anno vi—n. 42, ________. ■ *.M; '.>■/> «ri: !'? e!'- !> ► t. '.. ■-:!, ■•»:. Sabbato 18 Ottobre 1851 — i. Esce ana volta per settimana il Sabbato. — Prezzo anticipato d'abbonamento annui fiorini Semestre in proporzione.— '■'•■ L'abbonamento non va pagato ad altri che alla Redazione. SULL' ANTICO STATO DEL TIBIA VO 1 DELL'AB. GIUSEPPE BERINI. (Coptiniiazipne. Vedi }N.38,39,40 e 41) ■ . 1 1. i 'S' >YIL. •• : , .,.:,;' L' antica via, che dalla parte più orientale di Aqui-leja conduceva al primo ponte, dicevasi Gemina perchè in essa si univano le due vie che dalla stessa città si dirigevano l'una nelle Pannonie, ove si erano stabilite le colonie di Emona e Siscia, e 1' altra verso Tergesto, 1' I-stria, e Dalmazia, ove trovavansi diverse colonie, e molti altri popoli 1). Il suo nome di Gemina era allusivo alle due vie che formavano, come il nome di Gemina, che si dava a qualche legione, denotava eh' essa veniva composta dalla unione di due altre legioni. La memoria della via Gemina ci viene ricordata da una lapide del museo Cassis di Monastero, la quale, colla iscrizione incisavi sopra, denota che un imperatore invitto ed augusto della casa dei Cesari fu il restauratore ed in certo modo il fondatore degli Aquilejesi, per avere tra le altre sue beneficenze fortificata e restaurata coli' opera de' giovani d'Italica 0Siviglia) sua patria recentemente arruolati alla milizia, dalla porta sino al ponte, la via Gemina ridotta in cattivo stato dal lungo tempo 2). Fuori d' Aquileja, per 1) In poca distanza del sito di questo ponte alla sua de- stra conservasi qualche rimasuglio di tal via: ed è al di sotto delle fondamenta del recinto del cimi-terio di Ronchi. A quella diritura ne' vicini campi vi sono de' sassi, che indicano esservi sotto degli altri rimasugli, e forse dei pezzi intieri. Passato il sito del ponte non se ne rimarca traccia alcuna, facilmente per la ragione che non vi si sono fatte delle indagini diligenti : quindi non si può dire se la divisione della via nascesse vicina o lontana dal ponte. L'itinerario di Antonino non ne dà che j questo picciolo cenno : iter Aquilejam, Liburniam, \ Sisciam. Se io avessi alcuni anni di meno che potessi camminare per le creste sassose di questi monti, forse arriverei a scuoprirne qualche , traccia. 2) Questa lapide fu trovata presso un muro prensente- i mente quasi demolito all'atto, che dai paesani dicesi muringian, voce derivata dall' alterazione di murus geminus. Prima di essere traslocata nel musco Cassis, stette parecchi anni inseria nel pavimento della andare verso Roma, !eravi idn? altra. strada òhe in vicinanza del maro 'per luoghi iiassi e ipàludósi andava diretta- —-■*•»*. -iif-L <•: ' ■ I! ,ni-,.': ;', chiesa delle soppresse monache, benedettine) di A-quileja. : La iscrizione incisavi > sopra era -stata pub-y-\ blicata dal Grutero e:da 'altri,')ma si credette che : ■ appartenesse ad Augusto, ipérchè non si rimarcò la cancellatura delle tre righe consecutive alla prima. Il canonico Bertoli rilevò una tale mancanza, ma volle che il nome dell' imperatore scancellato fosse Diocleziano, come quello che si aveva meritato 1' o-dio degli Aquilejesi per la sua sevizie contro i Cristiani. Il padre Asquini fondatamente si accorse cl»e, non poteva es^Qre che Adriano, imperocché in lui solo si verifica che fosse d'Italica, che tra suoi ■-, ,tito}i avesse, ancora quello d'invitto, e che pel pessimo regime