ANNO. VI—N. 22. , . • . , Sai . - tTii-..'- j ''■■My ••( r.u< i..- 1 fe?;,; ;, ! tntii, ito qpv'-) ivi) ' ' • Iridili il/tóyH'V .-VI .rr'rrl .v .•,>« j fi jj,'' ti. •' • i .■i'iB^àk i'^ "ift-iri r'Vmtiitr liti hHììih vi ifnkì■ '"•-•w-.ww.... Sabbato 31 Maggio 1051. n-' . .T Ì'-1-3-4. -•: - Esce una volta per settimana il Sabbato. — Prezzo anticipato "d'abbonamento annui fiorini 5. Semestre in proporzione._ L'abbonamento "non* va pagato'iadaltri che alla Redazione. ■ ';> !.. ; .f • ; I . «''t. . ' ■ t ■•■zn 1 •>»( V ■■■'■! '<•■.! il l'i. -'Vi). aUESTIO\I FRA COm\E E CAPITOLO DI PIRANO, PER LA CAMPANA .DEI MORTL .... >•. a » .•>-•• i. i. :• / . .' ' ; ; i: i. . j ; Alle due carte tratte, dall' Archìvio Municipale di Pirano, delle quali l'una illustra la storia, la seconda il governo; politico dei Patriarchi, aggiungiamo una terza la quale mostra quali fossero i ;modi adoperali dal clero e dar comune di Pirano in questione di leggero momento; e quanto fosse la saggezza, e .la d'gnità del gqverno veneto, al quale presiedeva quello stesso Pietro Gradenigo che era stato Podestà in Capodistria, e che pprlò sjgrande e sì durevole cangiamento nel principio di composizione del corpo rappresentante; principio che venne imitalo da lì a poco iti tutti i comuni istriani, (ossero o nò sudditi di quella potenza; il principio rioè di non ammettere ai consigli se non quelli il di cui padre e l'avo fossero stali del Consiglio. ; a Pirano seguendo la pratica delle antiche chiese conservata nell'Istria fino alla fine del secolo ■ passato per una parte, fino a tempi più vicini porJ' altra aveva; una sola parrocchia per la città, e per tutto l'agro proprio, o la cura dell'anime era poggiata a>tutto il corpo capitolare cumulativamente; i capitolari solevano poi nello città maggiori od essere incardinali a qualche cappella. dalla quale prendevano il pome, dicendosi p. e. Canonico di S. Giovanni, Canonico di S. Maria, ecc. oppure ripartendone ogni anno le cappelle'fra i capitolari. La chiesa di Pirano, era chiesa battesimale, siccome Io attesta l'antico suo battistero; il capo de'Ia chiesa non aveva invero, per quanto ci è noto, titolo che fosse maggiore di quello di Pievano; ma egli è certo òhe il Pievano esercitava polizia ecclesiastica, con potere di, fare leggi e di punire i membri del proprio clero; il quale esercizio accenna a dignità più alta di chiesa di quella che il titolo di Plebano solitamente esprima. II tempio che è simbolo della chiesa, era certamente di non comune dignità; se a consacrarlo nel 1343 si mossero o'tré il diocesano, il Capodistriano anche i Vescovi Ciltanovano, Parefitino, Polano, Pelenate, Caprulano, Vallonense, Domatense, Scar-patense, il Bosnense, 1' Abbate di S. Maria di Barbana, e si dice che vi intervenisse perfino il Beato Bertrando Patriarca d'Aquileja (di che non abbiamo certezza) che è quanto dire v'intervenivano dodici Mitrati. La chiesa nelle ripartizioni territoriali, nei ranghi gerarchici si conformò alle ripartizioni ed ai ranghi del governo civile; il rango di Pirano non ò manifestato da monumenti del tempo romano, chè le lapidi sono rare; ma testimonianze del medio tempo la mostrano in dignità, pari ad altre maggiori città isfriane nella presenza della carica di Podestà e della Carica di Capitano, nelle instituzioni di governo municipale,, nelle leggi proprie, e se le indicazioni .trovate fossero certe, tali da precedere in tempo le altre città dell'Istria. Dal che vogliamo soltanto dedurre,«he ■le condizioni di chiesa non erano volgari, siccome non lo furono della prossima^ Umago, che fu inferiore. Questo condizioni generali fanno appunto maravigliare come per questione di poco momento, per questione che poi si appalesa di