici, ed accertarsi in tal modo, che gli aggravi, novellamente creati ai bilanci comunali, dalle recenti leggisco? làttiche, trovino largo compenso-in un felice migliorar mento delle condizioni della nostra pubblica.istruzione. È ai Municipi adunque eh© spetta primieramente-il fi-volgere la massima attenzione ad argomento di sì grava interesse; ed essi, che, secondo noi, devono desiderare di ' registrare ne' ruoli comunali il maggior numero possibile di cittadini illuminati, non risparmino nè fatiche nò dispendi a raggiungerne lo scopa, giacche non v'ha scopo pi i santo di quella dell' educazione che possa attirare a sè la nòstra attenzione e le nostre cure, per. provvedere al benessere generale. Tale importanza unica-e .speciale, che noi attribuiamo aito nostre scuole, trova, spiegazione nel fatto che presso ài noi formano l'unica leva motrice della istruzione, specialmente fra le classi infime della società che più no abbisognano. E siamo invero ben lontani, più che per nostra ristrettezza di mezzi, per fatale spirita d' incuria che troppo ci occupa, dal saperci da noi stessi, a.Ali za aspettar sempre l'imbeccata di pubblici organi Amministrativi, procurare quegli spezienti,.che potrebbero anco presso, di noi portare l'istruzione a .-quel .gra- do che bI aggiunse altrove con una maggior dose di per seroranza e di spirito intraprendente. Che se pur ci etf a cuore l'onore e il miglioramento morale deila nostrn piccola Provincia, è nostro1 debito di adoperarci in guisa, che in una nuova carta geografica delingrcorauz» dell'Europa, I'[Istria, questo piccolo cantuccio di terra italiana, non apparisca tinta ih colore oscuro» few ALTRO SISMICO DELEA VliEE. L' egregio Cav. G. B. Bellati di Feltre, che noi tutti conosciamo sotto il nome di Nane Gastaldo, ha letto al congresso degli agricoltori italiani, eh' ebbe luogo quest' autunno in Vicenza, una sua memoria sopra un insetto nocivo alla vite, il Procris amoelophaga, fatalmente noto nei vigneti del Piemonte, della Lomkwdia,.della Toscana, di Roma, e da lui osservata per la prima, volta nel Feltrino, la scorsa primavera. La memoria del Bellati è corredata diluirà le-itera, dell' illustre entomologo Francesco D.r Disconzi. Il congresso, udita la relazione del prof. Caruso sul-1' accennata memoria, lodava le minute e giudiziose osservazioni del Bellati e gli studj del D.r Disconzi, e ritenendo utilissimo far conoscere ogni particolarità del-l'insetto ed i modi di combatterlo, esternava il desiderio che sia pubblicato-1'interessante memoria, mentre intanto accordava un voto di.ringraziamento agli egregii autori. . 1 Data a leggere ad un nostra amico la memoria, cho abbiamo dalla cortesia dell' egregio autore, ci pervenne la seguente lettera: Carissimo amico,. Ti restituisca. 1'opuscoletto deL cav. Bellati, dalla cui lettura, cavai un utile che non avrei sperato. Leggendo la minuta e chiara descrizione dell'ope» ra distruttrice dell' insetto sulla vite, mi venne il dubbio e -purtroppo, quasi la; certezza, che la, Procris am-pelophaga siasriuscita ammettersi addossa alle nostre viti. Questa primavera^ in certe località, si rimarcavano da un giorno all'altro, e soltanto in singole piante, i getti appassiti lungo interi tralci. Chi ne dava la causa, ad una malattia, nuova, sconosciuta, credeva scoprire gli effetti della Philoxera.(libera nos Domine !); quello voleva, cha fosse una degenerazione di umori favorita dalle troppe pioggie. Io'mi sona convinto, ed altri ancora eh" :1 "Pmieo dovesse essere un insetto, dal momento 'chc osservato un forellino, come fatto da uno spillo,~àl piede di quasi tutti i getti ^ appassiti: era l'entrata della galleria scavata dal bruco daltaProcrk Il danno però era limitato a poche piante vecchie e di poco frutto, per cui, se vuoi, anche pel brutto vizio di aspettare 1' acqua alla gola, non feci ulteriori ri-cerche, nè so che altri sieno stati più diligenti.. Lo-fu paro il 'bravissime .Nane Gastaldo e dobbiamo essergliene grati. In ogni modo, ora siamo avvisati, e, senza esagerare il pericolo, conviene pensare alla difesa.. A questa primavera. Capodistria novembre 1871 tu» aff. amico. Dopo ciò, crediamo utile riportar»- qui la