ANNO XXIII. Capodistria, 1 Febbraio 1889. N. 3 LA PROVINCIA DELL'ISTRIA Esce il 1° ed il 16 d'ogni mese. i Articoli comunicati d'interesse generale si stampano gra- ASSOCIAZIONE per un anno fior. 3; semestre e qua- ! tintamente. — Lettere e denaro franco alla Redazione. — Un Irimestre in proporzione.— Gli abbonamenti si ricevono presso , -, - „ .. „.••„,.: la Redazione I numer0 separato soldi 15. — Pagamenti anticipati. FRANCESCO VIDULICH La morte di Francesco Vidulich è una grande sventura per la nostra patria; che se in ogni momento la perdita di un uomo di mente e di cuore è sensibile, quando quest' uomo in una delle più difficili e disastrose lotte che possano mai travagliare un paese, è capo, il capitano che ordina le schiere, le conforta e assicura loro la vittoria altre volte raggiunta sotto le sue insegne, quando ciò avviene, la perdita è inestimabile. E tale fu Francesco Vidulich, e queste sono oggi le condizioni della nostra provincia. Per quanto in questo primo sgomento noi ci guardiamo intorno, e pur ci conforti la vita gagliarda di egregi patriotti già provati in ogni sa-grifìzio, già pronti a rincorare le attonite schiere, e proseguire impavidi il fatale cammino, pur troppo è impossibile scongiurare le conseguenze funeste di tanta perdita; l'uomo che teneva nella forte mano le fila, e nella sua mente aveva ordinata la battaglia con tanta sicurezza che presagiva la vittoria, quel-P uomo oggi è nella tomba. Questa sventura fu subito compresa da tutti ; alla terribile apprensione per le sorti della patria, si aggiunse il dolore profondo per il grande affetto che gì' istriani gli portavano in ricambio dell' amore grandissimo, ch'egli nutriva per questa terra; il dolore profondo per le relazioni di antica amicizia, per quelle di riconoscenza dei discepoli all' onorato maestro. Animati da questi sentimenti, da ogni più remoto luogo convennero il giorno 25 gennaio i comprovinciali in Parenzo, a tributare all' illustre trapassato la solenne testimonianza della stima riverente, del grande affetto, della riconoscenza ; e chi si è trovato in Parenzo quel giorno, ne conserverà impressa, fin che vivrà, la memoria. Molte mani si strinsero in segno di mutuo conforto, e molte lagrime bagnarono le ciglia ; nel lungo corteo, dietro quella bara le coscienze rimproverarono per avventura mancati doveri e formarono propositi di costante lavoro ; e forse taluno sentì i rimorsi di ingiuste accuse, lanciate nel tumulto della vita pubblica all' illustre estinto, e ne sentì pentimento ! Non è nostro compito oggi, ne lo potressimo in così breve spazio, dire estesamente dei molti titoli di benemerenza per cui il nome Francesco Vidulich viene tramandato alla storia: ma non è esagerazione asserire che egli ha dedicato tutta la vita in servizio della patria, da quando fu mandato dalla fiducia dei concittadini alla costituente di Vienna nel 1848; deputato; podestà per lunghi anni nella sua città natale Lussinpiccolo ; quindi deputato alla dieta provinciale e capitano provinciale per un ventennio fino alla sua morte. Lo sviluppo della sua sapiente attività potè trovare largo campo, quando fu concessa per la inesorabile necessità dei tempi la costituzione, e accordata P autonomia alla nostra provincia venne istituita la dieta. Non fu ancora bene studiato e descritto, il disordine, la storia delle prepotenze delle ingiustizie del periodo anteriore al 1848 nella nostra provincia, e degli anni dopo ; ma è nota la storia del primo periodo della dieta provinciale. Così stavano le cose, allorquando Vidulich fu nominato dal Sovrano a coprire il posto di capitano provinciale, che tutto era ancora da farsi. Circondato da egregi colleghi, per dottrina e specchiato carattere, tutti nuovi alle cose pubbliche, sotto la sua abilissima direzione, con paziente lavoro spesso interrotto, talvolta distrutto dalle difficoltà stesse e dalle oppo- sizioni dei tristi, si è potuto compiere tutto quel sistema di ordinamento provinciale, che oggi godiamo, ed è nuovo vanto e gloria e forza nostra, di noi italiani, rinnovatori anche questa volta come sempre del progresso civile ed economico della nostra provincia. Forza grande, la sola che noi abbiamo da opporre alle fanatiche masse ignoranti, che pretendono reggere il paese ; e per cui le altissime autorità dello stato, è scorso brevississimo tempo, dovettero riconoscere la necessità di lasciare nelle mani esperte del capitano provinciale e di noi italiani, il governo della provincia. In quest' occasione che sarà ricordata quale importante episodio della storia fortunosa di questi anni, Francesco Vi-dulich ebbe ovazioni solenni ed ha potuto godere un momento di contentezza, di giusta meritata soddisfazione, fra le tante amarezze che cccompagnano sempre la vita pubblica. Ordinata su