ANNALES S/' 94 strokovno tlelo UDK 091.3(497.12 Koper)" 14" NAZARIO DA CAPODISTRIA E LE MINIATURE Di UN ANTIFONARIO NEL TESORO DEL DUOMO DI CAPODISTRIA ¡van MARKOVIČ prof., Televisions Koper - Capodistria, 66000 Capodistria, via OF 12, SLO prof., Televizija Koper - Capodistria, 66000 Koper, Ul. OF 12, SLO SINTESl Gli autori che avevano accennato aile miniature di un córale-antifonario del Duomo di Capodistria firmato Opus Nacaríi de iustinopoli ne avevano indicato l'appartenenza al miglior Gotico Internationale italiano. In particolar modo era stara ind'tcata una certa influenza di Pisaneüo e di lacobeilo del Fiore, e proposta una dalazione anleriore al 1432 circa. In questo sagglo vengono invece addkate numeróse affinité can i grandi rnaestri lombardi del '400, Bonifacio e Benedetto Bembo. La datazione indica ta ê il decennio 1455-1465. L'autore del saggio è inoítre dell'avviso che con ii nome di Nazario da Capodistria bisogna intendere non solamente il calligrafo ma anche il miniatore de!l'opéra. íntroduzione l! Tesoro del Duomo di Capodistria custodisce un corale-antifonarío ornato di sette miniature e firmato a carta 109 Opus Nacaríi de Iustinopoli. I i a vori precedent) hanno indicato la pertinenza di queste miniature ai Codeo Internazionale. in particofar modo é stata sottolineata una certa influenza di Pisaneüo e di laco-bello del Fiore. Con questo iavoro cercheremo di el i mostrare invece, oltre all'evkiente appartenenza di queste miniature al mrgfior Gotico Internazionale italiano, anche una loro stretta affinita con ¡'ambiente lombardo-veneto verso la metá del quindicesimo secolo. In definitiva, le nostre miniature ci sono sembrate molto piii affini ai cicli di affreschí ¡ombárdi che non alie miniature coeve vere e proprie; in questo senso l'attivitá della bottega dei Bembo (che ,ricordiamo, curarono tanto l'affresco quanto la miniatura) ci é sembrata la piü vícína alí'opera del maestro capodistriano. L'artista che minió il córale che qui esamineremo é ancora a fía f to ignoto, di lui infatti non conosciamo ai-cun altro documento firmato. Proprio l'autografo a carta 109 del nostro códice, ha dato quindi vita a numerase ipotesi intomo alia figura di questo Nazario da Capodistria, e se egli sia da considerara solíanlo il calligrafo o anche il miniatore dell'opera. e' nostra opinione che un autógrafo tanto vistoso non voleva indicare la pater-nitá di una semplice opera calligrafica di trascrizione bensi é da consideran i una palese indicaziorte alie miniature, Un'lpotesi che, per quanto fonda ta o ragío-nata, rimarte pur sempre soltanto un1 ipotesi, e come tale potra essere provata o sment/ta solamente da eventual! ritrovamenti d'aichivio. i. rassegna dei lavori relativ1 alla figura storica di nazario da capodistria Lavori manografici su Nazario da Capodistria e suila sua opera non sono ancora statí c.ompiuti. Pochi sono gli autori che ne trattano in modo circostanziato; le note su Nazario da Capodistria sono prevalentemente marginal! e brevi, spesso anche di seconda mano. La prima segnalazione risale a Giuseppe Caprin (1905,11,68); ...Questo valentissimo maestro, vissuto ne! Quattm-cento, scrisse un Antifonario, e lo adornó di sei minii delicatissiml. NeH'ukima pagina, certo forse di aver dimos trato con que! iavoro la ecceüenza de! su o inge-gno e della sua mano, pose, a grandi caratteri, la segu-ente scrítta: Opus Nacaríi de Iustinopoli... Hans Folnesics (1917, 25/26) riporta una descrizione 73 ANNALES S/' 94 Ivan MARKOVKÍ: NAZARIO DA CAÍ'ODISTRIA í IIMINIA rURf .... 73-92 molto particolareggiata del corale e delle miniature; per Roger Van Marie (1926, VII, 412) le miniature di Naza-rio da Capodistria sono un'opera provincial, affine alle ancone dalmate di Zara, Curzoia e Sebenico: / /ere and there wc notice archaic elements which derive from Venetian art of the 14.th century...It is interesting to note, that, some miniatures, showing the same caracteristics, were executed in the region of Istria. Some illumination of this style in a Latin antiphonary in the parish archives of Capodistria are signed "Opus Nazarii dc- Sustinopoiifsic']". Antonio Alisi (1932, 100-102) e it priino ad accen-nare alie affinity col Pisanelio: Non si pud aderire senz'aitro all'entusiastica attribu-zione di Giuseppe Caprin lanto del testo quanto delle miniature a colui che a pag. CXXII [sic !] segno, con gli stcssi caralteri del testo "Opus Nacarii de lustinopoli"; pud darsi ch'egli si a stato il calligrafo ed altri il mini-atore, come in infinili cast si riscontra. Le miniature, specialmente quelle con !e immagini di San Giorgio e di Fig.1) Nazario da Capodistria: firma a C.CIX verso "Opus Nacarii de lustinopoli", Capodistria> Tesoro del Duomo. Santa Ca terina, ricordano se non addirittura ¡'arte di Viltorio Pisano, de!to il Pisanello (1380-1456), qualcuno dei suoí piú vicini seguaci, formatos/ a Verona. Che pero a Capodistria possano aver operato dei miniatorí si ha una prova oltrecché negli altri libri miniati del Duomo, anche in quelli del Convento di S.Anna, ove Nazario puó aver appreso la cailigrafia, ancor prima di trasferirsi a Verona. Le due miniature di quest'Antifonario neile quali sono raffigurati due santi vescovi presso una basílica, nei quali santi si dovrebbe ricono-scere San Nazario ed il B.Elio protettori della cittá, data la mancanza di ogni corrispondenza fra le bastí ¡che effigiate dal m i ni atore e quello che avrebbe potuto aflora essere il Duomo di Capodistria col suo Campanile, ci persuadono ancor di piu non aver mai visto il miniatore Capodistria, men che meno esser egli nato in questa cittá. Francesco Semi sí occupa in piú riprese (1934, 1935,1937, 1975 e 1991) deila figura storica di Nazario da Capodistria. Ne 1! Duomo di Capodistria (1934, 9296), dopo una descrizione minuziosa della miniature cosí scrive: Lurneggiare con notízie storiche la persona di Nazario da Giuslinopoii (cioé da Capodistria) é ¡mpossihile. L'unica prova deila sua esistenza é fornita dalla firma, ch'egii ¡ase i ó in questo antifonario; e finora, per quante ricerche io abbia falte, non mi ri usa-ne riusci ad altri, di trovare altre opere del genere con la sua firma o coi suoi carallerí, rté a Capodistria, né fuori. II suo modo di firmarsi potrebbe farlo supporre un frate capodistriano, probabilmente attivo in uno dei tanti conventi della sua cittá; ma ció a m mes so, viene naturalmente di doman-darsi, com'egli non abbia iasciato a Capodistria che quest'unico lavoro: quesito a! quale non é facile rispondere... Nazario deve essersi formato a Venezia, sotto gl'in-segnamenti di lacobello dal Fiore (1370 c.,-1493J, /../ Michele Giambono al quale in un primo momento si potrebbe pensare é alquanto diverso; fontanissimo poi dal nostro Nazario é Antonio (non Vittorio) Pisano, cui i'Alisi disgraziatamente attribui l'opera, che abbiamo esa m i na ta. A Nazario spetta uno dei posti piú eminend fra i miniaturisti della prima meta dei Quattrocento, ché in tale periodo dobbiamo collocare il suo lavoro, e precisamente non prima del 1432, se questo é l'anno, intorno al quale s'aggira il meglio della produzione di lacobello; Fra i ricercatori sloveni il primo a paríame é France Stelé {1934; 338): Za nas je bolj zanimiv Koral, ki je signiran kot delo Nazarija de luslinopoli. Šest odličnih miniatur v inici-jalah kaže značilnosti veronske šole, neke črte spominjajo kar na Pisanella. Ni izključeno, da je bil Nazarij iz Kopra kljub veronskemu stilu ne samo pisec ampak tudi iluminator tega rokopisa. 