ANNO IV. Capodistria, ! Giugno 1870. N.fK; ^^ ttul : :•> sii)ciò orione orafi ! W M .« aoioB ih otcvf ! .obr.'b oiov*[ .viiirim Biffò obfTOO 9"!08fif> TT :o tifi -goq GIORNALE DEGLI INTERESSI CIVILI, ECONOMICI ED AMMINISTRATIVI •ora i :,<[ ,9113 viuiTiij ir XJ Oj juj uniunuiigoavi> v »'. ri t a^vriTi ■ nn n*™. v~r >. orr nTtiuTiiD .T OnBjTfiqOiq ili o ,iv.-jii oliiij mr oloqoq mieou Lì o -.Ti.V is oini-ibno'lfufl a kL'tj.ifi m oiiuai ISTRIA .iifift;;-' a rn >•• mn •■> f onora • f ; >U080ÌÌÌ o oiahoT ohrrì Esce il I ed il 16 d'ogni mese. I . . vfr ci" ASSOCIAZIONE per un anno f.ni 5; semestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gra-' tintamente ; gli aliri, e nell'ottava pagina soltanto, asoldi 5 per linea. — Lettere e denaro franco alla Redazione — Pagamenti anticipati. — Un numero separalo soldi to. Storia popolare dell'Istria.. Altra volta in questo giornale si lesse del bisogno di una storia dell'Istria. Eranvi espressi desideri sul modo in che doveva essere scritta per corrispondere alle presenti esigenze della scienza; si manifestava la speranza di vedere soddisfatto questo bisogno, si alludeva a persone poste in grado di scriverla; ed altro ed altro si aggiungeva. Da tutto però emergeva il desiderio di ottenere una storia degna di questo nome: frutto di studi, di meditazioni, di raffronti, di ricerche su tutta la vita, opinioni, passioni, costumi nonché moni; lavoro impreso con sistema prestabilito, ;on ricca" provigione di carte e documenti; sintesi di molti studi intesi a portare luce sulle singole parti, passata al saggio della filosofìa e della critica; opera seria che doveva affrontare i problemi della storia, investigare, verificare, profondarsi per scioglierli, riempire le lacune, e liberare la verità dai vacillamenti delle ombre; insomma-lavoro scientifico in tutte le sue parti esatto e finito. Il desiderio, come si vede non era certamente modesto; ma noi speriamo ancora di leggere ma simile opera. Tuttavia ci sembra di sollevare ai dubbio. Queste cose, se non andiamo errati, [enivano scritte quando si trattava della compi-' zione di una storia istriana per le scuole e per generale istruzione. Ora la Storia, come sopra Intesa, e non è fiore cbe per incanto sbueci dal-oggi al dimani perchè lungamente dovessimo esere privi del racconto della nostra storia e le scuo-! sfornite di un sussidio indispensabile, e per la Misiderevole mole e per la severità della condot-ì sarebbe, ci pare, destinata piuttosto ad accre-ìere il. tesoro scientifico della Nazione, e servire & uomini di s.cienza e a giovani dedicati a studi elevati. Questi certo vogliono essere soddisfatti, tuttavia il bisogno intanto appare più pressante per riguardo ad: un' altra classe di persone, dacché, mentre quella sarebbe parte della Storia Nazionale, la quale dopo i nuovi studi deve rifarsi quasi interamente sulle storie parziali, si vuole un libro che soddisfaccia alle esigenze- della educazione popolare. Intenderemmo dunque che, mentre si attende come tutto ci dà a sperare, alla composizione di una vera e propria Storia Istriana, altri si affrettasse a presentarcene una popolare, tale cioè che sia adatta alla intelligenza del popolo, e ancora adatta per le scuole elementari o per le serali, le festive, quelle degli adulti, per le tecniche o come altrimenti si vogliano chiamare. Qui, ritraendo brevemente il carattere delle grandi epoche si' farebbero spiccare le individualità maggiori, specialmente quelle dalle quali si apprende operosità, amore di patria, sacrificio per la verità e la giustizia, e si farebbero spiccare i fatti che, anima delta nostra storia, caratterizzano la vita del nostro popolo nella successione dei tempi gloriosamente felici e dei difficili e lagrimevoli. Stabilito bene il carattere di cotesto libro, esso agevolmente potrebbe ricevere una forma conveniente, di quelle desiderate negli scritti popolari: semplice ristretto; o serie ordinata di biografie e di quadri; o vasta tela di racconto che inquadri le particolarità; o viaggio attraverso le epoche, dove lo scrittore in compagnia del lettore, passando di città in città, espanda la sua anima impressionata dai fatti generosi che vi ebbero compimento ; o, se piace, capitoli intitolati con ordinata successione alle virtù morali e cittadino., confortate da ciascuno dei fatti storici. Se la prima Storia è lavoro di lunga lena, lavoro dì scienza, questa, per cosi dire sarebbe lavoro d'arte. Lontano dalle astruse disquisizioni, dalla minuzia dei particolari, potrebbe facilmente essere condotto con quel materiale storico che già possediamo: gli desilero una forma. Basta quasi raccogliere quello che è scoperto e pubblicato, per propagarlo e diffonderlo. L'orizzonte ne sarebbe meno ampio, i contorni bene disegnati ; non profonde vedute o filosofici ragionamenti, ma piana narrazione; studio di lasciare impressioni giuste e nette anziché onnilaterali. In esso per molto entrerebbe l'immaginazione e il sentimento, volendosi un libro in cui ciò che i nostri maggiori I-striani hanno operato e sentito nel tempo si trovi rappresentato con la efficacia che deriva dal cuore del patriota. E dicemmo propriamente che di una storia popolare havvi bisogno. Che se le altre provinole d'Italia con minor danno fanno senza delle loro storie particolari, tenendosi paghe della generale, non lo possiamo noi. Non lo possiamo