L AsaOOl&AiORE Semestre e trimestrein proporzione per un anno anticipati f. 4. - --Si pubblica ogni sabato. Delle città istriane. Parve a noi strano che mentre in altre provincie la condizione di città attribuita a consorzi urbani è certissima o per pubblici atti che ne fanno registro apposito, o per costanza di uso; in questa penisola d'Istria siffatte condizioni sieno incerte, assai più di quello il si pensi a primo aspetto. Il diritto positivo non dà soccorso certo, imperciocché gli atti pubblici nei quali occorre di indicare la condizione di questi consorzi, accennano ciò incidentalmente, non di proposito, per cui abbia ad aversene autorità, qualunque sia il dicastero o la persona da cui provenga. Abbiamo cercato nelle leggi degli ultimi cinquanta anni, sia austriache, sia francesi, sia italiche, e non abbiamo trovato traccia di concessione del rango o titolo di città, a qualche luogo. L' uso non è di autorità, dacché oscillò assai, ed è perciò che 1' uso non può ritenersi siccome stato legittimo ; l'uso piuttosto sembra avere seguito le condizioni architettoniche, non le legali, ed avere attribuito tale nome ad aggregazione di case ; aggregazione che è maggiore o minore secondo le vedute di quelli che fanno uso di tali nomi. Abbiamo cercato di verificare le condizioni legali di città nelle magistrature che vi presiedono, perchè altrove sono queste indizio certo od in altre condizioni di legge; abbiamo p. e. trovato applicata a tutta la penisola l'imposta fondiaria non quale è fissata per le città, I ma quale è fissata per la campagna; abbiamo trovata ap-I plicata la legge del bollo non secondo i nomi di città, ma secondo altre norme; la carica di Podestà che sembrerebbe propria delle città è anche dei comuni rurali, anche Dollina, anche Matteria, anche Draguchi, anche S. j Vincenti, anche Barbana hanno Podestà al pari di Capodistria, di Pirano, di Parenzo, di Rovigno, di Pola o d'altri luoghi. V' ha un giudizio civico in Rovigno ; ma niu-na deduzione puossi fare da ciò, poiché è noto che quel Tribunale è propriamente provinciale, cioè dei nobili e del clero, al quale è unita la giurisdizione civica, non già perchè fosse propria di Rovigno, ma perchè fu pratica da Giuseppe II impoi, nelle riforme della giustizia, di ab-» binare in queste provincie meridionali, i giudizi provin-1 ciali ai civici. Nella defficenza di un diritto scritto fecimo ricorso al diritto storico, tradizionale, il quale regola tante altre condizioni dell' Istria, e le inchieste non furono satisfacenti, tanto svariato fu il pensare del popolo. Lo slavo chiama grud tutto ciò che è più di meschino casolare, e che ha l'aria di abitazione urbana; ; grad è per lui la città come la fortezza, il castello di un barone come il palazzo di agiato possidente, la residenza di un' autorità come la casa privata che sia migliore delle altre fra i campi. Nello slavo predomina all' idea di comune, l'idea di reggimento baronale, dell' uno e dell' altro usa un solo vocabolo. Interpellammo quelli di lingua italiana e ne ebbimo le più strane indicazioni. Vi fu chi ci disse essere il titolo di città proprio a quelle ove risiede o risiedeva un episcopo; e questa non è sufficiente ragione dacché la chiesa non ha ingerenza negli ordinamenti civili di uno stato, nè può attribuire onorificenze civili. Ci parve di vero in questa tradizione soltanto ciò, che gli antichissimi episcopati non altrove si fondarono che nelle città, le quali veramente avevano tale rango nell' impero romano, avendo i Concili di Sardica e di Cartagine del IV secolo vietato di erigere vescovati nelle ville. La presenza di episcopati sarebbe piuttosto indizio di antica condizione urbana; ma non certo, imperciocché di quei concili, che non sono ecumenici, si hanno esempi in contrario in questa Istria medesima, che noverò fra i vescovati Umago e Rovigno. Nel medio tempo queste additazioni non valsero, si videro vescovi prendere stanza in conventi isolati che appena diedero occasione a formazione di borgate. Piuttosto la residenza di vescovo poteva dare motivo al principe di alzare la residenza a rango di città; così la legge organica delle provincie illiriche dell' impero francese accordava a quelle città ove risiedeva vescovo magistrature che altrimenti non sarebbero