74 ANNALES S/' 94 Ivan MARKOVtC: NAZARIO DA CAPODISTRIA t LE MINIATURE .... 711-92 alia ¡riostra La miniatura in Jugoslavía (1964; 23, 296}: Rokopis je signirao (na f.109) kao scriptor Nazarius de Justinopoli, to znači da je bio pisan u Kopru. Nema dokaza da ga je on i iluminirao. Ureíen je inicijaiama s minijaturama koje pokazuju karakteristiku lalijanske gotike veronske ikoie. Neki elementi upučuju na P ¡sandia. Tra le segnalazioni piú recenti quella di Salvator Zitko {1992, 103-105): Tako so strokovnjaki šele v novejšem času ponovno osvetlili In ovrednotili sijajno delo koprskega miniaturista Nazarija (Nazario da Giustinopoli% ki je v Koprski stolnici zapustil znameniti antifonarij. Drugih njegovih del žal ne poznamo. Antifonarij je sestavljen iz ] 30 per-gamen; med temi je 124 numeriranih, miniaturnih podob z inicialkami pa je 7. Za lokalno zgodovino sta pomembni upodobitvi koprskega patrona sv. Nazarija na četrti in sedmi miniaturi. Nazarij se je kot umetnik šolal v Benetkah pri mojstru Jacobellu del Fioreju, pogosto pa se je zgledoval tudi pri mojstrih iombardijih. Gre mu nedvomno eno najvidnejših mest med miniatu- Fig. 2) Nazario da Capodistria: C.2 recto "Cristo in trono", Capodistria, Tesoro del Ouomo. Antonino Santangelo (1935, V, 47-50) dopo un'ac-curata descrízione del códice e delíe miniature cosí scrive: Non si comprende come i! Van Marie abbia potuto confondere queste belle miniature con le provincia-lissime ancone veneto-dalmate di Curzola e Sebenico. Lo stile délie miniature appartiene a! nos tro miglior gotico internazionale del primo Quattrocento, s/a veneciano che Veronese. Le derivazioni dal Pisanello sonó infatti plü che evidenti, senza traccia di appesantito provincialismo fino al punto da suggerire che i! Nazario da Capodistria sia solo il cal! igra fo e non il miniatore. !l norne di Nazario da Capodistria è segnalato anche da Paolo d'Ancona e Erhard Aeschíimann (1948; 156): Dans la fabrique de la cathedrale de Capodistria est conservé un Livre de choeur contenant de belles initiales en miniature, dans lequel, â la page 109, on !it:"Opus Nacarii de justinopoli". Il est difficile de dire s'il s'agit, d'un miniaturiste ou d'un simple calligraphe. Nel 1964 il nostro córale viene esposto a Zagabria Fig. 3) Nazario da Capodistria: C.XIV recto "íetlera iniziale I", Capodistria, Tesoro del Duomo. 75 ANNALES S/' 94 tvar> MARKOVIČ: NA2AKÍO DA CAPOUIS7RIA f. L F MINIATURE ..., 7.1-92 Fig. 4) Nazario da Capodistria: C.XXVI verso "Veg-¡iardo orante", Capodistria, Tesoro def Duomo. risti prve polovice 15. stoletja; nastanek samega antifo-narija pa postavljamo v čas okoli 1432, ko je bilo tudi jacobellovo delovanje najbolj plodno. Le altre citazioni, nelle quali si accenna aila figura di Nazario da Capodistria si rifanno perlopiCi al materiale sinora esposto e riprendono in definitiva le tesi giá avanzate (vedasi nella Bibliografía l'elenco delle opere relative a Nazario da Capodistria}. II. LE MINIATURE DEL CORALE Di CAPODISTRIA (Descrizione) ll corale-antifonario, facente parte del tesoro del Duomo dl Capodistria, sí compone di carte 109+18 in pergamena dl m.0,456x0,321; scritto in minuscola gotica e con notazione musícale. La prima carta manca, la numerazione ¡nizia con il secondo foglio. Per errore dell'amanuense il numero L! appare duc volte, il foglio LXXV é spurio. A carta 109 verso c'é la firma Opus Nacarli de lustinopoli (fig.1). La numerazione continua dal foglio 110 al foglio 124 e questi fogli vanno adde-bitatí a qualche calligrafo posteriore che nulla ha da ve-dere con il íavoro di Nazario da Capodistria. L'anti-fonario è conservato in una semplice rilegatura di tela. Le miniature si trovano íutte nella prima parte deli'antifonario, vale a dire in quelia parte firmata in calce con Opus Nacaril de lustinopoli. Le miniature sono sette come di segulto: carta II. recto iniziale E(ecce ego mitto vos... di cm.10x10 (fig. 2). Pessimo lo stato di conservazione, Su uno síondo azzurro, rovinatissimo, è rappresentata la figura del Redentore (come del resto suggerisce il testo iniziale del primo notturno Ecce ego mitto vos sicut oves in medio luporum dicit dominus) seduto, con la mano destra in atto di benedire m entre nella sinístra tiene un libro aperto. Il voito è pressoché irriconoscibíle a causa del la cattiva conservazíone e per una piega del foglio che fende il viso. carta XIV. verso letíera iniziale liste sanctus pro loge su i certavit)d'\ cm 4,2x6 (fig. 3). Su uno sfondo indaco, molto danneggiato, si distingue l'iniziale I di color rosa-arancio con fogliami verdi agli angolí, oro ai bordí, carta XXVI. verso lettera iniziale A(bsterget deus omnem lacrimam) di cm 10x9,6 (fig. 4). La pagina è danneggiata e di conseguenza manca Pangolo superiore destro del quadretto miniato. Ottimo invece lo stato di conserva-zione sicché questa ci si presenta come una delle miniature migliori. Manca nel testo quaísiasí accenno su chi possa rappresentare la miniatura. Su uno sfondo blu, ne! quale sono appena percettibili finissimi rîcamî blanchi, si leva austera la figura di un vecchio canuto, dallo sguardo rivolto verso i'alto e le mani gíunte in atto di preghiera (San Girolarno ?). carta XL1I. recto lettera iniziale Eíuge serve bone et fidelis) di cm 9,9x11,4 (fig. 5), Su di un verde tappeto erboso si innalza la figura di un giovarie vescovo; nella mano sinístra tiene i¡ pastorale e con la destra sostiene il modellino di una città. Piace credere che siamo di fronte alie sembianze giovanili di San Nazario, patrono di Capodistria, e che il modellino rappresenti l'antica Giustinopoli (Semi F., ¡I Duomo..., 1934, pp. 93-94). Sebbene nuüa víeti di pensare ad una rafíiguraz'tone giovanile di San Nazario, tuttavia in tutto il testo del córale, almeno in queila sua parte che va dail'inizio sino alia firma del calligrafo e (o) mimatoro, che è poi queila contenente le miniature, non sí trova alcun accenno, di data nome od altro, che aiuti a stabílire l'identità del giovane vescovo. Ció vale anche per il modellino délia città che ci sembra troppo stilizzato, quasi uno stereotipo di una città-modello nórdica e troppo "gotico internazionale" per poterlo ritenere una rappre- 76 ANNALES S/' 94 (van MARKOViC: NAZARIO DA CAPOUSTKIA L Lí MINIATURE .. .. 73-92 Fig. 5) Nazarío da Capodistria: C.XLfl recto "Giovane Vescovo", Capodistria, Tesoro del Duomo. seritazione dell'antica Gíustinopoíi. carta LX. recto lettera iniziale V(eni sponsa christi...) rli cm 10x10,5 {fig. 6). Lo sfondo é rosso e vi si scorgono tracce di un edificio con colontie esilissime. Sopra di esso la deiicata Santa Caterina che tiene nelfe mani la palma del martirio e la ruota dove é stata torturata. carta LXXVi. recto lettera iniziale B(eatus vir qui metuit dominum... di cm 9,5x11,1 {fig. 7). Su uno sfondo rosso é rarfigurato San Giorgio, in veste di crociato, mentre trafigge il drago. I colorí sono tanto sbiaditi da lasciar scorgere i tratti di penna sottostanti. carta LXXXVII. verso miniatura di cm 9x16,2 (fig. 8). Pondo oro. Sopra una basílica verde in primo piano, dietro alia quale se ne scorge un'altra purpurea dal campanile a punta, si erge la figura di un Santo Vescovo con la mitra bianca e la pfaneta rosso mattone. Pur mancando nel testo qualsiasi specificazione riguardo al personaggio miniativo, anche ¡n questo caso ti riferi-mento é andato sempre a San Nazario, come é logico pensare vista l'ubícazione del manoscritto. Forse un tantino azzardata l'ipotesi che la chiesa raffigurata rappresenti il modello de! Duomo di Capodistria prima della ristrutturazione del Massari, data l'assoluta man-canza di prove e per la presenza di quel campanile a punta dal sapore troppo nordico.1 III. RIFERIMENTI Al GOTICO INTERNAZIONALE f 11.1 Pisanello i pochi lavori nei quaii si accenna all'opera di Nazario da Capodistria, indicano la sua appartenenza al Fig. 6) Nazarío da Capodistria: C.LX recto "Santa Caterina", Capodistria, Tesoro del Duomo. 