LEGGI DI ROMA Sono recenti, nei giomali quotidLani, gli echi di una l^ge di pnossima promulga-zione inerente al conferi-mento della cittadinanza ita-liana alle popolazioni dei territori ex jugoslavi aimessi al Regno, in seguito agU Ultimi awenimenti militari e politicL Pur non ritenendosi opportune — per owie ed intuitive ragioni — di anticipare precisazioni e giudizii a pro-posito di un prowedimento che trovasi tutt'ora in corso di attuazione, giova peraltro segnalare questa prowida disposizione che, intesa nella sua portata etico-giuridica, riveste un contenuto di par-ticolare impprtanza sociale e — soprattutto — spirituale. Si tratta di un nuovo e co-spicuo apporto di vitalitä — in senso giiiridico — al gio-vane lorganismo dei territori annessi. Essi si awiano in tal modo — oltre lo strepito delle armi — verso quella fusione con la Madre Patria che obbedisce al richiamo di voci profionde, le quali attingono talora alle sorgenti della Stirpe. Ed e gesto di alta sapien-za politica. Sülle orme della piü sana tradizione romana e italica, la Patria ascolta le leggi del focolare e accoglie i nuovi elementi perche, aU'ombra del vecchio ceppo, ritrovino quel calore d'intimitä che nasce dalla comunanza di vita, si alimenta e si affina attraverso la consuetudine gentile d'una convivenza intesa sullo stesso piano di di-ritti e di doveri. Roma ancora una volta spartisce ü pane e il sale. Chi e nato sul territorio soggetto alla sovranita d'uno Stato che ha conquistato col sangue il suo diritto d'impe-rio, sarä cittadino. Chi da 5 anni risiede su quel territorio dal (^ale ha tratto ragioni di vita e di pensiero, sarä cittadino. n sangue e l'Idea si fondono in im'unica espressione di saggezza. Non tracotanza di conquistatori che disper-dono, sommergono e passa-no oltre, ma sollecitudine fraterna ^ legislatpri che si soffermano e prowedono. L'Itala gente dalle molte vite riappare suUa pedana deUa Storia col suo incon-fondibile profilo. • '•H» II saluio del Ninisiro della Cuhura Popolare Nata in un momenfo decisivo per la sfo-ria del mondo, ..prima linea" si accinge a con-dividere 1'agile faiica del giornalismo fascista e ad affiancarlo, con fede ed intelligenza, nella sua missione di inferpreie dell'ordine nuovo, che la VHtoria dara ai popoli riscai-faii dallegemonia demo-plufocrafica e bol- scevico-giudaica. Per l'avvenire di ..prima linea', patiuglia di punta del pensiero mussoliniano e dell'azio-ne fascista in terra di combattimento, formulo il piü cameratesco augurio. Alessandro Pavohni ^ jC V^^ Www [/VVHV crmpa d i punta —i WAAMIl^V/* sublime e piü puro dell'idea-le e della fede. «Prima linea» e il titolo; in prima linea sono i nostri grande idea con ascetica severa e rigorosa per tutte le piü grandi vittorie dello spi-rito. Orlando Orlandini iplesso piü numeroso Jtampa del Parüto, aello costituito dai federali, e stato una-nte definito da molti I nome di «Stampa di e mai definizione fu 3ta piü felice nello ed espressivo laco-;tampa di punta cioe di transigente. Pattuglia le linee si allontana In ricognizione verso 5 nemico, affrontando e imboscate; ma che Le linee ritoma sem-un prezioso bottino rmazioni, di impres-di certezze sullo svol-■ della battaglia. In-jni, impressioni e cer-he saranno utili di n tempo anche ai coli. Stampa di punta, ampa indispensabile .tto nella stagione di perche come le pat-essa puö dare con 1, con tempestivita e :denza il tono della sitüäzione, distribuendo al tempo stesso ai suoi lettori un insurrogabile alimento nervino. Risulta ormai da sintomi sicuri che una certa zona di lettori segue la stampa del Partito con fedelta e con pas-sione: pochi lettori forse, molto inferiori certamente per numero a quelli della stampa quotidiana, ma assai piü esigenti nel senso della sostanza e della spregiudica-tezza, poiche raggiungibili, per esempio, non attraverso l'articolo di colore o il ge-nerico commento all'episodio del giorno, ma soltanto attraverso il corsivo ardito e so-stanziale; non attraverso la disgressione discorsiva, ma attraverso la presa di posi-zione netta e recisa. Sarebbe impossibile disco-noscere che di questo materiale vivace e coraggioso, in senso rivoluzionario piü pre-gevole di ogni altro materiale giomalistico, la Stampa del Partito in venti anni di attivitä abbia largamente abbondato; e non importa se un tributo cosi importante alia vita spirituale del Fa-scismo spesso non sia stato ne consegnato in fogli impa-ginati secondo le piü raffi- nate regole d'arte, ne pre-sentato dentro una cornice lussuosa. Come si e ripetuta-mente affermato in varie occasioni, la pcvcrta di mez-zi e stata un contrassegno non solo esterno, ma anche morale della Stampa del Partito, la quale ha sentito I'or-goglio di conservare intatte le sue originarie posizioni spiritual!, senza preoccuparsi di sorreggerle mediante una organizzazione plutocratica, anche perche e indisutibile che tali posizioni per essere mantenute richiedevano e ri-chiedono, come fattore stret-tamente indispensabile, soltanto I'ausilio della volonta e della fede. E alia volonta ed alia fede lungamente dimostrate e stato ed e premio sufficiente per la Stampa del Partito quello di essersi, per propria intrinseca virtü, riconosciuta completamente in fase con le esigenze fondamentali della Rivoluzione nel momento in cui ha conquistato la sua pienezza di svolgimento attraverso la guerra. Quando i riflessi interni del conflitto, mettendo a fuo-co tutti i problemi sul piano di una realta senza compro-messi, harmo imposto la necessity di una revisione di posizioni pratiche e morali, la Stampa del Partito ha av-vertito naturalmente la con-sapevolezza di avere sempre affermato questa necessita e di averla sostenuta con tutte le sue forze dentro il solco profondo della ortodossia fascista; cioe ha avuto la co-scienza di essere stata e di essere tuttora uno strumento vivo ed efficace del Fasci-smo, soprattutto dinanzi alle esigenze poste dalla guerra. E' su questo piano che «prima linea», primo gioma-le italiano della provincia di Lubiana, inizia le sue pub-blicazioni al servizio della Rivoluzione delle Camicie Nere. Giovanni Calendoli » La disposizione del Segie-tario Fedeiale che oidina ai fascisti di Lubiana di indos-sare quotidianamente la divisa .ha iatlo storcei la bocca a qualcuno. Nessuna meraviglia: sap-piamo che anche a Lubiana esistono questi soliti «qualcuno». Anzi ci congiatulia-mo Che la disposizione del Fedeiale possa dar modo di individuaie la loio pallida faccia, resa ancor piü pallida dal nero della camicia indossaia di mala voglia. Pero, fin da ora desideiia-mo dir loio che, se non ci disgustasseio, essi ci fareb-bero tremendamente lideie; come ci fa ridere colui che porta la mano davanti agli occhi per nascondere il proprio imbarazzo. Perche essi spremono, con gran pericolo di congestio-ne, la propria materia cerebrale, all'unico scopo di tro-var souse per velare la propria paura? Perche essi si limitano a tener solo la camicia nera, pur posse-dendo la divisa fascista, che essi acquistarono allora, quando speravano che bastasse I'abito a fare il monaco? I loio discorsi ci portano ad una unica conclusione: o essi sono stupidi, nulla aven-do capita del vero significa-to della disposizione, o sono semplicemente dei vigliac-chi. In tutti e due i casi non sono, ne saranno mai, dei fascisti. La divisa ä per loro pesan-te? Stiano tranquilli. Li libe-reremo prestissimo da questo peso. Cos], con un solo atto faremo la loro e la nostra contentezza. ABBONAMENTI: Annuo L. 25 - Semestrale L. 13 - Sostenitore L. 1000 Spedizione in abbouamento postale IT" Gruppo — CONCESSIONARIA PUBLICITÄ: U. P. I. LUBIANA, Via Selenburgova n. 1 - Tel. 24-33 Lubiana. 