lettera dell'illustre D^r Disconzi, che riassume le notizie sull'insetto nocivo, richiamandovi l'attenzione della nostra società agraria. Pregiatissimo Sig. Cavaliere, „ Ha attentamente esaminato le quattro piccole, far-», falle, da lei recatemi, ed ecco ciò ch'io £osso dirle. Ta* le specie di Lepidoptero non vive «ella nostra Provincia di Vicenza per quanto io sappia, o almeno io non l'ho mai scoperta ; ma si trova frequente in parecchi siti del Piemonte, dove alcuni anni fa guasti enormi W&i Vigneti ; come pure in Toscana e Lombardia e nella campagna di lloma. Essa 'è senza fallo la PROCRIS AMrELOPHAUA di Iliibner, clie è la Zygiena vitis del Bonelli; farfalle della divisione delle crepuscolari, ' e delia famiglia delle Zigenide, e del cui genere abbiamo nel Vicentino tre specie. I bruchi di tale farfalle sono bruni di sopra e di sotto biancastri ; e peli disposti a stella sorgono da ciascun segmento del loro corpo. Appena sortiti dall'uovo forano alle Viti il [Centro delle gemme, e mangiano i grappoli nascenti, ■ e le foglìette, ciré spuntano, danneggiando assai tutta i la pianta. Prima 'di incrisalidarsi si lavorano tra le ■foglie e sotto le cortecce un bozzoletto di seta bian-ica, dal quale sortono insetti perfetti dopo due setti-pmane circa. n La farfalla ha le quattro aK brune, un poco Suicide, e il corsaletto di un verde-azzurro metallico. Si ì mostra agli ultimi di maggio ed ai primi di settembre, iquindi è certo che ciascun anno si riproduce due volte. Il miglior mezzo di scemare tale specie nocevolis-sima è di pigliare la farfalla quando si posa -sulla Vite per accoppiarsi ; la quale presa è assai facile essendo di volo assai tardoj e quasi nullo. Eccole in corte pa-irole le poche notizie che in fretta ho scritte, e delle i quali farà bene a dar contezza al Congresso degli A-< gricoltori. » Sono con profonda stima Vicenza, 6 settembre 1871. ■Suo" Derotis sim o Francesco dott. Disconzi Al Chiarissimo Signor Gimbattista cav. dott. Bellati da Feltre NOTIZIE. Togliamo dal „Progresso" di Trieste, la seguente notizia che interessa in sommo grado la nostra agricoltura : Le materie fecali.' Abbiamo veduto con piacere che fra gli oggetti posti all'ordine del giorno della Seduta del Municipio, clic avrà luogo questa sera, vi è pure quello relativo ad un' istanza di un Consorzio viennese-triestino per ottenere il diritto di priorità allo sviluppo d'un progetto per l'allontanamento delle materie fecali della città. Sebbene l'oggetto abbia per lo passato formato più Tolte tema di ragionati articoli di qualche foglio locale e nominatamente dell'organo di questa Società agraria; tuttavia per far vieppiù conoscere come in altre città si sappia valutare coteste materie, basta dare un' occhiata alle rendite che ve ne ritrae il comune di Grroningen nell' Olanda. La città di Groningen conta 40;000 abitanti. Dal re-: soconto prodotto da quel Magistrato risulta che le materie fecali diedero al comune in 11 anni cioè dal 1859 im-poi il reddito sporco di f. 599,338:78 '/,. Bell'anno 1859 codeste materie offrirono f. 36,502, nel 60 f. 80,139. Dal 1865 la rendita aumentò d'anno in anno. La causa di quest'aumento viene attribuita al sempre crescente prezzo di costo delle materie d'ingrasso, come pure al perfezionato sistema di espurgo e di preparazione. il reddito netto ricavato durante gli undici anni ammonta a L 161,914:79. Il maggior reddito però (cosi il rapporto di quei ìl&gistiaio) deriva dal vantaggio indiretto ottenutosi per mezzo di un ben inteso raccolto é'd aspòrto delle materie dalla città. 11 prezzo -assegnato dal Magistrato ai pozzi neri di tutta la città veniva valutato nell'anno 1859. a soldi 54 per ogni abitante— a soldi 9 il centinajo, nel 1865 a f. 2 per abitante — a soldi-20 il cehtinajo. Ma Trieste è troppo ricca ed il nostro C'arse; troppo ubertoso per curarsi delle imondizie, che si lasciano scorrere nel mare per nutrire od appestare i pesci in luogp di nutrire i campi e quindi gli uomini, i -quali li depauperano senza misericordia, senza restituire loro ciò che si toglie. • Dopo tutto vogliamo sperare che il nostro Mimici-, pio*aprirà finalmente gli occhi e che saprà, delle cifro suddette, farne debito conto. P. CRONACA DELLA 'CITTA'. X^Contini-.azfcnej) 1816-21. Atti riguardanti varii lavori eseguiti nei palazzi comunali. — 1821 (giugno). Il Commissario distret'uale, in seguito a richiesta fattagli dalla superiore Autorità, ordina alla Podesteria di fornire entro tre giorni delle dilucidazióni n sulla parto del pubblico palazzo detto della Foresteria, che appartiene al fondo comunale, per il motivo che la sua provenienza. è di antica proprietà erariale « e di interpellare su tale proposito 1' archivista comunale sig. Elio Cristoforo Barbo. — Anno stesso (agosto). 