ANNO XXVIII. Capodistria, I Agosto 1894. N. 15 DELL'ISTRIA Esce il 1.° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; trimestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti antecipati. Documenti per la conoscenza ielle cose istriane Il Podestà Capitano di Capodistria informo i Cinque Savj sulle condizioni economiche dell' Istria, i suoi prodotti, il suo commercio attivo e passivo, le sue industrie limitatissime, nonché sullo sviluppo della vicina Trieste. 1747. Capodistria *). Illustrissimi et Eccellentissimi Signori, Signori Colendissimi 11 Formale della Provincia dell' Istria esige il suo sostentamento per tutto ciò, che ha relazione al vito, al vestito, e alla coltura delle persone commode, da Proietti „natami! deliiale, dsll' Oglio, del. Vitto, delle Legne da fuoco, delle Pescaggiorii, e della Navigazione del mare, atteso il Denaro eh' entra dipendentemente da Prodotti stessi a benefizio universale della Provincia medesima, poco, e quasi niente ritraendo dall'industria, dalle Arti, e dal Commercio. Questo Denaro sortisce poi all' indispensabile necessità del viver umano, vito, e vestito, non somministrando il Paese il granilo occorrente, che per un terzo dell'anno. A riserva de Panni grossi ad uso de Villici, tutto il di più viene provveduto o a cotesta Dominante, o in altre Città dello Stato, e massime a Udine, dove la maggior parte dei Mercanti, che sono sparsi nel Litorale tengono corrispondenza. Nou può negarsi, che li sudditi dell'Istria alta, sia per la ragion della vicinanza in cui sono di Trieste, sia per cogliere vantaggi nel prezzo, non si provedino colà di Teile, Ferramenta, Droghe, Saponi, Carnami, ed altre cose, come Pegola, Catrami. Legnami inservienti ad uso delle Barche, e Fabbriche degli Edifizij. Non è poco il consumo, che viene di farsi di Tavole ad uso dello Saline degli Edifizij ed altre cose in Provincia. Dalla Tisana di tempo in tempo con Barche ne venivano qua trasportate, e si difondevano alle occorrenze degli Abitanti. Già qualche anno fà preteso, che fossero di Contrabbando, da che intimoriti gl' Interessati di quella parte, hanno sospeso le Condotte, sicché le provviste vengono fatte a Trieste, dove se ne fà la Compreda con vantaggio di prezzo. Di quando in quando dalla Romagna, Puglia, Raglisi, Albania, e Levante vario genere di Barche bagnano (sic) il Ferro in questi Porti, respettivamente con Oglio, Formaggio, Tabbacco, Lanne, Pellami, Magio-liche e Frutti, e quando non siano positivamente diretti per cotesta Dominante, passano a Trieste, dove fatto lo Soarico, non doverà ponersi in dubbio, che da questi respettivi Abitanti nou ne venga fatta qualche Compreda, a riserva d' Oglio, di cui non ne sono in bisogno. Dalla parte di Terra, vale a dire dalle Tenute Austriache non entra, che qualche numero di Animali Bovini ad uso di Beccaria, tanto necessarj quanto è st^tScT+a Provincia • di- «presta specie di Animali, e qualche manifattura, come Botti, Mastelle, Crivelli, Scattole, e cose simili, il di cui material' è di Legno. Non vi è memoria, che nell' Istria vi sia mai stata instituita Dogana, forse avendo esatto dalla Pubblica Carità compatimento la sua misera costituzione, che se al Litorale mostra qualche sembianza di Abitatori commodi, per quanto comporta il Paese, l'interno si dirà con verità, è un composto di miserabili. Supposto, che dovesse iustituirsi, e imporsi alle Merci, eh' entrassero un qualche aggravio a vantaggio del Pubblico Erario, la Pubblica sapienza saprà limitarlo a dovere. Per mio debole sentimento, rispetto alla situazione gioverà la scielta di Parenzo, e di Umago, come quelle che sono nel cuore della Provincia al Litorale. Con precedenti mie ho reso inteso l'Eccellentissimo Senato del sistema in cui in present' è il commercio di Trieste, che alla giornata si aumenta in concetto, in riputazione, e vantaggio. Viene frequentato quel porto da varie nazioni, e da sudditi ancora della Dalmazia, e del Levante, tutti per la ragione del loro Interesse. Scrissi che si è colà introdotta, e ben avvanzata la Fabbrica de Sapponi. Il Fabbricatore ha lavorato sino addesso con una Caldara capace del materiale di otto Milliara, ed è in attenzione, che da Vienna le venga spedit' altra Caldara perii Lavoro di Millara ventiquattro. — Viene reputata la qualità, ed è copioso P esito nelle confinanti Provincie, diffondendosi qualche porzione anco ne' Pubblici Stati. Lo stesso Fabbricatore, eli' è suddito già qualche anno si era quà condotto, e aveva dato principio alla Fabbrica, ma scossasi l'Arte di cotesta Dominante, posto in timore, e soggezione sortì dalla Città, e prese il Consiglio di ricoverarsi iu Trieste. In vista del Commercio di quella parte non sarà inutile 1' Esame, se conveuga, o nò stringersi quel poco, che cammina in Provincia, certo essendo, che quanto più si stringe, altrettanto si fà favorabile a quello di Trieste si rispetto alle Nazioni Estere, si rispetto a sudditi. Tanto mi onoro in risposta all'osequiato com-maudo di Vostre Eccellenze in lettere del Mese scaduto. Quanto sia al prodotto delle Laune in Provincia per un' adequata informazione, si è da me scritto a respettivi Pubblici rappresentanti per aver di luoco in luoco li lumi occorrenti, ond' io adequatamente esequire la comissione di cotesto