ANNO XIX. Capodistria, 1 Maggio 1885. N. 9. ,*r?'t'- Esce il 1" ed il 16 d'ogni mele. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; «emestre e quadrimestre iu proporzione. — Gli abbonamenti li ricevono preuo la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Db numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. Storia- ZEPa/tria, IM11/ I podestà veneti di Cittanova, L'egregio signor D. Y. da Cittanova, diligente raccoglitore e conservatore di cimelii e di altre memorie attinenti all' Istria, ci invia la serie di alcuni podestà della sua patria, che con piacere pubblichiamo più sotto. Nelle „Indicazioni per riconoscere le cose storiche del Litorale" (Trieste, 1855, tip. del, Lloyd), il Kandier ha pubblicato la serie dei podestà j di Trieste, prima e dopo 1' affrancazione piena del j Comune (1216-1292) ; ha pubblicato pure quelle di Albona, di Capodistria, di Pirano, di Pola. Il Marchese Giampaolo Polesini e il signor Pietro Tornasi, hanno dato nelle Notizie storiche di Mon-tona (Trieste, 1875, tip. del Lloyd) una serie, abbastanza numerosa dei podestà di Montona; — altra ne ha stampata „La Provincia dell' Istria" per San Lorenzo del Pasenatìco nel numero 17 deli' anno XVIII. Forse iu altre raccolte ancora, edite ed inedite, ci sarà quella di Parenzo, di Buje, di Pinguente e così via ; ma il signor D. V. non ha potuto ritrovare quella di Cittanova. Ci sembra quindi non disutile alla storia della nostra provincia e di giovamento agli studiosi, i quali oggi con tanto amore e patrio decoro la coltivano, di stampare nella „Provincia dell'Istria" la serie di alcuni podestà di Cittanova, la quale il signor D. Y. ha attinto con rara pazienza negli statuti municipali, in varii documenti, iu lapidi e stampati. La serie, come dice il titolo apposto dal ( tumuli/ ) oiiiüJ .üdtl signor D. V., non è completa, ma tale non è quella del Kandier e degli altri raccoglitori ; perchè, si sa, che a dare una serie completa e perfettamente esatta, occorrono ricca messe di documenti, moltissima pazienza, molto tempo a disporre, e molti volonterosi che se ne curino. Quanto ai documenti, è troppo noto lo sperpero che se n'è fatto in Istria da mani rapaci e negli archivi pubblici e nei privati, a gravissimo danno della storia provinciale. Fortuna per noi, che adesso si pensa seriamente e con somma alacrità a riordinarli ; compenetrati come siamo della grande verità che — Tutto serve alla storia. — Non dimentichiamo poi che anche gli archivi, pubblici e privati, sono i depositarli fedeli, anzi gl' istancabili portavoce della nostra civiltà eminentemente italiana o meglio degl' inoppugnabili nostri diritti. Ecco ora la Serie di alcuni podestà di Cittanova: Podestà di Cittanova durante il dominio dei patriarchi 1259-61. Bianchiiio da Momiano (Biaquino figlio di Yoscalco — Kdl. — Ind. 159) Il dominio patriarchio, secondo il Kandier, è incerto per Cittanova. Vedi Not. stor. di Montona p. 93, e gli Statuti municipali nella prefazione delio stesso. — Bianchiiio o Biaquino è nel 1263 podestà di Montona. (Kdl. Not. stor. di Montona, p. 277). Podestà di Cittanova durante il dominio di Venezia 1309. Francesco SeminulSa 1310. Marco Secreto 1371. Jacopo Dandolo 1388. Pietro Loredan 66 1400. 1401. 1420. 1422. 1424. 1429. 1432. 1433. 1434. 1434. 1438. 1440. 1441. 1446. 1451. 1456. 1457. 1458. 1459. 1465. 1469. 1489. 1498. 1499. 1504. 1505. 1546. 1547. Kiirm -ijaaui 1583-1604. 1609. 1610. 1625. 1626. 1636. 1640. 1678. 1698. 1708. 1743. 1758. 1773. 1774. 1776. 1778. 1781. 1782. 1785. 1788. / A « Ji. :«isi) * fiali. Jacopo Preuiarin Francesco Premaria Daniel Loredan Andrea Gradenigo Pietro Bembo Cristoforo Venerio Natale Maripetro Andrea Bragadin Francesco Mauroceno AI HT c Girolamo Diedo Orsati Polani Nicola de Canali Paolo Bonzi Cristofolo Pisani Domenico Contarini Lauro Contareno Lo stesso Giovanni Gradenigo Andrea Premarino Luigi Malipiero Matteo Diedo Pietro Mauroceno Bernardino Minotto Lo stesso Giovanni Pisani (pretore) Giovanni Franceschi Vincenzo Delfino (pretore) — 2 Maggio — Ducale che stabilisce la Carica di Capodistria quale II." istanza nelle cause civili del comune e distretto di Cit-tanova. (Seat. muu. p. 159). 84. Giacomo de Canali Lunardo Zorzi Paolo Zane Nicolò Pisani Giov. Dom. Baseggio e Vincenzo Balbi vicepodestà. (SS. M. 137). Giovanni Bono Francesco Barbaro Marc' Antonio Balbi Jacopo Contareno Vettor Morosini Baldassare Marini Paolo Bono Jacopo Bragadin (pretore) Francesco Cornaro Alvise Antonio Zorzi Antonio Bonfin Vincenzo Jacopo Cornaro I. Vincenzo Jacopo Cornaro II. Marco Alvise Da Mosto (podestà e giudice) Gio. Andrea Pasqualigo Lorenzo Balbi DIGRESSIONI*) Pietro Yergerio Favonio, Giuseppe Verona, giustinopolitani. c. 8 r. — Die 2 Augusti lo 73. Ecc.s D.nus Petrus Vergerius e D.nus Allessandrus Gottardo sono creati oratores presso la Serenissima Signoria in vece dell'ecc.s Doct. D.nus Iacobus del Bello et D.nus Joannes Victo-rius, che, creati ai 19 luglio dell'anno stesso, non possono recarsi a Venezia, questi perchè non si sente bene di