degli ultimi anni fosse diventato l'oggetto della indignazione di tutta quella colonia o di qualche sua classe. L'eruditissimo canonico d' Udine, Monsignor Pietro Braida, trovò nella carte del defunto P, Angelo Maria Cortinovis una memoria, nella quale dimostra che „ il vuoto fatto dallo scarpello Viene esattamente a riempirsi colle sigle che restano . in altri monumenti di Adriano, come si ha cercato di fare nella descritta copia. IMP- CAES DIYl.TRAlAXi ■ PAìiTHECi FDIVfNKRVAEN. T R AIA X VS-H ADRIA X Vs , INVICTVS- AVG AQVILEIENS1VM RESTITVTOR ET • CONDITOR VIAMQYOQVE GEMINASI A • PORTA • VSQVE AD•PONTEM PER • TIRONES IVVENTVT • NOVAE ITALICAESVAE DILECTVS • POSTERIOR LONGITEMPORIS LABE•CORRVPTAM MVNIVIT • AC RESTITVIT mente a Concordia, e dicevasi la via Annia, probabilmente dal nome del personaggio che vi si prestò alla costruzione. In essa ricordasi un invitto augusto, pio, felice, il quale tra le moltissime concessioni fatte da questo pro-videntissimo principe agli Aquilejesi ristaurò la via Annia, che per essere stata lungamente negletta, era in tal maniera rosicchiata dalla corrente delle acque palustri che si era resa impraticabile per li trasporti 1). Le addotte 1) Questa lapide fu scoperta 'in un luogo denotato coi due nomi di Roncato e Tombola : la sua iscrizione fu pubblicata 1' anno 1812 dal Dr. Giovanni Labus di Brescia. 11 sullodato Monsignor Brai-da si portò ad Aquileja, ma non ebbe la sorte di trovarla, come non ne ha traccia neppure fil direttore degli scavi Signor Girolamo Moschettini. Però i due fratelli Zuccolo, pittori ed uomini di tutta ingenuità, protestano di averla con- due iscrizioni servono mirabilmente ad illustrare l'intiero capo diciottesimo della Storia Naturale di Plinio, che diede motivo a tante questioni, e tutte a carico di questo benemerito scrittore. Però è da ricordarsi la premessa, che lo stesso vi fece alquanto sopra nel capo quinto, eh' è di seguire nella descrizione dell'Italia il piano di Augusto che la divise in undici regioni, nelle quali, lungo i lidi ne indicò i diversi oggetti coli' ordine che si succedono gli uni agli altri, e per rapporto alle città vicine ed ai luoghi dell'interno, vi pose i nomi alla rinfusa, specificandone le colonie. Trascrivo la mia traduzione italiana quale si trova nelle mie carte private, e per mia giustificazione metto di fronte il testo giusta la edizione del Brotier ristampata a Yenezia l'anno 1784. frontata con quella che fece stampare 1' archeologo Bresciano. È probabile che sia stato scancellato Io stesso imperatore come nell' altra e per la stessa causa. ^^iMF-CAES• DIVI-TRAINI• VÀRTHICI FBIVi NEEVAE TRAIANVS ' HADRIANUS PIYS FELIX INVICTVS AVGVSTVS VIAM ANNIAM LONGA INCVRIA NEGLECTAM IN FLYENTIBYS PALVSTRIB- AQYIS EVERVERATAM SIC • ET COMMEANTIB • INVIAM INTER PLVRIMA INDVLGENTIAR SVAR • INAQYILEIENS • PROVIDENTISSIM PRINCEPS RESTITVIT \ XXII. 18. «Sequitur decima regio Italiae, Adriatico mari adposita : cujus Venetia fluvius Silis ex montibus Tarvisanisl): Oppidum Al-tinum 2) : flumen » Liquentia ex montibus X)piterginis, et portus eodem nomine 3): colonia Concordia 4): flumina et portus Romatinum 5) : Ti-liaventum majus 6), minus-que7), Anassum quo Varia-nus defluii 8): Alsa9), Na- XXII. 18. Vi segue la decima regione della Italia, la quale arriva all'Adriatico col litorale della sua Venezia, ove sono il fiume Sili proveniente dai monti Tarvi-sanil): la città