Eccellentissimo Magistrato cui bacio divotamente le mani. Capo d'Istria 12 Maggio 1747 Z. Gabriel Badoer Podestà e capitano (Neil'estremila inferiore della prima facciata:) Illustrissimi ed Eccellentissimi Signori V Savj alla Mercanzia. Di cose nostre in scritti stranieri Il nostro articolo L' aquario berlinese a Rovigno (Das berliner aquarium in Rovigno) del dott. B. Rawitz (Traduzione e note di G.V-a), XXVII 5 (1 marzo '93), è ripublicato tra le Varietà nel fascicolo 15 luglio '94 a pag. 142-45 della Neptunia. rivista italiana di oceanografia, pesca ed aquicullura, organo della Società regionale veneta e Società lombarda per la pesca e l' aquicullura, direttore Dott. D. Levi-Morenos, Direzione e amministrazione: Santo Stefano 3536 a Venezia — rivista eh' è sorta col lodevole intento d' inculcare a chi ne può avere interesse metodi più razionali per la pesca e per 1' allevamento degli animali utili sia del mare che delle acque dolci, di migliorare le condizioni economiche e morali dei pescatori in generale e di aprire loro nuove sorgenti di lucro. E noi siamo lieti che una publicazione così seria abbia fatto suo l'articolo che diciamo. Ma d'altro cauto non possiamo non dolerci a vedere com' esso articolo sia stato dal proto conciato proprio per il dì delle feste. E in primo luogo i richiami alle note sono tutti, meno uno, affatto fuori di posto o mancano. Poi, prescindendo dai soliti errori di stampa, che, contati così a occhio e croce, sommano a quindici, senza dire che spesso la grafìa ed i caratteri dell' originale sono falsati, lasciando da parte un certo orror sacro che si mostra di avere per gli apostrofi, non considerate le ommissioni che sono tre, osserveremo solo che il Rawitz, autore dell' articolo, diventa anche Rowilz, che il Graeffe, ispettore della stazione zoologica di Trieste, si fa Graffe, che il Claus, che n' è il direttore, si converta in Clausen, l'editore-libraio di Torino, che finalmente — ed è tempo — la Val di Bora — quella che soffia d'inverno sì maledettamente gelata — si trasforma in Val di Cora — l'antica città latina ne' volsci —. Nessuno di questi errori è della stampa nostra. Se così fatto modo di ristampare non fa ridere, non fa certo nè anche onore alla tipografìa che ristampa ; ma, vice versa, potrebbe far credere ignorante molto o molto trascurato il traduttore, se non l'autore. Ma, già che ci siamo messi per la via, chiederemo ancora a codesto famoso proto, perchè mai la vignetta, che, come pare, rappresenta un tavolo da lavoro di aquario e si dovrebbe quindi riferire al nostro articolo, l'abbia segregata in fondo all'ultima pagina, in sèguito a vari altri articoli, ai quali ella certo non si riferisce. Onde ad avvicinarla all' articolo nostro ci vuole uno sforzo d'imaginazione non indifferente, del quale dubitiamo assai che sieno capaci tutti i lettori della Rivista veneziana. G. V-a. -------------- ILT o t i z ì e Addì 15 mese dee. assistemmo nel Politeama Rossetti alla festa memorabile, onde la forte Società Operaia Triestina solennizzava il 25.° anuo della sua fondazione. Il vasto teatro presentava un aspetto stupendo nella sua grandiosa semplicità. Nessun addobbo, nessun apparato, ma una folla fìtta di signore in platea, un mare di teste ovunque l'occhio si posi, una schiera di rappresentanze colle bandiere delle rispettive associazioni, fra cui sventola, orgoglioso de' suoi trionfi, il vessillo della grande famiglia operaia. In volto a tutti brillano i sentimenti più lieti e più schietti dell'animo, il bisogno prepotente di attestare al nobile sodalizio la stima e la gratitudine, ch'esso si è guadagnate colla sua attività altamente civile e umanitaria nei cinque lustri della sua prosperosa esistenza. E questo omaggio solenne di publica benemerenza accompagna i discorsi commemorativi, e-rompe negli applausi fragorosi, saluta i robusti concetti dell'amato presidente Edgardo Rascovich. suggella il dono a lui votato dall'affettuosa gratitudine dei soci, e tocca l'apice dell'entusiasmo quando risuona l'inno inspirato del m.o Rota e squilla dai bronzi il magico verso: Batti o maglio ! . . . Batti o idea ! . . . La festa campestre al Boschetto, rinviata causa il tempo alla sera del 22 dee., offerse occasione propizia alla cittadinanza triestina di provare il suo favore e la sua viva simpatia alla benefica istituzione. Nulla diremo degli artistici addobbi agli ingressi, del ricco programma musicale e corale, dei bagliori di luce, nè dei fuochi d'aria o roteanti in vaghi colori, in cerchi vertiginosi di scintille dorate. Ci sta impressa nella memoria la vivacità di quella folla fluttuante, che occupa le lunghe terrazze, si pigia sotto i chioschi, s'arrampica sui rialzi, ribocca in ogni angolo, affronta paziente il disagio e la ressa, mobile sempre, sempre varia, ordinata, plaudente alle note maestose del Maglio, frenetica all'echeggiare dell'inno di S. Giusto. Da tutti s'ode ripetere: il Boschetto è troppo piccolo; e infatti quale spettacolo imponente vedere quell' onda umana spiegarsi, muoversi, confondersi in uno spazio vasto ed aperto ! Alla festa abbiamo notato con piacere la rappresentanza numerosa della nostra Società operaia ed altri concittadini, che al pari di noi, sono grati all' egregio Presidente E. Rascovich delle