semplice finanza, nascesse quello schiamazzo e peggio, che siamo per narrare. L'ordine francescano era penetrato nell'Istria" ad opera di Santo Antonio detto da Padova che di persona fondò i conventi di Gorizia, di Trieste, _di Parenzo e di Pola, e si vuole anche di Muggia. Del 1300 a cura del Vescovo Manolesso di Capodistria che era figlio di questa religione e del fratello di lui che era. Podestà in Pirano, si aprì convento in questa città, e dura la fama che il Podestà medesimo portasse per lo primo sullo spalle pietre per 1' edilìzio, seguito dàlia esemplificante sua pietà. Il Convento di S. Francesco che è testimonio esso pure di nobile condizione della città, fu alzato, come spesso si costumava, fuori delle mura della città, compresovi poi nella generalo recintazione fattasi nel secolo successivo; ed in quei chiostri e nei sacri recinti, come dappertutto, e come nell'Istria tutta, molli amarono essere sepolti, e per la santità del luogo, e per lo stila osservato. Era à quei tempi, come lo fu prima, e poi, fino al terminare del secolo passato per una parte dell'Istria, e nel principio del seguente per l'altra, libero a cadauno di scegliere la propria tomba nelle chiese e cappelle fossero anche private: i poveri avevano i cimiteri, detti comuni, intorno qualche chiesa suburbana, o campestre; per modo che a chiese singole, ricorrevano per tomba i meglio agiati. , In Pirano il comune aveva col proprio danaro fatto aquisto di campana che venne ^locata all' unica parrocchiale, al duomo, ed il comyne. l'aveva deslinata a suonare per i morti, ed il Pievàuó, éd il Capitolo vi avevano condisceso, e la campana veniva suonata, o si faceva suonare dal clero per sìuatto funebre officio. Non pensiamo che allora vi fosso 'campanile sebbene nella ducalo che divolghiamo Io si dica, e come pensiamo per modo di dire; è verosimile che la campana fosso collocata al di sopra del muro del duomo, e pendesse la corda sulla via pubblica, come è ancor oggidì delle campane di S. Pietro nella chiesa municipale sulla piazza maggiore di Trieste. E delle torri campanarie diremo, che in più città non erano queste di ragione della chiesa ma piuttosto del Municipio; il campanile del Duomo di Trieste era indubbiamento di ragione del comune, o senza l'assenso di questi non si poteva suonare. In Pirano sembra che la campana dei mcrti potesse suonarsi da chi veniva mandato a ciò. Avvenne ora che dei funerali di persone che ordinavano essere sepolte in S. Francesco di Pirano non si pagasse 'al Duomo, unica parocihiale, la quarta fune-rum, ciò che il pievano d'allora il quale a calcoli nostri dovrebbe essere certo Asimondo, non volle comportare. Venne quindi al mezzo di tirare in su la corda della campana, per modo che altri non potessero suonarla, e non volle farla suonare dai propri; e durando la renitenza del Consiglio, fé chiudere il duomo ponendo la città a quasi interdetto di divini offizi. Il Consiglio a sua volta interdisse »1 Pievano e capitolo, il fuoco, le legne, il confabulare coi cittadini, o-gni sertigio erile, perfino il coltivare le campagno del clero; ed inviava a proprie spese il Podestà dinnanzi'il Vescovo dì Capodistria per chiedere la riapertura della chiesa; ed il Vescovo ordinò che la chiesa fosse riaperta. Il Pievano interpose ricorso al Patriarca d'Aqui-leji, Metropolita, ma il Principe veneto dinnanzi cui fu portata la questione dal Comune, pronunciò che la chiesa fosse tenuta aperta, che la campana fosse suonata come per Io passato, che il pievano ii«uncias>e alle appellazioni contro lo decisioni del propri o Vescovo, che il comune tagliasse tutte le sue procedure, e che la questione tra clero e Frati minori fosse composta, e che altrimenti esso deciderebbe