e per la necessità più speciale di conservare genuina v, autorevole la voce della storia pur troppo invasa da chi non vi porta sincerità di vedute, e por il maggiore tesoro d'istruzione che da essa si ritrae. Riconoscendo quale fu questa terra veramente degna della grande patria, ritrarrebbero i lettori popolari e gli scolari fiducia nelle sue sorti e nelle sue facoltà, e nella operosità acquisterebbero un grado cospicuo per agiatezza materiale e per coltura di spirito. E non sarebbe mai che il nostro popolo e i giovinetti, vedendo di quanto lustro fosse risplendente questa piccola terra, e di quanto amore ella sia meritevole, non sarebbe mai che non cercassero di crescere in dignità, di acquistare virile carattere per sollevarla nelle sue condizioni economiche e morali ad onta delle arti elle, aiutate da tradizionali pregiudizi e da turpi interessi, qui come dovunque tentassero di impedirlo, e che, istrutti alla scuola della storia, facilmente renderebbero vane. Vorremmo che nella provincia le persone amanti della pubblica istruzione si occupassero e presto di questo bisogno. E per avventura la (ìiunta provinciale stessa, assegnata una forma determinata al libro, potrebbe bandirlo al pubblico concorso. Comunque sia si eccitino all' opera i nostri giovani culti e bene intenzionati. Dove la materia pronta desidera solo informarsi e ricevere semplice veste, questa che proponiamo non è scrit- tura la quale dia titolo di letierati. Ma non la diciamo anche opera del tutto facile per toglierne ogni merito, dacché lo scrivere per il popolo non sia presentemente punto punto cosa da prendere in giuoco. Desidera grande cura e diligenza; ma ad ogni modo giova molto quel calore di affetti che deriva dal cuore. Però in compenso della nomea raccoglieranno certo un premio che, pur modesto, è il più desiderabile: nella coscienza di a-vere regalato al nostro popolo un utile libro, e di avere contribuito in misura abbondante al vantaggio della patria. P. K G. Pota, maggio. (B) Io vi sono debitore moroso, ne convengo, ma, per alleggerire la mia colpa, vi osserverò che ve ne sono di peggiori di me, e certamente di più imputabili, avendo maggior lena e tempo da impiegare. Se mi restasse almeno 1' illusione di poter fare qualche pò di bene, ma non ho più di queste vanità, e so benissimo che non si danno idee buone se non spacciate con autorevolezza e da uomini felici. Poi cou voi non si può parlare di politica, che è soggetto di prima necessità, nemmeno della politica interna riferibile a la nostra provincia, e che trattando degli interessi civili ed amministrativi del paese è proprio impossibile di evitare. Ed in un paese come questo che cosa volete darvi a scrivere? Non potrei occuparvi che di navigli da guerra, di grosse cannonate, di durlindane, di ammazzamenti. Di questi ultimi per verità ne abbiamo una soddisfacente abbondanza ad onta delle tan'.e polizie, clip mi dicono aver destato ammirazione nell'ultima sessione dietale. — Quanto a strada ferrata tra Pula-Trieste siamo rimasti con un palmo di naso. Tutto il mondo pareva accalorato per questa impresa, e non di meno il progetto fu posto a riposare negli staffili, dove sta mettendo rami laterali a secondi dei part'colari intenti. E il ministro che non poteva stare nella pelle dall'impazienza di presentarlo a lo Camere nella passata sessione, venuto il momento presentò bensì degli altri progetti, ma di questo nostro non si volle dar por inteso, intanto il ministero è andato a rotoli, e la camera e-lettiva fu mandata a seguirlo. E fin che in un modo o nell' altro non sia riconvocata, e che una mano pietosa noi risollevi dall'obblio, il progetto seguiterà a mandar tronchi tanto che in breve ci troveremo in lina fitta rete immaginaria, mentre poi in realtà avremo il privilegio di essere la sola provincia della cislaitanica che possa dormire i suoi sonni senza esser molestata dal fischio del vapore e dal trambusto dei treni. Consoliamoci adunque, noi potremo tirarci nuovamente sugli occhi la beretta da notte, e assaporar senza fastidi la soavità dei papaveri. Anche sulla paglia ci si sta bene, massime se per distrarsi la noia abbiamo la compagnia di un gregario in cronica esecuzione militare pur arretrati d' imposta inesigibili. Almeno nessuno ci taccierà di fanciulli guastati dalle carezze della mamma! Qualcuno senza credervi, lo dice ancora di Pola e dei polesi, ma in generale i sensati comprendono benissimo che i nostri meriti speciali non hanno mai destata simpatia di sorte, e che non è proprio affatto pel nostro bel viso che qui li spendono dei quat- trini, i quali si risparmierebbero, o si spenderebbero anche altrove ad onta della nostra amabilità. Le simpatie sono pel porto e per la posiziono militare sull' Adriatico, la quale è dovuta a la provvidenza, e nient' affitto agli uomiui. Pula del resto non ha voluto restar in debito di cortesia, e donò in prezzo delle simpatie più di quanto potesse e dovesse, regalando la sua riva, che avrebbe potuto farla ricca anzi che mendica, e ridotta a campare di balzelli. Con tutto ciò la gara di moine cessò. Molti nuovi fabbricatori erariali di abitazioni si fecero e si fanno lontano dall' a-lito ammorbato della città, pretestaudo ragioni di salute a le quali poteva pienamente soddisfare una zona molto più vicina tra il monte Zaro e 1' Arena, in sito da arrotondare 1' abitalo. E