state proprie pel numero degli abitanti (quel governo prendeva a norma il numero del popolo nel fissare il rango dei comuni e le onorificenze graduali). Altri ci disse competere tale rango ai luoghi ove risiede il Capitanato Circolare o Commissariato, il che non ci parve falso vero. Imperciocché i soli governi provinciali ed i tribunali provinciali risiedono nella città; non così in capitanati circolari, i quali possono collocarsi in luoghi che non sono città siccome si hanno moltissimi esempi nelle provincie antiche austriache, ed anche in circolo confinante coli'Istria. Anzi essendo stati eretti i circoli per le baronie e pei comuni rurali; ed andando anzi spessissimo esenti da questa magistratura provinciale le città per eccellenza, siccome è il caso di Trieste, di Vienna, di Praga, di Innsbruck, di Gratz; la residenza di un circolo in una città non è prova di condizione urbana. Od almeno ne è affatto indipendente, e ne ebbimo esempio in questa stessa Istria, perchè l'officio circolare risedette per molti anni in Trieste, e si disse anche circolo di Trieste, senza che su questa città avesse giurisdizione alcuna. La residenza di commissariato distrettuale in qualche luogo, dovrebbe anzi essere indizio che non sia città, imperciocché queste autorità sono piuttosto per la campagna, ove sieno tolte le autorità baronali, o limitate soltanto a ciò che è urbariale; anzi l'esenzione dall'autorità distrettuale sarebbe prova certa di città, siccome è di Gorizia. Nel circolo d'Istria il fatto smentisce il pensamento ; imperciocché Vincumberg (o Ftifenberg come il volgo diceva) è una sola casa, pure fu per molti anni residenza di commissariato; Castelnovo sul Carso, Bellai a piedi del Monte Maggiore, Volosca alle spiaggie orientali; altra volta Duino, e Monastero che già appartenevano al circolo dell'Istria non offrono nè offerivano nelle loro condizioni materiali elementi di città nè condizioni civili ebbero mai per quanto è noto. D' altronde se questo principio che la presenza di commissariato attribuisce rango di città, fosse vero, dovrebbe conchiudersi per contrario, che non sieno città quelle ove non v' ha quell' officio ; pure così non è, e si è veduto trattare di traslocare commissariati senza degradare il luogo che doveva andarne privo. Nè potrebbe cercarsi indizio di città nelle condizioni economiche degli abitanti, con ciò che sieno città ove domiciliano quelli ohe o sono possidenti o si dànno ad arti urbane; imperciocché la nobiltà non appartiene alla cittadinanza, e la nobiltà abita per indole sua la campagna, le città per gli offici che sono di corte e di curia o di milizia, e tiene altresì stanza periodica nelle sue possidenze ; le arti urbane, gli opifizi, i traffici sono propri delle città, residenza di possidenti di proprietà urbane od industriali. Che anzi nell' Istria la nobiltà risiede stabilmente nelle città senza altro riguardo che il piacere loro; di arti urbane e di opifizi non può tenersi conto; e le città come gli altri luoghi sono abitati in numero eminentemente maggiore di villici, di quello che di urbani, pochissime eccezioni all' infuori. Invano vorrebbesi cercare un criterio in quegli ordinamenti che 1' antichità ed il mezzo tempo tramandarono fino a noi per riconoscere indubbiamente le caratteristiche di città; cioè a dire persona morale alla quale non si appartiene che per aggregazione, e per solenne obbligazione; persona morale con rango e titolo preciso; determinazione di qualità di terre che possono essere possessi sia dalla persona morale, sia dagli individui che la compongono; esercizio di arti e mestieri urbani; amministrazione di sè medesima mediante magistrati scelti da lei, nel politico, nel civile, nel penale, nell' economico con quelle limitazioni e subordinazioni a dicasteri provinciali che piace al principe di fissare, perchè dal principe soltanto proviene ogni potere, e per lui soltanto viene esercitato sia dalle autorità, sia dai dinasti, sia dalle città. Nè potrebbesi trarre argomento dai nomi usitati oggigiorno in alcune località, che diconsi municipi, e fanno uso della voce di municipale, mentre la legge ben altro che riconoscere tale voce ne usa altre, e le insti-tuzioni sono comuni tanto alle città che alla campagna; nè dal solo nome adoperato