19 settembre 1942-XX° DIREZIONE - REDAZIONE: LUBIANA, CASA DEL FASCIO TELEFONO N. 26-58 — UN NUMERO CENTESIMI 60 Saluto del Segretario delParlito alle Camicie Nere di Lubiana Desidero giunga alle Canriicie Nere di Lubiana il mio cameratesco saluto insieme aU'lncitamento di sempre meglio operare al servizio dellc Rivoluzione. ( Vivere in „prima linea" e un privilegio concesso a pochi e perfonto ogni azione deve essere improntafa al piCi sfretto sfile di austerita e di intransigenza della nostra vita fascista. Viva il Duce! Aldo Yidussoni ' >♦♦♦♦♦♦♦♦♦«»»«««»««*»♦ «Prima linea» nasce in dima di baltaglia, mentie in questa nuova terra d'lialia le armi cantano Ja loro canzone di guerra e soldati e camicie nere braccano per boschi, gole e monti il ne-mico della nostra vecchia bandiera. Si combatte il comunismo mascherato da brigante slo-veno. In questo clima e con que-sti nemici altro non pud essere il compito di «prima linea» che dilendere la fede, la fede di Martiri e di Eroi, la Sede di noi che crediamo in Mussolini. E' anche attraverso «prima linea» che i nostri nemici impareranno a conoscerci meglio, a conoscere la nostra iorza, le nostre idee e la nostra giustizia. Se qualcuno di noi sard destinato ad essere di esem-pio col suo sacrificio, noi giuriamo ancora una volta, come in quel giorni di giu-gno sul sangue dei due Ca-duti, che lotteremo spietata-mente sino al completo an-nientamento del nemico. Manterremo fede alia con-segna. L'amore al combatti-mento, il coraggio e il dove-re della verita, il disinteresse, la netta separazione fra il sacro e il profano, la Schletta lealtä, la conserva-zione e la difesa dei «valo-ri» creati dalla Rivoluzione delle camicie nere, la dedi-zione completa alia Patria, I'orgoglio della nostra razza e della nostra storia saranno per «prima linea» il viatico sicuro per una lunga vita al servizio del Fascismo. I» II PRIMI 111 E' nato il nostro giornale «prima linea». E' il giornale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Lubiana, il primo giornale italiano di questa Provincia. Esso ha un titolo che e tutto un programma di azione, di indirizzo, di pensiero che vuol dire fede, eroismo, sacrificio, disciplina, bellezza morale, ordine, potenza di vita costruttiva. II suo battesimo sara nella lotta che ancora si combatte su questa nuova terra ita-liana contro 1 nemici di Roma e del Fascismo, mentre dai Fasci e dai Centri nelle trincee trae lo spirito eroico delle estreme rinunzie, e dai nostri martiri il simbolo piii sublime e piii puro dell'idea-le e della fede. «Prima linea» e il titolo; in prima linea sono i nostri Fasci di Combattimento, in prima linea saranno tutti i fascisti, gerarchi e gregari, per I'affermazione anche in questa terra della nostra grande idea, sacra ed immortale che deve germogliare e svilupparsi feconda di bene e di grandezza. Ognuno deve sentire pro-fondamente nell'animo I'ono-re, la bellezza di essere al suo posto di combattimento, ognuno deve comprendere la sua alta missione in questa terra e deve meritare in pieno questo privilegio. «Prima linea» si manterra in tutto aderente a questi principi. In tale senso inizia oggi il suo cammino continuando la grande idea con ascetica severa e rigorosa per tutte le piü grandi vittorie dello spirito. Orlando Orlandini II saluio del Minisiro della Culiura Popolare No/a in un momenfo decisivo per la sfo-ria del mondo, ..prima linea" si accinge a con-dividere I'agile faiica del giornalismo fascisfa e ad affiancarlo, con fede ed inielligenza, nella sua missione di inferpreie dell'ordine nuovo, che la Vitforia dara ai popoli riscaf-fafi daU'egemonia demo-plufocrafica e bol-scevico-giudaica. Per I'avvenire di „prima linea", paftuglia di punfa del pensiero mussoliniano e dell'azio-ne fascisfa in terra di combaffimenfo, formulo il piü camerafesco augurio. Alessandro Pavolini 1 ^ VM JVVI'VMA. Stampa di punta II complesso piü numeroso della Stampa del Partito, cioe quello costituito dai giornali federali, e stato una-nimamente definito da molti anni col nome di «Stampa di punta» e mai definizione fu di questa piü felice nello schietto ed espressivo laco-nismo: stampa di punta cioe di fede intransigente. Pattuglia che dalle linee si allontana spesso in ricognizione verso il campo nemico, affrontando anche le imboscate; ma che dentro le linee ritoma sempre con un prezioso bottino di informazioni, di impres-sioni e di certezze sullo svol-gimento della battaglia. Informazioni, impressioni e certezze che saranno utili di tempo in tempo anche ai co-mandanti. Stampa di punta, cioe stampa indispensabile soprattutto nella stagione di guerra, perche come le pat-tuglie, essa puö dare con sincerita, con tempestivita e con evidenza il tono della situazione, distribuendo al tempo stesso ai suoi lettori un insurrogabile alimento nervino. Risulta ormai da sintomi sicuri che una certa zona di lettori segue la stampa del Partito con fedelta e con pas-sione: pochi lettori forse, molto inferiori certamente per numero a quelli della stampa quotidiana, ma assai piü esigenti nel senso della sostanza e della spregiudica-tezza, poiche raggiungibili, per esempio, non attraverso I'articolo di colore o il ge-nerico commento all'episodio del giorno, ma soltanto attraverso il corsivo ardito e so-stanziale; non attraverso la disgressione discorsiva, ma attraverso la presa di posi-zione netta e recisa. Sarebbe impossibile disco-noscere che di questo materiale vivace e coraggioso, in senso rivoluzionario piü pre-gevole di ogni altro materiale giomalistico, la Stampa del Partito in venti anni di attivita abbia largamente abbondato; e non importa se un tributo cosi importante alia vita spirituale del Fascismo spesso non sia stato ne consegnato in fogli impa-ginati secondo le piü raffi- nate regole d'arte, ne pre-sentato dentro una cornice lussuosa. Come si e ripetuta-mente affermato in varie occasioni, la pcvcrta di mez-zi e stata im contrassegno non solo esterno, ma anche morale della Stampa del Partito, la quale ha sentito I'orgoglio di conservare intatte le sue originarie posizioni spirituali, senza preoccuparsi di sorreggerle mediante una organizzazione plutocratica, anche perche e indisutibile che tali posizioni per essere mantenute richiedevano e ri-chiedono, come fattore stret-tamente indispensabile, soltanto I'ausilio della volonta e della fede. E alia volonta ed alia fede lungamente dimostrate e stato ed e premio sufficiente per la Stampa del Partito quello di essersi, per propria intrinseca virtü, riconosciuta completamente in fase con le esigenze fondamentali della Rivoluzione nel momento in cui ha conquistato la sua pienezza di svolgimento attraverso la guerra. Quando i riflessi interni del conflitto, mettendo a fuo-co tutti i problemi sul piano di ima realta senza compro-messi, hanno imposto la necessity di una revisione di posizioni pratiche e morali, la Stampa del Partito ha av-vertito naturalmente la con-sapevolezza di avere sempre affermato questa necessita e di averla sostenuta con tutte le sue forze dentro il solco profondo della ortodossia fascista; cioe ha avuto la co-scienza di essere stata e di essere tuttora uno strumento vivo ed efficace del Fascismo, soprattutto dinanzi alle esigenze poste dalla guerra. E' su questo piano che «prima linea», primo giornale italiano della provincia di Lubiana, inizia le sue pub-blicazioni al servizio della Rivoluzione delle Camicie Nere. Giovanni Calendoli soiiii imim La disposizione del Segretario Federate che ordina ai fascisti di Lubiana di indos-sare quotidianamente la divisa .ha fatto storcer la bocca a qualcuno. Nessuna meraviglia: sap-piamo che anche a Lubiana esistono questi soliti «qualcuno». Anzi ci congratulia-mo che la disposizione del Federale possa dar modo di individuare la loro pallida Saccia, resa ancor piü pallida dal nero della camicia indossata di mala voglia. Pero, fin da ora desideria-mo dir loro che, se non ci disgustassero, essi ci fareb-bero tremendamente ridere-, come ci fa ridere colui che porta la mano davanti agli occhi per nascondere il proprio imbarazzo. Perche essi spremono, con gran pericolo di congestio-ne, la propria materia cerebrale, aU'unico scopo di tro-var scuse per velare la propria paura? Perche essi si limitano a tener solo la camicia nera, pur posse-dendo la divisa fascista, che essi acquistarono allora, quando speravano che bastasse I'abito a fare il monaco? I loro discorsi ci portano ad una unica conclusione: o essi sono stupidi, nulla oven-do capito del vero significa-to della disposizione, o sono semplicemente dei vigliac-chi. In tutti e due i casi non sono, ne saranno mai, dei fascisti. La divisa 6 per loro pesan-te? Stiano tranquilli. Li libe-reremo prestissimo da questo peso. Cosi, con un solo atto faremo la loro e la nostra contentezza. * EBRA^ISIVIO E BOESCEVISMO La I Intemazionale, fonda-ta dal giudeo Carlo Marx nel 1867, non resiste alia caduta de «la Comune». Per-tanto 1'israelita Edoardo Bernestein si affrettö ad ini-ziare un nuovo movimento, il socialismo riformista, del quale si e compiaciuto defi-nirsi ultimo rappresentante ideale I'ebreo Leon Blum, cioe uno dei principali col-pevoli della rovina della Francia ed autore, fra altre opere immorali, del malfa-mato libro «Du Mariage», in cui si tesse l'apologia Üel-l'incesto. Riunioni tenute