col cessare delle pigioni andò pure scemando, e va ora cessando, per quanto è possibile, il vautaggio della consumazione. Il nuovo gruppo di abitati si chiama con voce separatista Pela nuova, e pi.ro infatti pensarci assai poco della Pola vecchia. Ora noi uou abbiamo un territorio ricco e popolato, o se altri paesetti si alimentano e prosperano per 1' uberta del loro suolo, la nostra ricchezza invece sta nella nostra posizione. (Juesta ci ha giovato fino a un certo punto, ma è già da qualche tempo die la nostra agiatezza ha subito una sosta, e di giorno in giorno volge al declino, il sogno dorato di veder rinnovali a Pola i tempi del suo antico splendore si va dileguando ; il disagio si sc.rge qua e là, le pigioni calano, i mercanti vanno a rifascio, e le tasche s'aggrinzano o intisichiscono. In somma le fantasie cominciano a studiar eventi futuri, e tutti capiscono che si rende ogni di più necessaria una qualche risorsa novella. (Juella della ferrovia era veramente aspettata con ansietà, e fu un gran dolore di vederla rimossa a le calende. Ora si va bisbigliando che 1' iutero arsenale possa venir consegnalo ali' industria privata. So dovesse esser vero, vi confesso che, senza arrischiare un giudìzio, io ci vedrei intuitivamente un propizio avvenimento, il quale renderebbe stabili ed indigene molte industrie, e darebbe pane a molta gente nostrana lavorando non solo pei bisogni e-rariali, ma anche pei privati. Il paese potrebbe in fine racquietare una fisionomia propria anzi che di prestanza, e 1' elemento naturale, ora totalmente soverchialo, potrebbe riprendere il poeto che gli è dovuto. — Con che vi lascio per ora. Ulteriori comunicazioni da parie del chiarissimo Vr. Kandler. 3 maggio 1870. Il Conservatore imperiale Al sig. Carlo de Franceschi in Parenzo salute. Vengo a renderle grazie per la gentile comunicazione dell' ara a Giove, del sig. Francesco Sbisà, della quale ho già scritto a lui medesimo. K per non venir a Lei colle mani vuote, ancorché sappia di recare vasi a Samo, o laterizi al Laureano di Parenzo, le ricorderò in fretta i monumenti alzati a quella falsa divinità. Ed in primo luogo dirò della statua di bronzo, che stava sulla gran strada da Genova per Aquileja alle Pannonie già sul Piro della Giulia, al termine dell' Impero romano, a custodia di quel contine contro Pannonia. Essa fu certo di forme gigantesche, che in mino teneva fulmini d' oro, in atto di slanciarli contro nemici esterni. Nel 394 l'Imperatore Teodosio, movendo contro il tiranno Eugenio rotto ed uccisa nella battaglici data in Aidussma. o Castra Julia, Patterrava ad istanza dei suoi s Idati, ehe piaci Vilmente gli manifestarono desiderare di e-.sere dclpiti ila quelle saette. Arettu di Gioye stava al confine fra i Tergestini ed i Munocaleni al varco fra C;mt velo e Prosecco, presso alla cappella di S. Maria della Salvia, che ancor si dice di Wonéolano; fu ricuperata e recata al Museo Tergestino. t 10vi o m ■ » vf® • J Il territorio dei Monocaleni era sacro a Minerva, alla qnale fu dedicata oretta, rinvenuta nel torrente Aurigina, che separava al mare i Terg stini dai Monocaleni : fu riparata nella Villa Imperiale di Mira-mar. Ve ne era una in Trieste, or perduta; ma al tempio delle divinità Cupit dine ; n:>n pietra da confine. Una delle porte di Egida (Capodistria), quella versi) il porto aveva nome volgare di Zobenaga, voce che ricorda Giove, che i Veneti e li Istriani dicevano Zioba, intendendo il giorno della settimana sacro a Giove ; al venerdì dicono nettamente Venere. Ara a Giove stava presso S. Michele di Balneoli nell'agro di Atiniano (Dignano), in prossimità all'a-gro di Valle. C • LAECANIVS IALYSVS 10VI . 0PT1M0 MAXIMO ed altra alla cappella di S. Lucia di Atiniano ; IOVI o . M M . TITIVS MAXIM VS né questi due furono li soli esemplari che erano veramente collocati al termine del primitivo agro colonico di Pola, ampliato da Ottaviano Augusto nel 42 a. C. dopo la battaglia di Filippi, comprendendo Valle e Rubino. Pola aveva tenuto le parti delli uccisori del Dittatore, per cui fu punita dal vendicatore di Giulio Cesare, che diceva suo padre; poi la rinnovò coi soldati che combatterono a Filippi, e le diede titolo di Pietà Giulia. 11 nuovo termine fu portato innanzi, ma non si manifesta per monumenti letterati. Bensì a piedi della Torre di Rubino, che fu Palazzo fortificato, residenza del supremo Magistrato militare, v'ha contrada che conserva nome di Zubcnaga, e che siamo indotti di attribuirla a Giove come di Egida, città dì cittadini romani con agro colonico del quale durano le testimonianze, e si stendeva fino al Largone, o seno di Pirano. Le epigrafi in Pola in onore di Giove sono di culto bugiardo, non di termine; Pola aveva il tempio delle tre divinità Capitoline, Giove, Giunone, Minerva; sennonché le trasformazioni di quel Colle da Campidoglio in Castro del Medio tempo, poi fortezza dai Veneziani, non lasciarono memoria. Bensì due epigrafi sono a Giove Conservatore, manifestamente occasionate dalla preservazione Augustea dell'antica Colonia, ruua postu dai Polensi, l'altra dall'amministratore del Patrimonio dei Cesari sito a Pola, ampio in Rubino intorno al Palazzo; questo per devozione, l'altro per frontale di nuovo tempio., crediamo nel sito ove sta 1' odierno Duomo. IOVI . CONSERVATORI • SACR POLKNSES ■ VOTI • SVI . COMPOTES ----mv lu iaviiix ni K i hit J« rni*> ,liiv!; i • • f0VI il: i :2-.mp... :.!