ANNALES • Ser. hist, sociol. • 13 • 2003 • 2 POROČILA IN OCENE / RELAZIONI E RECENSIONI / REPORTS AND REWIEWS, 427-446 compito dei rappresentanti territorial i di giustizia fu pi'u volte fatta una riedizione di una sorta di breviario normativo. L'autore mette in luce anche l'uso particolare del clero, principalmente parroci e diaconi, chiamato a svolgere attività non pertinenti alla missione pastorale ma piuttosto di carattere burocratico-amministrativo e sanitario al I'interno del territorio del la Stato Veneto. Una del le attivita nelle quali si distinsero i parroci fu la compilazione di dati anagrafici villa per villa al fine di individuare all'interno del la popolazione le persone abili all'arruolamento. I dati raccolti dovevano essere successivamente inviati alia cancellería di giurisdizione e poi, una volta contrallad, alia cancellería luogotenen- ziale. I parroci avevano inoltre il compito di sotto- scrivere le fedi di sanita ovvero emettevano un certi- ficato contenente il nome, il cognome e Patria, statura, età e peso di una persona. Mentre la normativa prevedeva che nelle citta fossero i deputati ad emettere tali certificad, nelle ville di campagna il compito fu assegnato al basso clero che, a differenza dei deputati, non era regolarmente stipendiato. I parroci inoltre erano tenuti a notificare al collegio notadle la morte dei notai per evitare la dispersione dei documenti rogati mentre erano in vita. I Proclami sono stati raccolti dall'autore attraverso una scheda • comprendente il titolo, l'indicazione del luogo di stampa, il nome dello stampatore e le misure del proclama, un regesto, la descrizione dello stemma e le sottoscrizioni delle autorità e del le magistrature eminenti e l'incipit del proclama stesso. L'autore nota come nello studio del Fondo dei Proclami del la Biblio­ teca Cívica di Udine un enorme vantaggio sía stato dato dalla possibilit'a di confrontare i dati con le voci poste in successione alfabetico-cronologica contenute nel sette- centesco catastico dell'Archivum Civitatis Utini. La pubblicazione di questo primo volume del Fondo dei Proclami del la Biblioteca Civica V. Joppi di Udine si inserisce in un programma di riordino e di conoscenza sistemática dell'intero patrimonio del la Biblioteca Ci­ vica udinese, un riordino fatto in adeguamento alie normative catalografiche vigenti secondo le indicazioni date dalla Guida alla Catalogazione SBN- libro antico dell'ICCU. Lo studio dei proclami permette di conoscere attraverso una nuova angolazione i rapporti esistenti tra governanti e governati nelle terre del la Patria del Friuli mettendo in luce il ricco corpus di norme che ne regolava la vita. L'autore permette quindi di definiré con maggiore precisione quella rete di rapporti talora con- flittuali tra i rappresenti del potere ¡stituzionale e po­ lítico, quali il luogotenente, i deputati del la Patria, il collegio notarile e il clero chiamato a svolgere una funzione amministrativa e burocrática tra la fine del XVII e la meta del XVIII secolo. Miriam Davide Furio Bianco: NEL BOSCO. COMUNITÁ ALPINE E RISORSE FORESTALI NEL FRIULI IN ETÁ MODERNA (SECOLI XV-XX). Udine, Forum, 2001, pp. 159; CONTADINI E POPOLO TRA CONSERVAZIONE E RIVOLTA Al CONFINI ORIENTALI DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA TRA '400 E '800. SAGGI DI STORIA SOCIALE, Testi e fonti 10. Udine, Forum, 2002, pp. 151 Nel panorama storiografico concernente gli aspetti sociali delle comunita agricole di antico regime ai confini orientali del la Terraferma veneta, dobbiamo ricordare i recenti lavori di Furio Bianco. Quest'ultimo, analizzando la ricca documentazione conservata negli archivi di stato di Udine e di Venezia ma anche negli altri archivi e biblioteche del Friuli (Belluno, Gorizia, Pordenone, Tolmezzo, San Daniele, Vigo di Cadore ecc.), ha potuto sondare alcuni aspetti del la vita agreste delle popolazioni situate nei territori orientali del la Dominante. Lavorando su una mole non indifferente di fonti primarie lo storico Furio Bianco rappresenta le secolari consuetudini del la vita all'interno del paese e/o del villaggio e le reazioni del la comunita stessa di fronte ai cambiamenti che la interessano da vidno. Le rególe