r ' 1'______---- __ _ -^fTl PUBBLIcSa (prezzi per mm d'altezza, larghezza 1 colomia): commercial! L. 1.50 — finanziari, legall, cronacaL. 2.50 — Concessionaria esclusiva UNIONE PUBBLICITA ITALIANA S. A. LUBIANA, Via Selenburg n. 1 — Tel. 24-83 Lubiana, 3 ottobre 19^2-XX° DIREZIONE - REDAZIONE: LUBIANA, CASA DEL PASCIO — Tel. 26-58 ABBONAMENTI: Annuo L. 25 — Semestrale L. 13 — Sostenitore L. 1000 Spedizione in abbonamento postale H" Gruppo — ITN NtlMERO CENT. 6 O ODIAREINESTINGUIBILNENTEINENICI 11 Dace ha chiesto ancoia una volta ai legionari 11 glu-lamento che plCi dl ognl altro conta in questa «epoca de-clsiva che vedra 11 Llttorlo trionlante». 6 11 glmamento dl «fedeltä assoluta, dogmatlca alla dot-trlna e agil Insegnamentl del Fascismo», 11 giuramento di amoie verso lltalia e dl odlo Inestlngulblle contTo 1 nemlcl. Attraverso le parole pro-nunclate per 1 legionari «M» 11 Duce ha ammonito gli ita-liani dl labile memoria che oggi non sono ammesse ri-serve mentali, tanto piü, quando queste rlserve vo-gliono rilerirsi al nemico che combattiamo. Le Sue parole suoneranno monlto a coloro che in questi tempi hanno inserito in quelle rlserve 11 pletismo e 11 cosidetto rico-noscimento di meriti. Ogni itallano che meriti di essere chiamato tale non pud ne deve pensare con bene-volenza ai nostri nemici. E le ragioni di do sono tante; una valga per tutti: I'lnimiclzia. Noi cl troviamo in guerra non per voleri politici ma per convinzioni ideali. Combattiamo un nemico, slrutta-tore fino al glorno del «ba-sta» di ogni nostra energia e di ognl azlone. Lottiamo strenuamente per la vita o la morte per dare ai nostri figli e a nol stessl 11 benes-sere che cl venne negato in cento occasion!. Vogliamo la vlttoria di un'idea ch'e 11 no-stro credo e la nostra anima. Per queste ragioni e per al-tre ancora che si eguagllano, noi dobbiamo odiare i nostri nemici. Odiarll con lo stesso leroce odio con cul vogliono la nostra sconlltta; con la stessa decisione con cui vogliono 11 nostro annienta-mento, con lo stesso propo-sito con cui vogliono la nostra fine. Tutto questo lo sentono i combattenti del fronte alrl-cano e di quello Orientale, i cittadini di Catania, di Na-poli e del paesi dell'ltalia meridionale, lo sentiamo nol che viviamo in mezzo ai nemici dell'ltalia e del Fascismo; lo dovrebbero sentire coloro che non lo vogliono per la perdita di affarl com-merciall o di laute prebende. In queste terre d'occupa-zione, dove la vita quoti-diana diventa missione, si sente la necessita di odiare tutto quanta ci e ostile, senza tentennamenti o sbandamenti di sorta, senza rlserve men-tali o pietismi sciocchi. Si opera per 11 bene e la grandezza dell'ltalia e tutto do che ci e contro o semplice-mente apatico deve essere conslderato odio e ricambia-to in eguale misura, anzi in misura maggiore. Slamo sugli spalti di una trincea ove I'assalto e I'unico estremo mezzo per raggiun-gere lo scopo, di essere doe meno odiati per paura della nostra forza. Slamo qui di fronte al nemico mortale delle nostre idee, 11 comunismo disgrega-tore e annullatore dell'indi-vidualita umana. 11 suo odio contro noi e feroce, bestiale; e I'odio di un animo basso che non ha mal saputo distin-guere 11 bene dal male ma ha visto sempre quest'ultimo come finalita unica per 11 predominio. Con questo nemico da lottare non pud essere il nostro che odlo ge-nuino, fascista, puro. Le armi del combattimento, sebbene differenti, saranno di fronte azionate da una sola volonta: quella di riportare la vittoria e liberare finalmente 11 mon-do civile e benpensante dal-I'incubo bestiale. Ecco perche in queste terre d'occupazione noi non ammettiamo benevolenze di sorta ma sollanto 11 verbo del dominio. Chi ha perdu-to deve convincersi che la sconlltta comporta oneri ed sono inutili le recrimina-zioni e gli spruzzi di bile che si manifestano in ogni occasione. Finche tutto sard com'e, una e la consegna da ese-guire: odiare, sempre