fraterne accoglienze e dei gentili riguardi. L'on, Presidenza della Società Politica Istriana invita i consoci all'adunanza, indetta a Pola li 13 corr. alle ore 5 pom., nella sala del Gabinetto di lettura, per trattare sui punti rinviati nel 10. congresso generale del 13 giugno p. p. L'ordine del giorno comprende: 1. Nomina della Direzione. — 2. Nomina dei due revisori dei conti. — 3. Eventuali proposte di riconosciuta urgenza. La deliberazione del primo punto involve una questione di suprema importanza per i destini della Società, e s'identifica col movimento politico nazionale della nostra travagliata Provincia. Però ogni appello è superfluo; e speriamo di trovarci a Pola numerosi, ed animati tutti dal serio proposito di provvedere, risoluti ma sereni, a valida e legittima difesa de' nostri più sacri diritti. Nuove violenze selvagge e vigliacche a Moncalvo Su quel di Pisino. Domenica 22 dee. molti cittadini colla banda musicale di Pisino, recatisi colà per diporto e festeggiati da quei contadini, vennero assaliti brutalmente a sassate. Nel trambusto della naturale reazione parecchi cittadini rimasero colpiti dai sassi e due feriti gravemente di coltello. Gli aggressori, posti in fuga, sarebbero in mano della giustizia. Sono i soliti corifei della barbarie, ciechi strumenti di ribaldi sobillatori, che insultano al sentimento d'umanità e al nome civile degl'istriani. — Sarebbe tempo, ci pare, di finirla cogli autori morali di queste provocazioni, eroi della macchia e della delazione. Quanti seguono con trepidazione e col più vivo interessamento le fasi della grave malattia, che affligge il Podestà di Trento, on. Oss-Mazzurana, apprendono con sommo piacere le notizie confortanti sul progressivo miglioramento dell' illustre infermo. Ai voti di tutti aggiungiamo i nostri più cordiali per la sollecita e completa guarigione. A Curzola in Dalmazia, nella sala della società del Casino, seguiva li 22 luglio dee. con larga partecipazione di soci, l'inaugurazione del gruppo della Lega Nazionale. Felicitazioni ed auguri ai nuovi commilitoni. Lo spett. Comitato del Centenario Tartini prepara per domenica prossima sulla piazza di Pirano, a beneficio del fondo pel monumento, una grandiosa festa popolare. Per il programma attraente e variato lo spettacolo promette di riuscire brillantissimo. Non vi mancherà certamente un largo concorso delle città vicine, poiché trattasi di passare allegramente il pomeriggio, di trovarsi in ottima compagnia e di appoggiare un'opera eminentemente patriottica. LA FILLOSSERA A VISINADA L'apparente soluzione di continuità tra Grisignana e Parenzo, nella catena dei focolai fillosserici che si disnoda dalla vasta plaga infetta della Dragogna, è scomparsa colla constatazione della presenza dell'insetto su quel di Visinada. Rimane così ancora una volta dimostrato il progressivo cammino discendente, da settentrione a mezzodì dell'infezione in questa regione adriatica; che, dopo la recente scoperta della fillossera in ben quattro delle isole più viticole della Dalmazia, chiaramente accenna a costituire una sola plaga fillosserica dall'Isonzo alla Narenta. La zona infetta di Visinada si estende sulle falde del Monte Cucco che guardano la valle del Quieto, precisamente di fronte agli antichi focolai fillosserici di Grisignana. Si trovarono già fortemente deperiti parecchi filari di viti ad albero, con tronco grosso ed una volta certamente robustissime; talché non si può assegnare all' infezione una data non anteriore ad almeno sei anni, che la collocherebbe in precedenza su quella di Parenzo, lungo la catena dei focolai fillosserici in provincia. Dai rilievi praticati sul posto, non è risultato che colà abbia avuto luogo un trasporto artificiale dell' insetto col veicolo di materiali provenienti da località fillosserata. Le varietà dei vitigni infette sono infatti quelle locali, e quindi riprodotte coi materiali presi in posto. In queste prime indagini non si è ancora potuto precisamente delimitare il perimetro della zona infetta. Il fatto però della presenza dell'insetto già constatata in due diverse particelle appartenenti a due diversi proprietari, congiunto alla circostanza del grande frazionamento del possesso in quel Comune, da cui deriva una possidenza dispersa in particelle talora distribuite su tutta l'estensione del territorio comunale, lascia purtroppo a temere, che l'insetto, col veicolo degli aratri, delle zappe, dei pali ecc. abbia ormai ricevuto una diffusione troppo maggiore di quella ora apparente. Dalle voci raccolte tra gli agricoltori presenti alla esplorazione dei vigneti risultati già infetti, si dovrebbe poi fortemente dubitare anche pei contigui territori di Castel-lier e di S. Domenica. Ecco quindi l'assoluto bisogno che le Commissioni fillosseriche locali, per legge chiamate a vigilare sulla immunità dei vigneti e a denunziare i sospetti d'infezione, si facciano operose e previdenti, nell'attuare le esplorazioni già ordinate dalla competente autorità politica. La opportunità di siffatte esplorazioni non sarebbbe punto minore pei territori situati a mezzogiorno di Parenzo ed oltre il Canal di Leme; essendo poco probabile che l'insetto, che pur già seppe spingersi fino in Dalmazia, ed invadervi quelle isole, già per natura difficilmente