IV. ANNO. Sabato 22 Settembre 1849. M 47. Delf approdo del corpo di S. Eufemia in Rovigno. Monsignor D. M. Calegari ci ha gentilmente comu-nicato copia degli atti del martirio di S. Eufemia, della relazione di suo primo approdo in Rovigno, e del tras-po4to secondo da Venezia ove riparo qualehe tempo quando fu tolta ai Genovesi nei 1380, che ne avevano spo glisto Rovigno. Queste copie vennero tratte dalle carte che si custodiscono nell'archivio deli'insigne ca-pitolo di Rovigno, e ne facciamo pubblico ringraziainento. Diremo in oggi qualcosa sui primo approdo di'S. Eufemia in Rovigno. .'"..' La narrazione ci sembra scritta nei secolo XV od intorno, e piuttosto che documento di propria testimo-nianza deli' autore, ci pare accozzamento di molte notizie * tradizionali, poste insieme da persona affatto digiuna della / storia, annodate con detti e considerazioni di oratoria generale, che eccedono 1' indole che aver dovrebbe il documento, e la quantita delle notizie storiche. L' autore di quello scritto, o piuttosto il ricoglitore delle tradiziofti che correvano sopra S. Eufemia, dice che la Santa abbia patito nella persecuzione di Decio; che fosse di nazione romana; che la sacra lipsana fosse collocala per cura di pietosa donna in arca marmorea; che 1'arca fosse per lungo tempo dimenticata e senza onorificenza; che stasse collocata sopra grande rupe o sasso, visibile da lontano; che ai tempi di Ottone, da lui detto il primo dei re svevi che regnassero in Italia, mentre la sopradetfa Eulalia donna pia (quella dei tempi di Decio?) custodiva il se-polcro, si sfasciasse la rupe con improvviso fragore, che allo strepito di questa rottura di monte molti accorressero, sorpresi del vedere come rupe di tanta solidila si spezzasse non per potere di uomini; che 1'arca dali'alto della rupe crollasse al margine, e stasse miracolosamente ferma al toc-care di questo; che il mare accogliesse il grave peso; che 1'arca si dirigesse al porto predestinato ad isola in bocca di monte, che ditevasi rosso dal sangue dei martiri, vi giun-gesse aprendosi nei monte medesimo seno corrispondente ali'arca; che gli abitanti di Monterosso accorsi sui fare del giorno vedessero 1' arca avarizarsi verso 1 i rupe e fermarsi presso un tumulo in piccola pianura presso il muro d' esso monte, fuori del castello. La fama di que-sto avvenimento si sparse per tutta la provincia, accor-sero gli abitanti e volevano trasportare 1' arca entro il castello. Due savi e santi uomini monaci sopra un'isola marittima, accorsero sperando di avere qualche reliquia del sacro tesoro; e fu proposto di trarre 1'arca dal mare per recarla altrove. Pia vedova di nome Astuta si acčinse per divina inspirazione di muovere 1'arca, attac-čandovi due giovenche, e fu trasportata sotto la sommita del monte; II clero, seguito dal popolo di Pola, accorse ce-leremente, apri P arca, verifico la presenza del sacro corpo pfesso cui stavano gli atti del suo martirio. Ri-masta 1' arca per qualche tempo presso una chiesetta, il popolo decreto che sopra I' arca si alzasse edifizi o, e fe-cero costruiro una basilica nella quale fu custodito il sacro deposito. Noteremo che il martirio della Santa non segui nella persecuzione di Decio, bensi nella persecuzione di Diocleziano; che non sembra essere stata romana di nazione , ma figlia di persona che aveva dignila di senatore romano; Ottone non fu della časa di Sve-via, ma della časa di Sassonia, non regno nell'otto-cento ma centosessantun anno piu tardi, poiche fu coronato re d' Italia nei 961. Sembra a noi di ravvisare in queste