L' ASSOCIAZIONE per un anno anticipati f. 4. Semestre e trimestrcin proporzione Si pubblica ogni sabato. II. ANNO. Sabato 27 Febbraio 1847. M15 — 16. Acquedotto antico di Aquileja. L'antica città di Aquileja, seconda d'Italia dopo Roma, emporio mercantile dei più frequentati e celebri, ebbe già nome dalle acque frequenti che si raccolgono in quelle bassure; e dal nome e dalla causa del nome dovrebbe dedursi ben di altro avesse bisogno che non di acque condotte. E così lo direbbe al dì d'oggi, e lo dissero e fecero nei secoli decorsi, la massa o avventiccia che vive alla giornata non curante del passato nò dell'avvenire conlenta del subitaneo guadagno, e del momentaneo godere; o la massa che sprezzante i doni che Dio ha dato all' uomo, per pigrizia, per avarizia si affatica a rimanere in artificiosa ignoranza, procurando ! con rara ipocrisia di persuadere gli altri e sè medesima che nulla havvi a fare più, che il lasciare che le cose vadano come sanno, zelante poi nel contraddire e nel-l'attraversare ciò clic altri vorrebbero fatto, non già che j contraddicano per desiderio di avere il meglio, e di sa- ; perlo trovare e suggerire, ma pur troppo perchè ogni operare sarebbe testimonianza di loro oziosità, per non ! dire di peggio. Questi peccatuzzi, anzi per dir chiaro peccatacci, sono facili assai nell' uomo, e più facili nell'uomo che dimentica essere desso membro di umano consorzio, e che a questo deve prestare e 1' ingegno e l'opera, per i fratelli, pei figli, pei posteri. Le cose fatte in tempi moderni in Aquileja per condurre acqua po- I tabile, "imitando in parte le antiche cose, le cause che suggerirono in tempi moderni di fare così, essere dovrebbero avvertimento per la provincia nostra, la quale difetta di acque salubri, e pure tanto ne ha duopo. V'hanno di quelli cui viene a noia l'udire attingersi il sapere all'esperienza di secoli decorsi, perchè forse preferiscono che losi tragga dall'improvviso agitare della mente, o dai pensamenti di altri coetanei; ma v' ha antico proverbio che assicura niuna cosa essere nuova su questa terra; ed antica esperienza ha mostrato come i prodotti della civiltà antica, i quali hanno potuto durare efficaci, consacrati da tempo continuato e lungo, sieno preferibili a quelle tante scoperte ed invenzioni quand' anche privilegiate, che appena nate muoiono, o figurano nel firmamento come i globetti che compongono la nebbia di confronto al sole ed ai pianeti. E meglio ancora l'esperienza di-tempi che furono i migliori di civiltà, in regione determinata, servire possono di guida, quantochè ogni paese ha proprie condizioni fisiche, le quali rendono spesso frustraneo quel provvedimento che altrove è ottimo. E chi fu in posizione di studiare il proprio suolo, le proprie condizioni, e di udire i facili consigli, le pronte censure di chi altre condizioni, altri luoghi ha veduto, chi ha udito le discordanti opinioni, spesso opposte, sempre divergenti, a chi toccò e di vedere mancato 1' effetto per l'infelice applicazione di dottrine, vere altrove, ha sentito la necessilà di ricorrere piuttosto all'esperienza di secoli passali; non già per desiderare che le cose di 2000 anni fa si rinovellino, ma per trarne profitto di dottrina convalidata dall'esperienza. Ed è per ciò che nei tempi in cui la dottrina si mosse per via migliore fu dato all' antichità il titolo di sacrosanta; egli è perciò che in questi nostri tempi di studi progrediti, alle anliche cose si diede tanta e sì nobile parie, che nazioni le quali vi si tennero straniere le coltivano con nobile successo, quelle che da lungo vi attesero le trattano con migliore senno generale de' secoli passati, e non vi ha ramo di scibile, compresa la medicina, che non ami ricorrere a tempi antichi e trarne sussidio di dottrina. Gli antichi nostri tennero le acque siccome mezzo indispensabile a conservare salubrità, e le vollero consacrate da religione, attribuendo a divinità false le sorgenti. Le diligenze a rintracciare le ottime per deviarle alle città, a condurle, a farle riposare, a mantenere loro purezza e temperatura costante, a distribuirle abbondanti, corrispondeva a quella credenza che la qualità delle acque giovasse a mantenere sani i corpi. Noi non diremo che queslo loro pensamento fosse erroneo; posta la maggior parte della provincia nella condizione di desiderare per molti mesi dell'anno acqua qualunque, per sovvenire ad estremo bisogno, posta nella condizione di veder perire numerosa ammalia per mancanza assoluta di acqua, non si può essere tanto sottili sulla qualità; gli animali poi non parlano. Però ci è accaduto nei corsi dì preferire un sorso di rum ad acqua, non solo verde quanto l'erba, e popolata di alghe e di animali, ben altro che microscopici; e ci è accaduto di vedere animali, che per giorni ricusarono 1' acqua, nè avevano la risorsa del rum o del vino che per breve hanno gli a-nimali ragionevoli. Chi ha camminato per le campagne, chi fu costretto di vivere da solo, può venerare gli antichi, che ai fangosi e fetenti laclii delle ville, che all'acqua grave, lenta, melmosa, od all'acqua salmastra, o carica di silice, mal custodita, inquinata, preferirono l'acqua pura di sorgente, posata. Non mancava l'acqua in Aquileja, vi scorreva lungo le mura il Nalisone e la Torre che rac- coglievano aitri torrenti, il terreno è depresso, ed acqua non manca ovunque la si voglia; pure gli antichi vi condussero acqua da lontano. Nel secolo passato Aquileja