a favore di quello che avrebbo ragioni più giuste. SE IL MONTE REGIO sul quale ascese Alboino nel suo entrare in Italia fosse il Nanos, od il Predili Paolo Warnefried od il Diacono friuliano, scrittore delle gesta dei Longobardi nel Libro II narra che Alboino loro Ra e Duce, giunto alli estremi confini d'Italia salì un monte che è prominente' in quella regione, dal quale contemplò quanta parte d'Italia gli venne dato di potere. Da quel tempo e per quell'avvenimento il monte ebbe nome di Monteregio. Sii questo monte abitavano i bisontes, buoi salvatici, nè deve farsene meraviglia perchè quel monte confina colla Pannonia, [provincia nella quale abbondano. Poi giunto ai confini della Venezia che è la prima provincia d'Italia (a ^-hi viene di Pannonia) passali senza impedimento i confini della città o piuttosto del Castello di Forojulio, cominciò a ponderare a chi dovesse poggiare questa prima delle provincie occupato perchè tutta Italia che si stende verso mezzogiorno è circonchiusa dal mare Tirreno o dal mare Adriatico da occidente e da settentrione è cosi chiusa dai gioghi delle alpi, che non vi Ka accesso che per angusti meati, o pei sommi gioghi dei monti; ma dal lato di ■Oriente che si unisce alla Pannonia ha un ingresso che si presenta più ampio, e più facile. Proseguo poi il Warnefried dicendo che fu preposto Gisulfo alla città dol Friuli ed a tutta la regione di questa città; nè accettò Gisulfo la carica Se non gli si davano Fare di Longobardi, cioè a dire generazioni e prosapie, e gregi di generosi cavalli, al che il re si fece generosamente ad annuire. Queste cose narra Paolo Warmfried che era nativo del Friuli, e rampollo d'una di queste Fare. Warnefried longobardo di nascita, soggetto alle leggi ed alle costituzioni longobardiche .appunto per la nazionalità sua; non ebbe altra coltura che la romana (che altra in vero non c'era) ed ascritto al clero divenne romano; Paolo Warnefried che prima della tonsura avrebbe detto di se: ego... qui ex natione mea professila sum lege virere Longobardorum; e che dopo gli ordini sacri avuti avrebbo dovuto dire ego qui profes-sus sum lege vivere romana, Warnefried sebbene glorioso della sua stirpe ammirava la sapienza degli antichi, e la seguiva come in quel secolo si poteva ; la geografia che egli segue non è la politica di allora, ma la romana, quilla geografia the al pari del diritto fu considerata talmente conforma a natura, cho lungamente e per secoli e da popoli svariati venne ritenuta. Warnefried conosce il Norico (Lib. 1,12) là dove parla di OJoacre re, e del celebratissimo S. Severino, conosce la Pannonia e pone questa in confine coli'Italia; la sua geografia d'Italia è la romana; la mossa di Alboino fu direttamente dalla Pannonia, dova era padrone, all'Italia, senza traversare altre provincie, senza toccare il Norico. La Pannonia secondo la confinazione romana, si protendeva verso Italia per quel tratto di paese che sta fra la Sava, la Culpa ed un filone di monti che dall'alta Culpa corrono verso Oberlaybach; nel quale angolo le solo Lubiana e.l Oberlaybach erano terra panno-nica, e questi due luoghi dei quali l'uno città, l'altro quasi città, erano 1' estremo angolo prominente che terminava la Pannonia da questo lato; la vallata di Krain-burgo non era pannonia; era paese norico, di cui una parte fu sottoposto al reggimento politico d'l'alia, il confine della quale si riconosceva nel Giona d' Alpi dal Terglou al Nanos; Adelsberg si comprendeva nell'Italia, non così Loitsch. ' I movimenti dei popoli che procedevano in corpo armato, come il movimento delle crociate segna, la direzione delle antiche grandi vie, Attila soltanto variò di tattica nella spedizione contro Aquileja, per venirvi alle