••; o ai ^ conservato^ SA OR DIOCLES . AVG . LIB PROC Di monumenti scritti sul Caldaro e sulla Giulia seconda, nessuno pervenne ai viventi. Devotamente La riverisco Kandler. K Ifcb in ila- J: :•• ! ! ■ i : Vi .. ( < : • , ' ' -#iHI ib sltnsqial flltY litfrrr lJi;i i : ■>ó. : ; Trieste, f6 maggio i870. Il Conservalore Imperiale •> J^fip BliJflitriHjbv/] •TJi^^l (i) •fjT'q 0 CUU Al sii;. Michele Tofjfelli, di DigitanoSalute. • »>ib incili.( il 'J iJ !• 7 i 'd /' »lruj/. onm !t •'•!."<5 r. n' ' "• ' ■ \ •Buje 22 maggio. Scoraggiati gli abitanti di questo distretto dall' infelice esito 4eg)i anni scorsi, l'allevamento dei bachi venne mollo diminuito in numero e quantità. In quanto alle razze non vi ha certa varietà e di gialle nostrane non contiamo che piccole partite. La maggiore qiuntità consiste iu verdi giapponesi di Beconda, terza e quarta riproduzione; rarissime quelle di prima, e per eccezione alcune di bianca. Di cartoni originari giapponesi non so se qualcuno ne abbia, ua credo di nò. A causa della ritardata vegetazione dei gelsi, pel freddo degli ultimi di aprile, il seme fu posto a schiudersi nel corso della prima decina di questo mese, ed ora iu generale i bachi sono giunti parte alla seconda, e parte olla terza muta, per cui non si può prevedere l'esito che sarà per avere la campagna. Siccome però, sempre generalmente parlando, parecchi semi rimasero inerti sotto l'incubazione, ed altri, di quelli stessi, giudicati dietro esame microscopico, non molto infetti di corpuscoli, nacquero con molla irregolarità, e de'nati alcuni morirono, mentre i rimasti non presentano alcun aspetto ridente, così è molto da te-jmere che il successo corrisponda alle speranze. Capodistria 25 maggio. Molti de'nostri bacai non tralasciarono le maggiori diligenze per la disinfezione de'locali e degli utensili col cloro, secondo i suggerimenti del Levi e del Verson, che riteniamo altamente proficui a scongiurare i danni dell' atrofia. I seuii posti sotto l'incubazione svilupparono rapidamente, e con uniforme regolarità. I bachi nati s'ebbero cibo squisito in lina foglia brillante di bellissimo verde, senza la più piccola inacutii* di ruggine. A queslo punto sono quasi tutti desìi dal terzo simun. Parecchi s'addormirono nel quarto, e stanno ornai per risvegliarsi con veste rinnovata. Il caldo è forse soverchio (.tuniche siorno il termometro Réaumur seguo fino a 22.°, ma non per quello si udirono guai. Le qualità di seme in allevamento sono tre, cioè la nostrale, I» giapponese di prima e seconda riproduzione, e la giapponese originaria. Tutte del pari procedono in bene. Gli esami microscopici, a cui furon soggettate molte (Ielle partite, diedero i più lusinghieri risultati, o per l'assenza assoluta li corpuscoli, o per quella pochezza che è del pari rassicurate. Se s'andrà innanzi così, è a sperare clm i bachicultori iroveranno un largo compenso alle loro fatiche, giacché tutto fa federe che il prezzo de" bozzoli si manterrà per lo meno al «elio del maggiore degli ultimi anni. Questo possiamo as-«ire dietro le notizie che andammo raccogliendo sui più accre-litati giornali, dai quali apprendiamo che se il raccolto in Ispagna non sara per riuscire così disastroso, come si temeva, pure sarà poca cosa. Da Napoli e dalle provincie meridionali le informazioni Mtinuano sfavorevoli, giacché anco le sementi indigene cui ii applicarono i coltivatori, hanno completamente fallito. Dalla Lombardia, dal Veneto e dal Tirolo notizie discrete. Dobbiamo infine notare nna particolarità, ed è che qui si tenta, iietro metodi razionali, e secondo i dettami de'più industri entomologi, la confezione del seme originario nostrano. Ove riuscisse, potremmo rallegrarci di restituire al piese l'antico suo baco senz' immattire dietro la scelta del seme, mentre anco i cartoni che ii arrivano dal Giappone, e che costano un occhio, vanno soggetti ad inganni, a deperimenti, a insuccessi, sapendosi già che la pebrina va invadendo ornai anche quello lontanissime regioni. i .t .ih. -aXJiva tivuifu sxsiilJii .100 .itijr.u nq euro ui tJo.ijj.iiu ijjc. ■ i i:. i. Digitano 23 maggio. In Dignano (pochi essendo nei -comuui vicini chi si dedicano alla bacologìa, per deficienza, ove altro non fosse, di necessaria foglia) non si educa cbe razza indigena. Poche oncie, ® oirca, di -semente Transilvana furono qnesto armo introdotte da certo Klancig, che la esperimentò già da tre anni nel Circolo di Gorizia con felice successole cbe, per quanto disse, ue mandò buona partita persino a Torino. Della qualità giapponese nou si ha qui troppa fiducia. Questo Comizio ebbe a ricevere dalla -società agraria 2 cartoni importati daM' i. r. Spedizione Asiatica, ma wno solo fu possibile distribuire a slento fra 4 bachicultori, I'altro fu altrove ffpedito. Sino ad ora tutti indistintamente i bachi dormirono già per li seconda volta, e prossimi alla terza, sono sani, e di bell'aspetto. I Transilvani si presentano più grandi e più belli ancora; guai però per questi se il caldo, di cui notammo già i 22 gradi, a-vesse d'avanzare di inerito. Dell'esito poi in generale, stando all'assioma dei nostri vecchi, giudicheremo in fine. i'i i -.u » ; ili ti/ mìannoti long»» <>;.•• .,•»•» 2W®*6.