indicazioni e note croniche una confusione di cose vere pero male comprese, peggio applicate. Nel-1' 800 il vescovato di Rovigno fu assoggettalo alla giurisdizione del patriarca di Aqui!eja; a' tempi di Ottone I il vescovato di Rovigno venne dato ai vescovi di Parenzo; a tempi che iri Italia regnava la časa di Svevia, e propriamente Federico Barbarossa, Alessandro III re-candošua Venezia tocco, come suona la fama, Rovigno, e celebro messa nella chiesetta di S. Damiano. Oueste cose autorizzano a credere che le altre narrate sieno vere in essenza, ma poste fuori di tempo e fuori di luogo, e non combiniria con cio che per altra via si cono-sce come cosa credibile, con cio che la critica esige. Ouella pia femmina, che raccolse il santo corpo a'tempi di Diocleziano, non puo essere quella medesima che cu-stodjva 1' arca ai tempi di Ottone I. Gli atti del martirio narrano che il sacro corpo fosse sepolto con onorificenza e ci6 non era vretato dalle leggi romane, essendo altret-tanto avvenuto con altri santi martiri; che fu sepolto a levante di Calcedonia, in distanza di quasi un miglio, in loculo novo, in arca nuova; 1' arca che si ha non e tale da stare isolata, ma o collocata in cella apposita, od in nicchia; il sepolcro della figlia di un senatore romano, alla quale le leggi non interdicevano gli onori funebri, non sarebbe stata sepolta nei cimitero comune, come anche non lo fu, ma non e nemmeno verosimile che ve-nisse sepolta sulla cima di una rupe; e pili verosimile che lo fosse lungo una pubblica via, od in altro luogo di grande frequenza ed onore, come sarebbe il Campo-Marzo od altro simile. Altre cose invece dette nella narrazione non com-binano con cio che comunemente viene ritenuto, siccome proprio deli' attuale citta di Rovigno. Imperciocche e strano che di questa citta non si registrasse il nome preciso, notissimo allo scrittore, che fu Hubinum invece si accenni ad un Mons Rubeus, che in italiano si direbbe Monterosso, e trasportandolo anche dalla lingua antica si direbbe Mon rube o simile. Nella narrazione si dice che 1' arca di S. Eufem:a approdo dapprima ad un' isolet-ta in bocca di morite, poi in pic ola pianura in parva planicie presso un tumulo (che significherebbe o colli-netta o tomba) fuori delle mura; e cio non potrebbe si facilmente intendersi di Rovigno che non ha pianura presso alle mura sue, ne alle antiche, ne alle moderne. Si narra che 1' arca tratta da questa pianura venne deposta presso questo Rubeus Mons fuori del castello, presso una chiesetta, infra praedicti montis cacumine, cioe a dire piu basso della sommita di Monterosso; cio non potrebbe adattarsi a Rovigno, nel quale il sepolcro di S. Eufemia fu ed e sulla sommita del eolle. Si narra che dopo qualche tempo per evitare che le turbe frequentissi-me si accostassero tumultuariamente aH'arca fosse deli— berato di alzare sopra 1'arca una basilica in pietra; e questa fu dedicata a Dio, alla B. Vergine, come e di tutte le chiese, ed a Santa Eufemia. Cio non puo fac lmente applicarsi a Rovigno, la di cui chiesa e in onore di San Giorgio martire, primo patrono della citta; deli'arca della santa si dice espressamente che fu posta dapprima presso una piccola chiesetta; questa non era certamente la chiesa del santo patrono. La chiesa antica di Rovigno era bensi in forma di basilica a tre navi con colonne ed arcate, a (re altari, quel di mezzo a S. Giorgio, quello a d rilta al Santissimo Sacramento, quel!o a sinislra di S. Eufemia, pero la chiesa era dedicata a S. Giorgio. Se;nbra piuttosto potersi pensare che il Monterosso ove