NNO XV. Capodistria, 1 Settembre 1881. N. 17 LA PROVINCIA DELL' ISTRIA Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e qua-irimestre in proporzione. — Gli abbonamenti si ricevono presso la Redazione. ANNALI ISTRIANI del Secolo decimoterzo. *) » 1226. — Venezia, 13 novembre. Il senato investe il doge ed il minor consiglio del diritto di poter punire que' sudditi che avessero portato vettovaglie a Trieste, di poterli assoggettare a delle multe, di poterne atterrare le case, di assolvere da ogni castigo i rei confessi. „Arch. reg., Ven." Liber Com.— Car. 81.b 1226. — Venezia, 17 novembre. Andrea Polani promette al doge di voler pagare ad ogni suo cenno le merci consegnate dal podestà di Pirano, ser Pietro Morosini, a Gabriele no-tajo della parrocchia di San Bartolomeo. „Arch. reg., Ven". Liber Com. - Car. 69.b 1226. — Sacile, dicembre. Il patriarca di Aquileja, Bertoldo, stipula convenzione coi conti di Pol-cenico ; tra i testimoni havvi Enrico vescovo di Pola. Mcmz. Ann. del Fri. - To II, p. 292, - e Archiv fur Kunde osterr. GQ. - To. XXI, p. 291. 1226. — Pirano, 2 dicembre. Il podestà Pietro Morosini ordina a Stefano Dumzorzi, arrivato con merci**) contro i pubblici decreti, di portarsi a Venezia a denunciarne le merci prima di scaricarle. „Arch. reg., Ven." Liber Com. - Car. 69.b 1226. — Pirano, 4 dicembre. Il podestà ordina a Ottone Storiato, giunto con merci in questo porto, di portarsi a Venezia a farne la denuncia prima dello scarico. Arch. reg., Ven. Liber Com. - Car. 70.b 1226. — Venezia, 6 dicembre. Il senato permette a Marco della Torre la comprita di cento moggia di granaglia (miglio e sorgolo) nel Friuli per trasportarle a Venezia sua patria, od a Capodistria (ove qualche burrasca gli impedisse di entrare nel porto di Venezia), e di venderle ivi previo l'assenso del podestà locale, ser Nicolo Cocco. „Arch. reg., Ven." Liber Com. — Car. 70.b Continuazione vedi N. 1-15. **) Due migliaia di cera in otto pani, 15 manti, schiavine, Ma spada ed altro, il tutto del valore complessivo di perperi due e mezzo. Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gratuitamente. — Lettere e denaro franco alla Sedazione. — Dn numero separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. 1226. — Pirano, 7 dicembre. 11 podestà comanda al muranese, Domenico Megano, arrivato da Durazzo in questo porto con carico, di portarsi a Venezia a denunciarvi le merci prima di scaricarle. „Arch. reg. Ven." Liber Com. - Car. 70.a 1226. — 16 dicembre. Il podestà di Pirano ordina il sequestro del banzono di Michele de Sai-mazza proveniente da Durazzo con merci, e ciò per avere ii detto Salmazza tentato ' di oltrepassare la punta di Pirano ; Vitale Nadal si costituisce mallevadore pel Sai-mazza, ove questi avesse a scaricare in Pi-rano le merci prima di denunciarle a Venezia. h „Arch. reg., Ven." Liber Com. - 71.a 1226. — Venezia, dicembre. P. Balduino della con- trada di San Marciliano giura di essere stato fermato nelle vicinanze di Parenzo da Marco de Rastello di Due-Castelli, e derubato di otto staia di fava, di 40 libbre di sugna, di una spada e d'un coltello, il tutto del valore di lire 16; depone con giuramento Litaldo Bosco a carico dell'anzidetto Marco di essere stato derubato di sei staia di fava, di 40 libbre di sugna, d'un mantello de carnepista curri baracamo forato, di due paia di calzari, di otto paia di zoccoli, d'un staio e mezzo di sale, di sette paia di forme, di quattro sacchi, d'una carpetta, di sei paia de tàliis di due mannaie, di otto pezze de riganis, ecc. ecc. il tutto del valore di lire 22 e mezza; depongono in fine Domenico d'Istria, e Giorgio de Castello d'essere stati spogliati dallo stesso Marco di vari oggetti del valore complessivo di lire 34 e mezza. „Arch. reg. Ven." Liber Com. - Car. 82.a 1227. — I provinciali d'Istria e Bertoldo, patriarca di Aquileia sottoscrivono certi patti. Kandl. „Indicaz. ecc." - Pag. 28. 1227. — Venezia, 1 gennaio. L. Falier si costituisce mallevadore per lire 110, dovute al Comune da Pietro Vendelino da Venezia, nelle quali l'aveva tassato il podestà di Capodistria per aver portato merci in paesi vietati. IDieta. IPrO"vizic±a.le Parenzo, 24 Agosto. Ieri a mezzodì ebbe luogo l'apertura della Dieta provinciale. Il capitano provinciale cornili. Dr. Vidulich tenne un breve discorso, nel quale, accennando alla migliorata coltura dell' agro i-striano, all'aumento della popolazione, delle strade, e delle scuole, agli sperati provvedimenti da parte dell'imperiale governo per l'incremento delle costruzioni navali e della navigazione e per una conveniente regolazione della pesca, e finalmente alla regolazione dell'imposta fondiaria, rilevò l'avviamento dell'Istria verso un progressivo sviluppo di benessere; il quale si farà tanto più pronto e sicuro, ove all'azione della rappresentanza provinciale e delle istituzioni da essa create, si unisca diligente ed energica anche l'opera di altri patri istituti. Il testo del discorso fu pubblicato nell',Osservatore Triestino". Dopo qualche parola rivolta alla Dieta dal commissario governativo, essa procedeva alla costituzione del proprio ufficio di presidenza, nominando segretari gli onorevoli Dr. de Venier e Fabris, ed a revisori gli onorevoli Dorcich, Ivancich, Polesini, Marchesi, Spongia e Zamarin. Nel giorno successivo ebbe luogo altra ^seduta, nella quale furono presentati i vari oggetti da pertrattarsi nell' attuale sessione, e furono nominate tre Commissioni: la finanziaria, la politico-legale e la scolastica, per lo studio preliminare e successiva riferta alla Dieta dei singoli affari. I nomi dei componenti le diverse commissioni li troverete nel resoconto dell' „Osservatore Triestino." Oltre