accessibili ad ogni contagio, trovi qui una valida barriera in una vallata di poche centinaia di metri di larghezza, colle pareti e col fondo spesso occupati da vigneti, o da viti disperse tra le boscaglie, e quindi capaci di agevolare il cammino dell'afide sterminatore. Che poi infezioui siffatte di data relativamente remota possano rimanere' occulte per tanto tempo, ciò torna facile a spiegarsi. Ed invero in primo luogo i primordii del male, stante il vigore delle nostre viti, passano facilmente inosservati, andando confusi colle esteriori e poco dissimili parvenze delle altre numerose malattie che già infestano i nostri vigneti. Vi contribuisce pure la difficoltà dell'accesso per terze persone, creato dalle siepi e dalle chiusure che recingono quasi da per tutto i fondi vitati, per cui il solo proprietario è iu grado di avvertire i primi sintomi del male. Per ultimo non conviene sottacere che anche quelle persone, le quali per legge avrebbero il potere di invadere il possesso privato e di attivare le necessarie esplorazioni, e cioè i membri delle commissioni fillosseriche locali, di solito non si fanno vive, se non all'annuncio che la fillossera fu trovata; epperò solo dopo che l'ufficio loro demandato puossi virtualmente considerare decaduto di ogoi importanza. Di questo ultimo caso gli esempi sono recenti ed eloquentissimi. La fillossera prosegue pertanto nella fatale sua espansione su tutto il territorio vitato della Provincia, non arrestandosi per le invalide barriere che le possano venire opposte dagli accidenti topografici del terreno, o dalle condizioni della coltura. Nessun distretto può dunque ragionevolmente presumere di andarne immune, e in breve tutta la Provincia sarà fillosserata. Da ciò consegue la dura verità, che, entro un periodo di alcuni lustri, le nostre viti sono condannate a sparire, e che sarà duopo sostituirle colle viti americane innestate. Questa sorte inevitabile bisogna coraggiosamente guardarla in faccia, senza illudersi con sofismi ed utopie. L'attuale superficie coperta effettivamente dalle viti in Provincia, con deduzione cioè delle aree delle altre colture consociate alla vite, ammonta a ben 43736 ettari. Ognuno può quindi da per sè stesso fare il computo del capitale rappresentato da cotale superficie, e dei mezzi che saranno da porsi iu opera, per condurre a termine la colossale impresa del reimpianto colle viti americane. Ma se preso sotto questo aspetto sintetico e numerico, siffatto lavoro appare troppo colossale, per essere attuabile, l'animo si apre invece alla speranza, allorquando si ponderi la non meno colossale potenzialità che è latente nei tesori di volontà e di forza, di cui dispone ogni famiglia dei nostri viticoltori. La divisione del lavoro attenuerà il peso del compito da condursi ad effetto, qualora ognuno provvegga a sè, senza tutto attendere e pretendere dagli aiuti esteriori. LuDgi pertanto dallo scoraggiarci vicendevolmente, con una analisi troppo sottile dell'immane impresa cui saremo chiamati, gioverà piuttosto subito slanciarci all'opera con balda fiducia, sorretti dal pensiero che di altre e gravi crisi già uscimmo più volte vincitori, e che pertanto ancora in questa nuova congiuntura, colla concordia, colla operosità e coli' unità di vedute, anche per le nostre viti e pel nostro vino presto risuonerà l'ora della riscossa. Cose locali A quanto rileviamo affretta il suo scioglimento un voto da lunghi anni vagheggiato dalla nostra città. La Giunta prov. della scuola industriale di perfezionamento, che qui si aprirà finalmente il 1°. ottobre p. v., bandì il concorso fino al 31 corr. ai posti di maestro di disegno collo stipendio annuo di f. 800 e di maestro del corso preparatorio per le nozioni elementari collo stipendio di f. 250. È da attendersi che la scelta, specie per il maestro-dirigente, cada sopra persona di mente e di cuore, da cui dipende unicamente il prosperamento di queste utilissime istituzioni. 11 giorno 21 ni. s. di buon mattino, venne chiusa festevolmente la scuola della Lega Nazionale a S. Colombano, presenti il nostro Podestà, il consigliere com. di Muggia Sig. Vallon, la Direzione del Gruppo locale ed altri invitati. Il breve saggio offerto dagli scolari e scolare dimostrò all'evidenza il loro progresso nel leggere, nello scrivere e nelle prime operazioni aritmetiche. Tutti gli allievi rispondevano pronti e disinvolti alle domande dei maestro, e nel loro dialetto spiegavano giustamente la frase ed il concetto. La mostra dei lavori a maglia, ad uncinello e sul canevaccio destavano vera meraviglia ili tutti i presenti, dacché la brava maestra Sig.na Silvia Cdovissich abbia ottenuto tali risultati in un solo anno d'istruzione con due ore per settimana. In assenza del Direttore, 1' on. Avv. Belli, vicedirettore del Gruppo, rivolge agli scolari brevi e sentite parole di lode e d'inenoramento, rilevando le encomiabili fatiche dei maestri per la loro educazione. Quindi schierati gli scolari all'aperto, l'on. Belli distribuisce dei libri di preghiera e di amena lettura ai più bravi e diligenti. Compiuta la premiazione, il. nostro Podestà, con discorso piano ed affettuoso, dimostra agli scolari 1' utilità della scuola nella vita pratica, si rallegra coi docenti dell' ottimo profitto, addita alla gratitudine degli allievi la provvida associazione e finisce con un : Evviva la Lega Nazionale] che sulle voci infantili trilla sonoro nella quiete dei campi. La sera di sabato scorso la Società filarmonica ci diede nel caffè della Loggia un concerto orchestrale, che riuscì egregiamente per l'esecuzione brillante del ricco programma e per 1' affluenza straordinaria di pubblico. L'orchestra, diretta con senso squisito dal m.