di Aitino 2), il fiume Liquenza derivante dai monti Opitergini, ed il porte dello stessa nome 3): la Colonia di Concordia 4) : i fiumi e porti denotati coi nomi di Romatino 5), di Ti-liamento maggiore 6), di Tiramento minore 7), di Anas-so, in cui si scarica il Variano 8): di Alsa 9), di Na- tisso 11): cura Turro 11) praefluentes Aquilejam co-loniam XV. M. a mari sitata 3). Carnorum haec regio, junctaque Japidum 4) : amnis Timavusò), castellum nobile vino Pucinum6): Ter- tissone 1) che insieme còlla Torre 2) passano davanti alla colonia di Aquileja distante quindici miglia dal mare 3). Sonovi poscia nella regione dei Carni d'ivi aggregati ai Giapidi 4), ove il fiume Timavo 5), non che il castello Pucino famoso pel vino 6): 1) Esso è la Natissa, la quale ha la sua sorgente alcune miglia al di sopra di Aquileja. Davanti ad Aquileja stendesi un canale, fatto dall'arte, che dicesi Anfora. Esso stabilisce la comunicazione tra la Natissa, l'Ausa e tutti i fiumicelli, che sgorgano da quel basso paese. ^ 2) È la Torre, in cui si scarica il Natissone che scorre per-la città di Cividale. - La Jforre non arriva al basso Friuli che in tempo di colmate : in tale occasione essa giungeva ad Aquileja diffondendo le sue acque parte nell'Ausa e parte nella Natissa. Ciò serva di avviso perchè non si confonda il Natissone di Cividale col Natissone dell' antica Aquileja. Dopo che l'Isonzo tralasciò di passare al di sotto dei monti, e giunse ad iscavarsi un nuovo alveo, la Torre insieme col Natissone hanno piegato verso 1' est, discostandosi da Aquileja. 3) La colonia di Aquileja veniva ad essere quindici mi- glia romane distante dal mare per chi camminava per la via Gemina. 4) Cioè la decima regione, la quale non solamente ab- bracciava la Carno-Giapidia, ma si estendeva dall' Imperatore Augusto in poi sino al fiume Arsia. 5) Plinio applicava il nome di Timavo a tutte le acque superiori ad Aquileja dalla parte del nord-est, sia alla prima loro comparsa, sia alla seconda quando uscivano dagli anfratti cavernosi del Carso, nei quali si erano inabbissate. La gran parte di esse si scaricava in mare formando il gran lago Timavo che fu 1' ammirazione degli antichi per il modo precipitoso con cui si gettava sul mare appena uscito dai monti, ma ve ne restava una copia riflessibile che s'incanalava in fiume. Esso era quella corrente a cui Diodoro Siculo nel Lib. IV. assegnava quaranta stadj di corso, cioè cinque miglia romane, quante appunto ne poteva avere l'acqua che scaturiva dei monticelli di Vermegliano e Selz, e passava sotto il ponte di Ronchi demolito dagli Aqui-lejesi. Questo fiume da certuni fu detto Aquilio, ma dalla gran parte dei Greci fu chiamato Istro, a ciò indotti dalla credenza che fosse formato dal Danubio. Quando 1' otturamento de' canali l'obbligò a formarsi un nuovo alveo, allora depose i nomi di Timavo, di Aquilio, e di Istro, e da tutti venne chiamato Sonzio, da cui derivò il nome d'Isonzo, che gli si diede del pari quando corse per l'Ison-zato e poscia per la Sdobba, 6) Il castello Pucino non può essere che il castello di Duino, perocché esso è in vicinanza del villaggio di Sistiana, in cui solo si combinano le circostanze. 