ai conti amministrativi della Giunta provinciale, e dei conti scolastici, la Dieta avrà adoccuparsi di due proposte governative, concernenti l'una il parere sulla revisione della vigente legge intorno ai rapporti d'indigenato ; 1' altra la inchiesta promossa dall' i. r. Ministero riguardo all'organizzazione del servizio amministrativo. Questo ultimo è argomento di particolare importanza, arduo ad affrontarsi, difficile a risolversi, che prevedo terrà seriamente occupato il comitato politico-legale. La Giunta provinciale ha presentati poi quattro progetti di legge. Il primo risguarda la competenza delle singole autorità autonome nella attivazione di tasse fisse indipendenti sullo smercio al minuto della birra e spiriti, da sostituirsi al cessato dazio erariale su questi articoli. Il secondo propone la riforma della legge provin- ciale scolastica del 3 novembre 1874, allo scopo di stabilire meglio le condizioni ed i rapporti fra il fondo provinciale, e quello scolastico, ed, assicurando la regolare amministrazione di questo ultimo ed il progresso della scuola, ripartirne però il dispendio in misura più equa ; cioè con riguardo all'offerta possibilità di ritrarre diretto profitto dall'istruzione. — Il terzo fissa le norme per l'attivazione di imposizioni d'ufficio a carico dei comuni pel pagamento dei loro debiti dipendenti da titolo di diritto privato e suscettibile d'esecuzione. — Col quarto, in fine, viene proposta la revisione e ripubblicazione della legge prov. 11 febbraio 1876 sulla conservazione della selvaggina, con modificazione del §. 2, nel senso di regolare e limitare l'esercizio di caccia nei terreni coltivati, avuto riguardo alle norme già vigenti per la tutela dei beni campestri, ed in relazione al supremo interesse di proteggere la proprietà e la sicurezza dei prodotti agricoli. Scarso finora è il numero dei deputati, essendo presenti soltanto 19. I vescovi di Trieste e Veglia, hanno comunicato di essere impediti di intervenire alla Dieta, All' onorevole Terdich fu accordato un permesso di 3 settimane per ragioni d'ufficio, all'onorevole Lazzarini di 12 giorni. Si sono scusati poi per vari motivi gli onorevoli Vatta, Colombia e Ivancich. Il collegio dei comuni foresi di Capodistria, Pirano e Pinguente è vacante per la rinuncia del Dr. Lion, data appena all'atto della convocazione dietale. E qui finisco per oggi. E mentre gli onorevoli deputati presenti, in attesa della prossima venuta degli assenti, si pongono all'opera per esaurire degnamente il loro mandato, io mi riservo di tenere informati i vostri lettori delle più importanti discussioni e deliberazioni, che avranno luogo in seno alla Dieta. G. Istituto di Credito fondiario istriano Parenzo, 21 Agosto Giungo un po' in ritardo colla mia solita relazione sull'Istituto di Credito fondiario istriano. La VI seduta ebbe luogo ai 3 e 5 mese corr., e fu rimarchevole pel numero delle istanze pertrattate, il quale ascese a 109, per l'importo complessivo di fior. 117,800. Premesse alcune comunicazioni, venne nominato quale terzo perito delegato all'assunzione dei rilievi d'estimo nel distretto giudiziario di Veglia Matteo Craglich fu Tomaso da San Giovanni di Dobasnizza. Delle 109 domande di concessione di mutuo ne vennero accolte 71, per l'importo complessivo (dopo alcune riduzioni fatte dalla Giunta provinciale in base ai §§. 41 e 44 dello Statuto) di fior. 62,000. Le altre furono respinte, meno una, relativamente alla quale fu rimessa la parte a far rettificare e completare la stima con più esatta osservanza delle norme fissate in questo proposito dalla Istruzione 22 febbrajo 1881 N. 50. I 71 mutui accordati si ripartiscono fra i Tari distretti della provincia come segue : Distr. giudiz. di Pola mutui 13 per f. 23,700 » „ Parenzo » 8 » 12,300 » „ Veglia Ti 35 V 10,100 » » Buje » 3 » 4,800 » „ Montona 4 V 3,700 » „ Pisino » 3 r> 3,300 » „ Capodistria » 1 V 2,000 n „ Volosca V 1 » 1,200 V „ Castelnuovo » 1 V 400 JJ „ Rovigno » 1 n 300 » „ Cherso » 1 V) 200 Somma 71 62,000 A cauzione dei detti f. 62,000 stanno caseggiati "(fondi campestri pel complessivo valore di stima otorini 170,701:55. Le istanze presentate all'Istituto di credito fi concessione di prestanze dal 1 Gennaio 1881 ino ad oggi ascendono a 272, pel capitale complessivo di oltre 360,000 fiorini. Di queste te furono accolte 138 per la somma di fiorini 186,000, e respinte 106 ; le altre, parte atten-lono di essere completate, e parte sono pronte per la pertrattazione nella prossima seduta. Dei fiorini 186,000 accordati, ne furono effettivamente assegnati finora fior. 118,700, e le relative lettere di pegno furono scontate presso lo stesso Istituto di credito. Il valore di stima delle ipoteche costituite in garanzia dei suddetti fior. 186,000 ammonta complessivamente a fior. 458,691:38. Ha importazione e coltivazione ii viti americane Parere del Prof. Dr. L. ROESLER Direttore della Stazione chimico-fisiologica di Klosterneuburg] tradotto col consenso dell' illustre autore da Alberto Dr. Levi. (Continuazione e fine, vedi nro. prec.) Ciò per altro non fu ancora osservato da nessuno. Non vogliamo tuttavia escludere del tutto la possibilità che uu insetto alato, scorrazzando intorno a singoli «ini spaccati o in qualunque altro modo offesi, rimanga impaniato nella materia vischiosa deposta sulla loro superficie dal sugo uscito da tali ferite. Ammessa però una tale ipotesi, tutti gli oggetti immaginabili e particolarmente anche gli uccelli potrebbero divenire veicolo d' infezione fillosserica. Conviene inoltre riflettere che la comparsa degl' insetti alati è contenuta entro determinati limiti di tempo, e che ammessa anche la massima latitudine fra tali confini, la