non scritte del popolo contadino, situato tra le Alpi e la pianura, avevano contraddistinto il vivere quotidiano dello stesso, e giovava anche agli equilibri di un deter- minato gruppo umano. Merita ricordare come l'autore abbia evidenziato i meccanismi che portavano la co­ munita a ripudiare i cambiamenti che avrebbero stra- volto il vivere della stessa, interrompendo cosi quel sistema di interazione tra la collettivita del contado ed i centri del potere. Vengono tracciate anche le cause dell'insurrezione contadina del 1511, che aveva coin- volto parte del Friuli oriéntale. Bianco avverte che, nonostante la vasta eco di questo evento, non dev'es- sere omesso che tumulti e violenze scoppiavano peri­ ódicamente nella campagna friulana, a testimonianza dell'endemica insubordinazione delle comunita nei confronti dei signori. Se spostiamo I'attenzione ai territori asburgici dell'attuale Repubblica di Slovenia osserviamo anche cola tutta una serie di rivolte contadme che coínvolsero un ampio territorio nel corso dell'eta moderna. La storiografia jugoslava, a differenza di quella italiana, ha ampiamente affrontato tale problemática, dedicando all'argomento numerosi studi. Tra gli storici che mag- giormente si sono soffermati su codesti problemi ricor- diamo Bogo Grafenauer, che negli anni '40 e '50 dello scorso secolo analizzo lo svilupparsi delle insurrezioni contadine in Carinzia e nelle rimanenti regioni slovene mentre nel 1962 diede alie stampe il volume Kmečki upori na Slovenskem (Le rivolte contadine in Slovenia). Gli studi affrontarono l'aspetto delle rivolte contadine anche atraverso le varié espressioni artistico-culturali. Si ricorda percio il volume miscellaneo Kmečki upori v slovenski umetnosti (Le rivolte contadine nell'arte 432 ANNALES ■ Ser. hist. sociol. • 13 • 2003 • 2 POROČILA IN O C EN E/RELAZIONI E RECENSIONI / REPORTS AND REWIEWS, 427-446 slovena) a cura di Štefan Barbarič, pubblicato a Lubiana nel 1974 dalla Slovenska Matica. Quest'ampia mole di studi trovarono un terreno fertile nella Jugoslavia dell'epoca, che appoggiava tali studi in quanto veni- vano visti come una sorta di contrapposizione di gruppi, nell'ottíca del la teoría sociológica del conflitto. Non dimentichiamo che l'idea centrale nella Jugoslavia socialista era quella che evidenziava la nascita del la Repubbllca federativa dalla lotta popolare dl liberazione e dalla rivoluzione dei popoli, percio anche le rlvolte contadine venlvano viste come una sorta di tenace opposizione ai sopraffattori. Nel bosco. Comunita alpine e risorse forestali nel Friuli in eta moderna (secoll XV-XX) e un volume mono­ gráfico inerente I rapporti eslstenti tra le comunita di montagna ed il bosco, che rappresentava un'importante forma di sfruttamento, ¡I cui equilibrio viene profonda- mente rispettato da parte delle popolazioni di mon­ tagna. L'edlzione "raccoglie in ampia slntesi i risultati di studi e ricerche che hanno avuto come tema centrale lo studio delle modal ¡ta di sfruttamento delle risorse forestali, ma da questa prospettiva intende suggerire anche l'approccio ad una serie di problemi storiografici e di temi di ricerca che, a differenza di altri ambiti territoriali [...] non hanno trovato finora ampio spazio nella letteratura storiografica regionale, nonostante la straordinaria ricchezza delle fonti documentarle, per lo m m 1 m ¡ H * FUR10 BIANCO C O M U N I T A A L P I N E E R IS O R S E F O R E S T A L I N E L F R I U L I I N E T À M O D E R N A ( S E C O L I X V - X X ) piü disperse, ma a volte consérvate in ampie e omogenee serie documentarie in archivi e biblioteche italiani e stranieri" (p. 7). Il territorio délia Patria del Friuli era interessato da moite zone boschlve, che comprendevano la dorsale alpina e prealpina ma anche ampi spazi délia bassa pianura. Non conosciamo con esattezza la superficie occupata dalle foreste nel periodo veneto: si possono ricavare dei dati soltanto dalla documentazione del XIX secolo. In quel periodo i boschi del Friuli rappre- sentavano i 2/5 délia superficie del Veneto, che occu- pavano oltre il 42% dell'intera superficie territoriale. Ancora nell'Ottocento il patrimonio foréstale délia montagna si presentava notevole. Cio