spalle senza incontrare nemico; Alboino non incontrò nè armata nè nemico in campo aperto. La grande via che poneva in comunicazione la Venezia colla Pannonia senza attraversare altre provincie era quella! che da Siscia per Neustadt, Seisenberg metteva a Lubiana, da Lubiana per Oberlaybach, Loitsch alla valle del Vipacco, al ponte di Manizza sull'Isonzo. L'altra via che dalla Pannonia attraverso il Norico metteva nella Venezia era da Pettan, per Cilli, e di nuovo a Lubiana, e da Lubiana alla Valle del Vipacco. La strada da Cividale al Predil era traversalo non principale, per correrla bisognava andare prima a Yirunum e per andare a Virtinum, conveniva da Pettao venire a Cilli, da Cilli per Schonstien a Windischgratz. CODICE DIPLOMATICO ISTRIANO.' > ! ' >«^g.tf J ;... ?. ■■•;> -——a--------•/;''■'■ " ■ : :> > • -n-iX-, uri-I'- ■; xthi'i i v ./•:.• n 0 ' ,':•>•'}• "'•■'' •' ' f'I'ii.-i <: : "l'Ili ' a : ' ■ f 1; >" ••'ifJlilHi;.'» KilH: ' '.'•:* i' 'l • VlO '.. ; ' • ; !„.'•' • i-1 . •»••' r..7ó. .'«V. VJ?» 'I «*1.3<»; ù ..t 1;.. i!!;j:!(.Si'lì<, 'i:-«!. O- :" ' . : •■■•"':. '.;>■•:.'■! 1 - : : • w.iy:'»:t >.': li' .f«':« i) J il).": tiVtq3 • l'-U'.'avj, iti ,'•.•; )• ... ; J , ; .. ... , \ Pirano, 5 Marzo, Indiz. JII. . : 0, ,, ,<{ ,11)j}jil) mit • ; ; i; [',■• •'• •■,•> . .' <)f . I|i -1 -.'-v (.il y.' »'. ; 'f:'.|(J ;'.' j'!!:t i :> ì to'» p <>.. Deliberazione del Consiglio Municipale per la campana dei morti, cìié il Capitolo rifiutava di far suonare. (Da Autografò dell'Archivio Municipale di Pirano.) Hoc est Exemplum quardam reformationum Consilii repor- tatarum in libro Reformationum consilii Comunis pyrani scriptarum per me Regalem de Richardii not. Nobil. Viri Domini Marini Pisani quondam honorandi potestatis Pyrani in sua potcslaria currerilibus annis Domini millesimo trecentesimo novem. Indictione septima. Quarum tenor talis est: Die vigesimo quinto intrante Marcio. Congregato majore Consilio comunis pyrani in pala-cio dicti comunis ad so num campanae et voce preconis more solito, in quo date fuerunt ballotae oc-tuagintaquatuor, de quibus tringinta septem noluerunt partem islam et quadraginla septem voluerunt partem islam. Et sic capta fuit posito partito ad bossolos et ballotas. Quod quia plebanus et presbiteri Sancii Georg» de Pirano fuerunt contenti de ponendo sogam campanae inferius prò pulsando prò inortuis qui moriebantur et possent sepelliri ubi melius piacerei sibi. Et de hoc Dominus Marascolus nomine dicti plebani et capituli de observando sic fuerit contentus et promisi! coram Domino pote-state et Consilio. Et postea tiraverunt sogam superius. Et noluerunt eas pulsare. Quod denunc in antea nulla persona Pyrani citadinus vel citadina tam masculus quam femina. Nec habitator vel habi-tatrix pyrani audeant loqui dictis plebano et presbiteris vel capitulo. Nec dare sibi locum nec ignem nec ligonizare suas vineas nec facere sibi aliquid servicium, aliquo modo vel ingenio. Nec stare se-cum vel facere eis aliquod servicium sub pena decem libr. Et qui accusabit conlrafacientes habeat medietatem et lenebitur de credencia donec non fuerit contenti Domini plebanus cum loto capitulo de ponendo sogam inferius ut possit pulsari prò qualibet persona quae moriretur, ed de nunquam tirando eam superius. Et quod detur bonam securitatem sub certa pena quae placebit Domino pote-stati, et suis judicibus et "observando sic quolibet tempore. Et hoc intelligatur de die crastina in antea. Die vigesimo sexto latrante Marcio de sero. Quia dicti plebanus, presbiteri et capitulum noluerunt revocare predicta. Neque facere quod debebant facta fyit crida per Johannem de Grisignana preconem comunis pyrani da mandato dicti Domini potestatis nt superius fuit captum