quale non può verificarsi che nelle zone le più meridionali, gl'insetti alati non s'incontrerebbero che nell' intervallo che corre dalla fine di giugno fino all' ottobre. Lo sviluppo delle uova deposte dagli alati avviene poi entro brevissimi giorni. Anche la femmina sessuata proveniente da tali uova depone pochi giorni dopo l'accoppiamento il suo unico uovo nelle fessure esistenti sotto la corteccia del vecchio legno, e finora non fu trovato, come si è già detto, in nessun luogo un uovo invernale sul legno di un anno. I magliuoli non venendo tagliati, com' è noto, prima dell'ottobre e nel maggior numero dei casi assai più tardi, anzi il più delle volte non prima della primavera, non potrebbero quindi portare che per caso meramente fortuito ed eccezionale quell' unico uovo deposto dalla femmina sessuata, quantunque non si possa escludere la possibilità che 1' uovo invernale rimanga inalterato tutto l'inverno, dall' autunno cioè fino alla primavera, per dischiudersi soltanto dopo riscaldato dai primi raggi del sole primaverile e dar uscita alla madre partenogenica, la quale incomincia subito il suo pellegrinaggio lungo il ceppo trasferendosi sotterra. Per prevenire quest'unico escogitabile caso di possibile importazione dell' insetto coi magliuoli, abbiamo però bastanti mezzi di difesa ove pure si ritenesse necessario di applicarli. Tali mezzi consistono nella disinfezione delle viti con ammoniaca, nelle fumigazioni con gas idrogene fosforato, nella immersione delle medesime in acqua calda alla temperatura di 60° C. e via dicendo, espedienti tutti che non pregiudicano punto la forza vegetativa del legno maturo di un anno e bastano d'altro canto a distruggere l'uovo invernale che vi si trovasse per avventura appiccicato. Sarebbe quindi facile di sottoporre i magliuoli importati dalla Francia ad una specie di quarantena, vale a dire ad opportuna disinfezione, come altresì di assoggettare tale importazione in generale alla direzione ed alla sorveglianza rigorosa dell'Autorità. Il Governo stesso potrebbe precisare le specie di viti di cui sarebbe permessa l'introduzione, la loro provenienza, il modo di condizionarlo, il porto esclusivamente destinato allo sbarco delle medesime, il processo di disinfezione, la distribuzione agli interessati, insomma tutte le condizioni della importazione di talee americane, in guisa da escludere completamente la possibilità di qualsiasi pericolo. Quanto sia però minimo il pericolo d'introdurre l'infezione per tale via, lo dimostra l'esperienza di molti anni. Mi limiterò ad accennare soltanto quella fatta a Klosterneuburg. È notorio che il numero dei magliuoli spediti in tutti i paesi viticoli da Klosterneuburg, prima che vi venisse scoperta la fillossera, si può valutare a parecchie centinaia di migliaia. Il Governo ungherese, appena scoperta la presenza della fillossera a Klosterneuburg negli anni 1872 e 1873, fece subito praticare le più minute indagini presso tutti quei viticultori che avevano ritirate da colà delle viti, e altrettanto fu fatto nell'anno scorso colla più scrupolosa diligenza nella Cisleitania e specialmente in Istria e nella Stiria. Ebbene, tutte queste ricerche non condussero alia scoperta neppure di un solo caso in cui si potesse accertare che la fillossera fosse stata importata per tale via da Klosterneuburg, mentre riesci d' altronde facilissimo di trovare in pochi mesi, nell'Ungheria a cagion d'esempio,una serie di focolari d' infezione nei quali si erano importate barbatelle da un vivaio infetto di Kaschau. È bensì vero che anche da Klosterneuburg furono spedite molte migliaia di barbatelle; esse provenivano però tutte dai vivai esistenti lungo la sponda del Danubio nella sabbia fluviale finissima, in situazione molto discosta dal primo focolare d'infezione e nella quale non vi è ancora a tutt' oggi traccia di fillossera, quantunque il numero di magliuoli colà importati a suo tempo dal territorio infetto raggiungesse nel corso degli anni il numero di parecchi milioni. Prova questa la più evidente, perchè basata sull' esperienza di molti anni, che il pericolo d'introdurre la fillossera a mezzo di magliuoli, specialmente quando non vi si lasci aderente alcuna parte di tralcio di due anni, com' è generalmente il caso da. noi, è eguale a zero. Quanto sia anche in altri paesi profondamente radicata la convinzione che tale pericolo ove pure esistesse, sia però assai minimo, lo attestano le deliberazioni dei Congressi di Lione e di Saragozza che si pronunziarono formalmente a favore della più ampia e libera circolazione dei magliuoli fra luoghi infetti e non infetti. Dalle premesse considerazioni, scaturiscono i seguenti postulati: 1. L' esperienza di molti anni ha dimostrato che alcune specie di viti americane hanno la facoltà di resistere agli attacchi della fillossera, e che sebbene esse non sieno in gran parte adattate per la produzione diretta, possono però servire egregiamente come soggetti per innestarvi sopra le varietà indigene. 2. Un certo numero di siffatte specie di viti esiste già in alcuni luoghi tuttavia immuni d'infezione della Monarchia austriaca. Non occorre quindi importarle nè dall'America nè da altre parti, ma è soltanto necessario d'introdurle e moltiplicarle il più sollecitamente possibile in tutte le proviucie vinicole dell'Impero. 3. Non possediamo però ancora in Austria alcune specie resistenti che si presterebbero mirabilmente alla produzione diretta del vino, specialmente nelle provincie meridionali della Monarchia. 