salute, quegli impedito dai molti affari che à — c. 7 v. e 8 r —. In esecuzione delle parti prese nel maggior consiglio ai 19 luglio, essi ambasciatori sono incaricati di „comparere à i piedi di sua Ser.ta et humilmente „esponer che in alcun tempo, ne mai questi sui fedelissimi cittadini hanno carizato alcuna sorte de legnami „et che per sempre sono statti esenti d' ogui sorte de „carizi suplicandola alla conseruatione di questa sempre „sfatta et ne mai iuterrota eseutione et non permeter „ne far à questo suo pouero populo una cosi danosa et „grande inouatione Douendo sua Cel.ne esser semita „come tutta uia è semita et prontamente dalli nostri „contadini à ciò o'oligati et senza altra Maggior sua „spesa." Inoltre di „suplicar sua Ser.ta che sia contenta „di conceder che in questa città uenghi ad liabitare un -Banchiero hebreo il qual con suo danaro souenga questo „populo qual mai si è ritrouato in tanta miseria et calamita, et se ui è alcuno come molti ui sono che uo-„glia soccorer se et la sua fameglia, essendo astretto „da detta necessita andando à trieste è sfornato à pagar „30 et 40 per cento ruuina pur troppo grande et che „è per distruger non solamente le faculta ma le uite „de gli liomiui. La qual gratia ottenuta da sua Ser.ta „essi Ambasciatori con ogni diligentia habbiano trouar „esso banchiero che sia commodo et da bene, et trouato „sia proposto in questo Cons.o con li Cap.li che da esso „hebreo sarano proposti et non altramente.* Infine anno da „suplicare à confermatione dell' off.o de Dani dadi à „castigo de tristi et de giotti, quali di continuo uogliono „uiuer cou le fatiche d'altrui, et anco la parte presa „in questo cons.o in materia del Datio delli frutti da „esser applicato al K.do Predicatore. Et che habbiano „suplicar à sua Ser.ta alla prouisione che non uenghino „uini forestieri in questa città, con suplicar alla confer-„matione, della parte sopra ciò disponente et, presa in „questo sp.l Cons.o sotto di 27 Agosto 1570 et per „prouisione de essi Ambasciatori sia posto un quarto ,d'impositione et più bisognando." Qttae pars ballot. habuit in fauorem ball, n.o 74, Contra n.o 6, Ideo Capta. — c. 7 r. e v., 9 r. e v. —. Quanto ottennero i due ambasciatori, per quello che riguarda il primo degl' incarichi, leggesi nella Ducale Mocenigo 4 novembre 1573 al podestà, registrata a pgg. 141 sg. N 44 del Quintus Libcr Statutorum Instinopolis: „Vi commet-„temo col medesimo Senato che dobbiate in questa malteria de Carizi de Kenii far osseruar à quelli Cittadini, „e Coloni loro, che lauorano li suoi priuati terreni in *) Vedi i numeri 20 e 21 — La colonna di Santa Giustina e i nuin. 22, 23, 24 an. XVIII, 2, 3, 6, 7, 8 an. XIX. — Digressioni. „quel Territorio quello eh' è stato solito d' osseruarsi „inanzi le prefatte lettere nostre di 3. Luglio passato, „siche siano ridotti al primo stato, et esser, che si tro-„uauano inanzi l'ordine predetto." — Per ciò che riguarda il primo punto del terzo incarico, si legge pure nel detto Quintas Liber quello che ottennero gli ambasciatori : nella Ducale Mocenigo 10 settembre 1573 (?) al podestà, pg. 105 N.o 51. Si legge: „Ohe à'richiesta »della spettabil Communità di Capod' Istria fatta col „mezo dell' Eccellente Domino Pietro Vergerio Favonio \ „ Dottor suo Ambasciatore siano per auttorità di questo : „Oonseglio — Kogatornm — le due parti prese nel Con- j „seglio di quella Città, 1' una de 28. Agosto 1558. circa ! „il soldo per orna delli frutti, che si venderanno in essa „Città, da esser assegnato al Predicatore di essa, et l'altra alli 25. Aprile 1508. in proposito dell'officio de „Danni dati, del tenor, come in quelle" — e seguono nelle pgg. e N.i sgg. 52-55 insieme con le suppliche —, „et sicome da esso Ambasciatore è stato supplicato „siano laudate, et confilmate, si come consiglia il Po-„destà, et Capitanio di quella nostra città." — Della seconda delle accennate parti e de' sei capitoli relativi il. Jseppo Verona Dottor, et Sindico della città di Capodistria avea già ottenuto conferma dall',Eccellentissimo „Messier Sebastiano Venier Capitanio General di Mar, „ritrouandosi a Pirano del 1572. adi 21. Luglio" — come a pgg. 107 N.o 54 e 173, 56 del detto Quintus Liber —. (Continua) Credito agrario Crediamo utile mettere sottocchio dei nostri lettori un documento che ci pare di molto interesse, perchè, mentre fa vedere le grandi difficoltà che s'incontrano nell'istituzione del credito agrario, segna pure la via che si tenta in paesi assai più ricchi e avanzati del nostro. Accordo fra ta Danca . .. ed i Comizii agrarii di Padova-Este-Cittadella-Piove Conselve per prestiti a scopo esclusivamente agricoli. La Banca cooperativa di... salvo approvazione dell'assemblea dei socii, si obbliga ad erogare durante 1' anno 1885 la somma di lire... in prestiti ai socii, ed anche ai non socii, secondo le deliberazioni delle singole amministrazioni delle Banche, per iscopi esclusivamente agricoli alle seguenti condizioni : (*). 1. I prestiti minori avranno la preferenza. 