basi solide ogni ramo della amministrazione provinciale, tanto che altre provincie ne ricercano lo studio per seguirne l'esempio, non perciò è cessato il compito difficile della dieta; ma il maggiore e più faticoso lavoro è compiuto, e in ogni emergenza ricercati gli archivi, si troverà una guida sicura nei lavori eseguiti dal capitano provinciale, una intiera scuola di prudenza e di energia di savia economia e di óftestà. Nello scrivere commossi queste parole, sentiamo altresì l'obbligo di rinfrancare gli animi. Giornali di incontestata autorità nel rimpianto per la perdita da noi subita, spinsero, forse per eccesso di dolore, e certo per poca conoscenza delle nostre condizioni, il loro giudizio fino a dire, che dopo la morte di Francesco Vidulich, resta libero il campo ai nemici della nostra nazionalità. E questa è lina esagerazione. No, un uomo come Francesco Vidulich, non può essere vissuto per tanti anni in un paese civile come il nostro, senza avervi gettato il buon seme; e per fortuna ebbe colleghi di lavoro e di lotta non inferiori per ardente patriottismo e virtù di sagrifizio, sebbene egli vi stesse a capo per incontestati meriti, e particolari circostanze politiche. Ed alla sua scuola sono cresciuti uomini che non mancheranno ai loro doveri e sapranno compierli. Non perdiamoci di coraggio dunque, ma concordi provvediamo a conseguire l'intento supremo che fu lo scopo della vita di Francesco Vidulich, il bene della patria. Riportiamo per intiero il commovente discorso pronunziato sulla bara dall' assessore anziano dott. Andrea de Petris ; vi sono contenuti i dati precisi intorno la vita dell' illustre estinto, ripetuti da tutti i giornali nostri, e che desideriamo compariscano su queste pagine. "L'Istria nostra che pochi mesi or sono festante partecipava agli omaggi tributati al Capitano provinciale Commendatore dott. Francesco Vidulich pel quarantesimo anno di sua vita pubblica e lieta e lunga gli augurava ancora la salutare esistenza, l'Istria nostra diletta è oggi gittata nel più triste dei lutti, è oggi travolta d'improvviso nella piena del più intenso dolore. „Egli, il nocchiero esperto in cui riponeva fede e speranza. Egli ornai non è più. Di quale e quanta jattura sia per lei tale perdita lo addimostrano e le numerose condoglianze dirette a questa Giunta provinciale e il concorso di tanti Municipi, di tante associazioni e istituzioni a questa funebre cerimonia e la presenza di tante egregie persone qui venute dal di fuori e da ogni parte della provincia per dargli l'ultimo vale, per condividere il nostro pianto dirotto. "E tanta onoranza Ei 1' ha in vero meritata, che lunga, efficace ed operosissima fu la pubblica sua vita. "Compiuti gli studi legali, Francesco Vidulich fu eletto a deputato al primo parlamento austriaco radunatosi a Vienna nel giugno 1848 e prese parte ai lavori del medesimo fino a che fu sciolto nel decembre 1849 a Kremsier. Ritornato in patria, Lussinpiccolo, che gli diede i natali, non lo lasciò in disparte, ma lo volle in breve suo primo cittadino e tale lo mantenne per più anni, fino a quando, cioè per nuovi avvenimenti politici, fu concessa ai popoli austriaci la costituzione del 1861. La prima Dieta istriana lo ebbe a suo deputato ed assessore provinciale, ma per note ragioni egli dopo poco tempo dovette abbandonare le gravi mansioni assunte. Rieletto a deputato provinciale nel 1863 e successivamente ad ogni rinnovazione delle elezioni, coperse egli poscia sempre il posto di deputato alla Dieta provinciale istriana fino al giorno della sua morte, sischè solo per un anno o poco più egli non le potè appartenere. "Altri onorifici ed importantissimi incarichi ebbe Francesco Vidulich, e dal 1867 in poi venne nominato Deputato al Consiglio dell' Impero, in seno del quale per un sessennio gli fu conferito l'eccelso mandato di primo Vice - Presidente della Camere viennese. "Nel 1868 gli fu affidata l'alta carica di Capitano provinciale e la tenne fino al sepolcro. Notaio egli stesso, coperse un tempo anche il posto di presidente della Camera notarile di Rovigno, e per molti anni formò pur parte del corpo di Am-ministraziono della Società del Lloyd austro-ungarico. Nè gli mancarono distinzioni, chè varie onorificenze e ordini cavallereschi austriaci ed esteri fregiarono il suo nobile petto. "Ogni ufficio accettato Francesco Yidulich lo sostenne degnamente, e adoperandosi con zelo ed attività grande a prò della cosa publica e difendendo ognora con invitta fermezza tutti i diritti della provincia, seppe conservar insieme immutata la piena fiducia del prence e del popolo. "Ma di tutti i meriti di Lui io non mi sento in forza di parlare in questo momento di emozione invincibile. Dimostri il tempo qual uomo, qual figlio valentissimo e fido abbia perduto la