4. La sollecita provvista e moltiplicazione di tali vizzati è peraltro di tale e tanta importanza per quelle fra queste ultime che trovansi le più prossimamente minacciate dalla fillossera, che l'importazione dei medesimi per via di mare dalla Francia, dove si coltivano in modo veramente distinto e su vastissima scala, sarebbe sotto ogni punto di vista indispensabile; e superflua ogni ulteriore misura precauzionale qualora si trattasse specialmente d'importarle direttamente nei territori infetti, p. e. a Pirauo. 5. Non potendosi privare più lungamente i viti-cultori dei territori non peranco infetti dell'unica àncora di salvezza che offre loro la coltivazione di tali viti resistenti, così dovrebbero i rispettivi Governi disporre acciò sia permessa anche in questi territori 1' importazione delle medesime sotto osservanza delle misure precauzionali dianzi accennate. 6. Ove non si volesse lasciare ai singoli privati la coltivazione e la moltiplicazione di tali viti, dovrebbero in tale caso i rispettivi Governi provvedere colla maggior possibile sollecitudine alla creazione, nei punti più adatti dei circondari non infetti ed eventualmente iu isole staccate, di vivai e di piantonai per la moltiplicazione di tali magliuoli importati, acciò sia data a ciascuno la possibilità di provvedervi facilmente la quantità che gli abbisogna. 7. L'attitudine inerente alle preindicate specie di viti di resistere alla fillossera è dovunque la stessa, mentre quella di adattarsi ai differenti terreni e alle svariate condizioni climatiche è ben diversa per ciascheduna di esse, di maniera che anche per questo motivo non dobbiamo tardare un momento ad eseguire piantagioni di tali viti nel maggior numero di situazioni e nei terreni i più diversi per accertarsi nel più breve tempo possibile quale di codesti vizzati meriti di essere coltivato a preferenza in queste o in quelle circostanze per maggior probabilità di riescita. 8. La moltiplicazione di viti mediante seme non è raccomandabile che nel solo caso in cui si tratti di riprodurre le varietà tipiche delle viti selvatiche del nuovo mondo. Le piantine nate da seme di Riparia, di Cordifoglia, di Rupestris ecc., conservano infatti il carattere tipico delle relative specie di cui proveagono. Esse non possono però servire alla produzione diretta ma unicamente come soggetti di innesto. Le varietà di viti resistenti che si prestano alla produzione diretta riprodotte da seme, non offrono al contrario alcuna garanzia di costanza dei loro caratteri paragonati a quelli della madre pianta da cui fu tolto il seme, perchè quelle viti sono più o meno un prodotto d'ibridismo. 9. Possiamo bensì allevare da seme soggetti resistenti per popolarne iu avvenire i nostri vigneti, non però nella lusinga di utilizzarli direttamente e senza previo innesto per la produzione del vino, essendo ormai notorio che ogni seme di quelle varietà ibride i cui frutti si prestano da noi egregiamente alla vinificazione, dà vita ad una pianta la quale riproduce secondo le circostanze ora i caratteri dell'uno ora dell'altro degl'ibridi suoi progenitori, i cui caratteri sono per conseguenza in grado eminente incerti e variabili, come lo è del pari la sua attitudine a resistere alla fillossera. 10. Ne emerge che volendo ripiantare le nostre vigne con vitigni resistenti atti alla produzione diretta e poter contare sulla loro riuscita, dobbiamo di necessità servirci di magliuoli, non già di seme. L'istituzione di semenzai di viti per riescire utile deve perciò limitarsi a riprodurre quelle specié che provengono come si disse, da viti selvatiche di Riparia, Cordifoglia o Rupestris, i cui frutti non si adattano però mai alla produzione diretta e le quali devono quindi venire previamente innestate. 11. Poiché possediamo già in Austria un certo numero di questi ultimi vizzati, quali la Riparia, il Solonis e il York - Madeira, e poiché possiamo moltiplicarli con sicurezza e con piena fiducia di riprodurne i precisi caratteri mediante magliuoli tratti dall'interno della Monarchia, l'importarne e coltivarne il seme dall' estero non è certamente tanto urgente quanto il provvederci in Francia di magliuoli di un anno di quelle varietà resistenti che meglio convengono per la produzione diretta quale p. e. il Jacquez. 12. Non essendo però aucora permessa la importazione di magliuoli dalla Francia, ed essendovi a temere che tale permesso giunga troppo tardi per poter piantare già nel corso della presente primavera vivai estesi di cosifatti vitigni, è infrattanto raccomandabile di non lasciare trascorrere inutilmente anche quest'anno senza profittare della permessa importazione di seme dalla Francia per allevare almeno in grande quantità le specie più adattate come soggetti da innesto. Codesti semi di qualità pura genuina si possono acquistare dovunque in Francia e ritirare da colà direttamente e colla massima facilità. E che ciò avvenga anche effettivameute, lo dimostrano le ripetute profferte di tali semi che si trovano annunziate nei giornali agrari austriaci, come ad es. nel N. 18 della Gazzetta agraria di Vienna del 2 marzo a. c., Frutteto di Stoll e via diceudo. 