L' ASSOCIAZIONE per un anno anticipati f. 4. Semestre e trimestrein proporzione. Si pubblica ogni sabato. I. ANNO. Sabato 12 Settembre 1846. M tir. Pietro Mi.anO.ler TRIESTE. Lo scritto eh' ella si compiacque indirizzarmi nel numero 30 di questo patrio giornale sotto la data dei 23 maggio passato, fu a me di grande consolazione, perchè il mio cuore s'allarga di gioia quantunque volte vedo che le incessanti di lei fatiche per l'illustrazione di questa provincia sono rimeritate da risultati soddisfacenti; perchè i risultati da lei ottenuti con quella escursione fatta nell' agro umaghese sono tali da spargere molta luce sulla condizione antica di quei luoghi, e quindi da giovare grandemente alla storia di tutta quant' è la nostra provincia. — E in fatti la scoperta o 1' accertazione di sette od otto fortalizi, di una tribù, la Romilia, nuova finora per l'Istria, di cinque o sei porti preparati dalla natura, ma formati o certo rafforzati e perfezionati dall' arte, di quattro o cinque fabbriche laterizie, e frequenti indizi d' abitato, e mosaici, e cisterne, e memorie funebri, e monete, e medaglie, e lutto questo sopra terreno abbastanza limitato, da Salvore a S. Lorenzo di Daila, sono cose da persuadere anche ai più schivi, che la condizione dell' Istria ai tempi della romana dominazione era tutt'altro che abietta, e quindi che se all'Istria manca qualcosa per rialzarsi a condizione più prospera che la presente non sia, non le mancano già gli elementi primi, ma si l'occasione ed i mezzi necessari a dar loro lo sviluppo di che sono capaci. Fortunato quel dì in cui l'Istria avrà essa pure il patrimonio di una storia completa, ragionata, accertata delle sue passate condizioni e vicende! Fortunato quel dì in cui tale storia girando per le mani e passando nelle menli di tutti, diverrà tra noi popolare com' era popolare in Firenze ai tempi di Cacciaguida la storia — De'Troiani, e di Fiesole e di Roma!— Allora, o ch'io spero, abbandonate certe scipite e invereconde canzoni, e posti per sempre in dimenticanza i mal augurati racconti di sortilegi, di vampiri, di streghe che sembrano a bella posta creati a rendere fatue la menti e fiacchi gli animi, allora, diceva, la bollente gioventù istriana prolungherà la veglia delle sue belle facendo risuonar l'aere notturno di canti in cui saranno ricordate le virtudi e le prodezze degli avi, e le belle, tra i palpiti dell'amore, inspirate e inspiratrici elle stesse, prepareranno l'animo all' imitazione de'grandi esempi: allora le madri, non le balie, veyghiando a studio della culla, addormenteranno i lor bamboletti col canto di patrie canzoni, e i più grandicelli e gli adulti penderanno dalle labbra dei genitori e degli avi, i quali narreranno loro d' un popolo M 59. che, abbandonate per ignote cagioni le primitive sue sedi, dalle foci dell' Istro si tramutò sopra queste spiagge chiamandole Istria in memoria dell' antica sua patria, così appunto come fecero gli Europei in America in tempi a noi non remoti: — narreranno d'un altro popolo che togliendo, più che motivo, pretesto da alcuni insulti e danneggiamenti arrecati alle sue navi, e in effetto ([come spesso avviene anche in oggi) abusando della sua prevalenza, invase, armata mano, queste contrade, e a sè le fece mancipie, il quale però con un governo generoso e sapiente, diffondendo ogni sorta di lumi, piantando