a Parigi nel 1889 e ad Amsterdam nel 1904 prepararono la II Inter-nazionale: l'influsso ebraico apparve manifesto a tutti gli osservatori presenti alle sedute. Infine la III Intemazionale Venne fondata nel 1916 a Zimmerwald da Lenin attomiato dai giudei Zino-vieff, Kameneff e Trotskij (del quale il vero nome, quello ebraico, fu Leo Davi-dovich Leiba Bronstein). Si noti che sin dal novembre 1905 Jacob de Haas, trat-tando dei moti rivoluzionari avvenuti in Russia durante l'anno che stava per finire, cosi scriveva in «The Maca-bean»: «La rivoluzione russa e una rivoluzione ebraica poiche costituisce un punto cruciale nella storia d'lsrae-le. Ciö deriva dal fatto che la Russia e la patria di quasi la metä di tutti gli Ebrei della terra. La caduta del regime zarista poträ quindi avere grande peso sul destino di migliaia e migliaia d'Israeliti recentemente emi-grati in altri Stati. La rivoluzione russa e inoltre una rivoluzione giudaica per il fatto che gli Ebrei sono stati i rivoluzionari piü attivi della Russia zarista». Nel febbraio 1916, in plena guerra, si diffuse in tutto il mondo la notizia delle ri-volte scoppiate in Russia. E ben presto si seppe che alle rivolte non erano estranei i capital! della «Banca Kuhn Loeb and C.» e i finanzieri israeliti Jacob Schiff, Max Breitung e Guggenheim. Nel 1918, Jacob Schiff pubblica-mente si vantö di avere im-posto la rivoluzione bolsce-vica mediante l'appoggio fi-nanziario dato a Trotskij. Uno dei piü tristi periodi della storia germanica ebbe inizio con l'invio a Hinden-burg di una commissione, rappresentante apparente-mente 40 mila soldati, ma in effetti agli ordini di quelle occulte forze giudaiche che iu Germania sono state sgo-minate soltanto con l'awen-to del Nazionalsocialismo. Relatore della commissione era un semplice soldato di venti anni, l'ebreo Levy. Ugualmente ebrei furono gli oratori delle terribili gior-nate del sovietismo bava-rese: Nevine, Lewien, Toller, Landauer. La rivoluzione fu portata in Prussia da Hirsch; in Ba-viera da Kurt Eisner (Salomone Kosmanowski); in Sas-soniadaGradnauer; nel Württemberg da Heinemann e da Thalheimer; nell'Assia da Fulda: tutti israeliti. Nelpri-mo govemo repubblicano i Tedeschi dovettero tollerare che, su cento fra ministeri e direzioni di vitale interesse nazionale, ottanta fossero occupati da israeliti, i quali non rappresentavano che l uno per cento della popo-lazione. Nella breve rivoluzione bolscevica che dal 20marzo al 20 luglio 1919 terrorizzö rUngheria, su trentadue membri del Commissariato del Popolo, presieduto dal giudeo Bela Kun, venticin-que erano di razza ebraica. Lenin — che sposö l'ebrea Krupskaja — in un articolo, intitolato «Commenti critici sulla questione nazionale», scrisse: «Su dieci milioni e mezzo di israeliti che vi sono nel mondo, quasi la metä ne e annoverata in Galizia e in Russia. Quivi si manifestano apertamente le qualitä della cultura ebraica, cioe il suo intemazionalismo e la sua tendenza verso i movimenti estremisti». L'israelita Diamanstein, di-venuto capo del «Commissariato Sovietico per gli Affari Ebraici» che con la sola de-nominazione rivela l'impor-tanza del fattore giudaico nella vita politica e sociale della Russia sovietica, ripor-ta, nel suo libro «Lenin e la questione ebraica» (1), la se-guente fräse come spesso ri-petuta dal dittatore rosso: «L'antiebraismo e un'arma potente nelle mani dei ne-mici del bolscevismo». Nello stesso volune il Diamanstein afferma ancora che «a varie riprese Lenin ha posto in rilievo l'importanza degli Ebrei per la rivoluzione, non solamente in Russia ma in tutti i paesi». Come e noto, risale proprio a Lenin il decreto, per il quale chi in Russia e tro-vato in possesso di una co-pia dei «Protocolli dei Savi Anziani di Sion» viene con-dannato alia fucilazione. (Nei «Protocolli» e delineato il piano di sovvertimento au-spicato da Israele; piano che pertanto deve rimanere im-perscrutabile ai non iniziati). Pin dal giugno 1918 il govemo dei Sovieti promulgö la legge che dichiarava con-trorivoluzionaria ogni tendenza antiebraica, perche «nociva alla causa della rivoluzione operaia e conta-dina». La stessa legge conti-nuava: «La controrivoluzio-ne, rinnovando il movimento antiebraico, raccoglie un'arma caduta dalle mani dello zar». Kalinin, presidente del «Comitato Centrale Esecuti-vo» deiru. R. S. S., ha messo in luce l'apporto degli Israeliti alla rivolta bolscevica: «... nei primi giorni della rivoluzione, le masse degli intellettuali ebrei delle cittä si precipitarono nei flutti della rivolta. In gran munero occuparono posti di commis-sari». Infatti, secondo la impres-sionante statistica pubblicata dalla «Moming Post», la par-tecipazione ebraica al primo govemo bolscevico e stata la seguente: Consiglio dei Commissari del Popolo, 17 membri di razza ebraica su 22 componenti; Commissariato della Guerra, 34 su 43; degli Interni, 45 su 65; degli Esteri, 13 su 17; delle Finan-ze, 26 SU 30; dell'Igiene, 4 su 5; della Giustizia, 18 su 19; deU'Istruzione, 44 su 53. E ancora: Delegati della Croce Rossa, 8 SU 8; Commissari Provinciali, 20 su 23; Commissari d'inchiesta sull'ammi-nistrazione zarista, 5 su 7; Consiglio Supremo dell'Eco-nomia, 45 su 57; Ufficio dei Sovieti di Mosca, 19 su 23; Commissariato Esecutivo del Congresso russo dei Sovieti, 33 SU 34. Nel 1920, in una lista di 556 fiuizionari sovietici, si contavano 458 nomi ebraici. Nella Siberia Orientale il regime sovietico ha addittura fondato ima «Regione Antonoma Ebraica». Stalin — marito di ima ebrea sorella dei due Kaga-novic, il piü gioveme dei quali, Lazzaro, ha molto ascendente sul dittatore — ha proclamato: «Come inter-nazionalisti, siamo awersari indomabili dell'antiebraismo, che e severamente proibito neirUnione Sovietica come fenomeno contro - rivoluzio-nario. Le nostre leggi pvmi-scono l'antiebraismo militante con la pena di morte.» Nella primavera del 1940, mentre correggevo le ultime bozze del mio volume «Lo Spirito e la Razza» (2), potei giovarmi, da fönte sicura, di elementi che dimostrano come, oggi piü che mai, il Bolscevismo sia imo dei tanti volti di Israele: dei 59 componenti il Comitato Esecutivo del partito comimista (Politburo) i non ebrei sono soltanto tre. II Commissariato degli Esteri e tutta la diplomazia russa sono in mano degli ebrei Litvinoff, Sokolnikoff-Brilliant, Stern, Surtz, Mai-sky-Steinemann, Schomoch, Morstiner, Epstein, Linde, Schapire, Levin, Kanter, Hir-schield, Kaplan, Kagan: su 51 alti funzionari i veri russi sono due. II capo della direzione politica dell'armata rossa e l'ebreo Gamarnik, assistito dagli israeliti Ozzol e Boulin. I capi settori Blumenthal e Reisin; gli ispettori Berlin, Raitmann, Politmann, Katzel-son; il commissario presso il comando militare dell'Estre-mo Oriente, Aronstamm, del Volga, Meisis, del Caucaso, Schifres; il commissario presso la flotta del Baltico, Ra-binovish, sono tutti giudei. Un enorme contributo ebraico non si e verificato soltanto nella rivoluzione mssa; a tutti i movimenti deirulti-mo secolo, rivolti contro l'or-dine costituito e contro le fedi tradizionali, gli Ebrei hanno preso parte in modo tal volta determinante, fi dello stesso Teodoro Herzl, fon-datore del Sionismo, il rico-noscimento che «gli Israeliti da un lato hanno formato i quadri dei sottufficiali in tutti i partiti rivoluzionari e dal-l'altro in diverse circostanze hanno impugnato, come un'ar- Un Combattente scrive INNIFASCISTI in Un difensure dell'Impcro inglese in Africa ma, l'immensa potenza del-l'oro». Sembra, infatti, im'antitesi che siano ebrei i maggiori esponenti del capitalismo massonico e quelli della rivoluzione anticapitalista; ma il controsenso e apparente. L'israelita Bamch Levy cosi scriveva all'ebreo e di-scendente di rabbini Mardo-chai (Carlo Marx): «II popolo ebraico, considerato nel suo insieme, sarä esso stesso il proprio Messia. La sua si-gnoria sul mondo sarä con-seguita mediante l'unificazio-ne delle altre razze umane, il superamento delle frontiere e delle monarchic, che sono i bastioni del partico-larismo, e mediante una re-pubblica mondiale, che accor-derä dappertutto i diritti civil! agli Ebrei. In questa nuo-va vita dell'umanitä i figli di Israele diverranno ovun-que, senza incontrare resi-stenze, l'eleme'nto direttivo, specie se ad essi riuscirä di comandare e manovrare le grand! masse operaie. I govern! dei popol! sottoposti a questa repubblica mondiale, con l'aiuto del proleta- riate vittorioso, cadranno tutti senza sforzo in nostro potere. La proprietä privata verrä allora distrutta dai dirigenti di razza ebraica, che amministreranno il patrimo-nio statale. Cosi la promessa del Talmud sarä adempiuta, cioe la promessa che gli Ebrei, venuti i tempi messianic!, possederanno la chiave di tutti i ben! della terra».