piCi odiare, inestinguibilmente i nemici dell'ltalia e del Fascismo. p 21 Duce ai legionari M" Legionari dei battaglioni «M», voi avete oggi Vorgoglio di celebrare il primo annuale della vostra fondazione, qui fra le vestigia suggestive ed esaltanti della Roma repuhblicana e imperiale, ai piedi del Palatino, fra il tempio della Fortuna virile, quello di Vesta e il quadriportico di Giano. lo ho la gioia e I'onore di consegnare a molti di voi le ricompense al valore guadagTiato e meri-tato sui campi di battaglia. Durante questi 12 mesi voi avete dimostrato coi fatti di possedere le quanta spirituali e fisiche che vi devono distinguere fra tutti e da tutti: fedeltä assoluta, dogmatica alla dottrina e agli insegnamenti del Fascismo, fedeltä sigillata col sangue, non coi vani e spesso non limpidi inchiostri, disciplina esemplare, con-tegno irreprensibile, cameratesco piu che fratemo delVuno per tutti e tutti per uno, e nel combattimento Vimpeto e la implacabilitä dei legionari di Cesare. Nei vostri cvxm di giovani veramente degni di vivere e di combattere in questa epoca decisiva che vedrä il Littorio trionfante, due sentimenti devono fremere: uno di amore verso V Italia, V altro di odio inestinguibile contro tutti i suoi nemici. Questa, o legionari dei battaglioni «M», e la consegna del ventennale. Piü che una consegna, e un giuramento. IL„POVERO" POPOLO RUSSO Quando le armate della nuo-va Europa avramno definitiva-mente spezzato le reni alle or-de bolsceviche, la propaganda anglosassone darä fiato alle trombe per creare un alone di pietä sul cosidetto popolo russo. fi bene precisare subito che di tutto quanto 6 awenuto ed avverra in Russia il solo, ripe-tiamo solo, responsabile š pre-cisamente il popolo russo; o quanto meno la stragrande mag-gioranza di esso. La strage della vecchia classe privdlegiata, parte migliore della vecchia Russia, sarebbe stata eseguita senza dubbio, anche senza il consenso del comimismo. II comunismo non ha che espresso in ima formula generale la vo-lontä della strada, ha awiato su una pista regolare gli istinti della razza elevando I'idea della distruziooe e dell'assassinio a freddo dogma, a scienza brutale. Soltanto ai tempi del primo imporo russo, il Granducato di Kiev, si poteva parlare di una Russia in funzione di paese europeo, dato che la mentalitä e la vita culturale del paese erano regolate dall'Europa; le relazioni tra I'Europa e la Russia erano piü intense che ai tempi che precedettero I'awen-to al trono di Pietro il Grande. Tripartiio rompera loro le reni Allora I'EuTopa terminava real-mente al confine orientate della Russia. Ma il Granducato di Kiev era minacciato dalle popolazioni della steppa, dai polvzi e dai peceneghi. Pojmli non selvaggi, che un profondo strato culturale si nota in tutti i popoli della steppa, persino nei tar-tari. Ma la loro cultura non significa civilta, poichö nessuno di questi popoli ha attinto a quella cultura e a quella civilta che germogliö nel Medi-terraneo. ß neeessario tener presente che le steppe della Mongolia, dalle quali provenivano questi popoli, si trovano al confine della Cina. Nessuna razza della steppa poteva soorgere nel principato normanno russo di Kiev una forza di stato degna. Per i casari, i peceneghi, i mongoli e i tartari, i normanno^ russi non erano uomini. Per essi non valevano le leggi della steppa; oon essi si poteva vivere solamente in uno stato di inimicizia naturale e di una guerra perenne. In questo sense i popoli della steppa erano giä dei distruttori. La loro civiltä primitiva, chiusa in se stessa, non sop-porta contatti con quella euro-pea. Premuto da ogni lato, ü granducato di Kiev crolla sot-to i colpi della steppa e oon esso scompare la prima pro- spettiva d'lma Russia destinata ••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••••• D 1 partlglani possiedono in-dubbiamente 11 senso del-I'umorismo e non tralasciano occasione per estenderlo