nuove colonie, aprendo molteplici ed insolite vie al commercio, promovendo insomma colla civiltà la prosperità di questi luoghi, se non ha cancellato, certo ha fatto in gran parte dimenticare l'ingiustizia della prima invasione: — narreranno le valli di Sistiana e le sponde del Timavo testimoni in un giorno pria della vittoria, poi della sconfitta degl' I-stri; l'Arsa rosso del sangue dei ferocemente disperati abitator di Nesazio commisto a quello del vincitore romano; le donne aquileiensi che si privano del più bell'ornamento, la chioma, per difendere 1' are dei santi Numi e i domestici focolari: — narreranno d'un grande imperatore che — tra il rumor di belliche imprese —, che fin dentro le mura della lontana sua regia ha udito il pianto e le grida del popolo istriano oppresso, espilato, martoriato dall' iniquo duca Giovanni, di Carlomagno dico, che deputava legati a raccogliere lamentazioni di questi abitanti, delle quali risuonano ancora gli echi del Risano, che con solenne e clamoroso atto di giustizia deponeva, privava d' ogni potere lo scellerato ministro : — narreranno dei Sergi polensi, i quali, abusando dell' aura popolare, di capitani si fecero tiranni del popolo, di quel popolo che, non potendo più comportare l'ingiusta lor signoria, con disperata vendetta ne faceva orribile strage « .... il giorno, eh' al sol si scoloraro Per la pietà del suo Fattore i rai » : narreranno in fine del novello ordine, o, a dirla con più verità d' espressione, del novello disordine di cose surto sotto la dominazione dei Franchi, del commercio perduto, delle campagne invase dai popoli slavi, delle nuove forme feudali, delle intestine discordie, e dei frequenti e sanguinosi scontri tra municipio e municipio, tra municipi e dinasti, d'onde sciolto e rotto ogni vincolo di comune reggimento, di comune interesse, le città, le castella, le ville stesse divennero straniere, anzi avverse le une alle altre, della quale infelice condizione di cose approfittando, l'alato Leone potè a tutt' agio sdraiarsi sulla bella porzione di queste allora non più invidiabili, ma miserande contrade. — Nè dissi a caso sdraiarsi, chè i quattro o cinque secoli della veneta dominazione furono pur troppo secoli di torpore e di sonno ! Sebbene chi, fatta astrazione dalla vita pubblica, voglia in detti secoli limitarsi a considerare la vita privata ed intima del popolo istriano, troverà anche in questi d'onde inspirarsi, d'onde prendere lieti auguri, donde persuadersi che gì' Istriani anche in detti secoli non furono punto degeneri dai padri loro: chè se le virtù cittadine non ebbero campo di spiegar l'ali a voli sublimi, non infrequenti però furon gli esempi di virtù private e domestiche. E le virtù domestiche (lo dice un grande pensatore vivente) sono le radici nascose da cui le dolcezze e le utilità della vita civile crescono in fiore ed in frutto, dalle quali hanno da prendere norma certa i timori degli uomini e le speranze. — E lo stesso popolo slavo delle campagne in mezzo alla sua ferocia e rozzezza mantiene esso pure e nasconde il germe di grandi virtù, le quali a quest' ora avrebber di già germogliato, se quel governo appunto con ingenerosa e indecorosa politica non avesse mantenute, anzi fomentate in questa provincia le originarie discordie tra scarpe ed opanche, tra terrieri e territoriali, tra cittadini e contadini, tra