11 Sig. Aimè Champin nel castello di Salettes (presso Montelimar Dròme) vi offre p. es. il seme di Riparia al prezzo di 60 franchi il Kilo, o di franchi 6.50 per 100 granarne, In quanto concerne la seminagione dei vinacciuoli, accenno brevemente quanto segue. Essi non devono mai seminarsi a spaglio, ma in righe distanti 25 a 50 centimetri. Ove si voglia lasciare le piantine al posto fino al momento dell' innesto, sarà anzi indispensabile attenersi alla seconda distanza fra fila e fila. La profondità alla quale vuol essere interrato il seme, dipende dalla umidità del suolo e dal clima e si aggira fra 3 e 6 centimetri in suolo bene smosso e sciolto, e ricco di materie fertilizzanti e specialmente di acido fosforico. La minima fra le indicate profondità d'interramento è sufficiente ricoprendo la superficie del suolo con musco sciolto, perchè tale copertura ne impedisce la diseccazione e ne facilita l'annaffiamento che si eseguisce coli' annaffiatoio o con altri strumenti che distribuiscono 1' acqua a guisa di fina pioggia. Il miglior momento per la seminagione è il principio della primavera. Prima di seminare conviene stratificare il seme con sabbia fina in ambiente caldo e umido e tenerlo un certo tempo per facilitarne il germogliamento. Val meglio seminare troppo fitto, impiegandovi almeno 6 Kil. per ettaro e tenendo la distanza di 50 centimetri fra fila e fila, che esporsi al pericolo di avere poche piante sopra una grande superficie, e questo vale specialmente per quelle varietà che non appartengono alle specie selvatiche, perchè i semi delle prime germogliano molto più irregolarmente di quelli delle ultime. La coltivazione delle giovani pianticelle di viti non differisce da quella di qualunque altra piantina nata da seme: esige, cioè, frequenti sarchiature, zappature ed annaffiature. Nel secondo anno la maggior parte di tali piantine da seme si possono innestare. (Atti e mcm. della Soc. agr. di Gorizia) ITotizie Secondo l'ultima anagrafe del 31 dicembre 1880 la popolazione di Trieste ascendeva (senza il militare) a 141,740, divisi in 67,764 maschi e 73,976 femmine. Dal 1869 la popolazione ebbe il rilevante aumento di 18,642 abitanti. Nello spoglio delle lingue parlate dichiararono di parlare l'Italiano 88,773 ab., lo sloveno 26.035, il tedesco 4,698, altre lingue 123. Se agli 88,773 ab., che dichiararono di parlare l'italiano si aggiungano 16,178 cittadini del Regno d'Italia, si avrà un tale di 104, 951 abitanti, che parlano l'italiano. ROSA SIIM I madre dell'illustre Quintino Sella è morta a Biella, sua patria, nell'età d'anni 81. Nacque il 24 febbraio 1799 a Valle Superiore Mosso in seno alla cospicua famiglia da cui sortì Pietro Sella, il principe della risorta industria laniera italiana. A 14 anni e 9 mesi si sposava con Maurizio Sella, il fondatore e capo della rinomata Ditta dello stesso nome; diè alla luce 20 figli, di cui 10 costituiscono altrettante famiglie. Da queste crebbero altre 14, talché ultimamente erano in 105 a chiamarla col nome di Madre. Donna di altissimo sentire e di operosità straordinaria, ha ben meritato l'elogio che il giovane Re d'Italia volle farle visitandola; di aver cioè conosciuto in Rosa Sella una delle donne più notevoli del suo Regno. Annunciamo con profondo rammarico la morte del distinto Avvocato Francesco Dottor Temer di Pirano, avvenuta nel pomeriggio del 30 m. d., nella grande^ età d'anni 83. 'li-t*ri Caldo patriotta. integerrimo, laborioso, la sua memoria avrà culto perenne nel cuore degl'istriani. Appunti bibliografici Francesco !>' Ovidio — La lingua dei Promessi Sposi Napoli. Morano. *) E poi ascoltiamo i grammatici stessi. Stabilita la regola del dittongo mobile, il Fornaci ari soggiunge — In molti casi (si noti bene in molti) però, o sia per fuggire equivoci o per pienezza di suono il dittongo si conserva (pag. 27) ("Grammatica storica della lingua italiana. Roma, Torino, Firenze — Loescher 1872). Adunque si potrà benissimo in molti casi, specialmente per pienezza di suono scrivere suonatori e suonare, e cuocevano ecc. ecc. Per esempio se io avessi a scrivere — Il cuoco cuoceva i ceci, — a sfuggire alquanto tutta questa ciceria ci lascierei contro la regola il suo bravo dittongo, perchè a scrivere —il coco co-ceva i ceci sarebbe uno sdilinquimento da far venire l'acquolina in bocca anche ai cani ; e per far piacere ai signori professori e maestri de quo non muterei già il complemento oggetto — il cuoco coceva i fagiuoli, — come in un caso simile fanno alcuni, ammesso che fossore proprio ceci e non fagiuoli. E così anche nel proverbio — andarono per suonare e furono suonati; perchè al mio orecchio il dittongo dice che le furono proprio busse e di quelle d'olio santo, mentre a pronunziare lemme lemme, con quel suono scempio, mi pare si voglia dire che i suonatori furono accarezzati. Questa osservazione vale anche per la sintassi, la quale in ultima analisi non è altro che il buon senso e il buon gusto governati da pochissime leggi. Perchè la libertà, tenuta convenientemente in certi limiti, dà efficacia ed evidenza allo stile, rende ricca e varia la lingua, la quale seconda il movimento del pensiero, come vuole e sente nei vari momenti l'autore, non come vogliono e sentono a sangue freddo i grammatici. Si tengano adunque le loro regole fisse i Tedeschi ed i Francesi; noi tiriamo innanzi col buon senso e con l'arte, senza aspettare la redenzione della lingua da un nuovo trattato sulla sintassi che è sempre di là da venire. Benissimo quindi scrive il D'Ovidio: - Quando gli scrittori nostri, per ogni concetto che dovessero esprimere, andavano in cerca di forme sempre varie ed insolite, fuggendo l'espressione che si presentasse come naturale ed immediata, allora le condizioni del francese con le sue norme fisse, rigide, parevano a ragione una gran bella cosa. Ma ora che quel vezzo nella variazione capricciosa e sguajata è ridotto a minime proporzioni fra noi, perchè mai accanirsi contro quel certo numero di varianti naturali e spontanee che la nostra lingua possiede, e che son sempre un' arma potente in mano dello scrittore? Il Francese, per istare al suo stretto modulo, deve spesso rinunziare ad ogni pretesa di eufonia, ad ogni effetto semi-poetico, a non disprezzabili delicatezze di stile ; alle quali cose la lingua italiana spesso può provvedere (pag. 184). In una sol cosa dissentirei alquanto dal D'Ovidio. Egli crede che il Manzoni cambiò sempre levare e levarsi in