nostra provincia; a quelli che gli furono collaboratori ed amici non tocca tesserne le lodi. A lor non tocca, Francesco Yidulich, che rimpiangere le Tue virtù e dirti, oltremodo commossi: "indimenticabile nostro duce e maestro a nome della Giunta e della Dieta provinciale, a nome dell'intero paese noi Ti porgiamo riverenti, l'ultimo, il supremo nostro saluto.,, I funerali furono fatti a spese della provincia per deliberazione degli assessori della giunta provinciale, e riuscirono splendidi e commoventi. ------«asesf----— Il sentimento nazionale degl'Istriani studiato nella storia1) Ed ora al terzo punto della nostra disquisizione: il sentimento nazionale in lotta col Marchesato e con la Contea. Come ai Marchesi laici della casa degli Eppenstein prima, degli Sponheim e degli Andechs poi siano succeduti nel 1208 i patriarchi d'Aquileja, e come per comporre la lite tra due fratelli di casa Eppenstein, patriarca di Aquileja l'uno, laico l'altro, ed aspiranti entrambi al marchesato, fosse costituita a favore dell'ultimo una contea composta di Pedena e circostanti baronie (1077) sono vicende troppo note, nè qui è luogo discorrerne al lungo. Quello importa rilevare subito si è come per questa divisione fosse alterata l'unità naturale d'ella provincia. Cosi avemmo un' Istria Marchesato e un'Istria Contea, possesso perduto sui monti, e che all' estinzione della casa • degli Eppenstein passò ai conti di Gorizia, e quindi alla casa d'Austria. Ma non soto fu questa divisione dannosa all' unità politica; più gravi ancora ') Continuazione vadi. numero 21 e seguenti. le conseguenze etnografiche. Una parte dell' Istria così veniva staccata dal mare, che è quanto a dire dalla civiltà; e così nel progresso di tempo i conti stranieri poterono impunemente aprire nel cuore dell' Istria le porte al Germanismo di quà, allo Slavismo di là. E vero che la Contea era ben poca cosa: qualche bicocca su per le balze del Monte Maggiore; il taglio però era fatto nel centro del paese: questa la prima origine dell'esistenza di due stati rivali: Venezia e Casa d'Austria aspiranti entrambi al dominio del tutto, e interessate a tenere basso il paese per non destare la cupidigia del rivale ; questa la prima causa del nostro decadimento non solo; come altra volta ho discorso, ') ma di un rallentamento nell' interno della provincia, del naturale sviluppo e trapasso della latinità al sentimento moderno nazionale. Certo fu un leggero intoppo ; l'italianità si sviluppa egualmente in tutto il Marchesato, anzi si dilatò anche nella Contea; ma neppure le piccole cause devono sfuggire all'occhio dell' indagatore, specialmente oggi che è di moda gonfiare certe vesciche, e vi sono molti i quali si argomentano di cambiare i fumajuoli in torri e campanili. Nè mi si opponga il fatto di ben altre divisioni nella provincia prodotte dallo spirito municipale, e dalla lotta tra i vari comuni; perchè i partiti interni e le aperte guerre tra città e città istriana, furono anzi un' esplicazione caratteristica nel sentimento nazionale ristretto nel medio evo ; provennero da un vizio del sangue, furono piaga non solo dell' Istria, ma di tutta l'Italia. E quanto ai Marchesi Patriarchi poterono ben questi soffiare nel fuoco delle intestine discordie, e aizzare gì' istriani "contro i fratelli veneziani, con la politica del terzo goditore, ma non riuscirono a impedire l'unione dell' Istria a Venezia, unione che fu una necessità storica. Strano contrasto, e ammirabile tenacità del sentimento nazionale durante i due secoli di dominio più o meno contrastato dei patriarchi d'Aquileja sai Marchesato dell' Istria ! Quei preti baroni, tedeschi o germanizzanti, hanno un bel soffiare nel fuoco delle intestine discordie; Volchero, Bertoldo, Gregorio, i Toriani, il Beato Bertrando (Dio riposi le lapidate e venerate sue ossa sotto 1' altare maggiore della metropolitana di Udine2), Marquardo de Randech, Filippo d' Alencon, Giovanni di Moravia passsano come meteore con le loro orde di sgherri sull'Istria. Ca-podistria più volte se ne giovò per abbattere il partito veneziano, aspirando di mettersi a capo del movimento comunale della provincia; l'aureo sandalo ') Vedi «Del decadimento dell' Tstria» 2) E noto come i conti dì Spilìmbergo lapidassero il patriarca e ii suoi sgherri. del patriarca fu per lei lo zampino del gatto a levar la castagna dal fuoco. Tutta T Istria insomma si destreggiò, barcamenando tra veneziani e patriarcali, pur di raggiungere lo scopo che, come volevano i tempi, era sempre il dominio di una città sull'altra; ma pel patriarca come patriarca nessuno avrebbe allora mosso un dito. E quando con Lodovico de Teck (1422) finì il dominio temporale dei patriarchi nell'Istria e nel vicino Friuli, allora dalla sparizione di un governo vissuto or con infamia