era in pessima fama per l'aria, le febbri sì frequenti che si considerarono endemie cui doveva provvedere lo stato, il luogo era disertato, gli scarsi abitanti, macilenti con ventri gonfiati; il popolo recrutato dal di fuori diminuiva anzi che accrescere; già da un pezzo nè il patriarca nè i canonici vi facevano dimora, e fra i motivi che dopo secoli di renitenza persuasero il pontefice a sopprimere nel 1752 il patriarcato, era quello dell'aere iniquo. Pure in mezzo alla pubblica generale opinione vi fu persona che seppe ravvisare nelle condizioni di Aquileja quelle medesime che erano al tempo dei Romani, seppe riconoscere che come in antico, così in moderno potevano vincersi le cause che guastavano il clima, e schernendo la malaria, e provando con numerosi soldati che non era a temersi, desiderava a tutta possa che Aquileja ripigliasse l'antico rango. Era questi un militare, il generale dalla Puebla, spagnuolo, passato in Austria con Carlo VI, e morto in Gorizia; ricordiamo con venerazione il nome di quest' uomo che seppe tenersi lontano dalle prevenzioni allora in voga e resistere alla corrente dell' opinione, se opinione era il non risalire alle cause di fenomeni frequenti, generali. Dei suoi desideri non parleremo: ricorderemo bensì come Maria Teresa, sì saggia, volendo ridonare Aquileja a condizione migliore, fra i provvedimenti adottò quello d i condurre acqua salubre in Aquileja, e lo fe' a sue spese perchè nò Aquileja d' allora poteva fare tanto, nè vi aveva legge che obbligasse i comuni di provvedere all' acqua potabile, nè le menti erano mature a credere efficace I' acqua condotta per migliorare la salubrità; noi medesimi testimoni dell' effetto siamo più pronti al parlare che all' operare. Gli Àquilejesi al tempo della romana dominazione avevano essi pure condotta acqua nella colonia loro, e per acquedotto la di cui forma si scosta da quelle usi-tate, non dirassi per le grandi città, ma anche per le minori. La pianura che circonda Aquileja da ogni lato non concedeva di condurre l'acqua pel terreno in modo di averla a livello sufficiente da farla salire nelle piazze o montare per gli edifici: ciò era facile in Trieste seguendo l'andamento delle colline da Ponzano a Bagnoli che sono continuate; v'era necessità in Aquileja di sostenere 1' acqua, però noi fu fatto per via di arcate come altrove fu frequente, e se ne hanno avanzi. L'acqua veniva tolta a Mortesins, in distanza di cinque mila passi romani, o quattro mila tese viennesi dalla città; scorreva dapprima poco rialzata dal terreno, poi su muraglie, le quali, come il terreno declina s'alzavano, nelle prossimità di s. Stefano ad un miglio dalla città; 1' acqua era per 15 piedi (veneti) al di sopra del terreno naturale. La conduttura scorreva dapprima in linea retta, poi per breve tratto e per poco piegava onde raggiungere Terzo, poi seguiva la direzione della grande strada militare che andava a Giulio Carnico e nelle Germanie, e di lato a s. Stefano entrava per mezzo alla città. Probabilmente in Terzo eravi il castello ove 1' acqua depositava e depurava. L'acqua era sostenuta da muri continuati; non vi erano arcate, almeno non v' erano fino a s. Stefano, bensì i muri erano esternamente decorati a foggia di arcate quasi poggiate sopra modiglioni, e di non grande rilievo. I muri erano due, sì prossimi l'uno all'altro, e costantemente paralleli che si toccavano, e potevano ritenersi per parti di una stessa opera, locchè non fu, indizio questo che 1' uno fosse di epoca diversa dall' altro, aggiunto per condurre maggiore copia, anzi doppia (come pare) alla città. Da qui il nome di Muro Gemino, che tuttora si conserva alla località, sebbene nessuno dei due esista. A'tempi del Palladio (1650), non già del Palladio architetto, sibbene dello storico friulano, esisteva integro per due miglia da Aquileja; un secolo più tardi ve ne erano brani; la povertà, l'avarizia facevano che venisse distrutto per utilizzare o venderne i materiali. Ognuno dei due muri aveva la larghezza di quattro piedi (veneti), lo speco per cui passava l'acqua era alto un piede, e chiuso da muretti laterali larghi ognuno mezzo piede; ed era rivestito di cemento fatto da cocci triturati misti a calce, levigatissimo cemento detto dagli antichi signìno e che ritenevasi il migliore per contenere acque correnti. Non diremo la quantità di acqua che recava alla città, perchè se delle dimensioni dello speco abbiamo notizia, ci manca quella dell'inclinazione per giudicare della velocità; però volendo appagare la naturale curiosità quand'anche fosse con moneta erosa, diremo che 150,000 erano all'incirca le orne d'acqua che vi passavano entro 24 ore. Pensossi da qualcuno che la doppia incanalatura fosse assai propizia in casi di ristauro parziale dell' acquedotto, dalla quale opinione dobbiamo discordare, e per 1' opera che fu di due muri, e per l'esempio di altri acquedotti. Quel muro si disse Gemino, ed il nome non è sparito su tutta la traccia; l'acqua corre tuttora, e la dicono Roggia del muro Gemino; i muri venivano però distrutti onninamente nel 1789. L'acquedotto seguiva la linea di due strade imperiali, per un tratto quella di Zuglio, poi quella che si dirigeva al ponte tra Fara e Bubbia (Manizza) e continuava per Merna, s. Croce, Aidussina, Podvvelb traversando il Nanos per arrivare a Lubiana. E questo ponte di pietra sull'Isonzo non era il solo; ve ne era altro a Ronchi di Monfalcone di undici arcate, opera