alzarsi, porre in mettere, per dare ancor più naturalezza e popolarità al suo eloquio ; ed a ragione combatte poi i Manzoniani più rigorosi che vogliono proscrivere quelle parole (pag. 81). Parmi che le due citate ed altre varianti abbia accettato invece l'autore per maggior proprietà distinguendo tra sinonimo e sinonimo. Così nella prima pagina il Manzoni corresse subito non lo (il Resegone) discerna tosto. Il discerna tosto è un controsenso. È però vero che il Manzoni, intento a dare sempre maggior lucidità al pensiero, cercò le forme più semplici, e solo di seconda mano attese alla proprietà. Non sarebbe in ogni modo studio superfluo l'osservare come le forme più semplici e naturali siano anche spesso le più proprie; solo che in queste disquisizioni e commenti deve guardarsi il maestro in iscuola, così dalla tirannia dell'uso fiorentino ad ogni costo, come da troppe alzate d'ingegno sul dizionario dei sinonimi. Ed ora passiamo a più grato esercizio. Il professor D'Ovidio ha rilevato da maestro i rari pregi dell'opera immortale del Manzoni, tra i quali il primo la semplicità ; onde ne viene la perfezione che a prima vista non dà nell'occhio, e la scoperta di sempre nuove bellezze che a una prima lettura passano qualche volta inosservate. „Se certi libri, scrive opportunemente il critico, si possono paragonare ad una città, descritta dal De Amicis, bellissima guardata in complesso dal mare, ma in molte parti brutta e mostruosa a chi la consideri casa per casa, strada per strada; i Promessi Sposi invece si possono paragonare ad una città, bella anche a primo aspetto: ma che riesce sempre più mirabile a chi dimorandovi a lungo e percorrendola e ripercorrendola di continuo vi fa sempre nuove scoperte; ed oggi s' avvede d'un bel palazzo, a cui per lo innanzi non aveva mai fatto attenzione, se non tanto bastasse per non batterci la testa, domani .guarda un per uno gli stupendi dipinti d'una chiesa che aveva un' altra volta celeremente visitata, e via via." (pag. 101) Reca quindi molti esempi di queste bellezze recondite e con- chiude : il Manzoni è scrittore felicissimo ed attentissimo non meno nel piccolo che nel grande: in lui i sottointesi sono moltissimi, e i particolari sono d' una precisione e d'una perfezione inarrivabile ; con l'assidua lettura e con l'amoroso studio del suo volume, una tal perfezione si arriva a scorgere tutta : quindi la bella facilità del suo libro facendolo intendere e gustare anche alla prima lettura, è cagione che molti non lo rileggano e non lo studino, e perciò non s'avvedono che esso non è solo un bell'edifizio, ma è un edifizio tutto composto di gemme, (pag. 108). Alle bellezze recondite scoperte dal D'Ovidio mi sia lecito di agggiungere qualche altra. Quando don Abbondio, invitato dal segretario, entra nella stanza dove il cardinale ha tenuto quel famoso dialogo coll'innominato, dice balbettando „ m'hanno significato che vossignoria illustrissima mi voleva me, ma io credo che abbiano sbagliato. "L'idiotismo è stupendo e vuol dire ; io ! come e* entro io in questa faccenda? alla larga, E si noti che trovasi in tutte due l'edizioni ; non è dunque una scapestreria fiorentina, ma un piccolo giojello di stile. (Capitolo 23) La moglie del sarto mandata a prendere e confortare Lucia, così le parla durante il viaggio : (Cap. 34) Questo Signore.... si è pentito de' suoi peccatacci, e vuol mutar vita ; e ha detto al cardinale che aveva fatto rubare una povera innocente, che siete voi, d'intesa con un altro senza timor di Dio, che il curato non mi ha detto chi possa essere. Lucia alzò gli occhi al cielo. — Lo saprete forse voi, continuò la buona donna, basta ; dunque il signor cardinale ha pensato..... Con le parole, che ho segnato in corsivo, è espressa la curiosità delia donnicciuola subito repressa da quel basta, che dice pur tante cose. In fondo ella è discreta o tutta compresa della dignità del suo ufficio ; ma come sarebbe stata contenta se Lucia invece di alzar gli occhi al cielo, le avesse addirittura spiatellatto quel nome. L'autore più oltre ci mette sull'avviso con le seguenti parole: „Dire che questa buona donna non provasse molta curiosità di conoscere un po' più distintamente la grande avventura nella quale si trovava a fare una parte, non sarebbe la verità. Ma bisogna ecc. ecc."..... Questo è come una specie di commento pei lettori una po' corti d'abaco, o distratti ; è pelò inutile per chi capisce a volo ; ed ha già compreso qua! fosse lo stato d'animo della donna, così ben espresso nel dialogo. E in generale come sono dipinte da maestro in tutto il romanzo le femmine ciarliere ! Agnese che ha preso l'aire e risponde alla signora di Monza (Cap. 9): „Illustrissima signora, io posso far testimonianza che questa mia figlia aveva in odio quel cavaliere, come il diavolo l'acqua santa," e poi, vedendo che il proverbio non toma a cappello, si corregge subito con questa cavatina che vale un Perù : „voglio dire, il diavolo era lui;" la cameriera di Gertrude che viene a svegliarla, e le fa un mondo di chiacchiere sul principino che ella ha portato in collo, e che è impaziente, e un giorno sarà il capo della famiglia: parole che feriscono sul vivo la povera cadetta (cap. 10); la piccola Bettina (cap. 2) che va a dire la sua parolina all'orecchio della sposa: per tacere di Perpetua e di tante altre, sono tutte macchiette stupende; piccoli ma preziosi quadretti di genere che i distratti e gli annojati sorpassano solo intenti a mirare le grosse statue e le grandi tele. Perchè questa è altra meraviglia del romanzo : non solo i personaggi principali sono ritratti con amore e sempre in carattere; ma tutti, tutti, fino all' ultimo che fa una breve comparsa in