2. La ragione dell' interesse sarà fissata alla media di quella pagata ai depositi, più la tassa di ricchezza mobile. Tali prestiti potranno essere fatti a scadenza di mesi 7 rinnovabili fino al termine di due o tre auni.(2) . _(') Se F amministrazione della Bamca giudica conveniente di limitare soltanto fra i socii questo beneficici del credito agrario, allora deve agevolare l'acquisto dell' azione, contentandosi del contributo di cent. 50 per mese in luogo di una lira, e prorogando con rate maggiori il pagamento della tassa d' entrata. Così queste agevolezze congiunte colla mitezza straordinaria dell'interesse renderanno più facile 1' acquisto dell' azione. (*) Nella scelta del termine massimo (due o tre anni) è lasciata la libertà alle singole Amministrazioni, Semprechè sussitano le condizioni per le quali fu ammesso il prestito, alla prima scadenza la Banca potrà limitarsi ad esigere il pagamento del solo interesse. Sulle scadeuze successive potranno essere esatti degli acconti sul capitale, in guisa che la totalità del prestito sia estinta entro il termine di due o tre anni. 4. Le domande per ottenere il prestito dovranno essere presentate alla Banca e dovranno dichiarare che la soma richiesta sarà impiagata nell' acquisto di sementi, solfi, coucioii. attrezzi, animali o macchine, ed altre operazioni ii" industria agricola, che si compiano e dieno frutto nel termine del credito accordato dalle rispettive Banche. 5. La Banca trasmetterà tali domande al Comizio agrario del distretto, nel quale è domiciliato il richiedente. 6. Le direzioni dei Comizii agrarii della Provincia dal cauto loro si obbligano di dare il voto sull' ammissione di ogni domanda, e di dichiarare con voto scritto: a) che il richiedente è abile, attivo, economo, onesto: b) che 1' azienda del richiedente è buona ed attiva, e che ha la durata che permette la realizzazione del ritorno del capitale e dell' utile della operazione ; c) che 1' operazione è sicuramente bene intesa e rimuneratrice; d) che la direzione stessa è disposta a prestarsi controllando così nel limite del possibile la realtà dell' impiego dei prestito. Il voto delle direzioni dei Comizii diverrà esecutivo tosto che avrà riportato il visto del presidente, o di chi ne fa le veci, dei consiglieri di servizio e del direttore della Banca. 8. Quando si tratti dell' acquisto di animali, attrezzi o macchine, l'acquisto verrà fatto dalla direzione del Comizio per conto della Banca che ne rimarrà proprietaria finché sia interamente rifusa della somma dispendiata nei modi e forme suaccennate. 9. Quando si tratti di un affittuale e qualora la Banca non possa ottenere in via amichevole, il riconoscimento per iscritto dal proprietario, dovrà notificare per mezzo d' usciere al proprietario stesso che le cose introdotte nel fondo spettano alla banca, e ciò per valersi del privilegio accordato dagli articoli 1958 n. 3 ultimo alinea del IV comma ed articolo 1960 del Codice civile, nonché dell'articolo 773 n. 3 del Codice di commercio. 10. Le amministrazioni delle Banche popolari, le quali volessero prescindere dalle cautele fissate dagli articoli 8 e 9, hanno facoltà di sostituire ad esse altri modi e forme di garanzia. 11. Qualora le direzioni dei Comizi non trovassero di ammettere le domande dovranno dichiararlo per iscritto alla Banca senza essere tenute a darne i motivi. 12. Qualora fosse possibile ottenere un concorso pecuniario dal Governo, dalle Provincie, dai Cornimi, dai Comizii, da altri corpi morali o dai privati, si formerà con tali somme un fondo di riserva da depositarsi presso la Banca cooperativa popolare di Padova, quale rappresentante del gruppo provinciale delle Banche popolari che si dichiara costituito ) e quale nucleo di un gruppo regionale di Banche popolari venete, della cui costituzione il gruppo provinciale prende l'iniziativa. 13. Alla fine del biennio saranno prelevate da tale fondo io sp686 incontrate dai Comizii agrarii por sorv6- 3) Salvo la definitiva approvazione dei relativi patti di adesione. k glianza o per altri titoli, ed a favore delle Banche che avranno consentiti i prestiti, un compenso di uu per ceuto annuo, in ragione delle somme concesse. 14. La somma rimanente verrà divisa dal Comitato dell' Assemblea delle Banche popolari della Provincia di Padova che avranno eseguiti i prestiti in proporzione dei prestiti fatti e delle perdite realizzate per questo genere di operazioni. 