ANNO XXVIII. Capodistria, 16 Novembre 1894. N. 22 LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1.° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior 3; trimestre e quadrimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. Viva Trieste città Istriana! Il due Novembre del 1894 rimarrà indelebile nella memoria e nel cuore degl'Istriani tutti. I confini sono rotti ; non vi è più che un' I-stria dal Monte Maggiore al Timavo : e la grande parola di pace e di unione fu proclamata dai nostri podestà, accolti come fratelli nell' aula magna del palazzo civico di Trieste da quel Magnifico e dal Consiglio Municipale, assenziente il popolo in piazza. E fu veramente una festa del cuore. Il popolo scese da San Giusto, dove un arcivescovo veneto (circostanza anche questa degna di nota) evocando le tradizioni italiche dei Piccolomini, dei Bonomo e di tanti vescovi illustri che onorarono la cattedra tergestina, con accento e stile italiano, aveva detto le lodi dell'eroico patrono, edificando come si deve il popolo. Così in breve la piazza fu piena e l'entusiasmo di tutti al colmo; alla festa, sacra e civile insieme, pareva arridesse il cielo. La frase è abusata, sappiamo; ma in quell'occasione venne spontanea sulle bocche di tutti; puro era veramente il cielo, e il patrio vento, increspando le acque azzurre faceva leggermente tremolare la marina, senza furia di cavalloni e di raffiche : immagine viva del moto popolare, spontaneo, eguale, severo, contegnoso nella coscienza del suo diritto. E che momento solenne fu quello in cui il Podestà di Trieste, affacciatosi sul verone col Podestà di Capodistria, strinse a questo la destra! Uu fremito corse la folla; scoppiò l'applauso, e molti piansero per commozione. Sì, quella stretta di mano dei due primi cittadini di due città a un tempo per secoli nemiche, suggellava il patto della Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un numero separato soldi 15. — Pagamenti antecipati. concordia; que' due pugni serrati con la vigoria dell' amore pareva sfondassero i muri divisori alzati nella stessa regione dalle fraterne discordie. Tra l'Istria e l'Istria non ci sono più confini; il ponte di Zaule, già bagnato di sangue fraterno, non esiste più; Trieste ha cancellato sei secoli di storia. L'unione amministrativa si farà quando che sia, si potranno accampare ragioni pro e contro ; ma l'unione morale intanto esiste; Trieste è veramente la capitale dell' Istria. Quanto cammino si è fatto, e quanto sono ammirabili le pacifiche conquiste del progresso! Parecchi rammenteranno ben altre scene! Quanto lutto nel cuore dei veri figli di Trieste, quando una rozza plebe, subillata da pochi Cresi, nei giorni della reazione, assaliva i pacifici agricoltori di Muggia e d'Isola, ne rovesciava le ceste colme di frutta al grido: fora i rebei. Sono tristi memorie che i vecchi patrioti evocano a malincuore; sono voci stonate nell'inno dell'attuale trionfo. Giovi però ricordarle per apprezzare ancor meglio la odierna vittoria. Non più recriminazioni; i torti furono vicendevoli: tutti errammo, tutti godiamo quindi della comune vittoria sui secolari pregiudizi e tutti oggi gridiamo col poeta: Mai più, mai più, nell'Istria „Non fia loco ove sorgan barriere." E grazie agli Slavi, che con le loro pretensioni ci hanno procurato un tanto bene: salutem ex inimicis nostris. Se per voto di popolo un monumento si dovesse erigere oggi in Piazza Grande, accanto alla vecchia fontana, sul terreno ove un tempo alzavasi la vetusta porta della Madonna del Porto, donde tante volte uscirono le galere del comune a rintuzzare le fraterne offese; se un monumento simile, dico, si avesse ad erigere oggi, certo a salvarlo da disennati anarchici furori, non occorrebbero da noi i panduri della vigile questura. Di monumenti poi ne abbiamo già troppi- In alto un sorriso di cielo, il tremolar della marina nel fondo, un'onda di popolo plaudente al basso, e su su sopra l'arco di piazza, i due podestà in una vigorosa stretta di mani: ecco il monumento che tutti gl'Istriani portano scolpito nel cuore. Viva Trieste città istriana! i -----—5äS--;-—-:-^------ Balia separazione amministrativa deli' Istria dalla Liburnia e dalle isole. È proprio il tempo questo di fare di simili voti platonici, si dirà, abbiamo ben altro pel capo. La questione però fu messa sul tappeto, prima che avvenissero i noti fatti; chi scrive promise già di trattarne; possiamo quindi parlarne accademicamente, riserbando la soluzione a tempi migliori. Poi, dice bene il Manzoni, „il principe di Condè dormì profondamente la notte che precedette la battaglia di Rocroi". Non dico dormire; il riposare però e trovare un diversivo, occupandoci con animo tranquillo di altre faccende, dimostra in noi una serenità di mente, e una forte coscienza del proprio diritto. Ciò posto, dirò in primo luogo che il desiderato distacco dell'Istria dalla Liburnia, e (a malincuore lo dice) dalle isole deve essere inteso con molte riserve e non ha a produrre quel mal senso di distacco e di assoluto abbandono di genti con certi vincoli