che si presenta piuttosto intéressante è l'esistenza delie forme di gesti­ one, di un particolare régime giuridico, l'organizzazione produttiva ecc. aspetti che contraddistinsero le relazioni tra le popolazioni e le risorse foréstale per tutta l'etk moderna. Nel dédalo del contrabbando, che intéressé profondamente il Friuli nel corso del XVIII secolo, ricordiamo che anche il legname dev'essere inserito tra i prodotti di frodo. Percio tra l'estate del 1743 e la prima­ vera del 1744 la Dominante emano alcune disposizioni che avrebbero dovuto ostacolare il contrabbando délia legna in partenza dal porto di Latisana e diretto verso i mercati dello Stato délia Chiesa e dell'lmpero, aggi- rando cos'i il rígido sistema economico e fiscale délia Serenissima. Quest'ultima Imponeva che qualslasi prodotto destinato In terraferma dovesse prima passare a Venezia per il pagamento del dazio. Nonostante i controlli, durante la notte i contrabbandieri si spin- gevano con II legname sino aile foci del Tagliamento. Poi costeggiavano la "penisola di Lignano in direzione délia Contea di Precenicco, venivano traghettati all'in- terno del complesso dédalo di canali e acqultrini che frammentavano il territorio litoraneo del feudo gesuitico per poi essere ¡mbarcati su battelli che attendevano al largo" (p. 33). I distretti montuosi erano ¡nteressati soprattutto da boschi comunali. Gli stessi erano dei complessi fondiarl ove le comunità esercitavano antichi diritti d'uso non- ché di sfruttamento, che spettavano soltanto aile fa- miglie originarle. Bianco ricorda il ruolo fondamentale délia foresta per queste realtà. "Nell'economia di vil- laggio il bosco rivestiva un'lmportanza polivalente: of­ fri va cascami e residui arbustlvi dei tagli, foglie, frasche e rami frondosi utilizzabill corne strame e "foraggio di soccorso" per gli animali e a quote piü basse, castagne da farina e anche frutta [...]" (pp. 37-38). Il bosco rap­ presentava poi un settore in cui trovare un impiego, come boscaiolo o carbonalo, oppure nel trasporto del carbone e del legname. Non dimentichiamo la dimen- sione económica rappresentata dal bosco e gli intrecci commerciali che si crearono tra i mercanti di Venezia, del Cadore e dei Friuli con le comunità montane. Il 433 ANNALES • Ser. hist, sociol. ■ 13 • 2003 • 2 POROČILA IN OCENE / RELAZIONI E RECENSION! / REPORTS AND REWIEWS, 427-446 legname era, poi, un prodotto che fruttava notevoli introîti. Nel corso dell'età moderna i mercanti e gli imprenditori provenienti da Venezia iniziarono a de­ finiré le loro zone d'influenza e si contesero a lungo l'esclusiva dei diritti di taglio. Questo interesse bei confronti del legname scaturl verso la met'a del XVI secolo, quando la richiesta di questo prodotto, da parte dei cantieri délia città lagunare, si fece sempre più pressante. Il commercio del legname era anche nel le mani dei feltrini, dei bellunesi e dei cadorini, presentí lungo le Alpi orientali nel corso di tutti i secoli dell'età moderna, intrecciando cos'i non pochi rapporti con le comunità e con gli imprenditori carnici. Nel corso del XVIII secolo la domanda di legname crebbe esponenzialmente. Nonostante la sorveglianza gli usurpatori dei boschi e i contrabbandieri intensi- ficarono il loro operato. Tutto cio fu possibile anche grazie all'omertà delle popolazioni valligiane, nono­ stante le sanzioni, "mentre le contestazioni sui tagli di legname nei boschi comunali sfruttati in promiscuità contribuirono ad accentuare la tradizionale litigiosità dei villaggi che rivendicavano gli uni sugli altri diritti e competenze" (p. 79). Per far fronte a questa sempre mag- giore domanda di legna e per tutelare il suo patrimonio boschivo, la repubblica marciana introdusse nuove norme all'interno délia sua ricca legislazione foréstale. Anche le comunità presentí in loco cercarono di fronteggiare il progressivo degrado delle risorse forestal i, "bandendo i boschi, regolamentando i) rifornimento di legna da fuoco e da rifabbrico, riformulando carte statutarie, capitol i di boschi e obblighi dei guardiani, stabilendo pene severe per i contraffattori, in alcuni casi privati dei diritti comunitari, espulsi dalle assemblée vicinali ed esclusi dall'uso