L'ASSOCIAZIONE per un anno anticipati f. 4, Semestre e trimestrein proporzione Si pubblica ogni sabato. II. ANNO. Sabato 8 Maggio 1847. M — 31. DELL'INGRESSO di Monsignor vescovo Legat nella sua diocesi e città m CAPOXUSTRXA. Nella scorsa domenica, 2 del corr. mese, seguì il solenne ingresso ed installazione del nuovo amatissimo vescovo Monsignor Bartolomeo Legat nella sua chiesa e diocesi di Capodistria; e tale festività religiosa e patria ad un tempo, vi fu celebrata con sì concorde e devota effusione d'animo riverente, da riuscire in perpetuo carissima e memoranda. Già verso il cadere del giorno precedente, in attesa dell'arrivo di Monsignore, l'I. R. Commissario distrettuale erasi recato ad ossequiarlo sul confine del distretto ; e su quello della comune si raccoglievano ad eguale omaggio il preposito col capitolo e col clero, il podestà con la rappresentanza municipale, la nobiltà, ed altri notabili, e nei suburbi il popolo, così che il novello prelato andò in città col corteggio di numerosi equipaggi e tra la folla crescente che ne implorava la benedizione, e smontò alla casa dell' egregia contessa de Grisoni che si faceva una gloria di accogliervi sì insigne ospite. Dopo le visite delle autorità e rappresentanze primarie, si passò in rispettoso silenzio il resto della sera, riservando lo slancio delle dimostrazioni al domani. Nella mattina dunque della domenica, alle ore 9, Monsignor vescovo venne in gran treno, tiro a quattro, per la porta maggiore sulla piazza del Ponte, alla chiesa succursale di S. Basso, al lieto suono delle campane, ed ivi fu inchinato dal podestà a nome della città, che può dirsi si trovasse ivi tutta raccolta; udì la messa bassa, celebrata dal decano capitolare, fra le armonie degli organi ed il canto de'fanciulli; e vestiti quindi gli ap-paramenti pontificali, mosse verso la cattedrale, per il Ponte, la Callegheria e la piazza, adornate a festa, preceduto da giovanetti che versavano fiori sui suoi passi, e benedicendo la moltitudine del popolo, che si accalcava d'ogni intorno venerandolo con amore religioso, filiale. Le scuole, le confraternite co' loro stendardi, il clero regolare de' cappuccini e minori osservanti; il clero secolare diocesano, il capitolo di Pirano, e quello di Capodistria, con una rappresentanza di quello di Trieste, formavano la processione dinanzi a Monsignore; e quindi dietro di Lui la chiudevano le autorità civili e militari, la podesteria, con una deputazione municipale di Trieste; la nobiltà, i notabili, il popolo; mentre l'i. r. militare schierato nella piazza principale, o facendo spalliera, accresceva la pompa, e n' era egli stesso cospicua parte, anziché guardia; giacché, nè allora nè in tutta la giornata, di guardia ci fu bisogno, a cuori affettuosi che si espandevano in voti e preghiere, e sapevano anche fra la calca contenere sè medesimi nell'ordine il più perfetto. Un piroscafo del Lloyd Austriaco che aveva condotto da Trieste a Capodistria in quella mattina ben 400 persone, e gran quantità di carrozze d' ogni provenienza; ed in oltre la turba de'pedestri del contado ed altri siti, anche lontani, aggiungevano letizia, e lo spettacolo religioso che s'andava svolgendo agli occhi di ciascheduno era colmo di maestosa imponenza, fra cui brillava quella sublimità chè è ingenita agli augusti riti del culto cattolico, il quale profitta appunto de'sensi per innalzare le anime a Dio più fervorosamente e ravvivarne la fede. Così il corteggio processionale giunse al duomo. Questa elegante cattedrale, folta di