anche a noi con ognl mezzo. In questi giorni ci e giunta airorecchio la notizia che i partlglani si preoccupano molto dell'ambiente scolasti-co e particolarmente degll študenti. Sempre nel loro cuore gli študenti! Hanno con-sigliato infatti ai braviScolari di Lubiana, grandi e picdni, di non presentarsl agli esami perche, quando il governo partigiano (sic!) prendera le redini della pubblica ammini-strazione, non riterra validi gli esami sostenuti dagli Scolari durante I'occupazlo-ne italiana e percio costoro avranno perduto tempo inu-tilmente. L'oculatezza partiglana ž strabiliante-, ci sorprende pero il fatto che i banditi del bosco non abbiano fissato Iq. data degli esami di matuiitä che gli študenti di Lubiana e provincia dovranno sostenere sotto il loro governo liberators. « a diventare parte organica del-I'Europa. La cellula del futuro impero russo sispostaanord-est, verso la Mongolia e sorge, quale membro deH'iinpero tartaro-mongolioo, 11 Granducato di Mo-sca. II vasto impero asiatico dei Gengis e dei suoi successor! crea dalla molteplicita delle raz-ze mongolo-tartaro-finnico-slave un impero che ha le sue pro-foiide radici nella civiM mon-golo-cinese. Apportatrici di que-sla civiltÄ sono le razze nomadi dell'Asia, distruttive nel sen-so in cui I'Occidente concepi-sce lo stato, caratteristica dominante, se si pensi che nelle immense distese delle steppe il niimero degli abitanti ö picco-lissimo. Dope la caduta dell'Impero mongolo-tartaro l'eredüä viene raccolta da Mosca. Ma I'impero di Mosca 6 ben lootano dal-I'impero di Kiev. Si allontana dall'Europa, e ool sangue barbaro della steppa penetrano a Mosca le forme del-la cosidetta civilta tartaro-mongola. Attraverso alterne vi-cende I'impero asiatico di Mosca riesce a dominare la step-pa, ma Ö un imporo della step-pa, h costituito e abitato da uomini che portano con sč I'elemento distruttivo ostile al-I'organizzazione come patrimo-nio inalienabile dello spirito. Lo Stato ipuö abbattere i boschi, far abitare le steppe, prosciu-gare le paludi; puö introdurre im cerimoniale del toitto simile a quello cinese e instaurare il potere assoluto del granduca, ma b assolutamente impotente contro I'eredita spirituale dei nomadi. Non puö distruggerla; puö tuitt'al piu incatenarla. Qualche volta la steppa pare definitivamente domata dal pu-gno pesante degli zar e dei granduchi. Ma allora scoppiano continuamente altre insurrezio-ni e selvagge orde di cosacchi percorrono il paese saccheg-giando e assassinando. Malgrado tutto, a i>oco a poco, senza vo-lerlo la Russia si sposta verso I'Europa. A poco a poco I'Aeia comincia a osservare I'Occidente: due mondi chiusi in se stessi, senza mi punto di congiunzione, stanno ostili uno di fronte al-I'altro. II primo contatto signi-fica guerra. Cosl avviiene nei timidi tenta- tivi dello zar Boris Godunov per introdurre i sistemi e la civiltä d'Europa in Russia durante la campagna del falso Demetrio. Ancora una volta I'Asia con questa lotta offende I'Europa. II falso Demetrio cade. Segue la casa Romanov e con essa il sa-cro antico impero asiatico della steppa. Eppure I'Europa bus- sta lo Zar; argine lambito dalle due correnti. L'argine col tempo diventa sempre piii stret-[o e quando crolla, al posto dello zar tra I'Oriente e I'Occidente, sorge la parete di carta di un Kerenski, la sorte della Russia segnata. II paese viene abbandonato agli istinti delle sue molteplici scbiatte. Cvgoglio di Ptt^iz« I'rigionicri catturati dalle trappe deH'Armir sa piu forte anoora alia porta della Russia. Come certi elementi chimici esplodono al semplice contatto fra loro, cosi un contatto dell'Asia con I'Europa significa un'esplosione. Questa esplosiooe si chiama Pietro il Grande. Egli rende familiar e I'Europa in Asia; co-stringe la Russia a guardare verso I'Europa. Lo zar crede che la civUta e la forza costrut-tiva dell'Europa possano para-lizzare per sempre le forze distruttive del suo