dei beni comunali" (p. 81 ). Gli indiscriminati tagli delle foreste portarono a radicali trasformazioni del paesaggio: il disboscamento delle valíate préalpine ed alpine provoco effetti de- vastanti su tutto l'ecosistema délia montagna. Una delle conseguenze più immédiate fu il dissesto idrogeologico del territorio. I pendii privi delle radici degli alberi che trattenevano il terreno, venivano fortemente denudati dall'azione delle acque meteoriche. La mancata siste- mazione foréstale dei bacini fluviali non permetteva il deflusso delle acque, causando cosí fenomeni di smot- tamento in tutta l'area. Il volume è corredato da moite decine di disegni, schizzi e carte geografiche provenienti dall'Archivio di Stato di Venezia nonché da raccolte prívate, che arric- chiscono ulteriormente lo studio. Si ricorda, poi, l'ap­ pendice (pp. 129-159) comprendente la trascrizione di undici documenti tratti dagli archivi di Stato di Udine e di Venezia. Gli stessi "riguardano il régime delle lo- cazioni di boschi. Si tratta di alcuni contratti stipulât! tra comunità e mercanti lungo un arco di tempo che va dai primi decenni del '600 alla fine del '700" (p. 129). Il volume Contadini e popolo tra conservazione e rivolta ai confini orientali della repubblica di Venezia tra '400 e '800. Saggi di storia sociale raccoglie una serie di saggi che l'autore ha pubblicato, tra il 1994 ed il 2000, in vari lavori collettanei o negli atti dei convegni internazionali. Dalla prefazione veniamo a sapere che gli argomenti centrali del libro sono "la struttura co­ munitaria, i rapporti tra signori e sudditi, le relazioni tra centro e periferia analizzati all'interno di quadrí regional i relativamente ampi, al di la delle loro peculiari connotazioni economiche, sociali e istituzionali (domini orientali di Venezia, Cadore, Carnia, Friuli, Istria)“ (p. 7). II filo rosso di tutti i saggi e sicuramente la continuity, la permanenza e la resistenza ai processi di moderniz- zazione che iniziavano a coinvolgere le comunita dell'area friulana. Durante l'eta moderna quest'ultime acquisirono una fisionomía istituzionale ben precisa e cib rappresentava la loro líberazione dal contrallo da parte delle strutture civili e religiose. Durante questi secoli il villaggio rappresenta una dimensione ben definita, all'interno della quale ogni singólo individuo svolge un ruolo, ed ha diritti e doveri. "[...] la comunita di villaggio costituiva ancora un modo di organiz- zazione collettiva della produzione sia per le modalita di sfruttamento agro-silvo-pastorale delle terre comuni e di assegnazione dei lotti coltivati" (p. 12). Le societa contadme si dimostrarono gelose detentrici dei loro diritti e degli antichi privilegi (in buona parte conservati anche con ¡I venir meno del potere temporale del Patriarcato di Aquileia). L'infrazione di questo profondo equilibrio dava luogo a tumulti e violenze, poiché si presentavano irrazionali alia lógica del villaggio, le cui consuetudini annoveravano una continuita che si per- deva nel la notte dei tempi. Lo studio dal titolo Mihi vendictam: clan aristocratici e comunita rural i in una faida nel Friuli tra '400 e '500 (pp.17-39) affronta la rivolta popolare di Udine che sconvolse la capitale della Patria del Friuli nel giovedl grasso del 1511. I contadini organizzati in milizie rurali, al comando di Antonio Savorgnan si diressero nel borgo in cui i feud atari ed i loro seguaci cercavano di fron­ teggiare un improvviso e furioso assalto di popolani e di nobili. L'irruenza della sommossa colp'i brutalmente i signori, molti dei quali furono massacrati. Dal centro urbano la rivolta si sposto nel contado ove si trovavano i vasti possedimenti signorili. Furono messi a ferro e fuoco numerosi castelli e fortezze, soltanto Pintervento veneziano ed una coalizione di nobili poterono fermare l'ondata di violenza. La sollevazione costituisce anche l'atto piü esplicito di una lunga faida che aveva coinvolto il clan guidato dai Savorgnan opposto ad una miriade di aristocratici feudali ma anche alia nobiita cittadina. "Questa rivolta puo essere considerata la piü vasta ¡nsurrezione popolare e contadina dell'ltalia rinascimentale, pose fine ad un periodo di tensioni e