**? Montona 21 maggio. Anche a Montona e nei paesi che le fanno corona s'apriva lai campagna bacologica sotto cattivi auspici, in quantocbè agli ultimi del passato aprile, spirando venti freddi alternati a pioggia, lo sbocciar della foglia dei gelsi fu oltre «1 solito ritroso e tardo. Si è per ciò, che la gran parte dei nostri bachicultori abituati a mettere in covatura la semente po'sù po' giù nel classio» giorno di San Marco, rilardarono a farlo fino a' primi del corrente maggio, quando si speravano belle e propizie giornate, come infatti avvenne, per accingersi a lavorare intorno a questa gentile industria, che qui è antichissima, e i cui risultati non istanao indietro a molti paesi della nostra cara penisola. La semente che fu messa a nascere sta nelle proporlioni dell'anno decorso, nel quale qui soltanto per conto delle caso acquisitrici di Capodistria e Parenzo vennero pesati funti 1400l> circa di Vienna di galletta quasi tutta gialla tios rana, com'è anche quest'anno, non volendo la gente saperi e di giapponese, perché di poco prezzo in confronto dell'altra. Ciò a mio vedere sta bene da un Iato perchè cosi perdurando nella coltivazione della galletta indigena, e riuscendo questa relativamente bene, 6e ne conserva la magnifica schiatta colla speranza che cessino i morbi che affliggono il nobilissimo insetto, e sta un po'male perché avvenendoli caso cb» non si faccia semente colla nostrana, non si saprebbe dov» andar a provvedere il bisognevole per i nostri paesi coi prezzi favolosi odierni dei -cartoni Giapponesi e colla incertezza sulla salute delle riproduzioni di quelli. Ciò mitlameuo alcuni zelanti bachicultori di qui si sonn procurati alcuni cartoni, coli'idea, che riuscendo in bene, se (in faccia semente per provvedere chi difettasso nell'anno venturo di semente indigena. Ora qui il tempo si è fatto bellissimo, il termometro segna sempre nelle bigattiere da 16-18 Reaumur. La foglia è rigogliosa, senza giallume o macchie, ed i bachi o dormono la seconda, o svegliati si avviano alla terza muta, meno qualche rari partita primaticcia che dorme della tenta. Dd è già avviata ali* quarta. Parenzo 24 maggio. Ciascuno sa che dall'inverno, dopo tre o quattro giorni di primavera, siamo entrati in pieno estate. E che sollione caiii-colore ! Qui a Parenzo bisogna distinguere gli allevatori alla vecchia da quelli cbe ci pongono un po' di attenzione, aggiungerei, scientifica. I primi perderanno con tutta probabilità i bachi, tanto per non aver scello la semente sana, quanto e più-ancora per essersi accinti all'allevamento in locali infetti, con attrezzi vecchi e non disinfettati, degli anni passati. Ho intes i già d'una partitella di un contadino di Maggio presso Cervera, la quale andata a bene fino alla quarta muta, diede da jeri tali segni di deperimento, che fu forse a quest'ora gettata sul le-tamajo. Non pochi però fecero esaminare dal Vidali le sementi, disinfettarono con preparati di cloro locali ed utensili, e questi fino a jeri procedevano ancora bene, e v'era speranza di riuscita. Aggiugnete the vi ha un pajo di partitelle educate con tutta diligenza iu case nuove per bachi, con attrezzi nuovi, evitandosi dagli allevatori il contatto con altre bigattiere, le cui case sano loutaue ltìM e fiù metri. Queste partitelle sono provvedenti da semente fatta col sistema cellulare, e quindi affatto scevra da corpuscoli e cristalli ereditari. La foglia dei gelsi da qualche giorno è bene sviluppata. Si fa vedere in qualche parte sulle foglie qualche macchia rugginosa della Seploria mari, che danneggiò moltissimo i gelsi nell'anno passato. Ma è noto che quella crittogama non è causi della pebrina; il gelso dà minor quantità di sostanza alimentare; ecco tutto. A Parenzo si ritiene iu generale che il polso sia sano, e che la pebrina stia nella semente e nei corpuscoli diffusi negli aiubieuli, e pur troppo anche nell'aria, portati dai venti come le sporule della crittogama delle viti. La mc.ssa maggiore dei bachi ha oltrepassato la terza muta ed è prossima alla quarta; le sementi sono per la massima parte di razza iudigena gialla. Non è a tacersi che sui cannicci nono raro osservarsi qualche ineguaglianza di crescimento, funesto indizio nelle prime età. Sento che entro la corrente settimana si faranno degli esami microscopici dal diligente signor Domenico Vidali; e ue darò iu seguito relazione. £ ; : fin >d: Pinguente 22 maggio. La qemenle messa a nascere è di varia provenienza. Ve n'ha picoela quantità ritirata da Fara nel Friuli, giapponese originaria, e partite più grosse di giapponese verde riprodotta, di nostrana e di friulana d'ignota origine confezionata sopra cartoni, che all'aspetto parea bellissima. Lo schiudimento avvenne lento a causa dei tempi umidi e freddi ; più sollecito però nella giapponese originaria e riprodotta, che nella nostrana. Durante la prima età ed il principio della seconda, i bachi in geuerale progredivano assai lentamente e mangiavano svogliati; ma dopo coli'avanzarsi della stagione e col mutamento dell'atmosfera presero fiuto, crebbe iu loro l'appetito ed iu pochi giorui mutarono affatto d'aspetto. Attualmente i più trovausi alla terza età. I nostrani però sono desti appena dal secondo assopimento, e non hanno quel-l'apparenza ili salute uè quella tiuta regolare come i giapponesi d'ogni sorte e quelli del Friuli. Temo che quando saranno giunti all'età di questi, se pur vi arriveranno, l'atrofia li avrà già tocchi. Pirano 19 maggio. Generalmente