1 Sol Duomo di Capodistria. Aü.<¡¡ A., 1932, Bemik S., pp. 34- 39, Del Belfo N., 1905; Mikeln T., 1970, Míktó ]., 19Í10, Madonizza A , 1851; Pilosio L„ 1934; Semi h, 1934. 77 ANNALES S/' 94 Ivan MARKOVlC: NAZARIO DA CAPODISTRIA L LE MINIATURE ..., 73-92 i! medesimo lavoro, CavaItere e dama (fig. 11) che si trova al Museo Condé di Chantiliy, entrambi databiii 1441, ci riportano ancora una voita alia lineare gra-ziositá delía Santa Caterina di Nazario. (nfine, il dipinto pisanelltano, Madonna con Santo Antonio Abate e San Giorgio, alia National Gallery di Londra (fig. 12) ci ricorda, per il barbuto volto del vecchio abate dal medesimo profilo e dallo sguardo severo, la miniatura terza del nostro antifonario (Vegliardo orante). Naturalmente non & difficile trovare altre corrispon-denze con i'opera pisanelliana, perd sí tratta di analogic iconografiche dovute piuttosto aH'affínita dei personaggí che non ad una vera e propria corrispondenza del íinguaggio stilistico. Proprio per questo motivo, íl nesso con il Pisanello ci appare appropriato si, ma tuttavia troppo generico. Abbiamo pertanto cercato in altra direzione. Prima di procedere dobbiamo peró fare un passo indietro.5 Fig. 7) Nazario da Capodistria: C.LXXVI recto "San Giorgio", Capodistria, Tesoro del Duomo. miglior Gotico internazionale italiano e sottolineano in particolare ¡'influenza del Pisanello e di facobello del Fiore.2 Ed in effetti una prima lettura dell'opera del nos-tro artista ci induceva a crederla piuttosto prossima alia maniera pisanelliana. Una somiglianza generica la si nota con la Madonna deila Quaglia al Museo Cas-tefvecchio di Verona (fig. 9), databíle 1420 (variamente aítribuita a Stefano da Zevio e al Pisanelio), per la posizione aggraziala della Madonna il cui volto e le maní affusolate ricordano la grazia della Santa Caterina illuminata da Nazario da Capodistria. Il bel copricapo tutto piume del San Giorgio che uccide il drago (miniatura sesta del nostro antifonario) trova riscontro con uno studio di costume oggi all'Ambrosiana di Milano (fig. 10). Il grande affresco pisanelliano nella chiesa Santa Anastasia a Verona il San Giorgio e ia principessa, come puré lo studio preparatorio, forse per Fig. 8) Nazario da Capodistria: C.LXXXVII verso "Santo Vescovo", Capodistria, Tesoro del Dtiomo. 2 Alisi A , 1932, p. 100; INVENTARIO, Roma 1935, p. 43; Stelé F, 1934, p. 338. 1 Sul Pisanello vedasi: Coletti t., 1953, pp. XVl-XXll; Coletti L., 1953, Fossi Todorov M., 1966; Hill C.F., 1905; Krasceninnikova M., 1920 pp. 5-23, 125-133 e 226-229. 78 ANNALES 5/'94 Fig. 9) Stet'ano da Verona o Pisanelfo: "Madonna délia Quaglia", Verona, Museo di Castelvecchio, Ivan MARKOVKÍ: NAZARIO DA CAPOC1IS1RIA 1 I Í MINIATURE ..., 7.5 V2 Se osserviamo un'opera squisítamente ínternazíonale j come il Corteo di caccia dalle "Tres riches Heures" del Duca di Berry, Chantilly Museo Conde 1416 circa (fig. 13), ci rendiamo súbito conto di quanto sia "interna-zionale" ¡'opera del Nostro. Al solo confronto con questo piccolo riquadro, típicamente córtese, balza agli occhi f'internazionalitá di questo movimento che acco-muna in un medesimo stile opere ed artisti di diversa provenienza. i! volto delia damigeíla al centro del corteo di caccia, possiede la stessa compostezza e íegge-rezza delia Santa Caterina del nostro antifonario; i cappelli di piume e puré i cavaiii potrebbero essere di mano pisanelliana e sempre al Pisanello rimanda anche la verde selva sullo sfondo. Le architetture poi che si intravedono dietro agli alberi richiamano alie guglic del modellino delia presunta Giustinopoli sorretta dal Giovane Vescovo nella miniatura quarta del nostro anti- Fig. 10) Pisanello: "Studi di costume e drago". Milano, Pinacoteca Ambrosiana. fonarío, e puré la torre, che spunta da dietro la basílica neiPultimo riquadro del códice capodistriano, trova qui preciso riscontro. Ma nuevamente siamo di fronte a somíglianze di immagini, quasi tratte da un repertorio comune, e non di mano; somíglianze che tuttavia dimostrano la fattura squisítamente internazionale delle miníature di Nazario da Capodistria, nella maniera in cui questo movimento si andava delineando verso la meta del secolo decimoquinto. Finalmente,una pista da seguire cí si apre analíz-zando la Madonna nel giardino der gigii al Museo Fer-dinandeum di Innsbruck (fig. 14), é un'opera giá variamente attribuita: in un primo tempo alia scuola tedesca, poi a Stefano da Verona nel momento del suo maggior awicinamento all'arte lombarda, e piti di recente g¡¡ studiosi concordano nel sottolineare la pre-ponderanza di elementi spiccatamente lombardi.4 Qui i riscontri con le miniature del nostro antifonario si fanno 111.2 I Limbourg 4 Per quest'opera vedasi: Coletti L., 1953, p. XVIII; Magagriato L., 1958, p. S3. ANNALES S/' 94 Ivin MARKUVfČ: NAZARiO DA CAPOOISTOA p |.F MINIA TURF .,„ 73-92 fragio dell'arte ¡ombarda. Alia meta del secolo si dafano glí affreschi del Palazzo Borromeo di Milano.5 Quantunque il loro stato di conservazione non sia eccellente e comunque manchi del tutto {'elemento piü importante owero l'oro, non é difficile trovare somiglianze nei particolari dei volti (fig. 15), soprattutto con quello della Santa Caterina di Nazarío. Cosi pure gli aífreschi contigui di Ore no. Casino Borromeo (fig. 16) e che rappresentano lo stadio successivo rispetto a quellí del Palazzo, si awicinano ancora di piü, per la maggiore finezza del segno, alie miniature dei córale di Capodistria. Per quel che riguarda panneggio e chiaroscuro ínvece, entrambi i cicli di affreschi, per la durezza del tratto, sono ancora iontatti dalle nostre miniature. Dello stesso periodo, firmato Zavattari e datato 1444, il ciclo del Duomo di Motiza, con le Storie della regina Teodolinda, ciclo che si presenta un tantino piü aggrazíato rispetto ai precedenti. Sempre degli Zavattari, Fig. 11) Pisanello: "Cavaliere e dama", Chantilly, Museé Con dé. più precisi; la caduta del panneggio, le lumeggiature sul naso e sulle gote sono segnali inequivocabih di corri-spondenza stilistica. HL3 Gli affreschi lombardi del Quattrocento Una Icttura più attenta delle nostre miniature ce le ha falte sembrare opera più di pittura che non di miniatura, nel senso che denunciado una manualità vidna a quel la di un artista abituato a lavorare su grandi superfici e che solo saltuariamente si cimenta con la miniatura. Lo si riscontra soprattutto esaminando i particolari molto ingranditi delle nostre miniature, ad esempio su diapositiva. Tale îpotesi, e cioè quella di un artista abituato a lavorare su grande scala, magart in una bottega di affreschi, potrebbe anche indirettamente spiegare la mancanza di altre opere in miniatura firmate da Nazarioda Capodistria. Si rende perianto necessario esaminare alcuni dei cicli di affreschi che sono soprawissuti al grande nau- Fig.12) Pisanello: "Madonna con S.Antonio abate e S. Giorgio", Londra, National Gallery. S Per g ti affreschi di Palazzo Borromeo: Consoli G„ 1966; Matalón S.