° Manara, e dotata di valenti violini, riscosse lunghi applausi e dovette ripetere il patetico intermezzo della Cavalleria Rusticana e P allegra sinfonia verdiana Finto Stanislao. Da tutti si lodava la scelta felice del locale, che più decoroso, comodo e piacevole non potrebbe desiderarsi in questa stagione. La sua parte di svago se la prese pure il nostro popolo, che fino a tarda notte si assiepava sulla piazza. Nel pomeriggio di domenica p. d. abbiamo avuto ospiti carissimi i cittadini di Umago e di Pirano, arrivati verso le 5 colle bande di Seghetto e dell' Istituto musicale sui piroscafi S. 'Marco e Piranese. Allo sbarco vennero accolti dalla Deputazione Comunale e dalla popolazione fra i concenti della banda cittadina. Colle tre musiche a capo, ed al suono alternato di allegre marcie una vera fiumana di popolo dal Belvedere si riversò sulla piazza, dove il corteo si sciolse poiché le bande di Seghetto e Pirano suonarono sotto il Municipio. Per tutte le vie e nei publici ritrovi si notava un movimento straordinario, avvivato dalla presenza di numerosi gitanti di Trieste, giunti per la circostanza col Santorio e col Pisano. All'imbrunire la brava banda di Seghetto si produsse acclamatissima sulla piazza gremita e suscitò schietto entusiasmo cogl' inni dell'Istria e di San Giusto, ripetuti fra gli evviva e gli applausi. Troppo presto, verso le 9, giunse l'ora della partenza. Le musiche si posero in cammino e al chiarore dei bengala gli ospiti scesero al porto, accompagnati da una folla di popolo, che coprì interamente il molo e le rive. L'imbarco ed il commiato non si descrivono : il frastuono delle musiche, lo scambio di evviva assordanti, l'incrocciarsi e lo scoppiettare dei razzi, gli effetti di luce sulla folla pigiata, lo sventolare dei fazzoletti, i riflessi colorati sul mare tranquillo, i fuochi sulle colline circostanti formavano una scena fantastica, su cui alta e cordiale dominava 1' espansione di reciproci affetti e spontaneo erompeva il sentimento purissimo che affratella alla nostra le -città gentili di Pirano ed Umago. ------sasb----- Appunti bibliografici Dott. Alfredo Panzini. L'evoluzione di Giosuè Carducci. Milano. (Libreria editrice Galli 1894. Un voi. in 16 di pag-. 170. Prezzo Lire 2.50). Soddisfo al mio ufficio di Ser Appuntino con ispeciale piacere, perchè mi è dato parlare d'un libro simpaticissimo per un nobile sentimento di gratitudine al maestro ; perchè vi si tocca di gravi questioni scolastiche, e perchè l'argomento del libro è — L'evoluzione di Giosuè Carducci. — Ho a trattare adunque di molte cose; ma ilprofessus grandia di Orazio mi suona come un campanello elettrico negli orecchi; dunque senz'altro, e alla buona all' argomento. Che in questi tempi di revolverate, di busse e di fischi dell'inclita monelleria universitaria verso il corpo insegnante, ci sia ancora chi difenda energicamente e con affetto il professore, anzi scriva appositamente un libro, è già un atto di coraggio degno di massima lode. Perchè, intendiamoci, che uno possa dimostrare sangue freddo, lanciandosi a lottare coi questurini, in faccia ad un popolo plaudente, e sapendo di aver ben guardate le spalle, ■come il cane da pagliajo, non è po' poi un grande atto di valore : il coraggio degno di encomio, e che proviene da un carattere ferino ed energico, si è oggi lottare contro la corrente e sfidare anche la popolarità, credendo in coscienza di servire ad una causa giusta ed onesta. E tale è nel caso concreto il coraggio del Dott. Alfredo Panzini. 11 lettore sa che l'undici Marzo 1891 il maggior dei poeti Viventi: Giosuè Carducci, fu fischiato nell'università di Bologna, ed impedito nell'esercizio delle sue funzioni, per dirla in istile officiale, da un forte gruppo di-studenti repubblicani, i quale volevano con ciò protestare contro l'evoluzione del poeta che di repubblicano era divenuto monarchico, dimostrando questa sua nuova fede con gli scritti e con le opere. Il signor Panzini usa energiche parole per protestare contro P insulto fatto all' uomo, al poeta, al professore. Al professore specialmente; e quindi ne piglia occasione a dire lei grandi meriti del Carducci non solo quale poeta, ma ancor quale letterato paziente, ed amoroso maestro dalla cattedra. Ciò che l'autore ci dice del metodo tenuto dal Carducci ci dà una chiara idea del letterato e ci addita, con l'esempio del Carducci stesso quale sia tra due metodi opposti la via da seguire oggi dai giovani chiamati ad insegnare belle lettere. Il professore bolognese di fatto non segue, alla lettera, il metodo storico, nè l'opposto estetico ; ina, come si ha dal Panzini, batte la via del mezzo. E per vero scrive questi : „Egli, (il Carducci) che ci era così austero maestro Dell'insegnare ed imporre il puro metodo storico della ricerca paziente, ed analitica, avea sovente degl1 impeti luminosi