15. Qualora, dopo prelevate tali somme, rimanesse ancora qualche fondo disponibile, esso potrà rimanere presso l'associazione delle Banche suddette agli stessi scopi e condizioni, se ed in quanto le Banche popolari s' intendessero per rinnovare il preseute convegno. In caso diverso, il civan/.o sarà ripartito pro carato a favore di quelli che hanno concorso a formare il fondo, qualora non preferiscano deliberai ne l'impiego in altro modo a favore dell' agricoltura, secondo il regolamento che a tal fine verrà compilato di comune accordo tra i delegati delle Banche popolari «d i Comizii agrarii. otizio Una cerimonia, assai commovente, ebbe luogo in Venezia. La salma di Carlo Combi, collocata nel giorno della tumulazione iu un luogo provvisorio del cimitero comunale, venne deposta il 16 m. d. in apposito avello assieme a quella dei genitori e di altri consanguinei dell'illustre nostro comprovinciale. Moltissimi furono gli intervenuti, tra cui parecchi istriani. Il 1° marzo venue scoperta nell'Istituto Manin la lapide eretta per onorare la memoria del compianto nostro comprovinciale. L' illustre commendatore Jacopo Bernardi lesse innanzi a pubblico numeroso e profondamente commosso un elegantissimo discorso, che fu poi stampato dalla tipografìa Naya nell' Orfanotrofio maschile. Il congresso della società politica istriana, eh' ebbe luogo in Pisino il 27 corr., presenti 110 soci, riconfermò con voto unanime i cessanti membri della presidenza, eleggendo soltanto l'avvocato Antonio Gambiui in sostituzione al dimissionario sig. Giuseppe Gravisi. Espresse l'unanime voto di veder effettuate l'unione amministrativa e 1' intima unione morale della nostra provincia con Trieste, incaricando la direzione di comprendere Gorizia uel futuro studio della questione. Deliberava ancora ad unanimità, che l'elemento italiano abbia a prendere parte attiva nelle prossime elezioni generali, incaricando la direzione a costituirsi in comitato promotore. Esauriti altri argomenti, tra cui quello importantissimo della lingua nelle scuole popolari, l'adunanza si chiuse dopo quattro ore di discussione. La direzione dell'Istituto sperimentale di bachicoltura ed enologia in Gorizia ci trasmetteva per la pubblicazione l'avviso seguente: CORSO d'istruzione tecnico pratico nella bachicoltura ed enologia presso V i. r. Istituto sperimentale di Gorizia. Il 18 Maggio a. c. verrà aperto presso l'ì. r. Istituto sperimentale di bachicoltura ed enologia di Gorizia un corso d'istruzione, che avrà la durata di quattro set-timaue e comprenderà il segueute programma: I. Bachicoltura. 1. Descrizione anatomica e fisiologica del baco da seta. 2. Le sue malattie ed i mezzi atti a prevenirle. 3. L' allevamento razionale. 4. Il confezionamento del seme secoudo il sistema cellulare. 5. Esercizi pratici al microscopio. II. Enologia. 1. Descrizione botanica della vite. 2. I principi della viticoltura razionale. 3. L'arte di fare il vino e di conservarlo. 4. L' utilizzazione dei prodotti secondari della vinificazione. 5. Le alterazioni dei vini. 6. Le falsificazioni dei vini. 8. Esercizi nel laboratorio enochimico. cioè: Analisi chimiche di uve e vini. La ricerca di materie impiegate nella colorazione artificiale dei viui. Metodi per i scoprire le falsificazioni dei vini. La microscopia applicata nell' enologia e viticoltura. L'istruzioue verrà impartita giorualmente, eccetto i giorni festivi e le Domeniche. Le lezioni orali di bachicoltura si terranno dalle 9 alle 10 antimeridiane, e gli esercizi di microscopia dalle 10 alle 12 antiinerid. mentre le lezioui di enologia avranno luogo dalle 6 alle 7 pomeridiane e gli esercizi nel laboratorio enochimico dalle 3 alle 5 pomeridiane. Chi desidera assistere ad uuo o 1' altro, od a tutti due i corsi, dovrà annunciarsi alla Direzione dell'i, r. Istituto sperimeutale di Gorizia non più tardi del 12 Maggio a. c. Le coudizioni per 1' ammissione ai suddetti corsi sono: l'età di almeno 20 anni, un'istruzione quale si acquista nelle scuole normali ed uu corredo di cognizioni pratiche di agricoltura. Per la frequentazione di uno o tutti due i corsi d'istruzione, nonché per gli esercizi pratici è fissata uua tassa di fior, dieci. La Direzione si riserva di esentare da questa tassa quegli agricoltori a cui sarebbe troppo oueroso il paga-meuto della medesima. Termiuati i corsi, verranno rilasciati certificati agli allievi che sosterranno con buon esito un esame. Con appositi avvisi verranno pubblicati i concorsi a 10 stipendi, che vengouo conferiti dalle eccelse i. r. Luogotenenze di Trieste e Zara ai frequentanti di questi corsi dimoranti nel Litorale e nella Dalmazia. Cose locali Raccoltasi una seconda volta la lieo - eletta rappre-seutauza comunale, il giorne 25 p. d., elesse a podestà il signor Giorgio Cobo!, e a consiglieri i signori Francesco De Rin, Dottor Antonio Saudrin. Marco Cadamuro-Moigante, Marchese Antonio Gravisi, Giovanili Martissa-Carbonaio, Avvocato Augusto Dr. Gallo. La città accolse con grande soddisfazione queste elezioni, che attendeva con ansia ed apprensione giustificate, nelle difficili congiunture in cui si trovava; e spera con ragione, di ottenere colla concordia cittadina, ceineu- tata dal più disinteressato spirito di sagrifizio, tutti quei vantaggi che unicamente con la concordia si possono raggiungere. _ ' , Da ogni parte della provincia ci pervennero congratulazioni per il felice esito di queste elezioni. 