-Mazzini F., 1958, pp. 77-80. 80 ANNALES S/' 94 ¡van MARKOVlC: NAZARIO DA CAPOOISTRIA £ U MINIATURE ..., 73-92 Fig.13) Poi de Limbourg e fratelli: "Corteo di caccia dalle Tres ríches Heures del duca di üerry", Citantilly, Museé Condé. i Santi Antonio Abate e Benedetto di Firenze, collezione privata, che, forse per la diversa técnica, sembrano awi-cínarsi di piu alie nostre miniature.^1 Un ennesimo ciclo pittorico che si potrebbe acco-stare alie miniatura del nostro códice sono gli affreschí di Torre Aquila a Trento, anch'cssi da anni oggetto delle dispute di studiosi: sempre in bilico tra arte italiana e arte oltremontana/ Se nordiche sono le rappresentazioni del lavoro nei campi e l'archítettura, di contra, il portamento aggra-ziato delle figure di Torre Aguila (fig. 17), e lo si nota specialmente nei particolari, denota uno stiie pittorico del tullo italiano, molto affine alie miniature del nostro antifonario ed ai cicli di affreschí sinora esaminati. Riguardo alia paternita di quest'ultimo ciclo di affreschi é stato fatto il nome di Stefano da Verona, nei momento in cui, sul nascere del Quattrocento, questi si era awí-cinato alia cultura boema.8 Ed anche di Stefano trovi-amo qualche eco nell'opera del nostro miniatore. A parte la giá citata Madonna delta Quagüa (fig. 9) del Museo di Castelvecchio a Verona, ¡a Madonna del Roseto, sempre al medesimo museo e databile 1420 circa, possiede, nei partícolare del corteo degü angeli, nella capigliatura quasi mossa da! vento, molta somiglianza con la chioma della Santa Caterina illuminata da Naza-rio da Capodistría. Tuttí i dipinti sinora esaminati rimandano, a parte la medesima appartenenza al Cotico Internazionale, ad una radice comune, ad un grande esempio da emulare, ad una fonte inesauribile di motivi dalla quale attingere. Un artista che nei 1404 é citato negli Annali de¡ Duomo di Milano quale summus in arte pittorica et disegna-menti mentre nei 1410 a Venezia é ricordato come excellentissimus Inter omrtes pictores mundi. Stiamo naturalmente parlando di Michelino de Molinari da Besozzo, la cui opera il miniatore delPantifonario capo-distriano deve certamente aver conosciuto. SI!.4 Michelino da Besozzo Lo Sposalizio místico di Santa Caterina della Pinacoteca di Siena (fig. 18), su a única opera fírmata Míe-helinus fecit e datata 1420, rappresenta il punto di partenza per le successive attiibuzioni su base stilistica poiché contiene tutte le pecuíiaritá dello stile miche-liniano, molte delíe quali sono fácilmente rintracciabili anche nelle miniature di Nazario da Capodistria. La Fig. 14) Miniatore lombardo del primo Quattrocento: "Madonna nei giardino dei gigli", Innsbruck, Ferdi-nandeum. 6 Per gli affreschí degli Zavattarí: Castelfranchí Vegas L., 1964; Matalón S.-Mazzini F-, 1958, pp. 67-70 7 Per gli affreschí di Torre Aquila: Morassi A., 1928-29, pp. 337-367; Magagnato L, 1958, p. 35. 8 fiocco C„ 1950, pp. 56-64 81 ANNALES 5/'94 Ivan MARKOViC: MAZARI O DA CAPO DISTRIA t 11 MINIA TURÍ .... 7j-9> Fig. 15) Maestro dei Giochi Borroneo: "If gioco dei tarocchi (particolare)", Milano, palaz.zo Borromeo. Santa Catarina di Nazario e i'omonima Santa di Michelino sonó entrambe diafane nei volti e sono candido le loro mani, mani esilissirne che, nel nostro antifonario, trovano preciso riscontro nella miniatura quarta raffigurante il Giovane Vescovo che sostiene ¡I model-lino di una cittá. II caratteristico modo di lumeggiare gli zigomi per ottenere il rilievo del San Antonio Abate micheliniano (ibid.), si ritrova anche in ben tre figure del nostro córale: i due vescovi, miniature quarta e sesta, ed i! Vegliardo orante, miniatura terza. Lo stesso paragone lo si potrebbe fare anche con altre opere di Michelino, ad es. con lo Sposalizio della Vergine del Metropolitan Museum di New York, opera databite 1420-30. Ulteriorí paragoni stilistici si possono fare con la Crocefissione deila Chiesa di San Salvatore a Crevenna,3 opera giova-nile di Michelino (fig. 19), paragonabile alia miniatura del Giovane Vescovo, per il medesimo impianto del volto, inclinato e abbassato, per la struttura degli occhi appena accennati e afíossati, per il naso ricurvo e per il soiito gioco di ombre dagli zigomi al mentó. Opera deila maturita invece gli affreschi che Michelino esegul nella Chiesa di San Eustorgio a Milano.10 Anche ín questo caso possiamo fare un bel paragone tra il San Domenicodi Michelino (fig. 20) e l'ultima miniatura del nostro antifonario, il Santo Vescovo che si erige sopra la basílica. Oltre all'acconciatura, che sembra essere usci-ta proprio da sotto le stesse "forbici", molto simife é la maniera di trattare gli occhi, un pó a mandorla, ed il naso, per non parlare del modo di chiaroscurare il viso. Indicativo é anche i! modo di "muovere" i panni, maniera ormai moito vicina a quella adottata da Nazario. Ne sono una prova i vari particolari delle vele, sempre nella medesima chicsa: il San Giovanni Bañista, il símbolo dell'Evangelista Maneo ecl altre immagini di Santi. Quanto esposto induce a credere che il nostro miniatore sia stato senz'altro a conoscenza dell'opera di Michelino da Besozzo e che, come tanti altri dei suo tempo, ne abbia ammirato la carica umana ed appreso lo stíle.11 Tra i suoi seguaci, ad una o due generazioni Fig. 16) Maestro lombardo: "La cattura dell'orsachiot-to", Oreno, Casino Borromeo. 9 Per gli affreschi di Crevenna: Ottino della Chiesa A., 1959, pp. 25-30; Mazzini V., 1965, p. 424. 10 Per gli rtffreschi di San Eustorgio: Bicchi U., 1954, pp. 269- 272; Mazzini F., 1965, p 425. 11 Su Michelino da Besozzo vedasi: Toesca P , 1905, pp. 31-39; Zappa G., (910, pp 443-449. ANNALES S/' 94 Ivan MARKOVtC: NAZARIO DA CAÍ'OQISTRIA t LE MINIATURE ..., 73-02 dal grande maestro,va sitúala quin.1i anche ¡ opera di Nazario da Capodistria. III.S Cristoíoro Moretti Se accenniamo ai seguaci di Michelino pensiamo Fig. 17) Maestro Boemo (?): "Particolare dei mesi", T rento, Torre Aquila. Fig. 18) Michelino da Besozzo: "Sposalizio di S. Cafe-rina", Siena, Pinacoteca Nazionale. subito a Cristoforo Moretti, il cu i Polittico dei Museo Poldi Pezzoii di Milano, sua unic.i opera firmata data-bile 1460 circa, è un'opera di capitale importanza per intendere l'orientamento dell'arte lombarda a rnetà Quattrocento. Poco interessato aile innovazioni del suo tempo, che ormai stavano prendendo piede un pci do-vunque, egli è considerate invece come ('epígono dell'arte di Michelino da Besozzo e degli Zavattari,'2 La sua opera tuttavia non comporta per noi un mag-giejre avvicinamento aile miniature di Nazario da Capodistria, rispetto al materiale sinora preso in considerazio-one. Per noi si nvela di gran lunga piu proficua i'anaiisi dell'opera píttorira di due artisti contemporanei e concittadini del Moretti: Bonifacio e Benedetto Bembo. IV. I BEMBO IV.1 Bonifacio Bembo □i tutti gli artisti sinora considerad, e anche fra quelíi che ancora ved rem o, Bonifacio Bembo ci è sem-brato il più vicino all'artista che minió il córale del Duo- 12 Su Cristoforo Moretti vedasi: Cavalcaselle G.B.