i bachi quest' anno sono nati tardi, talché presentemente possono in media calcolarsi sulla seconda dormita. In questo stato di cose, cosa potrei dire? Che vanno benissimo, ad eccezione di qualche partita messa a nascere troppo precocemente e che per l'inclemenza della stagione è perita nel primo stadio d'età. I malanni, se avranno a manifestarsi, capiteranno più tardi, ed io sarei felice se potrò in quell'epoca dime tutto il bene del mondo. Pisino 25 maggio. Le nascile dei bachi in quest'anno ritardarono, e fu fortuna, perchè anche i gelsi pel freddo iusolito soppraggiunto cogli ultimi giorni di aprile durarono fatica a svilupparsi; non per tanto quasi tutti gli allevatori trovaronsi costretti a procurarsi la foglia pel primo pasto a caro prezzo dai vicini distretti di Pinguente e Parenzo. Qui, se si eccettuino poche e piccole partitelle di giapponesi «.'he alcuni dilettanti tengono in via di esperimento, coltivasi e-sctusivamente la quàlita gialla indigena. Si dà sempre ancora la preferenza a questa e pei buoni risultati di regola fia'o-ra ottenuti, e pei prezzi alti dei bozzoli di questa in confronto di quelli di altre qualità. Se parli cogli allevatori, in oggi tutti iu coro si lodano del regolare andamento dei loro bachi, si dichiarano soddisfalli dei primi stadj. e pronosticano buona riuscita. Devo però dire, che non tutte lo partitelle sono uniformi: pochi bachi giunsero alla terza muta, e ve ne sono au-ehe di quelli che ora appena si levano dal primo sonno. La quantità di seme posta a nascere non potrei ài momento indicare. Ritengo sorpassi quella nata l'anno scorso. Il solerte nostro micrografo Antonio Covaz è in questi giorni occupatissimo. Gli allevatori tutti accorrono a lui per far esaminare col microscopio i bachi provenienti dalle diverse loro partite e partitelle. Covaz gentilmente si presta, ma non tutti ne rimangono soddisfatti, perchè se molli dei bachi esaminati egli dichiarò immuni da corpuscoli e cristalli, in altri trovò dei cristalli, ed in alcuni auche dei corpuscoli, ed in non piccola quantità. ASSOCIAZIONE MARITTIMA ISTRIANA. Nel supplimento dell'ultimo numero del nostro giornale fummo appena in tempo di annunciare ai nostri lettori la part nza dalle Indie per l'Inghilterra del Bark " Favilla „ seguita il giorno 9 Aprile prossimo passato, sicché in oggi che scriviamo ci dovrebbe di già trovarsi a metà radunino. A complemento di tale notizia siamo ora in grado di aggiungere per le avute informazioni, che il suddetto naviglio caricò in Akyab 9500 sacchi riso pesante IGOOO centinaja circa e per i quali l'Associazione andrà a introitare il rilevante nolo di Lire Sterline 2800. Seguendo quindi il sistema da noi adottato di tenere a giorno chi ci legge, interessati per la maggior parte in questa patria impresa, del movimento dei suoi navigli, abbiamo quest' oggi a registrare l'arrivo in Costantinopoli del Brick " Albona „ Capitano G. Risinon-do giunto colà lino dalli 50 del prossimo passato aprile carico di Carbone, e da dove fece vela alli 17 maggio per Berdianska (mare d'Azoti) ove caricherà granaglie per l'Inghilterra. Alli 2 maggio poi approdava in Smirne il Brick "Istria,, Capitano N. Bognolo ccn carico misto, e partiva 15 giorni dopo pure per l'Azoff noleggiato anch'esso pel Regno Unito della Gran Brettagna. — I noli conseguiti per questi due navigli sono tali da attendersi a viaggio terminato delle rimesse non indifferenti. Non mancammo a suo tempo di annunciare il felice arrivo in Bordeaux d' i Bark "Capodistria,, Capitano A. Pattay, il quale consegnato in pieno ordine il suo carico partiva già olii -17 maggio per Cardiff noleggiato per Batum (Mar nero) con un carico di Carbone, e mentre viaggerà per quel porto si approfitterà del miglior momento per impegnarlo con granaglie per l'Inghilterra. Come si scorgerà più innanzi e come avevamo fatto presentire in passato, l'Associazione Marittima Istriana apre col giorno d'oggi la soscrizione per l'emissione di altre duemila Azioni; non dubitiamo quindi che la nostra Provincia vorrà questa volta prendervi quella parte che giustamente attendesi da essa onde quest'Associazione che diede già impiego a molti nostri ligli, che ignoti e scoraggiati invano attendevano il pane dalle altre marine, sia in grado coli'aumentare il numero dei suoi navigli di dare occupazione a quei molti ancora che pieni di capacità e buon volere anelano di occupare un posto a bordo dei bastimenti della nostra Associazione. L'Associazione Marittima Istriana apre col giorno d'oggi le soscrizioni per l'emissione di altre 200*3 Azioni, gli assuntori delle quali avranno già diritto agli utili risultanti dal secondo Bilancio che si chiuderà col 51 dicembre 1871. Ai possessori delle già emesse 2000 Azioni verrà data la preferenza alla soscrizionc per quelle di seconda emissione il cui pagamento sarà da effettuarsi in Ire rate, di cui la prima con fior 40 più fior. 1 per tasse e bolli al primo settembre p. v., la seconda con fior. 30 al primo del successivo dicembre, e l'ultima pure di fior. 30 verso consegna della relativa cartella al primo marzo 1871. I fogli di soscrizione sono ostensibili: in Trieste nell'Ufficio dell'Associazione, Piazza dei Negozianti N. 2 terzo piano, e al Tcrgesteo scala prima piano nobile. Capodistria presso il Signor Nicolò de Madonizza. Pirano drea Fonda Parenzo „ li Signori Fratelli Bartole e An- Rovigiio Albona Pola „ il Signor Marchese Gian Paolo de Polesini. „ li Signori G. A. Capitano Costantini e Retti. „ il Signor T. Luciani. „ li Signori Nicolò Rizzi e Giovanni Fabbro. BIBLIOGRAFIA. Statistica della provincia di Fenezia. Venezia, Anto- nclli, 1870 È un' opera questa che merita di essere fatta conoscere ai nostri lettori. Essa può servire anche di stimolo a far presto anche noi un lavoro consimile, traducendo in alto le deliberazioni già prese su tale proposito dalla nostra Dieta giusta i saggi crilerii, stabiliti dalla Giunta. 