11 giorno 26 p. d. ebbe luogo il congresso generale della società di mutuo soccorso fra gli artieri ed operai. Furono approvati i conti consuntivi e preventivi ; venne rieletta la direzione a voti quasi unanimi; soltanto in luogo del signor Nicolò de Belli vice-segretario, costretto ad allontanarsi dalla città per i suoi studi, fu eletto il signor Pietro Longo. Non fu possibile passare alla discussione delle proposte di riforma dello statuto che stavano all' ordine del giorno, per mancanza del voluto numero legale. Lo spazio non ci consente oggi di scrivere di più sui risultati pubblicati con larghezza di dati e molta esattezza, intorno all'azienda sociale durante 1' auno decorso, XV dell'istituzione della società. Speriamo di poterlo fare un' altra volta. Ieri sera abbiamo avuto il piacere di udire nel teatro sociale — il professore Giovanni Vailati da Crema — celebre suonatore di mandolino, sgraziatamente cieco, e che per la straordinaria sua valentia meritossi il nome glorioso di Paganini del mandolino e 1« più alte onoranze da insigni accademie musicali. I pezzi eseguiti dall' illustre Vailati con accompagnamento di pianoforte, suonato egregiamente dal sig. F. Caretti maestro comunale della banda e della filarmonica, furono una fantasia della Norma e una dei Due Foscari, un capriccio della Lucrezia Borgia, ed il popolarissimo ma sempre bene accetto Carnevale di Venezia, eseguito con raro magistero dall' insigne concertista sopra una corda sola. Negi'intervalli suonarono con plauso i bravi dilettanti componenti il corpo filarmonico dell' orchestra. L'interessante serata si chiuse con un duetto del Bottesini per mandolino e violino, quesf' ultimo suonato con maravigliosa perizia dal maestro Caretti che riscosse i più fragorosi battimani; accompagnò benissimo il duetto al piano l'egregio sig. L. Tysowsky, organista della Concattedrale. Ci scrivono: La cMfflica applicata all'imene e all'industria Quale progresso sorprendente ha fatto ai giorni nostri questa importantissima scienza, che ha per iscopo di studiare la composizione dei corpi, cercandone e determinandone la qualità e quantità ! Nel medio Evo invece la chimica era la pietra filosofale, che doveva trasformare i metalli ignobili in metalli preziosi. Oggidì è suo scopo di ritrarre cose utili nell' interesse dell' igiene e della industria dai materiali rejetti e di nessun valore pratico apparente. Ogni lavoro, anche il più modesto, produce cascami i quali hanno valore negativo, perchè richiedono una spesa per rimoverli dal luogo della produzione, e possono essere causa coi loro miasmi di insalubrità. Ora questi cascami opportunemente lavorati sono vere fonti di ricchezza. Il entrarne, per esempio, trent1 anni or sono, rappresentava non solo una spesa, ma bensì una causa d'infezione, venend.., secondo una pratica, ora condannata dalla igiene, raccolto sottoterra. Ma il progredire della chimica ha aperto a questo rejetto cascame un orizzonte vastissimo. La benzina, l'acido fenico oggi tanto usato, specie come disinfettante, l'antracene sono tutti derivati dal catrame. I cascami delle concerie di pelli, che un tempo venivano venduti ai coltivatori per soldi 60 al quintale, ora lavorati con compressioni, agenti fisici e chimici, vengono messi in commercio al prezzo di f.ni 40 e più al quintale. Dalla lavorazione dei ritagli di latta si può estrarre il ferro o vitriolo di ferro, e collo stagno il cloruro di stagno, prezioso per i tintori, servendo come mordente sopra le sete e le lane. Dalle ossa e dal sangue animale si producono il grasso, il sapone, l'albumina ; dai cenci di canape, la carta; da quelli di seta e lana, le stoffe di lana e di seta, così dette rinate. Un industriale, il chimico Girard, trattando i cadaveri di animali morti per malattia contagiosa, e che un tempo venivano cremati e dispersi, con acido solforico, otteneva una poltiglia che, lasciata all' aria diveniva pulve-rulenta ed ottimo concime pei campi. L' acqua è veicolo di malattie contagiose, e studio continuo deli' igienista dev' essere quello di conservare ad essa tutta la purezza possibile. Ora sta il fatto, che le fogne, sieno esse rivestite di cemento, sieno pure anche scavate nel granito, lasciano sempre trapelare sostanze che diffuse nei sottostrati inquinano le acque. Unico rimedio quindi è una buona fognatura ed un pronto smaltimento delle materie fecali. E tale sistema è adottato nei grandi ospedali, dove le materie fecali, raccolte in opportuni condotti, vengono allontanate e disperse sui campi. Da ciò la grande fertilità di alcuni paesi. G. P. Appunti bibliografici Morgana. Romanzo Ai Alberto Boccardi. Milano. Treves 1885. Del signor Boccardi più volte si è fatta menzione in questi appunti; mi rammento di avere anzi in certa occasione scritto di proposito contro le intemperanti ipercritiche d'un certo giornale, che quando negli scritti d' un giovane rileva un po' di sentimento, un po' di fede ancora negli alti ideali, subito grida contro il romanticismo e la letteratura all' acqua di rose. Con questo nuovo romanzo — Morgana — il nostro Boccardi ha fatto un passo, o meglio molti pa3si innanzi nel cammino dell' arte ; e di ciò io mi rallegro con lui, e un pochino anche con noi. Se i pochi che sono rimasti in casa o non si fanno vivi, o non filano dritto, buona notte, san