ed or con lodo, a seconda del particolare interesse delle varie città, nessuno quasi si avvide, e si potè ripetere la frase felice del buon canonico Francol — E fu finita la festa. Dove erano allora gli Slavi e i Croati? In questa indifferenza tutta moderna, e risentita oggi per la caduta del dominio temporale chi è che non sente, non vede un effetto del sentimento nazionale? E nel sapersi destreggiare tra veneziani e patriarchini, per innalzare il proprio comune, ignorante è della storia chi non riconosce un saggio dell' astuta politica sanzionata nelle opere immortali del Machiavelli, che fu vanto e disdoro insieme della nazione italiana. E voi Croati, vorreste dar oggi lezioni di politica agli eredi del Machiavelli, scrivendo nella lingua di Dante ? E voi usi ai geroglifici delle pipe vorreste insegnare a noi mettere i punti sugli i ? Poveri untorelli, vi ripeteremo come i monatti a Renzo, non avete imparato ancora il mestiere. Non sarete voi che spianterete Milano. Siamo troppo vecchi noi; e come ci siamo destreggiati altre volte con la politica dell' accennare in coppe e dare in bastoni, così anche nell' attuale conflitto speriamo riuscire vincitori. A voi o Slavi, usciti testé di pupilli, la grande politica dell' andar sempre dritti, magari dando la testa in un cattivo muro. Usate pure della politica giovanile, baldanzosa nella vostra Croazia; mirate pur sempre a una meta, e raggiungetela per una strada sola; ve r auguro, senza ironia e proprio di cuore. Ma non venite a dar lezioni di politica in casa nostra ; non vi nego, notate bene, l'ingegno e la giovanile baldanza. In quanto a noi siamo vecchi e quindi più furbi. Altra prova di accortezza data dagli Istriani, e nuova esplicazione del sentimento nazionale ricercheremo ora in due altri punti della nostra storia : il dominio di Venezia sul mare e il libero comune. Se da una parte l'amore al proprio municipio eccitò gì' Istriani a combattere Venezia, quando volle cangiare il protettorato in dominio, d' altra parte, attratti dal sentimento nazionale accolsero ben volentieri il protettorato e pagarono i tributi d'onore a San Marco, balzello necessario a tenere sgombro il mare dalle piraterie dei Narentani. E Venezia, sicura da questo lato dello spirito dominante nel nostro paese, non lasciandosi influenzare da fatti parziali ed isolati, si affidava ben volentieri all' Istria, se fino dall' anno 813 commetteva ai nostri comuni marittimi la guardia del mare di qua d'Ancona e di Zara '), ed anche dopo, tra i suoi contava nell' armata navale legni dell' Istria; ciò che non avebbe certo fatto, se si fosse trattato di Croati e di Narentani. E non la dissuadeva, ripeto, da tanta fiducia la memoria di qualche defezione: tra fratelli si fa presto a venire alle mani, ma anche presto nell' ora del pericolo si stringe la pace. E tutto questo avveniva, cosa invero degna di nota, durante la dominazione straniera baronale e marche-sale. I marchesi laici e patriarchi avevano un bel imporre tributi ed eseguire angherie; i loro gastaldioni, incaricati del governo nelle singole città, si studiavano invano di tenersi avvinti al sistema feudale, che una forza irresistibile, operosa con la voce del sangue ci chiamava altrove; onde con la sudditanza al Marchese; strano contrasto, proprio dei tempi, potè coesistere nell'Istria un altro governo per le cose di mare, che ci univa a Venezia. Gabelle, dazi, tributi, angherie perangherie al marchese: tributo d'onore a San Marco. E quando dopo la pace di Costanza tutta l'Istria, Marchesato, imitando l'esempio già dato da qualche città, e memore delle antiche libertà, volle il reggimento municipale, e stanziò straniero al comune il podestà, allora di preferenza vennero assunti alla prima carica del comune veneti cittadini2). Così Pirano nel 1274 restringeva nel suo reggimento i poteri patriarcali, e nominava a podestà il veneziano Giovanni Campolo da Caorle ordinatore de suoi statuti 3). Montona nel 1278 ebbe pure a podestà veneto Andrea Dandolo4). Isola il veneto Enrico Orio nel 12805). E così via via quasi tutte le città istriane. Veggano quindi i fratelli italiani come la storia istriana vada di un passo con la storia generale d' Italia. Il capo del comune vuoisi straniero alla città come in Lombardia in Toscana. E di preferenza, sotto gli occhi per così dire del Patriarca Marchese, sono eletti a podestà cittadini veneziani, e al padrone tocca inghiottir dolce e sputare amaro. Gioverà poi rammentar questo agli Istriani tutti ; non a quelli della costa che non ne hanno bisogno, ma agli interni, e più che mai nelle presenti contingenze. Si voleva un podestà che non fosse istriano ? Eleggevano ') «Porta Orientale» Anno primo, pag. 46. 2) De Franceschi op. cit. pag. 120. — 3) Vedi Prof. Luigi Morteani Notizie storiche della città di Pirano (pag. 24). 