per dominiura et consilium. Die Veneris, quarto infrante aprili. Congregato majori Consilio comunis pyrani in palacio dicti Comunis ad sonum campane et voce preconis more solito in quo date fuerunt ballote octuaginta tres, posilo partito ad bossolos et ballotas Capta fuit pars per quinquagintaocto consiliarios quod observetur licentiam data domino potestati et consiliarios per venerandum patrem Dominum Petrum fratrem Ma-nolesso Episcopum Justinpolitanum de faciendo cellebrari divinum ofScium in ecclesia Sancii Georgii. Et ipsam ecclesiam aperiendi; et vigint contra noluerant, et unus nonsincerus. Et promiserunt ser-vatum dictum Dominem potestatem de omni dampno et interesse et expensis quas incurreret tam de eo quod factum fuit in principio do Consilio capto, quam modo de presenti. Et de omni alia re quae fieret vel facta foret propter dictum negocium. . . ci. ■ 4 : ci .: » .iiu«<{*» ' ' Sr i-.t> ; ' -''.«".'■. »•<>; t .'KU;'- . . f,:,...0» ili i". V, . ir. 1,1. . . ; l'I .u'f: ; i- i : f! ■ : <, e S t t .. i: » 'U .ofli'MV ('/>.% i. v. i i. j i jiš-i1- * f 1 ■ ì> . i 1 ■ ; %t VÌ; ur-j i .'li. I Tipog. del Lloyd Austriaco. CODICE DIPLOMATICO ISTRIANO. < M ; . ' • i '. 0 'I ; * >.v '-'il! Anno 1309. Venezia 10 Maggio Ind. VII. \ . ■ ->»„ -. r . . . • " Doge Pietro Gradenigo termina le scissure fra Comune e Capitolo di Pirano per la campana dei morti. * (Da Antografo dell Archivio Municipale di Pirano) Petrus Gradonicus Dei gra* Dux Venetiarum Dalmatiae at- que Croatie Dominus quartae partis et dimidiae totius Imperii Romanie. Nobili et sapienti viro Marino Villiani de suo mandatu potestati et comuni Pirani, fidelibus suis dilectis salutem et dilectionis affectum. Questionem inter vos ex una parte ac plebanum et clericos ecclesiae S. Georgii de Pirano ex altera coram nobis recitata per discretos viros Nicolam picha, et Carolum de Vitali ambaxiatores vestros audivimus et intelleximus diligenter qua conquere-bantur proponentes quod plebanus sacerdotes clericos capitulum dictae ecclesiae Sancti Georgii de pyrano fecerint et faciunt contra consuetudinem et statum comunis pyrani eo quod supra campanili dictae ecclesiae quaedam campana posita est, quae fuit empta de denariis dicti comunis Pyrani et secunduin consuetudinem antiquam quando aliquis ibi moritur dieta campana debet pulsari, sed ab octo mensibus citra ipsi plebanus, sacerdotes clerici et capitulum quando aliquis moritur si debet sepelirt ad locum fratrum minorum, ipsam non sonant, nec sonare permittunt. Intelleximus etiam ex adverso id quod plebanus et capitulum proponere voluerunt, dicenles quod potestas pyrani et consilium fece-rant contra eos graves sent^ncias et processus propterea quos in quadam petione dicium esse injustos, et quod non debet campana sonare cum eis non detur per fratres minores pars eis debita de obla-tionibus quando seppellirentur ad locum ipsorum. Et etiam dixeruntquod haec questio per eorum ap-pellationem devoluta est ad dominum patriarcham. Nos autem quibus omne scandalum nostrorum fi-delium displicet sicut debet, rusticitatem et fallum plebani et capitoli dictae ecclesiae de pyrano dam-namus. Et placet nobis quod ipsa campana pulselur secundum consuetudinem. Cum empta fuerit de pucunia comunis pyrani et ordinata fuerit sonari ad tale obsequium. Et quod ipsi renuncient appel-lationi praedictae, nec laborent et expendant in amfractibus Ystrionum; in quibus in fine succumberent et eis sustinere non posset. Vobis autem scribimus per nos et nostrum consilium precipiendo man-danles quatcnus ipsis plebano presbiteris clericis et capilulo ecclesiae Sancii Georgi de Pyrano con- io,,-i. i 4 ■•!'