schiavi e latini, come già nella capitale mantenne la rivalità tra nicolotti e castellani, e se, com' era dovere, avesse ammesso anche gli slavi al banchetto universale dei lumi e della civiltà. — Insomma, non dubito punto ripeterlo, il giorno in cui l'Istria avrà il patrimonio di una storia, sarà giorno da segnarsi ne' suoi fasti con bianco lapillo ; chè la pittura evidente di un passato non inglorioso, non può non portare anche tra noi, come altrove, l'effetto di rialzare e rianimare gli spirili anche i più abbattuti, i più sfiduciati, di ravvivare e riunire le volontadi fiacche e discordi, di fare tutti conoscano e sentano la verità, la possibilità di cose che adesso a molti paiono sogni. — Ed è perciò, che ripensando sovente meco medesimo queste cose, faccio voti in mio cuore perchè qualche bell'ingegno istriano, inspirando sua musa nelle glorie e nelle sventure de' padri nostri, renda popolari col canto i momenti più gloriosi delle patrie storie; renda popolari dico, chè questo de-v" essere il primo e l'ultimo scopo, e la semplicità del linguaggio che ad attingerlo è indispensabile, non impedisce punto 1' efficacia, 1' energia, la sublimità dei concetti a chi è veramente da natura portato su questa via, scabra sì e difficile, ma piena di grandi trionfi, di più che umani diletti. — E contemporaneamente fo voti perchè a lei benemerito vengano da ogni luogo dell' Istria soccorsi di scoperte, di documenti, di lumi, sicch' ella possa più sollecitamente e più completamente evocare il passato, e mandare ad esecuzione e incarnare il concetto clic da lung' anni le sta fisso nella mente e nel cuore : chè, lasci pur ch'io le parli liberamente, per quanto ella faccia e s'adopri, tutte le di lei premure e fatiche rie-sciranno insufficienti, qualora gì' Istriani non dieno all' o-pera sua efficace coopcrazione. Qual è l'angolo della terra istriana che non nasconda qualche monumento? che non ricordi qualche illustre fatto? che non serbi qualche storica tradizione?.....Or bene, e i monumenti sepolti che inaspettatamente si van discoprendo, e la memoria di alcuni fatti che spesso si conserva soltanto in alcune località, e le tradizioni limitate sovente in poche famiglie, d'uopo è cogliere per così dire in flagranti; chè gli uomini, il tempo, gli elementi stessi con moto precipitato congiurano a distruggerli, ad abraderli dal suolo e dalla memoria. — Ma per cogliere queste cose in flagranti, per impedirne la distruzione, d'uopo è trovarsi ad ogn' istante sulla faccia dei luoghi, d' uopo è essere contemporaneamente per tutto, e quinci appunto ne viene la necessità della simultanea cooperazione di molti, senza la quale non è possibile ch'ella, unico, domiciliato in Trieste, e affollato da altre gravissime cure, possa a tutto bastare, a tutto supplire. — Nè è già ch'io disconosca o disconfessi 1' efficace cooperazione di alcuni, chè m' è noto già, e lo scritto stesso da lei a me indirizzato fa fede come hannovi Istriani non pochi d' elevato ingegno e di caldo sentire, i quali e provvedano alla conservazione degli antichi monumenti, e dieno opera ad illustrare questo o quel punto delle patrie storie; ma io penso che più sicuramente e più speditamente sarebbe raggiunto lo scopo se questi lavori individuali si facessero tutti dietro un piano comune, se di questi lavori si dasse al pubblico periodica