devoti, riusciva ancora più vaga, guernita com' era di damaschi, bandiere, fanali dorati, cerei e torcie colossali, e veneranda per le preziose immagini e reliquie che fra le palme e i candelabri ardenti erano esposte sopra gli altari. Ivi intuonato con scelta musica 1' inno ambrosiano, e dopo le altre preci di rubrica, si compì la cerimonia del possesso, e la messa pontificale, fra il rimbombo dei sacri bronzi, lo sparo de' mortaretti, e 1' emozione sempre crescente dell' adunata popolazione, che terminò prorompendo in dolci lagrime, quando si chiuse la sacra festività con la solenne vescovile benedizione, da tanto tempo desiderata. Dopo di che monsignore fu accompagnato a casa da tutti i corpi e notabilità. In seguilo a cura del municipio v'ebbe una tavola imbandita a 100 poveri nell'ospitale, ove Monsignore si compiacque d'intervenire rallegrandoli con la sua degnazione e generosità. Più tardi Monsignore onorò una mensa sociale dei diocesani offertagli dalla città di Capodistria nella sala comunale del Casino sopra la gran loggia, con invito delle autorità, capitolo e deputazione del consiglio mu- nicipale di Trieste, alla quale, sommamente aggradita, come fu dato il posto d'onore nella chiesa, così pure lo ebbe qui alla destra del podestà. — Ivi doverosamente si propinò alla salute di S. M. l'imperatore, di S. S. il Sommo Pontefice, di S. E. il Governatore, ed a quella del nuovo Vescovo, che con la fama delle sue virtù e con l'affabilità de' suoi modi conquistò 1' universale affezione. Alla sera v'ebbe illuminazione della piazza e dintorni fino all' abitazione di Monsignore. Numerose e belle furono le iscrizioni (che riportiamo qui appiedi), le poesie e gli opuscoli che si pubblicarono in sì fausta circostanza sì in italiano che in latino. Lunedì, Monsignor Vescovo celebrò nel duomo la messa bassa, con 1' assistenza del preposito e del decano capitolare di Capodistria, e con accompagnamento d'organo e canto degli scolari, in mezzo ad una folla di popolo che avutone sentore, v'era accorso spontaneamente e che nel più divoto religioso silenzio partecipò di quel santo mistero ; di nuovo raccogliendo nell'anima la benedizione del suo diletto pastore. Il resto della mattina fu da Esso impiegato nel visitare le scuole, i due conventi, e l'asilo infantile, spiegando dovunque l'interesse paterno che lo accende, e sul quale Capodistria fonda le più care speranze. Avanti la di Lui partenza, la nobile dama che lo ospitava volle in uno splendido convito offrire ancora alle primarie cariche e notabilità un' occasione di porgergli i loro ossequi ed esprimergli l'effusione di gratitudine e riverenza a nome di tutti; al che Monsignore non cessava di corrispondere con la benignità la più affettuosa. Finalmente, allorché Egli s'accinse a partire, il popolo nuovamente stipavasi sulla sua via per essere benedetto, e quanti s' avevano fatto un dovere di recarsi al suo incontro si unirono a formare lunga fila di carrozze al suo seguito, fino al confine, ove si espressero le ultime dimostrazioni, ed il commiato. G. de L. Vestizione di monache. Nel dì 5 corrente vestivano l'abito monacale secondo la regola di S. Benedetto nel convento di S. Cipriano in Trieste le nominate Anna Globozhnik da Neu-markl, Elisabetta Lidron da Vincenza, ed Elisabetta Corsi da Martinengo, provincia di Bergamo. Monsignor illustrissimo e reverendissimo personalmente coprì il capo loro di velo bianco ed impose alle novelle fidanzate i nomi di Gioseffa, di Geltrude e di ' Scolastica. Compiuto che sia il termine di