grandiosa e di bellissimo lavoro, che ebbe il fine del muro Gemino, divenne cioè pietra da muro. Comunque l'acquedotto dèsse sei milioni di boccali d'acqua al giorno, e tale somma sembri ingente colle nostre povertà in siffatte opere pubbliche, sebbene la regione non manchi d' acqua atta per altri usi se non ottima a bersi, pure pensiamo che non fosse questo il solo acquedotto che fornisse acqua all' immensa città, la quale quand'anche non contasse quel numero di popolo, che crediamo vi capisse nei tempi di sua massima prosperità, ne aveva duopo di più, se prendiamo a misura Trieste, nel quale condussesi quasi la metà d' acqua che pel mure gemino scorreva in Aquileja. Ma lo ripetiamo, sono calcoli vaghi, mancando a noi la misura del- la velocità. Della forma della conduttura a muro pieno e 1 doppio piuttosto che ad arcate, lascieremo l'esaminarne la causa agli architetti, contenti di indicarne i risultati. E giacché ci cade di parlare d'Aquileja diremo che fu celebrata per la solidità ed altezza delle sue mura e per la bellezza del suo porto; che la pianta della colonia era quadrilatera, di 250,000 passi romani di superficie; che l'acqua circondava di ogni intorno le mura; che ebbe campidoglio dal lato di levante, ebbe foro insigne; che l'emporio mercantile stava fra la colonia ed il canale parallelo alle mura di questo che era la testa del porto; che sulla linea delle strade verso Terzo e verso la Be-ligia s'estendevano borgate precipue toccando questi due luoghi; che il porto era artifiziale formato da canali in forma di una T; che v'era palazzo imperiale Adria-neo, tesoro e zecca pubblica, fabbrica dello stato di tessuti di lino, anfiteatro, teatro, circo, stazione di soldati da terra, e di flottiglia; che era ricca di templi marmorei, di sontuosi edilizi. Di alcune traccie d'antichi edilìzi, e d1 altri indizi d'antichità romane esistenti in Fasana, in Di-gnano, in Albona. Al Molto Reverendo don Jftatteo Caiegari Parroco Arciprete in FASANA. Il pregiato foglio eh' ella recentemente ebbe a dirigermi, s' aggira intorno ad un argomento troppo inte- j ressante per la nostra patria comune, i Istria, perch' io non debba abbandonare qualunque mia occupazione onde risponderle tosto, e nel modo migliore che a me sarà : concesso dalla tenuità dello ingegno e dalla insufficienza delle mie cognizioni. — Ella poi non deve adontarsi, se anziché infiltrarle una tale risposta per quella medesima via ond'ella a me si diresse, gliela fo pervenire mediante le pubbliche stampe. Tutto ciò che tende ad illustrare un luogo qualunque della provincia giova e appartiene alla provincia intera, e in conseguenza io crederei di adempiere assai male agli uffici di cittadino di questa patria comune, qualora non rendessi tosto di pubblica ragione quelle notizie eh' ella a me gentilmente comunica. Già le è noto eh' io in Fasana non sono stato che due volte soltanto, di passaggio, per pochi istanti, nè mai coli' intenzione di occuparmi in cose archeologiche delle quali sono semplice amatore, non più. — Quindi, intorno alla sua condizione antica, per cognizione mia propria poco o nulla potrei dirle eh' ella stesso non sappia, anzi eh' io stesso non abbia appreso da lei. Vero è bene però, che a discorrere non senza fondamento delle condizioni antiche di un luogo, non è poi sempre assolutamente indispensabile di conoscere per minuto i suoi materiali avanzi; chè questi, qualora non sieno in grande copia, o per altri titoli di grande importanza, sono da prendersi piuttosto a sussidio e a complemento, che non a fondamento ed a base di un retto giudizio. —Ma ella mi deve concedere che i più degli uomini sono restii nel prestare credenza ai giudizi desunti a priori, e eh' essi non amano tanto di credere quanto di vedere e di toccare con mano. — Ne conosco più d' uno, il quale, ostinato dapprima a non voler prestar fede a deduzioni desunte con molta probabilità da costanti ed eterne condizioni di clima e di suolo, si è poi con mirabile facilità piegato alla vista di poche monete, e di qualche altro minimo indizio dell'opera dell'uomo. E sì che le monete, e gli embrici, e i rocchi di colonna, e le lapidi ed altri consimili oggetti possono talvolta senza difficoltà venir trasportati dall'uno all'altro luogo; quando i monti e le valli, le pianure ed i mari non cangiano forma, nè si dislocano, nè oltrepassano così facilmente i confini loro imposti dal cenno dell'Onnipotente.—Pure tant'è: anche in fatto di storia non pochi sono i dubitanti e gì' increduli, e quindi per non buscarsi la taccia di visionari, bisogna andar con riserbo nell'emetter la propria opinione, se anche la si crede fondata sopra buone e sode ragioni. Tuttavia a lei non posso negare, che passando per costà, o trovandomi in coteste vicinanze, io non abbia talvolta pensato alle antiche condizioni di Fasana: mi piace anzi di confessarle, che prendendo norma dalle suaccennate eterne condizioni di clima e di suolo, e dalle combinazioni di mare e di terra, io ho sempre ritenuto che nell'epoca nella quale le cose della provincia nostra erano in fiore, anche Fasana, come altri luoghi molti, avesse ben altra importanza, ben maggiore popolazione della presente. Ponendo riflesso all' ameno e fertile territorio on-d'è circondata, all'ampio continente che le si dispiega da tergo; al bellissimo seno di mare che le si stende dinanzi, tanto ben garantito contro 1' imperversar di burrasche, nel quale possono mettersi all' àncora