approdasse da prima 1'arca fosse quell'antico Castello tra Val Saline e Punta Confini alla bocca del Leme, del qua-le ignoriamo il nome; imperciocche a questo si adattano oltiinamente le circostanze, che ivi prossima sia piccola pianura, la Val Saline, che ivi sia una chiesa antica di S. Eufemia, la quale dagli indizi, era a tre navate, con portičato dinanzi, in forma quindi di basilica, non di cappella; che questa chiesa sia veramente collocata infra verticem Rnbei montis; ivi presso vi ha localita che dicono basilica, forse per terreni che erano di ragione della basilica di S. Eufemia. Ed ivi prossimo vi ha secca o scoglio, che al pari di altri sulla costa deli' Istria si e certamente abbassato e poteva altravolta essere stato un isolotto, al quale primo approdd I'arca. Ne starebbo fuor di ragione, che il castello ricordasse in Monterosso, non gia 1'origine del nome che crediamo tratto dal colore della terra (e cio non potrebbe dirsi di Rovigno), ma la memoria di santi martiri, se il sospetto nostro che i Santi Felice, Silvano, Diocle, Servilio e Zoilo fossero di que-sta regione; ivi prossima e la cappella di un S. Felice, e pel sito e- per la specia adatta a tomba di martire. Lo stesso piccolo monastero cellulae in isola marittirna accennalo nella relazione potrebbe facilmente rinvenirsi nello stesso Santo Andrea di Rovigno; la narrazione non dice cha i monaci volessero I'arca, ma soltanto alii/unm lucrari particulam, e vi sarebbe tutta ragione di cio pensare, se 1' arca si mosse, come sospettiamo, dali' isola som-mersa di Cissa. E ben potrebbe essere che la relazione accenni a questo inuabissamento, narrando il caso del monte sfascia-tosi QcrenuiQ con repentino fragore in occasione di grande burrasca di mare. Nel N. 35-36 abbiamo indicato che 1' allezza del eolle abitato deli' antica citta fosse di 72 piedi cioe, di 12 tese viennesi circa, ed era a piramide, se e lecito di congetturare dalla notizie che si hanno delle rovine sott' acqua. Non e inverosimile che la chiesa e 1' arca fossero sulla sommita di questo eolle, e bene starebbe 1' indicazione della leggenda che fosse sasseo. Scrollato ed innabissato il eolle, 1'arca fu salvata, annu-ente Iddio, scendendo iPesa fino al livello delle ar que, poi ricoverata sulla terra ferina. L' isola di Cissa od il castello che dicono avere avuto nome Rubino, che sarebbe il vecchio, si dice sparito in conseguenza di ter-remoto. Notiamo che nella relazione d^IIa restituzione del corpo santo a Rovigno, parlandosi del trasporto fatto dai Genovesi, si dice che il santo corpo riposasse in quadam ecclesia (dunque non nel duomo) alla quule era mira-bilmenle arrivalo, secondo che narrano le storie. Non si la cenno in questa relazione, come altri accennarono, che il sacro corpo approdasse dapprima per burrasca in-sorta in Val Saline; la qua!e circostanza noi pensiamo debba ritenersi piuttosto del primo approdo di S. Eufemia, non del ritorno da Venezia, e venga a testimonian-za che approdasse dapprima in Val Saline, e stesse in quella chiesa di S. Eufemia, e che nel ricupero da Ve-nez a, fosse veramente trasp ortata nella citta di Rovigno, perche 1'antico luogo era orininimente abbandonato. N6 dee fare meraviglia che i Genovesi togliessero un corpo santo alla foce del canale di Lenin, perche quel canale fu da essi loro visitato quando rovinarono Due-Caste li, e da S. Lorenzo tolsero i corpi dei Santi Vittore e Co-rona. t Nella narrazione sovfadetta ricorderemo altra cosa. Giunta 1' arca della Santa in Val Saline, venne ad a-prirla e a riconoscere il sacro corpo