■■» sencientibus ad praedicta vos debeatis revocare, cassare etanullare omnes processus per vos factos flPft-tra ipsos plebanum presbiteros clericos et capitulum occasione predicla. De parte autem oblationum eis debita quara dicant quod fratres minores detinent eis componant cum fratribus et fratres cu/n eis. Sed si concordare non possent nos nostrum favorem dabimus parti faventi jusliora. Datum in nostro Ducali Palatio die decimo martii septima indictione. ' ^iLi > I i j r. » : ! • i ■ ■iw.:.; t, ■ ■ , . ■'.■• | : . ■ . . , i , !.: > ■■ » .li' ; i : •• i . >. O'Jv V' 'S < ( f S. . ,-f- <'ti. C lil . V 1^1 j- 1 ' ' li:'.:;; .'I ; i .:',,!> ' ' /'[» ' ' ' (■" I I ' I' . >V'.■ . o' .*>-■'■ i' »[' l'i ■q : . , ' ■..'.:>'. /t u :. ■ -, ••■■.■ «■ • ' .,! . ' i, N I' : '{ - < I ! - ' ■ 1 ■ ' .. ; ( . : . : ; ' Jl/Oi» ì . ■ ; '.• ' . .i ; ;.t i ì - ' .[,; ■ • ii ■ : . ' «^iiiB-V'J ■ : • t. f-n l'u i.i'i:ea • ■ : ' '£ *: - - ni JK • • ■ i-mu'il t.v-j , ! W; J . . . , 1; lì ; l) '(<•;' . i -:—-----■ • •"' Tipografia del L}oy4 Austriaco. Non Vi erano armate cheimpedissero 1* ingresso dei Longobardi, anzi coma dice Paul« Warnefried, Alboino non incontrò nessun impedimento ; Cividale non aveva nemmeno guarnigione; Aquileja era guardata, ma Alboino non la toccò e passò innanzi; non vi era ragione militare che Alboino lasciasse la stradi più prossima e la migliore per fare giro, sì faticoso, con un1 armata che era seguita da donne e da fanciulli, da carri e da animali, da popolo che "veniva a cercare nuora stanza ; non «osi era di Attila che fece la spedizione da militare soltanto. Warnefried nel narr«re la mossa di Alboino disse che le vie per entrare in Italia o erano nelle angustie, quasi crepature dei monti, Come 6 appunto quella della Pontebba, in valle strettissima; o per la sommità dei monti come è quella del Predil (citiamo un solo esempio, e di quei passi che erano certamente noti al Warnefried) ma conthiude che -il passaggio p.ù aperto, più facile, più largo era quello della valle del Vipacco; quasi volesse indicare che per di là entrarono i Longobardi. Alboino appena entratovi volle fare d^l Friuli un balu-v ardo del nuovo suo regno, e sembra che la facilità del suo ingresso 1' abbia svet t ti) di guardare quel passo ; non con fortezza come sarebbe bastato pel Predil, ma con colonia di propri, come esige paese aperto. L' agro di Cividale si estendeva fino a S. Giovanni di Duino, toccava con piccolo lembo il mere, quanto terreno sta fra la Torre e l'Isonzo, quanto terreno piano sii fra l'Isonzo ed i monti, era agro giurisd z'onale di Cividale, e questo terreno piano giunge appunto fino alle radici del Nanos, per cui il Re sarebbe tosto entralo nell' agro Cividalese, valicato appena il monte; non così sembra essere stato dal lato del Predil. E se Paolo Warnefried dice di Cividale cho era civitas, corpo politico, e poi quasi modificando dice castello, cioè comune inferiore, crediamo che lo dicesse per la prem nenza che aveva Aquilej", e per la depressione di Cividale sofferta dalla spedizione di Attila. Il monte che salì Alboino, era in confine della Pan-nonia, Warnefried ripetutamente Io dice; il monte offeriva allo sguardo l'Italia, cioè la parte piana del Veneto, questa vista non offre il Predil, cho ha dinnanzi non ioss'altro l'alto filone del Matajur; l'offre il Nanos che ha ai piedi pianura, che per la valle aperta del Vipacco ha vista estesa di campi, di città ed a grande distanza fino a Venezia ed al di là. Il Nanos conserva il nome di Monte Re, quello stosso nome che Paolo Warnefried dice esserci dato al monte su cui salì Alboino. ALCUSI PODESTÀ' VENETI DI ROVIGUO ed alcune memorie patrie contemporanee. RIEMPITURA DEI 1500, 1600. (Continuazione V. N. 21.) 1653... ... Del pari il marinaro Nicolò Rosselto di Vincenzo lasciava una casa ai poveri di quesl' 0-spitale. 