paese. Ma nes-suna forza riesce a trasformare quei sentimenti barbari che sono l'ereditä inalienabile della razza mssa. Dopo r89 le forze distruttive dell'Europa e dell'Asia si uni-scono sempre piü saldamen-te. Lo spirito rivoluzionario delle classi superiori si fonde sempre piü nell'anima ribelle del popolo. Fra I'Europa rivolu-zionaria e I'Asia sovvertitrice Seguendo senza piü freni I'i&tinlo sanguinario della razza, si svolge nell'antica, pigra, asia-tica, ripetiamo: asiatica, cittä dl Mosca, Ü terrorismo piü san-guinoso che la storia conosia; e in un continuo alternarsi di eccidii, viene sterminata un'in-tera classe. C!osi si arriva ad assassinare in soli tre anni (1918—'19—'20) un milione e settecentomila persone. C!osl si arriva a concepire una forma di vita meccanica, si rinnega ogni valore dello spirito e si fa im eroe nazionaile del figlio delatore del padre. II comunismo ha potuto tro-vare la sua appllca^.ione appun ■ to in Russia, dove la fivilta nel sentimento romano della parola, non h sviluppata e i suoi creatori, ubriacati dal sangue, hanno senipre creduto di pn-terlo facdlmente imporre a tut-to il genere umano. Giancarlo Beriieri ORIZZONTI La dccumenl^azione che si va accumulando sui prepara-tivi fatti dalla Russia in venti anni per aggredire rEuropa e realizzare il sogno del Crein-lino di boLscevizzare il mondo, non 6 che all'lnizio. Lo sfcrzo giganliesco compiuto dai Soviet! merita un approfondito esame. Per vent'anni da tutte le fonti, anche da font! di-rette, avevamo sentito par laxe di carestia, di fucilazioni, di fallimenti dl piani quinquen-nali, ed anche di armamen-ti, ma non si sospettava da nessuno che la Russia fosse un tale arsenale di armi da non sostenere confronti nella storia. Ora che alquanta luce č stata gettata negli occulti cortili del cosidetto «paradiso rosso», una prima deduzione da trarre 6 questa: che quando 11 popolo russo reclamava pane, i dirigenti Impegnavano mezzi spettacolosi negli arma-menti e nella propaganda al-I'estero: cioä in due direzioni rivolte al domlnio del mondo. Insomma ai bolscevichi non preoccupava la salute e la vita stessa del popolo russo: quello 6 un popolo che fusti-gato e affamato puö morlre o soprawivere, e clö fe indifferente per i capi del bolsce-vismo. Quante sofferenze e priva-zioni slano costati al popolo russo gli armament! e i bilanci del Comintern sapremo In awenlre; ma giä ora pos-siamo ben vedere che quest! mezz! furono tutt! distolt! al benessere, al civile progresso del popolo russo. Peggio che sotto gl! zar il popolo russo 6 stato dunque govemato col piü abbietto cinismc, conside-rato materia bruta, a leva dl una macchina mostruosa che avrebbe dovuto rotolare sul-I'Europa. Anche questo, bene o male, da qualcuno era stato intra-visto. Ma ! nostri popoli euro-pei, in grazia di Dio, non se la sentirebbero in nessim caso di condividere un destino simile a quello del popolo russo. II punto essenziale del problema europeo 6 proprio questo: che i metodi del comunismo, prova e riprova, hanno dimostrato ora piü chiara-mente che mai, doversi fer-mare agli Ural! e al Volga. Nessun govemo d'Europa osereblje far mancare al popolo per vent'anni il pane, 11 vestiario, per preparare nelle fabbriche di guerra una qual-siasi smodata conqulsta. Certo Che una colossale forza barbarica si pu6 svilup-pare con tall sistemi. L'Euro-pa contrappone un'altra forza fatta di intelligenza, di equi-librio, di convinzione, di po-polare consenso ed elevazione e di popolare reazione: di guerra ove occorra e dl sacri-ficlo sentito füio agli estremi limit! delle energie dello spirito; di quelle grandlssime energie dello spirito che sop-portano anche la fam« ove occorra, pur di salvare una bandlera ancora piü radiosa e fiammeggiante di quanto non sla la stessa bandiera della Ubertä. La bandiera deUa Civiltä. A. i. 3n guardia! Vogliamo segnalare un fat-to al qiude forse pochi perv-sano, ma che ci sembra im-portante