conflitti sociali, accentuati dalla particolare struttura politico-istituzionaie del territorio e resi ancora piü acutí 434 ANNALES ■ Ser. hist, sociol. ■ 13 • 2003 • 2 POROČILA IN O C EN E/RELAZIONI E RECENSIONl / REPORTS AND REWIEWS, 427-446 nel corso degli ultimi decenni dalle ripetute incursioni di genti bosniache e serbe e dalle devastazloni com- piute dalle armate imperiali" (p. 19). Si pub dire che sino alla rivolta del 1511 il patriziato veneziano tentó di favorire piii o meno apertamente la fazione capeggiata dai Savorgnan, ed il massacro si sarebbe consumato proprio grazie al tácito consenso della Serenissima. Agli inizi del XVI secolo la lotta intestina, che insanguino la regione, rappresentava un fattore abituale della vita política e sociale di Udine, in Parlamento e nei consigli. L'ambizioso piano di Antonio Savorgnan consisteva nell'eliminazione física dei suoi avversari per diventare cosl padrone del Friuli. Questo progetto stava gia prendendo la sua forma: consolido ¡I patrimonio di famiglia e le prerogative all'interno della fazione e rafforzo il suo potere a Udine. Il Savorgan stesso divenne poi comandante generale ciel le cernide, ovvero dell'esercito agreste, ed in questo modo poté avere il contrallo di migliaia di contadini avvezzi aile armi. Il successo riscosso da questa famiglia ha motivi piii profondi, i Savorgnan "garantivano il rispetto ciel le antiche usanze del le comunita in materia economica, fiscale, giurisdizionale e giudiziaria" (p. 24). Per quanto concerne la violenza dei contadini nei confronti dei feudatari, essa scaturiva dalla convinzione che quest'ultimi volessero intaccare le normative consuetu- dinarie ma anche "quelle relazioni tra signori e sudditi che avevano costituito uno dei principi ispiratori délia società tradizionale" (p. 29). Percio tra il XV ed il XVI secolo assistiamo ad una mobilitazione e alla rivolta di interi villaggi, uniti come un blocco monolítico in quanto convinti che solo in questo modo avrebbero potuto difendere i loro secolari diritti che erano stati violati. II clan dei Savorgnan fu accusato di avere premeditato ed organizzato il massacro e la solle- vazione popolare, anche se quanto accaduto andava visto come uno sfogo improvviso, in seguito alie ten- sioní che sí erano accumulate all'interno del centro urbano a causa dell'avvicinarsi delle truppe imperiali che gia da alcuni anni stavano devastando la regione. Nel prosieguo Bianco affronta anche il problema delle vendette di sangue che coinvolgevano "interi parentadi, protagonisti e semplici che si assunsero di volta in volta il compito di lavare col sangue l'offesa arrecata a un membro del clan, di ristabilire la sua memoria e di tutelarne l'onore" (p. 35). Nel 1546 ad Udine fu stipulate un accordo tra le due fazioni, di effimera durata dato che poco tempo dopo Germánico Savorgnan compf un'imboscata a danno del la fazione avversaria. La regione fu interessata dall'endemico problema della vendetta di sangue che si "trascinava ad oltranza, senza limiti di tempo né spazio, per anni o per decenni, trasmessa da generazioni. La stessa assumeva un valore quasi religioso poiché ripristinava l'onore della casata, riabilitava la memoria della vittima ed aumentava il rispetto e la stima collettiva" (p. 37). Vincoli comunitari e conflitti vicinali nella montagna cárnica del '700. II caso di Fusea (pp. 41-61) é un saggio nel quale si delinea l'iter che porto alia sentenza degli Inquisitori di Stato nei confronti della Comunita di Fusea agli inizi di setiembre del 1766. La vicenda gia ricordata ebbe inizio nel 1762 a seguito della querela presentata al tribunale del Consiglio dei Dieci da parte di Nicolo Gressani, abitante di Vinario. Quest'ultimo aveva redatto un memoriale nel quale denunciava i soprusi e le violenze subite da parte degli abitanti di Fusea. II gia citato, assieme al fratello Pietro, aveva ereditato un vasto complesso aziendale a Vas. Si trattava di terreni particolarmente fertili ma soprattutto esposti al solé, fattori importanti che favorivano lo sviluppo delle atti vita agro-pastoral i. Verso la meta del XVIII secolo si assiste ad una sempre maggiore colonizzazione (leggi privatizzazione) di quest'area