e ad onorarlo il clero polense. Per quante indagini avemmo fatte per cono-scere se Pola civile od ecclesiastica avesse avuto giurisdizione sopra Rovigno, non ci fu dato di trovarne traccia; la relazione sarebbe 1' unico cenno in proposito, se potesse ritenersi quello per atto di giurisdizione. Tanto il Placito istriano di Carlo Magno, quanto 1'anonimo Ravennate che Io precede in tempo, riconoscono in Rovigno un comune da se, il quale dovrebbe essere 1' identico del comune di Cissa, esistesse o no questa isola sulla quale vi aveva citta o castello che aveva dato nome a vescovo proprio. II comune di Cissa che ebbe vescovo fino dal sesto secolo, ebbe certamente clero proprio; e 1' intervento del clero polense a riconoscere la Santa o porterebbe ad e-poca si lontana, quando cioe la chiesa cissense non era ancora fondata, e nun vi erano chiese che nelle colonie; o farebbesupporre mancato repentinamente il clero cissense pel fenomeno che fe'sparire Cissa; per cui int&rvenne il polense che era di agro immediatamente in contatto; e cid / porterebbe ad epoca posteriore al 679 nella quale vi-veva vescovo di Cissa, anteriore al 750, tempo nel quale cominciano a propagarsi le chiese di secondo ordine in Istria con clero proprio. Narra Eutropio che nell' anno 741 durassero orribili terremoti per dodici mesi con tali scuotimenti che intere citta rimanessero distrutte, e che il mere in qualche luogo si fosse ritirato. Non troviamo memoria che questo terremoto si fosse esteso fino a queste regioni, per lo che non ne tireremo applicazione. Noi propenderemmo a credere che il sacro corpo di S. Eufemia fosse giunto a Cissa da oltre mare o nel VI secolo ali' occasione della fondazione degli episcopati istriani, che nell' ottavo secolo fosse salvato alla ruina di Cissa, e riparasse in Val Saline, da dove passasse nell' odierno Rovigno. Ma questi nostri pensieri abbiamo voluto regis'rarli, soltanto sperando che altri vogliano, occuparsi di questo argomento. E perche lo possano diamo in separato foglio il testo della traslazione del sacro corpo, come a noi'fu favorito. 4 ■ ,'a e . Di qualche bollo su cotti. C. Vibio Pansa, console nell'anno di Roma 711,43 avanti di G. C., venne ucciso presso Modena nelle guer-re civili con Marco Antonio. I Triumviri per costituire la repubblica, Augusto, M. Antonio e Lepido, confiscarono i di lui beni i quali toccarono ad Augusto, pas»ati poi a Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone. Tra questi beni vi erano anche molte fabbriche di matloni, presso Pesaro, pero ve ne erano anche nell'Istria a giudicare dalla quan-tita dei bolli rinvenuti in ogni parte. Ne crediamo che il nome di Pansiana, che si legge sui cotti Pesaresi come sui cotti istriani, faccia crederli di una sol fabbrica, e questa in Pesaro, dacche il nome di Pansiana indica, a nostro avviso,la provenienza della proprieta, cioe Pere-' dita di Pansa, non il predio ove era P officina. Ecco alcuni bolli istriani. NeRo CLAVDius PANSIANA - Pola Tiberius PANSIANA - Pola PANSIANA - S. Pietro in Selve Albona ///'A -PANsiana Albona PaNSAE • VIBI Albona /////AESAR PANSiana Albona Ai quali nomi perche portano unita P indicazione della eredita di Pansa, col nome d'Imperatori, vi aggiun-gereino i nomi di Cesari trovati in bolli istriani di cotti. IMP • AVG • CA ... Parenzo TI • CLAVD11/11 Pola ///CLAV//// Albona IMP • NER • TR • Parenzo IMP • NERVA • AVG • Parenzo IMP • HADRI///// • Parenzo. Oueste impronte che indieano il proprietario della fornace, accennerebbero due cose imporlanti, P una che questa fornace fosse