11 Podestà conte Bruti rassegna « tra gli altri documenti che scaturir si potrebbero ancora » la Ducale del Veneto Senato 24 giugno 1656, la quale dichiara il palazzo vecchio di proprietà comunale ; la Parte del Civico Maggior Consiglio 21 settembre 1532, ed il mandato relativo 14 aprile 1533, nonché le altre bollette di pagamento « che dimostrano 1' erezione del primo piano del „ palazzo nuovo ossia Foresteria sopra la C'usa della a Pesa, ohe fu verificata a spese dei cittadini, niedian-» te un'imposta tratta a loro carico; e la Terminazio-v ne 14 agosto 1781 degli Ecc.mi Deputati alla Provi-» sion del Danaro, approvata col decreto dell' e*. Ve-» neto Senato 21 settembre anno stesso, con cui fu gra-t> ziosamente accordato un sovvejjno di L. 8749 pel ri-7i stauro del palazzo ed altri locali annessi verso 1' ob-r, bligo alla Comune di mantenere e conservare li me-». desimi, salva l' annua co responsione dalla pubblica * cassa di L. 1100.;» E n£ 1788, come abbiamo detto, con questi aiuti la Comune eresse anche il secondo piano della Foresteria. — Anno stesso (settembre). Il sunnominato Commissario eccita la Podesteria a produrto entro otto giorni le confutazioni alla sua risposta, nella quale pretende di dimostrare che la Foresteria sia proprietà camerale. — Anno stesso (novembre). Decreto del Podestà, con cui s'invita sollecitamente 1' ar-cliivista Barbo, molto tempo prima invitato a voce, di rintracciare gli atti che possano dimostrare con maggiore fondamento la proprietà comunale della Fo*ct>tc-ria. — Anno stesso (ottobre) L'i. r. Commissario ordina alla Podesteria di pagare f.ni 16.47 per lavori fatti nel pal&zzo pubblico. — Anno stesso (novembre). Il medesime^ ordina dii) pagare un acconto di f.ni 20 per le doppie finestre nella parte del palazzo comunale ad uso de ti' ufficio politico. — 1822 ( dall' aprile al dicembre ). Ordini di pagamento al cassiere per ristau-ri; domande di. autorizzazione per essi; ristauro della scala esterna. — 1823 (maggio) L'i. r. Commissario avverte la Podesteria di pagare f.ni 17.12 pei materiali occorsi nel rifare il muro dell' orto del palazzo comunale. — 1824. Lavori e ristauri eseguiti nei palazzi. —• Anno stesso (dicembre). L'i. r. Commissario, compulso dal Capitano Circolare, ordina alla Podesteria ai presentare entro 2.4 ore, a scanso di una penale di f.ni 10, il riscontro al decreto del 1821 (v.. settembre di quell' anno), con cui invitava il Comune a far valere i proprii diritti sulla Foresteria.. — Anno stesso (dicembre). 11 Comune domanda una dilazione di 15 giorni, essendo ancora sofferente 1' archivista Barbo, ài-incaricato di reperire i necessarii documenti. — 1825 (gennaio). L'archivista avanza un esauriente' rapporto, dal quale spicca chia amente essere la Foresteria di proprietà comunale. — Anno stesso (mese stesso-), 11 Comune (Podestà Rota— Delegati Giorgio, de Bar-seggio e Francesco D.r de Combi ) dietro il rapporta del Barbo, inoltra il chiesto riscontro. — Ann»: stesso (giugno). L'i.-r. Commissario accoglie la domanda tiell'attuario sig. Matjerfeld che chiede l'alloggio nella casa comunale N. 2 (quella che presentemente è a-bitata «lai custode degli arresti politici). — Anno stesso (giugno). Ha luogo il contratto di affittanza stipulato tra il Comune e il suddetto sig. Maijerfeld- (Continua) Nel. prossimo numero pubblicheremo il termine di questo sommario in un supplemento speciale»,, allo scor po di avere lo spazio, libero, per altri argomenti,, e di non tediare il lettore colla lungheria dei pezzetti.. Nella seduta comunale del 30 novembre p. p. il comitato esaminatore, di cui abbiamo fatto cenno l'ultima volta, produsse la sua relazione sul conto di previsione pei 1872. Esso con ottimi ragionamenti l'approvò interamente, e così fece del pari il Consigbo. Tal a canto di previsione si compone di due pajjti : l'esercizio delle spese ordinarie sistematiche, e l'esercizio delle straordinarie; e la. primi parte si divide naturalmente nella gestione dell'intròito e in quella dell'esito. L'esercizio, dalle ordinarie presenta un disavanzo di f.. 6869'. 