scena e pure rimane improntato nella memoria nostra come tipo di un dato genere. Il Manzoni non è un attore di grande fama ; come ce ne sono tanti, che ama di circondarsi di botoli più o meno ringhiosi; egli è un attore, un capocomico insuperabile, e vuole che tutti, dal protagonista fiuo all' ultimo servitore, che viene a portare un bicchier d'acqua, e ad annunziare chi entra, recitino con garbo la loro parte; ed è questo uno dei mezzi con cui ha raggiunto nella sua commedia la perfezione. Avrà anche egli di quel di Adamo; si piglierà anche egli come Omero il suo sonnellino, come in certe minute analisi ; o in paragoni menati pel lungo, o pedanterie storiche; ma quando ha tra mani un nuovo personaggio, sia pure di poco conto, così lo fa parlare ed agire da renderlo un tipo, un perfetto modello. Il birro è il tipo dei birri, 1' oste degli osti, il mercante dei mercanti, Pedro di tutti i servitori in livrea ; l'ufficiale, perfin l'ufficiale che non apre bocca davanti a Ferrer, e si restringe nelle spalle ; e così via. Ancora uu' osservazione e finisco. Siamo nel lazzeretto. Padre Cristcforo ha riveduto Renzo, e gli ha insegnato il modo di cercare tra i convalescenti Lucia. Ad un tratto Renzo, che è sempre Renzo, al pensiero che la sua Lucia forse è morta sola, in quel luogo, e che di tutto è causa quel birbone di don Rodrigo, monta sulle furie e manifesta propositi di vendetta. (Capitolo 35) Allora il padre Cristoforo (che è sempre anche lui il vecchio uomo daccordo col nuovo) si sdegna santamente ed esclama in tuono solenne: „ Guarda chi \ colui che castiga.3) Colui che giudica, e non è giudicato ! Colui che flagella' e che perdona ! Ma tu, verme della terra, tu vuoi far giustizia? Va, sciagurato, vattene ! lo, speravo, sì, ho sperato che prima della mia morte, Dio m'avrebbe data questa consolazione di sentir che la mia povera Lucia fosse viva; forse di vederla, e di sentirmi promettere da lei che rivolgerebbe una preghiera là verso quella fossa dov'io sarò. Va, tu m'hai levata la mia speranza. Dio non l'ha lasciata in terra per te ; e tu, certo, non hai l'ardire di crederti degno che Dio pensi a consolarti. Avrà pensato a lei, perchè lei è una di quelle anime a cui son riservate le consolazioni eterne. Va! non ho più tempo di darti retta." È questo uu brano di stile sublime, e veramente profetico ; un modello di sacra eloquenza. L'autore però non si è lasciato neppur qui trasportare come alcuni lo accusano, da suoi ideali, e dalla tesi religiosa; padre Cristoforo è il perfetto penitente, è il cappuccino modello, ma sempre uomo. Non isfugga al lettore l'intimo senso di queste parole : la mia Lucia. Certo esprimono anzitutto un sentimento nobilissimo, un affetto quasi paterno del direttore di spirito per la sua figliuola; sono come una risposta alle stupide insinuazioni d'Attilio, ai volgari sospetti e alla goffa malizia del conte zio : il padre Cristoforo può ripetere a fronte alta e cogli occhi immobili, come dinanzi a don Rodrigo, il nome della bella e buona Brianzola. L'affetto del padre è nobile e santo, pure in quel mia si sente l'uomo, quasi un'eco lontana d'altre parole, reminiscenze d'altri tempi: anche il padre Cristoforo sa che «chi non lascia eredità di affetti, poca gioja ha dall'urna" e crede e spera che la povera Lucia verrà sulla sua fossa a rivolgere a Dio per lui una preghiera. Dunque non idealità, non virtù soprannaturali e da leggendario dei santi ; qui il reale, il verismo sano, di tutti i tempi; qui c'è l'umano. E poi il padre sente una forte indignazione, apostrofa Renzo fino a chiamarlo sciagurato e a rigettarlo da sè. Certo è santo sdegno, è orrore della vendetta, che egli per prova conosce quanto costi. Ma non ci sarebbe forse in lui inavvertito, latente, un sentimento come di santa gelosia un' occulta antipatia per quell'uomo che vuol possedere, e chiamare sua in ben altro senso la buona Lucia, che è una di quelle anime a cui son serbate le consolazioni eterne? E per avventura non esprimerebbe anche tutto questo una specie di commiserazione e di gentile pietà per quel fiorellino così tenero così fragile che verrà alle mani di quell'uomo così avventato e pronto a dar sulle furie? Concludiamo : misteri, misteri del cuore umano, per entro al quale il Manzoni ha penetrato così ammirabilmente con lo sguardo indagatore. E siano rese grazie al D'Ovidio che con l'esempio suo ci ha incoraggiato a guardare nel libro immortale con intelletto d'amore. P. T. Errata-Corrige Nell'articolo — Francesco D'Ovidio — La lingua dei «Promessi Sposi" stampato nel Numero 16, si corregga nel seguente modo : A pagina 128 linea quinta, invece di fra quattro o cinque, si legga tra quattro o cinque. E alla linea ventiquattro invece di muoviamo, moviamo. Bollettino bibliografico XVI documenti inediti sulle trattative fra Trieste e Venezia prima dell'assedio del 1368, pubblicata da G. Cesca. Altre volte abbiamo fatto parola degli studi di questo egregio giovane triestino, e ne abbiamo qui recato alcuni suoi lavori concernenti venuti sempre la storia istriana. Ecco ora il titolo dei nuovi documenti, rin-colti da lui nel R. Archivio di Stato in Venezia: I. 3 agosto 1368. Venezia. Il senato stabilisce le condizioni da imporsi ai Triestini per il fatto della fusta (antica nave esploratrice). II. 3 agosto 1368. Venezia II senato bandisce i Triestini dai propri stati e proibisce ai Veneti di portarsi a Trieste, ed ingiunge agli ambasciatori Triestini di comunicare alla loro città le prese deliberazioni, e di invitarla a mandare entro 15 giorni dei plenipotenziari per dare soddisfazione. III. 3 agosto 1368. Venezia II Senato delibera di rispondere agli ambasciatori Triestini, lagnandosi del fatto