a centinaia a centinaia le navi ; ponendo riflesso alle isole che le sorgon d'incontro ammantate d' una eterna verdura, ricche o suscettibili dei prodotti meridionali; alla tintoria di porpora, opifizio allora di tanta importanza, che le stava non lunge da un lato ; ponendo in fine e sopra lutto riflesso che dall' altro lato e a poca distanza le stava la città di Pola, la metropoli della provincia, la colonia frequente di popolo, fiorente per commerci, illustre per le nobilissime famiglie eh' entro sue mura te-neano dimora; visitata spesso da dame illustri, da nobili senatori, da principi; dagl'imperatori perfino; ponendo, dico, riflesso a queste e ad allre molte circostanze desunte o dalle condizioni eterne a principio enunziate, o dalla storia della provincia, io non potea non figurarmi l'anlica Fasana in condizione affatto diversa dalla presente; più ampia, più popolata, piena di vita e di moto pei frequenti approdi di mare, pei continui arrivi da terra, per la vicinanza di vie militari, in frequentissima relazione con Pola; abitata da un popolo che si dedicava alternativamente o simultaneamente all' agricoltura e ai commerci, da un popolo saggio, avveduto, solerte, da un popolo che s'andava di più in più ingentilendo, grazie alla influenza della vicina città: non potea insomma non figurarmela in quella condizione media tra il vico e la città che si osserva anche al di d'oggi in più luoghi, i quali o s'innalzano fino al grado di città, o ritornare allo stato di villa secondo che un complesso di circostanze, (cui non è sempre dato agli uomini di poter dirigere a loro talento) influiscono a loro danno o a lor prò. Queste ed altre tali cose io andavo talvolta pensando e intorno alle condizioni antiche di Fasana, e intorno alle cause di suo decadimento, comuni del resto ad altri luoghi della provincia, e intorno ai probabili o possibili suoi futuri destini; ma sempre l'ho tenute chiuse in me stesso, per le ragioni sopraccennate. Che se presentemente non mi rattengo dal sciorinarle, ciò avviene perchè non saprei in qual miglior modo contraccambiare alla fiducia eh' ella ha verso di me dimostrato col darmi pel primo notizia delle traccie ed avanzi d'antichi monumenti scoperti in coteste parti; perchè queste stesse traccie ed avanzi mi dànno speranza che la mia supposizione non tarderà a trovare un appoggio nei fatti. Già, come le avrò detto anche a voce, io non sa-pea mai acquietarmi all' opinione di chi pretendeva, che la cisterna esistente fra 1' abitato in Fasana (lunga klaf-ter 15, piedi 1, pollici 3, larga klafter 4, profonda klaf-ter 2, piedi 5) non sapea, dico, acquietarmi all'opinione di chi pretendeva che essa non sia buon indizio per dedurre che il numero degli abitanti fosse in antico maggiore che non al presente, all'opinione di chi volea la si ritenga per unicamente destinata a comodo delle barche che stanziavano nel vicino seno di mare. Però non osava pormi in disputa aperta, perchè veramente, se j altri indizi non fossero, questo solo non reggerebbe da sè.—Ma deve ornai cessare ogni dubbio dacché la indefessa e amorevole di lei diligenza è riescita a scoprire:— "che in Fasana stessa altre vestigia e non polche vi son d'edifici, i quali indicano la pianta antica »diversa dall'attuale; che non lungi da Fasana esistono straccie non dubbie di molti e regolari fabbricati; che „in immediato contatto col mare, alla punta di s. Lorenzo vicinissima all' abitato, esiste un pavimento a »mosaico di marmi fini, e d'esatto, sebbene semplice la-„voro a tasselli e mezzi tasselli alternati di bianco e di »nero, e disposti a zone parallele; che presso a detto »pavimento, formato ad angolo retto, circondato da rau-„ra e fiancheggiato da due annosi cipressi, esiste un »serbatoio d' acqua d' antico lavoro romano lungo klafter „4, piedi 2, pollici 3, largo klafter 1, piedi 3, pollici 6, profondò piedi 5, pollici è; che in contrada Visanello esiste „altra cisterna di pari lavoro e in maggiori proporzioni; »che a- mezz' ora circa da Fasana, al porto Valbendon „altrc traccie si scorgono di fabbricati e mosaici, e di »un canale artificiale che si dirige là dove esiste un „pozzo d'acqua perenne detto Fiorati; che un' antichissima via dalle vicinanze di l'unta Cissana passando per „di sopra l'eroi entra nella comun di Fasana in contrada Prostimo, e pel lago Zanchin, s. Eliseo, e radendo »il Pozzo Fioran va ad unirsi al così detto Prà di gorgo „a tre quarti d'ora da Fasana e finalmente dirigesi a „Pola; che presso detta via, in contrada Valdinaga, là „dove cotesta comune viene a contatto con quelle di »Gallesano e Stignano esiste Castellerò di altezza non »comune; che altro ne esiste sull'isola de'Brioni; che »sebbene costà le traccie di sepolcri non sieno, come »presso Pola, frequenti così da potersi dire col poeta »che facciano tutto il loco varo, pure non v'ha inopia »nemmeno di questi, mentre subito fuori Fasana si scor-»gono due coperchi di sarcofaghi, mentre delle due la-„pidi ch'ella anni sono ha ricuperato da certa e prossi-„ma distruzione, e che al presente son conservate nel »museo di Pola: una, la più piccola, di marmo bianco, »conteneva epigrafe funeraria ad onor di fanciullo; men-„tre....... oh! ma io non voglio ridire tutto ciò ch'ella mi disse; sibbene la eccito a dirlo pubblicamente da sè colla certezza di far cosa utile e desiderata. — Continui sì, continui coli' incominciata diligenza e operosità a rac-córre ogni frammento, a tener d'occhio ogni traccia, a notare ogni indizio, a far tesoro di tradizioni e nomenclature e riescirà più presto che non pensa a conclusioni soddisfacenti e sicure.