montana, cosa che scateno una vivace ostilita da parte degli abitanti autoctoni che si vedevano privati dei beni comunal i del loro villaggio. La questione di Vas precipito nel febbraio del 1756, quando i Provveditori sopra i beni comunali sancirono definitivamente i diritti della famiglia Gres­ sani. II problema non venne risolto con la diplomazia e cedette ¡I passo alia violenza. Percio si verificarono imboscate, spedizioni punitive contro i coloni di Vinaio, si ostacolavano le pratiche agricole ecc. Gli atti di violenza contro i due fratelli summenzionati crebbero esponenzialmente, arrivando cosí sino alio sradica- mento degli alberi presentí nei loro possedimenti. Queste manifestazioni indussero i Gressani ad abbandonare le proprieta. Intanto ebbe inizio la fase istruttoria. Furto Bianco avverte che la sentenza ema- nata dai giudici veneziani non dev'essere ¡nterpretata come un "atto di paternalistica tolleranza" e neanche come "una abdicazione a quel concetto di giustizia che in eta di antico regime doveva essere comunque puni­ tiva e vendicatrice" (p. 45). In realta si tratto di un episodio molto vicino alia violenza rituale e non aveva nulla a che fare con le cruenti sollevazioni del contado, che ancora a quelI'época ¡nteressavano le campagne della Carnia e del Friuli. Gli abitanti del villaggio ¡nsorsero con la forza in quanto volevano salvaguardare "un patrimonio fondiario di una certa consistenza, in grado di assicurare alia comunita e alie famiglie ori­ ginarle non solo beni e servizi indispensabili, ma anche proventi in denaro di tutto rispetto" (p. 48). Per questa serie di motivi scatto la molla della violenza, único mezzo per salvaguradare i loro diritti. La frontiera come risorsa. II contrabbando di tabacco nella repubblica di Venezia in eta moderna (pp. 63-73) e l'argomento del terzo contributo presente nel volume. La linea di demarcazione tra la Serenissima e la Casa d'Austria non dev'essere vista come una sorta di vallo invalicabile che separa due mondi, ovvero due realta statali. La stessa, in determinad periodi, puo apparire ¡mpermeabile cioe chiusa ai territori prospicienti, ma 435 ANNALES • Ser. hist, sociol. • 13 ■ 2003 • 2 POROČILA IN OCENE / RELAZIONI E RECENSIONI / REPORTS AND REWIEWS, 427-446 nella maggior parte dei casi permette la comunicazione e l'osmosi di persone e/o prodotti da una regione all'altra. Il confine fu pure uno scénario di violenza tra villaggi situât! di qua e di là dalla frontiera. L'autore sottolinea poi che "la frontiera fu soprattutto luogo di congiunzione, di espansione e di scambi, fonte di attività che improntarono la vita materiale e gli orizzonti culturali delle popolazioni frontalière" (p. 66). I territori a ridosso del confine furono, poi, anche un'area di florido contrabbando. Il governo di Venezia controllava assi- duamente i suoi confini poiché si interessava innan- zitutto di tutelare i suoi interessi economici, caratteriz- zati in buona parte dalle rigide norme protezionistiche, vincolistiche e monopolistiche. La pesante fiscalità mar­ ciana contribuí notevolmente alio sviluppo del contrab­ bando, che trovava pochi ostacoli da parte veneziana, in quanto non era in grado dl circoscrivere, fronteggiare e reprimere efficacemente il problema. "Lungo tutto l'arco alpino un fittissimo dédalo di varchi, impossibili da con­ trallare e tanto meno da presidiare, permette lo sca- valcamento dei confini a contrabbandieri occasionali o abituali, isolati o in grosse formazioni rinforzati da malviventi e banditi che nelle contrade e nelle foreste délia montagne avevano trovato covi e asili" (p. 67). Ribellismi, rivolte antifiscali e repressione délia cri- minalità nell'lstria del '700 (pp. 75-89) cl porta sulle sponde dell'Adriatico orientale, zona, anche questa, Interessata dalla pesante fiscalità e dal monopolio délia Dominante. Tutto il pesce e buona parte degli altri alimenti di massa, dovevano far scalo a Venezia e colà erano sottoposti ad un duplice dazio, di entrata e di usclta, prima di essere smerciati nella terraferma. La ri- scossione dei dazi era affidata ai prlvati. "Gli appaltatori, per mantenere remunerativa un'impresa che imponeva esborsi e anticipi crescenti già al