della fusta e chiedendo soddisfazione per mezzo di plenipotenziari. IV. 21. Agosto 1368. Venezia II Senato prescrive le condizioni da imporre ai plenipotenziari Triestini, se vogliono ottenere il perdono dell'ingiuria commessa dal loro Comune. V. 21. agosto 1368. Venezia II Senato respinge la proposta, che i savi agli ordini ed i savi dell'Istria trattino coi plenipotenziari Triestini. VI. 21 agosto 1368. Venezia. Il Senato ordina che i due giudici Triestini, Michele de Adamo e Domenico de Lio, ed il capitano dei difensori della nave si presentino a Venezia entro un mese sotto pena di bando. VII. 21 agosto 1368. Venezia. Il Senato respinge la proposta che i giudici ed il capitano stiano per 6 mesi a confine in Venezia. Vili. 21 agosto 1368. Venezia. Il Senato respinge la proposta che 12 del consiglio di Trieste vengano a Venezia e vi stiano 6 mesi a confine. IX. 21 agosto 1368. Venezia. Il senato respinge la proposta che Trieste faccia nelle spedizioni di mare ciò che erano tenute a fare le altre terre dell'Istria. X. 24 agosto 1368. Venezia. Il Senato accorda otto giorni ai plenipotenziari Triestini, affinchè uno di loro possa recarsi in patria per indurre la città ad accettare le condizioni proposte. XI. 29 agosto 1368. Venezia. 11 Senato vuole che i Triestini accettino ed inalberino in dati giorni il vessillo di S. Marco. XII. 29 agosto 1368. Venezia. — Il Senato respinge una nuova proposta sul dove e sul quando i Triestini debbano innalzare il vessillo di San Marco. XIII. 29 agosto 1368. Venozia. Il Senato respinge la proposta di non dare il vessillo di San Marco ai Triestini. XIV. 3 settembre 1368. Venezia. Il Senato delibera di notificare la soddisfazione avuta dai Triestini e di revocare le parti prese contro di loro. XV. 5 settembre 1368. Venezia. Il Senato nomina unambasciatore a Trieste per far ratificare i patti stabiliti. XVI. 17 settembre 1368, Trieste. Lodovioo Fale-dro, ambasciatore veneto, protesta contro il Comune di Trieste, che non voleva ratificare la pace, giurare fedeltà ed accettare il vessillo di S. Marco secondo era prescritto nel trattato del 3 settembre. / Stato delle Scuole Popolari maschili e femminili di Capodistria, alla chiusa dell'anno scolastico 1880-81. Rilevasi da questo diligentissimo prospetto che gli scolari furono 302, dei quali 201 furono promossi; e le scolare 287, promosse 153. È uscito il primo numero della Revue antiphyl-loxérique Internationale, journal mensuel illustre pour combattre les ennemis de la vigne sous la Direction de M. le professeur Dr. L. Roesler, chef de la Station Imp. Roy. chimico-physiologique expórimentele de viti-et fruiticulture a Klosterneuburg près Vienne CAPODISTKIA, Tipografia di Carlo Priora. (Autriche), e rédigè par M. le Baron Napoléon de Prato, secrétaire de la Socióté Imp. Roy. d'Agriculture de Gorice (Autriche-Littoral). La Revue antiphylloxérique internationale parait chaque mois et le numero sera 24 à 32 pages in 8°. — L'abonnement part du 1. juillet et du 1. janvier et ne sera pas re?u pour moins d'un an. — Le prix d'abonnement est de 6 fi. pour 1' Autriche-Hongrie, de 15 francs pour la France, l'Italie, l'Espagne, le Por-tugal ecc. Ecco il sommario di questo primo numero: Prospectus. — A. Levi. La question phylloxérique en Autriche. — Les traitements officiels des vignes phylloxórées de Klosteneuburg en 1880.-1. Lichtenstein. Le phylloxera en France et en Espagne. — Submersion des vignes. — Sulfure de carbone ; traitement cultural (Lettre de M. Marion). — V. Pulliat. Les vignes de Amérique. — A Champin. Les semis de pépins de' vigne. — D. Gavazza. Les vignes américaines en Italie. — F. De Thùmen. Les épidémiea cryptogamiques chez les insectes. — F, de Thùmen. Un nouvel en-nemi souterrain de la vigne. — Ch. Joly. Note sur la viticulture en Californie. — Bibliographie — Questione et réponses. Adresser les demandes d'abonnement et tout ce qui concerne la rédaction à M. le baron de Prato — Gorizia — (Autriche-Littoral). AVVISO Giovedì 8 settembre alle ore 4 pom. verrà tenuto nella città di Buje il giuoco della tombola, il cui netto introito sarà devoluto a beneficio dei poveri del luogo, colle seguenti vincite: Quardena fior. 20; cinquina-j25; I tombola- 60; II tombola-35. — Il prezzo di ogni cartella è di soldi 20. Hanno pagato il prezzo d'associazione i signori: A saldo 1880. Nicolò Corva Spinotti - Grisignana. A saldo II quadrimestre 1881. Don Emanuele Pacovich Ca-roiba ; — Dr. Pietro Davanzo, Dr. Alvise Rismondo - Rovigno ; Giuseppe Battei — Barbana; Michele Toffetti — Dignano ; Municipio — Albona ; Mons. Antonio Predonzan — Pirano ; Caffè civile e militare — Giovanni Mattiassich — Pietro Vio — Vincenzo Dreossi — Francesco Pavanello — Francesco Giasche — Gabinetto di lettura — Pola ; — Domenico Sciolis ; — Trieste; Dr. Giuseppe Avv. Basilisco — Bovigno. — Nicolò Bartolomei — Giorgio Cav. de Baseggio. — Luigia Ved. de Belli — Andrea Bratti. — Giuseppe Barega. — Nicolò Dr. Del Bello. — Giorgio Cobol. — Francesco De Rin. — Antonio Depangher. — Pietro Franco. — Don Giovanni Can. de Favento-Apollouio. — Giorgio de Favento. — Dr. Augusto Avv. Gallo. — Vincenzo March, de Gravisi. — Antonia Ved. March. Gravisi. — Giovanni Cav. Genzo. — Zaccaria Dr. Lion — Domenico Dr. da Manzoni, --Giovanni Dr. de Manzini. — Domenico Marinaz. — Vittorio Ruiner. — Andrea Tommasich. — Gregorio Co. Totto. — Francesco Vicich. — Leonardo Venuti. — Luigi Utel. — Capodistria. A saldo 1881. Stanze di Radunanze del Tergesteo — Dr. Antonio Avv. Vidacovich — Trieste ; Gian Paolo March. Polesini — Parenzo ; Comm. Francesco Dr. Vidulich — Parenzo ; Nicolò Rizzi — Pola; Domenico Verginella — Cittanova ; Giuseppe Martissa — Capodistria.