noviziato, pronun-cieranno il voto solenne, se così sarà la ferma loro vocazione. Questa famiglia di sacre vergini è 1' unica che e-sista in tutta la penisola d'Istria, tolte le altre tutte o per effetto di tempi infelici più remoti, o per genio di tempi più moderni. Questa famiglia dura da 569 anni, formata nel 1278; mentre fra noi era vescovo Arlongo dei Visgoni sotto nome di Sorelle della Cella, ed ebbero stanza presso l'antichissimo episcopio, nel sito ove sorge oggidì la rotonda del castello. Distrutta la primitiva abitazione in sul piegare del secolo XIV per le guerre coi Veneti, scelsero altra abitazione, egualmente prossima al novello episcopio, adottarono la clausura, e perseverarono fino ai dì nostri nella santa vita, nelle opere di religione e di carità traendo sussistenza da' propri ristretti provventi. Allorquando Giuseppe II sopprimeva in Trieste tutti i conventi, questo solo fu eccepito, ed alla cura dell' educazione di giovanette nell' interno del chiostro fu unita l'istruzione di scuola popolare per la intera città. Fu tempo nel quale nobili dame volentieri ricorrevano nel chiostro e sé medesime interamente dedicavano a Dio; fuvvi tempo nel quale non altrove che in queste mura avevano educazione le donzelle più nobili della città; le popolari più agiate ed insieme le povere, che anche di queste venivano chiamate a partecipare di tanto benefizio. I tempi cangiarono, ma quella religione santissima, la quale ora sono pressoché seicento anni, chiamava alcune pie a riunirsi in vita comune, quella religione medesima le tiene unite, ed il consenso di sei-cent'anni è pure qualcosa contro l'opinione di quelli che riguardano la vita monastica quasi fosse contraria all'indole umana. E questo monastero di Sante Vergini rimase costantemente immune dalla facile maldicenza; tanta è la fama della vita, confermata da' fatti. Contea di Orsera nel 1577. Nel nome del Padre, Figlio, e Spirito Santo. Questo si è il catastico di tutti i beni dell'episcopato di Parenzo, con ogni diligenza raccolto, e qui sotto descritto a futura rei memoria per me Lorenzo Gerusa-lem, di Cipro governator, del reverendissimo ed illustrissimo monsignor Cesar di Nores conte di Tripoli, vescovo di Parenzo, e di Orsera conte, l'anno del Signore M.D.LX.X.VII il dì Giulio. IN PARENZO. Omissis. Il castel di Orsera è libero, e franco dell'episcopato col dominio diretto, ed avverte, che non è sottoposto ad alcuna angaria di illustrissimo dominio, nè al reverendissimo legato di Venezia, nè manco al reverendissimo metropolitano; però le appellazioni del reverendissimo episcopo vanno al sommo pontefice, come ap-par per un breve impetrato da Sua Santità dall' illustrissimo e reverendissimo di felice memoria monsignor Giovanni Campegio, già vescovo di Parenzo nell'anno del Nostro Signore 1412 M. D. II vescovo dunque oltre alle ragion eh' ha da giù-*-dicar gli abitanti in detto luogo di Orsera e del territorio, cioè così in civile come criminale, eleggendo a suo piacere un gastaldo e due giudici, oltre gli offiziali necessari al buon viver del castello, 1' appellazione del qual gastaldo e giudici va a monsignor reverendissimo il vescovo, ovvero al suo auditore - scuote dai suoi vassalli ed abitatori del territorio come qui sotto, per conto come qui sotto, e ciò per intrada di esso vescovato. Tutti quelli che seminano nel territorio del castello di Orsera, pagano la decima, cioè, di formento, segale, e d'ogni altra sorte di entrate semineranno, e di vini e ogli. Item la decima di agnelli. E di queste entrate