momento delle gare d'asta, erano costretti ad imporre prezzi relativamente alti per i loro prodotti in vendlta, in modo da com­ pensare la riduzione dei loro profitti, fisiológicamente intaccati dal commercio di frodo e dalle spese sostenute per il mantenimento di un efficiente apparato di prevenzione e di repressione del contrabbando" (p. 75). Il fulcro del traffico di frodo si trovava a Rovigno, ove operavano compagnie di pescatori e mercanti. Le barche délia località istriana si spingevano sino al golfo del Quarnero. Il pesce pescato veniva in parte lavorato in loco utillzzando il sale di contrabbando trasportato da batteili con bandiera ragusea, pontificia o austríaca. Il prodotto veniva pol destínate ai mercati di Trieste, Ancona, Senigallia ecc. Il governo di San Marco adotto dei severi provvedimenti, intensifico la sorveglianza lungo il litorale friulano, allest) barche armate di balestre, mobilité spie e confidenti, ma nonostante tutto cio i risultati furono quasi inutili. "In Istrla il contrab­ bando interessava ogni settore produttivo" (p. 77), sale, tabacco, pesce salato, olio d'oliva erano senz'altro i prodotti magglormente contrabbandati. Per quanto con- CONTADINI E POPOLO TRA CONSERVAZIONE E RIVOLTA Al CONFINI ORIENTALI DELLA R EPU BB L IC A Dl VENEZIA TRA '400 E ‘800. SAGGI 01 ST0RIA SOCIALE F O R U M cerne l'olio d'oliva, basti rlcordare che il 16% dell'intera produzione olearia, notificata dai proprietari di torchi e destinata per legge a far scalo a Rialto, raggiungeva effettivamente Venezia, mentre il rimanente 84% del prodotto finlva sui mercati di Trieste e di Senigallia (p. 77). L'organlzzazlone comunitaria in Cadore alla fine dell'antico régime (pp. 91-110) tratta alcuni aspetti délia vita comunitaria nella suddetta regione montana délia Serenisslma. Bisogna ricordare che "per tutta l'età moderna il Consiglio generale del Cadore continuo a mantenere gran parte delle attribuzionl esercitate nel periodo patriarchino: legiferava su moite materie, amministrava il patrimonio fondiario posseduto dalla Magnifica Comunità, raccoglieva gli oneri fiscal i e, fatte salve le prérogative dei tribunal i veneziani su alcuni reati, giudicava in prima istanza sla civile che crimínale [...] attraverso una corte di giudizio presieduta dal vicario e formata da quattro consoli [...]" (p. 100). L'autore analizza ¡I ruolo dell'Assemblea, organismo fondamentale del la società rurale d'antico regime, che assumeva diverse denominazioni a seconda dell'area geográfica. L'accesso alia vicinia era riservata esclu- sivamente ai capi famiglia, mentre erano esclusi dalla stessa tutti coloro che non discendevano dalle antiche 436 ANNALES • Ser. hist. sociol. • 13 ■ 2003 • 2 POROČILA IN OCENE / RELAZIONI E RECENSIONI / REPORTS AND REWIEVVS, 427-446 casate originarle, ovvero coloro che non avevano ottenuto un titolo di indigenato. "Si trattava di uno schema di rifiuto nei confronti dei foresti che (...) non aveva solamente lo scopo di emarginare gli estranei, ritenuti portatori di valori ¡n qualche modo alternativi, quanto piuttosto di impediré una piü estesa suddivisione e parcellizzazione del le quote-parti comunali" (p. 103). Prima di Campoformio. La diffusione del le massime francesi in Friuli e nelle campagne della Repubblica di Venezia (pp. 111-121). Nel periodo antecedente la firma del noto trattato, con il quale Napoleone cedette i territori ex veneti agli Asburgo, le forze militar] della Serenissima erano decisivamente deboli e non avreb- bero potuto opporre alcuna resistenza in caso di un attacco esterno. Le fortezze ed i presidí si presentavano in un profondo degrado. La campagna d'ltalia guidata da Napoleone Bonaparte non conobbe ostacoli e gli scontri armati non fecero altro che ribadire habilita militare del generale corso. L'arrivo delle truppe francesi e l'insediamento delle prime municipalita democratiche provocarono non poche reazioni ostili da parte dei contadini veneti. Per accattivarsi la fiducia della po- polazione rurale, i francesi adottarono una serie di provvedimenti, come la diminuzione dei prezzi di alcuni prodotti di largo consumo, la sospensione del pagamento delle rendite, l'abolizione delle decime ecc. accolte