(3) Lo scrittore, ebreo e comu-nista per quanto tedesco di nascita, Otto Heller, nel volume «La fin du Judaisme»(4), vede e prevede questa fine nella fusione integrale col bolscevismo, il che in gran parte e giä awenuto. Mosca e salutata dall'israe-lita Pierre Paraf (5), come «la Jerusalem nouvelle, foyer de democratic et de paix, face ä la Rome du Fascisme et du Vatican». Salvaiore de Mariino (1) Mosca, 1924. (2) Editore Angelo Signorelli, Roma. Cfr.: pp. 45—144. (3) «Revue de Paris», Annata XXXV, n. XI, p. 574. (4) Rieder ed., Parigi. (5) «Israel«, edit. Valois, Parigi. .je aitto, otmai spatiio, ?i JLanin, ^actma alL-It otiiionta in un mata di sangua inutihnanta. oaisato, niantta samfita piti ako sften^a naL dato i^ sota abbagkanta a i^acondatota 2i TZoma MUSSOLINI Canipionario di raz^e fra i prigionieri latti dalle nostre truppe in Africa Entrammo in una chiesa e vi trovammo al posto dell'altare un palcoscenico dove da un contadino che ci accompagnava sapemmo che il commissario politico del luogo indiceva spettacoli a sfondo comu-nista. C'era il posto per il sugge-ritore e la sacrestia era adibita a spogliatoio per gli artisti. I bolsce-vichi non si erano neppure scomo-dati a cancellare dai muri scene raffiguranti la vita di Cristo: c'era anche una Deposizione dalla Croce di notevole valore artistico. Un non so che di sadico ci parve di vedere nella noncuranza rossa nel cancellare le sacre immagini; suprema irrisione al Dio che cre-devano di avere per sempre can-cellato nei cuori del popolo ucrai-no. In un prato dall'erba alta e fitta, delle rozze croci di legno gia-cevano divelte; sopra vi erano in-cisi nomi illeggibili in ostici ca-ratteri cirillici ed alcune date. Era il cimitero di un piccolo cen-tro agricolo che i rossi non ave-vano risparmiato nella loro furia distruttrice. Ma nel segreto delle case, dove l'occhio indagatore e accusatore degli agenti politici non penetra-va, quegli stessi bambini a cui nelle piccole scuole rurali si in-segnava a negare Dio e ad adorare come un profeta Lenin, artefice della felicitä umana, appresero dalle madri a coltivare nel fondo del cuore un mistico amore per rUltraterreno. Come per incanto nelle case inondate di manifesti di propaganda comunista, di gioma-letti della lega dei «Senzadio>, dai nascondigli piü remoti sono uscite le sacre icone dai lineamenti pri-mitivi ed hanno preso il posto d'onore vicino al focolare. E lunghe file di uomini, di adolescenti, di donne, in mistico rac-coglimento, aspettano il lore turno davanti alle chiese riconsacrate per ricevere, come nei primordi del cristianesimo, il Battesimo. Sulla strada principale di Pe... dove il nostro reggimento era in sosta durante l'avanzata, giaceva a terra in frantumi un idolo: il busto di Lenin. Una breve cerimonia si svolse, una cerimonia che suscitö nell'ani-mo nostro delle vibrazioni strane: il giuramento di un nuovo ufficia-le che ha raggiuntp il reggimento in zona d'operazioni; la bandiera dopo il breve e austero rito ritor-nö alla baracca, che ospitava il comando di Reggimento, tra un quadrato di ufficiali; la fanfara in testa suonava «Giovinezza». All'arrivo, dopo la resa degli onori, un mio amico proveniente dalle file dei Guf, temperamento esuberante d'entusiasmo e dotato di molto spirito mi si awicinö e mi disse: <^Giovinezza, suonata nella terra di Lenin! Non ti sembra che sia un'indelicatezza questa?». Ci guardammo e ridenmio, ma nel nostro riso c'era qualcosa di piü che dello spirito e dello scherno. Era una risata commossa quasi e lo sentimmo tutti e due perchfe tutti e due compagni di una stessa fede. Quell'indimenticabile mattina del 3 luglio, in cui il Duce, nel pas-sarci in rivista, ci preannunciö il nostro compito di guerra contro 1 bolscevichi, compito che doveva «riempire d'orgoglio il nostro cuore d'italiani e di fascisti>, nell'en-tusiasmo dell'annuncio, pensando al meraviglioso significato spiritual di quella gigantesca lotta sul fronte Orientale cui avremmo par-tecipato, pregustai la gioia di can. tare gli inni della Rivoluzione sul cadavere del bolscevismo. Oggi l'aspirazione si era realizzata: E guardando i miei fanti, abbronzati dalla lunga vita di guerra, percor-rere le strade dell'Ucraina, pensai al luminoso destino di questa me-ravigliosa razza italica che in set-tanta anni di storia unitaria, sta marciando e vincendo sulle vie del mondo. Nel grigio dopoguerra i nostri padri e i nostri fratelli maggiori scesero sulle piazze e additarono al popolo italiano la via del Fa-scismo, che 6 per noi la veritžL e la vita. Camminavano i fanti sulle strade dell'Ucraina, camminavano e cantavano: canti nostalgic!, canti guerrieri, che mettono indosso un brivido sottile, come di febbre: febbre per la Patria che i legiona-ri di Russia faranno piü grande sulla via aspra della guerra e del sacrificio. Sebasiiano Caprino III........................................................................................................................................................................................................................................................... PICCjII r RACCONTO Dl ATTILIO BATTISTINI 1 i||llll||ln>M|||Ullinil'''lMIII'llHlllt>llltl)lIIIIlllHI|^ .....||||il|||||l ebbero varcato il confine di Postumia e can uno sboJzo fulmineo raggiunta la biancheggiante oittä di Lubiana, i camerati e Je camerate della Fe-derazione fasdeta di Trieste si eianciarono con inlinita amorevo-lezza dielro i nostxi reparld per portare loro un po' di conforto, isliUiendo dei poeW mobiM di ri-storo. A detH camerati si profilö inimodiaitamente I'idea di costitnire dei centri di assislenza anche per le popolazioni che in pareccbi co-muni versavano in miße^e^x>ld con-dizioni; e cosl la Federaziooe dd Trieste il 13 aprile 1941-XIX» co-stilul dei Centra di aasistenza a Log, Vercomco, Ltmgatioo, Planina e Cerkdnica. La popolazione elovena, epecial-mente quella della campagnfl, ha potuto ooel dopo pochi giomi che le balde truppe itaiKane avevano liberate il paese dai eicari di Bel-grado, oeservare di quanta bonlä e generosrtä erano animate le Camide Nea-e che vendvano in questa terra a portare ordine e pace. Cosl proseguendo, dl 16 apwle 1941-X1X» fid oostitui il Centre di Aseistenza a Rakek, il 28 aprile a Brezovica. Inlanto i vaJorosi eol-dati italiani occuparono altre locality della Slovenia ed, a stretto oon-tatt/) di gonäto con i fralelli tede-fichi, in brevissLmo tempo fecero flcomparire quel burrattineeco staito trine voluto ed alimentato da Lon-dra e Parigd. II 3 nia^io dello etesso anno, con R. D., la provincia ddtLubiana Venne anneesa al Regno d'ltaHa. Si costituirono altri Centri di Assi-etenza e precisamente a Cocevaka Reka, Novo Mesto, Cemomey, Kočevje, Kopri-vnik, Ribnica, Sodra-zica ed an altri ix>muiid. La pqpolazdone sdoivena taxxvö ned nostri camerati aesietenza e conforto; essi andarono verso 11 po-polo, assecondando toitti, oodlabo-rando con le AutoritÄ cdvili e militari. Con Foglio dd Dispoedzioni del P. N. F. n. 165 del 31 lugUo '41-XX® vengono oostitmte nella pro-vincia di Lubiana le segruemtd lOr-ganizzazioni: a) Una Federaaione provindale dei Centri dd Aesistenza di Lu-bäana e relativi centri comimali; b) la eezione provinciale deHe Maesaie Rurali e le eezioni oomu-nali; c) la sezione provincdale delle operaie e lawramti a domicUdo e le eezioni comimali; d) il Comando federate delle or-ganizzaziond giovanUi di Lubiana e relativd Comandi comunald; e) la Orgaoizza2don€ Univeredta-ria di Lubiana; f) il Dopolavoro provindale di Lubdana e relativi DopoJaTWri oo-mimali e aziendali; g) dl Comilato provnnciale del C. 0. N. L; Inoltre si coslituisoe il Fascio di Combattimemto di Lutxiana ed il Faecio Femminile di Lubiana. A reggea-e la Federaadone pro-viiiciaJe dei Centri di Assistenza viene prepoeto un Comandante federate, ed a quelli comunald, un Comandante di CentPO. Si oostituiscono coel altri Centri, in modo che alia fine dd Ixiglio IWl nella provincia di Lubiana si contaao ben 31 centri dd aesistenza. Ma d'opera asaistenzialc del Par-tito, in queeta nuova Prorönda, si rende senipre pdii neceesaria, ed aUa fine di agosto iJ numero dei Centri sale a 34. Craitempoiranea-niente ei inizda un'intensa attivitA con