-Crovve I.A., 1312, p. 331; Varí Marie R„ 1926-27, p. 182; Baroní C.-5amek Ludovici S., 1952, pp. 73-75, Russoli F., 1955, pp. 192-193 Saimi M., 1955, pp. 837-8Î3; Matalón S.-Mazzini F., 1958, pp. 68- 69. 83 ANNALES S/' 94 Ivan MAKKOVfC: NAZAREO DA CAPODISTRIA E IR MINIATUKli .,., 73-92 Museo Civico di Cremona, ed il Peccato originale délia collezione Wilczek a Kreuzenstein nel Tirolo, entrambe databiîi verso la metà del secolo. Un grande ciclo di affreschi giovanili, compiuto molto probabilmente dal 1449 al 1453, orna la Cappella Cavalcabô nelia Chiesa di San Agostino a Cremona. Purtroppo la decorazione délia cappella ci è giunta mutila e quel che ne rimane è in cattive condizioni. Verso la metà del secolo andreb-bero datati anche gli aftreschi recentemente scoperti a Genova in Santa Maria di Castello, raffiguranti vari Profeti (fig. 24).'5 La Madonna col bambino e angeli musicanti del Museo di Worchester va situata tra gli affreschi giovanili délia Cappella Cavalcabô e î'attività matura di Bonifacio Bembo.16 Opera délia maturità è il rirlo di affreschi nella Cappella del Castello a Monticeli Fig. 19) Micbelino da Besozzo: "Croeefíssione", Cre-venna, San Saivatore. mo di Capodistria. Vedremo quindi un pí> piü da vicino il percorso artisticci di questo grande artista cremonese. Le raccolte di tarocchi sono, se non la principale, sicuramente la sua piü conosciuta prova giovanile. La bulinatura dorata del fondo della collezione Visconti di Modrono di Milano e quelle dell'Accademia Carrara di Bergamo (fig. 21), tanto córtese e "zavattariana", rimarrá una peculiaritá riel suo stile tanto prezioso e cavalleresco. La datazione di questi tarocchi parte dal 1440 e non va oltre il 1447. Le stesse caratteristiche presenta un'altra serie di tarocchi un tantino piü tarda, 1446-1453, oggi al Museo Civico di Catania.13 Dátale 1446 sono le illustrazioni del Códice Palatino 556 (fig. 22) alia Biblioteca Nazionale di Firenze,14 graziosissime "miniature" in sola penna che narrano le awenture deí piü amati eroi cortesi. Altra opera giovanile le tavolette superstiti della demolita Casa Meli, cospicua famiglia cremonese, cronológicamente prossime ai tarocchi, databili quindi di poco oltre la meta del secolo e suddivise oggi in varié raccolte: sedict al Museo Civico.di Cremona, dieci ai Museo di Torcello e una all'Albertina di Vienna. Narrano perlopiü storie bibliche, come ad es. La creazione degli animali de! Museo di Trento (fig. 23). Opere giovanili anche la Madonna col bambino tra Santi Cosma e Damiano del Fig. 20) Miche fino da Besozzo: "San Domenico", Milano, San Eustorgio, 13 Per le miniature di Catania vedasi: Bottari S., 1951, pp. 110- 124. 14 Rasmo N„ 1939, pp. 245-281 15 Pergli affreschi di San Agostino: Mazzmi F., 1965, pp. 441- 442; Wittgens F., 1936, pp. 345-366. 16 Wittens F., 1955, pp. 70-74. 84 ANNALES S/' 94 Ivan MARK.ÛVIC NAZARIO DA CAPÛDISTRjA F. IE MINIATURE .... 73-12 ÊÊ^mSÊÊÊfÊ^^Î, i Fig. 21) Bonifacio Bembo: "Carta da taroccbi coppe", Bergamo, Accademia Carrara. re di d'Ongina (Piacenza)57. Compiuto tra i! 1450 ed il 1460, esso comporta una serie di ricerche real isti che ed espressive che cí fanno vedere Bonifacio Bembo in una dimensione ancora inédita. Con questo ciclo infatti, ¡'artista supera la maniera di pittore córtese, che é stata una peculiaritá delia sua produzione giovanile, denun-ziando un nuovo interesse volto alia ricerca della pros-pettiva. Probabilmente tale svolta é dovuta all'influenza di suo fratello minore, Benedetto Bembo, che pur uscendo dalia stessa bottega, ha sempre rivolto il proprio interesse verso la cultura padovana squarcionesca, una cultura che ha ben poco di Gotico Internazlonale e che esula di conseguenza dall'orbita nella quale gravitava il più anziano Bonifacio. Negli affreschi di Monticelli d'Ongina assistiamo ad una stretta coílabo-razione e ad un recíproco scambio di esperienze tra i due frateíli, collaborazione che sfocia in composizioni inedite, insoíite e molte volte, per la maniera dell'uno o dell'altro, quasi impossibili da dipanare. Del 1455 sono i Santi Giuliano e Alessio della Pinacoteca di Brera di Milano (fig. 25), nei quali, per il panneggio cosí poco internazionale del San Giuliano, per il sapiente lavoro di chiaroscuro sulle gambe del San Alessio e per la presenzialità alquanto volumétrica delle figure, si pu6 pensare, forse, ad una certa influenza di Masolino.18 Eorse di poco più tardi ma comunque molto vicini ai Santi Giuliano e Alessio di Brera, i Santi Vito e Lorenzo della collezione Harris di Londra. L'lncoronazione di Cristo e della Vergine alia Pinacoteca di Cremona, databile 1460, è un'opera di fondamentale importanza per tutti gli studi relativi a Bonifacio Bembo'9. - .a. -.... •• * v\ 4L ' ; ' ' - fi ' :■ h " • ■ .r ■ N fi. . i • ■ . - , ..i- ; i . '.■■■ -.■>•■• T--y ¿yo. - , - ... Fig. 22) Bonifacio Bembo: "pagina del Códice Palatino 556", Firenze, Biblioteca Nazionale. 17 Per gli affreschi di Monticelli d'Ongina: Quiníavalle A.C., 1963, pp. 36-46; Mazzini F., I965, pp. 441-442; Qointavalle A.C., 1961, pp. 45-46 18 Zeri F., 1951, pp 32-35 19 Longl-H R., 1928-29, pp. 55-87 85 ANNALES S/' 94 ¡van MAKKOVIC; NAZARIO DA CAPOOKTKIA f. Lf MINIATURE ..., 73 92 Fig. 23) Bonifacio Bembo: "La creazione degli animali", Trenio, Museo Cívico. L'Incoronazione è il pannello centrale di un trittico ricomposto dal l.onghi (i pannelli îaterali Incontro di Gioacchino e Anna; Epifanía si trovano in raccolte americane) ed è stato il punto di partenza dal quale ha preso il via tulta una serie di studi e nuove proposte di opere da attríbuire a Bonifacio Bembo. Fra gli anni 1460-1470 infine, vanno collocate le tre tavoiette del Museo del Seminario di Cremona,20 e I' Iconografía estense códice n. 293 deila Biblioteca Nazio-onaíe di Roma, considerata una delle sue ultime opere. Passiamo ora alPesame delle somiglianze stilistiche tra Copera di Bonifacio Bembo e le miniature delI'antífona rio capodistriano: se ne trovano tantissime e iungo tutto il percorso artístico di Bonifacio. A partiré dalla raccolta di tarocchí dell'Accademia Carrara di Bergamo, il cui giovane Re di coppe (fig. 21) ci rímanda alia Santa Caterina miniata dal nostro Nazario. Entrambi diafani nel volto, idéntica la maniera di trattare gli occhi, le sopracciglia, il naso, la bocca, i) mentó e 1'-orecchio che è praticamente idéntico nella Santa Caterina ed ín quasi tutti i tarocchi della serie. Nel con- tinuare l'esame del Re di coppe calzante e anche il paragone coloristico con il volto della Santa Caterina come purc il tocco dell'acconcíatura con le stesse iden-tiche "volute" nei capelli che li fanno sembrare eos) leggeri come mossi dal vento. l.e íllustrazioni del Códice Palatino 556 c¡ offrono numerosissimi spunti iconografía da podare a confronto; tante damigelle somi-glianti a Santa Caterina, il copricapo di Lancillotto sembra essere lo stesso portato dal nostro San Ciorgio ecc...