OCENE / RECENSION! / REVIEWS, 783-797 Esso rappresenta un'utile guida per chiunque voglia avventurarsi in un viaggio negli aspetti di vita e nella storia poco conosciuta della civiltà istriana. Denis Visintin Livio Aragona (a cura di): Luigi Dallapiccola - Massimo Mila. TEMPUS AEDIFICANDI. Carteggio 1933-1975. Milano, Accademia Nazionale di Santa Cecilia - Fondazione Ricordi, 2005, pp. 428 Nei giorni in cui si pensa all'Europa, nei tempi in cui l'integrazione europea sta abbracciando lentamente il continente europeo, è utile proporre un volume che traspira quest'intuizione continentale nel campo culturale, precisamente in quello musicale. Esso s'intitola Luigi Dallapiccola - Massimo Mila. Tempus aedificandi. Carteggio 1933-1975, per la cura di Livio Aragona e con la prefazione di Pierluigi Petrobelli. Quest'ultimo fu allievo, collaboratore ed amico del Maestro Dallapiccola. Il volume è frutto della collaborazione tra l'Archivio del Novecento e l'Accademia di Santa Cecilia, è uscito nell'ambito della collana Opere Documenti Orientamenti del Novecento musicale ed è stato stampato con un contributo dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e del Ministère per i Beni e le Attività Culturali. Il volume ripercorre quattro decenni di amicizia personale e di vita culturale italiana con i fatti ed i percorsi della storia, le difficoltà, le amarezze, i successi, a cui ambedue sono andati incontro. Il carteggio inizia nel 1933, anno importante per i due, musicista il primo, critico musicale il secondo. È l'anno del loro ***• debutto, e Mila recensisce la Partita dallapiccoliana, soffermandosi fra l'altro sull'aria nuova che stava spirando nel-l'arte musicale italiana: Dallapiccola, Petrassi, Massimo, Veretti. Da qui si sviluppa un dialogo intenso, umanamente ed intellettualmente ric- LUIGI DALLAPICCOLA MASSIMO MILA TEMPUS AEDIFICANDI CARTEGGIO 1933-1975 a cura di Livio Aragona RICORDI 790 OCENE / RECENSIONI / REVIEWS, 783-797 co, un confronto d'idee. Un dialogo, frutto di un rapporto intenso, che costituisce uno spaccato della cultura e della storia sia italiana sia europea nell'arco di quattro decen-ni. Un'intensità che, mi sia permesso, si travisa anche in altre corrispondenze che hanno per protagonista il Maestro Dallapiccola, e che personalmente ho potuto appu-rare esaminando alcune sue corrispondenze con esponenti della cultura musicale italiana, croata e d'altre realtà europee, mentre ero impegnato nella realizzazione di una mostra dedicata al centenario della sua nascita a Pisino. Istriano di nascita ma di famiglia trentina il primo, il quale nell'adolescenza ha conosciuto l'esilio, negli anni Venti e Trenta l'ambiente creativo ideale di Firenze, ma anche le ostilità del fascismo e, nel secondo dopoguerra, la lotta per la riaffermazione dell'Italia musicale nell'ambiente internazionale. Dall'altra parte, invece, un giovane cresciuto nella Torino di Augusto Monti e dei fratelli Roselli e di Vittorio Foa. Que-sto loro scambio epistolare rivela gli aspetti più ricchi e più profondi dei due animi. Rileggo una lettera che di recente mi è stata spedita dall'amico Petrobelli: "[...] E poi c'è molta Pisino, molto Pirano, molta Istria in queste pagine". Nelle lettere del Dallapiccola riaffiorano infatti i ricordi, la storia e la cultura di queste terre. Mi viene in mente una mappa di Pisino, custodita all'Archivio Bonsanti di Firenze, che il Maestro fece fare negli anni Trenta ed in cui con estrema precisione geografica egli de-scrive la multiculturalità e la multisocialità della sua cittadina che egli purtroppo non ha più visto, anche se si era preparato ad una visita; ma la morte lo prevenne nel '75. Rileggo ancora una lettera del professor Petrobelli e mi accorgo, ripensando al libro e concordando con l'amico, che essi "erano due spiriti forti, di quelli che oggi proprio non si riesce di trovare [...]". Conclude cosi la sua prefazione il professor Petrobelli, riassumendo l'opera: "La corrente sotterranea che scorre attraverso questo epistolario è l'assoluto rigore morale che anima l'agire di entrambi gli interlocutori, la loro dedizione totale verso il proprio lavoro, una dedizione che di quel rigore è la proiezione quotidiana verso l'esterno e che spiega l'implacabile virulenza verbale (specie in Dallapiccola) nei confronti dei piccoli personaggi da compromesso che animano la scena e le vicende del mondo musicale e anche politico a loro contemporaneo. Tale impegno - ripeto, di ordine prima di tutto morale - rende queste pagine terribilmente vive ed attuali, nel senso che da esse puô ancora trarre conforto ed incoraggiamento chi a quell'impegno, ed ai valori che esso rappresenta, ancora crede. E questo sul piano della civile convivenza, prima ancora che su quello dell'attività e della vita musicale". Denis Visintin 791