4) Notizie storiche di Montona del Kandler (pag. 101). 5) Prof. Luigi Morteani, Isola e i suoi Statuti, negli Atti e Memorie della Società Istriana di Storia patria. Voi. IV pag. 198 i nostri vecchi sempre italiani, e di preferenza veneziani. Sangue non è acqua. Dove sono i podestà Croati o Cranzi eletti dai voti dei liberi cittadini? Nep-pur uno. Historia docet; è chiaro adunque come la luce del sole che l'Istria è italiana, non slava, e che il diritto e la storia stanno per noi. E la storia ci rammenta quei primi podestà, sapienti ordinatori de' nostri statuti, amministratori della giustizia integerrimi, maestri di civiltà. Le lapidi commemorative infitte nei nostri palazzi comunali dall' alto al basso, ne decantano le lodi, e non sempre in istile officiale. Essi gettare ponti, aprire strade, scavare cisterne, fondare istituti d' educazione, aprire fondachi a scongiurare la carestia: furono insomma maestri dei viver civile. E che cosa fanno oggi invece in qualche comune su pei monti gli osti, e gli spaccalegne mutati in podestà dal partito croato ? I podestà italiani edificarono essi distruggono; quegli illuminarono; questi, il tatto è notorio, alla lettera spengono i lumi. Ma per Iddio, prima che l'Istria rimanga tutta al bujo, molta acqua ha a scorrere sotto il ponte di Zaule ; ed anche il semplice contadino slavo aprirà ben presto, speriamo, gli occhi, e cessando di lasciarsi menar pel naso dagli apostoli punto apostolici, si ricorderà che nel paese che lo ospita egli è anzi tutto istriano, e che le le glorie dell' Istria sono glorie sue, glorie che lo nobilitano e formano la sua vera emancipazione. Passando ora a trattare del comune, per procedere con ordine, distingueremo in questo tempo quattro esplicazioni del sentimento nazionale: la guerra della libertà, i partiti, la lotta esterna con Venezia, 1' appoggiarsi all' elemento patriarchino, toccando poi in particolare della secolare discordia tra Trieste e Venezia, punto importantissimo della nostra storia, e che giova chiarire. (Continua) P. T. -\---------—-- Storia, Istriana NOTIZIE TUTT' ORA INEDITE e risguardanti la città e l'isola (li Cherso 1500. Li 9 febbrajo il consiglio di Cherso manda ser T .... di Bortolo de Bocchina a Venezia per chiederle un qualche aiuto per erigere le civiche mura dalla parte di mare e ripararne le cadenti. 1503, 20 aprile. Il consiglio di Cherso elegge dal suo gremio due ambasciatori per recarsi a Venezia ed ottenere dalla Serenissima esenzione di armare una galea, non valendo la comunità soddisfare ai galeoti dell' altra galea disarmata. 1506. Li 29 giugno il consiglio di Cherso propone, consenziente la Repubblica, l'erezione delle mura verso il mare, e ciò per difendere la città dai pirati che infestavano il golfo ed avevano depredati e spogliati alcuni navigli. Il consiglio rinova anche F anno seguente la domanda e la ripete li 20 febbraio 1508. 1509, 3 febbraio. Essendo minacciata l'isola di Cherso dai soldati, stipendiati dall'imperatore e ma-dati a Fiume (in terra Fluminis), il consiglio spedisce un nuncio a Venezia per ottenere munizioni, ed ove occorresse anche 1' allestimento di una fusta. 1509. La città di Cherso propone li 25 luglio a sua ed a difesa dell' isola una vigilante custodia contro il correre dei pirati, e l'armamento di un brigantino. Valde dubitandum est quod haec insula non depredatur ab ini-micis .... qui sunt Fiumani et alibi. 1510. Il consiglio di Cherso nomina li 2 gennaio due nobili e due popolani, perchè sorveglino alla fabbrica delle mura della città. 1510. La città di Cherso interessa ser Zanco de Boc- china (che trovavasi a Venezia) di voler provvedere, perchè non si rinovino le rappressaglie, fatte contro i Chersini e gli isolani ad Ancona. 1511. Cherso manda li 23 agosto nuncio a Venezia per ottenere 1' armamento di una fusta per difendersi dai pirati (da li inimici perfidi e selle-rati)-, Venezia, rifiutandosi di concorrere all' armamento della fusta, obbliga la suddetta città a proporre una colletta generale, la qual proposta trova grande opposizione, massime tra Cherso ed Ossero ; opposizione che venne appianata coi primi del successivo gennaio. 1512. Costretta la città di Cherso per questa volta di armare da sola la fusta, delibera li 25 marzo, che in seguito 1' armamento si faccia secondo le facoltà degli isolani; cioè che chi possiede più di 2000 lire daghi un omo, i poveri ogni tre omeni un omo. 11 padre di ser Luciano de Columbis è creato li 29 giugno sopraco-mito della galea Chersana. 1513. La città di Cherso elegge il tre maggio serRizzio de Bocchina a sopracomito della fusta che armavasi. 1513. L'isola di Cherso ed il castello di Moschienizza stabiliscono li 29 giugno una tregua tra di loro ; si promettono vicendevole libertà di commercio, come osservavasi prima della presente guerra. 