(fig. 22) Da un'altra opera giovanile, le tavoiette da soffitto della demolita Casa Meli (fig. 23), troviamo affi-nitá nel modo di trattare il panneggio, lievemeníe mos-so, sapientemente awolto attomo alie maní e ben dís-teso fino a térra dove risalta nel bordo ben marcato, che ci fa pensare al Giovane Vescovo con ¡1 modellino di una citíá dell'antífonario capodistriano. Per lo stesso chiaroscuro sul volto a tre quarti, al Profeta del Chiostro di Santa María di Castelfo a Genova (fig. 24) sí puó paragonare il Vescovo sopra la Basílica, ultima miniatura del nostro antifonario. Le sottilíssíme dita del Profeta di Genova rimandano inoltre alia mano de! Giovane Vescovo recante il modeflino di una citta. Le maggiori affinitá si riscontrano con i Santí Gíuliano e Alessio (fig. 25) della Pinacoteca di Brera. Un attento esame deí volti dei Santi Alessio e GiuÜano con í volti del Vegliardo orante e del Vescovo sopra la Basilíca del códice capodistriano, svela moltissime affinitá stilistiche. II chiaroscuro degli zigomi, che giá aveva awicina-to le miniature alio stile di Michelino da Besozzo, perde qui la sua insistenza per farsi piíi ricercato e diffuso su lutto il volto sino ad apparire meno percettibile ma ptíi prezioso. 1 colpi di luce sulla fronte e sug'i zigomi sono attenuati e presentano un certo trapasso dalla luce all'ombra. Questa técnica e fácilmente riscontrabile in tutti e quattro i soggetti indicati: Santi Alessio e Gíuliano, Vegliardo orante e Vescovo sopra la Basílica. Ca-ratteristico é anche il iungo raggio di luce che modelia il naso, come puré le labbra carnose appena percettíbili sotto le barbe dei quattro Santi. Le mani del Sant'-Alessio, cosi semplici e dal contorno ñero (quasi dei guanti), sono ¡e stesse che ¡S Vegliardo, miniatura terza di Nazario da Capodistria, giunge in atto di preghiera. L'abito del San Giuliano, per le pieghe, la caduta delle vestí ed il risc.ontro anche coloristico nella contrap-posizione tra zone di colore chlaro e colore scuro e per ¡I fondo bordato di ñero, é quasi idéntico a quelío indossato da! Giovane Vescovo. i rriedesimí raffronti si possono fare anche con I' Incoronazione di Cristo e della Vergine della Pinacoteca di Cremona e con i Santi Vito e Lorenzo della collezione Harrís di Londra.2' 20 Vüftíni F., 1957, pp. 54-56 2( 5u Bonifacio Bembo vedasi ancora: Di Parravicino í , 1963, pp. 237-51; Mazzini F., 1965, pp 437-442; 444 e 449; Berti Toesca E., 1939, pp. 135-143; Ragghiami C.L., 1949, pp. 31-59 e 288- 300; Baroni C-Samek Ludovici S., 1952, pp. 91-122; Longhi R., !957, p. 9; Matalón S.-Mazzini F., 1958, pp 25-26, 43, 46-47 e 64; Ferrari L, 1959; Pesenti F.R , 1%3, pp. 319-321. 86 ANNALES S/' 94 Ivan MARKOVlC: MAZARiO DA CAPOOISTWA C Lt MINIATURE .,., 73-92 IV. 2 Benedetto Bembo L")el!a collaborazione di Bonifacio con if fratello minore Benedetto si b giá parlato, accenneremo quindi solamente alie somiglíanze piü stringenti con !e miniature di Nazario da Capodistria. Omero e Virgilio del Casteflo di Torchiara (fig. 26), 1462 circa, presentano, specialmente nel Virgilio, un modo di trattare il panneggio molto simile a quello del G ¡o vane Vescovo del nostro antifonario. Sempre ai Castello di Torchiara, alcuni Puff; posseggono i! chiaroscuro deí volti idéntico al Veglíardo orante del Nazario capodistriano. Un particolare della Fuga in Egitto, nella Chiesa di San Michele a Cremona (fig. 27), possiede, nella maniera di trattare il panneggio, moltís-sime somiglianze, anche iconografiche, con l'ultima miniatura del nostro antifonario. La Fuga in Egitto, databile 1455-1460 é alquanto prossima alio stile di Bonifacio e l'attribuzione e tuttora incerta,22 V. 1 MINIATORI Abbiamo visto come le miniature del nostro antifonario si possano fácilmente ac.costare ai grandi cicli di affreschi íombardi del Quattrocento e come la maniera di Bonifacio Bembo debba aver avuto un ruolo determinante nella formazione del linguaggio di Nazario da Capodistria, E' giunto adesso il momento di volgere lo sguardo verso i miniatori di quel tempo e vedere chi tra Fig. 24) Bonifacio Bembo: "Profeta" Genova, 5, María di Castefio. Fig. 25) Bonifacio Bembo: "Santi Afessio e Giuliano", Milano, Brera. essi abbia potuto incidere suilo stile del miniatore capodistriano. V.i Frate Nebridio, il Maestro del Messale Mainardi Tra t miniatori il cui stííe si avvicina maggiormente a quello di Bonifacio Bembo, e di conseguenza potreb-bero risultare partícolarmente interessanti per un confronto con í'arfísta che minió il córale di Capodistria, spicca la figura del Maestro del Messale Mainardi. Per daré un voíto a questo maestro anonímo, alcuni ricercatori fanno íl nome di tal Andrea da Cremona, attivo con certezza tra il 1460 ed il 1490. Piü di recente il Maestro del Messale Mainardi é stato identifícalo, assieme ad aítre opere, sotto íl nome di Frate Nebridio.-3 22 Per Benedetto Bembo verlasi: Quimavalle A.C., 1963, pp. 33-46; Ragghiantt C.L., 1949, pp. 31-59 e 268-300; Baroni C-S ame k Ludovici 5., 1952, pp. 91-122, Mazzini F.. 1965, pp. 442.-443. 23 Levi D'Ancona M., 1963, pp. 87-92 87 ANNALES S/' 94 Ivan MAK KO VIČ: NAZARIO DA CAPODISTRIA F If MINtATUKt .... 73-92 Fig. 26) Benedetto Bembo: "Omero e Virgilio", Torchi-ara, Castello. !l Breviario della Boríleyan Library di Oxford (Ms, Cari. Lit. 388 fol. 7) £ un punto di sutura fra un gruppo di opere raccolto dalla Levi D'Ancona24 iníorno al nome di Nebridio, e un altro gruppo. p¡ü tardo, raccolto dalla dott. Ferrari25 sotto il nome di Maestro del Messale Mainardi. Molto probabilmente trattasi di un único artista, aíquanto prossimo alia maniera di Bonifacio Bembo, perquanto nel Breviario di Oxford sia riscontrabile ¡'influenza di altri artisti lombardi come Benedetto Bembo, Cristoforo Moretti e soprattutto Belbeilo da Pav¡3 nel suo periodo tardo, tanto che questo Breviario andrebbe datato 1460-1470. Molto probabilmente e di questo periodo anche i! Breviario Romano della Biblioteca di Brera di Milano (fíg. 28), anch'esso attribuito a Frate Nebridio-Maestro del Messale Mainardi. Rispetto alie miniature di Nazario da Capodistria, queste conservano una grafía lineare ancora del tutto gótica nonostante la stesura abbastanza tarda. Puré l'ornamentazione margínale, che qui é spiccatamente lombarda, com'é naturale vista la grande affinitá con lo stile di Bonifacio Bembo, é alquanto lontana dalla maniera delle miniature di Nazario da Capodistria. Le miniature di Nazario presentano, per quanto riguarda la decorazione marginale e la struttura delle iniziali, caratteristiche non riscontrabili nelle opere di pittura lombarda sinora esaminate. Per la maniera di ornare le figure e per il modo di disporvi dentro le immagini, le miniature di Nazario sembrano dipendere piuttosto da botteghe venete che non rfa officine lombarde e, indi-rettamente, anche dallo stile di Belbeilo da Pavía, Fig. 27) Bembo: "Fuga irt Egitto (particolare)", Cremona, San Michefe. 