1654. (Si cassi la seconda memoriale si sostituisca :) 7 Ottobre. Con questa data incomincia il .Registro, che si jconserva benché imperfetto in Comune, delle spese rei Campanile; quindi in quell'anno de-vesi credere s'inctìminciaàso la fabbrica, ed ai 13 settembre antecedente, -come da annotazione in'Archivio Capitolare, fu insinuila la prima Carica di Assistente alla fabbrica medosima. All'architetto Antonio Fassolla milanese del Bórgo di Lugano fu surrogato con atto 7 marzo 1668,' Podestà Francesco Longo, 1' altro architetto Antonio Man pur milanese ed a questo nel 1680 Cristoforo Bellan, come si comprende dalla di lui domanda 30 «prile di due lavoranti e di alloggio, che gli venne concesso coli'assegnargli le camere dei PP. Predicatori vicine' al Campinile. Le cave di S. Pietro somministrarono nel 1674 il restante bisogno di pietra, come da Contrailo 9 Aprile di quell'anno. La fabbrica poi fu compita net 1677. 1661. Zuanne Molin. 1665. (Aggiunta) Questo dazio era uno dei principali rami d'introito del Comune anche sotto il reggime francese che dava pressoché 2000 f. all'anno, e che cessò quando fu attivata nel 1828 la pubblica imposta Consumo. Ora poi nella Seduta dei 27 gennaio (1851) venne deliberato dalla Rappresentanza comunale, ondo supplire ai bisogni del Comune, di porre la tassa del 5 per 100 sulla vendila del pesce in c tlà sì al minuto che all'ingrosso. 1668. Francesco Longo. Papa Clemente IX sopprimeva l'Ordine degli Eremiti di S. Girolamo d. Ila Congregazione di Fiesole. Cessavano in Istria i Conventi di S. Girolamo sali' isola Capresia presso i Brioni, e di S. Giovanni in Pelago presso Rovigno. 1678-79. (Si cassi quella memoria, surrogandola rettificata come segue). Ristaurò nel 1678 il 'palazzo pretorio, fabbricando eziandio con permissione del Senato due Camere sopra la Loggiu (ora Caffè Bazzarini V. 1422), la quale serviva per crivellare i frumenti del Fondaco. In quell' incontro rifabbricò pure di pietra il prossimo Arco, ch'era prima di muro semplice, di dove si entrava in Pescheria, per il che chiamavasi il Portoti della Pescheria, la quale ivi durò fino a che fu trusporlata a recente epoca al Fosso verso Levante. Da quel tempo chiamasi il l'orlon della Pescheria vecchia. 1679-80. Gabriel Zorzi. 1680. (Si ponga dopo la prima memoria). Solto questo Podestà fu cretto il nuovo Granaio, ossia Fondaco in Riva-grande, ora la Piazza, nel qual sito in presento è la provvisoria Certe di Giustizia, o fino ancora all'epoca 1814 il Monte di Pietà, e prima del Fondaco era luogo vacuo, che serviva per berlina di animali. L'ereziono di questo nuovo Fondaco rilevasi dalla seguente Iscrizione in pietra, posta al di sopra dell'Arco, rifatto, come accennai al millesimo 1678-79, eh'è quello tra l'odierna Corte di Giù- stižia, ed il Palazzo pretorio, ora Capitanato LI-strettitale, u, !' • •' ! - HYERONIMUS PISANI OPT. PROVINCIE PILESES DANIEL. BALBI IKTEGERRIMVS RECTOR i-FAVSTA PARELIA NOVVM HORREV ' PORTVM INCOKCVSSV—' .1 BONA_OilNIA PORTEDYN— . MDCLXI Prima della fabbrica di questo nuovo Fondaco, ve n'era certamente qualche altro, come.'inollre consta da anteriori Ordinanze 'in- materia di Fondachi, che ho potuto fiiora scaturiremo che rimontano al riportato 1489. Siccome poi i Fondachi quulurarono fino alla caduta della Repubblica Veneta, così si hs per indubbia memoria, che ve n' erano tre, governati però da una sola Amministrazione sotto il nome di Collègio delle Biave, e i Collegianti' chiamavansi Presidenti, ed erano dodici, come rilevasi da una elezione del 1702, sei dei cittadini, e sci del popolo. Quando poi nel 1772 fu instituito in Rovigno il Monte di Pietà, questo fu collocato nel nuovo Fondaco