Giusto : invece della sacra alabarda possiamo accampare l'insegna dell' osteria di Prosecco. E perciò di tutti i libri buoni scritti dai nostri si ha a parlare di proposito : e non con un breve cenno, o con una parola di lode buttata là come un complimento, e che talvolta è peggiore d'un biasimo aperto. Vediamo adunque particolarmente i pregi ed i difetti di questa Morgana. A parte la storia. Questa del compendiare il racconto con una confusione di parole è poltroneria di critici che snocciolano recensioni a un tanto la canna. Si comperi il libro, lo si legga ; e poi vedrà il lettore se il critico appunta a torto od a ragione. E prima di tutto possiede il signor Boccardi la prima dote, indispensabile a chi scrive un romanzo intimo : P intuizione del senso intimo delle cose, che è effetto di lunga consuetudine, di costante osservazione ? Sì, tu' affretto a dirlo. Si apra il libro a pagina 128. Quel povero ragazzo che trova il suo diseguo, sulla scrivania del babbo sotto la stretta del nastro ingroppato senza cura, tra i ceuci da buttarsi via, ci diventerà subito tanto simpatico; la scena è vera; alla fine del capitolo ripeteremo anche noi con P autore. . . . „Quel ricordo della sua infanzia non seppe scacciarselo dalla mente mai più." Così a pagina 143 nella scena della partenza. Il babbo che spiluzzica macchinalmente colle dita nervose la fetta di pane bianco è colto dal vero, è un caro quadretto di genere : sono questi i due brani migliori del romanzo. La stessa potenza di osservazione osservo nello sviluppo del carattere di qualche personaggio, specie di quel tipo indovinato dei gaudenti : Nino, quando a spiegare il suo modo di vivere a partita doppia, tira in-campo l'amica provvidenza con quel forse forse che vale un Perù. Ma affinchè questa dote meglio risaltasse e sempre nel suo libro, conveniva che il signor Boccardi si astenesse dall'intromettersi così di frequente con le sue osservazioni, con le sue paure, tra le cose e il lettore. E davvero, pare abbia paura del critico della Domenica letteraria, Dio la riposi ; 1' ombra di quel giovinotto prepotente che fa la critica con lo stuzzicadenti in bocca gli apparisce tra riga e riga. Vede il periodo scintillante di frasi sentimentali (pag. 87), la lirica azzurra (86) la poesia azzurra (88) ; teme i sorrisi della gente senza fede (pag. 182); e così via. Tiri un po' dritta il signor Boccardi, non metta tanto le mani innanzi per non cadere ; non faccia così di sovente le sue scuse ; 1' arte vera, P arte grande consiste nel farci vivere tutti nell' oggetto, nella rappresentazione : se si scopre la mano che tira i fili, addio illusione. Così dicasi di un' altra sua dote : un' amabile spigliatezza e disinvoltura per non cascare nei luoghi comuni e nelle situazioni sfruttate. Per esempio la similitudine dei signori numerati della commedia ad indicare i personaggi inconcludenti d' una conversazione, d'una festa (pag. 50), per dirla con un buon neologismo, è una trovata. Ma talora giuoca sulla frase, e pare si compiaccia della sua arguzia,, come nel capoverso primo a pag. 75. Commendabile è pure questo romanzo pel senso di modernità dalla prima all'ultima pagina. Ricostruire il passato, far pensare, parlare, sentire, muoversi, vestire i personaggi come pensavano e sentivano i nostri antenati certo è difficile ; ma per la ricostruzione storica giovano i libri ; e in ogni caso nessuno degl' interessati può sorgere dalla tomba a spiattellare in faccia un bel no. Per rendere fedelmente il mondo moderno ci sono pure molte difficoltà a superare : ad ogni momento tutti possono sorgere a protestare che così non va fatto. Si aggiunga esserci certe anomalie a stento credute; specie nella descrizione degli usi e dei costumi di alte classe sociali a torto ritenute scevre da vizi ed abitudini del popolino. Chi crederebbe a me per esempio se dietro testimonio de visu descrivessi in una mia novella una qualche contessa provinciale, divenuta poi storica per certe relazioni con un grande uomo, sdraiata mollemente sui cuscini in una saia di prima classe del Lario sul lago di Como, intenta con plebea disinvoltura ad allacciarsi l'elastico su su, a gonna alzata fin sopra la caviglia? É vero che come due rondini non fanno primavera, così due lumaconi non bastano a convertire una vasca in una fogna ; sta il fatto però che nella buona società certi modi plebei non sono pur troppo oggi rari. E fino dalle prime pagine il signor Boccardi mi dipinge benissimo la società sciatta, ciondolona dei gaudenti della metropoli lombarda, poi la fredda prepotenza, la petulanza boriosa di Mariangela, l'elegante turpitudine della Margari; e nou gli reco a colpa d' aver cercato più spirabile aria in campagna. Ma via, per amor del vero qualche vecchia contessa dignitosa insieme ed affabile, qualche onesto borghese, P avrebbe potuto trovare anche in Milano; e quanto alle virtù dei campagnuoli accetto tutto; ma non posso mandar giù il buon Gherardo prima al buco della serratura, e poi peggio gettante sossopra le carte e le lettere