a noi unite, come parve ad alcuno. E per vero che cosa vuol dire unione amministrativa dell' Istria con Trieste esclusa la Liburnia e le isole? Niente altro che la ricostituzione dell' Istria, geografica e storica in una determinata provincia ; senza che perciò s'impedisca agli abitanti di lingua italiana della Liburnia e delle isole, di difendere, come meglio potranno le loro nazionalità. Se una parte del Cadore per esempio ' desiderasse di far parte della Provincia di Udine anziché di quella di Belluno, si avrebbe a credere perciò che vogliono rinunziare ad essere italiani ? Lo stesso dicasi degli Sloveni di Krainburg, se saltasse loro il ticchio di far parte dal circolo di Gorizia anziché di quello di Lubiana. Intendo la differenza notabile tra il caso nostro ed i citati esempi : rimane però fermo che la desiderata unione, è un fatto d'ordine ammininistrativo che noi riteniamo conforme agli interessi nostri nazionali, e che non implica a priori la rinunzia a tutti quei possibili diritti che, date certe occasioni si potrebbero da noi accampare, su quei medesimi paesi dai quali ora vogliamo dividerci, e meno che meno poi toglie il diritto ai nostri fratelli in latinità di difendersi e sostenere le loro ragioni. Questi potranno sempre tenersi uniti a noi per mezzo della Lega Nazionale, come fauno gl' Italiani in Dalmazia e nel Friuli orientale ; ed aderendo ad un' unica Società politica estendente P azione sua su tutti gl' Italiani residenti sul litorale adriatico e nel Trentino. Fare poi di una questione amministrativa, una questione grossa che radicalmente tenda ad estendere su di una ampia regione un dato ordine di cose; e per parlar chiaro, dal modesto desiderio dell' unione di una provincia alla naturale sua capitale, far nascere, come vogliono alcuni, il desiderio di un' unica dieta per l'Istria, il Friuli ed altri siti ancora, è uno spostare la questione, ed è per molte ragioni inconsulto. Dice il proverbio — Il meglio è nemico del bene : Nella virtù non si va per salti; anche in politica, per amor del cielo, per non compromettere tutto facciamo un passo alla volta. Ed ora che ci siamo intesi, diciamo delle ragioni che ci consigliano a dividerci dai Liburni e dagli isolani, e a costituirci con Trieste in provincia. Prima di tutto egli è un fatto che dalla regione di là del Monte Maggiore vennero gli azzeccagarbugli a mestare nelle nostre faccende, e a sollevare i pacifici contadini, e che in quei paesi più vive sono le simpatie pel mondo slavo. La Liburnia non è Istria, ma una regione distinta, che più si attacca a Fiume, ed alla riva orientale del Quarnero : lasciamo adunque che que' signori si accomodino come a loro pare e piace le uova nel loro paniere. Opporranno molti che il mondo latino ha pure dei diritti su que' paesi, rammenteranno gli studi recenti de' migliori geografi nostri e stranieri, segnanti nelle estreme pendici delle Giulie il naturale confine, e grideranno enfaticamente al tradimento, maravigliandosi che una simile proposta possa essere fatta e sostenuta da italiani in voce di provato patriottismo. Tornando a ripetere che questa non è una questione politica, non quarantottate, rispondo, per amor del cielo. Si tratta di navigare secondo il vento, e a tempo opportuno ammainare le vele: l'opportunismo è una birboneria, una buffonata di gente piccina per tutelare i proprii interessi, ma è-anche virtù civile di primo ordine, quando trattasi del comune interesse, e di gettare una parte del carico per salvare la barca. E qui vorrei aggiungere un' altra ragione. Con una opportuna concessione, si può entrare in grazia dei nostri avversari, trovare almeno un modus vivendi e gettare le basi della desiderata concordia tra due nazioni che in fondo hanno pure il medesimo intento. Se non che potrà essere che più in là, assai più in là della Libur-nia e del litorale croato ci siano degli spiriti elevati ed equanimi che m'intendano; da noi però ci sono i battistrada, i guastatori, i foraggieri; tutta gente avventata, senza discrezione, avvezza a fare le cose in fretta e furia, e inetta a capire certe finezze, e che sarebbero anzi capaci di riderci in faccia. Dunque sia per non detto, e tiriamo innanzi. Ai teorici, agli scienziati, ai pedanti della geografia, che enfaticamente esclamano col poeta : Dio divise le patrie, controsservo che Domeneddio non si è dato la briga di fare 1' agrimensore ed il geometra, ma ha lasciato fare alla natura, la quale, pur segnando forti barriere e spartiacque, femmina come è, si è preso qualche capriccio. I limiti sono segnati spesso così all' ingrosso : tocca agli uomini poi intendersi : un po' più in qua, un po' più in là è questione di tempo, di opportunità, di forza anzi tutto. Così hanno fatto in casa nostra i Romani. Prima portarono il confine al Formione poi all' Arsa, e così costituirono con la Venezia e l'Istria la XVI provincia d'Italia detta Venetiae et Istriae o semplicemente Venetiae. Più tardi, poiché in fondo erano essi i padroni del mondo civile, non presero alla lettera il confine dell'Arsa, ma all'Istria