relazione. In ciascuna città, in ciascuna borgata, in ciascuna villa dell' Istria dovrebb' esservi uno o più, il quale od i quali in corrispondenza al lor genio, ai loro studi, alla lor posizione provvedano al ricupero d' oggetti antichi, d' antichi documenti che spesso vanno malamente perduti, i quali raccolgano la sacra eredità delle tradizioni prima che scendano nel sepolcro coi venerandi avanzi d' una generazione che muore. — In ogni borgata dissi e in ogni villa, chè, com'io penso, i parochi dei piccoli luoghi e specialmente delle campagne, senza essere nè archeologi nè storici profondi, e senza mancare d'un atto solo ai gravi e sublimi attributi del santo lor ministero, potrebbero procurare, e procureranno certo alla storia della provincia nostra grandissimi lumi, siccome quelli che appressano popolazioni non ancora contaminate dall' alito della moda, popolazioni che mantengono ancora gli originari loro usi e costumi; presso le quali si conservano pure e vive le antiche tradizioni, come il fuoco sacro nel tempio di Vesta; che sono depositarie delle antiche nomenclature, e a mano delle quali spessissimo vengono i materiali avanzi degli antichi monumenti. — Così adunque, siccome io penso, operando, le elucubrazioni speciali gioverebbero potentemente alla causa comune; chè sarebbero quasi raggi convergenti in un medesimo fuoco, quasi rivi confluenti in un serbatoio comune, quasi suoni vari di stromenti vari e molteplici facilmente combinabili in un solo armonioso concento. — S'io pensi bene o male non so; ma comunque sia, l'assicuro eh' io ho scritto a lei queste cose non per vana voglia di scrivere o dire, ma perchè la coscienza mi dice che dalla loro effettuazione ne verrebbe e decoro ed utilità somma alla nostra provincia. E a dimostrarle che le parole non vanno scompagnate dall' o-pera per quanto la tenuità dello ingegno me lo consente, le comunico negli uniti fogli alcuni miei pensamenti circa le condizioni antiche di questa mia terra natale, e alcuni documenti della sua storia. In seguito poi, a più riprese, le darò relazione dei minuti oggetti d' antichità che ho già ricuperato, e che andrò di mano in mano ricuperando. — Nè guardi già alla povertà della cosa, ma sì all' intenzione con cui le viene offerta da chi le si protesta Albona, 9 settembre 1846. Devotissimo Tomaso Luciani. Francesco Saverio di Godemberg. Nei Nri. 49-50 di questo giornale ci siamo provati a mostrare quale saggia e santa disciplina fosse prescritta al clero di diocesi delle minori dell'Istria, e gli atti del concilio fanno testimonianza che infima certamente non era la coltura del clero nel secolo decorso. Persona, che assai veneriamo per la molta pietà e dottrina, dettava nei Nri. 33-34 la biografia di un sacerdote della diocesi di Capodistria, che solo seppe fondare e sostenere, finché visse, scuole di ginnasio e di filosofia nella terra d'Isola. In oggi ci rivolgeremo ad altra diocesi, nelle parti montane, interne dell' Istria, diocesi sì piccola che il prelato vedeva dalle sue stanze al di là dei confini, di popolo sì scarso che appena arrivava alle ottomila anime, prelato sì povero che appena aveva quattrocento fiorini di prebenda; diocesi a mala pena conosciuta fuori di provincia. Di un sacerdote nativo appunto di questa ed in questa vissuto, accenneremo succintamente la vita. Francesco Saverio Godenich