di città può trarsene argomento, imperciocché il dire una città di contadini sarebbe tanto quanto il dire un villaggio di cittadini, il dire tugurio del nobile, quanto castello dell' agricoltore. Nè la nobiltà è più indizio delle condizioni di città, perchè la nobiltà decurionale non è più di una determinata città, straniera all' altra, ma tutta è ormai austriaca, e come tale fu anche chiesta ed accordata. Nè argomento migliore potrebbe trarsi dalle abitudini della vita; imperciocché insieme a costumanze urbane in più luoghi che si dicono città, vi si riscontrano pratiche che sono proprie delle ville soltanto, pratiche che riguardano soltanto la vita agricola; e spesso mancano affatto quelle comodità, quegli agi, quelle istituzioni e quell' operare in comune che provvede alla salubrità, alla agiatezza, alla prosperità materiale, alla prosperità morale, quell' ordine urbano che distingue le città dalle ville, il vivere sociale del cittadino dal vivere isolato del rustico; condizioni queste che nelle città sono assai spesso necessità per quelli che hanno bisogno di vivere in consorzio umana. La lingua volgare depositaria di grandissima sapienza conosce la virtù cittadina, l'amore di patria, e li ripete e li esige, e ne fa rimprovero a chi ne va privo del tutto; ma questa lingua non conosce l'amore rustico, nè la virtù da villa, nè fa rimprovero se i villici non attendano a migliorare le industrie, i traffici, gli agi, le civiltà; fa bensì rimprovero se delle viziosità urbane fanno raccolta e tesoro. Altri elementi che non i soliti altrove, devonsi cercare per riconoscere la condizione cittadina dei luoghi istriani. Vi sono alcune condizioni elementari dalle quali provengono quelle di città, di terra, di castello, di borgata, di villaggio, di casolare, che niuna «istituzione può togliere ; si cangeranno i nomi ma non la cosa, la parificazione delle condizioni politiche delle persone non è ancora parificazione delle condizioni sociali, tutti sono eguali dinanzi alla legge, tutti hanno eguale sicurezza dei loro diritti, ma da ciò non viene certamente che il villico, l'artiere, il mercatante, il possidente, il marino, il nobile si trovino nelle stesse condizioni sociali, siccome non ne viene che la condizione d' uno importi eguali conseguenze che la condizione dell'altro, che il villico voglia godere del suo stato, mentre si dà all'industrie, od il titolato sdegni lo stato dello zappatore a cui siesi dalo o per elezione o per necessità; la legge non crea, ma piuttosto regola le condizioni diverse che provengono dagli elementi i quali sono di società; la volontà individuale, i nomi cangiati, mentre la cosa non Io è, non attribuiscono condizioni diverse da quelle che sono naturali e proprie. In sul dechinare del secolo passato, prudentissimi autori deploravano che nella parte d'Istria allora soggetta a Venezia, Pirano, Rovigno avessero gli elementi, e non avessero dal principe la condizione politica di città mentre 1' avevano Cittanova e Pola poverissime di popolo, di fortune e d'industrie ; questi autori avevano ben ragione di muovere lagno, perchè ristretta allora la facoltà che la legge attribuiva agli individui più che assai noi si possa pensare oggidì, la mancanza di condizione di città, era di gravissimo pregiudizio; ma il principe d' allora per secoli intieri non si prese fastidio di siffatte querimonie. Nella parte d'Istria che era soggetta al conte d'Istria, poi al principe Austriaco più luoghi ebbero diritto di città; le sventure sorvenute nel decorso dei secoli facendo dechinare siffatte città, le idee cangiatesi fecero apparire stranissime, inverosimili queste condizioni che erano dovute alla liberale prudenza dei principi, e crebbe la stranezza quando tutta la penisola riunissi sotto la stessa dominazione. Gallignana, Yermo, Antignana, Caslua, Pisino ebbero condizione di città per indulto del principe, e certamente con grande loro vantaggio, quantunque oggidì in più luoghi appena attestato da memorie che appartengono alla storia; pure accenniamo ciò per la diversità di agire dei due principi, dei quali il veneto nel corso di cinque secoli non fece una sola concessione sia che egli fosse restio, sia che i sudditi suoi non ne fossero maturi. AI cedere del secolo passato, ad onta delle