aggiunsero la Liburnia in-iìno al Tarsia, e di questa misura d'ordine amministrativo rimase un indizio più tardi nella divisione ecclesiastica, perchè la diocesi di Pola si stendeva appunto insino a Fiume. Ma i Romani erano i Romani, e noi siamo quel che siamo. In altri tempi e in altre condizioni contentiamoci del puro necessario, stringiamo l'Istria, la vera Istria senza altre appendici alla sua capitale : ricostruiamo la provincia amministrativamente come era in origine, e non occupiamoci d'altro. Così saremo più uniti, più raccolti, in casa nostra, strettamente nostra, senza appendici, e corpi avvanzati ; ed anche più in numero. Così cesserà pure quella solenne bugia messa in giro della prevalenza numerica degli Slavi nell'Istria, in un' Istria senza Trieste, e con territori che non le appartengono ; e così finalmente il paese nostro arrotondato, compatto, presenterà una diga, all'irrompente Slavismo; giovando agli interessi propri, e a quelli della Germania. Perchè non è un mistero per nessuno quali siano gl' intendimenti del Panslavismo, e dei sognatori del Regno Croato sotto un principe di casa d'Austria ; povero Macchiavelli, deposti i panni curiali, è oggi costretto da que' nuovi discepoli a camuffarsi con la giacchetta, le opanche e il berretto slavo I deputati del Beichsrath adunque provederan-no e al nostro e al loro ben essere, se favoriranno la costituzione d'un'Istria tale quale l'ha fatta natura, e con un popolo, oltreché per cultura, prevalente anche per numero in modo che rimossa la causa, si tolga anche l'effetto, e sia reso impossibile ai Liburni di venire in casa nostra ad eccitare disordini ; o di suscitarne di là dalle Alpi a danno dell'elemento tedesco? incoraggiati dal successo. Torniamo insomma all'antico. Ecco la ragione che ci persuade il taglio, doloroso specialmente in riguardo alle isole, dalle quali non ci vennero inai impedimenti, e che da parte mia non avrei voluto suggerire('). Torniamo all' antico, e si ricostruisca l'Istria dal Timavo al Monte Maggiore l'Istria vera, strettamente romana prima, e veneziana poi. Sì anche veneziana ; il distacco di Trieste, all' epoca dei comuni, dalla provincia è un episodio delle fraterne discordie ; un errore del quale devono sparire le ultime conseguenze. 1 diritti storici, se furono in altri tempi ed in altre circostanze buon' arma di guerra, oggi come oggi, sono un vero anacronismo; e d privilegio della dieta unica per Trieste e il territorio un fossile da conservarsi uegli scaffali della diplomazia, un mezzuccio della vecchia politica met-ternichiana. E poiché il distacco dalla Liburnia e 1' unione a Trieste, città istriana, sono due questioni a mio vedere inseparabili, ecco un altro argomento in favor nostro. Gli organi del partito slavo avversano 1'una e l'altra; que' bei cecini si fanno i difensori di Trieste, e temono per le sue sorti future. Salvo sempre il dovuto rispetto al sentimento nazionale degli Slavi colti, come già si è detto di sopra (rispetto che i foraggieri ed i guastatori venuti a scorrazzare nel pacifico e storico nostro campo latino, non meritano certo) dico chiaro e tondo : l'unione della provincia con Trieste e il distacco dalla Liburnia e da altri corpi avanzati dispiace a voi. Dunque piace immensamente a noi. Ed anche questa è logica. P. T. ') Si potrebbe anche tornare sull'argomento. ______- ZbT o t i z i e L'ultimo numero de La Provincia venne sequestrato per ordine di questa i. r. autorità politica distrettuale col seguente decreto, comunicato per notizia, al redattore responsabile del periodico: N- 255 Ordine aperto perii sig. Costantino Zalocostaincaricato di procedere colle norme legali al sequestro di tutti gli esemplari del giornale „La Provincia" d. d. 1 Novembre a. c. N. 21. che fossero reperibili nei locali di redazione, amministrazione e spedizione come pure nella tipografia Cobol - Priora, o decomponendo assenziente il tipografo i tipi. Lo s'incarica pure di confiscare tutti gli esemplari trovantesi nei soliti luoghi di smercio, nell'ufficio postale e nelle mani del distributore e rimetterli allo scrivente per l'ulteriore procedura. A tale misura diede motivo l'articolo inserito nel su riferito giornale „L'agitazione in provincia per le scritte slave" e precisamente i passi „In simili occasioni .....si finì col ridere", riservato l'esame degli altri articoli. Dall' i. r. Capitanato distrettuale Capodistria 2 Novembre 1894 Il Dirìgente Guido I'erinello L'associazione della stampa periodica italiana in Roma, nella sua ultima assemblea ha deliberato di inviare un saluto ai giornalisti di Trieste e dell'Istria che invitti sostengono la lotta per la loro nazionalità. Corrispondiamo di gran cuore al saluto e ringraziamo. La cronaca di questi giorni non ha fatto che segnare dimostrazioni in tutte le città e borgate dell' Istria, dimostrazioni serie di protesta, scevre di atti offensivi per chi che sia; e sequestri e sequestri di tutti i nostri giornali e periodici che hanno pubblicato le notizie di queste dimostrazioni. - Un grido solo, unanime si è alzato dall'Istria: Vogliamo rispettata la nostra nazionalità! E questo non si può sopprimere. La più solenne, commovente dimostrazione fu quella di Pirano il giorno 5 Novembre. All' alba di quel giorno nefasto, venne occupata militarmente la piazza e guardate le vie, quindi alzata e affissa la tabella bilingue sull'alto poggiuolo del palazzo di giustizia, da artieri arrivati da Trieste con un apposito battello a vapore La popolazione, tutta la popolazione, con un accordo eh.e può trovare sola spiegazione nell'unanime sentire, si ritirò e si chiuse nelle case, e in segno di lutto spiegò panni neri fuori delle finestre. Non un grido, silenzio profondo. L'imp. reg. autorità ne fu colpita, e ordinò che i panni neri venissero tolti, e furono tolti, ma non con ciò è riuscita a strappare dal cuore dei Piranesi il dolore profondo, che vi ha lasciato una cicatrice incancellabile, dolore diviso da tutti i comprovinciali. Da ogni parte della provincia pervennero telegrammi, in quel giorno, alla città di Pirano in segno di compartecipazione di lutto, e Rovigno città più delle altre legata di affetto per antiche tradizioni alla città sorella, volle subito raccolto il suo consiglio comunale, il quale votò un ordine del giorno onde esprimere il rammarico per la affissione della tabella bilingue; e anche a Rovigno si chiusero i negozi, e tutti gli esercizi in modo che la città assunse 1' aspetto di profondo lutto. E anche questi sono fatti ! Il giornale ufficiale L'Osservatore Triestino non si è potuto sottrarre alla necessità di annunziare il grande avvenimento della visita delle rappresentanze dei Comuni Istriani a Trieste il giorno di S. Giusto, e lo ha fatto con grande studio di parole e con lo scopo di togliere ogni importanza all'avveuimento; se Aon chè nelle stesse sue colonne ha dovuto poi riportare il protocollo della seduta pubblica del Consiglio della Città di Trieste, tenuta addì 12 corrente, nel quale si legge che il Podestà ha data comunicazione di un ringraziamento del Podestà di Capodistria, a nome pure delle città consorelle, per le accoglienze avute dalle deputazioni istriane il giorno 2 novembre: e si legge che a grandissima maggioranza con fragorosissimi applausi venne accolto il seguente ordine del giorno: — "11 Consiglio, interprete del pensiero e del sentimento della cittadinanza triestina ricordando la manifestazione e protesta legale dei patrioti istriani convenuti il 2 Novembre in quet'aula, incarica la spett. Delegazione municipale di proporre il modo migliore per commemorare il solenne avvenimento„. -———>-«_t_:_- La visita ielle Rappresentanze Cornali dell'Istria Circa una trentina di rappresentanti dei comuni dell'Istria erano arrivati a Trieste giovedì sera 1 Novembre; gli altri giunsero nella mattina dopo sommando in tutto ad oltre un centinaio di delegati che rappresentarono i comuni: Albona, Buie, Canfanaro, Capodistria, Cherso, Cittanova, Lussino, Dignano, Grisignana, Isola. Montona, Momiano, Muggia, Orsera, Parenzo. Pinguente, Pirano, Pisino, Pola, Portole, Rovigno, Rozzo, Sanvincenti, Umago, Valle, Veglia, Verteneglio, Visignano, Visinada. * * * Alle 11 antimeridiane i podestà e gli altri delegati dell'Istria, si radunarono nella sala maggiore della Filarmonica, messa gentilmente a loro disposizione ; fra i presenti, parecchie delle più spiccate personalità dell'Istria ; il dott. Fragiacomo, podestà di Pirano, era fatto oggetto di speciali affettuose accoglienze. Dopo lo scambio dei saluti, fu deliberato che il signor Cobol, podestà di Capodistria, avrebbe tenuto nell'aula municipale il discorso in risposta a quello del podestà di Trieste. Il signor Giorgio Cobol ringraziò per 1' onorifico incarico. — Disse poi, che sarebbe lieto di portare al podestà di Trieste e ai rappresentanti della nobile città, 1' omaggio affettuoso dei comuni italiani dell' Istria. Rilevò che lo scopo del concordato convegno delle rappresentanze comunali dell'Istria era quello di presentarsi in deputazione al sig. Luogotenente per appoggiare a voce i reclami e le proteste già avanzate contro le misure tendenti ad alterare il carattere nazionale della provincia. Il sig. Luogotenente, con una circolare telegrafica alle Podestarie, aveva informato che non poteva ricevere i rappresentanti dei comuni dell'Istria, ma questa circolare non giunse in tempo utile da poter contromandare il convegno. * * * Nell'aula municipale erano convenuti tutti i consiglieri di sinistra e due di destra: gli on. Albori e Schiavoni. Molto commentata l'assenza degli on. Burgstaller e Luzzato, dei quali era nota la presenza a Trieste. Man mano che entravano i rappresentanti erano accolti da applausi. Quando furono tutti riuniti, il Podestà Pitteri prese la parola, pronunciando il seguente discorso: «C'è, o illustri Signori, qualche cosa, che, nelle tristi, quotidiane battaglie della vita, fra gli sconforti delle speranze deluse e delle fedi mancate, viene dal cuore e di tante amarezze ci riconsola; c'è qualche cosa, che s'innalza dall'anima, e nella prosa necessaria delle umane miserie prorompe in una parola di