della istitu-trice. Marchese campagnnolo, di carattere chiuso, scattante per impeto di passione si capisce ; ma -villan cornuto no : là Gerardo mi diventa cordialmente antipatico. Un' altra bella dote ha il nostro romanziere; ä' arte di destare la curiosità, e di farri quindi leggere con crescente diletto. L'autore ci conduce -subito in medias res, e poi mette nuova matassa sull'arcolaio, eccitando sempre più l'attenzione per via della comparsa di nuovi personaggi che hanno un po'dell'incognito; ma che verranno a mano a mano ponendosi in miglior luce, senza il fìnalone ■colla solita sbottonatura alla chiusa del dramma. Ma questo libro domanderà qualche critico, si propone uno scopo, ci rende migliori, rifa insomma la gente come voleva il Giusti ? La domanda è un po' ingenua a questi lumi di luna ; figuratevi però se io non sia contento che di queste domande si facciano anche oggi, come a' passati tempi, e come si faranno ancora, senza eccitare il riso, cessato che abbiano a soffiare i venticelli della moda. D'accordo io pure col signor Pitteri e con l'Alabarda di Trieste : il Boccardi ha fatto non solo un bel libro, ma anche una buona azione. E intendiamoci, la dico buona perchè bella; chè le opere di sola misericordia non sono opere d'arte. E tanto più applaudo all'autore; perchè in questo suo romanzo non c'è la tesi, o almeno non dà nell'occhio: il fabula docet emerge spontaneo e naturalmente dagli avvenimenti, la morale s'insinua a poco a poco nella mente e nel cuore. Alla chiusa del libro si vedono, si toccano con mano gli effetti del libertinaggio, le conseguenze della vita spensierata, frivola, sciocca della così detta buona società-, Mariangela vendica la semplice, la gentile Terè morta a tempo; la biscia becca il ciarlatano ; Gerardo cresciuto tra i campi, è un carattere, non si ammazza; per lui e' è sempre uno scopo alla vita e va in Africa ad esplorare le terre centrali. E in tutto questo, ripeto, c' è la vita moderna, i bisogni, i difetti dell' attuale società appariscono evidenti, e il rimedio è accennato; ritemperare il carattere, fare gV Italiani. L' autore (ed è questo il suo merito principale) non ce 1' ha detto mai ; ma tanto più chi legge lo sente e se lo ripete. Sotto questo a--spetto considerato, il romanzo — Morgana — è un' utile, una necessaria reazione ; ed io mi compiaccio di vedere il mio compatriotta schierato tra i pochi ma valenti che tengono testa ai bozzettai, agli scrittorelli di novelle festaiole senza capo nè coda, agli Arcadi del paganesimo; e godo di riconoscere anche da ciò la mia Trieste paese veneto, terra del buon senso donde è uscito il Fogazzaro a mostrare stupendamente come si possa oggi pensare e scrivere italiano. Detto così in generale del libro e delle attitudini del romanziere sarà utile discendere ai particolari. In quanto all'armonia, alla distribuzione delle parti, alla condotta parmi di ravvisare nel libro il difetto, bel difetto, dei giovani, il troppo, o meglio un aggloraeramento di personaggi, di situazioni accennate, non sempre svolte. Troppi sottointesi ci sono forse, e troppi chiaroscuri, che non tutti i lettori arriveranno a comprendere. Verissimo che l'autore non deve mai commentare sè stesso; sempre però si vuole l'azione esposta chiaramente. Dopo quel frizzo lanciato nel giorno delle nozze dietro a Michelangela ed al figliastro, il lettore aspetta il dramma, e rimane da quel lato deluso. Forse il Boccardi ha temuto di affrontare una situazione sfruttata ; ma pensi che in arte niente è vecchio, e che tutto per 1' arte vera può tornar nuovo. Anche i due tipi, per esempio, originali, di Don Abbondio e di Perpetua si trovano nelle Acque di san Romano di Walter Schott. Gli antefatti sono troppi ; e troppo s'insiste a renderne avvertito il lettore per via del racconto. Solo a pagina 170 circa si entra nel dramma vero, e con altri personaggi : Carlo, l'istitutrice, con crescente curiosità si, ma anche con un po' di disgusto del lettore, il quale rimane come disorientato, e perde alquanto il filo specie per via del titolo, il quale rimane sempre una specie di rebus a chi non ha avvertito a una similitudine perduta nel mezzo del racconto. Ciò che nuoce più di tutto alla condotta è la mancanza del dialogo. E non si dica che questo è un pregio; tutte le forme si hanno ad adoperare dallo scrittore, sempre mantenendo la giusta misura. Il dialogo è poi necessario per rilevare i caratteri : meglio che una lunga narrazione, a farci conoscere l'uomo, bastano poche parole dette da lui. Così l'arte è oggettiva, e sparisce l'autore. Senza dire che col dialogo più brevemente e con maggior diletto si rende noto l'antefatto al lettore. Ed è nel dialogo che apparisce la valentìa, la disinvoltura; lo stile profondo dei grandi scrittori. Quale lunga biografia potrebbe scolpirci il carattere per esempio del conte zio e del Padre Provinciale meglio del dialogo famoso a tutti noto dei Promessi Sposi? Con questi esempi, e specie con lo studio degli scrittori di commedie del cinquecento potrà il signor Boccardi