la G. I. L. L. che trova in tutta la provinda un torte numero di aderenti; anche I'O. N. D. inizia la sua fattiva attiviti e si coeti-tuiscono vari Dopolavori comunali. Benevola accoglienza trova la cost i tuzione dei gruppi Maesaie ru-raH. La popolazione agricola della provinzia abbandionata a eg stessa sotto lo etato ex-jugoslavo, trova nella nostra istituzione tutto Pap-poggio neceseario. Proe^uendo cosl in questa in-tensa attivitA arrivianM) al 24 ottobre 1941-XIX», giomo in cui oon Foglio dd Kspoeiaioni del P. N. F. il DUCE dispose che a Lubiana fosse costituita la Federazione dei Faeci di Combaittimenbo. II 27 olto-bre dello etesso anno il Segretario Federale coetitul altri 9 Fasd di Combattiniento e precisamente a Longatico, Novo Meoto, Cemomelj, Cocevje, Metlika, Trebnje, Ribnica, S. Jernej e Vinica. Si oostituizono pure cinque is^jet-torata dd zona e precdsamente a Lubiana, Novo Mesto, Longatico, Cocevje e Ceraomelj. A Uri Centri di Assistenza vennero oostdtuitj, eosicchfe nel novembre 1941 abbia-mo nella provincia di Lubiana dieci Faecd dd Combatlumento e trentatrfe C^tni dd Assistenza. I camerati a cui vengono affidati i vari incarichi gerarchici assoJ-vono brfEantemente i Joro compdti awddnandosi eempre piii alle popolazioni, aiutandole ed asseoon-daaidole in tuttd i settori. sono rimasti ai toro posta accanto ai frateUi in grigioverde ed alcuni hanno preeo parte anche ad azioni mUitari meritandosi dl plauso di quelle Autoriti. Si pensö allora anche al cam-biamento deUa denoniinazione dei Centri e di quella dei Gerarchi preposti, cosicchč con recente prov-vedimento reecellenza ilSegretario del Partito, su proposta del Segre-tario Federate, ha dispoeto che la denominazioue dd «Centro di Assi-etenza> sia cam-biata in queiUa di :CenlTO del P. N. Fa e quella dei gerarchi preposti a tale cardca in «Segretario di Centro del P. N. F.> anzieht , equiparando la carica a quella di Segretario di Fasdo di Oombatti-mento. Siamo certi che appena la nor-malitä sarä ritomata in questa ja-onnda, tutti i gerarchi sapranno ancora con maggdor lena ripren-dere il loro lavoro, onde far ve-dere che sono degni deirincarico loro affidato in questa nuova Provinda italiana. Ernesio Capurso Attivita del Dopolavoro nella nuova provincia n Dopolavoro ha iniziato la sua attivita in provincia di Lubiana, seguendo le gloriose truppe ope-ranti, a mezzo di carri mobili di ristoro e del carro cinesonoro. Passata questa prima fase assi-stenziale, il Presidente Nazionale deiro. N. D., il 22 maggio 1941 prowide alia nomina del Dirigente Provinciale e alla sistemazione della Sede, costituendo cosi uffi-cialmente il Dopolavoro di Lubiana. Contemporaneamente alla sistemazione degli uffici, e stata istal-lata una modema macchina cine-matografica nella grande sala che puö ospitare oltre ottocento spet-tatori, dando inizio subito a spet-tacoli cinematografici riservati alle FF. AA. e agli oi>erai sloveni. Al fine di far conoscere il si- stema organizzativo dell O. N. D. vennero iniziate a mezzo della radio di Lubiana conversazioni, pubblicati articoli di propaganda sui principali giornali sloveni, di-stribuito alla massa operaia un opuscolo illustrato che riassume rattivitä nel settore sportivo, arti-stico, culturale e folcloristico. A mezzo del complesso orchestrale, messo a disposizione dal-l'E. I. A. R., vennero iniziati con-certi di fabbrica nei principali sta-bilimenti di Lubiana, concerti che riscossero l'approvazione della massa dei lavoratori, i quali si sono visti assistiti in una forma nuova che ha determinate vivi consensi. Questa attivitä fu integrala da spetacoli cinematografici gratuiti, spettacoU Urici e drammatici a Quando poi verso la fine dell'dn-vemo, gran parte della popolazione con un'esageraifa omertä ei rendeva sempre piü immeritevole della nostra benevolenza, le direttive fu-rono mutate e I'assistenza materiale fu diminuita o quasi sop-pressa. Le ditfiooltä non furono poche, prindpalmente quella Unguistica; ma tutte vCTgono euperate con ar-dore e fede. I gerarchi sono in-stancabild e durante il duro inver-no, che in alcune localitA della provinda ha raggiunto i 35® sotto zero, la loro aittivitÄ 6 stata vera-mente eecomdabdle. E non meno possiamo dire di questi pdoneri, ora, da quando la malvagda feroda oomunista si fe scagUata brutalmente contro tutto quello che 6 itaüano e che sa di italiano. Eesi Fascist! universitari in Africa Settentrionale rr DIRETTRICI Dl MARCIA DELL'O. U. L Da quando con Ordinanza deli'Alto Commissario del 30 ottobre XX sono state disciol-te le associazzioni studentesche di Lubiana e per ordine del Segretario del P. N. F e stata costituita la unica Or-ganizzazione Universitaria di Lubiarm, alio scopo di inqua-drare gli študenti della locale R. Universita e di curare le attivita culturali, artistiche e sportive degli stessi, senza trascurare il doveroso settore assistenziale, gli sforzi dei dirigenti della nuova organiz-zazione sono stati sempre tesi all'unico scopo di attuare, nel piü breve lasso di tempo, le finalita che ad essa organiz-zazione erano affidate, secon-do le norme stabilite dal re-golamento della stessa. Molte erano e sono tuttora indubbiamente le difficolta da superare, molte le cose da far comprendere ai giovani, che non debbono vedere nell'0. U. L. una associazione poli-tica con scopi propagandisti-ci, ma una seconda famiglia, avente a cuore la loro eleva-zione fisica e spirituale, il loro benessere morale e materiale. Non ptio la nuova organiz-zazione essere considerata un GUF, un sodalizio fascist a, ma bensi una associazione puramente e semplicemente slovena, ad esclusivo vantag-gio della massa universitaria di Lubiana, che in piii occa-sioni ha potuto constatare la veridicita delle promesse fat-te e delle asserzioni esposte. Gli stessi coUaboratori del Fi-dudario che in un primo tempo si mostravano dubbio-si sul lavoro da svolgere, e molto cautamente ma con grande attenzione seguivano le sue direttive, dovevano poi riconoscere la lealta dei sistemi adottati, del tutto corrispon-denti alle promesse fatte in occasione dei primi approcci e pertanto si dichiaravano poi uffieialmente disposti a dare tutta la loro fattiva opera di collaborazione, convinti che le finalita deUa nuova or-ganizzazione nulla avevano a che vedere con quelle dei Gruppi Universitari Fascisti. Ed invero la nuova orga-nizzazione non chiede ai suoi iscritti giuramenti di fede o adesione ad una dottrina, che anzi essa esplicitamente dichiara nel suo regolamento di non avere scopi politici, ne militari, non chiede che leale collaborazione nelVinteresse della massa universitaria e del singolo, alio scopo di sempre piü incrementare la cul-tura slovena in tutte le discipline e nelle belle arti, adde-strando i giovani in manife-stazioni agonistiche, atte ad incitare lo spirito emulativo. Come e noto, la Organizza-zione e retta da un Fiducia-rio, nominato dal Segretario associazioni disciolte ed il regolamento dell'0. U. L. sta-bilisce in modo netto e pre-ciso che all'initio di ogni anno accademico il Fiduciario coji-corda con il Direttorio il pro-gramma delle attivita da svolgere; ne si pud muovere Vap-punto che anche il Fiduciario debba essere uno sloveno, in quanto cid e inconcepilile col fatto che la provincia di Lubiana e italiana e che quindi i nuovi 01-dinamenti debbono far capo a dirigenti italiani, responsabili di fronte al Go-vemo Fascista del funziona-mento degli stessi. Pare pertanto alio scriven-te che gli uomini in buona fede, non impregnati di false ideologic e non attratti da mire utopistiche, debbano co-scienziosamente ammettere che le direttrici di marcia delVO. U. L. sono quelle sopra esposte e che in nessun caso sono state svisate. Ed allora come spiegarci il fatto della riluttanza da parte degli študenti ad iscriversi alla nuova Organizzazione, per essi soli concepita ed attujata dalle Autorita Italiane? Chi scrive ha continui con-tatti con professori e študenti delle varie facolta e pud quindi, con dati di fatto alla mano, dichiarare che una buona parte degli universitari ade- dei GUF, trm tutto il Diretto- rirebbe alla nuova associazio-no e costituito da študenti ne, come un certo numero ha sloveni, giä dirigenti delle giä spontaneamente fatto, se gli študenti non temessero reazioni violente da parte di quelli che desiderano soltanto il disordine e forse anche la la chiusura della Universita, perche prezzolati da Nazioni straniere che dal caos, dal sa-botaggio, inutilmente sperano di realizzare