purità sublime: questa è. o signori, la poesia della patria. «Con cuìto religioso e civile oggi Trieste l'antico suo patrono onor,:. La venerazione eh'essa porta al suo vecchio San Giusto, è sacra. In lui, che dal tempio su la cima del colle ci guarda e protegge, si concentrano in un palpito solo i palpiti di tutti i cuori. E profondo indistruttibile affetto, che strappa da mille petti una voce: Viva San Giusto. Lieto è per noi questo gioruo; lietissimo perchè voi rappresentanti delle nobili terre istriane, prodi sostenitori di un diritto, che ingiustificate imposizioni potranno ledere ma cancellare non mai, qui vede riuniti, quasi sotto l'auspicio del Santo, in un patto di fratellanza concorde, «E poiché in oggi è dato a me il raro orgoglio di salutarvi ospiti nostri, il mio saluto sia l'augurio: abbia cotesta Istria di favella italiana pria che vittoria giustizia. Ed è questo il voto ardentissimo dei vostri fratelli triestini.» Applausi calorosissimi salutarono le ultime parole del signor Podestà, al quale rispose il sig. Cobol, podestà di Capodistria, pronunciando il discorso: Magnifico Podestà, Onorevoli Signori! Dignità d'italiani ed affetto figliale a questa forte e generosa Trieste qui condussero le rappresentanze legali delle città e borgate istriane, perocché le difficoltà dei temi ci stringono tutti nella comune difesa, e qui ci sentiamo fratelli nella dolce favella di Dante. In mezzo alla gloria di questo giorno — sacro nlla fede e alla patria — noi siamo lieti ed alteri di salutare nell' Inclito Consiglio Municipale la nobile e gentile popolazione di Trieste. Col cuore commosso, noi rechiamo l'affetto, il plauso e la gratitudine dell'Istria italiana a questa cara città, che qual madre vigile ed amorosa, ci stende spontanea la mano, ci porge immenso conforto, c'incuora a difendere insieme il più geloso dei tesori : la nostra italianità. Ora che tristi volgono i tempi, che dovunque incalza il periglio fin entro le mura dei nostri secolari baluardi qui traemmo concordi, per far sentire le più giuste querelle, per far valere, sereni e tranquilli - sotto l'egida delle leggi — quei sacri diritti, che a uoi derivano da natura, storia, civiltà e ragione di stato. Ma se pur n'è tolto di manifestare francamente all'Eccelso Governo il sentimento unanime delle nostre popolazioni nei riguardi nazionali, dirà la Storia che oggi — in quest'insigne palladio di civili virtù — Trieste e l'Istria per voto di popoli suggellarono 1' unione dei cuori e riaffermarono il patto di solidarietà nazionale. Sotto tali auspici associamo alla valorosa Trieste, con fede secura, i nostri destini; e l'indomita sua fierezza, la piena concordia dei voleri e dei propositi ci affidano la salvezza del nome italiano, finché il sole sorrida alle nostre terre dilette. Con questo voto nell' anima rinnovo alla città di Trieste, a voi, magnifico podestà ed onorevoli signori, il saluto cordiale dell'Istria". Anche questo discorso fu accolto da applausi calo-rissimi, ai quali - come qui sotto è narrato - fecero eco le entusiastiche acclamazioni della folla adurata in piazza. * * * Il quadro che presentava la Piazza Grande, aveva tutta quella imponenza cbe dà 1' energia popolare ed una folla animata da un solo pensiero, uuita in uno stesso entusiasmo. Settemila persone circa erano stipate già alle 11V4 dallo sbocco di Piazza della Borsa al principio della via San Sebastiano ; un terzo della piazza era letteralmente gremito ; impossibile la circolazione, che numerose guardie di p. s. tentavano invano di mantenere. Dinanzi al palazzo Municipale si era formato un fittissimo gruppo, in cui ben difficilmente si riusciva a penetrare. E, in mezzo a tutta quella gente, anche molte signore, aspettavano, prendendo il più vivo interesse a quella popolare manifestazione. Quasi tutte le finestre delle case circostanti erano occupate : 1' animazione della folla pareva diffusa nell'aria limpida della splendida giornata. Su, in alto, sulla torre di palazzo, la bandiera triestina sventolava al sole. In tutti un' unica idea : far comprendere che Trieste si associa alle città sorelle dell' Istria, che i nostri cuori pulsano all' uniscono con i cuori dei cittadini di quelle. A un tratto scoppia dalla sala un vivo, interminabile appluso ; e la folla applaude essa pure ; è un uragano di grida, di battimani che si leva su quelle teste. La moltitudine è fremente ; tutti si serrauo sempre più verso il palazzo. Ad ogni applauso che scoppia nella sala del Consiglio, si risponde con nuovi evviva, con nuovi applausi. Alle 12% la dimostrazione giunge all'apogeo. Ripetute grida di „Viva l'Istria!" Viva Trieste! Viva la nostra nazionalità! l'animazione è generale, straordinaria. Tutti, dabbasso, sono a testa scoperta ! migliaia di cappelli agitati danno l'aspetto di uno svolazzar di farfalle; le signore, alzate sulle punte dei piedi, agitano i fazzoletti. Gridano anch' esse, incessantemente, entusiasmata. Al pogginolo e alle finestre della sala del Consiglio si sono già affacciati tutti i nostri consiglieri e gran parte dei podestà. Questi