1514. 11 comune di Cherso eccita al pagamento per li 2 gennaio tutti quelli che erano in arretratto coll'armamento della civica fusta. Li 19 marzo dello stesso anno elegge ser Antonio del fu Andrea de Bocchina con voti 33 su 86 a sopracomito della galea che si armava ; di più elegge 4 consiglieri del popolo, perchè provedano con 46 uomini la detta galera per remare ; elegge inoltre 2 consiglieri, uno no- bile e 1' altro popolano, per recarsi a Venezia e chiedere aiuto per armare la medesima. 1514. Avuto il permesso di rizzare le civiche mura, il consiglio di Cherso elegge li 16 agosto 4 consiglieri per sorvegliare al lavoro, assegnando ad ogni singolo dei medesimi 2 ducati annui come onorario. 1515. Il consiglio di Cherso delibera li 4 febbraio, che gli accusatori dei ladri abbiano 50 lire dal comune, ove il ladro non avesse sostanze ; nei passati giorni erano stati comessi in Cherso molti furti: fu rubata la corda dello Stendardo, tagliati i cavi di una marciliana venuta in porto con farina, ecc. ecc. 1518. Il comune di Cherso supplica il Senato li 9 maggio, che voglia sollevarlo dalle spese incontrate per armare 4 barche onde inseguire diverse barche di Zaffi che minacciavano l'isola di Cherso.' 1527. 11 comune di Cherso delibera li 25 luglio di mandare nunci a Venezia per provedere contro i «Murlacchi de le Montagne che vengono cun barche in questa Isola, in quelle Car-gando animali e rodando e spogliando. 1535. Li 24 febbraio il comune di Cherso manda un ambasciatore a Venezia, perchè tratti sul-F armamento della civica galera. 1535. Il comune di Cherso stabilisce li 31 marzo di multare con 300 lire chiunque osasse (come successe alcun tempo fa) imbrattare « ut vulgo dicitur: smerdare» le loggie et i muri del palazzo del Conte. (Continua) D. A. M. ------ 2ST otizie Sua Altezza Imperiale e Reale il Serenissimo Principe Ereditario Rodolfo è morto improvvisamente il giorno 30 gennaio p. p., d' apoplessia cardiaca, tra le 7 e 8 del mattino nel suo castello di caccia a Meyerling presso Baden. Cose locali Pro-Patria Apriamo con esultanza questa rubrica felici di registrare alcuni atti degni di nota e d'imitazione. Nel giugno dell' anno decorso il sig. Eugenio Conte Rota di Venezia devolveva a beneficio del nostro Gruppo il cospicuo importo di lire 50. Fallita nell'autuno passato, per divieto dell'autorità politica, la progettata festa pubblica a favore del fondo sociale il sig. march,. Pio D.r Gravisi, presidente del comitato promotore, rimetteva alla direzione del nostro Gruppo l'importo di fior. 116 raccolta di spontanee oblazioni. Il sig. Giovanni Martissa Carbonaio, consigliere comunale, impedito per malatia, d'intervenire ai funerali del compianto capitano provinciale D.r Vidulich, erogava a beneficio del fondo sociale l'importo di fior. 5. Pasquetta Vattova nostra popolana in servigio presso i conti Rota in Venezia ricordando la sua cara patria faceva pervenire col mezzo del Municipio, alla direzione del nostro Gruppo l'importo di lire italiane 20, ^bramosa di contribuire allo scopo sociale e di veder migliorare le sorti del suo paese, sebbene da questa lontana di persona non però col cuore." Facciamo voti che qui non si chiuda questo gradito articolo di cronaca cittadina. ----————— Appunti bibliografici Giov. Batt. Canonico Francol. L'Istria riconosciuta. Manoscritto autografo del civico archivio diplomatico di Trieste, pubblicato per cura di Don Pietro Dr. Tomasin. Trieste, Tip. Balestra 1888. Un volume in ottavo di pagine 290. Benché di poco valore storico, questo manoscritto inedito del Francol, canonico triestino del secolo XVII, ha un merito archeologico ; e ben fece l'e-gregio Tomasin a pubblicarlo ponendoci intorno ogni cura. Porta per titolo l'Istria riconosciuta, titolo che arieggia l'intestazione dei poemi eroici con uno spruzzolo di stile secentistico; in fondo vuol dire l'Istria riconosciuta per mezzo della storia. È diviso in quattro parti, ed ogni parte in capitoli. Nella prima si tratta dei Colchi e popoli primitivi. Nella seconda dell'Istria sotto ai Romani e dei vescovati. Segue nella terza l'istoria delle varie invasioni barbariche. L'ultima parte è destinata alla narrazione delle ultime scorrerie turchesche; il tutto senza critica e con pochissimo ordine. Starebbe fresco chi volesse prendere sul serio la narrazione delle origini dei Vescovati, della fondazione di Capodistria sotto Giustino e della cattedrale di Parenzo ai tempi di Ottone, ed altri molti strafalcioni. Pure, anche così, è un esemplare archeologico di molto valore, ci ajuta a conoscere il paese, ci dà un' idea della cultura a Trieste nel secolo XVII; è un anello di quella catena che ci ricongiunge ad uno splendido