dolorose situa-zioni di disordine, tomanti in ogni caso a scapito soltanto della popolazione slovena e della giuventü studiosa. Non pud quindi e non deve questo modesto articolo inter-pretarsi quale incentivo ri-volto ai giovani per dare in-cremento al numero degli iscritti, perche, se questo fosse I'unico risultato a cui si tcndesse, sarebbe sufficente alla sua, realizzazione un'or-dinanza dell'Alto Commissario che rendesse obbligatoria Viscrizione all'0. U. L. di tutti gli študenti della locale Universita. Si e voluto invece lasciare in proposito la piü completa liberta agli študenti, perche questa forma e ritenuta la piü consona a conseguire i migliori risultati e nello stes-so tempo la piü adatta a con-sentire alla massa universi-ria di dimostrare il suo spirito di^ leale collaborazione, che pud da sd solo garantire per il futuro la realizzazione di ogni buona e sana attivitä, rivolta al potenziamento ed al miglioramento economico-sociale della nuova provincia. prezzi ridottissimi al Teatro Nazionale deirOpera e al Teatro del Dramma dai complessi eirtistici lo-cali. Nel frattempo, a mezzo dei Capo Centro del P. N. F., vennero iniziate in provincia le operazioni di tesseramento e la sistemazione decorosa delle sedi, che oggi am-montano a trenta. Nel settore industriale vennero formati nuclei aziendali che in vari casi hanno raggiunto la totalita dei tesserati fra gli operai, rimanendo in sospeso la sistemazione delle sedi, che verrä inizia-ta non appena le condizioni poli-tiche e di emergenza lo permette-ranno. Alia data del 30 giugno XX, il Dopolavoro ha distribuito, a colore che spontaneamente ne hanno fatto domanda, n. 5667 tessere d'iscrizione. Per estendere ai dopolaveristi sloveni gli stessi benefici cui la tessera dell'O. N. D. da diritto nelle altre provincie italiane, e stata provocata im'ordinanza commissa-riale che stabilisce sia nei teatri che nei cinematografi una ridu-zione del 30 "/o stil prezzo dei bi-glietti d'ingresso. Nei Dopolavoro di Novo Mesto^ Cernomelj, Ribnica e Metlika seno in funzione macchine cinema-tografiche per spettacoli gratuiti e a pagamento, mentre in altre lo-calita si 6 proweduto, a mezzo di macchine portatili, di offrire spettacoli gratuiti alla popolazione. Nella Sede provinciale vengono effettuate ogni domenica rappre-sentazioni cinematografiche gra-tuite a mezzo invite, alle quali assistono operai. A Lubiana, Novo Mesto e a Co-cevie i cersi di lingua italiana dei dopolaveristi sloveni hanno otte-nuto esito lusinghiero. A Lubiana, date il numero ri-levante degli iscritti, il corso k state suddivise in tre sezioni; per ogni sezione vengono cempUate preventivamente delle dispense e distribuite agli iscritti, previa illu-strazione da parte degli insegnanti. Al fine di far conescere I'orga-nizzaziene nel settore delle ferie del popelo, lo scorso marzo furono inviati sei dopolaveristi sloveni al soggiomo invemale di Campe Imperatore. Non si 6 mancato di incrementare, sia presso i Dopolavoro Aziendali, sia presse i singeli, la celtivaziene degli orti di famigliaj a tale uope il Dopolavero^Provin-cičile ha messe a disposizione degli organizzati, gratuitamente, duecento quintali di concime chi-mice. Nel settore assistenziale il Dopolavoro si ž predigato a risol-vere numerese pratiche riguardan-ti interessi persenali di famiglie e di dopolavoristi e non ha mancato di venire incontro ad urgen-ti bisogni verso celoro che si sono trevati in ristrette condizioni finanziarie. FORZE ARMOTE Un doveroso ed opportune ri-serbo ci consiglia di non elencare quante il Dopolavoro ha fatto per i camerati in grigio-verde disle-cati in provincia di Lubiana. I camerati in grigio-verde ben Sanne che il Dopolavoro 6 presen-te in ogni circostanza per offrire nella forma piü fraterna e riser-vata quanto necessita lore. E' questo un devere sentito da capi e gregari che esula da qualsiasi esi-biziene. IN TRINOGA Squadrismo Giovane Siamo nati con lo squa-drisnio nelle vene e nessuno di noi si e saputo mai spiegare quel non so che sentiva ogni qualvolta ve-deva passare un gruppo di squadristi. Essere nati dopo e stato per noi quasi un peccato; non aver po-tuto partecipare a batta-glie awincenti era un ri-morso. Un giorno, quando tor-narono i legionari dalla Spagna ove avevano lotta-to contro i soliti nemici del Fascismo, si disse che quei valorosi potevano considerarsi squadristi, ma noi abbiamo pensato che squadrista puo essere soltanto colui che appar-tiene ad un squadra di venti 0 trenta uomini che vanno alio sbaraglio contro nemici noti e ignoti, guidati da un Comandan-te che non porta gradi militari sul berretto o sulle manopole della giac-ca, ma da un uomo in ca-inicia nera, il piü ardi-mentoso e il piü intelligente, armati di un ran-dello 0 di una pistolaccia, raramente di fucile e mai di mitragliatore, senza i-anghi ne ordine chiuso e tanto meno vanno all'as-salto secondo le norme di una tattica ben stabilita. Per tanti anni duro cosi il nostro pensare finche, un giorno, a Lubiana, per vendicare la morte di un caduto, assassinato dai nemici della nostra fede, ci raccogliemmo e fummo vicini in una azione. Era I'inizio. In un paese nuovo, da poco conquistato dalle no-stre armi, fra nemici del Fascismo che lottano con le armi piü vigliacche, do-vevano sorgere le squa-dre; non potevano man-care. Un invito telefonico, la Sede del Fascio per I'adu-nata, un foglio di carta con su ciclostilata una do-manda con la riconferma ma ed eccoci pronti. Le squadre sorgono per incanto. Uomini di fede non mancano. All'adunata ci siamo guardati, gli occhi negli occhi, tutti di una stessa tempra: anziani con le trecciole rosse sulle manopole della sahariana; giovarii anelanti di dare quello che I'eta non aveva permesso loro dare. Gli uomini delle squadre di vent'anni fa sono litornati ad essere spre-giudicati come in quel tempo. II «me ne frego» si legge in ogni viso, duro, scarnito, ancora forte. So- no pronti a ricominciare, quasi avessero vent'anni ancora. Sono validi e bene accetti anche per quella esperienza che i giovani non hanno. Anche una ragazza e dei nosti-i: vuole essere della partita per vendicare la morte della sua ca-merata assassinata. La sua presenza all'adunata ridesta negli anziani i ri-cordi di altre ragazze italiane che nei primi anni della Rivoluzione si af f ian-cavano agli uomini delle squadre e non erano certo di fastidio. Ritorna lo squadrismo giovane in una terra da poco italiana. Tornanogli anziani al loro vero amo-re, quello del combatti-mento. Vengono i giovani per dimostrare con i fatti che la loro fede e uguale a quella dei____vecchi. Trecciole rosse sulle manopole, spalline azzurre dei G. U. F. e filettate in giallo rosso della G. I. L.; pronti per riscattare 11 pegno dell'eta. Faremo quanto ci co-manderanno di fare senza tentennamenti, pronti ad andare alio sbaraglio e a confermare il giuramento della piü bella fede. Piedra PRESENTEI Col Foglio di Disposizione n. 79 11 Segretarlo del Partito comu-nicava: «Sono caduti a Lubiana, vittime di im' a^irressione comu-nista, la Fascista AKIELLA REA, Segretaria della Sezione Massaie rurali e U Fascista NICOLA ZI-TO, Addetto Capo deU'Ufficio Combattenti della Federazione. Mentre ne annovera il nome fra quelli dei suoi Caduti glo-^iosi, U Partito innalza i Gagliar-detti in fiero commosso omag-gio alia loro memoria.» Se mai un libro, una pagina d'intimo diario, un discor-so, possono averci conunossi, ARIELLA REA io cre^o che nessuno di essi ci farä tanto stringere il cuo-re, e potra dare ai nostri occhi una lacrima veramente sincera, quanto quest'unica parola. Una parola sola che compendia in se un'intera vita, mille eroismi, la sicura certezza d'una fede in una vita ultraterrena, al di la d'ogni singolo credo, d'ogni singolo pensiero. Non c'e uomo — se e veramente tale! — che nel pro-nunciarla non senta premere in gola il groppo d'un ratte-nuto singhiozzo. Ed anche se la voce, nell'uscire dalle lab-bra, avra una virile fermez-za, il suo accento tradirä I'in-timo propagarsi, per ogni piü remota fibra, d'un sentrmen-to di commozione, sempre rinnovantesi, commozione fat-ta di accorato rimpianto, di ammirazione in questo rivive-re di un'anima attraverso i fratelli che sono stati vicini o che ricordano colui che piü non e, ma che piü vive d'una fulgida vita che non ha mai fine. La mestizia che domina il volto di coloro che assistono al rito, si fa piü cruda, piü intimo e il dolore, quando nel silenzio attento si sentono scandire le sillabe della fede e della