68 1ma è giustitic^tissimo.. Crebbero e si allargarono le attribuziÒ^ ni e le dipendenze deferite al Municipio ; in ispecial modo la pubblica istruzione e la pubblica sieurezza esigettero fondi molto maggiori, dell'anno decorso; si fecero'alcuni rista;uri negli edificii comunali;: il sig. Deseppi chiese-l'affrancazione del suo capitalelii equo l'accordare u-na pensione; si dovette restituire ai fendi? speciali della strada rurale di s.,Barbara e del Camposanto, il denaro prelevato dal Comune per urgenti bisognr; e si fecero-alcune altre spese di minore rilievo, ma tutte inevitabili. Per sopperire quindi a questo disavanzo, e alle spose-straordinarie necessarie pei lavori urgenti votati dal Consiglio nella tornata del. 10 ottobre a..o. (che qui-appresso elencheremo),, e per pagare tutti i> crediti1 privati;, la Deputazione proponeva e i Rappresentanti accettavano a unanimità di prendere ad imprestanza f.ni 65000; dall'Istituto di Credilo Fondiario di Vienna, i quali verranno restituiti nell'interesse annuo del 7 6/J0 decombile per 37 anni.. Licontrato l'imprestito, ed eseguiti i lai» Tori seguenti, rimarrà ancora al Slunicipio un unico disavanzo di f.ni 1547,. 62.1?2, che sarà eliminato da^li interessi risparmiati per la succeduta affrancazione dei capitali privati-, e da**li interessi che si ricaveranno dal collocamento, di quelle somme che tosto non sarà possibile di usare. Ecco- i l&v ori votati dalla Rappresentanza Comunale.. "Istituzione di una compagnia di vigili volontari!; ed acquisto dei.relativi utensili e ordigni. — Costruzione degli scaffali per la biblioteca civica-..— Completamento ed ammobigliamento del secondo piano del nuovo palazzo comunale; costruzione della*scala al secondo piano e parafulmine. — Ristauri e riduzioni- nell' edificio del ginnasio, oltre ai lavori contemplati nel preventivo ordinario. — Costruzione degli arresti comunali.. — Gostruzione- delTa cella mortuaria e dell'annessa sala di'sezioni. — stauro del campanile e del parafulmine. — Ristauro del*-la porta della città. — Ristauro ed escavazione del porta nel rione di S.. Lorenzo (Bossedraga), ed eventualmente quello del rione di Porta Isolana^— Costruzione del nuovo macello-— Acquisto dell'edificio delle scuole popolari e ristauri. — Canalizzazione e selciature. — Costruzione della vasca alia sorgente di Yerg*luceio. — Nella frazione comunale di Lazzeretto- lavori (preventivo di 2000 fior.) per ovviare la» deficienza di acque durante la stagione estiva.. * Una bazzecola. Ci è venuta sulla punta della penna, come sogliono dire gli scrittori arguti, e non rifuggiamo dal pubblicarla. Non è la prima, nè sarà l'ultima; e dopo tutto le inezise talvolta sono il lievito delle cronache urbane. -— Da quando venne appeso sul portone del nuovo palazzo municipale lo stemma lapideo della città, molti sono di parere che esso debba essere dipinto,, e molti altri opinano che iì! dipingerlo sarebbe una scon-venienzas, preconizzando il forte spieco cho risulterebbe dall' oro della testa sovrapposto al campo azzurro. Giù le mani dall'else, o bollenti- posteri del re Epuloj e ragioniamo con pacatezza. Nei siamo per la dipintura, indottivi dalla considerazione- una cosa essere il marmo lavorato dall'artista, e un'altra la pietra scarpellata dall'artiere: quindi il colorire io stemmanon equivacebbe già a tingere le sopraciglia e a dare il belletto aU'ef-: figie marmorea dell' Alighieri ; e se la pittura darà allo stemma un maggiore risalto shI bruno architrave, non sarà che raggiunto lo scopo della sua esistenza, e da esso si potranno iiesumera i colori della città. Il Regno, per esempio, ha. una del fé bandiere più. vivaci del mondo:; ebbene, dovrebbe