di sintesi, con una così sicura ed anelante concezione del vero, quale gli eredi del genio greco latino sanno, forse soli, afferrare ed esprimere." (pag. 11). Ed altrove: „II Carducci è inoltre di una sensibilità estetica meravigliosa ......Avveniva spessissimo che la visione suscitata da un verso o da uno di que' periodi armonicamente partiti come un edificio della rinascenza, tendenti al loro fine come getto di balestra, gli togliesse per così dire la mano: era una breve ed occulta lotta fra il voler dire, o seguitare il commento linguistico, ma infine P onda delle imagini crescenti come P impeto della marea, vinceva ogni resistenza, e si udivano allora le più alate e scintillanti digressioni che mai siano risonate in quelle scuole di filologia" (pag. 14). C'è da scommettere non una, ina dieci dita che di tutte queste ammirabili sintesi ed ardite volate del maestro, poeta anche sulla cattedra, non avranno capito un' acca i tironi pedanti, i soliti sgobboni del primo banco, caricature del Giove Olimpico in quel loro pecoresco assentire a tutte le parole del maestro ; i pedanti che lo circuivano e ne ingannavano la buona fede „sotto un simulato amore di ricerche e di studi nuli' altro celando che una gran vanità, un'ambizione dannosa ai buoni, senza avere alcun senso dell' arte, alcun animoso o doloroso ideale" (pag. 22). E sono questi oggi que' professori, scortichini della parola, i quali con un diluvio di noterelle e con minuziose ricerche annebbiano la mente dei giovani, e li distolgono dallo studio dei nostri sonimi: studio non mai vivificato dal sentimento, da nessun ideale. Perchè la massima Tractent fubrilia fabri contiene per Apollo ! una gran verità. Date al poeta commentare i poeti e rilevare le bellezze dei nostri prosatori : anche tra le ricerche pazienti e necessarie a non pigliare cantonate, nell' impeto dell'entusiasmo, scatterà ogni tanto l'entusiasmo, e il sapiente e il vate si congiungeranno in una di quelle concezioni grandiose che illuminano la mente e scaldano nello stesso tempo il cuore della gioventù. Oli aridi studi poi se sono ottimi per fare degli specialisti, e dei professori di cattedre superiori, poco o nulla valgono per futuri maestri a' giovinetti del liceo, nell' età più pronta agli affetti. I nostri vecchi padri maestri che con le labbra ancor umide e dolci di cioccolata, commentavano i classici, e ci facevano andare in visibilio, col loro stralunare di lumi, e con gli ammirativi rettorici : bello, stupendo, magnifico ! domandati della ragione di quella loro estasi, ne dicevano qualche volta di grosse a dir vero, perchè certe loro sintesi, non rincalzate dall'analisi, minacciavano di cadere; ma allo stringere delle somme ci educavano per Dio ! e così si è fatta l'Italia. Il Carducci che si è proposto il compito più modesto ma pur arduo di rinnovare nel pensiero e negli studi la gioventù d'Italia, certo, non si curando dei fischiatori, raggiungerà il suo intento, poiché segue un metodo così armonico e vario. E grazie al bravo discepolo, al Panzini, che seppe così bene rilevare il metodo del maestro. Nei due primi capitoli del libro intitolati — Il maestro e la scuola — La dimostrazione dell' undici Marzo 91 — l'autore vuol provare quanto ingiusta fosse quella scenata al maestro. I fischiatori lo accusavano di aver tradito la causa della libertà; e di essersi voltato repentinamente al partito monarchico. Negli altri quattro capitoli che sono la parte sostanziale del libro, il Panzini affronta la questione, e dimostra non esserci stato alcun volgar voltafaccia nel Carducci, ma solo una naturale e necessaria evoluzione. Perciò dà un rapido sguardo alle poesie di lui, dalle opere giovanili, fino agli ultimi scritti. Non seguirò l'autore nel suo ragionamento, che se qualche volta ha del paradossale, a prima vista, pure finisce col persuadere il sincero amante della verità. Meglio forse avrebbe raggiunto l'autore il suo scopo, se avesse a tempo fatta qualche altra concessione e studiato il maestro più nell'intima evoluzione della mente, anziché negli scritti ; oppure, se esaminando questi ultimi si fosse astenuto da parziali osservazioni di critica. Vuole il lettore formarsi una chiara idea di questo preteso cangiamento del Carducci? Io P annunzierei, senza tanti discorsi, con queste semplici parole : Il poeta non è un deputato, obbligato a votare per disciplina di partito. Il genio non si disciplina, ecco tutto. Spiritus ubi vult spirat. \ Il Panzini vuol dimostrare invece che non è il Carducci che si è cangiato, ma i tempi. E scrive : „L'evoluzione del Carducci non segna un mutamento sostanziale dell'uomo, ma dell'universale. Egli non si è mosso che in certe sue abitudini esteriori, do- , vute all'imperiosa forza che lo costringe a dare risalto netto ad ogni sua opinione; ma è la mag- ■ gioranza che si è notevolmente spostata, specie in ] questi ultimi anni, ed ora vede il poeta sotto un i aspetto che prima rimaneva come nell'ombra" (pag. il 42). Molti grideranno al paradosso : tolta qua e là certa arditezza di linguaggio però e una forma che rasenta il fare apologetico, in fondo in fondo non dispero di trovarmi alla fine d'accordo col Panzini, e di fondere il mio qualsiasi giudizio col suo. Ed eccoci di fatto all'unisono. „Certo lo