si soleva dar il quarto al pievano, la cui collazione sta al reverendissimo vescovo: ora si costuma metter un cappellano pagato, e riscuotono tutto li reverendissimi vescovi. Tutti gli abitatori così nel castello come nel territorio, pagano il moggio per le case che stanziano, cioè, una mezzina di formento per casa, e tanto pagano quelli che hanno case sue, come quelli che non ne hanno, e pigliano in affitto da quelle del vescovo, e tutta quella ragione è sola del vescovo. Sono esenti da tal pagamento i cappellani, gastaldo, giudici, cavalier, e sa-liner; questo moggio può importare all'anno più distala 24 di formento, che va alla giornata crescendo, come cresce il numero dei vicini. Questo formento sono obbligati condur in castello, e misurarlo con la mezzina grande, nè rasa, nè colma. Da tutti quelli che hanno manzi scuote una brenta di formento colma, cioè da quelli che hanno un paio; e più paia, una brenta; chi ha un manzo, mezza brenta, e chi non ne ha non paga; e niuno viene esentato da questo pagamento, il quale importa all'anno più di 16 staia, e va aumentando come cresce il numero dei manzi, e vien chiamato questo pagamento: Primizie. Item tutti gli abitatori del castello di Orsera e territorio per nuova convenzione, levandogli alcune altre obbligazioni, sono obbligati condurre nel castello legne lunghe; cioè, quelli che hanno un paio o più di manzi, sei carra; chi ha un manzo, tre carra; le donne vedove che non hanno manzi, un carro; e gli uomini due; e sono esenti da questo pagamento il cappellano, gastaldo, cavalier e salinaro. Di più sono obbligati condur in castello, per servizio di monsignor vescovo, legne corte sino da stroppe 30 a 40, e per le quali vengono pagati a ragione di soldi 12 per stroppa. Da tutti quelli che hanno orti in Orsera scuote un paio di pollastri, o più o meno secondo la grandezza degli orti. Il più detto vescovato possede gl' infrascritti dazi, i quali li affitta al pubblico incanto al più offerente, e come pare ai reverendissimi vescovi. 11 dazio del vescovato qual tien affittato con la osteria come di sopra sino a 60 e più ducati, questo anno è affittato a M. Giovanni Zaratin di Rovigno per ducati 65; all'anno vale ducati 65. Il dazio del forno qual è affittato questo anno per ducati 95. Il dazio della beccaria che è affittato per ducati 56. Il dazio delle legne che tutti gli abitatori del luo- go che caricano sono obbligati a pagar un soldo per carro; questo dazio non è affittato altrimenti, perchè si affitta con il caricatore del Getto di Fiaba. Il dazio del caricar legne nominato il Getto di Fiaba, che si è affittato per ducati 100 all' anno. 11 detto vescovato scuote per ragion di erbatici del territorio dai forastieri che vengono a pascolar l'inverno, per ogni capo d' animali minuti soldi due, e dagli animali grossi secondo saranno d' accordo, e questo pagamento fanno a S. Giorgio, che può valer un anno con 1' altro più di 50 ducati. E da questo pascolo sono esenti le terre dette Fineda, onde volendo pascolar in quelle gli conviene far un altro accordo con quelli che hanno il carico del governo per monsignor illustrissimo il vescovo, o l'accordo pagando, può importar un anno per 1' altro sino a 10 e più ducati. Possede di più detto vescovo il dazio del torchio, qual viene affittato al pubblico incanto, e si affittava fino a 187 ducali; ora è affittato per ducati 84. 