— Capisco che le gravissime occupazioni di cura congiunte a quelle dell' istruzion ginnasiale ch'ella spontaneamente fin dall'anno 1841 ad-dossavasi, le tolgono una gran parte della giornata, e sono tali da porsi in cima d'ogni altro desiderio e pensiero; pure ho piena fiducia ch'ella anche impiegando soltanto una parte di quei ritagli di tempo che le rimangono liberi, riescirà ad iscoprir altre cose molte e di sempre crescente importanza, chè quegl' indizi, quelle traccie, quei frammenti, i quali isolati e staccati hanno poco valore, acquistano pregio sempre maggiore a misura che crescon di numero, a misura che si discoprono le relazioni che possono avere gli uni cogli altri, a misura che possono venire raffrontati, ravvicinati, combinati tra loro. Il frammento di embrice con principio di bollo C.PETA lo tenga per foriere sicuro d'altri molti con bolli diversi e completi.— Se l'abitato di Fasana era più vasto; se per la campagna intorno erano sparsi edifici non pochi, gli embrici certo non possono essere radi. Anch' io anni sono affidato all' opinione dei dubitanti od increduli, anch' io riteneva che 1' agro albonese all' epoca romana sia stato poco men che deserti e boscaglie, in balìa delle fiere e degli elementi, o abitato appena da pochi barbari ; ma dacché ho incominciato a -federe cogli occhi miei propri, dacché mi sono posto a visitare i luoghi indicati da tradizioni ch'io aveva prima deriso, ho rinvenuto per ogni dove indizi non dubbi di civiltà progredita. — E per tacere delle altre cose, e limitandomi a parlarle degli embrici, le dirò che anch'io ho incominciato dal raccogliere piccoli frammenti tanto per avere presso di me un segno che mi ricordasse il luogo: poscia di mano in mano progredendo sono riescito a scoprire entro l'agro più di quaranta luoghi dove se ne rinvengono diversi fra loro per dimensioni, materia, colore e lavoro, con bolli di fabbriche nostrane e forestiere, con varietà di bolli della medesima fabbrica. Anche qui, come in molti luoghi della provincia, abbondano quelli della fabbrica Pansiana, della quale ne tengo più varietà distinte per la forma dei caratteri, per la differente legatura o inscrizione delle lettere, per la diversità del prenome o dell' agnome del proprietario o fabbricatore. Ma per andare alla breve, eccole i bolli eh' io tengo, ommessi molti frammenti minori, dei quali non è facile la completazione e lettura: a lettere rialzate: iìmsssms& //Wffl wniBH ////»&!&□ IPiM //mam.@wmii m^mm mwmiè^ ML^MMFII a lettere incavate: Q-CLODI- AMBROSI a lettere incavate, bellissime, e sopra cotti di color bianco e finissimo : IH/M • MAGN/E • EPIDIANI Così sono a leggersi dopo sciolti i nessi, ma bisogna proprio vederli per poterne apprezzare le minime differenze, e da queste dedurre la perfezion relativa delle fabbriche e perfino l'epoca cui possono appartenere. Se altre volte non ha veduto di questi bolli e desidera formarsene idea chiara e precisa, si rivolga all'ottimo sig. Gio. Andrea dalla Zonca, tanto indefesso e diligente cultore e raccoglitore di quanto possa giovare alla conoscenza delle antiche condizioni della sua patria Dignano. Egli ne tiene non solo della fabbrica Pansiana, trovati nella contrada Scarogna di quella comune, un' ora circa all'oriente di Dignano; ma ne tiene altresì di tre altre fabbriche delle quali in Albona non se ne rinvengono e che furono trovati nelle adiacenze di santa Fosca presso al confine della comun di Peroi là dove passa l'antica via suaccennata, e dove, nel territorio di Dignano, esiste il castelliero di Valmadorso. — Eccoli: LFVLLONI L REGI" SEVERI CINIPE Quando ne fa l'ispezione consideri attentamente il secondo che presenta legature e accozzamenti di lettere non comuni. Esplorate che fossero un po' meglio le singole località della provincia, da qui a qualche anno, mi creda, un elenco o prospetto dei bolli, specialmenle se illustrato con copia di note storiche, non sarebbe lavoro nè inutile nè infecondo di conclusioni.—Avremmo per esso dapprima la serie delle fabbriche laterizie istriane, poi delle fabbriche forestiere cui ricorrevano gì' Istriani, e quindi avremmo nuovi documenti d'indubbia fede per constatare l'esistenza d'una attiva industria in provincia, per constatare i luoghi coi quali la provincia nostra tenevasi in relazione frequente, per constatare i movimenti commerciali d'allora. — Ma non è questo il solo aspetto sotto il quale gli embrici sono a considerarsi, j nè il solo motivo che ci deve indurre allo studio dei medesimi. Essi valgono a destare interesse anche per la ( qualità della materia, per la perfezione della cottura, per i le dimensioni, per la forma, per l'ammirabile esattezza I d'ogni loro singola parte. — Bisogna presentarli ad un muratore o copritetti, e fargli un po' di spiegazione sull'uso cui erano destinati e sul modo con cui venivano collocati, per sentirne magnificare i vantaggi. — È certo che i tetti a quel modo dovevano essere di molto maggiore durata; chè l'acqua e la neve avevano prontissimo sfogo ; la grandine, per quanto grossa o violenta, non a-veva forza di romperli, nè i venti avrebber potuto sollevarli e scomporli; nè gli uccelli, nè i sorci co'nidi, nò i fanciulli co' sassi avrebber potuto arrecar loro alcun danno. — Essendo poi larghissimo il canale pel