di Godemberg nasceva in Gallignana nell' Istria media nel febbraro del 1744 da nobile famiglia, i di cui membri l'imperatore Carlo VI insigniva del grado di Cavalieri del Sacro Romano Impero, trasmissibile per ordine di successione. Avuti in patria i primi elementi, inviavasi nell' età di undici anni al convitto di Fiume, tenuto dai padri della compagnia di Gesù, scuole a cui ricorrevano quelli dell' Istria austriaca che migliore educazione desiderassero di quella che davano i padri eremitani della Beata Vergine del Lago, o pii canonici del duomo, o sacerdoti ritrattisi per età dalla cura delle anime, od i padri di S. Pietro in Selve, che però appartenevano alla diocesi parentina. I Gesuiti avevano allora l'educazione anche del clero in tutta l'Istria austriaca, il seminario di Trieste per le parti marine all'Adriatico, il seminario di Fiume per l'Istria montana; mentre gli Scolopì avevano l'educazione nell'Istria veneta; e gli uni e gli altri in bella fama per vasto sapere, per conoscenza del cuore umano, per sagacia nell' avviare i giovani a quegli studi cui naturalmente erano disposti, per sodezza di educazione religiosa e civile. Nel collegio di Fiume, come a naturale sua metropoli scientifica (notammo altra volta che Fiume fu ceduto al regno d'Ungheria nel 1776), erudivasi il Godemberg nelle lettere umane e nelle divine, distinguendosi sovra gli altri compagni, e venuto a scelta di stato, in-scrivevasi nel 1768 nella compagnia di Gesù, ordinato al sacerdozio dal proprio vescovo Aldrago Antonio dei Piccardi, triestino, allievo esso pure dei Gesuiti, cui toccò la sorte di chiudere la serie dei vescovi, siccome a' tempi nostri toccò egual sorte al Balbi pei vescovi emoniensi, serie ambedue che si prolungarono per tredici secoli. Notiamo la circostanza della sua ordinazione per le mani del vescovo di Pedena, giacché Fiume era allora nella diocesi di Pola. Godemberg veniva tosto dichiarato pre- fetto del seminario di Fiume - officio che fu di breve durata, perchè l'ordine lojoleo veniva sciolto nel 1773 -, e poscia, fregiato del titolo di canonico di Pedena, assunse volentieri le mansioni di cappellano curato; quindi venne promosso nel 1778 alla dignità di arciprete e paroco in patria. La soppressione dei due seminari di Trieste e di Fiume, la soppressione del collegio gesuitico di Gorizia, la soppressione seguita da lì a poco dei conventi non mendicanti riuscirono fatali alla provincia, perchè repentinamente ristretta l'educazione agli elementi di scuole, come allor dicevano, normali, nè ginnasi, nè licei, nè scuole teologiche vi erano; erasi difficoltato, poi interdetto di frequentare Fiume per gli studi, siccome interdetta era la frequentazione di scuole d' altro potentato. Avrebbesi dovuto inviare la gioventù a Gratz di Stiria, fatta allora centro dell'Austria interiore, anche per le cose di scuola; ma due ostacoli vi si opponevano, la povertà del popolo che non permetteva d'inviare i figli in luogo sì lontano e per tempo sì lungo, dovendo cominciare col ginnasio, ed anzi, per quelli che non erano in luogo di residenza di scuola normale, con queste scuole, e modo non v'era nè d'abbreviare il tempo, nè di avere condono per distanza o per povertà di paese, perchè il numero degli anni di scuola era prescritto, nè l'Austria faceva eccezioni come faceva S. Marco pei sudditi lontani. Il popolo, rigidamente cattolico, era poi in timore che dottrine non affatto conformi alle avitiche potessero trovare facile ascolto presso il giovane clero, per cui e l'antico ordinamento gerarchico e le pratiche del culto dovessero sofferire cangiamento. 