11 dazier scuote ogni cento lire d' oglio, che sono un' orna, ducati otto per il far 1' oglio, e di più un soldo per brenta, i quali talvolta li scuotono i torchieri secondo 1' accordo che fanno coi conduttori di esso dazio: e monsignor reverendissimo il vescovo è obbligato a tutte sue spese tener concio esso torchio. Di più si scuote il dazio del bagattin, che tutti quelli che fanno oglio per ogni lira pagano un bagattino, oltre le soprascritte gravezze, dibattendo la decima e torchio. Ha detto vescovo nel territorio di Orsera un' infinità di terreni, i quali alla giornata vengono lavorati dagli abitatori di Orsera e territorio, che pagano terra-tico, siccome rimangono d' accordo cogli agenti di monsignor vescovo, e questo terratico importa ogni anno formento staia 38 in circa, o più o meno, secondo che vengono pigliate le terre. In questo libro si vedono i nomi di quelli che pagano ora, e la quantità, e per quali terreni. Scuote il vescovo livelli da tutti quelli che hanno case, ovver vigne nel territorio sopra i terreni del vescovo, che sono obbligati pagar alla festa di S. Michiel di settembre, che possono importare questi livelli ducati 28 incirca come appar a c. 23. Possiede un fondamento di saline con due case avanti, una coperta e 1' altra no, e sono alla marina a-vanti esse saline; queste saline da monsignor vescovo Gl'itti erano abbandonate, non ostante che solevano per note vecchie far 600 e 800 staia di sale; ora sono da questo presente monsignor ridotte a perfezione, e si spera far la quantità passata. Di più possede due case presso il torchio per comodo di questo. Detto vescovato ha in castello di Orsera, oltre la casa dell' osteria, .altre case nuove. Una per stanza del cappellano, 1' altre le affitta, e sotto di esse monsignor il vescovo lascia stanziar per 1' amor di Dio una povera donna da Rovigno. Cava per affìtto di esse sette case all'anno ducati 67. Possede di più in territorio di S. Zovan di Zoaro bellissime terre tra Orsera e S. Michiel con alcune vi- gne, dentro i quali terreni era la chiesa, che è rovinata, e da gran tempo si solevano affittare sino a sei staia di Tormento, ora non sono altrimenti affittati. Possedè il vescovo gì' infrascritti boschi, uno che si chiama i Monti-Grandi, un altro nominato Moncaurio-li, un altro alla Tineda. * Di più possedei Lo scoglio di Conversada, della Longa, di S. Zorzi, quale è affittato quest'anno per ducati 13. Item più altri scoglietti, due sono in Fiaban, sono tutti dell' Episcopato. Prati : Possede il vescovato uno nominato il Prato di Poveda. Acque : 11 detto vescovato possede tle acque della giurisdizione di Orsera, e si affittano alcune poste e luoghi da pescare per ducati 54 all'anno. Oliver i : Possede il più detto vescovato in più luoghi oliveri piedi numero 130 in circa. Noghere e Cerese. Ha, ed in più terreni, più noghere e cerese, e se ne preservano essi per uso di casa di monsignor illustrissimo il vescovo. Gli abitatori di Orsera, e territorio, oltre tutte le altre obbligazioni, hanno eziandio queste : Tutti quelli che ammazzano .animali grossi, e il con-duttor della beccaria, sono obbligali dar le lingue senza pagamento al reverendissimo vescovo. Tutti quelli che prendono pernici, sono obbligati darle a monsignor vescovo per un mocenigo 1' una. Tutti quelli che prendono volpi, sono obbligati dar le pelli a monsignor reverendissimo il vescovo per un mocenigo il paio. Tutti quelli che hanno animali minuti, sono obbligali a dare una pezza di formaggio all' anno per conto di primizia. Item sono di più obbligati quando viene monsignor il vescovo portare le sue robe in castello, e ritornarle senza pagamento alcuno. Item sono obbligati caricar a