concessioni dei principi austriaci, le minori città si consideravano di rango inferiore (avevano tutte giudici ed un Consiglio di dodici) e tutta la provincia si riteneva contare soltanto sei città, due austriache, quattro venete. Austriache erano Trieste e Pedena; venete Capodistria, Cittanova, Parenzo e Pola. V' erano poi le così dette terre, vi erano le castella, v' erano i borghi, v' erano i villaggi ; e di ognuno la condizione era varia, e di cadauno la condizione (secondo titolo) era abbastanza nota. Sembra che (ritenuta inconcussa la base) durante il primo governo austriaco dal i 797 al 1806 qualche parziale cambiamento avvenisse, e che qualche terra avesse diploma di città, ma non ne abbiamo scienza certa. Il governo italico cangiò affatto il sistema col ripartimento in comuni di tre categorie, ed al principio di diritto positivo e di condizioni sociali fu sostituito quello di calcolo matematico, il numero del popolo di ogni comune; nè da questo principio, variò il governo francese subentrato all' italico. La commissione provinciale del 1813 richiamò in vita le condizioni anteriori al governo italico, e quelle dispositive sembra che sieno operative, quantunque la ripartizione comunale da lei alterata, fossesi successivamente riposta nel piede precedente, per ciò che riguarda i comuni (capocomuni cioè 1' aggregato di parecchie frazioni di coscrizione). Gravissimi autori che si fecero ad esaminare le condizioni dei comuni urbani tedeschi e francesi, convennero che era necessità per giudicare di quelli che hanno origine antica, sia conservata, sia modificata, di ricorrere alle instituzioni romane. Questa necessità è per noi tanto maggiore quantochè le instituzioni nostre mantenute vive fino al 1806 nell' Istria già Veneta, e richiamate in vita dalla commissione provinciale hanno la base romana, ed anche in quella parte dell'Istria nella quale vennero introdotte novelle istituzioni, le antiche non del tutto sparirono e giovano a spiegare le moderne. Ma confessiamo di provare tedio nel ricorrere a fonti rimote e sì difficili a comprendersi; ci è grave il raffazzonare siffatti elementi, pescandoli nei codici Teo-dosiano o Giustinianeo, negli antichi autori, e quello che è peggio nelle antiche inscrizioni; e riservando ad altro tempo tale esame, e ad altri argomenti siffatte disquisi- zioni, diremo soltanto essere assai dubbio se tutti quei luoghi che dicono di sè, essere città, lo sieno per condizione di legge, per condizione di società, per abitudini, o per sentimento e fatto di civismo. Emende ed aggiunte alle Memorie istoriche antiche e moderne della terra e territorio di Albona. (Continuazione — Vedi i numeri 67-68, 69-70, 73-74) Sulle mura della chiesa di S. Giov. Battista al Campo Santo di Fianona esistono due iscrizioni romane. L' una, in lapidetta alta oncie otto, lunga piedi uno onde una, segna: SILVANO AVG I • V F l'altra, su pietra alta piedi due oncie tre, larga piedi uno oncie sei, grossa oncie undici, dice: tf L Un i COIVGI INCOMPA RABILI FLFELICIS SIMVS F E C Presso il fornice donde sgorga la fontana di Fianona, su lapidetta larga oncie sei e tre quarti, alta oncie tredici, compresa la cornice ond' è fregiata al di sopra, si legge: M VIPSANVS M L FAVSTVS ICAE V • S • L • M Ed ecco in questa un nuovo esempio di ciò che accennava il D.r Gregorutti nel N. 63-64 dell' Istria, ecco cioè il nome del dedicante anteposto a quello della Divinità onorata. Sulle mura del Duomo attuale di Fianona presso il campanile esiste aretta dedicata a Giano alta piedi uno, larga oncie otto circa, con zoccolo e cimasa dell' istesso pezzo: eccone le parole: IANO PATRI Nello stesso sito esistono altri due frammenti d'inscrizioni, ciascuno dei quali porta al di sopra in rilievo due busti di uomo. Eccone le leggende: ////.AQVILLIO • SEX • F-FA///// ////QVILLIO • SEX • F • RVF///// ////ILIA • L • F • QVIN//// ////QVILLIO • YIF//// /////AQVILLIO • SEX • F///// Ciascuno dei due frammenti misura in altezza piedi due oncie cinque, in larghezza media piedi uno circa. Queste sono le pietre letterate dei tempi romani eli' io ho veduto o eh' esistono presentemente nelle varie parti dell' agro albonese, tutte in pietra calcare. — Che altre ne esistano allo scoperto non credo, perchè ho posto ogni maggior