riconoscen-za; e mai una certezza piü assoluta assilla I'animo del-I'uomo ed esplode con tanta eco, quanto questa nel levarsi in alto attraverso la parola. Non la coreografia d'una parata del lutto, non il sal-modiare del sacerdote, non la rigida compunzione di prefi-che volontarie od involonta-rie, non la falsa ostentazione d'un sentiment© spesse volte insincero od occasionale, possono dare alia Morte I'auste-ritä che le compete per la sua tragica inesorabilita: solo la parola priva d'ogni vana re-torica, d'ogni discorsivita ver- bosa e fangosa dell'oratoria professionale, puo darci il senso della radicata grandezza di questo vincolo che ci lega a un passato che e sempre presente, a un presente che nel futuro spinge il suo pensiero, per affermare I'etema presenza di coloro che hanno chiuso il diario della propria NICOLA ZITO esistenza quotidiana, portan-dosi oltre il tempo, oltre ogni piccola meta. II cuore di colui che in questa parola non vede che I'epi-logo d'una vana cerimonia, non avra mai vero palpito di vita: egli sara piü morto di quei che e morto, ne mai potra dire d'essere veramente uomo. Presente! Si, gridiamo alta, sempre piü alta, questa nostra bella parola; essa vin-cera ogni adusata ed abusa-ta sordita, andrä oltre ogni piü modesto destino, per dire a tutti che Essi vivono, vi-vranno per sempre in noi, come fiamma d'un fuoco cu-rato dall'etema vestale del-I'amore fratemo. I. f. ^lell'anno 1927, in uno di quei suoi poderosi discorsi che hanno cosi luminosamente scandito i destini della Patria, il Duce precisava quale doveva essere la missione della donna per rispondere ai fini del Regime. In tutte le citta d'ltalia i Fa-sci femminili erano allora com-posti da piccoli nuclei di volon-terose le quali, giä nell'ora della vigilia, si erano streite attorno ai gagliardetti dello squadrismo in armi, con un fervore ed una fede che rag-giunsero la loro espressione piü pura, nel sacrificio dell'in-dimenticabile ed eroica Ines Donati. Attorno a quei piccoli ma sfolgoranti fari di italianita, si raceolsero, a poco a poco, tutte le donne d'ltalia e a questo nuovo imponente esercito che niarcia con Lui armato non della spada, ma della ferrea volonta di tutto offrire e soffri-re per il trionfo della Sua dot-trina, il Duce precisa di anno in anno compiti di responsabi-litä con parole che si incidono indelebilmente nel cuore di tutte le fasciste italiane. E un'ascesa lenta ma sicura. Ogni meta e raggiunta, ogni prova 6 superata, ogni compito e assolto con volonta tenace e FASCIO FEMMINILE ift ÜHca passioni e di opere al Fascismo italiano. Ma fu nel giugno dell'Anno XV®, durante I'imponente adu-nata di 60.000 donne in Piazza Venezia, che Egli pronunciö il discorso indimenticabile che ognuna di noi porta inciso nel cuore come il piü caro ed indimenticabile premio: ^Durante qiiesti 15 anni duri e magnifici, le donne italiane hanno dato prove infinite del loro coraggio, della loro abnegazione, sono state I'ani-ma della resistenza contro I'obbro-brioso assedio ginevrino, hanno dato gli anelli alia Patria, hanno accolto i sacrifici necessari per attingere la Vittoria con quella fierezza, quel contenuto dolore che e nelle tradüioni delle eroiche modri italiane.» Parole indimen-ticabili col le quali il Duce assegna alle madri di oggi e di domani, alle donne tutte poste da Lui e dalla Sua dottrina in moti e piü oscuri, apportatrice feconda di fervida vita. Nulla e nessuno ha potuto nfe poträ impedire al nostro Fascio fem-minile — interprete della dottrina mussoliniana — di essere faro splendente di quella fede che, o presto o tardi, sarä feconda di bene perchč U po-polo I'ha giä accolta e ancora di piü l'aecoglierä, quando sarä libero di manifestare i suoi sentimenti e la sua volonte, di orientarli verso la verita e verso la vita e cioe verso di noi. Parlando del popolo non alludo a coloro che, senza ener-gia e spesso anche senza pu-dore, oscillano a destra o a sinistra preoccupati solo di sal-vaguardare il proprio henesse-re e la propria vita a prezzo di qualsiasi viltä. Ma parlo del popolo vero: quello che lavora. 11 Fedcralo assiste agli esami di caposquadra dei ragazzi sloveni della 6.1. L. L. con un ardore di dedizione e spirito di sacrificio che non ha confine. II Duce risponde alle san-zioni che vorrebbero arrestare la durissima marcia dell'Italia, dando una consegna ferrea, riassunta in quella che diventa la parola d'ordine di tutto il popolo: Autarchia! E i Fasci femminili rispondono mobili-tando in massa energie ed in-telligenze per la nuova batta-glia pienamente vittoriosa. Non solo, ma organizzano, ad un solo mese di distanza dalla data infame, la Giornata della fede. II Duce precisa alle gerarchie il suo oomandamento sacro: cAndare verso il popolo.> E i Fasci femminili I'accolgono re-ligiosamente e danno sviluppo a tutte quelle attivitä assisten-ziali che scrivono mirabili pa-gine di sacrificio, di dedizione, di amore, di passione sconfinata, che tutto dona e nulla chiede mai, se non di meritare I'appro-vazione del grande amatissimo Capo. II Duce porta in primo piano I'assistenza ai combattenti e alle loro famiglie e le donne fasciste, superando se stesse, si prodigano negli ospedali, en-trano nelle case piü umili'appor-tatrici di soccorso e di conforto, apprestano, a migliaia e mi-gliaia, i pacchi di indum«nti che, raggiungono i nostri com-liattenti sui fronti piü lontani. IT. RICONOSCnrENTO DEL DUCE Solo qualche anno dopo I'or-fjanizzazione dei Fasci femminili, il Duce affermava con orgoglio: il Fascismo femminile e destinato a scrivere una sto-ria splendida, a lasciare tracce memorabili, a dare un contri-buto sempre piü profondo di prima linea nel campo dell'assi-stenza sociale e dell'educazione nazionale, i compiti precisi per raggiungere nel piü breve spa-zio di tempo possibile quelle mete radiose, che Egli, nella sua lungimirante previdenza, ci addita per la grandezza della Nazione. Parole che ci riempio-no di orgoglio ma che, nel me-desimo tempo rendono sempre piü vasta e profonda la nostra responsabilita di donne, di mamme, di dirigenti le Orga-nizzazioni del Partito, e di Edu-catrici delle masse popolari e delle nuove generazioni. NELLA NUOVA PROVINCIA ITALIANA Nel Luglio dell'Anno XIX», cioö a soli tre mesi dall'occupa-zione, h stato organizzato il Fascio femminile di Lubiana. Le direttive che ne hanno ca-raterizzato l'attivitä, nella nuova provincia italiana, sono le stesse che danno impulse alle Federazioni delle altre provin-cie d'ltalia: andare verso il popolo, cosi nelle povere cas6 come nelle fabbriche, negli ospedali e nei centri rurali. Tali direttive, perö, sono state interpretate qui con una passione, una tede ed una dedizione, centuplicate dalla volontä di far conoscere, ad ogni costo, che Cosa sia, nella sua essenza piü squisitamente bella e piü profondamente umana, la dottrina del Duce contro la quale in queste terre, si h scagliata per vent'anni la feroce propaganda antifascista. Troppo poche, per un compito cosi vasto e cosi importante, abbiamo moltiplicato all'infini-to tutte le nostre possibilitä pur di poter portare un atomo al-meno di quella fulgida luce che c'illumina I'anima, nelle anime di coloro che abbiamo avvicinato o che si sono awi-cinate a noi con fiducia. Nulla e nessuno puö impedi- re alia luce del sole di pene-trare anche negli angoli piü reche soffre e che produce in silenzio. Quello che fe abituato, qui piü che dovunque, a portare la sua croce senza che nessuno si preoccupi di sapere se per qualcuno non sia strazio troppo grande portarne da solo il peso lungo le asnre strade della vita. In nome del Fascismo tutto questo I'abbiamo chiesto noi agli umili, agli ammalati, ai di-seredati dalla fortuna. Per la prima volta le vecehie lavora-trici hanno visto premiata la loro fedeltä al lavoro. Le madri hanno sentito esaltare e bene-dire la loro maternitä. I soffe-nenti hanno visto porgersi una mano fraterna e soccorritrice. Quanti soffrono e piangono e sperano hanno avuto quelle parole di umana solidarieta che soltanto possono scaturire dal cuore di chi del Fascismo ha fatto lo scopo e la poesia di tutta la sua vita. II Fascismo femminile ha get-tato a piene mani il buon seme. Oggi piü che mai attende con fiducia, che non teme enon avrä sconfitte, I'ora in cui ne poträ raccogliere le messi. II nostro Fascio femminile avrä un nome che ci impegna oltre tutte le possibility umane, per la vita e per la morte: ARIELLA REA! Interpreti fede-lissime della Sua ardentissima fede non