rispondono alle grida della folla, agitando i cappelli e gridando Viva Trieste. il signor Cobol, podestà di Capodistria, apparisce sul poggiulo a fianco del podestà dott. Pitteri; questi dà al signor Cobol una vigorosa stretta di mano e allora 1' acclamazione scoppia ancora più forte. ludi i consiglieri e i podestà si ritirarono e uscirono dal palazzo alla spicciolata, attraversando, a testa scoperta, la folla acclamante, divisa in due ale, al cui margine moltissime signore si univano alla generale dimostrazione, agitando i fazzoletti. Ultimi uscirono i consiglieri della città, cui venne fatta un'ovazione speciale. Dopo di loro la folla si chiuse, e, d'un tratto, come di comune accordo, tutte quelle migliaia di persone intonarono il ritornello della canzonetta popolare : „Lassè pur che i canti e subi" e terminarono la strofa: - „Ne la patria de Rossetti no se parla che italian." La folla, salendo la via Nuova, giunse fino in Piazza delle Legna. Qui un cordone di guardie sbarrava la via e quest' ultimo gruppo si sciolse, uon senza lanciare all'aria alcune ultime grida di Viva Trieste! Viva V Istria ! ------------------ Sulla coltura del crisantemo (Pyrethrin» cinerariaefolinm) Per questa coltura vanno preferite le posizioni in colle a perfetto solatìo, e i terreni già tenuti a bosco ceduo e disboscati di recente. La pianura male si confà colle esigenze di calore e di luce proprie di detta pianta, la quale quivi produce una polvere insetticida non troppo pregiata. Le prove ripetute per diversi anni presso questo Istituto agrario iu Parenzo confermano pienamente siffatte esigenze del crisantemo. Le piantine si allevano dal seme nel semenzaio. La semina si eseguisce in primavera alla volata, piuttosto fitta, in terreno perfettamente polverizzato. Le cure al semenzaio saranno le solite. Se sarà troppo secco, si innaffierà, e se le piautine avessero a soffrire pel solleone, si ripareranno con frasche. 11 trapianto a dimora può già farsi nel susseguente autunno ; ma per attendere una maggiore vigorìa delle piantoline gioverà talvolta rimandarlo alla primavera. Su terreno vangato o zappato a non meno di 30-40 centimetri di profondità, si porranno le piante in quin-conce, a 35-40 centimetri P una dall' altra. Le cure successive saranno specialmente rivolte a mantenere il terreno sempre mondo dalle male erbe. Già nell'estate susseguente al trapianto primaverile, spunterà qualche fiorellino, in generale non più di due o tre per pianta, che gioverà sopprimere fino dal loro nascere, per riserbare tutto il vigore per la successiva annata di normale fioritura. Subito uel secondo anno si procede al raccolto regolare delle infiorescenze. Non si deve attendere troppo a raccogliere i fiori, dacché quanto più presto si coglieranno appena dischiusi, altrettanto migliore ne . sarà la polvere insetticida. La raccolta si compie a mano, facendo scorrere tra un dito e P altro gli steli, in guisa da troncarne i fiori terminali, mentre coli'altra mano si mantiene salda la piantina, acciò non ne resti sradicata. L'uso del pettine per la raccolta è poco diffuso anche nelle regioni classiche per questa coltura. I fiori vengono immediatamente distesi su tele all' ombra per parecchi giorni, rientrando le tele in casa nella notte, acciò la rugiada notturna o la pioggia non guastino ed anneriscano le infiorescenze. Meglio riesce l'asciugamento praticato in ampie soffitte o sotto porticati al riparo del sole. Il fiore disseccato si ripone in sacchi, e può conservarsi iu luogo asciutto talora per molti anni. La virtù insetticida è specialmente riposta nella polvere che si ottiene dalla macinazione isolata delle sole infiorescenze. Tuttavia il commercio, per lucro maggiore, suole aggiungere alla polvere dei fiori ancher quella ottenuta dalla macinazione dei gambi. Il crisantemo non ammette la di lui consociazione con altre colture ; ma vuole essere coltivato da solo, lontano dagli altri e a pieno solatìo. E una coltura esigente e voracissima. Sappiamo che oltre a questo Istituto, anche molti privati tanto dalla parte insulare, che dalla peninsulare della nostra provincia già ebbero a sperimentare in questi ultimi tempi questa coltivazione. Dubitiamo però che da per tutto i risultamenti sieno stati felici. La zona più indicata sarebbe quella delle isole del Quarnero, dove realmente il crisantemo trova ripetute quelle opportune condizioni di clima e terreno, che fanno della Dalmazia la regione classica per la di lui coltura. Ad ogni modo, vista l'estensione grande del consumo della polvere insetticida anche negli usi agricoli, gioverà richiamare P attenzione dei nostri agricoltori su questa pianta, affinchè la si sottoponga a prova o-vuuque si abbiano fondate speranze di riuscita. Parenzo, 23 Ottobre 1894 ---t---—a&S- Hugues Appunti bibliografici Riccardo Pitteri. Al Bove. Carme, Trieste. Caprili 1894. Che il buon bove esca anche lui dalla pacifica stalla per posare da modello al poeta in Parnaso potrà sembrare a taluno una canzonatura. Ma poiché il bove è argomento di un carme a Riccardo Pitteri ; e