fórse per modestia tenerla infoderata? SSuonava forse il vessillo tricolore quando ondeggiava, sulla facciata^ annerita dai secoli, del Palazzo Vecchio?,; di Firenze ? RINGRAZIAMENTO. IiTincendSo ctie1 sviluppava»! improvvisamente s nella notte del 21 al 22 mese corrente in uno sta-l bile di mia proprietà, in adiacenza alla mia fabbrica» di concia-peiii, avrebbe-preso vastissime proporzioni, senza l'immediata ed efficace operosità di molti cittadini, i quali,, appena resi avvertiti del pe-- rieol'o, accorrevano da tutte le parti e fra essi il Preside distrettuale, il Podestà coi consiglieri mu-? nicipaK, la guarnigione, la gendarmeria, le guardie municipali' e campestri. Agricoltori, possidenti, artieri davano il bello esempio di prestarsi o-perosamente. Le tre pompe furono d'immenso ajuto, le quali offerte generosamente dalla Guarnigione, dai signori fratelli Mamola fabbro- ferrai e dal sig. Edoardo Lnpetina, di nette dal' esimio sig. Francesco de Rin, cooperarono unitamente ai bravi artieri, che con tanta annegazione e spontaneità sanno sprezzare i. più evidenti pericoli, ove il bisogno lo richiegga. È qiti ricordo a vera loda del nierito, come ti prestare V opera benefattrice non vi fosse diluzione di classi o ceti, se non in quanto lo si corgeva dall' emulazione e claE'' ardore, onde gli mi cercavano di avanzare gli altri nell'allontana-e il pericolo. In me rimarrà sempre viva la riconoscenza !i tanto benefizio, per cui -è debito mio rendere iibbliche e sentite gra-zie a questa cittadinanza i generale ed agii artieri che maggiormente emer-ero in particolare, dei quali il nostro patrio Coniglio, mi sia permesso il dirlo, esprimendo un vo-i, potrebbe formare il tanto desideralo corpo dei igili. Capodistria 30 novembre 1871. Giuseppe Baeega. Pubblichiamo il ■seguente invito, avvertendo le la lista degli oblatori comparirà nel nostro iornale del 16 Oennajo 1872: L 303. INVITO Non è ebe al rinnovarsi dell' anno che l'Am-ninistrazione del Civico Spedale invoca la carità ubblica, onde sia recato qualche soccorso alle sue astrattezze. In tale circostanza apre un foglio di escrizione per seguire un abitudine gentile, in lirtù della quale l'avvicendarsi degli auguri, per addietro cerimonia d' obbligo, fu sostituita da un itto filantropico. 11 farlo con un tenue contributo lon sarà discaro ad alcuno, sia «che per esso blenda sciogliersi da un imbarazzo, sia che le fac-a a solo scopo dì bene, sia infine che voglia i- ! tugurare l'anno novello con un'opera die pesi---- ! ella bilancia dei meriti. Le offerte si ricevono nella Cancelleria del i livico spedale fino alle ore 11 del 1 gennajo 1872 ] tr essere poscia pubblicate. Dalla Direzione del Civico Spedale Capodistria 15 Dicembre 1871. Gregorio conte Totto Francesco Vicich Gianandrea Apollonio NUOVE PUBBLICAZIONI. 11 „ Contadino" giornale d'agricoltura, industria e mimereio de dicato all' istruzione e benessere delle clas-lagrieole, diretto dall'ing. areb. E. Salvioni con la col-iborazione di distinti professori ed agronomi ; si stampa Milano — Piazza Fontana n, 5. — Escirà una volta er settimana. — Abbonamenti : per un anno lire 6, più ispese postali; semestre in proporzione. Tabelle per l'istruzione di storia naturai* con speciale riflesso all' agricoltura di II. de Na~ thusius. Queste tabelle pubblicate coi tipi di "Wiegadnt e Hempel di Berline contengono materiali tanto preziosi da far desiderare che qualcuno col dar loro veste italiana le abbia a rendere accessibili alle nostre scuole. Xè 1' opera resterebbe infruttuosa per chi vi si accingesse potendosi attendere dall' i. r. Ministero d'agricoltura la più efficace cooperazione. L'ECO DEI GIOVANI pubblicazione bimensile3 di scienze, lettere ed artì, diretta d i Alberto .Morelli. In questa nuova pubblicazione, che accorrà quanto si riferisce a scienze, lettere ed arti, il signor A. Morelli ha specialmente in mira di unire te forze della gioventù per destare tra lei un' efficace emulazione o per rendere maggiore la reciproca stima. — 1 bei nomi di Edmondo de Atnicis, di Bernardino Zendrini, di Alberto Errerà, di E. de Renzis, e di altri loro confratelli già noli vantaggiosamente nel mondo scientifico