presso Cervera nel sito detto Liron, ove il piu dei bolli imperiali sovra citati vennero tratti, e vi sono rovine amplissime; Paltra che P eredita di Pansa nell'Istria, passata nella famiglia d'Augusto, venne poi in potere di Nerva e d' Adriano; dal che dovrebbe dirsi che divenisse patrimonio della persona imperante, qualunque fosse. Oueste cose abbiamo qui registrate in comprova-zione che gli stessi frammenti di cotti possono dare notizie non ispregevoli, siccome sono queste sulla possi-denza del Consolo Vibio Pansa in Istria, e degli imperatori romani. Se ne fossero raccolti moltil Al Dr. Kantller In foglietto volante avevo gia veduto stampato l'ar-ticolo colla iscrizione di Castel-Porpetto, che ora rivedo nel N. 33 deli'Istria. Me 1'avea comunicato Teb. Bru-mati, e a lui da un Udinese dilettante d'antichita. E io vidi subito, o credetti vedere che il termine del 2.° verso fu trasportato in fine del 3.°, per cui la lezione do-vette farsi dilficile ; ma messo tutto a suo luogo, ecco com' io leggo: DD • NN • FL • VALENTINIANO ET F T, • VALENTE DIVINISSIMIS FRATRIBVS ET SEMPER AVgustis DEVOTA VENETIA CONLOCABAT I tre primi versi dinotano il tempo della colloca-zione; P ultimo esprime P atto, Ieggasi conlocabat, o se piu piace conlocavit, oppure con due 11 invece di nI. Forse la pietra mal corrispondeva allo scalpello, o lo scalpellino non era de'migliori; quindi il 2.° verso terminava fuor di linea, e chi eopio dalla colonnetta non si avvide, che stracciava quel sublimissirno epiteto, por-tando in fine del 3.° verso cio che appartiene al 2.°, siccome fu da me ricongiunlo e supplito. G. B. V. Epoca di costruzione del Tempio d'Augusto IN POLA. Allorquando ci ponemmo a dettare i mesehini Cenni al Forestiero che visita Pola or corre qualche anno, cre-demmo di segnare 1'epoca di costruzione del Tempio di Roma e d'Augusto in Pola ali'anno 19 avanti G. C. N. S., dicendo = Nel 735 di Roma o 19 anni a. G. C. epoca in cui ad Augusto conferivasi la podesta Proconsolare, la citta di Pergamo nell' Asia fu la prima ad erigere un tempio in onore di Roma e di Augusto, esempio imitato poco slante dalle altre citta---- La costruzione del tempio di Pola e da collocarsi nel torno deli'anno 735.... II chi a rissimo Cav. Giuseppe Arneth membro del-1' accademia inipesiale Austriaca delle Scienze in bellis-sima Opera cui e titolo Reise-Bemerkungen von Vindo-bona uber Tergeste ndeh Salona im Jalire 1846, avver-te sagacemente che nella leggenda apposta sul tempio vi ha con che fissare gli estremi del tempo di costruzione. La leggenda porta: rohle • et ■ avgvsto • c^esari • divi ■ f • patr ■ patr tkib • pot Ora per testimonianza di autori da esso lui cilati e certo che il tilolo di Padre della patria fu conferito ad Augusto nel di 5 febbraio deli' anno 2 avanti G. C. II tempo di costruzione va collocato fra quest' anno e P anno di morte d'Augusto che fu il 14 dopo Augusto. II chiarissimo autore congettura essere stato alzato quando Tiberio e Germanico, doinati gli Illiri, resero sicura P Istria contro le incursioni di questi; il che esso ripor-ta ali'anno 8 di G. C. quando Augusto ed il senato si recarono a Rimini. Non taceremo in questo incontro leggenda terge-stina la quale e incisa sopra dado, gia pedestallo di statua alzata ad Augusto. Eccola IMP • C A E S A RI D I V I • AVGVS T O PONTF-MAXIM TRIB • POTEST ■ XXXVlT COS • X!ll • P • P • SACRVM (VM innesso) Ouesta leggenda che accenna a cosa sacrata ad Augusto mentre era in vila, va collocata nell' anno 14 in quell' anno medesimo, nel quale manco di vita. II marino non