1) R conte Giacomo Filiasi nelle Memorie storiche dei primi e secondi Veneti Tom. II. cap. 15, opina che il Sili di Plinio sia la odierna Piave che ha la sua sorgente al di là del Cadore verso Tarvisa, ove nasce anche la Drava. Il Sile odierno, che passa per Trevigi, ha la sua origine all'ovest di questa città in luogo piano e non molto lungi da essa. Secondo la opinione di quell' egregio scrittore, per qualche causa fisica, per esempio di terremoto o di straripamento, il Sile fu distolto dal suo antico alveo, ed obbligato a trovarsi più all'est una nuova via per iscaricarsi in mare. Da quell'epoca in poi l'antico nome di Sili restò alla corrente inferiore del piano, e la corrente superiore del monte o prese il nuovo nome di Piave, od estese sino al mare quello che aveva tra le Alpi. 2) Città distrutta affatto, il cui nome resta tuttora ai ruderi. 3) Restano ancora il fiume ed il porto, non essendovi nata altra mutazione se non che del nome di Li-venza invece di Liquenza. 1 monti Opitergini sono le Alpi che s'innalzano al di sopra di Polcenigo. L'antico Opitergio (Oderzo) era su questo fiume, ma si nomina nel seguente capitolo e non nel presente, perchè apparteneva all' interno della Venezia e non alla marittima. 4) Dell'antica Concordia non vi resta che un miserabile villaggio. 5) Il fiume Romatino scambiò l'antico nome in quello di Lemene. Si entra e si esce presentemente in questo fiume pel porto di S. Margherita. 6) Esso è il Tagliamento, cioè il fiume che viene collo- cato da Strabone fuori dell' agro [Aquilejese, come consta da un passo tolto dal Lib. V. della sua Geografia, che addurrassi qui di seguito. 7) Esso è il fiume Stella, il quale va a scaricarsi nel porto di Lignan. 8) L'Anasso sembra essere il ^Corno, il quale esce in mare formando il porto Buso. Il Variano, che si scarica in esso, pare che corrisponda alla Cor-gnolizza. 9) Essa è l'Ausa, la quale va ad incontrare il Corno al porto Buso. gestinus sinus 1) Colonia Tergestina2) XXXIII. M. pass, ab Aquileja. Ultra quam, VI. M. pass. Formio ainniš 3), ab Ravenna CLXXXIX-:^ pass, antiquus auctae Italiae ter-minus, nuno vero . Istriae 4) quam cognominatam à Rumine Istro, in Adriam effluente e Danubio amne, eodemque Islro, adver-sum* Padi fauces, contrario eorum percussu mari in-terjectu dulcescente, pleri-que dixere falso, et Nepos etiam Padi incola. Nullus enim ex Danubio amnis in mare Adriaticum eifundi-tur5). Deceptos credo, quo- e sopra del seno Tergesti-nod) poi vi si trovano la colonia di Tergesto 2) discosta trentatrè miglia da Aquileja, e sei miglia più in là, alla distanza di cento ottantanove miglia da Ravenne, il fiume Formione3), ove coli' antica reconfina-ziono si prolungò l'Italia, ed ora finisce l'Istria4), che dalla gran parte, e persino da Cornelio iNepote, domiciliato sul Pado, vuoisi essere stata così detta dal nome del fiume Istro, che è un ramo staccato dal Danubio, che si scarica nell'Adriatico dalla parte opposta alle foci del Pado, colla conseguenza che per il concorso contrario delle loro acque il mare frappostovi viene a raddolcirsi: ma questa è una supposizione falsa, perchè nessun fiume mette nel mare Adriatico 5). Io credo che s'in- indicate da Plinio nel Lib. XIV. cap. 6, di essere un colle sassoso atto alla coltivazione di buoni vini, di essere ventilato dall'aura marittima, e di non essere molto lontano dal mare. È verosimile che Pu-cino fosse la [residenza del Liberto incaricato da Livia della direzione di que'vigneti, quindi si può dedurre che l'agro Aquilejese si estendesse ne'Car-no-Giapidi sino a Pucino, come dalla parte de* Veneti si dilatava sino al Tagliamento. 