e letterario ci è arra sicura che la nobile impresa assuntosi dal signor A. Morelli, si godrà ia simpatia e 1' appoggio degl' italiani. Frattanto la nostra Redazione fa pubbliche alcune parti del manifesto e le condizioni d' associazione. Incoraggiato dalle esortazioni e dai consigli d'uomini illustri e benemeriti rimetto mano di buon animo alla pubblicazione dell' Eco dei giovani, nella speranza che l' evidente utilità dello scopo e la scelta forse opportuna dei mezzi servano a vincere il malvolere e l'apatia, che rendono troppo spesso inutile ogni onesto conato. • li concetto dei fondatori non sarà esentóialmente mutato, mentre opererò i cangiamenti sostanzionali nella sua attuazione. Perciò 1' Eco mirerà ancora ad unire le forze della gioventù, sparse nelle molteplici pubblicazioni nazionali; cosi da servire fra i giovani a destare un' efficace emulazione e a render maggiore la reciproca stima, e presso la nazione a rappresentare la giovanile cultura. M1 adoprerò perchè all'Eco facciane capo i giovani Italiani più esperii negli stndj di vario genere, cosi da diffondere, dilettando colla varietà, ogni sorta d' ulili cognizioni. Nè tralascerò mai di procurarmi la cooperazione di quei giovani che fanno prova di mente eulta e di buon ingegno, esordendo nella difficile carriera letteraria. In tal modo 1' Eco potrà diventare il principale rappresentante della gioventù, e f espressione verace delle sue idee e dei suoi voti. Qualsiasi scritto da pubblicarsi nell' Eco dovrà essere inedito ed avere un' importanza assoluta, non bastandomi quella relativa all'età degli autori. A tal uopo darò if più largo campo agli studi scientifici, già troppo negletti dai giovani scrittori, ed invece bandirò le frivolezze letterarie, se la forma accuratissima non compensi del tutto la deficienza del concetto. V Eco sarà severamente imparziale, e darà ascolto ad ogni opinione pregievole, sostenuta da onesti scrittori, lasciando inoltre libera la scelta e la trat- fazione degli argomenti, quando sieno seguiti i prin-cipj sopra enunciati. jL^Uorelli. Condi z io 11 i. L'Eco dei giovani si pubblicherà a dispense bimestrali di circa 100 pagine di stampa in 8vo, a datare del gennaio 1872. Sei dispense formeranno un volume. - ' L'associazione è obbligatoria per un anno; e non disdicendola, entro il mese di Ottobre, s'intende rinnovata pea l'anno successivo. L'importo di Lire 10 deve essere trasmesso alla Direzione al ricevimento del primo fascicolo. Peraltro il pagamento potrà anche esser fatto:. In Padova: con sei rate di lire 2. delle quali la prima all' atto dell'iscrizione, e le altre al ricevimento di ciascuno de' primi cinque quaderni. Fuori (li Padova: in. tre rate di lire 4, da pagarsi all'atto della soscrizione e dopo ricevute la se-conda e la quarta puntata. S'intende che i denari devono essere spediti in modo sicuro, e che per l'estero è da aggiungersi al prezzo d'associazione l'ammontare delle maggiori spese postali. Per coloro che, durante il. mese di Novembre, procureranno tre firme, oltre la propria, si riduce il prezzo d' associazione a sole Lire G, pagabili anche metà all'atto dell'iscrizione e il resto dopo la pubblicazione del terzo fascicolo. Quelli poi che, oltre la loro, procureranno altre sei tirine, riceveranno gratuitamente il periodico per tutta 1' annata. 1 municipi e gli altri corpi morali che si associano, avran, dit itto che si annunzino i loro concorsi. Un numero separato costerà. L. 2,30 per tutto il Regno. Tutto ciò che si spedisce alla Direzione o all'Amministrazione, de\e essere indirizzato ad Alberto Morelli, Direttore ed Editore dell' ECO DEI GIOVANI — Libreria Salmin — PADOVA — Gli associati della Monarchia Austro-Ungarica possono inviare l'importo dell' abbonamento alla Direzione del giornale LIBERTA' E LAVORO — Tipografia Jppolonio e Caprili TRIESTE. NB. Se questa Rivista sarà accolta favorevolmente, l'Editore ha fiducia di poterla condurre fra breve, e forse fin dal principio, alla pubblicazione men-suale, senza aumentarne il prezzo. Qualora poi, per qualche cagione, non potesse esser continuata, saran restituiti ai socii i denari spediti, dedotto l'importo proporzionato dei quaderni