venne ricuperato ne nella citta, ne nell' agro colonico di Trieste, sibbene nell'agro suddito: da tre se-coli per lo meno stava come materiale da muro in edifizio sacro alle sponde del Timavo superiore. Aggmnta ali articolo su Forogiulio del num. precedente. Lo spazio del numero precedente di questo giorna-le non permise che vi inserissimo due leggende di Cividale, da noi gia pubblicate or sono parecchi anni nel-1'Appendice deli' Osservatore Triestino e che amiaruo di ristampare perche forse non fatle abbastanza comuni, e perche vanno a collocarsi nella serie di quelle onorifi-cenze od adulazioni con che le colonie ed i municipi cercavano di caltivarsi la benevolenza d' illustri perso-naggi, di che abbiamo in questa provincia d'Istria mol-tissimi esempi, non ne mancano in Aquileja, anzi se ne avrebbe forse dovizie da quest'ultima citta, se gli scavi fossero stati, o piu fortunati o meglio diretti. Noi non faremo le chiose alle due leggende, ne andremo a con-getturare il perche sieno state scritte, ne della seconda daremo i supplementi, lasciando alla curiosita altrui P e-sercitazione dotla. Due monumenti scritti potemmo vedere riparati nel museo di Cividale tratti come crediumo dal ponte sul Natisone, ambedue pedestalli che sorreggevano le gtatue di due imperatori, 1'una di Caracalla e vi si legge: IMP • C^ES M-AVRELI/// ANTONINO AVGVSTO IMP • L • SEPTIM SEVERI • Pil PERTINAC • AVG FILIO RESP ■ FOROIV//// L' altra e ad imperatore ignoto imp • cum /m/"/ PIO • FEL • AV/// P • M ■ T • P • CO/// ///II • P • P IIIIIIIIIIIHlllll FORIV//////// D im M im E queste leggende di autorita certissima vengono in conferma degli scrittori che parlarono di FORVMIVLII. Riempitura. Nelle vicende del mondo, se consultiamo la storia, vediamo riprodursi colle medesime cause, i medesimi effetti; il carattere d'ogni secolo v'imprime il suo mar-chio particolare e cio costituisce quella dilferenza che a prima vista puo trarre in inganno, mentre un piu maturo esame ci mostra la continua fluttuazione delle sorti umane che seppure variano, si rassomigliano sempre. L' accresoiinento straordinario delle valute in questi ultimi tempi, parve a taluno cosa esorbitante non mai veduta qui in Trieste, ma riandando la storia di questa nostra patria, trovo non gia nelle epoche delle guerre napoleniche, ma ancora qualche secolo addietro e preci-sainente nel 1621 cho vi furono circostanze assai peg-giori, se si considera la poca influenza che Trieste in. allora esercitava sopra le provincie limitrofe e le scarse risorse che le erano date per paralizzarne i tristi effetti. L' ongaro ed il zecchino, cosi ci narrano lefcro-nache manoscritte di A. L. Hanricher, si valutavano in quell' anno lire 27, il tallero lire 13 soldi 10. Nell' anno appresso le precitate monete d' oro salivano a lire 45 ed il tallero a lire 27. Tali prezzi si mantennero fino alla meta deli'anno 1623, epoca in cui 1'ongaro ed il zecchino salirono a lire 88 ed il tallero a lire 45. Ouest' accrescimento esorbitante fS" nascere la denoinina-zione della moneta lunga di Trieste, di cui troviamo cenno ancora nelle carte del secolo passato e si ven-deva il formento a lire 176 lo staio, la libbra d' olio a lire 3 soldi 12, cosi pure un boccale di vino, la carue a lire 1 soldi 7 la libbra e finalmente il pane a lire 1 soldi 16. Ragioneremo prossimamente in un articolo piu di f— fuso sopra le circostanze che motivarono questo straordinario aumento delle monete, frattanto basti questo cenno in appoggio del proverbio: " Ogni cento anni e cento Torna P ugual evento „. SCHTVEITZER,