per quello che ri-guarda i metodi della propaganda nemica. Si sparge una voce: il pro-dotto tale non si trova piü! Cosa succede? Tutti si affan-Mino per acquistare quello che ancora rimane; se un ne-gozio risulta sprovvisto, ma-gari solo per contingenze del tutto transitorie, il cittadino si convince che la. voce circo-lante e vera e insiste nella ricerca. Dal canto loro i com-mercianti, vedendo che i cit-tadini cercano con insistenza quel tale prodotto, si convin-cono anch'essi che le scorte nazionali di esso stanno per esaurirsi e lo occultano con la speranza di venderlo in seguito, a prezzi naturalmente maggiorati. Cost i cittadini da un lato e i commercianti dall'altro contribuiscono all'opera assai poco meritoria di far sparire effettivamente un dato prodotto dalla circolazione, men-tre se quella voce non fosse esistita tutto sarebbe rimasto nella noi'malita. Siccome di queste rtaia: il risveglio del popolo italiano. Questo popolo travolto e tra-scinato dall'impeto di un Ge-nio che sentiva quasi suo, ha avuto come una rivelazione. Si e sentito come il paralitico che e stupito e tremante di fronte alia realtä degli arti che hanno riacquistato la vita. Cosi il popolo italiano, quello di cui Napoleone diceva che aveva fornito al suo esercito , ri-sentiva nelle sue vene, dopo questo tuffo nell'epopea napoleonica, i germi di una dignitä che per troppi secoli era rima-sta sopita sotto il fardello del-I'oppressione. Da quei giomi comincia, lento, il travaglio spirituale che, attraverso tappe sanguinose, portera alia rinascita del popolo italiano. D'allora ogni generazione nostra ha avuto la sua missione, ha dato tutta se stessa perchž essa fosse compiuta. L'ltalia disunita, oppressa ha trovato uomini come Federico Confalonieri, Giro Menotti, Giuseppe Mazzini che I'hanno in-tuita e sognata libera. Uomini x)me Vittorio Emanuele II, Ca. vour e Garibaldi che I'hanno fatta una e libera. Due grand! passi verso I'an-tica gloria e dignitä, ancora lontane. Ma il generoso popolo italiano, ormai lanciato, si sentiva irresistibilmente attratto verso lo sfolgorio di una fiamma che brillaya come quel sole che duemila anni prima aveva sa-lutato i colli imperiali di Roma. Uomini come Mussolini, D'An-nunzio e Corridoni hanno sentito ancora il dovere dell'adem-piniento della missione della lo- ro generazione: di fare del-I'ltalia una potenza mondiale. E l'ltalia nel 1915 entrava nel tragico gioco delle grandi Po-tenze. Ma dopo Vittorio Veneto questa mirabile generazione non ha sentita esaurita la sua missione, ma I'ha condotta, guidata dal suo Genio, fino all'ane-lata meta finale. All'Impero. Finalmeute il popolo italiano I'aveva raggiunta questa meta per la quale generazioni avevano combattuto e sofferto. Le ultime tappe che sembravano cos! lontane, cosi chimeriche, erano state raggiunte con una velocita vertiginosa che aveva sorpreso, lasciato attoniti i popoli d'Europa che non intuivano, che non lo comprendevano questo nostro popolo lanciato verso i suoi destini, e lo conside-ravano ancora e solo capace di rendergli meravigliosa la villeggiatura. Ma ora I'impero Italiano c'6. E' realtä viva e palpitante. Lo stesso popolo italiano che I'ha creato e stato sollevato dal ritmo vertiginoso che il suo Capo ha impresso alia ruota del destino. E' giunto airimpero d'im-peto, senza una preparazione interiore in cui la dignitä dell'Impero, che ormai gli appar-teneva, avesse avutö campo di formarsi, di ingrandirsi e di plasmare il costume interiore ed esteriore dell'Italiano imperiale. Oggi noi giovani, vissuti nel clima di romanitä creato dalla Rivoluzione, ed entrati nella vita con I'impero, la sentiamo agitarsi in noi, severa e infles-sibile, questa idea di dignitä imperiale, e ci sorge quasi spontaneo di fronte al mondo il fierissimo cCivis romanus sum>. £ rinato in noi il vetusto orgoglio e la fierezza di questa frase che racchiude secoli di gloria, di cui ci sentiamo