quale poteva scorrer l'acqua a torrenti, i tetti dovevan esser più piani, e quindi presentando minor superficie, esigevano minor quantità di materiali. Si aggiunga che se l'embrice domandava più ravvicinate le travi, tale esigenza era compensata da ciò eh' esso adempiva al doppio ufficio dei copi e delle tacete dei tetti attuali; si aggiunga...... ma a renderle evidente la cosa, s'ella non ha veduto embrici intieri, bisognerebbe eh' io le presentassi un tetto in disegno, ciò che non m'è dato di rpo-ter pel momento eseguire. — Allora sì che con un colpo d'occhio ella abbraccerebbe un complesso d'idee che altrimenti non potrei comunicarle senza l'impiego di lungo discorso, e troverebbe meglio che nei libri la spiegazione e la ragione dei nomi embrici, quasi imbrici da imber, e tegide da tegere; chè queste, della forma a un di presso dei nostri copi, facevano 1' unico ufficio di tegere, coprire, le sponde riunite degli embrici disposti in file continue e discendenti dal culmen al ciglio del tetto. Ma da questa osservazione sui nomi delle cose deriva spontanea 1' altra siili' importanza dello studio delle lingue parlate o dialetti; nè posso quindi astenermi dal richiamare la di lei attenzione in modo particolare sul dialetto che in Fasana comunemente si parla. Esso presenta varietà non poche di confronto a quel di Dignano e d'altri luoghi contermini, e tali varietà, se anche minime, giova certo notarle.— I dialetti, mi creda, sono tanti oracoli clic a chi sa interrogarli danno non bugiarde risposte, e risposte d'alta importanza.—E anche in ciò Ella, volendo, potrà aver lumi dal sulloda-to signor dalla Zonca che già da qualche anno s' occupa della compilazione d'un dizionario del dialetto di-gnanese. E a cogliere le frasi e i modi più singolari di cotesto dialetto a Lei non mancherà certo occasione; chè il di Lei ministero appunto la porta a frequenti contatti col popolo più minuto, con quella classe di persone che per provvidenza divina sta attaccata al linguaggio quanto alla religione dei padri. Ma a conoscere in dettaglio quale fosse la forma nella quale in Fasana si regolasse la cosa pubblica all'epoca romana, e quale sia quindi il rango preciso che allora occupava, giova, io penso, più che ogni altro indizio, il sapere che fino a tempi assai recenti esisteva in Fasana un consiglio di dodici individui, fra'quali Venivano scelti due meriglii; consiglio del quale s'ignora 1' origine, ma ricordato da persone viventi che ne furo- no a parte, ma del quale, com' ella mi dice, è serbata memoria in uu unico libro esistente in cotesto archivio comunale, e meglio ancora nella seguente lapide incastonata nelle pareti interne di cotesta chiesa: anno 1706, 29. rvNii. con decreto 7. novembre 1587, dell'ill. et ecc. sig. nicolo salamon, fv frov. in qvesta provincia d'istria, esecvtivo da'dvcali dell'ecc. senato 27. marzo 1582, restarono amplamente investiti li hvomeni del comvn di fasana nella fonta di valbendon, svoi terreni, attioni, ragioni, e givrisditioni. anno 1701. 15. aprilis. l'ill. ecc. sig. marco balbi cap1tanio di raspo ha ricon fermati li hvomeni svdetti nel possesso della ponta di valbendon, svoi terreni, attioni, e givrisditioni. Tanti e così uniformi sono gli esempi in provincia eli' io credo potersi, senza tema d'errore, asserire essere un tale consiglio d'antichissima derivazione. — Gliuo-ineni del comun saranno stati gli ottimati, i due merighi i Pagomagistri ecc. ecc. ecc. S'informi pure quanto meglio può dei privilegi, dei diritti, delle attribuzioni, delle minime incumbenze di cotesto consiglio e dei due Merighi, e vedrà che la supposizione acquisterà sempre maggior consistenza fino al grado di cosa provata. — E qui linisco per questa volta pregandola di attribuire la prolissità della presente non ad altro che alla gioia in me destata dalla lettera succitata, e al desiderio di corrispondere quanto era in me alle inchieste ch'Ella mi fece, e di attestarle pubblicamente la mia stima e la mia gratitudine. ALBONA, febbraio 1847. Di Lei Molto Beverendo Signore, Devotissimo Tomaso Luciani. Della tarma delle olive detta Dacus oleae. In nota Ietta all'Accademia l'anno decorso, il sig. Guérin-Méneville aveva annunciata la possibilità di distruggere le larve che rodono il parenchimo delle olive, raccogliendole prima del tempo e mentre i vermi sono ancora per entro al frutto, e triturando immediatamente le olive colle larve che contengono. Il sig. Guérin Mé-neville rende conto in questi termini del risultato avuto dal metodo suggerito: "Nel fare questa proposizione prima di poter visitare le provincie meridionali, poggiando unicamente sulla teoria, e sulle cognizioni zoologiche delle abitudini e dell' organizzazione di questo dacus oleae ci abbiamo provato di avere avuto piena fede nei risultati delle osservazioni, quando queste sieno fatto bene. Oggidì abbiamo la soddisfazione di rallegrarci delle nostre previ- | denze, perchè il fatto venne a confermarle e giustificare le nostre teorie. Quindi nel mezzogiorno della Francia, un mese do-I po pubblicata la nostra nota nel conto reso dell'Accademia e nei giornali, ebbimo la soddisfazione che i nostri pensamenti venivano approvati dai pratici, e qualche tempo dopo molti d'essi hanno anticipato la raccolta delle olive e ne hanno avuti ottimi risultati. Nel circondario di Tolone, ove ci siamo trattenuti alcun tempo per diffondere il nostro modo di vedere, molti proprietari si affrettarono di