passato; senza dire di qualche accenno storico che può servire realmente anche oggi allo studioso delle patrie vicende. Il libro dà luogo pure a varie considerazioni. Il Francol, benché secentista, scrive in istile semplice senza lusso di metafore e di giuochi di parole: segno che il mal gusto non tanto dominava a Trieste, città sempre positiva. Certo è uno stile da cronaca con una semplicità infantile, non manca però di certa arguzia qua e là. Così quando descrive la caduta del potere temporale del Patriarca d'A-quileja. — E fu finita la festa — conchiude il buon canonico (pag. 241). E altrove — Così il patriarcato d'Aquileja per il passato duca del Friuli, marchese dell' Istria, hora è redoto solo patrone del castello di Santo Vito, et terra di Saneto Danielo; misere vicende umane! (pag. 245). Se il Francol vivesse oggi, c' è da scommettere che con lo stesso buon senso giudicherebbe certi fatti simili, anzi eguali. Niente dito di Dio, niente imprecazioni e supplicazioni, non rosari e preghiere all' angelo sterminatore dei reprobi italiani. È finita la festa/ Misere vicende umane! E chi ha avuto ha avuto. Anche è degno di nota come il Francol triestino non si dia 1' aria di mandar moniti dalla capitale morale, ma tratti la storia di tutto il paese — Istria. — Se le condizioni politiche di allora lo obbligano a segnare per confine il Risano, aggiunge subito che il confine vero è al Timavo; e trattando ampiamente, di cose triestine mostra di credere, come è di fatto, Trieste città istriana. Ed io triestino, quindi istriano, non cesserò mai di gridare finché avrò fiato in corpo a tutti gì' Istriani — Viribus unitis — specialmente nelle presenti circostanze. Guerra alla locuzione arcaica - Triestini ed Istriani - siamo tutti una sola famiglia. Sé non ci è permesso di avere una sola rappresentanza della provincia a Trieste, la capitale naturale ; se nella mia patria c' è una Dieta, ricordo d'altri tempi, che lava i cenci in famiglia, e la giù in una cittaduzza un' altra ; cosa che da qui a cent' anni, spero, farà ridere anche le ostriche, affrettiamo almeno col desiderio un solo ovile, a Trieste, e smettiamo da formule che perpetuano il pregiudizio. Da ultimo il fatto di vari benemeriti scrittori triestini: il Francol, il Padre Ireneo della Croce (Dio lo riposi) lo Scussa ed altri, tutti sacerdoti, ci dimostra quanta fosse allora la cultura del clero nostro, e quale viva parte prendesse alla vita cittadina con reciproco vantaggio della religione e della civiltà. Ed ora quale malinconico raffronto! Il Francol era canonico a San Giusto, si esaminino i sillabi del Capitolo dei secoli scorsi e nel presente. Non un triestino oggi; pure sacerdoti benemeriti triestini non mancano, e non mancarono. Alcuni furono perseguitati, perchè rei di colpe che sono veniali in confronto di ciò che possono fare oggi impunemente gli Slavi evangelizzati per le osterie della Provincia in tempo d'elezioni comunali o provinciali; altri si lasciano marcire nei cimiteri, o cercare un rifugio sulle navi, o a insegnare la dot-trinetta ai figliuoli. Che buoni e bravi sacerdoti del paese non manchino, ma lasciati in un canto, ce lo prova l'egregio pubblicatore di questa storia. Il quale, in una breve, ma forbita prefazione ben dimostra di saper scrivere in lingua nostra, e di poter essere degno, meglio di molti altri, di sedere nello stallo, occupato un giorno dal Francol e da tanti altri benemeriti istriani di Trieste, o delle vicine città o luoghi italiani dell' Istria ; non slavi, non cranzi. Una preghiera ancora al D.r Tomasin. Ci dia egli presto la biografia del Francol, del quale nulla si sa, biografia che manca anche a quelle dello Stancovich. Ed un umile consiglio pure. Nel trascrivere dal manoscritto non segua il sistema dell' esatta fedeltà anche negli strafalcioni più evidenti. Que' buoni vecchi scrivevano alla carlona con una lessigrafia impossibile ; ma è ragionevolmente da supporre che nell' atto dello stampare avrebbero da sé corrette certe forme dialettali. Così il doppo con due p. ed altri simili errori. Nella stampa di molti classici italiani, i moderni hanno sempre la cura di ridurre il testo a migliore lezione. Guai, anche oggi per molti autori (rammento il Foscolo per citarne uno) se si avessero a stampare le loro prose ed i versi, come caddero dalla penna nell' impeto della concezione. Così nel Sonetto citato del prudente poeta, prudente era correggere due versi evidentemente errati nell'atto del trascrivere, (pag. 88.) Tu lupo, arpia, griffon ci' opere et (V aspetto CV è de vitii il peggior è l' esser ingrato. — Si legga invece così; Tu lupo, arpia, griffon (V opre et d' apetto Ch' è de vitii il peggior V esser ingrato. A pag. 71 invece di mine degli antedetti edifica, credo si debba leggere mine. E certo