11 Godemberg, passato nel clero secolare, conservò fino a che visse la pratiche del clero regolare, e vita condusse piuttosto da monaco nelle ore che 1' officio di chiesa concedeva a lui libere. Profittando di quella tolleranza dell' insegnamento privato che era necessità, e dell' appoggio del proprio diocesano, tutte le ore disponibili consacrò al gratuito insegnamento delle lettere, della filosofia, della teologia, e n' era bene in grado perchè dotto; ed educò giovani che poterono sottoporsi ad esami pubblici con lode, e divenire pii e savi sacerdoti. Ma il novello ordine di cose doveva avere il suo effetto, e ringraziato e lodato, cessò dal gratuito e volontario incarico di educatore, che ormai per la soppressione della diocesi diveniva, se non impossibile, certamente difficile. Non però cessò la volontà di operare per la patria sua, imperciocché ampliò la chiesa maggiore di Gallignana aggiungendovi due navate, costruendovi sei altari, decorandola di cinque palle nuove, rinnovando 1' organo, rinnovando altare e palla nella chiesa di S. Croce. Nò già fece ciò col consiglio soltanto, ina col proprio peculio, per cui, oltre il decoro, grande benefizio venne a quella parocchia, bisognosa di tempio più vasto. Sorvenuta nel 1817 orrenda fame che a molti tolse in provincia la vita, il Godemberg comperò le granaglie, e per effetto di carità cristiana, le distribuì a' suoi pa-rocchiani, non a prestito, bensì a dono. E sebbene nel 1824 rinunciasse al minislero di paroco, che l'età progredita (contava ottant'anni) faceva troppo gravoso; dotava le scuole triviali di Gallignana di capitale capace a sostenerne i dispendi anche di maestro, dotava una cappellania detta di S. Croce, costruiva del proprio la casa delle scuole e del maestro, forniva Non faremo 1' elogio di lui, ma non possiamo tacere le campane alla chiesa di S. Croce, ed allorquando voi- che spese la vita fra lo studio, gli esercizi di pietà e le lesi rifare la campana maggiore della chiesa parocchiale, beneficenze; che nei 50 anni di suo officio in cura d'a- contribuì trecento fiorini. nime, e per altri 17 di riposo amò talmente la sua pic- Moriva nel dì 24 ottobre 1841 d' anni 97 ed otto cola parocchia che la provvide di chiese e di scuola, e mesi; e nello stesso anno retribuivasi a lui l'onore del che lasciò nome benedetto e venerato, raccomandabile ritratto, che collocavasi nella scuola da lui fondata. alle più tarde generazioni. Osservazioni meteorologiche fatte in Parenzo all'altezza di i 5 piedi austriaci sopra il livello del mare. Illese di Agosto 1846. 1 o fe ® Ora Termo- Barometro Stato ■ 0) ® £ = Ora Termo- Barometro Stato £ S o O ® "S dell' osser- metro R Anemoscopio © ® dell' osser- Anemoscopio 3=2 vazione De- fol- Li- De- o= ? vazione Gra. De- Poi- Li- De- tr finii lici nee cimi -a clini liei nee cimi Agosto 7 a. m. 19 6 27 n 0 Cai ma Sereno Agosto 7 a. m. i 18 8 27 10 4 Calma Sereno i 2 p. m. 21 7 27 li 0 Ponente detto • 17 2 p. m. 22 0 27 10 4 Ponente detto 10 „ 19 0 27 il 0 Levante detto 10 „ , 19 0 27 10 1 Levante Nuvoloso 7 a. m. 19 5 27 il 0 Calma Sereno 7 a. m. 19 2 27 10 