cogliere le olive prima del tempo solito, lo che ha avuto di conseguenza per fino l'accrescimento della mercede degli operai, e tutti furono soddisfatti di aver messo in pratica i nostri consigli, ottenendo ad a-vere abbastanza d' olio, mentre alcune settimane più tardi, le olive non ne diedero più. Volendo conoscere in modo certo il prodotto delle olive attaccate dal verino, triturate sollecitamente, abbiamo visitato molti molini ad olio, e tra questi, il bellissimo stabilimento del sig. Senequier presso Tolone. Il 1 quale ci ha assicurato che sedici decalitri doppi di olive avevano fino al 12 ottobre dati da 33 a 34 litri di olio mediocre; dopo quest'epoca e fino al 21 ottobre la stessa misura non diede che 15 a 16 litri di olio cattivo. Più tardi i risultati furono sì minimi, e di pessima qualità, che le olive non si portavano più al molino. Non è questo certamente il prodotto più abbondante, come si è soliti d'averlo negli anni che l'oliva non era attaccata dalla tarma; nelle buone raccolte 16 decalitri doppi d'olivo dànno (come si asserisce) da 50 ad 80 litri d' olio eccellente. Però è meglio avere 33 a 34 litri d'olio d'anticipata raccolta nelle annate cattive, di quello che avere nulla; specialmente, mentre siffatto processo ha il vantaggio di distruggere nelle olive questi vermi, che sono destinati a propagarsi. Dalla nostra prima nota e dalle osservazioni fatte risulta : 1.° Che il mezzo migliore per distruggere un gran numero di siffatti vermi si è di raccogliere anticipatamente le olive, e di triturarle il più presto possibile. 2.° Che così facendo, si ottiene una mezza raccolta, mentre attendendo il tempo ordinario, si dà tempo ai vermi di rodere tutto il parenchino, togliendo così quell'olio che ancor avrebbero potuto dare. In estesa memoria che farà parte del rapporto che dobbiamo alla società reale e centrale di agricoltura sui risultati della missione poggiataci, ci estenderemo in maggiori dettagli. Mostreremo che rimane ancor molto a fare per compiere il nostro lavoro, per fissare il tempo nel quale la raccolta delle olive avrebbe quell' effetto cui tende, la distruzione cioè possibilmente totale dei vermi. Oggidì possiamo ripetere soltanto le parole della nostra nota precedente, e dire, che per applicare siffatto processo converrebbe sottoporre gli alberi ad esame di esperti per riconoscere lo stato di avanzamento dei vermi o larve, seguendo le località, lo stato di temperatura ecc. 11 rapporto degli esperti servirebbe di base all'ordinanze delle autorità incaricate di fissare l'epoca della raccolta delle olive e di far seguire questa operazione, simultaneamente, in tutta una regione,,. In continuazione ai redditi dei Podestà veneti nell'Istria. (Vedi i N. 86-8?, 88-89 an. I; 1-3, 7-8, 10-11.") BUJE. Rendite certe. 1. Salario dipendente da quattro bollette per la somma di lire 421:16, dalle quali detratte lire 148:16 spettanti al cavalier di corte, restano annue .... V. L. 273 : — 2. Più altre tre bollette dette regalie, in tutto per annue.......... 186 : — 3. Dal Zuppano della villa di Triban, annue „ 33 : — 4. Formento staia 24 circa che devono ripar-titamente corrispondere ogni anno quelli che tengono versore, ossia bovi d'aratro, calcolato per forma di conteggio a lire 26 lo staio, sono annue.....„ 624 : — 0. Biada staia 21 che dev' essere corrisposta come sopra, calcolata per forma di conteggio a lire 10 lo staio, sono annue „ 210 : — 6. Affitto d'un orto per annue.....„ 10: — 7. Legna carra quattro al mese, sono carra 48 all'anno, che calcolate in ragione di lire 4 (stante che alli contribuenti devono essere corrisposti soldi 24 per ogni carro) dànno annue........ 192: — 8. Dalla sottoscrizione ai compiti maneggi di num. 33 gastaldi di quelle Scuole laiche in ragione di lire 1:11 per cadauna, sono annue..........» 51 : 3 9. Contribuzione intitolata per conto Fisco, che annualmente spettava all'ex-Rappre- sentanza, annue ........„ 5 : — Somma delle annue rendite eerte L. 1584: 3 NB. Mancano i riscontri circa le lingue de' bovini. Rendite incerte che spettavano all' ex-Podestà e che lu-rono riscosse per conto regio: 1. nel mese di Luglio 1797 .....L. 7:4 2.--Agosto „ ...... 19:11 3.--Settembre „ lire 27:18 compresa in queste la metà di lire 31:14 incassate per un sopraluogo . . . . „ 27:18 4. nel mese di Ottobre 1797 ...... 12:18 5.--Novembre „.....„ 23: 8 6.--Dicembre „ . . . . „ 13: 4 7.--Gennaio 1798 .....„ 4:16 8. ---Febbraio „ ... . ■ „__5:10 Somma L. 114: 9 Traendo argomento dal suddetto incasso, si può ritenere che le rendite incerte dell'ex-Podestà di Buje ascendessero ad annue lire 150 circa. Serie dei Podestà che governarono la città di Trieste dal 1216 al 1351. (non si ha notizia di anteriori.) 1216. Mauro. 1262. Mainardo Conte di Gorizia. 127... Tommasino Giustiniani. 1292. Enrico Conte di Gorizia. 1296. Enrico della Torre. 1300. Giovanni Francesco da Padova. 1301. detto detto. 1307. Rinaldo Feliciani. 1308. Giovanni Cuccagna. 1309. Pantaleone Zachis. 1311. Enrico Conte di Gorizia. 1313. * detto detto. 1315. Paolo de Sylliman Bolognese. 1319. Raimondo della Torre. 1320. Enrico Conte di Gorizia. 1321. (Non vi fu Podestà). 1322. Monfiorito di Coderta. 1323. Giovanni Yalaresso. 1324. Michele Giustiniani. --Marco Micheli. 1315. Filippo Cuncii di Cividale. —— Federico di Villalta. 1326. Zanino Contarini. 1327. Marco Micheli. 1328. Febo della Torre. 1329. Zanino Contarini. 1330. Ettore Savorgnani. --- Alessandro Morosini. 