svolgimento del popolo d'Italia, scrive il Panzini, a questo alto tipo nazionale da lui vagheggiato, include necessariamente una forma di governo repubblicana; e in tale senso era ed è repubblicano il Carducci ; ma nel tempo stesso questa prepotente idealità politica non consente che egli divenga uomo di parte ; piuttosto lo costringe ad una libertà assoluta della sua azione individuale a qualunque costo, e contro tutti" (95). E tale fu il repubblicanismo del Machiavelli e dello stesso Garibaldi. Fischiatori, fischiate Machiavelli, fischiate Garibaldi ; giovanotti, fischiate la storia! Per una piena intelligenza dell' evoluzione del poeta forse meglio si aveano a conoscere i tempi e le circostanze del poeta specialmente negli anni della prima gioventù ; benché questa dei raffronti tra gli autori ed i tempi sia una critica, dicono,, invecchiata parecchio. Sta il fatto però che il classici- smo del Carducci e il suo amore per le forme repubblicane furono una spontanea rifioritura del pensiero italico in un tempo in cui la nazione baldanzosa delle nuove conquiste, insofferente degli ostacoli jeratici, piena di vita e di giovanile vigore sentiva ripugnanza per un partito ciecamente ostinato ad impedire l'unità e l'indipendenza, e per un altro, troppo prudente (così almeno poteva apparire a molti) e temporeggiatore '). Aggiungasi, come giustamente osserva il Fanzini, che il Carducci sente profondamente la religione degli eroi; e che gli ■eroi uon reggimentati, dal 48 al 70 commisero tali generose imprudenze da suscitare l'entusiasmo anche nei vecchi. Concludiamo: il Panzini con questo libro ha fatto una buona azione, e mostrando ai giovani come si abbia a rispettare il maestro, di cui ha tentato di spiegare l'evoluzione, e in gran parte riuscendovi. Mi permetta 1' egregio autore di spingere lo sguardo più in là. Oggi che il sentimento nazionale va infievolendosi e le menti si sollevano coi nordici pensatori alla visione di un nuovo ordine sociale, l'ultima evoluzione del Carducci sarà forse un ritorno al Cattolicismo, che le idee di eguaglianza ha diffuso nel mondo pagano, ed ha in sè la virtù di moderare gli animi e di impedire gli eccessi. Ma anche allora il poeta, divenuto più popolare ed armonico, salirà solitario sulle alte vette dell'arte : religione non sarà per lui l'ipocrita simbolismo, o l'ultimo rifugio agl'isterici. E sarà un'evoluzione naturale, acclamata! Usare di tutte le forze per conservare l'idealità della patria, e il vario nel-1' uno, è dovere : porre a custodia del buono stato anche la religione è romano. ') Vedi il mio studio „Questioni letterarie del giorno" Capodistria 1893. pag. 38. Programma dell'I. R. Ginnasio superiore di Capodistria. Capodistria. Cobol e Priora 1894. Quest'anno il programma è magro anzi che no. Contiene di fatti nella parte prima — L'Archivio della Comunità di Ossero per cura del prof. Stefano Petris; e nella seconda le solite notizie pubblicate dalla Direzione. Se il lavoro del Petris non è opera d'ingegno, come egli stesso dice; pure egli ha il merito di essersi sobbarcato, per carità patria, ad-juvato da un suo bravo tirone, alla fatica di raccogliere e classificare le vecchie carte di Ossero, salvandole così dal dente dei rosicchianti, e dalle mani dei salumai. Un qualche utile ne potrà forse venire un giorno, per chi ci darà la storia delle isole del Quarnero. Ed ora della parte seconda, interessante anche i questa, ed anzi più come quella che ci mostra l'in-; dirizzo didattico dell'istituto. Le cose certo ci de-; vono procedere bene, poiché a capo dell'istituto è j 1' egregio Babuder, del quale, già mio allievo, molti ! anni or sono, ho potuto conoscere I' eletto ingegno, ; e bene augurare dell'avvenire. Non già che qualche cosa non rimanga a desiderare, come nello svolgimento del programma della lingua nazionale; ma a far meglio gl' impedimenti non sono pochi. Pure qualche miglioramento si potrebbe con prudenza tentare. II sistema, per esempio, dell' insegnare la letteratura in forma analitica per via di biografie, se è buono nelle classi inferiori, in 6% 7* ed 8a non va. Ci vorrebbe proprio una storia della letteratura, sia pure per biografie, ma con qualche largo giudizio di quando in quando. So bene che le storie più in voga, venti anni or sono, il Settembrini, 1' Emiliani Giudici non sono oggi convenienti neppure nelle scuole liceali del Regno, e meno che meno in Austria. Ci abbiamo però il Tor-racca (3 volumi) freddo e compassato, rigoroso seguace del metodo storico anche troppo, e quindi innocuo; e che tiene oggi il mestolo nelle scuole del Regno. È vero che è un po' caro (quattro lire per volume); ma nel primo volume contiene una gran parte della Divina Commedia senza note, e ai brani ommessi si supplisce con una rapida narrazione in prosa, in modo che i giovani abbiano una chiara idea di tutto il poema. Lo stesso dicasi dell'„Orlando furioso" e della „Gerusalemme liberata" nel secondo volume. Almeno si procuri che il libro non manchi nella biblioteca : molte notizie ci troveranno i giovani ed un esattissimo catalogo delle Singole opere dei classici; nè accadrà loro leggendolo di arrivare con l'ultima corsa in iscuola, o di dare per giudizi sicuri i giudizi formulati nel tempo che Berta filava. Perchè molto filo