avremo che una volontä ferrea ed incrollabile: far conoscere al popolo la santitä della nostra dottrina, fare che il popolo senta, ogni giorno di piü, quanto malvagia, feroce ed iniqua sia la viltä di coloro che hanno armato la mano che ha stroncato la giovane vita di Co-lei che di questa dottrina fu I'interprete piü fedele e piü degna. Ida De Yecch NOI FÄSCISTI Noi fascist! siamo giunti a Lubiana con le prime truppe d'occupazione. Vi siamo giunti in grigio-verde e in ca-micia nera. Erano al seguito anche le donne, come tra-sportate nella scia vittoriosa, dedite alle opere di conforto e di ristoro per il soldato. Non era la prima volta che varcavamo il confine Orientale; non ci vogliamo qui ri-chiamare ai tempi di Augu-sto o di Trajano; ma solo a poco pili di vent'anni addie-tro, quando I'Esercito di Vit-torio Veneto portö le sue gloriose bandiere molto piii avanti di quanto non fosse piaciuto alia camarilla fran-co-inglese che si oppose alia marcia vittoriosa del popolo italiano. Quando il popolo italiano ha ripreso la sua marcia, preceduto dalle aquile e dai neri gagliardetti della Rivo-luzione, nessuno I'ha potu-to piü contenere:, con le insegne marciava anche un'Idea, la quale, avendo di-lagato pel mondo, precedeva i vessilli, rischiarava, ine-briava I'atmosfera, come cementasse il selciato sotto scoperto nell'incredibile no-stro contegno di civile com-prensione e di longanime convivenza un segreto piano machiavellico, un inganno. Potevamo prevederlo: non c'era da attendersi di meglio. Ma noi siamo i portatori di un Verbo, di una di quelle Verita redentrici che si im-pongono anche senza gli arti-fizi di una politica scaltra, quale pare sia, nei presuppo-sti della mentalita locale, la politica. A noi hanno insegnato che il Fascismo i«e forza ispiri-tuale e religione. Potra errare negli uomini e nei gruppi, ma la fiamma che sorge dal Fascismo e immortale» (Parole del Duce: anno 1923). Poi sappiamo un'altra cosa; che «il Fascismo sara il tipo di civilta europea e italiana di questo secolo». «Siamo si-curi di noi stessi — ci ha detto il Duce — perche, come Rivoluzione fascista, I'in-tero secolo sta innanzi a noi.» Sappiamo molte e molte al-tre cose che questi signori ancora non riescono a lam-bire con la loro immagina- r- ^^ascismo non a. solttanto un patUtO; afun taijima} non a soLtanto un tagima, nia una ^ähd-, non soitanto una una tah^iona. _Jh.assoLitii : i cingoli dei carri armati e sotto le scarpe chiodate del fante nella cui caviglia sicu-ra, come nei cuore gene-roso e forte, era la certezza della Vittoria. Quando la Storia dirä con quale animo i legionari di Mussolini ponessero piede in queste, come in altre pro-vincie entrate a far parte del nostro spazio imperiale, do-vrä palesare che non li spin-se un premeditato sogno di conquista, ma che essi vi furo-no indotti come da una forza inellutabile che non si puö semplicemente chiamare forza di eventi. Urgeva, in queste zone qualcosa di ben di-verso, e lo abbiamo visto dopo: urgeva un ordine nuo-vo. Una sistemazione sociale, un civile definitivo assesta-mento era fra queste popola-zioni profondamente neces-sario, molto di piü di quanto le ingannevoli e superficial! apparenze non lo lasciassero vedere. Sembrava, anzi, re-spirare aure idilliache, nei primi giomi, e che uno spi-rito mite e un fecondo lavoro fossero garanzia di sereno awenire e di perpetuo be-nessere. L'imperativo della storia, il processo di revi-sione, s'e venuto invece ra-pidamente delineando fino ad esplodere in episodi dra-stici ed anzi in vento di tragedia, e ciö forse non sarä stato un male. Scorsamente noti, noi ita-liani, noi fascisti, siamo stati e siamo per taluni popoli da-nubiani; troppe vicende stori-che e troppi contrast! si sono accumulati sui margini di fri-zione; malfidi e suscettibili come sono, questi popoli, al nostro apparire, hanno pen-sato che stesse per abbattersi un'ondata di oppression! e di vendette, perchö ciö k nei loro carattere. Questo non si Č minimamente verificato, ma non e bastato a far credere che tali non fossero le nostre intenzioni. Qualcimo anzi ha zione e su tutte una: che il Fascismo risponde a esigenze di carattere vmiversale; che nulla esiste oggi da potere appagare e risolvere, in vece sua, i problemi di ordine sociale e morale da cui il mondo appare inesorabilmente stretto; e sappiamo perciö che «nulla si puö contro il Fascismo». Con questo viatico la forza che si sprigiona dalla nostra sola presenza nei bacino della Sava e destinata a re-spingere tutti i rigurgiti che dalla foce tendono a risalir-ne la corrente. Un mondo irriducibile, una ostinatezza radicata in secolari violenze, una barbarica tracotanza si ribellano all' apparire delle liuninose insegne della nostra nuova e grande fede; ma non c'e da preoccuparsi, ne da adontarse'ne,- e difatti siam rimasti tutti sereni e sorridenti salvo il passeggero corruccio che ci prende davanti alla salma di un al-tro, e poi ancora di un altro nostro Caduto. £ proprio lo scatenarsi di queste forze tenebrose, di questa ondata balcanica che ci fa sentire l'orgoglio, e vor-remmo dire il dovere euro-peo, di trovarci accampati in questa pianura oltre il Ne-voso. Ci pare di sentire odor di zolfo e rumore di ferra-glia, come all'epoca in cui i guerrieri di Maometto fu-rono fermati sotto le mura dell'Europa civile. Gli Slo-veni designano alcimi loro castelli quali bastioni d'arre-sto alla marcia delle orde mussulmane. Noi perö stia-mo constatando che l'estre-ma penisola di Oriente che s'attacca al continente fra il Golfo di Trieste e il Mare d'Azof non fu mai completa-mente liberata dagli elementi impuri nei cui animo s'adden-sano selvaggi orgasmi. Essi costituirono l'ultimo disonore d'Europa. Da secoli, salvo nei paradiso bolscevico, non si co- Le Aiiforilä all'inaugura-zione del Dopolavoro del Fascio di Lubiana Alcuni aspetti della sede II giardino — L'esterno noscevano fatti di ferocia be-stiale tanto degradanti quanti e quali sentiamo e vediamo di questi tempi, qui fra noi, sui confini d'ltalia, della nostra umana e buona e santa Italia. Brutalitä e martiri senza nome, dominati da quella superlativa viltä che carat-terizza l'assenza assoluta di spiritualitä eroica, si stanno consumando nelle primitive foreste nelle quali e gioco-forza addentrarsi per snidare per sempre la belva immon-da che reca in mezzo alla fronte il marchio della Stella rossa. Erano forse necessari questi contatti per farci meglio awertire la bellezza della nostra missione tanto pregna di idealismo; del nostro ca-valleresco coraggio; della nostra fede fascista tanto ispi-rata, elevata e forte? Un vivido raggio di rivela-zione attraversa il nostro spirito, qual'anche ci e dato awertire ragionando con i nostri soldati reduci dalla Russia, cioe con la gente piii semplice e pura dell'impareg-giabile nostro popolo; si sta combattendo la guerra della civiltä europea; qua e lä e tutt'una. Pensieri, immagini, frasi la-pidarie, comandamenti, fiam-manti perorazioni; venti, trent'anni di predicazione mussoliniana si fissano avanti agli occhi nostri in caratteri romani, e sullo sfondo e la Patria che attende: statuaria, immobile. «L'Italia fascista che ascen-de le Cime della sua nuova storia, puö dire la parola della sua antica e moderna saggezza agli altri popoli...» «La Rivoluzione fascista non e soltanto il privilegio e lo sforzo dell'Italia, ma la parola d'ordine e la speranza del mondo ...» «La Rivoluzione delle Ca-micie Nere e anche in grado di dire una parola a tutte le genti civili; la parola della verita, senza la quale gli uomini non sono liberi; la parola della giustizia, senza la quale non vi puö essere pace duratura nei mondo ...» «Col gladio di Roma e la civiltä che trionfa sulla bar-barie; la giustizia che trionfa sull'arbitrio crudele; lareden-zione dei miseri che trionfa sulla schiavitü millenaria...» Come noi mal — adunque — ognuno di noi fascisti avverte come gli sia stata commessa una di tali e di tante altre supreme ed ine-sauribili verita alle quali per loltre un ventennio s'e ali-mentato quotidianamente lo spirito nostro. Sentiamo piü forte e vera Che mai la potenza del motto CREDERE, OBBEDIRE, COM-BATTERE, perche da esso abbiamo tratto finora il nostro destino e su esso — lo sentiamo — si fonda la pro-messa grandezza del popolo nostro, e fors'anche la feli-cita degli altri. Alessandro Nicoiera tinea ORGANO DELLA FEDERAZIONE DEI FASCI DI COMBATTIMENTO DI LUBIANA Dlrettore responsablle LUIGI PIETRANTONIO TIpografia »Merkur« S. A. Lubiana