che questi ci ha ricamato sopra dei versi bellissimi, allora giù il cappello; eil pacifico quadrupede, può a buon diritto ripetere : „Fra l'altre bestie posso starci anch'io*. Ma non sono già versi giocosi, intendiamoci : benché il carme abbia una certa somiglianza coi componimenti in sestine che esauriscono 1' argomento con addentellati di parole, rimane sempre però esempio del come un poeta vero, anche da basso argomento, e con un titolo equivoco, sappia inalzarsi per ingegnosa associazione d'idee a liberi voli. Che il Pitteri nella scelta dell'argomento sia stato suggestionato dal noto sonetto del Carducci, è probabile. Quello è certo si è che i versi dell'autore fedelmente rispecchiano la vita del paese, e nello stesso tempo rispondono alle particolari inclinazioni del poeta il quale ha uno squisito sentimento della natura ; e predilige la vita tra i campi. TC per vero Trieste costretta a stare al guardavoi per difendere ogni giorno, ogni ora la sna minacciata nazionalità, sente il bisogno di raccogliersi spesso sul colle di San Giusto, trai ruderi, della romana grandezza; ed allora la niente de'migliori suoi figli naturalmente evoca i costumi, i riti, le leggi, e le tradizioni poetiche dell' alma madre.. Si aggiunga che nella manifestazione del sentimento nazionale, il poeta, come il prosatore è obbligato da noi a contenersi in certi limiti; quindi deriva l'ingegnoso ricorrere alle idee classiche, e il destreggiarsi fra Scilla e Cariddi, e l'accennare in coppe per dare in bastoni. Tutto ciò spiega la scelta opportuna del tema, nel trattare il quale il poeta triestino un altro lato rispecchia della vita cittadina. Da noi si vive sempre d'alta idealità; il conservare il sacro patrimonio della lingua è il porro unum necessarium: non abbiamo tempo noi di occuparci di altre questioni •che agitano altrove gli spiriti. Toccando quindi il Pitteri della fondazione di Tergeste romana con potente volo lirico s'alza a cantare la sua città; ed esclama ........In ogni cor la prima Fede è la patria". Anzi tanto insiste in questo concetto e con frequenti, forse troppe esclamazioni, da indurci a credere che P abbia fatto a bella posta, per chiudere la bocca ai sognatori dei cosmopolitismo, e delle teorie scandinave. Perciò raccogliendo i vanni, prima di ritornare all'argomento, ripetendo il concotto primo, conchiude. „Quegli è felice assai, se vinta alfine Dopo cento sconfitte una battaglia, Può dire: vinsi per la patria....." Con questi ideali in mente, con queste speranze nel cuore è naturale che il poeta, avvezzo a vivere nella pace dei campi, veda tutto roseo, e gli ripugni di affrontare argomenti tanto di moda altrove. Alzino altri con Ada Negri la zappa rustico orinammo, brandita „Da un' inspirata plebe" il Pitteri canta invece la zappa, „leale nell'antica forza, arma innocente e pura.u Egli ha fede nella dilettosa via del progresso ; delle questioni che più agitano il mondo oggi, non si preoccupa, e prevede il finale trionfo del progresso in cui ......da ogni petto Proromperà concorde inno a la vita La parola di pace : ama e lavora. È questa 1' originalità, il merito principale del Pitteri ; egli è il rappresentante della sua città, di una città, che per affermarsi ha bisogno di cantare il progresso-, poiché per mezzo della società del progresso tenne viva la sacra fiamma. Togliere questa fede al popolo, o negligerla per cantare altri ideali sarebbe oggi un tradire la patria. Questa la ragione del lirismo, che in altri luoghi, e in altre circostanze sarebbe soverchio, e che domina in tutto il carme. Detto così del pensiero dominante, si avrebbe ora ad esaminare la forma; Paucis absolvar. Sono versi squisiti, di sapor classico, virgiliano. Quanta eleganza, quale purezza di linee nella descrizione del garzoncel che guida il bue tra le rubinie in fiore ; disegno adatto per una metopa del Partenone ! (pag. 8). E quell'incantevole scena nel casolar montano ! Ai puristi verrà del cencio per via della descrizione del pus vaccino (pag. 26) ; e davvero in mezzo a tante bellezze quel po' d'incenso arso ili onore dei numi zoliani, dà al naso. Ancora un breve appunto. Rammentate le farfalle, le api, le mosche e il cane, l'autore alenando al bue, esclama enfaticamente : Tu sol lavori. Ma perchè tra le bestie oziose enumera anche le api? Lavorano anche esse e come! quelle industri bestiole; e lo sanno Virgilio ed il Rncellai. II Pitteri farà certo una seconda edizione del carme ; rammenterà allora un' altra pura gloria del bove : l'onore di aver trascinato il carroccio, e tardato la fuga ai difensori del medioevale palladio. Perchè, come il classicissimo Leopardi, non si ha a ritenere che solo nelle antiche età corressero le genti a squadre a difesa della patria. E da Legnago a Salvore un volo lirico è presto fatto; ed allora che nobili versi scriverà il Pitteri, allungando di qua, e abbreviando altrove, quella sacra macelleria per esempio a pagina 19, bella ma lunghetta. E poiché così efficacemente l'illustre poeta sa cantare i domestici tatti, anche non dimentichi i buoi incoronati