si è torto in questi ultimi trenta anni, e la storia letteraria ha fatto di grandi pass1. La mia attenzione fu rivolta specialmente al paragrafo Vili — Relazione sui mezzi adottati per promuovere lo sviluppo fisico-igienico della gioventù studiosa. Fatte le debite riserve su certe esagerazioni della scuola franco - italiana, rimane sempre fermo il principio della necessità dell' educazione fisica, specie oggi che il soverchio lavoro del cervello, secondo le teorie di Max Nordau e del Lombroso, favorisce la degenerazione in questo finisecolo. Senza ripetere il solito aforismo latino, tutti sappiamo a memoria i due versi del Parin i nell' ode „L' Educazione" : Che non può un' alma ardita Se in forti membra ha vita ? Veggo con piacere che il Direttore Babuder è persuaso di tutto ciò, e per questo ha organizzato le passeggiate scolastiche, e lo svago intorno al tiglio negl'intervalli delle lezioni. Oh ! quel tiglio fronzuto l'ho sempre presente nella commossa fantasia. e sento tuttora la pispilloria dei passeri che mi richiamava sull'alba al lavoro quaranta e più anni or sono. Dunque niente facchinaggio nella palestra, buona pei beccaj e pei pagliacci del circo: la ginnastica naturale e più proficua è sempre ü giuoco e la passeggiata. Nè si vuol disprezzare 1' esercizio del remo che è una specialità dei p-ie&i al mare ; ed utilissimo quando sia regolato dai superiori, come bene osserva il Babuder. Ma le pac-seggiate, le passeggiate anzi tutto col capoclasse turista. Abbiamo di fianco a Semedella il — Monte degli Scolari — memoria del ginnasio tedesco ; quando i professori si divertivano a gettare uno ictu tutti i birilli nell' orto. Avete insomma tutti i mezzi per crescere la gioventù sana di mente e di corpo : approfittatene. Sento poi con vivo piacere che Capodistria è tuttora una terra vergine di sport biciclettistico.*) Oh le maledette biciclette, che apparecchiano alla patria una generazione di gobbi ! Le abbonano,' le detesto ; e questo mio odio contro un tal genere di divertimento non parrà tanto eteroclito al lettore, quando saprà che avviandomi alla sauola lo scorso giugno, fui investito da uno di questi maledetti ordigni in pieno corso, ed obbligato a baciare il volto dell' antica madre, duretto anzi che no. Salto a piè pari la narrazione di feste officiali e di discorsi accademici con le relative sonate di pivi, direbbe quella mala lingua di Pietro Aretino nelle sue originali e bellissime commedie. E così pure i dati statistici, dai quali è provato una volta di più quello che tutti sappiamo: l'Istria è terra italiana. P. T. 157 no ze dut òro kuèl ke lus. 166 el fun ze grant, ma el rost se picul. 176 fin ke ze flà ze spe-ransa. 177 ki vili sperduti, móur k.....ti. 191 no bie méter la pàja tàka el fóuk. 192 bandièra véeia, onònide kapitani. 193 galina vécia fa bon bròli. 196 miej frnjàr li skarpi, ke no i ninsoni. 200 né in tòla né in lict. no se puórta rispiét. 204 la bolp piert el pel, ma el visi mài. 207 el sank no ze agu. 209 la roba no ze de ki ke la f'ài ma de ki ke la god. 211 non ze biél kuèl ke ze biél, ze biél kel ke plàs. 212 a cagnàl dunà no se guàrda in boca. 213 a zier in zòu, duit i säint i jüta. 217 ki va al mulin s'infarina. ..... L'é miga tutt or quel che lusiss. El fum l'è tant, ma el el rost . . . (oppure) tant fum. seusa rost. Fin che ghe tìad, ghe speransa. Chi vive sperando, mot c.....do. No bisogna mett la paja. arent al foeugk Bandera vegia onor del capitan. Galina vegiafabonbroeud. Mei rornp le scarpe che i niusoueui. Nè a tavola, uè a lett se porta rispet. El lu el perd el piel, ma miga el vizi. El sang 1' è miga acqua. La roba l'e miga de chi la fai; ma de chi la god. L'è bel quel che pias. (oppure) Valpussè Piasensa-che Fiorensa.(') A cavai dona, non se guard in buca. A ven zu tutti i santi i iuta. Chi va al mulin s'infarina...... (') Il lodigiano, come si vede, giuoca sulla parola; e dice j — Val più Piacenza che Firenze. -sas- *) Tutt'altro: velocipedi uostri e da Trieste ne abbiamo in abbondanza. Siamo meta alle gare dei Club, nè ci manca la grida municipale a guardarci dalla vostra disdetta. (N. d. R). "_1_---------- Proverbi ladini e lodigiani raffrontati (Continuazione e fine ; Vedi N. 10) 134 ki ze bauzàr, ze ànca Chi è busard è lader. làdro. 138 la farina del diàul la va in sémula. PUBBLICAZIONI „Studi di Letteratura Italiana" di B. Zumbini. I Firenze. Tip. Successori Le Mounier, 1894. La Rivista. Eassegna marittima commerciale e dì economica. — Sotto questo nuovo titolo, è uscita, in formato ingrandito, la VI.a puntata della Rivista della marina mercantile e della pesca e rispettiva-' mente la 13.a della Rassegna marittima economica-assicurativa organo ufficiale dell' Associazione marittima di Trieste. I due periodici citati si sono fusi e l'ulteriore-pubblicazione in formato ingrandito ne seguirà d'ora in poi due volte al mese, sotto la direzione del Prof. Avvocato Achille Gennari. La farina del diavol la va iu crusca. __1-$ (gpr® —---—— 1 A V Y ISO Vorrebbesi acquistare un esemplare dell' opera Saggio di Bibliografia Istriana publicato a spese di una Società Patria — Capodistria : Tip. Tondelli 1864. Chi volesse privarsene favorisca dirigerne offerta alla Tipografia Cobol & Priora a Capodistria coli' indicazione del costo.