a pag. 151 (linea 24) dopo le parole — sub judice lis est — invece di punto ci va virgola. Ma si dirà che io cerco i fichi in vetta. Riposiamoci adunque all' ombra della cara pianta per cibarci comodamente della vivanda imbandita dal bravo Tomasin, al quale mando di lontano un caldo saluto di concittadino ed in arte fratello. P. T. Unicuique suum Tu relazione a questo si legge nella " Provincia„ del 16 dicembre 1888, perchè sia dato veramente a ciascuno il suo, fa d' uopo aggiungere che la biografia di Pasquale Besengbi scritta del prof. Ilassek nel 1884 contiene qualche notizia non del tutto esatta che bisogna correggere sulla base dei documenti publicati in questo periodico nell'anno decorso 1888 e dagli „Atti e memorie" della Società storica istriana voi. IV fase. I. e II. - —......----: PUBBLICAZIONI È uscito il numero quarto della Rivista Critica della letteratura italiana diretta da T. Casini, S. Mor-purgo — A. Zenatti. Contiene i seguenti articoli : Giovan Battista Getti. Letture edite ed inedite sopra la commedia di Dante, raccolte per cura di Carlo Negroni — M. Barbi. A. Zenatti. (G. Mazzoni) Rime di M. Domenico da Monticeliiello. S. Morpurgo (V. Turri) Un poemetto allegorico amoroso del secolo XIV- G. Flamini (M. Schedilo) Arcadia di Iacobo Sannazio. (F.Torraca) La materia dell' Arcadia del Sannazaro. A Medin (M. Falvei Pulignani) Le profezie del beato Tomasuccio da Foligno. Comunicazioni. P. Roediger — Due epistole poetiche di Matteo Covveggiaio in ternari trilingui. — G. Mazzoni — Lo dito del savio Salomone. Appunti e Notizie. Recenti comunicazioni, Richiamiamo 1' attenzione degli eruditi istriani su questa eccellente rivista, e specialmente all'articolo primo in cui con buone ragioni si combatte il Gelli, il quale, seguito oggi dallo Scartazxini, non voleva riconoscere nel poema altro scopo che il morale. E basta 1' interpretazione di un passo del Canto X per capire subito che coda di volpe sia stata attaccata al generoso destriero. Passi pel Celli accademico del 1500; ma ciò che reca maraviglia e dispiacere insieme si è vedere oggi il grande poeta interpretato col commento dello Scartazzini che è il maestro in cui giurano molti professori novellini. Giovanni De Castigo. «Giorni senza tramonto,» Milano Brigola 1888. Buon libro; ne parleremo. É uscita la Parte III «Delle Forme» dell'opera intitolata Frutticoltura Razionale, del prof. Dott. Domenico Tamaro, direttore della regia scuola d' agricoltura pratica in Grumello del Monte di Bergamo. Le parti I, II e VI — Moltiplicazione e potatura delle piante da frutto — Raccolta e conservazione delle frutta — sono già uscite e si possono acquistare per due lire ; con quattro lire si può associarsi al resto dell'opera presso l'autore. Il Vitigno Grumello, monografia del prof. Domenico Dr. Tamaro, direttore della R. Scuola d'agricoltura in Grumello del Monte, con una tavola in cromo-litografia. Piacenza 1889, — coi tipi Marche-setti e C. Marino Sanuto il giovane e le sue opere — Discorso di Giuseppe de Leva, letto in Venezia nell' adunanza 20 settembre 1888 del congresso internazionale per la proprietà letteraria ed artistica. — Venezia stab. Tip. Lit. fratelli Visentini. 1888. Il giornale teatrale Scaramuccia di Firenze del 29 gennaio cosi annunzia la pubblicazione del nuovo lavoro del nostro Vascotti : L'egregio prof. Simeone Vascotti, un iusegnante di molto valore, ha dato alle stampe una sua commedia: Lorenzo Viviani, lavoro eccellente per forma e per situazioni teatrali, nel quale è toccata una questione sociale importante. Bravo professore! RINGRAZIAMENTI Pregati pubblichiamo: I sottoscritti ringraziano tutte quelle gentili persone che hanno tributato l'estremo omaggio al compianto loro Nazario Zetto, capitano marittimo, accompagnandole la salma all' ultima dimora. Capodistria, 13 gennaio 1889. famiglie ZETTO — MICRONI — VENIER I sottoscritti, vivamente riconoscenti per le pubbliche e splendide onoranze tributate dall' inclita Giunta | pro\inciale a nome della Provincia dell' Istria al compianto Cornili. FRANCESCO dott. YIDULICH. capitano provimciale e profondamente commossi per le molteplici manifestazioni di cordoglio ricevute, nonché per la larghissima partecipazione ai funebri, esprimono i loro vivissimi ringraziamenti a tutti e particolarmente alla Giunta prò-' vinciale, a S. E. il sig. Luogotenente, a Mon. Vescovo e Capitolo cattedrale di Parenzo, agli onorevoli Deputati al Consiglio dell'Impero e provinciali, alle Giuute pro-i vinciali, ai Municipi alle Autorità dello Stato, alle Cor-; porazioui, Associazioni, Istituti, Scuole, ecc. ed a tutti i pietosi che concorsero a rendere l'ultimo tributo d'omaggio e d'affetto all'indimenticabile loro Padre. Parenzo, 26 gennaio 1889 Elisu Spongia-Vidulich Cristoforo dott. Spongia