diligenza ad averne contezza; chè di alcuni frammenti minori e assai dubbiosi non è da farsene conto. Non è da tacersi però che nelle mura di casa appartenente al Sig. Matteo Bartoli nel Rivellino di Albona sono state lo scorso mese rinvenute alcune pietre lavorate le quali, per opinion mia, avrebbero formato parte di uno dei soliti monumenti funebri; che un bel frammento di cornice antica è stato testé rinvenuto nelle mura della chiesetta di S. Silvestro sopra Fianona; che presso la chiesa di Santa Barbara tra Fianona e la villa Vosillich lavorandosi la strada che dirigesi a Fiume furono dissotterrati frammenti di statue antichej in tutto e in mezzo rilievo; e in fine che nelle fondamenta della chiesa di Santo Stefano subito sotto il castello di Fianona si trovarono molti pezzi di architravi non solo, ma di fregi a fogliami rilevati accartocciati e quindi di lavoro bello e difficile, e di cornici addentellate e bellissime. Un pezzo di detti fregi è stato con saggio avvedimento collocato sopra 1' architrave di porta novellamente aperta per dare ingresso al Duomo di Fianona; con saggio avvedimento, dico, perchè nell' atto stesso che rimane a vista del pubblico, è posto al sicuro dagli insulti del tempo e degli uomini. — Anche nella chiesa di S. Vito presso la strada che conduce al Porto Fianona sono frammenti di colonne antiche, e un bel capitello corintio nella chiesa di S. Giorgio. Sepolcri antichi alla foggia di quelli che ho veduto a Ossero, a Pomer, a Pola, a Fasana, a Parenzo, ai Brioni e in molti altri luoghi della provincia, capaci di contenere intero un cadavere, non so che mai ne sieno stati rinvenuti nell' agro albonese, e questa, penso, è circostanza da non omettersi. Molte all' incontro sono le urne cinerarie che si rinvennero e si rinvengono tuttogiorno, alcune di forma quadrata, altre di forma rotonda, alcune con coperchio della stessa pietra bellamente adattato e commesso, altre senza coperchio, o coperte con un mattone o con una semplice e rozza lastra. Ne ho vedute molte travate a un miglio circa fuori di Albona sulla via conducente al Traghetto, — in Poglie — a S.ta Elena non lungi dalla via dirigentesi a Carpano, — presso la villa dei Gogli, — presso Starigrad dai Rusich, — in Ladin a mezza via tra Albona e Fianona, — in Ripenda presso la via conducente a Rabaz per Cales e in altri luoghi, tutte d' eguale fattura, rozze anziché no, prive affatto di ogni segno, o simbolo, o lettera. Dappresso le urne furono costantemente rinvenuti e lacrimatoi di vetro, e va-scoli e lucerne di terra, e dove il braccetto d' un idolo, dove lamine o altri arnesi di rame, e qui frammenti d'u-na lastrella di pietra ben polita, là pezzi di una piastra metallica con vernice nera lucente, altrove altri oggetti, ma tutti così guasti e malconci o dal tempo, o dagli uomini, o dall' umidità, o dalla ruggine, o dalla cieca impazienza del contadino che sogna in ogni nuova scoperta un tesoro, che riesce diffìcile per non dire impossibile di trarne, come si dovrebbe indizio circa 1' età, o il sesso, o la profession o le cariche delle persone le cui ceneri furon riposte in quell' urne. — Però tra i molti frammenti, tre lucerne mi giunsero intere, ciascuna con bollo diverso: eccoli — FORTIS — NERI — STROBILI E qui depongo per oggi la penna augurando lieve la terra alle infrante e scomposte ossa del Giorginiano gigante dissepolto e risepolto, egli dice, nel luogo detto anche presentemente Calich, non Catich. QSarà continualo J AVVERTENZA. Nel numero 65—66 dell' Istria sono involontariamente occorsi i seguenti sbagli per inesattezza del manoscritto, che ci affrettiamo di correggere: sbagli correzioni pag. col. lin. 268 1 53 questo qual » 2 10 imparziale impartita loro V n 35 D. lire n n 87 medesime stipendio medesime per stipendio y> •n 39 dei cavalli doi o due cavalli » » 45 prender render » j) 48 dopo la linea quaran- VI. Che le sentenze de' tesima ottava sono giudici non appellate stale omesse le con- non sieno revocate che troscritte parole in capo ad un mese. n » 49 VI VII T) 35 52 VII Vili » 7) 55 Vili IX r> n 59 IX X 269 1 1 X XI » jj 310 70 5) n 501° aprile 7 aprile j» 2 8 22 febbraro 27 febbraro n lOeH ne siano non siano » •n 22 31 dicembre 6 dicembre » » 27 7 aprile 9 aprile » » 40 civili publici