24 Ibid 25 Arte Lombarda..., 195B, pp 87-fifi 88 ANNALES S/' 94 Ivan MARKOVIdt NAZA8Î0 DA CAPOOiSÎRÎA £ U MINIATURI..., "3-92 Fig. 28) Frate Nebrídio: "Breviario Romano - frontes-pizio", Milano<, Brera. V.2 Belbeilo da Favia Belbeilo da Pavia, uno dei maggiori miniatori lom-bardi del Quattrocento, deve avere per quaiche anno (dal 1462 in pot) soggiornato a Venezia.26 Dato il con-siderevole numero di miniature eseguite da Belbeilo a Venezia è facile su p porra che la sua presenza abbia esercitato una notevole influenza sulla miniatura locale. E' provata inoltre anche ('influenza del lessico di Belbeilo sullo stesso Bonifacio Bembo, come dimostrano gli affreschi nella chiesa di San Agostino a Cremona,27 Per noi sono particolarmente interessantí le miniature di un grande antifonario del Gabinetto delle Stampe di Bcrlino che, sebbene non tutte di una stessa mano, tanto dtpendono dalla maniera di Belbeilo da farle attribuire ad un suo seguace.28 La miniatura che ripor-tiamo (fig. 29), è iconográficamente vicinissima alia miniatura del Vegliardo orante dell'antifonario capo-distriano: vuoí per il modo di disporre il personaggio neli'iniziale o per l'ornamentazione a girari dei la stessa o ancora per le medesime foglie di vite che vi ris-contriamo. Siffatto modo di impostare l'iniziale e la maniera in cu i è trattata la decorazione marginale puô aver pesato notevolmente sulla formazione artística di Nazarto da Capodistria. Il miniatore capodístriano sí presenta quindi come un artista molto versatile e aperto a molteplici influenze. La parte più strettamente miniatoria (tecniche di ese-cuzione della decorazione, impostazione dei soggetti entro le iniziali) gravita verso la zona veneta, pur tenendo contó dei nessi di quest'ultrma con l'ambíente lombardo (Belbelloí, mentre la rappresentazione delle Fig. 29) Miniatore veneziano: ",MS.261-1903"f Berlino, Gabinetto delle stampe. 26 Levi D'Ancona M., 1963, p 90 27 Wittgens F., 1936, pp 345-166 28 Per Belbeilo vedasi: Toesca P., 1930, pp. 104-106; Levi D'Ancona M., 1970, pp. 35-59; Cadei A., 1976; Pacchioni G., 1915; Samek-Ludovici S,, 19S4 89 ANNALES 5/'94 Ivan MAKKOVlC: NAZARIO DA CAPODISTRIA £ Ll MINIATURÍ ..., 7S-92 figure umane (linea, colore, chíaroscuro) trova preciso riscontro, come abbíamo visto, nella regione lombarda verso il sesto decennío det quindicesimo secolo. conclusioni Le sette miníature dell'antifonario conservato nel Tesoro del Duomo di Capodistria posseggono spiccate caratteristiche dell'arte lombarda della meta del quindicesimo secolo ed in particolare della grande officina artística dei Bembo. Gli esami stilistici da noi compiuti inducono a ritenere c.he il nostro artista si sia formato proprio in questa scuola o comunque le sia stato molto prossimo, condividendone gli orientamenti tecnici, stilistici ed iconografía" e subendo, in prima persona, l'influenza del maestro Bonifacio. Le miniature del códice capodistriano sono state eseguite con ogni probabilitá verso i! periodo 14551465, decennío che corrisponde all'attivita matura di Bonifacio Bembo, quando egli licenziava le opere che stilisticamente piü si awicinano alie nostre miniature: i Santi Giuliano e Alessio della Pinacoteca di Brera (fig. 25), i Santi Vito e Lorenzo della collezione Harris di Londra e l'lncoronazione di Cristo e della Vergine della Pinacoteca di Cremona. Le miniature del códice capodistriano sono molto prossime anche ad alcune opere di Benedetto Bembo, iría bisogna tener conto degíi stretti rapporti di quest'ultimo con suo fratello Bonifacio. In questo senso, la Fuga in Fgitto (fig. 27) della Chiesa di San Michele a Cremona, opera datata 1455-1460 ed oggi attríbuita a Benedetto, conferma la datazione delle miniature capodistriane da noi indicata. Decisamente venete ínvece l'impostazione delle ini-ziali e I'ornamentazione margínale; elementi quest' ultimi per i quali non abbiamo riscontrato grandi affinitá con í'arte lombarda. In tal scnso fe maggiori con-cordanze vanno riscontrate con le miniature dei grande Antifonario del Gabinetto delle Stampe di Berlino ms. 261-1903 (fig. 29). Da quanto esposto risulta che il miniatore de! códice capodistriano doveva essere un artista permeato di cultura lombarda-cremonese, che deve peró aver tenuto d'occhio anche ['arte veneta. Probabilitá questa non affatto impossibile, e del resto giá verificatasi proprio in quegli anni, come testimonia l'esempio del lombardo Belbello da Pavia e della sua grande influenza sulla pittura veneta. Pertanto il lessico del nostro maestro presenta i caratíeri di due scuole: quella veneta, emergente dall'ornato e dall'impostazione delle íníziali, e quella lombarda che caratterizza la parte figurativa. In mancanza di documenti storici é naturalmente impossibile tracciare una qualsiasi linea cronológica de!lo sviluppo artístico e naturalmente della vita dell'artista capodistriano. Giungiamo cosí infine a dover cercare di stabilire se l'autogralb, Opus Nacarii de lustinopoli a carta 109 (fig. 1), sia soltanto la firma de! calligrafo, ed in tal caso il miniatore resterebbe anonimo, oppure identifichí calligrafo e miniatore. Assente nelle miniature qualsiasi traccia di appesantito provincialismo, come sí polrebbe desumere dall'ubicazíone del códice firmato da un nome tanto lócale (Nazarío, il patrono della cittá) si é portad a credere che Nazario da Gíustinopolí sia solamente il calligrafo di quest'opera. Non esistono pero, o perlomeno non sono ancora state scoperte, a Capodistria o altrove, altre testímonianze del suo operato: per quale motivo ailora Nazario da Giustinopoli firmava tanto vistosamente proprio questo córale ? Chi firma in modo tanto vistoso un lavoro deve possedere un valido motivo per farlo. Sempííci lavori manuaü, di sola trasc.rizione, sólitamente, non sono conctusi con appariscenti autografi. Questi vanno piuttosto apposti ad ultimazione di opere nuove, creative, come potrebbe essere 1a compilazione di un córale con canti nuovi (canti legati da unitá strutturafe o tematica), oppure per indicare la paternitó di opere artistiche, specie se di notevole rilievo, come ad es. le nostre miniature... II códice capodistriano non é una raccoíta orno-genea di canti né risulta essere una compilazione di canto litúrgico particolarmente origínale. La firma Opus Nacarii de lustinopoli e da ritenersi quindi un palese riferimento alie miniature del códice, e pertanto sotto il nome di Nazario da Capodistria bisogna intendere (naturalmente oltre al calligrafo poiché ('autógrafo é scrítto con gli stessi caratteri dei testo) anche il miniatore. ANNALES S/' 94 Ivan MAKKOVIČ: NAZAKtO DA CAPODISTKIA t « MINIATURE .... 73-92 POVZETEK Zaklad Koprske stolnice hrani koral-antifonarij, ki je okrašen s sedmimi lepimi miniaturami in je na strani 109 podpisan z Opus Nacarii de lustinopoli. Redki so avtorji, ki so o tem delu pisali nekoliko obširneje. Le-ti pa so uvrstili miniature v slog najboljše italijanske gotike. Še posebej je bil naveden vpliv Pisanella in lacobefla del Fioreja ter ponujena datacija nekaj pred letom 1432. V tem delu stilistične afinitete s Pisanellovim opusom predstavljajo le izhodiščno točko bolj poglobljene slogovno-morfološke analize, ki bo pripeljala do popolnoma novih stilističnih primerjav, predvsem z lombardskimi mojstri sredine 15. stoletja. V tem kontekstu se nakazuje na afiniteto s slogom brata iz Cremone, Bonifacija in Benedetta Bemba, Koprske miniature pa se datirajo v obdobje 1455-1465. Glede miniaturne tehnike (postavitev iluminacij, robno okraševanje) pa se nakazuje vpliv beneških mojstrov. Glede vprašanja, ali je miniator, ki je podpisal Koprski kodeks tudi iluminator rokopisa, avtor meni, da je. Tako viden podpis ni mogel biti postavljen, da bi označil le avtorstvo navadnega rokopisnega dela, temveč izrecno nakazuje na očetovstvo miniatur. BIBLIOGRAFIA ELENCO DELIE OPERE RELATIVE A NAZARIO DA CAPODISTRIA Alisi A., Il Duomo di Capodistria, Roma, 1932, pp. 98102 Bernik S., Koper Izola Piran. Organizem slovenskih obmorskih mest, Mladinska knjiga, Ljubljana, 1968, p. 23 Caprin G., Istria Nobîiîssîma, Trieste, 1905, voll. 1 e 2 (ristampa 1968), p. 68 D'Ancona P.