d'edera e di altre festive fronde, trascinanti fra liete canzoni e suoni di rustiche avene il tino della vendemmia su quel di Parenzo. (Vedi Caprin, incisione a pagina 253 — Marine istriane.) Ed ora lieti di poter registrare un nuovo trionfo della musa italiana a Trieste, poiché un paese non può dirsi civile senza letteratura, invitiamo i signori della grande Croazia, i quali si sono fitti in capo di snazionalizzare P Istria, di educare le naturali inclinazioni di qualche errante mandriano del Carso, perchè un giorno possa emulare i nostri nel canto. Solo che essendo il bue Gragnolino punto poetico, con que' sucidi medaglioni sulle cosce e sulle gambe sarà bene sugggestionare il futuro versajuolo, perchè canti qualche altra bestia: 1' orso, per esempio. Con tutto il rispetto ai veri geni delle Slavia i quali onorarono e onorano la gloriosa nazione ne' suoi naturali confini, da noi, in terra per loro straniera, quei geni faranno sempre cattiva prova, e P orso co' suoi goffi scambietti rimarrà bestia modello. Chi l'ha detto ? Repertorio metodico e ragionato di MDLXXV citazioni e frasi di origine letteraria e storica italiane, greche, latine, francesi ecc. che sono popolari in Italia, ordinate e spiegate con traduzioni, raffronti ed illustrazioni, e con indici copiosi da Giuseppe Fumagalli. Milano, Hoepli. Un volume di pagine 515. Vale lire 5,50. Legato 6/50. La fortuna di un libro, fortuna commerciale, dipende dalla trovata : dal soddisfare, cioè ad un bisogno generalmente sentito, e dal titolo originale che riassuma l'opera e desti la curiosità del rispettabile pubblico. Quante volte agli scrittori, ai professori, ai giornalisti specialmente, non viene sulla punta della lingua, o della penna, secondo il caso un motto, una sentenza, una frase che si è sentita ripetere cento volte, e che si usa così ad orecchio, senza saperla citare precisamente, come l'ha usata la prima volta l'autore? Citando a memoria si corre rischio di cangiar le carte in mano agli scrittori, e d'altronde anche sapendo il nome del bravo uomo che ha messo la prima volta in giro una data sentenza, convien spogliare e spogliare volumi, per trovarla, e non sempre. A questo bisogno ha soddisfatto con molto tatto e diligenza il signor Fumagalli; e perciò si può essere sicuri, che il suo libro quindi innanzi sarà il vade mecum degli scrittori, ed entrerà in biblioteca nell'officio di Direzione d'ogni giornale che si rispetti, come un ferro del mestiere. Le frasi citate, sono in numero maggiore italiane, poi francesi: meno tedesche ed inglesi. Frequenti pure le citazioni dal latino e dal greco : la nostra educazione classica, grazie a Dio, ci permette di citare anche oggi, perfino nei giornali, versi di Orazio e di Virgilio. E non manca la traduzione a piè pagina ; e ogni motto o sentenza viene con parsimonia spiegato. A tutto questo aggiungasi il merito della pazienza dell'autore nel compilare gl'indici delle cose e delle persone, tanto utili a risparmio di tempo e di studio. Insomma è un buon libro ; e il solo appunto che si potrebbe fare all'autore si è quello di essere troppo copioso e di aver raccolto qua e là frasi e sentenze che tutti conoscono o che si possono facilmente trovare nei libri che tutti hanno alla mano. Tali le troppo frequenti citazioni di Dante ; non sempre, si noti bene, popolari ; e che d'altronde si possono verificare dal rimario della Divina Commedia, di cui sono fornite molte edizioni. Altre citazioni poi pei ' ano per difetto opposto; e sono tanto popolari e note, che non occorreva davvero stampare un libro per richiamarcele alla mente. A che scopo citare le stroffette dell' Emani, dell' Aida e di tante altre opere moderne % Meno male, se contenessero una sentenza rome quelle del Metastasio. E poi „Emani, Emani involami* naturalmente si trova nell'Emani, e „Norma de' tuoi rimproveri'- nella Norma; e così via, e non occorreva stampare un repertorio per rammentare „Sturbatori dei sonni padovani 1 cori del Nabucco e dell'Emani". Si capisce che per venire alle millecinquecen-tosettautacinque citazioni, i libretti d'opera fornirono un facile e comodo contingente al raccoglitore ; ma inutile affatto a chi compera il libro. Tra la borra c'è però molto del buono, ed attesta nel compilatore un'estesa cognizione delle classiche e delle moderne letterature. Come diversivo nelle attuali miserie raccomando agl'Istriani colti e ricchi questo libro. Io per me, ripensando a' casi nostri di tante belle sentenze lette alla sfuggita nel repertorio, ne scelgo due che mi rimasero come inchiodate nella mente : „ Videbis filii unii quam, parva sapientia regitur mundus." „Quando la forza alla ragion contrasta Preval la forza, e la ragion non basta". P. T. -------- Pregati pubblichiamo : RINGRAZIAMENTO Addolarati profondamente per la perdita della loro amata Madre, i sottoscritti porgono i più vivi rigrazia-menti a tutte quelle benevoli e cortesi persone che in vari modi parteciparono al grave lutto che li colpì. Capodistria, ottobre 1894. Paolina Fabiani nata Martissa Giuseppe Martissa_Dr. Luigi Martissa