editi. Dalla Tipografia del Commercio È Uscita: La Strenna Veneziana Anno Undecimo.. La STRENNA VENEZIANA (1), eh' è arrivata all'undicesimo anno della sua vita, e non conta per ora di morire, si presenta a quelli che l'hanno sempre aiu- tata col loro valido patrocinio. Essa contiene i segnen--ti componimenti : Un ritratto morale, che può servire di prefazione. — Pellegrinaggio a Brusugho, Ricordi, e pensieri di Luigia Codemo - Gerstenbrand.:— LI mio fantasma, versi! di Alessandro Arbib ; — Il cognato della cognata, di Enrico Castelnuovo;— Giacinta Pezzana -XÌualtìf r/, di Pompeo Gherardo Molmentl; — Bozzetti marini, di Erminia Fuà-Fusinato ; — In piroscafo e in ferrovia, digres-1 sioni di un buon ragazzo, pubblicate da 0. Pucci; — Cola di Rienzi, scena drammatica di Ferdinando Galanti; — Gabriele abate del monastero d'Arcadion, epi-j sodio dell'insurrezione di Candia 1866, di Anna Mak-der-Cecchetti ; — Assiderata, storia vera, dall'inglese di A. E. P. ; — All' uragano, versi di José Maria IIeredia, tradotti da Leopoldo Bizio; — Il marito di Bettina, novella dall'inglese di A. E. P. Quattro fotografie eseguite, sopra disegni del sig. A. Ermolao Paoletti, dal sig. A. Perini, illustreranno, quattro dei componimenti annunciati, e cioè: Il mio fantasma, Il cognato delta cognata, Assiderata ed II marito di Bettina. Le legature, come il solito^ svariatissime, in velluto, in seta, in legno, ecc., saranno fatte dal si". PI Pedretti. Quest'anno le coperte delle così fantasie* che non vengono da Parigi, ma son fatte qui, conterranno vedute in fotografie della città di Venezia. Gli Editori della STRENNA VENEZIANA. La Strenna Vmezianeue vendibile all' Uffizio della Gazzetta di Venezia; alla Tipografia del Commercio, a Si Fantino, Calle del Caffettiere, N. 2000; presso le Librerie di Milano, Brigola e BolchesL e gli altri principali Librai d'Italia; come pure a Trieste, alla Libreria Coen. (1) La collezione delle Strenne Veneziane fu premiata con Medaglia d' argento dall' Istituto Veneto in occasione dell' Esposizione industriale della primavera del 1868, come incoraggiamento ad un' industria che Lin, passato mancava a Venezia. Nuova Antologia. Il signor Paolo Tedeschi, oltre le Nuove lettu-re per le scuole femminili e per gl'istituti d'educazione, delle quali abbiamo parlato brevemente l'altra volta, ha dato ancora alle stampe un consimile lavoro per le scuole tecniche, commercialii, normali inferiori e per gli Istituti d' educazione, col medesimo nobile intendimento di allevare la fantasia ed il cuore giovanile coi lenocini del bello e con gli affetti gentili. Con questo nuovo libro il signor Tedeschi intende anche di mostrare alla gioventù d'Italia che lo scrivere italiano efficace non è più un battibecco di parolai e di pedanti, ma azione da galantuomo e di onesto cittadino. Gii TJP. DI GIUSEPPE TONDELLI. KICOLO' de MADOMZZA liediiilurs* SUPPLilENTO della Provincia 24 — 16 Dicembre 1871. j za Abbiamo creduto opportuno pubblicare, oggi, in apposito siipplimento la seguente corrisponden-di Trieste arrivata troppo tardi per trovar posto nel corpo del giornale. Trieste, 13 decembre. Il grosso della tempesta è passato, ma se ne sente ancora un poco il mareggio, e perciò 1' accenno che io qui ne farò non verrà affatto affatto tardo. Intendo parlare dell' ultimo processo per giurati e della sentenza d'inestinguibil odio e d' indomato amor. E una scabrosa posizione quella in che io mi metto, ma spero di riescire a cavarmene con abbastanza fortuna, e ad ogni modo non sarò io che calpesterò il caduto. Voi sapete che il Cittadino fu dichiarato colpevole dai giurati. Naturalmente, a priori io sto per i giurati, giacché senza avere per essi alcun spasimo d' affetto, io rifletto che dal momento che cotesta istituzione viene predicata dalla maggioranza, e sotto certi governi anche è, il più saldo e fido palladio della libertà della stampa, da distinguersi dalla licenza della stampa, e di conseguenza della libertà in generale, corre Baerò obbligo di rispettare e riceverne con la più cieca osservanza i responsi, e che quindi è azione illiberale il sottoporne il verdetto a critica più o meno a-jnara. Ma, indipendentemente