11 pensiero di compilare la statistica, di cui parliamo, fu del prefetto di Venezia commend. Torelli, e il Consiglio provinciale non mancò tosto di assecondarlo, accordando i fondi necessarii ad effettuarlo. 1/ opera è coordinata nel modo seguente. Da prima. si descrivono le condizioni che dipendono dalla natura, eli' è quanto a dire le condizioni invariabili, non soggette alla volontà dell' uomo, come la situazione geografica, la geologia, la climatologia e la topografìa. Segue l'idrografia come quella che viene costituita dalla natura e dall'arte. E l'arte rispetto alle acque della provincia di Venezia ha una particolare importanza per le condizioni affatto speciali di lei. Fu perciò che questa parte dell'opera doveva essere falla argomento di sludii accuratissimi, e convien dire, che alighe a ciò fu provveduto assai bene. Per quello che riguarda la laguna, fu lo stesso commcnd. t orelli che trattò il grave tema, e basta scorrere quelle sue pagine per vedere 1" allo valore e la somma urgenza dei provvedimenti eh' ei vi propone. La Statistica di tal modo non è soltanto una fredda enume-zionc di fatti, una simmetrica distribuzione di cifre, ma uno studio vivo d'intendimenti pratici, un principio di azione nell'opera delle migliorìe e delle riforme. Premesse cosi le nozioni relative al territorio, la Statistica passa a dar ragguaglio della popolazione, della sua istruzione e della pubblica beneficenza ; quindi dei grandi mezzi di sussistenza, come 1' agricoltura, la pisnicultura. V industria, e il commercio; e infine degli Istituti di credito, che concorrono o do- vrebbero concorrere allo sviluppo del pubblico benessere. Naturalmente, molte tabelle sono unite al lavoro, dove i dati si trovano minutamente distinti comune per comune. Una tavola riassuntiva permette di abbracciare facilmente l'insieme delle notizie, presentando in un solo quadro delincate le condizioni della provincia, di cui è data pure una buona carta geografica. Tale, in brevi parole, e l'ordinamento dell'opera, e sebbene essa non possa dirsi cosa intieramente completa, va tenuta in gran conto, perchè rimane a fondamento di ulteriori studii, e perchè questi si compiono assai più facilmente, quando sia dato loro un così sostanziale alimento, e un così retto indirizzo. 11 cenno che qui facciamo non vuol essere altro che un annunzio. Ma ad esso ci proponiamo di far seguire la relazione in compendio di alcuna delle parti principali dell'opera, così per offrire un complesso di utili notizie, come per indicare più dappresso i varii argomenti, su cui deve recarsi 1' attenzione degli studiosi di una statistica provinciale. Per questa vo'ta prendiamo a riferire la parte che concerne le condizioni agricole della provincia di Venezia. Da prima è distir.lo il territorio secondo la sua coltura; sono considerate le varie proporzioni dello strato coltivabile; è tenuto discorso delle pendenze del suolo e degli scoli naturali e artificiali. Dalle svariatissimc condizioni del territorio veneziano, sotto tali riguardi, è spiegalo il fatto della divisione assai ineguale che si ha la proprietà. Quan da per tutto \i prevale la piccola coltura, assunta sempre da coloni, sì che il più delle volte il lavoro campestre non dà risultati corrispondenti alla fatica e alla spesa, abbandonato com' è a coltivatori poveri ed insipienti. Si tratta quindi delle braccia e dei capitali che l'agricoltura adopera; poi delle rotazioni agrarie, che nella provincia di Venezia variano da due a sei mesi, ma sempre si basano sulla successione alternata di due soli prodotti, il frumento e il frumentone. « Questa coltivazione spossante dà, per uno o due anni il frumento, poi per uno, due e fino tre anni di seguito il frumentone, quindi nei casi migliori un anno di avena e mezzo maggese. » Si distinguono i contratti di locazione e conduzione secondo che sieno a generi, a denaro, misti ed a mezzadria. Rispetto alla divisione dei beni comunali, troviamo riferito un fatto, eh" è degno di particolare attenzione. Cotesta divisione, vi si dice, là dov' ebbe per conseguenza la concentrazione dei fondi in poche mani, favori la grande coltura. Dove invece i fondi restarono frazionati fra i comunisti, si diminuirono i foraggi e s'impoverì il paese, promovendo tanto più la piccola e meschina coltura del contadino ignorante ed abbandonato a se solo. Alla questione dei foraggi sono dedicati molti altri dati, e così pure a quella dell' allevamento delle razze bovine, cavalline, ovine, caprine e suine. Della coltura dei bachi da seta si hanno notizie confortanti, e si loda la perseveranza, la diligenza del bachicultore veneziano. Si parla da ultimo delle principali industrie a-gricole, proprie della provincia di Venezia, quali le pile, le filande ed. i filatoi, cioè quelle che hanno attinenza