4 L. Scirocco Nuvolo 2 2 p. m. 26 6 27 il 0 Maestro detto 18 2 p. m. 17 8 27 10 3 Tramontana Pioggia 10 „ 20 0 27 il 0 Levante Nuv. sparsi 10 „ 18 6 27 10 3 Levante Nuvoloso 7 a. ni. 20 1 27 il 0 Calma Sereno 7 a. m. 18 8 27 10 3 Scirocco Nuvoloso 3 2 p. m. 22 8 27 n 0 Maestro detto 19 2 p. m. 20 8 27 10 3 detto detto 10 „ 20 o 27 il 0 Levante detto 10 „ 19 0 27 | 10 5 detto detto 7 a. ni. 20 8 27 u 0 Calma Sereno 7 a. m. 17 5 | 27 9 5 G. Levante Pioggia 4 2 p. m. 23 0 27 n 0 Ponente detto 20 2 p. m. 18 9 27 9 6 Greco Sole e Nuvolo 10 „ 20 6 27 li 0 Levante detto 10 „ 17 8 27 9 10 Levante Nuvoloso 7 a. m. 20 8 27 il 0 Levante Sereno I 7 a. m. 17 0 27 10 0 Calma Sole e Nuvolo 5 2 p. m. 23 8 27 il 0 Ponente detto 21 2 p. in. ! 19 2 27 9 8 Ponente Nuvolo denso 10 „ 21 2 27 il 0 Tramontana detto io „ f 17 8 27 9 4 Levante Pioggia 7 a. m. 21 3 27 u 0 Calma Sereno 7 a. m. 16 8 27 8 8 Scirocco Pioggia 6 2 p. m. 23 2 27 it 0 Ponente delto 22 2 p. m. 16 l 27 8 Ponente Pio'^g a, lampi « tuoni 10 „ 20 8 27 10 8 Levante Nuvoloso io „ 15 2 27 8 8 1 Levante Nuvolo 7 a. in. 20 2 27 IO 8 L. Scirocco Nuvoloso I 7 a. m. 15 0 27 8 4 Levante Nuvolo 7 2 p. m. 24 3 27 10 10 Scirocco detto 23 2 p. m. 17 8 27 8 4 Calma Sole e Nuvolo 10 „ 20 27 10 5 L. Scirocco detto 10 „ 16 2 1 27 8 6 Levante Nuvoloso 7 a. m. 20 4 27 10 0 L. Scirocco Nuvoloso 7 a. m. 16 0 27 8 6 Levante Nuvoloso 8 2 p. in. 21 S> 27 10 0 Garbin detto 24 2 p. m. 19 0 27 8 IO Maestro Sole e Nuv. sp. 10 „ 18 6 27 10 0 Levante detto io „ 17 6 27 8 10 Levante Nuvoloso 20 0 27 10 0 Levante Sole e Nuvolo 7 a. m. 16 9 27 9 4 Calma Poche gocce 9 22 6 •n 10 0 Ponente detto 25 2 p. m. 19 2 27 9 IO Greco Sole e nuv. sp. 10 „ 20 2 27 10 0 Calma detto 10 „ 17 0 27 IO 0 Levante Sereno 7 a. m. 20 1 27 10 9 Calma Nuvoloso 7 a. m. 16 6 27 10 3 Calma Sereno 10 2 p- m. 22 6 27 10 9 M aesti'o Sole e Nuvolo 26 2 p. ni. 20 0 27 10 4 Miestro detto 10 „ 19 0 27 10 9 Levante Sereno 10 „ 17 S n 10 4 Levante detto ?n 5 28 0 0 Calma Sereno 7 a. m. 17 8 27 10 4 Calma Sereno 11 22 8 28 0 0 Ponente detto 27 2 p. m. 20 0 27 10 5 Maestro detto 10 „ 19 0 28 0 0 Levante detto 10 „ 17 0 27 11 5 Calma detto 19 5 27 11 0 Calma i Nuv. sparsi 7 a. m. 18 2 27 10 0 G. Levante Nuvoloso 12 OTI 0 27 11 0 Maestro Sole e Nuvolo 28 2 p. m. 19 8 27 10 0 VI. Tramont. detto 10 „ 20 o 27 u 0 Levante |Nuv. ale. gocce 10 „ 18 1 27 8 8 G. Levante detto 19 0 27 11 5 Levante Sereno 7 a. m. 17 1 27 8 10 M. Tramont. Nuvolo 13 9 27 11 5 Ponente detto 29 2 p. m. 18 0 27 9 0 Greco Pioggia IO „ 18 8 27 11 5 Levante detto 10 „ 16 2 27 8 8 G. Levante detta 10 6 27 10 ó Levante JSole e Nuvolo 7 a. m. 19 7 27 8 7 G. Levante Pioggia contin. 14 ?,?, 0 27 10 3 Ponente detto 30 2 p. m. 18 2 27 9 0 Maestro Sole e Nuvolo 10 „ 20 0 27 10 0 Tramontana Nuv. Inmpi e p pioggia 10 „ 16 8 27 9 2 Levante Nuvoloso 1 19 0 27 10 3 G. Tramont. Sereno 7 a. m. 17 8 27 10 o G. Levante Sole e Nuvolo 15 2 p. in. 21 5 27 11 0 M. Ponente detto 31 2 p. ra. 20 1 27 10 o Greco detto ì 10 „ |18 6 27 11 0 Levante detto 10 „ 17 0 J 27 10 1 Levante Sereno I) 7 a. m. 18 8 27 10 4 Calma Sereno Gio. Andrea Zoliani. 16 2 p. m. 21 8 27 10 2 Ponente detto io » 18 6 27 10 2 Calma detto ERRATA-CORRIGE. Nella tabella pel mese di Luglio, la temperatura del dì 23 luglio, ore 2 pomeridiane, era gradi 22,8 non 28,8 come per errore di copiatura stava segnato.