in Riva-grande, e fu surrogalo altro locale per il Fondaco suddello, fórse quello in Piazza-grande, ora deposito dell'armi della sospesa Guardia nazionale, mentre è del pari di ricordanza, che ivi era Fondaco, oltre gli altri due in S./Damiano, uno dov'è ora il Casino civico, l'altro la Caserma. Di questa però il pianterreno serviva di carcere, nè fu fabbricalo il secondo piano se non quando quel-I' edifizio fu convertito in Caserma all'epoca che gli Austriaci occuparono l'Istria subito dòpo la caduta di Yenezia. Del resto la predetta Iscrizione non poteva essere collocata nel 1680 sopra quell'Arco, še si considera che colà sarebbe stata posta fuori • del proprio sito, e che l'ornato grave della- medesima non è gran fatto consono collo stile svelto* dell' Arco stesso; Io ritengo perciò, che l'Iscrizione fosse nel Fondaco, e pitecisamcnlo nel muro sopra la scala interna e nei sito medesimo'dove posteriormente in lettere d' oro fu posta 1* altra Iscrizione, che ricordava Ce la anch'io), che quell'edilìzio, convertito in Monte di Pietà, era prima Fondaco, 0 che la suddetta Iscrizione venisse in allora collocata sopra l'Arco, come luogo prpssimo, anzi contiguo (i a quell'edilizio, non sapendo.forse dove meglio riponeva ad indicarne l'originé. (Sotto il 1772 darò l'Iscrizione del Monte.) Fu questo Podestà, che accomodò eziandio la ci Casa comunale al elv.o n.o 1 in S. Damiano, i cui . , . piani superiori'sono, ori» .uniti alla suddetta Corte di ( t Giustizia, come dalla seguente Iscrivine fmperfetta- . 1 : mente rilevata, posla nel suo prospetto di allora dig- 0 ' ■ già intonacato., ,■ ! '•'•• . • • • ■> il. ! ■ ; < DANIEL BALBI ........ .'<..<.....................DOJIVS ; APTA NIHIL CREVIT EN APTA SATIS A questa Casa era unita la Sala del vecchio Consiglio municipale, che partiva dal Palazzo pretorio, mediante sottoportico, chiuso verso Levante da porla hroccata di ferro, nella quale tenne pubblica udienza l'anno 1816 l'Imperatore d'Austri» Francesco I, e demolito, e quindi dimezzala la Sala stessa alcun tempo prima del 1828, sotto il Podestà Bernardo Grego. .1683......Sopra istanza di Mattio Sponza qm. Antonio presidente del Fondaco,' e delli fondacchieri Domenico e Giacomo Quarantotto, contro l'uso eh*era da poco introdotto da particolari di vender farine e frumenti, per la Terra a grave danno e pregiùdi-zio di questo Fondaco,—Bernardin MichielPòdestà e Capitanio di Capodistria in visita con Terminazióne 28 maggio ordinava, che de caetero non ardisca chi si sia vender frumenti e farine in poca 0 molta quan-tilà ad alcuna persona di questa Terr», ma di contrattare con questo Collegio delle Biave per conto Fondaco, sotto pena, dL confisca deP genere, e di essere processati' criminalmente; -' ed incaricava i Presidenti* del Fóndaco medesimo ^d' intimare la partenza dal porlo alle barche, che non contrattassero col suddetto Collegio per conio '■• dello , Stésso Fondaco. V X" -J '■' } ' - ' •: • . .: ■ : 16:6......La stessa prescrizione fu ripetuta li- 22 giu- ) gno da Yittono da Moslo successore del Michiel in . . evasione a forte rimostranza in proposito fatta da ii< Antonio Costantini uno dei Presidenti del Fondaco; o><.; còll'.aggianta della, pena di D.ti 25 ai Collegianti 5 < sé; mancassero di far seguire l'allontanamento delle ■, ■ barche. ,.. . .. ' ;. 1. . ; : M ' ■ , ■ '. • ''-•/■ ■ •■ • - ' -i t''-! • - . -- ■ ■ ■■ . C. .j i ; •": D '; . RETTIFICAZIONE. Nel numero precedente pagi 90 col. 2.da linea quint' ultima parlando della città che supponiamo nascondersi nel Tronte del diploma" piranes^, ci è sfuggito di pena: Taranto, mentre dovey? slare 0/rantoir,estrema città del golfo Adriatico. . ■ •:ì ir-r-f t • ; (ContinuaJ. -'""* " ' ó'<> ■■ \ ;