1331. Michele Giustiniani. 1332. Gio. Enrico Conte di Gorizia. 1333. Giovanni Yigoncia da Padova. 1334. Andrea Dandolo. 1335. Federico Dandolo. 1336. Schinella de Dotto Padovano. --Giovanni di Villalta. 1337. Pietro Badoer. 1338. Giovanni Cuccagna. 1339. Alberto Conte di Gorizia. 1340. Tomaso Gradenigo. 1341. Orso Giustiniani. 1342. Pietro Badoer. --Gastone della Torre. 1343. Tomaso Gradenigo. —— Lodovico Vitali. 1344. Esalco di Strassoldo. 1345. Nicolò della Frattina. —_ Giovanni di Cuccagna. 1346. Enrico Prampero. 1347. Pietro Badoer, Giorgio Giustiniani. 1348. Zanino Foscari, Tomaso Gradenigo. 1349. Simone de Castellino. 1350. Giovanni Foscari, Marco Dandolo. 1351. Mainardo Conte di Gorizia. --Marco Morosini, Giovanni Foscari. QSarà continuato.) Nel pubblicare la tabella meteorologica del mese di Dicembre 1846, corse abbaglio ommettendo l'indicazione della temperatura al di sotto dello zero, il quale errore di stampa ha scusa in ciò che la temperatura sì bassa è insolita. — Ripeteremo le giornate errate, indicandone e-sattamente la temperatura: 14—10 p. m. —0, 5 lò- 7 a. m. -3, 0 ie— •rt -0, 8 n 10 P- m. -1, 0 17 — 7 a. m. -3, 0 59 10 P- m. -o, 6 19 — » -1, 0 20- 7 a. m. -2, 5 21- » -1, 2 Osservazioni meteorologiche fatte in Parenza all'altezza di i 5 piedi austriaci sopra il livello del mare. mese di Gennaio 1§4S. Giorno dell' osservazione Ora dell' osser- Termometro R Barometro Anemoscopio Stato del Cielo i 0) ® £ C C 10 S £ te © O © N Ora dell' osser- Termometro R Barometro Anemoscopio Stato del Ciclo vazione Gra.j Ilf- ci m i Pollici Linee Decimi 5= S 03 ^ -O vazione Gra. Decimi Pollici Li-nee Decimi 1 7 a. m. 2 p. ni. 10 „ 3 4 2 2 0 0 27 27 27 10 10 10 0 0 0 u. Tramont. detto detto Nuvolo Pioggia Neve 17 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 6 7 7 5 8 0 28 28 28 i 0 0 0 8 10 Calma detta detta Nuvolo Nuvoloso Semisereno 2 7 a. m. 2 p. m. 10 „ o 3 4 0 0 0 28 28 28 0 0 0 0 0 4 Calma Greco G. Levante Nuvolo detto detto 18 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 8 7 6 0 0 8 28 28 28 0 2 10 10 10 Calma detta detta Sereno detto detto 3 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 4 7 6 7 4 3 28 28 28 0 1 1 4 0 0 Calma L. Scirocco detto Pioggia detta detta 19 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 3 7 7 4 0 0 28 28 28 0 0 0 10 10 10 Levante Ponente Calma Sereno Sole e Nuvolo Nuvoloso 4 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 6 7 7 0 0 0 28 28 28 1 1 1 0 0 0 M. Tramont. Maestro Levante Pioggia detta detta 20 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 7 7 5 28 28 28 0 0 0 0 0 1 0 ! Levante j Tramontana Levante Semisereno Nuvoloso detto 5 7 a. ni. 2 p. m. 10 „ 6 7 7 8 0 0 28 28 28 1 1 1 8 8 8 Calma detta Levante Nuvolo detto detto 21 7 a. m. 2 p. m. ! io „ ! ^ 7 0 8 0 28 28 28 0 0 0 0 0 0 Levante Calma Levante Nuvoloso detto detto 6 7 a. m. 2 p. in. 10 „ 6 | 8 1 7 8 0 28 28 28 11 11 1 8 ? Calma detta detta Pioggia detta detta 22 | 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 5 7 7 8 4 0 28 28 28 0 0 0 0 0 0 Levante detto Calma Nuvolo Pioggia detta 7 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 6 7 7 0 5 0 28 28 28 1 1 1 G 6 ti Calma detta detta Pioggia Nuvolo Pioggia 23 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 7 7 7 5 8 2 28 28 28 0 0 0 0 Calma detta detta Pioggia Nuvolo detto 8 7 a. m. 2 p. m. JO „ 6 6 6 4 8 8 28 28 28 1 1 1 1 1 1 Calma detta detta Nuvolo detto Nuvoloso 24 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 4 7 6 4 0 4 28 28 28 0 1 1 10 0 0 | Calma detta | detta Nuvoloso detto detto 9 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 3 7 4 2 0 6 28 28 28 1 1 1 2 2 8 G. Levante Calma Greco Semisereno detto Sereno 25 7 a. ni. 2 p. m. 10 „ G 7 8 l 0 : 28 28 28 0 0 0 6 0 6 Levante G. Tramont. Calma Nuvoloso Pioggia detta 10 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 3 6 3 8 2 O hi 28 28 28 2 2 2 0 0 0 Greco detto detto Sereno detto detto 2G 7 a. in. 2 p. m. 10 „ 7 7 8 8 0 0 27 27 27 10 10 10 G 4 4 Tramontana Scirocco L. Scirocco Pioggia Nuvolo detto 11 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 2 4 3 4 0 0 28 28 28 2 2 2 2 2 2 Greco detto detto Nuvoloso detto Sereno 27 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 6 7 6 0 0 2 28 28 28 0 0 0 0 0 0 Tramontana Maestro Levante Sole e Nuvolo detto Nuvolo 12 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 1 4 2 2 0 2 28 28 28 2 2 2 2 2 2 Greco detto detto Sereno detto detto 28 7 a. m. • 2 p. m. 10 „ ! 0 7 1 7 7 6 2 27 27 27 11 11 11 8 8 8 Levante Calma Levante Nuvolo detto detto 13 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 3 5 5 5 5 2 28 28 28 1 1 1 8 6 G Calma Tramontana Levante Nuvolo detto detto 29 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 7 9 9 2 8 8 27 27 28 10 10 10 G 2 0 Levante Scirocco detto Nuvolo Poche gocce Pioggia 14 7 a. m. 2 p. ni. io „ 5 6 7 0 2 0 28 28 28 1 1 1 5 3 3 Levante Tramontana Levante Nuvolo detto detto 30 7 a. m. 2 p. m. 10 „ 1 10 i 11 11 5 0 0 28 27 27 8 7 7 4 4 0 Scirocco detto detto Nuvolo detto detto 15 7 a. m. 2 p. in. 1 to „ 0 7 7 2 8 0 28 28 28 1 1 1 1 1 1 Levante Calma Levante Nuvolo detto detto 31 | 7 a. m. i 2 p. m. 1 io „ 1 9 i 9 1 9 0 6 0 27 27 27 5 5 5 4 0 0 Ostro Scirocco L. Scirocco Sole e Nuvolo Nuvolo Pioggia 7 a. ra. i 6 8 Il 28 1 0 Levante Poche gocce 1C 2 p. ni. 10 „ 7 7 8 0 28 | 28 1 1 0 0 i Maestro I Levante Nuvolo detto Gio Andrea Zcliani.