da simile riflesso, io credo che, nella specie, come dicono i legali, la sentenza dei giurati non poteva essere diversa senza essere ingiusta. Sarebbe troppo lungo, e sarebbe anche superfluo, essendo probabilmente già noto ai vostri lettori, eh' io vi riassumessi qui tutto il fatto che formò 1' argomento del famoso processo. Mi limiterò perciò a dirvi l'impressione complessiva ch'io ne ricevetti. E l'impressione fu che il Cittadino stesso deve in coscienza sua avere deplorato di essersi lasciato trascinare dall'ardore della dolorosa polemica aizzata da persone mal disposte contro il D.r Pepeu, alle espressioni e alle ingiurie che lo condussero accusato dinnanzi ai giurati. Imperciocché per quanto si voglia ammettere che il D.r Pepeu abbia un temperamento severo, è però certo che egli è tutt'altro che crudele coi suoi ammalati, come lo descrivevano gli articoli del Cittadino. Noi siamo uomini tutti, e tutti possiamo avere momenti in cui la pazien-ci scappi. Perciò il giornale che si fece portatore delle accuse contro il D.r Pepeu fallò assolutamente accettando qualche rarissimo di lui atto di escandescenza a iase sufficiente per rovesciargli addosso i sanguinosi improperii di cui per diversi giorni ostinatamente lo fece suo bersaglio. Il D.r Pepeu, per la posizione sua sociale, doveva lavarsi dal fango che gli veniva gettato in faccia, perchè un medico cessa moralmente d' esistere ove gli venga tolta l'estimazione pubblica e la fiducia degli ammalati. -- La cosa fu portata dinanzi fu seguito dal al tribunale dei giurati, ed il processo pubblico col più vivo interesse. Lo scopo del querelante non era la punizione del Cittadino, ma sì veramente la propria riabilitazione, essendoché una sentenza di non colpabilità avrebbe significato precisamente che tutte le disonoranti qualifiche affibbiate ad esso querelante gli stavano bene indosso. I giurati seppero elevarsi al di sopra di parziali accidenti per considerare la questione nel suo complesso con lo sguardo di uomini onesti e coscienziosi, e alla chiusa del lungo dibattimento trovarono in sè formato il convincimento che il giornale aveva sconvenientemente trasceso nelle virolenti invettive contro il D.r Pepeu, il quale, e per numerose attestazioni di pubbliche autorità, e per le risultanze del processo, era provato medico abilissimo e sempre zelante nelle cure delle migliaia e migliaia d'ammalati da lui assistiti, e s'era mostrato poi uomo di estesissima coltura e di elevati sentimenti. Ai passati giorni s'ebbe a leggere nei giornali locali che per la nostra città circola una supplica al Municipio per l'allontanamento del D.r Pepeu dall'ospitale civico. Si comprende d'onde mova la cosa, e non si dubita che il patrio Consiglio saprà farne il conto ch'es-•sa merita, e rifletterà anche che il dare ascolto a simile domanda equivalerebbe all' applicare uno schiaffo morale ai giurati, biasimandone indirettamente il verdetto. Spìace, naturalmente che la condanna sia andata a colpire if Cittadino, giornale liberale; ma sovra tutto si deve avere di mira il giusto ; e quando si vide menato per giorni a supplizio su per le colonne di un giornale una persona onesta e colta, un medico abile e coscienzioso, e quando si è messi al bivio di dover scegliere fra la condanna del giornale assalitore o la condanna della persona immeritatamente aggredita, il senso morale non permette di stare in forse sulla scelta perchè l'uomo onesto mai sacrificherà la giustizia e la moralità a simpatie di partito. E a sperare che da questo male si caverà il bene da parte della stampa ch'essa non farà così leggero giuoco della fama di un galantuomo. Sapete già del nuovo giornale II Progresso che e-sce qui da poco. E stato fondato per cura del partito liberale e basta certo questo perchè esso venga ricevuto in Istria con la più piena simpatìa. Ila valenti corrispondenti, specialmente dal Regno. Senza nè anche lontana idea di speculazione giornalistica, non ha per programma altro che la tutela della nostra nazionalità, ed il consolidamento del partito liberale violentemente attaccato dalla stampa governativa, ed anche dalla non governativa, pur troppo. TIP. DI GIUSEPPE TONDELLI. NICQL