-AeschUmann F., Dictionnaire des minitu-ristes du Moyen-Age et de la Renaessance dans lé différentes contrées de l'Europe, Hoepit, Milano 1948, p. 156 Del Bello N„ Capodistria la Piazza del Comune nel sec. XV, in "Pagine istriane" lit, 1905, pp. 246-264, cit. p. 250 DIZiONARIO enciclopédico Golaftï dei pittori e degli incisori italiani dall'XI al XX secolo,Torino, 1975, vof.Vtl, p.101 Folnesics H., Die illuminierten Handschriften in Österreich und der Stadt Triest, Leipzig, 1917, pp. 25-26, sta in: Bescheibendes Verzeichnis der illuminierten Handschriften in Osterreich, VII: Küstenland Istrien und Triest, Wien 1915 Hofler |.~Klemenčič I., Glasbeni rokopisi in tiski na slovenskem do leta 1800, Ljubljana, 1967, p. 21 INVENTARIO degli oggetti d'arte d'italia, V:Provincia di Pola, Roma, 1935, pp. 47-50 KOPER, Pokrajinski muzej Koper in Lipa Koper, SO.IS Koper, 1992, pp. 103-105 ! Markovič !., Miniature di Nazario da Capodistria: a proposito di un Antifonario ne! tesoro del Duomo di Capodistria firmato Opus Nacarii de lustinopoli, Tesi di Laurea discussa all'Università di Trieste, 1987 Mike In T., Koprska stolnica stavbna zgodovina, tesi di Laurea discussa all'Università di Lubiana, 1970 Mikuž U Stoinica v Kopru, Obzorja, Maribor, 1980, p. 1 MINIJATURA u Jugoslaviji, Muzej za umjetnost i obrt, Zagreb, 1964, p. 23 e 296 Pilosio L„ ll Duomo di Capodistria e i suoi tesori d'arte, in "La Panarie" XI, Lldine, 1934, pp. 294 e 297 Semi F., Capris Justinopolis Capodistria, LINT, Trieste, 1975, pp. 191 e 209 Semi F., It Duomo di Capodistria, Parenzo, 1934, pp. 2 e 92-96 Semi F., "It Gazzettino", Venezia, 19.35, 13.1. Semi F., Istria e Dalmazia uomini e tempi, vol. 1 Istria e Fiume, Del Bianco editore, 1991, pp. 122-124 Semi F., L'Arte in Istria, Pola, 1937, pp. 185-193 Stele F., Slikarstvo v Sloveniji od 12- do srede 16. stoletja, (ristampa 1968), Ljubljana, 1934, p. 338 UMETNOST na tlu Jugoslavije, Spektar, Zagreb Beograd Mostar, 1938, pp. 34-35 Van Marie R., The Italian schools of Painting, vol VII, Haag. 1926, p. 412 Ziliotto B., Capodistria, Trieste, 1910, p. 23 ELENCO DELLE RIMANENTI OPERE CITATE NEL TESTO Alisi A., II Duomo di Capodistria, Roma, 193 2 Affrescbi lombardi del Quattrocento (introduzíone di G.A. Deli'Acqua, testo di F.Mazzini), Milano, 1965 Arte lombarda dai Visconti agli Sforza, Catalogo della Mostra (R.Longhi et aI.), Milano, 1958 Baroni C.-Samek Ludovid S., La pitiura lombarda del Quattrocento, Messina Firenze, 1952 Bernik S., Koper Izola Piran organizem slovenskih obmorskih mest, Ljubljana, 1968 Berti Toesca E-, Un romanzo i I Sustrato del Quattrocento, in: L'Arte XLI1, 1939, pp. 135-143 Bicchi U., Restauro di affreschi in San Eustorgio a Milano, in: Bollettino d'arte III, 1954, pp. 269-272 Boiiari S„ I tarocchi di Castello Ursino e I'origine di 91 ANNALES S/' 94 Ivan MARKOV]C: NAZARIO DA CAFOÜISIRIA E LE MINIATURE ..., 73 92 Bonifacio Bembo, in: Emporium, 1951, pp. 110-124 Cadei A., Beibeilo miniatore lombardo, Roma, 1976 Castelfrancbi Vegas L„ La leggenda di Teodolinda negíi affreschi degli Zavattari, Monza, 1964 Cavalcaseile G.B, - Crowe J.A., A History oí Painting in North Italy, London, 1912 Coletti L., Pittura veneta del Quattrocento, Novara, 1953 Coletti L., Pisanello, Milano, 1953 Consoii G., I giuochi Borromeo ed il Pisanello, Milano, 1966 Del Bello N., Capodistria la Piazza del Comune nel sec. XV., in: Pagine istriane 111, 1905, pp. 246-264 Di Parravicino E., Three Packs of Italian Tarocco Cards, in: The Burlington Magazine ill, 1903, pp. 237-251 Ferrari M.L., II Salterio riminese di Bonifacio Bembo, in: Paragone n. 111, 1959, pp. 44-45 Fiocco G., t disegni di Stefano da Verona, in: Propor-zioni, 1950, pp. 56-64 Fossi Todorov M., I disegni del Pisanello e della sua cerchia, Firenze, 1966 Hill G.F., Pisanello, London-New York, 1905 inventario degli oggetti d'arte d'Italia, V: Provincia di Pola, Roma, 1953, pp. 47-50 Krasceninnikova M., Catalogo dei disegni del Pisanello, in: L'Arte n. XXIII, 1920, pp. 5-23. 125-133 e 226-229 Levi D'Aneona M-. Frate Neb rid io e ii Maestro del Messale Mainardi, in: Arte lombarda VIII, 1963, pp. 87-92 Levi D'Aneona M„ The VVildenstein Collection of Illuminations, The lombard School, Firenze, 1970 Longhi R., Carlo Braccesco, Milano, 1942 Longhi R„ "Me pixit" I resti del polittico di Cristoforo Moretti, in: Pinacoteca !., 1928-1929, pp. 55-87 Longhi R,, Una cornice per Bonifacio Bembo, in: Paragone n. 87, 1957, p. 9 Madonizza A., II Duomo di Capodistria, in: II popolano dell'lstria, 1851 Magagnato L., Da Altichiero a Pisanello - Catalogo della Mostra, Venezía, 1958 Matalón S. - Mazzini F., Affreschi del Tre e del Quattrocento in Lombardia, Milano, 1958 Mikeln T., Koprska stolnica stavbna zgodovina, tesi di Laurea discussa all'Universita di Lubiana, 1970 MikuZ J., Stolnica v Kopru, in: Obzorja, Maribor, 1980 Morassi A., Come il Fogolino restauró gli affreschi di Torre Aquila a Trento, in: Bollettino d'Arte, 1928-29, pp. 337-367 Ottino della Chicsa A., Pittura lombarda de) Quattrocento, Bergamo, 1959 Pacchioni G., Belbcllo da Pavia e Gerolamo da Cre- mona minialori, in: L'Arte, XVIII, 1915, pp. 241 e sgg.; 368 e sgg. Pesenti F.R., Per una nuova interpretazione di Bonifacio Bembo, in: Arte Antica e Moderna n. 24, 1963, pp. 319321 Piio5io L., II Duomo di Capodistria e i suoi tesori d'arte, in: La Panarie XI., Udine, 1934, pp. 294 e 297 Predanzani E., La Capodistria di San Nazario, in: Pagine Istriane, 1956, pp. 25 e sgg. Quintavalie A.C., Problemi bembeschi a Monticelli d'Ongina, in: Arte Antica e Moderna n, 21, 1963, pp. 36-46 Quintavalle A.C., Un ciclo di affreschi di Bonifacio Bembo, in: Crítica d'Arte n. 43, 1961, pp. 45-46 Ragghianti C.L., Studi sulla pittura lombarda del Quattrocento, in: La Critica d'Arte VIH, 1949, pp. 31-39 e 288-300 Rasmo N., fl códice palatino 556 e le sue illustrazioni, in: Rivista d'Arte XLÎI, 1939, pp. 245-281 Russoli F., Poldi Pezzoli la Pinacoteca, Milano Firenze, 1955 Salmi M., La pittura e la miniatura gotiche, in: Storia dî Milanov. VI, Milano, 1955 Samek ludovici S., Miniature di Belbello da Pavia., Milano, Î954 Semi F., Il Duomo dî Capodistria, Parenzo, 1934, pp. 92-96 Stelé F., Slikarstvo v Sloveniji od 12. do srede 16. stoletja (ristampa 1968), Ljubljana, 1934, p. 338 Testi L., La Storia della pittura venezi'ana l-li, Bergamo, 1909-1915 Toesca P., Michelino da Besozzo e Giovannino de Grassi, in: l'Arte VIII, 1905, pp. 331-339 Toesca P., Monumenti e studi per la storia della miniatura italiana: îa collezione di Ulrico Hoepïi, MiSano, 1930 Van Marie R., The development of the Italian Schools of Painting vol, VII Late Gothic Painting in North Italy, Haag, 1926 Voltini F., Tre tavolette da soffitto di Bonifacio Bembo, in: Paragone n. 87,1957, pp. 54-55 Wittgens F., Un dipinto ignoto di Bonifacio Bembo ne! Museo di Worchester, in: Arte Lombarda I., 1955, pp. 70-74 Wittgens F., Note e aggiunte a Bonifacio Bembo, in: Rivista d'Arte XVIII, 1936, pp. 345-366 Zappa G-, Michelino da Besozzo miniatore, in: I'Arte, n. XIII, 1910, pp. 443-449 Zeri F., Due Santi di Bonifacio Bembo, in: Paragone n. 17,1951, pp. 32-35 92