alle risaje ed ai bachi da seta. Ne,la provincia stessa si fabbricano pure macchine rurali, locomobili, trebbiatoi ecc.. La distillazione delle barbabietole, e la estrazione dello zucchero di barbabietole e delia fecola di patate e di cereali sono manufalture agrarie che non si trovano annesse alle vaste possessioni della provincia. Bensì i disUÌIatorii delle vinacce, i mulini da grano, le concie pellami, ed i torchi i per la spremitura dei semi oleosi e le macine dello zolfo. A questa parte della statistica di cui facciamo parola sono aggiunti preziosi prospetti come quello dei prodòtti del suolo, I altro dei prosciugamenti artificiali, .e un terzo pel. censimento del bestiame. Sospendiamo per ora di continuare il nostro riassunto. D'altre parti della pregevolissima opera da noi annunziata diremo, non senza interesse per noi, nei numeri successivi. A.. N. ____.__ VARI E T A* L'illustre poeta e letterato Francesco Dall'On-ijnro, della di cui amicizia ci onoriamo, faceva prezioso dono alla Provincia dell' introduzione alla sua seconda conferenza tenuta in Trieste la sera del 16 nel gabinetto di Minerva, in cui si splendidamente svolse il nobilissimo tema sull' Arte, — e noi non e~ sitiamo di farne parte a'' nostri lettori nella lusinga t he suoneranno care e dolci al loro orecchio le parole di chi p-irlilosi da noi già da molli unni, serba pur sempre viva ed affettuosa memoria del nostro paese. La Red. Signori Triestini, mi sono accorto jeri, facendo una picciola gita a Capodistria, che voi navigate in piena politica di annessione. E poi si dirà che non siete italiani ! Voi vi sie-quietamente annessa l'antica città di Giustino, la l'atta di Medusa, città greca, romana e veneta, come potranno dirvi il Carli ed il Kandlcr al quale, se.fosse qui, vorrei cedere la parola. A'miei tempi chi volesse recarsi a visitare quella graziosa Brighton dell'Adriatico, doveva vogare o trottare tre buone ore: ora ci si và mercè vostra in poco più di mezz'ora, non una ma quattro volle al giorno, con pochi soldi. Qu sta è un'annessione bella buona, e delle più definitive, perchè consentita da ;unbe le parti: un connubio- in perfetta regola. Non mi sono dunque maravigliato che su quella spiaggia «ieserta, divenuta cantiere sorgano già le costole di una t^rossa nave destinata, senza dubbio a nuove annessioni Chi sa dove andrete con questa politica delle facili e rapide comaiunicazioni I Voi vi annetterete presto o tardi il. gran Turco! Quanto a Capodistria, a Pirano, a Parcnzo, a Dola vi confesserò che sono dispostissimo ad approvarvi*, e a. sottoscrivere ai vostri trattati. Quelle citlà seminate di grandiosi ruderi romani, e serbanti della dominazione veneta, la lingua, i costumi, le fonti, ],e chiese, qualche bel palazzo municipale, e molte case privale che nascondono per falsa modestia, o per ialsa vergogna gli stipiti scolpiti, e gli archi del cinquecento, quelle citlà che vanno tuttodì prosperando, e animandosi al vostro contatto, possono darvi una cosa che, per avventura vi manca; possono darvi la tradizione, il blasone, i titoli originarj e incontrastati di una nobiltà che risale all'età romana. Voi possedevate nella terra della Madonna a mare un monumento veneto, possedete ancora presso, alla Cattedrale di San Giusto, molte preziose reliquie romane, che farete rispettare e illustrare. Ora mercè le celeri gite, avete un'Arena a Pola, una mezza dozzina di templi, il foro di Marte (Marafor) a Parcnzo, e nello stemma della vicina Brighton, quella graziosa Medusa che ricorre così spesso nei monumenti delle età prime. Tenetene da conto, o italiani di Triesto. È una ricchezza anche quella ! 1 nuovi ricchi che ayendo ammassati i milioni, cercano dissimularne l'origine comperando a prezzo» d'oro titoli e stemmi supposti, non ponno sfuggire alla sferza del ridicolo: ma le città, che ingrandite col commercio, cercano una base storica alla loro grandezza dissotterrando sotto gli strati recenti le o-pere d'arte, e le memorie sepolte e disperse dalla barbarie, fanno opera nobile e degna: legano per così dire il presente al passato, e se ne fanno remeggio, per l'avvenire. intelletto umano vive della esperienza e della gloria ereditata dalle precedenti generazioni, a condizione però di accrescerle ed ampliarle di giorno in. giorno. Le nazioni che hanno lasciato una lingua perfetta, una storia, una letteratura, monumenti d'arte degni di studio, non muojono mai per intero. Resta qualche cosa di esse non solo nelle ruine de' monumenti dispersi, ma nella parola superstite, che trasformata quanto si voglia e fusa nei nuovi idiomi vi porta un germe di antica grandezza e virtù, che rifiorisce a suo tempo e allarga il cervello ed il cuore delle nuove generazioni NAVIGAZIONE A VAPORE GIORNALIERA CAPODISTRIA - TRIESTE E VICEVERSA Col nuovo Piroscafo ad Elice „ Giustinopoli " Incominciando col 1.° Giugno fino a nuovo avviso intraprenderà il seguente ORARIO PEI GIORNI FERIALI. Partenza da Capodistria per Trieste alle ore 7 aut. » » » » 10 » » » » » 3 y. poni, » » » >» 6 yt » Partenza da Trieste per Capodistria alle ore 9 ani » » » » 12 mer. » » » » 5 pom. » » » » 7 il » PER LE DOMENICHE E GIORNI FESTIVI : " Partenza da Capodislria per Trieste alle ore 7 aut. » » » » IO » » » » » 5 pom. » » » » 7% » Partenza da Trieste per Capodistria alle ore 9 aut. » » » » i'2 mer. »- » » » 6 poni. » » » » 81/. »