marina tutte le entrate di Orsera, senza pagamento alcuno. Possede di più detto vescovo: La chiesa di Santa Maria dov' è il cimiterio con quei terreni ed orto che vi sono attorno. NOTA. I vicini venuti a notarsi ultimamente appariscono a c. 32. Tratta dal libro esistente in questo archivio intitolato Monumenta Ursariae T. I. per me Rocco sottolicchio Cane, di questa Deputazione. Antichità romane in Albona. Nel di 29 aprile p. p. demolendosi un angolo della casa comunale, già residenza dei rappresentanti veneti, venne a luce una pietra letterata alta piedi 2', 8larga 12', 3", grossa 11", della solita calcare istriana, mutilata ed imperfetta perchè adoperata come materiale da muratura. Bartolomeo Giorgini avvertiva già nelle memorie storiche antiche e moderne della terra e territorio di Albona come "altri frammenti d' antichità veggonsi tuttavia nei muri del palazzo pretorio, ed al fianco della „porta maggiore dentro il Rivellino, essendo state alcu-„ne altre inscrizioni di fabbriche per inavvertenza coperte con calce nell'anno 1690„. L'inscrizione è funebre dedicata alla memoria di una Volumnia Procula figlia di Lucio, nome familiare, se non nuovo, almeno non frequente nella provincia. Vi si legge ancora: S • MANIBVS VMNIAE • L • F ROCVLAE parentes ovi in spem 0/////vnt filias decepit cvm vidervnt mortvas La pietra era maggiore in origine, e destinata, come pare, non già a cippo, piuttosto ad attico di cella destinata a custodire le ossa, non di questa Procula soltanto, ma di altri ancora della famiglia di lei; non solo il nome di Procula si registrava, ma, in pietre che vi andavano congiunte, anche di una sorella, forse ambedue morte in età giovanile o per fato malaugurato. Negli ultimi quattro versi si esprimevano il dolore dei genitori e l'inopinato evento che li orbò di due figlie. Questi versi possono a piacimento supplirsi. (La relazione si ebbe per gentilezza dal sig. T. Luciani.') Ecco qui trascritte in aggiunta le sei iscrizioni. I. Sulla chiesa di san Basso. GIVSTINOPOLI ESVLTA E TI ADORNA A GRAN FESTA PIEGATE IL GINOCCHIO 0 GENTI ECCO TESORO DI CELESTI RENEDIZIONI CHE OGGI 2 MAGGIO 1847 VI RECA IL NOVELLO VOSTRO VESCOVO BARTOLOMEO LEGAT. DEH! IMPETRATEGLI LVNGA VITA GLORIOSO PONTIFICATO DALLA SVA BOCCA CERCATE LA LEGGE EGLI VIVO ESEMPIO DI ELETTE VIRTV' È LANGELO DEL DOMINATORE DEL CIELO E DELLA TERRA. II. Sull'arco dell'atrio verso Callegaria. NEL TRIONFALE INGRESSO O DESIDERATO CON FERVENTI SSIMI VOTI TI ACCOMPAGNA IL TVO GREGGE. IH. Sull'arco del palazzo Pretoreo. GRAZIE ED OSANNA A DIO 0. M. IN QVESTO DÌ SOLENNE II MAGGIO MDCCCXLV11 IN CHE LA CHIESA GIVSTINOPOLITANA ACCOGLIE GIVBILANTE IL DILETTO VESCOVO BARTOLOMEO AL NVOVO ARONNE ALL' VNTO DEL SIGNORE OMAGGI E VOTI DI FEDE INVIOLABILE DI PROSPERITÀ PERENNE. IV. Sulla prima porta del Municipio. SACRO SOLENNE MEMORANDO CI SIA O GIVSTINOPOLITANI QVESTO GIORNO 2 MAGGIO 1847 NEL QYALE PER LA PRIMA VOLTA BARTOLOMEO L'ANTISTE DA NOI ANELATO CI TENDE LA DESTRA RENEDICENTE. V. Sull'altra porta del Municipio verso il Civico Monte. AVSPICE IDDIO LIETI LVNGIII GIORNI VIVA BARTOLOMEO ALLE PIETOSE SOLLECITVDINI E LA EGREGIA SAPIENZA DI LVI * AGGRANDISCA IL DOMINIO SANTISSIMO DELLA CARITÀ E DELLA FEDE. VI. Sulla porta maggiore della Cattedrale. DEO • AETERNO • MVNIFICO PROCERES ■ OMNIVMQVE • ORDINVM • CIVES PIE • EXVLTANTES • GRATVLANTVR QVOD • IVSTINOPOLITANAE • DIOECESI BARTHOLOMAEVM EXOPTATIS SIMVM • PRAESVLEM DOCTRINA • MANSUETVDINE • CHARITATE ■ PRAECLARVM IPSE • LARGITVR II SEXTO • NONAS • MA JAS ■ A ■ MDCCCXLVII.