rafforzare lo stile; perchè il poco dialogo del libro dimostra che qui sta appunto la parte sua vulnerabile. Vcggasi il dialogo del nonno con Gerardo a pagina 331. Ecco come parla il nonno.....»Ma io vedi che t'amo, io che morendo vorrei lasciarti forte, che non posso vedere così i tuoi biondi veni anni contristati e senza speranze, ti giuro che ancora in queste vecchie poesie del sentimento c' è qualche cosa di buono e di santo" . . . Non è qui il nonno che parla con Gerardo ; ma il signor Boccardi col critico della Domenica Letteraria. Via i lirismi biondi e le poesie del sentimento; e stiamo uu po' ad ascoltare che cosa saprà dire il semplice nonno al suo figliuolo. Ed è questo appunto (in ciò ha ragione il critico) il romanticismo falso insopportabile oggi e sempre ; non vogliamo le lagrime degli autori, ma le lagrime delle cose : verità da Virgilio al De Sanctis, non mai abbastanza ripetuta. Evidente è quindi come alla piena manifestazione del carattere nuoccia in questo romanzo la deficienza del dialogo. Pure i vari caratteri, sono bene immaginati e svolti nella narrazione. Benissimo il nonno, bene Carlo, Gerardo, c quel povero Cosimo, negazione del carattere, e pur troppo così indovinato. Lo stesso dicasi dei personaggi antipatici, che formano come il perno dell'azione, e souo felicemente immaginati per dare risalto a quella tal società, e fare quindi emergere la morale secondo il recondito e nobilissimo fine dell' autore. Farei un' eccezione per Mariangela. Quell' essere freddo, egoistico anche nell' amore o meglio nella materna superbia, non è una donna ma, un mostro, e. ci riesce orribilmente antipatico. E tanto più dopo quel tal accenno, quella tal promessa del dramma, e di un possibile amor col figliastro che fa capolino come si è detto a pagina 52. Dove più si vede l'esagerazione, direi quasi per progetto, e la costruzione del personaggio tutto affatto ideale, solo esistente uella fantasia dell'autore, è a pagiua 132, in cui si narra del voltafaccia e delle calcolate freddezze di Mariangela fanciulla. Un' altra parola della lingua, che è buona, scorrevole, moderna, facile senza volgarità, elegante senz'affettazione Certo qualche Aristarco della vecchia scuola potrebbe appuntare qua e là locuzioni, e vocaboli ; ed io me lo immagino col Lessico del Fanfani al fianco sottolineare posizione sociale, modi distinti (pag. 5); dietro a de' piaceri (pag. 15); timbro (pag. 174). Ma io ci scommetto che il buon vecchio vinto ben presto dalla magia dello stile, e dal vivo piacere che prende ai racconto lascerà da parte il Fanfani e gli appunti. Mi associo però al sullodato vecchio nel pregare il Boc- cardi a smettere da quel benedetto vizio di cacciare fuor di posto gli aggettivi : moda introdotta da poco dai coloristi delia scuola abbruzzese che rubano it mestiere ai pittori Giardino grande (109), chiesa bianca, rigor grande (120). Chi non vede come dicendo giardino grande e rigor grande, io possa far credere di avere anche il giardino piccolo e il rigor piccolo a mia disposizione ? Questo dare tanta-importanza all' aggettivo, mostra la tendenza ai bizantinismo, alle lustre, e alla cura di sostituire 1' epiteto alle cose; ed il parere ali 'essere direbbe il Beppe buon' anima. Ed il signor Boccardi che all'essere ci tiene, ed ha tanta nobiltà di sentimenti, e serietà di propositi, deve anche con !e locuzioni mostrare di non aver nulla a spartire coi signori della tavolozza sporca. Queste cose voleva dire, ultimo venuto, all'egregio autore anche dopo le piene lodi o gli appunti degli altri. Ma le piene lodi e certa lirica laudatoria in tuono di sentenza non può piacere a^ nessuno ; e quanto agli appunti forse il signor Boc-! cardi ha tanto in mano dù opporre alle mie ragioni. Tutto sommato adunque e per brio di espo-j sizione, nobiltà d'intendimenti, e opportunità questo ! nuovo romanzo è da segnarsi con bianco sassolino. E sopratutto opportunità. Io ringrazio tanto ma tanto il signor Boccardi di avere rivelato e bollato la elegante turpitudine di una societ , che gli scrittori lecchini hanno ancora la sfrontatezza di chiamare, per antonomasia, buona. P. T. ■ v -! -—---------------- PUBBLICAZIONI Il riputato periodico di Firenze Arte e Storia ha inserito nel N. 15 del 12 aprile uno scritto della „Provincia" intorno ali insigne pittore Vettore Carpaccio. Ne 'iamo annuncio, perche crediamo utile avvertire come gli studii sull' Istria vadano in oggi prendendo sempre mag~-| giure diffusione e maggiore interesse. L'egregio nostro comprovinciale, Giovarmi Ve-; snaver, collaboratore di questo periodico, fu colpito : da gravissima sventura. La diletta sua. consorte, Scolastica nata Dal--j l'Osto, cessò di vivere ii giorno 28 in. d. — Giovane, | d' anni 21 appena, aveva g'à dimostrato d'essere i donna esemplare per virtù domestiche. Lascia nel | pianto due care bambine. Possano ai desolati superstiti essere di qualche conforto le condoglianze degli affezionati suoi comprovinciali. CAPODISTRIA, Tipogralk ili l'ario Prior* «'ili. d roi^t. rtìir, Jan