non solo storicamente eredi, ma che sentiamo palpitare in noi viv! e present!, come il coinanda-mento di riconquistare I'antica dignitä imperiale dei nostri Grandi che ci hanno preceduto. Per questo noi abbiamo ri-preso le armi. Per questa missione abbiamo inferto colpi mortal! a quell'Impero inglese che non aveva e non ha questo sostrato spirituale che b essenza imprescindibile per la vitalita d! un impero. Per questa missione, oggi, in terra, in mare, in cielo I'aquila di Roma passa trionfando, poiche sentiamo che solo con il sacrificio ed il inartirio qiiotidiano su tutti i fronti si puö formare la necessaria base interiore per il nostro orgoglio di 1-azza. L'Impero fascista o neoromano che il Duce ha creato, ha bisogno ora di fascisti, ma pure ed essenzialmente di neoromani che sentano I'impero nelle vene, che sentano di essere gli espo-nent! della razza moralmente ed intellettualmente piü evoluta del mondo, che provino la gioia infinita di poter gridare al. mondo intero il . Qualcuno di fronte a questa affermazione di superioritä po-trä sorridere. Noi non ne pren-diamo atto, gli diciamo di vol-gere uno sguardo magari fuga-ce a questa nostra stirpe, Tunica al mondo, che pure in tempi di oppressione politica e quindi intellettuale abbia potuto dara, con dovizia, romani e italianis-simi nelTespressione artistica, giiiridica, scientifica, filosofica e militare deU'intelletto, i piü grandi Geni. Questa preniessa per spi«gare l'originalitä del razzismo che balza evidente qui, in queste terre, in cui il razzismo b solo fenomeno spirituale e perciö appunto tauto piü prezioso e necessario. Esso e in funzione della missione dell'Italia nel mondo che e politica sociale e artistica. Razzismo che faccia sentire ad ogni italiano la propria superioritä, si che ovunque ognu-no ci invidi di poter dire cCivus romanus sum>. Viiiorio Fabrizi Ncn e mislero per nessuno che questa guerra e opera precipua deW inter nazionale giudaica. I legami che avvincono il • pill sordido capitalismo al comunismo piü brutale, che accomunano ai quacqueri, gli anglicani e i metodisti, / negatori della religione ai distruttori delle chiese e ai carnefici dei sacerdoti di ogni confessione, hanno la loro ragione di essere nel comune denominatore giudaica che • consente la somma di qualila ' COSI elerogenee. r- Nella Slovenia, a quello ■ che ci risulta da recenti sta-tistiche, vivono, prosperano e si arricchiscono circa nove- ; mila, diciamo novemila ebrei! Sono tanti. Sono troppi, per-che gli ebrei dalle terre italiane sono destinati ad andar via. Parliamo della Slovenia soltanto, in quanto e terra nostra; ma soppiamo benissi-mo che gli ebrei pullulano in tutto il territorio ex jugosla-vo. Per esempio: nel 1.940 dei 94 sod dell'Unione commercianti di tessili e di mode di Belgrado ben 67 erano [ ebrei. A quello che ci risulta il commercio degli oggetti di lusso, di oreficeria e cuoio era in gran parte in mano ebraica. Son sempre le sta-tistiche che parlano: nel 1938, il 95 % diciamo il 95 % del commercio di grano della Croazia e della Slovenia era in mano ebraica. L'aniisemita favorire' cost la rivoluzione tanto sperata dal nemico. In Italia questo sistema finora non ha attaccato e non attacchera; comunque, in guardia! II predso dovere di tutti, al primo sentore di si-mili voci, e di denunciarle a chi di dovere per cercare di scoprirne Vorigine. CAT Targhe, timbri ed incisioni SITI1R8SVETEK LUBIUNA. Via S. Francesco 3 /iM ENC Lavanderia e pulitura chimica LUBIANA, Via Kolodvorska 8 si raccomanda F. EIFLER UNICA FABBRICA DI VELLUTO E Dl FELPA LUBIANA BLEIWEISOVA 75 Robert Raznoznik LUBIANA Pražakova 8/1 * Itappresmtanie delta Fabbrica KLEIN & STIEFEL FULDA Fornisce macchlne speclall per la lavorazione del legno Airhoir Society a g. I. LU Bl AN A Com niercio ed Industria legnami NEI FASCI IN TRINCEA Aiti TcdecaU Movimenti gerarchi II Scgrotario Fedeiale lia disposto il seguente movi-mento