1) Cioè della regione decima. 2) La città odierna di Trieste fu fabbricata nello, stesso sito. 3) Il Risano. L'Italia fu prolungata sino a questo confine l'anno 576 di Roma, coli'occasione che all'arrivo del Consolo Claudio Pulcro l'Istria si sottomise al potere dei Romani 4) L'Istria prima dell'accennata sua sommessione com- prendeva l'agro Triestino ed arrivava sino alTima-vo mediante la Carno-Giapidia, che con essa si era . 1 i i i i collegata per far fonte all'esercito Romano che pri-ma del suddetto: Consólo Pulcro era comandato dai i '> < Consoli A. Manlio e M. Giunio, 5) Furono della stessa opinione; di Cornelio Nepote tutti i Greci che scrissero prima di lui. Per essi, che ■ poco erano informati di quel tratto di paesi per lo più montuosi, che divide il Danubio dall'Adriatico, fu facile il persuaderti che questo fiume al suo arrivo tra i Traci sj dividesse in due rami, coli' uno niam Argo Navis flumine in mare Adriaticum jdescendit, nec procul Tergeste, nec jam constai quo flumine 1). Humeris travectam Alpes di-ligentiores tradurli. Subisse autem Istro, dein Savo, dein Nauporto, cui nomen ex ea causa est, inter iEmonam Alpesque exorienti. pannassero per essere discesa la nave Argo nell' A-driatico in poca distanza da Tergesto lungo un fiume, che non è determinato 1). I più sensati predicano che sia stata trasportata sulle spalle a traverso dell'Alpi, dopo di esser entrata nel-1'Istro, indi nella Sava, e finalmente nel Nauporto, che scaturisce tra Einona e le Alpi, ed assunse iljnomeda ciò. (Continua.) proseguendo il suo corso verso il Ponto Eusino, e coll'altro verso l'Adriatico. Essi si credevano nella necessità o di supporre questa bipartizione Danu-biale. o di smentire la costante tradizione che fossero giunti a queste bande per acqua dal Ponto tanto gli Argonauti che si davano alla fuga, che i Colchi che gì'inseguivano. Plinio aveva ragione di dire che non poteva farsi per acqua tutto questo viaggio, perchè dal Laybach in poi • sino alle vicinanze dell' Adriatico non si trova verun altro canale navigabile. Però non si era staccato dalla opinione degli antichi che ricorrevano alle piogge transalpine per ispiegare la immensa affluenza delle acque che sboccavano nell'ultimo recesso dell'Adriatico: egli nel Lib IX. c. XV. senza esitanza si manifesta essere dell' opinione di Aristotele, il quale fa partire la Chieppia, Clupea aiosa, dall' Adriatico per la via dell'Jonico, e la fa tornare per T Istro e per i canali sotterranei, coi quali quél fiume comunica col seno Tergestino. 1) Quando non si voleva, ovvero non si doveva smentire la tradizione costante, che a queste bande fossero giunti per acqua, tanto gli Argonauti che fuggivano, che i Colchi che loro stavano alle spalle, necessariamente voleva il buon sènso ché dal Nauporto sino al fiume che si scaricava nell'Adriatico la barca fosse trasportata sui carri ovvéro sulle spalle degli uomini, imperocché in questo intervallo non è verun'acqua da poter proseguire il viaggio per via di navigazione. Plinio non seppe'decidersi, se la barca sia stata trasportata sul Fofmione ovvero sul Timavo, quindi egli dice che non si sa qual sia questo fiume. Io crederei, quando1 il viaggio degli Argonauti e de' Colchi non sia tutto favola, che il secondo imbarco sia stato non sul lago Timavo, ma sul) fiume dello stesso .nome, Imperocché a questo fiume tendeva anche la strada Romana, che partiva da Emona.