benevolmente, suscitando puré un certo con­ senso. In realta si tratto soltanto di un progetto dema­ gógico e propagandístico, ma ben presto aumentarono i gravami, le requisizioni e le contribuzioni forzate per l'esercito. Percio tra la primavera e l'estate del 1797 in molti distretti rurali scoppiarono tumulti e disordini. Migliaia di contadini inalberarono il vessillo col Leone marciano. Dilagarono per la campagna e giunsero persino a minacciare i maggiori centri urbani. Non dimentichiamo che il Friuli degli ultimi decenni del XVIII secolo fu contrassegnato da tutta una serie di tumulti e di agitazioni nelle campagne, "talvolta in con- comitanza con i processi di modernizzazione dell'eco- nomia agricola e con un ulteriore allargamento delle prerogative feudali" (p. 117). Lo spaventevole flagello dell'agricoltura. Furti cam- pestri e diritti consuetudinari nel Friuli occidentale di fine '800 (pp. 123-148) e l'ultimo saggio del libro, e si sofferma su un problema inerente il Friuli all'indomani dell'annessione al Regno d'ltalia. La pressione fiscale, con tasse sul sale e sul macinato, aveva provocato un notevole malcontento in quasi tutto il regno sabaudo, che fu duramente represso dalla polizia e dall'esercito. "In Friuli manifestazioni popolari di protesta scop­ piarono nei circondari di Udine e di Pordenone per poi investiré gran parte dei villaggi e dei centri rurali nei comprensori della pianura, gia alia fine del dicembre del '68, pochi giorni prima dell'entrata in vigore della legge che ¡mponeva una tassa sulla macinazione dei cereali" (p. 125). Nonostante i disordini e le sollevazi- one dei friulani, gli stessi non si possono pero para- gonare ai violenti tumulti che interessarono il resto del regno "né si ripeterono quegli episodi di brutalita esa- sperata che in un passato -anche di fine '700- avevano sconvolto i villaggi e i distretti feudali friulani" (p. 125). Anche nel nuovo contesto statale ¡I contrabbando non venne meno. Nel 1890 circa il 20% di tutte le denunce penali deposítate negli uffici della Procura di Udine riguardavano proprio questa attivita proibita. Kristjan Knez Giovanni Radossi: MONUMENTA HERALDICA JUSTINOPOLITANA. STEMMI Dl RETTORI, Dl FAMIGLIE NOTABILI, Dl VESCOVI E DELLA CITTA Dl CAPODISTRIA. Collana degli Atti, n. 21. Rovigno- Trieste, Centro di ricerche storiche Rovigno, 2003, 480 str. Pred kratkim je ob finančni pomoči Dežele Veneto pri Središču za zgodovinske raziskave v Rovinju izšel 21. zvezek v seriji "Collana degli Atti" z naslovom Mo- numenta Heraldica Justinopolitana. Stemmi di rettori, di famigiie notabili, di vescovi e della citta di Capodistria. Kot izdajatelji te vsebinsko bogate in zajetne publi­ kacije, ki šteje 480 strani, nastopajo Unija Italijanov na Reki, Ljudska univerza v Trstu in Pokrajinski muzej Koper. Avtor, prof. Giovanni Radossi, je raziskave in ob­ delavo koprskega heraldičnega in epigrafskega gradiva zastavil že pred sedmimi leti, potem ko je v Aktih rovinjskega Središča za zgodovinske raziskave doslej že obdelal večino heraldičnega gradiva drugih istrskih mest. V nasprotju s tem je koprsko heraldično gradivo neprimerno obsežnejše in tudi bolj raznoliko. Vseh dokumentiranih in obdelanih grbov je 423, v publi­ kacijo pa so tako kot za druga istrska mesta vključeni tudi levi sv. Marka, plemiški škofovski grbi in grbi, upodobljeni na platnih, listinah, dokumentih itd. Koprski heraldični fond je razpršen na številnih kra­ jih ožjega mestnega jedra, zlasti na zgradbah, ki ob­ dajajo Titov trg: Pretorski palači, Foresteriji, Armeriji, Loggi in stolnici z mestnim stolpom. Večje število grbov najdemo tudi na stavbah, ki obkrožajo Trg Brolo, in na Prešernovem trgu, kar 142 pa jih je v atriju in lapidarju ter v depojih Pokrajinskega muzeja Koper. Med grbi jih največ pripada plemiškim grbom koprskih podestatov in kapitanov (164), koprskim plemiškim družinam (148), grbom koprskih škofov in prelatov (33), grbom koprske komune (15), simbolom in znakom združenj in bratov­ ščin, nekaj je tudi grbov, katerih pripadnost še ni ugo­ tovljena oziroma pripadajo različnim drugim zvrstem. Tolikšno število kamnitih grbov pomeni dragoceno in zelo zanimivo zgodovinsko in heraldično pričevanje, ki 437